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La frenata

marzo 9th, 2010 | 120 Comments | Posted in Allenatore, Campionato, Tattica | di Taribo59

La frenata è evidente, brusca, preoccupante: 4 pareggi nelle ultime 5 partite, di cui tre 0-0, un drastico ridimensionamento delle occasioni da rete, fino alla peggiore Inter casalinga dell’Era Mourinho, quella vista nei primi 70′ domenica sera, senza ritmo, senza cattiveria agonistica, sempre in ritardo sui palloni vaganti. Al netto delle due espulsioni, mi è parso di rivivere la prima mezzora di Inter-Samp, e stavolta è mancata anche la scossa nervosa di quell’altro 0-0.

Sul significato di questa frenata e sulle possibili conseguenze, immagino avremo opinioni diverse. La mia è che Mourinho stia esagerando nel minimizzare l’importanza della manovra di centrocampo, e che questa sua “filosofia” si sommi allo scadente stato di forma dei centrocampisti. Sneijder è rimasto allo shock dell’espulsione nel derby, quello di prima non si è più visto, gli avversari hanno imparato a conoscerlo e vanno a pressarlo in ogni zona del campo. Stankovic – che non avrei mai sostituito, domenica sera – è reduce da uno dei suoi tipici infortuni, dai quali fatica sempre a riemergere. Cambiasso e Thiago Motta – i due centrocampisti più intelligenti – erano assenti. Zanetti ha di nuovo fatto il terzino. Muntari – non solo per colpe sue – ha di nuovo raccolto la sua dose di fischi. Mariga e Khrin sono rimasti in panchina, e la riesumazione di Quaresma è avvenuta ed è stata vissuta come una mossa della disperazione.

Mourinho non rinuncia mai alla difesa a 4, anche quando gli avversari giocano senza attaccanti. Per cui si sono visti Samuel, Lucio e Cordoba senza nessuno da marcare e senza sapere che fare del pallone, visto che non trovavano un compagno (vicino) a cui affidarlo: il numero impressionante di passaggi sbagliati, di errori di misura, mi ha fatto pensare a quanto sia superiore il Milan in questa fase del gioco (Nesta e Thiago Silva non buttano via un pallone).

Inevitabilmente, Inter-Genoa ci riconsegna il dibattito su Balotelli, su quanto sia ondivago se non dannoso, quando la partita prende vesti tattiche che lui, semplicemente, non capisce. Per me, sia il 4-2-3-1 che Balotelli vanno usati con parsimonia, per sparigliare situazioni bloccate: è vero che a Udine, giocando dal primo minuto, Balotelli è stato decisivo, ma se davvero ieri sera ha giocato con la febbre alta, andava sostituito prima. Non mi ha convinto la formazione di partenza, troppo offensiva e senza supporto a centrocampo (il primo tiro in porta, da fuori area, l’ha fatto Stankovic al minuto 39). Non mi ha convinto la scelta di Pandev insieme a Balotelli, in una partita in cui serviva qualcuno capace di colpire sottomisura, in mischia, su palloni sporchi (l’ingresso di Eto’o mi è parso tardivo).

Qualcuno pensava bastasse la maglia del Centenario per vincere le partite? Restare 4 punti avanti dopo cinque partite giocate mediamente male (fa eccezione il primo tempo di Udine) può indurre a pensieri ottimisti, ma è una sensazione destinata a ribaltarsi, se da Catania e Palermo non si farà ritorno con 4 punti. Arrivano tre trasferte consecutive, con il Chelsea di mezzo, dunque non è il caso di farsi illusioni: il campionato resterà in bilico fino alla fine, e forse non basteranno gli 80 punti che credevo sufficienti.

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Guardia alta

febbraio 28th, 2010 | 176 Comments | Posted in Campionato, Discussioni, Società, Tattica | di Nk

Qualche considerazione in vista di Udinese-Inter. Perchè non è una partita come le altre.

Luca Caldirola: pronto al debutto?

Luca Caldirola: debutto?

Silenzio - Continua, anche se non ufficialmente, il silenzio stampa “italiano” iniziato subito dopo il furto con scasso per il quale Tagliavento resta denunciato a piede libero: approfittando della squalifica di Mourinho, che quando non può sedere in panchina non va giustamente neanche in sala stampa, la società annulla la classica conferenza stampa del prepartita. Tutti si aspettavano Beppe Baresi e si sono ritrovati al suo posto soltanto uno scarno comunicato. Abbassare i toni o inondare l’ambiente di un assordante silenzio? Il popolo nerazzurro non dimentica i recenti fatti, la società nemmeno: l’interpretazione giusta è la seconda.

Uniti sul campo – Ivan Cordoba, Walter Samuel, Sulley Muntari, Esteban Cambiasso: tutti convocati. Il messaggio è chiaro: la squadra è unita, compatta, decisa ad andare avanti per la propria strada e a continuare a incanalare sul versante agonistico la rabbia che monta nel vedere certe situazioni fuori dal campo. Si va a Udine tutti e 24 (ma come? non  avevamo una rosa di 638 giocatori?) più Luca Caldirola e Giulio Donati, per aggiungere la forza del gruppo a quella dei singoli. Per combattere insieme, come al solito.

Materazzi e Donati: chi in campo oggi?

Materazzi e Donati: chi in campo oggi?

La formazione - In questa situazione la convocazione di Materazzi non è evidentemente indicativa dello stato di salute del nostro 23 e nulla ci dice sulle effettive possibilità di vederlo in campo. Al contrario di Santon però, anche lui tra i convocati, probabilmente a Matrix verrà chiesto l’ennesimo sacrificio di un recupero-lampo per tappare la falla aperta dalle squalifiche. Straordinari per Lucio dopo la prestazione-monstre in Champions e porte chiuse per il debutto di Caldirola o Donati quindi, almeno dal primo minuto. E a meno che Zanetti non tornerà a centrocampo lasciando il posto sulla sinistra proprio a Giulio Donati. La soluzione però sembra improbabile: Zanetti dovrebbe restare dietro e neanche Deki dovrebbe prendere fiato a centrocampo, dove farà da balia al debuttante (dal primo minuto) MacDonald Mariga. Confermato Thiago Motta, confermatissimo Sneijder, a partita in corso ci dovrebbero essere minuti per Quaresma o Krhin. In avanti il ballottaggio dovrebbe essere fra Balotelli e Milito, visto che il Mou sembra orientato a provare la strada del campo per arrivare al recupero di Eto’o.

I postumi della Champions – Ieri, Chelsea-ManCity è terminata con un 2-4 ben più rotondo di quanto dicano i numeri. Questo dal punto di vista strettamente tecnico è l’unico pericolo che ci troveremo ad affrontare oggi pomeriggio: un calo conseguente non solo alla sfida di mercoledì ma anche all’enorme dispendio di energie di sabato scorso. Bisogna scendere in campo concentrati e cercare di indirizzare la partita sin dal primo minuto per non subire il ritorno, con il passare del tempo, dell’Udinese e di “motorini” come Sanchez, Di Natale e Inler

Il vento recente – A seguito della partita con la Sampdoria e delle brillanti prestazione degli arbitri a Bari e Firenze, in settimana si è scatenato un finimondo. Alle nostre orecchie sono arrivate addirittura voci circa ingenti capitali “investiti” dalla mafia albanese in un giro di scommesse sulla Serie A. Baggianate. Ma anche no: quello che è successo nell’ultimo mese è allarmante, e la splendida prestazione in Champions non deve farcelo dimenticare. Non dobbiamo dimenticare quello che abbiamo visto fischiare a Tagliavento, nè la serie di eventi precedente e successiva a quei fischi. E dobbiamo stare con gli occhi aperti. L’impressione è che il pubblico italiano – e non solo gli interisti – sia rimasto scottato da calciopoli e guardi tutto con una certa diffidenza: da più parti si sono infatti alzati dubbi sulla regolarità del torneo e discorsi che vanno ben al di là del “favore al Milan perchè vogliono farli vincere”. L’appassionato medio è ora più sveglio, meno propenso a farsi prendere in giro. Da questo, scaturiscono due correnti di pensiero:
- l’interista che sta per morire: morire insieme a tutti gli altri, ovvio. La fine del mondo è vicina, è tutto deciso, e gli arbitri ci porteranno a perdere lo scudetto con decisioni sempre più assurde, sempre più scandalose e sempre nella stessa direzione, in un vortice di vergogna senza fine. Lo scudetto è già di fatto assegnato al Milan e non ci sono speranze neppure per un’armata come la nostra. Prepariamoci a subire un altro scippo a Udine.
- il complottista ad ampio respiro. Figura nuova nel campionario del tifo italiano e, ad opinione di chi scrive, diretta discendente di calciopoli. Questo appassionato vede tutti coinvolti in un enorme calderone, un “chiagn’e fotti” formato gigante nel quale, a turno, ognuno ha i suoi vantaggi e nel quale, soprattutto, si sa già il vincitore finale. Lo scenario dice Inter, con un distacco minimo sul Milan e il conseguente allontanamento di Mourinho “spina nel fianco” di un sistema di cui fa parte fino al collo la stessa Inter. In quest’ottica, previsto in arrivo da Udine un favore arbitrale nel caso la partita dovesse mettersi male.

Noi, annoiati e disillusi, preferiamo più modestamente scegliere una terza via: nessun complotto. Diciamo, per il momento, una imbarazzante e preoccupante serie di errori. Diciamo che da Udine ci aspettiamo un arbitraggio equo e onesto. Diciamolo e urliamolo pure, anche se in fondo pensiamo tutt’altro e a questo crediamo poco. Per il momento stiamo così: aspettando ulteriori evidenze, ulteriori verifiche, ulteriori conferme.

Ci sediamo sulla riva del fiume e aspettiamo di vedere che succede.

E se qualcuno che a questo campionato ci crede veramente ci chiedesse che cosa ci aspettiamo dalla partita, la risposta sarebbe ovvia: i 3 punti. Mancano da troppo tempo, contano solo quelli.

Per ora.

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“Il calcio giocato, ecco cosa amo”

febbraio 24th, 2010 | 128 Comments | Posted in Allenatore, Champions League, Tattica | di Nk

Mourinho bacio“Questa è la conferenza stampa di Uefa Champions League, per la partita Inter-Chelsea, ed è per questa ragione che sono qui, sono qui perché devo stare qui, perché é Champions League, perché non sono squalificato, perché devo rappresentare il mio club insieme a un giocatore, e perché sono qui disponibile per parlare della gara di domani. Sono qui per Inter-Chelsea, per l’andata di Champions, e basta”

Stop alle chiacchiere, stop alle polemiche: si scende in campo per quella che, inutile negarlo, è una delle partita più importanti della stagione. Si scende in campo per un mezzo esame, possiamo dire.

E allora basta pensare al misero terzo mondo calcistico in cui viviamo: siamo in Europa, in casa nostra c’è il Chelsea. Liberiamo la mente e pensiamo solo a loro, come hanno fatto la squadra e Josè Mourinho in questi giorni.

Lo schieramento in campo, quindi: il Mou non svela minimamente le sue intenzioni, ben sapendo che la sua formazione è molto meno prevedibile di quella dei londinesi. A cominciare dal modulo: logica vorrebbe che non ci si discostasse dal 442 a rombo cui siamo abituati, ma più di una voce vede la squadra pronta a scendere in campo con il 4231 visto già contro Dinamo Kyev e Rubin Kazan. All’attacco e all’arrembaggio, per far capire chi è che comanda a San Siro. E del resto lo stesso Mou dice chiaramente che il problema non è di proiezione offensiva ma di intensità: intensità che non viene data dal numero di giocatori in mezzo al campo ma dal loro modo di intendere la partita. Dunque Sneijder dietro Eto’o e Milito, o Sneijder, Pandev e Eto’o dietro Milito? Dubbio numero 1.

Dubbio numero 2: la linea difensiva. Ovviamente certi del posto Maicon, Lucio e Samuel, l’infortunio ormai cronico di Santon lascia il dubbio sul terzino sinistro: Zanetti o Cordoba? E’ lo stesso Mou in conferenza ad analizzare la diversa impostazione nei due casi: “per la sua intensità di gioco Zanetti è un giocatore che a centrocampo ti dà tantissimo, ti dà quell’intensità che di solito le squadre inglesi hanno, perché in Premier si gioca così, e Zanetti per le sue caratteristiche potrebbe essere importante per noi in questo confronto di centrocampo”. Il prezzo da pagare, appunto, sarebbe Cordoba terzino sinistro: un giocatore in meno in proiezione offensiva e un marcatore sprecato, visto che il Chelsea non fa certo del gioco sugli esterni il suo punto di forza e tantomeno lo farà stasera, visto che a destra dovrebbe giocare Ivanovic. A meno di bloccare Samuel, Lucio e Cordoba dietro e concedere più spazio a Maicon in avanti, ma sarebbe una mezza rivoluzione rispetto al nostro solito modo di giocare.

...chiaro, no?

...chiaro, no?

La scelta tra Cordoba o Zanetti in difesa modifica anche, ovviamente, l’assetto (a 2 o a 3 che sia) del centrocampo: il Capitano sicuro del posto, Cambiasso e Stankovic…anche.  Ed è evidente come in caso di 4231 ce ne sia uno di troppo. L’idea potrebbe essere quella di una staffetta tra Stankovic (ancora non al meglio nonostante la spettacolare partita di sabato) e Cambiasso, salvo lasciare Muntari e Motta completamente fuori dai giochi (sicuri che il Mou si priverà con tanta leggerezza di entrambi i mancini?).

Ricapitolando, possiamo tranquillamente dire che il silenzio del Mou disorienta anche noi: a maggior ragione funzionerà con Ancelotti. In caso di 4231, comunque, avremo probabilmente Zanetti terzino sinistro e Cambiasso-Stankovic a centrocampo. In caso di rombo, invece, la linea mediana dovrebbe essere Zanetti-Cambiasso-Stankovic o, con Zanetti terzino, Stankovic-Cambiasso-Muntari. O magari Motta, perchè no.

Un po’ pochino per preparare una partita, vero Carletto?

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L’attacco al Chelsea

febbraio 22nd, 2010 | 239 Comments | Posted in Champions League, Tattica | di Nk

Dopo i veleni del campionato, è ora di pensare al calcio. Testa alta e occhi puntati sul Chelsea di Carlo Ancelotti in quello che, al netto delle energie buttate contro la Sampdoria, può rivelarsi un match chiave per la crescita di questa squadra. Fatta per grandi linee la formazione, i dubbi maggiori riguardano l’attacco. I numeri di Diego Milito, il momento di forma di Goran Pandev, la forza e l’abitudine a certi livelli di Samuel Eto’o, il dominio tecnico e l’imprevedibilità di Mario Balotelli: chi titolare contro il Chelsea?

Samuel Eto'o

Fatti sentire, Samuel

Per ognuno di loro andrebbe fatto un discorso a parte. Innanzitutto Eto’o, che ha rilasciato due dichiarazioni esplicite e dello stesso tenore in pochi giorni: “Contro il Chelsea voglio giocare”. Samuel, finora sempre silenzioso nel rispetto delle scelte dell’allenatore e del bene della squadra, sente il big match come la sua partita. Ed è comprensibile: è per queste partite che è arrivato a Milano, per ridurre il gap dalle grandi d’Europa, per riuscire dove anche Ibrahimovic aveva fallito, per far compiere all’Inter il definitivo salto di qualità. Il momento di forma non è dei migliori, ed è evidente, ma non ci può essere partita migliore per riscattarsi e, soprattutto, non ci può essere partita peggiore per lasciarlo fuori. Dal punto di vista tecnico, tattico e umano. Mourinho non si priverà di lui, a costo di tirarlo fuori dopo 45′ minuti di nulla: Samuel Eto’o sarà della partita.

31 presenze, 2581 minuti giocati, 16 gol. Per Diego Alberto Milito parlano i numeri. Una stagione strepitosa quella dell’argentino, sulla falsariga della precedente, che seppure con qualche singola partita di pausa lo sta portando ad esprimersi a livelli inaspettati per molti. 4 convincenti presenze e 1 gol in Champions League rispondono anche a chi lo vorrebbe non abituato ai grandi palcoscenici europei e tutto da testare in certe situazioni. Possibile lasciarlo fuori? Difficile, molto difficile. Alla fine, complice anche l’infortunio di Balotelli, Mourinho si affiderà alla coppia titolare di inizio campionato. El Principe davanti, Eto’o intorno a lui. Per attaccare il Chelsea con la velocità del camerunense e la sapienza tattica dell’argentino. Con il nome di Samuel e l’istinto omicida di Diego.

Mario Balotelli non ha bisogno di numeri, di presentazioni, di parole. A 19 anni, è lui l’arma in più dell’Inter in Italia e, soprattutto, in Europa. La partita giocata contro il Rubin Kazan non ammette repliche, e l’impressione è che senza il suo infortunio Milito non sarebbe stato così sicuro del posto. L’infortunio però c’è e, anche se Mario si è allenato col gruppo e dovrebbe essere tra i convocati per il Chelsea, probabilmente un posto nell’11 titolare gli resta precluso. Si accomoderà in panchina, pronto a entrare per sparigliare le carte in tavola. Quando avremo capito se Eto’o sarà ai suoi livelli o no, quando avremo capito se Milito confermerà il trend stagionale. Quando il Chelsea sarà meno fresco e la follia calcistica di Mario potrà sfogarsi liberamente. Quando potrà fare più male.

Infine lui, Goran Pandev. Arrivato tra i dubbi e i punti interrogativi di 3 partite giocate in 6 mesi con pochi e blandi allenamenti, ha stupito tutti sin dal suo primo impiego a Verona. Fisicamente tra gli attaccanti nerazzurri è quello che sta meglio, e la sua panchina a San Siro contro la Sampdoria poteva anche far pensare a un impiego a sorpresa contro il londinesi. I nomi che gli stanno davanti, però, pretendono rispetto. L’impressione è che potremo vederlo in campo se la partita sarà “quadrata” e si metterà in un certo modo, per noi tutt’altro che negativo, o se, al contrario, ci sarà un “tutti dentro” che in un’andata di uno scontro a eliminazione diretta sembra in realtà improbabile. Se toccherà a lui, comunque, saprà come farsi trovare pronto.

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Derby: Stankovic out.

gennaio 23rd, 2010 | 209 Comments | Posted in Campionato, Tattica | di Mr Sarasa

Ed alla fine arrivarono le convocazioni: tutti recuperati tranne Stankovic (ed ovviamente gli assenti già noti, Eto’o, Chivu e Khrin).

Pare scontato il modulo che adotteremo, ovvero il collaudato rombo, con Sneijder trequartista e Zanetti, Cambiasso, Muntari e Motta a contendersi gli altri tre posti a centrocampo (probabile in particolare una staffetta tra l’italo-brasiliano ed il ghanese); in difesa Maicon-Lucio-Samuel, con il ruolo di terzino sinistro in dubbio tra Santon, Cordoba e Muntari, in attacco sicuro Milito, meno chiaro chi lo affiancherà dall’inizio tra Balotelli e Pandev.

I nostri avversari si schiereranno con il modulo che li ha rilanciati, il 4-3-3 atipico in cui un occhio di riguardo va riservato ai tre davanti, Ronaldinho-Borriello-Beckham, trio che ha fatto a pezzi le difese incontrate nelle ultime giornate; il centrocampo è probabilmente il loro attuale tallone d’achille, si affida alla forza fisica (ormai calante) di Gattuso ed al sacrificio di Ambrosini, mentre Pirlo si limita a poche illuminazioni per partita. L’importante è non rimanerne accecati, sennò anche quelle poche, possono far male. Rispetto all’andata il vero salto di qualità è stato fatto in difesa, dove affianco a Nesta e Thiago Silva hanno trovato continuità Abate ed Antonini (detto il non-giovane), purtroppo Kaladze e Jankulowsky sono solo un ricordo…

Che dire, ce la giochiamo, sulla carta non abbiamo proprio nulla in meno rispetto a questo milan, ma le partite non si giocano sulla carta, ci sta sempre la botta di culo, la svista arbitrale… davvero, non ha senso perdersi in troppe previsioni, il bello del calcio è anche la sua imprevedibilità.

Ed a proposito di sviste e casualità, dal brasile Adriano, probabilmente dopo una bella serata alcolica, ha rilasciato delle dichiarazioni senza senso a calciomercato.com in riferimento all’episodio chiave del derby di ritorno dell’anno scorso:

Ci sveli l’arcano? Era fallo di mano o no?
“Volevo colpire di testa, ma mancai la palla ed allora provai ad aiutarmi con la mano . Non è stato un gesto molto plateale, e l’arbitro ha optato per l’involontarietà. Era fallo, ma mi è andata bene . Era una rete importante sia per me che per la squadra”

Ora, ciò basta a qualche gonzo per riaprire sui forum interminabili discussioni sul potere dell’Inter, gli arbitraggi a favore, ed altre scemenze di sorta, peccatoche questa “ricostruzione” dell’acolista ex attaccante nerazzurro cozzi con una cosa molto semplice: la realtà.

Basta riguardare l’episodio infatti per notare subito che NON mancò la palla, la colpì anche se decisamente male e la palla carambolò sul suo braccio già largo.

Poi, se Adriano vuole dire qualcosa di più complesso, cioè che in una frazione di secondo si è reso conto che non l’avrebbe girata in rete e quindi l’ha colpita così male apposta per fare sponda sul braccio, allora gli chiedo scusa. Ho sempre pensato che fosse un deficente, invece era proprio un genio del male.

Va bene così.

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Mourinho? L’ho già visto

gennaio 3rd, 2010 | 137 Comments | Posted in Allenatore, Altre fonti, Storia del Calcio, Tattica | di Nk

C’è anche la suggestione del centenario della nascita di Angelo Moratti a favorire i ricorrenti paralleli fra la Grande Inter, quella che conquistò l’Italia, l’Europa e il mondo del pallone negli Anni Sessanta, e questa che il figlio Massimo sta a sua volta guidando a una prolungata età dell’oro, per ora circoscritta all’ambito nazionale, ma domani chissà. E ovviamente gli accostamenti si allargano ai rispettivi condottieri, due capitani di ventura dal ciclonico impatto mediatico e dalla controversa dimensione tecnica, dico il leggendario Helenio Herrera e lo Special One Josè Mourinho.

Helenio Herrera

Helenio l’ho conosciuto bene. Un rivoluzionario geniale. Prese un calcio che alla figura del tecnico dedicava uno spazio del tutto marginale e lo rivoltò come un calzino, facendo dell’allenatore il personaggio centrale dell’intera vicenda. E il più pagato. Diceva Nereo Rocco, che di Herrera era il rivale storico, che l’aveva battuto con il Padova provinciale e che poi lo fronteggiava nei derby allo spasimo di una Milano da bere, Nereo Rocco che tatticamente ne sapeva mille volte di più: “Quel mona di un Mago, ne racconta di monate, e voi a beverle tutte, ma noi allenatori dovremmo fargli un monumento, perchè da quando è arrivato lui ci pagano il doppio“.

Josè Mourinho

Figlio di Andalusi, nato in Argentina dove i suoi genitori, falegname il padre Paco, domestica la madre, erano emigrati per miseria, a tre anni sballottato in Marocco da un allucinante viaggio per mare, il piccolo Helenio vive facendo il pugile bambino a Casablanca, poi il calciatore, sin quando diciassettenne scappa a Parigi, strappa un ingaggio al Club Francais e arriva sino alla Nazionale militare. Frequenta le scuole serali e racconta sin da allora balle affascinanti. Schiva la guerra con un impiego alla Saint Gobain, diventa allenatore-giocatore allo Stade Francais, dove sostiene -con improbabili riscontri- di aver inventato il beton, il catenaccio. Si rivela, in compenso, un formidabile preparatore atletico, le sue squadre corrono il doppio delle altre, arriva ad allenare la Nazionale francese, che lascia perchè dalla Spagna lo raggiunge un’offerta sontuosa dell’Atletico Madrid. Il figlio di Paco il sevillano riconquista la terra degli avi. Come mette piede all’Atletico, proclama: “Garantisco una cosa, saremo i campioni“. Lo prendono per matto, ma l’Atletico con Herrera in panca vince due campionati in fila, strapazzando Real e Barcellona. E’ qui che diventa “il Mago”.

Barcellona è la sua piattaforma verso l’Inter, nella quale Angelo Moratti sta da anni inseguendo l’allenatore in grado di far fruttare degnamente i soldi che investe senza risparmio, ma con scarsissimi ritorni, nella causa nerazzurra. Ci vorrebbe un mago, sospira spesso il Presidente. Lo trova nel vulcanico Herrera che chiede la luna, in senso economico, e viene accontentato. Il nostro calcio risulta sconvolto da questo personaggio che pratica rituali ai confini con la stregoneria, tappezzando lo spogliatoio di scritte quali: “Chi non ha dato tutto non ha dato niente”, “Le cose possibili richiedono tempo, quelle impossibili solo un po’ di più”, “Giocando individualmente giochi per l’avversario, giocando di squadra giochi per te”. E quella che meglio riassume il suo credo: “Il calcio moderno è velocità, gioca veloce, corri veloce, pensa veloce, marca e smarcati velocemente”.

Gli inizi sono tempestosi, ma la sua Inter diventa presto irresistibile. Il Mago non è un tattico raffinato. Non serve, dice. Non apporta correzioni in corsa. Cambia dopo chi ha sbagliato prima, è la sua replica alle critiche. Domina con la sua personalità i mezzi di informazione.

Quello che Mourinho ha appreso studiando, Herrera lo ha messo insieme con le esperienze di vita. Poi ci sarebbe il contributo personale offerto al progresso del calcio. Herrera, sia pure con qualche aiuto, ne inventò uno che prima di lui non c’era. La rapidità, l’essenzialità elette a sistema. La preparazione atletica così perfetta che, in pratica con gli stessi uomini, la sua Inter primeggiava in tre competizioni all’anno, senza mai avvertire il logorio fisico. Mourinho è un tecnico completo che però, sin qui, non ha arricchito il panorama precedente.

Tipi da Inter comunque, l’uno e l’altro. Ovvero, con ben impressa nel proprio dna l’impossibilità di essere normali.

[Adalberto Bortolotti sul Guerin Sportivo]

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Atalanta-Inter: moriremo tutti

dicembre 14th, 2009 | 193 Comments | Posted in Allenatore, Campionato, Discussioni, Manipolazione Intellettuale, Tattica | di Nk

Sneijder helpIn una partita oggettivamente buttata via, usciamo con un 1-1 dall’Atleti Azzurri d’Italia. Sulla partita in sè poco da dire, basterebbe il risultato: l’Inter va in gol con Milito e controlla agevolmente il match per tutto il primo tempo quando, salvo due tentativi di autogol di Cordoba e Cambiasso, l’Atalanta non si fa mai viva dalle parti di Julio Cesar. Un cartellino giallo per proteste a Sneijder è l’unica nota negativa prima di avviarsi a un secondo tempo che sembra prendere la strada del primo: Inter che non brilla ma controlla facilmente la gara, trova il 2-0 con Lucio -giustamente annullato per fuorigioco- e giochicchia, fino a quando Sneijder a due passi dall’arbitro fa un fallo da dietro che gli costa il secondo giallo e quindi il rosso. A quel punto, in 10 contro 11, l’Inter inizia inevitabilmente a soffrire il tentativo di rimonta dell’Atalanta. Tentativo che resta comunque abbastanza sterile fino a quando su un lancio da dietro Lucio buca un intervento (non facilissimo, per la verità) e Tiribocchi trova uno spettacolare stop che gli permette di spedire la palla alle spalle di Julio Cesar. L’Inter reagisce e arriva anche ad un passo dal gol con una conclusione quasi a botta sicura di Thiago Motta al 94′ che Coppola riesce a deviare con la punta del piede, ma l’1-1 è ormai inevitabile.

Resta il rammarico nel vedere tre punti fatti e buttati al vento così, senza un vero perchè. Resta la rabbia nel vedere che le energie per cercare il raddoppio c’erano, vista la reazione dopo l’1-1. Resta l’amaro in bocca di un pareggio in trasferta contro una delle squadre oggettivamente meno competitive della Serie A. Ma queste cose non possono giustificare i toni da apocalisse sentiti dai tifosi nerazzurri in testa a match finito.

1. Milan e Juve hanno entrambe guadagnato -1 punto nei nostri confronti. E dalle mie parti è chi insegue che deve rammaricarsi per le occasioni non sfruttate, non chi sta davanti. Non solo: lo hanno guadagnato con prestazioni imbarazzanti, che lasciano ben poco spazio alle speranze future. Zero episodi, zero sfortuna, zero “dettagli”: Palermo e Bari hanno fatto la partita lasciando ben poco margine a risultati diversi da quelli che sono usciti. 0-2 in casa, 3-1 a Bari. Queste sono le nostre inseguitrici. E noi stiamo qui a lamentarci dei nostri risultati?

2. Nella settimana dei verdetti della Champions League, nella settimana delle partite da dentro o fuori, nella settimana delle ultime spiagge, non solo l’Inter è l’unica a non perdere, ma è anche l’unica a offrire una prestazione decente e sicura, più o meno in linea con gli standard abituali. Non ci riesce la Fiorentina strapazzata a Verona da un Chievo non certo brillante, non ci riesce il Milan preso a schiaffi a San Siro da una squadra in difficoltà. E non parliamo della Juventus, che poteva chiudere con un passivo ben più imbarazzante. E noi siamo qui a puntare il dito contro l’allenatore?

Mourinho schifo3. Già, l’allenatore: da dove cominciamo? Cominciamo dal modulo. Quel 4213 che mercoledì scorso sembrava la panacea di tutti i mali e oggi è un modo di giocare “orrido”. Mercoledì era una formazione finalmente offensiva e votata allo spettacolo, oggi relega Eto’o e Balotelli a fare i terzini. Mercoledì esaltava il genio di Sneijder e gli inserimenti di Stankovic, oggi ingabbia Sneijder e costringe i mediani a stare dietro. Mercoledì liberava autostrade per le offensive dei terzini, oggi li obbliga a stare coperti perchè davanti non hanno nessuno (ma poi, i terzini non sono Eto’o e Balotelli?). Verrebbe da chiedersi se le partite vengono viste, o si butta un occhio solo a formazione e risultato. Verrebbe da chiedersi se davvero non si riesce a vedere la qualità messa in campo con questa formazione, il possesso palla estremo e finalizzato al gioco che si è visto mercoledì e si è visto ieri. Verrebbe da chiedersi se davvero uno svarione difensivo in inferiorità numerica può essere sufficiente a radere al suolo tutto.

4. E continuiamo, a proposito dell’allenatore, con il suo “nervosismo”. Un “nervosismo” talmente violento da essere trasmesso anche ai suoi giocatori. Un nervosismo che si evince da cosa? Da un’espulsione in Juve-Inter…poi? Da una conferenza stampa annullata dalla società? Dal modo in cui risponde ai giornalisti? E perchè non si nota invece che il suo comportamento cambia a seconda di chi ha di fronte? Perchè non si nota che si rivolge in un certo modo solo ai vari Sconcerti, Mauro, Varriale e che invece parla tranquillamente con i vari Vialli, Marchegiani, Boban? Perchè non si nota che il suo “nervosismo” è costruito ad arte per alcune trasmissioni e alcune televisioni, mentre altrove -e non solo all’estero- non ha nessun problema? Sono forse questi i sintomi di un nervosismo reale, o piuttosto di un atteggiamento di facciata?

Mourinho sbuffa5. E poi c’è Ramazzotti. Già, Ramazzotti. Diventato, in una fredda domenica pomeriggio, più famoso di Tartaglia. L’aggressore alla gogna da una parte, la vittima santificata dall’altra. Cosa è successo con Andrea Ramazzotti? Poco, probabilmente. Quanto basta per giustificare una telefonata di scuse di Paolillo in serata, sicuramente. Abbastanza per leggere sui giornali della polveriera Mou, che litiga, insulta e aggredisce un giornalista (la gravità del gesto varia naturalmente a seconda del giornale che la riporta), insultandolo pesantemente e prendendolo per le braccia. Da notare come praticamente in tutti gli articoli si parli di “versione fornita dal giornalista” salvo poi ricorrere a frasi che avrebbero (condizionale) udito alcuni non meglio precisati steward. Ma come? Succede tutto davanti alle telecamere e davanti ad almeno un paio di giornalisti…e nessuno ha un resoconto preciso? Nessuno sa cosa è successo? Nessuno ha una immagine, un virgolettato? Ah, il meraviglioso mondo del giornalismo sportivo d’assalto…

6. Guardiamo il lato positivo: anche quest’anno è Natale, e ancora non ci hanno ripresi.

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Maledetti (spa)venti dell’est!

ottobre 21st, 2009 | 384 Comments | Posted in Champions League, Tattica | di Mr Sarasa
orde di cosacchi calano a San Siro ed al Camp Nou

orde di cosacchi calano a San Siro ed al Camp Nou

Bah, ora si ricomincerà con la solita menata della mentalità europea che manca, della Coppa che manca da 45 anni (che ai Gobbi ed ai BBilanisti giusto queste soddisfazioni sono rimaste) e tutte le solite frasi fatte del caso… che due palle!

Il tutto per una prestazione in effetti largamente bruttina della nostra squadra, non preventivabile (questa Dinamo può anche essere campione in carica dell’Ucraina, ma non mi sembra che come valori sia superiore all’Inter…), ma che secondo me si spiega con la forma altamente migliorabile (eufemismo) di chi ha giocato in attacco, rispetto a Genova: senza voler buttare la croce su Eto’o perchè non può essere un bidone, ieri era chiaro che non fosse in condizione, è reduce da un infortunio e se non fossimo stati in piena emergenza sarebbe rimasto in panca, però è oggettivo che il suo contributo nel primo tempo si sia limitato ad un assist di testa per Sneijder e ad una percussione fermata in modo dubbio al limite dell’area.

Nessuna traccia dei rientri che Mario aveva fatto solo 3 giorni prima a Genova, per dire, mentre Suazo entrato nella ripresa ha confermato tutti i suoi limiti conditi magari da un po’ di ruggine… alla fine, la mossa che ho maggiormente condiviso ieri è stata l’ingresso di Materazzi centravanti, alla disperata ricerca di qualche centimetro!

E’ chiaro che altri errori (alcuni francamente imbarazzanti) sono stati fatti in difesa, sia dai singoli (penso alle “sbucciate” di Lucio tipo quella che ha consegnato il pallone solo davanti a Shevcenko, ieri ancora in forma-milan) che complessive, tipo digonali sbagliate, raddoppi sul terzino ma senza che l’altro centrale od un centrocampista scalino a coprire il buco… insomma, qualche brividino ce l’hanno procurato, ma mi preoccupa maggiormente il numero di azioni degne di tal nome con protagonisti i nostri attaccanti.

Proviamo però a non picconarci troppo, veniamo alle note positive o quantomeno non negative: per la gioia di qualche nostro commentatore, ieri Zanetti ha provato due percussioni laterali, condite da dribling (riuscito!) e scarico verso il centro area, Muntari mi è sembrato in discreta condizione fisica (per dire, ha richiato che grandinasse ieri, perchè nel primo tempo mi era sembrato persino più “in palla” di Cambiasso!), Deki è in un buon momento e continua a dare la sveglia, Sneijder a parte il gol sbagliato ha giocato bene (non tanto quanto contro il Genoa, per me), non sono entrati nè Quaresima nè Mansini…

Si, ok, non il massimo, ma consoliamoci, queste dannate squadre dell’est sono particolarmente in forma in autunno causa loro calendari, in fin dei conti il risultato clamoroso della giornata è il Rubin Kazan che va a vincere a Barcellona, segno che nonostante le ironie da provincialotti di molti tifosi non interisti e la solita sottovalutazione da ignoranza di gran parte della stampa nostrana, il nostro era OGGETTIVAMENTE un girone non semplice!

Non semplice ma, meglio precisarlo a scanso di equivoci, se non si vince con Russi ed Ucraini è inutile fare progetti più ambiziosi e meglio concentrarsi su Campionato e (perchè no) Coppa Italia…

Ultima nota sull’arbitro: ha lasciato molto giocare, a volte secondo me anche troppo ignorando falli evidenti, però va detto che ha graziato Chivu da un rosso che ci poteva stare, visto l’intervento… insomma, non trascendentale, ma nemmeno decisivo in negativo.

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La vera Inter è con Cambiasso

settembre 18th, 2009 | 93 Comments | Posted in Campionato, Tattica | di ex-collaboratori
Il Cuchu è pronto al rientro

Il Cuchu è pronto al rientro

Archiviato il positivo pareggio con il Barcellona, l’Inter si rituffa nel campionato affrontando la trasferta di Cagliari, in un campo che non è mai stato troppo facile per le grandi squadre. Il Cagliari di Allegri viene da prestazioni abbastanza fiacche, non dà ancora l’idea che il giocattolo si sia rotto, ma di sicuro non c’è il gioco brioso che mostrava lo scorso anno, anche quando perdeva.

L’Inter, si dice, dovrebbe fare un moderato turnover a cui credo poco. Incassati i complimenti di Moratti, che ha elogiato la resistenza all’assedio blaugrana, in condizioni obbiettivamente difficili, Josè Mourinho è pronto a riconsegnare le chiavi del centrocampo a Mastro Cambiasso, che scalpita da un mese, con un recupero lampo degno di miglior propaganda (se fossimo rossoneri e avessimo tante televisioni e molti gonzi come tifosi).

Quanto è importante questo recupero è inutile sottolinearlo. El Cuchu non è solo un mastino davanti alla difesa, ma è anche un giocatore di temperamento, non proprio dedito alla deconcentrazione e alle sbavature. Contro il Barcellona con Cambiasso e Stankovic dal primo minuto in campo, efficienti, avremmo dimezzato le sortite offensive di Xavi e i patemi difensivi dell’invalicabile due Samuel-Lucio. Anche con Speedy Gonzales Iniesta a far da incursore.

Con Esteban Cambiasso, la cui assenza sta condannando Maradona, che però se l’è cercata, il centrocampo ritorna ad essere logico e ricomincia a fare a meno del terzinismo che contro il Barca ha finito per dilagare (Santon a protezione di Chivu, per ripartire, ci stava bene, ma alla fine avevamo in campo 3 difensori centrali e 3 terzini, comprendendo Zanetti). Io sono un amante dello Stankovic Volante, ma se c’è Cambiasso posso rimettere nella fondina il mio desiderio e pensare che tutto sommato va bene così: basta che ci siano piedi buoni.

Allora ecco che si ridisegna quello che avevo immaginato al momento dell’acquisto di Sneijder, un centrocampo tosto, ma che sa gestire il pallone e sa infilarsi negli spazi, aprendo il gioco sulle punte: Cambiasso, Stankovic, Motta e Sneijder. Il miglioramento della manovra, gli automatismi, i movimenti e la confidenza passano tutte dalla presenza stabile dei migliori interpreti e dalla possibilità di allenarsi e provare nuovi schemi e anche, ovviamente, dalla miglior condizione fisica possibile, che nell’Inter non è ancora arrivata.

Wesley Sneijder conosce a mala pena i nuovi compagni, deve dedicarsi a una doppia fase che è abituato a gestire, ma in un quadro tattico che non conosce. Lo stesso si può dire per l’affiatamento tra le punte e il giocatore o tra le punte e gli altri centrocampisti. A volte sprechiamo cross in alto, pensando ancora di avere attaccanti forti nel gioco aereo o comunque di elevata statura. Diego Milito è bravo per tempismo e classe, ma non è certo un ariete che può raccogliere gli ancora rari inviti di Maicon.

Penso che con il rientro in pianta stabile di Cambiasso, se tutto va bene, tempo 2-3 partite e cominceremo a vedere la squadra correre, puntuale per gli appuntamenti decisivi di Champions e per l’inizio della lunga striscia di vittorie autunnali che deve ristabilire le distanze contro l’undici bianconero, che ha usurpato temporaneamente il ruolo di capolista, seppure in coabitazione.

A proposito, domani la Juventus gioca priva dei nuovi acquisti contro il Livorno. Non spero nulla: partita da classico 3-0. Un rigore, un gol su calcio piazzato e la solita bischerata del difensore che non ti aspetti e che contro l’Inter gioca alla morte.

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Salvate il soldato Mario

maggio 11th, 2009 | Commenti disabilitati | Posted in Campionato, Giocatori, Tattica | di Luis

3608837537La domenica del quasi titulo (cit.) è iniziata con una rete di Crespo dopo appena due minuti, l’ultimo regalo di Valdanito prima di salutare la Pinetina. Qualche istante più tardi solo una deviazione fortuita sul palo non permette a Figo di siglare la rete del raddoppio. Ma, onestamente, sarebbe stato chiedere troppo alla dea della vecchiaia. Il Chievo ha giocato a calcio ed ha meritato entrambe le reti del pareggio, mettendo in luce le amnesie di una difesa non proprio l’emblema della brillantezza e della reattività. L’analisi dal vivo di Taribo è quanto mai condivisibile.

Note positive
Inevitabile il riferimento a SuperMario. Mou l’aveva detto in conferenza: “Se non c’è Ibra, Mario sarà maggiormente responsabilizzato”. Di certo a Balotelli non si può imputare un difetto di personalità. Come dimostrato a Parma lo scorso 18 maggio, non ha timore di caricarsi la squadra sulle spalle. L’eurogoal di ieri ci ha confermato che il ruolo alla Rooney prospettato per lui dal tecnico per l’Inter del futuro sarebbe uno spreco. Una rete di rara potenza e precisione, frutto di una coordinazione perfetta che ha ribadito la sua familiarità col goal. I critici diranno che Mario nel primo tempo non ha brillato. Errore. Se avesse arbitrato De Marco e non il suo collega inglese, Frey non avrebbe commesso 4 falli 4 senza un solo giallo e l’entrata da killer di Rigoni sarebbe stata sanzionata con un rosso diretto.

Un giallo (sacrosanto) l’ha tirato fuori per un certo Morero. Insomma, il fallo sistematico, la provocazione ed i colpi proibiti sono le armi che i difensori (non solo del Chievo) utilizzano per limitare (nella speranza di un’auto(e)limitazione). Il problema, invece, come emerso nelle trasmissioni della domenica sera, è l’atteggiamento di Mario verso il pubblico. Siamo all’assurdo. Nel secondo tempo c’è stata una manata poderosa di Yepes sulla testa del Nostro. L’arbitro non l’ha vista ed ha fischiato solo per far entrare la barella. Il colpo di Adriano a Gastaldello non è nemmeno paragonabile a quello inferto dal clivense, ma la prova tv non verrà applicata. Le immagini che avrebbe dovuto vedere Palazzi ieri in tv, infatti, non sono state mostrate. Meglio chiedersi della mancata esultanza di Mario, non una novità, per chi lo conosce. Una cosa inverosimile per gli incompetenti faziosi dei teatrini maleodoranti.

“E’ stato un miracolo che non sia stato ammonito”, ha chiosato Mou. Assolutamente. Non è mica Pato che può permettersi di sfanculare Orsato senza sanzione alcuna. Galliani, in fondo, aveva richiesto protezione per il Papero. Altra nota positiva è stata la posizione di Cambiasso. Liberato dalla copertura della difesa, ha dato libero sfogo ai sui inserimenti. Pregevole l’assist a Balotelli dopo un colpo di tacco di Crespo. Vedremo se per la prossima stagione ci saranno evoluzioni in tal senso.

Note negative
Troppo semplice dire la difesa. Troppo semplice, ma è la realtà. Cordoba ha sofferto a dismisura Bogdani che per nostra fortuna ha i piedi di Café Colombia. Anche Samuel non è stato irreprensibile con due lisci da brivido. Maxwell e Stankovic spianano la strada per la bomba (imprendibile) di Marcolini, mentre il brasiliano stringe troppo in occasione del pareggio di Luciano. Come ha scritto giustamente Nk, se Mou dovesse applicare la stessa sanzione post-Bergamo, Maxwell lo rivedremmo ad ottobre. Il brasiliano purtroppo soffre di queste amnesie dettate da troppa sufficienza. Tecnicamente non si discute, a patto che non abbia il veto sul sorpasso della linea di centrocampo. Anche ieri è apparsa evidente la differenza della gestione rispetto allo scorso anno.

A Parma abbiamo vinto uno scudetto con Rivas, Materazzi, Cesar e Pelé in campo. Con Mou c’è stata una epurazione delle seconde linee. Non abbiamo più due squadre. Non è una novità che Mou non fosse un amante del turn over. Di fatto ha posto le basi per i 22+3 della conferenza di presentazione. Il compito di Branca, Oriali e Mendes sarà complesso. La speranza è che Moratti sposi in pieno il nuovo progetto tecnico. Ieri Special One ha ribadito le 2 filosofie: “I soldi non sono miei… se l’Inter mi mette a disposizione una squadra di 18-22 anni, io firmo per l’Inter per altri 5 anni, ma senza avere l’obbligo di vincere, come Wenger. Ma io ho vissuto sempre con la pressione della vittoria, al Porto, al Chelsea e all’Inter quest’anno”. La situazione, forse, è più semplice di quanto si pensi.

Bella serata.
La serata inizia con un Lapo che non esclude di rimpiazzare C&G nei cuori J**entini (e nerazzurri) e continua con una partita gobidile, ma non eccezionale, tra le compagini zeru tituli. L’errore marchiano lo commette Ancelotti che sostituisce Inzaghi sul più bello. Cioè nella fase dei tuffi in area: ridicoli Pato e Ronaldinho che, non contenti dei 12 rigori ottenuti in stagione, la maggior parte dubbi o inesistenti, invocano il fischio di Orsato, il quale decide di rendere ufficiale una situazione ufficiosa, espellendo Favalli. L’esultanza di Galliani dopo il vantaggio di Seedorf testimonia la goduria insita in cravattagialla di arrivare a 5 punti dall’Inter, per mettere in moto la macchina (dis)informativa, il mani di Adriano e quant’altro. La realtà è che con una vittoria dei gobbi, Ranieri sarebbe stato ad un solo punto da Ancelotti. Ranieri crocifisso da una campagna stampa senza precedenti. Ancelotti implorato per rimanere. Mistero. O forse no.

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