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scritto da Mr Sarasa il 14 giugno 2010 alle 11:06
Ecco a voi i miei personalissimi et insindacabili (facciona) 10 motivi per tifare Olanda:
1) Wesley Sneijder, che mi piacerebbe veder sollevare altri trofei quast’anno anche quando non indossa i sacri colori.
 Wesley con qualche capello in più e tre tituli in meno...
2) Robin Van Persie e Gregory Van Der Wiel, che magari un giorno, nei miei sogni calcistici…
3) Non è (più) allenata da ex giocatori del milan, quindi zero rischio di traslazione mediatica della vittoria da parte dell’astronave madre.
4) La traslazione di cui sopra non dovrebbe essere possibile nemmeno per Seedorf (a casa) ed Huntelaar (panchina). Ma se anche Huntelaar giocasse e segnasse, visto quante gliene han dette quest’anno, dovrebbero averci la faccia come il culo ad esultare con (per) lui.
5) Sylvie Meis e Yolanthe Cabau Van Kasbergen, rispettivamente moglie di Rafael Van Der Vaart e futura moglie del nostro Wesley.
 La coppia di fantasiste dell'Olanda.
6) Ellen Hidding (che poi è il motivo “5″ declinato al passato prossimo)
 La migliore commentatrice tecnica Oranje
7) in porta non c’è più Van Der Saar.
8) perchè hanno un gioco fantastico.
9) Per i quadri di Van Gogh.
10) …in Olanda xè legal… (cit.)
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…ed i 10 per cui tifare contro l’Italia (o almeno astenersi dal sostenerla):
1) Maaar-ceeel-looo-lippivaccagar…
2) il blocco juve (ampliato pure a PEPE, che non è un suono di brasilera memoria)
3) Capitan Caccavaro, le sue siringhe ed i suoi “consigli” di inizio stagione a Santon. E soprattutto per tutto il resto, telefonate incluse…
4) le esclusioni eccellenti, decise più per antipatia (o eccesso di riconoscenza verso altri) che non per meriti
5) Abete e le sue figure
6) perchè nella FIFA a rappresentare l’Italia sta ancora Carraro, ed è aggregato anche se informalmente alla spedizione azzurra.
7) perchè così Calderoli tace, anzichè sproloquiare pure dei premi Fifa, di cui verosimilmente non sa nulla.
8) perchè dopo aver esultato per una vittoria 4 anni fa, ho voglia di esultare pure per una sconfitta.
9) per quegli ani-mali che “non esistono negri italiani”
10) perchè “pooo-popopo-po-pooo-po” quattro anni fa mi ha rotto quasi quanto le vuvuzuelas ora. Quasi.
scritto da Mr Sarasa il 28 ottobre 2009 alle 18:04
Che dire, il numero abnorme di commenti al post sottostante testimonia il non-aggiornamento del blog per un paio di giorni.. proviamo a rifarci con un post doppio.
Primo concorso “Indovina l’intruso” aperto a tutti, anche agli ultras, si tratta di individuare il personaggio o la situazione che sembra provenire da un altro pianeta rispetto alle altre:
- Capello, Fabio (Commissario Tecnico dell’Inghilterra, già allenatore in Italia e Spagna per più di 15 anni) “Purtroppo gli ultrà fanno tutto quello che vogliono. Allo stadio si può insultare tutto e tutti. In Spagna invece c’è grande rispetto e le famiglie vanno allo stadio con i propri bambini: è un altro mondo [...] Mi rammarico molto di quanto sta succedendo in Italia, il declino sarà sempre più evidente, basterebbe solo applicare la legge. Bisogna prendere una decisione da parte delle autorità e dei club affinchè la gente torni negli stadi e questi siano più accoglienti”.
- Petrucci Gianni (Presidente del Coni) “Comandano gli ultrà? Assolutamente no. Capello ha allenato in Italia, sono un suo amico, e non mi va che quando si è all’estero si danno dei giudizi sul proprio paese. Sono dichiarazioni che non mi intusiasmano e che lasciano il tempo che trovano. È facile parlare dall’alto” e Abete Giancarlo (Presidente FIGCI) “Alcune volte l’immagine che si trasferisce del nostro tifo può essere tale da confondere il comportamento di pochi, col comportamento di tanti. I risultati dimostrano che gli episodi di violenza sono diminuiti. La tessera del tifoso è un’opportunità importante per le stesse società. Se coloro i quali hanno problemi con la giustizia non sono d’accordo non è un problema”.
- 27/10/2009: allenamento interrotto a Formello per la contestazione a squadra (Lazio), presidente ed allenatore, da parte degli ultras biancocelesti, il tutto con contorno di cori, striscioni e soprattutto petardi; ma siccome non paghiamo le tasse invano, sappiate che polizia e carabinieri in assetto antisommossa supportati da quattro blindati tenevano sotto controllo la situazione…
- Ranieri Claudio (ex allenatore Juventus F.C.) “Posso dire che l’anno scorso volevamo Stankovic alla Juventus e non l’abbiamo preso perché non stava bene ai tifosi. Poi si è visto che campionato sta facendo…”
- da Calciomercato.com: Venerdì prossimo i 42 presidenti di A e B diranno no alla tessera del tifoso e lo comunicheranno al ministro Roberto Maroni: come noto, il numero 1 del Viminale voleva renderla obbligatoria per le trasferte dal prossimo gennaio. Ma di fronte al no compatto dei club e alle proteste degli ultrà, è pronto a fare slittare tutto all’inizio della stagione 2010-’011. Sempre che il progetto, nel frattempo, non venga definitivamente accantonato. Intanto il senatore e giurista del Pdl, Domenico Benedetto Valentini, si è fatto firmatario di un disegno di legge presentato alla Commissione Affari costituzionali del Senato: nel nuovo articolo 9 della legge 41/2007 si specifica infatti che il Daspo deve essere “in atto”. Solo in quel caso non si possono acquistare biglietti e avere la tessera del tifoso. Prima era una norma assurda e troppo penalizzante. Chi ha sbagliato e pagato, non deve essere bollato a vita. “Con le regole attuali-sostengono infatti gli ultrà-un daspato sarebbe privato a vita della tessera del tifoso”. Lo stesso Maroni si era accorto che l’articolo 9 (voluto da Amato) era sbagliato, e quindi da cambiare. Detto questo, il progetto tessera del tifoso subirà uno stop, forse definitivo. I tifosi l’hanno capito e difatti non protestano nemmeno più.
Veniamo a noi, ovvero al posticipo della decima giornata, quell’Inter-Palermo che pare inizi all’insegna del tarallucci e vino tra Zenga e Mourinho, dopo le iniziali incomprensioni post Inter-Catania di un anno fa (“questa partita poteva finire 5-1″ e “mi sembra un’esagerazione”).. in effetti, un Mou più tenero di così con un allenatore della serie A mi sembra di ricordarlo solo con Leonardo prima di bastonarlo in campo nel derby d’agosto e pieno di elogi tattici a Gasperini prima dell’ultima goleada, ma addirittura stavolta si è spinto ad auspicarne un’eventuale successione!
In conferenza stampa, l’allenatore portoghese ha sottolineato il dato più curioso e meritevole della carriera da allenatore del più forte portiere della storia nerazzurra: la gavetta; è innegabile infatti che Zenga abbia girato mezzo mondo (con risultati in crescendo) prima di approdare a quella serie A che sembra un posto adeguato ad uno che non si ritiene già “imparato” per essere stato un grande campione sul campo, ma si migliora costantemente osservando chi ha più esperienza di lui.
Se poi questo lo porterà sulla panchina di una grande, magari addirittura a quel sogno chiamato Inter per Walterone, ce lo dirà solo il tempo, per ora resta un avversario ostico di tutto rispetto, capace di sorprendere per esempio la juventus con formazioni stile fine anni ’90 (con il 3-4-1-2)…
Da parte nostra, pare che siano tutti abili e arruolati tranne il solo Sneijder (che ritroveremo solo per Inter-Roma), si va verso un turn-over minimo (infatti i più han riposato durante l’ultimo turno) visto che il Palermo con il Catania ha in comune solo la regione d’appartenenza.
Probabile formazione: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel,Chivu; Zanetti, Cambiasso, Motta; Stankovic; Eto’o, Balotelli.
Note a margine:
1) prosegue il divertente teatrino con Balotelli, dopo i problemi “generassionali” abbiamo visto prima un Mario che esce dagli allenamenti con una “macchinina” (cit.) e lo fa notare (“non è mica una Ferrari” – vero, tra l’altro, risulta che il ragazzo abbia una Bentley…) ed oggi un Mou più accondiscendente “sabato avrà fatto quel che doveva fare dopo la partita, domenica si è riposato, da lunedì ha lavorato bene”… tutto nella norma quindi.
2) nel rispondere al settantenne già citato nel concorso di cui sopra, Mou ha detto che il primo giocatore con cui ha parlato una volta arrivato all’Inter è stato Stankovic, che gli ha detto di voler rimanere, e da quel giorno per lui era un giocatore su cui contare; non solo, l’allenatore indica chiaramente anche la data di questo colloquio, il 16/07, quindi qualsiasi contestazione da parte degli ultras bianconeri successiva, era una colossale perdita di tempo!
3) il nuovo presidente gobbo è Jean Claude Blanc, che risulta già in scia ai predecessori, i mitici Cobolli Gigli, ma su questo torneremo più nello specifico in futuro…
scritto da Mr Sarasa il 8 settembre 2009 alle 18:09
Faccio outing, sono un Oriundo.
Ma mica un oriundo da poco, con due soli passaporti, io posso essere convocato per la nazionale friulana di bevute di vini e superalcolici, per la squadra veneta di Spritz, per i mangiatori di cannoli siciliani e pure per un qualsiasi altro team su base umbra, laziale o campana, pur avendo attualmente la residenza a Milano.
In realtà, sono fieramente cittadino (e consumatore agro-eno-gastronomico) del mondo, senza bisogno di particolari etichette, come convocazione mi basta un invito e partecipo al “match” di sorta senza problemi…
Ma lasciamo da parte queste facezie e veniamo alla sostanza, cioè cosa c’è dietro la parola “oriundo” (letteralmente “che trae origine da” – participio futuro del verbo latino “oriri” cioè nascere)?
Cosa giustifica le levate di scudi di autentiche cariatidi & perdenti di successo (come Azeglio Vicini), i fastidi di Lippi ed Abete nel parlare del tema, nonchè molti ignoranti che parlano di pancia, dal basso della loro frustrazione per i mille motivi che la vita ti può offrire per essere invidioso di qualcun altro?
E’ una parola che in ambito pallonaro prende piede a fine anni ’50 per descrivere i cosidetti “angeli dalla faccia sporca” (gli argentini Angelillo, Mascio e Sivori) ed altri sudamericani sottratti dalla nazionale azzurra alle rispettive squadre d’appartenenza, in un’italietta (calcisticamente parlando) che solo una decina di anni dopo, nel ’66, avrebbe chiuso le frontiere ai calciatori stranieri per l’atavica incapacità di ammettere i propri errori, soprattutto se scaricabili sul mondo esterno…
Non si dimentichi che qualche decennio prima molte navi partivano da Napoli e Genova alla volta del Nuovo Mondo, carichi di italiani carichi di speranze, altre tornavano dal Sud America portando nel Bel Paese giovanotti dai cognomi immutati rispetto ai nonni e bisnonni, con altre speranze tutte pallonare, ma nessuno si sognava di mettere in dubbio che tali giovanotti fossero “italiani” a tutti gli effetti, soprattutto nel momento in cui indossavano la maglia della nazionale e facevano vincere i mondiali del ’34 e del ’38.
Il problema di certi soloni brizzolati di oggi, che passano per giornalisti o che farfugliano di calcio in quanto rientranti nella mitica categoria dell’EX, è che nella migliore delle ipotesi vivono in un mondo non dico precedente al (non) millennium bug, ma al 1989, mentre i casi più gravi, alla Gino Bacci o Umberto Colombo, sono dei veri rottami usciti da quell’italietta di provincia degli anni ’50 e ’60, che con il mondo di oggi non c’entra nulla.
E’ gente che ragiona ancora in termini di “scuola italiana”, come se l’Italia fosse condannata dalla propria storia a giocare sempre con 6-7 giocatori che si occupano di distruggere il gioco avversario, di “brasiliani buoni ma non in difesa” (7 gol subiti in tutto il girone sudamericano, per la cronaca), di “giocatori di colore che puntano sul fisico più che sull’intelligenza” (giuro, sentita pure questa) ed altre amenità del genere.
Spesso queste persone associano al loro scarso spirito d’osservazione della realtà una conoscenza praticamente nulla di regole sportive e norme della legge, hanno un ventaglio di categorie concettuali probabilmente misurabile con due mani e tutto deve in qualche modo rientrarvi.
Ecco quindi che nei loro articoli e discorsi è presente una confusione massima, riconducibile ad uno schema fondamentalmente xenofobo, poco importa che si stia parlando di cittadini comunitari non italiani, extracomunitari, cittadini con passaporto italiano in virtù di antenati italiani ed i cosidetti “naturalizzati”.
Già, perchè la categoria degli “oriundi”, come ha giustamente sottolineato Abete in un’intervista di ieri, andrebbe totalmente abbandonata nei discorsi calcistici, sia se da bar sport, sia se fatti dal temporaneo Commissario Tecnico: esistono giocatori con un passaporto, che sono automaticamente convocabili per una sola nazionale, e giocatori in possesso di più di un passaporto, che quindi devono decidere a che rappresentativa nazionale rispondere. Questo, a prescindere da come abbiano ottenuto il passaporto o la Carta d’Identità, se grazie al nonno, al trisavolo, ad un matrimonio con un cittadino italiano, se residendo in Italia per oltre 10 anni o perchè adottato da una famiglia italiana…
L’unica altra regola posta dalla FIFA è che una volta giocato anche un solo minuto con una nazionale (maggiore, non a livello di Under 21 e simili), non si può fare marcia indietro. Fine delle discussioni, non esistono seghe mentali sull’essere o meno italiano, al di là dei documenti ufficiali che seguono le leggi dello stato, sono supercazzole che valgono addirittura meno di quelle sul numero di scudetti dei gobbi.
Ci sono dei documenti, a quelli ci si attiene, in uno stato di diritto.
Sarebbe il caso che qualcuno lo spiegasse anche al CT a cui sorride la sorte, che dire “non vogliamo molti giocatori di questo tipo”, riferendosi ad un italiano nato a Rio de Janeiro, ha la stessa base concettuale di uno che dicesse “non vogliamo troppi terroni in nazionale” o “non esistono ne(g)ri italiani”.
Ed è una base causata dall’ignoranza, ma d’altra parte evidentemente non si può chiedere al calcio di essere “più avanti” del resto del paese, nè nella comprensione e rispetto delle regole, nè nel superamento di certi pregiudizi.
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