scritto da il 4 febbraio 2012 alle 10:07

Chiunque, con i capelli lunghi ed un po’ di barba, può sembrare Gesù Cristo – vol.1

Per festeggiare il ritorno di Bauscia Café e per strapparvi alla noia di un sabato da reclusi in casa per il maltempo, ho preparato una grande e sorprendente avventura, dal titolo che non c’entra assolutamente un cazzo di niente con tutto il resto (o forse no, ripensandoci). L’ho divisa in due puntate, tipo Kill Bill, o le fiction con Amendola su Canale 5.

Un ritorno in grande stile, quindi, con una vicenda che toccherà argomenti anche molto delicati e di grande attualità, e vi emozionerà a tal punto che espellerete dal vostro corpo l’intero novero di secrezioni che le vostre ghiandole sono in grado di  produrre lavorando a pieno regime.

[se ad un certo punto della lettura vi doveste chiedere, "ma che c'entra con l'Inter il calcio ecc?", ve lo dico subito io: c'entra, c'entra]

Con quest’immagine poetica di voi che eruttate liquidi di vario genere e provenienza, tutti insieme, in un sol colpo, chiudo questo necessario preambolo e lascio lo spazio alla prima puntata di questa mitologica storia, che inizia in un modo che non t’aspetti.

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Paperino e Zio Paperone, zaino in spalla, si fanno largo fra le frasche di un bosco, in una landa sperduta. Sono in marcia da diverse ore, e Paperino inizia a lamentare una certa stanchezza: le provviste scarseggiano, l’acqua puzza ed il suo zaino è incredibilmente pesante.

- Quanto manca, Zione?

- Shhh! Taci! Mi deconcentri! Mi inibisci il fiuto!

- “Mi inibisci il fiuto”? Zio, ma come cazzo parli? Sei ubriaco?

- Taci, ho detto!

I due continuano a camminare in silenzio, per alcuni minuti, durante i quali Paperino rimugina a lungo sull’intera situazione. Ad un certo punto, sbotta.

- Eh no eh, ora basta! – dice, fermandosi. – Un giovane papero come me, nel pieno delle forze, costretto da un vecchio bacucco a vagare per ore in un bosco puzzolente, a migliaia di chilometri da casa, senza cibo, senza acqua, senza carta igienica! Un papero come me meriterebbe..

Zio Paperone si ferma e si volta, con rabbia. – Stai zitto, ignorante! Un papero, un papero..non sai quel che dici! Non sai nemmeno chi sei!

Paperino è spiazzato. – Cosa..cosa vuol dire che non so nemmeno chi sono?

- Ho già cercato di spiegartelo, ma a quanto pare non hai capito. [severamente] Paperino, tu non sei un papero. Sei un’anatra”.

- Un’a..un’anatra??

- Esattamente. Un’anatra. Così come lo sono anch’io, e la nonna, e Gastone, e anche quella zoccola della tua ragazza. Siamo tutti delle anatre.

Incredulo, Paperino cerca di controbattere. – Non..non è vero! Non ci credo! E’ un’altra delle tue storie per distrarmi, per confondermi! Io sono un papero, sono orgoglioso di..

- Ecco, guarda qua – lo interrompe Zio Paperone, porgendogli una foto – Vedi? Questo è un papero.

Paperino guarda la foto, interdetto.

- Zio, perché hai una foto di Susanna Camusso nuda con le Clark’s ai piedi? [*]

Paperone rimette la foto in tasca, imbarazzato. – No, niente, lascia stare. [dopo qualche secondo di frenetica ricerca, trova la foto giusta] Ecco, questo è un papero. Un papero è una giovane anatra, prima del completo sviluppo sessuale. Tu lo sviluppo sessuale l’hai completato da un bel pezzo, anche se non ti serve a niente, al massimo ad aumentare il rimpianto dopo esserti fatto una pippa. Quindi sei un’anatra.
[seguono alcuni secondi intelocutori]
Papero-Anatra. Anatra-Papero. Capito?

Paperino è confuso. Approfittando del suo silenzio, Paperone riprende la parola, sventolando di nuovo la foto sotto gli occhi del nipote.

- Guarda bene il papero. Accanto c’è la sua mamma anatra. Questa più a destra è un’oca, che è diversa da noi perché ha il collo più lungo. E’ tipo tua zia. Tutto chiaro?

Completamente stordito, Paperino rimane immobile, senza parole, per un minuto buono; poi si rimette in cammino trascinando stancamente le zampe, a testa bassa. Una lacrima solca il suo becco, il becco di un ex papero in crisi d’identità. La storia dello Zio ha minato tutte le sue certezze.

Paperone, dal canto suo, è estremamente soddisfatto. Tronfio, ripone la foto in tasca, accanto a quella della Camusso, e si incammina dietro al derelitto nipote, sicuro che d’ora in avanti non avrebbe più opposto resistenza. C’era un tesoro Inca da raggiungere, ed ancora molte miglia da coprire per farlo.

Dopo circa un’ora, durante la quale i due non scambiano una sola parola, il silenzio del bosco viene rotto da un disperato grido di aiuto, udibile dapprima solo in lontananza. I nostri non gli danno particolare importanza (Paperino è ancora sconvolto), e proseguono dritti per la loro strada. Poco dopo, il grido si leva di nuovo, e poi di nuovo ancora, ed ancora, a intervalli regolari. Man mano che avanzano, questo si fa sempre più vicino, tanto che, ad un certo punto, non è più possibile ignorarlo.

- AIUTOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!

Paperino, ridestatosi dallo stato semi-vegetativo in cui versava, si volta verso Paperone.

- Zio, qualcuno è in pericolo! Non possiamo ignorarlo! Andiamo a vedere cosa succede!

- Ti ricordo che abbiamo una missione da compiere, Paperino. O forse dovrei chiamarti.. Anatrino?

Paperino sorvola sulla frecciata dello Zio. – Dobbiamo andare! Potrebbe essere una principessa in difficoltà!

- Ma che principessa e principessa, col culo che hai al massimo è Galliani che ha una spina in un piede.

Paperino, però, senza nemmeno saper bene perché – forse, per puro spirito di ribellione verso lo Zio – si incammina velocemente nella direzione da cui proviene l’urlo. Paperone, pur contrariato, è costretto a seguirlo. Dirigendosi verso la fonte del lamento, i due escono dal bosco, e giungono in prossimità di una alta torre d’avorio, in cima alla quale è possibile scorgere una figura alta (una figura umana), dotata di una splendida chioma biondo platino, che brilla a contatto con la luce del sole.

- AIUTOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!

- Guarda Zio, lassù!

I due alzano lo sguardo.

- Che ti avevo detto, c’è una principessa! C’è una principessa che chiede aiuto!

Vedendo la lucente capigliatura della figura sulla torre, e la sua silhouette longilinea, Paperone è costretto a dar ragione al nipote, pur invitandolo a lasciar perdere ed a continuare la loro missione. Paperino, però, non ci sente, e corre al cospetto della torre.

- Principessa, da chilometri inseguo il suo celestiale grido! Ho udito che ha bisogno d’aiuto, ed eccomi qua. Come posso servirla? Qual è il male che l’affligge?

La principessa smette di piangere e gridare e si sporge dalla torre, incuriosita dal nuovo arrivo. La luce del sole, al suo zenith nel cielo, rende impossibile vedere con chiarezza il suo volto, ma Paperino è insindacabilmente convinto che si tratti di una bellezza rara ed esotica.

- Oh, mio salvatore, finalmente sei giunto – disse la principessa, in falsetto – Erano settimane che ti aspettavo, e finalmente sei qui per salvarmi!

- Paperino, andiamo via. Questa situazione non mi piace –, dice Paperone.

- Zitto! Stai zitto! Hai mandato in frantumi la mia identità, le mie radici! Ora vuoi togliermi anche la possibilità di salvare una splendida principessa? Va’ al diavolo!

- Nipote, ti ricordo che a casa hai una ragazza che ti aspetta.

- E’ una zoccola, l’hai detto tu stesso.

- Qualcuno potrebbe per favore concentrarsi su di me? Qui c’è una principessa che deve essere salvata! – dice la donzella, frignando. Paperino, carico d’ardore, si disinteressa completamente dello zio e rivolge il suo sguardo verso la cima della torre, adorante. Paperone si mette a sedere su un sasso, sconsolato, col becco appoggiato sulle mani.

- Ma certo, mia adorata, ma certo! Sono qui per questo! Dimmi solo quel che devo fare!

- Devi liberarmi, o mio prode cavaliere. Sono intrappolata quassù da settimane, ed il mio mostruoso carceriere è ora in giro a coglier bacche. E’ il momento di agire!

- E sia! Cala ordunque le tue lunghe trecce, cosicché io possa arrampicarmi fin sopra questa austera torre e rimpiattarmi in attesa che il tuo carceriere faccia ritorno, per poi sorprenderlo e sconfiggerlo, strappandoti alle sue grinfie!

- Ma non sarebbe più semplice aspettare che il mio carceriere torni qua per poi aggredirlo prima che salga sulla torre, senza fare la fatica di arrampicarsi? E poi, perché hai assunto questo tono aulico?

- Perché è più poetico, sia il tono aulico, che l’arrampicata sulle trecce!

- Hai ragione, o mio prode, hai ragione! Che fortuna averti incontrato!

- Bah –, dice Zio Paperone.

- Il problema, mio caro, è che i miei capelli sono sì lunghi e resistenti, ma non abbastanza per coprire tutta la lunghezza della torre, e permetterti di usarli per arrampicarti fin quassù!

- Oh, beh..ma allora, come fare, come fare?

- Di certo non va su a mani nude, sennò sai che schianti – li interrompe Paperone, sarcastico.

- Vuoi stare zitto? – lo ammonisce Paperino.

- Ok, ok, me ne sto qui, a godermi lo spettacolo –. Paperone si mette comodo, con le mani unite dietro la testa.

- A dire il vero, una soluzione ci sarebbe – dice la principessa. – Aspetta solo un attimo..

- Ma certo, ma certo!

Si ode il rumore di una cerniera che si apre.

- Ecco qua, mio prode, ecco una resistente fune! Ora vieni a salvarmi!

La principessa cala dalla cima della torre un lungo cordone roseo, che tocca terra proprio davanti ai piedi del papero.

- A me non sembra esattamente una fune –, punzecchia ancora Paperone.

Paperino, stavolta, non presta attenzione alle parole dello Zio e inizia ad arrampicarsi.

FINE PRIMA PUNTATA

*questa battuta l’ho rubata

scritto da il 3 febbraio 2012 alle 16:38

Bauscia Cafè di nuovo online!

9 giorni sono passati dal nostro ultimo post, ma il silenzio di Bauscia Cafè è finalmente finito.

Sono stati 9 giorni che non hanno avuto nulla da invidiare alla più classica delle trattative di calciomercato. 9 giorni frenetici, 9 giorni di lavoro (di BigMama), di fatica (di BigMama), di sudore (di BigMama), di rotture di balle (nostre a BigMama), di sfruttamento non pagato (sempre di BigMama)…ma alla fine sono passati.

Bauscia Cafè è di nuovo online! Su nuovi server che speriamo essere più stabili e veloci, in una nuova casa che speriamo essere abbastanza grande per accogliere tutti voi. Un fiume di persone, un fiume di Bauscia che onestamente mai avremmo immaginato di vedere tre anni fa, quando abbiamo aperto il Cafè: nel giorno dopo il derby decine di migliaia di richieste -mai vista così tanta gente da queste parti- hanno mandato definitivamente ko i server e ci hanno “costretto” al più piacevole dei traslochi.

Insomma, ora possiamo dirlo: Bauscia Cafè è diventato grande. Ed è diventato grande grazie a voi, e grazie all’affetto che ci dimostrate ogni giorno qui sul blog e che avete continuato a dimostrarci, in questo periodo offline, sulle pagine Facebook e Twitter.

E allora, continuando a ringraziarvi, vi spalanchiamo di nuovo le porte dei server.
Sperando che possiate nuovamente intasarle il prima possibile (tanto poi ci pensa BigMama, chissenefrega)!

PS: ma è chiaro che siamo infinitamente grati a BigMama per il lavoro che ha fatto?

scritto da il 25 gennaio 2012 alle 12:52

Avviso ai naviganti: il cafè chiude le porte (solo per un attimo però!)

Ok…la situazione ve l’abbiamo spiegata pochi giorni fa e quindi non ci dilunghiamo. Il problema, ragazzi miei, è che fino a quando continuate ad arrivare a gruppi di mille ogni ora questi server qui proprio non ce la fanno a starvi dietro! E allora noi, un po’ indaffarati per sistemare tutto ma tanto lusingati per l’affetto che ci dimostrate, non possiamo che prenderne atto e prendere provvedimenti.

Viaggiamo quindi verso un nuovo servizio, verso un nuovo server su cui -speriamo- tutto sarà più stabile e veloce. Per fare questo, però, è necessario che Bauscia Cafè vada offline per qualche giorno.

Proprio così: da oggi, e per alcuni giorni, Bauscia Cafè potrebbe non essere raggiungibile dai vostri computer. Non allarmatevi però: torniamo prestissimo!

Nel frattempo, come al solito, potrete continuare a trovarci su Facebook e su Twitter!

scritto da il 25 gennaio 2012 alle 10:41

Bisogna essere miliardari, per dire in faccia al Milan come stanno le cose

Il primo fu Roberto Mancini, livido e stizzito davanti a uno dei mille giornalisti a libro-paga (cercate su You Tube Mancini + Ordine).

Poi c’è stata l’apoteosi di Mou, il gesto delle manette che nella mitologia nerazzurra ormai equivale ad Angelo Moratti sollevato nel cielo del Prater; gli attacchi frontali di Mou al Milan e al Sistema (la Juve non esisteva) erano una manifestazione di libertà di pensiero, di assenza di condizionamento, di strafottenza se volete… ma certo Mou non aveva paura di dispiacere al Cav. e al prode Galliani.

Ora, dopo settimane passate a incensare l’acume e la lungimiranza di Galliani – fino a ipotizzare che Tévez sarebbe sceso dalla scaletta con lui, in tempo per vedersi il derby – ecco cosa dice del Milan un terzo miliardario, Khaldoon Al Mubarak, lo sceicco che si è comprato il Manchester City:

Per come stanno adesso le cose, il Milan non è un’opzione seria per Tévez. Galliani e i suoi uomini hanno diffuso un senso di sicurezza assolutamente fuori luogo solo grazie a quelle discussioni fuori luogo con Carlos e il suo entourage. Se vogliono essere una società considerata appetibile per un trasferimento reale devono smetterla di congratularsi l’uno con l’altro e iniziare a capire quali sono le nostre richieste. Paris Saint-Germain e Inter hanno iniziato con noi delle discussioni in buona fede e avere trattative con delle società serie e professionali è sempre un’esperienza positiva. Il futuro di Carlos? Resta un nostro giocatore per le prossime due stagioni e mezzo, se non riceviamo un’offerta appropriata non lo cederemo”.

Traduzione: il Milan ha giocato sporco, ma noi abbiamo i soldi per non farci ricattare, e piuttosto che cederlo al Milan, teniamo Tévez fermo due anni e mezzo. Intanto, la società gli ha comminato una multa che equivale agli stipendi annuali di tutto il Novara.

Per sua fortuna, Galliani è ancora in grado di condizionare i vari preziosi (merkel), i lotito e i lomonaco del tibet (maxi lopez), ma una figuraccia simile, voialtri che ve la prendete sempre con Moratti, l’Inter di Moratti non l’ha mai fatta.

scritto da il 24 gennaio 2012 alle 14:15

Chi ha bisogno di un centrocampista alzi la mano

Se c’è qualcosa che l’ultima partita contro la Lazio ci ha fatto capire, più di come la squadra sopperisca in questo periodo a mancanze atletiche e tattiche con buona sorte e palle quadre, e più di come Ranieri sembri aver preso in pugno finalmente uno spogliatoio da un paio d’anni a questa parte senza guida, è quanto ci stiamo trovando in perenne equilibrio tra l’arrancare ed il gestire agevolmente la parte nevralgica del campo di giuoco (con la u), il centrocampo. La Lazio ci ha messo costantemente in apprensione, la scorsa domenica, andando a pressare altissimo, al primo portatore di palla (Maicon e Chivu nella fattispecie) e raddoppiando sistematicamente, grazie ad un centrocampo, il loro, più folto numericamente.
L’assenza di un regista fisico come il buon Thiago Motta ha pesato moltissimo negli equilibri di squadra, che ha perso la principale fonte di gioco dell’era ranieriana. Leggendo in questi ultimi giorni di un forte interesse parigino per il nostro regista, interesse che molto probabilmente scaturirà nel trasferimento al PSG di Thiagone, e di improbabili tattiche societarie per portare in nerazzurro attaccanti o pseudo tali come i costosissimi Tevez e Lucas, la domanda sorge spontanea: perché piuttosto non investire bene in mezzo al campo?

Ad oggi, al netto dei sempiterni Cambiasso e Zanetti, che come già detto svariati milioni di volte non possono giocare sempre e bene (tra parentesi: non riesco ancora a capire come non si sia scelto di farli riposare in Coppa Italia), a disposizione abbiamo il già citato Motta, 30 anni, regista dall’infortunio facile, come testimonia la sua carriera, e Deki Stankovic (riposi in pace), 34 primavere e l’impressione di non avere più quella dinamicità che ha fatto di lui uno dei centrocampisti più forti che abbiano indossato la casacca nerazzurra negli ultimi venti anni.
Attualmente, scandagliando il mercato europeo, e visti di tempi di austerity che corrono (noi più degli altri, grazie fpf), non è realistico fare la corte ad uno Schweinsteiger qualsiasi. Anche se il giocatore fosse disponibile ad un trasferimento (il che è abbastanza improbabile) non avremmo mai i soldi necessari per poter permetterci di pagare stipendio e cartellino. Così come non è realistico andare a percorrere strade, senza offesa, mediocri, come il trentenne Palombo, o come l’andare a pescare dal Cesena in piena lotta salvezza (con più di una possibilità di perderla, questa lotta), centrocampisti come Parolo, che nulla aggiungerebbero al nostro reparto, che conta anche di buoni elementi in prospettiva come Obi e Poli.
Allora, come migliorare un reparto bisognoso di gambe fresche, senza stare a spendere centinaia di milioni totali? A mio avviso, si potrebbero percorrere due strade, una alternativa all’altra se vogliamo, anche se non esclusive (e mi piacerebbe tanto se quest’ultima fosse la scelta definitiva).

La prima strada, più economica, porta in Sardegna. Al Cagliari gioca uno dei centrocampisti migliori del campionato, da un paio di stagioni colleziona prestazioni positivissime, dà l’impressione di non aver ancora espresso tutto il suo potenziale, e soprattutto il suo costo non è quello di un centrocampista qualunque di squadre come Valencia, Udinese o Santos, boutique costosissime quanto furbe nel saper cedere al massimo, e nel momento giusto. Il centrocampista in questione si chiama Radja Nainggolan, classe ’88, nazionalità belga, con passaporto (ed origini) indonesiane. Lo ammetto, ho un debole per questo giocatore dai tempi del Piacenza, quando, entrato in campo per la prima volta proveniente dal Germinal Beershot (non è un nome di una pomata a base di cortisone, bensì una squadra di Anversa) , non è più uscito dal campo.  Due anni alla grandissima in B, l’arrivo a Cagliari e il susseguirsi di altre buone prestazioni hanno attirato l’attenzione di Manchester United e Juventus (oltre alle nostre, dato che i primi interessamenti nerazzurri risalgono alla scorsa estate). Il ragazzo anche nella recente partita a San Siro ha destato una buonissima impressione, e la mia idea è che Nainggolan sarebbe un perfetto “nuovo Stankovic”. Resistente, forte fisicamente, con buone abilità di palleggio ed un ottimo tiro da fuori, Cellino lo valuta attualmente 15 milioni. La mia impressione è che con dieci milioni più qualche bonus, o qualche prestito di qualche primavera, si possa chiudere senza troppa fatica, e senza attendere che aumenti il numero delle pretendenti e susseguentemente il costo del suo cartellino. Personalmente, penso che il ragazzo valga tutti i soldi che sono richiesti per lui. E dieci milioni non sono di certo pochi.

Sono ancora di più i venti milioni per l’altro centrocampista che vedrei benissimo in maglia nerazzurra. Bisogna andare in Ligue One, in Bretagna, per trattare Yann M’Vila, centrocampista classe ’90 perno del Rennes e della nuova nazionale francese di Laurent Blanc. Un investimento importante certo, come importante è il valore del giocatore, che seppur giovanissimo è uno degli insostituibili del ct francese e della sua squadra di club. Nonostante la giovane età, il ragazzo ha già ottima esperienza, anche internazionale, avendo giocato in Europa Ligue con il suo club (quasi 100 presenze a 21 anni nel Rennes), ma soprattutto avendo svolto tutte le qualificazioni al prossimo europeo con i Blues. Sul giovane si sono mosse (pare) Real e Arsenal, sempre attenti a quello che offre il panorama calcistico francese (mi domando perché non lo si faccia anche noi, piuttosto che andare ogni fine settimana in Brasile). M’Vila è un giocatore più simile a Thiago Motta, prestante fisicamente, meno alto e forte nei colpi di testa ma nettamente più veloce ed agile. Anche lui ha un futuro assicurato nell’elite del calcio mondiale, deve ancora sviluppare tutto il suo potenziale ma già adesso sarebbe titolarissimo in una mediana avara di atleticità e tecnica com’è attualmente la nostra.

M’Vila più Nainggolan, un investimento da trenta milioni totali solo di cartellino. Ma che si avvicinano paurosamente ai quasi trenta che Moratti Massimo sarebbe stato disposto a sborsare per il ventisettenne Tevez, se l’argentino avesse avuto pretese economiche più miti. Con due centrocampisti di qualità e quantità, uno di 23 anni e l’altro di 21,  ci si sistema alla grande un intero reparto per qualcosa come quasi dieci anni.

Chissà, chissà cosa ci servirebbe maggiormente.

scritto da il 24 gennaio 2012 alle 8:01

Briatore & Friends in Concerto – live @Circolo

7 Gennaio 2012, Inter-Parma. E’ la prima partita dell’anno, ed al Circolo i nostri eroi sono carichi a mille. Dopo venti giorni di sosta natalizia, Briatore, Lehalo, Maiho e gli altri scalpitano, vogliosi di tornare a dare spettacolo.

Prevedendo una serata pregna di momenti indimenticabili, mi sono munito di videocamera ed ho registrato circa 70 minuti di partita, dei quali ho montato il solo audio realizzando il prezioso documento che potete vedere qui sotto. Il risultato sono sette minuti e quarantadue secondi di emozioni forti, dove i nostri sfoderano praticamente tutto il loro leggendario repertorio: c’è il lamento di Maiho per un cross sbagliato da Maicon, ci sono Lehalo e Briatore che “incitano” Nagatomo, ci sono i duetti Maiho-Briatore sui loro vecchi trascorsi calcistici e molto altro.

Quindi, insomma, dichiaro terminato il preambolo e vi invito a gustarvi il tutto. Il video è corredato da numerose annotazioni, per permettervi di apprezzare al meglio la voce del Circolo. Per poterle leggere bene e per immergersi completamente nell’atmosfera, vi consiglio di visualizzarlo in full screen.

Ecco qua:

(legatevi bene le cinture, perché Briatore sale in cattedra fin dai primi secondi)
(ha una voce che non dimenticherete facilmente. Io l’ho messo come suoneria)

scritto da il 23 gennaio 2012 alle 16:15

Le vittorie immeritate hanno un altissimo peso specifico

Inter-Lazio è il secondo spartiacque della stagione, dopo la vittoria di Mosca (unico segno lasciato da Zarate).

È stata la peggiore Inter dalla trasferta senese: pochissime occasioni create, un numero esorbitante di errori di misura (l’orrido prato ci mette del suo), fin troppo prevedibili carenze dinamiche.

Mancava Thiago Motta, e non si capisce come si possa pensare di sostituirlo sensatamente l’ultima settimana di gennaio.

Alvarez è stato dannoso, ma è pur sempre suo il sinistro che ha chiuso il triangolo con il chirurgico Milito di questo avvio di 2012. Con il rientro a regime di Sneijder, Alvarez tornerà in panchina, a meno che Ranieri non riesca a togliere 10 anni al passaporto dei dioscuri argentini.

Sembrava impossibile prima della sosta, ora il terzo posto è alla portata.

Quello è il limite.

Nonostante abbia fatto di tutto per complicarsi la vita, a partire dalla cessione di Pirlo, il Milan (se non si rompe Ibra) resta di un’altra categoria, 8-10 punti superiore all’Inter.

La sorpresa è bianconera.

Imbattuta, con la miglior difesa, giocando solo una volta a settimana,la Juveè stata risparmiata dagli infortuni, ed è apparsa quasi sempre superiore all’avversario sul piano dinamico e del numero di occasioni create. Ha avuto fortuna, ovvio: poteva perdere a Catania e a Napoli, la sorte l’ha baciata quando Pazzini ha stampato un colpo di testa sulla traversa e sul rovesciamento di fronte Marchisio ha segnato; ma poi la partita l’ha dominata…

I 35 punti dell’Inter a me paiono giusti, sono quelli meritati sul campo.

Non meritava di perdere a Palermo, meritava di batterela Romae la partita col Napoli è stata stravolta da Rocchi; al contrario, l’Inter non meritava di battere Siena e Lazio. Quanto alle decisioni arbitrali, osservando il trattamento riservato a Milan e Juve, mi sembra che l’Inter sia ancora a credito.

80 punti non sono mai bastati negli ultimi 4 campionati (82 il punteggio minimo): non basteranno nemmeno stavolta. Nessuno ha mai vinto lo scudetto facendo solo 35 punti in un girone, ma giusto per inseguire miraggi, se l’Inter fosse capace di ripetere lo sbalorditivo girone di ritorno condotto da Leonardo (47 punti), sarebbe effettivamente in corsa per il massimo obiettivo.

Servono 15 vittorie e 2 pareggi in 19 partite… Piuttosto, per il terzo posto, a quota 73-75, l’Inter dovrà guardarsi dalla Roma.

scritto da il 22 gennaio 2012 alle 19:22

Ho già scritto che Inter-Lazio è più importante del derby. Aggiungo che è più difficile.

Il rendimento esterno della Lazio è il migliore della Serie A: 5 vittorie, 2 pareggi e una sola sconfitta, a Siena (17 punti in 8 partite, Juve e Milan li hanno fatti nelle prime 9).

E poi l’Inter non potrà ripetere con la Lazio il tipo di partita giocata – giustamente – contro il Milan: non potrà lasciare il pallone all’avversario e limitarsi a gestirlo nel 33% del tempo.
Non potrà perché il pubblico di San Siro vuole – anzi, a questo punto pretende – una vittoria e il sorpasso. Ma Reja – tanto simile a Ranieri, eppure sempre sconfitto nei confronti diretti – non regalerà spazi, anzi dirà ai suoi che il pareggio sarebbe grasso che cola.

Terzo motivo: sarà la terza partita in sette giorni per Maicon, Zanetti e Cambiasso, e nessuno può dire quanto abbia recuperato Sneijder, che un pezzo di partita la giocherà.

Infine, l’Inter senza Thiago Motta è condannata all’estemporaneità, al lampo del solista.
Di solisti in grado di rompere gli equilibri, i nerazzurri ne hanno più della Lazio.
Ma non hanno un attaccante con la costanza di Klose, 9 gol su azione in 16 partite, né la cerniera di centrocampo garantita da cursori come Ledesma, Hernanes, Brocchi, Gonzalez, Matuzalem… La Lazio, inoltre, è una delle poche squadre che sanno attaccare su entrambe le fasce, occupando il campo in tutta la sua larghezza, con Konko e Lulic (Radu e Zauri).

A San Siro, alla seconda di andata, la Lazio ha fermato il Milan (2-2), poi ha espugnato Firenze, Bologna e Cagliari (0-3), e l’unico fragoroso fallimento è stato dopo la pausa natalizia, il 4-0 a Siena.
Sullo 0-0 sarà una partita complicata, passasse in vantaggio l’Inter potrebbe anche mettersi in discesa, ma se andassero in gol i biancocelesti, la salita diverrebbe ripidissima.
Poi, c’è Milito…

scritto da il 21 gennaio 2012 alle 12:56

Avviso ai naviganti: commenti offline

Beh, che qualcosa non andasse con il sito si era capito, no? In pratica (molto stringatamente e poco tecnicamente) il server non ci sta più dietro, perchè siamo tanti e fighissimi. I commenti spariscono perché il server -dopo un paio di operazioncine d’emergenza dei tecnici- non li ritrova più (d’altra parte in quel casino voi ritrovereste qualcosa?). Sono mesi che “litighiamo” con la piattaforma: siamo stati offline, lenti, senza commenti, ecc.

Ci abbiamo provato in tutti i modi, risolvendo i problemi che ci siamo trovati volta per volta in maniera temporanea. Ma ora grazie anche all’aiuto del preziosissimo BigMama (nonché l’unico che ci capisca davvero qualcosa) siamo di fronte a un cambiamento che ci porterà (si spera) alla soluzione definitiva del problema. Purtroppo ci vorrà del tempo e almeno fino a settimana prossima ci saremo solo con i nostri post (ma anche Facebook e Twitter).

Insomma, per farla breve, stiamo ristrutturando casa per farvi stare più comodi!
Ma state tranquilli, non ci siamo montati la testa…
Forse.

scritto da il 19 gennaio 2012 alle 12:03

Ora c’è il Genoa

Sarà finita l’euforia post-derby? A sentire Ranieri nella conferenza di presentazione della partita di stasera, decisamente sì. E’ il calcio, bellezza: non ci si può cullare troppo sugli ultimi risultati nè da questi farsi deprimere, perchè subito arriva una nuova partita da affrontare. Una partita ai fini della quale il risultato precedente non conterà niente.

Vale per il Milan, che ieri in una prestazione convincente in cui ha mostrato tutta la sua forza ha avuto bisogno solo di 120 minuti e del solito gol in fuorigioco per schiantare il Novara. Un Inzaghi felicissimo per gli ultimi 60 minuti giocati in rossonero (è filato via dritto negli spogliatoi senza salutare nessuno dopo la sostituzione, per la gioia), un Pato mai così decisivo (no, davvero: mai) e mai così amato dai propri tifosi che non smettevano di indirizzargli evidenti fischi di approvazione e la fantasia di Emanuelson, schierato nuovamente trequartista, hanno consentito al Milan di tenere salde in mano le redini del gioco: il solito guardalinee diversamente attento e la difesa blindata al 90′ dall’ingresso in campo di Abate hanno fatto il resto, permettendo così ai rossoneri di approdare ai quarti di Coppa Italia scacciando il fantasma di Milito che ancora -ci dicono- è uso andare a tormentare i loro sonni. Secondo me ciò che non li fa dormire in realtà non è tanto il fantasma di Milito quanto la coscienza sporca, ma tant’è…passiamo oltre, e occupiamoci di cose ben più serie.

Dell’Inter, per esempio: che come il Milan deve lasciarsi alle spalle il derby per concentrarsi sulla sfida di stasera contro il Genoa di un Preziosi ancora inspiegabilmente amico. Sarà sicuramente l’occasione giusta per un nuovo rendez-vous tra Branca e Capozucca (sul tavolo tre quarti delle rose delle due squadre, come al solito) ma sarà soprattutto, per Ranieri, l’occasione per sperimentare un ampio turnover. Fuori dalla lista dei convocati Julio Cesar, Samuel e Coutinho per (speriamo) piccoli infortuni, fuori all’ultimo momento anche un Forlan incredibilmente sfortunato e vittima di un nuovo stiramento, stavolta alla gamba destra. La partita dovrebbe essere l’occasione buona per Sneijder per accumulare minuti da mettere nelle gambe: per il resto prevedibile l’impiego di Castellazzi in porta, Faraoni e Ranocchia in difesa, Poli e probabilmente Obi a centrocampo e Zarate in attacco. Restano da assegnare due maglie in difesa (Cordoba e Chivu?), una a centrocampo (Zanetti?) e una in attacco in quella che teoricamente sarebbe la situazione ideale per vedere in campo Castaignos.

Dall’altra parte un Genoa che, a giudicare dalle dichiarazioni della vigilia, sembra diretto verso un turnover ancora più spinto e non poi così determinato a fare bene in una competizione da troppi considerata secondaria e poco importante, soprattutto in queste prime fasi.

La Coppa Italia, però, per noi è un’altra cosa.

Siamo i Campioni uscenti, l’abbiamo nobilitata con il Triplete, veniamo da un impressionante ciclo di 6 finali negli ultimi 7 anni.
Non possiamo snobbarla.
Non dobbiamo snobbarla, e non l’abbiamo mai fatto: se c’è una lezione che abbiamo imparato negli ultimi anni è che tutte le partite sono importanti. E’ che sempre si gioca per vincere.

Il derby è alle spalle, allora.
Ora c’è il Genoa.

I commenti sono momentaneamente offline a causa di un sovraccarico dei server (che per la cronaca è anche colpa vostra!). I nostri schiavi stanno lavorando alacremente per risolvere il problema, solo che tra colazione, sigaretta, pausa pranzo, sigaretta, merenda, sigaretta, cena, sigaretta, birra e calcetto, ci hanno fatto sapere che sono stressati e che in queste condizioni non possono lavorare.

Nel frattempo continueremo a scrivere i nostri post (eh già, brutto colpo eh?).

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