scritto da il 6 settembre 2011 alle 9:28

Live for the moment

Finalmente si comincia. Venerdì inizia il Campionato ed era anche ora perché francamente, da che seguo il calcio non ricordo un’estate più insopportabile di questa. Quello che un tempo era lo svago nazionale per eccellenza non ha fatto altro che ricordarci ogni minuto le notizie di economia e politica ben peggiori che si sono accavallate per tutto il mese di Agosto.

Io sono fortunato, me ne sono rimasto lontano un paio di settimane e sono riuscito a staccare completamente la spina, fregandomene come uno struzzo con la testa infilata sotto la sabbia. Proprio perfetto, se non fosse che poi l’impatto con la realtà al ritorno è stato ancora più duro e i “nostri” ci hanno messo del loro per rendere la situazione ancora più insostenibile, ma di questo è stato già detto in lungo e in largo e non è mia intenzione gettare altra benzina su un incendio che abbiamo appiccato da soli ed è stato poi alimentato oltremodo dai soliti noti.

Sarà che dopo una settimana il jet lag ancora non mi lascia dormire, sarà la sveglia a orari antelucano o l’ingresso in ufficio avvenuto alle 0730 nel fuso orario dell’Europa Centrale, ma questa mattina sento il bisogno di vedere il bicchiere mezzo pieno.

Avanti, dunque. Le merde aprono la Serie A scontrandosi con l’unica squadra della Capitale, godendosi la giornata di sciopero che ha permesso loro di recuperare una buona parte degli infortunati che affollavano BbilanLab solo un paio di settimane fa.

Vi confesso che in tutto il casino estivo la Sponda del Naviglio che Retrocede è l’unica che riesco a inquadrare. Non penso che vedremo qualcosa di diverso dalla scorsa stagione, visto che i protagonisti sono bene o male gli stessi: Ibra, Boateng e il toy boy della Padroncina. Tutto il resto è contorno. Niente grandi nomi, ma in fondo non ne avevano bisogno. Con Nocerino hanno tappato una falla nei ruoli e per il resto hanno cercato rimpiazzi là dove l’anagrafe si stava facendo insostenibile. Come direbbero i gggiovani: bella per loro.

Morale della favola l’augurio che mi sento di farCi è quello di vedere di nuovo la Filippa che piange e fa mestolino nel mese di maggio.

Amen.

Tutto il resto è un’incognita. Noi compresi.

Se volete ci mettiamo a parlare di tattica, di moduli, di formazioni, ma se capire il calcio è un lusso (cit.) in questo momento io preferisco dilapidare altrove le mie fortune.

Certo, potrei provare a mettermi nei panni di Gasperini, ma non credo sopporterei a lungo la solitudine che sta vivendo lui in questo momento.

Intendiamoci, io non sono uno che fatica a stare da solo, anzi molto spesso mi piace. Apprezzo i momenti in cui me ne posso stare spaparanzato sul mio divano con la sola compagnia di un libro o quando mi gusto un Montecristo sul mio terrazzo, mentre osservo Milano che corre chi sa dove, sotto di me. Quello che invece mi infastidisce è sentirmi solo quando sono circondato dalla folla ed è proprio questo che sta vivendo l’allenatore dell’Inter in questo momento.

Un uomo solo al comando. Al comando di una nave che non è sua. Gasperini è come il Primo Ufficiale di nuova nomina a cui il Capitano ha affidato il vascello mentre si è ritirato per riposare. L’equipaggio lo segue, ma con riserva, sapendo che al primo errore potrà sempre andare a svegliare il Capitano nella sua cabina e chiedergli di riprendere in mano il timone.

Davvero non lo invidio.

Lui, d’altra parte, non sembra avere ancora trovato la quadra, anche se sembra deciso a insistere sulla difesa a 3 in questo inizio di stagione. Non credo che abbia convinto nessuno, ma è un suo diritto provare. La mia speranza è che sappia trovare il tempismo giusto per fermarsi, se sarà il caso.

Io questa fretta che hanno sempre i nuovi allenatori di imporre il proprio stile di gioco non la ho mai capita. Passi per gente stile Spalletti, che pare del tutto incapace di valutare alternative, ma chi come Gasp passa per uno capace di adattarsi ad ogni situazione la cosa mi risulta incomprensibile.

Perché diamine imporre da subito un cambiamento radicale a giocatori che sono storicamente abituati a schemi totalmente diversi? Non è più ragionevole cercare di far passare le proprie idee in modo graduale, convincendo tutto l’ambiente con i risultati ottenuti sul campo? Questo dovrebbe essere tanto più vero per un allenatore che, è abbastanza evidente, non ha la piena fiducia della Società e della Squadra, di conseguenza. La priorità di Gasperini in questo momento dovrebbe essere quella di guadagnare credito e autorità e questo può farlo solo vincendo e convincendo.

A dispetto delle partenze importanti l’Inter continua ad avere una sua solida fisionomia con fondamenta, che piaccia o meno, che poggiano su giocatori di esperienza, di qualità, purtroppo anche logori, ma è gente che ha vinto tutto. Nessuno (se ricordate nemmeno L’Uno) può arrivare dall’esterno e pensare di costruire da zero un edificio completamente diverso da quello che c’era prima, perché crollerà inesorabilmente se le fondamenta non ti supportano. Mi pare una cosa talmente banale.

Leonardo, pur con tutte le sue colpe questa cosa l’aveva capita, Benitez no, cosa che lo rende ancora più colpevole ai miei occhi, perché con un allenatore vero in panchina la storia della scorsa stagione avrebbe potuto essere molto diversa. La mia speranza è che Gasperini lo capisca e riesca là dove non sono riusciti i suoi predecessori.

Ora c’è un problemino. Io detesto la parola speranza, quella che è l’ultima a morire, ma la prima da ammalarsi.

Come cantano i Litfiba: “Chi visse sperando morì… non si può dire”.

Quindi sapete che c’è?

Io questa Stagione ho deciso di tornare bambino. Quando le partite le ascoltavo alla radio vagando alla ricerca di un posto dove prendesse bene, perché la casa di campagna dei miei genitori era un posto troppo sperduto per avere un segnale decente e la classifica me la scrivevo sul diario di Snoopy, giusto una pagina dopo la nota della maestra di religione, perché i soldi per comprare la Gazzetta il mio vecchio non li mollava.

Un tifoso dell'Inter a Settembre del 2011

Quello che ci aspetta è un mistero nascosto dalla nebbia. Quali siano i pericoli non lo so, tanto vale buttarsi e affrontarli. Uno dopo l’altro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vivi alla giornata. Live for the moment. Carpe diem. Domenica dopo domenica.

Siamo sempre qui
A cantar per te
Alè Inter, alè!

scritto da il 5 settembre 2011 alle 10:52

Dilettanti allo sbaraglio

U.C.L. 2011-12: Forlan in Europa da gennaio

MILANO – Diego Forlan giocherà da gennaio in Europa con l’Inter. L’attaccante non potrà partecipare alla prima fase della Uefa Champions League 2011-2012 avendo disputato, con la maglia dell’Atletico Madrid, il terzo turno di qualificazione all’Europa League contro la formazione norvegese del Strømsgodset, il 28 luglio e il 4 agosto, e l’Atletico Madrid ha poi ottenuto la qualificazione alla fase a gironi nel quarto turno eliminatorio (18 agosto e 25 agosto), contro i portoghesi del Vitoria Guimaraes, gare nelle quali Forlan non è stato utilizzato essendo in trattativa con l’Inter.

inter.it

No, dai, siamo seri. Adesso mettete online un bel comunicato in cui smentite tutto e fate una grossa pernacchiona ai media che ci sono cascati e che abboccano a qualsiasi cosa gli viene propinata.

Si, dai, finisce così. Conto fino a 3 e poi viene fuori il comunicato vero.
Uno!
Due!



Due e mezzo…


Due e tre quarti…

Oh…allora??

Come no? Non c’è un comunicato vero?
Come sarebbe a dire “è questo il comunicato vero”?
E’ davvero questo l’operato della società Campione del Mondo in carica?

Ehi, Presidente…guarda che se mi giri 100€ te li controllo io i requisiti per la lista Champions.
Una tantum, eh…mica al mese. Ci possiamo mettere d’accordo così: una settimanella prima della consegna delle prossime liste mi chiami, mi giri l’elenco dei giocatori e io li controllo uno per uno. Poi un bel versamento sulla postepay e a posto così. Che ne dici?

Così almeno evitiamo certe figure. Evitiamo di leggere e sentire una serie di insulti e prese in giro che la metà basterebbe e, soprattutto, evitiamo di pensare che hanno perfettamente ragione a ridere della nostra società. Che non è mica simpatico pensare una cosa del genere.

Non mi interessa calarmi in -assurdi, a questo punto- discorsi tecnici su quanto ci perda l’Inter a non schierare Forlan, o su quanto siano più che sufficienti -speriamo- Milito, Pazzini e Zarate per superare quel girone. Non mi interessa puntare il dito contro la Federcalcio, che pure -regolamento UEFA alla mano- avrebbe il dovere di verificare la correttezza delle liste, nè mi interessa sapere nel concreto di chi è la colpa, se di Gasperini-Branca-Ausilio (mi sembra abbastanza inverosimile) o piuttosto del team manager Butti e della segreteria (più probabile). Nè tantomeno mi interessa leggere di un “Moratti infuriato contro i responsabili, che medita di prendere provvedimenti” visto che l’ultima volta che si è “infuriato” contro qualcuno -la Gazzetta dello Sport- dopo un mesetto se l’era di nuovo messo sotto il portone della casa al mare per una bella dichiarazione durante una passeggiata in bicicletta.

A me interessa che vengano presi provvedimenti a medio e lungo termine. A me interessa il danno di immagine enorme subito dall’Inter a causa di questa autentica fesseria compiuta dalla società. A me interessa che si lavori concretamente per mettere in seno alla società ad ogni livello quei professionisti che oggi evidentemente non ci sono, e che sono il primo, necessario, ineludibile passo per far crescere una società sana, vitale, vincente.

Non siamo un club mediatico, non facciamo caso a queste cose: siamo un club più concreto” diceva pochi giorni fa Marco Branca. Ecco, a me piacerebbe anche vederla, ogni tanto, questa concretezza.

Siamo tifosi dell’Inter, Presidente, e come semplici tifosi forse non abbiamo il diritto di chiedere o di pretendere alcunchè.
Ma ciò che ci interessa, come interessa a lei, è il bene dell’Inter.
E l’Inter, davvero, un trattamento del genere non lo merita.

scritto da il 18 agosto 2011 alle 13:30

Trova le differenze.

17 Agosto 2011:

Dopo la mia proposta del tavolo del chiarimento e della pacificazione, Moratti insiste nel  fuggire dalle proprie responsabilità, continuando invece a nascondersi dietro battute offensive e inopportune, rilasciate agli angoli di una strada o al tavolo di un bar al mare.
Dal mio punto di vista il suo è un comportamento offensivo per chi è stato vittima di una situazione assurda, non chiara, e che dovrà essere (e mi auguro sarà) ben analizzata, senza preconcetti  per quanto riguarda quello che la Fiorentina ha dovuto subire.
Il suo comportamento è altrettanto inopportuno in quanto Moratti stesso è stato considerato colpevole di un comportamento scorretto, sportivamente parlando, ed avrebbe dovuto essere giudicato per questo, se non fosse sopraggiunta una prescrizione arrivata con la precisione di un cronometro.
Questi sono i fatti che nessun atteggiamento sprezzante e supponente può cancellare, queste sono ombre, o più che ombre macigni che Moratti ha sopra la sua reputazione personale.
Per chiarire anche la sua posizione, l’unico modo serio e civile da parte di Moratti può essere solo quello di accettare un confronto leale, nel quale potrà spiegare dal suo punto di vista cosa è successo prima e durante lo scandalo del calcio, qual è stato il suo ruolo, il suo comportamento personale, senza nascondersi dietro persone per bene che non ci sono più e tanto meno senza nascondersi dietro i propri tifosi, che in questa faccenda non c’entrano nulla e nulla hanno fatto di male.
Pertanto gli rinnovo l’invito a sedersi al tavolo del chiarimento prima che inizi il campionato, in modo che si possa tentare di mandare allo stadio i tifosi, tutti i tifosi, con uno stato d’animo più sereno, cosa ancora più indispensabile in un momento così difficile e socialmente incerto.
Per fare questo non servono battute estemporanee, ma serve solo senso del proprio ruolo e delle proprie responsabilità, rispetto delle persone e dei valori e un po’ di coraggio.

Diego Della Valle


22 Maggio 2005: la Fiorentina pareggia 1-1 con la Lazio e l’arbitro Rosetti non vede un fallo di mano in area di Zauri. Decisiva l’ultima giornata: Mazzini e Bergamo mandano l’arbitro più affidabile: De Santis.

Mazzini:
 ”Se retrocedono succede un casino…”
Della Valle: ”Mi raccomando…”
Moggi: ”Ci pensiamo noi a salvarti, se lottiamo ce la facciamo”.
Bergamo: ”Massimo, (De Santis) è tutto a posto?”
De Santis: ”Ho parlato con i guardalinee gli ho spiegato un po’ velatamente le cose, ci mettiamo in mezzo noi”.
Bergamo: ”L’importante è che tu vinca”.

La Fiorentina batte il Brescia 3-0 e il Lecce ferma il Parma sul 3-3.

Mazzini: ”I cavalli boni vengono sempre fori. Le nostre pedine funzionano sempre, l’operazione chirurgica è stata perfetta”.
Della Valle: ”Certi errori non li faremo più”.

 


Dicci tutto, Diego. In effetti la situazione non è chiara.

scritto da il 17 agosto 2011 alle 18:37

Il calcio del futuro

In momenti che sembrano decisivi per le sorti di Samuel Eto’o -mezz’ora fa dovrebbero essersi concluse le trattative tra l’Anzhi e il giocatore, ora la delegazione russa è a colloquio con la dirigenza dell’Inter- rubiamo un po’ di spazio al calciomercato e a notizie trite e ritrite, alcune vere e alcune decisamente meno, per parlare di calcio vero e per portare alla luce notizie che sui media nazionali -chissà perchè- non trovano mai lo spazio che meriterebbero.

Si chiama NextGen Series e, sebbene il nome possa far pensare a una console di ultimissima generazione o a qualche nuovo videogioco, è una cosa reale, concreta, e maledettamente seria. Molti l’hanno ribattezzata “la Champions League dei giovani”.

Si tratta di un nuovo torneo internazionale che vedrà quest’anno la prima edizione all’interno di una sperimentazione triennale che, in caso di successo, porterà alla creazione di una vera e propria Champions League under 19. In campo ci saranno le rappresentative U19 di 16 squadre europee selezionate ad invito e sulla base dei risultati ottenuti negli ultimi 5 anni, e la formula sarà simile a quella della Champions “dei grandi” (sarà d’obbligo specificarlo, ormai). Oggi -con le prime quattro partite- prendono vita 4 gironi con 4 squadre ognuno che si affronteranno tra loro in partite di andata e ritorno: le prime due di ogni girone passeranno alla fase ad eliminazione diretta che, attraverso quarti e semifinali, porterà alla finale che si disputerà nel prossimo mese di gennaio.

Il torneo prende vita in questa stagione su proposta di Inter, Bayern Monaco e Panathinaikos e grazie all’appoggio di Ajax e Manchester City, con le prime due squadre che -sfruttando una piacevole coincidenza- hanno potuto offrire un “antipasto” della competizione con un match disputato il 21 maggio 2010 prima della finale di Champions League che vedeva contrapposte proprio Inter e Bayern Monaco (il match finì, a conferma della coincidenza, 2-0 per l’Inter grazie a una doppietta di Denis Alibec).

Le squadre coinvolte in questa sperimentazione rappresentano il meglio dei settori giovanili di tutta Europa: Ajax, Aston Villa, Barcellona, Basilea, Celtic Glasgow, Fenerbahce, Liverpool, Manchester City, Marsiglia, Molde, PSV Eindhoven, Rosenborg, Sporting Lisbona, Tottenham, Wolfsburg e, unica italiana invitata, l’Inter che è stata inserita nel girone con Basilea, PSV e Tottenham.

Una competizione senza dubbio affascinante, che permetterà a tantissimi talenti di confrontarsi ben oltre i confini dei campionati giovanili e in un clima di competitività ben diverso da quello delle partite “soft” della prima squadra nelle quali -nella migliore delle ipotesi- sono coinvolti. Un torneo che permetterà di “misurare” questi giovani in contesti ben più impegnativi e probanti, permetterà di valutarne la maturazione e la possibilità o meno di portarli in prima squadra. Che permetterà infine, a noi tifosi, di vedere un po’ di calcio vero, magari depurato da tutte le tensioni e le forzature che sempre più spesso caratterizzano i campionati professionistici. L’Inter ha selezionato, per la competizione, una rosa mista tra Beretti e Primavera composta da circa 50 giocatori nati nel 1993 o nel 1994 che si alterneranno nelle partite del torneo.

La nostra prima partita sarà il 31 agosto allo Spurs Lodge contro il Tottenham: ancora non si conoscono i dettagli di una eventuale copertura televisiva ma Bauscia Cafè, nel suo piccolo, cercherà di tenervi aggiornati portando sui vostri schermi almeno qualcuna delle boccate d’aria fresca che si respireranno al NextGen Series.

Guardiamo avanti, allora: il conto alla rovescia è quasi terminato, e siamo pronti per puntare gli occhi sul calcio del futuro.
The clock is ticking…

scritto da il 16 agosto 2011 alle 15:14

Imparare dai propri errori.

Chiunque può sbagliare; ma nessuno, se non è uno sciocco, persevera nell’errore. (Cicerone)

Samuel Eto’o è ormai quasi ufficialmente un giocatore dell’ FC Anzhi Makhachkala. L’ufficialità dovrebbe arrivare intorno al prossimo venerdì, una volta effettuate le visite mediche di rito (a Roma) e soprattutto una volta trovato l’accordo economico tra la nostra società ed i virtuosi russi.

Premesso che come ampiamente detto in precedenza, una delle caratteristiche di questa operazione di mercato che più restano indigeste ai tifosi nerazzurri è la tempistica (siamo a meno di due settimane dall’inizio del campionato!), è oggettivamente impensabile non cercare di farsi un’idea sulle conseguenze di questa cessione, che potremmo definire, e ne avremmo ben donde, più che illustre.

Samuel Eto’o è indubbiamente il giocatore più vincente, più talentuoso e in generale più virtuoso, professionale e rispettoso  verso i propri tifosi e verso i propri compagni, che l’Inter abbia avuto nell’ultimo periodo della sua ultracentenaria storia. E credo saremo tutti d’accordo in questo.
Ma Samuel Eto’o è anche uno dei calciatori più pagati al mondo, con i suoi dieci milioni di euro (circa) annuali versati ogni anno dal presidente Moratti, e Samuel Eto’o è un centravanti che ha compiuto da qualche mese trent’anni.

Il problema, se così lo possiamo definire, è proprio questo. Siamo tutti sicuri del fatto che, con un paio d’anni in meno all’anagrafe, una partenza del camerunense sarebbe stata giudicata impensabile anche dallo stesso Lìder Maximo. Ma a trenta primavere quanto ancora può un giocatore rimanere al massimo della forma, della forza, prima di diventare (lo so che sembra paradossale sostenerlo) un peso, economico soprattutto, per la società che lo ha ingaggiato?
Devono essere stati questi i pensieri di Massimo Moratti, una volta ricevuta l’offerta ufficiale dei paperoni russi, devono essere stati questi pensieri che possono aver dato fastidio ad Eto’o, trovatosi per la prima volta nella sua avventura nerazzurra, messo un minimo in discussione, non per le sue abilità tecniche ci mancherebbe, ma semplicemente per la sua carta d’identità, e per le dimensioni del suo conto bancario.

Una cessione, a queste cifre (si parla, anche se la situazione non è ancora del tutto chiara, di 28 milioni di euro per la società) di un giocatore di trent’anni, per quanto forte esso sia, non è una cosa così assurda. Da tifosi vorremmo che i nostri eroi fossero immortali, ma i tackles, gli allenamenti, gli infortuni pesano sulle gambe di una carriera che li vede da lustri interi ai vertici d’Italia, d’Europa e del Mondo. Ecco quindi che una mossa non troppo romantica, ma sicuramente più furba, è quella di monetizzare il più possibile prima che il fisico dica “ehi figlioli, facciamo che io non ce la faccio più?”.

La storia, anche relativa a tempi recenti, del calcio, è piena di esempi che vanno in tal direzione. Van Nistelrooy andò via da Manchester, direzione Madrid, per una cifra simile a quella che i russi spenderanno per Eto’o, alla stessa età del nostro attaccante. Sempre da Manchester qualche anno prima, e sempre in direzione Bernabeu, partì il ventottenne David Beckham. Anche a Milano qualcuno può raccontare un aneddoto simile: ricordiamo tutti la vicenda “non si tocca Kakà” (che poi si toccò eccome): col senno del poi i cugini fecero uno degli affari migliori della loro storia recente.
Al contrario, ricordiamo tutti le offerte pervenute ai nostri fuoriclasse la scorsa estate (in particolare Maicon, ma arrivarono offerte anche per Milito): freschi di vittoria in Champions, rifiutammo venti milioni di euro scarsi per cedere il cartellino del terzino brasiliano al figliol non più tanto prodigo Mourinho. Ora, ad un anno di distanza, alcuni tra coloro che ridicolizzarono un’offerta del genere, ci penserebbero più di una volta prima di dire di no.

Quello che è chiaro insomma, è che un’offerta di trenta milioni circa per una punta trentenne, può essere definita “congrua” senza per questo scatenare putiferi infernali dalle parti di San Siro. Non è questo il punto. Il punto (ed è questo il banco di prova della nostra società quest’anno) è tutto sul “come reinvestirli”.
Il Manchester decise di investire in un formidabile talento portoghese, di nome Cristiano Ronaldo, all’epoca allo Sporting di Lisbona, per far dimenticare ai propri tifosi la bionda chioma beckhamiana (neologismo), direi che il risultato ottenuto possa essere definito soddisfacente. L’ariete olandese Van Nistelrooy venne ceduto avendo in squadra il giovanissimo attaccante Rooney, prelevato l’anno prima dall’Everton per 25,6 milioni di sterline. Ora l’olandese è al Malaga a svernare, Rooney è uno dei 4-5 attaccanti più forti al mondo, ed il Manchester è sempre lì dove si è abituati a vederlo stare: in cima.

Il problema, se andiamo a stringere, non è quindi vendere Samuel Eto’o (pur sapendo che ogni tifoso nerazzurro avrà il cuore un po’ più triste, in questi giorni di ferragosto) in sè e per sè, il problema è che la società ha il diritto, e diciamolo pure, il dovere, di provare a rimanere ai vertici che tanto faticosamente abbiamo raggiunto da qualche anno.

E non è (ad esempio) vendendo un trentenne per acquistare un trentaduenne, che si rimane ai vertici.

 

 

scritto da il 11 agosto 2011 alle 12:51

Le parole sono importanti.

Un linguaggio diverso è una diversa visione della vita (Federico Fellini).

 

In questo intervento mi sono riproposto di non parlare in maniera preponderante, come solitamente mi piace fare, di aspetti tecnici o di mercato, di arrivi di cessioni (probabili e certe) e di diagonali difensive. Diciamo che mi sono autoimposto di non prendere in considerazione tutto ciò che abbiamo visto in questi mesi, a partire dall’ormai famosa “bagarre allenatore”, per arrivare in tempi più recenti agli spauracchi (rimarranno tali?) provenienti da Manchester e dal cuore (e dal portafogli) della Russia più profonda, così come mi sono deciso a non dire nulla per quanto concerne l’unica partita ufficiale sinora disputata che ci ha visti boccheggiare e cercare di galleggiare in linee difensive a tre ed a quattro poi, per ritornare a tre, senza entrare mai in area di rigore e segnando su calcio piazzato, per venire infine (diciamo non del tutto immeritatamente?) sconfitti.

Niente di tutto questo materiale per palati fini, seppur interessantissimo, verrà preso in considerazione quest’oggi.

Oggi mi piacerebbe molto evidenziare una delle caratteristiche peculiari della società nerazzurra, una di quelle che la rendono più facilmente riconoscibile (insieme ai colori nerazzurri, al biscione, a Facchetti Giacinto da Treviglio, se vogliamo) per tutti gli appassionati di calcio, in Italia e  non solo:

La completa mancanza di organizzazione per tutto ciò che concerne il lato comunicativo dell’ FC Internazionale.

Non è una novità, intendiamoci: svariati, anche solo in questo blog, sono stati gli articoli che hanno affrontato vari aspetti di questo elemento, svariati sono i periodi in cui questa nostra caratteristica si è mostrata in tutto il suo avvilente splendore, svariate sono le reazioni dei tifosi (interisti e non) di fronte a questo modo di comunicare, quasi “romantico” se vogliamo, visto nell’ottica 2011, in cui tutto è condiviso, tutti sono connessi a chiunque e qualunque cosa.

Personalmente parlando, ritengo di poter dire di far parte a quella fetta di tifosi a cui questo nostro tratto distintivo solitamente non dà particolare fastidio: in fondo siamo una società di calcio, e nel calcio si parla solo e soltanto attraverso il campo di gioco.
Giusto, giustissimo, sacrosanto. Il discorso però è, stavolta, diverso. Il discorso è che sarà sicuramente il campo a parlare, ma come in ogni comunicazione generica, tale comunicazione è appunto esistente solo a tre condizioni: 1) che ci sia chi comunichi 2) che ci sia chi recepisca 3) che ci sia un messaggio. Il problema stavolta è proprio il fatto che non c’è nessun messaggio, né implicito né (figuriamoci) esplicito da parte della società.
Prendiamo il campo come virtuale foglio di carta, in cui le trame di gioco, i tiri, i goals, i giocatori rappresentano il nostro argomento, ciò che ci apprestiamo a leggere ed assimilare. Per giudicare buono o meno il contenuto (leggiamola come: la soddisfazione del tifoso) occorre per prima cosa tarare lo scritto, l’operato, la frase in relazione a chi l’ha messa nero su bianco (possiamo dire: nerazzurro su verde?). Facciamo un esempio: la stessa frase susciterà nel lettore due reazioni diverse, se a concepirla sia stata una bambina di cinque anni o un navigato e famoso scrittore. Trasponendo il concetto al punto di vista calcistico, le stesse trame, gli stessi interpreti, gli stessi risultati dovrebbero suscitare reazioni diverse, se ottenuti da una squadra che punta a vincere tutto, o se da una squadra in pieno ricambio generazionale.

Il problema (per quanto mi riguarda) è tutto qui: Moratti, Branca, Paolillo, perché non ci dite quali sono i piani per il futuro? Perché non ci dite cosa ci dobbiamo aspettare in questa futura stagione calcistica ormai alle porte? Perché non ci rassicurate sulle varie operazioni di mercato, sulla bontà della rosa, sul fatto che il valore totale delle nostre forze non scenderà, o d’altro canto non mettete subito in chiaro che si punterà prima al pareggio di bilancio, anche a discapito di obiettivi minimi (qualcuno ha letto “qualificazione alla prossima Champions”?) e di risultati deludenti in campionato ed in Europa? Perché il nostro direttore tecnico risponde “mi sono stufato di parlare di calciomercato” in Agosto? Perché il nostro amministratore delegato manda (almeno questa è la notizia, da confermare comunque) messaggini in cui avverte di trattative complesse, atroci (dal punto di vista del tifoso) e non ancora giunte alla loro conclusione, positiva o negativa che sia? Perché abbiamo dovuto assistere a penose (sì, penose) figure durante la scelta del nuovo allenatore, che hanno portato ad una parziale delegittimazione del povero Gasperini, ancor prima di poter mettere piede ad Appiano?

L’aria da “improvvisazione generalizzata” penso sia per un tifoso una delle cose più frustranti che ci possano essere. E da una dirigenza così sinergica con i propri supporters, tanto da offrire loro la possibilità di abbonarsi per tre anni senza sapere cosa il futuro nerazzurro possa proporre, mi sembra il minimo.
Non vorrei che balenasse, nella mente di qualche folle, l’idea che queste idee riguardo il futuro prossimo non siano troppo chiare nemmeno negli uffici in Corso Vittorio Emanuele II.

scritto da il 10 agosto 2011 alle 12:43

Absurdistan

Absurdistan è un termine entrato a far parte del gergo comune, almeno dopo la caduta del blocco sovietico e la separazione dell’URSS tra Russia e qualche decina di Stati, Staterelli e sotto-Repubbliche, più o meno indipendenti dal vecchio Orso. Descrive un paese in cui l’assurdità è la norma e per chi come me ha viaggiato un po’ per quei lidi, la definizione  ha perfettamente senso. Un tempo si diceva Repubblica delle Banane evocando lo stile delle dittature centro e sud americane, i tempi e i luoghi cambiano, ma il concetto è sempre quello.

Il modo migliore e anche più divertente per rendersi conto di cosa stiamo parlando è l’omonimo romanzo di Gary Shteyngart (uno scrittore nato in URSS, nell’allora Leningrado e poi trasferitosi negli Stati Uniti). Oppure…

Oppure, ci si può sedere ad ammirare il calciomercato dell’Inter.

Un’ultim’ora di Bloomberg afferma che il CEO dell’Inter in un sms (a chi?) ha detto che Eto’o va in Russia, Snejider resta a Milano e non si farà nessuna offerta per Tevez.

Non so voi, ma io sono stanco.

Non ho mai amato il calcio d’estate, non compravo la Gazzetta per tenermi aggiornato sui colpi, più o meno presunti, messi a segno dalla nostra dirigenza. Non ho mai guardato nemmeno le amichevoli estive a meno che non ci fosse veramente nient’altro da fare. Quest’anno però stiamo battendo ogni limite.

Ho digerito male la Supercoppa giocata il 6 di agosto e questo a prescindere dal risultato. Non so dire se quel risultato ha avuto qualche influenza sull’indegno teatrino che ci tocca vedere in questi giorni. Di sicuro ho avuto l’impressione che Wes stesse facendo di tutto per lasciare il segno, come se dovesse essere la partita di addio. Però non ci vogliamo far mancare i colpi di scena: dopo una settimana passata a sbattere la testa contro il muro perché Wesley preferisce trasferirsi a Manchester in mezzo alla guerriglia urbana, invece che restare a Milano, dove al massimo parcheggiamo i SUV sulla pista ciclabile davanti a Giannino; eccoci a goderci lo spettacolo della cessione di Eto’o alla Salcazzo FC che gioca nella massima divisione dello Stikazzistan.

Ecco visto questo mi viene solo voglia di staccare la spina.

Parliamoci chiaro, possiamo stare qui per ore, giorni, mesi… basta che mi passa la voglia, a discutere se sia nato prima l’uovo o la gallina: ovvero se i Campioni non vogliono restare da noi perché la Società non è capace di trattenerli o perché la gang dell’asado li vuole fuori dalle balle o ancora perché sono degli infami mercenari.

Fate pure, da qualche parte lì in mezzo troverete una verità Aristotelica, io però non credo di averne più voglia. Ripeto, sono stanco.

L’idea di un’Inter senza Eto’o mi mette tristezza perfino di più di quella senza Snejider, per le qualità dell’uomo, la sua leadership, la capacità di giocare a tutto campo per caricarsi la squadra sulle spalle e trascinarla alla vittoria. Però Eto’o prende 10 milioni netti a stagione (dicono, io non ho mai visto il contratto), con tutti i meriti che gli riconosco quello che fa è il minimo indispensabile per meritarseli. Detesto i moralisti, non mi metterò a fare ridicole considerazioni morali sugli stipendi dei calciatori negli anni della crisi economica mondiale. Per quanto mi riguarda chiunque dovrebbe essere remunerato per quello che produce. Questo valore lo stabilisce il datore di lavoro e se non sta bene uno è libero di andarsene. Posso capire che la società decida di mettere un limite e se lo fa di fronte alla richiesta di un giocatore di trent’anni di 12 o 13 milioni netti per altri tre anni, beh mi sembra che la soglia della generosità sia stata superata da lungo tempo.

Se poi questo Campione assoluto, che ha vinto tutto, invece di scegliere di finire la carriera nell’Inter, come aveva dichiarato poco più di un mese fa, dovesse preferire andare a prendere una cifra che non riesco nemmeno a scrivere nella misconosciuta squadra del misconosciuto paese di cui sopra…

Beh, sarò ancora più triste perché dovrò rivedere il giudizio sull’uomo, ma me ne farò una ragione. Chissà se per quei soldi Samuel accetterà di buon grado anche gli insulti razzisti che volano nel campionato Russo? Roba che al confronto i tifosi gobbi fanno parte di Amnesty International. Magari potrebbe fare due chiacchiere con il nostro vecchio amico Roberto Carlos, tanto per farsi un’idea della situazione.

Se le cose stanno così, ciao ciao, Samuel, la porta sai dov’è.

Se lo sta vendendo l’Inter per mettere a bilancio qualche milione di plusvalenza, la mia stima di Moratti finisce qui.

Ecco, l’ho detto, e ora?

Ah già parte anche Snejider, mi ero dimenticato e pure Milito, ci dicono adesso. Pietà, datemi tregua. Come? Anche il cuoco della Pinetina??? AARGH, no! Tragedia! Questa è davvero la fine!

Insomma ci lasciano proprio tutti quanti? Considerazioni tattiche su quale sia la partenza più drammatica? Samuel o Wes? Per favore.

L’Inter naviga a vista! L’Inter è in disarmo? No, Moratti ha già in serbo gli assi nella manica per sostituire chi parte? Ah, sì? Boh, non lo so? Ma chi te lo ha detto? Lo ho letto sulla Gazza, o era Tuttosport, mmm… Ah beh allora!

BASTA!

Per quanto mi riguarda non ne voglio più sapere nulla, chiudo la saracinesca. Massimo continuerà a fare il gioco che gli piace fare, non so più se per passione o per forza. Andrà bene o andrà male, ma resta quel vago retrogusto di presa per il culo. Pazienza, passerà anche questa, come passano giocatori, allenatori e presidenti; solo l’Inter resta per sempre. Ora però ho bisogno di una pausa

Miami aspettami, sto arrivando! Quando tornerò sarà già tutto finito. Sarà andata via anche la prima giornata di Campionato contro il Lecce. Il mio salato abbonamento resterà in naftalina fino alla metà di settembre. Fino ad allora… Shutdown.


scritto da il 10 agosto 2011 alle 9:39

Cederlo o non cederlo?

La notizia è di quelle che fanno tremare i polsi: l’Inter sta trattando la cessione di Samuel Eto’o con i russi dell’Anzhi. A confermarlo sono le parole del D.T. Marco Branca all’uscita dalla sede di Corso Vittorio Emanuele, subito dopo l’incontro con i potenziali acquirenti: “E’ stato un incontro informale. Abbiamo ascoltato la loro proposta, ma siccome parliamo di un giocatore importante, non è una trattativa che si può chiudere in un pomeriggio. Ci riaggiorneremo”. A ulteriore riprova in serata arrivano anche la dichiarazioni del Presidente Massimo Moratti: “L’offerta si può definire interessante, intelligente, congrua, al valore del giocatore. Non mi permetto di giudicare se sia indecente o meno, ma posso dire che è intelligente e dà valore al nostro giocatore. Valuteremo in questi giorni insieme ad Eto’o e ai nostri dirigenti”. Credo che sentendo queste parole ogni tifoso interista sia caduto nello sconforto più totale. Come si può solo pensare di privarsi di un campionissimo come Samuel Eto’o? Sembrerebbe assurdo, ma poi, ragionandoci un attimo, tanto assurdo alla fine non è. In società non si è mai fatto mistero che quest’anno, molto probabilmente, sarebbe stato ceduto un campionissimo. Personalmente, visti i tempi che corrono, questo sono pronto ad accettarlo, a patto però che l’operazione venga fatta in modo intelligente e che ad essa ne seguano altre in prospettiva futura. Primo: l’offerta deve essere congrua ed irrinunciabile (per me quindi non inferiore a 50 milioni di Euro). Secondo: mantenere in rosa tutti gli atri top player. Terzo: reinvestire parte della cifra incassata.

Senza girarci troppo intorno, i pezzi pregiati dell’Inter ad avere mercato sono solo tre: Maicon (30 anni), Sneijder (27 anni) ed appunto Eto’o (30 anni). Se una cessione dolorosa è necessaria, ragionandoci, la più logica è proprio quella dell’attaccante camerunese. I perché sono presto spiegati. Nella rosa attuale e sul mercato non si trovano giocatori con le caratteristiche dei primi due. O se si trovano, le cifre richieste sono esorbitanti. Samuel,  pur avendo davanti ancora potenzialmente due o tre stagioni al top, è il più attempato dei tre ed è quello più facilmente sostituibile. La trattativa con Tevez (27 anni) infatti sembra ben avviata. L’argentino, da quello che si sente in giro, avrebbe un costo di circa 35 milioni e quindi la cifra incassata dalla vendita del Re Leone sarebbe ampiamente sufficiente per acquistarlo, lasciando nelle casse la rimanete parte di liquidità.  Da non sottovalutare anche la questione relativa all’ingaggio, che scenderebbe dagli attuali 10 milioni netti a stagione di Eto’o ai 7 richiesti dall’argentino che, non dimentichiamoci, ha tre anni di meno.

Mi sento quindi di dar fiducia ai nostri dirigenti. “L’offerta si può definire interessante, intelligente, congrua, al valore del giocatore.” Voglio credere a queste parole sperando che, se l’operazione andrà in porto, le condizioni poste sopra verranno rispettate. In caso contrario comincerei a sentirmi preso in giro.

scritto da il 8 agosto 2011 alle 13:56

Don’t panic, don’t panic… Ok, panic!

Niente Panico, niente panico, urlava il computer di bordo impazzito dell’Aereo più Pazzo del Mondo, mentre i passeggeri si lasciavano andare a crisi di isteria e risse tipo Royal Rumble all’annuncio della ferale notizia.

Nulla sembrava scuoterli: il comandante e il secondo ufficiale sono in coma, il pilota automatico è guasto, un motore è rotto e ai comandi c’è uno che in vita sua ha pilotato solo uno spargi-fertilizzante nel Wyoming. Calma olimpica.

C’è qualcos’altro che dobbiamo sapere? – chiedono i passeggeri alla hostess – Veramente è finito il caffè. Delirio collettivo.

Ok, Panico. Concede il computer di bordo…

Sarà che è un periodo un po’ schifoso. Sarà che, molti di noi sono ancora inchiodati alle scrivanie e ai monitor a lavorare, mentre i nostri parlamentare, che lavorano mediamente 2 ore e 46 minuti la settimana, se ne sono andati in vacanza per 40 giorni. Che confusione, sarà perché ti amo… fatto sta che a me questa Supercoppa persa un po’ così rischia di fare l’effetto del caffè finito.

Non entro nel merito dell’analisi tattica della partita, perché lo ha già fatto SNIS e ne abbiamo già ampiamente parlato. Diciamo solo che le ragioni di perplessità non mancano; anche se, a voler vedere il bicchiere mezzo pieno, c’è stato anche qualche segnale incoraggiante, specialmente considerando che stiamo parlando di una squadra con un allenatore nuovo e metà della formazione titolare ancora in vacanza dopo la Coppa America.

Certo sono stati fatti degli errori, alcuni anche abbastanza importanti, ma il calcio è fatto di episodi e sarebbe bastato che un paio di cosette girassero nell’altra direzione per stare qui oggi a commentare un altro risultato. Da questi errori comunque ci sarebbe tutto il tempo per imparare, Gasp non mi pare uno stupido.

E allora perché questo gran brutto presentimento che mi grava sulle spalle?

Cominciamo con il dire che la cosa più brutta della partita è stata la, mancata, reazione al pareggio e poi al vantaggio del Bbilan. Non c’è stata rabbia, voglia, figuriamoci lucidità. Bene ha detto la Miss, seduta al mio fianco: sembrava di vedere l’Inter di Benitez, quella che all‘89esimo, sotto di un goal nel derby dice “calma, calma”.

Si vede il vuoto incolmabile di quell’allenamento mentale, ancor prima che fisico, che è il marchio di fabbrica di José Mourinho. Quello che porta i giocatori a sapere esattamente cosa fare ogni volta che si trovano il pallone tra i piedi, perché c’è la fiducia che tutti gli altri compagni si faranno trovare pronti esattamente per quella mossa.

Se vogliamo poi, possiamo parlare del fatto che non importa quanto in emergenza uno possa essere, se sei l’Inter e ti giochi una finale, fosse anche quella del triangolare della Grappa Nonino, entri in campo per vincere, non per “tentare di vincere” (cit.). In questo senso Eto’o come unica punta isolata, le sole due occasioni da goal costruite in un primo tempo comunque dominato sono cose che lasciano un po’ l’amaro in bocca.

Eppure non siamo ancora al caffè che è finito.

Il caffè è finito con le dichiarazioni del giorno dopo di Snejider, prima e di Branca, poi.

Credo che possiamo concordare sul fatto che, fino a quando c’è stata partita, Wesley è stato il faro di tutte le nostre azioni, qualunque manovra di attacco nasceva da lui.

Dopo aver visto tutto questo, sentire anche solo una velata conferma di una sua possibile (probabile?) partenza mi getta nello sconforto, senza nemmeno stare a metterci il carico da 90 di un’eventuale addio anche di Eto’o.

Alla fine della partita, uscendo dal pub, mi sono trovato un Bbilanista di origini non meglio definite (Albanese, Rumeno, Balcanico a caso? poco importa), che sentenziava: “Questi adesso vendono Snejider, vendono Eto’o, fanno la fine del River Plate e vanno in serie B”. Mi sono fatto due grasse risate a sentire una cosa simile, ovviamente, e gli avrei pure risposto se non avessi temuto di coinvolgere due fanciulle in una rissa estiva. Non farebbe nemmeno troppo bene alla mia già sufficientemente compromessa fedina penale.

Va da sé che considero l’ipotesi pura fantascienza, però…

…però ogni tanto anche la fede più salda andrebbe un momento rinfrancata da un segno dall’alto, non chiedo di avere sempre José che mi fulmina sulla via di Damasco, mi apre gli occhi e mi mostra la Luce, ma diamine, un barlume di speranza.

Niente. Nessun sollievo è concesso al Giobbe Interista nella soffocante estate del Calciomercato.

Wesley, mi dice che l’Inter ha bisogno di soldi (???) e che lui è sul mercato se arriva l’offerta giusta.

L’Inter ha bisogno di soldi e lui è sul mercato. Capito?

Il messaggio mi sembra chiarissimo. Wesley dice platealmente: “Io sto benissimo all’Inter e a Milano e non me ne andrei se non fosse la Società a chiedermelo”.

Qual’è il commento dell’Inter, tramite le parole di Branca?

“Non ho voglia di parlare tutti i giorni di mercato. Siamo appena arrivati dopo un lungo viaggio. Le parole di Sneijder? Parlate con Sneijder”.

No seriamente. Branca non ha voglia di parlare di Calciomercato tutti i giorni? Di grazia Marco, quale sarebbe il tuo lavoro? Di fronte all’ipotesi di una cessione in cui il giocatore mette chiaramente tutto nelle mani della Società non ti degni NEMMENO di tirare fuori la balla di circostanza “Snejider è incedibile a meno di un’offerta IRRINUNCIABILE”. Nemmeno a questo ci possiamo più attaccare?

Francamente sono senza parole.

Mi sono lasciato scivolare addosso tutto. Benitez, Leonardo, Biabiany. Ho scrollato le spalle di fronte all’indegno spettacolo mostrato per la scelta del nuovo allenatore. Ho digrignato i denti, ma mi sono limitato a borbottare, di fronte alla blanda risposta alla relazione di Palazzi, ai titoli della Gazzetta, a un mese di campagna mediatica che ci dipingeva come un esercito in disarmo

Adesso basta. Adesso la misura è colma.

Che si faccia chiarezza. Se dobbiamo andare in disarmo ditecelo. Se dobbiamo diventare come il Bbilan che resta in attesa anche per anni di poter prendere l’Ibra di turno a due lire perché ha scazzato con l’allenatore e altrimenti ciccia, farebbe piacere saperlo.

Oppure se c’è una strategia di medio periodo, che porta al rinnovo della squadra nel giro dei prossimi due anni (due perché il primo lo avete già buttato nel cesso), ci sta bene, possiamo accettarlo, ma ne vorremmo vedere l’impronta.

Giusto perché NOI non siamo Gonzi e non ci beviamo tutto quello che ci viene propinato. Non ci vedrete in giro per Milano con gli striscioni “Non si vende Yolanthe!”.

State però sicuri che, senza quei segnali, il credito di fiducia finisce qui.

scritto da il 23 luglio 2011 alle 14:53

A Della Valle rispondo (anche) io

Gent/mo sig. Della Valle
innanzitutto una premessa perché ritengo importante definire i ruoli: per la Giustizia Sportiva lei è un pregiudicato. Lo è lei e lo è suo fratello. E’ stato condannato dopo 4 gradi di giudizio a 8 mesi (contro i 3 anni e 9 mesi nella sentenza della Corte Federale), mentre suo fratello Andrea ha subito la condanna a 1 anno e 1 mese (contro i 3 anni nella sentenza della Corte Federale).
Le richieste del Procuratore Federale Palazzi (quello sulla cui recente relazione si fondano le sue proposte di pacificazione) erano state diverse, ricorda? Le rinfresco io la memoria:

Diego Della Valle (proprietario Fiorentina): 5 anni con proposta di radiazione.
Andrea Della Valle (presidente Fiorentina): 5 anni con proposta di radiazione.
Fiorentina: retrocessione in serie B e 15 punti di penalizzazione
(http://it.wikipedia.org/wiki/Calciopoli)

Detto questo, giusto per sottolineare il fatto che lei non ha statura morale per chiedere nulla a nessuno e tanto meno a Massimo Moratti, presidente dell’Inter, rispondo ad alcune delle sue considerazioni:

Come già proposto dalla ACF Fiorentina qualche giorno fa, anch´io personalmente ritengo che sia indispensabile aprire un tavolo pacificatore per chiudere una volta per tutte la vicenda di Calciopoli (vicenda che alla luce di quanto è emerso va riconsiderata e riscritta in altro modo).
Calciopoli è già chiusa: è stata chiusa quando le sentenze sono diventate definitive e quando le pene sono state scontate. A parte che i tavoli pacificatori li aprono quelli che hanno da perdonare, non già quelli che devono essere perdonati.
Spero che mai Massimo Moratti accetti di sedere a un tavolo che vedrebbe, tra gli altri, Silvio Berlusconi, Lei, il giovane Agnelli, il presidente Lotito, per trattare una pacificazione.

Noi non vogliamo pacificazioni con nessuno di coloro che sono stati inquisiti e condannati per averci rubato scudetti, punti, gioie e soddisfazioni. Anzi se vuole saperlo siamo ancora indignati e le pene inflitte le giudichiamo blande e non proporzionate ai danni che ci avete inferto. Quel “ci” è riferito non solo ai tifosi dell’Inter ma a tutti i veri sportivi che seguono il campionato di calcio italiano.
Lei, da pregiudicato, pretenderebbe di aprire un tavolo pacificatore accusando chi non è stato neppure rinviato a giudizio di essere stato trattato in modo differente da come è stato trattato lei?
Beh, sa una cosa? Anche io sono stato trattato in modo differente da come è stato trattato (faccio un nome a caso) Calisto Tanzi. Ma ci sarà un motivo, lei che ne dice?

Non ci si può celare dietro silenzi inspiegabili da parte di alcuni protagonisti di questa vicenda, o nascondersi dietro cavilli giuridici come hanno fatto altri.
Lei considera cavilli giuridici l’improcedibilità per sopraggiunta morte dell’imputato o per prescrizione di un reato e comunque l’impossibilità per una persona accusata di difendersi?
Suvvia, lei fa l’imprenditore, quante volte i suoi consulenti e collaboratori hanno usufruito di questi cavilli giuridici nella gestione della sua azienda? Suvvia, siamo uomini di mondo. A quanti tavoli di pacificazione ha partecipato dopo avere usufruito di questi privilegi?

Bisogna dare delle spiegazioni chiare, sincere e leali a tutti i tifosi di tutti i club coinvolti per permettere loro di capire cosa è veramente successo, spiegando tutto senza opportunismi, tatticismi e strategie mediatiche che in alcuni casi sono state di totale cattivo gusto, volendosi riparare dietro persone eccellenti che purtroppo non ci sono più.
Sul “persone eccellenti che adesso non ci sono più”, concordiamo perfettamente. Noi però saremmo più completi e aggiungeremmo che, purtroppo, alcune persone non eccellenti ancora ci sono e si occupano di calcio. In ogni caso il nome di Giacinto Facchetti lo può scrivere liberamente; non deve (non dovrebbe) usare circonlocuzioni verbali per identificarlo.

Solo chi come noi è stato vittima di un processo sportivo frettoloso rappezzato ed ingiusto può capire quanto sia difficile affrontare in prima persona queste questioni,
Qui dovrebbe rivedere il suo affrettato (quello sì) giudizio. In una nazione dove il maggior problema della giustizia è l’enorme durata dei processi, lei protesta perché il suo processo è durato un tempo ragionevole? Perché hanno fatto presto? Su, sia serio!

ma quando si è leader di un gruppo si devono assumere in prima persona tutte le responsabilità, mettendoci la propria faccia e la propria dignità.
Anche su questo concordiamo, ma per metterci la dignità bisogna che questa sia rimasta nel bagaglio di certe persone.

E´ questo che tutte le persone coinvolte in questa vicenda devono fare per tentare di pacificare gli animi e gli umori dei tifosi.
Ecco, bravo: Massimo Moratti non è coinvolto. Lo ha stabilito anche Palazzi nella sua relazione. Fatela tra di voi pregiudicati la pacificazione. Noi, il nostro Presidente in particolare, è già in pace con tutti, in particolar modo con la sua coscienza!

Ma ancora di più va fatto per non togliere ai tifosi, che sono anche dei cittadini, la fiducia nelle istituzioni e nella giustizia vera. E´ ora che ognuno tiri fuori il coraggio e difenda, ancor più se è sicuro del suo operato, i suoi valori ed i suoi colori senza paura e senza nessuna ambiguità.
Ribadisco: lei è già stato condannato, siamo noi che siamo sicuri del suo operato affatto conforme alla legge sportiva.

Con questo spirito costruttivo chiedo a Massimo Moratti di sedersi pubblicamente intorno ad un tavolo insieme a me per cercare di spiegare ai tanti che vogliono sapere cosa sia veramente accaduto allora, perché i destini di due società amiche come le nostre, che condividevano gli stessi principi e gli stessi valori, abbiano avuto trattamenti diversi e destini diversi.
E’ lei, se vuole e se ha ancora credito presso i tifosi della Fiorentina, che deve spiegare queste cose. Per quanto riguarda i principi, mi pare evidente che non fossero proprio gli stessi, esattamente come le amicizie frequentate da lei e da suo fratello erano diverse da quelle frequentate dal Presidente dell’Inter.

E sarebbe per me, e non solo per me, sicuramente importante sapere cosa Moratti pensa di quello che abbiamo dovuto subire ingiustamente.
Io penso che Moratti pensi quello che penso io: l’ingiustizia, se c’è stata, riguarda soltanto la lievità delle sanzioni e il fatto che si permetta a certi personaggi coinvolti in calciopoli di occuparsi ancora di sport e di calcio in particolare.

Tutto questo servirebbe a riportare tranquillità ad alcune tifoserie e soprattutto a dare fiducia alla gente dimostrando che i valori veri esistono ancora e che nessuna ambiguità o ipocrisia li può cambiare.
Stia tranquillo lei, perché noi tifosi lo siamo perfettamente. E i valori di cui lei parla a vanvera li abbiamo ben presenti negli esempi e nei comportamenti di Giacinto Facchetti.

Spero che Moratti non perda questa occasione perché non è in discussione la reputazione di una società seria come l´Inter, che nulla c´entra con il comportamento degli individui, ma è in discussione la sua reputazione personale.
Infatti non è proprio in discussione, come non lo è quella della Fiorentina. In discussione sono soltanto i suoi comportamenti come risultano dal processo che lei ha subito e nel quale è stato condannato!

Si parla spesso di voler rifondare il calcio riportandolo ai valori veri dello sport; questa potrebbe essere per noi due l´occasione per dare un ottimo contributo a questo obiettivo”.
Non abbiamo nulla da rifondare nel calcio, dobbiamo solo liberarci di alcuni personaggi che lo hanno turbato e che per questo sono stati condannati dalla giustizia sportiva: e lei è fra questi, sig. Della Valle.