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Guardia alta

febbraio 28th, 2010 | 176 Comments | Posted in Campionato, Discussioni, Società, Tattica | di Nk

Qualche considerazione in vista di Udinese-Inter. Perchè non è una partita come le altre.

Luca Caldirola: pronto al debutto?

Luca Caldirola: debutto?

Silenzio - Continua, anche se non ufficialmente, il silenzio stampa “italiano” iniziato subito dopo il furto con scasso per il quale Tagliavento resta denunciato a piede libero: approfittando della squalifica di Mourinho, che quando non può sedere in panchina non va giustamente neanche in sala stampa, la società annulla la classica conferenza stampa del prepartita. Tutti si aspettavano Beppe Baresi e si sono ritrovati al suo posto soltanto uno scarno comunicato. Abbassare i toni o inondare l’ambiente di un assordante silenzio? Il popolo nerazzurro non dimentica i recenti fatti, la società nemmeno: l’interpretazione giusta è la seconda.

Uniti sul campo – Ivan Cordoba, Walter Samuel, Sulley Muntari, Esteban Cambiasso: tutti convocati. Il messaggio è chiaro: la squadra è unita, compatta, decisa ad andare avanti per la propria strada e a continuare a incanalare sul versante agonistico la rabbia che monta nel vedere certe situazioni fuori dal campo. Si va a Udine tutti e 24 (ma come? non  avevamo una rosa di 638 giocatori?) più Luca Caldirola e Giulio Donati, per aggiungere la forza del gruppo a quella dei singoli. Per combattere insieme, come al solito.

Materazzi e Donati: chi in campo oggi?

Materazzi e Donati: chi in campo oggi?

La formazione - In questa situazione la convocazione di Materazzi non è evidentemente indicativa dello stato di salute del nostro 23 e nulla ci dice sulle effettive possibilità di vederlo in campo. Al contrario di Santon però, anche lui tra i convocati, probabilmente a Matrix verrà chiesto l’ennesimo sacrificio di un recupero-lampo per tappare la falla aperta dalle squalifiche. Straordinari per Lucio dopo la prestazione-monstre in Champions e porte chiuse per il debutto di Caldirola o Donati quindi, almeno dal primo minuto. E a meno che Zanetti non tornerà a centrocampo lasciando il posto sulla sinistra proprio a Giulio Donati. La soluzione però sembra improbabile: Zanetti dovrebbe restare dietro e neanche Deki dovrebbe prendere fiato a centrocampo, dove farà da balia al debuttante (dal primo minuto) MacDonald Mariga. Confermato Thiago Motta, confermatissimo Sneijder, a partita in corso ci dovrebbero essere minuti per Quaresma o Krhin. In avanti il ballottaggio dovrebbe essere fra Balotelli e Milito, visto che il Mou sembra orientato a provare la strada del campo per arrivare al recupero di Eto’o.

I postumi della Champions – Ieri, Chelsea-ManCity è terminata con un 2-4 ben più rotondo di quanto dicano i numeri. Questo dal punto di vista strettamente tecnico è l’unico pericolo che ci troveremo ad affrontare oggi pomeriggio: un calo conseguente non solo alla sfida di mercoledì ma anche all’enorme dispendio di energie di sabato scorso. Bisogna scendere in campo concentrati e cercare di indirizzare la partita sin dal primo minuto per non subire il ritorno, con il passare del tempo, dell’Udinese e di “motorini” come Sanchez, Di Natale e Inler

Il vento recente – A seguito della partita con la Sampdoria e delle brillanti prestazione degli arbitri a Bari e Firenze, in settimana si è scatenato un finimondo. Alle nostre orecchie sono arrivate addirittura voci circa ingenti capitali “investiti” dalla mafia albanese in un giro di scommesse sulla Serie A. Baggianate. Ma anche no: quello che è successo nell’ultimo mese è allarmante, e la splendida prestazione in Champions non deve farcelo dimenticare. Non dobbiamo dimenticare quello che abbiamo visto fischiare a Tagliavento, nè la serie di eventi precedente e successiva a quei fischi. E dobbiamo stare con gli occhi aperti. L’impressione è che il pubblico italiano – e non solo gli interisti – sia rimasto scottato da calciopoli e guardi tutto con una certa diffidenza: da più parti si sono infatti alzati dubbi sulla regolarità del torneo e discorsi che vanno ben al di là del “favore al Milan perchè vogliono farli vincere”. L’appassionato medio è ora più sveglio, meno propenso a farsi prendere in giro. Da questo, scaturiscono due correnti di pensiero:
- l’interista che sta per morire: morire insieme a tutti gli altri, ovvio. La fine del mondo è vicina, è tutto deciso, e gli arbitri ci porteranno a perdere lo scudetto con decisioni sempre più assurde, sempre più scandalose e sempre nella stessa direzione, in un vortice di vergogna senza fine. Lo scudetto è già di fatto assegnato al Milan e non ci sono speranze neppure per un’armata come la nostra. Prepariamoci a subire un altro scippo a Udine.
- il complottista ad ampio respiro. Figura nuova nel campionario del tifo italiano e, ad opinione di chi scrive, diretta discendente di calciopoli. Questo appassionato vede tutti coinvolti in un enorme calderone, un “chiagn’e fotti” formato gigante nel quale, a turno, ognuno ha i suoi vantaggi e nel quale, soprattutto, si sa già il vincitore finale. Lo scenario dice Inter, con un distacco minimo sul Milan e il conseguente allontanamento di Mourinho “spina nel fianco” di un sistema di cui fa parte fino al collo la stessa Inter. In quest’ottica, previsto in arrivo da Udine un favore arbitrale nel caso la partita dovesse mettersi male.

Noi, annoiati e disillusi, preferiamo più modestamente scegliere una terza via: nessun complotto. Diciamo, per il momento, una imbarazzante e preoccupante serie di errori. Diciamo che da Udine ci aspettiamo un arbitraggio equo e onesto. Diciamolo e urliamolo pure, anche se in fondo pensiamo tutt’altro e a questo crediamo poco. Per il momento stiamo così: aspettando ulteriori evidenze, ulteriori verifiche, ulteriori conferme.

Ci sediamo sulla riva del fiume e aspettiamo di vedere che succede.

E se qualcuno che a questo campionato ci crede veramente ci chiedesse che cosa ci aspettiamo dalla partita, la risposta sarebbe ovvia: i 3 punti. Mancano da troppo tempo, contano solo quelli.

Per ora.

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Di tabella in tabella. Ovvero: travi e pagliuzze

febbraio 14th, 2010 | 660 Comments | Posted in Allenatore, Campionato, Discussioni, Manipolazione Intellettuale, Società | di Fonz77

Tra un paio d’ore va in scena Napoli – Inter, in un clima che non è precisamente dei più rilassati, almeno a sentire le dichiarazioni che si sono susseguite nelle ultime due settimane.

A proposito, solo due settimane or sono, mentre noi stavamo a goderci i nostri orgasmi multipli, il rosikante resto del mondo non trovava di meglio da fare che attaccare il nostro allenatore e la società Inter in genere a causa delle dichiarazioni sull’arbitraggio post derby. A seguire un bel filotto di multe rifilato al Mou e alla Beneamata per tutte le possibili accuse. Credo che manchi solo l’abigeato, ma visto come abbiamo strapazzato il Cagliari non escludo che arrivi anche quello. Tre giornate a Samuel, ovviamente.

Ora visto che siamo qui a scannarci da mesi sui due pesi e le due misure che il Mou usa nel gestire lo spogliatoio (vedi alla voce Mario Balotelli), ho pensato che fosse il caso di rinfrescarci la memoria un attimo su un altro difforme metro di giudizio che possiamo tranquillamente osservare; oggi come in passato.

Intendiamoci, le lamentazioni nei confronti dei torti arbitrali, veri o presunti che fossero, non sono certo cosa nuova. Anzi a dire il vero da molte parti ci accusano di essere i portabandiera di questo costume, ma poiché i fatti ci hanno dato ragione mi limito a scrollare le spalle.

Quello che mi interessa, non è la contestazione dell’arbitro in sé, quanto le sue conseguenze. Visto che le sanzioni affibiate al Mou e all’Inter hanno ormai abbondantemente superato il mio stipendio lordo annuo eviterò di riassumerle, che poi mi duole l’estrattoconto.

Piuttosto facciamo caso a una pratica inaugurata dal Dott. Galliani un paio di stagioni or sono (si proprio quello che degli arbitri non parla e non si lamenta mai).

Sto parlando del “Dossier dei torti arbitrali”. Trattasi di un esercizio di fantasia e matematica ipotetica che, al netto di alcune sviste, errori o palesi castronerie dei direttori di gara, porta inevitabilmente la squadra che colui rappresenta in testa alla classifica con un paio di campionati di distacco sulla seconda. A differenza delle dichiarazioni post partita si tratta però di un documento scritto del quale dovrebbero essere conservate delle copie, certo a meno che i soggetti che presentano il detto documento non siano dei completi cazzari, che poi alle dichiarazioni non danno seguito con i fatti.

Di recente questo strumento è stato utilizzato dal funambolico presidente del Palermo. La notizia è passata sotto silenzio o quasi.

Visto il personaggio comunque la teoria dei cazzari risulta essere quella più accreditata.

Restando nel campo delle parole in libertà dobbiamo segnalare lo sfogo dell’allenatore del Napoli, Mazzarri, a seguito della partita persa contro l’Udinese. Vi risparmierò a questo punto le insinuazioni sentite oggi sia nella trasmissione pseudocalcistica condotta dalla Ventura che successivamente dalla Banda Varriale.

Il succo era: Certo la Juve ha vinto contro il Genoa in seguito a un rigore inesistente, ma chi sa poi cosa potrebbe succedere questa sera a Napoli…

Ora possiamo attenderci che per tutti questi signori ci sia quantomeno un richiamo pubblico verbale, visto e considerato che sono gli stessi che gridano allo scandalo quando parla Mourinho?

Ognuno la veda un po’ come preferisce. Chi ama la dietrologia ci sguazzi pure, chi preferisce attenersi ai fatti ci si tenga ben stretto.

La verità è una sola. Conta vincere, conta essere più forti di tutti e di tutto, solo in questo modo anche coloro che dovessero subire nuovamente la tentazione della via facile, capirebbero che non c’è trippa per gatti.

Che gli pareremo i rigori e che se anche non li pareremo faremo sempre una rete in più di quelle necessarie.

La musica è cambiata.

Questa è l’Inter.

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Il gennaio della nuova Inter

febbraio 5th, 2010 | 108 Comments | Posted in Allenatore, Discussioni, Società | di Nk

MouGenoaCon Inter-Fiorentina, fanno 5 vittorie, un pareggio e nessuna sconfitta. Per trovare un rientro dalla sosta di Natale su questi ritmi, dobbiamo tornare indietro al 2006/2007 (6-1-0), ai tempi in cui si ammirava una fascia sinistra arata da Fabio Grosso, ai tempi in cui Nick Burdisso  trovava spesso l’inserimento vincente, ai tempi di Arma Letale, ai tempi in cui ancora si favoleggiava di un ritorno ad alti livelli di Adriano (!)…dobbiamo tornare indietro a un’altra Inter, un’Inter che rincorreva la conferma sul campo dello scudetto vinto l’anno precedente, un’Inter che si apprestava a polverizzare tutti i record in un campionato ancora sotto shock per le vicende legate a calciopoli. Da allora ad oggi, in gennaio ci è toccato vedere spettacoli eufemisticamente “discutibili”: da un 2-2 in casa con la Juventus, ad una risicatissima vittoria con il Parma presa per i capelli con due gol in pieno recupero, dai  pareggi con Cagliari e Torino, fino alla clamorosa sconfitta con l’Atalanta dello scorso anno, passando sempre e sistematicamente attraverso pessime prestazioni alla ricerca di un gioco e di uno smalto che sembravano persi insieme agli avanzi del panettone.

Quest’anno invece la differenza, oltre che nei risultati, sta proprio nel gioco e nell’atteggiamento visti in campo. Vittorie stentate con Chievo e Siena e pareggio a Bari, sicuramente, ma altrettanto sicuramente grandi prove di carattere soprattutto con i toscani e in Puglia quando, sempre in svantaggio, sempre in difficoltà e sempre in piena emergenza-centrocampo, siamo riusciti a raddrizzare le partite solo grazie alla rabbia, allo spirito di sacrificio e alla coscienza di essere i più forti. L’apoteosi di questo mese di gennaio, la presa di coscienza definitiva di queste caratteristiche che pure avevamo già visto nel corso della stagione (basti pensare alle partite con Udinese e Dinamo Kiev) è stata sicuramente nel derby: sfavoriti (secondo alcuni) in partenza, nel momento migliore dei nostri avversari, con un arbitro che ha fatto ciò che ha fatto, in 10 prima e in 9 poi…siamo stati in campo correndo per 20 e siamo riusciti non solo a portare a casa i 3 punti ma anche a farlo senza il minimo affanno e la minima preoccupazione. Il tutto, in questo mese di gennaio, condito dal passaggio del turno in Coppa Italia ai danni della Juventus e dalla vittoria con la Fiorentina nella semifinale di andata (il ritorno è previsto nel calendario della Coppa Italia 2012).

Ma l’evidenza lasciataci da questo inizio di anno, appunto, non sta nei risultati. L’evidenza sta in una nuova consapevolezza della squadra, in un istinto omicida che sembra essersi impossessato degli 11 in campo e che non gli fa lasciare neanche le briciole agli avversari, indipendentemente dal contesto. L’evidenza sta nella voglia di lottare, di mangiare il campo, di battere tutto e tutti. In una nuova consapevolezza della nostra forza, in un nuovo salto di qualità dopo il primo operato dall’Inter di Mancini. Che sia quello definitivo? Forse sì, forse no…non è questo il punto. Ma questa Inter sa quello che vuole e sa come ottenerlo. Questa Inter è una squadra costruita ad immagine e somiglianza del suo tecnico, ed ora è chiaro a tutti. Una squadra che non vive più degli umori del Genio di turno, ma vince con Sneijder e senza di lui, con Eto’o e senza, con Balotelli e senza, addirittura -si può azzardare- con Milito e senza. E’ una squadra che sa come giocare e cosa fare per portare a casa la partita, e sa che può farlo contro chiunque. E’ una squadra che pensa al futuro sfida per sfida. Fateci caso: un anno fa di questi tempi era tutto un parlare di Manchester, un’attesa continua. Idem due anni fa per il Liverpool. Fra venti giorni arriva il Chelsea: sentito qualcuno parlarne? No. C’è il Cagliari, c’è il Parma, c’è il Napoli, c’è la Sampdoria. Poi ci sarà il Chelsea. Uno per uno, uno alla volta. Tutti affrontati con lo stesso spirito e la stessa concentrazione. Tutti affrontati con la stessa voglia e la stessa consapevolezza. La consapevolezza di essere forti, la consapevolezza di potersela giocare contro chiunque, di essere padroni del proprio destino. La consapevolezza di poter imporre la legge dell’Inter. La consapevolezza di Josè Mourinho.

Questa, oggi come non mai, è l’Inter di Mourinho.

Concentrati sul presente ponendo le basi per il futuro, in campo come sul mercato. Gli arrivi di Mariga e Pandev e gli operatori di mercato già al lavoro per l’estate sono segnali chiarissimi. L’organizzazione quasi ultimata del ritiro per la prossima stagione lo è altrettanto. Una società che in qualsiasi occasione fa quadrato intorno al tecnico, appoggiandolo in pubblico anche più di quanto sarebbe lecito aspettarsi, è una società che dà un segnale chiaro e preciso. Al tecnico e al mondo. Alla squadra e a noi. Questa è l’Inter di Josè Mourinho, che crede in lui e che si affida a lui. Oggi, domani e dopodomani. Perchè la strada tracciata è quella giusta, e ogni giorno che passa rappresenta una nuova conferma.

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Bussate e vi sarà aperto…

gennaio 20th, 2010 | 94 Comments | Posted in Coppa Italia, Discussioni, Nazionali, Società | di Mr Sarasa

E così dopo una settimana di polemiche, è finalmente noto il calendario definitivo di “un’edizione di Tim Cup che sta suscitando sempre più interesse”, per usare le parole proferite con profondo slancio di umorismo dal presidente della Lega Calcio Beretta.

Quindi facciamo un po’ d’ordine: resta tutto come cambiato da Galliani con il blitz del 15 Gennaio, cioè Milan-Udinese il 27/01 ed Inter-Juventus il 28/01. Si, proprio la soluzione giudicata inaccettabile, quella per cui si era ipotizzato di schierare la Primavera, quella che aveva fatto gridare alla follia delle due gare in 26 ore su un campo come San Siro… a sto punto, si poteva liquidare il tutto già Sabato scorso con qualche battuta sui traslocatori di Milanello, almeno per quanto riguarda la questione delle due gare in due giorni.

Non vi nascondo che il cambio di atteggiamento della nostra società mi ha lasciato perplesso, pensavo e penso tutt’ora che affianco alla questione di merito (le due gare di seguito) ce ne fosse una almeno altrettanto grande di metodo, cioè che Galliani che prende a braccetto Beretta ed in uno stanzino carbonaramente gli spieghi come rifare il calendario sia una cosa da pre 2006, qualcosa di stonato insomma.

Mi erano piaciute le dichiarazioni di Paolillo, poi di Mourinho, infine quelle di Oriali, mi sembrava ovvio che la misura fosse ormai colma, che avessero trovato le balle di rovesciare il tavolo in testa a questi arroganti che per propria storia personale ed aziendale fanno sempre confusione tra la cosa pubblica (nelle sue diverse accezioni) ed interessi particolari… ed ora la retromarcia su tutta la linea non la capisco.

Certo, un passaggio del comunicato di oggi è altamente Bauscia: “è disposta a mantenere la partita nella data già prefissata e inclusa nei palinsesti RAI, consapevole della differente importanza mediatica rispetto a Milan-Udinese”, perchè è giusto ricordare a questi poveracci del milan che la RAI (si, quella stessa azienda che non si preoccupa dell’emorragia di spettatori dal TG1) si è opposta all’inversione di date tirando in ballo il diverso livello delle partite ed in maniera vergognosamente strumentale niente popò di meno che la Giornata della Memoria… come se una partita ed un qualsiasi film sull’argomento, indipendentemente dal livello di regista ed interpreti, fossero spettacoli fungibili o comunque paragonabili.

Si dirà “l’importante era lanciare un segnale” o “ci siamo dimostrati dei signori”… ma temo che non sia questo il messaggio che passa. Galliani fa gli affari suoi, ed il resto della serie A si adegua. Attendiamo con ansia che, nella prossima Assemblea della Lega Nazionale Professionisti, vi sia una riflessione comune a tutti i club al fine di avere in futuro regole certe sui calendari delle competizioni e sulle date di eventuali recuperi”, come richiesto “fermamente”, ma li aspettiamo al varco, che il lupo non diventa agnello, la volpe non perde il vizio e compagnia cantante.

In ogni caso una cosa resterà: comunque vada il Derby, noi non abbiamo perso la faccia a chiedere di spostare una gara con una squadra scarsa a righe bianconere.

Un ultimo accenno in tema lo merita questa supercazzola non richiesta di Beretta, un uomo chiamato pistola: “proprio l’impegno concomitante di molte squadre italiane in tre competizioni rende il calendario non suscettibile di ulteriori modifiche in questa fase perché senza più finestre libere da qui alla fine della stagione. E naturalmente esprimo l’auspicio che il cammino delle squadre italiane impegnate nelle Coppe Europee sia il più lungo possibile e coronato da successi.”
Benissimo, non ci sono altri buchi da qui a fine maggio. Quindi prima di questi cambiamenti di data non ce n’erano molti di più, giusto?

E ALLORA, GENIO, COSA CAVOLO LE HAI POSTICIPATE QUESTE TRE PARTITE?

Mendichello Lippi

Mendichello Lippi

Chiuso sto capitolo, assolutamente indesiderato ma legato ai comunicati odierni, veniamo al nocciolo del post, che poi darebbe il titolo allo stesso.

Si avvisano i guardiani ai cancelli dei centri sportivi di molte squadre di serie A che quell’uomo dimesso che chiede di essere ospitato per pranzo e mendica giocatori per giugno non è un clochard ma Marcello Lippi. Finora ha scroccato da mangiare a milanisti e gobbi, ha già annunciato che lo farà con tutte le squadre in cui giocano suoi giocatori, non con l’Inter perchè “non ci sono molti italiani”.

Viene da chiedersi se i pochi che vi siano (sostanzialmente Balotelli e Santon, perchè Matrix e Toldo han chiuso da tempo con la nazionale, e Motta gode di un ostracismo inspiegabile, coi parametri di italianità amaureschi o camoranesiani) siano meno meritevoli di attenzioni di gente regolarmente convocata come Oddo, Gattuso, Zambrotta, Iaquinta, Pepe, Di Natale… ma pazienza, ce ne faremo una ragione, anche perchè vedere certe facce ad Appiano potrebbe far riaffiorare in noi pessimi ricordi, ed al Presidente quel suggerimento lanciato dall’allora allenatore su come fosse da trattare fisicamente un tecnico che con tanti giocatori fatti comprare fosse stato in grado di produrre quei risultati, tra Helsinborg e Reggina…

E’ curioso tuttavia che recatosi all’abbazia di Milanello il mendicante abbia pregato in ginocchio Nesta di tornare a reggere la difesa azzurra, non tanto per i QUATTRO anni di assenza, quanto per il fatto che dietro suo consiglio una certa squadra di Torino si sia accaparrata Capitan Neoton ed il terzino Infame, a far compagnia in difesa al Buffone, al Chiller ed al Pio. La stessa squadra che il CT aveva indicata come favorita per lo scudetto, ed invece continua ad incassare gol un po’ ovunque.
Tu chiamale, se vuoi, intuizioni…

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L’ultima maschera

gennaio 16th, 2010 | 237 Comments | Posted in Campionato, Discussioni, Società | di Nk

Venghino siori venghino!

Il limite della vergogna è stato finalmente superato, l’ultima maschera è finalmente caduta: l’AC Milan dispone a proprio piacimento dei calendari delle competizioni ufficiali nazionali, l’AC Milan scrive e risponde in nome e per conto della Lega Calcio. Nessuna maschera, nessuna vergogna: la Lega è casa nostra e ci facciamo un po’ quel che ci pare.

I fatti – I fatti ci parlano di un calendario stravolto. Milan-Udinese, quarti di Coppa Italia, era in programma per il 20 gennaio. Poi il 24 il derby di campionato, il 27 Fiorentina-Milan (recupero della diciassettesima giornata) e il 28 Inter-Juventus, quarti di Coppa Italia. A seguito della richiesta del Milan di rinviare la sfida dell’Udinese, invece, si giocherà prima il derby (confermato, bontà loro, al 24), poi il 27 Milan-Udinese, il 28 Inter-Juventus e il 24 febbraio Fiorentina-Milan.

Belgrado

Belgrado

Le motivazioni - Già, le motivazioni. Qui siamo alla parte comica: motivazioni non ce ne sono. Le motivazioni sono che il Milan non voleva arrivare stanco (?) al derby. Perchè evidentemente avendo una rosa inadeguata non è in grado di giocare due partite in cinque giorni. Il Milan non può arrivare stanco al derby, il Milan non ha una rosa adatta a sostenere tre competizioni, il Milan ha sbagliato la preparazione: spostiamo le partite. Le motivazioni sono che il Milan non vuole giocare contro l’Udinese. Le motivazioni sono che al Milan non sta bene la data del 20 gennaio.  Le motivazioni, per quel che ne sappiamo, sono che il 20 gennaio Galliani ha la cresima del figlio, o ha un torneo alla playstation, o vuole solo andare a letto presto. Motivazioni insulse o addirittura inesistenti, sicuramente non tali da giustificare uno stravolgimento ad hoc del calendario.

Ma le motivazioni, evidentemente, stanno nel considerare la Lega Calcio come una sede distaccata di via Turati. Il Milan chiede, la Lega risponde. Galliani ordina, Beretta esegue. Senza giustificazione alcuna.

Le conseguenze - E se prima eravamo nel comico, adesso scadiamo nel tragico.

Conseguenza numero uno: lo stadio Giuseppe Meazza di Milano ospiterà due partite, Milan-Udinese e Inter-Juventus, nel giro di 24 ore: cosa mai successa prima nella storia del calcio professionistico italiano. Due partite in 24 ore distruggerebbero qualsiasi manto erboso. A questo aggiungiamo che il manto erboso in questione è quello del Meazza, notoriamente non un gioiello da questo punto di vista. E aggiungiamo anche che il “trauma” per il campo si verifica alla fine di gennaio, periodo nel quale le temperature e le condizioni climatiche non aiutano certo il recupero del campo.

Marsiglia

Marsiglia

Conseguenza numero due: ad una specifica richiesta dell’Inter alla Lega Calcio, portata attraverso le parole dell’ad Paolillo, arriva una risposta attraverso un comunicato ufficiale…dell’AC Milan! Un comunicato semplicemente scandaloso per forma e sostanza. Per forma: perchè la richiesta -ufficiale- di Paolillo era rivolta alla Lega Calcio. A che titolo risponde l’AC Milan? Con quale autorità? Con quale capacità decisionale? Con quale riconoscimento di “controparte” per la questione in gioco? Per sostanza: perchè il contenuto del comunicato è inaccettabile. Vergognosamente ironico in alcune sue parti, scandalosamente arrogante in altre. Propongono il sorteggio, loro. Fanno anche la parte di quelli aperti ad ogni soluzione e di quelli che si prodigano per trovare un accordo. Prima giocano sporco, sistemando le cose come meglio gli aggrada -e, ripeto, senza motivazione alcuna-…e poi pretendono che gli sia detto anche grazie, magari, perchè loro “sono disposti al sorteggio”. L’arroganza smascherata. L’ultimo velo di Vergogna che cade, mostrando al mondo ciò che nascondeva. Noi abbiamo deciso così: adeguatevi.

L’AC Milan ha disposto per tre volte il rinvio della partita di campionato Fiorentina-Milan. L’AC Milan ha disposto il rinvio immotivato di Milan-Udinese. E chissà cos’altro ancora. E tutto questo non attraverso “oscure manovre di Palazzo”, ma attraverso comunicati ufficiali. L’AC Milan risponde di queste decisioni in nome e per conto della Lega Calcio che, in tutto questo, resta colpevolmente e assurdamente in silenzio, rispettando scelte, decisioni e risposte messe in atto dall’AC Milan.

Tutto il resto

Tutto il resto

Conseguenza numero tre: la creazione di un precedente pericolosissimo. Perchè quello che sta succedendo in questi giorni può significare solo due cose: o l’AC Milan può disporre a piacimento dei calendari e aggiustarseli come meglio crede in funzione di carichi di preparazione, lista infortunati o altre contingenze -cosa evidentemente inaccettabile in una Lega di (presunti) professionisti- oppure, in alternativa, da oggi qualsiasi squadra ha il diritto di chiedere il rinvio immotivato di una partita. E di ottenerlo: neanche compatibilmente con i calendari, ma indipendentemente da essi. Sì, perchè i calendari non erano affatto compatibili con questa decisione: sono stati forzati, sono stati deformati, sono stati adattati. Sono stati portati al punto da far giocare due partite nello stesso stadio a 24 ore di distanza. Sono stati portati al punto da “regalare” un turno infrasettimanale a due squadre impegnate in quei giorni in Champions League: il che suona quantomeno bizzarro, in un periodo nel quale si parla di prendere provvedimenti (l’anticipo al venerdì) per facilitare il cammino delle italiane in Europa.

Ebbene, l’AC Milan può tutto questo. Da oggi tutta l’Italia e tutto il mondo sanno che se Adriano Galliani vuole bere una tazza di the con gli amici, le partite del campionato si adattano di conseguenza. Da oggi tutta l’Italia e tutto il mondo sanno chi è che prende le decisioni in nome e per conto della Lega Calcio. Da oggi tutta l’Italia e tutto il mondo sanno che se vogliono rivolgere una domanda alla Lega Calcio italiana, devono sentirsi rispondere dall’AC Milan. Rappresentante ufficiale e tutore legale di una istituzione mai caduta così in basso.

Il Bari – Confermato il 4-2-3-1 con gli unici dubbi nell’undici titolare fra Santon (non ancora al 100%) e Cordoba in difesa e fra Cambiasso e Muntari a centrocampo (nessuno dei due ha i 90′ nelle gambe, prevista una staffetta). Il calcio d’inizio è previsto per le 20.45 di stasera allo stadio San Nicola, a meno che l’AC Milan non abbia qualcosa in contrario.

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Ogni maledetta domenica

dicembre 13th, 2009 | 391 Comments | Posted in Campionato, Discussioni, Società | di Fonz77

Ci risiamo. Ogni volta che si ritorna al Campionato dopo il turno di Champions, così come la domenica prima della Coppa bisogna dire, sembra prenderci un torpore soprannaturale, quasi a dire che in fondo non è poi nulla di speciale quello che ci aspetta nel week end.

E non va bene. Non va bene per niente.

Non tanto perché sarebbe un po’ come dare ragione a quei loschi figuri sull’altra sponda del Naviglio, che da anni ci martellano con il tormentone della “Coppa che è meglio del Campionato”, quanto per il fatto che gli avvoltoi sono sempre in agguato, ora più che mai.

Dopo la convincente vittoria in Champions, ma non senza qualche brivido tenendo sempre a mente che si trattava del Rubin di Kazan, sono tutti in attesa di un nostro passo falso, di un calo di tensione. Capitan Zanetti ha scaramanticamente esorcizzato questa eventualità parlando di una Giuve (cit.) ancora in corsa. Un modo come un altro per suonare la sveglia dopo tre giorni in cui non si è parlato d’altro che delle possibili avversarie agli ottavi e di Mario in Nazionale.

A proposito, Capello Grigio, non ha perso tempo e dopo le candidature di Balotelli in azzurro, giunte da più parti in settimana non ha perso tempo e ha pensato bene di ricordare a tutti che è lui il tizio che comanda: QUI.

Il parallelo con il caso Cassano è talmente evidente che non ho nemmeno bisogno di andare a spulciare negli archivi per dimostrare che Lippi aveva usato le medesime parole. Ci pensa lui ad accostare le situazioni nella stessa intervista.

Tranquillo Mario! Vai avanti per la tua strada, ché tanto sappiamo bene dove andrà a finire Lippi, non dovrai aspettare troppo per vestire l’azzurro.

Capello Grigio non manca di suonare la carica alla sua prossima squadra; impegnata in trasferta contro l’ottimo Bari. Reduci dalla batosta di Champions incontrano forse la migliore rivelazione del torneo, insieme al Cagliari di Allegri, che non a caso li ha pettinati alla grande. Si vede che il pastore manca da casa da troppo tempo, perché i Gobbi hanno dimostrato di non sentirci e invece di partire alla carica hanno suonato la ritirata. Nonostante abbiano giocato decisamente meglio rispetto alle ultime uscite (compresa la illusoria vittoria contro di Noi sabato scorso), non riescono a portare a casa neanche un punto e anzi incassano tre belle pere, riuscendo a segnare grazie alla prontezza del solito Trezeguet. Lo stesso che dichiarano bollito e cedibile all’inizio di ogni mercato estivo, ma che quando serve gli salva sempre la ghirba.

La nostra domenica è molto più tranquilla, almeno sulla carta. L’Atalanta è un avversario più che abbordabile e non solo per la sua posizione in classifica, a ridosso della zona retrocessione, ma anche perché il cambio di allenatore, in favore di Conte non ha dato la scossa e le vittorie si contano veramente sulle dita di una mano.

Ragione di più per non fidarsi.

Da un annetto a questa parte molte delle così dette “piccole” affronta in modo diverso le partite contro squadra più blasonate. Invece del buon vecchio catenaccio, che va benissimo sia chiaro, ma che spesso interpretavano in modo tremebondo, sfoderano aggressività, pressing e, quando ne hanno i mezzi, anche una buona organizzazione di gioco. Segno che forse qualche cosa sta cambiando nel calcio Italiano.

La squadra dell’altra sponda del Naviglio incontra un Palermo che non sembra pericolosissimo, anche dopo l’esonero dell’Uomo Ragno in favore di Delio Rossi, e in questo momento sembra proprio il Milan l’avversario più pericoloso in chiave scudetto. Il dubbio è solo quanto a lungo possano reggere questi ritmi, considerando le scarse alternative che hanno alla squadra titolare, ma fino ad ora la loro proverbiale fortuna li ha sostenuti.

Meglio pensare a noi quindi e portare a casa una vittoria, che è veramente il minimo sindacale a Bergamo.

Si tratta di un imperativo categorico, tanto più se consideriamo che qualunque squadra normale nelle nostre condizioni cavalcherebbe l’onda dell’euforia, mentre noi siamo costretti a fare i conti con le voci messe in giro da chi sa chi sulla solidità della panchina di Mourinho.

Va detto che in questo momento è solo TuttoJuve a continuare a battere su questo ferro, ma non ci sarebbero di questi problemi se alcuni azionisti (?), ex-dirigenti pensassero ai fattacci loro e serrassero la loro baffuta boccaccia.

Proprio ieri sera, a Sabato Sprint, su Rai Due, interpellato dai giornalisti, Mazzola è tornato sullo scambio di colpi a distanza con José, archiviando il tutto come un semplice scambio di battute e stando bene attento a non proferire parola in merito a un presunto cambio di allenatore. Piuttosto si è limitato a parlare genericamente di un approccio molto più critico dell’ambiente Interista (inteso come società, ma anche come tifosi), che porta a non riuscire a essere mai troppo sereni nemmeno dopo quattro anni di vittorie consecutive.
Forse, forse anche in questo atteggiamento conciliante del baffino possiamo vedere la mano della società, che in settimana si era espressa in modo molto secco e ironico in tal senso, come a ricordare che Mazzola non ha alcun ruolo né nella gestione ordinaria né in consiglio di amministrazione della società; di fatto dando ragione a Mourinho.

A quanto pare la società Inter sta iniziando a seguire la scia del suo Presidente, che, almeno in pubblico, non sbaglia un intervento da più di un anno. Come dovrebbe essere del tutto normale del resto.

Vincere quindi e basta. Per nessun altra ragione se non per il fatto che è del tutto normale.

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Un lunedì di ordinaria follia

dicembre 1st, 2009 | 59 Comments | Posted in Discussioni, Manipolazione Intellettuale, Società | di Nk

1. Il nostro lunedì di ordinaria follia inizia domenica sera, con un imbarazzante Paolo Ziliani che nelle sue “temutissime pagelle” (temutissime da chi, non l’ha mai capito nessuno) fa vedere le uniche due palle perse domenica da Quaresma e dipinge il tutto così: “Quaresma, Inter, voto 5,5. Chissà cosa prova Moratti ripensando ai 24,6 milioni pagati al Porto per portare in nerazzurro il popolare Trivela, che guadagna come un Kakà per fare cose tipo: intestardirsi in dribbling ubriacanti che alla fine ubriacano solo lui, oppure incespicare nell’erba prima e nella palla poi prima di finire come i bambini a girotondo, tutti giù per terra. Per Mourinho valeva Garrincha. Macario“. Chi ha visto la partita di Quaresma sa quanto sia in malafede un commento di questo tipo, chi non conosce le vicende contrattuali del portoghese non merita di essere annoiato con altre precisazioni sul suo prezzo e sul suo stipendio. “Guadagna come un Kakà” è, quella sì, un’uscita degna di Macario. Ziliani, Sportmediaset, voto 4 di incoraggiamento. Coraggio, anche questo mese i bambini a casa avranno di che mangiare. Stachanov.

2. C’è Gigi Maifredi ad accompagnarci nel prosieguo del nostro viaggio negli abissi della mente umana. “Io al posto di Ferrara sarei già sopra l’Inter ed in testa alla classifica. Con una squadra con 4/5 di difesa della Nazionale, Sissoko, Camoranesi, Diego, Melo ed il parco attaccanti che la Juve si ritrova io mi metterei a fumare, mi siederei con calma in panchina ed a fine gara chiederei solo con quanti goal di distacco si è vinto. Calciopoli? Meglio stendere un velo pietoso su questa vicenda. Ve lo dico, Moggi e Giraudo avevano già comprato Gerrard e Cristiano Ronaldo.  Si erano gettate le basi per un dominio bianconero che sarebbe durato almeno 20 anni ed allora hanno dovuto per forza inventarsi uno scandalo che uccidesse una squadra del genere. E la nuova proprietà Juve ne è stata complice. Ma dove si è visto mai un avvocato difensore che ancora prima di esser giudicato va davanti alla giuria e patteggia una pena congrua?“. Sono parole che non hanno bisogno di commento. Fantastico un altro pezzo passato sotto silenzio: “L’unica analogia che vedo tra questa e la mia Juve è la mancanza alle spalle dell’allenatore di una società esperta e competente“. Noi ne vediamo un’altra, Gigi. La mancanza di un allenatore.

Josè Mourinho durante l'ultimo colloquio con Balotelli

Josè Mourinho durante l'ultimo colloquio con Balotelli

3. Proprio quando pensiamo di poter finalmente andare a letto, di poter mettere un punto a una giornata tanto stressante, ecco che gli abissi della mente umana si ripropongono davanti a noi in tutta la loro profondità. Su Antenna3 si dà spazio nientepopodimenochè a un gruppo di ultrà della Juventus, Viking e Drughi, che ci spiegano che “Il coro ‘Se saltelli muore Balotelli’ è un coro assolutamente non razzista. E’ nato da alcuni tifosi che cantavano contro Lucarelli. Non se ne è mai parlato. Adesso che è stato fatto a Balotelli è nato il caso. Anche lo stesso giudice sportivo ha scritto nella motivazione della multa che il coro era becero o istigava alla violenza, ma non ha parlato di razzismo. Balotelli non è un personaggio molto simpatico. I cori allo stadio si sono sempre fatti. Il caso Balotelli è stato fomentato dai media perché è un ragazzo di colore. Se Balotelli avesse avuto un comportamento meno provocatorio, non sarebbe accaduto nulla“. Coro assolutamente normale e non razzista. Istiga “solo” alla violenza. Caso fomentato dai media. Gli stessi media che, armati di megafoni e travestiti da ultrà, fra un “se saltelli muore Balotelli” e l’altro si esibivano in “non esistono negri italiani”, “un negro non può essere italiano” e vari “buuuu” di contorno. Anche quelli cori assolutamente non razzisti, va da sè.

4. Un lunedì che inizia di domenica sera, non può che concludersi di martedì mattina. E la follia si ripropone infatti dalle pagine del primo web giornalista sportivo!, che nella sua ormai mucciniana ricerca dell’originalità non trova niente di meglio da fare che accusare l’Inter di razzismo nei confronti di Balotelli. Si potrebbe scrivere un post intero contestando parola per parola tutto quello che scrive questo signore…ma in fondo non ne vale la pena: ancora, come per Maifredi, ogni parola sarebbe superflua.

5. Neanche il tempo di chiudere un articolo sugli abissi del lunedì che subito il martedì, invidioso, ci mostra di non voler essere da meno. All’interno del Winterstore di Piazza San Babila è stato inaugurato oggi il Caffè De Santis. Prossime aperture: l’UNESCO Point “Drughi” e il Vodafone Store “Luciano Moggi”.

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Le esigenze morali

aprile 25th, 2009 | Commenti disabilitati | Posted in Discussioni, Società | di Luis

“Certamente oggi siamo più attenti ai bilanci. Credo che non si possa chiudere all’infinito con passivi esorbitanti. E’ anche un’esigenza morale.
Adriano Galliani, 2 novembre 2007.

Bilancio in rosso per 68,8 mln di €? Mantenere un organico da Champions senza farla ha fatto lievitare le perdite. Il goal di Osvaldo ci è costato 37 mln di €”. Adriano Galliani, 24 aprile 2009.

gallianiCalciopoli ha portato alla rivisitazione di alcuni concetti fino ad allora cristallizzati. Il più evidente riguarda Massimo Moratti: il ricco scemo per eccellenza. Ma come si fa a spendere tutti quei soldi senza vincere nulla(?) si chiedevano retoricamente sorridenti i tifosi della società furtiva. Addirittura il supermanager Giraudo ebbe modo di dire: “Si parla tanto di moralità e poi c’ è chi spende 120 milioni all’ anno senza vincere niente”. Lo scoppio dello scandalo, per gli stessi tifosi, è preceduto dalla metamorfosi di Moratti: lo spirito del male si sarebbe impossessato di lui e con Tronchetti Provera e Guido Rossi avrebbero formato una trinità operativa telefonica che sarebbe riuscita a manipolare intercettazioni e magistrati, senza far loro alcun dono natalizio, prerogativa dello stesso amministratore delegato della J**e.

Allo stesso modo, il fatto di spendere tanto e non vincere mai, da motivo di sfottò, è diventato giustificazione ai risultati positivi post-estate 2006. Troppo semplice dedurne che il problema fosse la vittoria a zero euro di aumento di capitale in un settore caratterizzato da spese folli per almeno i 10 anni precedenti l’avvento della Triade alla guida della J**e. Le spese folli le iniziò in regime di libero mercato (avendone perciò pieno diritto), Silvio Berlusconi.

Da quando però a vincere è Moratti, si tirano in ballo crisi economiche, prezzi del petrolio (prima) alle stelle e quant’altro pur di indicare lo spendaccione viziato come soggetto fuori dal coro. Le parole di Galliani datate novembre 2007 si inseriscono in quest’ottica. Il portafoglio del padrone non è più così aperto e i bilanci devono essere in ordine, dopo 20 anni. A contrario, gli altri che non lo fanno sono immorali, riprendendo il concetto di Giraudo. I toni da proclama accompagnano le dichiarazioni: esigenza morale.

I dati del bilancio 2008 resi noti quest’oggi testimoniano come le esigenze morali del geometra siano passate in secondo piano. Non si chiede ai media sportivi e non di riportare l’ipse dixit, sarebbe oggettivamente troppo nel paese di Silvan, ma almeno che si facesse notare come la gestione economica del Milan fosse in contrasto con l’obiettivo di riduzione dei costi tanto auspicato dal padrone (anche) per mostrarsi morigerato nei confronti degli elettori dovrebbe essere il minimo sindacale.

Un mese fa è stata pubblicata la classifica dei ricavi (sì, sono aziende) dei calciatori. Al primo posto c’è Beckham (32,4 mln), al terzo Ronaldinho (18,6 mln) ed al sesto Kakà (15,1 mln). Ibra è solo settimo con 14 mln. Nonostante per i primi due percepiscano dal Milan rispettivamente 3 mln e 6,5 mln, con i diritti d’immagine al 100% non cedono alla società neanche un euro derivante dalle sponsorizzazioni, la parte più cospicua dei loro guadagni. Da qui la storia gallianesca del “il giocatore x si è ridotto l’ingaggio pur di vestire la casacca rossonera”. Il vice-presidente vicario omette l’altra parte della verità: vale a dire il mancato guadagno derivante dai diritti d’immagine. Nonostante tutto, il monte ingaggi del Milan è pressoché lo stesso dell’Inter.

Di sicuro l’assenza dei ricavi della Champions ha influito sulla perdita d’esercizio, ma lo si sapeva prima di intraprendere la campagna rafforzamenti(?), tra cui spicca  l’acquisto a parametro  di Flamini con un ingaggio da 5,6 mln che è andato a compensare il mancato esborso per il cartellino.

Comunque, stando alle parole dell’antennista, “la squadra era da Champions“. Per questo non ha vinto Scudetto, Coppa Uefa e Coppa Italia. Avvertire i lobotomizzati doveva essere un’esigenza morale.

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Saudade

aprile 10th, 2009 | Commenti disabilitati | Posted in Giocatori, Società | di errek

Non crediamo alla saudade: la verità è che ha la sbornia triste.
Certamente, dobbiamo salvaguardare l’uomo.
Tutto sta ad intendersi su quel plurale usato dal Mou.
Concordiamo perfettamente: dovete salvaguardare l’uomo. A noi non interessa! Anzi, per usare un termine uncorrectly, non ce ne frega un cazzo.

Noi siamo abituati a guadagnarcela la vita. Non abbiamo avuto le opportunità che ha avuto il ragazzo.
Inutile stare qui a ricordare tutto quello che è successo da quando giocava nel Parma ad oggi.
Per chi guadagna tutti quei soldi (Mou, il Mancio, Julio Cesar, Moratti), è facile pensare che il suo compito è salvaguardare l’uomo. Per noi no: bisogna salvaguardare l’Inter, il ruolo di punta che lui ricopriva.

Abbiamo la soluzione in casa?
Va bene per l’anno prossimo?
Dobbiamo sostituirlo con qualcuno?
Una promessa o un attaccante già affermato?
Sono questi i problemi nostri.
Noi viviamo di scudetti, non di soldi.
Si dice che non esistono bandiere. E’ inesatto, la verità è che noi non vogliamo più bandiere. Vogliamo vittorie.

Siamo stati tristi anche noi per tanti anni (tantissimi) e non si hanno notizie di tifosi Interisti dediti all’alcol per la delusione. Forse ci sarà stato pure qualcuno, ma nessuno si è preoccupato di salvaguardare l’uomo prima del tifoso.

Perciò non ce ne frega nulla.

Adriano, resta lì dove sei. Qui dai fastidio. Cura la tua tristezza, noi la nostra l’abbiamo già curata e ne siamo venuti fuori, a secco. Grazie a Roberto Mancini soprattutto! E a chi l’ha sostituito!
E non sentiamo nemmeno il bisogno di ringraziarti!

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Il ritardo dell’Inter

aprile 3rd, 2009 | Commenti disabilitati | Posted in Allenatore, Giocatori, Società | di Nk

“Sono molto arrabbiato per la vicenda-Adriano, ci sono rimasto male. La sua è stata una mancanza di rispetto nei confronti di tutta la squadra. No, non si devono cercare scuse, la storia non mi è piaciuta affatto, bisogna rispettare le regole. Per quanto mi riguarda, una partita contro il Livorno merita la stessa attenzione di una contro la Juventus: per fortuna abbiamo altri campioni che possono risolvere le partite. La vicenda è stata mal gestita da lui e anche dalla società: le polemiche purtroppo ce le creiamo noi da dentro, ma si vede che all’ Inter è stato sempre così. A me dispiace, perché i problemi ce li creiamo da soli”. Juan Sebastian Veron.

Adriano ha riperso l’aereo. Le parole della Brujita risalgono ad ottobre 2005. Quattro anni dopo (e 15 kg in più) siamo alle prese con la solita storia. Di sicuro ci sarà una giustificazione plausibile, l’ennesima. La migliore di tutte sarebbe la premeditazione. Questa volta però bisogna dimostrare che l’Inter non sia più la società descritta da Veron. Innanzitutto si considerino i lati positivi della vicenda: salterà la trasferta di Udine, sarà sanzionato con qualche turno di stop da Mou e, si spera, si riderà di gusto alle sue parole in tema di rinnovo: “Il mio contratto scade nel 2010, rifletterò con calma se rinnovarlo o meno”. Lui deve riflettere. Siamo all’avanspettacolo puro. La società si spera l’abbia già fatto. La soluzione migliore in termini economici sarebbe la cessione a fine stagione, magari incassando qualche milioncino, ma togliendo dal bilancio gli 11 milioni lordi del suo ingaggio. Se invece vuole aspettare la scadenza per accasarsi al Milan, allora bisogna anticipare di un anno la scelta: a Milanello anche gratis a far compagnia all’amico e collega danzante Ronaldinho. Li almeno avrà il permesso di far tardi in discoteca.

Sullo show di Mou al Night, da segnalare un articolo di Grasso sul Corriere, un’intervista a Chiambretti su La Stampa e l’opinione di Olivari su Indiscreto.

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