scritto da il 7 giugno 2010 alle 10:37

A Giacinto

E’ stato l’anno dell’infamia, per Giacinto. L’anno della vergogna, o meglio della non-vergogna di chi pur di scrostarsi di dosso qualche piccolo schizzo di fango, di importanza infinitesimale rispetto ai quintali di melma di cui è ricoperto, non ha esitato ad aggrapparsi a tutto, ad accusare tutti, ad infamare la memoria di chi, in confronto a questi nani, era un Gigante.

Non vogliamo rivangare quegli episodi, non vogliamo parlare delle reazioni, non vogliamo aprire l’ennesima discussione su calciopoli. Vogliamo solo dedicare un pensiero a Giacinto. Un pensiero d’amore, un pensiero commosso. Il pensiero che si rivolgerebbe ad un padre.

Un pensiero di gioia e di felicità.

Perchè non crediamo sia un caso che proprio quest’anno, proprio quando i “nemici” lo infamavano, l’Inter abbia ottenuto i risultati che conosciamo. Voi lo avete attaccato, lui vi ha risposto schierandosi ancora, come sempre, al nostro fianco. E noi schierati al suo, con gli occhi ancora gonfi di lacrime e il cuore colmo di gioia. Il triplete è la risposta di Giacinto. Questa è la sua rivincita.

Ottenuta sul campo, come piaceva a lui.

Queste vittorie sono tutte tue, Giacinto.

Facchetti

PS: le dediche e i ricordi che hanno scatenato queste vittorie sono state tante. Io, scusandomi per la maniera impropria, approfitto di queste due righe per mandare un saluto al Lupo, che ha deciso di lasciarci troppo presto pur di avere un posto in prima fila a Madrid. Eccola la nostra Inter, Lù. Goditela.

scritto da il 14 aprile 2010 alle 16:17

I gialli dei “senza vergogna”.

Burattini bugiardi

Burattini bugiardi

Paolo Bergamo (Atalanta, per gli amici): “Fu Facchetti a fare il nome di Collina e non io”.

Questa affermazione, palesemente falsa e smentita dall’audio della telefonata intercettata, è la prova della loro malafede. Oggi tutte le puttane e i burattini, anche quelli dotati di una minima credibità hanno parlato di “giallo”, come se ci fosse qualcosa di dubbio. In realtà, separando i fatti dalle opinioni, avrebbero dovuto scrivere: “Moggi trucca la trascrizione dell’intercettazione, come faceva con campionati delle sim svizzere“. Invece è “giallo”, com’è “giallo” per il gesto di Sneijder. Senza vergogna (1/2).

Non sono bastate le patetiche scuse (ed intere trasmissioni sulle tv locali) in cui si cercava di dimostrare che le intercettazioni fossero state manipolate riproducendo la voce degli imputati, oppure le storie che le intercettazioni riguardanti l’Inter fossero state cestinate dalla Telecom di Tronchetti Provera, ora sono arrivati al “vilipendio di cadavere” (cit. Ziliani) cercando addirittura di negare l’evidenza dichiarando il falso. Senza Vergogna (2/2).

scritto da il 5 aprile 2010 alle 14:12

Inter-cettati.

Puntuali, come un orologio sfizzero (cit.), tornano alla ribalta le voci del presunto coinvolgimento dell’Inter in calciopoli. I legali di Luciano Moggi infatti, nell’ambito del processo penale relativo allo scandalo calcistico in corso a Napoli,  avrebbero l’intenzione di richiedere l’acquisizione di alcune telefonate intercorse tra l’allora designatore Paolo Bergamo, Massimo Moratti e Giacinto Facchetti. I testi delle stesse sarebbero state fornite proprio dagli avvocati dell’ex dirigente bianconero.

Alla lettura di questa notizia, la prima considerazione che mi è sorta spontanea è stata la seguente: ma come, non ci hanno sempre raccontato l’accattivante tesi che proprio Massimo Moratti e Tronchetti Provera, all’epoca massimo dirigente di Telecom Italia, avessero architettato tutto, facendo in modo che le telefonate con protagonisti i dirigenti nerazzurri non fossero intercettabili dall’A.G.? Non era stata sempre Telecom a far si che le uniche chiacchierate compromettenti a venire alla luce fossero quelle nelle quali erano coinvolti dirigenti e personaggi di spicco legati a squadre avversarie dalla Beneamata? E adesso invece, in un batter d’occhio, tutto cambia. Per illustrarci quelle brillanti deduzioni pensate a quante parole di opinionisti più o meno eccellenti, fiumi di inchiostro utilizzati da quotidiani più o meno di parte e tastiere di pc ormai usurate appartenute a redattori di siti fegatosi siano andate inutilmente sprecate negli anni successivi lo scandalo per sostenere, peraltro senza alcun riscontro oggettivo, l’ipotesi di un Moratti genio del male e manovratore assoluto del complotto.

D’altra parte, prendendo in prestito il vecchio detto “mal comune mezzo gaudio”, ci hanno anche sempre rinfacciato come fosse strano che non esistessero intercettazioni con protagonisti dirigenti nerazzurri e che fosse impossibile che una grande società come F.C. Internazionale non avesse alcun tipo di rapporto con quelli che comunque all’epoca rivestivano le cariche dirigenziali del nostro calcio. Giustissimo, se non fosse però che le intercettazioni venute alla luce nell’estate del 2006 che tutti conosciamo fossero esclusivamente quelle con rilevanza penale. Perché è impensabile che in un fascicolo di indagine vengano acquisite tutte le migliaia di conversazioni intercettate, con protagonisti decine e decine di soggetti. Le telefonate di Moratti e Facchetti con Bergamo all’epoca non vennero rese note alla pari di quelle sicuramente esistenti ad esempio tra Bergamo, Pairetto o Moggi con amici, conoscenti o le rispettive consorti (perché anche qui è impensabile che nell’arco di quasi due anni non esistano telefonate di questo tipo), nelle quali magari gli interessate discutevano di argomenti di vita quotidiana, o semplicemente nelle quali le mogli chiedevano ai mariti di acquistare un litro di latte o un chilo di pane prima di rincasare. E questo perché? Il motivo è semplice: in quelle chicchiarate gli investigatori non rilevarono alcun elemento che potesse essere rilevante ai fini dell’indagine.  A spiegarcelo meglio sono gli stessi inquirenti del processo di Napoli: “Il significato attribuito alle telefonate non trascritte, tra le 171mila intercettate nel corso dell’indagine di Calciopoli, rappresenta un’opera di disinformazione allo stato puro“. Così fonti degli inquirenti che hanno condotto l’inchiesta napoletana sugli illeciti nel mondo del calcio commentano le notizie diffuse oggi. “Il reato – spiegano le fonti – non è parlare al telefono, ma è reato quando si stipulano accordi illeciti. Le vittime non possono essere trasformate in autori del reato” (ANSA).

Altra cosa che mi lascia stupito è che su un sito web di un giornale con diffusione a livello nazionale come la Gazzetta Dello Sport, si riportino i testi di dette intercettazioni riprendendole da un sito goBBo notoriamente di parte, citandone la fonte nell’articolo. Non sarebbe stato forse il caso di acquisirle direttamente dai fascicoli processuali o dagli atti presentati dagli avvocati di Moggi, per avere un quadro più chiaro? Per par condicio, a questo punto, invito i redattori della rosea a fare lo stesso con quanto pubblicato sull’argomento in varie epoche da Bausciacafè, naturalmente citandone la fonte. Scommettiamo che questo non accadrà?

Aggiornamento: qua trovate l’audio della “compromettente” telefonata in cui Paolo Bergamo contatta Massimo Moratti.

scritto da il 22 ottobre 2009 alle 11:24

Senza nessun commento!

INCHIESTA CALCIOPOLI: LA STORIA DEL “DOSSIER” CHE NON PIACEVA A SKY E LA BUFERA IN ARRIVO SULLA UEFA!
22.10.2009 10:01 di Sabine Bertagna.

Fonte: fcinter1908.it
“Juve: il grande inganno” Kaos edizioni

Sono passati tre anni, ma Calciopoli ancora incombe sul panorama calcistico italiano. La recente smentita di De Santis, Moggi opinionista e presto anche presente al Cda della Juventus sono segnali di un equilibrio di trasparenza precaria, dal quale emergono alleanze mai spezzate. Il 6 febbraio 2006, dopo un Juventus-Udinese che fece gridare alla vergogna, Alessandro Arrighi (giornalista e autore di “Juve: il grande inganno” e “Scudetti col verme”, entrambi editi dalla Kaos) decide di inviare a Inter Channel una lettera di due pagine con il riepilogo dei favori arbitrali concessi alla Juventus e di quelli messi in atto per sfavorire l’Inter. La lettera viene letta in diretta da Roberto Scarpini al Processo di Biscardi e immediatamente citata dai media come un Dossier dell’Inter. Come spiegherà successivamente anche Giacinto Facchetti, non è altro che una richiesta di spiegazioni, dati alla mano, di uno spettacolo calcistico ormai increscioso, e che da lì a tre mesi sfocerà nello scandalo del pallone, che tutti conosciamo come Calciopoli. O che crediamo di conoscere. Alessandro Arrighi ha commentato in una lunga intervista in esclusiva per fcinter1908.it il panorama del calcio di oggi, la sudditanza giornalistica e l’imminente scandalo legato alla Uefa, del quale sentiremo presto parlare (preparatevi: sta per scoppiare un altro bubbone!). Con una dedica speciale a chi nell’onestà e nella trasparenza aveva trovato il suo unico modo di essere: l’indimenticabile Giacinto Facchetti.

Partiamo dalla lettera che lei aveva inviato a Inter Channel dopo un tristemente famoso Juventus-Udinese, quando i favori arbitrali avevano oltrepassato il limite della decenza. Ci può raccontare come è andata e in che modo quella denuncia è diventata un libro?

Dopo quella giornata di campionato ero esasperato dai furti ininterrotti ai danni dell’Inter. In quel campionato tutti i match della Juventus erano stati falsati e non a caso il 60% degli arbitri di allora è stato poi coinvolto nell’inchiesta di Napoli con accuse di associazione a delinquere e frode sportiva. Feci quindi semplicemente un riepilogo degli eventi, giornata per giornata, fino a quel momento e chiesi perché l’Inter non segnalasse le scorrettezze alla magistratura. Questo io lo scrissi quattro mesi prima che poi tutta l’Italia venisse a sapere la verità. Roberto Scarpini lesse un estratto di quelle due pagine al Processo di Biscardi e poi ho saputo che quelle pagine erano state date anche a Giacinto Facchetti. La stampa equivocò il tutto perché non era un dossier dell’Inter, ma un riepilogo documentato molto compatibile con la realtà dei fatti. Il Corriere della Sera parlò di un dossier dell’Inter e Bargiggia a Studio Sport mostrò l’originale del mio fax in diretta. Tra l’altro, sempre nel febbraio 2006, io questa vicenda l’avevo segnalata alla redazione sportiva di Sky (la quale è evidentemente condizionata dal patto di marketing Milan-Juventus stipulato tra Giraudo e Galliani nel 2005) e mi fu detto che la cosa non era di loro interesse. Hanno preso un buco pazzesco: avrebbero potuto anticipare di mesi quello che poi è venuto fuori e invece hanno ignorato completamente la vicenda. A maggio decisi di scrivere un libro, mi rispose la Kaos, che si offrì di pubblicarlo e “Juve: il grande inganno” vendette circa 3.500 copie.

Pochi mesi dopo sarebbe scoppiato lo scandalo Calciopoli. Improvvisamente la stampa ci raccontava di un sistema minuziosamente costruito da Moggi, nel quale si accordava con arbitri e designatori sull’esito delle partite. Ma dove era la stampa durante Calciopoli?

La grande stampa (televisioni, quotidiani sportivi e nazionali) ha occultato il 90% delle notizie fondamentali. Nessuno mai ha pubblicato quello che ha pubblicato l’Espresso, e cioè il rapporto dei carabinieri del nucleo provinciale di Roma, che aveva svolto le indagini su input dei pm di Napoli dal quale si evincono 20 anni di calcio italiano malato e nel quale si parla delle dirigenze e delle proprietà di Milan e di Juventus in termini piuttosto gravi. L’Espresso le ha pubblicate queste cose, ma nessuno le ha lette. Il pubblico non sa niente di tutto ciò. Nel rapporto si parla per esempio dello sconto delle auto Fiat riservato ad arbitri e guardalinee, di Moggi che chiama Lapo Elkann per sbloccare le auto per i fabbisogni della Juventus. Cose confermate anche da Capobianco, ex-dirigente bianconero. E poi ancora dell’accordo di potere Galliani-Carraro-Giraudo-Moggi per controllare il calcio italiano. E di Platini, che chiede la raccomandazione ai fondatori della Gea per essere eletto alla presidenza dell’Uefa. E’ notizia di questi giorni che l’Interpol ha scoperto che la Champions League è più taroccata del campionato italiano di Moggiopoli, con 40 partite sotto indagine. Quindi anche l’arbitraggio di ieri e in generale delle ultime partite dei nerazzurri in Europa potrebbe essere conseguenza di un sistema manovrato. A novembre verrà pubblicato il rapporto di questa indagine, che dura da tre anni, e della quale ha parlato solo il Mattino. Questo per dare un’idea del livello d’informazione. Non è venuto fuori neanche il 4% di quello che i carabinieri avevano scoperto. I giornalisti prendevano il premio scudetto dalla Juve. Se la Juventus vinceva lo scudetto pagava anche i giornalisti amici a fine campionato. E poi smentiamo una volta per tutte la grandissima balla delle presunte intercettazioni della Telecom e del presunto coinvolgimento dell’Inter. I pm di Napoli hanno risposto che le intercettazioni le hanno condotte i carabinieri e i pm Beatrice e Narducci. C’è stata poi un’indagine di due anni su Telecom che ha escluso in via preliminare qualsiasi coinvolgimento di Tronchetti Provera e di Carlo Buora per quanto riguarda le famose intercettazioni illegittime della Telecom. L’Inter ha querelato recentemente Bergamo, ma nessun giornale ha aggiunto la considerazione che questa storia era già stata vagliata e risolta dai magistrati. L’Inter in questa vicenda non ha avuto nessun tipo di coinvolgimento.

Mourinho, appena arrivato in Italia, ha inquadrato immediatamente due problematiche del calcio italiano: la prostituzione intellettuale e il conflitto d’interessi. Nel suo libro si parla molto dell’asse Juventus-Milan. Ora dopo Calciopoli come si è ridisegnato?

Che cosa è successo dopo Calciopoli? Nulla. La dimostrazione classica è il trofeo Berlusconi, l’unico trofeo al mondo giocato da soltanto due squadre, che è nato nel segno di Telepiù in seguito diventato Sky, con gli stessi dipendenti e con la stessa dirigenza. Il patto di marketing tra Juventus e Milan è tuttora esistente, anche la santa alleanza stipulata da Galliani e Giraudo non è stata infranta. Sempre per rimanere in tema di conflitto d’interessi, Galliani è stato già eletto presidente della neonata Lega di A, ora separata da quella di B.

Come è nata la dedica speciale a Giacinto Facchetti?

La cosa più significativo è che il mio libro è andato in stampa drammaticamente il giorno in cui Giacinto Facchetti è morto. Ho appreso la mattina in cui dovevano stampare il libro, che era venuto a mancare, ho telefonato alla Kaos e siamo riusciti a inserire la dedica in prima pagina a Giacinto. In seguito sono stato contattato dal figlio Gianfelice, che mi ha detto di aver letto il libro e di considerarlo come il proseguimento del lavoro di mio padre. Mi è stato vicino anche nella presentazione del libro.

Che cosa ne pensa dell’uscita di De Santis? Ritiene che la stampa gli abbia dato il giusto peso?

Penso che De Santis l’abbia fatto perché la vicenda gli sarebbe costata qualche milione di euro di danno e sarebbe stato sul lastrico. Se c’era una figura corretta quella era sicuramente Facchetti. Avendo mentito e non potendo provare nessuna delle sue accuse per non rovinarsi ulteriormente la vita De Santis è stato costretto a farlo. Come sarà costretto a fare presto Bergamo. Come ha fatto anche Moggi: i disperati cercano di dire quello che facevamo noi, lo facevano tutti.

Che cosa ne pensa della prossima partecipazione di Moggi al Consiglio d’Amministrazione della Juve?

Una cosa tragicomica. Più tragica che comica. Moggi è attualmente imputato in cinque, dico cinque, processi penali a suo carico. Uno a Roma, dove è già stato condannato a 18 mesi di reclusione per illecita concorrenza tramite minaccia e violenza, uno per falso in bilancio, falsa fatturazione, illecita iscrizione ai campionati di serie A, plusvalenze a Torino per la gestione della Juventus (processo sul quale la Figc chiude entrambi gli occhi altrimenti la Juve dovrebbe essere nuovamente processata e retrocessa), un processo a Roma per diffamazione aggravata ai danni dell’Inter e di Facchetti, un processo di Napoli associazione a delinquere e frode sportiva. 5 processi, e una persona già condannata, processata e radiata a livello sportivo diventa opinionista, viene ospitata in trasmissioni; Italia 7 Gold gli ha fatto ora un lauto contratto come ospite fisso della trasmissione sportiva. E presto si presenterà come grande dispensatore di verità al Cda della Juventus. Ricordiamoci che l’avvocato della Juventus Zacconi aveva detto nel 2006 che carte alla mano erano da serie C. Questo in sede di Cda.

Gli errori arbitrali commessi negli ultimi anni sono imputabili a qualche sistema?

Non sono imputabili ad un sistema. Resta il fatto che Juventus e Milan hanno sistematici favori arbitrali in tutte le partite, occultati in maniera vergognosa dai giornali e dalle trasmissioni sportive. Come i torti, che subisce l’Inter e che vengono sistematicamente fatti sparire dalle moviole domenicali. Parlerei del conflitto di interessi e del fatto che Juventus e Milan controllano il 95% della stampa sportiva italiana. Questo induce gli arbitri a non sbagliare per non essere massacrati il giorno dopo. E induce gli stessi a sbagliare molto piacevolmente contro l’Inter perché sanno che i loro errori non verranno mai fatti vedere. In questo modo gli arbitri fanno anche carriera internazionale. Pensiamo ad Orsato per esempio. In Cagliari-Inter: espulsione di Mourinho, rigore non dato a Stankovic, rigore dato contro, con Maicon che non sfiora il cagliaritano. Non a caso Orsato quando ha arbitrato l’Inter ha sempre fatto di tutto per non farlo vincere. Lui è uno dei papabili per l’arbitraggio internazionale. Questo mi sembra un segnale molto significativo per capire chi comanda ancora oggi.

RINGRAZIAMO LA GRANDE DISPONIBILITA’ DI ALESSANDRO ARRIGHI!

scritto da il 16 ottobre 2009 alle 13:06

Questione di stile

facchetti_eurosport

Noi lo sapevamo già

Mi chiamava Facchetti, certo. Era uno dei più assidui, e una vol­ta la sua chiamata è stata al limite del lecito. Sì, mi spiace che Facchetti non ci sia più, ma così stanno le cose. E Moratti sa bene come erano i miei rapporti con Facchetti”.

Queste le parole infamanti del miglior arbitro di sempre – affermazione difficilmente smentibile, dopo il capolavoro (cit.) di Lecce-Parma 3-3 – in seguito allo scoppio dello scandalo di Moggiopoli. L’obiettivo era semplice: aggiungere un ulteriore elemento alla strategia mediatico-difensiva del “tutti colpevoli nessun colpevole”. Arriva puntuale la querela della famiglia Facchetti volta a difendere la lealtà dell’Uomo che ha contribuito a fare la storia dell’Inter.

Oggi, un po’ meno puntuale, arriva la smentita. Parole clamorose che svelano il trucco, l’intento e la bassezza di alcuni personaggi, nonostante il ravvedimento. Solo questo basterebbe per mettere in dubbio le dichiarazioni di tutti coloro rinviati a giudizio per “associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva”.

“Oggi non ripeterei quelle parole che non corrispondono per nulla al vero. Quelle frasi, di cui mi dolgo, sono false e gravi per l’offesa che hanno creato alla memoria di una persona sempre correttissima. Mi dispiaccio di quelle parole per le quali mi scuso pubblicamente”.

Immaginando il dolore di De Santis, sottolineiamo la scelta della famiglia Facchetti di ritirare la querela. Questione di stile.

scritto da il 20 settembre 2009 alle 13:48

Non solo calcio – recensioni

Buondì, come potete capire dal titolo, in questo post non si parla di argomenti strettamente legati al calcio, ma un legame con questo blog ce l’hanno ugualmente grazie a due persone conosciute la stessa sera ad una presentazione in zona Cadorna, alla Libreria dello Sport, entrambi interisti ed entrambi ottime persone (una poi qui sarebbe di casa, speriamo che si impratichisca presto con WordPress…) quindi non penso che stoneranno!

Recensione 1 – Icaro & Dedalo s.r.l.

Icaro & Dedalo s.r.l.

Icaro & Dedalo s.r.l.

Dopo “solo” una settimana dalla visione di questo spettacolo teatrale (il cui ricavato è andato alla Fondazione Giacinto Facchetti per lo studio e la cura dei tumori) riesco a parlarvene, con la premessa che non sono un esperto di Teatro (neanche a digiuno del tutto però).
La storia di Icaro e Dedalo (l’inversione dei nomi rispetto al mito greco non è casuale) viene rivista da Gianfelice Facchetti, fino a diventare quasi un semplice pretesto per parlarci del rapporto tra un padre ed un figlio, con un evidente preponderanza del punto di vista di questultimo.
Entrambi i protagonisti non rappresentano solo se stessi nella versione classica della storia, ma sono due generazioni, due ruoli, a confrontarsi davanti allo spettatore, un burbero genitore prigioniero della tradizione del pater familiae che tutto può e tutto decide, ed un figlio ribelle a tutto, in cerca di una sua identità  in quanto qualcosa di più che non semplicemente il figlio di suo padre.
Lo scontro è in parte mediato dalla figura della madre Naucrate, figura praticamente irrilevante nel mito greco che qui assume pari dignità rispetto a padre e figlio: è al tempo stesso una donna di una volta, assolutamente non emancipata dal marito, ed una “rivoluzionaria” pronta a rischiare la propria incolumità nell’infrangere l’autorità del capofamiglia per proteggere il figlio e consentirgli di spiccare il primo volo, quello senza ali nel mondo che è altro dalla famiglia.

Lo spettacolo è molto appassionante, inizia “soft” da dove finisce la storia che tutti conoscono, con Icaro morto per aver volato troppo vicino al sole, per poi tornare indietro nel tempo e svilupparsi autonomamente, in un crescendo di situazioni paradossali (complice un’azzeccata colonna sonora ed un testo non pesantemente classico, in cui abbondano giochi di parole ed allitterazioni), simbolismi (i cerchi di sabbia sempre più concentrici che delimitano il “territorio” del capobranco, il ritratto del padre, il senso traslato del “labirinto” e del “minotauro”…) e citazioni/parallelismi (tra tutte, spiccano quelle con il più famoso “racconto di formazione” italiano, cioè Pinocchio, ma ve ne sono molte altre sia filosofiche che teatrali).
E particolarmente significativo, oltre che coinvolgente, è anche il fatto che il confronto generazionale non sia solo verbale ma proprio fisico, ogni  spinta, ogni scontro non è fine a se stesso ma “comunica” allo spettatore qualcosa.

Attenzione però, è proprio necessario che uno scontro di questo tipo abbia vinti e vincitori?
La risposta, pienamente giustificata e senza colpi di scena illogici, potete trovarla andando a vedere lo spettacolo, augurando a Gianfelice (persona squisita anche sabato scorso nel pre-spettacolo, dopo la presentazione di qualche mese fa) ed ai tre bravi attori (Jacopo Fracasso, Pietro De Pascalis ed Annalisa Salis sono rispettivamente Icaro, Dedalo e Naucrate) di poterlo presto proporre in giro per l’Italia!

Recensione 2: Il compagno Tommie Smith ed altre storie di sport e politica

Il compagno Tommie Smith: la copertina del libro

Il compagno Tommie Smith: la copertina del libro

Se la recensione precedente è in ritardo di una sola settimana, questa per il bel libro di Rudi (il nostro Taribo) Ghedini aspettava di uscire dal cassetto mentale in cui stava da ormai un paio di mesi!
L’autore ci conduce, lungo dieci tracce principali (messaggi, uniformi, identità, colori, disobbedienze, defezioni, palcoscenici, limiti, retoriche, rivoluzioni), in un viaggio tra i molti punti di contatto che possono esserci tra lo Sport, nel senso più puro ed autentico cioè lo sforzo, l’impresa, la passione che contraddistinguono il gesto o la storia di un atleta, e tutto il resto, inteso come chi cerca di appropriarsene per altri scopi o semplicemente per gli scherzi della Storia si trova ad intersecarne il momento, come capita in molti episodi ambientati durante le guerre mondiali o che coinvolgono atleti perseguitati o esaltati a modello dai vari regimi di diversi colori, con il paradosso, in alcuni casi, di subire entrambe le situazioni a seconda del successo sportivo.

Il caso che dà il titolo al libro è forse più famoso, riguarda la finale dei 200m di Città del Messico ’68 che vide sul podio il gesto di sfida di due atleti statunitensi membri del movimento nero che si opponeva alla segregazione raziale ed un australiano che pure solidarizzò con loro indossando una spilla del movimento, subendo al ritorno in patria una campagna diffamatoria analoga a quella che i vertici sportivi a stelle e strisce riservarono ai due afroamericani; è un caso in cui è l’atleta che rifiuta di essere solo il simbolo di qualcosa che non ha scelto, cioè la supremazia U.S.A. e la retorica degli inni e delle bandiere, asfissianti nelle olimpiadi moderne quanto l’invasività di certi sponsor, per diventare portatore di un proprio messaggio, qualcosa in cui crede anche a costo di andare incontro a pesanti conseguenze.

La narrazione non segue un rigoroso ordine cronologico nemmeno all’interno dei singoli capitoli “tematici”,  ma Rudi riesce comunque a trovare il pretesto, alla fine di ogni aneddoto, per introdurre il successivo, così che non ci si senta mai nel bel mezzo di un elenco telefonico, tale è la mole di episodi raccolti meticolosamente e proposti a chi come me non ne sapeva proprio niente di questi risvolti della Storia.
Un altro merito che non si può non sottolineare è uno stile molto asciutto, gli episodi vengono raccontati senza orpelli nè giudizi espliciti dell’autore, ogni lettore può farsi un’idea perchè il fatto descritto è lì, di semplice interpretazione e non servono molte parole aggiuntive.

Personalmente mi hanno colpito molto la parte dedicata al CIO ed a ciò che sta dietro le olimpiadi (non vi dico la sorpresa nel constatare che in passato qualcuno aveva già proposto quello che sogno io nel 2009, ovvero i Giochi senza bandiere, inni e nazionali, ma incentrate sugli Atleti come avveniva nell’antica Grecia), perchè in effetti non viene spesso in mente che tipo di organizzazione sia, come funzioni, quanto potere abbia senza il controllo praticamente di nessuno, e le molte storie ambientate durante la seconda guerra mondiale per la loro inevitabile tragicità.
Infine, una piccola considerazione personale: dopo aver letto il libro non so come si possa guardare senza una forte dose di compatimento il 90% dei calciatori e degli sportivi in genere dei giorni d’oggi, il cui massimo “messaggio” riportato altro non è che un “just do it” o “impossible is nothing”.
Ma non voglio cadere nel “si stava meglio quando si stava peggio”, per carità, è solo una forte simpatia per quando lo sport veniva praticato da fisici improbabili per i nostri standard contemporanei, con una forte componente di dilettantismo ma con dosi anche maggiori di passioni e significati profondi.

“Il compagno Tommie Smith ed altre storie di sport e politica” di Rudi Ghedini, Edizioni Malatempora, 215 pagine, 11€.

scritto da il 5 settembre 2009 alle 11:22

Da vedere: Icaro & Dedalo Srl

Facchetti_400Comunicato Stampa – Un moderno Icaro dei nostri giorni, che tenta di spiccare il volo tra conflitti generazionali, incomprensioni con il padre e relazioni sbagliate. È il protagonista di “Icaro & Dedalo srl” uno spettacolo teatrale scritto e diretto da Gianfelice Facchetti, che verrà rappresentato il 12 settembre 2009 alle ore 21 al Centro di Ricerca per il Teatro (CRT) di Viale Alemagna, 6 – Milano.

Gli incassi dello spettacolo (l’ingresso costa 15 euro) verranno interamente devoluti al sostegno della Fondazione Giacinto Facchetti per lo studio e la cura dei tumori O.N.L.U.S. di cui il regista è socio fondatore.

Lo spettacolo verrà messo in scena dalla Compagnia Facchetti/De Pascalis presso il CRT, il primo e più importante centro italiano nel campo della sperimentazione e della ricerca teatrale. Gianfelice Facchetti, autore e regista, è considerato fra i più promettenti ed ironici registi del panorama nazionale. Gli attori, Pietro De Pascalis, Jacopo Fracasso e Annalisa Salis con una recitazione partecipe e di elevata qualità coinvolgono emotivamente il pubblico.

La Fondazione, che porta il nome di Giacinto Facchetti per una condivisione di comportamento e di valori, sostiene la ricerca clinica spontanea nell’ambito della prevenzione, diagnosi e cura dei tumori. S’impegna, inoltre, a trasferire i risultati degli studi ai pazienti in tempi brevi.

Per prenotazioni e prevendita: Biglietteria CRT – Tel. 02/89011644 – E-mail: promozione@teatrocrt.it – Call center Vivaticket 899.666.805 – www.vivaticket.it

Per informazioni: Fondazione Giacinto Facchetti – Tel. 02/23903695 – E-mail: fondazionefacchetti@alice.it

Ai lettori assidui e occasionali un invito ad assistere e sostenere lo spettacolo.

scritto da il 17 gennaio 2009 alle 12:45

Via del campo (c’è una puttana…)

Nel decennale della morte del poeta/cantautore/studioso genovese e genoano F. De Andrè spiace dover contraddire una delle sue strofe più famose:

“dai diamanti non nasce niente,
dal letame nascono i fior”

In questa settimana infatti abbiamo assistito al solito letame che genera altro letame, diciamo per partenogenesi, e ad un raro esempio di diamante figlio di diamante.

Per iniziare bene la giornata di vigilia di Atalanta – Inter partiamo da questo secondo aspetto, vale a dire le parole di Gianfelice Facchetti, figlio dell’indimenticabile BANDIERA  e PRESIDENTE, per uno di quegli strani scherzi del destino legato al nero&azzurro anche di Bergamo oltre che della Beneamata. L’intervista ha già fatto il giro del web, quindi ci limitiamo a linkarla qui. Vale la pena di ricordare che questa storia non inizia ieri, o a Porta a Porta, ma è conseguenza diretta di quanto iniziato all’indomani dello scoppio di Calciopoli.

La situazione era la seguente: contemporaneamente alle prime indiscrezioni Giacinto Facchetti era ricoverato in ospedale per l’aggravarsi della terribile malattia all’insaputa dei più; Moggi nei primi goffi tentativi di difesa (quando era l’unico sicuro di essere stato beccato con le mani nella m…armellata e il sistema mediatico non aveva ancora chiare direttive su cosa dire, per intenderci) inizia a tirare in ballo Facchetti con allusioni a sue telefonate e fidejussioni alla Reggina (aspetto legato all’attività di broker del Presidente).

Il Cipe non può difendersi pubblicamente, nelle sue condizioni, ma parte una querela nei confronti del lurido;  di lì a poco alle indiscrezioni segueono le indagini di Palazzi, il licenziamento della Triade ed il processo sportivo. (Quasi) tutta l’Italia si rende conto direttamente di cosa ha combinato “er paletta” che quindi deve provare a limitare i danni, più che continuare a spargere letame su uno dei pochi simboli positivi del calcio italiano.

Purtroppo il 4 Settembre il male si porta via Facchetti, e il simbolo dello schifo del calcio italiano, il secondo flagello in ordine temporale ma primo per entità dei danni causati, questo autentico letamaio vivente ha il coraggio di affidare alle agenzie le seguenti parole: “…non sapevo delle condizioni di Facchetti, o non avrei detto quelle parole…”

Il che, se si ha un minimo di cervello, può voler dire solo due cose a rigor di logica:

1) che sono vere ma avrebbe avuto “pietà” del malato, non rivelando niente
2) oppure che si è inventato TUTTO di sana pianta, e che se avesse saputo delle condizioni di Facchetti avrebbe evitato di tirare questo bel carico di M…oggi sul defunto, e per niente, visto che non ha poi confermato queste accuse nel corso del processo sportivo.

Ma a questo punto della squallida storia entra in scena Gianfelice, che non avrà seguito le orme del  padre sul campo da gioco, ma da lui ha appreso i valori della vita, quelli che distinguono le persone per bene da quelli lì. E quindi non solo porta avanti la querela nei confronti di Moggi, ma promette un uso dell’eventuale risarcimento in linea con lo spirito del Cipe, oltre a querelare anche l’ex arbitro (non imparziale) De Santis.
Chissà, forse è per questa non-rinuncia della famiglia Facchetti a voler pulire la memoria di Giacinto dal fango gettatogli addosso, che il condannato Moggi l’altra sera ha sentito l’esigenza di ritirare in ballo  una persona a cui non avrebbe avuto il diritto nemmeno di allacciare le scarpe, ma NOI non dimentichiamo.
Al fianco di Gianfelice, al fianco idealmente di Giacinto.

Mai stati quella roba lì, NOI. (cit.)

PS: siccome all’inizio si è accennato al letame che figlia incessantemente, accenniamo all’ultimo caso umano discendente da Calciopoli, cioè l’intervista manipolata ad arte del Romanista (l’unico giornale scritto con le lacrime – cit.) a Perrotta: basta prendere delle parole chiaramente sarcastiche (Domanda: Moggi ha detto che lo scudetto dell’anno scorso la Roma lo avrebbe vinto senza certi aiuti all’Inter.
Perrotta: “Magari arrivasse una nuova Calciopoli, così quello dell’anno scorso ce lo assegnano… io preferisco pensare che l’anno scorso l’Inter ha vinto perchè si è rivelata la squadra più forte…”. ) e titolare: “PERROTTA: UN’ALTRA CALCIOPOLI? MAGARI, COSI’ VINCIAMO SCUDETTO” (sorvolando sull’italiano sgrammaticato ovviamente…). Come cantava Faber?

“Via del Campo c’è una puttana
gli occhi grandi color di foglia
se di amarla ti vien la voglia
basta prenderla per la mano

e ti sembra di andar lontano
lei ti guarda con un sorriso
non credevi che il paradiso
fosse solo lì al primo piano.

Via del Campo ci va un illuso
a pregarla di maritare
a vederla salir le scale
fino a quando il balcone ha chiuso. ”