scritto da il 28 agosto 2010 alle 10:52

Quattro su cinque

Non si può sempre vincere. E’ una banalità, una frase fatta, forse solo una scusa. Non è vero: si può sempre vincere. L’Inter poteva farlo, e non ci è riuscita.

La Supercoppa Europea prende la strada di Madrid, sponda Atletico, alla fine di una partita vinta dai Colchoneros per 2-0. Meritatamente. Onore agli avversari, per prima cosa: Quique Sanchez Flores prepara una squadra cortissima, chiusa bene in difesa e pronta a ripartire con l’arma migliore dei biancorossi, la velocità. Di conseguenza viene fuori un primo tempo bruttino, con poche occasioni da entrambe le parti: l’Inter dà l’impressione di poter essere pericolosa abbastanza facilmente, arrivando anche vicina al gol con Milito, Eto’o e Samuel, l’Atletico non si scopre anche a costo di rinunciare a farsi vedere dalle parti di Julio Cesar. Nel secondo tempo l’Inter cala fisicamente e l’Atletico prende il sopravvento: i costanti raddoppi su Sneijder spengono la principale fonte di gioco nerazzurra mentre Simao e Reyes, schierati larghissimi, allargano le maglie degli uomini di Benitez creando buoni spazi per le due punte e costringendo Zanetti e Cambiasso a un superlavoro che si sentirà nel corso della partita. Una grande parata di Julio Cesar su Reyes è il preludio al gol dell’1-0 dello stesso spagnolo, raddoppiato nel finale da Aguero con De Gea che a due minuti dalla fine para anche un rigore a Milito, chiudendo di fatto la partita.

Detto dell’ottima prova dell’Atletico, però, l’attenzione si deve necessariamente fermare anche sui limiti visti nell’Inter. Sarebbe ridicolo far partire le critiche a Benitez dopo due partite (di cui una vinta con tanto di Supercoppa portata a casa, fra l’altro): stasera nei nerazzurri c’erano troppe cose che non andavano.

I singoli, innanzitutto, con Milito e Chivu a contendersi la poco invidiabile palma di peggiore in campo. Inesistente il Principe, che anche se servito poco e male non è mai riuscito a tenere un pallone, far salire la squadra o dettare uno scambio ai compagni d’attacco. Preoccupante il rumeno o, meglio, preoccupante l’idea che possa essere lui il titolare designato per la fascia sinistra: non è il suo ruolo, risulta assolutamente poco incisivo in fase offensiva e impreparato in quella difensiva, in un festival di svarioni tecnici ed errori tattici (ma non è colpa sua se si trova in mezzo a due avversari) degni del peggior Burdisso. Stankovic fa quel che può in un ruolo non suo, Maicon si tiene sulla coscienza il secondo gol ma in attacco fa ciò che gli chiedono, Sneijder si accende ad intermittenza anche e soprattutto a causa dell’asfissiante marcatura madrilena. Senza infamia e senza lode gli altri, con l’unica piacevole eccezione di Eto’o che sembra essere l’unico in grado di saltare l’uomo e inventare qualcosa.

Poco da dire sulla tattica, in fondo, e non potrebbe essere diversamente dopo due partite. Il solito 4231 non basta, evidentemente, se disinnescato Sneijder non c’è un altro centrocampista (Thiago Motta?) in grado di dettare i tempi di gioco. Maicon ed Eto’o sugli esterni, per quanto devastanti, non possono essere una fonte di gioco credibile in alternativa all’olandese. Stankovic non ha (più) il passo e i tempi per giocare esterno, ma il Pandev visto contro la Roma non aveva fatto meglio. Il quadro che ne viene fuori è quello di una squadra inadeguata nella rosa prima per le scelte tattiche che sembra voler fare Benitez: Biabiany, Coutinho e Obi non possono (ancora) essere alternative credibili in partite importanti a Eto’o e Pandev, soprattutto in mancanza di un ulteriore schermo davanti alla difesa che permetta agli esterni di partecipare di meno alla fase difensiva. Serve (serviva, magari prima del 27 agosto) un centrocampista, insomma: un Mascherano, che permetta di sgravare di responsabilità i tre giovani di cui sopra, o un centrocampista più tecnico capace di sostituire Thiago Motta quando -sempre più spesso, probabilmente- la marcatura su Sneijder dovesse farsi troppo pesante. E Chivu, come detto prima, non può essere l’uomo su cui puntare sulla fascia sinistra se non offre nè le proiezioni offensive di Maicon nè, spesso, una adeguata copertura in difesa.

La quadratura del cerchio non sembra lontana però, nonostante il desolante spettacolo offerto ieri sera (che in una partita secca può starci). L’importante è avere le idee chiare sulla strada da intraprendere: sui compiti degli esterni, sulla posizione in campo dei difensori, sul tipo di gioco richiesto ai centrocampisti. Avere le idee chiare possibilmente già da oggi, regolarsi di conseguenza in questi ultimi giorni di mercato e lavorare, duro e bene, come fatto fino a ieri.

Il sogno dei sei titoli è svanito, ma non per questo la squadra è da buttare. E’anzi il momento di mettersi al lavoro come e più di prima, per affrontare una stagione che per molti non è ancora neanche iniziata.

Oggi festeggiano milanisti, juventini e romanisti. Festeggiano perchè abbiamo vinto “solo” 4 coppe su 5, festeggiano le nostre sconfitte impossibilitati a fare lo stesso per le loro vittorie. Festeggiano oggi come avrebbero voluto fare nell’ultimo anno, festeggiano oggi non sapendo quando -e se- potranno farlo la prossima volta.

Iniziamo una nuova stagione, contro tutto e contro tutti. Come al solito.

Forza Inter, oggi più di ieri.

scritto da il 27 agosto 2010 alle 15:21

L’ultimo atto, prima di dicembre

Roma, Chievo Verona, Siena, Bayern Monaco, Roma. Questi i nomi delle ultime cinque avversarie affrontate in partite ufficiali. In quattro di queste cinque partite, il dopogara ha visto Javier Zanetti alzare una coppa al cielo.

Oggi arriva la conclusione di questo leggendario miniciclo a cavallo tra due stagioni. Coppa Italia, Scudetto, Champions League e Supercoppa Italiana in un crescendo di difficoltà che ci porterà, stasera, sul Louis II di Monaco davanti all’Atletico Madrid vincitore dell’Europa League.

Aguero e Forlan, Reyes e Simao, Filipe Luis e Ujfalusi sono gli avversari che cercheranno di riuscire dove hanno fallito Totti e De Rossi, Robben e Ribery: mettere i bastoni tra le ruote all’Inter del Triplete. Interrompere una serie di vittorie impressionante, spegnere sul nascere le velleità di vincere tutto in un anno solare, lasciare in esclusiva agli amici del Barcellona il record dei sei titoli.

Dall’altra parte, noi.

Quelli di Roma, quelli di Siena, quelli di Madrid, quelli di Milano. Ora attesi a Monaco.

Inter-Atletico Madrid è l’ultima partita con un trofeo da alzare prima di una lunga pausa. Inter-Atletico Madrid è l’ultimo passo da fare per tenere vivo il sogno dei sei titoli fino a dicembre. Inter-Atletico Madrid è l’ultima di una serie di cinque finali.

Inter-Atletico Madrid è la nostra prima volta al cospetto della Supercoppa Europea.

Non c’è più niente da dire ai ragazzi che scenderanno in campo, non c’è più niente da spiegargli. Un Capitano che ha alzato al cielo 14 trofei e un gruppo che ci ha portato le gioie che tutti conosciamo non hanno bisogno di istruzioni, non hanno bisogno di indicazioni.

Hanno bisogno di fame.

Ne hanno giocate tante di partite come questa e ne hanno giocato anche di più difficili. Vincendole. Gli basta volerlo, gli basta pretenderlo. Gli basta scendere in campo con la voglia e la rabbia di chi sa che deve portare a casa la vittoria a tutti i costi, di chi sa che ancora il suo percorso non è compiuto, di chi sa che il grande traguardo è ormai a due passi, e sarebbe assurdo lasciarselo scappare proprio adesso.

Il Triplete è la Leggenda, il Triplete è Storia per il calcio italiano, il Triplete ti fa sedere nel Gotha del calcio europeo.

I sei titoli sono tutto ciò che una squadra di calcio può ottenere. Senza nei, senza sbavature. Senza margini di miglioramento.

I sei titoli sono la perfezione, e noi possiamo raggiungerla.

Ci siamo presi l’Italia, ora ci aspetta l’Europa, poi il Mondo intero.
Solo altre tre partite.
Da vincere.

Si comincia stasera a Monaco, Stadio Louis II.

Non possiamo fermarci adesso.

scritto da il 26 agosto 2010 alle 12:05

Disguidi anche da Greenticket?

Riceviamo e pubblichiamo la lettera che un utente di Bauscia Cafè ha inviato all’Inter a causa di una brutta situazione creatasi con Greenticket nella procedura di acquisto dei biglietti per la finale della Supercoppa Europea.

Da Jakala a Greenticket, la situazione non sembra migliorata. Solo un caso isolato?

Buongiorno, vorrei segnalarvi la gestione della vendita dei pochissimi biglietti per la finale di Montecarlo.
Gli ultimi giorni di Luglio scopriamo che verranno venduti su Greenticket previa pre-registrazione, a partire dal 1 agosto. Registro me e mio padre (devo fare 2 registrazioni perchè la vendita è di 1 biglietto a persona) ed a mezzanotte in punto sono pronto col pc per provare a portarlo a vedere questa finale (dopo non essere riuscito nè con Madrid nè con Siena…). Ebbene, completo l’acquisto del suo biglietto ma quando tocca al mio, i biglietti sono esauriti (in 10 minuti!). Poi vengo a sapere che a fronte di 9.300 registrazioni, sono stati venduti circa 1.000 biglietti.
Oggi, 23 agosto, Greenticket mi comunica che “La notte del 1 agosto visti gli innumerevoli utenti connessi qualcosa nel circuito dei pagamenti e’ andato in tilt. Quindi solo chi ha ricevuto nostra mail di conferma d’acquisto con numero fila e posto ha veramente acquistato il biglietto e mi creda erano veramente pochi quelli a disposizione.”
Morale della favola, il biglietto per mio padre non esiste nonostante sia stato pagato € 45 + 15 di spedizione e 4 di prevendita (chiaramente Greenticket rimborsa il biglietto).
Non è tutto, l’hotel che avevo prenotato ora mi chiede la penale, chi me la rimborsa?
Cronaca dell’ennesima mala-gestione della vendita dei biglietti.

Saluti, Roberto.