scritto da il 25 aprile 2010 alle 12:58

Siamo tornati?

Chivu gol Atalanta

Prima di tutto è la vittoria di Massimo Moratti, che ha giustamente rischiato, accantonando Balotelli, in una vigilia così tempestosa che avrebbe potuto bruciare le ultime energie (siamo alla partita numero 51). Poi, al netto del possibile infortunio di Sneijder – danno incalcolabile, soprattutto se al Camp Nou si sommasse all’assenza di Pandev – Inter-Atalanta è un altro capolavoro di Mourinho. L’ennesimo.

L’Inter sembra rinata. Quella che si era vista in febbraio e marzo (eccezion fatta per la Champions) non sarebbe mai riuscita a ribaltare lo svantaggio (Tiribocchi, ancora lui). Questa Inter, rigenerata sul piano atletico – quasi a smentire l’inutilità di Dubai – è riuscita a rovinare il sabato notte alla Roma.

Questo gruppo ha fame di vittorie. Fra i meriti di Mourinho, quello di averlo reso ancora più compatto di fronte alle idiozie di Balotelli, e la scelta di schierare dal primo minuto il tridente Sneijder-Eto’o-Milito ha dato il segnale della massima determinazione. Lo ribadisco: nesuna competizione può essere sacrificata, se si vuole diventare una grande squadra. Mourinho commise l’errore di farlo nella semifinale di Coppa Italia con la Sampdoria, regalando 3 gol in un tempo, e la sua autocritica fu immediata, imponendo alla squadra di cercare l’impresa impossibile nella partita di ritorno, fin quasi a ribaltare il risultato.

Oggi Mou ha risparmiato, Maicon, Lucio e Samuel, e dosato il minutaggio dei centrocampisti (Motta, Cambiasso, Sneijder), trovando, in un colpo solo, il primo gol nerazzurro di Mariga e di Chivu. Ne deriva una vittoria psicologicamente fantastica, agevolata da un soffio di buona sorte (sullo 0-1, il “Tir” stava per segnare di nuovo, e il pareggio di Milito è stato un regalo della difesa atalantina). Quella buona sorte – chiamatela, se volete, Eupalla – sembrava aver scelto i colori giallorossi. Forse Eupalla ha buon gusto, e ci ha ripensato.

scritto da il 24 aprile 2010 alle 17:33

La partita più importante dell’anno

E’ bello quando qualcuno scrive esattamente ciò che pensi. Ti puoi limitare a dire di essere d’accordo, a rimandare a lui chi ti legge e sbrigarti in poche righe. E’ per questo che per i discorsi sugli ex-giocatori dell’Inter (cit) possiamo traquillamente linkare Settore: semplice, lineare, esaustivo.

Noi, invece, preferiamo concentrarci sulla partita più importante dell’anno (altra cit): quella con l’Atalanta. Rassegniamoci: da qui alla fine di maggio ci troveremo sempre davanti alla “partita più importante dell’anno”. Saranno tutte fondamentali, tutte decisive in una sorta di lunghissima eliminazione (quasi) diretta e senza appello. Perdere altri punti sulla Roma, a quattro giornate dalla fine, significherebbe salutare definitivamente lo scudetto: al contrario battendo l’Atalanta aumenteremmo ancora di più la pressione sui giallorossi, reduci dalla partita di Coppa Italia e davanti due scontri -contro Sampdoria e Parma- che potrebbero essere i due ultimi ostacoli prima della vittoria finale.

Lo diciamo dal giorno del sorpasso: 12 punti. E’ tutto quello che possiamo fare per sperare ancora in questo scudetto. E’ tutto quello che dobbiamo fare per meritare un eventuale titolo. I primi 3 punti di questa serie devono necessariamente arrivare oggi pomeriggio, devono necessariamente arrivare dall’Atalanta. Una squadra rinata dopo l’arrivo in panchina di Mutti e reduce da 4 vittorie interne consecutive, disperatamente attaccata alle ultime speranze di salvezza: due punti di distanza dal Bologna o 3 dalla Lazio per coronare un sogno che sembrava impossibile durante la disastrosa esperienza di Conte.

Nonostante l’avversario non sia di spessore la partita è fondamentale (è la partita più importante dell’anno, no?) e, messi da parte i pensieri di Champions, Mourinho non può certo affidarsi a un turnover troppo esteso. Fuori Maicon, Cambiasso e Thiago Motta, qualche dubbio sui centrali difensivi e spazio al caro vecchio rombo: senza Pandev non sembra plausibile l’idea di vedere dal primo minuto uno fra Quaresma e Arnautovic. Snejider in appoggio a Milito ed Eto’o, quindi, e alle loro spalle un centrocampo muscolare e inedito composto da Stankovic, Muntari e Mariga.

La rincorsa ai 12 punti inizia oggi. L’esame di maturità inizia oggi.

Dalla partita contro l’Atalanta passano tutte le speranze di scudetto e una buona parte delle speranze di portare avanti una stagione fin qui perfetta. Cavalchiamo l’onda lunga dell’entusiasmo dei successi contro Juventus e Barcellona. Portiamocela dietro, trasciniamola fino a maggio.

E’ l’ultimo sforzo.

Ne vale la pena.

Benvenuta in casa nostra, Dea.

scritto da il 14 dicembre 2009 alle 13:07

Atalanta-Inter: moriremo tutti

Sneijder helpIn una partita oggettivamente buttata via, usciamo con un 1-1 dall’Atleti Azzurri d’Italia. Sulla partita in sè poco da dire, basterebbe il risultato: l’Inter va in gol con Milito e controlla agevolmente il match per tutto il primo tempo quando, salvo due tentativi di autogol di Cordoba e Cambiasso, l’Atalanta non si fa mai viva dalle parti di Julio Cesar. Un cartellino giallo per proteste a Sneijder è l’unica nota negativa prima di avviarsi a un secondo tempo che sembra prendere la strada del primo: Inter che non brilla ma controlla facilmente la gara, trova il 2-0 con Lucio -giustamente annullato per fuorigioco- e giochicchia, fino a quando Sneijder a due passi dall’arbitro fa un fallo da dietro che gli costa il secondo giallo e quindi il rosso. A quel punto, in 10 contro 11, l’Inter inizia inevitabilmente a soffrire il tentativo di rimonta dell’Atalanta. Tentativo che resta comunque abbastanza sterile fino a quando su un lancio da dietro Lucio buca un intervento (non facilissimo, per la verità) e Tiribocchi trova uno spettacolare stop che gli permette di spedire la palla alle spalle di Julio Cesar. L’Inter reagisce e arriva anche ad un passo dal gol con una conclusione quasi a botta sicura di Thiago Motta al 94′ che Coppola riesce a deviare con la punta del piede, ma l’1-1 è ormai inevitabile.

Resta il rammarico nel vedere tre punti fatti e buttati al vento così, senza un vero perchè. Resta la rabbia nel vedere che le energie per cercare il raddoppio c’erano, vista la reazione dopo l’1-1. Resta l’amaro in bocca di un pareggio in trasferta contro una delle squadre oggettivamente meno competitive della Serie A. Ma queste cose non possono giustificare i toni da apocalisse sentiti dai tifosi nerazzurri in testa a match finito.

1. Milan e Juve hanno entrambe guadagnato -1 punto nei nostri confronti. E dalle mie parti è chi insegue che deve rammaricarsi per le occasioni non sfruttate, non chi sta davanti. Non solo: lo hanno guadagnato con prestazioni imbarazzanti, che lasciano ben poco spazio alle speranze future. Zero episodi, zero sfortuna, zero “dettagli”: Palermo e Bari hanno fatto la partita lasciando ben poco margine a risultati diversi da quelli che sono usciti. 0-2 in casa, 3-1 a Bari. Queste sono le nostre inseguitrici. E noi stiamo qui a lamentarci dei nostri risultati?

2. Nella settimana dei verdetti della Champions League, nella settimana delle partite da dentro o fuori, nella settimana delle ultime spiagge, non solo l’Inter è l’unica a non perdere, ma è anche l’unica a offrire una prestazione decente e sicura, più o meno in linea con gli standard abituali. Non ci riesce la Fiorentina strapazzata a Verona da un Chievo non certo brillante, non ci riesce il Milan preso a schiaffi a San Siro da una squadra in difficoltà. E non parliamo della Juventus, che poteva chiudere con un passivo ben più imbarazzante. E noi siamo qui a puntare il dito contro l’allenatore?

Mourinho schifo3. Già, l’allenatore: da dove cominciamo? Cominciamo dal modulo. Quel 4213 che mercoledì scorso sembrava la panacea di tutti i mali e oggi è un modo di giocare “orrido”. Mercoledì era una formazione finalmente offensiva e votata allo spettacolo, oggi relega Eto’o e Balotelli a fare i terzini. Mercoledì esaltava il genio di Sneijder e gli inserimenti di Stankovic, oggi ingabbia Sneijder e costringe i mediani a stare dietro. Mercoledì liberava autostrade per le offensive dei terzini, oggi li obbliga a stare coperti perchè davanti non hanno nessuno (ma poi, i terzini non sono Eto’o e Balotelli?). Verrebbe da chiedersi se le partite vengono viste, o si butta un occhio solo a formazione e risultato. Verrebbe da chiedersi se davvero non si riesce a vedere la qualità messa in campo con questa formazione, il possesso palla estremo e finalizzato al gioco che si è visto mercoledì e si è visto ieri. Verrebbe da chiedersi se davvero uno svarione difensivo in inferiorità numerica può essere sufficiente a radere al suolo tutto.

4. E continuiamo, a proposito dell’allenatore, con il suo “nervosismo”. Un “nervosismo” talmente violento da essere trasmesso anche ai suoi giocatori. Un nervosismo che si evince da cosa? Da un’espulsione in Juve-Inter…poi? Da una conferenza stampa annullata dalla società? Dal modo in cui risponde ai giornalisti? E perchè non si nota invece che il suo comportamento cambia a seconda di chi ha di fronte? Perchè non si nota che si rivolge in un certo modo solo ai vari Sconcerti, Mauro, Varriale e che invece parla tranquillamente con i vari Vialli, Marchegiani, Boban? Perchè non si nota che il suo “nervosismo” è costruito ad arte per alcune trasmissioni e alcune televisioni, mentre altrove -e non solo all’estero- non ha nessun problema? Sono forse questi i sintomi di un nervosismo reale, o piuttosto di un atteggiamento di facciata?

Mourinho sbuffa5. E poi c’è Ramazzotti. Già, Ramazzotti. Diventato, in una fredda domenica pomeriggio, più famoso di Tartaglia. L’aggressore alla gogna da una parte, la vittima santificata dall’altra. Cosa è successo con Andrea Ramazzotti? Poco, probabilmente. Quanto basta per giustificare una telefonata di scuse di Paolillo in serata, sicuramente. Abbastanza per leggere sui giornali della polveriera Mou, che litiga, insulta e aggredisce un giornalista (la gravità del gesto varia naturalmente a seconda del giornale che la riporta), insultandolo pesantemente e prendendolo per le braccia. Da notare come praticamente in tutti gli articoli si parli di “versione fornita dal giornalista” salvo poi ricorrere a frasi che avrebbero (condizionale) udito alcuni non meglio precisati steward. Ma come? Succede tutto davanti alle telecamere e davanti ad almeno un paio di giornalisti…e nessuno ha un resoconto preciso? Nessuno sa cosa è successo? Nessuno ha una immagine, un virgolettato? Ah, il meraviglioso mondo del giornalismo sportivo d’assalto…

6. Guardiamo il lato positivo: anche quest’anno è Natale, e ancora non ci hanno ripresi.

scritto da il 13 dicembre 2009 alle 9:30

Ogni maledetta domenica

Ci risiamo. Ogni volta che si ritorna al Campionato dopo il turno di Champions, così come la domenica prima della Coppa bisogna dire, sembra prenderci un torpore soprannaturale, quasi a dire che in fondo non è poi nulla di speciale quello che ci aspetta nel week end.

E non va bene. Non va bene per niente.

Non tanto perché sarebbe un po’ come dare ragione a quei loschi figuri sull’altra sponda del Naviglio, che da anni ci martellano con il tormentone della “Coppa che è meglio del Campionato”, quanto per il fatto che gli avvoltoi sono sempre in agguato, ora più che mai.

Dopo la convincente vittoria in Champions, ma non senza qualche brivido tenendo sempre a mente che si trattava del Rubin di Kazan, sono tutti in attesa di un nostro passo falso, di un calo di tensione. Capitan Zanetti ha scaramanticamente esorcizzato questa eventualità parlando di una Giuve (cit.) ancora in corsa. Un modo come un altro per suonare la sveglia dopo tre giorni in cui non si è parlato d’altro che delle possibili avversarie agli ottavi e di Mario in Nazionale.

A proposito, Capello Grigio, non ha perso tempo e dopo le candidature di Balotelli in azzurro, giunte da più parti in settimana non ha perso tempo e ha pensato bene di ricordare a tutti che è lui il tizio che comanda: QUI.

Il parallelo con il caso Cassano è talmente evidente che non ho nemmeno bisogno di andare a spulciare negli archivi per dimostrare che Lippi aveva usato le medesime parole. Ci pensa lui ad accostare le situazioni nella stessa intervista.

Tranquillo Mario! Vai avanti per la tua strada, ché tanto sappiamo bene dove andrà a finire Lippi, non dovrai aspettare troppo per vestire l’azzurro.

Capello Grigio non manca di suonare la carica alla sua prossima squadra; impegnata in trasferta contro l’ottimo Bari. Reduci dalla batosta di Champions incontrano forse la migliore rivelazione del torneo, insieme al Cagliari di Allegri, che non a caso li ha pettinati alla grande. Si vede che il pastore manca da casa da troppo tempo, perché i Gobbi hanno dimostrato di non sentirci e invece di partire alla carica hanno suonato la ritirata. Nonostante abbiano giocato decisamente meglio rispetto alle ultime uscite (compresa la illusoria vittoria contro di Noi sabato scorso), non riescono a portare a casa neanche un punto e anzi incassano tre belle pere, riuscendo a segnare grazie alla prontezza del solito Trezeguet. Lo stesso che dichiarano bollito e cedibile all’inizio di ogni mercato estivo, ma che quando serve gli salva sempre la ghirba.

La nostra domenica è molto più tranquilla, almeno sulla carta. L’Atalanta è un avversario più che abbordabile e non solo per la sua posizione in classifica, a ridosso della zona retrocessione, ma anche perché il cambio di allenatore, in favore di Conte non ha dato la scossa e le vittorie si contano veramente sulle dita di una mano.

Ragione di più per non fidarsi.

Da un annetto a questa parte molte delle così dette “piccole” affronta in modo diverso le partite contro squadra più blasonate. Invece del buon vecchio catenaccio, che va benissimo sia chiaro, ma che spesso interpretavano in modo tremebondo, sfoderano aggressività, pressing e, quando ne hanno i mezzi, anche una buona organizzazione di gioco. Segno che forse qualche cosa sta cambiando nel calcio Italiano.

La squadra dell’altra sponda del Naviglio incontra un Palermo che non sembra pericolosissimo, anche dopo l’esonero dell’Uomo Ragno in favore di Delio Rossi, e in questo momento sembra proprio il Milan l’avversario più pericoloso in chiave scudetto. Il dubbio è solo quanto a lungo possano reggere questi ritmi, considerando le scarse alternative che hanno alla squadra titolare, ma fino ad ora la loro proverbiale fortuna li ha sostenuti.

Meglio pensare a noi quindi e portare a casa una vittoria, che è veramente il minimo sindacale a Bergamo.

Si tratta di un imperativo categorico, tanto più se consideriamo che qualunque squadra normale nelle nostre condizioni cavalcherebbe l’onda dell’euforia, mentre noi siamo costretti a fare i conti con le voci messe in giro da chi sa chi sulla solidità della panchina di Mourinho.

Va detto che in questo momento è solo TuttoJuve a continuare a battere su questo ferro, ma non ci sarebbero di questi problemi se alcuni azionisti (?), ex-dirigenti pensassero ai fattacci loro e serrassero la loro baffuta boccaccia.

Proprio ieri sera, a Sabato Sprint, su Rai Due, interpellato dai giornalisti, Mazzola è tornato sullo scambio di colpi a distanza con José, archiviando il tutto come un semplice scambio di battute e stando bene attento a non proferire parola in merito a un presunto cambio di allenatore. Piuttosto si è limitato a parlare genericamente di un approccio molto più critico dell’ambiente Interista (inteso come società, ma anche come tifosi), che porta a non riuscire a essere mai troppo sereni nemmeno dopo quattro anni di vittorie consecutive.
Forse, forse anche in questo atteggiamento conciliante del baffino possiamo vedere la mano della società, che in settimana si era espressa in modo molto secco e ironico in tal senso, come a ricordare che Mazzola non ha alcun ruolo né nella gestione ordinaria né in consiglio di amministrazione della società; di fatto dando ragione a Mourinho.

A quanto pare la società Inter sta iniziando a seguire la scia del suo Presidente, che, almeno in pubblico, non sbaglia un intervento da più di un anno. Come dovrebbe essere del tutto normale del resto.

Vincere quindi e basta. Per nessun altra ragione se non per il fatto che è del tutto normale.

scritto da il 21 gennaio 2009 alle 12:08

Spifferi, fessure, voragini e centrifughe

Dopo la partita di Bergamo ha parlato con i giocatori. Vi siete capiti? “Penso che per voi giornalisti, in senso generale, sia più facile continuare con le vostre fonti. Voi sapete assolutamente tutto: è un ‘miracolo’ sapere la squadra che scenderà in campo quindici minuti dopo l’ultima nostra riunione tecnica o sapere che cosa dico ai giocatori in privato: siete veramente bravi… Ma se volete sapere cosa ci siamo detti ieri, è meglio venirlo a sapere da altre fonti: io non dico e non dirò” .

Questa affermazione di Mourinho nella conferenza di ieri è passata quasi sottotraccia. Non è difficile capire il perché, visto che spetta ai giornalisti stessi amplificare o meno il messaggio di una notizia. Ecco, finalmente Mourinho sembrerebbe aver capito l’ambiente che lo circonda. Dopo 8 vittorie consecutive sono bastati un pareggio interno col Cagliari e la sonora sconfitta di Bergamo per riesumare i vecchi problemi. Certo, anche il suo modo di giustificare la sconfitta non è stato il massimo dell’eleganza, ma, puntuale ed atteso si è alimentato il sospetto (anche qualcosa in più) di dissidi tra Moratti ed il nuovo tecnico. L’insoddisfazione del presidente per la gestione di alcuni “casi”, il gioco espresso dalla squadra nelle ultime gare ed i milioni spesi in estate i motivi dei primi dubbi di Moratti.

Tornando agli spifferi, ne suggeriamo uno suggestivo riportato da Laura Alari. “Il primo scudetto ve lo hanno dato in segreteria, il secondo lo avete vinto perchè non c’era nessuno. Il terzo all’ultimo minuto. Siete una squadra…” questo avrebbe detto Mourinho ai suoi dopo la prestazione negativa di domenica con tanto di indignazione dei giocatori e comunicazione a Moratti dell’accaduto (leggi). L’articolo della Alari è stato preso a mo’ di esempio di una categoria di giornalisti che sembrano più “amici di” che “obiettivi”. Da quando Mancini è stato allontanato dall’Inter è iniziata la campagna contro Mourinho, che finora non ha certo dimostrato di essere il grande allenatore descritto nella sua biografia, ma ha dato prova di essere una persona intelligente in grado di rivedere le proprie idee per arrivare alla vittoria. La stessa Alari aveva scritto dopo la conquista del 16° scudetto: “Una lezione di personalità, di orgoglio, di compattezza sbattuta in faccia a chi ha tentato di fermarla coprendola di fango, perchè non riusciva a fermarla in campo. Ma anche a chi, dall’interno, si è insinuato nelle fessure congenite della società con la speranza che prima o poi diventassero voragini: è il vecchio trucco di chi sa di non essere all’altezza e per paura di perdere la posizione cerca di stroncare quelli che potrebbero far salire il livello troppo in alto” (leggi). Fessure congenite e voragini. Termini sostituiti dal più ammiccante spifferi. Un po’ di coerenza non guasterebbe.

Anche Marco Ansaldo, su La Stampa, dopo un brillante articolo in cui dimostrava la propria incompetenza nostalgica in tema di diritto sportivo, cita la differenza di vedute tra Moratti e Mourinho su Cordoba come possibile elemento di disturbo tra le parti (leggi). Le parole di Moratti, dette con Cordoba presente alla Comuna Baires, sono di una normalità imbarazzante, ma, come si dice in questi casi, tutto fa brodo.

Una cosa è certa, Mourinho ha terminato la fase di prelavaggio, per continuare il paragone di Trapattoni sulla centrifuga-Inter. Ha capito l’aria che si respira, l’ambiente non proprio accogliente che lo circonda, la pressione mediatica che avvolge squadra e società e le “fessure congenite che possono diventare voragini”. Il suo impermeabile ed il suo ombrello aperto in anticipo in una famosa pubblicità sapranno resistere alle intemperie, ma in soccorso alle capacità manageriali devono arrivare quelle tecniche, iniziando da stasera. Una vittoria contro la Roma rasserenerebbe gli animi di tutti. Tutti tranne quelli pronti ad alimentare il seme del dubbio nei rapporti con Moratti. Chi vuole il bene dell’Inter deve augurarsi di vedere Mourinho sulla panchina dell’Inter fino alla scadenza del suo contratto. Il confronto con l’immagine di Mancini prima e dopo la centrifuga sarebbe il solo e divertente spunto di riflessione.

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scritto da il 19 gennaio 2009 alle 17:37

Atalanta-Inter, le pagelle

Julio Cesar 5,5 | Impietosa la grafica riassuntiva a fine primo tempo: 4 tiri subiti nello specchio, 3 goal. Solo sul primo, forse, c’era margine d’intervento. Imprendibili gli altri. Commette l’unico errore (ininfluente) a risultato compromesso: manca la presa nell’occasione che porta al palo di Ferreira Pinto. Maicon 6 | La sua partita la ricorderemo solo per il siparietto messo in scena con Bellini. L’atalantino, invitato dalColosso a confessare un’evidente deviazione in fallo laterale, fa spallucce ed il brasiliano se ne va offeso ed indignato. Paga la mostruosa prestazione in Coppa Italia col Genoa, dimostrando di non essere un cyborg. Cordoba & Burdisso 9 (in due) | Soffrono i movimenti di Floccari e gli inserimenti di Doni, complici errori individuali ed un centrocampo molle e disunito in fase di copertura. La sensazione è che con Samuel in campo la musica non sarebbe stata molto diversa. Maxwell 5 | Il manuale del calcio, tanto caro a José Altafini, dedica un apposito capitolo alle respinte difensive in caso di cross. L’imperativo categorico è di non respingere il pallone centralmente. Floccari, sentitamente, ringrazia.

Zanetti 5 | Primo tempo in balia del centrocampo avversario. Secondo tempo passato a coprire le avanzate di Obinna e a rincorrere le sgroppate di Ferreira Pinto. Domenica bestiale. Cambiasso 5 | Difficile dire se risente maggiormente della condizione e dell’organizzazione degli avversari o delle modifiche tattiche apportate da Mourinho. Il risultato è una prestazione notevolmente al di sotto dei suoi standard(s). Chivu 5 | Si fa fatica a trovare cosa sia cambiato dalla scorsa stagione, dove ha dimostrato di saper occupare (bene) gli spazi a centrocampo, risultando un jolly importantissimo per la conquista del titolo. Viene sostituito sul 2-0 ma la sua era una presenza fantasma. Stankovic 5 | Al rientro dopo la squalifica e l’infortunio non offre il contributo sperato. Inizia trequartista e finisce davanti alla difesa, ma cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia. Ibrahimovic 4,5 (il peggiore) | L’inquadratura della telecamera posta dietro la porta di JC mostra chiaramente il comportamento dei 3 in barriera: Maicon salta (come si dovrebbe), Stankovic vede il pallone passare sulla testa dello svedese ed Ibra non trova di meglio da fare che allungare il braccio toccando il pallone con la mano. Se ci avesse messo la testa (e non solo in senso metaforico) avrebbe evitato (o forse solo ritardato) il 2-0. Invidioso dei turni di riposo concessi a Stankovic, Maicon e Muntari, decide di farsi ammonire per proteste. Il pallone ciccato in occasione della rete della bandiera testimonia il suo senso del goal. Crespo 5 | Prima chance da titolare in campionato dopo la volenterosa prova col Genoa e l’assist contro il Cagliari. Ha un solo pallone giocabile. Tiro da dimenticare. Adriano 6 | Sembra quasi incredibile, ma è stato il migliore del reparto offensivo. Ripropone la rovesciata (anche se siamo molto lontani dai livelli di Julio Baptista) e cerca in più di una occasione l’azione personale. Lo scatto non è quello dei tempi migliori, il tiro neanche, ma, vista la (non) concorrenza potrebbe trovare spazio sia mercoledì che domenica. 

Obinna 5,5 | Deve allenarsi davvero secondo i dettami del tecnico per essere preferito a Mancini e Quaresma. Entra e fa il suo dovere, anche se sbaglia qualche cross di troppo. Errore macroscopico davanti a Coppola sul finale. Non deve essere certo lui il salvatore della partia. Figo 5,5 | Tanta buona volontà. Non sufficiente per colmare un dinamismo ormai prossimo ai livelli di Milanello. Mourinho 5 |L’elemento ricorrente nelle sua gestione è il cambio di atteggiamento tattico in caso di svantaggio. Eravamo abituati ad avere un modulo di riferimento, senza repentini cambiamenti nel momento in cui bisognava recuperare. Sconfessare il lavoro settimanale dopo pochi minuti di gioco non è un messaggio positivo. Attribuire i goal ad errori individuali non cambia la sostanza delle cose: l’Atalanta ha vinto anche per una occupazione del campo nettamente migliore. La Roma e la Samp ci diranno se la strada intrapresa sarà quella giusta. Rizzoli 6 | Partita facile da dirigere. Ha imparato che non sono necessari 3 vaffa per estrarre un giallo.

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scritto da il 19 gennaio 2009 alle 9:32

I cinque grandi problemi dell’Inter

1. Mancanza di gioco offensivo. La manovra offensiva è stata affidata finora a tre grandi soluzioni: 1) palla a Ibrahimovic, per creare spazio o concludere 2) le discese di Maicon 3) i calci piazzati. Di queste soluzioni, la terza è nettamente meno efficace degli anni passati. I tiratori di calci d’angolo sono diventati Maicon e Cambiasso, si segna meno che in passato, ma in ogni caso creiamo meno calci piazzati a causa della sterilità del gioco offensivo. Mancano quindi: le percussioni a sinistra, che lo scorso anno funzionavano persino tra Maxwell e Cesar, mancano le percussioni centrali di Cambiasso, manca la capacità di tenere palla e di rallentare il gioco a piacimento.

2. Mourinho ha fatto poco turnover. L’allenatore portoghese ha escluso dalle rotazioni dei giocatori importanti non solo dal punto di vista economico, ma essenziali per far rifiatare i titolari, con il risultato che la squadra non appare mai troppo lucida quando crea qualche occasione. Mancini, Jimenez, Dacourt, Balotelli e Quaresma (ma prima anche Crespo e Cruz hanno subito questo strano destino), meritano spazio, non si può giocare su tre fronti sempre con Cordoba – Maicon – Cambiasso- Ibra.

3. La difesa: ieri è stata inguardabile. Ma la vera notizia è che la nostra difesa è vulnerabile se viene presa in velocità. Spetta al centrocampo rompere il gioco avversario, rallentarlo e non concedere facili penetrazioni. Ieri è stata una giornata di errori individuali, ma le azioni dell’Atalanta erano sempre pericolose. Pertanto la posizione di Cambiasso e l’utilizzo di Zanetti e Chivu non ha pagato i dividendi auspicati. Se proprio dobbiamo rischiare, meglio farlo quando stiamo attaccando.

4. Mourinho e le piccole. Mourinho ha dimostrato di essere un notevole motivatore per le grandi sfide, mentre ha toppato con le piccole. Impreparazione tattica? Presunzione? Assenze incolmabili? Forse si e forse no, c’è un po’ di tutto nelle prestazioni opache dell’Inter contro le squadre più deboli. Di sicuro la squadra è apparsa fiacca, svogliata, poco incline a seguire i dettami del tecnico, uno dei quali (il pressing alto) avrebbe assicurato più copertura e maggiori ripartenze.

5. La squadra incompleta e il calcio mercato. Per un motivo o per l’altro da due anni non facciamo una campagna acquisti efficace. Eccezioni sono il Chivu martoriato ed eroico dello scorso anno (un fuoriclasse che dovremmo sfruttare maggioramente) e il Muntari di questa stagione, che corre come pochi e almeno tambureggia in mezzo. E abbiamo parlato di un difensore e di un centrocampista ottimo, ma non certo eccellente. La squadra in attacco non ha valide alternative: Balotelli è troppo acerbo, Crespo e Cruz troppo usurati, Adriano è Adriano, mentre Suazo è stato venduto dopo aver ricomprato Acquafresca. In mezzo manca uno che sappia far gioco. O meglio, con l’infortunio di Vieira e l’assenza di Muntari la squadra perde peso, forza fisica e dinamismo, diventando improvvisamente leggera e fragile e senza capacità di palleggio. Questo significa che i nostri centrocampisti fanno un buon centrocampo nel complesso, ma presi uno per uno sono giocatori di complemento. Eccetto Vieira, che quando è in forma tende a dominare il reparto. Ma come sta Vieira non lo sanno nemmeno ad Appiano, temo.

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