scritto da il 6 maggio 2012 alle 23:19

Milano siamo noi

scritto da il 5 maggio 2012 alle 12:07

Il male minore. L’unico bene.

Ne ho lette e sentite di tutti i colori in questi giorni.
Tutti a spiegarmi che forse è meglio la Juve perchè blablabla, o forse è meglio il Milan perchè blablabla.

Scusate, che cosa state dicendo esattamente?

Che l’Inter dovrebbe tarare il suo impegno in maniera diversa per favorire l’una o l’altra contendente nella lotta al titolo?
Che l’Inter dovrebbe giocare per fare un favore a un’altra squadra?
Che l’Inter dovrebbe pensare non al proprio interesse, ma a quello di qualcun altro?

State dicendo, in ultima analisi, che l’Inter dovrebbe aggiustare una partita per far andare il campionato in un verso piuttosto che in un altro?

L’Inter?

Ma siete impazziti?

L’Inter dovrebbe porsi il problema su chi è meglio che diventi Campione d’Italia fra Milan e Juventus e comportarsi di conseguenza? E tutto questo perchè VOI non potreste sopportare gli sfottò del cugino scemo milanista o del collega juventino che ruba le penne dall’ufficio?

L’Inter dovrebbe “scansarsi” o offrire una resistenza più dura, giocare a vincere o a perdere, buttare il sangue in campo o tirare indietro la gamba per fare un favore….a chi?

L’Inter deve fare una cosa molto semplice domenica sera, la stessa che ha tentato di fare in ogni singola partita di ognuno dei suoi 104 anni di storia: vincere.

“L’Inter arbitro dello Scudetto”, leggo. E giù illazioni su illazioni, calcoli su calcoli.
E’ vero: l’Inter potrebbe essere un arbitro dello Scudetto. Ma per come intendiamo noi lo sport, gli arbitri sono imparziali. Altrove magari no -e del resto parla la storia- ma da queste parti gli arbitri non influenzano l’andamento di un incontro, di una giornata, di un campionato.

L’Inter deve vincere per onorare il campionato fino in fondo, l’Inter deve vincere per continuare ad accumulare punti.
L’Inter deve vincere perchè la nostra classifica non è chiusa, perchè arrivare quarti, quinti o sesti fa tutta la differenza del mondo in termini di preparazione alla prossima stagione.
L’Inter deve vincere perchè, come ormai da triste abitudine, in estate ci saranno altre squadre coinvolte nell’ennesimo scandalo del calcio italiano. Squadre che non sempre pensano ai propri interessi, che fanno calcoli, che aggiustano le partite. Che a volte pensano -loro- che in fondo sì, una partita può anche convenire non vincerla.

L’Inter deve vincere perchè gli altri potranno appiccicare sui propri fratini diciassette stelle o raccontare di essere la squadra più titolata della via lattea, ma noi sulla nostra Maglia abbiamo scritto INTER. E tutto quello che ci interessa è il nostro destino.
E a maggior ragione dovremmo tenerlo ben presente, in una data in cui milanisti e juventini festeggiano insieme da 10 anni coprendosi di ridicolo.

Quindi cari editorialisti dal titolo ad effetto, cari giornalai dal sondaggio facile, cari blogger con la calcolatrice in mano, non insultateci.
Nan permettetevi di dire che noi facciamo il tifo per una di quelle due squadre lì, non mischiateci con il marcio di cui siete abituati a parlare.
Noi siamo l’Inter, per noi non esiste il male minore. Esiste solo il bene dell’Inter.

Per noi.
C’è solo l’Inter.

scritto da il 3 maggio 2012 alle 9:51

Parma-Inter 3-1

Marcatori: 13′ Sneijder, 8′ st Marques, 10′ st Giovinco, 37′ st Biabiany

Parma: 1 Pavarini; 5 Zaccardo, 29 Paletta, 6 Lucarelli; 2 Jonathan, 80 Valiani (32′ st Santacroce), 17 Valdes, 8 Galloppa, 7 Biabiany (41′ st Modesto); 32 Marques (20′ st Okaka), 10 Giovinco
A disposizione: 92 Gallinetta, 24 Musacci, 4 Morrone, 22 Palladino
Allenatore: Roberto Donadoni

Inter: 1 Julio Cesar; 13 Maicon, 6 Lucio, 25 Samuel, 55 Nagatomo (1′ st Faraoni); 19 Cambiasso, 5 Stankovic (14′ st Zarate), 20 Obi; 11 Alvarez (27′ st Pazzini), 10 Sneijder; 22 Milito
A disposizione: 12 Castellazzi, 23 Ranocchia, 37 Faraoni, 18 Poli, 41 Duncan.
Allenatore: Andrea Stramaccioni

Quella andata in scena ieri sera al Tardini è stata l’ennesima partita strana, pazza,  che è un po’ lo specchio di questa travagliata stagione. Primo tempo buono a tratti giocato molto bene e, soprattutto,  senza correre grossi rischi, nel quale Sneijder era riuscito a trovare il gol del vantaggio su un bell’assist di Stankovic, nell’occasione capitano di giornata.  Il match pareva sotto controllo, ben gestito, sino al fatale errore di Lucio che spianava la strada al pareggio gialloblu ad inizio ripresa.  Anziché rinviare il numero 6 nerazzurro si avventurava in un pericoloso dribling  facendosi rubare la palla da Giovinco; il fantasista ducale appena dentro l’area serviva il liberissimo Marques  che non aveva difficoltà a mettere in gol. Una manciata di secondi dopo arrivava incredibilmente il gol del 2-1. Ancora Giovinco scattava sul filo del fuorigioco ed infilava il pallone alle  spalle di Julio Cesar con una conclusione di potenza. Nel giro di due minuti risultato ribaltato. A questo punto Stramaccioni correva ai ripari, togliendo dal campo prima Stankovic a beneficio di Zarate e poi inserendo Pazzini in sostituzione di un evanescente Alvarez. E i cambi parevano dare i frutti sperati, con la squadra che si riversava in avanti, creando ben quattro nitide occasioni per il pareggio. L’imprecisione degli avanti nerazzuzzi e la bravura di Pavarini però ci negavano la gioia del gol. E come spesso succede nel calcio lo spettro della legge non scritta  “gol sbagliato gol subito” si materializzava con il gol di Biabiany, che a una decina di minuti dal termine chiudeva l’incontro.

La sconfitta di ieri sera di fatto, pur mancando ancora la conferma della matematica, preclude quasi ogni possibilità di raggiungere il terzo posto. Gli obiettivi rimasti, seppur di secondo piano, sono due: cercare di centrare l’accesso all’Europa League senza passare dai preliminari (il quarto posto alle spalle del Napoli ce lo consentirebbe) e battere i cugini nella stracittadina di domenica prossima. A mio modo di vedere sono pura follia certi ragionamenti che ho sentito in questi giorni sullo scegliere quale sia il male minore per la vittoria finale del campionato. Regalare volutamente punti a una qualsiasi di quelle due squadre è un’ipotesi che mi fa letteralmente rabbrividire.  Per cui lancio un appello: da interisti evitiamo di avventurarci in certi sproloqui.  Tra la peste e il colera non si sceglie (cit. Peter Popara).

scritto da il 2 maggio 2012 alle 9:45

Affollamento a 55

Quattro squadre a 55 punti, una in caduta libera (la Lazio senza Klose) che forse non centrerà nemmeno l’Europa League, una che ha superato il peggio ed è la netta favorita per il terzo posto (il Napoli di Cavani), una che da due anni gioca sopra i propri limiti (l’Udinese di Di Natale) e una che ha perso 12 partite (l’Inter di Zarate) eppure è ancora lì.

Certi numeri fanno impressione: fra queste 4, l’Inter ha la peggiore difesa e la peggiore differenza reti. Per battere un Cesena straretrocesso ha avuto bisogno dell’acquisto più pittoresco, Maurito Zarate, e oggi ricomincia da Parma, contro una squadra in grande forma, vittoriosa da 4 partite consecutive.

L’anno scorso, il terzo posto si conquistò a 70 punti, quest’anno ne basterebbero 64, forse solo 62: è il segno di una mediocrità che non andrebbe dimenticata, almeno da quei tifosi nerazzurri che ai primi di marzo temevano la retrocessione.

Intanto, a Lilla naufraga il “progetto” di Leonardo e Ancelotti, Pastore e Thiago Motta, il Montpellier si avvia allo scudetto più clamoroso, e la cosa mi fa molto piacere.

scritto da il 27 aprile 2012 alle 14:33

Con i piedi per terra

Una rondine non fa primavera.
Lo scrivo subito a mò di disclaimer, così da mettere bene le cose in chiaro sin dal principio di un post in cui, immagino, non riuscirò a stare completamente con i piedi per terra.

Un concetto breve, semplice, chiaro. Sobrio: la vittoria di Udine è stata un Capolavoro di Andrea Stramaccioni.

Un orgasmo tattico e agonistico durato 90 minuti, anzi iniziato già alla lettura dell’undici titolare. Lucio-Ranocchia scelta obbligata a sollevare qualche perplessità, poi il marchio a fuoco del Mister: Stankovic regista arretrato, due interni di ruolo, Milito a fare il regista avanzato. E la sorpresa che non ti aspetti: due trequartisti nel cosiddetto “Albero di Natale”. E’ il terzo o il quarto modulo che Stramaccioni cambia in 5 partite, è il trionfo del suo calcio, è un urlo che si alza alto da San Siro: la squadra è con lui, i principi sono stati assimilati. Il resto sono solo numeri su una lavagna.

Ripensare oggi a cos’era l’Inter negli ultimi tempi della gestione Ranieri regala un sorriso per niente amaro ma di gioia vera, perchè quell’Inter è stata rivoltata come un calzino e disintegrata sotto i colpi di questo giovanotto romano che sta dando ragione a chi puntava tanto su di lui, che sta dando ragione al suo Presidente. Era un’Inter spenta, morta, che sapeva solo difendersi e non riusciva neanche a farlo bene. “La coperta è corta“, raccontava Ranieri: non era vero. Una squadra che passava i minuti cercando di limitare i danni e che, puntualmente, una volta in svantaggio non aveva più la forza di rialzarsi. La stessa squadra passata sotto nel punteggio contro Cagliari, Siena, Udinese e che per quattro volte ha recuperato il risultato. Poco? Per la nostra Inter normale amministrazione, sicuramente. Per l’Inter degli ultimi mesi, una impresa impossibile.

Dobbiamo dimenticarci chi eravamo, l’Inter del Triplete non esiste più, dobbiamo ragionare come una provinciale“, amava ripetere Ranieri. “L’Inter è viva, e merita rispetto” risponde Stramaccioni alle interviste. C’è qualche differenza?

Dopo la partita di mercoledì Francesco Guidolin, non propriamente l’ultimo arrivato, si è definito “un asino della panchina” per il modo in cui si è fatto sorprendere dall’Inter di Stramaccioni. Un’Inter messa in campo con due trequartisti (“Di Natale e Floro Flores non possono giocare insieme, sono due attaccanti. Stramaccioni ha dimostrato che non servono tanti attaccanti per vincere una partita” ha commentato il presidente dell’Udinese, Pozzo), un’Inter rivoluzionata nei principi di gioco che fa del possesso palla la sua arma principale e che, per la prima volta da anni, si permette di impostare una partita su difesa, possesso palla e ripartenze veloci. Ripartenze, schemi, sponde: c’è tanto Sneijder, tanto Milito e tanto Alvarez nei 3 gol ma soprattutto c’è tanto -tantissimo- Stramaccioni.

Aumenta il numero degli under 30 in campo (Ranocchia, Nagatomo, Guarin, Alvarez, Sneijder), aumenta l’intensità, aumenta la cattiveria. Il furore agonistico, la rabbia. Qualcuno li chiamava “gli occhi della tigre”: sono quelli di Sneijder, sono quelli dell’abbraccio violento in cui Stramaccioni lo stritola mentre gli dà alcune indicazioni. Tensione al massimo, concentrazione alle stelle, gestione della percezione come unica guida nel lavoro di tutti i giorni: il risultato è un 3-1 a Udine, campo su cui abbiamo raccolto 7 vittorie negli ultimi 30 anni e sul quale per trovare un successo con più di un gol di scarto bisogna tornare indietro fino al 1980.

Numeri privi di significato? Può essere, perchè no. Di certo numeri da 3 punti, da un terzo posto al quale -arrivi o non arrivi- sarebbe un delitto non credere e da un equilibrio negli scontri diretti portato dalla nostra parte almeno con l’Udinese.

Il punto è dare a questi ragazzi obiettivi impossibili. Se alleni Lucio, Maicon e Sneijder non puoi ingabbiarli in un 4-4-1-1 a fare il compitino, e pretendere anche che ti risolvano la partita. Devi farli sentire importanti, fondamentali. Unici. Non è un caso che Sneijder sia tornato proprio mercoledì ad essere decisivo, a giocare con cattiveria, a essere cercato in continuazione dai compagni e a non incaponirsi in soluzioni personali. Non è un caso che questo sia successo proprio dopo la ridicola prova offerta a Firenze: chi segue Stramaccioni da più tempo sa che questo non può essere un caso, che non assomiglia affatto a una fortunata coincidenza. Maicon torna a farsi vedere sul fondo, la svagatezza di Lucio scompare all’aumentare del livello della partita (e degli stimoli, e degli obiettivi). Stankovic diventa decisivo in un ruolo cucito su misura per lui, Alvarez impara finalmente a muoversi in maniera efficace, Obi viene lasciato libero di dare intensità alla fase offensiva, Guarin realizza di trovarsi in campo per 90′ contro le sue stesse aspettative e moltiplica gli sforzi. Persino Ranocchia tiene altissima la concentrazione per (quasi) tutta la partita, contro due avversari come Di Natale e Torje che per uno come lui sono il peggio che possa capitare.

Sono solo conseguenze del lavoro di tutti i giorni, sono solo le risposte di giocatori che si sentono finalmente importanti, che capiscono finalmente di indossare la maglia dell’Inter. E’ così che li porti dalla tua parte, è così che vinci la diffidenza, è così che ti fai accettare e riesci a imporre il tuo lavoro.

Le prime settimane in squadra per un allenatore sono le più importanti” sosteneva Stramaccioni nella sua tesi per diventare allenatore “sono quelle le settimane in cui devi entrare nella testa dei giocatori, devi convincerli a seguirti, devi imporre il tuo lavoro“.

Le prime settimane all’Inter per Stramaccioni sono queste. Entrare nella testa dei giocatori? Giudicate voi. Andiamo da un Chivu che sembrerebbe vincolare il rinnovo alla conferma del Mister fino ad un Julio Cesar che candidamente spera “di riuscire ad arrivare terzi perchè così di sicuro confermano il Mister, che è bravo davvero“. Non parliamo del coro dei vari Zarate, Alvarez, Poli, Ranocchia, Guarin, Sneijder, entusiasti per la fiducia finalmente palpabile, e andiamo a finire direttamente sui senatorissimi, sul Capitano e i suoi vice: “Ha le idee chiare, ci ha ridato entusiasmo“, dice Zanetti. “Non conta l’età: se uno è bravo è bravo. Abbiamo seguito quello che diceva di fare Stramaccioni e abbiamo vinto. I complimenti vanno a lui“, gli fa eco Cambiasso. “Con Stramaccioni siamo felici, è davvero fantastico tornare ad esserlo“, chiude Stankovic.

Tornare ad esserlo, già. Perchè la sensazione, ad Udine, è stata quella. L’Inter sembrava tornata una squadra, tornata felice. L’Inter sembrava tornata.

Chiudo come ho iniziato: una rondine non fa primavera. Magari è stato un caso, una coincidenza, una fortuita combinazione di eventi. Magari un evento unico, irripetibile, casuale.

O magari è tutto merito di un allenatore vero.

Non è proprio da un allenatore vero, che questa Inter ha bisogno di ripartire l’anno prossimo?

 

scritto da il 25 aprile 2012 alle 17:54

Udinese – Inter 1-3

In uno dei campi più ostici del campionato (sino ad ora l’unica sconfitta dell’Udinese in casa è avvenuta per mano del Milan) l’Inter disputa la sua miglior partita da mesi a questa parte (forse la miglior partita dell’intera stagione), ritrova grinta e gioco, segna tre gol e rilancia prepotentemente la sua candidatura al terzo posto in classifica, valido per i preliminari di Champions’.
Come preannunciato alla vigilia dal tecnico Stramaccioni, i nerazzurri si schierano in campo con Milito unica punta, supportato alle spalle da Alvarez e dal rientrante Sneijder, decisivo per la prima volta quest’anno. Il tecnico cambia rispetto alla trasferta di Firenze, lasciando il 4-2-3-1 della scorsa uscita in favore di un più coperto modulo ad albero di natale, rinforzando così la mediana e cercando di creare densità in mezzo al campo per contrastare le pericolose ripartenze dei friulani. Zarate si accomoda per la prima volta in panchina (dall’arrivo del tecnico romano) ed al fianco di Stankovic e Cambiasso trova posto Guarin, preferito a Poli.
Le primissime fasi di gioco lasciano intravedere un’Inter volitiva e determinata, abile a pressare sugli esterni e a ripartire sistematicamente con due centrocampisti non appena in possesso di palla. La squadra sembra, al contrario delle ultime due trasferte, ben messa in campo e molto “in partita”.
Nonostante i bei segnali dell’inizio però, lo svantaggio arriva dopo solo sei minuti, a causa di una percussione centrale di Danilo, non contrastato a sufficienza dai nostri centrocampisti, e abilissimo a piazzare un poderoso tiro dal limite dell’area alla destra di Julio Cesar. Lo svantaggio dura però solamente quattro minuti. Siamo al decimo del primo tempo quando Sneijder, smarcato al tiro da Milito, lascia partire un fendente non irresistibile che, a causa di un rimbalzo strano, elude l’intervento di un Handanovic non senza colpe. La partita mostra buona intensità, ma le due mediane così folte non permettono uno sviluppo organico del gioco, che vive di alti e bassi per entrambe le squadre in campo. Alla mezz’ora di gioco Alvarez riesce a lanciare in area per Milito, che è abilissimo a proteggere la palla, mandare fuori tempo i suoi due marcatori con una finta di corpo delle sue e passare in mezzo per l’accorrente Sneijder, che con un prezioso colpo sotto deposita la palla in rete e manda l’Inter in vantaggio, in una partita che sino a quel momento è sembrata più che equilibrata.
Sul 2 a 1 i nostri sono bravi a non lasciare spazio agli attacchi friulani ed a ripartire in contropiede, su uno di questi Alvarez trova il bellissimo gol del 3 a 1, con un’azione personale impreziosita da finta a scartare l’avversario e colpo di destro ad incrociare sul palo opposto. Da segnalare l’ammonizione a capitan Stankovic sul finire del tempo che, squalificato, salterà la prossima partita a San Siro contro il Cesena.

Finalmente decisivo

Nella ripresa stessi ventidue in campo, e Udinese che tenta il tutto per tutto per ridurre lo svantaggio. L’Inter si chiude bene (non senza qualche affanno) e, seppur non riuscendo a proporsi pericolosamente in avanti, se non in un paio di occasioni con Sneijder e Maicon, non concede particolari occasioni agli avversari. Una volta esaurita la spinta propulsiva dei friulani, è per i nostri più agevole far scorrere il tempo e mantenere inalterato il vantaggio. Nel finale trovano spazio Obi, Poli e Zarate per uno sfinito Milito, bravissimo nel far reparto da solo contro i tre centrali dell’Udnese.
Tre punti importanti quindi, tre punti fondamentali se consideriamo la sconfitta della Roma in casa contro la Fiorentina ma soprattutto la caduta della Lazio a Novara. Tre punti che ci fanno scavalcare la suddetta Roma in classifica, che ci appaiano all’Udinese, e che ci portano a -3 dalla Lazio, con scontro diretto all’ultima giornata. Fondamentale (al netto del derby) sarà quindi fare 6 punti nelle prossime due partite, in casa contro un Cesena spacciato e a Parma contro una squadra che dovrebbe essere già salva.
Nella partita di oggi difficile trovare un peggiore in campo, così come difficile trovare un migliore per eccesso. Possiamo citare il gran gol di Alvarez, la doppietta di un ritrovato Sneijder, la consistenza di un ottimo Guarin o lo straordinario lavoro di Milito, ma a mio avviso i meriti per questi tre punti vanno, più che ai giocatori, al tecnico Stramaccioni. Con lui finalmente si intravede un minimo di continuità nei risultati, ed un miglioramento mentale soprattutto dei nostri, più determinati e cattivi. Incredibile dirlo, ma è così: oramai non si ha più nulla da perdere, speriamo di chiudere la stagione con un piccolo sorriso.

scritto da il 21 aprile 2012 alle 16:12

Una ventata d’aria fresca

Andrea Stramaccioni si sta prendendo l’Inter.
E non è questione di risultati, di gioco, di schemi, di terzi posti o di chissà quale altra banalità. Qui parliamo di empatia, di carattere, di essere riconosciuto come la guida di questa squadra.
E’ per questo che dico che, lentamente ma inesorabilmente, Andrea Stramaccioni si sta prendendo l’Inter.

Già durante la settimana avevo assistito, con non poco stupore, alla “benedizione” del Capitano e alla fiducia espressa da Cambiasso. Oggi, poche ore fa, è arrivata una delle più belle conferenze stampa da un paio d’anni a questa parte. Forse la migliore in assoluto.

Sincerità.
E’ questo quello che abbiamo sempre chiesto alla Società, in questa stagione ma non solo. Lo abbiamo detto e scritto in tutti i modi: sul blog, tra i commenti, persino ai microfoni di Inter Channel. Sincerità. Meritiamo una Società e un allenatore che ci dicano esattamente come stanno le cose, perchè noi non siamo gente che ha bisogno di leggere sulle magliette finti slogan, da cancellare per la vergogna appena si superano i confini nazionali. Noi non siamo quei tifosi che vogliono aprire il giornale e leggere di uno scambio Giovinco-Villa o Palladino-Cristiano Ronaldo. Noi vogliamo sincerità. Onestà. E’ per questo che, in fondo, non ci siamo mai presi con un tecnico sempre sorridente e sempre pronto a dare pacche sulle spalle a tutti, come Ranieri, che ci spiegava che Castaignos era un fenomeno, segnava due gol a ogni allenamento ma poi finiva irrimediabilmente in tribuna per lasciare spazio a Pazzini e Zarate.

Oggi Andrea Stramaccioni ha detto una cosa sconvolgente, nella sua semplicità: “Cambiasso gioca perchè è il migliore interno sinistro che ho“. Non c’è nazionalità, età, colore e razza che tengano: giocano i migliori. Giocano quelli che Andrea Stramaccioni reputa i migliori. Ci voleva davvero un esordiente per metterci la faccia in questo modo, senza alibi e scuse? Ci voleva davvero Andrea Stramaccioni per vedere finalmente un Allenatore vero?

Scelte nette, chiare, precise. Onestà. “E’ come un momento in cui non c’è italiano, non c’è età, non c’è colore della pelle, Stramaccioni deve cercare di vincere“. “A me è stato chiesto di vincere e io voglio, credo e devo aiutare con tutte le mie forze la squadra ad arrivare in Champions”. Semplice, lineare, conciso. Chiarissimo, su tutti i reparti e su tutti i giocatori.

DIFESA – L’argomento caldo è sicuramente Andrea Ranocchia, e alla inevitabile domanda sul difensore umbro Stramaccioni risponde direttamente a tutti quelli che avevano visto nel cambio Samuel-Nagatomo una sonora bocciatura per Ranocchia:

Sicuramente Andrea devo valutarlo da quando sono arrivato io, perché è giusto tenere in conto quanto successo prima, ma non farsi troppo influenzare. Io ho trovato un giocatore in crescita, che ha ritrovato continuità di allenamento. Con il Cagliari ha fatto una prestazione positiva, è una tipologia di giocatore importante per noi e per la Nazionale. Probabilmente per come stiamo giocando a destra lo preferisco abbinato a un difensore centrale con caratteristiche diverse da quelle di Lucio. Con Samuel lui è stato il partner perfetto. Andiamo a giocare con una squadra che ha perso la sua punta di peso e nella mia idea preferisco abbinare a Lucio un giocatore con caratteristiche diverse come Chivu, ma non è una valutazione su Andrea“.

Per chi ormai da un anno e mezzo sostiene che Ranocchia e Lucio -per caratteristiche fisiche, tecniche e tattiche- non possono giocare insieme, queste parole sono una boccata di ossigeno purissimo. Andrea Ranocchia è una alternativa a Lucio. Non a Samuel, non a Chivu, non a Cordoba: a Lucio. Non rivedremo mai più, secondo queste parole di Stramaccioni, l’improbabilissima e dannosa coppia centrale Lucio-Ranocchia: da oggi in campo solo uno dei due. Quale? Oggi Lucio. Domani, se ci sarà ancora Stramaccioni, probabilmente Ranocchia. Ma le responsabilità sono tutte dell’allenatore e, finalmente, l’Allenatore queste responsabilità se le prende:

Se Stramaccioni pensa di vincere con Lucio centrale o Ranocchia centrale è una responsabilità solo mia e me la prendo. Diverso è in sede di progetto. Io oggi voglio e devo mettere in campo l’11 migliore. E non tengo in conto nessuna di queste variabili. Sono d’accordo che quando andrai a programmare è giusto tenere in conto tutto questo. Io non sono il progetto. Io sono colui che è stato chiamato per cercare di fare il meglio possibile e mi assumo tutte le responsabilità di scegliere chi deve giocare per arrivare a questo obiettivo”.

CENTROCAMPO – Il problema dei problemi, anche qui, ha un nome e un cognome: Wesley Sneijder. Quello che Gasperini voleva cedere ad ogni costo, quello che ha scombussolato i piani di Ranieri…quello che ha portato l’Inter a vincere tutto e l’Olanda ad un passo dal diventare Campione del Mondo, insomma. Problema? Non per Stramaccioni:

Io rispetto le idee di tutti quindi non faccio paragoni con chi mi ha preceduto. Un giocatore come Sneijder non è un problema assolutamente, anzi è una tipologia di calciatore che nella nostra batteria di calciatori di qualità ha caratteristiche uniche. Il problmea non è Sneijder ma come sta Sneijder, perché per me è una risorsa recuperata. Dal punto di vista tattico non è un problema perché per me è importante avere giocatori di qualità alle spalle della punta, poi se sono uno, due, o tre, sull’esterno o sull’interno verrà valutato partita per partita. Il problema è capire quanti minuti ha, come sta, ma io l’ho visto molto bene”.

Cambiasso gioca perchè, come già detto “è il migliore interno sinistro che ho”. Alvarez tra i tre di centrocampo? “Sicuramente non nel breve periodo, è un’ipotesi non esclusa. Nel 4-3-3 no, nel 4-2-3-1, alle spalle della punta, decisamente sì”. E Guarin? “Sta raggiungendo la condizione migliore con cui stiamo facendo preparazione anche fuori dal campo. Ci stiamo lavorando. Sicuramente in queste tre partite ravvicinate darà il suo contributo”.

ATTACCO - I due nomi sono sempre i loro: Milito e Pazzini, Pazzini e Milito. Tutto ruota intorno a loro. Si aspettava un Milito così, Stramaccioni? E Pazzini troverà spazio?

Giudicare Milito…pure mia nonna ti può dire che 6 gol in tre partite manco nei miei sogni. Giampaolo sta benissimo, si allena bene ed è motivato. Io e l’Inter abbiamo una grande fortuna: giochiamo con una punta e io devo fare delle scelte, ma scelgo tra due grandissimi attaccanti. E Giampaolo di sta allenando da professionista esemplare anche se gli ho preferito il compagno e quando è stato chiamato in campo ha sempre dato il suo contributo. E questo dimostra che giocatore ma anche che uomo è”.

Semplicità. Chiarezza. Onestà nelle scelte e onestà nel comunicarle. E’ con queste armi che Andrea Stramaccioni si sta prendendo l’Inter. Armi che lui può permettersi di usare per un motivo molto semplice: perchè con onestà e chiarezza parla del suo lavoro, dei suoi obiettivi, di ciò che si prefigge di fare. Senza nascondersi dietro a un dito, senza cercare alibi e senza riempire le risposte di parole vuote e prive di senso, come alcuni suoi predecessori. Dopo tre partite esce allo scoperto, Stramaccioni, e mette sul tavolo la fotografia del suo traguardo:

“A me è stato chiesto di vincere e io voglio, credo e devo aiutare con tutte le mie forze la squadra ad arrivare in Champions. E’ il nostro obiettivo, non ci nascondiamo, non facciamo tabelle, ma ci proviamo. Io ho deciso da quando sono arrivato di giocare con il mio gioco e vedere sul campo il valore di alcuni calciatori che io conoscevo solo da dietro la siepe o in tv. Io vedendo gli allenamenti e il campo cerco di mettere in campo l’inter migliore, senza un occhio di riguardo alla carta d’identità. Punto. Detto questo che tra due giocatori con dieci anni di differenza e lo stesso rendimento, un allenatore scelte magari di fare una scelta di investimento. Noi dobbiamo fare risultato: se penso che si possa fare risultato con Zanetti metto in campo Zanetti; se penso che si possa fare con Obi, metot in campo Obi. I ragionamenti sul futuro non dovete per ora farli con me, magari spero li potrete fare con me.

Mancano 6 partite e abbiamo visto come è cambiata la classifica in tre partite. Quando sono arrivato il terzo posto era un miraggio. Adesso ci crediamo. Però profilo basso, lavoro, ho chiesto ai ragazzi di parlarne poco, come faccio io, profilo basso ma ci crediamo”.

Profilo basso, poche parole, molto lavoro. Si passa a parlare della sistemazione della fase difensiva, si parla di imprinting, di dettagli, di possesso palla, di automatismi per acquisire i quali ci sarà bisogno di tempo. Tempo che, continuando di questo passo, Stramaccioni potrebbe avere in abbondanza: perchè lui sta costruendo la sua Inter, e la sua Inter inizia a seguirlo con sempre maggiore convinzione.

Solo su una cosa mi tocca dissentire, Mister. Ad un certo punto in conferenza stampa tu dici: “i cavalli si giudicano all’arrivo“.
Io, invece, come Bob De Niro in C’era una volta in America penso che i cavalli vincenti si vedano alla partenza.
E, te lo confesso, uno mi sembra di averlo ora davanti agli occhi.

scritto da il 16 aprile 2012 alle 11:14

Addio a Carlo Petrini, unico pentito del Dio Pallone

Non esistono pentiti nel mondo del calcio. O accetti quello che il dio del pallone ti suggerisce, spesso in maniera maliziosa, oppure sei fuori. Lui al dio del pallone aveva dato moltissimo, forse troppo. In cambio di soldi, successo e ragazze era disposto a fare tutto o quasi. “Nel fango del dio pallone” racconta la sua storia, una sorta di confessione amaramente spigliata, e la bella vita di un ragazzo negli anni Settanta che si ritrova a giocare in squadre come Genoa, Torino, il Milan di Nereo Rocco, Verona e infine Bologna. Nella primavera degli anni ’80 é uno dei pochi a pagare con una pesantissima squalifica (di fatto la fine della sua carriera) il calcio scommesse (corsi e ricorsi storici…). E se avrete voglia di sfogliare le pagine dei suoi libri per capire che persona fosse Carlo Petrini, vi troverete delle dichiarazioni pesanti nei confronti di gente che non ha mai pagato. L’ombra di un Bologna-Juventus e quel pareggio accordato caduto nel dimenticatoio. Gente che, nonostante le accuse pesanti, mai lo ha smentito o querelato.

Carlo Petrini ci ha lasciato oggi. era malato, da tempo. Queste le sue parole di qualche anno fa. “Ho tumori al cervello, al rene e al polmone. Ho un glaucoma, sono cieco, mi hanno operato decine di volte e dovrei essere già morto da anni. Nel 2005 i medici mi diedero tre mesi di vita. E’ stato il calcio. Ne sono certo. Con le sue anfetamine in endovena da assumere prima della partita e i ritrovati sperimentali che ci facevano colare dalle labbra una bava verde e stare in piedi, ipereccitati, per tre giorni. Ci sentivamo onnipotenti. Stiamo cadendo come mosche”. Se ne va un campione discusso, uno che aveva provato a prendersi tutto dalla vita e poi aveva capito che le cose non funzionano così. Da anni denunciava il marcio del calcio. Non é cambiato nulla , diceva. Ha pagato con la solitudine le sue dichiarazioni. E con la vita l’amore per il dio pallone. Quello che alla fine non perdona mai.

[Sabine Bertagna su FCInter1908.it]

Un presuntuoso. Un coglione. Uno che credeva di essere un semidio e morirà come un disgraziato.

Era la descrizione che dava di sè Carlo Petrini, non più tardi di quattro mesi fa. Un uomo vero o un ciarlatano, un eroe o un visionario a seconda di chi ne parlava. A seconda della convenienza personale di ognuno. Di certo uno che aveva il coraggio delle proprie parole. Doping, calcioscommesse, mafia: ne ha avute per tutti Petrini nella sua vita. Senza paura, fino all’ultima intervista.
E’ morto da uomo libero, e forse qualcosa vorrà pur dire.

Se ne va, oggi, l’unico pentito del Dio Pallone.

Addio, Carlo.

scritto da il 13 aprile 2012 alle 10:44

Sulley Muntari Pallone d’Oro (alle spalle di Ibrahimovic)

L’ultimo giocatore regalato da Moratti che fa le fortune dei cugini“. Così titolava in prima pagina -con evidente sprezzo del senso del ridicolo- il Corriere dello Sport dopo il gol di Muntari al Chievo Verona.

Tante ce ne sarebbero da scrivere su questo titolo come tante ce ne sarebbero da scrivere sull’annosa questione dei giocatori nerazzurri passati alla Milano che retrocede…tante, troppe, ma sarebbero tutte parole al vento. Perchè quelle che scriveremmo noi le ha già pronunciate Alessandro Villa in questo servizio per Inter Channel. Un servizio in cui, badate bene, si citano nomi, cifre, date.

Fatti. Non ridicole parole buttate al vento.

Ci sentiremmo di aggiungere solo una cosa al servizio di Alecs, solo una immagine.
Quella di Christian Vieri che, con uno stacco di testa da par suo, ci regala la vittoria in uno dei derby più emozionanti degli ultimi anni.

scritto da il 12 aprile 2012 alle 0:13

Inter-Siena 2-1

Una buona Inter batte il Siena 2-1 e quasi inaspettatamente si rimette in corsa per la lotta all’ultimo posto utile per l’accesso in Champions League.  Anche stavolta, come successo col Cagliari, l’inizio di partita non è proprio dei migliori: dopo appena cinque minuti infatti il Siena è già in vantaggio con D’Agostino, bravo prima a sfruttare un errore di Samuel e poi ad insaccare dopo un doppio miracolo di Julio Cesar. I ragazzi però non si abbattono e si riversano subito in avanti alla ricerca del pari. Le occasioni migliori per pareggiare capitano sui piedi di Milito e Stankovic, che però sprecano malamente. Stramaccioni intato è costretto ad operare il primo cambio, togliendo dal campo l’infortunato Samuel ed inserendo al suo posto Nagatomo. Prova e riprova il meritato gol dell’1-1 giunge al 42′, grazie ad un colpo di testa del Principe, bravo a sfruttare l’involontario assist di un avversario. Si va quindi al riposo in parità.

Nella ripresa il copione non cambia, con l’Inter che non si accontenta e si porta costantemente in avanti alla ricerca del gol vittoria.  Buonissima la prima mezz’ora del secondo tempo: l’Inter spinge e il Siena è alle corde. Poli per Obi e Pazzini per Alvarez sono i cambi operati da Stramaccioni nel tentativo di scrdinare la difesa toscana. Il gol tarda ad arrivare e bisogna attendere il 37′ per tirare un sospiro di solievo. Nagatomo viene steso in area e l’arbitro Romeo indica il dischetto.  Dagli undici metri Milito non sbaglia, realizzando il gol partita.  Gli ultimi minuti scivolano via con qualche piccolo brivido, senza però che il risultato cambi di nuovo. 3 punti d’oro, fondamentali per continuare a sperare, visti anche i risultati delle dirette concorrenti.

Le pagelle: Julio Cesar 6,5 – Zanetti 6,5 – Samuel 6 (Nagatomo 6,5) – Lucio 5,5 – Chivu 6 – Obi 6,5 (Poli 6) – Cambiasso 6 – Stankovic 6 – Alvarez 5,5 (Pazzini S.V.)- Zarate 6,5 – Milito 7.