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scritto da Mr Sarasa il 29 ottobre 2008 alle 12:58
Un uomo distante anni luce non solo dallo sbruffone che non era un pirla alla presentazione, ma anche dal nevrotico che domenica ha sparato alzo-zero su tre giocatori, ecco l’impressione che mi ha fatto J.M. nella conferenza stampa i ieri. Quasi che qualcuno in società gli avesse fatto capire che era sulla strada sbagliata, e lo avesse consigliato di usare altri toni ed un altro linguaggio…
In ogni caso l’esclusione di Julio Ricardo Cruz c’è e resta come un macigno (dell’altro non parlo perchè per me è un ex-giocatore da vendere anche al robivecchi, purchè se lo porti via insieme al contorno di puttane, papponi e tossici) sulla fin qua breve storia dell‘uomo delle caramelle all’Inter. Per fortuna il Jardinero ha un tale credito di fiducia nei tifosi e nella società da non abbattersi facilmente, soprattutto se allo special no-one passano in fretta le mestruazioni (cit.) e lo reintegra già da giovedì.
Ma adesso le chiacchere stanno a zero, ci sono 90 minuti di fuoco in casa di una Fiorentina motivatissima, che vive (a torto) come un’ingiustizia la sacrosanta squalifica di Gilardino. 90 minuti in cui il cocco dell’allenatore dovrà dimostrare di essere un giocatore da Inter, se Mourinho continuerà a schierarlo titolare, ed Ibra provare ad immedesimarsi nel ruolo che sarebbe di altri, cioè la prima punta… a scanso di equivoci, se dovesse essere chiamato dalla panchina superMario, sarà un’occasione da non sciupare: e per favore, se ti dice di fare anche il difensore centrale stavolta dagli retta, si coprirà lui di ridicolo ma almeno non avrà scuse per romperti le palle!
Sulla carta, il centrocampo è in emergenza, speriamo di non sentire troppo l’assenza di Cambiasso e Stankovic, alla peggio si potrebbe provare Chivu regista basso, anche se questo vorrebbe dire affidarsi a Burdisso dietro (ma che fine ha fatto Samuel?).
Chiusura semi seria: il titolo di questo post è stato preso in prestito dal Ruttosporc, potevo usare anche un “mourinho via”, ma me lo tengo eventualmente per altre occasioni.
Più per scaramanzia, diciamo. ;-)
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scritto da Nk³ il 24 ottobre 2008 alle 10:27
Toldo 6,5 - Pronti via, si scalda le mani con una punizione di Dellas. Poi ordinaria amministrazione, ma la difesa con lui alle spalle è tranquilla. Regala un brivido con un’uscita spericolata su Hawar. Comunque, nonostante le 37 primavere, Toldone c’è.
Maicon 7 - Non finisce mai di sorprendere. L’assist per Adriano è un incredibile mix di sapienza tattica e capacità tecnica. Altri terzini in passato sono stati così determinanti, ma loro perdevano tempo a dribblare gli avversari. Lui li travolge.
Cordoba 6 – Solita tranquillità in difesa, dove non patisce minimamente i 30 centimetri di differenza con Sosin. Con Mourinho per la prima volta in carriera intravede la linea di centrocampo e, quando può, non disdegna di scavalcarla.
Chivu 6 – Serata tranquilla. Gli attaccanti ciprioti non creano ansie, e lui non si complica la vita. Ottima la gestione della linea difensiva.
Zanetti 6,5 – Non inizia bene, poi esce alla distanza. Dopo più di 600 partite sempre sugli stessi livelli iniziano a mancare le parole.
Cambiasso 6,5 - E’ un piacere vederlo giocare. I ciprioti difficilmente arrivano dalle sue parti, e ancora più difficilmente lo superano. L’infortunio fa preoccupare molti, ma non dovrebbe essere niente di grave.
Stankovic 6,5 - Su alti livelli per tutta la partita, a differenza di Roma. Ordinato in fase difensiva, veloce nel far girare la palla, perfettamente sincronizzato con i movimenti di Muntari. Ottimi segnali.
Muntari 6,5 – Mezzala, mezzapunta, mezzo centrocampista e mezzo esterno: in totale fa due. Se questi sono i livelli ai quali dobbiamo abituarci, il futuro non è niente male.
Mancini 5,5 – Di stima. E’ un corpo estraneo: zero cross, zero spunti, zero pericoli, inesistente il feeling con Ibrahimovic visto nelle prime partite. Sbaglia un aggancio solo davanti al portiere. Su punizioni e calci d’angolo meglio stendere un pietosissimo velo.
Adriano 6,5 - Arruffone quando non ha lo spazio per partire palla al piede, ma quando lo trova lascia intravedere sprazzi dell’Adriano che fu. Impreciso alla conclusione, perfetto senza palla (chi l’avrebbe mai detto?). La torsione sul gol è roba da palati finissimi. Dicono di lui: “Alla sua età e con il suo fisico, se dorme e beve acqua può fare grandi cose”. 18 gol in Champions, mai nessuno come lui.
Ibrahimovic 7 - Un’iradiddio. La palla fra i suoi piedi è come in cassafore, fa sempre la cosa migliore e la fa con una classe da stropicciarsi gli occhi. Imperdonabile l’errore a tu per tu con Beqaj, ma se fa una stagione intera così…chissà.
Quaresma 6+ - Stavolta entra di più nel vivo del gioco. La trivela non manca mai e sbaglia uno stop solo davanti al portiere, come Mancini. Di più, rispetto al brasiliano, mette dentro un paio di cross e batte decentemente un calcio d’angolo.
Cruz sv – Pochi minuti, spedisce fuori di un niente la palla che potrebbe chiudere la partita. Tatticamente perfetto, come al solito.
Burdisso sv - Non giocava a centrocampo da Valencia, ma quello di mercoledì era un ruolo diverso. Semplice e pulito, cerca di mettersi in evidenza il meno possibile.
Mourinho 7 – Tiene alta la concentrazione con 8/11 della squadra di domenica, e non era facile. L’Inter sa quello che deve fare e lo fa dal primo all’ultimo minuto, con pochissime pause. Toldo titolare, dicono, è una delle classiche mosse con cui tiene in pugno lo spogliatoio e si fa amare dai giocatori. Avanti così.
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scritto da ex-collaboratori il 23 ottobre 2008 alle 15:28
Tre punti volevamo e tre punti sono arrivati, nel modo più normale possibile, con un gioco a tratti fluido, veloce, altre volte complicato, alla ricerca del tocco pregiato che ha spesso portato le nostre punte a scegliere le soluzioni difficili invece di comodi passaggi laterali.
Ma la partita è stata quella che è stata: una squadra che difendeva in 10 dietro la linea della palla e che non ne voleva sapere di alzare il capo e scoprirsi, anche sotto di un gol. Un avversario ostico, non tanto per il fatto che si chiudeva, quanto per l’ordine che l’allenatore Ketsbaia ha saputo dar loro. Una disciplina forgiata sulla stazza fisica e la voglia di soffrire.
Così l’Inter ha sbattuto contro un muro, tentando in tutti i modi di trovare la serratura dove infilare la chiave. Eppure il gioco, nel suo complessivo sviluppo, suggeriva come opzione favorevole quella di allargare sulle fasce, possibilmente con Ibrahimovic, causa la sonnolenza di Amantino Mancini. A volte dimenticato, a volte nascosto. Ci sarebbe stato pure un rigore, che avrebbe evitato ulteriori preoccupazioni. Ma la partita, né il risultato sono apparsi mai in discussione. Troppo evanescenti le punte dei ciprioti, di fronte a gente come Cordoba e Chivu, affiatati e alti come non lo sono mai stati.
Con questo successo ci apriamo la strada verso la qualificazione agli ottavi. A questo punto, dato che l’incontro fondamentale è a Brema, io mi aspetto che Mourinho cominci a sfruttare un po’ di più la rosa, lasciando a casa i sentimentalismi pro-Toldo o pro-Dacourt. A centrocampo abbiamo problemi, con l’infortunio di Cambiasso e il ritardo di Vieira. Una buona notizia è il recupero di Maxwell. Anche ieri abbiamo potuto notare l’assoluta differenza tra le corsie opposte: Maicon viaggia che è una meraviglia, Zanetti non supera mai la propria trequarti. Così facendo avremmo una risorsa in più per il settore nevralgico, dove siamo carenti.
Tornando alla più stretta attualità, Moratti ha parlato dell’acquisto di Beckham da parte del Milan e l’ha fatto usando una delle più belle e veritiere frasi mai pronunciate negli ultimi anni: “Il Milan considera futuro quello che ha già fatto, e quindi può fare scelte diverse”. Tradotto: il Milan può sempre raccontare ai suoi tifosi che hanno vinto tanto e giustificare la collezione di figurine. “Noi – ha proseguito il presidente – stiamo percorrendo un’altra strada… puntiamo su giocatori giovani e cerchiamo di costruire il futuro”.
E queste ultime parole – mi sembra – sono confermate dalle scelte di Mourinho, che sta lentamente facendo capire che non servono troppi rinnovi di contratto, da qui a gennaio.
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scritto da ex-collaboratori il 19 ottobre 2008 alle 23:04
La strabiliante vittoria odierna all’Olimpico ha detto, a mio parere, cinque cose fondamentali sull’Inter di Mourinho, che possono essere prese come un traccia per il prossimo futuro.
1. Un centrocampo privo di Zanetti,ma con giocatori che stanno alti, sono veloci e ripartono, come Stankovic, Cambiasso e Muntari (o Vieira) è connaturato alle esigenze del modulo. Il calcio-melina, lento e ruminato del Derby, appartenuto all’Inter della seconda parte della stagione scorsa, è da archiviare per sempre.
2. La squadra, se schierata col 4-1-4-1 come oggi, con Ibra libero di fare male, e giocatori che rientrano e ripartono sempre, con la difesa corta, soffre poco, concede solo tiri da fuori e va via centralmente. La difesa non va in affanno, soprattutto da quando è rientrato Cordoba, che è sempre il nostro difensore più affidabile.
3. Il dinamismo di Vieira e Muntari serve a ficcare in profondità, inutile utilizzarli per battagliare in mezzo a due all’ora. Col finto 4-3-3 si può giocare! E giocare bene, perché non abbiamo visto solo uno strepitoso Ibrahimovic o il solito infinito Maicon. Cambiasso e Muntari hanno ridicolizzato Aquilani e De Rossi, mentre persino Quaresma e Obinna hanno tenuto le consegne tattiche, coprendo e ripartendo negli spazi.
4. Ergo: la vera forza della squadra non è più nella forza fisica, ma nella qualità e nella velocità, che possono dare elementi come Ibrahimovic, Quaresma, Mancini, Cambiasso, Muntari, Maxwell, Balotelli e Maicon. Siamo passati da una dimensione atletica a una tecnica, con giocatori meno possenti, ma più agili. Oggi i soli colossi in campo erano Ibrahimovic e Maicon.
5. La voglia di ripartire in contropiede costringe i giocatori a voler ricercare sempre il risultato. Se cominciamo ad adagiarci o finiamo per farci rimontare o non giochiamo per nulla, come nel derby. Ma se c’è la squadra corta, che ha fiato, sta attenta all’ordine tattico e riparte centralmente, anziché rallentare (come nel derby!) allora diventiamo pericolosi e il problema del gol svanisce. La squadra deve perciò completare l’evoluzione tattica: dai muscoli alla fantasia. Oggi abbiamo visto aperture di campo radenti davvero illuminate.
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