scritto da il 22 dicembre 2009 alle 8:36

L’era glaciale, l’età della pietra

Domenica sera al Meazza faceva un freddo cane, dicono -11, il che unito al rinvio solo 24 ore prima di Fiorentina-Milan, Bologna-Atalanta, Genoa-Bari ed Udinese-Cagliari ha fatto tornare d’attualità l’annoso dibattito sugli orari e la programmazione delle partite.

Francamente, è uno di quei dibattiti che sento da anni, tutti si indignano e nessuno fa nulla. La cosa divertente, è che a ben guardare le diverse istanze dei vari protestatori (a seconda delle stagioni), non si dovrebbe giocare quasi mai: non di sabato, per i commercianti, non troppo presto ad agosto, per il caldo, non di sera in autunno, per la nebbia, non d’inverno, in generale, per il freddo; spiace tuttavia ricordare che le settimane sono ancora 52 l’anno.

Vien da chiedersi come facciano in paesi non certo più caldi del nostro, poi uno guarda e “scopre” che in Inghilterra giocano anche a S.Stefano (vallo a spiegare a Campana!) mentre in Germania all’opposto fanno una pausa più lunga della nostra (ma nessuno si lamenta nemmeno lì)…

Vabbè, tra un pinguino ed una foca, abbiamo comunque portato a casa i 3 punti, ed ora si può giustamente parlare di “campionato congelato”, almeno fino al 6 gennaio.. certo negli anni scorsi abbiamo visto vantaggi anche più consistenti sciogliersi in primavera come neve al sole, ma la sensazione è che comunque non ci sia una squadra in grado di reggere il nostro ruolino di marcia.

Mentre a S.Siro si congelava, a Torino si tornava invece idealmente all’età della pietra, con gli uomini delle caverne al potere: lanci di uova contro il pulman della propria squadra, contestazione dura e gli immancabili cori da subumani contro Balotelli, compreso quello che in tutto il mondo verrebbe classificato come “razzista”, tutto il mondo tranne l’Italia, ovviamente, dove diventa solo “irriguardoso”. E tre giornate a Samuel, per non sbagliare.

Fanno un po’ pena questi gobbi, perennemente sospesi tra un passato di furti alla Lupin ed un presente al massimo da Cattivik, il pasticcione dei fumetti… incapaci di riconoscere cosa ci fosse alla base dei loro ultimi successi ed illusi ad ogni estate che sarà la volta buona, l’anno della riscossa. Ora, per non farsi mancare niente, hanno rimesso in pista Bettega, ad una settimana dalla condanna del suo sodale Giraudo, è proprio una lezione di Stile-Juventus.

Sempre a proposito di inciviltà, non saprei in che altro modo classificare l’incursione di quel povero pirla con la faccia da tapiro di Staffelli, che proditoriamente ha cercato di mettere alla gogna il nostro Samuel Eto’o per una vicenda assolutamente personale, che non sto nemmeno a riportare… un gesto veramente da vigliacchi, a cui ha giustamente reagito la società con un comunicato ufficiale, segno che non ci facciamo più mettere i piedi in testa dal primo pseudogiornalista che passa.

Forza Samuel, comunque, se riesci a convincere il CT a giocare almeno Chievo-Inter, meglio ancora, sennò ci si rivede a Coppa d’Africa finita!

Un altro grosso in bocca al lupo infine al Mancio per la sua nuova avventura inglese, con la speranza però che venga a chiedere a Moratti Suazo e non Julio Cesar o Maicon (altri nomi, neanche prenderli in considerazione please, Moratti non se ne priva…)!

scritto da il 30 novembre 2009 alle 16:29

Fuori un’altra

E’ il momento di piazzare un colpo importante. Di fiaccare il morale dei gobbi e di fargli capire definitivamente chi è che comanda. Di costringerli a guardare la testa della classifica, lunedì prossimo, e pensare “va bene…se ne parla l’anno prossimo”.

Frey si arrende a Milito solo su rigore

Frey si arrende a Milito solo su rigore

Certo, lo sappiamo che non è elegante citarsi…ma questa era la conclusione del post precedente. E un passo importante verso il lunedì di cui si parla è già stato fatto: andiamo a Torino con 8 punti di vantaggio e con la seria possibilità di dover iniziare a guardare al Milan piuttosto che alla Juve. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro per dileggiare i gobbi. Lo schema di questo campionato sembra quello visto e rivisto negli ultimi anni: noi andiamo su regolari e due squadre dietro si alternano al secondo posto, perdendo punti altrettanto regolarmente. Merito di Marchisio che resta a bocca aperta a guardare Biondini che batte una punizione dal limite, merito di Nenè che un gol così non l’ha mai fatto neanche ai videogiochi, merito -grande merito- di Cannavaro e di chi lo considera ancora un giocatore di calcio. Merito soprattutto nostro, perchè in campo ci siamo scesi e il nostro l’abbiamo fatto.

Convinzione, si chiedeva, per riscattare la non-prova di Barcellona: e convinzione è stata. Per la prima volta Prandelli non viene con l’intenzione di fare catenaccio, ma quello che vede probabilmente rafforza le sue convinzioni sulle pavide scelte degli anni passati: viola completamente annichiliti, che si esibiscono in UN tiro verso la porta di Julio Cesar (su una splendida azione personale di Gilardino…peccato che in Nazionale sia chiuso da Amauri) e per i restanti 89 minuti guardano i nostri violentare il campo, violentare la loro difesa e, soprattutto, violentare il gioco del calcio con una serie di errori sottoporta mai visti prima.

El Principe mette ancora la sua firma

El Principe mette ancora la sua firma

E’ stata una partita strana, Inter-Fiorentina: una partita in cui Milito sbaglia due gol solo davanti al portiere tanto per cominciare…e già questo basta a fare notizia. Una partita in cui Zanetti non solo gioca veramente bene, ma si esibisce addirittura in un lancio in verticale (roba che non si vedeva dai tempi del Banfield), una partita in cui Eto’o tocca il punto più basso della sua esperienza in nerazzurro, quello dal quale ripartire e riaffermarsi sui livelli che tutti conosciamo. Ancora più incredibile, è stata la partita di Ricardo Quaresma: forse non il migliore in campo, sicuramente uno dei migliori. Pulito, semplice, convincente, istintivo: cose mai viste dal portoghese negli ultimi due anni. Forse il suo ingresso in campo a Barcellona non era un “segnale” da mandare a qualcuno, forse qualcosa sta veramente cambiando nella testa del nuovo numero 7 nerazzurro. Sicuramente San Siro ha capito che riempiendolo di fischi dopo 30 secondi non si ottiene niente, e quindi chissà…vedremo nelle prossime partite – senza aspettarci niente, per carità, che una rondine non fa primavera – se davvero possiamo contare in un elemento in più per il prosieguo della stagione. Non vogliamo un fenomeno: ci basta un giocatore di calcio.

Il rigore battuto dal Principe non finisce solo nella rete di Frey, ma anche in quella di Buffon. Sarà una settimana lunga, questa di avvicinamento a Juventus-Inter. Una settimana in cui ci si trova a contare 8 punti di vantaggio e la possibilità di spegnere definitivamente i sogni di gloria bianconeri già sabato prossimo a Torino. O, cosa forse ancora più importante, a valutare la possibilità di poter fare un po’ di turnover all’Olimpico in vista del Rubin Kazan. Sicuramente una settimana in cui il tifoso interista avrà più di un argomento sul quale interrogarsi: lo scarso rendimento di Eto’o innanzitutto, qualche frizione di troppo che si intravede tra il Mou e la società in secondo luogo. Soprattutto, l’ennesimo caso-Balotelli: tribuna con la Fiorentina, allenamento con la primavera (e con Arnautovic: non è un caso) oggi, prospettive tutt’altro che rosee nell’immediato futuro. Nella speranza che tutto questo porti a un’altra affermazione sul campo di Mario, nella speranza che tutto questo non intacchi la concentrazione dei ragazzi in vista di uno degli “scontri diretti” più inutili della storia della Serie A, noi ci mettiamo comodi e aspettiamo sabato con il sorriso sulle labbra.

Perchè, come dicevamo neanche una settimana fa, noi possiamo permetterci di prendere una lezione di calcio dai migliori del mondo e continuare a goderci vittorie presenti e, soprattutto, future.

scritto da il 30 ottobre 2009 alle 0:57

Nome e Cognome

Mario Balotelli. Questa vittoria porta la sua firma marchiata a fuoco, con acciaio al calor rosso. Tutte le azioni passano da lui. Riceve palloni nelle situazioni più impossibili e li addomestica con dei tocchi di pura magia. SuperMario oggi era in serata strepitosa, virtualmente immarcabile. Vero protagonista della partita. Regia, Montaggio e Recitazione. Tutta farina del suo sacco.

Si procura il rigore del primo vantaggio facendo l’otto intorno ai difensori del Palermo, neanche fossero i birilli della prova per il patentino dello scooter. Vorrebbe tirare il rigore e si allontana stizzito quando il Capitano lo porta via prendendolo per mano, il primo rigorista è Eto’o (scusaci Mario, avresti anche ragione, ma le regole sono regole e ci ricordiamo ancora cosa succede quando si infrangono… come dici? Tu non tiri come Materazzi? Obiettivamente è un punto a tuo favore!).

Subito pace tra le punte nerazzurre, grazie all’azione diplomatica di Capitan Zanetti e del maestoso Deki, ed ecco così regalato anche il siparietto “volemosse bbene”. Poi dicono che lo Stadio non è più un posto per famiglie! Mario, dillo ad Abete che ti deve una birra.

Di nuovo da solo contro tre nell’occasione del raddoppio. Sovrasta tutti i difensori e insacca sul primo palo, andandosi a prendere l’ovazione di San Siro che non aspettava altro.

Da vero rapinatore il suo secondo goal, va a ribadire in porta un colpo di testa del Cuchu. Probabilmente sarebbe finito in porta lo stesso, Sirigu sembrava troppo in ritardo per poter recuperare, ma va bene così. Per quello che ha fatto in campo è ancora a credito.

Infine ancora protagonista sul goal del 4-0. Lanciato da solo verso l’area si porta sul fondo trascinandosi dietro i due centrali del Palermo. Difende palla si gira e la appoggia per Eto’o, che non deve fare altro che calare il poker sul piatto.

Quando all’inizio del scondo tempo accusa un malore ed è costretto a uscire la differenza si nota subito. Passa un minuto e il Palermo accorcia le distanze. Il nostro ritmo cala, la concentrazione dei nostri pure. Difficile mantenerla quando chiudi il primo tempo con 4 reti di scarto sull’avversario. La manovra rallenta e diventa prevedibile, il Palermo prende coraggio e gli svarioni di Cordoba e del Bambino, in coabitazione con Muntari mettono a dura prova le nostre coronarie.

La temperatura scende, il Severgnini Inter Club inizia a mugugnare alle nostre spalle. La febbre del mio vicino di posto sembra aumentare, cerco di tranquillizzarlo, ma io stesso ho dimenticato la sciarpetta a casa e non ho molto conforto da offrire. Non sento ancora il tragico odore della beffa, ma confesso di aver lanciato un paio di occhiate all’orologio.

Si fa male anche Eto’o, però ritroviamo il Principe Milito e Thiago Motta. Sono al rientro e si vede, manca la velocità e un po’ di lucidità, ma c’è la classe a sopperire. Motta inizia ad amministrare il possesso palla a centrocampo, mandando fuori giri i giocatori del Palermo.

Maicon, fà il Maicon e manda in goal il Principe che battezza nel modo migliore il suo ritorno.

Potremmo dirne tante ancora su questa emozionante partita: potremmo parlare dello strepitoso momento di Deki che anche oggi ha giocato in modo esemplare.

Potremmo compiacerci della potenza di un Maicon che a tratti continua ad essere irritante, talvolta lento a rientrare o svogliato nell’alimentare l’azione certo, ma che quando scala di marcia e affonda sul gas, non ce n’è proprio per nessuno. Semplicemente immenso.

Potremmo, appunto, ma scusate questa sera è tutta per lui. Mario Balotelli.

Segna e fa segnare. Terrorizza gli avversari. Incanta i tifosi con numeri di pura magia.

Per caso vi ricorda qualcuno?

scritto da il 21 ottobre 2009 alle 8:19

Maledetti (spa)venti dell’est!

orde di cosacchi calano a San Siro ed al Camp Nou

orde di cosacchi calano a San Siro ed al Camp Nou

Bah, ora si ricomincerà con la solita menata della mentalità europea che manca, della Coppa che manca da 45 anni (che ai Gobbi ed ai BBilanisti giusto queste soddisfazioni sono rimaste) e tutte le solite frasi fatte del caso… che due palle!

Il tutto per una prestazione in effetti largamente bruttina della nostra squadra, non preventivabile (questa Dinamo può anche essere campione in carica dell’Ucraina, ma non mi sembra che come valori sia superiore all’Inter…), ma che secondo me si spiega con la forma altamente migliorabile (eufemismo) di chi ha giocato in attacco, rispetto a Genova: senza voler buttare la croce su Eto’o perchè non può essere un bidone, ieri era chiaro che non fosse in condizione, è reduce da un infortunio e se non fossimo stati in piena emergenza sarebbe rimasto in panca, però è oggettivo che il suo contributo nel primo tempo si sia limitato ad un assist di testa per Sneijder e ad una percussione fermata in modo dubbio al limite dell’area.

Nessuna traccia dei rientri che Mario aveva fatto solo 3 giorni prima a Genova, per dire, mentre Suazo entrato nella ripresa ha confermato tutti i suoi limiti conditi magari da un po’ di ruggine… alla fine, la mossa che ho maggiormente condiviso ieri è stata l’ingresso di Materazzi centravanti, alla disperata ricerca di qualche centimetro!

E’ chiaro che altri errori (alcuni francamente imbarazzanti) sono stati fatti in difesa, sia dai singoli (penso alle “sbucciate” di Lucio tipo quella che ha consegnato il pallone solo davanti a Shevcenko, ieri ancora in forma-milan) che complessive, tipo digonali sbagliate, raddoppi sul terzino ma senza che l’altro centrale od un centrocampista scalino a coprire il buco… insomma, qualche brividino ce l’hanno procurato, ma mi preoccupa maggiormente il numero di azioni degne di tal nome con protagonisti i nostri attaccanti.

Proviamo però a non picconarci troppo, veniamo alle note positive o quantomeno non negative: per la gioia di qualche nostro commentatore, ieri Zanetti ha provato due percussioni laterali, condite da dribling (riuscito!) e scarico verso il centro area, Muntari mi è sembrato in discreta condizione fisica (per dire, ha richiato che grandinasse ieri, perchè nel primo tempo mi era sembrato persino più “in palla” di Cambiasso!), Deki è in un buon momento e continua a dare la sveglia, Sneijder a parte il gol sbagliato ha giocato bene (non tanto quanto contro il Genoa, per me), non sono entrati nè Quaresima nè Mansini…

Si, ok, non il massimo, ma consoliamoci, queste dannate squadre dell’est sono particolarmente in forma in autunno causa loro calendari, in fin dei conti il risultato clamoroso della giornata è il Rubin Kazan che va a vincere a Barcellona, segno che nonostante le ironie da provincialotti di molti tifosi non interisti e la solita sottovalutazione da ignoranza di gran parte della stampa nostrana, il nostro era OGGETTIVAMENTE un girone non semplice!

Non semplice ma, meglio precisarlo a scanso di equivoci, se non si vince con Russi ed Ucraini è inutile fare progetti più ambiziosi e meglio concentrarsi su Campionato e (perchè no) Coppa Italia…

Ultima nota sull’arbitro: ha lasciato molto giocare, a volte secondo me anche troppo ignorando falli evidenti, però va detto che ha graziato Chivu da un rosso che ci poteva stare, visto l’intervento… insomma, non trascendentale, ma nemmeno decisivo in negativo.

scritto da il 19 ottobre 2009 alle 0:15

5 luci nel porto di Genova

24 ore dopo, a mente fredda, possiamo dirlo: è stata una grande serata, quella del Marassi.

Non per il primo posto in solitaria, con Sampdoria staccata di 2 punti e Fiorentina e Juventus di 4, ma per alcune impressioni che si sono viste confermate in questi due giorni:

  1. la possibilità di applicare differenti assetti tattici, a seconda degli uomini a disposizione, il classico”di necessità virtù”; ieri è toccato al 4-5-1 o 4-3-2-1 come piace ai più sofisticati, un modulo che già in passato ci aveva dato qualche soddisfazione ma che raramente aveva visto come interpreti contemporaneamente in campo gente che si intendesse così velocemente come ieri sera.
  2. Sneijder: il gioiello della campagna acquisti, più di Milito ed Eto’o, perchè è uno che mette in condizione di segnare, facile facile, persino un Vieirà d’annata, perchè ha praticamente le chiavi del centrocampo, nessun pallone dato a lui è perso, detta i tempi di ogni manovra… e, scusate se è poco, di ciò beneficia pure chi non è esattamente un fulmine di guerra, cioè Zanetti e Muntari, che vengono sgravati da qualsiasi compito di “costruzione” potendosi esprimere al meglio sul loro campo, quello della fisicità (da cui tra l’altro nascono due gol)!
  3. La mentalità: fatto il primo gol, si cerca con ordine il secondo, poi il terzo… e quando c’è un pallone vagante, qualcuno prova a trasformarlo in un’azione pericolosa comunque; e l’attaccante torna, copre, riparte, che si chiami Balotelli o Eto’o è così che vuole Mou, e così rendono al meglio… mai più “palla a tizio e ci pensa lui”, e se non proprio “mai”, almeno per un bel po’;  è giusto citare, perchè sennò poi sembra tutto scontato, il carattere di giocatori come Stankovic, che non si tira mai indietro dal provare qualche “tiro ignorante” di galandiana memoria… cito lui per l’intera “vecchia guardia”, quella che ha vinto anche il primo scudetto, il più bello, perchè da un contributo in termini di carica che fa la differenza tra un gruppo di spocchiosi senza prospettive ed un gruppo vincente.
  4. Lo stato di salute delle altre squadre di vertice: la Sampdoria oggi scontava la Cassanite all’Olimpico (intesa come sindrome non scientificamente spiegata che impedisce all’attaccante barese di rendere al meglio in quello stadio da circa 4 anni) contro una buona Lazio ma soprattutto dovrà fare a meno a Pazzini per un mesetto, i gobbi continuano a perdersi in troppe dichiarazioni che puntualmente disattendono per vari motivi, dagli acciacchi muscolari all’inesperienza di Ferrara, la Fiorentina è un buon progetto con delle ottime individualità… da circa 5 anni; altre squadre credibili non ne ho viste, nella parte alta della classifica, e nemmeno nel posticipo di stasera… Preghierina della sera: Libera nos a Burdisso, definitivamente…
  5. Le prospettive future: a questa squadra, che ha dato 5 gol al Genoa a Marassi (segnare, please, che voglio vedere quanti sapranno fare altrettanto o semplicemente vincere), presto andranno riaggiunti in rigoroso ordine temporale Eto’o (a cui vanno i complimenti per essere in lizza per le primissime posizioni del Pallone d’Oro, anche se lo vincerà Messi), Motta e Milito; non so voi, ma a me non pare la stessa cosa che dire “eh, ma abbiamo recuperato Sissoko (quello coi denti a posto)o “aspettiamo Del Piero” .. soprattutto se, mentre li aspetti entrare, dalla porta girevole dell’infermeria ti accorgi che stanno per darsi il cambio con un certo portiere…

Ma questa è un’altra storia, come pure le grottesche prime pagine di Tuttosport ed i bizzarri propositi dell’espero di governance Luciano Moggi: “Parteciperò alla prossima assemblea degli azionisti della juve, voglio capire perchè non si sono difesi da calciopoli; posso farlo perchè anch’io possiedo delle azioni della società”.

Certo, la maggior parte di quelle azioni le possiede come parziale compenso per esserne stato un alto dirigente, protagonista di calciopoli… era un po’ difficile che l’assemblea che lo confermava anno dopo anno difendesse la società o almeno il suo buon nome (vabbè…si fa per dire) dalle sue malefatte.

Se la cosa non mi facesse profondamente schifo, comprerei anch’io qualche azione della vecchia megera, per andare all’assemblea, intervenire e domandare alla nuova dirigenza come mai non fosse partita una bella azione di responsabilità per danni alla cosidetta “triade”.. magari l’han già spiegato, magari la risposta la intuiamo tutti, ma se vale tutto uno si adegua…

P.S.: non ho seguito la Formula 1 quest’anno, ne sono strafelice perchè di campionati con le regole che valevano un tot al kilo ne ho già seguiti troppi nel calcio, però complimenti a Jenson Button, neo campione del mondo.
Intendiamoci, è probabilmente il più scarso dai tempi di… boh, non seguivo ancora quello sport, però per il solo fatto che abbia vinto nell’anno in cui Briatore lo aveva definito “un paracarro”, per poi essere mollato lui sul ciglio della strada dalla compagnia di mattacchioni che governa la Formula 1, mi è molto simpatttico.

scritto da il 13 settembre 2009 alle 17:23

Inter-Parma 2-0

Eto'o - Milito: Parma k.o.

Eto'o - Milito: Parma k.o.

L’Inter risponde a Gervasoni e si porta in scia della squadra allenata da Ciro Lippi. Partita complicata, come nelle aspettative, per l’atteggiamento tutto italiano di giocare chiusi come una cintura di castità a San Siro. Si, lo so, era la scusa preferita di Carlo Ancelotti (che ieri ha vinto il quinto scudetto di fila in Inghilterra) e di Adriano Galliani, ma noi siamo tetracampioni e abbiamo il diritto di dirlo. Il fatto è che Guidolin non si discosta molto dal prototipo di allenatore sopravvalutato, che grazie a buone entrature riesce a trasformare parole come “catenaccio” e “contropiede” in “temperamento” e “bel gioco”. D’altronde fa parte della ristretta famiglia dei Piagnetti, licenziabili e licenziati, ma sempre capaci di dimostrare il loro talento.

Il Parma è squadra svelta, con 7-8 giocatori dell’area ex-Gea, tra i quali spicca il nomade Nick Manofredda Amoruso, una vita passata sui campi consigliati da Lucky Luciano. L’Inter parte molto bene, Sneijder sfiora il gol al 10′, ma a parte questa azione e molti tentativi di partire con triangolazioni, c’è molta svagatezza in fase di impostazione e presentiamo un Maicon in versione lunatica, che a volte corre e a volte si ferma. Poco da fare dunque, il Parma non fa nulla per intimorirci e pertanto si archivia il primo tempo domandandoci se Mourinho presenterà il modulo fajolada, con 7 punte, Julio Cesar, Maicon, Zanetti e Lucio.

Pesano le ammonizioni e a questo punto il cambio è obbligato, fuori uno spento Motta per SuperMario Balotelli che funziona da grimaldello per scardinare il bunker dei parmensi. Infatti, il 3-5-2 di Guidolin è messo in crisi immediatamente da un attacco più largo e più propositivo, nel quale brilla ancora Sneijder, che ci prova anche su punizione. Milito è impreciso, svirgola qualche palla in mezzo all’area e sbaglia un gol clamoroso in un’azione da rivedere allo moviola. Patrick Vieira, nel frattempo, si trova sempre più a disagio con Biabiany, che alle 14 era partito affianco a Tonio Liuzzi con la Force Parma all’autodromo di Monza. Muntari sostituisce il francese, mentre Balotelli sbaglia da pochi metri l’ennesima occasione. In realtà il gol è nell’aria e ci deve pensare Samuel Eto’o, che si inventa un clamoroso tiro a giro sul sette, che abbatte la resistenza di Mirante (altro girandolo ex Juve, ex Siena, ex tutto). Passano pochi minuti ed è Wesley Sneijder a sbagliare il raddoppio, dopo un’incursione sulla destra di Eto’o: il tiro da due metri è altissimo e Mourinho lo cambia. Buona prova per l’olandese, tra i più mobili dei nerazzurri. Entra Khrin e gli under 20 in campo sono tre. Lo sloveno è reduce dalla partita con la nazionale maggiore, ma fa in tempo a partecipare all’azione del gol del raddoppio. Dalla fascia destra Balotelli in campo aperto innesca Milito, dimenticando l’egoismo di pochi minuti prima, il Principe controlla e piazza all’angolo di giustezza, chiudendo i conti. C’è giusto il tempo perché SuperMario si divori il gol del 3-0 e che Lucio faccia capire a Panucci che lui ai “codici italioti” non ci sta. Il ridicolo Rosetti placa la discussione e fischia tre volte.

Pratica archiviata dunque, vittoria meritata, considerando che il Parma non ha creato un solo pericolo, e pensiero rivolto alla Champions, al Barcellona, che ieri ha vinto con i gol di Messi ed Ibrahimovic. C’è poco da dire: soffriamo queste squadre catenacciare, ma abbiamo le risorse per venirne fuori, tenendo conto che anche i nostri erano reduci dal doppio impegno delle Nazionalil. Inoltre, l’assenza di Stankovic ha tolto dinamismo e precisione al centrocampo, attirando marcature fisse su Sneijder e Motta, con quest’ultimo poco incisivo. Mourinho ha azzeccato la mossa: allargare la difesa per piazzare le cariche di dinamite. E’ andata. Di partite così ce ne saranno altre dodici o tredici, dovremo farci l’abitudine.

scritto da il 7 settembre 2009 alle 19:05

Punti deboli e punti di forza

Samuel Eto'o guida l'Inter 2009-10

Samuel Eto'o guida l'Inter 2009-10

Il duello Inter – Juventus non è più sulla carta o sui pronostici. Ma nonostante il campionato sia già cominciato, gli juventini continuano a parlare come se fossimo all’inizio di Agosto. Ogni giorno – e sottolineo ogni giorno – di dritto o di rovescio c’è uno juventino che canta e che dice che vinceranno tutto. Oggi è il turno del fuoriclasse megagalattico dell’Universo (a riposo dalle fatiche della Nazionale), al quale si aggiunge Motosega Chiellini, in un impeto degno di miglior causa (“la dichiarazione di guerra è già stata consegnata…”): abbiamo capito, vincerete tutto.

Scendendo sulla Terra, e tralasciando la sfida lanciata da Flamini (“attenti, gli juventini sono padroni duri, ve ne renderete conto anche voi”), vediamo di analizzare sul medio-lungo termine questo confronto che nei fatti potrebbe apparire entusiasmante (escludendo il classico D-Day interista con 10-12 vittorie schiacciasassi da ottobre a Natale):

La Juventus ha dalla sua una carica di entusiasmo: aria nuova portata da Ferrara, gli acquisti sono migliori di quelli dello scorso anno, sono partiti bene, secondo alcuni hanno vinto un trofeo (dixit il collaborazionista De Paola), c’è un minor numero di equivoci tattici, dovrebbe dipendere meno dalla vecchia guardia.

I punti interrogativi non mancano: la rosa è buona, ma non buonissima, soprattutto in difesa. Ha tre terzini sinistri, nessuno dei quali è bravo a difendere. A destra c’è Zebina, che osserva ancora il calendario lunario, quindi Grygera, il prossimo naturalizzato di Lippi, al centro la riserva di Luxor è Le Grottaglie. Quel che rimane della vecchia guardia – relegata in panchina – comincia a scalpitare: Del Piero ha detto che vuole giocare, Trezeguet ha detto che se ne andrà.

Nei fatti, oltre a Diego, che aggiunge fantasia all’attacco bianconero, la Juventus intende puntare su Iaquinta e Amauri, cioè gli attaccanti di Udinese e Palermo di pochi anni fa. L’Inter invece punterà su Milito, che può essere considerato il nostro Amauri (scusaci Diego, lo sappiamo che segni di più) e sull’attaccante del Barcellona due volte Campione d’Europa: Samuel Eto’o. La vera differenza in avanti è nella costanza ad alti livelli. Iaquinta va molto a sprazzi, Amauri è Amauri, cioè uno scarto del Brasile già qualificato ai mondiali (e senza l’Illuminato).

Il centrocampo non è malvagio nel complesso, soprattutto è vario ed è pronto a dare battaglia, perchè avrà il compito di difendere le tre punte, fermo restando che Amauri e Iaquinta, nei loro limiti assoluti, sono comunque giocatori di reparto che sanno rientrare e difendere. Direi che il vero punto di forza è proprio questo: ha gli uomini adatti a sviluppare un certo tipo di calcio, bisognerà vedere se Diego è quel fuoriclasse che le permetterà di sbloccare le partite chiuse. Quello che è stato Ibrahimovic per l’Inter. Io ne dubito seriamente.

Nell’Inter sono principalmente tre i punti deboli:

1) L’assortimento dei nuovi con i vecchi, in particolare la difesa centrale con Lucio e la fase di appoggio in attacco con Sneijder e Thiago Motta. Serve tempo per trovare gli automatismi di gioco, come ha detto l’allenatore.

2) L’assenza di un vero terzino di spinta alternativo a Maicon. In particolare Santon deve crescere molto su tutti i fronti, e ci si aspetta da lui un salto di qualità particolare. Ovviamente sia Chivu sia Zanetti sono meglio dei corrispettivi bianconeri. Ma ci saranno partite nelle quali la spinta di Maicon sarà vanificata e dovremo salire dall’altra parte.

3) Una certa esiguità della rosa nei ruoli cardine del modulo a rombo. Non c’è il sostituto di Sneijder (Stankovic adattato scoprirebbe comunque il centrocampo), Balotelli, Suazo ed Arnautovic devono dimostrare di potersi giocare le proprie carte in attacco, perchè ci sarà bisogno di loro e soprattutto i primi due non hanno nella continuità il loro punto di forza. Mancini e Quaresma sono in cerca di un’identità, se non spanzano possono reinventarsi in qualche cosa. Anche in una motozappa.

L’Inter però può primeggiare per il fatto che sta trovando un’impronta di gioco estremamente offensiva, ma comunque più redditizia di un gioco all’attacco che dà molte vittorie ma zeru tituli. Nel complesso c’è equilibrio: Stankovic e Cambiasso sommano qualità a quantità, Sneijder aggiunge quantità a qualità. Ci sono più soluzioni offensive, Eto’o è un attaccante moderno, scattante, di pura tecnica, che sa svariare molto davanti, smarcandosi sempre nelle azioni più pericolose (si guardino i gol di Maicon e Thiago Motta… oltre al rigore procurato: Eto’o è libero di concludere praticamente smarcato), Milito è un Cruz che non cade in terra e con maggior tecnica e voglia di vincere, Maicon dà grande energia, Julio Cesar e Samuel sono una sicurezza. In più il gioco è veramente imprevedibile, anche per lo stesso tecnico, che sta scoprendo una squadra piena di talento e non a caso accreditata tra le prime cinque in Europa.

In più i nostri non parlano e non fanno molti proclami: per tutto il resto c’è Josè Mourinho.