scritto da il 9 marzo 2010 alle 16:38

La frenata

La frenata è evidente, brusca, preoccupante: 4 pareggi nelle ultime 5 partite, di cui tre 0-0, un drastico ridimensionamento delle occasioni da rete, fino alla peggiore Inter casalinga dell’Era Mourinho, quella vista nei primi 70′ domenica sera, senza ritmo, senza cattiveria agonistica, sempre in ritardo sui palloni vaganti. Al netto delle due espulsioni, mi è parso di rivivere la prima mezzora di Inter-Samp, e stavolta è mancata anche la scossa nervosa di quell’altro 0-0.

Sul significato di questa frenata e sulle possibili conseguenze, immagino avremo opinioni diverse. La mia è che Mourinho stia esagerando nel minimizzare l’importanza della manovra di centrocampo, e che questa sua “filosofia” si sommi allo scadente stato di forma dei centrocampisti. Sneijder è rimasto allo shock dell’espulsione nel derby, quello di prima non si è più visto, gli avversari hanno imparato a conoscerlo e vanno a pressarlo in ogni zona del campo. Stankovic – che non avrei mai sostituito, domenica sera – è reduce da uno dei suoi tipici infortuni, dai quali fatica sempre a riemergere. Cambiasso e Thiago Motta – i due centrocampisti più intelligenti – erano assenti. Zanetti ha di nuovo fatto il terzino. Muntari – non solo per colpe sue – ha di nuovo raccolto la sua dose di fischi. Mariga e Khrin sono rimasti in panchina, e la riesumazione di Quaresma è avvenuta ed è stata vissuta come una mossa della disperazione.

Mourinho non rinuncia mai alla difesa a 4, anche quando gli avversari giocano senza attaccanti. Per cui si sono visti Samuel, Lucio e Cordoba senza nessuno da marcare e senza sapere che fare del pallone, visto che non trovavano un compagno (vicino) a cui affidarlo: il numero impressionante di passaggi sbagliati, di errori di misura, mi ha fatto pensare a quanto sia superiore il Milan in questa fase del gioco (Nesta e Thiago Silva non buttano via un pallone).

Inevitabilmente, Inter-Genoa ci riconsegna il dibattito su Balotelli, su quanto sia ondivago se non dannoso, quando la partita prende vesti tattiche che lui, semplicemente, non capisce. Per me, sia il 4-2-3-1 che Balotelli vanno usati con parsimonia, per sparigliare situazioni bloccate: è vero che a Udine, giocando dal primo minuto, Balotelli è stato decisivo, ma se davvero ieri sera ha giocato con la febbre alta, andava sostituito prima. Non mi ha convinto la formazione di partenza, troppo offensiva e senza supporto a centrocampo (il primo tiro in porta, da fuori area, l’ha fatto Stankovic al minuto 39). Non mi ha convinto la scelta di Pandev insieme a Balotelli, in una partita in cui serviva qualcuno capace di colpire sottomisura, in mischia, su palloni sporchi (l’ingresso di Eto’o mi è parso tardivo).

Qualcuno pensava bastasse la maglia del Centenario per vincere le partite? Restare 4 punti avanti dopo cinque partite giocate mediamente male (fa eccezione il primo tempo di Udine) può indurre a pensieri ottimisti, ma è una sensazione destinata a ribaltarsi, se da Catania e Palermo non si farà ritorno con 4 punti. Arrivano tre trasferte consecutive, con il Chelsea di mezzo, dunque non è il caso di farsi illusioni: il campionato resterà in bilico fino alla fine, e forse non basteranno gli 80 punti che credevo sufficienti.

scritto da il 8 marzo 2010 alle 14:48

“Anti-Inter”, la finale. Ed altro

il ritratto di Adrian Gray

il ritratto di Adrian Gray

Dopo mesi di sfide, ballottaggi ed avvicendamenti che hanno mietuto vittime eccellenti,  va finalmente in scena la finale di “Anti-Inter”, il talent-show che da tenuto col fiato sospeso l’Italia intera. Milioni di telespettatori in estasi davanti alla tv, le premesse per uno spettacolo senza precendenti: lo share decolla quando loro, Roma e Milan, scendono in campo a contendersi lo scettro di antagonista unica ed indiscussa dei nerazzurri. In questi lunghi mesi, hanno superato la concorrenza di corazzate come la Juventus di Felipe&Melo, la Sampdoria di Pozzi e Pazzini e il magico Napoli di Mazzarri, l’uomo che in proporzione alla sua dotazione ne ha stese più di John Holmes. Qualità al top anche per quanto riguarda il direttore di gara: tocca a Tagliavento, che si è assicurato sul filo di lana il contest per i fischietti deliziando il paese con le sue ormai celeberrime “intepretazioni alla lettera”. In lacrime, in un angolino buio e puzzolente, il secondo classificato Rocchi, che dopo la sontuosa prestazione nel derby si sentiva già in tasca la designazione.

La gara è una parata di stelle. In campo, va in scena l’orgia degli esteti, l’orgasmo dei sensi, un trionfo di beatitudine le cui sintesi spodesteranno presto tutti i threesome su Youporn. Le telecamere, per concedere qualche attimo di tregua ai goderecci spettatori, indugiano sulla tribuna, dove un Ferguson terrorizzato ma allo stesso tempo visibilmente eccitato segue con ansia gli sviluppi di questa appassionante finale.

Alla fine di un primo tempo elegantemente concluso senza reti, va in scena la testimonianza di Jankulovski, scampato per pochissimo alla deportazione ad Appiano Gentile. La ripresa conferma quanto detto durante la settimana: è in scena il top del calcio italiano. Un sabato per ghiottoni, quello della ventisettesima giornata: oltre alla supersfida dell’Olimpico, grande spettacolo anche a Firenze, dove torna in auge lo Zico del terzo millennio, l’uomo che aveva infiammato le prime puntate di “Anti-Inter” a suon di piroette e giravolte. D’obbligo, per i sostenitori viola, porsi alcune domande: contro la loro squadra, Quaresma si è esibito in giocate da campione e Diego e Grosso (ed Amauri all’andata!)sono riusciti a segnare nella stessa partita. Che ci sia, forse, qualcosa che non va?

A Roma, comunque sia, si va sul velluto fino al novantesimo. Gli spettatori di sesso maschile sono costretti a mascherare con imbarazzo evidenti gonfiori intimi, mentre le donne, incantate dalle invenzioni di Dinho e dalle cannonate di Borriello, si producono in ammiccamenti e sfregamenti più o meno voluti. L’atmosfera è così calda che deve intervenire Galliani in sandali, calzini bianchi e canotta sporca di ragù per placare l’incendio di passione.

La grandezza delle due contendenti non permette che il risultato si sblocchi: finisce pari, con uno 0-0 molto chic e trendy che non placa affatto i bollori del pubblico, ma che anzi favorisce le congiunzioni tra tifosi di opposte fazioni. Beltà e raffinatezza anche nel dopo-partita, con Leonardo che piangiucchia per il non-rigore non concesso dopo un pur leggiadro decollo di Ambrosini e Ranieri che gongola per il punticino guadagnato.

A designare la vincitrice del talent show sarà dunque il televoto: vista l’altissima posta in palio, ci si aspettano telefoni bollenti per settimane. Oltre alla possibilità di contendere lo scudetto all’Inter, infatti, la squadra vincitrice si porterà a casa uno stock di pompose targhe celebrative, corredate da pratiche istruzioni per apporle facilmente sulle maglie da gioco. Tra i votanti, verranno estratti cinque fortunati che riceveranno un cd di grugniti, ululati e bestemmie, per esercitarsi a casa e non farsi trovare impreparati la prossima volta allo stadio.

Nella partita di domenica sera, Inter e Genoa si ritrovano addosso l’enorme pressione di dover mettere in campo uno spettacolo tale da non far rimpiangere le leccornie della serata precedente. Prodigandosi in un grande sforzo, però, le due compagini riescono nell’intento: dopo novanta minuti di ciabattate, scazzi ed imprechi, il risultato è un altro godibile zero a zero, assolutamente all’altezza di quello dell’Olimpico. Migliore in campo Quaresma, che ha infiammato il pubblico con qualche tocco dei suoi e che ha svegliato la squadra dal misterioso torpore nel quale era rimasta intrappolata fino al suo ingresso in campo: che anche alla luce di questo fatto ci sia da porsi qualche domanda?

L’impressione, e qui divento serio per un attimo, è che la sfida di Champions stia catalizzando su di sé molte energie, soprattutto mentali: non è un caso, secondo me, che da un mese a questa parte gli approcci alla partita non siano più gli stessi. Anche un po’ di stanchezza, certo, e magari anche un comprensibile e fisiologico calo di prestazioni dopo 5 mesi da schiacciasassi: l’avvicinarsi del ritorno col Chelsea, però, è sicuramente un elemento di cui tenere conto, sebbene la tesi del “eh ma la mente è al [temibile avversario di turno]” mi sia sempre sembrata niente di più che una pessima giustificazione per dei brutti risultati.

Un’altra impressione che ho è che questa squadra si esalti nelle difficoltà, come testimoniano il trionfo nel derby, gli splendidi sessanta minuti in nove contro la Samp, la reazione immediata al gol di Kalou e la bella vittoria della scorsa settimana con una formazione a dir poco rimaneggiata. Ieri sera era tutto “normale” o quasi, ed era una delle classiche partite che vengono affrontate senza troppo mordente e con la presunzione del “prima o poi tanto un gol lo troviamo”. Abbiamo iniziato a far benino soltanto quando la gara era agli sgoccioli ed avevamo in campo ottantatré punte, e anche questo per me non è un caso.

Che dire, venerdì prossimo a Catania le difficoltà saranno parecchie, in un ambiente caldo e con davanti una squadra tra le più in forma del campionato. Speriamo che la mia tesi si riveli fondata.

A Stamford, poi, ci saranno più difficoltà che in ogni altra occasione.

E qui ci aggiungo un bello “sgrat”, che non fa mai male.

scritto da il 7 marzo 2010 alle 23:45

Una serata no.

E’ stata forse la peggior Inter vista quest’anno. La squadra è sembrata svogliata, quasi demotivata, soprattutto nel primo tempo. Nonostante l’offensivissimo 4-2-3-1 di partenza, l’unico tiro in porta nella prima frazione di gioco è arrivata al minuto 40, con una conclusione da circa trenta metri che non ha minimamente impensierito Amelia. In fase difensiva non abbiamo mai sofferto e l’unico pericolo da segnalare è una conclusione di Mesto da fuori area, respinta a mani aperte da Julio Cesar.  Il Genoa è arrivato a S.Siro per contenere, con una formazione molto prudente e ben messa in campo. Partita ordinata quella dei rossoblu, che sono riusciti ad imbrigliare la nostra manovra, anche per i tanti errori dei nostri in fase d’impostazione. Tantissimi passaggi sbagliati e molte imprecisioni non ci hanno consentito di creare azioni degne di nota.

Nella ripresa le cose sono un’pò migliorate, con la squadra leggermente più brillante rispetto alla prima frazione. Dopo pochi minuti Milito ha avuto la palla buona per sbloccare il risultato, ma sul disturbo di un avversario ha calciato a lato da buona posizione. Sembrava comunque il segnale che le cose stessero per cambiare.  Invece no, perchè la squadra è ripiombata in quello stato di indolenza già visto durante i primi 45 minuti. Poi il doppio cambio Muntari-Cordoba e Eto’o-Pandev ha mutato un’pò l’atteggiamento dei nostri. Il ritorno del capitano a centrocampo ha riportato un’pò di vitalità in mediana, dando la scossa ai nostri, che hanno provato finalmente ad andare avanti con più convinzione. Gli ultimi venti minuti hanno prodotto alcune situazioni interessanti dalle parti di Amelia. Non a caso però  i pericoli maggiori sono arrivati con conclusioni da fuori, a dimostrazione di come il Genoa abbia difeso molto bene negli ultimi 16 metri. L’ingresso di Quaresma per Deki nel finale, è stato l’estremo tentativo di portare a casa l’intera posta, senza però riuscirci.

Un passaggio a vuoto per il quale si possono trovare mille motivi. I tanti giocatori reduci dagli impegni con le nazionali, Balotelli con 38,5 di febbre, le assenze a centrocampo (reparto nel quale più degli altri è mancata la brillantezza) di Cambiasso e Motta, sono solo alcuni degli alibi che si possono accampare. A mio modo di vedere si è trattato semplicemente di una serata no, di quelle che possono capitare nell’arco di un campionato. Alla luce del pareggio di sabato sera tra le due migliori  squadre a livello estetico (cit.), questo 0-0 lascia in bocca un sapore agrodolce per non essere riusciti ad allungare sulle dirette rivali, ma di contro c’è la consapevolezza che i punti di vantaggio rimangono invariati con una partita in meno da giocare.

scritto da il 19 ottobre 2009 alle 0:15

5 luci nel porto di Genova

24 ore dopo, a mente fredda, possiamo dirlo: è stata una grande serata, quella del Marassi.

Non per il primo posto in solitaria, con Sampdoria staccata di 2 punti e Fiorentina e Juventus di 4, ma per alcune impressioni che si sono viste confermate in questi due giorni:

  1. la possibilità di applicare differenti assetti tattici, a seconda degli uomini a disposizione, il classico”di necessità virtù”; ieri è toccato al 4-5-1 o 4-3-2-1 come piace ai più sofisticati, un modulo che già in passato ci aveva dato qualche soddisfazione ma che raramente aveva visto come interpreti contemporaneamente in campo gente che si intendesse così velocemente come ieri sera.
  2. Sneijder: il gioiello della campagna acquisti, più di Milito ed Eto’o, perchè è uno che mette in condizione di segnare, facile facile, persino un Vieirà d’annata, perchè ha praticamente le chiavi del centrocampo, nessun pallone dato a lui è perso, detta i tempi di ogni manovra… e, scusate se è poco, di ciò beneficia pure chi non è esattamente un fulmine di guerra, cioè Zanetti e Muntari, che vengono sgravati da qualsiasi compito di “costruzione” potendosi esprimere al meglio sul loro campo, quello della fisicità (da cui tra l’altro nascono due gol)!
  3. La mentalità: fatto il primo gol, si cerca con ordine il secondo, poi il terzo… e quando c’è un pallone vagante, qualcuno prova a trasformarlo in un’azione pericolosa comunque; e l’attaccante torna, copre, riparte, che si chiami Balotelli o Eto’o è così che vuole Mou, e così rendono al meglio… mai più “palla a tizio e ci pensa lui”, e se non proprio “mai”, almeno per un bel po’;  è giusto citare, perchè sennò poi sembra tutto scontato, il carattere di giocatori come Stankovic, che non si tira mai indietro dal provare qualche “tiro ignorante” di galandiana memoria… cito lui per l’intera “vecchia guardia”, quella che ha vinto anche il primo scudetto, il più bello, perchè da un contributo in termini di carica che fa la differenza tra un gruppo di spocchiosi senza prospettive ed un gruppo vincente.
  4. Lo stato di salute delle altre squadre di vertice: la Sampdoria oggi scontava la Cassanite all’Olimpico (intesa come sindrome non scientificamente spiegata che impedisce all’attaccante barese di rendere al meglio in quello stadio da circa 4 anni) contro una buona Lazio ma soprattutto dovrà fare a meno a Pazzini per un mesetto, i gobbi continuano a perdersi in troppe dichiarazioni che puntualmente disattendono per vari motivi, dagli acciacchi muscolari all’inesperienza di Ferrara, la Fiorentina è un buon progetto con delle ottime individualità… da circa 5 anni; altre squadre credibili non ne ho viste, nella parte alta della classifica, e nemmeno nel posticipo di stasera… Preghierina della sera: Libera nos a Burdisso, definitivamente…
  5. Le prospettive future: a questa squadra, che ha dato 5 gol al Genoa a Marassi (segnare, please, che voglio vedere quanti sapranno fare altrettanto o semplicemente vincere), presto andranno riaggiunti in rigoroso ordine temporale Eto’o (a cui vanno i complimenti per essere in lizza per le primissime posizioni del Pallone d’Oro, anche se lo vincerà Messi), Motta e Milito; non so voi, ma a me non pare la stessa cosa che dire “eh, ma abbiamo recuperato Sissoko (quello coi denti a posto)o “aspettiamo Del Piero” .. soprattutto se, mentre li aspetti entrare, dalla porta girevole dell’infermeria ti accorgi che stanno per darsi il cambio con un certo portiere…

Ma questa è un’altra storia, come pure le grottesche prime pagine di Tuttosport ed i bizzarri propositi dell’espero di governance Luciano Moggi: “Parteciperò alla prossima assemblea degli azionisti della juve, voglio capire perchè non si sono difesi da calciopoli; posso farlo perchè anch’io possiedo delle azioni della società”.

Certo, la maggior parte di quelle azioni le possiede come parziale compenso per esserne stato un alto dirigente, protagonista di calciopoli… era un po’ difficile che l’assemblea che lo confermava anno dopo anno difendesse la società o almeno il suo buon nome (vabbè…si fa per dire) dalle sue malefatte.

Se la cosa non mi facesse profondamente schifo, comprerei anch’io qualche azione della vecchia megera, per andare all’assemblea, intervenire e domandare alla nuova dirigenza come mai non fosse partita una bella azione di responsabilità per danni alla cosidetta “triade”.. magari l’han già spiegato, magari la risposta la intuiamo tutti, ma se vale tutto uno si adegua…

P.S.: non ho seguito la Formula 1 quest’anno, ne sono strafelice perchè di campionati con le regole che valevano un tot al kilo ne ho già seguiti troppi nel calcio, però complimenti a Jenson Button, neo campione del mondo.
Intendiamoci, è probabilmente il più scarso dai tempi di… boh, non seguivo ancora quello sport, però per il solo fatto che abbia vinto nell’anno in cui Briatore lo aveva definito “un paracarro”, per poi essere mollato lui sul ciglio della strada dalla compagnia di mattacchioni che governa la Formula 1, mi è molto simpatttico.

scritto da il 8 marzo 2009 alle 11:02

Il mese che decide tutto

La potenza è nulla senza Concentrazione.
Dopo la partita di andata col Manchester Josè Mourinho disse a proposito del ritorno, ormai incombente, “dovremmo essere bravi a sfruttare la prima occasione”. Sir Alex Ferguson, intervistato giustamente dalla Gazzetta, noto giornale della contea di Manchester, pensa che Mourinho punti ai rigori. Possibile? No, dato che con lo zero a zero interno la possibilità di andare ai rigori è assai minima. Forse pensa che ci affideremo in toto a Julio Cesar, ma io penso che Mourinho intenda riproporre a Manchester una Inter molto speculare a quella vista ieri. Stretta, corta, compatta e in grado di ripartire, magari tenendo lo United abbastanza lontano dall’area di rigore.

Per fare questo servirà la difesa alta. La linea difensiva però è un rebus, out Burdisso, ideale sulle palle alte, in stand-by Rivas, difficile dire come si presenteranno i due titolari, se saranno arruolabili e in che condizioni saranno: Samuel e Chivu danno una sicurezza sul piano tattico, ma mi accontenterei del solo The Wall in campo, essendo a corto di miracoli.

Cambiasso dietro? Se ci fosse comunque emergenza dovremmo adattare Cambiasso, con grande perdita per il centrocampo. Si può sperare in Vieira, nel recupero di forma di Muntari, in qualche apertura magica di Zanetti… ma la verità è che ancora una volta dovremmo affidarci ai nostri uomini migliori, se avranno la forza e la voglia di sputare sangue. Ibrahimovic ieri ha giocato bene, ma quando è lasciato solo in attacco si stanca prima e perde in lucidità. Il Balotelli visto ieri, del quale giustifico totalmente l’aspetto mentale, perchè certo lui ha passato una settimana assurda, non De Rossi, che immagino l’abbia spesa nelle sue note letture edificanti, vale il triplo di Adriano e deve giocare. Ma ogni calcolo rischia di diventare aleatorio con le incertezze che gravano sul reparto difensivo. Preferisco pensare che andremo all’Old Trafford a lottare e vada come vada.

Capitolo Campionato.
Mancano 11 partite alla fine del campionato e abbiamo 7 punti di vantaggio sulla Juventus.

Inter-Fiorentina
Inter-Reggina
Udinese-Inter
Inter-Palermo
Juventus-Inter
Napoli-Inter
Inter-Lazio
Chievo-Inter
Inter-Siena
Cagliari-Inter
Inter-Atalanta

Juve-Bologna, Roma-Juve, Juve-Chievo, Genoa-Juve, Juve-Inter, Reggina-Juve, Juve-Lecce, Milan-Juve, Juve-Atalanta, Siena-Juve, Juve-Lazio.

Posto che la Juventus ha un finale agevole abbastanza simile al nostro, con squadre già sistemate (a meno di un crollo del Siena: Torino, Lecce, Chievo e Bologna sembrano più deboli), il campionato si deciderà proprio in questo mese che ci separa dallo scontro diretto. Fare bottino pieno nelle prossime 4 giornate, questo è l’obbiettivo realistico che dobbiamo prefissarci, sapendo che così andremo a Torino per mettere la parola fine al discorso scudetto.

Balotelli e i telecronisti di Sky.
Ne abbiamo sentito di peggiori. Ma il telecronista di ieri, ogni volta che ci ricordava di essere uno sportivo, giudicando male qualsiasi fallo di Balotelli (spesso avvenuti per irruenza), merita di guardarsi 10 dvd di Rino Gattuso. Se ogni fallo meritasse l’ammonizione, Gattuso giocherebbe al massimo 15 partite l’anno.

I migliori e i peggiori.
L’Inter nel complesso ha giocato una buona partita. Il Genoa è stato pericoloso soprattutto nel primo tempo, nella ripresa l’Inter ha giocato più alta. L’occasione maggiore di Thiago Motta arriva per un classico errore di posizionamento di Cordoba. Il colombiano esce sulla destra per aiutare e coprire Maicon (6) su Milito e Jankovic, l’azione si ribalta dall’altro lato, Motta si butta nello spazio vuoto lasciato da Milito e colpisce a botta sicura. Cordoba (6) rincula in ritardissimo e ha pure la tentazione di allungare il braccio e affossare il brasiliano, che lo precede. Julio Cesar (7) salva. Nella ripresa è Biava ad andare vicino al gol, Cambiasso (7.5) è bravissimo, ma in difesa si comporta pur sempre da centrocampista. L’azione sul Cuchu è probabilmente viziata da fallo, ma non fa niente. Biava tira di poco fuori.

Molto bene Stankovic, Zanetti e Ibrahimovic. Ibra alla fine è stanco, ma al primo minuto è straordinariamente lucido (7.5). Fornisce anche l’assiste per il gol di SuperMario Balotelli. Zanetti nel secondo tempo sale in cattedra, erigendo una muraglia davanti a Cambiasso. Voto: 7. Stankovic fatica parecchio, perchè deve spremersi in un ruolo di raccordo, con un doppio lavoro assicurato dalla presenza di Figo e Mancini, che appaiono spaesati. Suo il lancio del gol iniziale. Tanta quantità e qualità, quando serve. Bene anche Burdisso, finchè è rimasto in campo. Conosce Milito e sa come prendergli le misure, il suo è un infortunio grave. Da rivedere il solito Muntari, abbastanza contenuto Santon, che pure ha fatto una sgroppata delle sue, prendendosi una punizione dal limite dell’area, sprecata da Balotelli. Caso a parte proprio SuperMario: tatticamente disciplinato, ha la lucidità di infilarsi nel mezzo della difesa genoana e perforare Rubinho.

I dubbi se la palla sia entrata o meno rimangono intatti. Certo non è scandaloso dare un gol del genere, dato che forse rimane sulla linea la proiezione della sfera. Questione di ombre insomma, che non tolgono nulla a una vittoria meritata, ottenuta su un campo fino a ieri inviolabile.

Voto 10 alla bentornata maglia del Centenario della Beneamata.

Marciapiedi e dintorni:
Il Giornale di Milano è tra quegli organi di stampa, praticamente il novanta per cento, che hanno volutamente equivocato il significato della storica conferenza stampa di Mourinho relativa alle prostitute intellettuali. Il Giornale e altri mass media hanno diretto le accuse del nostro tecnico a Milan, Juventus e Roma, invece di guardarsi dentro e riflettere. Pazienza.

Mettiamo chiarezza. Dal dizionario De Mauro – Watergate:

Prostituzione: attività di chi offre prestazioni di natura sessuale dietro il corrispettivo di un pagamento in denaro. Prostituzione Intellettuale: attività di chi offre prestazioni di natura intellettuale (sc.: scribacchini, giornalisti, redattori, inviati) dietro il corrispettivo di un pagamento in denaro, chiamato comunemente stipendio ed elargito da editori che perseguono uno scopo ben preciso nei confronti dell’Inter. La prostituzione intellettuale consiste nel coprire tutte le notizie che potrebbero mettere in cattiva luce le avversarie dell’Inter e dar risalto a tutti gli eventi negativi, inventati o reali, che accadono all’Inter.

Perchè ci si prostituisce: per fame, per mancanza di dignità, perchè si è vedove del Moggismo.

Il più chiaro esempio di prostituzione intellettuale è quella rivolta ai danni dell’Inter dal 2006 a questa parte. Lo scorso anno, per esempio, la Roma è la squadra che ha avuto più espulsi contro e se si guarda alla cifre nude e crude, si può notare che è stato un campionato equilibrato dal punto di vista arbitrale. I giornali hanno però insistito con la storiella degli “aiutini”. All’epoca della Triade le cifre della Juventus (e del Milan) erano assai differenti.

Il mitico anno del 5 maggio:
Juventus – 49 ammonizioni, 3 espulsioni, 7 rigori a favore e 2 contro
Roma – 63 ammonizioni, 6 espulsioni, 5 rigori a favore e 2 contro
Inter – 76 ammonizioni, 4 espulsioni, 6 rigori a favore e 5 contro

La Juventus negli anni di Moggi ha avuto un cartellino giallo ogni 12.9 falli. L’Inter di questo triennio uno ogni 7.5, senza contare le giornate di squalifica comminate via prova tv.

All’inizio del 2005 si ebbe il clamoroso record: 46 falli commessi dalla Juve di Capello. Una sola ammonizione comminata. Casarin disse: “A livello mondiale la media è di un’ammonizione ogni 7/9 falli, la Juventus viaggia in Italia a una media di 13/15″.

Quando alle avversarie dell’Inter, peraltro, capiteranno simili partite forse se ne potrà riparlare o sperare in inchieste future.

Intanto sembra che ci sia vita su Marte.
Rosella Sensi accusa Mourinho di istigare alla violenza, proprio nel giorno in cui la Uefa minaccia di levare a Roma la finale della Champions se proseguiranno i cori razzisti. Ribadiamo: la Roma è la squadra coi peggiori tifosi e coi giocatori più ignoranti in circolazione.

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scritto da il 7 marzo 2009 alle 21:59

Prostituzione intellettuale

Forse è il caso di spiegare meglio il concetto di “prostituzione intellettuale”. Lo faremo usando delle immagini, perchè è evidente che la lingua italiana non è il mglior mezzo di comunicazione con certa gente.

C’è chi lo definisce goal..

prostituzione intellettuale2

… e poi c’è chi lo definisce SEMPRE E COMUNQUE goal fantasma.

prostituzione intellettuale

Spero sia chiaro il concetto, ora.
scritto da il 6 marzo 2009 alle 18:18

Mourinho: conferenza stampa

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scritto da il 5 marzo 2009 alle 15:22

Le due Genova

L’ossessione limita la concentrazione.
L’Inter dipende molto da un mix di condizione fisica e concentrazione. Se cala la prima, ci si salva con la seconda, se cala la seconda ci si deve affidare al portiere e non sempre basta. Questo in sintesi ciò che sta succedendo da quando il calendario ha cominciato a lampeggiare con la scritta a intermittenza MANCHESTER UNITED. C’è poco da fare: dopo aver vinto gli scudetti manca solo l’Europa. Un ciclo italiano può essere coronato con la consacrazione europea e in società lo sanno, anche perché la storia dell’Inter lo pretende. Non abbiamo nemmeno i giocatori ideali per sviluppare un’idea di gioco alternativo. Non si può dire che Mourinho non le abbia provate tutte, e persino Mancini, alla fine, girava tra il rombo e il 4-4-2, nonostante alla Lazio e alla Fiorentina giocasse con tutt’altro modulo. In particolare alla Lazio giocava con un 4-3-3 o 4-5-1 che sarebbe molto piaciuto a Mourinho. Detto questo si può anche andare oltre questo calcio deconcentrato che ci ha fatto imbarcare un po’ troppi gol, al netto delle super-prestazioni di Julio Cesar.

Ieri ad esser sinceri ha vinto la nostra deconcentrazione. Onore alla Samp, certo, ma due gol sono regalati, loro hanno fatto al massimo 4 azioni offensive e Castellazzi ha salvato la baracca. Disdicevole la caccia all’uomo di Gastaldello,classico giocatore Gea che si è girato Juventus, Siena e Crotone prima di trovare casa a Marassi: ha steso Balotelli e picchiato duro Adriano.

Con il Genoa serve ben altro. Ciò che io pretendo dall’Inter non è il bel gioco, quello lo lascio ai piangina giallorossi. Ciò che voglio è aggressività, velocità, voglia di sistemare l’avversario con due cazzotti e tener palla, cosa che dovevamo fare a Bologna, contro un’avversaria molto più debole del Grifone. Lo scorso anno a Genova assistemmo a una delle classiche partite derubricate dalle PROSTITUTE INTELLETTUALI, con un arbitraggio pessimo, l’espulsione ingiusta di Pelè, che ci portò via due punti. Gasperini mira alla zona Champions, è un allenatore che si può permettere il bel gioco e amministra un gruppo di giocatori mediamente buoni. Possiamo vincere, siamo più forti, a patto di scendere in campo dal primo minuto. Con la testa dico.

Voci su Mourinho.
Mourinho in Inghilterra dice che il suo futuro è all’Inter, ma le voci su un possibile addio all’Italia si rincorrono. Vere o false che siano, dico che fossi Mourinho andrei via al volo, rinunciando al ricco contratto. L’Italia è un paese che non lo merita. L’Italia è il paese dei Lippi, degli Spalletti, dei Ranieri. Persone intellettualmente mediocri che non nuocciono e sanno dar di gomito agli amici giornalisti. Persone che parlano di “codici” interni, “sistemi” e “comportamenti in campo” per giustificare la loro debolezza d’animo. Gente che ha sempre fatto compromessi e deve molto ad altri per il proprio successo. Mourinho si è costruito da sè, deve al suo talento il successo. Josè non è il tipo da far siparietti con Varriale, un pessimo giornalista, che si comporta come se fosse il padrone della tv di stato. Se dovesse andar via non lo biasimerei, ma in compenso avrei molti dubbi su un possibile ritorno di Mancini. A meno che non sia una donna particolarmente vivace e acculturata, io sono contrario alle minestre riscaldate.

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scritto da il 13 gennaio 2009 alle 16:24

Primo: ritrovare il gioco

burdissoQuei geniacci della Lega Calcio hanno deciso in estate che dovevano essere abolite le teste di serie. Ben fatto, almeno per il campionato, che si gioca su due gironi all’italiana. Molto relativo e sciocco è stato applicare il meccanismo alla Coppa Italia, nel senso che prima si garantiva alle squadre meglio piazzate in campionato di poter disputare due tabelloni diversi. Un po’ come si fa nel tennis: questo quadro ha prodotto 4 finali di fila simili, determinate non solo dai piazzamenti di Inter e Roma, ma anche dalle cadute improvvide delle avversarie via via incontrate (nel 2005 la Juventus fu fatta fuori dall’Atalanta e il Milan dall’Udinese, nel 2006 la Roma fece fuori la Juve, il Palermo sistemò il Milan).

Non avrà mai pertanto lo stesso fascino della mitica F.A. Cup (torneo ad eliminazione diretta, con sorteggio integrale e aperto a tutte le divisioni professionistiche), ma nemmeno della Carling Cup, la cosiddetta Coppa di Lega. Però la Coppa Italia da anni assolve a una funzione particolare: far sfogare quelli che giocano meno, in calendari congestionati da incontri ogni tre giorni, molti dei quali, per le grandi squadre, decisamente più appetibili. La famosa formula per migliorarla esiste, ma non è questa la sede.

L’Inter, in veste di vicecampione, e quattro volte finalista, sfida la fresca squadra di Gasperini. Volendo sintetizzare al massimo il mio pensiero, io direi che da Mourinho e dai ragazzi ci aspettiamo soprattutto il ritorno del bel gioco ammirato contro Napoli, Juventus e Lazio. L’assenza di Stankovic nelle partite di domenica scorsa e col Siena ha inciso e non poco, in quanto Deki ha veramente la capacità di aggredire e impostare, tenendo corti i reparti (con un lavoro in sincrono con Cambiasso, dall’altra parte del campo). Il Genoa, in ques’ottica è un test probante. Mi importa poco del risultato, voglio passare il turno sia chiaro, perché vincere dà soddisfazione, ma sono interessato a vedere un buon calcio. Palla bassa, corta, gioco sulle fasce e pressing alto. Basta con le palle lunghe verso Ibra o Adriano.

Lo scorso anno, ai primi segnali di cattivo gioco, dicemmo che fu colpa del buen ritiro a Dubai, ricordate? Questa scusa non l’abbiamo, più o meno la squadra è al completo e ci sono problemi non legati all’aspetto meramente tecnico. Rimane da ritrovare il bel gioco e quella sensazione di onnipotenza che il bel mese di dicembre ci aveva regalato.

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scritto da il 26 ottobre 2008 alle 9:15

Inter-Genoa, per ristabilire le gerarchie

javier zanettiInter-Genoa è una partita che serve a ribadire un concetto: noi siamo primi e vogliamo restarci. In una settimana nella quale la stampa e la tv faziosa e schierata di Mediaset è riuscita a far dimenticare il roboante 0-4 di Roma, dando in pasto agli spettatori del circo la notizia di Beckham al Milan (per due mesi), e mettendo in risalto una ridicola vittoria esterna in coppa Uefa, non è facile ristabilire queste gerarchie.

Ora, il discorso è molto delicato perché ha coinvolto direttamente Mario Balotelli, usato dalla suddetta stampa faziosa e schierata come fulmine da scagliare contro l’Inter di Moratti, reo di aver criticato la scelta di farsi imprestare David Beckham per 8 settimane e mezzo. Non è la prima volta che capita: ogni volta che l’Inter lancia qualche frecciata al Milan, prontamente arriva il redattore zelante che tiene ferma la preda, mentre i compagni cominciano a picchiare duro, all’americana. In campo, dal punto di vista tecnico e non mediatico, dobbiamo dimostrare che come al solito non ce n’è. E che noi scendiamo con i nostri strumenti dorati in campo, non ce li facciamo prestare dagli altri per due mesi (e con 10 anni di ritardo).

Da tre anni a questa parte succede questo, a noi che lottiamo perennemente su tre fronti, quindi analizziamo un po’ questa partita odierna, che conta di più rispetto a chi porta più spettatori (l’ultimo mantra di Milanello, per mettersi davanti all’Inter). Giochiamo alle 15 ed è già qualcosa, perché solitamente ci mettiamo in abito da sera. Da Mourinho c’è da aspettarsi poco turnover, ma l’atteggiamento tattico sarà senz’altro quello delle ultime giornate, con il dubbio sulla fascia sinistra dove è tornato disponibile Maxwell. Giocherà Materazzi? In attacco solite supposizioni, ma non mi sorprenderei di una riconferma totale del trio Quaresma – Adriano – Ibrahimovic. L’assenza di Cambiasso dovrebbe essere tamponata da Zanetti, Dacourt non è stato nemmeno convocato. Ma il Genoa cosa farà? Gasperini in trasferta non rende quanto in casa, dove sfrutta molto le ali per ficcare con violentissimi contropiede. Se giocherà più chiuso, rinunciando al suo modulo con le ali larghe, avremo diverse difficoltà, in quanto troveremo una squadra compatta, chiusa, corta e diciamo speculare alla nostra.

Se avrà il coraggio di affrontarci a viso aperto verrà fuori una partita molto divertente, anche perché loro possono schierare giocatori rapidi e creativi. Milito è la punta di diamante, ma Palladinho, Jankovic, Sculli e Gasbarroni non sono da meno. Come al solito conterà sbloccare il risultato abbastanza presto, proprio come contro la Roma e trovare subito il raddoppio, mettendo il silenziatore a tutti i sacerdoti dell’effimero calcistico.

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