scritto da il 9 maggio 2010 alle 11:30

Meno due

Restano in piedi tutti i discorsi fatti in settimana: è cambiato poco. Ci siamo lasciati alle spalle l’ultimo turno infrasettimanale,  e con lui il “rischio” degli zeru tituli. Come ha detto il mister, le magliette “Inter zeru tituli” sono già da buttare.

Ma restiamo in piena caccia grossa, seppure con il (piccolo) vantaggio di poterci concentrare su un obiettivo alla volta. Prima Chievo e Siena, poi Bayern Monaco. Prima il campionato, poi la Champions in un crescendo di tensione che ci metterà al cospetto della Storia e ci costringerà a sottostare al Suo giudizio.

Era opinione diffusa, fino alla settimana scorsa, che lo scoglio più difficile fosse la Lazio alla terzultima giornata. Superato quello, tutte le attenzioni si sono spostate sul Siena, anche a causa del cabaret di cui discutevamo ieri. Dettaglio: in mezzo c’è il Chievo.

Il Chievo che -al di là di cosa pensa chi straparla di Campatelli senza peraltro, sia chiaro, mettere in dubbio la regolarità del campionato- non ci ha mai regalato niente…le partite contro i clivensi sono, fra quelle con le “piccole”, sempre fra le più sofferte. Un Chievo da affrontare senza Sneijder per di più, neanche convocato.

Soprattutto, un Chievo che rappresenta il penultimo avversario in uno scudetto conteso punto a punto. Sottovalutarlo sarebbe un delitto, un errore che nessuno deve fare. Che nessuno può permettersi di fare, in questa fase della stagione.

Lo diciamo da una vita ormai: 12 punti nelle ultime quattro partite per arrivare allo scudetto. Siamo solo a metà dell’opera. I 3 punti del Chievo sono identici a quelli del Siena: da prendere a tutti i costi, da strappare con le unghie e con i denti, con tutta la forza, la determinazione e la cattiveria agonistica che ancora abbiamo in corpo. E che è tanta, lo sappiamo, ma che deve essere continuamente alimentata.

La squadra sembra essere chiusa in una camera a tenuta stagna, isolata dalle polemiche esterne. Persino il trionfo in Coppa Italia sembra essere stato archiviato molto velocemente e senza troppe feste, con il pensiero che dieci minuti dopo il fischio finale era già a Madrid e un’ora dopo era -doveva essere- al Chievo Verona.

I veronesi non rappresentano un ostacolo insuperabile, ammesso che per questa Inter ce ne siano. Ma i 3 punti da prendere oggi pomeriggio potrebbero risultare fondamentali per l’obiettivo finale. Sperare nel Cagliari, nel Cagliari di Daniele Conti, è puro onanismo intellettuale.

Non c’è spazio per i calcoli. Non c’è spazio per i cali di concentrazione, nè per alcuna distrazione.

Niente Roma, niente Siena, niente Bayern Monaco.

Solo Chievo Verona, fino al fischio finale.

Vincere.

Tutto il resto sarà una conseguenza.

Mancano due partite.

Mancano sei punti.

scritto da il 7 gennaio 2010 alle 12:30

Giudichiamo noi: Chievo-Inter

Pochi gli episodi dubbi nel primo “anticipo domenicale” della storia della Serie A, ma qualche parola da spendere sull’operato di Pierpaoli c’è. Qui trovate il regolamento del gioco del calcio corredato dalle decisioni ufficiali FIGC e dalla guida pratica AIA, per tutti i riferimenti.

Nicola Pierpaoli, della sezione di Firenze

Nicola Pierpaoli, della sezione di Firenze

Al minuto 12 del primo tempo passaggio in profondità per Pellissier che cerca la penetrazione nell’area nerazzurra: contrastato da Cordoba, finisce a terra e perde palla dando il via al contropiede che porterà al gol dell’1-0. I clivensi protestano a gran voce, e a velocità normale la sensazione che Cordoba possa aver fatto fallo è netta. Al replay, invece, si vede come Pellissier segua il cosiddetto “schema-Ambrosini”: palla da una parte e corpo dall’altra, a cercare il difensore disinteressandosi dello svolgimento dell’azione. Non solo: la caduta inizia ben prima del contatto con Cordoba, quando l’attaccante -volontariamente o meno- punta il piede destro a terra, perdendo l’equilibrio e andando poi a inciampare sul difensore. Non solo l’intervento di Cordoba non rientra in nessuna delle dieci infrazioni di cui alla Regola 12, ma nella sua condotta non si riscontrano neanche caratteristiche di negligenza, imprudenza (il difensore interviene nettamente e in maniera pulita sul pallone, senza intralciare la corsa dell’attaccante prima che questi gli vada addosso) o vigoria sproporzionata. Giusto non dare il rigore.

In pieno recupero, invece, su un cross dalla tre quarti il pallone finisce nell’area dell’Inter dove c’è un duello di testa fra Yepes e Quaresma: il numero 7 nerazzurro nel tentativo di contrastare il difensore colombiano alza il braccio e finisce con il toccare il pallone con la mano. Rigore netto. La volontarietà del gesto, fondamentale per concedere il fallo, è presunta dal fatto che il pallone arriva da lontano e non è dunque un “pallone inaspettato” (Regola 12, pagina 124) e inoltre, pur non riscontrandosi un evidente “movimento della mano in direzione del pallone“, nel punto 4 della Guida Pratica AIA alla Regola 12 si chiarisce che per stabilire la volontarietà del gesto bisogna “valutare se il contatto tra il pallone e la mano o il braccio è voluto dal calciatore o se questi allarga, alza, muove o, comunque, tiene le mani o le braccia con l’intenzione di costituire maggior ostacolo alla traiettoria del pallone“. Molto probabilmente il contatto non è voluto da Quaresma, ma sicuramente la posizione del braccio non trova altra giustificazione se non nell’intenzione di porre qualche ostacolo alla traiettoria del pallone. Nessun dubbio nel dire che Pierpaoli ha sbagliato a non fischiare.

Questi gli episodi “da moviola”. Certe partite e certi arbitraggi, però, non possono ridursi a uno-due episodi clamorosi -magari anche bene interpretati- solo perchè il direttore di gara è stato fortunato a trovare una partita “facile”, nè tantomeno si può tacere sull’operato dell’arbitro solo perchè questi è stato “aiutato” dal risultato finale. E’ anche nella gestione generale del gioco che va giudicato il direttore di gara, ed è proprio sulla base della gestione del match che possiamo definire imbarazzante la partita di Pierpaoli. Si capisce sin dall’inizio che la linea adottata è quella di un arbitraggio tutt’altro che inglese: gioco spezzettato, fischi ad ogni intervento, applicazione rigorosa del regolamento. Linea leggermente diversa dalle indicazioni di massima dell’AIA e dell’UEFA, ma non per forza errata: viste anche le condizioni del campo (che aumentano facilmente scompostezza e rischiosità degli interventi) ci può stare la scelta di tenere sotto controllo un match che rischierebbe altrimenti di diventare pericoloso. E in quest’ottica vanno letti i gialli a Chivu e Vieira. Poi il giallo a Balotelli per aver allontanato il pallone. Tutto giustissimo a termini di regolamento.

Il problema è che una linea adottata all’inizio del match non va solo applicata fino alla fine, ma deve anche essere valida per entrambe le squadre. E non si capisce, francamente, come Pierpaoli riesca a tenere sistematicamente il cartellino in tasca quando i falli li fanno i clivensi. Non si tratta di non fischiare punizioni, di sorvolare, di fare finta di niente, no…molto peggio: si tratta di vedere il fallo, fischiarlo e non estrarre il cartellino. Il primo giallo per il Chievo, a Sardo, arriva al minuto 15 del secondo tempo quando quelli dell’Inter sono già tre, quando il conteggio dei falli indica Chievo 24 e Inter 13 e, soprattutto, quando i nerazzurri iniziano a innervosirsi e a reclamare maggiore severità da parte di Pierpaoli: pessimo segnale lanciato dall’arbitro, che finisce per dare l’impressione di ammonire “a comando” senza comunque poter riequilibrare una visione distorta dei contrasti che ha ormai elaborato nei 60 minuti precedenti.

Sono due le notazioni clamorose da fare in tal senso. La prima: immediatamente dopo l’ammonizione di Balotelli c’è un lancio in profondità per Pellissier, fermato in posizione di fuorigioco. L’attaccante va lo stesso al tiro, la palla rimbalza sui piedi di Julio Cesar e si allontana dal punto di battuta della punizione. Un minuto prima Balotelli era stato ammonito per una azione identica, un minuto dopo Pellissier la fa franca. La seconda: a partita appena iniziata viene ammonito Chivu per il più classico dei “falli tattici” ovvero, a lettera di regolamento, un “accorgimento messo in atto per annullare o ritardare l’azione offensiva avversaria attraverso un contrasto irregolare” (punto 26 della Guida Pratica AIA alla Regola 12). Interpretazione corretta e giallo giusto. Peccato che, allo stesso punto del regolamento, il fallo tattico venga definito, in alternativa al precedente, anche come “quello posto in essere da calciatori di una squadra nei confronti del “regista” avversario (fonte del gioco) per impedirgli sistematicamente la giocata, soprattutto (ma non solo, ndr) nei repentini capovolgimenti di fronte“. E non si spiegano quindi i mancati gialli a tutta la difesa del Chievo per i falli sistematici su Balotelli, che ne subisce 3 di fila solo nei primi 10 minuti del secondo tempo. Non abbiamo le statistiche a disposizione, ma non ci stupiremmo nel vedere una doppia cifra alla voce “falli subiti” di Mario.

Ed è quindi non già per questi episodi quanto, come detto, per la conduzione generale della gara (che porta per esempio Sardo, autore di quattro interventi fallosi culminati in una ginocchiata in testa a Pandev, a terminare regolarmente la partita) che possiamo dire, senza bisogno di attaccarci al clamoroso e “giornalistico” episodio di Quaresma, che Pierpaoli ha offerto una delle peggiori prove viste finora in questa stagione con l’Inter.

scritto da il 6 gennaio 2010 alle 18:19

Nella calza della befana

La partita con il Chievo non sarà sicuramente una di quelle da tramandare ai posteri, ma i tre punti raccolti oggi all’ora di pranzo sono importantissimi per tanti motivi.

Patrick VieiraIn primis la vittoria ci permette, comunque vadano gli altri matches, di mantenere un vantaggio rassicurante sulle dirette inseguitrici, in vista proprio del loro scontro diretto che andrà in scena a Torino domenica prossima. Altro motivo di soddisfazione è che il successo è arrivato nonostante lo stato di emergenza con il quale abbiamo approcciato questa partita. Oltre alle assenze di Eto’o, Santon, Samuel, gli infortuni e squalifiche dei vari Motta, Stankovic, Cambiasso, Muntari, hanno di fatto messo fuori gioco quello che in alcune partite è stato addirittura il nostro centrocampo titolare. Questo dovrebbe far riflettere sulla bontà della prestazione odierna che, seppur non brillantissima, ha visto un’Inter condurre le danze per l’intera durata dell’incontro, concedendo al Chievo l’unico schema possibile per cercare di metterci in difficoltà e cioè il lancio lungo per l’unica punta Pellissier, chiamato all’eroica impresa duellare con l’intero pacchetto arretrato nerazzurro. Sono invece stati bravissimi i nostri difensori, guidati da un suntuoso Lucio, a far puntualmente scattare la trappola del fuorigioco, facendo terminare una decina di volte in off-side gli avversari.

Altra nota di merito va a Patrick Vieira, che molto probabilmente ha vestito per l’ultima volta la casacca nerazzurra. La sua prestazione è stata monumentale e ha dato sostanza ad un centrocampo molto sbilanciato, con solo lui e Zanetti preposti a compiti di copertura. Altro giocatore fondamentale è stato Snejider, abilissimo a dettare i tempi di gioco, sacrificandosi in copertura e facendo partire il pressing in fase di non possesso. Da segnalare il suo delizioso assist per Balotelli in occasione del gol partita, in un’azione di contropiede che ha visto protagonista anche l’attesissimo Pandev, pronto a ribadire in rete la respinta di un difensore gialloblù, con la palla che però che aveva già varcato la linea in precedenza. L’esordio del macedone è stato buono fino a quando la condizione atletica gli ha permesso di esprimersi a livelli accettabili. Poi il comprensibile calo fisico ha un po’ annebbiato le idee al numero 27 nerazzurro, sostituito nel finale da Quaresma.

Mario BalotelliVeniamo poi a Balotelli. Discreta la sua prestazione, condita da un gol e tantissime iniziative interessanti. Non si contano i falli subiti da Mario, che anche oggi ha costretto spesso gli avversari a ricorrere alle cattive pur di fermarlo e, come accade sovente, senza che l’arbitro prendesse provvedimenti nei confronti dei clivensi. Provvedimento che invece è arrivato puntuale quando Supermario, ingenuamente, ha allontanato il pallone in seguito ad una segnalazione di fuorigioco. Diffidato, salterà il Siena.

Passiamo poi alle note stonate della giornata. L’infortunio a Chivu è sicuramente la più brutta. Frattura cranica per la quale sarà necessario intervenire chirurgicamente. Mentre sto scrivendo giunge la notizia che l’operazione è in corso e che durerà non meno di due ore. A Christian va un grandissimo in bocca al lupo, perché tutto vada bene e possa tornare in campo il più presto possibile. Altra nota di demerito, certamente meno grave della precedente, va alla prestazione di Milito, mai incisivo e apparso fuori dal gioco. Un passaggio a vuoto che comunque può starci, anche per le difficoltà incontrate dai nostri nel recapitare palloni giocabili al “Principe”, spesso chiamato in causa spalle alla porta e pressato dagli avversari. Unico lampo nel finale, quando Yepes lo ferma in maniera molto dubbia, che impedisce la chiusura di una triangolazione con Sneijder che lo avrebbe messo in porta.

Veniamo poi al terreno di gioco del Bentegodi. Un vero e proprio campo di patate, che non ha permesso ai nostri calciatori di qualità di esprimersi al meglio. Giocare palla a terra risultava molto difficile, con la sfera che rimbalzava in maniera irregolare, come se al proprio interno ci fosse un coniglio (cit). Anche l’arbitro non è stato all’altezza, soprattutto nella gestione dei cartellini. Severissimo nel mostrare il giallo ai nostri, non lo è stato con i veronesi in seguito ad episodi molto simili e per i quali non aveva esitato a prendere provvedimenti nei confronti dei vari Chivu, Vieira. Balotelli, Cordoba, Quaresima e Maicon.

Infine il pubblico. Al minuto 2 del primo tempo, quando Balotelli ha toccato il suo primo pallone, si sono uditi nitidi, anche dalla tv, i fischi ed i “buuuu” nei confronti di Mario. La cosa è proseguita per tutto il match e in tal senso sono indicative le parole del nostro numero 45, pronunciate a caldo a fine match: “Ogni volta che vengo qui a Verona mi rendo conto che questo pubblico mi fa sempre più schifo”. Parole dure e coraggiose che dovrebbero far riflettere. E’ sconcertante che ogni volta si debba assistere a certe dimostrazioni di ignoranza senza che nessuno intervenga. E lo è ancora di più che addirittura ci si dissoci dalle parole di questo ragazzo, anziché dissociarsi da chi, in maniera palese, dimostra la propria inciviltà e intolleranza.

scritto da il 11 maggio 2009 alle 10:15

Salvate il soldato Mario

3608837537La domenica del quasi titulo (cit.) è iniziata con una rete di Crespo dopo appena due minuti, l’ultimo regalo di Valdanito prima di salutare la Pinetina. Qualche istante più tardi solo una deviazione fortuita sul palo non permette a Figo di siglare la rete del raddoppio. Ma, onestamente, sarebbe stato chiedere troppo alla dea della vecchiaia. Il Chievo ha giocato a calcio ed ha meritato entrambe le reti del pareggio, mettendo in luce le amnesie di una difesa non proprio l’emblema della brillantezza e della reattività. L’analisi dal vivo di Taribo è quanto mai condivisibile.

Note positive
Inevitabile il riferimento a SuperMario. Mou l’aveva detto in conferenza: “Se non c’è Ibra, Mario sarà maggiormente responsabilizzato”. Di certo a Balotelli non si può imputare un difetto di personalità. Come dimostrato a Parma lo scorso 18 maggio, non ha timore di caricarsi la squadra sulle spalle. L’eurogoal di ieri ci ha confermato che il ruolo alla Rooney prospettato per lui dal tecnico per l’Inter del futuro sarebbe uno spreco. Una rete di rara potenza e precisione, frutto di una coordinazione perfetta che ha ribadito la sua familiarità col goal. I critici diranno che Mario nel primo tempo non ha brillato. Errore. Se avesse arbitrato De Marco e non il suo collega inglese, Frey non avrebbe commesso 4 falli 4 senza un solo giallo e l’entrata da killer di Rigoni sarebbe stata sanzionata con un rosso diretto.

Un giallo (sacrosanto) l’ha tirato fuori per un certo Morero. Insomma, il fallo sistematico, la provocazione ed i colpi proibiti sono le armi che i difensori (non solo del Chievo) utilizzano per limitare (nella speranza di un’auto(e)limitazione). Il problema, invece, come emerso nelle trasmissioni della domenica sera, è l’atteggiamento di Mario verso il pubblico. Siamo all’assurdo. Nel secondo tempo c’è stata una manata poderosa di Yepes sulla testa del Nostro. L’arbitro non l’ha vista ed ha fischiato solo per far entrare la barella. Il colpo di Adriano a Gastaldello non è nemmeno paragonabile a quello inferto dal clivense, ma la prova tv non verrà applicata. Le immagini che avrebbe dovuto vedere Palazzi ieri in tv, infatti, non sono state mostrate. Meglio chiedersi della mancata esultanza di Mario, non una novità, per chi lo conosce. Una cosa inverosimile per gli incompetenti faziosi dei teatrini maleodoranti.

“E’ stato un miracolo che non sia stato ammonito”, ha chiosato Mou. Assolutamente. Non è mica Pato che può permettersi di sfanculare Orsato senza sanzione alcuna. Galliani, in fondo, aveva richiesto protezione per il Papero. Altra nota positiva è stata la posizione di Cambiasso. Liberato dalla copertura della difesa, ha dato libero sfogo ai sui inserimenti. Pregevole l’assist a Balotelli dopo un colpo di tacco di Crespo. Vedremo se per la prossima stagione ci saranno evoluzioni in tal senso.

Note negative
Troppo semplice dire la difesa. Troppo semplice, ma è la realtà. Cordoba ha sofferto a dismisura Bogdani che per nostra fortuna ha i piedi di Café Colombia. Anche Samuel non è stato irreprensibile con due lisci da brivido. Maxwell e Stankovic spianano la strada per la bomba (imprendibile) di Marcolini, mentre il brasiliano stringe troppo in occasione del pareggio di Luciano. Come ha scritto giustamente Nk, se Mou dovesse applicare la stessa sanzione post-Bergamo, Maxwell lo rivedremmo ad ottobre. Il brasiliano purtroppo soffre di queste amnesie dettate da troppa sufficienza. Tecnicamente non si discute, a patto che non abbia il veto sul sorpasso della linea di centrocampo. Anche ieri è apparsa evidente la differenza della gestione rispetto allo scorso anno.

A Parma abbiamo vinto uno scudetto con Rivas, Materazzi, Cesar e Pelé in campo. Con Mou c’è stata una epurazione delle seconde linee. Non abbiamo più due squadre. Non è una novità che Mou non fosse un amante del turn over. Di fatto ha posto le basi per i 22+3 della conferenza di presentazione. Il compito di Branca, Oriali e Mendes sarà complesso. La speranza è che Moratti sposi in pieno il nuovo progetto tecnico. Ieri Special One ha ribadito le 2 filosofie: “I soldi non sono miei… se l’Inter mi mette a disposizione una squadra di 18-22 anni, io firmo per l’Inter per altri 5 anni, ma senza avere l’obbligo di vincere, come Wenger. Ma io ho vissuto sempre con la pressione della vittoria, al Porto, al Chelsea e all’Inter quest’anno”. La situazione, forse, è più semplice di quanto si pensi.

Bella serata.
La serata inizia con un Lapo che non esclude di rimpiazzare C&G nei cuori J**entini (e nerazzurri) e continua con una partita gobidile, ma non eccezionale, tra le compagini zeru tituli. L’errore marchiano lo commette Ancelotti che sostituisce Inzaghi sul più bello. Cioè nella fase dei tuffi in area: ridicoli Pato e Ronaldinho che, non contenti dei 12 rigori ottenuti in stagione, la maggior parte dubbi o inesistenti, invocano il fischio di Orsato, il quale decide di rendere ufficiale una situazione ufficiosa, espellendo Favalli. L’esultanza di Galliani dopo il vantaggio di Seedorf testimonia la goduria insita in cravattagialla di arrivare a 5 punti dall’Inter, per mettere in moto la macchina (dis)informativa, il mani di Adriano e quant’altro. La realtà è che con una vittoria dei gobbi, Ranieri sarebbe stato ad un solo punto da Ancelotti. Ranieri crocifisso da una campagna stampa senza precedenti. Ancelotti implorato per rimanere. Mistero. O forse no.

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scritto da il 10 maggio 2009 alle 20:49

La razionalità limitata

TverskyUna delle cose positive dopo partite come quella col Chievo (e dopo un Campionato come questo), è analizzare i comportamenti umani sulla base di alcune teorie alla base della psicologia cognitiva. Qualunque processo decisionale è soggetto alle limitazioni intrinseche della razionalità umana; in particolare la qualità dei processi di percezionegiudizio in base ai quali sono definiti gli input decisionali sono soggettivi e fallibili. Un vasto filone di ricerca noto con il nome di Behavioral Decision Theory ha individuato alcune debolezze tipiche, ricorrenti e sistematiche nei giudizi umani.

La ricerca delle informazioni è un processo costoso e difficile, per questo gli attori possono volerla limitare cosapevolmente. Il problema sussiste invece nelle tendenze inconsapevoli e spontanee della nostra mente ad indirizzare la ricerca in certe direzioni. Nel loro più influente lavoro sull’argomento, Tversky e Kahneman individuano tre eurismi di base in cui si concretizzano i limiti della razionalità nella ricerca di informazioni ed alternative: la formulazione di giudizi in base alla disponibilità, alla rappresentatività e all’ancoraggio. Ne illustriamo solo i due che ci interessano.

L’errore di disponibilità
Non tutte le informazioni rilevanti per emettere un giudizio sono egualmente disponibili. In particolare, se cercate nella nostra memoria, una distorsione prevedibile è che saranno utilizzate prevalentemente quelle informazioni che è più facile ricordare. Non si tratta solo della frequenza con cui si è esposti a certe tipologie di informazioni, ma anche della salienza, intesa come familiarità, intensità cognitiva ed emotiva dell’informazione.

L’errore di ancoraggio
Le persone effettuano spesso le stime partendo da un valore noto iniziale aggiustandolo nella direzione che si suppone corretta. La ricerca empirica mostra, in generale, che l’aggiustamento è insufficiente. Così le stime sono tipicamente distorte, nel senso che sono troppo vicine all’ancora utilizzata e troppo poco sensibili ai fattori correttivi che sarebbe necessario apportare.

Nel nostro piccolo, si cercherà di dimostrare che la decisione di scommettere sulla vittoria finale del Milan nel Campionato 08/09 (e quindi che l’Inter perda lo scudetto) sia intaccata da errori di disponibilità e di ancoraggio.

  1. L’errore di disponibilità per eccellenza è (causa salienza), purtroppo, il 5 maggio. La sindrome di rimonta avvenuta in altre condizioni, con altri concorrenti, con altri componenti della rosa e, soprattutto, in un campionato wrestling smascherato solo 4 anni più tardi.
  2. Sulla scia della sconfitta per antonomasia abbiamo le vittorie dell’Inter dell’89 e del 2007 (frequenza) , due scudetti dei record. Eventi eccezionali, non normali. Spesso, come illustrato da Watergate in un commento al post precedente, i campionati si decidono nelle ultime due giornate, La doppietta di Ibra in quel di Parma dovrebbe essere ancora attuale.
  3. L’ancoraggio (ai risultati) invece emerge nei giudizi che prendono in considerazione il trend delle ultime gare. I pareggi con Palermo, J**e e Chievo e la sconfitta a Napoli. A nulla servono i  relativi alla prestazione che avrebbe legittimato risultati diversi. Allo stesso modo il Milan che ha vinto immeritatamente con Lecce e Verona, ed ha incontrato ostacoli con coefficiente di difficoltà non elevatissimi, non potrà che vincerle tutte da qui alla fine. Ipotesi non impossibile, ma sicuramente difficilmente probabile.

Il pareggio odierno può aver scatenato in qualcuno i fantasmi più neri. Ma più che neri, sembrano errati. Dovremmo invece concentrarci sulle condizioni dello scorso campionato, dove avevamo mezza squadra ai box e un calendario più complesso visto il derby e la trasferta di Parma con due avversarie ancora in lotta per un obiettivo. Servono 5 punti su 9 disponibili. Senza considerare i 12 (9 o 10) del Milan. La razionalità limitata è un dato di fatto, l’irrazionalità illimitata è un male da estirpare.

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scritto da il 10 maggio 2009 alle 15:50

Tutto nelle nostre mani

BalotelliJulio Cesar, Maicon, Cambiasso, Ibrahimovic. Chiunque all’inizio di questa stagione recitava questi quattro nomi a memoria, come una filastrocca, per indicare i pilastri dell’Inter, gli uomini di maggior classe, quelli insostituibili, i quattro cavalieri che portavano alto il vessillo nerazzurro in giro per l’Italia. Oggi pomeriggio, a Verona, ci saranno solo Julio Cesar e Cambiasso.

La squalifica di Ibrahimovic e l’infortunio di Maicon sono la base dalla quale dobbiamo partire nel pensare alla partita col Chievo. Partita che, si legge da più parti, potrebbe assegnare il titolo all’Inter con 3 giornate di anticipo. Potrebbe, ma oggettivamente l’evento sembra molto difficile: battere il Chievo a Verona, intanto, e poi aspettare -e sperare- che una Juventus mai così disastrata e fresca della recente indegna prestazione offerta contro il Lecce faccia il miracolo a San Siro contro un Milan che, al contrario, proprio in queste settimane sta offrendo il calcio migliore della stagione. Poche chiacchiere: è uno fisso.

Cominciamo col toglierci dalla bocca questo dolce sapore di una domenica sera da Campioni d’Italia, quindi, e facciamo di tutto per potercelo meritare la settimana prossima: tre punti a Verona. Solo questo conta. Senza Ibrahimovic e Maicon non sarà una passeggiata, senza tutte le soluzioni offensive che questi due sanno proporre non sarà semplice, senza la freschezza atletica e psicologica che -evidentemente- in questo periodo è un po’ venuta a mancare non sarà agevole. Dall’altra parte abbiamo una squadra con uno dei peggiori score casalinghi di tutta la Serie A e uno dei peggiori attacchi del campionato: le assenze di Pinzi, Colucci e Langella rischiano di farsi sentire e la situazione di classifica potrebbe concedere una certa tranquillità ai clivensi, ma non è su questo che dobbiamo contare. Dobbiamo piuttosto tenere ben presente che questo Chievo è la stessa squadra che nelle ultime 5 partite si è presa il lusso di fermare sul pareggio Juventus e Roma e di costringere ad un superlavoro il Milan per uscire dal Bentegodi con un risicato 0-1. Attenti all’intensità imposta da Di Carlo, attenti ai 90 minuti di corsa che questa squadra sa proporre, attenti alla difesa chiusa e alle ripartenze sulle quali i gialloblu proveranno a costruire la loro partita perfetta.

Dal canto nostro, sembra ormai certa la presenza di Muntari nell’11 titolare. E quindi Santon in panchina e Zanetti e Maxwell terzini a garantire un giusto mix fra inserimenti e coperture. L’intoccabile Samuel al centro della difesa a tenere a bada Bogdani e a far coppia con Cordoba, al quale toccherà il compito di stare attento alle ripartenze del Chievo e alla velocità di Pellissier. Centrocampo a tre con Muntari Cambiasso e Stankovic e in avanti Figo e Balotelli in appoggio all’unica punta Crespo, ma in corso d’opera si potrà facilmente passare al rombo con Figo trequartista e Balotelli-Crespo in avanti. Più della tattica e dello stato di forma, però, conta l’approccio mentale che i nostri avranno alla gara: concentrati, con la mente sgombra dalle notizie che potranno arrivare stasera e senza pensare al fatto che si troveranno davanti una delle prime non retrocesse di questa stagione: siamo 11 contro 11, e 11 contro 11 dobbiamo giocarcela a chi fa un gol in più.

Julio Cesar e Cambiasso ci sono, Ibra e Maicon si sono fatti da parte per vedere se davvero quest’Inter può fare a meno di loro. Per vedere se davvero Mario Balotelli può già caricarsi una squadra sulle spalle. Per vedere se davvero potremo essere Campioni d’Italia per la quarta volta consecutiva. E per festeggiare con noi domenica prossima a San Siro.

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scritto da il 8 maggio 2009 alle 10:51

Ma Diego a noi non ci serviva?

Il probabile acquisto di Diego da Cuhna da parte della Juventus un po’ mi da fastidio, non per invidia (dal punto di vista della Juventus non sposta molto, perché il vero problema della Juve è la mediocrità generale, non la mancanza di tecnica), ma perché penso che fosse più utile all’Inter.

Certo, adesso si dirà che Mourinho preferisce dei centrocampisti alla Lampard, cioè in grado di giocare in the box, ma anche offrire dinamismo e copertura, passaggi e tiri dalla distanza. Il fatto è che di elementi così ce ne sono pochi: Lampard, Gerrard, Essien… casualmente sono incedibili. Diego è un trequartista atipico comunque: non ha il passo del trequartista brasiliano classico, né la benzina super di Kakà, che nella nazionale occupa il posto da titolare. E’ un combinato tra trequartista e classico regista, capace di prendersi la palla ovunque e di metterla in rete. Il problema principale di Diego è che è discontinuo, a volte non si prende tutte le responsabilità. Ma resta il fatto che è quasi un centrocampista totale come lo vuole Mourinho, ho detto quasi perché ha una vocazione offensiva che non è controbilanciata dalla sua indubbia grinta.

Penso che comunque un giocatore del genere, allo stato attuale del nostro centrocampo, povero, lento e invecchiato, ci facesse comodo. E non poco. Detto questo non mi preoccupa come rivale, a patto di fare una campagna acquisti decente.

Io non avrei mai sacrificato Acquafresca per Milito, a meno che gli osservatori non abbiano deciso di metterci una pietra sopra, valutando il giovane attaccante del Cagliari come poco propenso a dei miglioramenti. Il prezzo per il Principe sarebbe comunque alto, posto che miglioriamo la situazione globale dell’attacco.

Il problema è che dobbiamo rivoluzionare due reparti, rimandando per adesso il ringiovanimento complessivo della difesa (Materazzi e Cordoba prima o poi lasceranno): confermati Maxwell, Maicon e Chivu, rimane da valutare la posizione di Burdisso (che ha mercato), mentre Rivas di certo sarà ceduto.

A centrocampo urge una rifondazione: io vorrei vedere Cambiasso restituito al suo ruolo naturale di centrocampista centrale, che sa inserirsi. Anche lui può interpretare quella posizione alla Gerrard, ma ha dei limiti lo sappiamo: non ha un lancio lunghissimo, difficilmente tira dalla distanza, è molto forte ad arrivare da dietro, ma non si sente sicurissimo a ridosso delle punte. Sneijder mi sembra un ripiego di valore, sul quale ho seri dubbi. E’ un centrocampista tuttofare, uno Stankovic giovane perenemmente penalizzato da questa sua versatilità. Poi ci vorrebbe un mediano forte, che consenta lo spostamento più avanti del Cuchu. Yaya Tourè non sarebbe male, peccato che andava preso due anni fa. Di certo non è Inler la soluzione ideale. Thiago Motta lo giudico troppo lento e conservativo, anche se ha fisico, tiro e precisione nei passaggi. Messi bene non siamo: Zanetti ha dato tanto, ma vuole sostituito, mentre Muntari è sicuramente un discreto giocatore, ma col quale non si migliora il reparto.

In avanti Quagliarella sembra la novità dell’ultima ora. In accoppiata con Milito può andar bene, ma non aspettiamoci miracoli, senza un centrocampo di qualità un attacco Ibra – Quagliarella – SuperMario – Milito è abbastanza giovane e forte, ma non ci porterà molto lontano in Europa.

Infine qualche parola per domenica: Se scendiamo in campo con il 4-3-3 incontreremo solo problemi. L’Inter gioca meglio con un interno tra le punte e un centrocampo raccolto, perché così si annulla il gap tecnico: la squadra sta corta, i passaggi sono più efficaci, i terzini possono salire senza sfiancare le punte. Assente Ibrahimovic facciamo fatica a salire, pertanto molto dipenderà dalla voglia del Chievo di attaccare e molto dipenderà da Samuel, chiamato a tenere alta la linea difensiva. Altrimenti ci complicheremmo inutilmente i compiti.

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scritto da il 7 maggio 2009 alle 11:07

Io speriamo che me la Chievo (cit.)

norigoreIeri qualche mediaservo (rigorosamente anonimo, a testimonianza che esiste ancora una vaga parvenza di senso del pudore) ha paventato l’ipotesi di una festa per pochi intimi, qualora l’Inter vincesse lo scudetto la prossima domenica a causa di un San Siro occupato dalle due illustri retrocesse. Se dovesse verificarsi l’ipotesi prospettata, i “pochi intimi” sarebbero i tifosi di Galliani e Blanc a darsi forza e compagnia in una Milano vestita di nerazzurro con tanto di dedica: “Non vincete più!”. Insomma auguriamo ai nostalgici del patto di non aggressione di uscire da San Siro con un risultato utile, altrimenti sarà una serata che ricorderebbero a lungo.

Prima di sperare che una J**e con le sembianze tipiche dell’Inter di qualche tempo fa (spogliatoio spaccato, allenatore dead man walking e contestazione del pubblico) faccia bottino pieno contro Dida&Co., occorre però battere il Chievo. E non sarà una partita semplicissima, anche in virtù di precedenti contraddittori. Si parte dal pareggio per 2-2 nel rush finale della stagione che si concluse (con) il 5 maggio. Protagonista del match, il miglior arbitro di sempre, quel Massimo De Santis che solo grazie alle intercettazioni ha svelato la sua bravura nel dirigere ed indirizzare le partite. Il rigore su Ronaldo, scambiato per fallo in attacco, è stato l’emblema di quel campionato. L’anno successivo, il possessore di schede Sim Racalbuto, assegna due rigori al Chievo ed espelle Okan per avergli toccato un braccio in sede di protesta: 2-1 per i “Mussi Volanti” il risultato.

L’anno di Zaccheroni vede la prima vittoria nerazzurra al Bentegodi: Vieri e Recoba i marcatori. La squadra allora allenata da Beretta (da qualche giorno ospite di Mourinho e dell’Inter ad Appiano) tiene invece a battesimo l’Inter manciniana. Un pareggio per 2-2, nonostante un Adriano semplicemente devastante. Adriano che vestirà il rossonero del Flamengo. L’anno successivo a sbloccare la partita ci pensa il neoacquisto Samuel su corner di Figo. Il portoghese, allora, aveva più di 70′ di autonomia. L’ultimo confronto risale alla stagione dello scudetto dei record: Adriano dopo alcuni secondi e Crespo, su gentile concessione di Sicignano, firmano la 15esima vittoria consecutiva.

Domenica mancherà Ibrahimovic, un motivo in più per far bene. Attacco sulle spalle di Balotelli, anche se Mou potrebbe schierare al suo fianco Crespo e Figo, reduce da una buona prova contro la Lazio, ma con una autonomia ridotta a 20′ e con un dinamismo ai  minimi storici. Provvidenziale, sul fronte fisico, il rientro di Stankovic. A patto che non debba correre per il portoghese e per Vieria. La formazione di Di Carlo, infatti, oltre ad offrire un calcio organizzato, è una delle squadre più in forma del Campionato e, dato da non sottovalutare, si tornerà a giocare al caldo, dopo una serie di partite in notturna. Realisticamente, i 3 punti permetterebbero di organizzare la festa contro il Siena. Ormai un classico (dolce-amaro) degli scudetti nerazzurri.

Sul capitolo mercato, interessante articolo di Pedullà che dà per conclusi gli affari(?) Milito ed Hernanes. Le parole di Raiola sanciscono una tregua tra Ibra e l’Inter, mentre Maxwell, dopo le intemperanze verbali del “pizzaiolo”, si avvia a firmare il rinnovo fino al 2013. Da leggere anche l’opinione di Antognoni su quel che resta dei quotidiani sportivi.

Avvertenza: questo articolo è riservato a pochi intimi.

Commenti (128)

scritto da il 15 dicembre 2008 alle 15:04

Per lo scudetto dipende tutto da noi

Tutto dipende da noi. La vera anti-Inter non esiste, se non in quella mezz’ora cumulata di rilassamento generale che abbiamo avuto ieri. Perché i giornali italiani sono veramente incredibili. Ibrahimovic segna il gol del 3-2 al 78° minuto, dopo un dominio totale e un assedio incredibile che ha letteralmente sbriciolato il pur ottimo Chievo e per la Gazzetta dello Sport segna nei minuti finali e toglie dai guai l’Inter.

Nessuna parola sui piagnoni che rubano al 91° la vittoria interna contro il Cagliari, dopo che il pareggio di Perrotta è avvenuto su fuorigioco. Pazienza. Ancora più ridicoli sull’Ibra-indipendentismo (una corrente scismatica del nostro Ibraismo, religione alla quale siamo devoti) personaggi come Cerruti, sempre della Gazzetta.

Te lo posso dire Cerruti? Scrivi delle cazzate immani. Dai l’idea di non seguire la partita, fai notare che non hai visto le ripetute triangolazioni sulla fascia che hanno portato l’Inter ad abbattere il Chievo, per non dire della bellezza cristallina del gol di Deki, che se l’avesse fatto Ronaldinho, là in Gazzetta avreste ordinato lo Champagne.

L’anti-Inter non può essere la Juve. Non in modo credibile, la squadra di Ranieri è pratica, ma ieri ha giocato contro una difesa talmente burrosa, che se la metti a giocare ad Aprile si squaglia all’uscita dallo spogliatoio. La Juventus ha tirato in porta sei volte: miracolo di Abbiati, palo di Del Piero e 4 gol, tre dei quali realizzati dopo l’esecuzione del noto schema difensivo milanista “prego, si accomodi signora“.

la capolista se ne va

Nelle analisi del giorno dopo (che sono quelle che leggo, in quanto non ho l’abitudine di sciropparmi i vari dopo-campo, nonostante la presenza – per la prima volta in due anni – di giocatori dell’Inter) manca sempre una considerazione fattuale. La Juventus ha già giocato contro l’Inter ed è sembrata una sfida tra due squadre di categoria differente, come un Udinese-Barcellona di Champions, per dirla tutta. Stesso campionato, ma una spanna di differenza in campo.

Amauri, che con il Milan ha giganteggiato nemmeno fosse Kevin Garnett sotto le plance, contro l’Inter avrà spizzato al massimo due palloni, per il resto si sa che è tornato a Torino con il poster omaggio di Samuel sotto braccio. E vogliamo parlare di Alex Del Piero? L’unica sua azione degna di nota a San Siro è arrivata al minuto 84, colpo di testa da calcio d’angolo, dopo una partita intera passata ad osservare l’ombra serpeggiante di Ivan Ramiro. E cosa vogliamo dire di Marchisio? Contro l’Inter subentrò al minuto secondo a tale Tiago Mendes, portoghese raffinato, nel senso che sembra si sia fatto di petrolio. Marchisio ieri sembrava Matthaeus. Contro l’Inter ha dovuto cambiare le mutande tre volte, dato che Stankovic e Cambiasso non lo facevano respirare. Per non dire del fatto che persino una damigiana ambulante come Adriano è riuscito nell’impresa di far implodere la premiata ditta Le Grottaglie – Chiellini.

Insomma, a ciascuno il suo. La Juventus ieri è apparsa molto brillante, ma con Camoranesi e Le Grottaglie in campo, contro di noi è stata spazzata via, sia sul piano del gioco, sia sul piano atletico. E non si può far finta che questa partita non sia mai stata giocata.

Il grosso problema è che al Milan sono ancora convinti che basti citare due nomi famosi per vincere. D’altronde hanno preso Beckham per questo, perché sono ancora convinti che Kaladze e Janku (lo chiamano affettuosamente così, fino a quando non decideranno di chiamarlo direttamente Vaffanku) siano due giocatori di calcio, invece che due cabarettisti in trasferta. Della partita di ieri mi sono rimaste impresse svariate cose, a parte le vaccate di Bergomi. Una è sicuramente la prestazione di Pato.

Vogliamo ricordare – santissima madre di Milanello – che Pato è costato 22 milioni di euro? E vogliamo parlare di Gilardino che segna gol a raffica? E vogliamo dire che ci siamo stancati di sentir chiamare “bel gioco” il calcio assonado di Ancelotti, che consiste nel tenere palla a due all’ora, far finta di dominare l’avversario e non muoversi in difesa?

Bah… tornando a noi, io dico che queste ultime partite del girone d’andata sono le più difficili. Ed è meglio avere un’avversaria relativamente vicina, in modo da tenerci svegli e reattivi. Un grosso problema, piuttosto, è quello di non avere cambi adeguati, soprattutto davanti. Fossi nella società svenderei la damigiana brasileira al Milan (se lo comprano convinti di realizzare un affare, tanto c’è mamma astronave madre che copre le ubriacature), mi libererei di un difensore, di Dacourt, di Hernan Piedi di Piuma Crespo e comprerei una punta e un centrocampista di ferro alla Muntari.

Kakà: “Non ho l’ernia inguinale, ma solo un’infiammazione“. Giusto. Ma dato che senti dolore, ciccio, prova ogni tanto a cambiare postura sulla croce, che non ti fa male, dai…

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scritto da il 14 dicembre 2008 alle 16:57

Inter-Chievo

MOURINHO!

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