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scritto da SNIS il 20 aprile 2010 alle 8:13
Il tempo passa e nonostante quel 20 Aprile 1980 sia così lontano, ricordo ancora benissimo quel giorno. Allora la nostra Inter lottava per lo scudetto, tu per sopravvivere, ma io non lo sapevo. Avevo poco più di 5 anni e babbo e mamma non volevano turbarmi. Mi tennero quindi all’oscuro di quello che sarebbe potuto essere a breve il tuo terribile destino. Pochi giorni dopo, la nostra Inter vinse la sua battaglia, portando a casa il dodicesimo titolo. Quel tricolore non lo festeggiammo e io non riuscivo a capire il perché. Papà stranamente non era felice per quella vittoria e tutti i giorni mi portava con se in ospedale, a trovare te e la mamma. Ti vedevo da dietro quel vetro della sala incubatrici, piccolissima e inerme, ma già allora determinatissima a non mollare di un centimetro per vincere la tua battaglia. E così fu. Dopo quasi due mesi anche tu conquistasti il tuo scudetto. Ti portammo a casa e finalmente potemmo festeggiare quella doppia gioia. Sulla tua culla appesi la mia piccola bandiera dell’Inter, in modo da farti capire quale fosse la strada giusta da intraprendere. E così fu.
Nonostante le vittorie tardassero ad arrivare, coltivammo insieme la nostra passione a tinte nerazzurre, che col passare del tempo crebbe a dismisura. Trascorsero ben nove anni e finalmente fu di nuovo tricolore. Stavolta però i festeggiamenti ci furono. In macchina in giro per la città, con papà al volante e noi a sventolare dai finestrini i nostri vessilli nerazzurri. Una giornata bellissima, che mai scorderò. Poi alti e bassi della squadra, con alcune vittorie e qualche cocente delusione. Io, per motivi lavorativi, ero lontano da casa e non potevamo condividere più di tanto quelle gioie e quei dolori. Ci sentivamo al telefono e, tra le tante cose di cui parlavamo, ricordo ancora benissimo i tuoi “Pagliuca è il miglior portiere del mondo”, “Lippi è venuto dalla J**e solo per rovinarci”, “Per il compleanno regalami la maglia di Ronaldo”, “Con quattro Zanetti vinceremmo lo scudetto a mani basse”, “Mi faccio le treccine nerazzurre come Taribo West!”, “Quel gobbaccio di Davids non lo voglio!”, “Mancini è l’allenatore giusto, voglio lui il prossimo anno”.
Oggi sarebbero stati 30 e sicuramente ti avrei regalato un biglietto per assistere alla partitissima di stasera. Lo stesso regalo che, dopo essere rientrato a vivere a casa dopo ben 8 anni, mi facesti trovare sul cuscino del mio letto: 2 biglietti per il Meazza, uno per me e uno per te. Fu la nostra prima volta in quello stadio.Ricordo ancora la frenesia con la quale salimmo la scalinata che portava al secondo anello rosso e come, una volta giunti in cima, rimanemmo a bocca aperta nel vedere quella meraviglia. Non dimenticherò mai la tua espressione felice, gli occhi sognanti e quelle parole: “Si vede meglio che in tv! Ci verremo spesso!”. Ma purtroppo così non fu. Quel maledetto incidente, all’indomani di un derby perso in maniera rocambolesca per 3-2, te lo ha impedito. Anche quella volta non ti sei arresa e, come sempre avevi fatto, hai lottato fino all’ultimo. Quindici giorni di sofferenza, a combattere stavolta contro un avversario troppo forte. E purtroppo quella volta ha vinto lui.
Anche stasera, 20 aprile 2010, l’avversario contro il quale scenderanno in campo i ragazzi è di quelli fortissimi, sulla carta quasi impossibile da battere. Indipendentemente da quello che sarà il risultato finale, pretendo di vederli lottare fino all’ultimo, perché non si può e non si deve mollare senza prima averle provate tutte.
Oggi sarebbero stati 30. Tanti auguri sorellina.
scritto da Vujen il 19 aprile 2010 alle 14:17
Dopo aver giocato (e vinto) contro, per quanto visto sul nostro campo, i terzi bianconeri del campionato in ordine di forza, è impossibile non farsi sorprendere a pensare alla sfida di martedì. La partita dell’anno, come viene sempre definita ogni singola sfida importante dell’Inter (abbiamo dalle 5 alle 10 partite dell’anno ogni anno, ci avete fatto caso?), questa volta sembra essere proprio arrivata. Una partita contro l’avversario più importante e ingombrante che possa esistere, in questo periodo. Una partita che non abbiamo avuto modo di vivere da sette anni a questa parte, e che ora è finalmente pronta per essere giocata. Bene. Benissimo. Ma… come la giocheremo?
Il problema, se di problema vogliam parlare, è proprio questo: contro una squadra oggettivamente messa meglio di noi (parliamo di valori assoluti, ovviamente) una gran parte delle nostre possibilità di vittorie sarà decisa dal nostro modo di interpretare la gara, e l’avversario.
Per prima cosa, mettiamo in chiaro ciò che sembra scontato, ma che in realtà val sempre la pena di sottolineare: la partita in questione, non dura 90 minuti, ne durerà 180, forse 210. E noi dobbiamo ragionare con questa mentalità, evitando di farci prendere da strani isterismi prima del tempo, altrimenti posso dire con un certo grado di certezza che potremmo pagarla cara.
Giocheremo la prima partita a San Siro, ed il ritorno in terra catalana, al Camp Nou. Questo è il primo aspetto su cui credo valga la pena soffermarsi: così come negli ottavi e nei quarti, il sorteggio ci è stato relativamente ostico sotto questo punto di vista. Avere un ritorno in casa è sicuramente meglio che andare a giocarsi la qualificazione per la finale in Spagna, su questo non ci piove. Però io credo che questa “continuità” di calendario, ci possa in qualche modo favorire dal punto di vista psicologico, e soprattutto dal punto di vista tattico, considerando il nostro modo di giocare, e considerando la preparazione delle partite che Mourinho è solito attuare in coppa. Di certo dovremo essere bravi a non compromettere la possibile qualificazione a San Siro (Milan-style) e non ritrovarci poi a sperare in qualche improbabile impresa. Per carità, la palla è rotonda e tutto quello che si vuole, ma certe volte la palla non è così rotonda. Quindi attenzione nei primi 90 minuti, questa è la chiave più importante. Comunque dei possibili ed auspicabili risultati ci interesseremo più avanti.
Parliamo ora dei nostri avversari:
Nota positiva: mancherà Iniesta.
Nota negativa: ci saranno Messi, Xavi, Dani Alves, Puyol, Ibrahimovic, Tourè, e tutti gli altri.
Che i Blaugrana siano quanto di meglio il calcio degli ultimi 10 anni ha da offrire, è cosa risaputa. Questo dobbiamo sempre tenerlo in mente secondo me. Molti potranno dire che in questo modo avremo troppo rispetto, troppa paura forse per gli avversari. Io dico che invece in questa maniera saremo più motivati nel provare a fare l’impresa. Arrivati ad una semifinale di Champions League, non possiamo mica pretendere di incontrare strane compagini, tipo boh… il PSV. Queste cose non accadono ragazzi. Alle semifinali incontri quelli tosti veramente. E qui sta il bello. Perché quelli tosti li devi fermare.
Come giocherà il Barcelona? Presumibilmente il modulo sarà il solito, il 4-3-3 tanto caro a Pep Guardiola. A meno di defezioni dell’ultimo minuto (i blaugrana stasera saranno impegnati nel derby contro l’Espanyol) la linea difensiva sarà composta da Dani Alves, Puyol, Piquè ed il recuperato Abidal a sinistra. A porta chiaramente Victor Valdes. A centrocampo, detto dell’assenza di Iniesta, oltre al magnifico Xavi credo giocheranno Keita e, in posizione più arretrata, Busquets. In avanti le cose si fanno un po’ più complicate: chiaramente non è in discussione la presenza di Lionel Messi, ma la composizione del restante pacchetto avanzato non è ancora chiara. Dovrebbero giocare Ibrahimovic, fino ad oggi indisponibile ma molto probabilmente recuperato per martedì, ed uno tra Henry e il giovane Pedro. Ma non possiamo escludere a priori un’esclusione dello svedesone, e conseguente maglia da titolare per Henry e Pedro, per formare con Messi un attacco veloce ed imprevedibile.
Proprio qui sta il succo: per riuscire a fare risultato, bisogna limitare il Barcelona il più possibile. Il destino ci ha dato una piccola mano, lasciando Iniesta fuori dai giochi, ma è chiaro che i blaugrana sono talmente forti e preparati, che una singola assenza non sposta più di tanto il valore complessivo della squadra (e l’abbiamo già visto quest’autunno, tra l’altro). In queste condizioni, le loro principali fonti di gioco sono tre: in ordine, Xavi, Messi, Dani Alves. E noi dovremo per forza di cose cercare di annullarli. Impresa ardua, ma fattibile.
Come fare? Dipende dagli uomini che sceglierà Mourinho. Molto presumibilmente giocheremo col 4-2-1-3 alias 4-2-3-1 alias 4-5-1, come nostro (nuovo) solito in coppa. Scelta condivisibile, schierati con il rombo di centrocampo abbiamo già giocato nei gironi, e contro il Barcelona non ricordo di grandissime prestazioni, per usare un eufemismo. Davanti a Julione, giocheranno sicuramente Maicon, Lucio e Samuel. La casella di sinistra invece è ancora in dubbio, così come le due di centrocampo. Se Mou opterà per Chivu, Zanetti sarà utilizzato più avanti, in compagnia di uno tra Cambiasso, Deki ed il lentissimo Motta (cit.). Se invece (opzione a mio avviso più probabile) il Capitano scenderà in campo da terzino sinistro, a centrocampo si giocheranno il posto i soliti tre. In avanti sicuramente Milito, supportato da Sneijder, Eto’o e Balotelli, in vantaggio su Pandev.
Perché questa scelta? Come abbiamo detto in precedenza, il Barcelona ha tre principali “creatori di gioco”: Xavi, Messi e Dani Alves. L’utilizzo di Eto’o sulla fascia sinistra sarà fondamentale per contrastare e limitare le incursioni offensive del laterale brasiliano, e la velocità e resistenza del camerunense servirà per pressare già a centrocampo Alves. Ad Eto’o verrà richiesto così un grande sacrificio in termini di chilometri percorsi, con susseguente ed inevitabile minor peso in attacco. Dall’altra parte del campo invece stazionerà Balotelli (chiaramente è da mettere in preventivo uno scambio dei ruoli abbastanza frequente tra i due, per far rifiatare a turno i nostri attaccanti), che dovrà rimanere abbastanza alto. Questo per sfruttare al meglio le sue caratteristiche esplosive e la sua leggera indisciplina tattica, costringendo Abidal a rimanere abbastanza accorto, per evitare le salite di Mario ed in seconda battuta di Maicon, al quale molto presumibilmente verrà accostato Pedro, che ritengo in vantaggio su Henry. Sneijder invece dovrà essere bravo a giocare di prima, ed a cambiare spesso gioco. Su di lui stazionerà a uomo Busquets, quindi è fondamentale che in fase di possesso palla il nostro Wesley sia rapidissimo nello smistare la palla. Anche perché l’ago della bilancia verterà moltissimo su di lui. Sarà infatti l’olandese il primo ad occuparsi dell’ affare-Xavi, iniziando già sulla loro trequarti il pressing, e aspettando il raddoppio del centrocampista (nella fattispecie, più Deki/Motta di Cambiasso). Limitare Xavi significa limitare paurosamente il Barcelona. Anche perché limitando Xavi, si limita Messi. E questo è il terzo aspetto fondamentale da prendere in considerazione.
La posizione della Pulce non sarà statica, (non è MAI statica) e dipenderà certamente dalla composizione dell’attacco blaugrana. Con la presenza di Ibra, Messi giocherà principalmente a destra (e verrà preso in consegna da Zanetti), ma anche loro, come noi, son soliti cambiare molto spesso la disposizione dei tre davanti. Senza Ibra, le cose si fanno un po’ più complicate, ed io credo pericolose. In questo caso non è da escludere l’utilizzo dell’argentino come punta centrale (tattica utilizzata peraltro nella scorsa finale di Champions), ed allora saranno belle gatte da pelare per i nostri centrali, che, così come fu per Vidic e Ferdinand, non hanno il passo per reggere la velocità di Lionel. Senza Ibra giocheremo così col baricentro più basso, pressando a partire dalla nostra metà campo. Con lo svedese in campo invece, potremo permetterci un pressing più alto, considerando che la “relativa” stazionarietà di Zlatan possa dare una mano a Lucio e Samuel nel controllarlo, e limitarlo. Chiaramente i raddoppi dovranno essere all’ordine del giorno.
In definitiva, gli accorgimenti da utilizzare son questi: per quanto riguarda i loro esterni, pressing altissimo già nella loro trequarti da parte dei nostri attaccanti. Per quanto riguarda Xavi, pressing asfissiante di Sneijder e immediati raddoppi di marcatura. Per quanto riguarda Messi (ed in maniera minore Pedro), marcatura a uomo se si trovano sugli esterni, difesa bassa e squadra cortissima se l’argentino staziona nella zona centrale del campo.
A questo punto, rimane da stabilire come sarà il NOSTRO gioco. E’ presto detto: tattica abbastanza attendista all’inizio, e contropiede fulminante non appena in possesso della palla. Discese principalmente a destra (come nostro solito) e passaggi di prima, massimo di seconda, con cambi di gioco frequenti.
Un risultato accettabile è chiaramente la vittoria con un bello ZERO nella casella dei gol subiti. Se dovessi però scegliere tra un gol subito in meno, ed un gol fatto in più, opterei per la prima ipotesi: primo, non prenderle. Anche perché, e qui ci ricolleghiamo alla parte iniziale, poi si deve andare a giocare al Camp Nou. E non far segnare il Barcelona a San Siro, vuol dire obbligarli a scoprirsi in Spagna. E noi sappiamo che il contropiede è l’arma più affilata in nostro possesso.
Ma soprattutto, Milito, fai-gol.
scritto da Mr Sarasa il 19 dicembre 2009 alle 13:58
 La Coppa del Mondo per Club
Mi concedo una pausa rispetto alle cose che ci riguardano – sorteggio Champions e sfida con la Lazio in Campionato – con qualche riflessione su una sfida che va in onda questo pomeriggio alle 17, ovvero la finale del Mondiale per Club tra FC Barcelona e Estudiantes de La Plata.
Una premessa è d’obbligo, non ho mai condiviso l’irrispettoso paragone fatto dal Mancio nel 2007 (“ora sembra la Coppa dell’Amicizia”), anzi ritengo che la formula adottata dal 2005 con anche i campioni continentali di Nord America, Asia, Africa ed Oceania sia qualcosa di più giusto, per attribuire il titolo di squadra di club campione del mondo.
Magari per il futuro auspicherei che si eliminasse l’inutile partecipazione di una squadra “ospitante” e che ci fosse un solo club per l’America ed uno per Asia+Oceania, ma sono discorsi puramente teorici che implicherebbero un ripensamento troppo ampio (leggesi: meno poltrone) del calcio mondiale, più facile tenersi due competizioni continentali di livello basso-bassissimo e tre partite in più a dicembre…
Comunque, dicevo, questa era la premessa, il succo del discorso è che la finale di questo pomeriggio lo guarderò eccome, anche se in campo non c’è la nostra amata Inter, non solo con il rispetto che si deve ai due club che si affrontano (due squadre che hanno scritto pagine di Storia di questo sport, nel passato recente ed in quello meno) ma anche come tifoso culè e ammiratore della scuola argentina, felice per vedere contemporaneamente in campo alcuni dei miei giocatori preferiti (Ibrahimovic, Messi, Veron – per i quali non credo servano commenti) ed al tempo stesso un po’ dispiaciuto (non quanto Guardiola, ovvio) per l’assenza di Andres Iniesta, vera mente del Barça tritatutto.
La passione per il calcio argentino, a me che tutto sommato ho iniziato a seguire assiduamente il calcio già discretamente cresciuto, è venuta presto grazie a TMC2, che trasmetteva ogni settimana una gara in chiaro del campionato argentino.
Era la fine degli anni ’90, internet qualcosa di serio ma ancora elitario, lo streaming una parola sconosciuta (mentre Stream un’ambizioso progetto destinato a naufragare nel giro di pochi anni…), ed io da liceale senza pay-tv che voleva colmare un gap con i compagni di scuola che si erano interessati da sempre di calcio, oltre a giocarlo, non perdevo occasione di apprendimento.
Ammiravo quindi questi giocatori di pochi anni più vecchi che alternavano giocate altamente spettacolari ad estenuanti passaggi a centrocampo che nella mia ignoranza consideravo melina… Aimar, Saviola, Riquelme, Palermo… li avrei voluti vedere tutti in nerazzurro, e tutt’ora mi stupisco di come nessuno di questi sia riuscito a lasciare un segno apprezzabile in Europa.
Se questa (unita ad alcune Copa America, in particolare la 97 e la 99) è l’origine della mia passione per la scuola argentina e sudamericana più in generale, il tifo per il Barça viene qualche anno dopo, nel 2001 o 2002, in modo del tutto casuale grazie ad un libro che non parlava affatto di calcio, ma di un anarchico catalano, da lì l’interesse per la città e la sua storia, e poco dopo mi trovai a simpatizzare per una squadra che è “més que un club”, come dice il suo motto. Negli anni in cui le merdengues acquistavano Figo, Zidane, Ronaldo, Beckham, il Mago Otelma, Atlas Ufo Robot e Gabriele Paolini, aggiungo.
Intendiamoci, altre squadre possono starmi simpatiche, più o meno, per i colori, per qualche aneddoto, per la loro storia (qualche nome in ordine di simpatia: Boca Juniors, Ajax, Palmeiras, Galatasaray, Celtic, Sporting Lisboa, lo stesso Estudiantes in fondo) ma per nessuna di queste sopporterei una sconfitta dell’Inter, quando le abbiamo prese al Camp Nou invece ero logicamente dispiaciuto, ma più per la nostra figuraccia che per il risultato in se.
 Juan Roman "La Bruja" Veron
Vabbè, mi rendo conto di aver fatto un uso assolutamente privatistico del mezzo pubblico (semi-cit.), non me ne vogliate ma era un modo come un altro per presentare questa finale della Coppa del Mondo per Club, tra una squadra che vuole chiudere il cerchio dell’anno perfetto (5 trofei su 5 finora, il miglior calcio giocato d’europa, il pallone d’oro in carica ed il rinforzo migliore che poteva acquistare, quell’Ibrahimovic capocannoniere della serie A ed indiscutibile Genio calcistico a cui manca solo la consacrazione in competizioni internazionali) ed una squadra che la brujita Veron si è caricato sulle spalle per chiudere anch’egli un cerchio, con il suo desiderio che ormai conoscono anche i granelli di sabbia di Abu Dhabi di riportare il club sul tetto del mondo, quarant’anni dopo suo padre.
Per quanto mi riguarda, spero che oggi il compasso parli catalano, e che Veron vinca a giugno-luglio qualcosa che nemmeno suo padre vide mai da vicino.
Mi sembrerebbe un buon compromesso.
 Lionel Messi e Zlatan Ibrahimovic
scritto da SNIS il 27 novembre 2009 alle 11:17
Non ero mai stato a Barcellona e nonostante l’esito non proprio felice del match non sono assolutamente pentito di aver seguito i ragazzi fin li. E’ stata l’occasione per scoprire una realtà completamente diversa, sia a livello di costumi e tradizioni che di strutture che caratterizzano la città.
Nonostante sia molto grande, Barcellona non è assolutamente caotica. Il traffico c’è ma l’efficienza dei mezzi pubblici e soprattutto della metropolitana fa sì che non esistano quegli ingorghi o file interminabili che caratterizzano le strade delle italiche metropoli. Anche il giorno della partita, nonostante i 98.000 presenti al Camp Nou, la circolazione dei veicoli era scorrevole sino a pochi minuti prima del fischio d’inizio, cosa impensabile a S.Siro o all’Olimpico di Roma in presenza di match da tutto esaurito.
 Casa Pedrera, di Antoni Gaudì
Il centro poi è meraviglioso, ricco di monumenti e costruzioni culturalmente interessanti. La Sagrada Familia è incredibilmente imponente e maestosa, completamente diversa da qualsiasi altro tipo di chiesa o basilica alle quali siamo abituati. Casa Batlò, l’edificio ideato da Antoni Gaudi per il Sig. Josep Batlò da cui prende il nome, è qualcosa di assolutamente unico nel suo genere, soprattutto se visto dopo il tramonto quando è illuminato. D’obbligo una capatina a Piazza Catalunya con le sue fontane e non ci si può poi esimere da una passeggiata per le Ramblas. Mimi, bancarelle, locali di vario genere, venditori ambulanti, statue umane sono solo alcune delle cose che si possono incontrare durante il cammino in queste vere e proprie arterie pedonali della città. A tutte le ore del giorno e della notte è molto difficile non trovare qualcuno che le affolli.Quello che mi ha colpito è che, nonostante l’alta concentrazione di passanti, queste strade siano sempre pulite e in ordine. Quasi impossibile imbattersi in una cartaccia o in qualsivoglia tipo di rifiuto abbandonato al suo destino, per non parlare della continua presenza di appartenenti alle forze di polizia a vigilare sull’ordine pubblico.
Anche la zona del porto nuovo merita una visita. Le antiche costruzioni si mischiano con l’avveniristica struttura in legno che caratterizza la banchina, dove la pulizia è d’obbligo e si ha come l’impressione che anche i tanti gabbiani che popolano la zona abbiano ricevuto l’ordine di andare a fare i propri bisogni altrove.
I locali notturni, di tutti i generi, pullulano e nonostante fosse lunedì erano comunque affollati. Non poteva mancare poi una capatina al casinò, dove in sinergia con Valentina ho investito ben 5 euro alle slot machines. Lascio alla vostra immaginazione quale sia stato l’esito della puntata.
Per concludere la serata, visto che la metro chiude a mezzanotte, non potevamo farci mancare una corsa in taxi per rientrare all’albergo. In mezzo a centinaia, siamo riusciti a beccare l’unico taxista di Barcellona tifoso del Real, che ha avuto la brillante idea di esternare il suo infausto pronostico per il match del giorno dopo. A nulla sono serviti gli scongiuri prettamente maschili degli occupanti del mezzo.
 Il Nou Camp...visto da me!
Paradossalmente l’unica cosa che mi ha un po’ deluso, oltre alla prestazione dei ragazzi, è stato proprio il Nou Camp. All’esterno la costruzione è anonima e non sembra assolutamente quella di uno stadio. Anche l’interno non mi ha particolarmente impressionato. La struttura è maestosa ma incute un po’ di suggestione solo quando è completamente piena. Peraltro sino a circa mezz’ora prima dell’inizio del match, sugli spalti erano presenti sì e no un quinto degli spettatori che possono contenere le gradinate. Impressionante vedere come in pochissimo tempo si siano riempite sino all’esaurimento. Altra cosa che mi ha colpito è la totale assenza di gruppi di tifosi organizzati locali, fatta eccezione per un centinaio presenti dietro una delle due porte: i cori partono spontanei e tutto il pubblico si unisce in un crescendo rossiniano. Quando tutti urlano il nome della squadra all’unisono è un vero e proprio spettacolo. E proprio la mancanza di gruppi ultras fa si che sì possa andare tranquillamente allo stadio con la metro, con la sciarpa della propria squadra al collo, gomito a gomito con i tifosi locali senza che nulla accada. Non è inusuale che qualcuno di loro ti avvicini, proponendo uno scambio di vessilli. Provate a fare la stessa cosa a Roma o Torino se ne siete capaci. E a fine match la storia si ripete. Incredibilmente, quando rapidamente lo stadio si svuota, rimane quasi completamente pulito, senza che ci siano cartacce o rifiuti abbandonati sugli spalti. S.Siro a fine match di solito sembra una pattumiera.
Devo ammettere che sono rimasto positivamente impressionato dalla città e che il gioco è valso la candela. Del match evito volutamente di parlare. Tutto quello che c’era da dire è stato già ampiamente vivisezionato negli altri post e nei commenti. La delusione fortunatamente è stata mitigata dall’aver potuto visitare una splendida realtà nella quale ho lasciato un pezzo di cuore e che spero di poter rivedere al più presto.
scritto da Taribo59 il 25 novembre 2009 alle 12:06
Ho testimoni che possono confermarlo: sull’1-0 ho detto che era finita, sul 2-0 che avrei voluto che l’arbitro fischiasse subito la fine. Sul 2-0, il Barcellona diventa ingiocabile, ho temuto la goleada, che non è venuta perché il Barca era pur sempre privo dei suoi fenomeni d’attacco, e voleva risparmiarci una figuraccia (nonché risparmiare energie in vista del Real, domenica). Resta da capire perché l’Inter non sia nemmeno entrata in partita, senza catastrofismi, ma senza minimizzare la durezza della lezione. Quanto siamo inferiori.

Mi limito a due sensazioni. La prima è che con i piedi siamo scarsi. Chivu, Maicon, Samuel, Lucio, Zanetti, Motta, Cambiasso, Muntari, lo stesso Stankovic… quanti errori nei passaggi, rispetto alla matematica perfezione esibita dai catalani. Non è una colpa non avere Xavi e Iniesta, campioni così ce li hanno solo loro: è una colpa non avere ancora una manovra in grado di limitarne l’estro. Colpa che si somma al non aver ancora capito che per puntare in alto bisogna vestire di nerazzurro Fabregas o Mascherano, e che Maicon e Chivu non sono “terzini” all’altezza della Champions.
Secondo motivo: senza Sneijder, l’Inter non ha cambio di passo, non conquista mai la superiorità numerica, deve cercare di avanzare con troppi passaggi e anche dal punto di vista dinamico mostra dei limiti. Squadre con la qualità del Barcellona puoi batterle solo se arrivi primo sul pallone. E se non hai paura, se non dai la sensazione che il pallone sia incandescente e occorra liberarsene al più presto.
Julio Cesar 7 – Maicon 4, Samuel 5, Lucio 5,5, Chivu 4 – Zanetti 5, Motta 4, Cambiasso 4,5, Stankovic 5,5 – Eto’o 5,5, Milito 6. Muntari 5,5, Balotelli e Quaresma s.v. – Mourinho 5.
scritto da Fonz77 il 25 novembre 2009 alle 1:15
scritto da Nk³ il 24 novembre 2009 alle 15:03
Barcellona-Inter è la sfida clou di questo martedì di Champions. Barcellona-Inter è lo scontro tra chi è già grande e chi vuole diventarlo. Barcellona-Inter è l’asse più clamoroso del calciomercato appena concluso. Barcellona-Inter è il più anomalo dei big match.

Barcellona-Inter è una partita strana, oggettivamente. Una partita che se ci pensi ad agosto te la immagini come quella nella quale si deciderà la capoclassifica del gruppo, se ci pensi a settembre ti ritrovi davanti a un Davide contro Golia, se ci pensi ad ottobre la vedi come una delle tante affascinanti sfide che la Champions propone, e invece….
E invece te la ritrovi davanti a novembre e capisci che Barcellona-Inter non è niente di tutto questo. Barcellona-Inter, a novembre, è diventata la partita alla quale l’Inter si avvicina con fiducia: con la coscienza di dover dimostrare tanto e la tranquillità di non essere costretta a farlo, con Josè Mourinho che per la prima volta vede chiaramente la sua impronta a Milano, con i tre punti che possono arrivare ma anche no. Se arrivano tanto meglio anche se non sarebbero comunque decisivi, se non arrivano pazienza perchè chi vuole andare avanti in Champions deve essere necessariamente in grado di battere il Kazan in casa. E’ la consapevolezza ad essere diversa in quest’Inter che va a Barcellona convinta di poter raggiungere l’unica cosa veramente importante: una grande prestazione, vera, sicura. Una prestazione che faccia girare l’Europa verso il Camp Nou e le spieghi chiaramente che sì, quest’anno per la Champions dovete stare attenti anche a noi. Tre punti o non tre punti.
Poi ti giri verso Barcellona, e trovi ciò che ti aspetteresti di vedere ai piedi della Madonnina. Dichiarazioni di guerra, ansia, pretattica, un velo di timore. “Stasera sarà una finale“, dice Puyol. “Con l’Inter la partita della vita“, ribatte Guardiola. “Dobbiamo vincere“, gli fa eco Ibrahimovic. “Lasciate stare il clasico, prima c’è l’Inter“, chiosa Laporta. Timore. Quasi paura ti verrebbe da dire, se non fosse che dall’altra parte c’è il Barcellona. Paura nel vedere l’eliminazione così vicina, timore al pensiero che una delle ultime carte che hai a disposizione te la devi giocare proprio contro l’Inter. E d’accordo: sei il Barcellona, giochi in casa, e Xavi, e Iniesta, e Ibrahimovic, e Messi…ma diavolo, dall’altra parte c’è l’Inter: come fai a stare tranquillo? Dove andrai stavolta a pescare tutta la sicurezza che mostri di solito? Niente chiacchiere, pensa solo al campo. Stasera c’è l’Inter, e devi essere maledettamente forte per portarti a casa i tre punti.
Torni a rivolgere lo sguardo a Milano. Tranquillo, quasi rilassato. Ti rendi conto che Barcellona-Inter è la partita delle attese rovesciate: noi come loro, loro come noi. Vedi il putiferio che si sta scatenando di là e capisci che un piccolo obiettivo è già stato raggiunto. Capisci che un piccolo segnale è partito da Kiev e ha fatto il giro d’Europa. Capisci che la strada è quella giusta, e a te non resta che percorrerla.
Tre punti o non tre punti.
scritto da ex-collaboratori il 16 settembre 2009 alle 19:34
Prima Partita del Gruppo F della Champions League 2009-10, in campo i Campioni d’Europa del Barcelona e i Campioni d’Italia dell’Inter.
 
Formazioni.
FC Internazionale: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Chivu; Muntari; Zanetti, Motta; Sneijder; Eto’o, D. Milito.
A disposizione: Toldo; Cordoba, Stankovic, Santon, Vieira, Balotelli, Cambiasso – All., José Mourinho
FC Barcelona: Valdes; Dani Alves, Puyol, Piquè, Abidal; Yaya Tourè, Xavi, Keita; Messi, Ibrahimovic, Henry.
A disposizione: Pinto, Maxwell, Marquez, Iniesta, Busquets, Jeffren, Pedro – All. Pep Guardiola
Partiamo dalle note negative.
L’atteggiamento tattico – Non so se Mourinho ha chiesto marcature a uomo in ogni zona del campo, di certo l’Inter si è persa in mezzo al campo, lasciando praterie a Keita, Xavi e Messi, praticamente liberi di fare ciò che volevano nella trequarti. Motta non ha tamponato, Zanetti si è sfiancato sulle piste della Pulce, mentre Sneijder accompagnava Milito ed Eto’o nel pressing sulla difesa, di fatto liberando Xavi e facendo ombra a Tourè. Ciò che non mi ha convinto è stato questo fare centrocampo su 2 linee: nè rombo puro, nè linea tradizionale, con il risultato che Muntari, schiacciato sulla sinistra ne ha combinate di tutti i colori in fase di copertura. Una tattica del genere richiede molti polmoni e infatti siamo rimasti subito senza fiato, portati a destra e a manca dal flipper blaugrana. La ripresa si è consumata in un penoso assedio degli uomini di Guardiola, che non hanno segnato solo per mancanza di convinzione, soprattutto nell’ultimo passaggio, visto che Julio Cesar non ha compiuto una parata degna di nota.
L’atteggiamento mentale – Se la disposizione in campo era baldanzosa, non vi ha corrisposto un uguale atteggiamento mentale. Se si gioca per pressare alto, la difesa deve salire, e dobbiamo ringraziare Lucio, Samuel e Chivu che ci hanno salvato da una scoppola imbarazzante. Inoltre la scarsa lucidità, aggravata pesantemente dalle corse a vuoto in mezzo al deserto, ha contribuito non poco a creare una partita desolante, di fronte si a un grande avversario, ma che comunque ha concesso qualcosa, che noi non abbiamo saputo afferrare per troppa precipitazione.
Gli uomini – Malissimo Muntari, soprattutto in fase difensiva, Zanetti confuso a metà campo, molto meglio quando c’è stato da elevare una muraglia nella seconda parte. Malissimo Maicon, forse a mezzo servizio, che riesce nell’impresa di risvegliare Abidal, che nel primo tempo se n’era stato buono nella sua metà campo, temendolo più per il nome che porta che per l’ardore versato sull’erba. Impreciso ma volenteroso Milito, che qualcosa ha creato, così come Eto’o, sempre nel vivo quando la palla superava la linea centrale. Mediocre Sneijder, che si è come nascosto, anche se ha provato col tiro da fuori, discreto Motta, che a mio avviso è sprecato da mediano frangiflutti, molto meglio affianco a uno come Cambiasso che lascia metri per recuperare.
L’avversario – Il Barcelona ci ha graziati, mancando nell’ultimo passaggio. Sontuosa la prova di Xavi, mentre Messi ha spesso rimbalzato su Samuel, come Ibrahimovic su Lucio. Splendida anche la partita di Daniel Alves che ha messo a ferro e fuoco la fascia sinistra, distribuendo passaggi e sovrapposizioni degne della sua fama. Buona anche la prova della difesa, soprattutto in Piquè, praticamente imbattibile su tutti i palloni alti buttati via, senza raziocinio, nel secondo tempo.
Le note positive – Abbiamo preso un punto sostanzialmente immeritato: un avversario peggiore di questo non lo si trova più e dovremo andare a prenderci i punti con le due squadre dell’Est, come da pronostico. Si è vista la solita voglia di fare gioco e non sono mancati, soprattutto nel primo tempo, i presupposti per fare bene e indirizzare dalla nostra parte l’incontro. Ma abbiamo tirato dalle parti di Valdes nel momento migliore del Barca. Troppa frenesia e troppa voglia di ben figurare ci hanno tarpato le ali. Se non eravamo intimiditi eravamo di sicuro balbettanti. C’è solo da migliorare. Ha ragione Mourinho: noi siamo un progetto, il Barcellona è una splendida realtà.
scritto da Luis il 15 settembre 2009 alle 11:45
 Pep Decimo Meridio
Introduzione
Devo ammettere che la partita di domani col Barcellona non mi provoca uno spasmodico entusiasmo, forse perché è la prima delle 6 partite di qualificazione, forse per una reazione uguale e contraria all’eccessivo peso che i media vi hanno attribuito, sicuramente per gli interisti che saranno sugli spalti pronti a fischiare l’ex di turno.
La prova “Barça Campione d’Europa (e non solo)” è arrivata troppo presto per essere un test probante sulle capacità dell’Inter di giungere alla fase finale della competizione. Mourinho ha perfettamente ragione quando parla di meccanismi ancora da perfezionare per il 50% dei nuovi giocatori di movimento.
Classico mani avanti? Può darsi, ma difficilmente si riesce ad argomentare una tesi contraria a quella del nostro Special One. Nelle prime 3 gare di campionato l’Inter ha dato la sensazione di essere una squadra da trasferta, come lo scorso anno, anche se con elementi tecnico-tattici diversi. Nonostante si giochi a S.Siro, il Barcellona dalle percentuali altissime di possesso palla può concedere più spazio alle ripartenze che con Eto’o possono essere letali. Da verificare l’inserimento di Ibra, la capacità dell’Inter di contrastare le geometrie di Xavi ed Iniesta e la classe di Messi.
Mourinho vs Guardiola.
Guardiola è stato un pessimo esempio per il calcio internazionale. Dopo il suo primo anno sulla panchina blaugrana e 5 tituli conquistati ha convinto molti presidenti di club e di federazione che bastasse il nome, un bel faccino, un’eleganza nel vestire e nel parlare per diventare allenatori. Maradona ha solo il primo, Leonardo tutti, Ferrara forse nessuno. La realtà è ben diversa, il buon Pep ha sempre fatto l’allenatore e dimostra un’attitudine più che naturale nel guidare la propria squadra.
Eccessivo nello scegliere le immagini del Gladiatore per motivare i propri calciatori prima della finale di Roma, forse è andato solo incontro alle ridotte conoscenze storiche dei suoi. Leggenda narra che lo scorso anno fosse andato da Laporta a chiedergli la panchina del Camp Nou, stuzzicandolo con un “tu non hai le palle”. Si sbagliava. Ha avuto coraggio nell’allontanare Eto’o e nel prendere Ibrahimovic. Vedremo se avrà ragione ancora una volta.
Leggenda per leggenda, Mou attraverso Mendes si sarebbe offerto a Laporta prima di accettare la proposta di Moratti. Le motivazioni del rifiuto del Barça sarebbero state molteplici: dalla filosofia di gioco non proprio coincidente con la storia blaugrana, ai suoi atteggiamenti negli scontri col Chelsea, da ricordare un’esultanza smisurata al pareggio di Drogba nella fase a gironi 2006-2007. Poco male per entrambi.
Qualche tempo fa, in un’intervista Mou disse che in Italia avrebbe adottato il rombo a centrocampo e che in Europa avrebbe potuto effettuare delle variazioni sul tema con una squadra maggiormente legata al concetto di ampiessa. Determinante sarà la posizione di Sneijder che può giocare anche largo in un 4-3-3, anche perché la fascia Dani Alves-Messi è una delle principali fonti di gioco blaugrana. In difesa l’unico dubbio riguarda il terzino sinistro, probabile l’inserimento di Chivu al posto di Santon. Zanetti-Stankovic-T.Motta e Sneijder, con uno tra Milito e Balotelli a far coppia con Eto’o.
Ibra-Eto’o.
Lo scambio dell’anno, con 50 mln per l’Inter. Una delle operazioni capolavoro di Moratti insieme all’acquisto dello svedese. La partita non riguarda solo loro due, anche se la grancassa mediatica ha spinto molto su questo tema. Capitolo accoglienza: Ibra andrebbe applaudito (ottimo articolo di Antognoni su Indiscreto), ma avrà la sua dose di fischi.
Eto’o a Barcellona verrà ringraziato per i successi conseguiti e questo sarà inevitabilmente rimarcato. Incuriosisce vedere Ibra svariare tra Samuel, Lucio e Maicon e l’accoglienza che gli tributeranno i suoi ex compagni. Nella speranza, ovviamente, di vedere il sorriso Durbans di Eto’o e non l’espressione beffarda del Genio.
Ps: Riflettori puntati su O.Marsiglia-Milan (cit.).
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