scritto da il 27 febbraio 2012 alle 9:36

Napoli 1 Inter 0

1 De Sanctis(77); 14 Campagnaro(80), 28 Cannavaro(81), 6 Aronica(78); 11 Maggio(82), 23 Gargano(84), 88 Inler(84), 18 Zuniga(85); 20 Dzemaili(86) (44′ st Dossena(81)); 22 Lavezzi(85) (37′ st Britos(85)); 7 Cavani(87)

1 Julio Cesar(79); 37 Faraoni(91), 6 Lucio(78), 25 Samuel(78), 55 Nagatomo(86); 4 Zanetti(73), 5 Stankovic(78) (21′ st Poli(89)), 19 Cambiasso(80); 10 Sneijder(84) (1′ st Pazzini(84)); 9 Forlan(79) (1 st Cordoba(76)), 22 Milito(79)

L’Inter perde a Napoli la quarta partita consecutiva in campionato e probabilmente domattina ringrazierà Mr. Ranieri per il lavoro svolto e annuncerà il terzo allenatore di questa stagione; Gasperini e Ranieri assumono sempre più le sembianze delle vittime di questa caotica fase di transizione.

La partita del San Paolo è identica a quella di mercoledì a Marsiglia e non offre nessun nuovo spunto alle discussioni di questi giorni, la solita difesa che lotta ma soffre per il mancato filtro del centrocampo e il solito attacco lento e asfittico che per l’ennesima volta non riesce a segnare.

Gol: un evento dimenticato

In mezzo lo stesso centrocampo visto in Champions: lento, senza intensità, con poco coraggio, travolto dal vigore e dalla forza di Maggio, Inler, Gargano e Zuniga.

Un dato chiarisce le difficoltà della nostra linea mediana, qualora ce ne fosse bisogno: i 4 del Napoli hanno intercettato e recuperato 10 palloni, i nostri solo 2; i difensori vengono così lasciati soli contro gli attaccanti avversari e al primo errore arriva il gol che diventa impossibile da recuperare; mercoledì Ayew e stasera Lavezzi.

Parlare di 4312 o del nuovo 352 provato nel secondo tempo diventa una inutile perdita di tempo, questo Napoli ci avrebbe battuti anche se avessimo schierato un 550.

Portiere a parte Mazzarri ha schierato un solo giocatore nato negli anni ’70 contro i 7 schierati dall’Inter, non voglio ridurre l’ennesima sconfitta in campionato a una mera questione anagrafica, ma è chiaro che stiamo tentando di risalire un fiume controcorrente.

Tifosi e giocatori sono oramai accumunati dal senso di impotenza di chi si è arreso perchè sa che non ce la fa più e ogni partita è diventata una agonia in attesa del gol avversario che diventa irrecuperabile perchè nessuno ha la possibilità di cambiare passo.
Probabilmente non è solo una questione anagrafica (l’undici di partenza ha una età media di 31,5 anni) ma ci sono anche problemi fisici e di testa, non c’è più nessun entusiasmo e sarà difficile farlo ritrovare a dei giocatori che 2 anni fa giocavano per vincere tutto e adesso si trovano costretti a sputare l’anima per arrivare a metà classifica.

Per questo motivo mettere in campo giocatori che ancora devono imporsi diventa importante per questa squadra, giovani che potrebbero aiutare anche i più esperti a ritrovare un minimo di entusiasmo e motivazioni per terminare la stagione in modo dignitoso.

Sangue fresco

 

scritto da il 8 dicembre 2011 alle 13:20

Inter – CSKA 1-2

In una partita che ha poco da dire con la qualificazione e il primo posto nel girone già assicurati, Ranieri ha l’opportunità di sperimentare nuovi giocatori e nuovi moduli alla ricerca della quadratura del cerchio che tarda ad arrivare.

1) Modulo 442: per la seconda partita consecutiva si prova il più semplice e utilizzato sistema tattico, rispetto alla partita con l’Udinese proviamo Coutinho al posto di Pazzini, Obi al posto di Alvarez, Nagatomo laterale destro e Zanetti in mezzo al campo con Cambiasso.  Inutile ribadire che la coperta resta corta, al di là dei 2 errori individuali sui due gol subiti, questo 442 tiene in difesa ma resta molto sterile in attacco. Coutinho non riesce a legare centrocampo e attacco, Faraoni e Obi sono bravi a contenere e a proporsi ma faticano a saltare l’uomo per andare al cross dal fondo o a trovare il taglio di Milito dietro la difesa. Nel secondo tempo con Zarate in campo al posto di Philippe la situazione non migliora, l’argentino si perde spesso in inutili ghirigori, prova a fare qualcosa Alvarez sulla sinistra al posto di Obi ma non arriva la giocata decisiva.

2) Coutinho: il suo non è un problema fisico, è alto come Sneijder e pesa pure di più, al momento ha un problema di personalità, gli manca la fiducia per cui gioca con la paura di sbagliare: si vede dalla poca forza che ci mette a volte nei passaggi e si legge dall’atteggiamento in campo dopo aver sbagliato 2-3 palloni. Ranieri avrebbe dovuto provare a incoraggiarlo e tenerlo in campo anche all’inizio del secondo tempo chiedendogli di fare il regista avanzato.

3) Faraoni: al contrario di Coutinho mi ha impressionato la sua personalità, la voglia di fare e di mettersi in mostra. Alla seconda opportunità da titolare ce la mette tutta, si propone, recupera, copre. L’ala destra non mi sembra il suo ruolo proprio perchè non ha il dribbling sullo stretto, però il suo vigore è stata una gioia per gli occhi nel grigiume della partita.

4) Cambiasso+Zanetti: è vero che il capitano è squalificato e quindi riposerà sabato, ma che senso ha farli giocare sempre? In una partita in cui non conta il risultato perchè non provare Crisetig?

5) Milito: aveva ragione Vujen a dire che in questo momento è meglio provare il principe al posto di Pazzini. Diego è molto più bravo a muoversi lì davanti e a creare spazio per i compagni o a suggerire il passaggio, resta il limite del gol che non arriva. Quale sarebbe oggi il nostro umore se all’86 avesse segnato invece di colpire la traversa da 2 metri? Anche per l’attacco serve qualche soluzione.

6) Sneijder, Maicon, Forlan: la loro presenza sarà decisiva per trovare gli equilibri giusti, con la loro qualità sarà più facile restare coperti e trovare le ripartenze giuste.

7) Forma fisica: questo novembre mi ha ricordato quello dell’anno scorso con Benitez, giocatori con poca benzina, poco fiato e poca qualità per i numerosi infortuni. Allora c’erano le scuse del Mondiale per club, del preparatore atletico sbagliato, del mercato sbagliato. E quest’anno? Abbiamo cambiato molte cose rispetto all’anno scorso, abbiamo rinunciato a partecipare al Mondiale per Club, abbiamo cambiato preparatore atletico e allenatore, i problemi però sembrano gli stessi, che ci sia da cambiare qualcosa d’altro?

 

scritto da il 30 marzo 2010 alle 15:16

Milito e Cambiasso sono belli

Ieri, a Monza, c’è stata una “conferenza” riservata ai bloggers, che annoverava come ospiti nientepopodimenoche Milito e Cambiasso. Ed io ero lì a tenere issato il vessillo di Bauscia Cafè. La cronaca:

Partenza alle ore 8,30: siamo io e due che non c’entrano un cazzo. Anzi, dai, uno dei due è il vignettista, quindi siamo io, uno che c’entra poco ed uno che non c’entra un cazzo. Il treno è curiosamente in orario, si sale, si viaggia, si fantastica su improbabili approcci a Milito. Tre ore e quaranta minuti dopo, l’intercity per Milano arriva in stazione con un ritardo di venti primi e quaranta secondi, onorando la sua leggendaria fama e facendo bellamente saltare la nostra coincidenza per Monza, e con essa la possibilità di arrivare in orario per il buffet.

Ma vabbè. L’evento si tiene nella sede italiana dell’Adidas, in un apposito spazio con tanto di mini-tribuna. Arrivati sul posto, è il momento delle identificazioni. “Sono di Bauscia Cafè”, affermo con baldanza alla tipa con le liste in mano. “Ehhhhmm”, le dicono gli altri due.
Diego ed Esteban sono in ritardo di una mezz’ora, probabilmente erano anche loro sull’intercity. Nell’attesa, uno degli organizzatori ci spiega che ha deciso di contattare Bauscia Cafè per “l’impressionante numero di commenti”, anche se temeva che sul sito fossimo “un po’ troppo focosi, visto il post dopo Inter-Chelsea con quel “sucatecelo” (ehm…)”. Ci spiega anche che è la prima volta che un’azienda come l’Adidas dedica un evento esclusivamente ai bloggers, rappresentanti di un settore in enorme sviluppo (e qui snocciolo gli stupefacenti dati targati Bauscia-Cafè, raccolti minuziosamente in questi mesi), e ciò mi fa sentire un vero ggiòvane new generation 2.0.

Dopo un’ora, finalmente, arrivano Milito e Cambiasso, accompagnati da un accattivante motivetto musicale, una luce tenue per creare l’atmosfera e uno scroscio di applausi. Tutti sfoderano macchine fotografiche e videocamere e li inquadrano con ingordigia, come fossero due animali rari. Rapidamente si passa alla messa in mostra delle scarpe per la Champions League, di cui vengono elencati gli innumerevoli pregi. Il presentatore parla anche della finale di Madrid esibendo il pallone con il quale la si giocherà, poi dichiara la sua ammirazione per Milito e per tutti i gol che ha segnato e che continuerà a segnare. Cambiasso si tocca le palle, Milito non so, ero coperto.

Quando le luci tornano normali, capiamo che è il momento delle domande. In testa ho questo brillante quesito: “Dopo quel che è successo soprattutto in questi ultimi tre mesi – anche in riferimento alla tua squalifica di due giornate, Esteban – non credete che ci sia un’attenzione eccessiva nei vostri confronti? Avvertite la sensazione che basti davvero un minimo errore per incorrere in punizioni anche piuttosto pesanti?”, ma tutti quelli che intervengono prima di me fanno esclusivamente domande sulle scarpe e su quanto influiscano sulle prestazioni, sul tiro, sul sesso, quindi, memore anche delle parole degli organizzatori (“non disdegnate qualche domanda sui prodotti Adidas”) decido di lasciar perdere ed adeguarmi. Prima ancora di aver formulato un quesito decente, mi ritrovo il microfono in mano: non ripasserà, è la mia occasione. Costretto ad improvvisare, il cervello suggerisce “Ciao, sono Andrea di Bauscia Cafè. Voi indossate scarpe nuove in ogni partita, giusto? Vi è mai capitato di indossare più volte lo stesso paio per, chessó, una questione scaramantica?”, ma il corpo non risponde. Quel che esce dalla mia bocca è “Ciao..ehm, volevo fare una doman..maa..voi indossate le stesse scarpe o le cambiate ad ogni partita?”, con un’aggiunta a proposito della questione scaramantica che Esteban dice di non porsi, proponendo un paragone con Fangio che, se fosse stato costretto a correre sempre con la stessa macchina, non avrebbe fatto una gran carriera. L’onore di Bauscia Cafè è comunque alto.

Qualcuno chiede di scegliere tra Milan e Roma la squadra che li spaventa di più, Esteban risponde “Inter” e strappa applausi (non sembrava intendere che l’Inter lo spaventi, ma che comunque sia se deve scegliere una squadra, in qualsiasi ambito, sceglie Inter), poi un ragazzo davanti a me chiede a Milito se con le scarpe vecchie avrebbe preso comunque palo o se l’avrebbe spedita da qualche altra parte, Diego ridacchia e prende nota dei suoi lineamenti per seguirlo e pestarlo a conferenza finita.

L’evento termina con Cambiasso che firma il pallone della finale di Champions a tutti i partecipanti e si concede per qualche foto, mentre Milito scappa da qualche parte per un’intervista.
Così ce ne andiamo, felici e con un pallone firmato, sentendoci pionieri di un mondo che avanza, ma anche affamati, assonnati e con poca voglia di rivedere l’Intercity.

Io sono quello a destra

Io sono quello a destra

scritto da il 22 novembre 2009 alle 18:19

Tortellini, cotti e mangiati

Ero già stato a Bologna nel lontano 1997. All’epoca finì 2-2, con una partita molto tirata e conclusa dal solito gol della bestia nera Paramatti, che a 10 minuti dalla fine infilò l’allora numero 1 nerazzurro Pagliuca.

Ieri invece al Dall’Ara non c’è stata partita. L’Inter ha avuto sempre in mano il pallino del gioco, controllando per tutti i 90’ il match, concedendo solo l’occasione sfruttata dall’altra bestia nera Zalayeta, per il momentaneo 1-1.

El Cuchu in contropiede: 1-3

El Cuchu in contropiede: 1-3

Entriamo allo stadio abbastanza tardi, quasi in contemporanea con i ragazzi per il riscaldamento. La curva ospiti è piena, ma anche negli altri settori si nota massiccia la presenza di supporters interisti. Da subito i nostri giocatori vengono accolti dai cori non proprio gentili dei tifosi bolognesi, con Mario bersaglio preferito degli insulti. Milito nel pre-match prova alcune conclusioni e pare ispirato. Impressione azzeccata visto che “El Principe” non tradirà le attese. Si parte e la squadra prende subito in mano il pallino del gioco, costringendo il Bologna nella propria metà campo. La compagine di Colomba invece pensa più a difendere che ad attaccare, schierando addirittura Di Vaio in fascia sinistra, a copertura delle discese di Maicon, che a fine gara risulteranno purtroppo rarissime e poco efficaci. A sinistra invece c’è spazio e Chivu può spingere. Proprio dai piedi del rumeno parte il primo tiro verso la porta di Viviano che devia: Cambiasso si avventa sulla ribattuta e rimette in mezzo in stile Milito a Kiev, ma stavolta i difensori avversari riescono a sbrogliare la matassa. Continua il forcing dei nostri con buone azioni sulle corsie esterne di Balotelli e Milito, che creano pericoli e fanno guadagnare una buona quantità di corner.

Proprio da un tiro dalla bandierina battuto da destra nasce l’azione del vantaggio: cross di Maicon, serie di rimpalli con Lucio che rimette il pallone verso il centro dell’area. Sulla sfera si avventa Milito e con una zampata delle sue mette la palla nel sacco. El Principe gioisce e noi con lui. Neanche il tempo di risistemare la sciarpa, spostatasi dal collo per l’esultanza, che il Bologna pareggia: lancio lungo per Zalayeta che con un taglio alle spalle sorprende la nostra retroguardia. L’uruguaiano è bravissimo a controllare la sfera e far secco Julio Cesar in uscita. 1-1 e a far festa adesso sono i bolognesi, andati a segno nell’unica volta in cui si sono affacciati in area. Ma i nostri non si perdono d’animo e ripartono all’attacco. Sale in cattedra Thiago Motta che si inventa due imbucate fantastiche: la prima è per Mario che, entrato in area, non riesce a battere Viviano, bravissimo nel rimanere in piedi  chiudendo così la conclusione del nostro numero 45. La seconda è per Stankovic che dal dischetto del rigore tocca di precisione. La palla supera Vivivano ma incredibilmente sbatte sul palo interno di sinistra, cammina sulla linea di porta finendo la sua corsa sul palo di destra ed infine tra le braccia del portiere. Incredibile! Ma l’urlo per il gol è solo rimandato: altro corner, stavolta dalla sinistra, colpo di testa di Mario e palla nel sacco per l’1-2. Zittisce tutti Balotelli, sino a quel momento oggetto di cori di ogni specie da parte dei tifosi avversari, mentre noi festeggiamo per la seconda volta.

Si  va al riposo e al rientro in campo Eto’o prende il posto proprio di  Super-Mario, ammonito nel primo tempo per un fallo in attacco abbastanza ingenuo. Ed è subito Eto’o a rendersi protagonista con un’azione sulla destra e successivo assist a centro area per Milito. Controllo, dribbling e tiro del Principe: sembra fatta, ma la palla incredibilmente non entra. Dalla curva pare che Viviano abbia fatto il miracolo, ma scopriremo solo dopo che è stata la traversa a negarci ancora una volta il gol. Il pallino del gioco è sempre in mano nostra e il Bologna non riesce ad uscire pericolosamente dalla propria metà campo. Prova e riprova arriva finalmente il terzo gol: lancio del Cuchu per Milito, bravissimo a scattare in fascia destra sul filo del fuorigioco portandosi dentro l’area, a difendere il pallone dall’attacco di due difensori e a chiudere il triangolo di 50 metri con Cambiasso, unico a crederci e seguire l’azione. Shoot di sinistro di Esteban e palla nell’angolo. Si esulta ancora e stavolta l’abbraccio con Cristina ha insita la consapevolezza che questo gol abbia messo definitivamente in ghiaccio il match.

Lo sa anche Mourinho che in vista di Barcellona sostituisce un grandissimo Deki con Vieira e Milito, migliore in campo, con Mancini. Ci si trascina stancamente verso la fine con i nostri che allentano un po’ la presa, lasciando spazio ad alcuni tentativi velleitari dei padroni di casa. In questa fase l’attenzione è più rivolta ai cori che alla partita ed è sorprendente vedere come sia mezzo stadio ad alzarsi in piedi all’immancabile “Chi non salta rossonero è!” e “Chi non salta bolognese è”. Nella gioia riusciamo ancora ad arrabbiarci per il cartellino rosso rimediato stupidamente da Maicon a tempo praticamente scaduto.

Finisce la partita e c’è il tempo anche per un saluto a distanza con il nostro Nino, che in collegamento telefonico dai distinti agita festante il cappello.
Ora Barcellona ci attende. Probabilmente mancheranno sia Ibra che Messi, entrambi infortunati. L’occasione è ghiotta, di quelle da non lasciarsi scappare, per imprimere finalmente la tanto auspicata svolta europea.

J.Cesar S.V. – Maicon 4 – Samuel 6,5  – Lucio 7 – Chivu 6,5 – Cambiasso 7 –Thiago Motta 6,5 – Zanetti 6,5 – Stankovic 7 (Vieira 6)– Balotelli 6,5 (Eto’o 6) – Milito 7,5 (Mancini S.V.).

Infine, un ringraziamento ai ragazzi del blog che mi hanno dato la possibilità di poter debuttare sul blog…per me è un onore e visto anche il risultato sul campo, non poteva esserci esordio migliore

scritto da il 18 settembre 2009 alle 17:24

La vera Inter è con Cambiasso

Il Cuchu è pronto al rientro

Il Cuchu è pronto al rientro

Archiviato il positivo pareggio con il Barcellona, l’Inter si rituffa nel campionato affrontando la trasferta di Cagliari, in un campo che non è mai stato troppo facile per le grandi squadre. Il Cagliari di Allegri viene da prestazioni abbastanza fiacche, non dà ancora l’idea che il giocattolo si sia rotto, ma di sicuro non c’è il gioco brioso che mostrava lo scorso anno, anche quando perdeva.

L’Inter, si dice, dovrebbe fare un moderato turnover a cui credo poco. Incassati i complimenti di Moratti, che ha elogiato la resistenza all’assedio blaugrana, in condizioni obbiettivamente difficili, Josè Mourinho è pronto a riconsegnare le chiavi del centrocampo a Mastro Cambiasso, che scalpita da un mese, con un recupero lampo degno di miglior propaganda (se fossimo rossoneri e avessimo tante televisioni e molti gonzi come tifosi).

Quanto è importante questo recupero è inutile sottolinearlo. El Cuchu non è solo un mastino davanti alla difesa, ma è anche un giocatore di temperamento, non proprio dedito alla deconcentrazione e alle sbavature. Contro il Barcellona con Cambiasso e Stankovic dal primo minuto in campo, efficienti, avremmo dimezzato le sortite offensive di Xavi e i patemi difensivi dell’invalicabile due Samuel-Lucio. Anche con Speedy Gonzales Iniesta a far da incursore.

Con Esteban Cambiasso, la cui assenza sta condannando Maradona, che però se l’è cercata, il centrocampo ritorna ad essere logico e ricomincia a fare a meno del terzinismo che contro il Barca ha finito per dilagare (Santon a protezione di Chivu, per ripartire, ci stava bene, ma alla fine avevamo in campo 3 difensori centrali e 3 terzini, comprendendo Zanetti). Io sono un amante dello Stankovic Volante, ma se c’è Cambiasso posso rimettere nella fondina il mio desiderio e pensare che tutto sommato va bene così: basta che ci siano piedi buoni.

Allora ecco che si ridisegna quello che avevo immaginato al momento dell’acquisto di Sneijder, un centrocampo tosto, ma che sa gestire il pallone e sa infilarsi negli spazi, aprendo il gioco sulle punte: Cambiasso, Stankovic, Motta e Sneijder. Il miglioramento della manovra, gli automatismi, i movimenti e la confidenza passano tutte dalla presenza stabile dei migliori interpreti e dalla possibilità di allenarsi e provare nuovi schemi e anche, ovviamente, dalla miglior condizione fisica possibile, che nell’Inter non è ancora arrivata.

Wesley Sneijder conosce a mala pena i nuovi compagni, deve dedicarsi a una doppia fase che è abituato a gestire, ma in un quadro tattico che non conosce. Lo stesso si può dire per l’affiatamento tra le punte e il giocatore o tra le punte e gli altri centrocampisti. A volte sprechiamo cross in alto, pensando ancora di avere attaccanti forti nel gioco aereo o comunque di elevata statura. Diego Milito è bravo per tempismo e classe, ma non è certo un ariete che può raccogliere gli ancora rari inviti di Maicon.

Penso che con il rientro in pianta stabile di Cambiasso, se tutto va bene, tempo 2-3 partite e cominceremo a vedere la squadra correre, puntuale per gli appuntamenti decisivi di Champions e per l’inizio della lunga striscia di vittorie autunnali che deve ristabilire le distanze contro l’undici bianconero, che ha usurpato temporaneamente il ruolo di capolista, seppure in coabitazione.

A proposito, domani la Juventus gioca priva dei nuovi acquisti contro il Livorno. Non spero nulla: partita da classico 3-0. Un rigore, un gol su calcio piazzato e la solita bischerata del difensore che non ti aspetti e che contro l’Inter gioca alla morte.

scritto da il 26 febbraio 2009 alle 23:18

Intervista a Esteban Cambiasso

Cambiasso1Sarai il futuro capitano dell’Inter?
Sto bene così, non è un obiettivo che ho in testa. Poi, se un giorno ci sarà l’opportunità, sarà un orgoglio per me. Ora abbiamo un grandissimo capitano e io sono contento così.

È cambiato qualcosa per te con il passaggio da Mancini e Mourinho? In campo devi coprire di più adesso?
È un discorso tattico, ad esempio la rete fatta a Bologna è stata su un calcio piazzato. Come gioco, arrivo molto meno all’area avversaria.

Lo scorso anno avevi più libertà offensiva?
Gli anni scorsi andavo molto più avanti e rimaneva Zanetti a coprire le spalle.

Sono cambiati gli allenamenti?
Durante l’anno si fanno pochi allenamenti perchè ci sono tantissime partite. Si è vista molta differenza nel ritiro, perché a Mourinho non piace lavorare in palestra, mentre a Mancini sì.

Inter-Manchester: poco pressing e poco ritmo. Avete avuto troppo timore?
Il primo tempo è stato giocato tra due squadre che si rispettano, abbiamo preso le misure, come in una partita a scacchi. Poi, nel secondo tempo, abbiamo capito che avremmo rischiato in quel modo, siamo stati bravi a cambiare atteggiamento e modo di giocare. Per fortuna non abbiamo preso gol, ma purtroppo non siamo riusciti a segnare.

Cambiasso2Secondo te l’Inter soffre ancora il “blocco psicologico da Champions”?
Non credo sia un blocco psicologico. In Champions si deve giocare in un modo diverso, non è un discorso psicologico. Se fosse una mancanza di personalità la squadra non avrebbe vinto i trofei che abbiamo vinto noi negli ultimi anni, però bisogna avere più possesso palla e bisogna cercare di segnare.

Secondo te che percentuale avete di passare il turno?
Credo sia tutto aperto, lo dimostrano anche i risultati di ieri sera, loro dovranno vincere per passare.

Perché Ibrahimovic sembra poco decisivo nelle partite fondamentali?
È ingiusto caricare tutto su un giocatore. Ci sono state partite decisive in cui lui è stato molto importante per noi. In Italia c’è la tendenza a dire che è decisivo solo colui che segna, a volte si può essere decisivi anche nell’atteggiamento, lui lo è per noi in tante partite. Non devo difenderlo, ma è molto importante come giocatore, ha ancora tanta strada da fare e credo che insieme vinceremo tanti trofei.

Julio Cesar è il portiere più forte?
In questo momento sì. Essendo Buffon al rientro da un infortunio che lo ha penalizzato un po’ nell’ultimo periodo, Julio Cesar è il più forte. Però, speriamo che non debba dimostrarlo in tutte le partite…

Cristiano Ronaldo si è dimostrato strepitoso: è più rapido di te?
Con le gambe sicuro, ma non conta solo questa velocità. L’ha dimostrato l’anno scorso, speriamo che quest’anno lo possa dimostrare solo in Premier League e non in Champions.

Secondo te è davvero il numero uno?
Credo che Messi in questo momento sia un gradino più su.

Sullo screzio tra Balotelli e Cristiano Ronaldo: cosa ne pensi?
È un giocatore di 19 anni che gioca in Champions League, affronta il Pallone d’Oro e gli dice “qui ci sono io”. Questa è una lettura che si può fare, ma non bisogna analizzarla più di tanto, fa parte di una partita.

Che percentuali ha la Roma di passare il turno contro l’Arsenal?
Non lo so, ma l’assenza di De Rossi per la Roma significherà tantissimo. Credo sia ancora tutto aperto. Si parla tanto delle italiane che sono in svantaggio, ma ancora c’è tutto da giocare.

Cambiasso3Credete di avere già metà dello scudetto in tasca?
La Roma credo sia in netta crescita, ha avuto una partenza un po’ difficile, ma nelle ultime giornate è la Roma che ci aspettavamo tutti. Juve e Milan saranno concorrenti fino alla fine, ma la classifica dice tanto, abbiamo nelle mani la possibilità di vincere lo scudetto.

Inter-Roma: domenica sarà una partita importante…
In campionato tutte le partite sono fondamentali.

Su Chelsea-Juventus.
La Juve ha avuto qualche occasione per segnare, il Chelsea avrà 15 giorni per allenarsi con il nuovo allenatore che lavorerà sul possesso palla.

Credi che Ranieri manderà in campo dall’inizio il tridente con Trezeguet per recuperare lo svantaggio?
Non credo dall’inizio, credo che sia una soluzione per l’ultima mezzora.

Cosa pensi di Giuseppe Rossi e Luca Toni?
Rossi è un giocatore velocissimo a decidere, velocissimo in area di rigore. Toni è il centravanti italiano per eccellenza, sa sempre stare nel posto giusto, di testa è molto bravo e con i piedi non è da meno.

Gattuso ha criticato l’atteggiamento di Amauri (per la Nazionale): cosa ne pensi tu?
E’ una questione delicata… Se Amauri ha detto che non gliene frega niente di quello che dice Gattuso, figuratevi cosa gli interessa di quello che dico io. Amauri probabilmente da bambino sognava la maglia verdeoro e non quella azzurra, ma non è un argomento che mi riguarda tanto.

Le squadre inglesi sono più forti?
Lo dimostrano i risultati, ma penso che bisogna aspettare ancora 15 giorni, credo sia ancora tutto aperto.

Che finale di Roma sogni?
Non riesco a sognare niente in questo momento. La cosa più bella dei sogni è sognare cose più vicine nel tempo.

Aguero è in chiara polemica con il club, dicono che se ne andrà a fine stagione. Gli avete già liberato un letto ad Appiano Gentile?
Là gode di grande stima, ha fatto molto bene, dice che è molto felice a Madrid. Nel momento di una sostituzione puoi essere frustrato, ma credo che resterà lì.

Che rapporto hai con Maradona?
Per me è un idolo calcistico. Lui ha tanta scelta, l’Argentina ha tanti giocatori bravi, io lavoro qui, poi se ci sarà l’occasione di andarci, come ho fatto molte volte, ci andrò.

Questa Nazionale per te è competitiva per vincere un campionato del mondo?
La potenzialità c’è, poi se Messi mantiene questo livello può essere quel giocatore in più.

[Esteban Cambiasso ai microfoni di Sky Sport]

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scritto da il 14 gennaio 2009 alle 20:35

Cambiasso come Superman: ma deve giocare basso

CambiassoDopo il fortunato debutto (sotto la gestione Mourinho) con gol di Cambiasso da vertice alto del rombo, si è riaperto un vecchio dibattito mai sopito tra i tifosi nerazzurri: dov’è che Cambiasso rende al meglio? C’è chi dice trequartista, chi vertice basso, chi mezzala. E’ ora di affrontare la questione chiaramente.

Vi racconto un episodio: lezione di microeconomia, il prof deve spiegare un concetto che a molti spesso risulta ostico e ci fa un esempio (riportato anche da Lieberman, per i “tecnici” del campo).
Prendete Superman. Un uomo con i suoi poteri, con le sue capacità, cos’è che non potrebbe fare? Nulla. Potrebbe fare qualsiasi cosa, e farla meglio di qualsiasi altra persona. Tagliare la legna, per esempio. Qualcuno potrebbe tagliare più legna e più velocemente di Superman? Nessuno. Però sceglie di salvare il mondo. Perchè nel salvare il mondo è molto più bravo di chiunque altro. La differenza fra come salva il mondo lui e come lo salverebbe un’altra persona è infinitamente maggiore della differenza fra come taglia la legna lui e come la taglierebbe un’altra persona. Questa differenza si chiama utilità marginale

Ecco. Cambiasso è Superman.
E’ un centrocampista totale. In un campo di calcio, fasce escluse, può fare tutto. E qualsiasi cosa fa, la fa bene. E’ un bravo regista, un ottimo incursore, una mezzala splendida, un metodista pulitissimo. Il punto è: dov’è che è veramente insostituibile?
Sono anni che diciamo che Cambiasso è uno dei migliori centrocampisti del mondo. Bene: in quale ruolo Cambiasso si è affermato come uno dei migliori centrocampisti del mondo?
Esattamente: vertice basso del rombo.

CambiassoE’ vero, da lì si inserisce di meno e non può sfruttare una delle sue eccezionali doti, ma c’è qualcuno che sa tenere uniti centrocampo e difesa come Cambiasso?
C’è qualcuno che sa dettare i tempi del rombo come Cambiasso?
C’è qualcuno che sa offrire il dinamismo e la rapidità di pensiero -oltre che di azione- di Cambiasso?
C’è qualcuno che sa essere concentrato 90 minuti su 90 come Cambiasso?
C’è qualcuno che garantisce la pulizia e la lucidità negli interventi fondamentale in quel ruolo, come Cambiasso?
No, non c’è.
Non c’è Chivu, che partecipa molto meno alla manovra e rischia di spezzare la squadra.
Non ci sono Vieira e Muntari, molto più fallosi e con più passaggi a vuoto del Cuchu.
Non c’è Stankovic, che non ha la stessa capacità di difendere e di tappare i buchi che si possono creare in difesa.
Non c’è Zanetti, che non ha la stessa visione di gioco.

Quello che fa Cambiasso davanti è molto meno “speciale”. Muntari da mezzala fra Cagliari e Genoa ha avuto 4 palle gol e ha preso un palo, per dire…oltre ai 3-4 gol già segnati quest’anno. Stankovic da vertice alto offre molto più dinamismo del Cuchu e, anche se magari è meno letale negli inserimenti, sa essere decisamente più pericoloso nei tiri da fuori. Lo stesso Vieira, quando ha giocato, ha dimostrato di sapersi inserire molto bene, di poter essere pericolosissimo in zona gol e di poter sfruttare appieno la sua enorme tecnica da mezzala. Per non parlare di Zanetti e della sua innata capacità di coprire le avanzate del Colosso.

Insomma…è tutta questione di utilità marginale.
Quella di Cambiasso è sicuramente massima da vertice basso.

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scritto da il 10 novembre 2008 alle 11:39

Lo sapevate perfettamente che Cruz…

Tempi di recupero: siamo ancora fiduciosi!
Quella fiducia che non ci ha abbandonato per tutti i novanta minuti. Sapevamo che avremmo segnato: un’invenzione di Ibra, un inserimento di Cambiasso, una discese delle sue di Maicon, o Cruz!
E Cruz è stato.

Ora possiamo discutere fino a domenica prossima se abbiamo giocato bene o male, meglio delle precedenti o se ci stiamo involvendo. Se il 433 è meglio del 424 o del 4231 anomalo. Era da vincere e abbiamo vinto.

Non è stata una bella partita, ma credo che ci dobbiamo abituare a non vedere molte belle partite con questa Inter e con questo allenatore.
Ed evitiamo per favore squallidi paragoni con l’Inter del Mancio.
L’unico paragone che io accetto è come i due trattano i giornalisti. E mi pare che entrambi sappiano il fatto loro.

Note positive io ne ho viste (ma io sono ottimista per natura; scrivo infatti queste due righe sperando che tutti capiscano):

Samuel! Ve lo aspettavate così? Lui in campo non solo è una garanzia ma succedono altre due cose estremamente positive: la prima è che non gioca Burdisso; la seconda che Cordoba ha un punto maggiore di riferimento e i suoi interventi ne guadagnano in efficacia e precisione.

Julio Cesar! Non serve quasi mai, ma quando serve è là. Puntuale.

Cambiasso e Zanetti da par loro, inutile ripetere le stesse cose ad ogni partita.

Fine delle note positive.

Ibra è stanco, Maicon pure, Maxwell sa e può fare molto di più. Vieira che si perde in un bicchiere d’acqua. Balotelli senza infamia e senza lode. Quaresma… Quaresma chi…?

Eppure, se ci fate caso, ognuno di questi ultimi, con un pizzico di fortuna in più avrebbe potuto segnare, e allora i commenti, le pagelle e il primato in classifica (ve lo ricordo sennò ce lo scordiamo) avrebbero avuto un altro sapore.

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scritto da il 2 novembre 2008 alle 0:45

In pellegrinaggio a Cordoba

E’ andata, non proprio come doveva andare, ma è andata. Non fosse perché martedì c’è una trasferta a Cipro, José dovrebbe prenotare un bel pellegrinaggio a Cordoba e accendere un cero di un Kg alla Madonna (quella vergine). Intendiamoci l’Inter ha corso e creato tanto, ma la fatica fatta in casa dell’ultima in campionato è difficilmente spiegabile alle mie oronarie.

Come sempre cominciamo dalle cose positive. Mario Balotelli, il migliore in campo, ha tenuto la fascia saltando l’uomo con un’autorità e una facilità quasi imbarazzante per un ragazzo della sua età. Si è accentrato quando poteva, ahimè mai abbastanza, ed è tornato a coprire a centrocampo. Manca solo il goal a suggellare una prestazione fantastica, meriterebbe di poter vedere più spesso lo spazio della porta.

Quaresma è finalmente riuscito a far vedere una discreta prestazione, sfortunato nell’occasione del palo, mette sui piedi di Vieira il pallone del raddoppio completamente alla cieca e una trivela finalmente azzeccata per poco non permette a Crespo di chiudere il conto. Fa tutti i movimenti giusti, ma manca ancora di velocità e ancora non riesce a saltare l’uomo, che in fondo è un po’ quello che si chiede a uno che gioca nel suo ruolo. Comunque in netto miglioramento, spero davvero che continui così perché mi seccherebbe dire che porto sulla maglia il numero di Coco invece che il suo.

Gli aspetti negativi ci sono e non da trascurare. Per quanto riguarda i giocatori stanno in un ManSini fuori dal gioco tanto quanto lo era stato Quaresma nelle gare passate e in un Ibra un po’ sottotono, che forse meriterebbe un po’ di riposo, insieme al Capitano.

Però è l’aspetto tattico quello che fatico a ingoiare del match di stasera. Per tutta la partita la squadra è rimasta divisa in due parti, difesa e attacco, senza riuscire a presidiare la zona mediana del campo, concedendo più del dovuto a una Reggina che, per quanto ci abbia messo il cuore e l’anima, di certo non rappresenta un avversario degno di questa Inter. I nostri avversari superavano il centrocampo in modo relativamente semplice, costringendo la difesa a un superlavoro che, di quando in quando può anche portare alle disattenzioni che sono state la causa del momentaneo pareggio.

Il 4-2-4 andava bene giusto quando si giocava a Kick Off sull’Amiga, ma il campionato Italiano si vince a centrocampo e sullo 0-2 forse dare alla squadra un maggiore equilibrio non sarebbe guastato. Ora capita che si sia vinto, nel recupero, con un goal su calcio piazzato di un centrale difensivo, un tiraccio di punta alla disperata (ma che stop da attaccante di razza ndL*******z).

Quando si vince va tutto bene, ma nulla mi toglie dalla testa che i problemi sono sempre gli stessi e che con un altro avversario non andremmo a dormire con il sorriso. Vedo almeno tre elementi che sui quali mi auguro che il Mou abbia da pensare:

1. Balotelli deve giocare di più
2. Ibra punta centrale con Crespo (o chi per lui) all’esterno non si può vedere
3. Last but not least, il chiaro scollamento tra il reparto offensivo e quello difensivo, il centrocampo deve avere un peso maggiore, l’assenza di Cambiasso e Muntari non può essere un’alibi

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scritto da il 1 novembre 2008 alle 10:31

Reggina-Inter: scatta l’ora del turnover?

nicolas burdissoLa trasferta di Reggio Calabria dello scorso anno mise la parola fine all’esperienza di Adriano all’Inter, almeno sotto l’egida di Roberto Mancini. Un pallone appena sfiorato su punizione di Figo, con la successiva sostituzione e la sfuriata a fare da contorno a una partita maschia e complicata.

Proprio quella Inter di Mancini stava già attuando un robusto turnover, limitato solo dagli infortuni, che nel tempo sarebbero aumentati, costringendo la squadra a una lunga resistenza in primavera. Escluso Adriano, le cose oggi sono diverse: Mourinho ha una rosa lunga, tanti infortunati, ma fa poche scelte. Che questo sia un tratto distintivo dello Special One lo sapevano tutti, presumibilmente anche Branca e Moratti, che come prima richiesta non hanno avuto quella di comprare Lampard, ma di sfoltire la rosa (concetto espresso più volte, anche a riguardo della disciplina). Tuttavia, gli incontri ravvicinati nel tempo non consentono altre dilazioni: dobbiamo fare turnover, perché la poca brillantezza di Ibrahimovic, Zanetti e Maicon è apparsa evidente a chi ha l’occhio clinico, per queste cose.

Che Mourinho sia del nostro avviso non è scontato, anche se qualcosa ha fatto trapelare nel corso della conferenza stampa di ieri. Vieira è al rientro dal primo minuto, mentre Cambiasso verrà impiegato martedì, se tutto va bene. Diversa è la situazione dell’attacco, dove gli esclusi Cruz e Adriano, soprattutto il secondo, faticheranno parecchio a trovare spazio. In compenso tra oggi e martedì è quasi scontato che vengano impiegati tutti: Ibrahimovic, Quaresma, Mancini, Crespo e Balotelli. Obinna può essere la carta per stasera, ma non ne sarei tanto sicuro. Per la difesa Mourinho ha ribadito che guarda alla qualità e che si sente rassicurato dai recuperi di Materazzi e Samuel, ancora parcheggiati. Cordoba e Burdisso partiranno centrali, Chivu a sinistra, con Maxwell impiegato in Champions (una soluzione che non mi soddisfa per niente!). A centrocampo le scelte sono obbligate: Dacourt non è stato convocato, perciò saranno Zanetti, Stankovic e Vieira a spartirsi i compiti. Con i primi due apparsi davvero sfasati nelle ultime uscite.

C’è comunque una sola esigenza, che ci riporta alla ruvida vittoria di un anno fa: conta vincere e portar via tre punti, sperando che il tempo faccia assorbire le incomprensioni con Cruz (che per un anno è utile alla causa) e il modulo dell’allenatore. Il suo credo l’ha ribadito ieri: i giocatori devono applicarsi. Per Mourinho conta questo e dobbiamo provare a seguirlo.

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