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scritto da Grappa e Vinci il 29 aprile 2010 alle 5:13
Noi siamo i sacerdoti del potere. Dio è potere. Fino a questo momento per te potere è solo una parola, ma è bene che adesso ti faccia un’idea più precisa di cosa sia veramente. Devi innanzitutto imparare che il potere è collettivo. L’individuo ha potere fintanto che cessa di essere un individuo. Conosci lo slogan del Partito: “La libertà è schiavitù”. Hai mai pensato che se ne possono invertire i termini? La schiavitù è libertà. Da solo, libero, l’essere umano è sempre sconfitto. Deve essere per forza così, perché l’essere umano è destinato a morire, e la morte è la più grande delle sconfitte. Se però riesce a compiere un atto di sottomissione totale ed esplicita, se riesce ad uscire dal proprio io, se riesce a fondersi col Partito in modo da essere lui il partito, diviene onnipotente ed immortale.
da “1984″
La differenza che passa tra l’Inter di ieri sera, della settimana scorsa, di questa incredibile annata, e il Barcellona (e tutti quelli che abbiamo incontrato – e battuto) sta tutta qua. L’annientamento del singolo è la chiave, caro Zlatan. La totale dedizione alla squadra, al bene comune, al trionfo collettivo: sono queste cose che distinguono una squadra da undici giocatori. Milito ed Eto’o che fanno i terzini per sessanta minuti, Sneijder che gioca da uomo più avanzato rimbalzando contro colossi del doppio della sua stazza, Chivu terzo dei trequartisti, e più generalmente tutti coloro che hanno indossato la nostra maglia ieri sera, sono diventati immortali. E lo hanno fatto non inseguendo nessun tipo di gloria personale, non assecondando un orgoglio che gli impone di essere protagonisti ad ogni costo, ma fondendosi in un’unica entità, divenendo onnipotenti ed, appunto, immortali. Tu, invece (insieme a Messi, per dirne un altro) (anche se lui, almeno, parte di qualcosa di immortale lo è stato) hai sempre rifuggito questo concetto: non hai mai cessato di essere un singolo, non hai mai compiuto un atto di “sottomissione totale ed esplicita” verso i tuoi compagni. Ed è per questo che ieri sera, ancora una volta, ti sei dimostrato mortale. Un grandissimo, un eroe che mi ha dato grandi gioie. Ma pur sempre mortale. Cancellato, ingoiato proprio da quei giocatori che un anno fa avevi lasciato per “raggiungere i traguardi che all’Inter non avrei potuto raggiungere”, ti sei ritrovato a fare i conti col peggiore (per te, ovviamente: per noi è il massimo, in assoluto) degli epiloghi possibili.
Si vince così, nel 2015: con giocatori che sacrificano ogni personale velleità sull’altare della Squadra. Si vince con gente che esce fuori grondando sudore, sangue, denti, capelli. Tu non sei mai uscito dal campo con la lingua penzoloni (anzi, ieri e martedì scorso te ne sei andato fresco come una rosa), non ti sei mai abbassato a sacrificarti per gli altri. Perciò, sei destinato ad essere sconfitto: sarai sempre libero, estroso, magico. Ma non imbattibile. Non immarcabile. Non eterno.
Perciò, grazie. Grazie a te e a Mino, per averci resi protagonisti del più grande affare della storia del calcio. Un affare che esula dai meri valori tecnici, in quanto, con tutte le sue ripercussioni, ha permesso all’Inter di diventare il più splendido collettivo di questo pianeta. Grazie.
E, ovviamente, grazie a tutti i nostri Immortali, a tutti coloro che hanno compiuto il mitico atto di “sottomissione totale ed esplicita” e che hanno lasciato su quel campo, sui mille campi di questa stagione, tutto ciò che avevano in corpo, scaricando sul terreno la loro, la nostra enorme voglia di vincere. Grazie al presidente, ormai completamente ripagato dei suoi sforzi, morali ed economici. Grazie ai cinquemila che hanno seguito la squadra, grazie a chi ha sofferto davanti alla tv. Grazie anche agli ideatori di spot, magliette e frasi celebri, per aver reso ancora più dolce il nostro trionfo. Grazie a tutti.
E ora, qui, tutti si aspettano un “ma soprattutto, grazie a ….”. Purtroppo, non posso accontentarvi. Perché “grazie” è veramente troppo poco. Lui, che ha convinto i suoi uomini a compiere quell’ormai famoso atto, che è riuscito in meno di due anni a rendere l’Inter una grande d’Europa, e che, comunque vada, è entrato per sempre nella nostra storia, merita di più.

Josè, io ti amo.
scritto da Fonz77 il 28 aprile 2010 alle 23:36
Punto.
Nel 2015…
Marzo – Eclipse solare totale visibile dal Nord Atlantico
1 Luglio – La Terra, Venere e Giove saranno allineati sulla stessa linea.
25 Ottobre – Il ritorno della cometa 22P/Kopff
31 Dicembre – Il copyright del Mein Kampf non sarà più valido.
La TV analogica sarà spenta sul territorio della Federazione Russa
La Coppa del Mondo di Cricket si giocherà in Australia e Nuova Zelanda
14 Luglio – massimo avvicinamento della sonda NASA New Horizons al pianeta nano Plutone. La sonda osserverà il pianeta da una distanza di circa 12.500 km dalla superficie.
1º Maggio – 31 Ottobre – Expo 2015 ospitata dalla città di Milano
Ibrahimovic giocherà nel Barcellona
 Mmm com'è morbido questo tessuto del 2015
scritto da Mr Sarasa il 19 dicembre 2009 alle 13:58
 La Coppa del Mondo per Club
Mi concedo una pausa rispetto alle cose che ci riguardano – sorteggio Champions e sfida con la Lazio in Campionato – con qualche riflessione su una sfida che va in onda questo pomeriggio alle 17, ovvero la finale del Mondiale per Club tra FC Barcelona e Estudiantes de La Plata.
Una premessa è d’obbligo, non ho mai condiviso l’irrispettoso paragone fatto dal Mancio nel 2007 (“ora sembra la Coppa dell’Amicizia”), anzi ritengo che la formula adottata dal 2005 con anche i campioni continentali di Nord America, Asia, Africa ed Oceania sia qualcosa di più giusto, per attribuire il titolo di squadra di club campione del mondo.
Magari per il futuro auspicherei che si eliminasse l’inutile partecipazione di una squadra “ospitante” e che ci fosse un solo club per l’America ed uno per Asia+Oceania, ma sono discorsi puramente teorici che implicherebbero un ripensamento troppo ampio (leggesi: meno poltrone) del calcio mondiale, più facile tenersi due competizioni continentali di livello basso-bassissimo e tre partite in più a dicembre…
Comunque, dicevo, questa era la premessa, il succo del discorso è che la finale di questo pomeriggio lo guarderò eccome, anche se in campo non c’è la nostra amata Inter, non solo con il rispetto che si deve ai due club che si affrontano (due squadre che hanno scritto pagine di Storia di questo sport, nel passato recente ed in quello meno) ma anche come tifoso culè e ammiratore della scuola argentina, felice per vedere contemporaneamente in campo alcuni dei miei giocatori preferiti (Ibrahimovic, Messi, Veron – per i quali non credo servano commenti) ed al tempo stesso un po’ dispiaciuto (non quanto Guardiola, ovvio) per l’assenza di Andres Iniesta, vera mente del Barça tritatutto.
La passione per il calcio argentino, a me che tutto sommato ho iniziato a seguire assiduamente il calcio già discretamente cresciuto, è venuta presto grazie a TMC2, che trasmetteva ogni settimana una gara in chiaro del campionato argentino.
Era la fine degli anni ’90, internet qualcosa di serio ma ancora elitario, lo streaming una parola sconosciuta (mentre Stream un’ambizioso progetto destinato a naufragare nel giro di pochi anni…), ed io da liceale senza pay-tv che voleva colmare un gap con i compagni di scuola che si erano interessati da sempre di calcio, oltre a giocarlo, non perdevo occasione di apprendimento.
Ammiravo quindi questi giocatori di pochi anni più vecchi che alternavano giocate altamente spettacolari ad estenuanti passaggi a centrocampo che nella mia ignoranza consideravo melina… Aimar, Saviola, Riquelme, Palermo… li avrei voluti vedere tutti in nerazzurro, e tutt’ora mi stupisco di come nessuno di questi sia riuscito a lasciare un segno apprezzabile in Europa.
Se questa (unita ad alcune Copa America, in particolare la 97 e la 99) è l’origine della mia passione per la scuola argentina e sudamericana più in generale, il tifo per il Barça viene qualche anno dopo, nel 2001 o 2002, in modo del tutto casuale grazie ad un libro che non parlava affatto di calcio, ma di un anarchico catalano, da lì l’interesse per la città e la sua storia, e poco dopo mi trovai a simpatizzare per una squadra che è “més que un club”, come dice il suo motto. Negli anni in cui le merdengues acquistavano Figo, Zidane, Ronaldo, Beckham, il Mago Otelma, Atlas Ufo Robot e Gabriele Paolini, aggiungo.
Intendiamoci, altre squadre possono starmi simpatiche, più o meno, per i colori, per qualche aneddoto, per la loro storia (qualche nome in ordine di simpatia: Boca Juniors, Ajax, Palmeiras, Galatasaray, Celtic, Sporting Lisboa, lo stesso Estudiantes in fondo) ma per nessuna di queste sopporterei una sconfitta dell’Inter, quando le abbiamo prese al Camp Nou invece ero logicamente dispiaciuto, ma più per la nostra figuraccia che per il risultato in se.
 Juan Roman "La Bruja" Veron
Vabbè, mi rendo conto di aver fatto un uso assolutamente privatistico del mezzo pubblico (semi-cit.), non me ne vogliate ma era un modo come un altro per presentare questa finale della Coppa del Mondo per Club, tra una squadra che vuole chiudere il cerchio dell’anno perfetto (5 trofei su 5 finora, il miglior calcio giocato d’europa, il pallone d’oro in carica ed il rinforzo migliore che poteva acquistare, quell’Ibrahimovic capocannoniere della serie A ed indiscutibile Genio calcistico a cui manca solo la consacrazione in competizioni internazionali) ed una squadra che la brujita Veron si è caricato sulle spalle per chiudere anch’egli un cerchio, con il suo desiderio che ormai conoscono anche i granelli di sabbia di Abu Dhabi di riportare il club sul tetto del mondo, quarant’anni dopo suo padre.
Per quanto mi riguarda, spero che oggi il compasso parli catalano, e che Veron vinca a giugno-luglio qualcosa che nemmeno suo padre vide mai da vicino.
Mi sembrerebbe un buon compromesso.
 Lionel Messi e Zlatan Ibrahimovic
scritto da Mr Sarasa il 13 aprile 2009 alle 21:20
Anche stavolta mi piacerebbe parlare solo delle giocate di Mario, Ibra o Muntari, incazzarmi per gli svarioni difensivi sul due a zero, parlare del monoschema di Capitan Tristessa, della semiparata di Toldo, discutere di moduli… al limite, se mi volessi accodare al perbenismo dilagante, potrei osservare un due-tre-quattro giorni di silenzio, spacciando per rispetto per le vittime del terremoto un po’ di pigrizia.
Invece credo che sia doveroso un accenno a quanto si è visto in questi due giorni, a Roma, Firenze, Reggio Calabria (e chissà magari ci si dimentica qualche altra piazza meno reclamizzata, magari delle serie minori).
Si è vista tutta l’ipocrisia di un mondo di semianalfabeti, perchè questo è quanto rimane di quello che un tempo era “il campionato più bello del mondo”, ed il campionario è sempre il solito: si comincia nelle conferenze stampa pre-partite, frasi di circostanza, tutti sono pronti a fare qualcosa per le vittime della disgrazia di turno, ci si prodiga in raccolte fondi, programmazione di amichevoli, promesse di visite… Ovviamente divisi tra chi vorrebbe sospendere il campionato sulla base di supposti valori che da anni non abitano più in questo sport, e chi più pragmaticamente pensa ai risvolti economici che ha sospendere “la prima industria del paese”… discussioni che rendono interessante persino un articolo di Panebianco, di riflesso: tutto già sentito, troppe volte per concedere neppure il beneficio del dubbio…
Finalmente arriva il giorno delle partite: striscioni fatti col ciclostile da galantuomini che si prenderebbero a mazzate per il colore politico, della pelle, o più banalmente della maglia… ma tutti insieme, tutti idealmente abbracciati nel “mezzo-minuto di silenzio” (l’altro mezzo è notoriamente dedicato ad applausi – un tifoso impaziente parte sempre, poi gli altri si accodano mentre i 25 a centrocampo invano cercano di far capire, restando in silenzio, che non sono passati i 60 secondi), tifosi ed addetti ai lavori, mi illudono però che stavolta siamo davvero tutti “fratelli d’italia”, come recitava lo striscione in curva sud.
Dallo stadio mi son goduto lo spettacolo del primo tempo, ho imprecato per quanto visto nel secondo, ma non mi aspettavo che in una domenica partita con queste premesse potesse succedere nulla di più dei cori – evitabilissimi, intendiamoci – di “vaffanculo”, scanditi senza motivazioni precise quasi come un saluto .
Arrivato a casa infatti apprendo che l’allenatore della Roma, Luciano Fazzoletti, tra il primo ed il secondo tempo è andato a piangere direttamente dall’arbitro, poi l’ha visto il team manager della Lazio, Tare, che non l’ha presa bene e gli si è fatto avanti con dito minaccioso, morale della favola: l’allenatore dal gioco più bello d’Italia dimostra di avere anche lui un maestro di stile, ovvero Ambrosini, infatti il dito in questione viene invitato a fare compagnia allo scudetto 2006-2007… In campo, espulsi Panucci dopo un battibecco con Lichtsteiner, poi Matuzalem e Mexes per un altro simposio del sapere (graziato invece Totti per alcuni poghi ai danni dello stesso Matuzalem).
Per non essere da meno di giocatori e componente tecnica, anche i tifosi in tribuna Tevere han pensato di mandare una bella cartolina di se, chissà se sarà arrivata alla sede della UEFA.
A Firenze, capitale del Fair-Play-alla-moda, due espulsi del Cagliari, poi a fine gara pare che Lopez, Melo e altri della Fiorentina se le siano date (che abbia iniziato Tizio o Caio, il concetto non cambia) di brutto.
Altre 24 ore, ed il palcoscenico di questo circo si sposta a Reggio Calabria: due espulsi, vari accenni di rissa, contestazione finale che degenera in tafferugli, dentro e fuori lo stadio.
Hai voglia a dire che questo “non è calcio”… è dopo giornate come questa che sale alta la voglia di Superlega… ma cosa centriamo noi con questi buzzurri???
Però, caro Massimo, anche le gare di sabato hanno dimostrato che il nostro centrocampo è tremendamente italiano, nel senso che lo scudo puoi continuare a portarlo a casa altri due anni in tranquillità, a meno di sconvolgimenti, ma l’Europa è un’altra cosa.
I ceffoni del titolo comunque non sono solo quelli di cui si è avuta notizia, ma vanno ricompresi anche quelli che idealmente darei a due nostri tesserati (o rispettivi procuratori): parlo dell’attuale capocannoniere, che forse non ha capito che non basta smistare palloni all’indietro, sempre spalle alla porta, con un qualche tocchetto del cazzo, per essere un Campione (e fossi nell’allenatore, ogni tanto una sostituzione “esemplare” gliela riserverei), e del desaparecido e deposto imperatore, il cui lacchè Rinaldi fa sapere che non accetterebbe clausole (anche temporanee) che ne impedissero il tesseramento in un altro club europeo.
Neanche noi.
Ti vogliamo al Milan, fetente.
P.S.: si ringrazia Gabriele (watchdogs) per una segnalazione che rimbalza direttamente dal Brasile: pare che Leite “Cerveja” Ribeiro non torni in Italia per timore non del Mou, non dei tifosi… MA DELLA FINANZA (tasse non pagate) !!!
Vi terremo aggiornati…
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scritto da Taribo59 il 7 aprile 2009 alle 9:27
Difficile negare che a Udine Balotelli e Santon siano stati i peggiori in campo. E siccome sulle loro spalle è stato caricato un peso inversamente proporzionale a età ed esperienza, vale la pena stabilire i motivi di quella che appare come un’involuzione. In sintesi, Balotelli e Santon hanno una forza fisica strepitosa e vistosi limiti tattici.
Temevo lo spostamento a destra – sulla “sua” fascia – del Bambino, proprio perché sarebbe venuto naturale il confronto con le scavallate offensive di Maicon, confronto improponibile sul lato sinistro, perché Maxwell attacca molto meno e Santon non ha il sinistro per il cross in corsa.
Allo stesso modo, non mi convince la coppia d’attacco formata da Ibra e Supermario. Ma qui il problema – scusate la bestemmia – è proprio Ibra, perché non si è ancora capito quale sia il suo partner ideale. Non Cruz, boicottato platealmente. Non Crespo, spedito in campo solo nei finali alla va o alla spacca. Forse Adriano, che almeno “fa a sportellate” e “apre spazi”, come se questa fosse una sopraffina soluzione tattica.
Resta il fatto che Ibra è un magnete egoista, tutte le manovre d’attacco passano dai suoi piedi, ed è sempre lui a stabilire i ritmi della manovra offensiva: le volte in cui trattiene il pallone fra i piedi per 3-4 secondi, i più applaudono perché “fa salire la squadra”, io mi chiedo cosa pensino i suoi compagni che a quel punto sono tutti marcati.
Il meglio, Balotelli e Santon, possono darlo sul piano della corsa in progressione, ma l’Inter non ha nessuno in grado di lanciarli. Ricevendo palla da fermi, sono calciatori un po’ macchinosi, e non possiedono l’esperienza per andare oltre il passaggio laterale.
Immagino che dopo la buona partita di Maxwell a Udine, Santon continuerà a giocare a destra, e non sempre troverà avversari che giocano larghi come Pepe e Quagliarella; la speranza è che Mourinho provi qualche soluzione in grado di consentire al Bambino 3-4 avanzate a partita, con la protezione di Zanetti, cercando di arrivare fino sulla linea di fondo, prima di far partire il cross.
Allo stesso modo, spero che anche su Balotelli venga compiuta qualche scelta motivante. Per esempio, sabato contro il Palermo, io rinuncerei a Ibra – che è in odore di squalifica – e metterei Balotelli al centro dell’attacco, magari accanto a Cruz o Crespo.
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scritto da Luis il 23 marzo 2009 alle 11:15
Non ci resta che piangere
Dopo aver assistito dal vivo ad una delle prodezze più spettacolari di Ibrahimovic in maglia nerazzurra, in una partita con meno storia di Javi Moreno al Milan, nella serata di ieri abbiamo appreso che Ibra si appresta a vincere “il suo settimo titolo nazionale sul campo”, che il rigore di Mancini in realtà era “un contatto voluto dal brasiliano che cambia direzione di corsa alla ricerca della gamba di Valdez” e che esistevano ben due rigori a favore della Reggina. A scanso di equivoci, non era la Brandi’s Band, ma il gruppo concorrente(?). Il tutto mentre a Napoli veniva in soccorso del Milan un errore arbitrale, l’ennesimo a vantaggio delle inseguitrici. La rete di Hamsik era regolare, non mancano le proteste dei partenopei, mentre attendiamo Godot, il polverone mediatico. La speranza è affidata a Totti e De Rossi, gli unici in grado di “fare casino” (cit.) per un terzo o quarto posto negato da “Rizzoli e la banda Collina” (altra cit.).
Aggiornamenti
Nel momento in cui Galliani torna il presidente (meno) occulto della Lega, compaiono le care vecchie abitudini di beoti che al San Paolo lo insultano con sputi a seguito, arrivando a bucargli le ruote della vettura. Per umiliarlo davvero, basta meno: due filmati. Il primo con le sue parole: “Ancelotti deve vincere lo scudetto” ed il secondo con un Mourinho d’annata: “Milan bene, Pato bene, Beckham bene, Kakà bene. Squadra con qualità… 14 (quattordici) punti di meno”, secondo l’ultimo aggiornamento Istat. Per la classifica alla moviola, invece, il primato è ancora saldo.
Ibrahimovic
Tornando all’Inter, inutile girarci intorno, sono le parole di Ibrahimovic a tenere banco. Non è il “vediamo” della scorsa settimana, ma un “vedremo” ribadito, ad esplicita domanda sul suo futuro, a Sky, Mediaset, Raiset e tv private. Resterà all’Inter tenendo fede al contratto fino al 2013? Se ne andrà verso altri lidi dorati? Non è questo il problema, se davvero ci fosse qualcuno disposto ad offrire i 100 milioni di cui parla Raiola (ma anche 70) e ad accollarsi i 22 milioni del suo ingaggio lordo annuo (a salire, ndl) si faccia avanti. Moratti non ha mai lesinato sui campioni da farci tifare, non sarebbe né primo, né l’ultimo. Siamo vaccinati. Viene solo da chiedersi il perché di una esternazione che aggiunge legna al fuoco sul marciapiede delle prostitute intellettuali che stavolta non devono pescare più di tanto nell’immaginazione per parlar (male) dell’Inter. Risentimento per le critiche di Moratti post-Manchester (“se hai 5 occasioni da goal devi buttarla dentro”)? Voglia di un ritocco all’ingaggio faraonico (“Sono abituato al fatto che il suo procuratore si faccia sentire con noi ogni anno”, sempre Moratti)? Desiderio di capire (ed indirizzare) le strategie societarie sulla prossima campagna acquisti (“per la Champions bisogna giocare in maniera diversa”, Ibra)? Il terzo motivo avrebbe più senso degli altri, ma fornire assist del genere ai mediaservi non è ammissibile.
Vari(al)e ed eventuali
Altre perle della giornata. Massimiliano Nebuloni che intervista Ibra sul “mal di pancia” risponde “Grazie” dopo che lo svedese gli dice: “Mi viene quando vedo te”. Sodomita. Mourinho dice a Varriale che in Italia ha capito che “Essere un po’ ipocrita in un mondo ipocrita non fa male”. Varriale risponde: “A noi piace il Mourinho non ipocrita”. A Varriale piace quando gli si dà della prostituta intellettuale… sulla strada di Nebuloni. Nel frattempo, con 7 punti di vantaggio sulla seconda, decide di inchinarsi (leggi). No comment. Nell’intervista a “L’era glaciale” (parte uno, due, tre, quattro) Mancini risponde con una battuta alla domanda “Meglio Moratti presidente del consiglio o Berlusconi allenatore del Milan”? (Berlusconi è già l’allenatore del Milan). Mourinho invece precisa uno dei modi per perdere la dignità professionale: “Squadra in campo faccio io, tanti non la fanno”. La differenza (mediatica) tra i due è tutta qui.
Pagelle
L’intervista polemica di Moratti appena rientrato da Miami tirava in ballo in maniera evidente le pagelle di Alberto Cerruti (video). “Ieri su un giornale sportivo ho letto un’analisi su tutte e 20 le squadre di A. Quella del Bologna che è al 16esimo, 17esimo posto, è migliore di quella dell’Inter” ha detto un Moratti visibilmente irritato a microfoni e taccuini. Oggi Cerruti, condizionato dalle parole del presidente, modifica il tiro. Alla J**e dà 9, all’Inter 7, ma castiga il Bologna con un 4 che non lascia spazio alle interpretazioni (leggi). Così, per ripristinare le distanze.
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scritto da Mr Sarasa il 9 marzo 2009 alle 22:52
Come si festeggia il 101esimo compleanno della Beneamata squadra Campione d’Italia in carica a Lunedì di Rigore, su Antenna 3 (ospite tra l’altro Lucky Luciano Moggi) ?
Il cazzaro Giulio Mola, che passa per esperto di mercato, fa chiamare Mino Raiola (agente di Ibra e Maxwell) in diretta, per creare un caso “Mourinho che prepara il terreno per andare al Real“. E Raiola smentisce in diretta di averglielo detto.
Allora prova a fargli fare polemica su Maxwell fuori dai titolari. Non va.
Si prova alla disperata la carta Ibrahimovic: “è vero che continua ad avere proposte dall’estero?”
“mah, no, il fatto è che Ibra non ha certamente desiderio di andarsene dall’Inter”.
E quando erano fallite tutte le strade della polemica, il coup du scene: “guardate che conta la volontà del calciatore, Ibrahimovic aveva deciso A GENNAIO di andarsene dalla Juve, e anche senza Calciopoli se ne sarebbe andato in una big”.
Moggi in studio sbianca, prova ad arrampicarsi sugli specchi, chiede a Raiola di portargli la maglia di Ibra.
Si immaginano milioni di tifosi gobbi a mangiarsi il fegato, che non possono più dire cagate dopo due anni di “guidorossitronchetticalciopoli” etc. etc..
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Anzi no: domanda supplementare: “ma è vero che era quasi del Milan?”
“No, con l’Inter parlavo DA GENNAIO, il Milan provò ad inserirsi alla fine ma io ero già d’accordo con l’Inter, quando ero andato da Lugiano digendogli che l’Inter era interessata, mi disse vabbè, portami 150 milioni…”
Poi aggiunge pure che lui voleva far liberare Ibra per giusta causa a parametro zero, ma fu l’Inter a frenarlo, essendo disposta a pagare.
Gobbi, ci dovete il fatto di aver monetizzato pure.
Ora sparatevi in pace.
P.S.: Emilio “Pravda” Bianchi prova a fare ironie sul fatto che se Ibra voleva la Champions, doveva portarlo al Milan, e qui la smerdata finale: “No, guardi, io non mi chiamo Berlusconi, al Milan non potevo portare gente a cui NON ERANO INTERESSATI”
Due cagate con cui ci avete rotto le balle per due anni, smontate in 10 minuti.
Ma era così difficile, cari giornalisti vari, domandare a Mino Raiola queste cose qualche tempo prima?
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scritto da ex-collaboratori il 15 novembre 2008 alle 23:12
L’Inter risponde alla capolista-per-due-giorni savoiarda offrendo una prova convincente, ma dai due volti. La più grossa sorpresa della giornata è il centrocampo a rombo, con Muntari che ha il compito di accompagnare le punte e togliere fiato a Liverani. Dopo il primo tempo è evidente che il ghanese è riuscito a isolare il regista basso dei siciliani, ma è mancato nella fase propositiva, apparendo un po’ spaesato quando si trattava di cucire il gioco. Poco male, perchè i veri problemi per l’Inter, dopo un inizio di possesso palla, vengono soprattutto a destra. Dalla parte di Maicon il Palermo attacca in massa, consentendo a Miccoli, Balzaretti e Simplicio di gravitare nella zona del brasiliano, mettendolo sovente in difficoltà. Mentre Samuel tappa la bocca a Cavani è Cordoba a uscire spesso in raddoppio. Il Palermo punge, potrebbe persino passare in vantaggio con Migliaccio, ma al primo acuto solista di Ibrahimovic (delizioso nel liberarsi in area d rigore) rischiano grosso. Fontana salva. Primo tempo equilibrato e arbitro abbastanza monodimensionale: Carrozzieri ha licenza di far tutto, colpisce Ibrahimovic, anche se per Antonio Di Gennaro (commentatore SKY) non c’è nulla.
Nella ripresa la squadra è la stessa, ma la partita cambia subito. Ibrahimovic si smarca sulla destra, ma anzichè crossare, lancia una violenta sassata sul secondo palo, che lascia di sasso Fontana. L’Inter è padrona del campo e il Palermo appare privo di idee: tolto il contropiede rimane poco. La nostra squadra invece accorcia, c’è Cambiasso che rumina gioco, Vieira che si propone e Maxwell che sembra Maicon. Così arriva il raddoppio. Ibra conquista una punizione al limite dell’area e si capisce dalla rincorsa che il gol è questione di secondi. Si apre la barriera e la squadra esulta. 2-0. Nel frattempo però sprechiamo tanto: Vieira, Ibra e Cruz graziano Fontana. I cambi rivitalizzano ancora di più la squadra: Stankovic ci mette pressing, Amantino Mancini aggiunge qualità e spunti personali, sfiorando due volte il gol. Alla fine, nell’Inter più vecchio stile della stagione, si rivede persino un Burdisso a centrocampo, prima che Ibra sfiori la tripletta personale. Peccato per l’ingenua ammonizione di Cordoba, che dunque salterà la sfida con i gobbi. Probabile che giochi Materazzi, anche se a preoccuparsi, di fronte a questo Ibrahimovic, dovrebbero essere Lefrattaglie e soci.
Una nota tattica: la squadra ha giocato bene, ha saputo tenere palla e soprattutto non si è sfilacciata. Anzi, ha via via accorciato le distanze, a partire da quelle tra le punte (nel primo tempo Ibra e Cruz erano larghissimi e Muntari non si inseriva). Nella ripresa si è visto un calcio semplice, ma efficace, fatto di passaggi stretti, cambi di fronte, continui cross e sovrapposizioni sulle fasce, che hanno prodotto palle gol a grappoli. Ora comunque viene il vero test. Abbiamo imparato a non montarci la testa. Ma se troviamo la quadra là in mezzo siamo sempre noi quelli da battere.
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scritto da Mr Sarasa il 14 novembre 2008 alle 17:18
Nella conferenza stampa pre-Palermo si trovano alcuni spunti interessanti, segno che quando le domande sono fatte switchando il cervello su “on”, ci si possono aspettare risposte sensate ed equilibrate, è un peccato che ciò non possa essere fatto anche sulla tv di stato (è Varriale, bellezza…).
1) Prove tecniche di meritrocrazia: la non convocazione di Quaresma non è una bocciatura, e grazie al cielo perchè mi pare che nelle partite contro Reggina e Anorthosis qualche segnale di crescita ci fosse stato. E’ però un giusto segnale: vista l’abbondanza di scelta in attacco, e facendo i debiti scongiuri anti infortunii, giusto convocare chi è più in forma. Personalmente credo che le potenzialità di Quaresma siano ampie se fa l’esterno di centrocampo, decisamente minori tra i 3 davanti.
2) Ibra non riposerà neppure contro il Palermo: questo lo condivido decisamente meno, un po’ perchè smentisce in parte il punto precedente, un po’ perchè mi fa strano sentire motivata la scelta con un “Non è infortunato: quindi è in grado di giocare. La mia vera ambizione è vincere in casa con il Panathinaikos per essere qualificati al primo posto nel gruppo B della Champions, così a Brema potremo far riposare due o tre giocatori. Ma in campionato se l’Inter affronta il Milan, la Reggina o il Chievo è esattamente lo stesso”…vabbè, sperando ovviamente di essere smentito dai fatti.
3) Mercato di riparazione: “Sono soddisfatto della rosa. Il mercato di gennaio è quasi sempre per chi non lavora bene d’estate. Se Hernan può essere importante per un’altra squadra [il Real Madrid, a cui è stato accostato come sostituto dell'infortunato Van Nistelrooy], può esserlo anche per noi e entrare nella lista della Champions”. Credo non sia più speculazione fantasiosa immaginare un Crespo che subentra all’alcolista nella lista Champions, per il bene dell’Inter che viene senz’altro prima rispetto all’affetto paterno del presidente per Adriano.
4) Stampa: “Impossibile paragonare la stampa italiana con l’inglese, puoi farlo con quella spagnola o portoghese, magari. Ma quella inglese è totalmente diversa. Non ci sono quotidiani sportivi. Ci sono due pagine di calcio in ogni giornale. Abbiamo Sky Sport che dà il calcio tutti i giorni, il weekend con la Bbc. Dopo la partita c’è un’intervista flash di un minuto e una conferenza stampa di cinque minuti. La stampa inglese è fantastica…ma io sono portoghese, lavoro in Italia, rimpiangere il calcio inglese non mi aiuta e quello che succede qui non è un dramma perchè la mia formazione non è molto diversa.“: pienamente d’accordo, infatti vivo benissimo senza cazzette, ruttisporc o robanisti vari, però mi sa che questo scatenerà l’ennesima ridda di polemiche nei suoi confronti….Amen, ci siamo abituati da una vita…
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scritto da ex-collaboratori il 11 novembre 2008 alle 11:55
Giochiamo a carte scoperte. Quanto vale questo primato dell’Inter? Quanto vale l’apporto di Mourinho? Come sarà il futuro immediato dell’Inter? Proviamo ad analizzare la questione seriamente, senza infingimenti e soprattutto senza integralismi.
Josè Mourinho è alla guida da 4 mesi, in campo ha disputato una quindicina di incontri. I risultati sono buoni, non certo ottimi, per due motivi: non ha vinto partite che poteva vincere. I motivi di queste mancate vittorie, a fronte di una sola evitabile sconfitta, sono da registrarsi proprio nella ricerca esasperata della novità tattica, che vorrebbe in campo una Inter diversa da quella manciniana. Ricordiamo cosa disse Mourinho il giorno della presentazione: che a lui l’Inter di Mancini, seppure vincente, non piaceva. Il motivo era chiaro: l’atteggiamento troppo prudente, che in Coppa era addirittura remissivo. Mourinho ha avuto quasi sempre ragione quando ha affrontato questo argomento, ma non rende onore ai meriti del Mancio, che era difensivo per forza di cose. Chi ha visto giocare la sua Lazio (esattamente con un modulo Mourinhano, con Cesar esterno che accompagnava Corradi, mica Ibrahimovic) non può parlare di una squadra difensiva o poco divertente. Faceva un bel calcio e se non sbaglio vinse la Coppa Italia, contro la Giuve, e arrivò quarto in campionato, dietro le grandi. Con l’Inter ha semplicemente deciso di sfruttare al meglio le proprie potenzialità e il rendimento di alcuni giocatori lo dimostra: Ibrahimovic è migliorato, Cruz è riuscito persino a partire titolare, Crespo ha dato il suo contributo, Cambiasso e Zanetti si sono esaltati. Da centrale Stankovic ha fatto una stagione clamorosa, in coppia con Vieira, assolutamente monumentale quando è stato disponibile. E ovviamente non parliamo dei difensori centrali, tutti in stato di grazia. Il modulo raccolto, che limitava gli spazi, aggrediva e teneva palla, sfruttando al meglio le individualità, ha permesso di giocare bene anche con le riserve delle riserve, come Pelè e Jimenez.
Mancini però appartiene al passato. E’ la storia dell’Inter e ha avuto, come Mourinho, un gruppo di giocatori veramente forti. Mourinho ancora tenta di impostare il suo credo tattico, ma siccome non è stupido si sarà reso conto, a questo punto, che insistere potrebbe essere deleterio. Vincere al 91° equivale a vincere al 1° minuto e ogni partita ha una storia a sè, da raccontare. Con l’Udinese non abbiamo certo sofferto, ma pochi giorni prima abbiamo disputato un pessimo secondo tempo con i ciprioti, per non dire della partita giocata male con la Reggina. Si può archiviare tutto sotto la voce distrazioni? Non penso. Un occhio attento sa riconoscere le difficoltà tattiche avute dalla squadra e che si sono ripetute, in lungo e in largo, nella maggior parte delle gare disputate.
Mourinho spesso non ha avuto a disposizione il giocatore che potrebbe tenere insieme il modulo, cioé Muntari. Un centrocampista che sa cucire i reparti, stringersi e allargarsi, fare filtro e ripartire, oltre che inserirsi. Ma la sensazione generale rimane quella dello scollamento tra i reparti. Non si creano situazioni offensive nitide, non si gioca sulle fasce con i classici triangoli che fanno salire tutta la squadra, per avere qualcuno che colpisca di testa o concluda in mezzo all’area, non si stringono le maglie difensive in soccorso dei terzini, messi di fronte a 40-50 metri di campo, che ogni volta vengono concessi non appena le ali cominciano a tirare il fiato.
Il modulo, in buona sostanza, è troppo dispendioso per le caratteristiche dei calciatori attuali. E la troppa corsa limita comunque la lucidità, imponendo ritmi massacranti a giocatori che hanno bisogno di un supporting cast per esprimersi al meglio. Ibrahimovic e Maicon rendono molto meglio se riescono a smazzare assist, oltre che concludere. Quindi è assolutamente controproducente, anche a riguardo dell’intera stagione, schierarli punta centrale e terzino basso isolato, senza un uomo che copra veramente, non un Mancini, un Balotelli o un Quaresma che lo fanno (discretamente) per 20 minuti, per poi sfinirsi e mancare nella fondamentale fase offensiva.
Il punto è questo. Per segnare dobbiamo mettere una squadra iper-offensiva, che però prende gol pazzeschi, come il terzo con l’Anorthosis o il pareggio della Reggina, per non dire dei fianchi scoperti in occasione dell’assist di Kakà a Ronaldinho. Se invece non vogliamo prendere gol finiamo per tornare asfittici in attacco, con gol fortunosi, trovati su calcio piazzato, dopo aver tirato la bellezza di due sole volte in porta.
Ora, i critici dibattono se il campionato è sceso di livello oppure si è alzato, vista la congestione davanti. A me sembra che non sia cambiato nulla, eccetto che le squadre mediane sono migliorate nel complesso. Un cambiamento che deve però confermarsi sulla lunga distanza, cosa di cui dubito fortemente. Diverso è il fatto dei punti in meno ottenuti da Inter e Roma, rispetto all’anno passato. Ora, la Roma è in una fase disgraziata, ma l’Inter, se ci pensiamo bene, poteva avere anche 3-4 punti in più, riproducendo un campionato abbastanza simile a quello passato. E la sensazione che i punti siano stati persi a causa dell’eccessivo riformismo tattico non me la toglie nessuno. C’è stata finora troppa confusione.
Il fatto che siamo primi dice sostanzialmente che la squadra, nei valori tecnici, potrebbe essere persino migliorata dallo scorso anno. Ma adesso occorre dare stabilità al progetto tattico. I confronti con Mancini sono ingiusti e Mourinho fa bene a respingerli. La mia fiducia nei suoi riguardi è molto elevata, perché qualcosa si è visto. Ma ora deve saper riconoscere i limiti insiti nell’organico e procedere di conseguenza. Poi parleranno solo i risultati.
Ps.: Il mondo calcistico italiano con Mourinho si sta comportando veramente in modo vergognoso. Abbiamo accolto in Italia uno degli allenatori più apprezzati del mondo e seguitiamo a comportarci da villani, mostrandoci per quel che siamo: zoticoni, provinciali e tendenzialmente “mafiosi”. Quindi suggerirei di allargare quel dito davanti al naso anche al resto dei media che contestano. Tanto sono perle ai porci.
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