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scritto da SNIS il 12 aprile 2012 alle 0:13
Una buona Inter batte il Siena 2-1 e quasi inaspettatamente si rimette in corsa per la lotta all’ultimo posto utile per l’accesso in Champions League. Anche stavolta, come successo col Cagliari, l’inizio di partita non è proprio dei migliori: dopo appena cinque minuti infatti il Siena è già in vantaggio con D’Agostino, bravo prima a sfruttare un errore di Samuel e poi ad insaccare dopo un doppio miracolo di Julio Cesar. I ragazzi però non si abbattono e si riversano subito in avanti alla ricerca del pari. Le occasioni migliori per pareggiare capitano sui piedi di Milito e Stankovic, che però sprecano malamente. Stramaccioni intato è costretto ad operare il primo cambio, togliendo dal campo l’infortunato Samuel ed inserendo al suo posto Nagatomo. Prova e riprova il meritato gol dell’1-1 giunge al 42′, grazie ad un colpo di testa del Principe, bravo a sfruttare l’involontario assist di un avversario. Si va quindi al riposo in parità.
Nella ripresa il copione non cambia, con l’Inter che non si accontenta e si porta costantemente in avanti alla ricerca del gol vittoria. Buonissima la prima mezz’ora del secondo tempo: l’Inter spinge e il Siena è alle corde. Poli per Obi e Pazzini per Alvarez sono i cambi operati da Stramaccioni nel tentativo di scrdinare la difesa toscana. Il gol tarda ad arrivare e bisogna attendere il 37′ per tirare un sospiro di solievo. Nagatomo viene steso in area e l’arbitro Romeo indica il dischetto. Dagli undici metri Milito non sbaglia, realizzando il gol partita. Gli ultimi minuti scivolano via con qualche piccolo brivido, senza però che il risultato cambi di nuovo. 3 punti d’oro, fondamentali per continuare a sperare, visti anche i risultati delle dirette concorrenti.
Le pagelle: Julio Cesar 6,5 – Zanetti 6,5 – Samuel 6 (Nagatomo 6,5) – Lucio 5,5 – Chivu 6 – Obi 6,5 (Poli 6) – Cambiasso 6 – Stankovic 6 – Alvarez 5,5 (Pazzini S.V.)- Zarate 6,5 – Milito 7.
scritto da Taribo59 il 10 aprile 2012 alle 9:40
Le possibilità che l’Inter acchiappi il terzo posto sono nulle: forse non basterebbero nemmeno 19 dei 21 punti in palio.
Dunque, mi sembra stupido insistere a oltranza su Javier Zanetti, Esteban Cambiasso e Dejan Stankovic, tanto resteranno anche l’anno prossimo e si sa bene cosa oggi possano dare; non dico di mandarli in tribuna, ma di schierarne solo uno a partita.
Discorso simile andrebbe fatto anche per Walter Samuel e Diego Milito, se non fosse che si tratta dell’unico difensore centrale di alto livello (già con lui in campo si incassano 2,5 gol a partita, senza di lui sarebbero 4) e dell’unico che fa gol.
A cosa serve puntare ancora su Forlàn?
L’unica soluzione sarà quella di regalargli la lista gratuita, spingendolo al Malaga o in qualche altra società danarosa che gli garantisca l’ultimo, ricco ingaggio della carriera.
Contro il Siena e nelle partite successive, vanno dissolti alcuni dubbi.
Primo: il riscatto di Guarìn. Alle condizioni date, secondo me torna al Porto. Giocherà in tutto meno di 700 minuti, la gravità dell’infortunio è stata sottovalutata, impensabile spendere 13,5 milioni per un calciatore sovrappeso, su cui è lecito aver dubbi circa la completa integrità fisica.
Secondo: il riscatto di Poli. Alle condizioni date, va preso, ma chi se lo immagina titolare fisso in una squadra con ambizioni di primato, sbaglia grossolanamente; Poli ha dinamismo e buona tecnica, ma finora ha mostrato scarsa personalità, non cerca mai il tiro, raramente prova la percussione, non si propone mai in area.
Terzo dubbio, che resterà tale: che fare con Castaignos? Ora che la sua stagione è finita, immagino si cercherà di prestarlo a qualche squadra che lo faccia giocare, magari una neopromossa.
Quarto dubbio: perché è stato preso Juan Jesus? E se anche ci fosse una risposta sensata a questa domanda, perché non è stato prestato, a gennaio, così da vederlo in campo?
Nessun dubbio sul fatto che Maicon, Lucio e Sneijder vanno ceduti, forse anche Julio Cesar e Pazzini, quanto a Chivu, Cordoba e Castellazzi, saluti e baci.
Ora, l’insistenza su Zarate me la spiego con un’ovvietà: è l’unico che un paio di volte a partita scarta il suo marcatore e costruisce una parvenza di superiorità numerica. A giugno tornerà alla Lazio, e al suo posto dovrà arrivare qualcuno in grado di fare molto meglio.
Poi ci sono Faraoni e Obi, Alvarez e Nagatomo, da provare con continuità; nessuno mi pare abbia le qualità per giocare titolare nell’Inter del futuro, ma un paio possono far parte della rosa.
I dubbi su Ranocchia sono ormai così pesanti, che l’immagino in prestito altrove, persino se si riuscirà a piazzare Lucio.
Poi c’è la questione Primavera: possibile che Stramaccioni non voglia provare un paio di laterali, o almeno un mancino naturale in ruoli che in prima squadra sono terribilmente deficitari?
Contro il Siena, proverei questo assetto: Julio Cesar / Faraoni, Samuel, Ranocchia, Juan Jesus / Guarìn, Cambiasso, Poli / Zarate, Milito, Alvarez; con Obi, Nagatomo e Livaja a subentrare (nonché Pazzini, se qualcuno fosse capace di crossare).
Stramaccioni va lasciato sbagliare, ma si può sperare che faccia errori nuovi, diversi da quelli che hanno affossato Gasperini e Ranieri.
scritto da Taribo59 il 6 aprile 2012 alle 14:13
Giocava nell’Internacional di Porto Alegre.
Quando sbarcò in Italia, era alto 175 cm e pesava circa 70 kili; ora è alto 179 e ne pesa 78.
Alexander Pato era stato indicato da Roberto Mancini, l’Inter l’aveva bloccato ma se lo lasciò scappare per l’impennata della quotazione, e il Milan si inserì prontamente, acquistando quello che a molti – me compreso – sembrava il più forte calciatore della classe 1989.
Pato divenne rossonero il 2 agosto 2007, acquistato per 22 milioni di euro, la cifra più alta mai pagata per un minorenne, e fino al gennaio successivo ha giocato solo amichevoli.
Giocava nel Vasco da Gama.
Quando sbarcò in Italia, era alto 171 cm e pesava meno di 70 kili; la statura è rimasta la stessa, ma almeno un paio di kili li ha aggiunti.
Philippe Coutinho è fra i 4-5 migliori calciatori della classe 1992. In Brasile, molti lo preferiscono a Neymar. A giugno compirà vent’anni, anche il suo inserimento nel calcio europeo è stato segnato da una miriade di infortuni.
Coutinho divenne nerazzurro nel luglio 2010, acquistato per 4,5 milioni di euro. Ora è in prestito all’Espanyol, dove gioca e segna con continuità.
La speranza è che all’Inter non agisca una struttura fantasmagorica come Milan Lab, e che Coutinho non acquisti troppo peso e troppi muscoli.

scritto da Bauscia Cafè il 5 aprile 2012 alle 16:34
Belli i tempi in cui il pensiero nazionale sposava uniforme la tesi del grande comunicatore, del poco tecnico e del molto pagliaccio. Belli i tempi in cui Mourinho era considerato un istigatore alla violenza, un nemico pubblico, il male del calcio. Belli perché come tutti i bei tempi anche questi sono passati. Puff! Spariti in una bolla mediatica per niente ingenua. Divorati da una nuova consapevolezza. Il Milan perde (a testa alta) al Camp Nou e l’indomani la stampa si sveglia con certezze inedite. Nemmeno un colpo di fulmine si sarebbe consolidato con altrettanta velocità. Convinzione, no. Per quella è sufficiente attendere domani. Che magari non è più adatta e allora la cambiamo. Come uno stupido vestito fuori stagione.
Facendo un velocissimo salto nel passato ricordiamo, per esempio, uno Sconcerti che di Mourinho (quello del ¿POR QUÉ?per intenderci) diceva le seguenti cose. “Si è chiesto, perchè gli arbitri aiutano sempre e soltanto il Barcellona? Non una parola sul gioco, sulla formazione, sull’atteggiamento. Sempre e soltanto la stessa domanda. Perchè il tecnico della più grande squadra del mondo deve sempre e solo sentirsi una vittima?” La Gazzetta dello Sport, sempre sullo stesso tema, mostrava perplessità per la vena polemica di Mou. “(Mourinho) tira fuori le frasi da un libro nero che evidentemente aveva lì pronto nel cassetto, per la bisogna. La domanda che lui ripete e si ripete nel dopo gara, a chiunque la voglia ascoltare, è ¿POR QUÉ? Scuse per concentrare l’attenzione sull’arbitro o frasi convinte?” Libero si sbilanciava ulteriormente e sbottava: “¿POR QUÉ?, ¿POR QUÉ?, ¿POR QUÉ? lo massacrano sempre? Semplicemente, perché il Barça è più forte. Come dimostrato anche, per l’ennesima volta, l’altra sera. Una superiorità imbarazzante e indiscutibile. Tranne che per Mou, ovviamente.” Leggete dell’astio in queste dichiarazioni?
E qui casca l’asino. Perché (o ¿POR QUÉ? se preferite) ieri notte quel rigore definito dubbio (glissando su quello non concesso al Barca all’andata) è diventato il perno di una sconfitta che non si può e non si deve accettare. La Gazzetta dello Sport apriva con un titolo esplicito “Barca con l’aiutino” (che parola frustrante “aiutino”, aboliamola ve ne prego) e proponeva tra i vari fondi di “rigiocarsela dall’1-1″. Libero, quello del basta lamentarsi perché il Barca è più forte di tutto, oggi introduceva all’analisi della partita senza messe misure: L’arbitro aiuta Messi & Co. Improvvisamente il Barca è diventato antipatico. FIno a ieri impersonava la favola buona del calcio. evviva la cantera, love and peace forever. Oggi, come ci illumina Sportmediaset, scopriamo che il Barca è arrivato fin qui anche grazie ad una serie di aiutini (online troverete una sorta di dossier che ve li racconta). Ibra lo confessa a fine partita. Ora capisco perché Mourinho quando gioca al Camp Nou si incazza. Non importa che i catalani abbiano fatto 23 tiri in porta contro i 3 del Milan. Non importa che Messi sembri il giocatore telecomandato di una playstation. Non importa. Il Milan ha perso e se ci dimentichiamo il campo possiamo parlare di tantissime cose.
La cosa più divertente in tutto questo circo è che Mourinho se la starà ghignando alla grande. Non aveva forse predetto che si sarebbe parlato di arbitri in questo quarto di finale? Auspicandosi fintamente che così non fosse? Detto, fatto. La stampa ha rivalutato unanime le dichiarazioni del portoghese, dimenticandosi delle manette, delle provocazioni e di quelle espulsioni per proteste che lo avevano reso famoso e odiato nel suo periodo all’Inter. Mou ringrazia e si appresta a raccogliere i frutti di una campagna anti-Barca completamente gratuita. Non ha mosso un dito, ma statene certi. Nella sua strategia tutto troverà la giusta collocazione. Il ¿POR QUÉ? spagnolo adesso parla italiano. Nessuno se ne stupisce più di tanto. Noi sì. Ci stupiamo ogni volta e continueremo a farlo. Noi, come Mou, ci teniamo particolarmente. A non essere considerati dei pirla.
[Sabine Bertagna per FC Inter 1908]
scritto da Taribo59 il 5 aprile 2012 alle 9:47
L’Alta Corte di Giustizia ha respinto i ricorsi presentati da Antonio Giraudo, Innocenzo Mazzini e Luciano Moggi, confermando la sanzione irrogata dalla Corte di Giustizia Federale, che prevede la preclusione alla permanenza dei tre ricorrenti in qualsiasi rango o categoria della Federcalcio.
In sintesi, è stata confermata la radiazione dei due massimi dirigenti juventini dell’epoca aurea che Andrea Agnelli ha così sublimato: “Moggi era il più bravo di tutti”.
Ricapitoliamo i trionfi giudiziari della Vecchia Signora:
01 – 14 luglio 2006, primo grado di Calciopoli
02 – 25 luglio 2006, secondo grado di Calciopoli
03 – 27 ottobre 2006, arbitrato CONI su Calciopoli
04 – 18 giugno 2008, patteggiamento su schede sim svizzere
05 – 16 giugno 2011, radiazione di Moggi e Giraudo
06 – 9 luglio 2011, Calciopoli (II° grado), conferma della radiazione di Moggi e Giraudo.
07 – 18 luglio 2011, respinto in Figc l’esposto contro lo scudetto 2006 assegnato all’Inter.
08 – 19 marzo 2008, TAR del Lazio, respinto il ricorso di Moggi contro la squalifica in ambito sportivo.
09 – 22 maggio 2008, TAR del Lazio, respinto il ricorso di due associazioni di tifosi contro l’assegnazione dello scudetto 2006 all’Inter.
10 – 8 gennaio 2009, Caso GEA, Moggi condannato per violenza privata.
11 – 14 dicembre 2009. Calciopoli (rito abbreviato), condannato Giraudo per frode sportiva e associazione a delinquere.
12 – 8 febbraio 2011, TAR del Lazio respinge il ricorso presentato da Giùlemanidallajuve, condannata a pagare risarcimenti a Federcalcio, CONI e Inter.
13 – 25 marzo 2011, caso GEA (II° grado), confermata la condanna a Moggi per violenza privata.
14 – 8 novembre 2011, sentenza penale di Napoli: Moggi condannato a 5 anni e 4 mesi per associazione a delinquere.
15 – 9 novembre 2011, rigetto dell’esposto da parte dell’UEFA.
16 – 11 novembre 2011, Moggi condannato per minacce nei confronti di Baldini.
17 – 17 novembre 2011, dichiarazione di non competenza del TNAS.
18 – 4 aprile 2012, conferma della radiazione di Moggi e Giraudo.
19 – (…)
20 – (…). Un altro motivo per giustificare la Seconda Stella sulle maglie della Juventus.
scritto da Grappa e Vinci il 4 aprile 2012 alle 2:05
Il calcio italiano banchetta ormai lautamente con la retorica della testa alta. “Testa alta” è il mantra di qualsiasi sconfitta, di qualsiasi situazione avversa. Basta non prenderne sedici e provarci un po’, ed il mantra inizia ad essere ripetuto.
Finisce la partita e sono tutti lì che aspettano l’inizio della trasmissione, agguerriti. Si guardano negli occhi con aria di sfida. Le mani pronte a scattare. C’è una leggera penombra, ed ognuno si guarda intorno con sospetto, un ghigno sulla bocca, le sopracciglia aggrottate. Appena la sigla termina, schiacciano il pulsante per prenotarsi, con velocità inaudita.
- Buonasera e benvenuti a Novantesimo Cham..
- TESTA-ÀLT!!!!!!, dicono tutti in coro, a velocità supersonica, quasi cadendo dalle sedie.
Sono in apnea da decine di minuti, i muscoli ed i nervi tesissimi.
- Allora Marino che ne pensi di questo Nap
- TESTA-ÀLT!!!!!!
Un urlo strozzato, che attraversa lo studio come un fulmine, che spettina Paola Ferrari, che scuote il baffo di Bartoletti.
Un paio d’ore prima, durante la partita. Dopo trenta secondi di gioco una buona azione, conclusa con un tiro a lato. E’ già tempo di
- TESTA-À..
arriva uno da dietro e gli mette un fazzoletto in bocca, ma non basta e devono legarli. I commentatori urlano, si dimenano, perché devono dirlo, devono dire dove sta questa testa.
Me li vedo a casa, in settimana, che si allenano per riuscire ad essere i primi a dirlo nel dopo-partita, in studio. Passeggiano davanti allo specchio, con aria noncurante, poi all’improvviso si voltano di scatto con un movimento repentino e urlano
- TESTA-ÀLT!!!!!!
come De Niro quando chiede se dici a lui, se stai parlando con lui, e poi sfodera la pistola.
La loro pistola è un grido, un urlo che fende l’aria: mentre lo lanciano, fanno pure uno scatto in avanti col collo, per dare enfasi.
Camminata sciolta, fare guascone, poi ad un certo punto giro sui tacchi, sguardo di ghiaccio, indice puntato e
- TESTA-ÀLT!!!!!!
La notte si svegliano di soprassalto, fradici di sudore. Balzano a sedere sul letto, ancora col fiatone, poi scendono e iniziano a correre per la casa con le mani nei capelli, urlando a squarciagola.
- ALTAAAAAA!!!!!! ALTAAAAAA!!!!!!
Se prima, per negare l’evidenza, la testa si metteva sotto terra, ora la si innalza quanto più in alto possibile; si inarca il collo, si fanno schioccare le vertebre.
Alla fine, però, che la la si metta sotto terra o per aria, questa testa si fa di tutto per non tenerla in superficie, e vedere quello che realmente ci circonda.
Quanto cazzo sono profondo
scritto da Nk³ il 3 aprile 2012 alle 10:20
“L’ho fatto apposta. Quando il risultato era sullo 0-1 ho sfruttato un’occasione che mi si è posta per poter cristallizzare definitivamente l’esito di sconfitta per il Bari e poter – quindi – ottenere il pagamento promessomi, realizzando così l’autogol con cui si è concluso l’incontro.”
(Andrea Masiello, ex-difensore del Bari)
“Quel derby Bari-Lecce ha segnato la fine dello scorso campionato di Serie A, e quindi la sua falsificazione sportiva.”
(Antonio Laudati, Procura di Bari)
“Lecce-Lazio è ufficialmente una partita truccata. Lo scorso campionato di Serie A è stato falsato.”
(Roberto Di Martino, Procura di Cremona)
“Questo è il primo campionato regolare dopo Calciopoli.”
(Fabio Capello, 6 maggio 2011)
 Guardate bene sulla Nuova Treccani. Alla voce "epic fail" c'è lui.
scritto da Vujen il 1 aprile 2012 alle 19:07
A vedere il risultato senza essere stati spettatori della partita di oggi pomeriggio si direbbe “beata gioventù, il ragazzino vuole farci divertire”. Ci si immaginerebbe un’Inter piena zeppa di giovani inesperti pronti e brillanti a fare la partita, così come impacciati e disattenti in seguito, soprattutto in difesa.
La realtà è ben diversa, il mister Stramaccioni (molto a suo agio sulla panca dei grandi) esordisce a San Siro imbastendo una squadra molto molto matura e disponendola (non ricordo l’ultima volta) con un 4-3-3 puro, con Milito punta centrale e Zarate e Forlan ai suoi lati. A centrocampo da segnalare il ritorno di Cambiasso ed in difesa la preferenza a Chivu (piuttosto che Nagatomo) sulla corsia di sinistra.
Niente baby-Inter insomma. Niente Livaja in campo, Ranocchia in difesa o Guarin dal primo minuto. Fiducia ai “senatori” e squadra sulla carta offensiva come non si vedeva da tempo.
Il primo tempo da ragione al mister romano: dapprima una doppietta del Principe, in seguito il gol di Walter Samuel portano i nerazzurri in astronomico vantaggio, senza particolari patemi (se non nelle primissime battute di gioco). Un po’ di fortuna (nel secondo gol del numero 22) ma soprattutto un’azione più corale e più veloce rispetto a quelle che eravamo soliti vedere (emblematica l’azione del vantaggio nerazzurro, con Zarate in possesso di palla pronto ad accentrarsi ed a sfruttare gli spazi creati dal taglio in area di Milito, il 28 scarica fuori area per il numero nove uruguagio che è lesto a crossare, e bene, per la testa del Principe) sono i marchi di fabbrica ed i segni distintivi di questi primi 45 minuti, sporcati nel finale dal carambolesco gol di Moretti (in copartecipazione con Sculli, sempre inviperito quando si trova davanti il nerazzurro).
E’ proprio da questo gol che il Genoa trova la forza per rientrare in campo e ripartire con un ciglio diverso, anche grazie al cambio di modulo di mister Marino che passa da un 4-3-3 assolutamente poco efficace a centrocampo (incredibile ma vero) ad un più quadrato e folto 4-4-2, con Jankovic e Sculli esterni molto offensivi e Gilardino-Palacio in attacco. Per la verità i nostri sembrano reggere abbastanza bene, e la partita scorre tranquilla per i primi minuti sin quando il romano Valeri fischia un calcio di rigore ai liguri per un fallo di mano del capitano che appare sinceramente involontario. Ma tant’è, sulla palla Palacio e il Genoa si rifà sotto.
I nostri accusano un po’ il colpo e la manovra perde lucidità, complice anche la stanchezza che come al solito riempie troppo presto le gambe dei nostri attempati calciatori. Questa situazione di bilico viene risolta temporaneamente dalla giocata di un rigenerato Zarate, abilissimo nel prendere palla al limite dell’area di rigore e far partire un velenoso tiro basso a giro su cui un appesantito Frey non può far altro che tentare una parata impossibile. Con il 4-2 gli spettatori pensano di essersi divertiti abbastanza, ma la nostra difesa ballerina si fa sorprendere su un taglio verticale per il veloce Palacio che, trovatosi solo davanti a Julio Cesar, lo mette a sedere per poi venire abbattuto dal portierone nerazzurro. Rigore sacrosanto ed espulsione per il brasiliano, che lascia così la propria squadra in inferiorità numerica. Castellazzi entra in fretta e furia al posto di Zarate, ma non riesce a parare un rigore angolato ma non irresistibile calciato un po’ a sorpresa da Gilardino.
4 a 3 e ansia di nuovo a livelli di guardia. Gli ultimi minuti sono caratterizzati da molta confusione e molta stanchezza, le squadre sono lunghe e gli spazi (causa la nostra inferiorità numerica) sono molti. il 5 a 3 lo firma Milito (tripletta per il Principe che non esulta) su rigore (finalmente!) a causa di un fallo poco chiaro a mio avviso su Guarin che ha portato anche all’espulsione di Belluschi, ristabilendo così la parità numerica (esordio senza particolari lodi per il colombiano, che ha mostrato un buon dinamismo ed è entrato talvolta nelle nostre azioni offensive, ma che ha anche sprecato un paio di tiri da fuori ed in generale non è stato troppo vivo all’interno del nostro centrocampo). Sul finire del tempo regolamentare poi, quando le cose sembravano finalmente incanalarsi verso le conclusioni più giuste, un fallo plateale e ingenuo di Lucio su Sculli obbliga l’arbitro a fischiare per la terza volta la massima punizione in favore del Genoa. Anche qui, si presenta Gilardino sul dischetto e non sbaglia. 5 a 4, tre minuti di possesso palla riuscito a metà e zero susseguenti tiri in porta dei genovesi sono le ultime cartucce di una partita che avrà sicuramente fatto divertire gli spettatori neutrali (sempre che ne esistano) ma non troppo i sostenitori nerazzurri.
Buona la prima quindi? Buona per metà secondo me. Il Genoa ha la peggiore difesa del campionato (per alcuni tratti sono stati davvero imbarazzanti) e non sempre troveremo una tale approssimazione difensiva nelle squadre che affronteremo (ad esempio nel Cagliari nostra prossima avversaria) e noi dietro siamo stati spesso deconcentrati, considerato che i gol sono avvenuti tutti per errori individuali dei nostri, ma il lato positivo è che la squadra sembra più volitiva e più ispirata, almeno in attacco e centrocampo, rispetto alle ultime grigissime uscite. Su tutti hanno destato buone impressioni un rinnovato Zarate, un coriaceo Poli ed un sempre generoso Milito, oggi davvero sugli scudi come ai bei tempi.
Con una settimana di lavoro il mister non può aver cambiato quasi nulla per forza di cose, ma oramai quello che serve a questa squadra è la serenità ed il fatto di sapere di non aver davvero più nulla da perdere. Noi facciamo il nostro mini campionato consci del fatto che sarà impossibile raggiungere posizioni dignitose in classifica, sta agli altri cercare di non farci rientrare in corsa per i piazzamenti interessanti.
TABELLINO:
MARCATORI: Milito al 13’ e al 27’, Samuel al 38’, Moretti (G) al 47’ p.t.; Palacio (G) su rig. al 14’, Zarate al 29’, Gilardino (G) su rig. al 35’ e su rig al 45’, Milito al 40’ s.t.
INTER (4-3-3): Julio Cesar; Zanetti, Lucio, Samuel, Chivu; Poli, Stankovic (dal 15’ s.t. Guarin), Cambiasso; Zarate (dal 35’ s.t. Castellazzi), Milito, Forlan (dal 30’ s.t. Obi). (Ranocchia, Nagatomo, Pazzini, Livaja). All. Stramaccioni.
GENOA (4-3-3): Frey; Mesto, Carvalho, Kaladze, Moretti; Biondini (dal 37’ s.t. Jorquera), Veloso (dal 1’ s.t. Jankovic), Belluschi; Sculli, Gilardino, Palacio. (Lupatelli, Bovo, Birsa, Alhassan, Zé Eduardo). All. Marino
ARBITRO: Valeri di Roma.
scritto da Nk³ il 30 marzo 2012 alle 10:04
Quando l’ho visto pensavo fosse uno scherzo, una battuta. Una trovata di Interistiorg, una photoshoppata di Cocco Zetamille…cose così insomma.
Invece no.
E’ tutto vero.
Giuro.

Grazie di esistere.
scritto da Nk³ il 29 marzo 2012 alle 16:14
Andrea Stramaccioni è il coraggio che mancava al calcio italiano. Il suo e quello di Massimo Moratti.
Troppo giovane? Lo diranno presto. Qualcuno lo dice già: lo vedono bruciato ancor prima di cominciare, lo immaginano sconfitto dal mondo che sta per inghiottirlo. Il presidente dell’Inter ha scelto la cosa più difficile: la passione al posto dell’esperienza, la luce negli occhi al posto del pelo sullo stomaco. Chi prevede una fine ingloriosa potrà anche avere ragione, ma non ha prospettiva. Stramaccioni è un progetto: bisogna crederci.
Dicono: come farà a mettere in panchina uno come Zanetti che è capitano, ha vinto tutto ed è anche due anni più grande di lui? Non c’è una risposta perchè non servono parole. Gli serve una società che lo supporti. E’ una faccia, è una storia, è un ruolo. E’ l’allenatore dell’Inter. Punto. Deve poter decidere, deve poter sbagliare, deve potersi rimettere al giudizio di chi lo paga e di chi lo segue. Non serve altro, se non la possibilità di lasciargli fare il suo mestiere.
Siamo un Paese che si lamenta costantemente della sua gerontocrazia. Diciamo: guarda gli Stati Uniti che hanno eletto alla Casa Bianca un Under 50, guarda la Spagna dove uno come Guardiola è stato preso dal nulla ed è stato messo ad allenare la squadra più forte del mondo. Ci riempiamo la bocca con le politiche per i giovani, gli incentivi ai giovani, gli aiuti ai giovani. Diciamo: largo ai ragazzi, poi diciamo “e però serve l’esperienza”. E ovviamente non lasciamo che l’esperienza uno la possa fare.
Adesso che c’è uno pronto a dare a un ragazzo una cosa grossa c’è un mucchio di gente che già storce il naso: se, ma, boh. Scherzano, ridono, si danno di gomito. Con quest’Italia, Moratti e Stramaccioni hanno già vinto: chi non aspetta di vederlo in panchina e in campo prima di giudicarlo ha soltanto paura. E’ umano: il tempo che passa fa male. Allora li si vedono già i soloni della burocrazia regolamentare: “Non ha il patentino, non può allenare”. Troveranno scuse. Cercheranno un alibi per loro e contro il suo potenziale successo.
Trentasei anni sono l’età giusta per tante cose, magari anche per arrivare in A dal nulla e diventare qualcuno. Viene voglia di stare con lui, a prescindere. Perchè ha gli occhi che trasmettono entusiasmo. Quello che c’è altrove e che non c’è ora nè all’Inter, nè in Italia. Stramaccioni è un simbolo, è un incentivo, è l’inizio di qualcosa di nuovo.
Giuseppe de Bellis su il Giornale
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