scritto da il 21 novembre 2008 alle 11:23

RUM & COCCOINA

adrianoAdriano – che dire? Quando non c’è niente di cui parlare, si parla di Adriano. Poco importa se a distanza di poche ore si esce con due servizi praticamente identici nel contenuto, ma tanto diversi nel titolo. Peccato che oramai i tifosi dell’Inter abbiano perso la pazienza con Adriano e che la minaccia psicologica del suo addio faccia presa come la “Coccoina”. Mi dispiace, no more lacrimuccia.

scommesse
Scommesse – lo sanno anche i bambini, caricare l’Inter serve sempre. Gufi. Ma Mou lo avrà già capito e spero abbia chiuso i ragazzi in una camera buia e insonorizzata fino al momento della partita. Non devono sentire, vedere, respirare notizie. Solo concentrarsi sulla giuve e basta. Cazzuti.

stadioemme
Bleah – non ho resistito e ho visto le pseudo-immagini dello “stadio del futuro”. È orripilante, ma che dico orripilante, vomitevole. Cosa se ne fanno poi di 84 sky box? Lo stadio non ha ancora un nome, propongo un nome orecchiabile che possa essere scritto tutt’intorno allo stadio con i sedili guidorossi – scudettidicartone – tronchettiprovera – intercettazioni – blablabla – Stadium. E chi più ne ha, più ne metta.

Un consiglio – non vi recate a Lisbona questo fine settimana, ci sarà la simulazione di un terremoto per tutto il uic end.
Dati del simulatore:
Edifici crollati -10
Edifici con danni severi –995
Incidenti alla rete del gas –130
Strade coinvolte –395 (13%)
Morti –525
Feriti gravi –587
Feriti trasportati in ospedale –707
Feriti leggeri –405
Sfollati –9972
So che non ve ne frega niente, ma in tutto questo macello rischio SERIAMENTE di non vedere la partita

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scritto da il 14 novembre 2008 alle 17:18

Ad ognuno il suo

Nella conferenza stampa pre-Palermo si trovano alcuni spunti interessanti, segno che quando le domande sono fatte switchando il cervello su “on”, ci si possono aspettare risposte sensate ed equilibrate, è un peccato che ciò non possa essere fatto anche sulla tv di stato (è Varriale, bellezza…).

1) Prove tecniche di meritrocrazia: la non convocazione di Quaresma non è una bocciatura, e grazie al cielo perchè mi pare che nelle partite contro Reggina e Anorthosis qualche segnale di crescita ci fosse stato. E’ però un giusto segnale: vista l’abbondanza di scelta in attacco, e facendo i debiti scongiuri anti infortunii, giusto convocare chi è più in forma. Personalmente credo che le potenzialità di Quaresma siano ampie se fa l’esterno di centrocampo, decisamente minori tra i 3 davanti.

2) Ibra non riposerà neppure contro il Palermo: questo lo condivido decisamente meno, un po’ perchè smentisce in parte il punto precedente, un po’ perchè mi fa strano sentire motivata la scelta con un “Non è infortunato: quindi è in grado di giocare. La mia vera ambizione è vincere in casa con il Panathinaikos per essere qualificati al primo posto nel gruppo B della Champions, così a Brema potremo far riposare due o tre giocatori. Ma in campionato se l’Inter affronta il Milan, la Reggina o il Chievo è esattamente lo stesso”…vabbè, sperando ovviamente di essere smentito dai fatti.

3) Mercato di riparazione: “Sono soddisfatto della rosa. Il mercato di gennaio è quasi sempre per chi non lavora bene d’estate. Se Hernan può essere importante per un’altra squadra [il Real Madrid, a cui è stato accostato come sostituto dell'infortunato Van Nistelrooy], può esserlo anche per noi e entrare nella lista della Champions”. Credo non sia più speculazione fantasiosa immaginare un Crespo che subentra all’alcolista nella lista Champions, per il bene dell’Inter che viene senz’altro prima rispetto all’affetto paterno del presidente per Adriano.

4) Stampa: “Impossibile paragonare la stampa italiana con l’inglese, puoi farlo con quella spagnola o portoghese, magari. Ma quella inglese è totalmente diversa. Non ci sono quotidiani sportivi. Ci sono due pagine di calcio in ogni giornale. Abbiamo Sky Sport che dà il calcio tutti i giorni, il weekend con la Bbc. Dopo la partita c’è un’intervista flash di un minuto e una conferenza stampa di cinque minuti. La stampa inglese è fantastica…ma io sono portoghese, lavoro in Italia, rimpiangere il calcio inglese non mi aiuta e quello che succede qui non è un dramma perchè la mia formazione non è molto diversa.“: pienamente d’accordo, infatti vivo benissimo senza cazzette, ruttisporc o robanisti vari, però mi sa che questo scatenerà l’ennesima ridda di polemiche nei suoi confronti….Amen, ci siamo abituati da una vita…

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scritto da il 12 novembre 2008 alle 12:25

La parola alla difesa. Se c’è.

CarcereIndifendibili (1) – Una associazione per delinquere che mirava al controllo del mondo del calcio. Queste le parole del pm Luca Palamara che, nel processo di Roma alla GEA World, arriva a formulare le richieste dell’accusa: 6 anni per Luciano Moggi, 5 per Alessandro Moggi, 3 anni e 6 mesi per Franco Zavaglia e 2 anni e 4 mesi per Francesco Ceravolo con le accuse di associazione per delinquere e illecita concorrenza tramite violenza e minaccia. Non sono accusati di associazione per delinquere, invece, Davide Lippi (1 anno e 4 mesi) e Pasquale Gallo (8 mesi) sui quali pende solo l’accusa di illecita concorrenza. All’ex dg della Juventus, inoltre, non sono neanche state concesse le attenuanti generiche “per il pessimo comportamento tenuto in aula”. L’arroganza non paga, evidentemente.

Decade l’accusa per le presunte irregolarità subordinate alle procure di Chiellini, Nigmatullin, Zetulayev e Boudianski e, soprattutto, decade l’accusa di stampo mafioso dell’associazione. Quest’ultima, in particolare, sembra una mossa di Palamara per togliere appigli scontati alla difesa e per rendere più facilmente accettabili le sue richieste. Queste infatti le sue parole: “In questi quattro anni c’è stato un gruppo di agenti del calcio e dirigenti sportivi che ha tratto profitto ingiusto con l’altrui danno, e questo utilizzando vari tipi di intimidazione. In questa struttura sportiva, per la quale non si può parlare certo di mafia, si scorgono parallelismi di comportamento con quelli mafiosi. Quello di Moggi non è un sistema mafioso, a nessun calciatore è stata puntata la pistola alla tempia, ma un meccanismo di intimidazioni e di avvertimenti che aveva il fine di rafforzare il controllo delle procure sportive da parte della Gea.”

La parola passa alla difesa che, rimasta spiazzata dalle richieste di Palamara, ha chiesto più tempo per preparare le proprie contromosse. La sentenza di primo grado di questo processo (che, ricordiamolo, è diverso da quello che si tiene a Napoli e ha ad oggetto i rapporti con il mondo arbitrale) è prevista tra l’8 e il 13 gennaio.

Indifendibile (2) - Doveva tornare tra i convocati per la trasferta di Palermo e invece, probabilmente, Adriano non ci sarà di nuovo. La causa questa volta è la febbre che ha colpito l’attaccante. Niente di male, se non fosse che la sua comunicazione è arrivata con la squadra già in campo e dopo che la società aveva fatto vari tentativi per mettersi in contatto con lui. Qualcuno, probabilmente esagerando, parla di un Mourinho infuriato. Forse questo è troppo, ma di certo la strada che l’(ex) Imperatore deve percorrere per tornare in prima squadra si allunga notevolmente. Forse troppo, stavolta.

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scritto da il 9 novembre 2008 alle 13:44

Ultime dal campo

Anche stavolta non è mancata la sorpresa: tutti avrebbero scommesso in un rientro di Adriano nella lista dei convocati, invece il brasiliano è ancora fuori. E’ successo che l’(ex?) Imperatore si è allenato bene in settimana, non ha fatto stravizi, è arrivato puntuale agli allenamenti ed ha anche ben figurato nell’amichevole con il Watford B, ricevendo una stretta di mano dal Mou. Credendo che quella stretta di mano fosse una riabilitazione, Adriano ha parlato con il suo procuratore che, in un’intervista, ha dato per certa la sua convocazione domenica senza che Mourinho proferisse parola. Ma l’allenatore lo aveva detto in tempi non sospetti: Adriano ha “una grande strada” da fare per riconquistare la convocazione, e non basta certo una settimana passata decentemente per cancellare tutto. Giusto così, secondo me: il tempo delle carote è ormai finito, e l’unico mezzo che resta a Mourinho, all’Inter e a noi per sperare di rivedere un Adriano atleta è solo il bastone. Appuntamento a domenica prossima o addirittura, secondo alcuni, al Panathinaikos.

Per quanto ri guarda la formazione che affronterà l’Udinese, le mosse di Mourinho si sono sempre rivelate abbastanza imprevedibili. Cominciamo dalle certezze: Julio Cesar in porta, Maicon, Cordoba e Maxwell in difesa, Cambiasso in mezzo e Ibrahimovic davanti. In coppia con Cordoba non ci sarà sicuramente Burdisso (“normale rotazione”, ha detto l’allenatore) ma uno fra Materazzi e Samuel. Più il secondo a giudicare dalle parole di Mourinho in conferenza…ma visti i precedenti, proprio quelle stesse parole potrebbero far pensare a un Samuel in panchina per la più classica delle pretattiche. Rientrare in una partita così delicata potrebbe in effetti essere difficile per l’argentino, ma le sue caratteristiche si sposano meglio di quelle di Matrix con gli attaccanti bianconeri. Anche se, comunque, Cordoba-Materazzi è una coppia collaudatissima, qualla che abbiamo visto più spesso negli ultimi 7 anni di Inter.

Il centrocampo sarà quasi sicuramente a 3, e vicino al Cuchu non dovrebbe mancare Patrick Vieira. Per l’altro posto c’è il dubbio fra Zanetti e Stankovic, con il primo che dovrebbe prevalere in virtù di più spiccate caratteristiche difensive e, soprattutto, di una maggiore capacità di copertura della fascia anche partendo da una posizione più interna, come richiede il modulo asimmetrico che probabilmente vedremo in campo. Sull’esterno, inizialmente a destra, vedremo quasi sicuramente Quaresma che ultimamente ha visto la sua costante crescita accompagnata da un altrettanto costante calo di Amantino Mancini, apparso completamente fuori dal gioco. Davanti con Ibrahimovic quasi scontata la conferma di Mario Balotelli, alla sua terza partita consecutiva da titolare: segno che il lavoro, con Mourinho, paga, che il chiarimento dopo Genoa non ha lasciato strascichi e che, soprattutto, tutte le chiacchiere sul difficile rapporto fra Mario e l’allenatore erano basate sul nulla. Del resto Mourinho lo diceva: “Con Mario stiamo lavorando per portarlo a dare un contributo importante alla squadra”. Quei giorni sembrano arrivati, e non c’è stato neanche da aspettare tanto.

Questi gli undici di oggi dunque. Il Meazza ci aspetta.

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scritto da il 7 novembre 2008 alle 23:46

Saluti dall’Imperatore

Ebbene sì, lo ammettiamo. Con i soldi del porcellino appena rotto, quelli della tredicesima anticipata dal nostro editore e soprattutto con quelli incassati dalle scommesse abbiamo deciso di acquistare un Vertu, Vertuper essere all’altezza dei calciatori che frequentiamo. Conoscete i telefoni Vertu, no? Non sono esattamente a buon mercato: 4.800 euro il modello base, ma ne è uscito ultimamente uno che costa 10.000 cucuzze, per parlare come i magnaccia (oltre ai calciatori frequentiamo anche loro: i posti sono gli stessi…). Ebbene, con la saccoccia piena di contanti (potevamo permetterci il modello base e basta) siamo andati felici e leggeri verso la boutique monomarca di Vertu, in Via Montenapoleone a Milano. Il negozio è piccolo, per cui ci puo’ stare poca gente e soprattutto è impossibile non vedere chi si trova accanto a te. A meno che non ti chiami Roberto Mancini.

Proprio l’ex (si fa per dire, i soldi di Moratti correranno almeno fino al 2012) allenatore dell’Inter, che seduto per guardare l’ultimo modello del telefono non ha degnato nemmeno di un saluto un suo ex giocatore. Più ex che giocatore, secondo qualcuno: in ogni caso si trattava di Adriano, quello che l’anno scorso non veniva capito da Mancini e quest’anno non viene capito da Mourinho. Il personale del negozio conosce bene entrambi, in quanto clienti affezionati come tanti altri dell’Inter. Muntari l’ultimo della lista (Cruz, Mihajlovic, Chivu, Vieira, Ibra sono gli altri e forse ci siamo dimenticati di qualcuno: scommettiamo su Amantino Mancini e Quaresma come nuovi clienti). Nemmeno un saluto fra i due: Mancini seduto e quasi schifato dall’ingresso dell’ex attaccante, Adriano in piedi a tre metri di distanza.

Ora, che Mancini non abbia voglia di salutare uno per il quale ha fatto troppo ricevendo zero in cambio, lo si capisce. Ma che Adriano, in campo per due anni senza meritarlo, non salutasse l’uomo che lo ha utilizzato sempre per noi è stata una sorpresa. Domanda all’Imperatore delle disco (insieme all’amico Ronaldinho, ma si sa il rapporto che ha il Milan con i giornali di gossip: tutti padri di famiglia…), che arriva tardi e in ciabatte all’allenamento: costa molto dire buongiorno? Alla fin fine Mancini ti ha dato non una mano, ma tre, prima di farti rispedire in Brasile per disperazione (e per non far rovinare qualche compagno). Mourinho ti sta giustamente bastonando per i tuoi errori, per di più in pubblico, mentre Mancini non lo aveva mai fatto. Insomma, uno come il futuro protagonista della Premier League non lo troverai più.

Per la cronaca, ognuno dei due è uscito dall’angusto negozio con un nuovo telefono in tasca. Adriano ha preso quello che costa sui 10.000. Ci hanno detto che fra le varie funzioni abbia anche la sveglia: forse l’ha comprato per questo.

[Dominique Antognoni su Indiscreto]

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scritto da il 4 novembre 2008 alle 11:45

Prima dell’Anorthosis, un piccolo viaggio nella sottocultura d’avanspettacolo

josè mourinhoArchiviata la vittoria di Reggio con un bel “vaffanculo gufi di merda” (lanciato sabato, a due gobbi arrivati in anticipo sulla loro partita…), si pensa alla Champions. Prima però un passo indietro, proprio a sabato: Mourinho ha riferito di un episodio davvero sgradevole, capitato allo stadio: avendo donato un crocifisso preso a Fatima ad un ragazzo disabile (per chi crede a questo tipo di cose, senz’altro un gesto di carità cristiana, per un agnostico come me comunque un bel gesto di compassione) si è sentito accusare di avergli lanciato delle monete, persino dal Sindaco!

Chi scrive appartiene al gruppo dei più critici dell’allenatore, ma solo per cose legate al campo: penso che questo tipo di attacchi, al pari di quelli di cialtroni come l’a.d. del Catania, siano semplicemente vergognosi. Mi spiace che ancora una volta, nel ruolo degli “offesoni” si registrino personaggi meridionali (dopo Lotito e Lo Monaco, sto giro è toccato a “lo sindaco”) quasi a voler coltivare i soliti luoghi comuni che questo paese non riesce a scrollarsi di dosso.

Luoghi comuni tra i quali annovero anche il lungo collegamento di Dribbling, sabato scorso, da un “Napoli Club”: tifosi baffuti in occhiali da sole (al chiuso), l’immancabile striscione con errore grammaticale, i cori “olè olè olè, Po-cho, Po-cho”, un personaggio improbabile che regge per tutto il collegamento la prima pagina del Mattino di 20 anni fa, i soliti discorsi sul “grande cuore” dei napoletani, e l’immancabile aneddoto riguardante Maradona (che mi fa ritenere che se è ingrassato così tanto, la colpa sia dei tanti che almeno una volta gli avrebbero offerto una cena, visto che sembra che chiunque lo conoscesse benissimo…).

Vabbè, tiriamo una riga (in senso non-Maradoniano…) e veniamo a stasera. Si può conquistare la matematica qualificazione con due turni d’anticipo, contro un avversario non proibitivo che all’andata ci ha fatto scoprire un nuovo capitolo alla voce “catenaccio”. In attacco spero ovviamente che affianco ad Ibrahimovic ci sia Balotelli, che sabato ha mostrato di saper fare quanto richiesto e anche qualcosina in più. Spero soprattutto che gli venga concesso di fare più l’attaccante, anzichè l’ala, perchè se questi criprioti difendono di nuovo in 6, puoi “allargare” il gioco quanto vuoi, ma i cross poi finiscono in una selva di cactus…

Chiusura dedicata ad Adriano, Dunga e la società Inter. Ancora una volta gli si fa vedere la carota, mentre per me non ha ricevuto abbastanza dosi di “bastone”. Dunga lo convoca persino in Nazionale, per un’inutile amichevole col Portogallo a Brasilia appena prima di Inter-Juve. Qual è il problema? Che ha convocato pure Julio Cesar e Maicon. Mi chiedo: la società non potrebbe intervenire, in questi casi? Insomma, già proviamo a recuperargli l’alcolizzato, aspettiamo l’ut des a questo punto.

PS: Ieri nuova apparizione di Moggi, solito disco rotto, ma registro due piacevoli cambiamenti.
- l’ex d.g. della Juventus non ha quasi più voce, è visibilmente invecchiato, appare anni luce distante dal “re del mercato & non solo”.
- aumentano i giornalai che gli rispondono senza remore, un po’ perchè ha ripreso a cannoneggiare anche contro il Milan (quindi si becca l’intero plotone contro…), un po’ perchè fiutano che non conta più niente.

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scritto da il 1 novembre 2008 alle 10:31

Reggina-Inter: scatta l’ora del turnover?

nicolas burdissoLa trasferta di Reggio Calabria dello scorso anno mise la parola fine all’esperienza di Adriano all’Inter, almeno sotto l’egida di Roberto Mancini. Un pallone appena sfiorato su punizione di Figo, con la successiva sostituzione e la sfuriata a fare da contorno a una partita maschia e complicata.

Proprio quella Inter di Mancini stava già attuando un robusto turnover, limitato solo dagli infortuni, che nel tempo sarebbero aumentati, costringendo la squadra a una lunga resistenza in primavera. Escluso Adriano, le cose oggi sono diverse: Mourinho ha una rosa lunga, tanti infortunati, ma fa poche scelte. Che questo sia un tratto distintivo dello Special One lo sapevano tutti, presumibilmente anche Branca e Moratti, che come prima richiesta non hanno avuto quella di comprare Lampard, ma di sfoltire la rosa (concetto espresso più volte, anche a riguardo della disciplina). Tuttavia, gli incontri ravvicinati nel tempo non consentono altre dilazioni: dobbiamo fare turnover, perché la poca brillantezza di Ibrahimovic, Zanetti e Maicon è apparsa evidente a chi ha l’occhio clinico, per queste cose.

Che Mourinho sia del nostro avviso non è scontato, anche se qualcosa ha fatto trapelare nel corso della conferenza stampa di ieri. Vieira è al rientro dal primo minuto, mentre Cambiasso verrà impiegato martedì, se tutto va bene. Diversa è la situazione dell’attacco, dove gli esclusi Cruz e Adriano, soprattutto il secondo, faticheranno parecchio a trovare spazio. In compenso tra oggi e martedì è quasi scontato che vengano impiegati tutti: Ibrahimovic, Quaresma, Mancini, Crespo e Balotelli. Obinna può essere la carta per stasera, ma non ne sarei tanto sicuro. Per la difesa Mourinho ha ribadito che guarda alla qualità e che si sente rassicurato dai recuperi di Materazzi e Samuel, ancora parcheggiati. Cordoba e Burdisso partiranno centrali, Chivu a sinistra, con Maxwell impiegato in Champions (una soluzione che non mi soddisfa per niente!). A centrocampo le scelte sono obbligate: Dacourt non è stato convocato, perciò saranno Zanetti, Stankovic e Vieira a spartirsi i compiti. Con i primi due apparsi davvero sfasati nelle ultime uscite.

C’è comunque una sola esigenza, che ci riporta alla ruvida vittoria di un anno fa: conta vincere e portar via tre punti, sperando che il tempo faccia assorbire le incomprensioni con Cruz (che per un anno è utile alla causa) e il modulo dell’allenatore. Il suo credo l’ha ribadito ieri: i giocatori devono applicarsi. Per Mourinho conta questo e dobbiamo provare a seguirlo.

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scritto da il 28 ottobre 2008 alle 14:40

Benvenuto nel tritacarne

logo interCome è possibile che una squadra campione in carica, prima in classifica in Champions e in campionato riesca a farsi del male da sola fino a mettere in dubbio la bontà di un progetto tecnico? E’ normale se si tratta dell’Inter e, se non ve ne siete accorti, Mourinho sta semplicemente varcando le porte dentate del tritacarne nerazzurro, quello che divora gli allenatori, anche se decorati e pluriscudettati.

Il problema è sempre il solito. L’incapacità della società di dare pieno supporto ad una causa, che sia una. Invece, ad Appiano Gentile prevale sempre la “teoria della ragazza solare”: quella che tiene un piede in due scarpe, per aver maggior libertà di movimento. Dividere le colpe per non incolpare nessuno, mettendo in crisi l’unico principio che nel calcio non può essere messo in discussione: la gerarchia.

Moratti, col suo fare naif, un quarto borderline e tre quarti bordello, non ha ancora capito che nel calcio la democrazia non esiste e che i calciatori sono subordinati all’allenatore, perché è lui che persegue l’obbiettivo (che coincide col mezzo) di far andare un gruppo di 30 persone in una univoca direzione.

Questo cancro che ha divorato anche altri in passato (e non dico Lippi, ma Mancini, Simoni, Zaccheroni) si è ripresentato puntualmente dopo qualche settimana, non appena si sono verificati i primi screzi tra alcuni giocatori e l’allenatore (nuovo anche rispetto a un certo tipo di informazione criptata, che filtra verso organi di stampa e tv non propriamente allineati alla nostra causa). Ricordate il caso Figo? Una società decente, preso atto del fattore squisitamente tecnico, avrebbe ceduto il portoghese all’istante, dando potere a Mancini, che invece fu depotenziato negli ultimi mesi, provocando – insieme ad altre cause – una caduta libera nelle prestazioni della squadra.

La storia si ripete con Cruz, Adriano e Balotelli a titolo diverso idoli di Casa Moratti, là dove regna l’utopia dei miliardi. Senza dimenticare che certi malumori provengono da un sottoutilizzo provocato dalla rosa che la società non è riuscita snellire, per colpa di ingaggi troppo onerosi e fuori mercato, devoluti dalla stessa società.

Mourinho a questo punto ha poche carte da giocare: ristabilire l’ordine interno, assumendo una disciplina più ferrea. Una disciplina che privilegia un nucleo forte, con il rischio di spaccare in due il gruppo. Tuttavia, se conta di poter andare avanti con 16-18 uomini va incontro a gravi problemi, determinati dai troppi infortuni. Intanto per domani rinuncerà ad Adriano, che sembra ricascare negli antichi vizi, in compagnia del censurato Ronaldinho.

Ad oggi il bilancio di Mourinho è positivo ma non troppo. Ci sono i punti, la difesa migliora, abbiamo alcuni giocatori che si stanno esprimendo bene. Ma la sensazione generale è che la squadra non abbia ancora assorbito le sue direttive tattiche e che il portoghese debba velocemente rendersi conto che in Italia c’è una cultura tattica estrema, che predilige sempre il risultato. Quindi non può far altro che insistere nel dare alla squadra una identità che, per adesso, sembra più figlia delle improvvisazioni che altro. E la società piuttosto che lasciar fare, deve dargli pieno supporto: pubblico, e soprattutto privato.

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scritto da il 27 ottobre 2008 alle 12:14

Interista, prendere o lasciare

Non ci sono mezzi termini. E’ il destino dell’Inter: o la odi o la ami, e così con ognuno dei singoli componenti il team. Dal presidente all’ultimo dei magazzinieri.

Giudizi concordi su Moratti? Neppure uno; per qualcuno è un genio (per me); per altri un pirla a cui è stato affidato il giocattolo Inter per farlo stare lontano dalle decisioni della famiglia. Mourinho? Qualcuno sta già gridando “ridateci Mancini” anche se evita di specificare quale Mancini vorrebbe: quello che ha iniziato la sua carriera nell’Inter e dopo una serie di pareggi pareva già sul punto di essere cacciato via, nelle migliori tradizioni di casa nostra, o quello che stava per perdere uno scudetto già vinto a metà campionato.

E Ibra? Sbaglio o qualcuno tempo fa, nemmeno tanto, ventilava l’ipotesi di cederlo perchè ormai era rotto e i medici non sapevano guarirlo e allora meglio che facciamo un pò di soldi e li investiamo per comprare una quintalata di centrocampisti. Balotelli? Incompreso, deve giocare sempre, invece no non ha carattere, sì che lo ha ma è un carattere di merda, e comunque deve giocare al centro, no meglio a sinistra e poi come tira lui le punizioni, ma quando mai manco i calci d’angolo deve tirare, beh basta che faccia quello che gli chiede l’allenatore, sì ma se non gioca mai è chiaro che poi in campo fa quello che vuole lui.

Adriano? Ma quale alcolizzato, già sarà proprio drogato, lo recuperiamo, no, lo vendiamo se troviamo un pirla che se lo prende.

Probabilmente dovremmo aspettare un po’. Siamo in testa alla classifica dopo aver cambiato allenatore, modulo, schemi, calciatori e… divisa. Le altre non è che stiano meglio di noi e se lo scudetto si vince facendo un punto più degli avversari, direi che siamo sulla buona strada. La coppa a cui teniamo tanto sta andando bene. Son passati solo due mesi dall’inizio dell’attività agonistica. E’ vero che siamo nerazzurri, ma non è scritto da nessuna parte che dobbiamo vederla sempre nera, è lecito anche ogni tanto vederla pure azzurra!

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scritto da il 24 ottobre 2008 alle 10:27

Le pagelle di Inter-Anorthosis

AdrianoToldo 6,5 - Pronti via, si scalda le mani con una punizione di Dellas. Poi ordinaria amministrazione, ma la difesa con lui alle spalle è tranquilla. Regala un brivido con un’uscita spericolata su Hawar. Comunque, nonostante le 37 primavere, Toldone c’è.

Maicon 7 - Non finisce mai di sorprendere. L’assist per Adriano è un incredibile mix di sapienza tattica e capacità tecnica. Altri terzini in passato sono stati così determinanti, ma loro perdevano tempo a dribblare gli avversari. Lui li travolge.

Cordoba 6 – Solita tranquillità in difesa, dove non patisce minimamente i 30 centimetri di differenza con Sosin. Con Mourinho per la prima volta in carriera intravede la linea di centrocampo e, quando può, non disdegna di scavalcarla.

Chivu 6 – Serata tranquilla. Gli attaccanti ciprioti non creano ansie, e lui non si complica la vita. Ottima la gestione della linea difensiva.

Zanetti 6,5 – Non inizia bene, poi esce alla distanza. Dopo più di 600 partite sempre sugli stessi livelli iniziano a mancare le parole.

Cambiasso 6,5 - E’ un piacere vederlo giocare. I ciprioti difficilmente arrivano dalle sue parti, e ancora più difficilmente lo superano. L’infortunio fa preoccupare molti, ma non dovrebbe essere niente di grave.

Stankovic 6,5 - Su alti livelli per tutta la partita, a differenza di Roma. Ordinato in fase difensiva, veloce nel far girare la palla, perfettamente sincronizzato con i movimenti di Muntari. Ottimi segnali.

Muntari 6,5 – Mezzala, mezzapunta, mezzo centrocampista e mezzo esterno: in totale fa due. Se questi sono i livelli ai quali dobbiamo abituarci, il futuro non è niente male.

Mancini 5,5 – Di stima. E’ un corpo estraneo: zero cross, zero spunti, zero pericoli, inesistente il feeling con Ibrahimovic visto nelle prime partite. Sbaglia un aggancio solo davanti al portiere. Su punizioni e calci d’angolo meglio stendere un pietosissimo velo.

Adriano 6,5 - Arruffone quando non ha lo spazio per partire palla al piede, ma quando lo trova lascia intravedere sprazzi dell’Adriano che fu. Impreciso alla conclusione, perfetto senza palla (chi l’avrebbe mai detto?). La torsione sul gol è roba da palati finissimi. Dicono di lui: “Alla sua età e con il suo fisico, se dorme e beve acqua può fare grandi cose”. 18 gol in Champions, mai nessuno come lui.

Ibrahimovic 7 - Un’iradiddio. La palla fra i suoi piedi è come in cassafore, fa sempre la cosa migliore e la fa con una classe da stropicciarsi gli occhi. Imperdonabile l’errore a tu per tu con Beqaj, ma se fa una stagione intera così…chissà.

Quaresma 6+ - Stavolta entra di più nel vivo del gioco. La trivela non manca mai e sbaglia uno stop solo davanti al portiere, come Mancini. Di più, rispetto al brasiliano, mette dentro un paio di cross e batte decentemente un calcio d’angolo.
Cruz sv – Pochi minuti, spedisce fuori di un niente la palla che potrebbe chiudere la partita. Tatticamente perfetto, come al solito.
Burdisso sv - Non giocava a centrocampo da Valencia, ma quello di mercoledì era un ruolo diverso. Semplice e pulito, cerca di mettersi in evidenza il meno possibile.

Mourinho 7 – Tiene alta la concentrazione con 8/11 della squadra di domenica, e non era facile. L’Inter sa quello che deve fare e lo fa dal primo all’ultimo minuto, con pochissime pause. Toldo titolare, dicono, è una delle classiche mosse con cui tiene in pugno lo spogliatoio e si fa amare dai giocatori. Avanti così.

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