scritto da il 11 dicembre 2011 alle 12:44

Inter – Fiorentina 2-0

Inter: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Nagatomo; Faraoni, Thiago Motta, Cambiasso, Coutinho (17′ Muntari); Pazzini, Milito (19′ st Zarate)

Fiorentina: Boruc; De Silvestri, Gamberini, Natali, Pasqual; Behrami, Munari (7′ st Salifu), Lazzari (30′ st Kharja), Vargas; Ljajic (20′ st Silva); Gilardino

Qualcuno lassù ci ama

Mister Ranieri conferma per la terza partita consecutiva il 442 nonostante le due precedenti sconfitte con Udinese e CSKA, dentro Lucio e Maicon tornati disponibili, Faraoni è confermato sull’ala destra mentre la sorpresa è Coutinho sull’ala sinistra dopo il deludente primo tempo nell’ultima partita di Champions League.

Il giovane fantasista è invece la nota più positiva dei primi quarantacinque minuti: parte largo sulla sinistra ma spesso si accentra e trova gli spazi giusti per ricevere palla e servire i due attaccanti, gioca in verticale e di prima facilitando il compito di Milito e Pazzini che possono ricevere palla sulla corsa e con la difesa avversaria non ancora schierata.

La principale novità tattica di questa partita è proprio la ricerca della verticalità e di un gioco più rapido e veloce a discapito del continuo possesso palla che avevamo visto soprattutto con il 451 di qualche partita fa, i due attaccanti sono bravissimi ad accorciare verso i centrocampisti per ricevere palla tra le linee difensive avversarie mantenendo così la difesa viola in continua apprensione, manca solo una maggiore precisione nella rifinitura per trasformare il tutto in chiare occasioni da rete, penso per esempio ai passaggi sbagliati di Milito per gli inserimenti di Coutinho nel primo tempo e di Maicon nel secondo.

Faraoni e Maicon sulla destra hanno una buona intesa, sia quando attaccano che quando difendono, segno che il laterale brasiliano se la può cavare anche senza capitan Zanetti, anzi con questa soluzione può diminuire il numero di discese sulla fascia e diventare più imprevedibile.

La partita nell’insieme è totalmente dominata dall’Inter che concede un solo tiro in porta alla Fiorentina in tutti i novanta minuti, il primo tempo è più di qualità e quello con il miglior gioco, prima del gol di astuzia di Pazzini al 41′, costruiamo altre due ottime occasioni da rete sempre con Pazzini nei primi minuti e con Coutinho verso la metà del tempo, ma soprattutto è la pressione che è continua nella metà campo viola. Samuel, Lucio, Motta e Cambiasso sono molto bravi a recuperare palla e a farla arrivare velocemente a uno dei quattro giocatori offensivi.

Nella seconda frazione di gara Nagatomo trova subito il raddoppio grazie a un rimpallo su un goffo rinvio di Pasqual, il gioco è meno fluido perchè gli attaccanti non si fanno trovare con la stessa continuità del primo tempo tra le linee, il doppio vantaggio poi fa abbassare la squadra per evitare di correre rischi in difesa.

Le sostituzioni di Milito e Coutinho con Zarate e Muntari tolgono qualità e pericolosità alla squadra, riusciamo lo stesso a creare qualche pericolo a Boruc con Motta da fuori, con Muntari che manca la porta da 5 metri e con Pazzini che sbaglia solo davanti a Boruc però resta la sensazione che i due nuovi entrati siano due corpi estranei in questa squadra.

Presto o prestissimo rientreranno Zanetti, Sneijder e Forlan, se l’uruguaiano potrà essere una valida alternativa a Milito e Pazzini relegando in questo modo Zarate a quarta punta, dove potranno giocare Zanetti e Sneijder in questo 442? La freschezza e la corsa di Faraoni e Nagatomo sembrano imprescindibili così come la qualità messa in campo da Motta e Coutinho (è giovane, farà qualche partita molto bene e qualche altra molto male, come tanti giocatori della sua età, abbiate pazienza con lui),  ci sarà presto un nuovo cambio di modulo?

Auguri Peppino!

scritto da il 19 luglio 2010 alle 14:53

Un brasiliano nella gang argentina

Julio Cesar, Maicon, Lucio, Thiago Motta. Due difensori, un centrocampista di costruzione, addirittura un portiere: non proprio il profilo del calciatore brasiliano tipico. E forse è proprio per questo che sono loro i brasiliani dell’Inter, deputati a tenere alta la bandiera verdeoro in mezzo alla storica gang albiceleste.

Cosa ci fa in questo quadro un giovane fantasista gracilino, tutto piedi buoni e fùtbol bailado?

coutinho2Philippe Coutinho Correia nasce a Rio de Janeiro il 12 luglio del 1992. E già questo basterebbe a chiedersi cosa ci faccia in una calda mattinata di luglio ad Appiano Gentile, prima di scendere in ulteriori dettagli.

Cresciuto nelle giovanili del Vasco da Gama, Coutinho viene acquistato all’età di 16 anni dall’Inter costretta a giocare d’anticipo per battere la concorrenza delle principali squadre europee (firmerà prima con l’Inter che con la Nike, caso più unico che raro). I 3,8 milioni di euro pagati per assicurarsi -a distanza di due anni- le prestazioni di un adolescente fanno scalpore, ma chi ha visto giocare il giovane Philippe con i pari età non ha dubbi: il tocco di palla, l’imprevedibilità, la personalità, la capacità di essere decisivo…tutto fa pensare a un futuro luminoso per quel ragazzino.

I regolamenti brasiliani non consentono però il trasferimento all’estero prima di aver compiuto 18 anni, quindi Coutinho deve restare in patria, nel suo Vasco da Gama. Con il club di Rio fa il suo debutto tra i professionisti a 16 anni, nel campionato di Serie B brasiliana: 12 presenze e tante difficoltà, che addirittura fanno storcere la bocca a qualche osservatore (tifoso?) d’oltreoceano. Il Vasco ottiene la promozione, però, e l’anno successivo Coutinho si trova a calcare i campi del Campionato Carioca, della Serie A brasiliana e della Coppa del Brasile: 17 anni, 28 presenze e 5 gol gli aprono le porte della Nazionale U17, con la quale parteciperà al Campionato Sudamericano. La maglia numero 10, le 5 presenze e i 3 gol (oltre a svariati assist) con i quali trascina alla vittoria i verdeoro segnano la consacrazione del giovane Philippe in patria, tanto da spingere il Vasco a chiedere più volte all’Inter la possibilità di tenerlo in prestito almeno un altro anno.

Richiesta respinta e arrivo ad Appiano Gentile, giorni nostri, oggi. Anzi: ieri, l’altro ieri e il giorno prima ancora. Perchè Coutinho ha già fatto un paio di allenamenti con la squadra mettendosi in luce soprattutto nelle partitelle, chiuse anche da migliore in campo.

phillippe_coutinhoCerto ad uno che pronti-via e si prende il lusso di dribblare Zanetti, la personalità non fa difetto. Sarebbe un errore però immaginarsi un ragazzo già pronto per i grandi palcoscenici, un simil-Pato che arriva, si presenta con due gol e non lascia più il campo. Coutinho non avrà una maglia da titolare tra i Campioni d’Europa, e probabilmente non è pronto neanche per il ruolo di vice-Sneijder. Le sue prime apparizioni saranno forse deludenti o forse no, ma sicuramente non troppo indicative sull’effettivo valore del ragazzo. Un ragazzo che ha pagato lo scotto del debutto nella Serie B brasiliana e che con ogni probabilità pagherà anche quello europeo, ben più difficile da sostenere. Coutinho è un ragazzo di 18 anni con doti tecniche fuori dal comune e tanta strada da fare per diventare un giocatore vero e decisivo ai massimi livelli. Dovrà trovare in questa Inter l’ambiente ideale per crescere e portare a termine questo percorso, e avrà bisogno di tutto il tempo e l’appoggio del mondo da parte della società, da parte dei compagni e da parte nostra.

In futuro potrà diventare una bandiera dell’Inter, potrà fallire il grande salto come tanti altri o semplicemente potrà lasciare Appiano dopo 3 anni a 40 milioni. In futuro.

Oggi, Philippe Coutinho è una grande scommessa. Vinciamola insieme.