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scritto da Nk³ il 1 dicembre 2009 alle 15:46
1. Il nostro lunedì di ordinaria follia inizia domenica sera, con un imbarazzante Paolo Ziliani che nelle sue “temutissime pagelle” (temutissime da chi, non l’ha mai capito nessuno) fa vedere le uniche due palle perse domenica da Quaresma e dipinge il tutto così: “Quaresma, Inter, voto 5,5. Chissà cosa prova Moratti ripensando ai 24,6 milioni pagati al Porto per portare in nerazzurro il popolare Trivela, che guadagna come un Kakà per fare cose tipo: intestardirsi in dribbling ubriacanti che alla fine ubriacano solo lui, oppure incespicare nell’erba prima e nella palla poi prima di finire come i bambini a girotondo, tutti giù per terra. Per Mourinho valeva Garrincha. Macario“. Chi ha visto la partita di Quaresma sa quanto sia in malafede un commento di questo tipo, chi non conosce le vicende contrattuali del portoghese non merita di essere annoiato con altre precisazioni sul suo prezzo e sul suo stipendio. “Guadagna come un Kakà” è, quella sì, un’uscita degna di Macario. Ziliani, Sportmediaset, voto 4 di incoraggiamento. Coraggio, anche questo mese i bambini a casa avranno di che mangiare. Stachanov.
2. C’è Gigi Maifredi ad accompagnarci nel prosieguo del nostro viaggio negli abissi della mente umana. “Io al posto di Ferrara sarei già sopra l’Inter ed in testa alla classifica. Con una squadra con 4/5 di difesa della Nazionale, Sissoko, Camoranesi, Diego, Melo ed il parco attaccanti che la Juve si ritrova io mi metterei a fumare, mi siederei con calma in panchina ed a fine gara chiederei solo con quanti goal di distacco si è vinto. Calciopoli? Meglio stendere un velo pietoso su questa vicenda. Ve lo dico, Moggi e Giraudo avevano già comprato Gerrard e Cristiano Ronaldo. Si erano gettate le basi per un dominio bianconero che sarebbe durato almeno 20 anni ed allora hanno dovuto per forza inventarsi uno scandalo che uccidesse una squadra del genere. E la nuova proprietà Juve ne è stata complice. Ma dove si è visto mai un avvocato difensore che ancora prima di esser giudicato va davanti alla giuria e patteggia una pena congrua?“. Sono parole che non hanno bisogno di commento. Fantastico un altro pezzo passato sotto silenzio: “L’unica analogia che vedo tra questa e la mia Juve è la mancanza alle spalle dell’allenatore di una società esperta e competente“. Noi ne vediamo un’altra, Gigi. La mancanza di un allenatore.
 Josè Mourinho durante l'ultimo colloquio con Balotelli
3. Proprio quando pensiamo di poter finalmente andare a letto, di poter mettere un punto a una giornata tanto stressante, ecco che gli abissi della mente umana si ripropongono davanti a noi in tutta la loro profondità. Su Antenna3 si dà spazio nientepopodimenochè a un gruppo di ultrà della Juventus, Viking e Drughi, che ci spiegano che “Il coro ‘Se saltelli muore Balotelli’ è un coro assolutamente non razzista. E’ nato da alcuni tifosi che cantavano contro Lucarelli. Non se ne è mai parlato. Adesso che è stato fatto a Balotelli è nato il caso. Anche lo stesso giudice sportivo ha scritto nella motivazione della multa che il coro era becero o istigava alla violenza, ma non ha parlato di razzismo. Balotelli non è un personaggio molto simpatico. I cori allo stadio si sono sempre fatti. Il caso Balotelli è stato fomentato dai media perché è un ragazzo di colore. Se Balotelli avesse avuto un comportamento meno provocatorio, non sarebbe accaduto nulla“. Coro assolutamente normale e non razzista. Istiga “solo” alla violenza. Caso fomentato dai media. Gli stessi media che, armati di megafoni e travestiti da ultrà, fra un “se saltelli muore Balotelli” e l’altro si esibivano in “non esistono negri italiani”, “un negro non può essere italiano” e vari “buuuu” di contorno. Anche quelli cori assolutamente non razzisti, va da sè.
4. Un lunedì che inizia di domenica sera, non può che concludersi di martedì mattina. E la follia si ripropone infatti dalle pagine del primo web giornalista sportivo!, che nella sua ormai mucciniana ricerca dell’originalità non trova niente di meglio da fare che accusare l’Inter di razzismo nei confronti di Balotelli. Si potrebbe scrivere un post intero contestando parola per parola tutto quello che scrive questo signore…ma in fondo non ne vale la pena: ancora, come per Maifredi, ogni parola sarebbe superflua.
5. Neanche il tempo di chiudere un articolo sugli abissi del lunedì che subito il martedì, invidioso, ci mostra di non voler essere da meno. All’interno del Winterstore di Piazza San Babila è stato inaugurato oggi il Caffè De Santis. Prossime aperture: l’UNESCO Point “Drughi” e il Vodafone Store “Luciano Moggi”.
scritto da Nk³ il 30 novembre 2009 alle 16:29
E’ il momento di piazzare un colpo importante. Di fiaccare il morale dei gobbi e di fargli capire definitivamente chi è che comanda. Di costringerli a guardare la testa della classifica, lunedì prossimo, e pensare “va bene…se ne parla l’anno prossimo”.
 Frey si arrende a Milito solo su rigore
Certo, lo sappiamo che non è elegante citarsi…ma questa era la conclusione del post precedente. E un passo importante verso il lunedì di cui si parla è già stato fatto: andiamo a Torino con 8 punti di vantaggio e con la seria possibilità di dover iniziare a guardare al Milan piuttosto che alla Juve. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro per dileggiare i gobbi. Lo schema di questo campionato sembra quello visto e rivisto negli ultimi anni: noi andiamo su regolari e due squadre dietro si alternano al secondo posto, perdendo punti altrettanto regolarmente. Merito di Marchisio che resta a bocca aperta a guardare Biondini che batte una punizione dal limite, merito di Nenè che un gol così non l’ha mai fatto neanche ai videogiochi, merito -grande merito- di Cannavaro e di chi lo considera ancora un giocatore di calcio. Merito soprattutto nostro, perchè in campo ci siamo scesi e il nostro l’abbiamo fatto.
Convinzione, si chiedeva, per riscattare la non-prova di Barcellona: e convinzione è stata. Per la prima volta Prandelli non viene con l’intenzione di fare catenaccio, ma quello che vede probabilmente rafforza le sue convinzioni sulle pavide scelte degli anni passati: viola completamente annichiliti, che si esibiscono in UN tiro verso la porta di Julio Cesar (su una splendida azione personale di Gilardino…peccato che in Nazionale sia chiuso da Amauri) e per i restanti 89 minuti guardano i nostri violentare il campo, violentare la loro difesa e, soprattutto, violentare il gioco del calcio con una serie di errori sottoporta mai visti prima.
 El Principe mette ancora la sua firma
E’ stata una partita strana, Inter-Fiorentina: una partita in cui Milito sbaglia due gol solo davanti al portiere tanto per cominciare…e già questo basta a fare notizia. Una partita in cui Zanetti non solo gioca veramente bene, ma si esibisce addirittura in un lancio in verticale (roba che non si vedeva dai tempi del Banfield), una partita in cui Eto’o tocca il punto più basso della sua esperienza in nerazzurro, quello dal quale ripartire e riaffermarsi sui livelli che tutti conosciamo. Ancora più incredibile, è stata la partita di Ricardo Quaresma: forse non il migliore in campo, sicuramente uno dei migliori. Pulito, semplice, convincente, istintivo: cose mai viste dal portoghese negli ultimi due anni. Forse il suo ingresso in campo a Barcellona non era un “segnale” da mandare a qualcuno, forse qualcosa sta veramente cambiando nella testa del nuovo numero 7 nerazzurro. Sicuramente San Siro ha capito che riempiendolo di fischi dopo 30 secondi non si ottiene niente, e quindi chissà…vedremo nelle prossime partite – senza aspettarci niente, per carità, che una rondine non fa primavera – se davvero possiamo contare in un elemento in più per il prosieguo della stagione. Non vogliamo un fenomeno: ci basta un giocatore di calcio.
Il rigore battuto dal Principe non finisce solo nella rete di Frey, ma anche in quella di Buffon. Sarà una settimana lunga, questa di avvicinamento a Juventus-Inter. Una settimana in cui ci si trova a contare 8 punti di vantaggio e la possibilità di spegnere definitivamente i sogni di gloria bianconeri già sabato prossimo a Torino. O, cosa forse ancora più importante, a valutare la possibilità di poter fare un po’ di turnover all’Olimpico in vista del Rubin Kazan. Sicuramente una settimana in cui il tifoso interista avrà più di un argomento sul quale interrogarsi: lo scarso rendimento di Eto’o innanzitutto, qualche frizione di troppo che si intravede tra il Mou e la società in secondo luogo. Soprattutto, l’ennesimo caso-Balotelli: tribuna con la Fiorentina, allenamento con la primavera (e con Arnautovic: non è un caso) oggi, prospettive tutt’altro che rosee nell’immediato futuro. Nella speranza che tutto questo porti a un’altra affermazione sul campo di Mario, nella speranza che tutto questo non intacchi la concentrazione dei ragazzi in vista di uno degli “scontri diretti” più inutili della storia della Serie A, noi ci mettiamo comodi e aspettiamo sabato con il sorriso sulle labbra.
Perchè, come dicevamo neanche una settimana fa, noi possiamo permetterci di prendere una lezione di calcio dai migliori del mondo e continuare a goderci vittorie presenti e, soprattutto, future.
scritto da SNIS il 22 novembre 2009 alle 18:19
Ero già stato a Bologna nel lontano 1997. All’epoca finì 2-2, con una partita molto tirata e conclusa dal solito gol della bestia nera Paramatti, che a 10 minuti dalla fine infilò l’allora numero 1 nerazzurro Pagliuca.
Ieri invece al Dall’Ara non c’è stata partita. L’Inter ha avuto sempre in mano il pallino del gioco, controllando per tutti i 90’ il match, concedendo solo l’occasione sfruttata dall’altra bestia nera Zalayeta, per il momentaneo 1-1.
 El Cuchu in contropiede: 1-3
Entriamo allo stadio abbastanza tardi, quasi in contemporanea con i ragazzi per il riscaldamento. La curva ospiti è piena, ma anche negli altri settori si nota massiccia la presenza di supporters interisti. Da subito i nostri giocatori vengono accolti dai cori non proprio gentili dei tifosi bolognesi, con Mario bersaglio preferito degli insulti. Milito nel pre-match prova alcune conclusioni e pare ispirato. Impressione azzeccata visto che “El Principe” non tradirà le attese. Si parte e la squadra prende subito in mano il pallino del gioco, costringendo il Bologna nella propria metà campo. La compagine di Colomba invece pensa più a difendere che ad attaccare, schierando addirittura Di Vaio in fascia sinistra, a copertura delle discese di Maicon, che a fine gara risulteranno purtroppo rarissime e poco efficaci. A sinistra invece c’è spazio e Chivu può spingere. Proprio dai piedi del rumeno parte il primo tiro verso la porta di Viviano che devia: Cambiasso si avventa sulla ribattuta e rimette in mezzo in stile Milito a Kiev, ma stavolta i difensori avversari riescono a sbrogliare la matassa. Continua il forcing dei nostri con buone azioni sulle corsie esterne di Balotelli e Milito, che creano pericoli e fanno guadagnare una buona quantità di corner.
Proprio da un tiro dalla bandierina battuto da destra nasce l’azione del vantaggio: cross di Maicon, serie di rimpalli con Lucio che rimette il pallone verso il centro dell’area. Sulla sfera si avventa Milito e con una zampata delle sue mette la palla nel sacco. El Principe gioisce e noi con lui. Neanche il tempo di risistemare la sciarpa, spostatasi dal collo per l’esultanza, che il Bologna pareggia: lancio lungo per Zalayeta che con un taglio alle spalle sorprende la nostra retroguardia. L’uruguaiano è bravissimo a controllare la sfera e far secco Julio Cesar in uscita. 1-1 e a far festa adesso sono i bolognesi, andati a segno nell’unica volta in cui si sono affacciati in area. Ma i nostri non si perdono d’animo e ripartono all’attacco. Sale in cattedra Thiago Motta che si inventa due imbucate fantastiche: la prima è per Mario che, entrato in area, non riesce a battere Viviano, bravissimo nel rimanere in piedi chiudendo così la conclusione del nostro numero 45. La seconda è per Stankovic che dal dischetto del rigore tocca di precisione. La palla supera Vivivano ma incredibilmente sbatte sul palo interno di sinistra, cammina sulla linea di porta finendo la sua corsa sul palo di destra ed infine tra le braccia del portiere. Incredibile! Ma l’urlo per il gol è solo rimandato: altro corner, stavolta dalla sinistra, colpo di testa di Mario e palla nel sacco per l’1-2. Zittisce tutti Balotelli, sino a quel momento oggetto di cori di ogni specie da parte dei tifosi avversari, mentre noi festeggiamo per la seconda volta.
Si va al riposo e al rientro in campo Eto’o prende il posto proprio di Super-Mario, ammonito nel primo tempo per un fallo in attacco abbastanza ingenuo. Ed è subito Eto’o a rendersi protagonista con un’azione sulla destra e successivo assist a centro area per Milito. Controllo, dribbling e tiro del Principe: sembra fatta, ma la palla incredibilmente non entra. Dalla curva pare che Viviano abbia fatto il miracolo, ma scopriremo solo dopo che è stata la traversa a negarci ancora una volta il gol. Il pallino del gioco è sempre in mano nostra e il Bologna non riesce ad uscire pericolosamente dalla propria metà campo. Prova e riprova arriva finalmente il terzo gol: lancio del Cuchu per Milito, bravissimo a scattare in fascia destra sul filo del fuorigioco portandosi dentro l’area, a difendere il pallone dall’attacco di due difensori e a chiudere il triangolo di 50 metri con Cambiasso, unico a crederci e seguire l’azione. Shoot di sinistro di Esteban e palla nell’angolo. Si esulta ancora e stavolta l’abbraccio con Cristina ha insita la consapevolezza che questo gol abbia messo definitivamente in ghiaccio il match.
Lo sa anche Mourinho che in vista di Barcellona sostituisce un grandissimo Deki con Vieira e Milito, migliore in campo, con Mancini. Ci si trascina stancamente verso la fine con i nostri che allentano un po’ la presa, lasciando spazio ad alcuni tentativi velleitari dei padroni di casa. In questa fase l’attenzione è più rivolta ai cori che alla partita ed è sorprendente vedere come sia mezzo stadio ad alzarsi in piedi all’immancabile “Chi non salta rossonero è!” e “Chi non salta bolognese è”. Nella gioia riusciamo ancora ad arrabbiarci per il cartellino rosso rimediato stupidamente da Maicon a tempo praticamente scaduto.
Finisce la partita e c’è il tempo anche per un saluto a distanza con il nostro Nino, che in collegamento telefonico dai distinti agita festante il cappello.
Ora Barcellona ci attende. Probabilmente mancheranno sia Ibra che Messi, entrambi infortunati. L’occasione è ghiotta, di quelle da non lasciarsi scappare, per imprimere finalmente la tanto auspicata svolta europea.
J.Cesar S.V. – Maicon 4 – Samuel 6,5 – Lucio 7 – Chivu 6,5 – Cambiasso 7 –Thiago Motta 6,5 – Zanetti 6,5 – Stankovic 7 (Vieira 6)– Balotelli 6,5 (Eto’o 6) – Milito 7,5 (Mancini S.V.).
Infine, un ringraziamento ai ragazzi del blog che mi hanno dato la possibilità di poter debuttare sul blog…per me è un onore e visto anche il risultato sul campo, non poteva esserci esordio migliore
scritto da Fonz77 il 19 novembre 2009 alle 14:13
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COMUNICAZIONE DI SERVIZIO: Bauscia Cafè goes on mobile, da ora il sito sarà visualizzabile in versione per cellulari in modo automatico caricando la pagina dal vostro smartphone. Vi rimando al post sottostante di Nk per i dettagli.
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Domani mattina faccio le valigie, le carico in macchina e poi, nel primo pomeriggio parto per Bologna. No, non vado a vedere la partita, sarà già cosa buona se riuscirò a vederla su Sky. Vado a trovare la fidanzata, cogliendo l’occasione per combinare pure qualche meeting di lavoro nella Packaging Valley.
Non vi nascondo che, come sempre accade, la pausa nel campionato mi ha intorpidito al punto che mi sono ricordato del match di sabato solo questa mattina, leggendo i commenti. Nemmeno contro la Roma ero propriamente sveglissimo, ma in quel caso la cosa era giustificabile dalla reazione alle botte di adrenalina arrivate in Champions League.
La speranza è che i nostri non soffrano del mio stesso calo di tensione, perché la giornata di campionato è di quelle da prendere in considerazione. Il Bologna non è precisamente una potenza, anzi se vogliamo dirla tutta ha fatto un inizio di campionato da girone Dantesco, giusto negli ultimi tempi si è dimostrata in ripresa sconfiggendo il Palermo e mostrando una discreta prestazione contro i Rosikoni. Ricordiamoci poi come era riuscita a bloccare la Giuve sul pari, anche se quello era il momento peggiore della Banda del Buco, appena prima della disfatta di Palermo.
A proposito, gli asteriscati giocano un match di allenamento contro la Juve B, sì dai quella del nordest.
Sabato i tre punti sono un atto doveroso nei confronti della nostra classifica e però…
Però Martedì c’è il Barca, porca di quella paletta. Alzi la mano chi non sta pensando a questa partita dal due settimane. Io lo confesso senza remore, con tutto che la razionalità mi ricorda ogni giorno che la cosa importante è pensare al quinto scudo e che la Champions è una chimera pericolosa.
Basta, basta. Bisogna giocare una partita alla volta.
Mi aspetto la più classica delle gare da Campionato Italiano. Loro chiusi a riccio. Noi con un po’ di turnover in vista della gara del 24. Dovremo recuperare quell’attenzione in fase difensiva che un po’ è venuta a mancare quest’anno. Manovra lenta nel tentativo di trovare il varco giusto. Gara da Mario Balotelli, se ha voglia di provare a saltare l’uomo.
Già, Mario, certo se la poteva anche risparmiare, ma in fondo chissenefrega, basta che si faccia perdonare. A Ibra abbiamo perdonato di peggio.
Speriamo di mangiare la mortadella senza esagerare masticando bene, se no ci rimane sullo stomaco e Martedì c’è Paella e Sangrilla!!!
 La mortazza piace a tutti
scritto da Fonz77 il 30 ottobre 2009 alle 0:57
Mario Balotelli. Questa vittoria porta la sua firma marchiata a fuoco, con acciaio al calor rosso. Tutte le azioni passano da lui. Riceve palloni nelle situazioni più impossibili e li addomestica con dei tocchi di pura magia. SuperMario oggi era in serata strepitosa, virtualmente immarcabile. Vero protagonista della partita. Regia, Montaggio e Recitazione. Tutta farina del suo sacco.
Si procura il rigore del primo vantaggio facendo l’otto intorno ai difensori del Palermo, neanche fossero i birilli della prova per il patentino dello scooter. Vorrebbe tirare il rigore e si allontana stizzito quando il Capitano lo porta via prendendolo per mano, il primo rigorista è Eto’o (scusaci Mario, avresti anche ragione, ma le regole sono regole e ci ricordiamo ancora cosa succede quando si infrangono… come dici? Tu non tiri come Materazzi? Obiettivamente è un punto a tuo favore!).
Subito pace tra le punte nerazzurre, grazie all’azione diplomatica di Capitan Zanetti e del maestoso Deki, ed ecco così regalato anche il siparietto “volemosse bbene”. Poi dicono che lo Stadio non è più un posto per famiglie! Mario, dillo ad Abete che ti deve una birra.
Di nuovo da solo contro tre nell’occasione del raddoppio. Sovrasta tutti i difensori e insacca sul primo palo, andandosi a prendere l’ovazione di San Siro che non aspettava altro.
Da vero rapinatore il suo secondo goal, va a ribadire in porta un colpo di testa del Cuchu. Probabilmente sarebbe finito in porta lo stesso, Sirigu sembrava troppo in ritardo per poter recuperare, ma va bene così. Per quello che ha fatto in campo è ancora a credito.
Infine ancora protagonista sul goal del 4-0. Lanciato da solo verso l’area si porta sul fondo trascinandosi dietro i due centrali del Palermo. Difende palla si gira e la appoggia per Eto’o, che non deve fare altro che calare il poker sul piatto.
Quando all’inizio del scondo tempo accusa un malore ed è costretto a uscire la differenza si nota subito. Passa un minuto e il Palermo accorcia le distanze. Il nostro ritmo cala, la concentrazione dei nostri pure. Difficile mantenerla quando chiudi il primo tempo con 4 reti di scarto sull’avversario. La manovra rallenta e diventa prevedibile, il Palermo prende coraggio e gli svarioni di Cordoba e del Bambino, in coabitazione con Muntari mettono a dura prova le nostre coronarie.
La temperatura scende, il Severgnini Inter Club inizia a mugugnare alle nostre spalle. La febbre del mio vicino di posto sembra aumentare, cerco di tranquillizzarlo, ma io stesso ho dimenticato la sciarpetta a casa e non ho molto conforto da offrire. Non sento ancora il tragico odore della beffa, ma confesso di aver lanciato un paio di occhiate all’orologio.
Si fa male anche Eto’o, però ritroviamo il Principe Milito e Thiago Motta. Sono al rientro e si vede, manca la velocità e un po’ di lucidità, ma c’è la classe a sopperire. Motta inizia ad amministrare il possesso palla a centrocampo, mandando fuori giri i giocatori del Palermo.
Maicon, fà il Maicon e manda in goal il Principe che battezza nel modo migliore il suo ritorno.
Potremmo dirne tante ancora su questa emozionante partita: potremmo parlare dello strepitoso momento di Deki che anche oggi ha giocato in modo esemplare.
Potremmo compiacerci della potenza di un Maicon che a tratti continua ad essere irritante, talvolta lento a rientrare o svogliato nell’alimentare l’azione certo, ma che quando scala di marcia e affonda sul gas, non ce n’è proprio per nessuno. Semplicemente immenso.
Potremmo, appunto, ma scusate questa sera è tutta per lui. Mario Balotelli.
Segna e fa segnare. Terrorizza gli avversari. Incanta i tifosi con numeri di pura magia.
Per caso vi ricorda qualcuno?
scritto da Mr Sarasa il 28 ottobre 2009 alle 18:04
Che dire, il numero abnorme di commenti al post sottostante testimonia il non-aggiornamento del blog per un paio di giorni.. proviamo a rifarci con un post doppio.
Primo concorso “Indovina l’intruso” aperto a tutti, anche agli ultras, si tratta di individuare il personaggio o la situazione che sembra provenire da un altro pianeta rispetto alle altre:
- Capello, Fabio (Commissario Tecnico dell’Inghilterra, già allenatore in Italia e Spagna per più di 15 anni) “Purtroppo gli ultrà fanno tutto quello che vogliono. Allo stadio si può insultare tutto e tutti. In Spagna invece c’è grande rispetto e le famiglie vanno allo stadio con i propri bambini: è un altro mondo [...] Mi rammarico molto di quanto sta succedendo in Italia, il declino sarà sempre più evidente, basterebbe solo applicare la legge. Bisogna prendere una decisione da parte delle autorità e dei club affinchè la gente torni negli stadi e questi siano più accoglienti”.
- Petrucci Gianni (Presidente del Coni) “Comandano gli ultrà? Assolutamente no. Capello ha allenato in Italia, sono un suo amico, e non mi va che quando si è all’estero si danno dei giudizi sul proprio paese. Sono dichiarazioni che non mi intusiasmano e che lasciano il tempo che trovano. È facile parlare dall’alto” e Abete Giancarlo (Presidente FIGCI) “Alcune volte l’immagine che si trasferisce del nostro tifo può essere tale da confondere il comportamento di pochi, col comportamento di tanti. I risultati dimostrano che gli episodi di violenza sono diminuiti. La tessera del tifoso è un’opportunità importante per le stesse società. Se coloro i quali hanno problemi con la giustizia non sono d’accordo non è un problema”.
- 27/10/2009: allenamento interrotto a Formello per la contestazione a squadra (Lazio), presidente ed allenatore, da parte degli ultras biancocelesti, il tutto con contorno di cori, striscioni e soprattutto petardi; ma siccome non paghiamo le tasse invano, sappiate che polizia e carabinieri in assetto antisommossa supportati da quattro blindati tenevano sotto controllo la situazione…
- Ranieri Claudio (ex allenatore Juventus F.C.) “Posso dire che l’anno scorso volevamo Stankovic alla Juventus e non l’abbiamo preso perché non stava bene ai tifosi. Poi si è visto che campionato sta facendo…”
- da Calciomercato.com: Venerdì prossimo i 42 presidenti di A e B diranno no alla tessera del tifoso e lo comunicheranno al ministro Roberto Maroni: come noto, il numero 1 del Viminale voleva renderla obbligatoria per le trasferte dal prossimo gennaio. Ma di fronte al no compatto dei club e alle proteste degli ultrà, è pronto a fare slittare tutto all’inizio della stagione 2010-’011. Sempre che il progetto, nel frattempo, non venga definitivamente accantonato. Intanto il senatore e giurista del Pdl, Domenico Benedetto Valentini, si è fatto firmatario di un disegno di legge presentato alla Commissione Affari costituzionali del Senato: nel nuovo articolo 9 della legge 41/2007 si specifica infatti che il Daspo deve essere “in atto”. Solo in quel caso non si possono acquistare biglietti e avere la tessera del tifoso. Prima era una norma assurda e troppo penalizzante. Chi ha sbagliato e pagato, non deve essere bollato a vita. “Con le regole attuali-sostengono infatti gli ultrà-un daspato sarebbe privato a vita della tessera del tifoso”. Lo stesso Maroni si era accorto che l’articolo 9 (voluto da Amato) era sbagliato, e quindi da cambiare. Detto questo, il progetto tessera del tifoso subirà uno stop, forse definitivo. I tifosi l’hanno capito e difatti non protestano nemmeno più.
Veniamo a noi, ovvero al posticipo della decima giornata, quell’Inter-Palermo che pare inizi all’insegna del tarallucci e vino tra Zenga e Mourinho, dopo le iniziali incomprensioni post Inter-Catania di un anno fa (“questa partita poteva finire 5-1″ e “mi sembra un’esagerazione”).. in effetti, un Mou più tenero di così con un allenatore della serie A mi sembra di ricordarlo solo con Leonardo prima di bastonarlo in campo nel derby d’agosto e pieno di elogi tattici a Gasperini prima dell’ultima goleada, ma addirittura stavolta si è spinto ad auspicarne un’eventuale successione!
In conferenza stampa, l’allenatore portoghese ha sottolineato il dato più curioso e meritevole della carriera da allenatore del più forte portiere della storia nerazzurra: la gavetta; è innegabile infatti che Zenga abbia girato mezzo mondo (con risultati in crescendo) prima di approdare a quella serie A che sembra un posto adeguato ad uno che non si ritiene già “imparato” per essere stato un grande campione sul campo, ma si migliora costantemente osservando chi ha più esperienza di lui.
Se poi questo lo porterà sulla panchina di una grande, magari addirittura a quel sogno chiamato Inter per Walterone, ce lo dirà solo il tempo, per ora resta un avversario ostico di tutto rispetto, capace di sorprendere per esempio la juventus con formazioni stile fine anni ’90 (con il 3-4-1-2)…
Da parte nostra, pare che siano tutti abili e arruolati tranne il solo Sneijder (che ritroveremo solo per Inter-Roma), si va verso un turn-over minimo (infatti i più han riposato durante l’ultimo turno) visto che il Palermo con il Catania ha in comune solo la regione d’appartenenza.
Probabile formazione: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel,Chivu; Zanetti, Cambiasso, Motta; Stankovic; Eto’o, Balotelli.
Note a margine:
1) prosegue il divertente teatrino con Balotelli, dopo i problemi “generassionali” abbiamo visto prima un Mario che esce dagli allenamenti con una “macchinina” (cit.) e lo fa notare (“non è mica una Ferrari” – vero, tra l’altro, risulta che il ragazzo abbia una Bentley…) ed oggi un Mou più accondiscendente “sabato avrà fatto quel che doveva fare dopo la partita, domenica si è riposato, da lunedì ha lavorato bene”… tutto nella norma quindi.
2) nel rispondere al settantenne già citato nel concorso di cui sopra, Mou ha detto che il primo giocatore con cui ha parlato una volta arrivato all’Inter è stato Stankovic, che gli ha detto di voler rimanere, e da quel giorno per lui era un giocatore su cui contare; non solo, l’allenatore indica chiaramente anche la data di questo colloquio, il 16/07, quindi qualsiasi contestazione da parte degli ultras bianconeri successiva, era una colossale perdita di tempo!
3) il nuovo presidente gobbo è Jean Claude Blanc, che risulta già in scia ai predecessori, i mitici Cobolli Gigli, ma su questo torneremo più nello specifico in futuro…
scritto da Mr Sarasa il 19 ottobre 2009 alle 0:15
24 ore dopo, a mente fredda, possiamo dirlo: è stata una grande serata, quella del Marassi.
Non per il primo posto in solitaria, con Sampdoria staccata di 2 punti e Fiorentina e Juventus di 4, ma per alcune impressioni che si sono viste confermate in questi due giorni:
- la possibilità di applicare differenti assetti tattici, a seconda degli uomini a disposizione, il classico”di necessità virtù”; ieri è toccato al 4-5-1 o 4-3-2-1 come piace ai più sofisticati, un modulo che già in passato ci aveva dato qualche soddisfazione ma che raramente aveva visto come interpreti contemporaneamente in campo gente che si intendesse così velocemente come ieri sera.
- Sneijder: il gioiello della campagna acquisti, più di Milito ed Eto’o, perchè è uno che mette in condizione di segnare, facile facile, persino un Vieirà d’annata, perchè ha praticamente le chiavi del centrocampo, nessun pallone dato a lui è perso, detta i tempi di ogni manovra… e, scusate se è poco, di ciò beneficia pure chi non è esattamente un fulmine di guerra, cioè Zanetti e Muntari, che vengono sgravati da qualsiasi compito di “costruzione” potendosi esprimere al meglio sul loro campo, quello della fisicità (da cui tra l’altro nascono due gol)!
- La mentalità: fatto il primo gol, si cerca con ordine il secondo, poi il terzo… e quando c’è un pallone vagante, qualcuno prova a trasformarlo in un’azione pericolosa comunque; e l’attaccante torna, copre, riparte, che si chiami Balotelli o Eto’o è così che vuole Mou, e così rendono al meglio… mai più “palla a tizio e ci pensa lui”, e se non proprio “mai”, almeno per un bel po’; è giusto citare, perchè sennò poi sembra tutto scontato, il carattere di giocatori come Stankovic, che non si tira mai indietro dal provare qualche “tiro ignorante” di galandiana memoria… cito lui per l’intera “vecchia guardia”, quella che ha vinto anche il primo scudetto, il più bello, perchè da un contributo in termini di carica che fa la differenza tra un gruppo di spocchiosi senza prospettive ed un gruppo vincente.
- Lo stato di salute delle altre squadre di vertice: la Sampdoria oggi scontava la Cassanite all’Olimpico (intesa come sindrome non scientificamente spiegata che impedisce all’attaccante barese di rendere al meglio in quello stadio da circa 4 anni) contro una buona Lazio ma soprattutto dovrà fare a meno a Pazzini per un mesetto, i gobbi continuano a perdersi in troppe dichiarazioni che puntualmente disattendono per vari motivi, dagli acciacchi muscolari all’inesperienza di Ferrara, la Fiorentina è un buon progetto con delle ottime individualità… da circa 5 anni; altre squadre credibili non ne ho viste, nella parte alta della classifica, e nemmeno nel posticipo di stasera… Preghierina della sera: Libera nos a Burdisso, definitivamente…
- Le prospettive future: a questa squadra, che ha dato 5 gol al Genoa a Marassi (segnare, please, che voglio vedere quanti sapranno fare altrettanto o semplicemente vincere), presto andranno riaggiunti in rigoroso ordine temporale Eto’o (a cui vanno i complimenti per essere in lizza per le primissime posizioni del Pallone d’Oro, anche se lo vincerà Messi), Motta e Milito; non so voi, ma a me non pare la stessa cosa che dire “eh, ma abbiamo recuperato Sissoko (quello coi denti a posto)” o “aspettiamo Del Piero” .. soprattutto se, mentre li aspetti entrare, dalla porta girevole dell’infermeria ti accorgi che stanno per darsi il cambio con un certo portiere…
Ma questa è un’altra storia, come pure le grottesche prime pagine di Tuttosport ed i bizzarri propositi dell’espero di governance Luciano Moggi: “Parteciperò alla prossima assemblea degli azionisti della juve, voglio capire perchè non si sono difesi da calciopoli; posso farlo perchè anch’io possiedo delle azioni della società”.
Certo, la maggior parte di quelle azioni le possiede come parziale compenso per esserne stato un alto dirigente, protagonista di calciopoli… era un po’ difficile che l’assemblea che lo confermava anno dopo anno difendesse la società o almeno il suo buon nome (vabbè…si fa per dire) dalle sue malefatte.
Se la cosa non mi facesse profondamente schifo, comprerei anch’io qualche azione della vecchia megera, per andare all’assemblea, intervenire e domandare alla nuova dirigenza come mai non fosse partita una bella azione di responsabilità per danni alla cosidetta “triade”.. magari l’han già spiegato, magari la risposta la intuiamo tutti, ma se vale tutto uno si adegua…
P.S.: non ho seguito la Formula 1 quest’anno, ne sono strafelice perchè di campionati con le regole che valevano un tot al kilo ne ho già seguiti troppi nel calcio, però complimenti a Jenson Button, neo campione del mondo.
Intendiamoci, è probabilmente il più scarso dai tempi di… boh, non seguivo ancora quello sport, però per il solo fatto che abbia vinto nell’anno in cui Briatore lo aveva definito “un paracarro”, per poi essere mollato lui sul ciglio della strada dalla compagnia di mattacchioni che governa la Formula 1, mi è molto simpatttico.
scritto da ex-collaboratori il 27 settembre 2009 alle 8:57
 La Samp torna in vetta
Se c’è una cosa che ha insegnato la trasferta a Marassi (per l’ennesima volta, per quanto mi riguarda) è che non si va fuori casa a prendere lo 0-0, perché può sempre capitare qualcosa che non va e finisci col perdere partite che con un po’ più di coraggio andavano vinte.
Non piangeremo per questi due punti persi. Lo scorso anno abbiamo lasciato molto più terreno in casa e quest’anno, tra assenze e incognite, dobbiamo ricostruirci un’identità. La vera differenza è la pressione della Juventus, che sta correndo molto e che sullo stesso campo, giovedì, ha giocato per vincere (rischiando di perdere).
L’errore macroscopico di Santon non deve trarre in inganno. La partita, impostata bene, era stata comunque interpretata male. I cambi del secondo tempo, soprattutto, hanno a mio parere trasmesso il messaggio che il pareggio a reti bianche andava bene. E tutto questo in una partita nella quale la nostra difesa aveva vaporizzato i temutissimi Cassano e Pazzini e proprio nel momento in cui si stava cominciando a prendere campo, per assestare il colpo finale.
L’aspetto più negativo è un altro: il fatto che abbiamo pochissime varianti tattiche al terzinismo. O c’è uno Stankovic in forma, o c’è Sneijder, o c’è Mario super-frizzante oppure siamo condannati a schierare un centrocampo nel quale nessuno fa un passo in avanti senza la palla. Cambiasso mediano-fisso è un lusso che con Zanetti in campo Mourinho non può più permettersi, anche se garantisce copertura e facilita il lavoro della coppia di difensori centrali.
Ieri si è visto chiaramente che se non andiamo sugli spazi otteniamo l’effetto di annullare noi il nostro potenziale offensivo. Ogni azione si risolveva in un uno-contro-uno nel quale ovviamente si è esaltata la forza di Mario, ma per il resto si viaggiava in orizzontale. Sono d’accordo con chi richiede la strigliata a Maicon, le cui lune non sono compatibili con l’idea di schema offensivo: troppo volte fa il cavallo pazzo, attacca quando vuole e soprattutto non si sa gestire, almeno in questo periodo in cui non è al 100%. Pertanto occorre che lavori per ritrovare la forma e correre per 90 minuti. Quante volte ieri è mancato il suo appoggio? Tantissime, per non sottolineare il fatto che non garantisce mai la copertura difensiva (gli unici guizzi di Cassano sono stati ai suoi danni). Occorre che riprenda la crescita tattica che l’ha portato a diventare il numero uno nel suo ruolo, altrimenti serve un difensore dietro di lui, cosa che ne snaturerebbe le sue qualità visto che sa correre con spazio davanti e non con spazio dietro.
Le punte sono penalizzate da questo mancato movimento. Vedere Eto’o che cerca la palla a centrocampo e tira da fuori per cercare il gol della domenica non è molto confortante, anche se lui ha la predisposizione al sacrificio. Penso che ieri, in fin dei conti, si è giocato per il pareggio. Sbagliato. Si deve sempre giocare per la vittoria. Sempre, soprattutto contro squadre infinitamente più deboli di noi come la Sampdoria. Perché se non mi arrabbio, a mente fredda, di sicuro mi annoio.
scritto da Mr Sarasa il 22 settembre 2009 alle 7:33
La proposta giunge a ciel sereno da un nostro commentatore, “ricviareggino”, e siccome mi sembra bella, la rilancio qua con un post: amici nerazzurri che sarete allo stadio mercoledì sera, diamo una risposta a questi cialtroni semianalfabeti che in ogni parte d’italia credono che nell’Italia del 2009 il razzismo sia giustificato o non grave, comunque “non sanzionato”: presentiamoci sugli spalti col viso tutto nero.
I destinatari del messaggio sono molti, dai beceri che a Torino come a Cagliari come a Verona, come a Roma (e chissà quanti stadi mi dimentico) si sentono in diritto di subissare di ululati chiaramente razzisti i giocatori con la pelle diversa dalla loro, alle istituzioni che continuano a non prendere provvedimenti al riguardo, ai media che minimizzano, come già sottolineato da Luis nel precedente post, per finire ai giocatori stessi.
Si, perchè fior di giocatori grandi e vaccinati non trovano di meglio che provocare senza tregua un 18enne con fama di “cattivo”, l’ultimo esempio si è visto domenica con Dessena del Cagliari che ne prova di ogni, pur di scatenare la reazione di Balotelli.
Chissà che frustrazione avrà provato, nel vedere Mario allontanarsi senza colpo ferire.
Vi è un precedente abbastanza famoso al riguardo, è dei primi di giugno del 2001, a Treviso.
Nella squadra veneta in lotta per non retrocedere in serie C ha esordito la domenica prima a Terni un giovane ragazzo Nigeriano, Akeem Omolade, ed i presunti supporters della sua squadra, non accettando che un giocatore di colore vestisse la “loro” maglia, sulla base di convinzioni che nessuna scuola dell’obbligo ha nemmeno scalfito, iniziano a contestarlo ed arrotolata la bandiera se ne vanno.
La domenica successiva, già nel prepartita tra le mura “amiche” dello stadio Trevigiano si sentono distintamente cori contro il giocatore, li sentono anche i suoi compagni e decidono che quella vergogna non può passare tranquillamente, perchè quando lo si sminuisce, un comportamento sbagliato tende ad ad essere ripetuto.
Accade così che al momento di fare il loro ingresso in campo, tutti i giocatori in maglia celeste hanno il viso colorato, in segno di solidarietà, il pubblico sano di Treviso capisce e sono i pochi cialtroni ad essere fischiati.
Non so se sia possibile organizzare il tutto per domani sera, ma d’altra parte è una cosa semplice, che può fare chiunque senza troppi sbattimenti, certo dopo l’ingresso a S.Siro e comunque senza violare le norme sulla sicurezza (non so se ci siano restringimenti legati all’identificazione), ma credo ne valga la pena.
scritto da ex-collaboratori il 13 settembre 2009 alle 17:23
 Eto'o - Milito: Parma k.o.
L’Inter risponde a Gervasoni e si porta in scia della squadra allenata da Ciro Lippi. Partita complicata, come nelle aspettative, per l’atteggiamento tutto italiano di giocare chiusi come una cintura di castità a San Siro. Si, lo so, era la scusa preferita di Carlo Ancelotti (che ieri ha vinto il quinto scudetto di fila in Inghilterra) e di Adriano Galliani, ma noi siamo tetracampioni e abbiamo il diritto di dirlo. Il fatto è che Guidolin non si discosta molto dal prototipo di allenatore sopravvalutato, che grazie a buone entrature riesce a trasformare parole come “catenaccio” e “contropiede” in “temperamento” e “bel gioco”. D’altronde fa parte della ristretta famiglia dei Piagnetti, licenziabili e licenziati, ma sempre capaci di dimostrare il loro talento.
Il Parma è squadra svelta, con 7-8 giocatori dell’area ex-Gea, tra i quali spicca il nomade Nick Manofredda Amoruso, una vita passata sui campi consigliati da Lucky Luciano. L’Inter parte molto bene, Sneijder sfiora il gol al 10′, ma a parte questa azione e molti tentativi di partire con triangolazioni, c’è molta svagatezza in fase di impostazione e presentiamo un Maicon in versione lunatica, che a volte corre e a volte si ferma. Poco da fare dunque, il Parma non fa nulla per intimorirci e pertanto si archivia il primo tempo domandandoci se Mourinho presenterà il modulo fajolada, con 7 punte, Julio Cesar, Maicon, Zanetti e Lucio.
Pesano le ammonizioni e a questo punto il cambio è obbligato, fuori uno spento Motta per SuperMario Balotelli che funziona da grimaldello per scardinare il bunker dei parmensi. Infatti, il 3-5-2 di Guidolin è messo in crisi immediatamente da un attacco più largo e più propositivo, nel quale brilla ancora Sneijder, che ci prova anche su punizione. Milito è impreciso, svirgola qualche palla in mezzo all’area e sbaglia un gol clamoroso in un’azione da rivedere allo moviola. Patrick Vieira, nel frattempo, si trova sempre più a disagio con Biabiany, che alle 14 era partito affianco a Tonio Liuzzi con la Force Parma all’autodromo di Monza. Muntari sostituisce il francese, mentre Balotelli sbaglia da pochi metri l’ennesima occasione. In realtà il gol è nell’aria e ci deve pensare Samuel Eto’o, che si inventa un clamoroso tiro a giro sul sette, che abbatte la resistenza di Mirante (altro girandolo ex Juve, ex Siena, ex tutto). Passano pochi minuti ed è Wesley Sneijder a sbagliare il raddoppio, dopo un’incursione sulla destra di Eto’o: il tiro da due metri è altissimo e Mourinho lo cambia. Buona prova per l’olandese, tra i più mobili dei nerazzurri. Entra Khrin e gli under 20 in campo sono tre. Lo sloveno è reduce dalla partita con la nazionale maggiore, ma fa in tempo a partecipare all’azione del gol del raddoppio. Dalla fascia destra Balotelli in campo aperto innesca Milito, dimenticando l’egoismo di pochi minuti prima, il Principe controlla e piazza all’angolo di giustezza, chiudendo i conti. C’è giusto il tempo perché SuperMario si divori il gol del 3-0 e che Lucio faccia capire a Panucci che lui ai “codici italioti” non ci sta. Il ridicolo Rosetti placa la discussione e fischia tre volte.
Pratica archiviata dunque, vittoria meritata, considerando che il Parma non ha creato un solo pericolo, e pensiero rivolto alla Champions, al Barcellona, che ieri ha vinto con i gol di Messi ed Ibrahimovic. C’è poco da dire: soffriamo queste squadre catenacciare, ma abbiamo le risorse per venirne fuori, tenendo conto che anche i nostri erano reduci dal doppio impegno delle Nazionalil. Inoltre, l’assenza di Stankovic ha tolto dinamismo e precisione al centrocampo, attirando marcature fisse su Sneijder e Motta, con quest’ultimo poco incisivo. Mourinho ha azzeccato la mossa: allargare la difesa per piazzare le cariche di dinamite. E’ andata. Di partite così ce ne saranno altre dodici o tredici, dovremo farci l’abitudine.
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