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scritto da Fonz77 il 14 febbraio 2011 alle 9:34
L’Inter è una squadra generosa, questo lo sappiamo. Non si contano le iniziative benefiche portate avanti dal Società e giocatori negli ultimi anni.
A quanto pare ieri sera abbiamo deciso di ufficializzare una nuova iniziativa, che nel corso degli ultimi anni non abbiamo quasi mai mancato di organizzare in modo più o meno consapevole.
Si chiama Inter Caritas e va in scena una volta l’anno allo stadio Olimpico di Torino. Consiste nel permettere ai nemici di sempre, caduti in giusta disgrazia, di prendersi una piccola soddisfazione, l’unica alla quale possono aspirare durante l’anno solare e la stagione calcistica, e di andare a festeggiare sotto la curva dei loro tifosi come se avessero vinto (sul campo…) uno scudetto o una Champions League.
Lo scorso anno questa magra consolazione fu per i Gobbi l’inizio della fine. Tempo quattro giorni e si presentavano in Champions incassando quattro pere in casa dal Bayern Monaco. Nel nostro spirito magnanimo abbiamo poi pensato bene di vendicare l’onta subita sconfiggendo i crudeli Tedeschi in Finale di Coppa.
Voci non confermate, e comunque false e tendenziose, mi dicono che i Rubentini abbiano in realtà tifato per i suddetti tedeschi, ma si tratta ovviamente solo di illazioni messe in giro per gettare fango sulla Vecchia Baldracca.
Anche quest’anno Inter Caritas è andata in scena come da copione e tutti noi non possiamo far altro che augurarci che porti a tutti gli stessi benefici risultati dello scorso anno.
Tuttavia non è che si possa vivere di sole speranze e francamente io, quest’anno, avrei evitato il ripetersi dell’evento, ma in Società non hanno voluto sentire ragioni. Anche per motivi di ordine pubblico era importante che la tradizione venisse rispettata.
La verità è che nel primo tempo abbiamo letteralmente regalato il campo alla Giuve, giocando esattamente come loro volevano. Ci siamo sempre infilati nell’imbuto creato al centro dalla loro difesa e centrocampo, messi molto bene bisogna dire. Abbiamo permesso di colpire di rimessa la nostra difesa che, come abbiamo già visto nelle passate settimane, è parecchio traballante in molte occasioni. I rischi non sono mancati e per quello che si è visto nei primi 45 minuti non possiamo certo dire che i Gobbi abbiano demeritato.
Hanno giocato esattamente come dovevano: da provinciale di successo (cit.)
Nel secondo tempo, azzeccati i cambi, la musica è molto cambiata. Finalmente abbiamo iniziato ad allargare il gioco. Maicon ed Eto’o hanno iniziato a fare sfaceli dei loro scarsissimi terzini, peccato che gli abbiamo preso le misure troppo tardi. Possiamo anche recriminare contro la fortuna se vogliamo, ma nei fatti non basta una traversa negli ultimi cinque minuti per salvare il bilancio di una partita che di DOVEVA vincere.
Sono mancati gli uomini più attesi. Pazzini e Snejider non sono riusciti a dare l’impronta sulla partita. Il primo poco servito, ma anche troppo poco mobile sul fronte d’attacco, per riuscire ad allargare le maglie di una difesa a maglie schierata praticamente sulla linea di porta.
L’olandese sentiva l’impegno, ma ha provato a lasciare il segno nel modo sbagliato. Si è perso troppo tempo in improbabili dribbling contro due o tre giocatori avversari alti due spanne più di lui e con poche remore nell’usare i chili in più. Per tutto il primo tempo ha tentato giocate di fino in spazi strettissimi, sbagliando molto e concludendo poco. Meglio nel secondo tempo, quando ha avuto la possibilità di servire giocatori più larghi e mobili, ma non basta.
Nel complesso una brutta battuta d’arresto in ottica rimonta, nella giornata in cui quellilà calano sul tavolo un poker che lascia poco spazio alle discussioni.
I giochi sono ancora aperti, specialmente perché è una corsa a tre con un Napoli che, fino ad ora sta tenendo benissimo il passo, ma non dipende più solo da noi.
Otto punti di distacco significa che non basterà vincere a Firenze e vincere lo scontro diretto, dobbiamo contare sul fatto che lascino qualche altro punto sul terreno.
Il gioco si fa duro, ma in fondo è proprio quello il momento nel quale diamo il meglio di noi.
scritto da Nk³ il 14 novembre 2010 alle 18:56
Si dice sempre che il derby è una partita a parte, che esula dal resto della stagione, che prescinde dal momento che attraversano le due squadre. Una partita piena di spunti, in cui il carattere conta più di tutto il resto, in cui vince chi lo vuole con più forza. Addirittura una partita in cui chi parte sfavorito è avvantaggiato, un match impronosticabile, imprevedibile. Ebbene: il derby di oggi è tutto questo e probabilmente anche qualcosa in più.
Qualcosa in più perchè non è un Torino-Juventus in cui c’è in palio solo la supremazia cittadina (come se ci fossero dubbi, poi: solo un gobbo potrebbe mettere in discussione la superiorità storica del Toro), o un mediocre Lazio-Roma da metà classifica: è il derby di Milano, qui si parla di Scudetto.
Certo, al di là dei deliri di Galliani (trovarsi in testa alla classifica fa evidentemente male, a chi non è abituato) quella di stasera non è affatto una partita decisiva per il titolo: con due terzi di campionato ancora da giocare e tre punti tra le due squadre, è evidente come qualsiasi discorso sulla vittoria finale sia assolutamente campato per aria, soprattutto in una situazione tutt’altro che chiara e definita come quella che sta proponendo la Serie A in questo periodo.
Non parliamo di lotta-scudetto, dunque. Potremmo parlare dei ridicoli arbitraggi visti nelle partite del Milan fino ad ora, con questi arbitri che in vista delle elezioni hanno improvvisamente smesso di essere comunisti, ma queste sono pratiche che lasciamo volentieri ad altri. Potremmo parlare di Balotelli a San Siro per tifare Milan (del resto si chiama Balotelli. Con la B), ma anche no. Potremmo parlare addirittura della ridicola paura letta in questi giorni da alcuni interisti di subire gol da Ibrahimovic: scusate, ma dopo aver preso gol da Ronaldo in un derby, chissenefrega di Ibrahimovic?
Scegliamo di parlare di tattica allora, e di quelle che sembrano essere le clamorose scelte di Rafa Benitez. Clamorose, sì, perchè a meno che non si stia coprendo dietro uno spesso velo di pretattica, Benitez sembra avere intenzione di mettere in campo tre mosse a sorpresa, tre veri azzardi:
1) Materazzi in campo
2) Difesa con quattro centrali
3) Ritorno al rombo
La formazione dovrebbe infatti vedere il ritorno di Julio Cesar tra i pali e, davanti a lui, Cordoba, Lucio, Materazzi, Chivu; Zanetti, Stankovic, Obi; Sneijder; Milito, Eto’o.
Facile prevedere quello che leggeremo se non dovessimo vincere: Materazzi ha giocato 2 minuti dall’inizio della stagione e non può essere pronto, la difesa a quattro è completamente assente nella fase offensiva, non è il caso di cambiare modulo in una partita importante come quella di stasera.
Noi, però, preferiamo parlare prima. Il ritorno al rombo, innanzitutto: invocato a gran voce da tantissimi tifosi e addetti ai lavori sin dall’inizio dell’anno, è il modulo che ha portato l’ultimo scudetto. Più coperto, meno dispendioso, sicuramente più adatto ai (pochi) uomini a disposizione di Benitez in questo periodo. E’ conosciuto benissimo da giocatori che lo hanno usato ad ogni partita, salvo rare eccezioni, fino a febbraio scorso. Permette a Eto’o e Milito di giocare insieme e vicini alla porta avversaria. Non ultimo, è il modulo che ci ha permesso di brutalizzare i rossoneri l’anno scorso sia nella modesta partita d’andata (4-0) che in quella stratosferica del ritorno (2-0 in 9 contro 12). Un azzardo cambiare modulo proprio in occasione di un match-clou? No, non scherziamo: ciò che conta è l’allenamento e l’allenamento, la preparazione e la predisposizione di chi scende in campo. E poi davanti abbiamo il Milan di Allegri, della difesa ballerina, dell’attacco dei circens…ehm, pardon, dei funamboli: non certo il Barcellona o il Real Madrid.
Materazzi in campo, poi, è sicuramente un rischio, ma qui valgono le parole di Benitez: in queste partite serve passione e carattere, e nessuno più di Matrix può darli. Nessuno meglio di lui può provare a risvegliare un’Inter che troppe volte in questo periodo è sembrata essere molle, quasi svogliata. L’idea di mettere due difensori con le caratteristiche di Lucio e Materazzi davanti a un Milan costretto a giocare con Ibrahimovic unica punta, poi, potrebbe non essere sbagliata: lo svedese non è certo uno che si lascia intimorire dallo scontro fisico, ovvio, ma la pressione di due difensori esperti, tatticamente preparatissimi, capaci di contrastarlo nell’uno contro uno ma anche di andare all’anticipo…quella potrebbe sentirla. Unitamente alla pressione dello stadio, al peso della partita più che ai fischi che gli pioveranno inevitabilmente addosso. “Non li temo”, ama ripetere Zlatan, ed è vero: ma li subisce, non è una novità.
La mossa che mi lascia più perplesso, invece, sono i quattro marcatori schierati in linea in difesa. Alle spalle di Ibrahimovic agiranno larghi Seedorf e Robinho, e in questo senso Cordoba e Chivu potrebbero certamente creare più di un problema ai due trequartisti rossoneri, liberando da qualche pensiero i due centrali. D’altra parte, però, l’assenza di almeno un terzino fluidificante toglierebbe tante soluzioni alla manovra offensiva di qualsiasi squadra, e a maggior ragione rischia di essere devastante in una realtà abituata a scendere in campo con un certo Maicon.
Tre mosse che comunque hanno senso, tre rischi che Benitez sceglie(rebbe?) di prendersi con un vero colpo di teatro. Sono queste, di solito, le mosse che se vanno bene fanno guadagnare al mister la fiducia dei giocatori, sono queste le mosse che sono servite a Roberto Mancini prima e Josè Mourinho poi di costruire uno schiacciasassi che ciecamente, alle spalle dell’allenatore, riusciva ad affrontare chiunque. Lo ha detto, Rafa: questa potrebbe essere la partita della svolta.
Checchè ne dica la classifica, i tre punti sono l’ultimo dei nostri problemi: il campionato è ancora lunghissimo e i distacchi oggi lasciano il tempo che trovano. Ciò che conta è la testa, la mentalità, la convinzione che potremmo guadagnare uscendo vincitori da San Siro. Questa è l’occasione che abbiamo per smaltire definitivamente le tossine del triplete, per scrollarci di dosso la polvere accumulata in questi mesi e per svegliarci, di nuovo.
Per ricordarci chi siamo, per riconquistare la consapevolezza in noi stessi, per iniziare a dare concretamente una chance a Rafa. Per renderci conto che i nostri uomini migliori stanno lentamente tornando. E che con loro siamo, ancora, un gradino sopra a tutti.
scritto da Nk³ il 29 settembre 2010 alle 16:34
Il calcio sa essere assurdo, a volte. E così, dopo una stagione trionfale condita da 30 gol in 52 partite e il suo marchio su tutti i big match, tutti i turni di Champions, tutte le finali giocate, oggi forse proprio l’infortunio di Diego Milito può rappresentare il punto di svolta della stagione dell’Inter. El Principe ieri sera ha lasciato Appiano Gentile di comune accordo con lo staff medico preferendo non rischiare la gamba acciaccata contro la Roma. Adesso la palla passa a Benitez.
Le notizie di queste ore riferiscono di un tecnico orientato a confermare il 4231 con Eto’o prima punta e Coutinho largo a sinistra. In realtà l’occasione potrebbe tornare buona per testare -anche a partita in corso- un modulo diverso con tre centrocampisti. Perchè? Sarebbe più difficile dire perchè no, in realtà.
Difesa, centrocampo, attacco, persino panchina: non sembra esserci un aspetto che non trarrebbe vantaggio dall’aggiunta di un centrocampista in campo, rombo o albero di natale che sia. L’assetto difensivo resterebbe ovviamente invariato con i quattro in linea, ma un centrocampo a tre potrebbe garantire maggiore copertura sugli esterni. Tre giorni dopo la scenata di Chivu, mettere davanti a lui e a Maicon due giocatori capaci di coprire le avanzate del brasiliano e di andare in aiuto del rumeno sarebbe sicuramente il modo più semplice e rapido per coprire quel “buco” tattico che nessuno, nemmeno Benitez, può dire di non vedere. Un centrocampo a tre farebbe maggiore filtro in generale e finirebbe col togliere metri -e ridare fiato- anche a Cambiasso: vertice basso o interno a sinistra, il Cuchu -soprattutto nelle condizioni fisiche attuali- non potrebbe che trarre vantaggio dalla nuova disposizione tattica, indipendentemente dai compagni di reparto.
Resta l’attacco. Schierato a tre e non più a quattro (Sneijder compreso) permetterebbe come prima cosa di avere in panchina quella “riserva di lusso” capace di cambiare le partite in corso d’opera. Due gli schieramenti possibili: un trequartista (Sneijder/Coutinho/Pandev) dietro due punte (Eto’o/Milito/Pandev) o due trequartisti (Sneijder/Eto’o/Pandev/Coutinho) dietro una punta (Milito/Eto’o) con Sneijder libero di esprimersi e Milito appostato in area di rigore come al solito. I vantaggi sarebbero tutti per Eto’o e Pandev che si troverebbero a giocare più al centro e più vicini alla porta: il camerunense sarebbe così accontentato nei suoi desiderata e, soprattutto, il macedone potrebbe uscire dal cono d’ombra nel quale si è infilato da quando gioca sulla fascia. Sì, perchè non bisogna dimenticare che il giocatore che tutti vedono oggi come un gregario offuscato dalle stelle di Eto’o, Sneijder e Milito gioca da sempre in un ruolo non suo: Goran Pandev è una seconda punta mobile e talentuosa, capace di andare sempre in doppia cifra nelle stagioni laziali e di chiudere il suo personale tabellino romano con il rispettabile score di 64 gol in 191 partite: ben altra cosa rispetto ai 3 gol in 26 partite visti l’anno scorso in nerazzurro.
Aspetti negativi del nuovo schieramento? Forse l’unico sarebbe una riduzione dello spazio a disposizione di Coutinho: meglio gestire con il turn-over un ragazzo appena diciottenne però, piuttosto che essere costretti a buttarlo nella mischia, come stasera, per mancanza di alternative. Per il resto difesa più coperta, centrocampo più tecnico, attacco più pericoloso, panchina più lunga: questi i vantaggi di un modulo con tre centrocampisti. Oltre alla possibilità di dare un senso agli inserimenti dei vari Kakà, Pastore, Marin che sembrano tanto solleticare la fantasia di alcuni dirigenti.
Oggi è il giorno dell’assenza di Diego Milito e oggi è l’occasione per iniziare un nuovo ciclo di questa immensa Inter post-calciopoli. Abbandonare il 4231, abbandonare la formazione di Madrid e guardare avanti. Rinnovare la corazzata che tutti conosciamo nel segno del possesso palla, dell’attacco manovrato, del bel gioco iberico. Nel segno di Rafa Benitez.
scritto da Vujen il 15 giugno 2010 alle 15:37
Ci siamo. Da oggi, Martedì 15 Giugno 2010, ore 12.00, è iniziato ufficialmente il nuovo corso della società nerazzurra. Dal Magnifico e Tripletiano Mourinho, il testimone passerà in mano a Rafa Benitez, ex allenatore del Liverpool e del Valencia, e personaggio molto molto diverso dal vulcanico tecnico lusitano.
Ma come sarà strutturata la nuova Inter? Possiamo per ora, all’inizio della sessione estiva di calciomercato, fare delle ipotesi più o meno probabilistiche. In ogni caso credo sia intelligente separare l’aspetto più tecnico/tattico dall’aspetto mediatico, nell’analizzare le probabili novità nerazzurre per l’anno 2010/2011.
Per quanto riguarda l’Inter sul campo, iniziamo subito col dire che un allenatore più indicato di Benitez, per proseguire le caratteristiche di gioco che Zanetti e compagni hanno utilizzato nell’ultima parte della scorsa stagione, non si poteva trovare. Il perché è presto detto: il marchio di fabbrica del combattivo L’Pool che eravamo abituati a vedere è proprio quel 4-2-3-1 tanto dolce ai colori nerazzurri. È ovvio quindi che l’input iniziale di Benitez sarà l’input finale di Mourinho, nel segno di quella continuità tattica tanto voluta dai vertici dirigenziali nerazzurri (ed a ragione, credo di poter dire a nome di tutti).
Proprio questo sarà l’aspetto principale che andremo ad analizzare: sebbene il credo tattico rimanga pressappoco immutato, ci sono alcune differenze tra il gioco “mourinhiano” e quello “beniteziano” che vale la pena sottolineare: per prima cosa la principale differenza che salta all’occhio è la mentalità di squadra: l’Inter di Mourinho è stata un gruppo di calciatori che ha avuto, oltre ad un grandissimo sacrificio collettivo, anche l’istruzione precisa di non soffocare la genialità, l’individualità, la fantasia del singolo. Basti pensare alle azioni di Balotelli, ai dribbling di Eto’o ed alle discese di Lucio. Ecco, Benitez in questo è molto “sacchiano”, e molto distante dal portoghese. Lo spagnolo non lascia nulla al caso, e lo scopriremo presto, alle prime partite. Se già siam rimasti sorpresi (in positivo, ovviamente), dalle attenzioni di Josè, rimarremo ancora di più colpiti dalla profondità dei giudizi e degli ordini di Rafa. Proprio a causa di questo “soffocamento tattico” la nuova Inter sarà una squadra se possibile ancora più solida di quella precedente, ma d’altro canto perderemo qualcosa per quanto riguarda l’imprevedibilità in attacco. Diciamo, semplicisticamente, che forse ci annoieremo un po’ di più il prossimo anno, e che presumibilmente le nostre coronarie soffriranno leggermente meno.
Detto questo, voglio sottolineare che non dovremo aspettarci sicuramente un’Inter modalità “soldatini coreani”. Il gioco di Benitez è comunque funzionale ai giocatori in squadra, chiaramente, ed il Liverpool di questi ultimi anni non aveva grandi interpreti per quanto concerne il dribbling e la fantasia. Quindi, proviamo ad immaginare una squadra tatticamente simile ai Reds, ma chiaramente di stampo molto più mediterraneo, com’è normale che sia.
Ad esempio, il ruolo che negli anni è stato di Steven Gerrard, idolo ed icona di Anfield, sarà nella nostra squadra impersonato da Wesley Sneijder. Capite già come i due giocatori, oltre alla zona di campo in cui gravitano di solito, non hanno molto in comune. Roccioso, freddo, trascinatore il primo, sgusciante, fantasioso, imprevedibile il secondo. La funzione di Steven è sempre stata quella (quando è stato impiegato dietro le punte e non da interno di centrocampo) di “elastico” tra il centrocampo e l’attacco. L’inserimento e la facilità di tiro la sua dote principale, lo strapotere fisico una sua caratteristica. Wesley (per quanto abbia un gran bel tiro) ha nell’assist e nella visione di gioco i suoi punti di forza, e conseguentemente in fase di possesso palla il nostro gioco sarà obbligatoriamente diverso da quello visto precedentemente in Inghilterra. Anche in virtù del fatto che ci troveremo di fronte squadre chiusissime per lo più, e non, come nel Regno Unito, sempre disposte a giocarsela. Il Kuyt dell’Inter presumibilmente sarà Pandev (secondo me è un giocatore che farà impazzire di gioia Benitez), sempre ligio agli ordini tattici dettatigli dai propri tecnici. L’altro esterno, presumibilmente uno tra Eto’o e Balotelli, sarà invece più spiccatamente fantasioso ed offensivo. E fin qui nulla di nuovo rispetto all’Inter Mourinhiana. Il problema, se così vogliamo definirlo, è proprio la teorica (perché poi c’è da vedere) riluttanza del camerunense nel passare un altro anno a sbattersi sulla fascia al servizio della squadra. Tutto questo, chiaramente, al netto di eventuali cambiamenti di mercato di cui dovremo discuterne al momento opportuno (penso a Milito, ma anche a Mario ed Eto’o).
A centrocampo ci saranno invece delle piccole differenze rispetto al passato. Se Mou amava una coppia centrale dedita a metà tra l’interdizione e la proposizione, Benitez invece propende nettamente per una coppia di mediani che sia sbilanciata nella prima caratteristica. Due tipici medianacci mordi caviglie, che abbiano però anche medie abilità di palleggio (un po’, per capirci, la coppia Mascherano – Xabi Alonso). Proprio il possibile arrivo del capitano albiceleste servirebbe per formare, insieme a Cambiasso, una coppia centrale di assoluto affidamento. Con Motta e Deki (i cui spazi, in teoria, sarebbero molto ridotti) avremmo un reparto di primo livello, in relazione a quelli che sono i suoi compiti.
In difesa tutto dipenderà dall’eventuale partenza di Maicon. Se il terzino più forte del mondo rimanesse (secondo me, ad ora, c’è massimo un 25-30% di possibilità che ciò avvenga) tutto resterebbe inalterato. Se però il brasiliano partisse, dovremo obbligatoriamente affidarci al mercato per prendere un nuovo terzino di spinta, meglio se di prospettiva. I miei consigli in tal senso sarebbero due, a seconda della fascia in cui decideremo di intervenire: Bale del Tottenham a sinistra, e Van del Wiel (visto positivamente anche nell’ultima partita della nazionale olandese) a destra. Entrambi giovani, e con ottimi margini di miglioramento. Anche qui, comunque, non ci rimarrebbe che confidare nell’ottimo Branca.
Questo per quanto concerne l’aspetto tecnico-tattico. Poi (e con Mourinho abbiamo avuto l’esempio migliore che possa esserci) un tecnico moderno, un tecnico da Inter deve svariare ed essere quadrato anche al di fuori del campo di gioco. E qui a mio avviso il paragone con Mou è un po’ impietoso (ma lo sarebbe stato indipendentemente da Benitez o meno). Ma il problema principale, secondo me, è proprio nella natura dialettica dello spagnolo. Rafa non è molto un tipo da “opposizione”, come invece era (ed è) Josè (ed infatti ho moooolti dubbi sul suo futuro operato madrileno), è più un tipo da “squadra cullata e tranquilla”. Onestamente non ho visto molte conferenze stampa di Rafa in passato, lo ammetto, ma quelle in cui ho avuto la fortuna di imbattermi non mi son rimaste impresse per la profondità delle sue dichiarazioni. Per carità, si può vincere anche senza fare fuoco e fiamme in sala stampa ogni settimana, ma io credo (è la mia personalissima opinione, non di certo una verità assoluta) che nel caso dell’Inter è un pelo più facile vincere avendo l’aiuto verbale di un uomo che tuteli i propri tifosi ed i propri giocatori, oltre che chiaramente il proprio operato.
Dopo aver visto solo la conferenza stampa di presentazione, comunque, ad oggi abbiamo solo una cosa da dire: Benvenuto nella tua nuova casa, Rafa.
scritto da Fonz77 il 3 giugno 2010 alle 23:34
Questo è un articolo che farà storcere il naso ai puristi e probabilmente anche agli estimatori del Lardo di Colonnata.
Nasce dalla lettura di un altro articolo, trovato sul numero di giugno della rivista Wired Italia. Il genere di lettura adatto praticamente solo a Technofreak e Nerd troppo cresciuti. Si parla tanto di calcio in questo numero di Wired, in primo luogo con un esame/intervista a Samuel Eto’o che si è prestato ad un’analisi del suo codice genetico, che si prefiggeva l’obiettivo di identificare nel DNA le caratteristiche di un Campione.
I risultati non sono esaltanti per un freddo scienziato determinista. Per quanto approfondita possa essere l’analisi risulta ancora evidente quanto sia importante la componente mentale, la professionalità e la forza di volontà dell’individuo, specialmente nella pratica di uno sport che coinvolge così tanti talenti ed abilità quale è il calcio.
L’articolo successivo parla dell’evoluzione della medicina e della protesica, che ha subito un tale sviluppo nel corso degli ultimi vent’anni da permettere a Francesco Totti di recuperare in pochi mesi da un infortunio che quasi tre lustri prima aveva messo fine alla carriera di un campione come Marco Van Basten.
Il 19 febbraio del 2006 Totti subisce un grave intervento. Da dietro, cattivo, sulle caviglie. E’ l’ultimo colpetto che manda in frantumi una caviglia troppo spesso presa di mira.
Solo cinque mesi più tardi, Totti è di nuovo sul campo, ad alzare la Coppa del Mondo insieme agli altri Azzurri guidati da Lippi e questo grazie a una placca d’acciaio del peso di 60 grammi, saldata a tibia e perone per mezzo di 11 viti. Quel pezzo di metallo di 10 centimetri è ancora al suo posto, per volontà dello stesso Totti perché poteva essere rimossa ed è forse una delle ragioni per le quali il Gabidano riesce ancora a giocare nonostante i numerosi infortuni subiti.
Disgraziatamente la scienza può curare il fisico, ma deve ancora lavorare molto sul cervello, visto che a quattro anni di distanza saranno praticamente gli stessi a indossare la maglia Azzurra, probabilmente con i risultati che molti di noi si attendono (o sperano).
Immagino che sia per amore della scienza che il Pupone ha cercato di riservare lo stesso trattamento da lui subito a Mario Balotelli, nella finale di Coppa Italia. Tanto, avrà pensato Francesco, come hanno sistemato me, potranno fare lo stesso con lui.
Fino a qui nulla di particolarmente nuovo, bisogna ammetterlo. Studi, analisi, medicina ricostruttiva, ma alla fine si parla sempre di carne, ossa e sangue. Tenuti insieme per qualche ragione misteriosa. Roba che combinata in modo particolare dà vita ai Campioni che acclamiamo sui campi verdi. Lascio a quelli che hanno più fede di me il compito di trovare una spiegazione compiuta.
Ciò di cui voglio invece parlarvi non ha un’influenza diretta sugli uomini. Piuttosto riguarda il modo di osservarli ed è stata una bella scoperta per Carlo Ancelotti, uno a cui si possono appioppare tutti i difetti che vogliamo trovare, ma non quello dell’arroganza. Arrivato al Chelsea dopo 18 anni passati in Italia da allenatore ai quali dobbiamo sommarne altri 16 da giocatore.
Trentaquattro anni. Un tempo piuttosto lungo, in cui uno potrebbe anche convincersi di saperne abbastanza.
Invece Carletto (che sapeva cosa doveva fare, cit.) appena arrivato nel suo nuovo ufficio a Stamford Bridge, si è trovato di fronte a qualcosa che non aveva mai visto.
All’interno del suo computer, di solito usato solo per chiedere a Google di fare le traduzioni dall’Italiano all’Inglese, ammicca sul desktop una misteriosa icona con sotto la scritta AMISCO. Incuriosito, Carletto fa partire il programma e gli si apre un mondo. All’inizio a dire il vero non è che ci capisca molto, ci sono i nomi di tutti i suoi giocatori e le partite giocate dal Chelsea. Il tutto è farcito di grafici e tabelle.
Capisce subito che non serve per ordinare i cioccolatini. Per un attimo teme che siano i comandi di Chelsea-Lab e viene colto da una crisi epliettica. Fortunatamente passa da quelle parti il suo “agente di collegamento”; che poi altri non è se non è Salvatore o’ pescatore, cuoco e uomo di bottega dei Blues, emigrante di seconda generazione che segue Carletto e gli fa da traduttore quando il corso “English for dummies” fallisce.
Salvatore lo tranquillizza e gli spiega che si tratta di un software speciale, prodotto da un’azienda di Nizza, nata nel 1995, che permette, per mezzo di speciali sensori e di sistemi di riconoscimento dell’immagine, di tenere monitorati tutti i giocatori durante l’allenamento e di raccogliere dati sull’andamento delle partite. AMISCO non è solo un software, è un vero e proprio sistema integrato che viene raccoglie informazioni sulle partite da tutti i campi in cui è installato. Inoltre, tramite l’utilizzo di GPS e cardiofrequenzimetri è in grado di collezzionare dati dedicati a ogni singolo giocatore anche durante gli allenamenti. La distanza percorsa, il livello di affaticamento.
Carletto è ancora un po’ scettico e non ama usare AMISCO per l’analisi delle partite. Ancora preferisce rivedersele in televisione e guardare con i suoi occhi i movimenti dei vari giocatori, ma quanto al resto? Beh, sarà grande e grosso, ma non ciula e baloss.
Cambia completamente il suo modo di allenare. In Inghilterra si fa pochissimo allenamento in palestra. Quasi tutto il lavoro viene svolto con il pallone, questo perché nessun attrezzo è in grado di replicare gli sforzi improvvisi a cui un calciatore si sottopone durante una partita. Capita di saltare, atterrare e dover subito partire di scatto e in palestra questo non lo puoi fare.
E AMISCO cosa fa? Tiene tutto sotto controllo. Ti permette di verificare il carico di lavoro a cui viene sottoposto ciascun giocatore. Puoi sapere se ha lavorato bene e in modo uniforme e puoi subito renderti conto se sia in grado di sostenere l’intera partita o meno. Se non è riuscito a lavorare 100, ma solo 78, probabilmente non è abbastanza in forma e non potrebbe reggere l’impegno completo.
Grazie a queste informazioni l’allenatore può avere una chiara idea di chi mandare in campo e chi lasciare in panchina, distribuendo i compiti e i carichi in funzione dello stato di forma.
Poi c’è la parte del programma che Carletto ancora non vuole usare. Puoi visualizzare il tracciato di ogni singolo giocatore durante la partita. Vedere la direzione dei suoi passaggi e la precisione. Puoi isolare ogni azione dal resto del match, riconoscendole e classificandole: contropiede, palla inattiva e via discorrendo. Puoi concatenare ogni azione ad un’altra calcolandone l’efficacia sul campo.
Fantascienza? Forse. Tant’è che la gestione tattica Carletto preferisce farsela ancora alla vecchia maniera, ma il sistema gli permette di verificarne i risultati, aiutandolo a identificare i punti sui quali intervenire.
Nessuna paura. Il calcio è ancora e sarà sempre fatto da uomini. Sono loro a vincere le partite, con la fantasia, il talento e la forza di volontà.
Il calcio è “un mistero senza fine bello” (cit. di lusso).
La tecnologia è solo uno strumento di supporto.
Postilla:
In Europa sono tantissimi ad usare AMISCO. Alcuni nomi? Manchester United, Chelsea, Liverpool, Tottenham, Manchester City, Real Madrid, Villareal, Valencia, Atletico Madri, Amburgo, Wolfsburg, Lione, Marsiglia. Tutte squadre più o meno vincenti, a dimostrazione che comunque la differenza la fa sempre l’uomo, sfruttando però al meglio gli strumenti a disposizione.
Come dite? In Italia?
In Italia, solo l’Inter. Un’altra delle novità introdotte per volontà di José Mourinho, un’altra ragione per cui ringraziarlo. Ci ha portati nel futuro.
scritto da Nk³ il 22 aprile 2010 alle 8:50
I Campioni d’Europa e del Mondo battuti. La squadra più forte d’Europa si inchina all’Inter.
Questa è una verità assoluta, forse l’unica, che possiamo scrivere, incidere e lasciare a imperitura memoria dopo la partita di ieri. I tempi non sono ancora maturi per capire se e quanto questa impresa di fine aprile servirà a rendere gloriosa la stagione nerazzurra, ma questo è un punto fondamentale da non dimenticare in nessun caso.
Non sono una persona a cui piace sdottorare di verità assolute in corso d’opera: dunque per il momento vedo ciò che sta facendo questa squadra e mi limito a registrarlo, in attesa di poter tirare le somme.
Qualche parola però si può spendere sul trionfo di ieri. Un trionfo che porta bene impresso il marchio di fabbrica di Josè Mourinho, un trionfo che, attraverso un’analisi tattica, può essere forse analizzato sotto molti più aspetti di quanti si pensi.
Ciò che ha colpito fino ad ora di quest’Inter, infatti, è senz’altro la sua capacità di giocare in maniera diversa a seconda dell’avversario che si trova davanti. E anche ieri sera Josè Mourinho ha saputo muovere i fili giusti per farci vedere un’Inter che giocava nell’unico modo in cui si può mettere in crisi il Barcellona: chiusura totale degli spazi in difesa, ripartenze veloci tramite verticalizzazioni e soprattutto intensità. O meglio, intencità. Tanta, tantissima intencità.
Prima della partita si favoleggiava di 442, 4231, 4213, 4141 e chissà cos’altro. Garanzie o novità? Sicurezza o sperimentazione? Quale strada avrebbe scelto Mourinho? E lui, Mourinho, a sceglierne una mai battuta prima. Non certo per il modulo o per gli uomini, ma senz’altro per l’interpretazione. Non si può coprire tutto il campo contro il Barcellona, degli sfoghi bisogna lasciarglieli. Non si può stare lì a difendersi, perchè prima o poi un gol te lo fanno. Non si può attaccarli in maniera scriteriata, perchè ci si espone a tutta la loro batteria offensiva. Qual è la chiave? La chiave è nel solito 4231, la chiave è nei soliti Eto’o e Pandev.
Concedere le fasce al Barcellona e difendersi in area, come in parte già visto con il Chelsea, partendo dal presupposto che è dall’area che il pallone deve passare per finire in porta. Quattro difensori in linea a difendere dentro l’area, Eto’o e Pandev veri e meravigliosi terzini oggi per la prima volta, quasi a voler prendere in giro quelli che “Eto’o non può fare il terzino”, Cambiasso e Motta a chiudere la gabbia di Messi e a mettere la gamba su uno Xavi costantemente disturbato da Sneijder. E Milito, solo, a infastidire i due centrali e a colpirli nel loro punto debole: la profondità. Ecco come ci si difende dal Barcellona. Eto’o e Pandev avevano mai fatto questo lavoro? Milito aveva mai giocato così tanto sulla corsa? Sneijder aveva mai interpretato il ruolo così unicamente in chiave difensiva? No.
Ecco quali sono i giocatori che permettono di arrivare in alto.
In questa gabbia perfetta un ruolo molto importante l’ha avuto sicuramente l’assenza di Iniesta, anche se Mourinho non lo ammetterà mai. Ma una difesa totale e mai affannata come quella di ieri io non l’avevo mai vista. E tante altre cose ancora non avevo mai visto.
Non avevo mai visto, per esempio, neanche la seconda fase del gioco nerazzurro. Non ci si può solo difendere con il Barcellona, si diceva: attaccarli, dunque. Ma come? Serve un modo efficace, veloce, pericoloso e che comunque non lasci spazio e campo all’asse Xavi-Messi-Ibrahimovic. Semplice, banale: verticalizzazioni immediate per gli scatti di Milito ed Eto’o, che per l’occasione rende visibile al mondo il suo dono dell’ubiquità. Un gioco che solo Sneijder e Motta possono fare, un gioco che solo Milito ed Eto’o possono portare a compimento: eccola qui l’Inter voluta, creata e plasmata da Josè Mourinho. Eccolo qui il suo catenaccio.
Un catenaccio vero però, un catenaccio storico che segue direttamente le orme dei “padri” Rocco ed Herrera, non certo la porcheria vista più o meno di recente.
Nulla è lasciato al caso in questa Inter: tutti sanno cosa fare e tutti sanno come farlo. Difendersi in 4, 5, 6 in un determinato modo. Analizzare, rispettare e annientare le caratteristiche degli avversari. Ripartire rapidamente con verticalizzazioni, fraseggi o palla al piede a seconda di chi ci si trova di fronte. E tutti imparano la lezione in maniera perfetta. Sacrificio, abnegazione, devozione totale al progetto: sono queste le caratteristiche di Zanetti e Lucio, di Motta e Sneijder, di Pandev e Milito, di Samuel Eto’o. Sono queste le caratteristiche sulle quali l’Inter si gioca le sue chance di vittoria e di gloria. Sono queste le caratteristiche che bisogna avere per portare in alto questa squadra.
Sacrificio, abnegazione, devozione totale al progetto.
Tirare al volo da 35 metri e magari metterla anche è spettacolare, meraviglioso, ammirevole. Ma maledettamente inutile, nel lungo periodo. Perchè contro questo Barcellona ci vuole innanzitutto chi riesca a tornare fino alla propria area di rigore per contrastare prima Xavi e poi Abidal e consentire al Capitano di tenere sotto controllo Maxwell. Ci vuole chi, una volta recuperata mirabilmente la palla, la verticalizzi immediatamente per lo scatto di Eto’o e Stankovic: schemi studiati, situazioni provate in allenamento, palloni ad altissimo coefficiente di pericolosità.
Se si prende palla e si controlla con la testa, si porta avanti col tacco e si cerca un triangolo nello stretto con chi si aspetta tutto al di fuori di quella giocata, si è destinati a trovarsi davanti a un muro di difensori impossibile da saltare. Si è destinati a lasciare spiazziati i propri compagni, prima ancora degli avversari. Si opera, di fatto, uno stravolgimento degli schemi impostati in allenamento. Di quegli schemi che ti hanno portato, prima squadra quest’anno, a segnare tre gol al Barcellona. Di quella filosofia di gioco che sta portando la tua squadra, prima nella storia, a battere Guardiola con due gol di scarto. Così rischi di rovinare la partita perfetta, così rischi di compromettere una stagione intera. E per che cosa? Per un tuo gol, per la tua gloria, per dimostrarti importante?
Hai solo sei partite per cambiare idea. Dopodichè i tuoi gol puoi andare a farli altrove.
Ma pensaci bene prima di lasciare questa squadra. Guarda in che razza di situazione si trova il tuo “amico” Ibra e pensaci bene.
Il futuro è qui.
Il futuro è l’Inter.
scritto da Vujen il 19 aprile 2010 alle 14:17
Dopo aver giocato (e vinto) contro, per quanto visto sul nostro campo, i terzi bianconeri del campionato in ordine di forza, è impossibile non farsi sorprendere a pensare alla sfida di martedì. La partita dell’anno, come viene sempre definita ogni singola sfida importante dell’Inter (abbiamo dalle 5 alle 10 partite dell’anno ogni anno, ci avete fatto caso?), questa volta sembra essere proprio arrivata. Una partita contro l’avversario più importante e ingombrante che possa esistere, in questo periodo. Una partita che non abbiamo avuto modo di vivere da sette anni a questa parte, e che ora è finalmente pronta per essere giocata. Bene. Benissimo. Ma… come la giocheremo?
Il problema, se di problema vogliam parlare, è proprio questo: contro una squadra oggettivamente messa meglio di noi (parliamo di valori assoluti, ovviamente) una gran parte delle nostre possibilità di vittorie sarà decisa dal nostro modo di interpretare la gara, e l’avversario.
Per prima cosa, mettiamo in chiaro ciò che sembra scontato, ma che in realtà val sempre la pena di sottolineare: la partita in questione, non dura 90 minuti, ne durerà 180, forse 210. E noi dobbiamo ragionare con questa mentalità, evitando di farci prendere da strani isterismi prima del tempo, altrimenti posso dire con un certo grado di certezza che potremmo pagarla cara.
Giocheremo la prima partita a San Siro, ed il ritorno in terra catalana, al Camp Nou. Questo è il primo aspetto su cui credo valga la pena soffermarsi: così come negli ottavi e nei quarti, il sorteggio ci è stato relativamente ostico sotto questo punto di vista. Avere un ritorno in casa è sicuramente meglio che andare a giocarsi la qualificazione per la finale in Spagna, su questo non ci piove. Però io credo che questa “continuità” di calendario, ci possa in qualche modo favorire dal punto di vista psicologico, e soprattutto dal punto di vista tattico, considerando il nostro modo di giocare, e considerando la preparazione delle partite che Mourinho è solito attuare in coppa. Di certo dovremo essere bravi a non compromettere la possibile qualificazione a San Siro (Milan-style) e non ritrovarci poi a sperare in qualche improbabile impresa. Per carità, la palla è rotonda e tutto quello che si vuole, ma certe volte la palla non è così rotonda. Quindi attenzione nei primi 90 minuti, questa è la chiave più importante. Comunque dei possibili ed auspicabili risultati ci interesseremo più avanti.
Parliamo ora dei nostri avversari:
Nota positiva: mancherà Iniesta.
Nota negativa: ci saranno Messi, Xavi, Dani Alves, Puyol, Ibrahimovic, Tourè, e tutti gli altri.
Che i Blaugrana siano quanto di meglio il calcio degli ultimi 10 anni ha da offrire, è cosa risaputa. Questo dobbiamo sempre tenerlo in mente secondo me. Molti potranno dire che in questo modo avremo troppo rispetto, troppa paura forse per gli avversari. Io dico che invece in questa maniera saremo più motivati nel provare a fare l’impresa. Arrivati ad una semifinale di Champions League, non possiamo mica pretendere di incontrare strane compagini, tipo boh… il PSV. Queste cose non accadono ragazzi. Alle semifinali incontri quelli tosti veramente. E qui sta il bello. Perché quelli tosti li devi fermare.
Come giocherà il Barcelona? Presumibilmente il modulo sarà il solito, il 4-3-3 tanto caro a Pep Guardiola. A meno di defezioni dell’ultimo minuto (i blaugrana stasera saranno impegnati nel derby contro l’Espanyol) la linea difensiva sarà composta da Dani Alves, Puyol, Piquè ed il recuperato Abidal a sinistra. A porta chiaramente Victor Valdes. A centrocampo, detto dell’assenza di Iniesta, oltre al magnifico Xavi credo giocheranno Keita e, in posizione più arretrata, Busquets. In avanti le cose si fanno un po’ più complicate: chiaramente non è in discussione la presenza di Lionel Messi, ma la composizione del restante pacchetto avanzato non è ancora chiara. Dovrebbero giocare Ibrahimovic, fino ad oggi indisponibile ma molto probabilmente recuperato per martedì, ed uno tra Henry e il giovane Pedro. Ma non possiamo escludere a priori un’esclusione dello svedesone, e conseguente maglia da titolare per Henry e Pedro, per formare con Messi un attacco veloce ed imprevedibile.
Proprio qui sta il succo: per riuscire a fare risultato, bisogna limitare il Barcelona il più possibile. Il destino ci ha dato una piccola mano, lasciando Iniesta fuori dai giochi, ma è chiaro che i blaugrana sono talmente forti e preparati, che una singola assenza non sposta più di tanto il valore complessivo della squadra (e l’abbiamo già visto quest’autunno, tra l’altro). In queste condizioni, le loro principali fonti di gioco sono tre: in ordine, Xavi, Messi, Dani Alves. E noi dovremo per forza di cose cercare di annullarli. Impresa ardua, ma fattibile.
Come fare? Dipende dagli uomini che sceglierà Mourinho. Molto presumibilmente giocheremo col 4-2-1-3 alias 4-2-3-1 alias 4-5-1, come nostro (nuovo) solito in coppa. Scelta condivisibile, schierati con il rombo di centrocampo abbiamo già giocato nei gironi, e contro il Barcelona non ricordo di grandissime prestazioni, per usare un eufemismo. Davanti a Julione, giocheranno sicuramente Maicon, Lucio e Samuel. La casella di sinistra invece è ancora in dubbio, così come le due di centrocampo. Se Mou opterà per Chivu, Zanetti sarà utilizzato più avanti, in compagnia di uno tra Cambiasso, Deki ed il lentissimo Motta (cit.). Se invece (opzione a mio avviso più probabile) il Capitano scenderà in campo da terzino sinistro, a centrocampo si giocheranno il posto i soliti tre. In avanti sicuramente Milito, supportato da Sneijder, Eto’o e Balotelli, in vantaggio su Pandev.
Perché questa scelta? Come abbiamo detto in precedenza, il Barcelona ha tre principali “creatori di gioco”: Xavi, Messi e Dani Alves. L’utilizzo di Eto’o sulla fascia sinistra sarà fondamentale per contrastare e limitare le incursioni offensive del laterale brasiliano, e la velocità e resistenza del camerunense servirà per pressare già a centrocampo Alves. Ad Eto’o verrà richiesto così un grande sacrificio in termini di chilometri percorsi, con susseguente ed inevitabile minor peso in attacco. Dall’altra parte del campo invece stazionerà Balotelli (chiaramente è da mettere in preventivo uno scambio dei ruoli abbastanza frequente tra i due, per far rifiatare a turno i nostri attaccanti), che dovrà rimanere abbastanza alto. Questo per sfruttare al meglio le sue caratteristiche esplosive e la sua leggera indisciplina tattica, costringendo Abidal a rimanere abbastanza accorto, per evitare le salite di Mario ed in seconda battuta di Maicon, al quale molto presumibilmente verrà accostato Pedro, che ritengo in vantaggio su Henry. Sneijder invece dovrà essere bravo a giocare di prima, ed a cambiare spesso gioco. Su di lui stazionerà a uomo Busquets, quindi è fondamentale che in fase di possesso palla il nostro Wesley sia rapidissimo nello smistare la palla. Anche perché l’ago della bilancia verterà moltissimo su di lui. Sarà infatti l’olandese il primo ad occuparsi dell’ affare-Xavi, iniziando già sulla loro trequarti il pressing, e aspettando il raddoppio del centrocampista (nella fattispecie, più Deki/Motta di Cambiasso). Limitare Xavi significa limitare paurosamente il Barcelona. Anche perché limitando Xavi, si limita Messi. E questo è il terzo aspetto fondamentale da prendere in considerazione.
La posizione della Pulce non sarà statica, (non è MAI statica) e dipenderà certamente dalla composizione dell’attacco blaugrana. Con la presenza di Ibra, Messi giocherà principalmente a destra (e verrà preso in consegna da Zanetti), ma anche loro, come noi, son soliti cambiare molto spesso la disposizione dei tre davanti. Senza Ibra, le cose si fanno un po’ più complicate, ed io credo pericolose. In questo caso non è da escludere l’utilizzo dell’argentino come punta centrale (tattica utilizzata peraltro nella scorsa finale di Champions), ed allora saranno belle gatte da pelare per i nostri centrali, che, così come fu per Vidic e Ferdinand, non hanno il passo per reggere la velocità di Lionel. Senza Ibra giocheremo così col baricentro più basso, pressando a partire dalla nostra metà campo. Con lo svedese in campo invece, potremo permetterci un pressing più alto, considerando che la “relativa” stazionarietà di Zlatan possa dare una mano a Lucio e Samuel nel controllarlo, e limitarlo. Chiaramente i raddoppi dovranno essere all’ordine del giorno.
In definitiva, gli accorgimenti da utilizzare son questi: per quanto riguarda i loro esterni, pressing altissimo già nella loro trequarti da parte dei nostri attaccanti. Per quanto riguarda Xavi, pressing asfissiante di Sneijder e immediati raddoppi di marcatura. Per quanto riguarda Messi (ed in maniera minore Pedro), marcatura a uomo se si trovano sugli esterni, difesa bassa e squadra cortissima se l’argentino staziona nella zona centrale del campo.
A questo punto, rimane da stabilire come sarà il NOSTRO gioco. E’ presto detto: tattica abbastanza attendista all’inizio, e contropiede fulminante non appena in possesso della palla. Discese principalmente a destra (come nostro solito) e passaggi di prima, massimo di seconda, con cambi di gioco frequenti.
Un risultato accettabile è chiaramente la vittoria con un bello ZERO nella casella dei gol subiti. Se dovessi però scegliere tra un gol subito in meno, ed un gol fatto in più, opterei per la prima ipotesi: primo, non prenderle. Anche perché, e qui ci ricolleghiamo alla parte iniziale, poi si deve andare a giocare al Camp Nou. E non far segnare il Barcelona a San Siro, vuol dire obbligarli a scoprirsi in Spagna. E noi sappiamo che il contropiede è l’arma più affilata in nostro possesso.
Ma soprattutto, Milito, fai-gol.
scritto da SNIS il 3 aprile 2010 alle 19:28
Mi perdonerà Fonz se gli rubo il titolo, ma dopo la sua presentazione era il modo migliore per far capire cosa è successo oggi pomeriggio a S.Siro.
Nonostante le tante assenze per squalifica di alcuni uomini chiave, che paradossalmente hanno permesso una sorta di turn-over indolore, la partita è stata giocata in maniera quasi perfetta, in tutti i sensi. Risultato mai in bilico, con l’Inter che ha avuto in mano il match per tutti i novanta minuti, potendo così gestire al meglio le forze, anche in vista del ritorno dei quarti di Champions col CSKA in programma martedì prossimo all’inusuale orario delle 18.30.
Difesa granitica nei due centrali Cordoba e Samuel, sufficiente il rientro di Santon, apparso non in perfette condizioni fisiche e ancora una convincente prestazione di Chivu nel ruolo di terzino sinistro. Dal centrocampo arrivano le notizie migliori, con Cambiasso e Deky che sembrano ritornati quelli dei tempi migliori e Thiago Motta che, oltre ad offrire una convincente prestazione, va a segno addirittura due volte, sbloccando e chiudendo la partita. Nei tre davanti l’unico a far storcere il naso è Pandev, mentre il Principe si conferma uomo importantissimo per questa squadra con una prestazione al solito molto convincente e lo splendido assist per il raddoppio.Vederlo fallire a tu per tu col portiere un occasione clamorosa capitatagli dopo pochi minuti è stato veramente sorprendente. Veniamo infine a Balotelli, rientrato in squadra e tra i titolari dopo le ultime conosciutissime vicende. Ebbene, il ragazzo fin da subito ha fatto vedere di essere in giornata, proponendo numeri e giocate d’altra scuola, facendosi trovare sempre pronto anche in fase di copertura. Il gol del 2-0 che di fatto ha chiuso il match è stata la graditissima ciliegina sulla torta. Sneijder, subentrato al posto di Pandev, nei pochi minuti che è stato in campo ha dato vivacità alla manovra, dimostrando se ce ne fosse stato bisogno la sua innata classe.
Tre punti messi in cascina abbastanza facilmente quindi, con le dirette concorrenti che però vincendo lasciano invariate le posizioni e i distacchi in classifica. Contro tre squadre che di fatto non attraversano un momento proprio brillante e senza avere nel mirino obbiettivi appetibili, il pronostico della vigilia pendeva a ragione a favore delle tre prime della classe. E così è stato. Ci aspetta quindi un finale di campionato tutto da vivere, con le ultime sei giornate al cardiopalma. Non mancheranno le emozioni, ma i cuori nerazzurri oramai sono temprati da anni di sofferenze infinite.
Nel post partita il Cuchu ha completato davanti alle telecamere di Sky l’ottimo lavoro fatto in campo.
Sconcerti: “Cambiasso, a cosa è dovuto lo scarso rendimento dell’Inter nell’utlimo periodo? Nelle ultime partite avete perso diversi punti sulle inseguitrici. Secondo lei ha cosa è dovuta questa crisi?”
Cambiasso: “Forse lei è più attento di me, ma se tutti gli anni arriviamo ad aprile primi in classifica, in semifinale di Coppa Italia e con un ritorno di Champions da giocare come quello di martedì prossimo, vorrei essere sempre in crisi”.
Infine, vista l’imminenza della Pasqua, permettetemi un pensiero per gli amici di Bauscia Cafè. Tantissimi auguri a tutti voi e i vostri cari. In questi due giorni festeggiate, mangiate, bevete e divertitevi, ma con moderazione, che martedì c’è subito un impegno di quelli importanti.
scritto da Fonz77 il 31 marzo 2010 alle 10:51
Pressione? Io adoro la pressione. Passerei le giornate a cazzeggiare senza pressione.
Bene adesso ne ho quanta ne voglio, pure d’avanzo.
Il Campionato ci ha dato solo tre giorni di tranquillità dopo il Livorno, prima di ricacciarci di nuovo nella mischia, con solo un punto di vantaggio sugli inseguitori. Capita anche nelle migliori famiglie e perfino nei “Paesi Normali”. Certo una lotta in testa Tra Barça e Real Madrid o tra Chelsea e Manchester United ha più ragion d’essere che non una tra Inter e quellarobalà.
Oggi però il Campionato non me lo filo nemmeno di pezza.
Stasera gioca l’Inter. In Europa. Contro il ЦСКА МОСКВА.
Giochiamo per NOI stessi, non andiamo a rappresentare proprio nessuno se non i NOSTRI colori.
Sembra quasi che il resto del mondo se ne sia dimenticato. Stanno tutti a parlare di Mou e di Mario, quasi che la partita fosse una questione secondaria, una noiosa pratica da sbrigare prima di poter tornare a casa a guardare una nuova puntata della Soap di maggior successo sulle reti Mediaset; magari prendendoci il tempo per il minispot del Trap che si unisce al club di quelli che cercano di finire sui giornali affiancando il proprio nome a quello di José.
Ci mancava il Trap in effetti. Se tutti gli Italiani seguissero il suo esempio sui tempi di pensionamento, avremmo risolto qualsiasi problema di previdenza sociale, qualcuno avvisi Giulietto che il modello da seguire per le riforme esiste!
Beh le cose stanno un po’ diversamente e faremmo meglio ad essere preparati perché stasera ci sarà bisogno anche del popolo nerazzurro.
Sottovalutare i Russi dopo l’orgasmo di Londra sarebbe imperdonabile.
Il CSKA non è una squadra famosa per la continuità dei propri risultati, ma in Champions questo conta poco o nulla. Conta piuttosto il fatto che il Campionato Russo è iniziato da poco e i nostri ospiti saranno freschi come rose di campo.
Certo, tecnicamente non fanno molta impressione e la loro difesa è francamente imbarazzante, sostenuta dal portiere della loro Nazionale che pure non manca di regalare qualche bello svarione, ma non è cosa su cui fare conto.
Piuttosto dal centrocampo in su sono veloci, molto, ed aggressivi. Lottano su qualunque palla sporca cercando di trasformarla nel gollonzo di turno. Si può dire qualunque cosa dei Russi, ma non che non siano gente disposta a combattere fino in fondo, hanno poco o nulla da perdere, visto che li danno tutti per spacciati.
L’atmosfera è troppo rilassata, sarà la primavera, ma non mi piace. Give me pressure, please.
Massima concentrazione e palle. Non chiedo altro.
scritto da Fonz77 il 24 marzo 2010 alle 14:24
Non è ordinaria amministrazione, anche se dovrebbe esserlo. La partita di questa sera contro il Livorno, anche se sulla carta dovrebbe essere una passeggiata di salute, presenta delle insidie da non sottovalutare, anche in considerazione del fatto che le incontreremo nuovamente da qui alla fine del campionato, con avversarie del tutto simili in gioco e aspirazioni.
Lasciamo perdere la pretattica scaramantica del presidente del Livorno, Spinelli, che afferma che si accontenterebbe di vedere la sua squadra vendere cara la pelle. In realtà Spinelli ha colto anche l’occasione per lanciare una stoccata Cosmi e Lucarelli, affermando in pratica che è inutile strappare un pareggio contro la Roma se poi prendi tre pere da una diretta concorrente per la salvezza.
Parole che non lasciano spazio a dubbi su che genere di partita ci dobbiamo aspettare di vedere.
Il copione sarà il solito “catenaccio e contropiede” in salsa provinciale Italiana, non certo il dinamico “difesa e ripartenza” che ha mostrato lo scorso anno il Chelsea in Semifinale con il Barca. Saranno altri più titolati e informati di me a confermare o affossare la mia tesi, ma immagino che quando Gianni Brera “inventò” il catenaccio avesse in mente qualcosa che si avvicinava di più alla seconda interpretazione che non alla prima.
Questa impostazione di gioco da parte del Livorno, che mi sento di poter dare per scontata, è proprio la fonte di maggiore preoccupazione. Abbiamo visto nelle ultime gare, in particolare contro Genoa e Palermo, per non dire Catania che ha una storia a sé, quanto possiamo essere in difficoltà contro le squadre che fanno muro in difesa.
In particolare a Palermo si è vista anche la difficoltà ad allargare il gioco aprendo le maglie della difesa, mentre il solito infaticabile Snejider predicava nel deserto a centrocampo, sempre circondato da un minimo di due giocatori.
Questa sera Snejider non ci sarà, Milito è molto in dubbio e avrebbe comunque bisogno di riposare e mancherà anche, per sua manifesta dabbenaggine, un altro personaggio che in partite come queste avrebbe tutte le carte in regola per fare la differenza.
Poche le opzioni a disposizione del Mou. Anche a livello di modulo senza Snejider potrebbe essere difficile proporre un 4231 efficace, perché il suo posto potrebbe essere preso solo da Deki e il Drago non sta brillando in questo periodo. Ci sarebbe un’altra soluzione estrema, ma preferisco non proferirla onde evitare insulti. Per la stessa ragione eviterò anche di nominare i candidati titolari in attacco questa sera.
Non riesco ad azzardare previsioni per questa sera, ma non mi aspetto una bella partita, al massimo una rivisitazione di “Ombre Rosse” o dell’assedio a Fort Apache. Allargare il gioco potrebbe essere poco redditizio, vista la mancanza di stazza e centimetri in mezzo. Nel dubbio: tirare da fuori, stare pronti sui rimpalli e sfruttare al massimo i calci piazzati.
Concretezza e cinismo.
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