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scritto da Nk³ il 24 aprile 2010 alle 17:33
E’ bello quando qualcuno scrive esattamente ciò che pensi. Ti puoi limitare a dire di essere d’accordo, a rimandare a lui chi ti legge e sbrigarti in poche righe. E’ per questo che per i discorsi sugli ex-giocatori dell’Inter (cit) possiamo traquillamente linkare Settore: semplice, lineare, esaustivo.
Noi, invece, preferiamo concentrarci sulla partita più importante dell’anno (altra cit): quella con l’Atalanta. Rassegniamoci: da qui alla fine di maggio ci troveremo sempre davanti alla “partita più importante dell’anno”. Saranno tutte fondamentali, tutte decisive in una sorta di lunghissima eliminazione (quasi) diretta e senza appello. Perdere altri punti sulla Roma, a quattro giornate dalla fine, significherebbe salutare definitivamente lo scudetto: al contrario battendo l’Atalanta aumenteremmo ancora di più la pressione sui giallorossi, reduci dalla partita di Coppa Italia e davanti due scontri -contro Sampdoria e Parma- che potrebbero essere i due ultimi ostacoli prima della vittoria finale.
Lo diciamo dal giorno del sorpasso: 12 punti. E’ tutto quello che possiamo fare per sperare ancora in questo scudetto. E’ tutto quello che dobbiamo fare per meritare un eventuale titolo. I primi 3 punti di questa serie devono necessariamente arrivare oggi pomeriggio, devono necessariamente arrivare dall’Atalanta. Una squadra rinata dopo l’arrivo in panchina di Mutti e reduce da 4 vittorie interne consecutive, disperatamente attaccata alle ultime speranze di salvezza: due punti di distanza dal Bologna o 3 dalla Lazio per coronare un sogno che sembrava impossibile durante la disastrosa esperienza di Conte.
Nonostante l’avversario non sia di spessore la partita è fondamentale (è la partita più importante dell’anno, no?) e, messi da parte i pensieri di Champions, Mourinho non può certo affidarsi a un turnover troppo esteso. Fuori Maicon, Cambiasso e Thiago Motta, qualche dubbio sui centrali difensivi e spazio al caro vecchio rombo: senza Pandev non sembra plausibile l’idea di vedere dal primo minuto uno fra Quaresma e Arnautovic. Snejider in appoggio a Milito ed Eto’o, quindi, e alle loro spalle un centrocampo muscolare e inedito composto da Stankovic, Muntari e Mariga.
La rincorsa ai 12 punti inizia oggi. L’esame di maturità inizia oggi.
Dalla partita contro l’Atalanta passano tutte le speranze di scudetto e una buona parte delle speranze di portare avanti una stagione fin qui perfetta. Cavalchiamo l’onda lunga dell’entusiasmo dei successi contro Juventus e Barcellona. Portiamocela dietro, trasciniamola fino a maggio.
E’ l’ultimo sforzo.
Ne vale la pena.
Benvenuta in casa nostra, Dea.
scritto da Nk³ il 22 aprile 2010 alle 8:50
I Campioni d’Europa e del Mondo battuti. La squadra più forte d’Europa si inchina all’Inter.
Questa è una verità assoluta, forse l’unica, che possiamo scrivere, incidere e lasciare a imperitura memoria dopo la partita di ieri. I tempi non sono ancora maturi per capire se e quanto questa impresa di fine aprile servirà a rendere gloriosa la stagione nerazzurra, ma questo è un punto fondamentale da non dimenticare in nessun caso.
Non sono una persona a cui piace sdottorare di verità assolute in corso d’opera: dunque per il momento vedo ciò che sta facendo questa squadra e mi limito a registrarlo, in attesa di poter tirare le somme.
Qualche parola però si può spendere sul trionfo di ieri. Un trionfo che porta bene impresso il marchio di fabbrica di Josè Mourinho, un trionfo che, attraverso un’analisi tattica, può essere forse analizzato sotto molti più aspetti di quanti si pensi.
Ciò che ha colpito fino ad ora di quest’Inter, infatti, è senz’altro la sua capacità di giocare in maniera diversa a seconda dell’avversario che si trova davanti. E anche ieri sera Josè Mourinho ha saputo muovere i fili giusti per farci vedere un’Inter che giocava nell’unico modo in cui si può mettere in crisi il Barcellona: chiusura totale degli spazi in difesa, ripartenze veloci tramite verticalizzazioni e soprattutto intensità. O meglio, intencità. Tanta, tantissima intencità.
Prima della partita si favoleggiava di 442, 4231, 4213, 4141 e chissà cos’altro. Garanzie o novità? Sicurezza o sperimentazione? Quale strada avrebbe scelto Mourinho? E lui, Mourinho, a sceglierne una mai battuta prima. Non certo per il modulo o per gli uomini, ma senz’altro per l’interpretazione. Non si può coprire tutto il campo contro il Barcellona, degli sfoghi bisogna lasciarglieli. Non si può stare lì a difendersi, perchè prima o poi un gol te lo fanno. Non si può attaccarli in maniera scriteriata, perchè ci si espone a tutta la loro batteria offensiva. Qual è la chiave? La chiave è nel solito 4231, la chiave è nei soliti Eto’o e Pandev.
Concedere le fasce al Barcellona e difendersi in area, come in parte già visto con il Chelsea, partendo dal presupposto che è dall’area che il pallone deve passare per finire in porta. Quattro difensori in linea a difendere dentro l’area, Eto’o e Pandev veri e meravigliosi terzini oggi per la prima volta, quasi a voler prendere in giro quelli che “Eto’o non può fare il terzino”, Cambiasso e Motta a chiudere la gabbia di Messi e a mettere la gamba su uno Xavi costantemente disturbato da Sneijder. E Milito, solo, a infastidire i due centrali e a colpirli nel loro punto debole: la profondità. Ecco come ci si difende dal Barcellona. Eto’o e Pandev avevano mai fatto questo lavoro? Milito aveva mai giocato così tanto sulla corsa? Sneijder aveva mai interpretato il ruolo così unicamente in chiave difensiva? No.
Ecco quali sono i giocatori che permettono di arrivare in alto.
In questa gabbia perfetta un ruolo molto importante l’ha avuto sicuramente l’assenza di Iniesta, anche se Mourinho non lo ammetterà mai. Ma una difesa totale e mai affannata come quella di ieri io non l’avevo mai vista. E tante altre cose ancora non avevo mai visto.
Non avevo mai visto, per esempio, neanche la seconda fase del gioco nerazzurro. Non ci si può solo difendere con il Barcellona, si diceva: attaccarli, dunque. Ma come? Serve un modo efficace, veloce, pericoloso e che comunque non lasci spazio e campo all’asse Xavi-Messi-Ibrahimovic. Semplice, banale: verticalizzazioni immediate per gli scatti di Milito ed Eto’o, che per l’occasione rende visibile al mondo il suo dono dell’ubiquità. Un gioco che solo Sneijder e Motta possono fare, un gioco che solo Milito ed Eto’o possono portare a compimento: eccola qui l’Inter voluta, creata e plasmata da Josè Mourinho. Eccolo qui il suo catenaccio.
Un catenaccio vero però, un catenaccio storico che segue direttamente le orme dei “padri” Rocco ed Herrera, non certo la porcheria vista più o meno di recente.
Nulla è lasciato al caso in questa Inter: tutti sanno cosa fare e tutti sanno come farlo. Difendersi in 4, 5, 6 in un determinato modo. Analizzare, rispettare e annientare le caratteristiche degli avversari. Ripartire rapidamente con verticalizzazioni, fraseggi o palla al piede a seconda di chi ci si trova di fronte. E tutti imparano la lezione in maniera perfetta. Sacrificio, abnegazione, devozione totale al progetto: sono queste le caratteristiche di Zanetti e Lucio, di Motta e Sneijder, di Pandev e Milito, di Samuel Eto’o. Sono queste le caratteristiche sulle quali l’Inter si gioca le sue chance di vittoria e di gloria. Sono queste le caratteristiche che bisogna avere per portare in alto questa squadra.
Sacrificio, abnegazione, devozione totale al progetto.
Tirare al volo da 35 metri e magari metterla anche è spettacolare, meraviglioso, ammirevole. Ma maledettamente inutile, nel lungo periodo. Perchè contro questo Barcellona ci vuole innanzitutto chi riesca a tornare fino alla propria area di rigore per contrastare prima Xavi e poi Abidal e consentire al Capitano di tenere sotto controllo Maxwell. Ci vuole chi, una volta recuperata mirabilmente la palla, la verticalizzi immediatamente per lo scatto di Eto’o e Stankovic: schemi studiati, situazioni provate in allenamento, palloni ad altissimo coefficiente di pericolosità.
Se si prende palla e si controlla con la testa, si porta avanti col tacco e si cerca un triangolo nello stretto con chi si aspetta tutto al di fuori di quella giocata, si è destinati a trovarsi davanti a un muro di difensori impossibile da saltare. Si è destinati a lasciare spiazziati i propri compagni, prima ancora degli avversari. Si opera, di fatto, uno stravolgimento degli schemi impostati in allenamento. Di quegli schemi che ti hanno portato, prima squadra quest’anno, a segnare tre gol al Barcellona. Di quella filosofia di gioco che sta portando la tua squadra, prima nella storia, a battere Guardiola con due gol di scarto. Così rischi di rovinare la partita perfetta, così rischi di compromettere una stagione intera. E per che cosa? Per un tuo gol, per la tua gloria, per dimostrarti importante?
Hai solo sei partite per cambiare idea. Dopodichè i tuoi gol puoi andare a farli altrove.
Ma pensaci bene prima di lasciare questa squadra. Guarda in che razza di situazione si trova il tuo “amico” Ibra e pensaci bene.
Il futuro è qui.
Il futuro è l’Inter.
scritto da Luis il 23 marzo 2010 alle 0:52
 Amici
“Perché sto fuori? Dovete chiedere a chi sta più in alto di me. Saranno più forti gli altri”
“A Londra vittoria di Mourinho? Tse’, macché Mourinho, è una vittoria della squadra”.
“La maglia del Milan la tengo”.
“Perché sto fuori? C’è stata qualche incomprensione, ma tutto si risolverà”.
“A Londra vittoria di Mourinho? Vittoria di Mourinho e della squadra”.
“La maglia del Milan non posso accettarla, voglio riconquistare quella dell’Inter”.
Provate ad immaginare se Balotelli avesse risposto in questo modo alle domande del vergognoso Staffelli. Avrebbe fatto fallire l’assalto della trasmissione con più prostituzione nell’anima del bordello Mediaset, mandato un messaggio chiaro alla società e al tecnico e placato il fastidio del tifoso interista per la sua “fede” (vera o presunta) per il Milan.
Invece l’abbiamo visto indossare la maglia del Milan, prendere in giro i compagni di squadra e ridimensionare il ruolo del tecnico, in ordine crescente di importanza. Tre autogol (forse senza auto) mediatici che procurano l’ennesima grana all’Inter realizzando l’obiettivo della maitresse Antonio Ricci.
Alcune riflessioni sono d’obbligo. E’ sembrata un’imboscata organizzata. L’ossimoro serve per spiegare che probabilmente qualcuno della “famiglia” fosse in contatto con la redazione di Striscia la notizia per avvertirli della presenza di Mario in quel locale in quel momento. Sono giorni che Raiola, nelle sue 5 interviste quotidiane, dice di voler “creare la pace attorno al ragazzo” (frase ribadita anche stasera) e diventare carne da macello per i mediaservi non sembra il massimo della coerenza tra obiettivi prefissati e risutati ottenuti.
Ammesso (e non concesso) che nessuno sapesse dell’arrivo della signorina Staffelli, a Mario doveva essere vietato di concedere interviste a chiunque, al nemico in modo particolare, sempre per il discorso della “pace” mediatica. Fermo restando, sia chiaro, il tentativo disgustoso di Striscia di destabilizzare l’ambiente dell’Inter, come fecero con Eto’o non più tardi di tre mesi fa.
Personalmente dopo l’accoppiata Corona-Raiola mi ero preparato al peggio, anche se avevo sbagliato il timing, prevedendo l’estate come stagione calda per il fiume di dichiarazioni del pizzaiolo amico di Moggi. Un Moggi che prima dell’avvento di Raiola parlava così di Balotelli, mentre ora sembra aver cambiato magicamente idea. D’altronde che amici sono quelli che non si fanno sentire nel momento del bisogno?
Non mi importa delle reazioni di San Siro nei suoi confronti, della comprensibile delusione di molti tifosi, del senso di oppressione verso un sistema mediatico che fa di tutto per servire il padrone; dello spettacolo pre-serale, francamente, mi spiace solo per una persona: Massimo Moratti.
scritto da Mr Sarasa il 12 marzo 2010 alle 10:22
E’ incredibile come certi nomi evochino nell’immaginario di alcuni (molti? pochi? troppi.) i pensieri più cupi.
Più neri che azzurri, diciamo.
A volte questi nomi sono anche giustificati, che so, dici “Gresko”, “Lippi”, “Lucescu”, “Tardelli”…
questi almeno credo che siano nomi condivisi da tutti, ci riportano la mente ad Inter del passato non troppo distante, quando erano gli altri a ridere, e noi a fornire spesso il pretesto per tali derisioni.
Mi vien da ridere invece quando leggo (nei commenti al post precedente, ma anche altrove in rete) le previsioni più nefaste sul Balo in nerazzurro, per il semplice ritorno del nome di un procuratore, Mino Raiola.
Dagli immancabili “allora vattene” corredati da vari insulti (che ci sono a prescindere, su Mario, perchè di frustrati anche la nostra tifoseria è piena), a chi paventa infortuni farlocchi, trasferimenti a parametro zero al milan, chi ricorda che Balotelli recentemente si è fatto vedere che parlava con Corona (non la cantante), chi addirittura riesce a pensare che “Ci deve essere qualcosa di veramente negativo che loro sanno e non possono rendere pubblico almeno per ora.”.
Certo, forse tira tardi.
No, troppo poco.
Beve come Adriano (quello tollerato all’inverosimile dagli stessi gonzi che ora vorrebbero la testa di Balotelli), meglio ancora, facciamo che si droga, e non ne parliamo più…
Ecco, sono già andato fuori tema: tutte queste cose non c’entrano un cazzo con il nome che evoca brutti pensieri, quel nome è solo un pretesto, che tanto se non è Raiola a farli venire, ci sarà appunto Corona, il taglio di capelli, la macchina nuova, la multa per il clacson di notte, una frase sbagliata da parte della sorella o dei fratelli…
Io con “l’uomo nero” parlavo proprio di Raiola Carmine detto Mino, già procuratore di Nedved, Ibrahimovic, Maxwell, Kerlon e chissà quanti altri, professionista rispettabile (è agente Fifa, non è esattamente l’ultimo dei faccendieri come a certi piace vagheggiare), bravo a fare gli interessi dei suoi assistiti ed al contempo a non scontentare le società.
Non intendo farne l’agiografia, semplicemente sarebbe il caso di non ragionare di pancia (è dura, parlando di calcio, soprattutto quando nel 2010 ci si attacca ancora a concetti come “le bandiere”, “i valori”, “le leggende” et similia…) e riconoscere le persone per quello che sono, cioè dei professionisti.
Maxwell preso a parametro zero, fa 3 anni a livello più che sufficiente, poi chiede di guadagnare di più. La società non è d’accordo a concedere quel “di più”, con il consenso e reciproca soddisfazione delle parti, si trova una destinazione gradita e Maxwell fa segnare all’Inter una plusvalenza di 5-6 milioni di euro.
Ibra invece arriva per circa 25 milioni, i gobbi OGGI dicono che venne ad un prezzo stracciato causa Calciopoli, la verità gli fa male ammetterla, cioè che all’epoca ritenevano loro di aver fatto un affare: di sicuro, nell’estate del 2006 la cosa andava bene a venditore, acquirente ed intermediario, nessuna pistola puntata.
In ogni caso, tre anni e tre scudetti dopo, se ne va facendo segnare quella che forse è la plusvalenza più grande nella storia dell’Inter, di sicuro a certe cifre c’era stato solo il passaggio Di Ronaldo al Real, per quanto ci riguarda.
Nel mezzo, di questi tre anni, si ricordano DUE aumenti dell’ingaggio (ed il secondo solo pochi mesi prima del trasferimento).
Ampiamente motivati dai gol che consentono all’Inter di incamerare il 15°, 16° e 17°.
Sorprende quindi che l’uomo nero che terrorizza i sogni di qualcuno sia un procuratore che finora con noi ha dato e ricevuto il giusto, e non per esempio altri procuratori.
Qualche esempio?
Hidalgo, incapace di far accettare a Burdisso la destinazione Atletico Madrid, messosi proprio di traverso in quanto aveva già trovato l’accordo con la Roma.
Il procuratore di Obinna, che manco so chi sia, incapace di far capire all’ala coi ferri da stiro che si doveva togliere dalle balle, e ci ha messo UN ANNO E MEZZO a fargli cambiare aria.
Si potrebbe continuare con altri casi di procuratori di mezze seghe da cui è stato come minimo difficile separarsi, ma vado dritto al nome grosso:
Jorge Mendes.
Procuratore di Maniche, Figo, Quaresma, e non da ultimo Mourinho.
Quattro nomi non certo casuali: Figo sfiducia pubblicamente il tecnico di Jesi, nella serata conclusasi con le dimissioni di Mancini, Maniche (non voluto da Mancini) arriva come “tassa” per ingraziarsi il procuratore, Quaresma quest’estate rifiuta ogni possibile destinazione e Mourinho… beh, che dire, è divertente leggere dei fastidi per il “mal di pancia” di Ibra e contemporaneamente vedere le stesse persone “far finta di pomi” sulla telenovela della scorsa estate, con tanto di voci messe in giro ad arte su un presunto interesse del Real Madrid, teatrino conclusosi con aumento di ingaggio.
Prima che qualcuno non capisca, a me va bene pure Jorge Mendes. Se è la tassa da pagare per avere Mourinho come allenatore.
Solo è il caso di ricordarsi che tutti gli agenti/procuratori, fanno l’interesse dei propri assistiti, prima di tutto.
E che tutti gli assistiti, si chiamino Balotelli, Mourinho, Trezeguet, Maicon, puntano a massimizzare il proprio tornaconto economico.
E’ la normale legge del mercato.
Poi ci sono procuratori che riescono a fare contente ANCHE le società, altri che purtroppo si ritrovano a gestire dei veri bidoni (o anche tutte e due le cose contemporaneamente).
Ben vengano quelli con fiuto, come Raiola.
Io non ho paura dell’uomo nero, e voi?

scritto da Nk³ il 5 marzo 2010 alle 13:24
 Angelo, Mario e Stefano
scritto da Nk³ il 3 marzo 2010 alle 16:50
Intervistato dalle Iene, Mario Balotelli dà libero sfogo alla sua bocca e alla sua mente, affrontando tutti i temi “caldi”, e sono tantissimi, che lo hanno toccato più o meno direttamente in questi primissimi anni nel calcio che conta. Da Mourinho al Milan, dal razzismo al suo carattere “difficile”, dalle veline alle esultanze, dalla famiglia alla Nazionale. Il quadro che ne esce è sconfortante. Sconfortante per chi dipinge Balotelli, anzi Mario, come un fuori di testa, un provocatore, sconfortante per chi vede in questo ragazzo tanto genio e altrettanta sregolatezza, sconfortante per chi vorrebbe vedere un talento cristallino bruciato dalle bizze della sua testa.
Mario è un ragazzo solare, disponibile, simpatico e cosciente della propria forza. Mario è un ragazzo di 19 anni a cui piace ridere e divertirsi, a cui piace scherzare. E in quest’ottica vanno lette non solo le sue dichiarazioni in questa intervista, ma tutte le dichiarazioni che alcuni media cercano pretestuosamente di usare per creare polemica intorno a lui. Se Mario in un ospedale con dei bambini dice di tifare Milan lo fa per scherzare, per provocare una risata, per rompere il ghiaccio. Se Mario va allo stadio a vedere Milan-Manchester, lo fa per vedere una grande partita di Champions League, non certo per fare l’ultrà del Milan. Se Mario prende una multa per aver suonato il clacson sotto casa di un amico alle 2 di notte, lo fa perchè è un ragazzo di 19 anni con tanta voglia di giocare e con tutti i “colpi di testa” che chiunque, alla sua età, ha avuto. Sbaglia? Sicuramente sì. Cambia qualcosa nel suo essere un giocatore dell’Inter? Sicuramente no.
Non riporteremo il testo integrale dell’intervista, che pure abbiamo letto, in questo post. Non lo faremo perchè crediamo che più delle sue parole -chiarissime e lampanti nella loro sincerità- quello che diciamo possa essere spiegato dalla sua voce e dal suo faccione sorridente, che non lascia dubbi sulla seriosità o meno di certe dichiarazioni. Nei prossimi giorni magari faremo un post con il video dell’intervista e lì commenteremo tutto, dal suo rispetto per Mourinho al suo amore incondizionato nei confronti della Nazionale italiana, dalla sua sfrontatezza sul campo alla sua maturità nell’affrontare temi più delicati. Oggi no. Oggi ci interessava parlare solo dei suoi 19 anni, della sua playstation e della sua voglia -del suo bisogno- di divertirsi.
Sì, perchè Mario ha 19 anni. E questo che dobbiamo tenere sempre in testa, è questo che troppo spesso dimentichiamo.
Ed è questa la cosa che preoccupa di più chi se lo trova contro su un campo di calcio.
scritto da Nk³ il 18 febbraio 2010 alle 14:51
Le condizioni fisiche – Iniziamo dalle cose serie: dolore all’articolazione del piede. Ufficialmente niente di meglio precisato, ufficiosamente una infiammazione al piede dovuta ad una vescica. E’ questo che sta tenendo lontano dai campi Mario Balotelli. E’ questo dolore che l’ha mandato in tribuna contro il Napoli, è questo dolore che probabilmente lo terrà fuori dalla lista dei convocati contro la Samp, è questo dolore che mette un grosso punto interrogativo sulla sua presenza in campo col Chelsea. Ieri nuovi esami hanno confermato l’infiammazione e hanno permesso di porre le basi per un ciclo di terapie conservative che giorno dopo giorno consentiranno carichi sempre maggiori nel tentativo di avere Supermario in campo in Champions League. Saltato il raduno dell’U21, l’unico spiraglio sembra essere un riposo parziale fino a mercoledì e una protezione studiata appositamente per il suo problema. L’infortunio in sè non è grave, ma l’unica cura è il riposo: riposo che Mario non può concedersi in vista della Champions. Prevedibile, in queste condizioni, un periodo di dentro-fuori come fatto con Ibra due anni fa: non convocazione in campionato e rientro in Champions, in attesa di una pausa sufficientemente lunga che permetta la guarigione totale. Sperando che questa pausa non arrivi prima di giugno…
Le turbe mentali – Mario Balotelli è milanista. Inutile prenderlo in giro, inutile sfotterlo, inutile discriminarlo: da suoi tifosi, dovremmo solo aiutarlo e stargli vicino. Come abbiamo fatto con Kanu, con il Ronaldo infortunato e con Burdisso. E’ una sfiga, non può farci niente. Non solo: Mario Balotelli non è uno da frasi fatte. E’ un ragazzo di 20 anni che gioca, ride e si diverte e non vuole -giustamente secondo me- essere costretto a pesare ogni cosa che dice in ossequio ad un pelosissimo politically correct che deve andare incontro alle capacità mentali dei subumani da curva o da facebook. E quindi se si trova con dei ragazzini in un ospedale, per rompere il ghiaccio dice che è milanista. E quindi se si trova a scherzare con un amico o un giornalista che sia, dice che per arrivare alla Champions con l’Inter deve firmare a vita. Non è carino, non è simpatico, non fa ridere? Pazienza. Ce n’è tanta di gente che non fa ridere, pur senza insaccarla con la puntualità di Balotelli…si può sopportare, credo io.
L’importante è non cadere, noi, nel giochino dei media. Non cadere nel giochino di quelli che, saputa la fede rossonera di Mario, gli portano sotto casa gli accrediti per ogni partita. Magari conditi da giornale e cappuccino, da bravi servi quali sono. L’importante è non avere bisogno ogni volta della benedizione di Moratti per chiudere un caso che semplicemente non esiste. Balotelli è milanista. Balotelli gioca (spesso bene) e segna per l’Inter. La seconda cosa, per quanto mi riguarda, stende un enorme velo nerazzurro sulla prima.
Questioni di cuore - Poteva mancare il gossip, in tutto questo? Certo che no. E allora Mario pensa bene anche di approfittare di una intervista a Sky per etichettare la sua ex (Barbara Guerra, qui in una delle sue espressioni migliori) come “una fallita guidata da Lele Mora che ha bisogno di popolarità e che farebbe di tutto per apparire sui giornali“. Frasi ritenute sufficienti dalla Guerra per querelare Mario. In fondo una storia finita con una querela fa più titoli di una storia finita senza querela, no?
Riassunto – Il riassunto è semplice e veloce. Mario Balotelli è un giocatore dell’Inter. Mario Balotelli si allena, gioca e segna per l’Inter. Il resto, semplicemente, non rileva.
scritto da Fonz77 il 10 febbraio 2010 alle 23:16
Giù di giri, esordisce lo spot radiofonico di una nota casa automobilistica. Che ci si avvicinasse a questa gara con un certo calo di tensione era evidente.
Un recupero di campionato di una partita rimandata per neve che rischia di essere rimandata nuovamente per lo stesso motivo non è il massimo per tenere alto il tasso di guardia. Per di più l’Inter vista negli ultimi tempi non sembrava proprio che potesse soffrire un Parma che, come spesso accade alle formazioni di Guidolin, ha perso smalto rispetto al brillante inizio di stagione.
Veniamo da un paio di settimane gloriose e se a questo aggiungiamo il calendario fitto di impegni e la marcia di avvicinamento al tiratissimo ottavo di Champions contro il Chalsea è evidente che gli ingredienti per sottovalutare l’impegno ci sono tutti.
Perfino da parte nostra, che infatti non ci siamo degnati nemmeno di fare un post preparatorio all’incontro. Valgono tutte le attenuanti del caso: chi lavora, chi ruba lo stipendio, chi finalmente dovrebbe smetterla di incidere passivamente sul bilancio famigliare (di nuovo complimenti al dottore), ma il punto rimane. La gara non era delle più sentite.
Mi si dice che tutte le partite di campionato valgono comunque 3 punti, ma ad essere sinceri credo che l’Inter un po’ rilassata di questa sera sia pienamente giustificabile.
Certo l’amaro in bocca rimane lo stesso, visto che per tutto il primo tempo e fino al loro goal, maturato su calcio piazzato, l’impressione era che avessimo completamente in mano le redini della partita. Il Mou non si smentisce e tenta subito di recuperare gettando Mario nella mischia, nella speranza di scardinare il blocco del Parma. Detto fatto, di nuovo su calcio d’angolo, arriva il goal. Sponda di Lucio e pareggio di Mario.

“Bene, adesso li frolliamo” è il primo pensiero che mi solca la mente, mentre sommessamente impreco contro il sito su cui sto vedendo la partita in streaming che mi obbliga a ricaricare la pagina ogni 60 secondi circa.
Passa qualche minuto ed ecco che l’arbitro caccia fuori uno dei loro per doppia ammonizione. Ci sta tutta da regolamento, ma in effetti è stato un po’ fiscale a ben vedere. Siccome siamo sportivi Matrix si stira saltando la corda al centro del campo. Le sostituzioni sono finite e il Mou gli chiede di stringere i denti e restare in zona d’attacco a fare da sponda per le punte. Cambiasso scala in posizione centrale e qualche rischio in più si corre, ma nulla di eccessivo.
Certo si potrebbe obiettare che, per come sono andate le cose, si poteva lasciare in campo Cordoba (uscito per Mariga) e togliere Materazzi che tra l’altro stava soffrendo la velocità di Biabiany, ma del senno di poi son piene le fosse.
Si gioca in pratica in 10 contro 10 e ancora non mancano le occasioni per vincere la partita, ma le idee sono un po’ confuse e la mira pure. Maicon spara alto concludendo una bella azione orchestrata con Pandev e Mario.
Peccato. Si è creato tanto, ma è mancata lucidità e cattiveria sotto porta. Una volta ogni tanto ci può stare e se proprio doveva essere meglio qui che a Napoli.
Quella di Mazzarri è tutta un’altra squadra e sarà bene ritrovare motivazione e concentrazione velocemente.
scritto da SNIS il 6 gennaio 2010 alle 18:19
La partita con il Chievo non sarà sicuramente una di quelle da tramandare ai posteri, ma i tre punti raccolti oggi all’ora di pranzo sono importantissimi per tanti motivi.
In primis la vittoria ci permette, comunque vadano gli altri matches, di mantenere un vantaggio rassicurante sulle dirette inseguitrici, in vista proprio del loro scontro diretto che andrà in scena a Torino domenica prossima. Altro motivo di soddisfazione è che il successo è arrivato nonostante lo stato di emergenza con il quale abbiamo approcciato questa partita. Oltre alle assenze di Eto’o, Santon, Samuel, gli infortuni e squalifiche dei vari Motta, Stankovic, Cambiasso, Muntari, hanno di fatto messo fuori gioco quello che in alcune partite è stato addirittura il nostro centrocampo titolare. Questo dovrebbe far riflettere sulla bontà della prestazione odierna che, seppur non brillantissima, ha visto un’Inter condurre le danze per l’intera durata dell’incontro, concedendo al Chievo l’unico schema possibile per cercare di metterci in difficoltà e cioè il lancio lungo per l’unica punta Pellissier, chiamato all’eroica impresa duellare con l’intero pacchetto arretrato nerazzurro. Sono invece stati bravissimi i nostri difensori, guidati da un suntuoso Lucio, a far puntualmente scattare la trappola del fuorigioco, facendo terminare una decina di volte in off-side gli avversari.
Altra nota di merito va a Patrick Vieira, che molto probabilmente ha vestito per l’ultima volta la casacca nerazzurra. La sua prestazione è stata monumentale e ha dato sostanza ad un centrocampo molto sbilanciato, con solo lui e Zanetti preposti a compiti di copertura. Altro giocatore fondamentale è stato Snejider, abilissimo a dettare i tempi di gioco, sacrificandosi in copertura e facendo partire il pressing in fase di non possesso. Da segnalare il suo delizioso assist per Balotelli in occasione del gol partita, in un’azione di contropiede che ha visto protagonista anche l’attesissimo Pandev, pronto a ribadire in rete la respinta di un difensore gialloblù, con la palla che però che aveva già varcato la linea in precedenza. L’esordio del macedone è stato buono fino a quando la condizione atletica gli ha permesso di esprimersi a livelli accettabili. Poi il comprensibile calo fisico ha un po’ annebbiato le idee al numero 27 nerazzurro, sostituito nel finale da Quaresma.
Veniamo poi a Balotelli. Discreta la sua prestazione, condita da un gol e tantissime iniziative interessanti. Non si contano i falli subiti da Mario, che anche oggi ha costretto spesso gli avversari a ricorrere alle cattive pur di fermarlo e, come accade sovente, senza che l’arbitro prendesse provvedimenti nei confronti dei clivensi. Provvedimento che invece è arrivato puntuale quando Supermario, ingenuamente, ha allontanato il pallone in seguito ad una segnalazione di fuorigioco. Diffidato, salterà il Siena.
Passiamo poi alle note stonate della giornata. L’infortunio a Chivu è sicuramente la più brutta. Frattura cranica per la quale sarà necessario intervenire chirurgicamente. Mentre sto scrivendo giunge la notizia che l’operazione è in corso e che durerà non meno di due ore. A Christian va un grandissimo in bocca al lupo, perché tutto vada bene e possa tornare in campo il più presto possibile. Altra nota di demerito, certamente meno grave della precedente, va alla prestazione di Milito, mai incisivo e apparso fuori dal gioco. Un passaggio a vuoto che comunque può starci, anche per le difficoltà incontrate dai nostri nel recapitare palloni giocabili al “Principe”, spesso chiamato in causa spalle alla porta e pressato dagli avversari. Unico lampo nel finale, quando Yepes lo ferma in maniera molto dubbia, che impedisce la chiusura di una triangolazione con Sneijder che lo avrebbe messo in porta.
Veniamo poi al terreno di gioco del Bentegodi. Un vero e proprio campo di patate, che non ha permesso ai nostri calciatori di qualità di esprimersi al meglio. Giocare palla a terra risultava molto difficile, con la sfera che rimbalzava in maniera irregolare, come se al proprio interno ci fosse un coniglio (cit). Anche l’arbitro non è stato all’altezza, soprattutto nella gestione dei cartellini. Severissimo nel mostrare il giallo ai nostri, non lo è stato con i veronesi in seguito ad episodi molto simili e per i quali non aveva esitato a prendere provvedimenti nei confronti dei vari Chivu, Vieira. Balotelli, Cordoba, Quaresima e Maicon.
Infine il pubblico. Al minuto 2 del primo tempo, quando Balotelli ha toccato il suo primo pallone, si sono uditi nitidi, anche dalla tv, i fischi ed i “buuuu” nei confronti di Mario. La cosa è proseguita per tutto il match e in tal senso sono indicative le parole del nostro numero 45, pronunciate a caldo a fine match: “Ogni volta che vengo qui a Verona mi rendo conto che questo pubblico mi fa sempre più schifo”. Parole dure e coraggiose che dovrebbero far riflettere. E’ sconcertante che ogni volta si debba assistere a certe dimostrazioni di ignoranza senza che nessuno intervenga. E lo è ancora di più che addirittura ci si dissoci dalle parole di questo ragazzo, anziché dissociarsi da chi, in maniera palese, dimostra la propria inciviltà e intolleranza.
scritto da Nk³ il 4 dicembre 2009 alle 15:51
Juventus-Inter è iniziata due settimane fa all’Olimpico di Torino, quando un gruppo di subumani di bianconero vestiti, durante Juventus-Udinese, ha pensato bene di intonare il famosissimo e simpaticissimo coro “se saltelli muore Balotelli”. Juventus-Inter è continuata il mercoledì successivo a Bordeaux quando gli stessi subumani, turbati dal fatto che qualcuno avesse sostenuto che quel coro non era razzista, lo hanno ripetuto e affiancato dagli altrettanto simpatici slogan “non esistono negri italiani” e “un negro non può essere italiano”. Così, a scanso di equivoci. Piacerebbe anche a me che un idiota non potesse essere italiano, ma tant’è: questi lo sono, e mi rassegno.
Il punto non è questo, però. Il problema in realtà nasce quando si cerca di inquadrare questi cori come “razzisti” o “non razzisti”. E’ ovvio che se qualcuno mi venisse a dire che “non esistono negri italiani” non è uno slogan razzista gli riderei in faccia io per primo…ma il discorso è più ampio e, se possibile, ancora più deprecabile.
Mario Balotelli non viene insultato per il colore della sua pelle. Fosse quello il motivo, sarebbero insultati anche Maicon e Muntari, Eto’o e Vieira.
Mario Balotelli non viene insultato neanche perchè è un gran giocatore. Fosse quello il motivo, Julio Cesar e el Principe non potrebbero azzardarsi a mettere piede in campo.
Mario Balotelli viene insultato per tutta una serie di altri motivi. Perchè va di moda, per esempio. Perchè ormai è prassi consolidata in tutti gli stadi italiani, per esempio. Perchè ha un carattere un po’ particolare e si punta a innervosirlo e a fargli perdere la testa in campo, per esempio. Perchè per quel suo carattere particolare non può attirarsi troppe simpatie, per esempio. Perchè uno che dopo che ti ha segnato un gol viene sotto la tua curva a mostrarti lo scudetto, non può starti simpatico. Perchè uno che dopo che ti ha segnato un gol si rivolge al tuo capitano e gli fa una linguaccia non puoi sopportarlo. Perchè uno che dopo che ti ha segnato due gol ti guarda e ti fa segno di tacere e di tenere per te gli insulti che gli hai vomitato addosso tutta la partita…beh, non puoi proprio non odiarlo.

E allora il problema è più ampio e più grave: il razzismo è uno scudo troppo comodo dietro il quale far nascondere questi insulsi individui. Il razzismo è solo un’aggravante: Mario Balotelli viene insultato per odio, per disprezzo, per rabbia. Mario Balotelli viene insultato come il “figlio di puttana” Materazzi, come il “mangiabanane” Gattuso, come il “frocio di merda” Del Piero, come “l’ignorante” Totti, come il “colluso” De Rossi. Mario Balotelli viene insultato in quello che i decerebrati da curva ritengono essere il suo punto più debole, quello in cui possono colpire, quello in cui possono far male.
E questo è inaccettabile.
Inaccettabile per Balotelli come lo era per Materazzi, per Gattuso, per Batistuta e per Del Piero. E’ inaccettabile e necessita di una presa di posizione forte, di una risposta decisa, di un segnale inequivocabile. Non possiamo concedere altro spazio a queste persone, non possiamo permettergli di offrire ancora questi spettacoli indegni, non possiamo permettergli di insozzare oltre una immagine del nostro calcio che già non risulta splendente. E nulla più di Juventus-Inter può servire a lanciare un urlo contro questa gente. Nessun gesto estremo, nessuna rottura con le istituzioni, niente ritiri “di forza”: solo il rispetto del regolamento. Questo chiediamo ai 22 in campo, questo ci aspettiamo che facciano: che al primo coro, alla prima alzata di voce, i capitani vadano dall’arbitro e insieme operino in tutti i modi necessari per mettere fine a quello scempio. Richiami dall’altoparlante, messaggi sotto le curve, sospensione temporanea e, se serve, sospensione definitiva. Nessuna paura per quello che potrà succedere, nessuna paura nel voler fare noi, per una volta, la parte di quelli che alzano la voce. E che non hanno paura a urlare tutto il proprio disprezzo in faccia ai subumani di cui sopra. Che non hanno paura a dissociarsene e a mettere bene in chiaro che il calcio è il nostro sport e la partita il nostro spettacolo. E che non abbiamo bisogno di loro.
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