scritto da il 14 marzo 2010 alle 13:44

A corrente alternata

Il match di Catania è stato uno dei più strani a cui ho assistito in questa stagione. Una partita dalle molteplici identità, mutata più volte nell’inerzia durante l’arco dei novanta minuti. Partenza a favore degli etnei, che nel primo quarto di gara ci hanno messo alla frusta, non sfruttando due occasioni da gol nitide ed un altro paio di opportunità nate sullo sviluppo di calci piazzati. Scampato il pericolo i ragazzi sono usciti fuori e, pur non brillando, hanno creato alcuni grattacapi alla difesa rossazzurra. Su tutte, la conclusione di Snej deviata in angolo dal portiere sul finire della prima frazione.

Nella ripresa, con l’ingresso in campo di Quaresma ed il cambio di modulo, abbiamo decisamente preso in mano l’incontro, trovando il gol e un altro paio di incursioni che avrebbero potuto chiudere definitivamente la gara. Poi sono usciti fuori di nuovo gli avversari, con alcuni spunti prontamente rintuzzati dalla nostra difesa. Il pericolo sembrava scampato, ma proprio nel momento in cui credevamo di avere in pugno la situazione, è arrivato il pari di Maxi Lopez che ha nuovamente ribaltato tutto. Le successive sostituzione a sbilanciare la squadra per cercare i 3 punti  e le due incredibili ingenuità suicide commesso da Muntari, hanno dato come risultato una sconfitta tutto sommato non troppo immeritata.

Come dicevo all’inizio, questo è stato forse il match più strano che ho visto sin qui, ma che comunque contiene un comune denominatore con quasi tutte le partite disputate nell’anno solare 2010. Si, perché se andiamo a vedere, è quasi d’abitudine che all’interno dello stesso match ricorrano dei cambi di atteggiamento, come se i nostri camminassero appunto a corrente alternata. Improvvise fiammate, seguite da momenti di totale svagatezza e viceversa.

Escludenndo la vittoriosa partita interna col Cagliari ed il derby, in campionato con Siena, Bari, Parma, Napoli, Samp, Udinese, Genoa, Catania, in Champions col  Chelsea e in Coppa Itala con Fiorentina e Gobbi, sono le occasione nelle quali  questo è accaduto. Il motivo non è assolutamente la condizione atletica, perché molto spesso i ragazzi sono usciti fuori alla distanza, dando il meglio proprio nel finale di gara. Inter-Siena, Bar-Inter, Inter-Genoa, Napoli-Inter, Inter-Samp giocata in 9 cotro 11 per quasi un’ora e Inter-Juve di Coppa Italia ne sono l’esempio. In altre circostanze invece, a una buona partenza è seguito un improvviso calo di rendimento, come successo in Parma-Inter, Udinese-Inter, Inter-Chelsea e Inter-Fiorentina di Coppa Italia. L’unica partita che fa storia a se è proprio l’ultima disputata in terra siciliana, che ha visto per  più volte il ribaltamento dell’inerzia a favore di una delle due compagini in campo.

Nel post-gara di venerdì Marco Branca ha parlato proprio di mancanza di attenzione ed effettivamente la cosa pare plausibile, ma non solo in riferimento alla sconfitta col Catania. Da qui a fine campionato, se vogliamo essere interpreti di un finale degno della parte iniziale, Josè Mourinho dovrà lavorare su questo, facendo si che certe situazioni non si ripetano, perchè l’approccio alla gara e la tenuta mentale saranno fondamentali. I prossimi impegni, a partire dalla determinante gara col Chelsea di martedì prossimo, saranno la cartina tornasole di quello che andremo a vedere da qui al prossimo 16 maggio, con la speranza che la trasferta di Siena non sia proprio l’ultima partita ufficiale della stagione.

scritto da il 25 ottobre 2009 alle 10:58

Catania chi? Enzo?

Non è stata certo una partita da emozioni forti, Inter-Catania, chiusa dopo mezz’ora dall’uno-due Muntari-Sneijder (che gol, signori, che gol…) e poi riaperta solo virtualmente da un tuffo olimpico a 6 minuti dalla fine.

La squadra Etnea non ha prodotto occasioni degne di tal nome dimostrandosi di una pochezza quasi imbarazzante in tutti i reparti, e l’Inter avrebbe potuto chiudere il primo tempo con un vantaggio persino superiore, con un po’ di freddezza sotto porta in più.

Va bene lo stesso, non siamo ingordi e ci può bastare anche una vittoria per 2-1 contro una seria candidata alla retrocessione, soprattutto se questa partita ha concesso un po’ di tregua a pedine fondamentali come Samuel, Cambiasso e Stankovic… e questo ci porta alla rivoluzione copernicana annunciata da Mourinho nel post partita: lo sdoganamento del turn-over (“Questo mi farà pensare prima di qualche partita importante di Champions di lasciare fuori 3-4 giocatori fondamentali per noi e rischiare qualcosa in campionato dove abbiamo 40 partite da giocare e scommettere un po’ di più sulla Champions”).

L’anno scorso, ma a ben guardare anche quando allenava altre squadre, l’allenatore portoghese si è sempre affidato ai 12-13 titolari, quando disponibili, senza fare troppi calcoli sulle partite successive.
Atteggiamento magari dettato dall’età media (più bassa) al Porto ed al Chelsea, magari da un atteggiamento mentale più “sfrontato” in senso calcistico dei suoi giocatori in campo europeo: quale che sia la ragione, ha provato a replicare questa filosofia anche all’Inter, e finora non ha funzionato, quindi come diceva non so quale gnocca publicitaria “meglio cambiare no?”.

Se nella prossima sfida casalinga con il Palermo dovrebbero tornare quanti hanno riposato sabato, ci ha già annunciato invece la possibilità di far rifiatare qualcuno prima di una sfida di Champions, quindi contro il Livorno.
Visto il Vieirà versione bei tempi di ieri sera (traversa a parte), come dargli torto? Altri che mi aspetto di vedere con un minutaggio superiore sono i giovani perennemente in rampa di lancio, senza entrare nei problemi (de)generazionali, ovvero Santon, Khrin ed Arnautovic, e mi sa che all’occorrenza pure Lucio potrebbe far spazio a Matrix.

Accolgo con notevole piacere invece la notizia di un interessamento di De Laurentis per Quaresma, come da intervista al presidente-produttore sulla Gazza di ieri, così come credo che con l’arrivo di Pandev pure Suazo farà bene a cercarsi una sistemazione altrove, per non perdere l’occasione mondiale.

Malaysia MotoGP Motorcycle Racing

Capitolo extra-calcio: complimenti a Valentino Rossi per il nono mondiale, il settimo nella massima categoria, ora ha davanti solo dei mostri irraggiungibili come Nieto (13) ed Agostini (15) che però correvano in più classi ogni anno.
Aveva una maglietta con scritto ironicamente “Gallina vecchia fa buon brodo”, per rispondere a chi lo dava già per “bollito” visto il nuovo che avanza, Lorenzo & Stoner… spero che Adriano Galliani abbia visto e ne tragga ispirazione, magari gli viene fuori un’altra bella lettera per gli sponsor

scritto da il 28 gennaio 2009 alle 23:00

Catania-Inter 0-2. Siamo tornati

Grande, grandissima prova della nostra Inter nella bolgia del Massimino di Catania, contro una squadra tosta, che usa il fattore campo (davvero caldo) per forzare la mano all’arbitro, che le ha provate tutte per condizionare la partita.

Inter subito determinata
Ma il campo, quello dove si gioca, dice un’altra cosa: l’Inter si presenta con una grinta e una determinazione impressionanti, il tempo di aggiustare la mira e Stankovic va in gol, sfruttando al massimo la solita giocata sulle fasce dei nostri attaccanti. Cruz si sgancia e mette in mezzo un cross al bacio, che Deki trasforma di voglia.

Muntari fuori!
La reazione dei catanesi c’è, ma si limita a un tentato omicidio di Morimoto ai danni di un ordinato e presente Burdisso. Nel frattempo però Ibra fa una giocata delle sue e coglie la traversa, Paolucci – scuola Juve – sbraita, si butta in terra quasi quanto Mascara, ma prova a impensierire Julio Cesar. Fino all’episodio chiave la partita è in mano all’Inter, poi Rocchi entra in scena buttando fuori Muntari, ingiustamente. Rosso diretto e scompaginamento tattico: gli attaccanti che stavano larghi per favorire gli inserimenti di Stankovic, adesso giocano in profondità, con Cruz a fare il raccordo con la linea mediana. Poco male, è l’unica soluzione di fronte a un Catania addirittura straripante, ma dove non arriva Julio Cesar ci pensano Cambiasso, Cordoba e Burdisso, autentici muri.

Ibra-show
Nel secondo tempo l’Inter esce ordinata e controlla: Cruz lascia il posto a Maxwell che si alterna nelle chiusure con un gigantesco Santon, il Catania è poca cosa: un palo fortuito di Mascara meriterebbe miglior sorte se fossimo la Juve, ma è ancora Deki a ispirare la fuga di Ibra, che aggira il fuorigioco etneo, fa un sombrero a Bizzarri, si aggiusta il cerchietto e insacca a porta vuota. Partita chiusa, in attesa delle belle notizie dagli altri campi.

Riepilogando…

L’Inter risponde da grande squadra alle chiacchiere e alle aggressioni esterne, mostrando una compattezza di spirito che dice una sola cosa: siamo uniti e non molleremo facilmente il primo posto.

I migliori
Tutti, davvero difficile segnare qualcosa di negativo. Muntari ha avuto poco tempo, ma stavamo controllando il gioco. Notevole la prestazione di Burdisso, Santon e Cordoba. Il ragazzino si liberava in disimpegno aggirando l’avversario, pazzesco. Straordinario Cambiasso e grande, grande qualità da Stankovic e Maicon, mentre di Ibra è inutile parlare. Nell’ultima mezzora i catanesi allo stadio avrebbero dovuto pagare un extra al biglietto di ingresso… una menzione particolare la merita Julio Cruz, schierato titolare, che dimostra di esser sempre un giocatore che unisce acume e umiltà, Zanetti è sembrato in ripresa, un po’ come tutti. Veramente una prova da Inter che spezza il morale degli avversari e di chi ci vuole male.

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scritto da il 27 gennaio 2009 alle 18:14

Tra Inter-Samp e Catania-Inter

Oggi post doppio: una parte è dedicata alle rivoluzionarie tattiche di Josè Mourinho, un’altra è la prima parte di un racconto western moderno, per prepararci alla sfida di domani (tanto la conferenza di Beppe Baresi non dice molto, si può trovare quì, quò e quà, e nei commenti possiamo parlarne fino alla nausea).

LE RIVOLUZIONARIE TATTICHE DI MR. JOSE’ MOURINHO – PRIMA PARTE: GIOCARE CON L’UOMO IN MENO

Molti durante le partite dell’Inter di quest’anno almeno una volta si saranno chiesti: ma questo ci è o ci fà?

Bene, è il momento di rasserenare tutti costoro con una piccola guida interpretativa del credo tecnico-tattico-drammatico-pragmatico del nostro allenatore.

Oggi esaminiamo un accorgimento introdotto sin dalla prima partita ufficiale, dopo un precampionato normalissimo: GIOCARE CON L’UOMO IN MENO.

Perchè è indubbio che questa sia una scelta consapevole, alla prima volta dici “crede in Figo”, la seconda volta “Adriano merita un’altra chance”, ma la terza capisci che è tutto calcolato.

Funzionamento pratico:

1) se l’avversario è una squadra normale, metti un giocatore chiaramente fantasma, non importa in che ruolo (Adriano, Figo, Burdisso, Mansini, Quaresma) oppure un giocatore buono o anche passabile ma fuori ruolo (Muntari vertice basso o trequartista, Balotelli in fascia, Obinna seconda punta, Cruz DIETRO a Ibra); da notare che Mourinho, avendo sei mesi di tempo per capire i nostri limiti e non trovandone a sufficienza, fa spendere un fracco di soldi al presidente per comprargli un giocatore fantasma (Quaresma) e far ritornare Adriano, per avere sempre a disposizione almeno un “uomo in meno”.
2) se l’avversario è troppo inferiore alle nostre potenzialità, gli uomini in meno possono essere anche DUE.

Ma arrivati a questo punto, la domanda ulteriore è: MA PERCHE’?

L’Interista avveduto sa già la risposta, spieghiamola a chi vede in queste soluzioni d’avanguardia un ritorno ad anni foschi: i giocatori validi si abituano a correre anche per i compagni “assenti”.

E quando – verso Aprile/Maggio – il mister schiererà 11 giocatori veri, non ce ne sarà per nessuno.

La prossima lezione verterà sul secondo dubbio esistenziale del 2008-2009: LA FAGIOLATA.

(continua?)

SFIDA ALLOMONACO CORRAL

…il suo nome era Monaco, LO Monaco, perchè chi incrociava la sua strada faceva bene a farsi il segno della croce, e aspettava il gringo venuto da fuori città al Saloon Massimino, così chiamato dal nome del minuto ex-proprietario, un buffo pianista dagli eccentrici comportamenti.

Lo aspettava da quasi cinque mesi ormai, da quando lo aveva coperto di ridicolo davanti al mondo… ehm, alla città intera, quello sfregio alla sua personalità non se l’era mica scordato, gli avrebbe fatto vedere che duro fosse, di cemento diciamo.

Mentre era assorto a lucidare la sua betoniera a presa rapida lo raggiunse la notizia inattesa, che rischiava di madare tutto all’aria: quel pavido di un gringo si era fatto espellere il giorno prima, pur di non incrociarlo sul campo.

“Pusillanime – pensò – ma non mi sfuggi”. Ripose i sacchi di cemento e prese la sua seconda arma preferita, il cellulare-sei-colpi, dono del suo vecchio amico Lucky Lucy.

Compose il numero di Padre Rav, confessore delle più inenarrabili porcate commesse nel loro sporco mondo, uno che aveva già ascoltato gente del calibro dello stesso Lucky Lucy e della sua banda:

“Pronto Padre? vorrei recapitare un messaggio. Mi fai intervenire stasera in trasmissione?”

“certo figliolo, come vuoi. Però dovrò sottolineare che anche l’ultima volta prima di darti la parola, quando l’hai sparata così grossa, noi abbiamo provato a calmarti, ok?”

“eheh, si Padre, mi ricordo quella volta… vabene, e io la coprirò a mia volta dicendo che infatti dopo mi ero scusato. A dopo.”

Così aspettarono entrambi la sera, mentre Padre Rav diceva messa nella Chiesa Rigorista del Lunedì: dopo l’omelia moviolista, il Raverendo diede la parola allo Monaco (licenza letteraria), per il suo sermone conclusivo:

ed ecco, in verità vi dico, il Gringo è venuto tra noi a dispensare falsi miti. Da quando è tra noi, ha soltanto seminato polemiche, ma capisco che è di questo che ha bisogno il nostro ambiente…

Padre Rav lo interruppe, per provare a limitarne almeno parzialmente le esternazioni: “certo figliolo, certo! Ma visto che sarà squalificato, forse potrete chiarirvi sulle tribune?”

Sapete che io già mi ero scusato con lui, ma quando dopodomani verrà, non gli stringerò la mano. Perchè non lo conosco. E io stringo la mano solo a chi se lo merita…però gli troveremo un posto consono… con vista sul campo…” e nella sua testa aveva ben chiaro il posto: patibolo con vista campo… santo; Padre Rav preferì non rischiare ritorsioni, e chiuse la cerimonia.

Poche ore dopo il gringo ricevette il suo aiutante alla locanda: “Ti sta preparando una bella accoglienza, quello Monaco…” e riferì tutto d’un fiato il messaggio.

Il gringo stese le gambe sul tavolo, si stiracchio per bene, e chiese all’amico: “scusa, non ho capito una cosa di tutta sta storia… ma chi sarebbe sto Monaco? io conosco solo Monaco di Tibet, Monaco di Baviera, Gran Premio di Monaco… piuttosto vieni qua che abbiamo una partita seria da preparare, senza perdere altro tempo…”

(racconto satirico, senza alcun intento offensivo; segnalo soltanto che le frasi in blu sono “recitate in originale”, fonte: puntata di ieri di Lunedì di Rigore)

PS 1: Balotelli non convocato. Non è una gran notizia, qualche commentatore lo coprirà di insulti, più per sembrare filo-murignano che non per reale conoscenza della situazione/motivi oggettivi. A me francamente non frega molto, fino a fine gennaio fuori aveva detto l’allenatore e fuori fino a fine gennaio è stato.

Mario può essere ancora decisivo nei mesi restanti, come l’anno scorso. E con la fine del mercato, la situazione si rasserenerà… però intanto l’allenatore deve fare 3 punti, non come dopo Atalanta-Inter… quando uno come Mario forse poteva servire.

PS 2: aggiornamento-boxe: Tosel aveva segnato per noi, la Corte Di Giustizia Federale ha messo al sicuro il risultato.

E ora Adriano, che era convocato solo nell’eventualità che il ricorso venisse accolto, resta a Milano; in tempi di crisi, i locali della movida contano di recuperare i mancati incassi di sabato…

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