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scritto da Taribo59 il 22 gennaio 2012 alle 19:22
Il rendimento esterno della Lazio è il migliore della Serie A: 5 vittorie, 2 pareggi e una sola sconfitta, a Siena (17 punti in 8 partite, Juve e Milan li hanno fatti nelle prime 9).
E poi l’Inter non potrà ripetere con la Lazio il tipo di partita giocata – giustamente – contro il Milan: non potrà lasciare il pallone all’avversario e limitarsi a gestirlo nel 33% del tempo.
Non potrà perché il pubblico di San Siro vuole – anzi, a questo punto pretende – una vittoria e il sorpasso. Ma Reja – tanto simile a Ranieri, eppure sempre sconfitto nei confronti diretti – non regalerà spazi, anzi dirà ai suoi che il pareggio sarebbe grasso che cola.
Terzo motivo: sarà la terza partita in sette giorni per Maicon, Zanetti e Cambiasso, e nessuno può dire quanto abbia recuperato Sneijder, che un pezzo di partita la giocherà.
Infine, l’Inter senza Thiago Motta è condannata all’estemporaneità, al lampo del solista.
Di solisti in grado di rompere gli equilibri, i nerazzurri ne hanno più della Lazio.
Ma non hanno un attaccante con la costanza di Klose, 9 gol su azione in 16 partite, né la cerniera di centrocampo garantita da cursori come Ledesma, Hernanes, Brocchi, Gonzalez, Matuzalem… La Lazio, inoltre, è una delle poche squadre che sanno attaccare su entrambe le fasce, occupando il campo in tutta la sua larghezza, con Konko e Lulic (Radu e Zauri).
A San Siro, alla seconda di andata, la Lazio ha fermato il Milan (2-2), poi ha espugnato Firenze, Bologna e Cagliari (0-3), e l’unico fragoroso fallimento è stato dopo la pausa natalizia, il 4-0 a Siena.
Sullo 0-0 sarà una partita complicata, passasse in vantaggio l’Inter potrebbe anche mettersi in discesa, ma se andassero in gol i biancocelesti, la salita diverrebbe ripidissima.
Poi, c’è Milito…
scritto da Bauscia Cafè il 21 gennaio 2012 alle 12:56

Beh, che qualcosa non andasse con il sito si era capito, no? In pratica (molto stringatamente e poco tecnicamente) il server non ci sta più dietro, perchè siamo tanti e fighissimi. I commenti spariscono perché il server -dopo un paio di operazioncine d’emergenza dei tecnici- non li ritrova più (d’altra parte in quel casino voi ritrovereste qualcosa?). Sono mesi che “litighiamo” con la piattaforma: siamo stati offline, lenti, senza commenti, ecc.
Ci abbiamo provato in tutti i modi, risolvendo i problemi che ci siamo trovati volta per volta in maniera temporanea. Ma ora grazie anche all’aiuto del preziosissimo BigMama (nonché l’unico che ci capisca davvero qualcosa) siamo di fronte a un cambiamento che ci porterà (si spera) alla soluzione definitiva del problema. Purtroppo ci vorrà del tempo e almeno fino a settimana prossima ci saremo solo con i nostri post (ma anche Facebook e Twitter).
Insomma, per farla breve, stiamo ristrutturando casa per farvi stare più comodi!
Ma state tranquilli, non ci siamo montati la testa…
Forse.
scritto da Nk³ il 19 gennaio 2012 alle 12:03
Sarà finita l’euforia post-derby? A sentire Ranieri nella conferenza di presentazione della partita di stasera, decisamente sì. E’ il calcio, bellezza: non ci si può cullare troppo sugli ultimi risultati nè da questi farsi deprimere, perchè subito arriva una nuova partita da affrontare. Una partita ai fini della quale il risultato precedente non conterà niente.
Vale per il Milan, che ieri in una prestazione convincente in cui ha mostrato tutta la sua forza ha avuto bisogno solo di 120 minuti e del solito gol in fuorigioco per schiantare il Novara. Un Inzaghi felicissimo per gli ultimi 60 minuti giocati in rossonero (è filato via dritto negli spogliatoi senza salutare nessuno dopo la sostituzione, per la gioia), un Pato mai così decisivo (no, davvero: mai) e mai così amato dai propri tifosi che non smettevano di indirizzargli evidenti fischi di approvazione e la fantasia di Emanuelson, schierato nuovamente trequartista, hanno consentito al Milan di tenere salde in mano le redini del gioco: il solito guardalinee diversamente attento e la difesa blindata al 90′ dall’ingresso in campo di Abate hanno fatto il resto, permettendo così ai rossoneri di approdare ai quarti di Coppa Italia scacciando il fantasma di Milito che ancora -ci dicono- è uso andare a tormentare i loro sonni. Secondo me ciò che non li fa dormire in realtà non è tanto il fantasma di Milito quanto la coscienza sporca, ma tant’è…passiamo oltre, e occupiamoci di cose ben più serie.
Dell’Inter, per esempio: che come il Milan deve lasciarsi alle spalle il derby per concentrarsi sulla sfida di stasera contro il Genoa di un Preziosi ancora inspiegabilmente amico. Sarà sicuramente l’occasione giusta per un nuovo rendez-vous tra Branca e Capozucca (sul tavolo tre quarti delle rose delle due squadre, come al solito) ma sarà soprattutto, per Ranieri, l’occasione per sperimentare un ampio turnover. Fuori dalla lista dei convocati Julio Cesar, Samuel e Coutinho per (speriamo) piccoli infortuni, fuori all’ultimo momento anche un Forlan incredibilmente sfortunato e vittima di un nuovo stiramento, stavolta alla gamba destra. La partita dovrebbe essere l’occasione buona per Sneijder per accumulare minuti da mettere nelle gambe: per il resto prevedibile l’impiego di Castellazzi in porta, Faraoni e Ranocchia in difesa, Poli e probabilmente Obi a centrocampo e Zarate in attacco. Restano da assegnare due maglie in difesa (Cordoba e Chivu?), una a centrocampo (Zanetti?) e una in attacco in quella che teoricamente sarebbe la situazione ideale per vedere in campo Castaignos.
Dall’altra parte un Genoa che, a giudicare dalle dichiarazioni della vigilia, sembra diretto verso un turnover ancora più spinto e non poi così determinato a fare bene in una competizione da troppi considerata secondaria e poco importante, soprattutto in queste prime fasi.
La Coppa Italia, però, per noi è un’altra cosa.
Siamo i Campioni uscenti, l’abbiamo nobilitata con il Triplete, veniamo da un impressionante ciclo di 6 finali negli ultimi 7 anni.
Non possiamo snobbarla.
Non dobbiamo snobbarla, e non l’abbiamo mai fatto: se c’è una lezione che abbiamo imparato negli ultimi anni è che tutte le partite sono importanti. E’ che sempre si gioca per vincere.
Il derby è alle spalle, allora.
Ora c’è il Genoa.
I commenti sono momentaneamente offline a causa di un sovraccarico dei server (che per la cronaca è anche colpa vostra!). I nostri schiavi stanno lavorando alacremente per risolvere il problema, solo che tra colazione, sigaretta, pausa pranzo, sigaretta, merenda, sigaretta, cena, sigaretta, birra e calcetto, ci hanno fatto sapere che sono stressati e che in queste condizioni non possono lavorare.
Nel frattempo continueremo a scrivere i nostri post (eh già, brutto colpo eh?).
Per commentare potete trovarci come al solito su facebook.com/BausciaCafe e su twitter.com/BausciaCafe.
scritto da Taribo59 il 17 gennaio 2012 alle 12:31
Dal rientro, pressoché contestuale, di Maicon e Thiago Motta è tutta un’altra Inter. Un conto è giocare con Castellazzi e Jonathan, un conto con Julio Cesar e Maicon; si sono seduti in panchina Zarate, Obi e Ranocchia, e per far rifiatare la squadra, non c’è niente di meglio del palleggio di Motta (quando non perde palloni per pura superbia).
![milito-segna-il-derby[1]](http://www.bausciacafe.com/wp-content/uploads/2012/01/milito-segna-il-derby1.jpg)
Seconda variabile, la condizione atletica: l’Inter delle prime 9 partite (fino a Catania) aveva dei crolli vertiginosi, si era fatta rimontare e superare in più occasioni (6 gol fatti, 15 subiti nei secondi tempi). Il ripristino della muraglia Lucio-Samuel, e la maggiore tenuta atletica hanno consentito di invertire questa statistica: 14 gol fatti, 5 subiti, le ultime quattro trasferte (Siena, Genoa, Cesena, derby) risolte tutte con il minimo scarto e un gol nel secondo tempo.
Terzo: sistemata la difesa – 18 gol subiti nelle prime nove partite, 9 nelle dieci successive, appena uno (Muriel) nelle ultime sei – Ranieri ha ritrovato Milito. Ciò è avvenuto in non casuale coincidenza con la fine del girone di Champions. Poter giocare una volta a settimana allunga la carriera a campioni come Milito, Cambiasso, Samuel, Lucio, Maicon… quanto a Zanetti, è uno strepitoso diesel mai scalfito da infortuni muscolari, spero venga a sua volta “gestito” fin dall’immediato futuro.
Ora, infatti, si torna a giocare due volte a settimana, e sono leciti i dubbi. Nel derby, erano in campo otto undicesimi della squadra del triplete, più Chivu e Sneijder che sono subentrati: una fortunata coincidenza che potrà ripetersi rare volte (sperabilmente nelle partite più importanti).
Il progressivo rientro di Sneijder e Forlàn sarà utilissimo in fase offensiva (il mio assetto ideale è un 4-2-3-1 con Sneijder, Forlàn e Alvarez alle spalle di Milito), ma la protezione della difesa può soffrirne. L’infortunio di Stankovic rende ancor più urgente l’acquisto di un centrocampista subito pronto (altro che Tevèz).
Bravo Ranieri a riaggiustare un giocattolo prezioso, e a parlare di Zona Uefa da consolidare prima di attaccare la Zona Champions. Per chi subisce 6 sconfitte in poco più di mezzo girone d’andata, lo scudetto è un miraggio impronunciabile, ma “girare” a quota 35 metterebbe a fuoco anche il miraggio. (Sempre che a Thiago Motta smettano di annullare gol validi e che alla Juve ogni 3 falli di mano in area fischino un rigore contro).
PS: su You Tube trovate la radiocronaca di Repice: ascoltate la lunga “ooo” che chiude il nome di Milito al momento del gol, e vedrete se non vi torna in mente la primavera del 2010.
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scritto da Grappa e Vinci il 16 gennaio 2012 alle 16:47
Ristorante di periferia, ora di cena. Seduti al loro tavolo, due uomini attendono di poter ordinare.
”Garzone? Garzone? Insomma, quanto dobbiamo aspettare per mangiare qualcosa?”
”Postu di merda”
Nel frattempo, in cucina, come ogni lunedì, un cameriere martella il cuoco narrandogli le mirabolanti imprese da lui compiute nella serata precedente.
”E allora c’erano questi due, che mi guardavano storto, che non mi volevano far passare, e io mi sono messo a ridere e gli ho detto, baciatemi il culo, e..”
“Sì, va bene, dai, ora però vai un attimo di là perché..”
”Aspetta, aspetta, fammi finire che ora viene il bello…dicevo, baciatemi il culo, ecco, poi gli ho sputato. “Ora vi faccio vedere chi comanda in questa città”, gli dico. Allora questi mi vengono addosso, ma io, ehi, [il cameriere comincia a girare intorno al cuoco, mimando con foga le azioni], destro, sinistro, tunnel, doppio passo…”
Il maitre, infuriato, irrompe in cucina.
”Senti, buffone, di là ci sono due clienti che aspettano da mezz’ora. Che vogliamo fare?”
Imprecando a bassa voce, il cameriere va a prendere il blocchetto.
”Poi finisco di raccontartela eh, che ce ne sono ancora delle belle”
”Torna presto, che non vedo l’ora”
Il cameriere si dirige al tavolo dei due clienti. Giunto a pochi passi da loro, li riconosce e si ferma. Trasalisce. Tirato un bel respiro, si fa coraggio e raggiunge il tavolo.
”I..i signori vogliono ordinare?”
[tra il sorpreso ed il divertito]. Ohohoh, ma guarda un po’ chi abbiamo qui. Questa è bella. Da non crederci, veramente.
”…….”
”Hai visto chi c’è? C’è il comandante!”
”Uhm.”
”Beh, perlomeno, dopo ieri sera ti reggi ancora in piedi. Non è poco, direi”
“Ehmmm..I…i…i..signori vogliono ordinare?
[bonariamente] ”Massì, massì dai, ordiniamo. Allora, vediamo un po’..per me, patatine e bistecca. Le patatine non fritte, scottate, in poca acqua, per due minuti. La bistecca poco cotta, al sangue ma non troppo rosso, frittelle, succo di pomodoro e tanto caffè nero. Avete i rognoncini al cognac?”
“C-c-come?”
”I rognoncini. Al cognac. Ce li avete?”
”N-n-no signore, non ce li abbiamo. [cercando di ricordare] Allora, patatine fritte..”
”NON FRITTE, SCOTTATE! In POCA acqua! Non è difficile, perdio!”
”Mi scusi, signore. Bistecca al sangue, frittelle, succo di pomodoro, caffè nero. Per lei, invece?”
“…..”

“Bu!”

Il cameriere fugge via. Grasse risate al tavolo.
“Ehi, hai visto l’animale come è andato via scodinzolando?”
Il cameriere torna in cucina con le ordinazioni e si riappiccica al cuoco. Nel frattempo, al tavolo..
“Andiamu via?”
“Ok”.
I due, uscendo dal locale, passano davanti alla cucina. La porta è aperta, si sente chiaramente una persona che ride.
“Sai perché rido? Perché mi immagino le facce che farebbero se li incrociassi di nuovo. Mi toccherebbe dargli un’altra lezione..doppio passo, elastico..”
[N.B.: per motivi di comodità, Samuel ed Ibra si esprimono in un italiano correttissimo e privo di accenti. Sennò, già ci si confonde con queste mille facce, se mi metto pure a far parlare questi due come farebbero normalmente non ci si capisce più un cazzo]
[per non parlare di Muntari, che col vocabolario di cui l'ho dotato può addirittura permettersi di fare il gradasso]
scritto da Miss Green⁵ il 16 gennaio 2012 alle 7:20
Io giuro che a un certo punto ho anche provato a dormire, ma poi mi sono svegliata nel mezzo della notte e, ancora sotto gli effetti della goduria post derby, ho buttato giù un paio di pensieri. Perché secondo me dopo un derby non si possono scrivere post tecnico-tattici, dopo un derby vinto così da “sfavoriti” ancora meno. Cioè seriamente, come si fa a razionalizzare una gioia infinita che dura una vita? Io ancora non lo so, ma un paio di cosine da dire le avrei.
Curva Nord: uno sforzo coreografico straordinario, appena trovo un video lo posto, perché l’alternata è una cosa che va vista. Per la cronaca, il web sta impazzendo di complimenti. Bravi. E ricordatelo sempre: cantate, stronzi!
 Coreografia alternata, a contrastare un muro incolore "diversamente fantasioso".
Julio Cesar: una prestazione perfetta, una sicurezza finalmente ritrovata. Un paio di parate che hanno salvato il risultato e che ci hanno fatto godere come al goal. Ciao Julione, ben ritrovato.
Maicon: non c’è niente da fare, è lui che decide SE e QUANDO. È inutile che gli si gridi tutti di saltare l’uomo. Lo farà solo se e quando gli sembrerà opportuno. E se ne avrà voglia. Oggi ha fatto anche un bel lavoro difensivo.
Lucio: ieri sera incredibilmente pulito e diligente. Le volte che si è spinto oltre la linea di centrocampo lo ha fatto senza compromettere la fase difensiva. E per questo le mie coronarie ringraziano sentitamente.
Samuel: boh, ecco, se uno lo chiamano The Wall tutta la carriera un motivo ci sarà. Ibra magari l’inglese non lo mastica, allora lui -gentilissimo- gli fa i disegnini: da qui non si passa.
Nagatomo: parte timidissimo, a dire il vero non può fare altrimenti, visto che i primi 10-15 minuti si gioca praticamente solo sul lato opposto. Cresce nel corso della partita, fa un paio di cappellate che non si vedevano dai tempi di Gasperini, ma tutto sommato prova anche a buttarla in rete.
Zanetti: ormai con ieri sera le ho viste tutte. Zanetti. Cross. Milito. Goal. Lucida, non credo ci siano altre parole per la prestazione del Capitano. Quello bollito, quello della gang, quello che ormai entra in campo solo perché lo ha deciso Cambiasso. Eh, già…
Tiago Motta: io solitamente devo farmi forza per sopportarlo. Lo so, lo so “è un giocatore della madonna”, “meno lo noti, meglio sta giocando”, blablabla. Io non riesco ad amarlo. Ma ieri sera, Fonz mi è testimone, non ho avuto niente da dire. Anzi. Son cose.
Cambiasso: prestazione sottotono rispetto alle ultime partite, meno attento in difesa e qualche errore di troppo. Però è in un periodo positivo e non me la sento di pensare che sia tornato nell’abisso.
Álvarez: anche lui un po’ spento come Cambiasso, ma d’altra parte gli avete rotto talmente tanto i cabbassissi, che il derby era la partita giusta per farsela un po’ sotto. Vi farei anche notare che non “si è mangiato un goal a porta vuota”, ma ha tentato di far filtrare la palla sotto le chiappe di Abbiati (probabilmente sa che è uno che si fa uccellare in questo modo) ma Abbiati stavolta è abilissimo a portare avanti a terra il ginocchio destro e a evitare la figura di merda. Si chiama grande parata. Ah no, scusate, cancellate tutto. Álvarez è una pippa clamorosa.
Milito: per la seconda partita consecutiva riesco a far partire il coro “…ed è la Nord che te lo chiede, Diego Milito facci un goal” con l’orgoglio di chi dal carro non è mai scesa, nemmeno per prendere i Grisbì alle soste in Autogrill. Fatevi un’esame di coscienza e dopo aver detto la frase di rito “eh ma le parole dopo la finale di Madrid” ditemi se non sia perfetto aver vinto un derby con un SUO goal. Si sbatte talmente tanto per tutta la partita che è ovvio che sia tornato IL Principe. Quello scemo che va in giro con scritto Prince sulla maglia cambi subito il nome.
 IL Principe Milito
Pazzini: per me la nota stonata. Io non ce la faccio più e no, non salirò su nessun carro. Cerca in maniera irritante falli come se fosse Inzaghi, ma è meno convincente. Anzi, più ci prova, più si innervosisce e reagisce. Il fallo ormai lo fa lui, quando non perde palla. Più lento del solito, appesantito, anche un po’ triste. Le vacanze di Natale ce l’hanno ridato con un culone-zavorra di cui farei volentieri a meno. Per me ora è da panchinare. Nonno, fallo lottare per la titolarità. Male non gli può fare.
Ranieri: Nonno, hai ragione tu. Punto.
Gasperini: sì, ecco, non posso tagliarlo fuori perché scrivendo mi sono resa conto che i momenti di sfiducia in Julio Cesar, i cali di Cambiasso e Zanetti, l’involuzione di Nagatomo, corrispondono al suo periodo. Il suo periodo ci ha anche “regalato” un Milito spento, quando non era infortunato, proprio lui che in teoria doveva tirare fuori il meglio grazie al “suo” allenatore. Non so nemmeno come sia possibile averlo fatto ed è ovvio che non si possa tornare indietro, ma ci tengo che ci sia anche lui qui a ricordare alla società che Ranieri era libero quando Gasperini il gobbo è stato ingaggiato.
 chi non salta rossonero è
scritto da sgrigna il 15 gennaio 2012 alle 23:02

stasera si gode e basta
Non c’è niente da fare, il derby è in primis emozione, emotività, sentimento. Vincerlo ti porta in paradiso, anche se magari arrivi spossato al 93’. Stasera è stata la vittoria di Ranieri e del gruppo. In campo si è vista una squadra umile ma determinata e con tanta voglia di soffrire. Il tecnico di Testaccio ha impostato come meglio non poteva l’incontro. Squadra chiusa, corta, compatta, ma pronta a ripartire negli spazi. Maiuscole le prestazioni di Lucio e Samuel, due mastini invalicabili che hanno lottato e annullato gli avanti rossoneri. Nonostante il regolarissimo gol annullato a Thiago Motta ad inizio gara e un arbitraggio tutt’altro che impeccabile, i ragazzi non hanno mai perso la testa, attirando il Milan in un trappolone tattico accuratamente preparato in settimana.
Come al solito anche la sorte ha giocato un ruolo importante: se al 45’, in occasione dei uno dei pochi errori commessi, la palla calciata da Vam Bommel non si fosse stampata sulla traversa ma fosse entrata in rete, forse saremmo qua a commentare un’altra partita. Di contro, nell’occasione del gol di Milito, arrivato grazie alla solita progressione di Zanetti e al buco difensivo di Abate, la rasoiata del Principe si è infilata nel sacco dopo aver sbattuto sul palo interno. Questione di centimetri dicono gli esperti in questo caso, ma altri sostengono anche che la fortuna aiuta gli audaci. Stasera lo siamo stati. Abbiamo lottato, sofferto e vinto. Come detto da Sgrigna, stasera si gode e basta. Grazie ragazzi!
(Post “a quattro mani”, Sgrigna-SNIS)
scritto da Nk³ il 15 gennaio 2012 alle 11:59
E così siamo arrivati, finalmente, al giorno del derby. Un derby molto atteso, come sempre, un derby in cui come al solito si fa la gara a gettare le pressioni più grosse sull’avversario. Un derby che ha visto una settimana di avvicinamento decisamente atipica: senza troppi sfottò, senza polemiche, senza occuparsi di cose di calcio…una settimana monopolizzata dall’avanspettacolo rossonero, tra gustosi siparietti in diretta tv e ancor più divertenti spettacolini gentilmente offerti dall’ad del Milan in una esibizione oltremanica. Certo c’è stata qualche vaga, vaghissima polemica sulla designazione arbitrale, ma quelle erano battute e niente di più: sappiamo benissimo che le polemiche sono altro.
Un derby cui ci si avvicina tutto sommato in pace, visti i comportamenti ineccepibili di entrambe le squadre nel recente passato. Da novembre ad oggi sono state giocate 8 partite di campionato, e sia l’Inter che il Milan le hanno affrontate con lo stesso piglio, la stessa determinazione, quasi un filo comune che le legava tutte insieme: le vittorie in serie per l’Inter (7 su 8 partite), i rigori a favore per il Milan (6 su 8).
 Quando uno sponsor vale più di mille parole
Curioso, eh? 21 punti su 24 disponibili per l’Inter, frenata solo dallo scivolone di Pazzini contro l’Udinese, “solo” 20 su 24 per il Milan, bloccata sul pari dalle capacità balistiche di Di Vaio e Diamanti a Bologna e dall’assurda incapacità di Mazzoleni di fischiare un rigore contro la Fiorentina. Oh, nessuna polemica eh: non fraintendetemi. I rigori erano tutti ineccepibili, normale conseguenza del fatto che una squadra attacca così tanto e così pericolosamente: stazionando sempre nell’area avversaria, è normale che prima o poi un fallo arrivi. Si sa che le altre squadre non attaccano, insomma. E’ uno scandalo, anzi, che nonostante il forcing sfrenato visto a Firenze Mazzoleni non abbia dato neanche un misero rigorino: da ufficio inchieste, altrochè.
Come dite? Ineccepibili? Sì, ho detto ineccepibili. Come altro definire il recente rigore assegnato contro l’Atalanta? Ineccepibile. E quello di qualche giornata prima, contro il Bologna? Sì, insomma…quello per il quale persino Allegri è stato costretto ad ammettere che “Ibrahimovic si è buttato“. Ineccepibile anche quello. O, ancora, quello contro il Siena? Sì, dai, quello del triplo carpiato di Boateng…non va premiata con un rigore una recita simile?
Come sarebbe a dire “no”? Come sarebbe a dire “andava squalificato”? Eh già. Eppure c’è chi è pronto a giurare che in passato alcuni giocatori hanno subito una squalifica di tre giornate (Iliev) o due giornate (Adriano, Krasic) per episodi come questo. Tre giornate che, dopo Cagliari e Atalanta, avrebbero costretto Boateng a saltare il derby di stasera. Ad Ibrahimovic invece ne sarebbero bastate due, ovvero quante ne prevede il regolamento -in una delle sue divagazioni più ridicole, ad onor del vero- per chi bestemmia in campo. Ma il Giudice Sportivo sembra essere imbavagliato in questi giorni, chissà perchè.
E invece Ibrahimovic e Boateng saranno regolarmente in campo, ed il Milan potrà godere della presenza dei suoi due punti di forza. Anzi, senza esagerare diciamo pure dei suoi unici due giocatori di livello, in grado di scompaginare le carte di una partita e far pendere il derby da una parte o dall’altra: ma voi ve la immaginate una partita di stasera senza Ibrahimovic e Boateng (e Maicon dall’altra parte, perchè no)? Facciamo un gioco: immaginiamo il derby come avrebbe dovuto essere. Senza Ibrahimovic e Boateng, senza i rigori contro Atalanta, Siena, Bologna e chissà quanti altri. Inter e Milan grossomodo a pari punti, con un’Inter in netta crescita e un Milan in crisi, vittima sacrificale di questa partita. E invece ci sentiamo raccontare di una partita equilibrata, addirittura fondamentale per la lotta al vertice.
Ma tranquilli: non sarà oggi il giorno dello scandalo. Orsato di Schio arbitrerà nel migliore dei modi, senza favoritismi al Milan, senza forzature, senza problemi: niente di tutto questo. L’Inter è lontana in classifica e, checchè ne dica Allegri, 8 punti di ritardo e 6 sconfitte stagionali non possono alimentare sogni da Scudetto. Non sono queste le partite da inasprire e su cui alimentare polemiche.
Tanto di Atalanta, Siena e Bologna da umiliare in silenzio è pieno il campionato.
scritto da Nk³ il 13 gennaio 2012 alle 16:53
Marwood: “So Mr.Galliani…please sign here”
Galliani: “Sure, give m…”
DRIIIIIIIIIIIIIIIIIIN
Galliani: “Sorry…just a minute…pronto? Sì, sì buongiorno…sì, siamo qui, stiamo chiudendo, è tutto a posto! Come? In che sens..ah, non sono fatti miei? Devo…quindi…sì. Certo, sì. Non discuto, ci mancherebbe. Arrivo.”
“So, Mr.Marwood…I…ehm…devo…where is the bathroom? Ok, there…well, just a minute”
(sottovoce, senza farsi sentire) “Leandro, inventati una scusa e scappa. Ci vediamo all’aereoporto fra 45 minuti. Poi ti spiego.”
E’ così che mi immagino sia andata la riunione di Galliani e Cantamessa con il City ieri, in quella che passerà alla storia come la più penosa figura fatta dall’amministratore delegato rossonero in 25 anni di (poco) onorata carriera. Solo l’ultima pagina di una settimana tragica nella Milano che retrocede: una settimana all’insegna del nervosismo, iniziata con il litigio in diretta tra Allegri e Pistocchi, proseguita con la grottesca chiusura dei cancelli di Milanello ai giornalisti Mediaset (notizia twittata in anteprima assoluta da Bauscia Cafè) e conclusa con la figura atroce cui è stato sottoposto Adriano Galliani. Una figuraccia superiore anche alle innumerevoli atlre perle del passato, una figuraccia tale che non può più nascondere le diverse crepe interne ad una società che, nonostante i risultati sul campo e il silenzio di una stampa sempre troppo amica (o ricattata?), non è mai stata così allo sbando: dallo spogliatoio all’allenatore fino ad arrivare a tutti i piani della società, infatti, non sembra esserci pace al Milan di questi tempi.
Lo spogliatoio, innanzitutto. Tutti a giurare che la relazione di Pato con Barbie B. (a proposito: non è che “il Milan è casa mia” sia in questo caso da interpretare in senso molto meno figurato del solito?) non abbia minimamente intaccato i rapporti del Papero con il resto dello spogliatoio…eppure qualche dettaglio, oltre ai soliti spifferi, sembra suggerire il contrario. Un esempio? Nel concitato pomeriggio di giovedì, Pato ha lasciato l’allenamento prima dei compagni. Alla fine dell’allenamento però è successo qualcosa di insolito: molti giocatori sono andati dai giornalisti a chiedere notizie di Pato, a chiedere cosa stesse succedendo, se c’erano novità sul trasferimento. Qualcuno non ha potuto fare a meno di notare una certa stranezza in un comportamento del genere: queste cose c’è davvero bisogno di chiederle ai giornalisti? Nessuno conosceva le intenzioni di Pato, la situazione che si era creata, i suoi desideri? Con questo Pato, insomma, non ci parla nessuno?
Di certo non ci parla Allegri, per stessa ammissione del giocatore. Così come non parla con Inzaghi, che “non si allena più con il gruppo” ma non si sa perchè. Così come non parla con Taiwo, che si sente messo da parte, e con chissà quanti altri. L’unico con cui parla Allegri sembra essere proprio Galliani, che per il tecnico sembra inseguire un rinnovo del contratto che però fatica ad arrivare. Doveva essere a novembre, è stato rimandato a dicembre, lo aspettavamo per la pausa di Natale, poi prima del derby: in queste ore è in corso un incontro tra Allegri e l’ad, ma tra domanda e offerta c’è sempre una distanza considerevole che nessuno sembra voler colmare.
E così Allegri diventa sempre più “uomo di Galliani” e Galliani resta sempre più solo: dopo essere stato sconfessato in occasione degli esoneri di Ancelotti e Leonardo -entrambi entrati in conflitto con il mero proprietario- ieri pomeriggio è stato costretto ad incassare la più atroce delle figure di merda (scusate, ho provato ad evitare fino ad ora ma non c’è proprio un altro modo per definirla). Per capire davvero cosa è successo, proviamo a stabilire un ordine cronologico. L’amministratore delegato che non sa scegliere le cravatte mette gli occhi addosso a Tevez: in sinergia con il procuratore e con metodi non troppo ortodossi (metodi troppo spesso usati anche da Branca, ad onor del vero) trova un accordo con il giocatore e lo sbandiera ai quattro venti, contando di mettere il City con le spalle al muro. Sottovaluta due cose, Galliani: la potenza economica della controparte (che non ha affatto problemi a pagare Tevez per non giocare e, anzi, sta pensando di intentare una causa al giocatore) e soprattutto le sue capacità di contrattazione. E’ a questo punto infatti che entrano in gioco i buonissimi rapporti tra Mancini e Moratti e tra Branca e Marwood: il City chiede all’Inter di intervenire e l’Inter non esita a farlo…o almeno a farlo credere. L’inserimento della società di Moratti copre di ridicolo la sicumera dell’amministratore delegato di giallo incravattato, e fa apparire addirittura comica una offerta che, con il solito sorriso sprezzante, era stata definita “fantasiosa”. A questo punto con le spalle al muro ci finisce Galliani: sa che si è ormai esposto troppo per non chiudere la trattativa, ma sa anche che non ha alcuna speranza di chiuderla senza soldi veri. Sa che senza soldi veri fallirà, come al solito, e sa che i soldi veri può darglieli solo il mero proprietario. Che però risponde picche, offrendo allo stesso tempo al fido consigliere una soluzione di riserva: il consenso alla cessione di Pato. “Caro Adriano, Alex mi ha detto che a Parigi ci va volentieri. Lui è convinto, Barbara è d’accordo, io sono d’accordo: parla con i tuoi amici Leonardo ed Ancelotti e porta pure a casa Tevez“. Definirla trappola è persino eufemistico.
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L’amministratore delegato con la faccia simmetrica si sfrega le mani e mette in moto tutto il suo entourage: calciatori, ex calciatori, giornalisti, amici, amici degli amici. Per recuperare qualche spiccio in più si mobilitano anche Zamparini e Preziosi (gente con la quale tagliare ogni tipo di rapporto, a proposito): è il trionfo dello stile-Galliani, il festival di un sistema in piedi da troppi anni e, forse, giunto allo spettacolo finale. Parte il tam-tam: Tevez sarà del Milan, Pato al PSG, offerta dell’Inter superata, accordo trovato. Una trattativa gestita in maniera talmente poco ortodossa che mentre Galliani e Cantamessa volano in fretta e furia verso il City (faceva troppo gola l’idea di presentarlo durante il derby), la cessione di Pato viene gestita in Italia da altri.
Errore.
Il trappolone ormai è scattato, Galliani si è esposto come più non poteva. Dietrofront: arriva la telefonata del mero proprietario. Pato resta a Milano.
Galliani beffato, critiche feroci su Leonardo in Francia, prima brutta figura di Ancelotti che garantiva personalmente. Galliani, Leonardo, Ancelotti: è tutto più chiaro ora?
Una figuraccia di dimensioni epiche studiata, preparata e messa in scena proprio da lui. Il mero proprietario. Quel Silvio Berlusconi che tornerà Presidente (del Milan, eh) in primavera e che vuole riprendere le redini, quel Silvio Berlusconi che si rende conto che lo stalliere ha ormai troppo potere. Una storia che va avanti da mesi: prima le schermaglie sugli allenatori, poi la freddezza con Mediaset (dove Galliani non è più così di casa) culminata nelle grottesche scene di questa settimana, poi l’ingresso in società di Barbara, poi le recenti tirate di orecchie ad Allegri e quel rinnovo che non arriva. Infine la beffa delle beffe su Tevez, una situazione imbarazzante che resterà tale indipendentemente dalla destinazione finale del giocatore. Una trattativa che dice a chiare lettere ciò che fino a ieri -e nei precedenti 25 anni- si poteva solo sussurrare: Galliani senza i soldi di Berlusconi non può nulla. Galliani senza l’appoggio di Berlusconi non esiste. E non esisterà, probabilmente.
Fino a ieri solo un gioco, con il Presidente che “esprime solo opinioni”, Barbara che “rappresenta la continuità della famiglia” e lui, Galliani, a prendere le decisioni. Oggi una guerra vera e propria, con Berlusconi che si riprende la sua squadra e Barbara che si dimostra molto più donna di quanto Galliani (e Marina, ma questa è un’altra storia) avrebbe mai immaginato. Oggetto inanimato del gioco quel numero 7 che si è cacciato in una realtà troppo più grande di lui: il numero 7 che Allegri non vede, che Ibrahimovic non sopporta, che Galliani cerca di vendere. E che invece dichiara, ridendogli in faccia: il Milan è casa mia.
Più chiaro di così?
scritto da Taribo59 il 10 gennaio 2012 alle 10:54
“Il nostro interesse per Carlos Tévez è reale, non è uno scherzo. Sappiamo che ci sono spazi, pensiamo sia una buona operazione”
(Massimo Moratti, ieri pomeriggio).
Non riesco a credere che Berlusconi esponga un suo fedelissimo a una figuraccia planetaria: dunque mi aspetto che il Milan – che ha già l’accordo con il calciatore – presto avanzi un’altra proposta al City e si assicuri le prestazioni di Tévez. Andasse diversamente, sarei stupefatto: Galliani è appena entrato – non senza polemiche – nella Hall of Fame del calcio italiano, unico dirigente in prima battuta. Uno smacco così bruciante gli ingiallirebbe il sorriso, tono su trono con la famosa cravatta.
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L’inserimento dell’Inter in questa trattativa sembra sia stato sollecitato da Roberto Mancini, che certo non allenerà mai il Milan e non può apprezzare le assurde condizioni contrattuali che il Milan vorrebbe imporre al City, dopo aver raggiunto un accordo con Tévez che pieno di clausole ad personam (bonus all’arrivo, a lui e la procuratore, premi su premi, pur di far passare l’idea che l’argentino si abbassi l’ingaggio per giocare nel Milan).
Mancini sussurra a Moratti che l’affare è possibile. Che il Milan non ha tutte le carte in mano. Che lo sceicco non è ricattabile… E in quel momento l’Inter è al termine di un periodo grigio, i vuoti a San Siro fanno piangere, il ritardo da Milan e Juve è siderale, e fra Milito, Forlàn, Pazzini e Zarate fanno a gara a far rimpiangere Eto’o… Ed ecco scattare l’umoralità di Moratti, che da un anno e mezzo giustifica mosse assurde con il FPF e la necessità di ridurre le spese, e ora si butta a capofitto in una trattativa che “pesa” non meno di 90 milioni di euro, per cartellino e ingaggio (4 anni e mezzo).
La mia opinione è che l’Apache sia uno sfizio, una pedina a valenza simbolica, forse una ripicca per Ibra e il corteggiamento a Balotelli, non l’architrave di un nuovo progetto, e che se c’è un reparto in cui l’Inter è già al livello delle concorrenti (almeno in Italia: peraltro Tévez in Europa non può giocare) sia proprio l’attacco. Capirei, per intenderci, la stessa spesa per De Rossi. O per riprendere Balotelli. Farei follie per un Boateng, un Vieira o un Gerrard giovani, non per un attaccabrighe che dai tempi del Boca non è mai rimasto più di due anni con la stessa maglia.
Ma se di mezzo c’è l’orgoglio, quello di Moratti non è secondo a nessuno. E se si pensa a come rafforzarsi, devo ammetterlo: fa una bella differenza parlare di Kucka o di Tévez.
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