scritto da il 20 ottobre 2008 alle 9:24

4 SMS e 4 cartoline

L’Inter ieri sera non ha vinto il campionato, ma non ha neppure vinto “solo una partita”: ha mandato dei precisi messaggi alle altre squadre, e – guarda un po’ – sono molto simili a quelli mandati nello stesso periodo degli anni scorsi dopo le sfide con la Roma.

1. Si parte dalla cosa più ovvia, dopo un 4- 0: l’inter nel corso di una partita può andare in gol con quasi ogni giocatore, un po’ come avvenuto nella trionfale stagione dei record in cui a fine anno lo score era di 17 marcatori diversi.

2. Solidità difensiva: l’Acchiappasogni è in stato di grazia, quando viene interpellato, Chivu – Cordoba sono dei centrali che ci invidia tutta la serie A, sulle fasce non si vedono più certe amnesie e Cambiasso vertice basso riesce a trasformare velocemente le azioni avversarie interrotte (da un Muntari in stato di grazia) in nuove trame.

3. La mentalità della squadra: dopo il gol, si cerca il successivo, non di addormentare la gara; se sul 4-0 esce Ibra, stiamo tranquilli che non entrerà mai un “deceglie”, ma Cruz o un altro attaccante; sembrano banalità ad alcuni, sbruffonaggini ad altri, per me sono mosse logiche, se non vuoi ridare fiato agli avversari; senza contare l’effetto “pubblicità preventiva” verso i prossimi avversari.

4. La versatilità dei giocatori: il capitano continuna a dare saggi di onnischierabilità, ormai gli manca da giocare solo centrale difensivo, attaccante e portiere.. Cambiasso torna a centrocampo dopo l’emergenza-difesa, Chivu può fare degnamente il centrale ed il terzino… insomma, tutto normale, per noi.

Accanto ai messaggi “collettivi” però, ieri sera sono state spedite quattro cartoline più specifiche, una per gol:
1. “Ciao Ronaldinhi, foche monache, e zarate-kid, i gol della madonna stanno di casa da noi”.
2. “Cari detrattori di Matrix: lui una vaccata come quella di Loria non la fa da mo’, quindi pensateci prima di volerlo imbarcare a destra e a manca”.
3. A quelli che “la tallonite è incurabile, Stankovic è finito, Stankovic partirà di sicuro perchè uomo del Mancio… e si potrebbe continuare”. Adesso zitti tutti.
4. Il quarto gol, invece, ha due destinatari: JerryBauscia, che da subito ha puntato sull’esterno nigeriano, e Quaresma. Perchè o impara ad usare i piedi, oppure l’ala forte ce l’abbiamo già, non si possono azzeccare due passaggi giusti in tutta la partita (ma rimarranno più impressi gli angoli inguardabili e la trivela che potrebbe trovare ampi spazi nel suo didietro) e poi uscire con la faccia dei bambini che non hanno trovato il regalo sotto l’albero

P.S.:  Siparietto all’uscita del locale, protagonisti un gobbo (con morosa figa), L********z (non possiamo dire il nome completo o rischia il posto), Dagola, io ed altri due bauscia:

Gobbo (guardando lo schermo dove c’è Mourinho): “ma almeno questo ne capisce di calcio…” il malcapitato inizia a sfogare tutta la delusione repressa degli ultimi tre anni, arrampicandosi sugli specchi e facendo casino a ripetizione sulle sentenze dei farmaci, di calciopoli… insomma, il classico repertorio da troll internetiano. Si ritira senza rispondere alla domanda di L********z. “Ma con quelle SIM che ci dovevano fare?” Non-risposta: “mah, boh, non lo so, bisogna dimostrare, insomma, tu mi sembri sicuro di quell’uso”. Eh già, a quale altro uso potevano essere destinate, forse i messaggi gratis?

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scritto da il 19 ottobre 2008 alle 23:04

Cinque risposte dall’Olimpico

Roma-InterLa strabiliante vittoria odierna all’Olimpico ha detto, a mio parere, cinque cose fondamentali sull’Inter di Mourinho, che possono essere prese come un traccia per il prossimo futuro.

1. Un centrocampo privo di Zanetti,ma con giocatori che stanno alti, sono veloci e ripartono, come Stankovic, Cambiasso e Muntari (o Vieira) è connaturato alle esigenze del modulo. Il calcio-melina, lento e ruminato del Derby, appartenuto all’Inter della seconda parte della stagione scorsa, è da archiviare per sempre.

2. La squadra, se schierata col 4-1-4-1 come oggi, con Ibra libero di fare male, e giocatori che rientrano e ripartono sempre, con la difesa corta, soffre poco, concede solo tiri da fuori e va via centralmente. La difesa non va in affanno, soprattutto da quando è rientrato Cordoba, che è sempre il nostro difensore più affidabile.

3. Il dinamismo di Vieira e Muntari serve a ficcare in profondità, inutile utilizzarli per battagliare in mezzo a due all’ora. Col finto 4-3-3 si può giocare! E giocare bene, perché non abbiamo visto solo uno strepitoso Ibrahimovic o il solito infinito Maicon. Cambiasso e Muntari hanno ridicolizzato Aquilani e De Rossi, mentre persino Quaresma e Obinna hanno tenuto le consegne tattiche, coprendo e ripartendo negli spazi.

4. Ergo: la vera forza della squadra non è più nella forza fisica, ma nella qualità e nella velocità, che possono dare elementi come Ibrahimovic, Quaresma, Mancini, Cambiasso, Muntari, Maxwell, Balotelli e Maicon. Siamo passati da una dimensione atletica a una tecnica, con giocatori meno possenti, ma più agili. Oggi i soli colossi in campo erano Ibrahimovic e Maicon.

5. La voglia di ripartire in contropiede costringe i giocatori a voler ricercare sempre il risultato. Se cominciamo ad adagiarci o finiamo per farci rimontare o non giochiamo per nulla, come nel derby. Ma se c’è la squadra corta, che ha fiato, sta attenta all’ordine tattico e riparte centralmente, anziché rallentare (come nel derby!) allora diventiamo pericolosi e il problema del gol svanisce. La squadra deve perciò completare l’evoluzione tattica: dai muscoli alla fantasia. Oggi abbiamo visto aperture di campo radenti davvero illuminate.

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scritto da il 9 ottobre 2008 alle 13:53

Ibra e la finta corsa per il Pallone d’oro

In attesa che si riprenda col calcio giocato delle nazionali, in Italia impazza il calciomercato. La Juventus ricomincia a prendere giocatori di classe che non arriveranno mai, mentre il Milan è impegnato a strappare le bandiere e i simboli sportivi a squadre di mezzo mondo. All’Inter si affibbiano giocatori come Hamsik (in cambio di mezza squadra, 30 milioni e Cambiasso) o come El Kun Aguero, fantasticando su cifre favolose a disposizione di Moratti.

Altro discorso è invece quello relativo al prossimo Pallone d’Oro, che sembra nella mani di Cristiano Ronaldo, quaranta gol stagionali e double nella sacca, nonostante un poco brillante Europeo. C’è da dire che i nostri giornali insistono su una presunta corsa a due tra Ibra e Ronaldo e poco ci vuole a capire che si tratta di una mezza bufala strumentale. A meno che Ibrahimovic non si scateni nell’ultimo mese, tra Champions e qualificazioni mondiali, penso che ci sia poco da fare. La vera corsa riguarda altri due giocatori oltre all’ala del Manchester, mentre Ibra può essere ricompreso tra i primi sei.

Se io fossi Beccantini oggi voterei per Ronaldo, Messi e Fernando Torres, aggiungendo alla lista Ibrahimovic, Drogba e David Villa. Completerei i primi dieci con Adebayor, Marcos Senna, El Kun Aguero e uno tra Gerrard, Rio Ferdinand e il russo Arshavin. Per quest’anno Ibrahimovic non lo vincerà ed è altrettanto buffo vedere come il TgCom si sforzi di mettere nella graduatoria giocatori come Kakà, stagione tendente allo sbellicamento la sua, e Buffon, apparso solo in Italia, a quindici o sedici punti dall’Inter tri-scudettata. Per non dire di Pirlo, settato su velocità simili a Wim Jonk, ormai.

Ma se fosse per voi, chi scegliereste tra i nomi indicati?

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scritto da il 5 ottobre 2008 alle 12:24

Tra una magia e l’altra indicazioni positive

In questa Inter di inizio stagione ancora viviamo tra eccessi di spettacolo e solidità puri e piccoli momenti di smarrimento che conducono a risultati incerti. Questa partita stravinta col Bologna è stato il paradigma di questo scorcio di campionato. Abbiamo schiacciato gli avversari con un modulo superoffensivo, abbiamo sbagliato una caterva di gol facili, andando in rete con un gol da missione spaziale, abbiamo raddoppiato e ci siamo avvicinati alla goleada pura e semplice. Poi si è come spenta la luce, ma stavolta per un millisecondo e dentro la testa di Zanetti, che piazzato male prova a evitare un fallo di mano, rimandando la palla sui piedi del meravigliato Moras. Ma al di là del predominio totale, del rigore fischiato e di quei due non concessi, l’Inter è apparsa decisamente più veloce rispetto alle ultime uscite, con un gioco convincente sulle fasce, dove spesso Ibra si è spostato per aprire i varchi centrali per le percussioni di un ormai rinato Vieira. Un aspetto veramente negativo è l’infortunio di Rivas, ma la difesa, con giocatori rapidi, ha dimostrato di sapersi mantenere più alta, comprimendo l’avversario nella propria metà campo. Questo dato potrebbe dir molto sull’utilizzo di Materazzi, troppo lento a salire e abituato a stare dietro, per respingere gli spioventi.

La differenza maggiore tra l’Inter di Mancini e questa di Mourinho sta proprio nella filosofia difensiva. Mancini, conoscendo le caratteristiche dei suoi difensori, ha sempre preferito difendere sulla propria trequarti, sfruttando le caratteristiche aeree dei nostri centrali, unite alle doti acrobatiche di Cordoba, insuperabile nel campo aperto. Con Mourinho la difesa, parole sue, deve assolutamente accompagnare il pressing e salire. Noi con l’occhio abituato all’Inter di Mancini abbiamo l’impressione che sia l’attacco a rimanere slegato dal resto della squadra, invece è quasi sempre la difesa a rimanere piantata, attirando verso di sè il centrocampo. E’ successo col Milan e in tutti gli spezzoni giocati male, o per debito d’ossigeno o per confusione. Ma la debordante prestazione di ieri, in termini di gioco e occasioni, piuttosto che illuderci, dato che il Bologna è quello che è, può essere indicativa nell’individuazione degli uomini migliori adatti al gioco di Mourinho. Perché anche per questo serve tempo.

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scritto da il 22 settembre 2008 alle 10:49

Le pagelle di Torino-Inter

Julio Cesar 7 – Vede per la prima volta il pallone al 25° della ripresa, ma nell’ultimo quarto d’ora la squadra smette di controllare e deve respingere gli assalti di Abbruscato e soci.

Maicon 7+ – Non c’è solo il bolide sotto la traversa che chiude una magnifica azione, ma un costante apporto sulla fascia, con la solita grinta e tecnica. Insostituibile.

Chivu 6+ – E’ al rientro dopo tanto tempo e si vede, ma nelle chiusure è puntuale. Non spinge adeguatamente come dovrebbe essendo fuori ruolo.

Materazzi 6+ – Domina sulle palle alte, lotta con ardore nel finale, lasciando un po’ troppo spazio agli arrembaggi di Bianchi e Abbruscato.

Burdisso 6+ – Come Materazzi. Fino a che la squadra controlla non commette sbavature.

Vieira 6.5 – Quando difendiamo e Cambiasso stringe sulla fascia è lui che deve coprire al centro. Lo fa e dominiamo nettamente, aggiungendo peso e qualità.

Cambiasso 6.5 – Da mediano è probabilmente sprecato, in quanto lascia una fase offensiva al collega Zanetti, certo meno dotato. Ma fa il suo e di più aggredendo e ripartendo subito.

Zanetti 6+ – Non è al top e si vede, ma fa il lavoro sporco. La posizione lo chiama a interpretare un ruolo di riproposizione che non è nelle sue corde.

Mancini 7 – Svaria su tutto il fronte d’attacco fornendo dribbling, assist e velocità. Ha un’intesa naturale con la squadra e molto entusiasmo.

Ibrahimovic 7.5 -  Protagonista come sempre: segna il terzo gol, fa partire l’azione del secondo con un aggancio al volo, presenza fissa che incute timore.

Adriano 7.5 – Non ha segnato, ma forse è il migliore in campo. Ci mette impegno, forza e qualità. E’ sempre nel vivo del gioco, gira intorno a Ibra coprendo bene in ogni settore e aprendo il gioco con naturalezza.

Quaresma 5.5 – Entra sul 3-0 quando la squadra decide di rilassarsi, ma non fa molto per farsi apprezzare. Perde palloni e gioca in modo approssimativo.

Balotelli 5.5 – L’inesperienza lo porta a perdere palloni in inutili giocate personali, quando sarebbe meglio controllare il gioco e tenere palla.

Cruz s.v. – Entra per pochi minuti, fa rifiatare Ibra e rialza il baricentro della squadra.

Mourinho 7 – Stavolta i cambi gli danno un po’ torto, ma sul 3-0 ci può stare. L’idea di mettere Adriano è ottima e la squadra mantiene corte le distanze, ripartendo in modo pazzesco con azioni da manuale. Comincia a vedersi la sua impronta.

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scritto da il 21 settembre 2008 alle 16:50

Torino – Inter a caldo: solo luci, un calo di tensione e un sassolino

Torino – Inter ci restituisce solo impressioni positive. Anche se è vero che il divario tecnico tra le due squadre è impressionante, il Toro è sceso in campo con una disposizione solida concedendo pochissimi spazi, pressando alto e raddoppiando sempre le marcature. Tanto vale che ci abituiamo perché saranno in tanti a giocare in questo modo contro di noi. Se riusciranno a farlo bene come il Torino che si è visto nella prima parte della partita di oggi è tutto da vedere, onore al merito alla squadra granata per questo. Questo per quanto riguarda i nostri avversari, veniamo a noi.

Possiamo sezionare la partita in tre parti usando come linee di demarcazione il goal di Amantino e i cambi di Adriano e dello stesso Amantino. Cominciamo dall’inizio. A un Toro solido si è opposta un’Inter G-R-A-N-I-T-I-C-A. Non sarà stato calcio spettacolo, ma non passava una foglia. Non ci sono state distrazioni, la squadra era corta e Julio Cesar ha lasciato un biglietto in porta con la scritta “Sono in bagno, torno subito”. Un’Inter forse più chiusa rispetto a quella vista ad Atene, ma del resto il Campionato non è la Champions. A quanto pare i giornalisti (quelli del “not so special one”) non si sono accorti del fatto che Mourinho è perfettamente consapevole di come funzionano le cose nel campionato Italiano e ha reagito di conseguenza. Ci vorrà ancora un po’ di tempo per vedere il gioco che ha in mente, come ha detto lui stesso. Nel frattempo José ci presenta una squadra compatta e spietata, attenta a non rischiare in difesa e pronta a sfruttare il valore dei suoi campioni alla prima occasione. Dopo il goal di Amantino, con complicità la deviazione di Pisano mi figuravo già le parole che si sarebbero spese sulla fortuna dell’Inter che vince grazie alle autoreti. Su Mediaset Premium avevano già cominciato, ma dopo solo tre minuti il Colosso gli ha tappato la bocca definitivamente.

Da quel momento in poi si è vista un’altra partita. Squadra sempre corta, ma più rapida e più disposta ad osare nelle ripartenze. Grandissimo lavoro di Amantino e soprattutto di Adriano nel ritornare a coprire in difesa, con il solo Ibra a rimanere oltre la linea di metà campo. Una nota su Adriano: penso sia ancora presto per dire che è ritrovato, molto spesso i suoi movimenti tra gli avversari sono stati un po’ lenti e goffi, ma ha corso per tutto il campo, tornando a coprire e rincorrendo ogni pallone. La volontà c’è e visto il personaggio scusate se è poco. Devastante l’azione del goal di Ibra: con tre passaggi Maicon (sarà difficile trovare un modo per farlo rifiatare ogni tanto) e Amantino lo hanno messo davanti al portiere. Doverose le sostituzioni perché sia Amantino che Adriano avevano speso tantissimo ed erano visibilmente in debito di ossigeno. Dopo di esse c’è stato il calo di tensione, peraltro di breve durata, che ha portato al goal del Toro. Balou e Quaresma non tornavano adeguatamente a coprire e i giocatori si potevano presentare davanti a Maicon e Chivu (buono al rientro) fino a quel momento indisturbati. Errore rimediato subito da Mario, ma non da Quaresma che infatti ha raccolto i rimproveri di Mourinho, è presto per preoccuparsi, ma José dovrà lavorare molto sul suo pupillo. Questo è forse l’unico sassolino di una giornata perfetta, che ci ha mostrato un’Inter molto concreta ed efficace.

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