scritto da il 21 aprile 2010 alle 15:15

Le sbornie

Con quella di ieri sera, sono quattro (quattro!) le nottate post partita in cui per ogni interista è stato impossibile, o quasi, prendere sonno. La quarta volta in questa stagione che viviamo una serata di gioia pura, immensa, prepotente; che finita la partita abbiamo voglia di rivederla, di vedere tutte le sintesi, in arabo, in russo, in cinese, di vedere e rivedere ogni filmato che riguardi la gara; che chi è allo stadio vorrebbe essere seppellito lì, dopo novanta minuti in cui ha visto realizzarsi i propri sogni. Sono quattro, ed è un dato straordinario: non avevamo mai gioito così tanto in una stagione.

La prima l’abbiamo vissuta quando era ancora agosto, dopo quello che credevamo essere il derby perfetto. Credevamo, appunto, perché quattro mesi dopo questa squadra pazzesca ha rivoluzionato il nostro concetto di derby perfetto, regalandoci la seconda nottata di sbornie post-partita. A Stamford abbiamo fatto saltare il tappo cementatosi ormai da quattro anni intorno alla maledizione degli ottavi, facendo finalmente vedere all’Italia gufatrice e, soprattutto, all’Europa, che squadra pazzesca che è la nostra. Sinceramente, non credevo che, almeno per quest’anno, avremmo vissuto un’altra gioia simile. Perché è vero, nessuno è imbattibile, ma pensavo che col Barça potessimo svangarla solo con un culo immenso e con le barricate.

E invece. E invece li abbiamo battuti con una prestazione sublime, l’inno ai concetti di squadra, di equilibrio, di corsa, di sacrificio, di cuore. Li abbiamo battuti con la “partita perfetta” che tutti noi sognavamo, quella che, finora, avevamo visto fare solo agli altri. E ok, ancora la qualificazione non è decisa ed è possibile che la finale, alla fine, la giochino loro, ma l’impresa resta. E va ad aggiungersi a quelle precedenti, in un’escalation che, a questo punto, non sappiamo nemmeno noi a cosa possa portare (sì, dai, lo sappiamo, ma meglio..insomma, ci siamo capiti).

Dopo la prima delle quattro sbornie, tutti noi pensavamo di aver toccato l’apice dello sportivo godimento. E così dopo la seconda, e dopo la terza. Ogni volta, il nostro concetto di “apice” è stato rivoluzionato (così come quello di “derby perfetto”). Tutto questo, tutte queste gioie condensate in pochi mesi, l’eccezionale qualità della nostra squadra, vorranno pur dire qualcosa.

Per me, significano che questa squadra non può terminare la stagione senza vittorie. Perché dopo un’annata del genere, così intrisa di gioie, di soddisfazioni inedite e, forse, irripetibili, non si può non raccogliere niente. Ora, toccatevi pure tutto quello che volete, ma la realtà è questa. Siamo riusciti a battere (e nettamente, anche) le due squadre più forti d’Europa, abbiamo schiantato il Milan in due derby memorabili, abbiamo dimostrato di essere un vero top club.

Manca una settimana alla partita che potrebbe garantirci un posto in finale, un traguardo che a inizio stagione nemmeno il più ottimista e sconsiderato avrebbe immaginato, credo. E siamo a quota quattro apoteosi, una più bella e intensa dell’altra. Che dite, a cinque (o, meglio ancora, a sei) possiamo arrivarci?

E' tua, più di chiunque altro

E' tua, più di chiunque altro

scritto da il 17 marzo 2010 alle 16:15

Le vittorie del Generale Mou.

Mou seduto in riva al fiume.

Mou seduto in riva al fiume.

La serata di ieri avrebbe potuto rappresentare l’Apocalisse mediatica e societaria dopo il copione di una vigilia che solo gli sceneggiatori dell’Inter sono in grado di scrivere. Poteva essere la classica Waterloo del classico marzo nerazzurro. Poteva essere la fine di un progetto biennale che invece ha visto una nuova luce.

Il tutto nella “casa” londinese del mister, trappola o tappeto del destino. Abbiamo disputato una grande partita, una partita che deve essere mandata in archivio senza fretta, perché è giusto assaporarla ancora un po’, vista l’attesa. La pausa in Campionato è stata premiata, la speranza è che questa vittoria ci dia nuovi stimoli per portare a casa il quinto scudetto consecutivo, perché questa squadra merita di conquistarlo nonostante tutti.

Nelle due gare abbiamo meritato il passaggio del turno dimostrando che l’anomalia non risiede nelle 7 reti a 2 tra Manchester e Milan, ma nell’unico punto di distacco esistente tra noi e i circensi. Prepariamoci al fatto che questa Champions senza Liverpool, Real, Milan e Fiorentina (sic). verrà presto denigrata con attribuzioni di dubbio valore, ma a noi va bene così. L’importante, per ora,  è aver evitato il caos, la confusione che l’ennesima uscita dagli ottavi avrebbe comportato.

Poteva essere l’amplificatore per il rumore dei nemici, si è trasformata in un plebiscito per José Mourinho che ha vinto diverse partite pur giocandone solo una:

  • Ha vinto contro la sua ex squadra, il suo ex presidente, il suo ex pubblico. Una vittoria contro un passato che entra di diritto nella hall of fame dei ricordi personali e della storia dell’Internazionale.
  • Ha battuto il nemico Ancelotti, non solo uno dei suoi successori, ma il rappresentante del Milan in Europa, mostrandone tutti i limiti ai suoi nuovi tifosi. Tatticamente ridicolizzato.
  • Ha battuto il suo ex ed il suo attuale paese adottivo. Nel primo ha confermato di valere l’autodefinizione di Special One (basta leggere le pagine di elogi dei quotidiani inglesi e non solo), nel secondo erano (sono?) convinti che fosse un bravo comunica(t)tore.
  • Ha impartito una lezione senza precendenti a Balotelli (e Raiola). E’ lui che (tele)comanda la squadra, Se Mario non impara da questo episodio la sua carriera sarà più vicina a quella di un Cassano qualunque che a quella di Ibrahimovic. Tutta l’Inter ci spera.
  • Ha umiliato le puttane pronte a far fuoco con armi di vario calibro e con la bomba Balotelli tra le mani. Ieri, facce da funerale dovunque e inevitabili ammissioni di grandezza a denti strettissimi.
  • Ha rischiato ed ora ha una posizione di tutto rispetto agli occhi di Moratti. Se oggi andasse in sede, il Presidente gli rinnoverebbe il contratto per altri 3 anni promettendogli l’ingaggio di due top player.
  • L’empatia col tifo interista ha raggiunto vette inimmaginabili per i suoi predecessori. Oggi un interista lo riconosci dalla testa alta e dal sorriso Durbans. Senza dimenticare un paio di manette sempre a portata di mano.
  • Siamo una delle poche squadre europee in lotta su 3 fronti, senza avere la lunghissima rosa che ci viene dolosamente attribuita. L’obiettivo intermedio del biennio è stato raggiunto.
  • Ha restituito a Moratti quella vena Bauscia che spesso è mancata. Quel “Noi non so se facciam parte del calcio italiano” sogghignato davanti alle telecamere Mediaset non ha prezzo.
  • Ha dimostrato ai pagliacci (senza faccia) di giallo vestiti che le scuse su fatturati e stadi di proprietà sono patetiche come chi le pronuncia e chi non ne sottolinea l’ilarità.
  • Ha fatto vedere a Ranieri perché passa da Abramovich a Moratti mentre il Settantenne dopo Abramovich, si è consolato con Ghirardi e Rosella Sensi passando per  Cobolli&Gigli (che, da noti interisti, hanno gioito).

La cosa che più mi ha sopreso ieri sera, modulo a parte, è stata una confessione dinanzi ai microfoni: l’amicizia con Pietro Mennea.

scritto da il 17 marzo 2010 alle 11:49

Controllo

La parola chiave qui è controllo.

Lo dice pure Carletto il principe dei mostri “We were never in full control.”

"Ma lui che ci fa qui?"
“Ma lui che ci fa qui?”

Lui invece ha sempre in mano la situazione (beh, quasi sempre) e l’ha fatto capire senza mezzi termini a tutti.

Io mi fido. La squadra anche. Massimo pure. Questo post vuole essere un omaggio.

Grazie José.

joseaico
Alla conferenza stampa pre-gara. Absolutamente immenso.

Avanti per il QUINTO!

scritto da il 17 marzo 2010 alle 2:03

Non per essere volgari

E la mentalità europea, e la solita Inter di Champions, il caso Balotelli, i titoli a nove colonne da rifare, il processo sfumato, gli affari del Real, il pacco Eto’o, Eto’o ingrassato, in crisi, finito, il complotto tedesco, l’arbitro menagramo, il rigore su Kalou, il rigore su Drogba, il rigore su tu mà, i rigori che piovono, le aree di venticinque metri, le partite rinviate, il campionato che deve riaprirsi per lo spettacolo, la partita perfetta, il risultato normale, l’amore, la Crisi Inter, l’Italia contro, l’unico italiano in campo, Ancelotti e “l’Italia tiferà per me”, il pronostico di Vialli, il pasticcio Inter, le manette di Mourinho, Mourinho presuntuoso, incompetente, buffone, pagliaccio, Mourinho al Real, braccio di ferro Mourinho-Moratti, Kakà e il “ci vediamo in finale” ai suoi amichetti, il calcio del 2015, la bufera, lo spogliatoio in subbuglio, il tifo di Borgonovo, Leonardo che tifa Carletto, Ranieri che si augura l’uscita, il meno uno in classifica, l’unica squadra in grado di fare l’impresa in Europa, l’assenza di Antonini, il DNA Champions, il complesso di inferiorità europeo, l’Europa League, tutte queste cose, sommate insieme, pedine di un fantastico mosaico nel quale si compone, nitida, chiara, decisa, la parola

SUCATECELO


Eto'o Chelsea

Perché vincere è bello, perché fare l’impresa a Stamford è bello, perché andare ai quarti con una vittoria così è bello, ma farlo con voi che agonizzate sul divano ormai svuotati di ogni forza di dire vaccate è fantastico, absolutamente fantastico.

Mi trovo un’altra volta, la seconda quest’anno, a dire grazie a questa Squadra. Grazie perché stasera ci avete fatto ammattire, perché avete messo in campo tutto quello che si deve mettere in campo per vincere una Partita Di Calcio, perché è con questa determinazione, con questa rabbia e, diciamolo, anche con questa classe che si può arrivare dove si vuole. Un grazie al professor Motta, splendido, a Sneijder, indescrivibile, a Eto’o, che non segna in campionato da dicembre e quindi è una merda, e a tutti i ragazzi, fantastici ancora una volta in questa grande, grandissima stagione.

Non vedo l’ora che sia sabato. Ho voglia di farmi. Ho voglia di farmi di Inter.

File0106

scritto da il 16 marzo 2010 alle 22:45

Da accompagnare con un bicchiere di Cirò

testa-maiale

scritto da il 16 marzo 2010 alle 16:46

Un solo obiettivo

Possibile parlare di Chelsea-Inter senza parlare di Mario Balotelli? Forse no, ma sicuramente necessario. Indispensabile. Mourinho e la squadra hanno scelto di prendersi tutti i rischi e le responsabilità del caso, noi avremo tempo e modo di parlare dell’ennesima questione-Balotelli: ciò che non può essere rimandato, ciò che deve avere la priorità assoluta è il match di stasera.

Chelsea-Inter, ritorno degli ottavi di finale di Champions League.

Blocchiamo sul nascere le facili illusioni: il Chelsea è più forte dell’Inter in valori assoluti, e ancora di più lo è dell’Inter vista recentemente. Lo sapevamo al momento del sorteggio, lo sapevamo a gennaio, lo sapevamo prima dell’andata. Non possiamo permetterci di dimenticarlo ora. La vittoria a San Siro non sposta di molto le percentuali di qualificazione, e sarebbe un errore imperdonabile dimenticare quello che era l’obiettivo subito dopo il sorteggio: una figura dignitosa, mettere paura al Chelsea, provare a giocarsela fino all’ultimo a differenza del recente passato. Non certo la qualificazione. E da questo dobbiamo ripartire.

Oggi, dopo i primi 90 minuti, l’obiettivo primario è stato raggiunto. Una vittoria ottenuta come premio forse eccessivo dei nostri reali meriti ci ha portati a mettere paura al Chelsea. Una vittoria in uno scontro ad eliminazione diretta non la vedevamo da tanto, tantomeno eravamo abituati ai due gol segnati o a vedere partite giocate con l’abnegazione e lo spirito di sacrificio visti all’andata. Oggi a Londra abbiamo due risultati su tre. Oggi a Londra abbiamo la possibilità concreta di passare il turno e di eliminare una delle grandi favorite alla vittoria finale. E sarebbe un delitto non sfruttarla. Sarebbe un affronto agli dei del calcio non provarci nemmeno.

E’ per questo che dobbiamo lasciare fuori ogni dissidio, ogni ombra, anche la più piccola e remare tutti dalla stessa parte. Come al solito.

La partita di contenimento, contro un Chelsea indiavolato che proverà a imporre il suo ritmo alla gara, è da escludere a priori. I numeri parlano chiaro: subiremo un gol, questo è sicuro, forse anche due. Dobbiamo farne di più. Non ci si può difendere contro una squadra che ha quei numeri in attacco, non si può puntare allo 0-0 contro chi solo in pochissime occasioni quest’anno ha lasciato inviolata la porta degli avversari. Non si può rinunciare ad attaccare contro una squadra priva di Cech e che schiera tra i pali addirittura la riserva di Hìlario (con l’accento sulla i, com’è stato ribattezzato a Londra): magari Turnbull farà la partita della vita, ma noi dobbiamo metterlo alla prova. Abbiamo l’obbligo di metterlo alla prova. Dobbiamo puntare all’over, perché è l’unica strada attraverso la quale può passare la nostra qualificazione.

Bando alle ciance, bando agli isterismi, bando ai pannoloni: dobbiamo segnare. O almeno dobbiamo provarci, perché non possiamo sputare sulla più grande occasione avuta negli ultimi anni. Questo è un esame di maturità, ma in palio non ci sono i quarti di finale. In palio c’è la rincorsa a un salto di qualità  che inseguiamo da troppo tempo e che, dopo Manchester, dopo Kiev, dopo il Rubin Kazan, dopo il Chelsea, non è mai stato così vicino. In palio c’è il futuro di questa squadra.

La qualificazione passa da troppi fattori (non ultimo l’arbitro Stark, per il quale parlano passaporto e precedenti), la nostra prestazione da uno solo: noi stessi. Questa squadra deve dimostrare a tutti, ma innanzitutto a sè stessa, di poter arrivare in alto. Deve dimostrare di essere compatta, di essere squadra, di essere allineata e concentrata verso un unico obiettivo, di non dipendere dalle lune del campione di turno. Deve capire e far capire che il nostro calcio si gioca in 11 e che in 11, insieme, non abbiamo paura di nessuno. Non del Chelsea, non dei giochi di potere troppo evidenti per non essere veri, non del pizzaiolo troppo prevedibile per essere onesto.

Nessuno. Lasciamo tutto questo fuori dal campo, allacciamo gli scarpini e concentriamo lo sguardo e i pensieri su una sola cosa: la rete avversaria.

Inter-Chelsea

Siamo in grado di farlo?

scritto da il 16 marzo 2010 alle 10:46

Chelsea-Inter. Fino al fischio finale, conta solo questa partita.

Dopo si vedrà, ci sarà il tempo di tirare le somme, criticare le decisioni o gli atteggiamenti, ritornare sulla vergogna chiamata “serie A”, cercare una soluzione per arrestare l’emorragia di punti delle ultime giornate.

Ma fino a stasera, resti tutto fuori dall’uscio, nel sottoscala dei nostri pensieri: stasera si vuole mangiare maiale, all’andata ci siamo fatti solo un antipasto.

La chiave di volta dell’intera partita, sul piano tattico, è il terzino sinistro: se si riuscirà a recuperare Santon, avremo finalmente dopo un mese un terzino vero, in grado di “liberare” Zanetti a centrocampo, dove il suo dinamismo è sembrato mancare molto spesso.

Qualsiasi altra soluzione, derivante da un non recupero del Bambino, sarà una toppa: arretrando il capitano in difesa non solo si perde il suo apporto a centrocampo, ma le ultime prestazioni hanno fatto abbastanza tremare, per usare un eufemismo non è difficile saltarlo… l’alternativa (credibile) è schierare terzino Cordoba, che significa praticamente rinunciare alla spinta su quella fascia, però assicura più copertura (al netto di qualche incertezza ogni tanto, ma è un marcatore puro) ed anch’esso consente l’avanzamento del capitano.

A centrocampo, tre maglie aspettano Deki, Wes e Cambiasso, la quarta dipende da quanto scritto sopra: Zanetti, Motta (se sta bene… e non è un “se” scontato) o un outsider (sperando sia Mariga e non Quaresma o Muntari, in caso) se la contendono. Dire che visti i precedenti nelle partite europee che contano conterà molto l’atteggiamento mentale prima che ancora fisico o tattico vi sembra banale? anche a me, ma lo dico lo stesso… forza ragazzi, che non è una finale di Copa America.

Veniamo all’attacco, affianco al nostro capocannoniere Milito che non penso proprio possa essere messo in dubbio, resta da capire chi far scendere in campo dal 1° minuto. Eto’o o Pandev? il primo è in condizioni fisiche pietose, ha dalla sua il nome e l’esperienza in champions. Il secondo sta meglio del camerunense, ma non è abitutato a queste partite.
Io risolverei il dubbio a favore di Goran, riproponendo quindi una formazione molto simile al derby, non per altro ma perchè con il solo nome non si va da nessuna parte.

Come modulo ho ipotizzato un 4-3-1-2, non mi sembra che ci siano alternative visti i convocati.
E’ il modulo con cui finora ci siamo espressi meglio, e soprattutto, fino ad un eventuale vantaggio 1-0 del chelsea, non siamo chiamati al classico assalto all’arma bianca, serve equilibrio. Per allargare eventualmente il gioco a partita in corso, possono entrare solo l’altro attaccante o Quaresma, come dire, spero proprio non ce ne sia bisogno.

Buona cen..ehm, partita.

arrosto-maiale

un maiale si può mangiare

scritto da il 27 febbraio 2010 alle 12:18

Dedicato a tutti quelli che “l’Inter ha rubato contro il Chelsea”

Se ne è già parlato nei commenti, ma mi sembra il caso di dare la giusta visibilità a questo video, che mostra l’episodio incriminato del presunto rigore di Kalou da un’inquadratura stranamente assente nelle moviole Merdaset e (usu)Rai, dopo la partita…

L’unico “furto” di mercoledì, cari gonzi, è successo a Firenze.
Non disperdete le forze investigative, forse trovate ancora i “malviventi” a festeggiare il colpo.
All’Hotel Gallia, come da tradizione.

scritto da il 26 febbraio 2010 alle 8:27

Le pippe degli altri

Ve le ricordate tutte le menate di cravatta gialla su ranking Uefa e via discorrendo? Ed i soloni (più o meno incartapecoriti) che dall’alto della loro presunta imparzialità si auguravano che il calcio italiano tornasse ai suoi antichi fasti in Europa?

Bene, resettate tutto, contrordine.

Il calcio italiano resta come movimento nel suo complesso a distanza considerevole da Inghilterra e Spagna, ormai affiancato da Francesi e Tedeschi, talvolta umiliato persino da paesi che definire calcisticamente emergenti sembra spararla grossa, tipo la grecia… e dopo due settimane di partite di Champions ed Europa League possiamo trarre qualche considerazione.

La prima è che dopo una prima settimana a dir poco disastrosa, con il Milan sconfitto in casa, la Fiorentina defraudata in Germania, la Roma umiliata in Grecia e solo il contentino gobbo contro i bambini dell’Ajax, mi sarei aspettato che venisse presa un po’ meglio, dai presunti imparziali, la vittoria nerazzurra sul Chelsea.

Invece pare che l’analisi della partita possa ridursi ad un “c’era un rigore per il Chelsea” con l’aggiunta nelle migliori delle ipotesi di un “Eto’o non è lo stesso del Barça”: a parte il fatto che per i motivi già espressi nei giorni scorsi nei commenti, per me è tutto da dimostrare che quello sia rigore perchè ho dei seri dubbi sul contatto, e dando per scontato che qualcosa logicamente non è piaciuto neppure a me, della partita di mercoledì, pare passare in secondo piano il fatto che dopo anni di magra, negli ottavi, abbiamo vinto una partita e non contro l’ultima squadra del campionato uzbeco, ma contro il tanto osannato (soprattutto quando c’è da coprire una figuraccia del Milan…) Chelsea, primo in Premier League e che non perdeva in Champions League da ben 14 turni. Intendiamoci, possiamo ancora perdere rovinosamente il ritorno ed uscire, così come può cadere una cometa domani e steccarci tutti: proprio per questo sarebbe il caso di godersi il momento, e non parlo di noi tifosi che mi sembra che non abbiamo troppi di questi problemi, ma appunto i soloni di cui sopra: se non sfruttano le poche occasioni rimaste per parlar bene di quache squadra italiana in Europa, evidentemente preferiscono la parte dei “tanto peggio tanto meglio”. Contenti loro… Una piccola postilla la meriterebbero i vari Ziliani & co., capaci di ipotizzare “risarcimenti” arbitrali a NOI per i torti subiti dalla Fiorentina, che dire: Milito ammette la simulazione ed accetta il giallo come fanno le persone oneste, loro non potranno mai ammettere che fanno “solo” il loro sporco lavoro di servi del padrone.

La seconda considerazione è che ci sono altre italiane che non vincono in casa loro da più di un anno ormai, ma loro non contano, loro possono andare a Manchester e fargliene 2-3-4-10, senza subirne altrettanti. Eccoli quindi prodursi in dichiarazioni pro porcellotti, alla vigilia di Inter-Chelsea, come se perdere finora 3 derby e mezzo da Agosto ad oggi non fosse abbastanza, han gufato pure l’ex. E tanti saluti al tanto invocato (quando fa comodo) ranking Uefa, che a questo punto spero ci veda presto scivolare alle spalle deella Germania.

Infine, una nota di colore la merita il settantene. Una settimana fa disse “andiamo a fargli vedere chi sono i Romani”, forse pensando che i greci del 2010 siano tutti dei Leonida barbuti e mezzi nudi, che la buttano in rissa…

Prima di ieri ha rincarato la dose immaginando addirittura il ritorno della seconda Coppa continentale a Roma (cioè, ai SEDICESIMI, parlava di VITTORIA).

3-2 e 2-3. Così, per gradire.

Avanti così, o calcio italico…

P.S.: L’importante è abbassare i toni, comunque. Grazie Josè, per aver detto ancora una volta a questi rincoglioniti quello che vedrebbe chiunque non avesse gli occhi foderati di prosciutto!

scritto da il 25 febbraio 2010 alle 0:25

L’Inter… vista in tv.

Personalmente mi ritengo soddisfatto. Il 2-1 è risultato che rimanda totalmente il discorso qualificazione alla partita di Stamford Bridge, ma l’Inter vista stasera è stata quella che tutti noi ci aspettavamo.  L’approccio al match dei ragazzi è stato quello giusto: grinta, determinazione, cattiveria agonistica, voglia di soffrire.  Il gol di Milito dopo pochi minuti ci  ha sicuramente aiutato, confermando che “El Principe” in area di rigore ha l’istino del killer. Solita finta a sbilanciare l’avversario e solita conclusione perfetta a fulminare il portiere.  Il Chelsea, dopo essere passato in svantaggio, ha provato a venir fuori, riuscendo in alcune circostanze a metterci in difficoltà. La traversa di Drogba e un paio di contatti sospetti nella nostra area di rigore avrebbero legittimato una prima frazione di gioco finita in parità. Paradossalmente però il pareggio è arrivato invece ad inizio ripresa, quando sembravamo amministrare abbastanza agevolmente l’incontro. Purtroppo sul gol incassato pesa un errore abbastanza grave di Julio Cesar, sorpreso dalla conclusione dal limite di Kalou.  In altre circostanze questo episodio avrebbe sicuramente condizionato i restanti minuti dell’incontro, ma fortunatamente questa volta la squadra ha reagito bene, non perdendo la calma e trovando subito, quasi inaspettatamente, il gol del 2-1 con una splendida doppia conclusione dal limite di Cambiasso. E a questo punto, quando le passate esperienze farebbero temere un’Inter rinunciataria, intenta solo a difendere il vantaggio, la svolta: fuori Motta, dentro Balotelli, per un 4-2-3-1 molto offensivo per cercare di chiudere il match. Questo a mio modo di vedere è stato il capolavoro tattico e psicologico di Josè Mourinho.  Una mossa che a fatto capire come sia cambiata la testa di questa squadra. E proprio Mario, schierato in fascia destra a far coppia con Maicon, ha creato i maggiori grattacapi alla difesa dei londinesi.  L’impatto sul match di Balotelli è stato devastante. L’azione in cui con un colpo di tacco salta l’uomo e offre a Cambiasso l’assist per il possibile 3-1 ne è la dimostrazione lampante. Peccato che il tiro del Cuchu a botta sicura sia stato smorzato da un difensore. Nel finale di match il Chelsea ha provato a riaddrizzare il risultato, trovando però sulla sua strada Julio Cesar, pronto a riscattarsi dell’errore commesso in precedenza con un grande intervento su una conclusione di Lampard da pochi passi. Il monumentale Lucio, migliore in campo, ed un reparto difensivo molto attento hanno completano l’opera di chiudere in faccia la porta agli attacchi avversari.

La prima sfida è andata. Tra quindici giorni si andrà a Londra, con la consapevolezza di potercela fare. Sarà dura, ma se la squadra avrà lo stesso atteggiamento di stasera, le possibilità di qualificazione cresceranno esponenzialmente.

Avanti Inter, avanti Mou!