scritto da il 13 ottobre 2008 alle 23:37

Ma quanto ci manca il campionato?

Il calcio è lo sport (o il gioco) più bello del mondo. Ce lo dice la nostra passione, che condividiamo con milioni di appassionati in tutto il mondo. Ce lo dicono i numeri del volume d’affari che esso è in grado di generare. Se ancora non bastassero questi fatti ce lo dicono in continuazione i giornalisti sportivi, che a quanto pare non sono in grado di parlare d’altro. Mette un po’ tristezza che nella maggior parte dei casi non siano neanche in grado di farlo bene. Mi resta il dubbio che non sia poi tanto diverso anche altrove, ma d’altra parte abbiamo la tendenza ad essere esterofili e ad occuparci delle magagne di casa nostra come se fossero i problemi peggiori del mondo. Egoisticamente guardiamo a ciò che ci è più vicino.

hernan crespoLa pausa per le nazionali ha mostrato ancora una volta la pochezza degli argomenti a disposizione ed il mondo dilettantistico di trattarli. Nel momento in cui viene meno la quotidiana dose di polemiche sul campionato iniziano a fioccare fantasiose ipotesi di mercato (LEGGI QUI), che tra l’altro non avranno occasione di concretizzarsi fino a Gennaio, e interviste a quei giocatori che, per un motivo o per l’altro, sono rimasti a casa (LEGGI QUI). Mi vorrei concentrare un momento su Crespo, relegando nell’angolino dell’assurdo l’idea che l’Inter o Mourinho stiano pensando di cedere Cruz (qualche fenomeno aveva addirittura parlato di Cambiasso in settimana). Hernan è un giocatore che mi è sempre piaciuto, purtroppo il suo periodo migliore all’Inter lo ha passato in anni nei quali le sconfitte venivano studiate sul tabellone del risiko, ma i suoi goal sono stati ventate di aria fresca per noi Interisti in quei tempi bui. Negli ultimi due anni il suo rendimento è calato vistosamente, vuoi per sopraggiunti limiti di età (si dirà che Cruz è più vecchio di lui, ma la velocità non è mai stata la sua prima arma), vuoi per la mancanza di minuti giocati in campo.

A livello di battuta, rimango convinto che Crespo, un po’ come Sansone, dia il meglio di sè quando porta i capelli lunghi . Lasciando perdere le facezie (anche se credo che la storia del giocatore mi dia ragione) è evidente che in una squadra come l’Inter è giusto che giochi il più in forma; è stato così con Mancini e sarà così anche con Mourinho, che al momento sta derogando a questa regola con il solo scopo di tentare di recuperare quei giocatori intorno ai quali lui intende costruire l’impianto d’attacco della sua squadra. Non penso sia un caso se proprio in campionato stiamo avendo qualche difficoltà in più. Nella testa dell’allenatore un torneo lungo è il luogo ideale per testare i meccanismi e nella testa del presidente il vero obiettivo è la Champions League, quindi poco male se si arranca un po’ con il Lecce. In tutto questo Crespo non rientra. Lui è chiaramente l’ultima delle alternative in attacco e a meno che (toccando ferro) non siamo vittime della striscia di infortuni visti la scorsa stagione difficilmente riuscirà a trovare spazi.

Nell’intervista Hernan contesta blandamente alla società la gestione del suo caso. Difficile capire di chi siano le responsabilità guardandola dall’esterno, ma l’impressione è che in realtà sia stato lo stesso Crespo a voler tentare la sorte con Mourinho (forse scommettendo sul mancato recupero di Adriano) piuttosto che cercare altre strade. Si era parlato della Sampdoria durante l’estate, in prestito visto che difficilmente i Liguri avrebbero accettato di accolarsi in toto il compenso di Hernan, ma poi quell’ipotesi è andata a cadere. In questo momento si sta parlando della Roma, ma sembrerebbe evidente dall’intervista che lui stia pensando all’altra sponda del Naviglio, con tanto di dichiarazione d’amore incondizionato per Ancelotti. In fin dei conti ci ha già giocato, resterebbe a Milano e ritroverebbe molti compagni che già conosce, ringraziando il fenomenale ricambio generazionale dei rossoneri. Va da sè che io non lo vorrei mai più vedere con la maglia dei cacciaviti, né tantomeno con quella della Roma, ma è certo che la situazione andrà gestita in qualche modo visto che Hernan non è il tipo che si accontenti di fare il commentatore Sky troppo a lungo. Lui ha mandato un segnale chiaro, staremo a vedere se altri lo coglieranno, ma certo sembrerebbe strano che si accollino anche Hernan dopo aver riportato a Milano Tangachenko, anche se ho pochi dubbi su chi sarebbe il vincitore in termini di rendimento.

Non commento affatto la notizia riportata dal Corriere della Sera sulla famiglia naturale di Mario Balotelli (LEGGI QUI), anche se sono naturalmente predisposto ad avere dei dubbi sulla loro buonafede visto che tornano alla carica ora che il figlio guadagna un milione di euro l’anno. Diciamo comunque che posso concedere loro il beneficio del dubbio che invece non concedo a un giornalista che titola: “Balotelli, il figlio campione che si è dimenticato di noi”. Virgolettato. Che lo abbiano detto davvero i genitori naturali di Balou o che sia un titolo ad effetto di Corriere.it non cambia la sostanza della cosa. Indecente.

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scritto da il 30 settembre 2008 alle 15:40

Quello che Aldo Grasso non ricorda

aldo grassoAldo Grasso ha probabilmente ragione quando si domanda dove siano finiti i giornalisti sportivi, peccato che per centrare il punto passi dalla solita scorciatoia del parlare di Mourinho. Possibilmente male. Cadendo nella solita trappola dei giornalisti sportivi che, appunto, sembrano non poter fare a meno di parlare di Mourinho.

Aldo Grasso è un notevole critico televisivo, personalmente ne condivido le sue analisi e in linea di massima potrei sottoscrivere persino questa. Ma c’è qualcosa che non mi torna in frasi come queste:

Dopo il derby perso si è presentato, per obbligo contrattuale, davanti alle telecamere: con gentilezza, con garbo, con poche parole qualcuno avrebbe potuto fargli notare che la sua squadra di superassi non era mai stata pericolosa. Ma i giornalisti sembravano intimoriti, ponevano le domande con mille cautele. Ed ecco la trovata che permette a Mourinho di apparire un genio (per mancanze di prove).

Primo: nel mondo del calcio l’ignoranza abbonda, soprattutto in quello italiano. Il calcio dei nostri campioni milionari non proviene dagli studi universitari e c’è una penuria di istruzione francamente nauseante. Penuria riflessa puntualmente nelle interviste.

Secondo: il mondo del giornalismo sportivo da Calciopoli è uscito con le ossa rotte. Di cosa parla Aldo Grasso quando chiede ai giornalisti di mostrare una schiena dritta che in tanti non possiedono? Ha forse dimenticato che nelle intercettazioni di Moggi erano presenti “autorevoli” giornalisti, che parlavano scientemente di un sistema marcio, sapendo bene che quelli “si telefonavano prima”?

Caro Aldo, molti giornalisti sportivi non appaiono intimoriti o in soggezione, rispetto a personaggi come Mourinho. Il problema maggiore, per loro, è che Mourinho, il quale è davvero una spanna sopra come cultura e intelligenza, li costringe a uscire dai soliti schemi precotti e preconcetti. Tanto è vero che persino Ancelotti sottoscrive al 100% quanto afferma Mourino sul comportamento dei media. E parla Ancelotti, che è dipendente del più grande imprenditore televisivo privato italiano! Dovendo uscire da questi schemi fatti di polemiche, mezzucci, domande standard, o tacciono o azzardano, e quando azzardano esagerano, mostrando il lato debole tipico dei media sportivi italiani: quello di essere interamente devoluti a una causa. Giornali e media militanti che per proprietà, tifo o convenienza preferiscono parteggiare piuttosto che analizzare, aizzare piuttosto che discutere di calcio. E l’Inter, storicamente, ha rappresentato sempre il bersaglio più grosso, dato che era l’unica grande in grado di competere economicamente contro quello che i giudici di Napoli hanno definito un sistema simile a una “cupola mafiosa”.

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