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scritto da Fonz77 il 10 agosto 2011 alle 12:43
Absurdistan è un termine entrato a far parte del gergo comune, almeno dopo la caduta del blocco sovietico e la separazione dell’URSS tra Russia e qualche decina di Stati, Staterelli e sotto-Repubbliche, più o meno indipendenti dal vecchio Orso. Descrive un paese in cui l’assurdità è la norma e per chi come me ha viaggiato un po’ per quei lidi, la definizione ha perfettamente senso. Un tempo si diceva Repubblica delle Banane evocando lo stile delle dittature centro e sud americane, i tempi e i luoghi cambiano, ma il concetto è sempre quello.
Il modo migliore e anche più divertente per rendersi conto di cosa stiamo parlando è l’omonimo romanzo di Gary Shteyngart (uno scrittore nato in URSS, nell’allora Leningrado e poi trasferitosi negli Stati Uniti). Oppure…
Oppure, ci si può sedere ad ammirare il calciomercato dell’Inter.
Un’ultim’ora di Bloomberg afferma che il CEO dell’Inter in un sms (a chi?) ha detto che Eto’o va in Russia, Snejider resta a Milano e non si farà nessuna offerta per Tevez.
Non so voi, ma io sono stanco.
Non ho mai amato il calcio d’estate, non compravo la Gazzetta per tenermi aggiornato sui colpi, più o meno presunti, messi a segno dalla nostra dirigenza. Non ho mai guardato nemmeno le amichevoli estive a meno che non ci fosse veramente nient’altro da fare. Quest’anno però stiamo battendo ogni limite.
Ho digerito male la Supercoppa giocata il 6 di agosto e questo a prescindere dal risultato. Non so dire se quel risultato ha avuto qualche influenza sull’indegno teatrino che ci tocca vedere in questi giorni. Di sicuro ho avuto l’impressione che Wes stesse facendo di tutto per lasciare il segno, come se dovesse essere la partita di addio. Però non ci vogliamo far mancare i colpi di scena: dopo una settimana passata a sbattere la testa contro il muro perché Wesley preferisce trasferirsi a Manchester in mezzo alla guerriglia urbana, invece che restare a Milano, dove al massimo parcheggiamo i SUV sulla pista ciclabile davanti a Giannino; eccoci a goderci lo spettacolo della cessione di Eto’o alla Salcazzo FC che gioca nella massima divisione dello Stikazzistan.
Ecco visto questo mi viene solo voglia di staccare la spina.
Parliamoci chiaro, possiamo stare qui per ore, giorni, mesi… basta che mi passa la voglia, a discutere se sia nato prima l’uovo o la gallina: ovvero se i Campioni non vogliono restare da noi perché la Società non è capace di trattenerli o perché la gang dell’asado li vuole fuori dalle balle o ancora perché sono degli infami mercenari.
Fate pure, da qualche parte lì in mezzo troverete una verità Aristotelica, io però non credo di averne più voglia. Ripeto, sono stanco.
L’idea di un’Inter senza Eto’o mi mette tristezza perfino di più di quella senza Snejider, per le qualità dell’uomo, la sua leadership, la capacità di giocare a tutto campo per caricarsi la squadra sulle spalle e trascinarla alla vittoria. Però Eto’o prende 10 milioni netti a stagione (dicono, io non ho mai visto il contratto), con tutti i meriti che gli riconosco quello che fa è il minimo indispensabile per meritarseli. Detesto i moralisti, non mi metterò a fare ridicole considerazioni morali sugli stipendi dei calciatori negli anni della crisi economica mondiale. Per quanto mi riguarda chiunque dovrebbe essere remunerato per quello che produce. Questo valore lo stabilisce il datore di lavoro e se non sta bene uno è libero di andarsene. Posso capire che la società decida di mettere un limite e se lo fa di fronte alla richiesta di un giocatore di trent’anni di 12 o 13 milioni netti per altri tre anni, beh mi sembra che la soglia della generosità sia stata superata da lungo tempo.
Se poi questo Campione assoluto, che ha vinto tutto, invece di scegliere di finire la carriera nell’Inter, come aveva dichiarato poco più di un mese fa, dovesse preferire andare a prendere una cifra che non riesco nemmeno a scrivere nella misconosciuta squadra del misconosciuto paese di cui sopra…
Beh, sarò ancora più triste perché dovrò rivedere il giudizio sull’uomo, ma me ne farò una ragione. Chissà se per quei soldi Samuel accetterà di buon grado anche gli insulti razzisti che volano nel campionato Russo? Roba che al confronto i tifosi gobbi fanno parte di Amnesty International. Magari potrebbe fare due chiacchiere con il nostro vecchio amico Roberto Carlos, tanto per farsi un’idea della situazione.
Se le cose stanno così, ciao ciao, Samuel, la porta sai dov’è.
Se lo sta vendendo l’Inter per mettere a bilancio qualche milione di plusvalenza, la mia stima di Moratti finisce qui.
Ecco, l’ho detto, e ora?
Ah già parte anche Snejider, mi ero dimenticato e pure Milito, ci dicono adesso. Pietà, datemi tregua. Come? Anche il cuoco della Pinetina??? AARGH, no! Tragedia! Questa è davvero la fine!
Insomma ci lasciano proprio tutti quanti? Considerazioni tattiche su quale sia la partenza più drammatica? Samuel o Wes? Per favore.
L’Inter naviga a vista! L’Inter è in disarmo? No, Moratti ha già in serbo gli assi nella manica per sostituire chi parte? Ah, sì? Boh, non lo so? Ma chi te lo ha detto? Lo ho letto sulla Gazza, o era Tuttosport, mmm… Ah beh allora!
BASTA!
Per quanto mi riguarda non ne voglio più sapere nulla, chiudo la saracinesca. Massimo continuerà a fare il gioco che gli piace fare, non so più se per passione o per forza. Andrà bene o andrà male, ma resta quel vago retrogusto di presa per il culo. Pazienza, passerà anche questa, come passano giocatori, allenatori e presidenti; solo l’Inter resta per sempre. Ora però ho bisogno di una pausa
Miami aspettami, sto arrivando! Quando tornerò sarà già tutto finito. Sarà andata via anche la prima giornata di Campionato contro il Lecce. Il mio salato abbonamento resterà in naftalina fino alla metà di settembre. Fino ad allora… Shutdown.

scritto da SNIS il 10 agosto 2011 alle 9:39

La notizia è di quelle che fanno tremare i polsi: l’Inter sta trattando la cessione di Samuel Eto’o con i russi dell’Anzhi. A confermarlo sono le parole del D.T. Marco Branca all’uscita dalla sede di Corso Vittorio Emanuele, subito dopo l’incontro con i potenziali acquirenti: “E’ stato un incontro informale. Abbiamo ascoltato la loro proposta, ma siccome parliamo di un giocatore importante, non è una trattativa che si può chiudere in un pomeriggio. Ci riaggiorneremo”. A ulteriore riprova in serata arrivano anche la dichiarazioni del Presidente Massimo Moratti: “L’offerta si può definire interessante, intelligente, congrua, al valore del giocatore. Non mi permetto di giudicare se sia indecente o meno, ma posso dire che è intelligente e dà valore al nostro giocatore. Valuteremo in questi giorni insieme ad Eto’o e ai nostri dirigenti”. Credo che sentendo queste parole ogni tifoso interista sia caduto nello sconforto più totale. Come si può solo pensare di privarsi di un campionissimo come Samuel Eto’o? Sembrerebbe assurdo, ma poi, ragionandoci un attimo, tanto assurdo alla fine non è. In società non si è mai fatto mistero che quest’anno, molto probabilmente, sarebbe stato ceduto un campionissimo. Personalmente, visti i tempi che corrono, questo sono pronto ad accettarlo, a patto però che l’operazione venga fatta in modo intelligente e che ad essa ne seguano altre in prospettiva futura. Primo: l’offerta deve essere congrua ed irrinunciabile (per me quindi non inferiore a 50 milioni di Euro). Secondo: mantenere in rosa tutti gli atri top player. Terzo: reinvestire parte della cifra incassata.
Senza girarci troppo intorno, i pezzi pregiati dell’Inter ad avere mercato sono solo tre: Maicon (30 anni), Sneijder (27 anni) ed appunto Eto’o (30 anni). Se una cessione dolorosa è necessaria, ragionandoci, la più logica è proprio quella dell’attaccante camerunese. I perché sono presto spiegati. Nella rosa attuale e sul mercato non si trovano giocatori con le caratteristiche dei primi due. O se si trovano, le cifre richieste sono esorbitanti. Samuel, pur avendo davanti ancora potenzialmente due o tre stagioni al top, è il più attempato dei tre ed è quello più facilmente sostituibile. La trattativa con Tevez (27 anni) infatti sembra ben avviata. L’argentino, da quello che si sente in giro, avrebbe un costo di circa 35 milioni e quindi la cifra incassata dalla vendita del Re Leone sarebbe ampiamente sufficiente per acquistarlo, lasciando nelle casse la rimanete parte di liquidità. Da non sottovalutare anche la questione relativa all’ingaggio, che scenderebbe dagli attuali 10 milioni netti a stagione di Eto’o ai 7 richiesti dall’argentino che, non dimentichiamoci, ha tre anni di meno.
Mi sento quindi di dar fiducia ai nostri dirigenti. “L’offerta si può definire interessante, intelligente, congrua, al valore del giocatore.” Voglio credere a queste parole sperando che, se l’operazione andrà in porto, le condizioni poste sopra verranno rispettate. In caso contrario comincerei a sentirmi preso in giro.
scritto da Fonz77 il 8 agosto 2011 alle 13:56
Niente Panico, niente panico, urlava il computer di bordo impazzito dell’Aereo più Pazzo del Mondo, mentre i passeggeri si lasciavano andare a crisi di isteria e risse tipo Royal Rumble all’annuncio della ferale notizia.
Nulla sembrava scuoterli: il comandante e il secondo ufficiale sono in coma, il pilota automatico è guasto, un motore è rotto e ai comandi c’è uno che in vita sua ha pilotato solo uno spargi-fertilizzante nel Wyoming. Calma olimpica.
C’è qualcos’altro che dobbiamo sapere? – chiedono i passeggeri alla hostess – Veramente è finito il caffè. Delirio collettivo.
Ok, Panico. Concede il computer di bordo…
Sarà che è un periodo un po’ schifoso. Sarà che, molti di noi sono ancora inchiodati alle scrivanie e ai monitor a lavorare, mentre i nostri parlamentare, che lavorano mediamente 2 ore e 46 minuti la settimana, se ne sono andati in vacanza per 40 giorni. Che confusione, sarà perché ti amo… fatto sta che a me questa Supercoppa persa un po’ così rischia di fare l’effetto del caffè finito.
Non entro nel merito dell’analisi tattica della partita, perché lo ha già fatto SNIS e ne abbiamo già ampiamente parlato. Diciamo solo che le ragioni di perplessità non mancano; anche se, a voler vedere il bicchiere mezzo pieno, c’è stato anche qualche segnale incoraggiante, specialmente considerando che stiamo parlando di una squadra con un allenatore nuovo e metà della formazione titolare ancora in vacanza dopo la Coppa America.
Certo sono stati fatti degli errori, alcuni anche abbastanza importanti, ma il calcio è fatto di episodi e sarebbe bastato che un paio di cosette girassero nell’altra direzione per stare qui oggi a commentare un altro risultato. Da questi errori comunque ci sarebbe tutto il tempo per imparare, Gasp non mi pare uno stupido.
E allora perché questo gran brutto presentimento che mi grava sulle spalle?
Cominciamo con il dire che la cosa più brutta della partita è stata la, mancata, reazione al pareggio e poi al vantaggio del Bbilan. Non c’è stata rabbia, voglia, figuriamoci lucidità. Bene ha detto la Miss, seduta al mio fianco: sembrava di vedere l’Inter di Benitez, quella che all‘89esimo, sotto di un goal nel derby dice “calma, calma”.
Si vede il vuoto incolmabile di quell’allenamento mentale, ancor prima che fisico, che è il marchio di fabbrica di José Mourinho. Quello che porta i giocatori a sapere esattamente cosa fare ogni volta che si trovano il pallone tra i piedi, perché c’è la fiducia che tutti gli altri compagni si faranno trovare pronti esattamente per quella mossa.
Se vogliamo poi, possiamo parlare del fatto che non importa quanto in emergenza uno possa essere, se sei l’Inter e ti giochi una finale, fosse anche quella del triangolare della Grappa Nonino, entri in campo per vincere, non per “tentare di vincere” (cit.). In questo senso Eto’o come unica punta isolata, le sole due occasioni da goal costruite in un primo tempo comunque dominato sono cose che lasciano un po’ l’amaro in bocca.
Eppure non siamo ancora al caffè che è finito.
Il caffè è finito con le dichiarazioni del giorno dopo di Snejider, prima e di Branca, poi.
Credo che possiamo concordare sul fatto che, fino a quando c’è stata partita, Wesley è stato il faro di tutte le nostre azioni, qualunque manovra di attacco nasceva da lui.
Dopo aver visto tutto questo, sentire anche solo una velata conferma di una sua possibile (probabile?) partenza mi getta nello sconforto, senza nemmeno stare a metterci il carico da 90 di un’eventuale addio anche di Eto’o.
Alla fine della partita, uscendo dal pub, mi sono trovato un Bbilanista di origini non meglio definite (Albanese, Rumeno, Balcanico a caso? poco importa), che sentenziava: “Questi adesso vendono Snejider, vendono Eto’o, fanno la fine del River Plate e vanno in serie B”. Mi sono fatto due grasse risate a sentire una cosa simile, ovviamente, e gli avrei pure risposto se non avessi temuto di coinvolgere due fanciulle in una rissa estiva. Non farebbe nemmeno troppo bene alla mia già sufficientemente compromessa fedina penale.
Va da sé che considero l’ipotesi pura fantascienza, però…
…però ogni tanto anche la fede più salda andrebbe un momento rinfrancata da un segno dall’alto, non chiedo di avere sempre José che mi fulmina sulla via di Damasco, mi apre gli occhi e mi mostra la Luce, ma diamine, un barlume di speranza.
Niente. Nessun sollievo è concesso al Giobbe Interista nella soffocante estate del Calciomercato.
Wesley, mi dice che l’Inter ha bisogno di soldi (???) e che lui è sul mercato se arriva l’offerta giusta.
L’Inter ha bisogno di soldi e lui è sul mercato. Capito?
Il messaggio mi sembra chiarissimo. Wesley dice platealmente: “Io sto benissimo all’Inter e a Milano e non me ne andrei se non fosse la Società a chiedermelo”.
Qual’è il commento dell’Inter, tramite le parole di Branca?
“Non ho voglia di parlare tutti i giorni di mercato. Siamo appena arrivati dopo un lungo viaggio. Le parole di Sneijder? Parlate con Sneijder”.
No seriamente. Branca non ha voglia di parlare di Calciomercato tutti i giorni? Di grazia Marco, quale sarebbe il tuo lavoro? Di fronte all’ipotesi di una cessione in cui il giocatore mette chiaramente tutto nelle mani della Società non ti degni NEMMENO di tirare fuori la balla di circostanza “Snejider è incedibile a meno di un’offerta IRRINUNCIABILE”. Nemmeno a questo ci possiamo più attaccare?
Francamente sono senza parole.
Mi sono lasciato scivolare addosso tutto. Benitez, Leonardo, Biabiany. Ho scrollato le spalle di fronte all’indegno spettacolo mostrato per la scelta del nuovo allenatore. Ho digrignato i denti, ma mi sono limitato a borbottare, di fronte alla blanda risposta alla relazione di Palazzi, ai titoli della Gazzetta, a un mese di campagna mediatica che ci dipingeva come un esercito in disarmo
Adesso basta. Adesso la misura è colma.
Che si faccia chiarezza. Se dobbiamo andare in disarmo ditecelo. Se dobbiamo diventare come il Bbilan che resta in attesa anche per anni di poter prendere l’Ibra di turno a due lire perché ha scazzato con l’allenatore e altrimenti ciccia, farebbe piacere saperlo.
Oppure se c’è una strategia di medio periodo, che porta al rinnovo della squadra nel giro dei prossimi due anni (due perché il primo lo avete già buttato nel cesso), ci sta bene, possiamo accettarlo, ma ne vorremmo vedere l’impronta.
Giusto perché NOI non siamo Gonzi e non ci beviamo tutto quello che ci viene propinato. Non ci vedrete in giro per Milano con gli striscioni “Non si vende Yolanthe!”.
State però sicuri che, senza quei segnali, il credito di fiducia finisce qui.
scritto da errek il 23 luglio 2011 alle 14:53
Gent/mo sig. Della Valle
innanzitutto una premessa perché ritengo importante definire i ruoli: per la Giustizia Sportiva lei è un pregiudicato. Lo è lei e lo è suo fratello. E’ stato condannato dopo 4 gradi di giudizio a 8 mesi (contro i 3 anni e 9 mesi nella sentenza della Corte Federale), mentre suo fratello Andrea ha subito la condanna a 1 anno e 1 mese (contro i 3 anni nella sentenza della Corte Federale).
Le richieste del Procuratore Federale Palazzi (quello sulla cui recente relazione si fondano le sue proposte di pacificazione) erano state diverse, ricorda? Le rinfresco io la memoria:
Diego Della Valle (proprietario Fiorentina): 5 anni con proposta di radiazione.
Andrea Della Valle (presidente Fiorentina): 5 anni con proposta di radiazione.
Fiorentina: retrocessione in serie B e 15 punti di penalizzazione
(http://it.wikipedia.org/wiki/Calciopoli)
Detto questo, giusto per sottolineare il fatto che lei non ha statura morale per chiedere nulla a nessuno e tanto meno a Massimo Moratti, presidente dell’Inter, rispondo ad alcune delle sue considerazioni:
Come già proposto dalla ACF Fiorentina qualche giorno fa, anch´io personalmente ritengo che sia indispensabile aprire un tavolo pacificatore per chiudere una volta per tutte la vicenda di Calciopoli (vicenda che alla luce di quanto è emerso va riconsiderata e riscritta in altro modo).
Calciopoli è già chiusa: è stata chiusa quando le sentenze sono diventate definitive e quando le pene sono state scontate. A parte che i tavoli pacificatori li aprono quelli che hanno da perdonare, non già quelli che devono essere perdonati.
Spero che mai Massimo Moratti accetti di sedere a un tavolo che vedrebbe, tra gli altri, Silvio Berlusconi, Lei, il giovane Agnelli, il presidente Lotito, per trattare una pacificazione.
Noi non vogliamo pacificazioni con nessuno di coloro che sono stati inquisiti e condannati per averci rubato scudetti, punti, gioie e soddisfazioni. Anzi se vuole saperlo siamo ancora indignati e le pene inflitte le giudichiamo blande e non proporzionate ai danni che ci avete inferto. Quel “ci” è riferito non solo ai tifosi dell’Inter ma a tutti i veri sportivi che seguono il campionato di calcio italiano.
Lei, da pregiudicato, pretenderebbe di aprire un tavolo pacificatore accusando chi non è stato neppure rinviato a giudizio di essere stato trattato in modo differente da come è stato trattato lei?
Beh, sa una cosa? Anche io sono stato trattato in modo differente da come è stato trattato (faccio un nome a caso) Calisto Tanzi. Ma ci sarà un motivo, lei che ne dice?
Non ci si può celare dietro silenzi inspiegabili da parte di alcuni protagonisti di questa vicenda, o nascondersi dietro cavilli giuridici come hanno fatto altri.
Lei considera cavilli giuridici l’improcedibilità per sopraggiunta morte dell’imputato o per prescrizione di un reato e comunque l’impossibilità per una persona accusata di difendersi?
Suvvia, lei fa l’imprenditore, quante volte i suoi consulenti e collaboratori hanno usufruito di questi cavilli giuridici nella gestione della sua azienda? Suvvia, siamo uomini di mondo. A quanti tavoli di pacificazione ha partecipato dopo avere usufruito di questi privilegi?
Bisogna dare delle spiegazioni chiare, sincere e leali a tutti i tifosi di tutti i club coinvolti per permettere loro di capire cosa è veramente successo, spiegando tutto senza opportunismi, tatticismi e strategie mediatiche che in alcuni casi sono state di totale cattivo gusto, volendosi riparare dietro persone eccellenti che purtroppo non ci sono più.
Sul “persone eccellenti che adesso non ci sono più”, concordiamo perfettamente. Noi però saremmo più completi e aggiungeremmo che, purtroppo, alcune persone non eccellenti ancora ci sono e si occupano di calcio. In ogni caso il nome di Giacinto Facchetti lo può scrivere liberamente; non deve (non dovrebbe) usare circonlocuzioni verbali per identificarlo.
Solo chi come noi è stato vittima di un processo sportivo frettoloso rappezzato ed ingiusto può capire quanto sia difficile affrontare in prima persona queste questioni,
Qui dovrebbe rivedere il suo affrettato (quello sì) giudizio. In una nazione dove il maggior problema della giustizia è l’enorme durata dei processi, lei protesta perché il suo processo è durato un tempo ragionevole? Perché hanno fatto presto? Su, sia serio!
ma quando si è leader di un gruppo si devono assumere in prima persona tutte le responsabilità, mettendoci la propria faccia e la propria dignità.
Anche su questo concordiamo, ma per metterci la dignità bisogna che questa sia rimasta nel bagaglio di certe persone.
E´ questo che tutte le persone coinvolte in questa vicenda devono fare per tentare di pacificare gli animi e gli umori dei tifosi.
Ecco, bravo: Massimo Moratti non è coinvolto. Lo ha stabilito anche Palazzi nella sua relazione. Fatela tra di voi pregiudicati la pacificazione. Noi, il nostro Presidente in particolare, è già in pace con tutti, in particolar modo con la sua coscienza!
Ma ancora di più va fatto per non togliere ai tifosi, che sono anche dei cittadini, la fiducia nelle istituzioni e nella giustizia vera. E´ ora che ognuno tiri fuori il coraggio e difenda, ancor più se è sicuro del suo operato, i suoi valori ed i suoi colori senza paura e senza nessuna ambiguità.
Ribadisco: lei è già stato condannato, siamo noi che siamo sicuri del suo operato affatto conforme alla legge sportiva.
Con questo spirito costruttivo chiedo a Massimo Moratti di sedersi pubblicamente intorno ad un tavolo insieme a me per cercare di spiegare ai tanti che vogliono sapere cosa sia veramente accaduto allora, perché i destini di due società amiche come le nostre, che condividevano gli stessi principi e gli stessi valori, abbiano avuto trattamenti diversi e destini diversi.
E’ lei, se vuole e se ha ancora credito presso i tifosi della Fiorentina, che deve spiegare queste cose. Per quanto riguarda i principi, mi pare evidente che non fossero proprio gli stessi, esattamente come le amicizie frequentate da lei e da suo fratello erano diverse da quelle frequentate dal Presidente dell’Inter.
E sarebbe per me, e non solo per me, sicuramente importante sapere cosa Moratti pensa di quello che abbiamo dovuto subire ingiustamente.
Io penso che Moratti pensi quello che penso io: l’ingiustizia, se c’è stata, riguarda soltanto la lievità delle sanzioni e il fatto che si permetta a certi personaggi coinvolti in calciopoli di occuparsi ancora di sport e di calcio in particolare.
Tutto questo servirebbe a riportare tranquillità ad alcune tifoserie e soprattutto a dare fiducia alla gente dimostrando che i valori veri esistono ancora e che nessuna ambiguità o ipocrisia li può cambiare.
Stia tranquillo lei, perché noi tifosi lo siamo perfettamente. E i valori di cui lei parla a vanvera li abbiamo ben presenti negli esempi e nei comportamenti di Giacinto Facchetti.
Spero che Moratti non perda questa occasione perché non è in discussione la reputazione di una società seria come l´Inter, che nulla c´entra con il comportamento degli individui, ma è in discussione la sua reputazione personale.
Infatti non è proprio in discussione, come non lo è quella della Fiorentina. In discussione sono soltanto i suoi comportamenti come risultano dal processo che lei ha subito e nel quale è stato condannato!
Si parla spesso di voler rifondare il calcio riportandolo ai valori veri dello sport; questa potrebbe essere per noi due l´occasione per dare un ottimo contributo a questo obiettivo”.
Non abbiamo nulla da rifondare nel calcio, dobbiamo solo liberarci di alcuni personaggi che lo hanno turbato e che per questo sono stati condannati dalla giustizia sportiva: e lei è fra questi, sig. Della Valle.
scritto da Fonz77 il 5 luglio 2011 alle 11:45
Prima di spendere anche solo una parola su tutto quello che sta accadendo, degno di un racconto di Kafka, se non fossimo ormai il paese di Moccia e della Tamarreide, lasciate che faccia una doverosa premessa: IO non nominerò la Persona che ha indossato per tanti anni la maglia numero 3 dell’FC Internazionale.
Altri hanno osato farlo, dimostrando nella migliore delle ipotesi cattivo gusto e malafede, ma io non intendo partecipare a questo gioco per la semplice ragione che ritengo quella Persona al di sopra di ogni sospetto, indifendibile nel senso che non ha alcun bisogno di essere difesa, perché è inattaccabile da anima viva, figuriamoci dai meschini personaggi che popolano il mondo del calcio italiano. Su questo non accetto discussioni.
Da discutere ci sarebbe invece parecchio sul modo in cui l’Inter si sia messa nelle condizioni in cui si trova oggi. Sì, lo ripeto, ci si è messa da sola, perché gli “altri” possono anche essere delle infami carogne, ma la cosa era risaputa quindi non si capisce per quale ragione fosse lecito aspettarsi che le cose andassero in modo diverso.
Non è ammissibile rinunciare a combattere le proprie battaglie e poi infuriarsi perché si è perso. Il tempo è più che maturo per svegliarsi, scendere dagli alberi e iniziare a sgomitare nel mondo reale. Un mondo nel quale non importa che tu sia onesto o meno, perché se c’è qualcuno che continua ossessivamente a gridare forte che tu sei un ladro alla fine tutti gli crederanno. Vale nel calcio come in tutte le cose, perché in fondo il mondo del pallone è davvero lo specchio della nostra società.
Siamo stati zitti per 5 anni, preoccupandoci solo di contare le nostre vittorie, quelle ottenute DAVVERO solo sul campo e in nessun altro posto e nel frattempo i nostri nemici stavano contando i chiodi e segando le assi per costruirci la bara intorno.
Ho detto nemici, di avversari non ne esistono più, per me.
L’unica domanda che dobbiamo porci è se sia pronta la Società a combattere la guerra, battaglia dopo battaglia. Dimenticatevi le regole, dimenticatevi l’etica. Come si può parlare di queste cose quando chi detta le regole è il sodale dei tuoi nemici? Non venitemi a dire che dobbiamo distinguerci dagli altri, che il nostro stile è differente. Quanto vi saranno di consolazione queste cose quando ci rinchiuderanno nel girone degli impalati? (fatela voi la traduzione in linguaggio corrente)
Al diavolo le regole, al diavolo le convenzioni. Siamo in guerra da soli contro tanti e quei tanti hanno il controllo di tutte le armi e di tutti gli arsenali, il solo modo di vincere in queste condizioni è essere sfuggenti, spietati e senza scrupoli. Tutto quello che non abbiamo voluto essere fino ad ora. Basta con i guanti bianchi. Anzi, per quanto mi riguarda da ora in poi senza guantoni.
Siamo scossi e circondati, ma a questo punto non abbiamo davvero più nulla da perdere. Non ha più senso nascondersi dietro a una signorilità che nessuno ci riconosce più e nemmeno ci ha riconosciuto mai. Il fango è arrivato ed è inutile piangere che non è giusto.
Tiriamoci in piedi con la forza della rabbia e della disperazione. Ricominciamo a spazzarli via dai campi da calcio, tanto per cominciare, in modo che tutto quello che succede in settimana sia solo una misera consolazione per i nostri nemici, distaccati di decine di punti.
Fuori dai campi? Vale tutto. Questa è guerra.
scritto da Nk³ il 27 giugno 2011 alle 15:29
Chi è Gian Piero Gasperini?
Sembra una domanda retorica, di quelle che si usano come scusa per introdurre un argomento, ma non lo è. Non lo è affatto, e personalmente trovo la cosa abbastanza inquietante. Trovo inquietante che alcuni tifosi -magari quelli più superficiali e meno appassionati- si siano trovati realmente a chiedersi e a chiedere: chi è Gian Piero Gasperini? Riguardando gli ultimi allenatori dell’Inter, non si può non ammettere che qualsiasi persona vagamente interessata al calcio in Italia sapeva già molto di loro. Qualsiasi lettore delle pagine dello sport conosceva Roberto Mancini, chiunque al mondo sapeva bene chi fosse Josè Mourinho, tutti gli appassionati di calcio conoscevano Rafa Benitez e Leonardo. Gasperini no. Per Gasperini ci tocca sentirci chiedere: ma chi è Gian Piero Gasperini?
“Uno che nasce nello stesso giorno e nello stesso mese di Josè Mourinho”, è una risposta abbastanza frequente (e già questo la dice lunga: avete mai sentito dire di Mourinho che “è nato nello stesso giorno di Gasperini”? No, vero?). Però nasce 5 anni prima e non a Setubal ma a Grugliasco, provincia di Torino, prima teatro di un eccidio da parte delle truppe naziste e poi sede di una forte localizzazione di imprese del settore metalmeccanico: Pininfarina, Bertone, Vignale, Itca…dici Grugliasco e leggi Torino, pensi Grugliasco e scrivi FIAT, unisci Torino e FIAT e arrivi dritto dritto alla Juventus. Nato a Grugliasco e figlio di un operaio dell’indotto FIAT, Gian Piero Gasperini vede la sua storia personale inevitabilmente legata a doppio filo alla Juventus.
Percorre tutta la trafila delle giovanili in bianconero fino ad arrivare in prima squadra insieme a Paolo Rossi e Sergio Brio, prima di iniziare un giro d’Italia nelle serie minori che lo porterà da Reggio Calabria a Pistoia passando soprattutto per Palermo: 5 stagioni, 128 presenze e 11 gol in rosanero, e un paio di marcature ogni anno per un centrocampista forse non talentuoso, ma sicuramente abile nella lettura del gioco. Arriva poi a Pescara, in Serie B, e con i biancoazzurri esordisce in Serie A a ben 29 anni: 5 stagioni, come a Palermo, con 160 partite e 21 gol prima di chiudere la carriera da giocatore con una stagione alla Salernitana e le ultime due a Pesaro, dove a 35 anni giocherà la sua ultima partita.
La carriera di allenatore inizia un anno dopo, lì dov’era iniziata quella da giocatore: dalle giovanili della Juventus. Dall’inizio del Lippi I alla fine del Lippi II Gasperini cura la crescita di giovanissimi, allievi e primavera bianconeri vincendo anche un Torneo di Viareggio prima di iniziare, nel 2003, l’avventura da allenatore della prima squadra a Crotone in Serie C1. Promozione in Serie B il primo anno e due salvezze nelle stagioni seguenti, che gli valgono un ruolo da insegnante alla scuola di allenatori della FIGC prima, e la panchina del Genoa poi. Anche qui inizia col botto, ottenendo la promozione (e la Panchina d’Argento) al primo anno. Poi una serie di tranquille salvezze, con alcuni picchi decisamente importanti: il quarto posto ex-aequo con la Fiorentina nel 2009 (e la qualificazione in Champions che sfugge solo a causa degli scontri diretti con i viola) e il “record” di unico allenatore in grado di vincere tre derby della Lanterna consecutivi (tra cui quello della tripletta di Diego Milito, unico giocatore ad essere riuscito nell’impresa).
In queste ore Gasperini è in Corso Vittorio Emanuele, per la prima riunione ufficiale da allenatore dell’Inter. All’ordine del giorno prima ancora della definizione del mercato e dei dettagli organizzativi, la presentazione dello staff: Beppe Baresi sarà il suo vice e insieme a Bruno Caneo -uomo di fiducia del mister- lavoreranno Daniele Bernazzani e Alessandro Nista, già compagni di squadra di Caneo a Pisa. Il preparatore Luca Trucchi, arrivato con Gasperini, lavorerà insieme al “solito” Stefano Rapetti e insieme al reparto medico guidato dal professor Combi, che quest’anno vedrà aggiungere alle proprie file il nome di Andrea Scanavino, indicato da Combi come nome a cui affidare il recupero degli infortunati e allo stesso tempo uomo di fiducia di Gasperini.
Di ciò che vedremo sul campo è stato scritto tutto e il contrario di tutto, a cominciare dalla presunta “fissazione” di Gasperini per il 343. Presunta, appunto: perchè sicuramente questo e il 433 sono i moduli di riferimento del mister di Grugliasco, ma è altrettanto vero che -ben lontano dall’essere un “integralista”- Gasperini è prima di tutto un profondo conoscitore di calcio e un maestro di tattica in grado di mettere i giocatori a sua disposizione nelle condizioni ideali per rendere al meglio, e non sembra proprio il tipo di allenatore disposto a sacrificare uno Sneijder sull’altare delle proprie convinzioni. Al contrario, se i giocatori lo seguono sarà per molti garanzia di valorizzazione o addirittura di nuova giovinezza.
A monte di tutto questo, ovviamente, ci deve essere l’appoggio convinto e incondizionato della società, vera chiave di volta del successo di questa avventura. Sì, perchè sarà bene che fra società e tifosi si prenda atto della realtà, di una realtà che si chiama Gian Piero Gasperini: inutile sognare i Guardiola e i Mourinho, inutile volare col pensiero a ciò che potrebbe essere e ciò che potrebbe accadere. Quasi 20 giorni fa, in un post che letto oggi sembra abbastanza surreale, scrivevo “Leonardo è l’allenatore dell’Inter: viva Leonardo!“: vale esattamente lo stesso oggi, con Gasperini. Gasperini è l’allenatore dell’Inter: viva Gasperini! Non esiste alternativa, non c’è spazio per i dubbi e le incertezze: c’è solo il posto per sostenere un allenatore al 100%, per permettergli di esprimersi al meglio delle proprie potenzialità e per giocarsi tutte le sue carte contro avversari come Allegri, Conte, Mazzarri e Luis Enrique che, diciamocelo francamente, sono agilmente alla sua portata.
Gian Piero Gasperini è uno dei migliori allenatori sulle panchine della prossima Serie A e l’Inter una delle migliori squadre.
Perchè perdere un’altra occasione?
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scritto da Vujen il 24 giugno 2011 alle 17:09

MILANO - Sarà Gian Piero Gasperini il nuovo allenatore dell’Inter. Il Presidente Massimo Moratti, attualmente fuori Italia, conferma “la piena soddisfazione per la scelta” e, insieme con tutta la Società, augura a Gasperini “i successi che hanno portato l’Inter al titolo di campione del mondo“.
L’annuncio ufficiale arriverà una volta completate le ultime formalità burocratiche e, in quell’occasione, sarà comunicata anche la data della presentazione alla stampa.
Gasperini, 53 anni, firmerà un contratto biennale, lavorerà con lo staff nerazzurro già in organigramma e con due nuovi collaboratori, l’assistente Bruno Caneo e il preparatore atletico Luca Trucchi.
Questa la comunicazione ufficiale dal sito della società nerazzurra.
Aldilà delle polemiche dei giorni precedenti, delle molteplici diatribe sulle possibile scelte per la panchina, ora che la scelta della società è definitiva, le auguriamo buona fortuna, e tanta pazienza per sopportare ed imparare ad amare i sempre esigenti tifosi della squadra più bella del mondo, l’FC Internazionale. In bocca al lupo, Mister!
scritto da Vujen il 24 giugno 2011 alle 11:13
Pian piano la nebbia di questi giorni si sta assottigliando, pian piano la margherita tenuta in mano da Moratti ed i suoi collaboratori sta perdendo petali, e molto verosimilmente oggi siamo arrivati all’ultimo: a meno di (forse qualcuno dirà piacevoli) sorprese, il prossimo allenatore dell’ FC Internazionale sarà Gian Piero Gasperini. Una scelta che a molti farà piacere, mentre ad altri farà storcere il naso, tirare un sospiro amaro, e in qualcuno addirittura venire un po’ di acidità di stomaco. In effetti non è mai facile trovarsi unanimamente d’accordo riguardo i vari allenatori della squadra per cui si tifa, sicuramente, in questo caso specifico, le opinioni discordanti saranno molteplici. Proviamo a spiegare perchè Gasperini è l’allenatore giusto per l’Inter, proviamo a spiegare anche perchè non lo è, avvalendoci di due interlocutori medi, il “mediamente ottimista”, ed il “mediamente pessimista”.
Finalmente un tecnico italiano! Dopo un trittico tecnico straniero, si ritorna con il made in Italy, idea che sta maturando anche dal punto di vista della rosa, visti gli innesti recenti di Pazzini e Ranocchia. Una buona risposta a chi critica la “multinazionale Inter”!
Beh, nell’Inter non conta la nazionalità. Nell’Inter conta la bravura, penso e spero. Mourinho è un gran tecnico, prima di essere portoghese. Mancini è un bravo allenatore, ed è italiano. Benitez e Leonardo hanno deluso, per varie ragioni, e sono stranieri. Non abbiamo mica la pretesa di autoproclamarci “bacino per la nazionale”, quindi non vedo perchè stare a guardare il colore del passaporto di chi ingaggiamo. Se uno è bravo è bravo, sia esso italiano o del Lesotho.
In Italia Gasperini non è secondo a nessuno dal punto di vista tecnico. Le sue squadre, specialmente il Genoa, han sempre giocato bene ed offensivamente parlando, son sempre state spettacolari! Magari ci stupirà in positivo, perchè non dovrebbe? E’ comunque un allenatore molto preparato!
Mah, sicuramente un tecnico deve essere elastico e cercare di far rendere al meglio gli uomini che ha a disposizione, questo è chiaro. Altrimenti di solito, a determinati livelli non ci arrivi. Però è altrettanto vero che ogni tecnico ha il suo modo di giocare preferito, com’è giusto che sia, e siamo sicuri che quello del Gasp sia compatibile con i calciatori che abbiamo a disposizione?!
L’ex allenatore del Genoa conosce benissimo Motta e Milito, due tra gli uomini che hanno brillato di meno nella scorsa stagione. Io sono convinto che il suo insediamento in panchina possa solamente giovare nel prossimo rendimento dei due fuoriclasse. Per di più, avere due big dello spogliatoio dalla propria, sin dall’inizio, è un buon punto di partenza no?
Sicuramente, ma qui il discorso è diverso: Thiago Motta e Milito, sicuramente due straordinari calciatori, quanto futuro (interista ma non per forza) hanno davanti? Stiamo parlando di un centrocampista di 29 anni e di una punta che di primavere ne ha quasi 32. Ben venga la rivalutazione dell’usato, è chiaro, ma secondo me questo deve essere un “di più”, non un aspetto “basilare”. Siamo sicuri che lo sia?
Gasperini è oltretutto molto bravo a far crescere i giovani calciatori. Le sue esperienze nelle giovanili, agli inizi della carriera, ma anche in tempi recenti, al Genoa, ne sono la dimostrazione.
Si, bene, ma… quanti giovani abbiamo attualmente da far crescere?
Messi come siamo, con i (presunti) sogni catalani di Massimo Moratti, è anche intelligente far firmare ad un tecnico un contratto corto, non vincolante. Ciò non toglie che questo contratto possa essere allungato in futuro, no? Sotto questo punto di vista siamo salvaguardati!
Sicuramente dal punto di vista economico è un vantaggio, non c’è dubbio. Il dubbio però é: e se le fantasie di Moratti dovessero rimanere tali? Se imposti un anno di “transizione” è perchè vuoi transitare, lo dice la parola stessa, da una fase A ad una fase B. Ma se la fase B non la concretizzi poi, rimani con un pungo di mosche in mano, e con una rosa più vecchia di un altro anno. Ma sicuramente ciò non è colpa del Gasperson…
…Anzi ti dirò di più: non ho mai visto Massimo Moratti così “distante” e poco preso da situazioni di questo tipo. La mia idea è che il Gasp non sia nemmeno una sua scelta, figurati.
E con ciò? Leonardo è stato presentato addirittura dal presidentissimo in persona. Si è visto come siam messi ora… Moratti è umano, e come tutti gli umani sbaglia. Ma è anche una persona capace di vedere, al netto di risultati speriamo positivi, se cambiare idea o meno.
Sarà, ma Gasperini è comunque un “figlio (calcisticamente parlando) di Moggi”. Quando sento certi nomi non riesce a non venirmi un leggero fastidio alla bocca dello stomaco, che ti devo dire.
Beh, anche Ibrahimovic e Vieira lo erano in qualche modo, anche loro hanno rivendicato quei famosi scudetti, eppure non mi pare che ai gol dello svedesone tu non abbia esultato no? Se un professionista è bravo, si concentra su quello che deve fare e lascia da parte queste questioni. Conta solo il campo.
Eh, il campo, appunto. Vogliamo parlare dei molteplici trofei vinti da Gasperini finora, o della sua grandissima esperienza in campo europeo?
Vabbè, sicuramente certi trofei sinora li ha visti solo dalla tv, ma ciò non vuol dire che non sia preparato. Semplicemente non lo sappiamo! Perchè partire negativi? In fondo Mourinho al primo anno al Porto aveva un’esperienza misera, ma ha vinto la Coppa UEFA, e l’anno dopo la Champions. Seguendo il tuo ragionamento, non avrebbe mai potuto sedersi su quella panchina, e portare al trionfo la squadra portoghese!
Sì ma, oltre a questo fatto, un altro mio dubbio riguarda la capacità di farsi rispettare all’interno dello spogliatoio. Dai, parliamoci chiaro, i nostri giocatori di sicuro non difettano in personalità, lo sai meglio di me.
Beh, anche qui… chi ti dice che non ne sia in grado? Un calciatore è un calciatore, sia che guadagni dieci milioni di euro l’anno, sia che prenda mille euro al mese. Se un giocatore è un professionista, segue le direttive del tecnico. Punto e basta. Semmai è compito dell’allenatore quello di veicolare tutte queste sfaccettature mentali, e coadiuvarle al raggiungimento di un obiettivo di gruppo. Mourinho ce l’ha fatta alla grande, Benitez è franato quasi all’istante. Eppure entrambi avevano vinto trofei importantissimi prima. Anche qui, vedremo. Io ti posso dire che vedendo il Genoa negli ultimi anni, mi sembrava una squadra ben organizzata ed in cui i giocatori giocavano all’unisono, l’uno per l’altro. E questo mi lascia ben sperare.
Sperare, vedere, credere… io voglio certezze. Voglio un allenatore che mi dia sicurezza, nel quale possa credere sino in fondo. Gasperini è una scommessa, lo sappiamo entrambi.
Sai meglio di me che nel calcio non esistono certezze. Che questo sport sia in continuo rinnovamento, sia tecnico, che organizzativo, che, in piccolo, mentalmente. Nuovi allenatori si stanno affacciando in campo europeo, vecchi mostri sacri stanno finendo pian piano nel dimenticatoio. Io cerco soltanto di vedere le cose in maniera positiva!
scritto da Fonz77 il 20 giugno 2011 alle 0:26
Ci sono volte in cui torni a casa dopo una serata passata a fare il giro di tutti i locali, avvolto nel vestito migliore quando sei uscito, pronto da buttare, quando sei tornato.
Hai fatto un giro, o anche due, in ogni singolo posto, infrangendo tutte le regole senza alcuna considerazione. La gradazione alcoolica ha fatto le montagne russe tutta la notte eppure tu sei ancora in piedi, fottutamente lucido anche se c’è qualcuno che non sarebbe affatto d’accordo con te; magari quel moralista del cazzo a cui hai spaccato la faccia con una pinta perché ti ha dato dell’ubriacone e cinque minuti dopo ha toccato il culo di quella tipa che non conosci nemmeno.
Lei ti ha pure sorriso, dopo, e tu te ne sei andato senza nemmeno chiedere il suo nome. E’ andata così tutta la sera in fondo, cento ragazze che non ti hanno nemmeno guardato, altre cento che ci stavano e hai mollato il colpo e non sai nemmeno tu perché.
Ti ritrovi sul tuo terrazzo e ti godi il silenzio e la luce dell’alba che sale. Ti accendi una paglia, l’ultima ovviamente. Accartocci il pacchetto e lo butti nel cestino della carta, perché sei un tipo educato dopotutto. Una lunga boccata, trattieni per lunghi secondi e butti fuori e proprio non riesci a capire da dove arrivi, dopo che hai bruciato un foglietto di quelli verdi, tutta questa cazzo di lucidità.

Un anno. ‘fanculo, un anno e ti trovi sempre allo stesso punto.
Eppure è andato proprio tutto come doveva andare, ci sei stato con quella di passaggio. L’hai trattata male e non le hai fatto regali che del resto proprio non si meritava, se ne è andata sbattendo la porta che tu le avevi spalancato giusto un attimo prima. Ti ha pure strappato di mano i venti euro per il taxi che le hai sventolato sotto il naso tenendoli piegati tra l’indice e il medio. Che classe, eh?
Ma sì, se ne vada la stronza, non era nemmeno questo gran che sotto le lenzuola. Aveva pure ragione, non mi sono impegnato un gran che con lei, ma diamine avesse fatto qualcosa per meritarselo.
Poi c’è stata quella brava ragazza, quella carina. Di buona famiglia, ha studiato non è mica una stupida, no? E’ pure brava a letto, che cavolo vuoi di più dalla vita? Non era un colpo di fulmine d’accordo, non sei mai stato sicuro che fosse quella giusta per te, pero…
Ci hai provato davvero, hai cercato di rendere le cose sempre nuove e interessanti. Per un po’ ha anche funzionato, ci stavi bene, hai fatto qualche sacrificio per lei. Le hai fatto regali. L’hai portata a cena nei ristoranti migliori. Le hai fatto visitare i tuoi posti preferiti. Hai cercato di farle capire chi eri e di renderla parte della tua vita.
Non ti ha mai capito veramente, diciamolo. Cristo, qualche volta non capiva nemmeno le tue battute, ma te lo sei ripetuto mille volte. Non puoi mica mandare tutto all’aria alla prima incomprensione, giusto? Dalle tempo, è giovane. Si farà.
E invece, guarda un po’, ti molla lei. Proprio non ce la fa, non regge la pressione. Non è fatta per questa vita. Sotto sotto pensi che è meglio così, per tutti e due.
Eppure ti senti tradito. Non è che sei veramente triste o affranto; più che altro sei infastidito. No, siamo onesti, sei incazzato come una jena. Ma come, tu le hai dato tutto quello che potevi, le hai dato l’opportunità della sua vita e lei ti volta le spalle e se ne va? Che cazzo, ma che razza di stupida senza coraggio!
Non è che sia sta gran botta, dai. Tre ore di palle girate e sei di nuovo in sella, il mare è pieno di pesci!
Ti convinci che hai imparato la lezione, sai chi vuoi e ci vai deciso. Lei è proprio perfetta! Giovane, bella, intelligente e non è nemmeno lontanamente stronza come la tua ex… forse. Che cavolo, no pain, no gain. Ci provi.
Con prudenza, perché ci sei già passato; lo sai che se una così ti dice di no… merda, quella sì, sarebbe una brutta legnata.
Pessima idea, cazzone! Lo sai che non puoi sbagliare niente con lei. Devi osare, non puoi mica giocartela come se fosse una ragazzina qualsiasi, questa ne sa quanto te, forse anche di più. Cronaca di un fallimento annunciato. Si vede proprio che non sei ancora pronto. Non avrai seriamente pensato di giocare con il fuoco senza bruciarti!?! 
Ehi, si può sapere che ti prende? Mi vuoi dire che cavolo sei facendo? Non dirmi che non hai davvero imparato niente da tutto questo, perché non ci posso credere.
Lascia perdere quelle che si buttano tra le tue braccia, non andranno mai bene per te e lo sai. Sono solo delle sciacquette attratte dal fascino del denaro e del potere. Ti serve una che ti possa tenere testa, una che non venga da te solo per i tuoi soldi, una che ti sfidi e si diverta pure a farlo perché in questo modo sfiderà anche se stessa.
Vedo però che non sei in condizione di conquistare una donna simile, ti fai ancora troppi scrupoli o peggio, non hai le palle per farcela.
Allora sai che fai? Te la ricordi quella escort di lusso a cui ammiccavi qualche tempo fa, ma che non hai mai avuto il coraggio di farti perché temevi che il suo pappone ti fregasse alla grande? Beh, senti la novità, il tizio è in galera e ci resterà ancora per un pezzo. Cogli l’occasione! Lanciale la molla dei soldi. Falle tutto quello che vuoi, fatti fare tutto quello che vuoi.
Una notte soltanto, non farti incastrare, ci sa fare la stronza. Fallo con rabbia. Fallo con passione. Attaccati alle tette della Troia di Babilonia e succhiale forte. Butta fuori tutta la rabbia. Vantati con gli amici. Fai delle foto e mandale al coglione che sta al gabbio, con i tuoi migliori saluti!

Il giorno dopo vattene via più veloce del vento. Dimentica quella Puttana e trova l’Amore Vero.
Rafa, Leo, André… Fabio??? e poi…
scritto da Nk³ il 17 giugno 2011 alle 14:45
C’è una domanda che mi gira continuamente per la testa da un paio di giorni, da quando è scoppiato il caso-Leonardo. E trovo che Vujen nel post di ieri sia riuscito a descrivere molto bene il contesto che sta dietro a questa domanda:
Un allenatore sceglie una squadra, in via teorica, quando vengono soddisfatte due condizioni sine qua non: la prima è economica, la seconda è di progettazione. Chiaramente a certi livelli il problema economico acquista un sapore, un peso specifico diverso rispetto a quello che possiamo avere noi, con stipendi (per chi li ha) con alcuni milioni di zero in meno. Ecco quindi che la rilevanza principale viene acquisita dall’aspetto gestionale puro, dalla programmazione a breve, medio, e lungo termine.
La domanda, dicevo. Brevemente: perchè un qualsiasi professionista del calcio dovrebbe lasciare la panchina dell’Inter per andare al Paris Saint-Germain? Vogliamo davvero berci le panzane dei centomila euro in più, dell’invivibilità di Milano (?), del fascino parigino? Vogliamo davvero credere che basti questo per lasciare la panchina dei Campioni del Mondo in favore di una scommessa in quella che -volenti o nolenti- è per ora la Serie B d’Europa? Davvero “non si può dire di no a un’occasione del genere”, è davvero irrinunciabile l’ipotesi di diventare il dirigente di Kombuaré?
 Presidente, dove stiamo andando?
Non riesco a crederci, mi dispiace.
Non c’è cifra che tenga, non ci sono condizioni ambientali che tengano per giustificare il passaggio di un professionista dalla panchina di FC Internazionale Milano a un ruolo nella struttura dirigenziale del Paris Saint-Germain.
Quindi delle due l’una: o Leonardo non è un professionista, o non resta che considerare la seconda delle condizioni introdotte da Vujen. La progettazione. La programmazione societaria a breve, medio e lungo termine.
E’ questo l’aspetto che ha attratto Leonardo? E di conseguenza: esiste questa programmazione all’Inter? C’è qualcosa nella testa di Moratti e della dirigenza? C’è una strada da seguire, un progetto da realizzare, degli obiettivi da raggiungere? Esiste davvero, come suggerito da qualcuno, un progetto che non prevede la presenza di Leonardo? O davvero il Paris Saint-Germain ha prospettive migliori di FC Internazionale?
Ci penso da tre giorni, e non riesco a trovare una risposta.
O forse non voglio trovarla.
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