scritto da il 16 novembre 2009 alle 9:32

PES 2010 vs. FIFA10

Ovviamente per me è un onore scrivere questo mio primo post su BausciaCafè! Metterò a confronto i due videogiochi di calcio del momento, PES 2010 vs FIFA 2010, facendo una mia personale recensione. Chi vincerà questo derby??

PES 2010 FIFA10

GRAFICA

Questa ovviamente è la prima caratteristica che salta all’occhio. I due giochi quest’anno sono molto simili dal punto di vista grafico…i giocatori sono identici a quelli reali e gli stadi sono davvero molto belli. Quella di PES è una grafica leggermente più nitida e più chiara rispetto a FIFA…ma si tratta di piccoli dettagli che non fanno pendere l’ago della bilancia né da una parte né dall’altra. Unica pecca che possiamo trovare in entrambi i titoli è la poca fluidità del movimento dei giocatori durante le loro “galoppate”.

GIOCABILITA

La cosa che si nota subito è che in FIFA ogni singolo passaggio, cross oppure tiro va dosato…è presente una barra che si carica in base a quanto si tiene premuto il tasto scelto. In PES questo avviene solo quando si effettuano i cross fuori dall’area oppure quando si deve tirare. Per quanto riguarda i dribbling, in PES il giocatore riesce più “facilmente” a liberarsi dall’avversario e le triangolazioni sono sempre bellissime (questo, ad onor del vero, è stato sempre un punto di forza del titolo Konami). Aspetto negativo di quest’ultimo è dovuto alla possibilità di effettuare varie finte con le frecce direzionali…cosa che personalmente odio per il fatto che molto spesso capita di perdere palloni a centrocampo per delle “veroniche” mai volute o cercate!!!

VARIE ED EVENTUALI

Altro punto in favore (ahimè) per FIFA è la bellissima opzione “LIVE”. In pratica collegandosi ad internet si possono scaricare i risultati stagionali della propria squadra del cuore e rigiocare tutti i match di quest’ultima facendo un simpatico confronto con l’andamento reale della squadra scelta!  Si ha una sola possibilità e quindi si può rimediare alle figuracce della squadra del cuore (ovviamente non è il nostro caso…quindi consiglio questa opzione ai frustrati della domenica). In PES viene riproposta la “COMUNITA’”, ossia la possibilità di registrare i nostri amici e confrontare tutti i dati delle partite che vengono giocate insieme. Per chi ama sfidarsi, questa è una bella opzione di gioco. E’ presente in tutti e due i titoli, il “DIVENTA UN MITO” grazie al quale si può creare, partendo da zero, un nostro giocatore e farlo arrivare al successo. A differenza di PES, il titolo della EA SPORTS dà la possibilità di usare un giocatore già esistente e aumentare il suo successo e popolarità, avendo anche degli obiettivi da raggiungere in ogni partita. Il fatto di poter disputare la Champions e l’Europa League è un punto a favore di PES, che però continua ad avere l’annoso problema delle licenze ufficiali…vero tallone d’Achille del titolo Konami. Anche quest’anno purtroppo è da segnalare la quasi totale assenza di licenze ufficiali per campionati importanti quali Premier League inglese e Liga spagnola…purtroppo una pecca che non può essere più perdonata.

Da questo confronto devo ammettere (segnalo che mi sta scendendo giù una lacrimuccia) il sorpasso di FIFA nei confronti di PES. Purtroppo in questi ultimi anni la Konami si è cullata un po’ troppo…e ovviamente ha finito per pagare l’evoluzione incredibile della EA SPORTS.

Spero di non avervi annoiato troppo e di essere stato quanto più chiaro! Ringrazio i baristi per l’occasione che mi è stata data.

scritto da il 12 novembre 2009 alle 12:37

Spunti di riflessione

Le pause del campionato sono deleterie, non solo per il campo di San Siro che subirà mischie e placcaggi in una partita epica tra All Blacks e Italia (R.I.P.) ma anche per la marea di notizie (in)utili che si susseguono.

Si comincia con un timido Dzeko si offre al Milan di sicuro effetto, per arrivare a Huntelaar chiama il Milan «Vedrete, vi conquisterò». Non si fa in tempo ad augurarsi che gli organi di stampa smettano di prenderli per i fondelli, che Galliani (Adriano, non Sorella) si inventa l’abbonamento per il girone di ritorno. Si appella ai 16.000 che non hanno rinnovato per la delusione di non poter più venire di qua per vedere segnare Kaká, dimenticandosi di includere quei famosi 11.000…

Leggo inoltre che Del Piero ha incontrato Richie McCaw degli All Blacks e mentre parla del più e del meno, incalzato da un giornalista, promette di fare presto la linguaccia, anche  all’Inter. Il giornalista che scrive qui ci informa che “Un altro aspetto in comune, tra Del Piero e gli All Blacks è la linguaccia. I neozelandesi infatti, durante l’Haka, la danza rituale eseguita prima di ogni incontro, mostrano la lingua agli avversari: «L’Haka è molto importante nella cultura neozelandese – spiega il rugbista – Ruotare gli occhi, o tirare fuori la lingua viene fatto per spaventare gli avversari e vedere se hanno il coraggio di guardarci in faccia».” Ecco, mi sembra evidente che non venga fatta per prendere per i fondelli l’avversario dopo aver segnato. Ma c’è chi può…

Pare che Quaresma sia vicino all’Atletico a gennaio, vulesseiddio! Si parla anche di Porto, ma mi sento di dubitare fortemente di un ritorno in bianco-blu. Pare inoltre che Otamendi sarà presto dell’Inter. Chi sa, parli! Io non lo conosco e mi piacerebbe saperne di più.

E siccome in questo blog si fa anche cultura, informo i naviganti che sono FINALMENTE in vendita questi due simpaaaatici volumi:

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Il Dribbling Club – Nel terzo volume di questa collana di fumetti troviamo il giovine Giovinco. E’ lui che, nel corso del romanzo, aiuterà – e allenerà in segreto – i ragazzi della Robur, impegnati nella preparazione della finale del torneo «Magico Calcio» contro i terribili Galacticos, è lui che, in un dvd allegato al libro, regala una dimostrazione pratica delle 19 schede tecniche presenti (iniziativa creativa, controllo della palla, eccetera) e insegna una ventina di dribbling, dal «mamba» al «ghepardo», dallo «sparviero»al «condor».

Daniele de Rossi. Il mare di Roma – De Rossi diventa il mare. Sale, s’ingrossa, cresce, tracima, straripa, dilaga, inonda, fuoriesce. Canta tutte le libertà stonate che sono le più belle, percorre ogni girotondo, urla e parte per la rivoluzione lasciando i bambini a casa per il bene del mondo; è la fanfara e la banda prima dell’ora di cena d’estate, la scuola chiusa per la finta bomba, i colori dell’edicola, il ritorno dalla prima vacanza da grande, l’ultimo autogrill prima di casa, Push dei Cure ballata di notte sui ghiacci, una scena notturna di Se mi lasci ti cancello, un valzer suonato dai Sex Pistols, Disorder dei Joy Division…

Non so se ridere o piangere. Nel dubbio, rido sguaiatamente.

scritto da il 20 settembre 2009 alle 13:48

Non solo calcio – recensioni

Buondì, come potete capire dal titolo, in questo post non si parla di argomenti strettamente legati al calcio, ma un legame con questo blog ce l’hanno ugualmente grazie a due persone conosciute la stessa sera ad una presentazione in zona Cadorna, alla Libreria dello Sport, entrambi interisti ed entrambi ottime persone (una poi qui sarebbe di casa, speriamo che si impratichisca presto con WordPress…) quindi non penso che stoneranno!

Recensione 1 – Icaro & Dedalo s.r.l.

Icaro & Dedalo s.r.l.

Icaro & Dedalo s.r.l.

Dopo “solo” una settimana dalla visione di questo spettacolo teatrale (il cui ricavato è andato alla Fondazione Giacinto Facchetti per lo studio e la cura dei tumori) riesco a parlarvene, con la premessa che non sono un esperto di Teatro (neanche a digiuno del tutto però).
La storia di Icaro e Dedalo (l’inversione dei nomi rispetto al mito greco non è casuale) viene rivista da Gianfelice Facchetti, fino a diventare quasi un semplice pretesto per parlarci del rapporto tra un padre ed un figlio, con un evidente preponderanza del punto di vista di questultimo.
Entrambi i protagonisti non rappresentano solo se stessi nella versione classica della storia, ma sono due generazioni, due ruoli, a confrontarsi davanti allo spettatore, un burbero genitore prigioniero della tradizione del pater familiae che tutto può e tutto decide, ed un figlio ribelle a tutto, in cerca di una sua identità  in quanto qualcosa di più che non semplicemente il figlio di suo padre.
Lo scontro è in parte mediato dalla figura della madre Naucrate, figura praticamente irrilevante nel mito greco che qui assume pari dignità rispetto a padre e figlio: è al tempo stesso una donna di una volta, assolutamente non emancipata dal marito, ed una “rivoluzionaria” pronta a rischiare la propria incolumità nell’infrangere l’autorità del capofamiglia per proteggere il figlio e consentirgli di spiccare il primo volo, quello senza ali nel mondo che è altro dalla famiglia.

Lo spettacolo è molto appassionante, inizia “soft” da dove finisce la storia che tutti conoscono, con Icaro morto per aver volato troppo vicino al sole, per poi tornare indietro nel tempo e svilupparsi autonomamente, in un crescendo di situazioni paradossali (complice un’azzeccata colonna sonora ed un testo non pesantemente classico, in cui abbondano giochi di parole ed allitterazioni), simbolismi (i cerchi di sabbia sempre più concentrici che delimitano il “territorio” del capobranco, il ritratto del padre, il senso traslato del “labirinto” e del “minotauro”…) e citazioni/parallelismi (tra tutte, spiccano quelle con il più famoso “racconto di formazione” italiano, cioè Pinocchio, ma ve ne sono molte altre sia filosofiche che teatrali).
E particolarmente significativo, oltre che coinvolgente, è anche il fatto che il confronto generazionale non sia solo verbale ma proprio fisico, ogni  spinta, ogni scontro non è fine a se stesso ma “comunica” allo spettatore qualcosa.

Attenzione però, è proprio necessario che uno scontro di questo tipo abbia vinti e vincitori?
La risposta, pienamente giustificata e senza colpi di scena illogici, potete trovarla andando a vedere lo spettacolo, augurando a Gianfelice (persona squisita anche sabato scorso nel pre-spettacolo, dopo la presentazione di qualche mese fa) ed ai tre bravi attori (Jacopo Fracasso, Pietro De Pascalis ed Annalisa Salis sono rispettivamente Icaro, Dedalo e Naucrate) di poterlo presto proporre in giro per l’Italia!

Recensione 2: Il compagno Tommie Smith ed altre storie di sport e politica

Il compagno Tommie Smith: la copertina del libro

Il compagno Tommie Smith: la copertina del libro

Se la recensione precedente è in ritardo di una sola settimana, questa per il bel libro di Rudi (il nostro Taribo) Ghedini aspettava di uscire dal cassetto mentale in cui stava da ormai un paio di mesi!
L’autore ci conduce, lungo dieci tracce principali (messaggi, uniformi, identità, colori, disobbedienze, defezioni, palcoscenici, limiti, retoriche, rivoluzioni), in un viaggio tra i molti punti di contatto che possono esserci tra lo Sport, nel senso più puro ed autentico cioè lo sforzo, l’impresa, la passione che contraddistinguono il gesto o la storia di un atleta, e tutto il resto, inteso come chi cerca di appropriarsene per altri scopi o semplicemente per gli scherzi della Storia si trova ad intersecarne il momento, come capita in molti episodi ambientati durante le guerre mondiali o che coinvolgono atleti perseguitati o esaltati a modello dai vari regimi di diversi colori, con il paradosso, in alcuni casi, di subire entrambe le situazioni a seconda del successo sportivo.

Il caso che dà il titolo al libro è forse più famoso, riguarda la finale dei 200m di Città del Messico ’68 che vide sul podio il gesto di sfida di due atleti statunitensi membri del movimento nero che si opponeva alla segregazione raziale ed un australiano che pure solidarizzò con loro indossando una spilla del movimento, subendo al ritorno in patria una campagna diffamatoria analoga a quella che i vertici sportivi a stelle e strisce riservarono ai due afroamericani; è un caso in cui è l’atleta che rifiuta di essere solo il simbolo di qualcosa che non ha scelto, cioè la supremazia U.S.A. e la retorica degli inni e delle bandiere, asfissianti nelle olimpiadi moderne quanto l’invasività di certi sponsor, per diventare portatore di un proprio messaggio, qualcosa in cui crede anche a costo di andare incontro a pesanti conseguenze.

La narrazione non segue un rigoroso ordine cronologico nemmeno all’interno dei singoli capitoli “tematici”,  ma Rudi riesce comunque a trovare il pretesto, alla fine di ogni aneddoto, per introdurre il successivo, così che non ci si senta mai nel bel mezzo di un elenco telefonico, tale è la mole di episodi raccolti meticolosamente e proposti a chi come me non ne sapeva proprio niente di questi risvolti della Storia.
Un altro merito che non si può non sottolineare è uno stile molto asciutto, gli episodi vengono raccontati senza orpelli nè giudizi espliciti dell’autore, ogni lettore può farsi un’idea perchè il fatto descritto è lì, di semplice interpretazione e non servono molte parole aggiuntive.

Personalmente mi hanno colpito molto la parte dedicata al CIO ed a ciò che sta dietro le olimpiadi (non vi dico la sorpresa nel constatare che in passato qualcuno aveva già proposto quello che sogno io nel 2009, ovvero i Giochi senza bandiere, inni e nazionali, ma incentrate sugli Atleti come avveniva nell’antica Grecia), perchè in effetti non viene spesso in mente che tipo di organizzazione sia, come funzioni, quanto potere abbia senza il controllo praticamente di nessuno, e le molte storie ambientate durante la seconda guerra mondiale per la loro inevitabile tragicità.
Infine, una piccola considerazione personale: dopo aver letto il libro non so come si possa guardare senza una forte dose di compatimento il 90% dei calciatori e degli sportivi in genere dei giorni d’oggi, il cui massimo “messaggio” riportato altro non è che un “just do it” o “impossible is nothing”.
Ma non voglio cadere nel “si stava meglio quando si stava peggio”, per carità, è solo una forte simpatia per quando lo sport veniva praticato da fisici improbabili per i nostri standard contemporanei, con una forte componente di dilettantismo ma con dosi anche maggiori di passioni e significati profondi.

“Il compagno Tommie Smith ed altre storie di sport e politica” di Rudi Ghedini, Edizioni Malatempora, 215 pagine, 11€.

scritto da il 5 settembre 2009 alle 11:22

Da vedere: Icaro & Dedalo Srl

Facchetti_400Comunicato Stampa – Un moderno Icaro dei nostri giorni, che tenta di spiccare il volo tra conflitti generazionali, incomprensioni con il padre e relazioni sbagliate. È il protagonista di “Icaro & Dedalo srl” uno spettacolo teatrale scritto e diretto da Gianfelice Facchetti, che verrà rappresentato il 12 settembre 2009 alle ore 21 al Centro di Ricerca per il Teatro (CRT) di Viale Alemagna, 6 – Milano.

Gli incassi dello spettacolo (l’ingresso costa 15 euro) verranno interamente devoluti al sostegno della Fondazione Giacinto Facchetti per lo studio e la cura dei tumori O.N.L.U.S. di cui il regista è socio fondatore.

Lo spettacolo verrà messo in scena dalla Compagnia Facchetti/De Pascalis presso il CRT, il primo e più importante centro italiano nel campo della sperimentazione e della ricerca teatrale. Gianfelice Facchetti, autore e regista, è considerato fra i più promettenti ed ironici registi del panorama nazionale. Gli attori, Pietro De Pascalis, Jacopo Fracasso e Annalisa Salis con una recitazione partecipe e di elevata qualità coinvolgono emotivamente il pubblico.

La Fondazione, che porta il nome di Giacinto Facchetti per una condivisione di comportamento e di valori, sostiene la ricerca clinica spontanea nell’ambito della prevenzione, diagnosi e cura dei tumori. S’impegna, inoltre, a trasferire i risultati degli studi ai pazienti in tempi brevi.

Per prenotazioni e prevendita: Biglietteria CRT – Tel. 02/89011644 – E-mail: promozione@teatrocrt.it – Call center Vivaticket 899.666.805 – www.vivaticket.it

Per informazioni: Fondazione Giacinto Facchetti – Tel. 02/23903695 – E-mail: fondazionefacchetti@alice.it

Ai lettori assidui e occasionali un invito ad assistere e sostenere lo spettacolo.

scritto da il 7 gennaio 2009 alle 15:14

Inter Cento per Cento – 100 racconti in 100 anni

100x100E’ sempre difficile scrivere la recensione del libro di un amico. Per quanto libera possa essere la mente resta sempre il tarlo, in te prima che in chi ti legge, che le belle parole che stai per scrivere siano dettate dall’affetto e dal rispetto, e non da quanto scritto dall’amico nella sua opera.

Inter Cento per Cento, però, ci libera da questo pesante dubbio…e no, non perchè ne parleremo male. Il libro scritto da Gabriele Porri è talmente bello, talmente completo, talmente emozionante che non può proprio esserci il dubbio che sia tutto dettato dall’amicizia. Potrebbe passare, a prima vista, come una delle tante speculazioni editoriali che si trovano in circolazione quando c’è da celebrare qualcosa: quanti libri avete visto sul centenario dell’Inter? Storia, racconti, immagini, uomini…c’era di tutto. Di tutto, tranne quello che c’è in questo libro. Gabriele parte da un presupposto forse banale, ma per nulla scontato: la storia di una squadra di calcio, prima ancora dei giocatori, degli allenatori, dei presidenti, degli aneddoti, la fanno le partite. E Inter Cento per Cento è proprio una raccolta di cento partite significative della nostra meravigliosa squadra: dalla prima, un derby, all’ultima. E in mezzo c’è tutto: dal primo gol (di un brasiliano) all’ultimo (di un argentino), dai grandi trionfi alle sconfitte più brucianti, dagli illustri debutti ai commoventi addii, dalle beffe alle rivincite. In mezzo c’è la storia dell’Inter, semplicemente. Così come si è dipanata nel corso degli anni, così come l’hanno disegnata i campi di calcio di Milano, dell’Europa e del Mondo.

Se si vuole trovare un difetto a questi cento racconti, si potrebbe accennare alla disparità fra eventi passati e più recenti (ovviamente in favore di questi ultimi): qualsiasi tifoso a un certo punto si troverà a dire “io al posto di questa partita avrei messo quell’altra”. In realtà proprio questo offre invece lo spunto per l’ennesima lode all’autore, e alla sua incredibile capacità di immergersi negli archivi per recuperare risultati e tabellini di partite disputate un secolo fa, e non per modo di dire. Credete che sia stato facile scoprire formazioni e marcatori di Inter-Juventus 1-0 del 28 novembre 1909 (prima vittoria in competizioni ufficiali)? Secondo me non lo è stato per niente. Ma è proprio questo lavoro a fornire al libro quel tocco di “presente” in più, che ti dà l’impressione di essere lì, sul campo, sugli spalti, tra i tifosi e di vedere dal vivo la storia della tua Inter che viene scritta partita dopo partita, passaggio dopo passaggio, gol dopo gol.

Gabriele riesce così nell’impresa di scrivere una cronaca fedele e farla sembrare un romanzo. Come in un qualsiasi libro “storico”, infatti, al termine di queste pagine il lettore poco informato saprà molto della storia dell’Inter, delle sue imprese e dei suoi campioni. Ci sono i gol a invito e il piede gelato di Meazza, i trionfi e le vittorie contestate dei primi anni (e degli ultimi), ci sono Veleno Lorenzi e il suo limone e Nacka Skoglund e il suo whisky, ci sono Angelillo e Nyers, Beccalossi e Matthaus. Ci sono Mazzola, Moratti, Herrera e la loro beffa alla Juventus, c’è la Grande Inter, ci sono gli anni bui e c’è Roberto Mancini. C’è tutto, come in un libro di storia ed è raccontato attraverso fatti reali, come in un libro di storia. Ma coinvolge e appassiona come un romanzo.

Un romanzo che parte da quando erano poco più di 40, erano ribelli e volevano dare la possibilità a tutti, italiani e stranieri, di giocare con la stessa maglia, quella nerazzurra e arriva a oggi. Passando attraverso 100 anni di vittorie ma anche di orgoglio, tantissimo orgoglio. E si conclude con una porta spalancata verso il futuro.
Un futuro in cui inevitabilmente ci sarà per sempre, solo, Inter.

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scritto da il 14 novembre 2008 alle 10:11

Pazzo per l’Inter

Il Milan? Cos’è?

Pazzo per l'InterNei momenti di difficoltà, quando la squadra sembra sulle ginocchia e dal primo rosso partono i soliti fischi, i veri tifosi interisti guardano il cielo e chiedono il solito favore a Peppino. “Peppino Prisco facci un gol!” è uno dei cori più frequenti e affettuosi di uno stadio e di un pubblico che dal 2001 ha perso una vera e propria guida spirituale, oltre che il suo più grande, ironico e geniale dirigente. Adorato dai suoi tifosi, Peppino era troppo intelligente e troppo cattivo per poter essere apertamente odiato dai rivali: non sapevano rispondergli, quindi erano costretti a fingere una simpatia che non li facesse passare per vittime sacrificali. Simpatia tutt’altro che ricambiata, ovviamente.

Peppino non aveva nessuna simpatia per la terza squadra di Milano (la seconda è la Scarioni, squadra nella quale militò da giovanissimo) come non ne aveva per la Juve e non si fa scrupoli a raccontarlo in questa lunga intervista data alle stampe nel 1993 e aggiornata dopo la sua improvvisa scomparsa il 12 Dicembre 2001. Una intervista che racconta le origini del suo interismo nell’ormai lontano 1920 (lui nacque il 10 Dicembre 1921 ma si considerava interista da un anno prima, per aggiungere un altro Scudetto ai tanti visti sul campo) passando per la “rivelazione” avvenuta dopo un derby vinto nel 1929, quando lo zio Pasquale e la zia Antonietta si sentirono chiedere da Peppino informazioni sul Milan e gli risposero che non era il caso di occuparsi di gente incolpevole, ma calcisticamente di serie B. Da quel giorno zio Pasquale lo portò con sè allo stadio ad ogni partita dell’Inter, e da quel giorno di partite dell’Inter Peppino ne perse poche.

I tremendi racconti della campagna in Russia (talmente estraniante da fargli perdere di vista l’Inter), il tifo nerazzurro del figlio Luigi come unica prova della fedeltà di sua moglie (“Luigi ha gli occhi azzurri ed è chiaro di capelli, mentre io ero scuro e ho gli occhi neri. Se avesse tifato Milan avrei chiesto la prova del sangue”), l’ingresso in società nel 1949 e la carica da vicepresidente ricoperta dal 1963 per 38 anni, i ricordi dei campioni dell’infanzia (Meazza su tutti, “il quale commise un solo errore: accettare il trasferimento al Milan”), dei campioni di oggi (Ronaldo, che “sono sicuro che mai potrebbe essere indotto in una simile tentazione”) e degli amici veri (a cominciare da Giacinto Facchetti), più qualche rivelazione sull’Inter, dal tentato acquisto di Berlusconi al concreto acquisto di Platini…in questo libro c’è tutto.

80 anni di vita dell’Avvocato Prisco, 80 anni di storia dell’Inter.

[Giuseppe Prisco, (a cura di) Giuseppe Baiocchi, Pazzo per l'Inter. Un sogno lungo 62 anni, Baldini Castoldi Dalai editore]

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scritto da il 7 ottobre 2008 alle 18:28

Iniziative settoriali

inter torti settoreDa oggi, in tutte le librerie del nostro paese, è in vendita un nuovo libro sull’Inter, scritto dal mitico Settore. Questa volta bisogna dirlo: non si tratta della solita iniziativa editoriale che strizza l’occhio al mondo variopinto dei blog. Settore è scrittore di qualità, che non promette di attirare l’attenzione scrivendo post scabrosi e semi-adolescenziali, dai quali traspare unicamente la voglia di stupire. Se il blog di Settore vi è piaciuto, immagino che possa piacervi anche il libro, edito niente-di-meno-che da Baldini Castoldi Dalai, l’editore di Giorgio Faletti, per intenderci. Questo post non è un invito a comprarlo, ma è il primo tentativo di recensire sulla fiducia un libro non ancora letto.

Se si scorre il blog di Settore si può capire che la capacità di auto-ironia dei tifosi interisti – quelli veri – supera di gran lunga la stessa tendenza semi-snob di alcuni interisti famosi a intristirsi e a nuotare in quella tristezza che diventa filosofia da conto in banca. Nel libro di Settore, possiamo starne certi, tutta questa commiserazione seguita da auto-indulgenza non c’è. Ci sarà al contrario una scrittura fine, brillante, che ha il merito di farci presente un tifoso in carne ed ossa, coi suoi pregi (tantissimi) e coi suoi difetti (non capisce un’acca di html) e con la sua incrollabile fede interista, che si sviluppa come una parabola: dal tonfo del 5 maggio ai successi dell’Inter di Mancini.

I blog sono mezzi di comunicazione di facile consumo: nascono e muoiono per abbandono e noia. Ma in genere tendono a essere poco originali, monotoni e decisamente sopra le righe. E’ difficile, a mio parere, fare un blog personale, che parli con misura dell’autore attraverso le sue passioni. Il motivo per cui leggo quotidianamente Settore è proprio questo: dietro i post c’è una persona particolare che sa comunicare ciò che sente. E non è poco in un’epoca nella quale si pretende di interpretare il comune sentire attraverso slogan e martellamenti televisivi.

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