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La strage di anime dell’estate 2006

dicembre 9th, 2009 | 122 Comments | Posted in Calciopoli, Recensioni | di SNIS

Sono morto una notte di luglioOggi, mercoledì 9 dicembre 2009, alle ore 17, presso il Circolo della Stampa di Milano in Corso Venezia 16, si svolgerà la presentazione del libro intitolato “Sono morto in una notte di luglio”, scritto dall’ex designatore arbitrale Paolo Bergamo e Valberto Miliani. Esortiamo tutti a presenziare numerosi l’evento.

No, tranquilli, non sono impazzito come qualcuno di voi potrebbe pensare. E non ho né bevuto né fumato qualcosa di alternativo. L’invito è serio. Si, perché l’occasione è ghiotta, di quelle da non farsi sfuggire: ricordate le ospitate tv del sopraccitato autore del libro che il buon Lucianone Moggi chiamava affettuosamente Atalanta? Ricordate come in tali circostanze sia stato praticamente nullo il contraddittorio? Chi di voi non avrebbe desiderato essere lì, per formulare all’ex designatore le domande che nessuno ha mai pensato di rivolgergli? E allora, perché non sfruttare l’opportunità e magari chiedere al diretto interessato perché fosse in possesso di una scheda SIM “Moggiphone”? Forse per i piani tariffari più convenienti rispetto a quelli degli italici gestori di telefonia mobile? Oppure, perché non domandare per quale motivo lui e l’altro uomo a cui hanno “ucciso l’anima” ripassassero insieme al telefono ciò che avevano studiato? Era forse in vista un esame al CEPU?

Insomma, questi sono solo alcuni spunti, visto che i quesiti da porre sono numerosissimi. A voi la libertà di individuare quello che più ritenete interessante. Intervenite numerosi e, naturalmente, una volta soddisfatta la vostra curiosità, via, tutti di corsa al Meazza. C’è una partita da vincere!

PS: Si ringrazia Cristina per la consulenza.

Nel buio

novembre 18th, 2009 | 244 Comments | Posted in Calciopoli, Discussioni, Recensioni | di Mr Sarasa

Noto, leggendo qua e là tra i vari blog nerazzurri, che le dichiarazioni di Jean Claude (vado in) Blanc hanno dato non poco fastidio.

Per carità, fastidio più che legittimo, ma dov’è la novità? Questo francese dallo sguardo inebetito ci aveva già “deliziati” qualche settimana fa delle sue teorie su stelle, asterischi e compagnia cantante, quindi non commenterei oltre lasciandolo nel suo buio mentale che tanto l’interruttore penso sia proprio rotto…

Oggi vorrei parlare di un’altra situazione “poco luminosa” per il calcio italiano, il cosidetto “Lodo Pandev”.
La situazione di partenza è abbastanza chiara, c’è un giocatore con un regolare contratto di lavoro che scade al 30/06/2010 e (legittimamente) non vuole rinnovarlo alle condizioni che pretende il datore di lavoro.

Se al posto di Pandev, Lotito e della Lazio ci fossimo io, il mio direttore generale e la società dove lavoro, andremmo avanti fino a giugno, io a lavorare e lui a pagarmi, senza grossi problemi e poi arrivederci e grazie, qua invece la situazione si complica perchè il presidente della squadra biancoceleste ritiene di subire un danno dalla mancata “monetizzazione” di un giocatore che è cresciuto e si è fatto notare da quando gioca nella Lazio, quindi altrettanto legittimamente, dal proprio punto di vista, decide di non far più valorizzare dal suo dipendente-allenatore una risorsa che comunque se ne andrà via gratis.

Quello su cui il Presidente del Collegio Arbitrale dovrebbe esprimersi tuttavia è qualcosa di più grave che non una scaramuccia tra datore e dipendente-calciatore, ovvero se nel “non valorizzare” (= non far giocare) Pandev non siano stati messi in atto anche dei comportamenti rientranti nella categoria del “mobbing” e se non prefigurino pertanto la possibilità per il tesserato di svincolarsi con effetto immediato dalla società.

Non voglio assolutamente anticipare un giudizio personale su come debba o non debba pronunciarsi questo Organo della Giustizia Sportiva, la materia è controversa anche per chi se ne occupa di professione, penso tuttavia che quanto sta accadendo in questi giorni a Roma agli occhi del passante della strada (i miei) assomiglia sempre più ad una farsa, tra dimissioni, diffide, malattie reali o immaginarie ma che casualmente impediscono le sedute…

Insomma, per la credibilità del Calcio, questo è veleno puro, diserbante. Viene da chiedersi cosa sarebbe successo se al posto della squadra del Consigliere di Lega ed “efficentatore”  Lotito ci fosse stata una squadra di serie B o C, e bene ha fatto il presidente dell’Associazione Italiana Calciatori ad alzare la voce. Non perchè avvenga una pronuncia favorevole o negativa, ma proprio perchè almeno una pronuncia arrivi!

A proposito di assenti (in)giustificati ai processi, è notizia dei giorni scorsi che i signori Ancelotti e Cellino, come dire, due persone per bene, non si sono fatti vivi benchè regolarmente convocati al Processo di Napoli su Calciopoli.  Mi viene in mente un amico “importante” di entrambi questi signori… forse che li ha già avvisati che con la prossima leggina in tema di giustizia, tra gli altri processi, verrà segato pure questo?

No, perchè se così fosse, come non capire i due impegnatissimi tesserati? Vuoi che non avessero di meglio da fare, a Londra o a Cagliari, che non prendere un aereo per partecipare ad un processo così instradato? (a scanso di equivoci, per chi non ci arrivasse, questa ricostruzione è una battuta ed è totalmente frutto della mia immaginazione; non lo dico per i lettori abituali, ma metti il caso che passi di qua qualcuno per caso…)

Vabbè, siamo stati nel buio anche troppo, per oggi, direi di tornare a riveder le stelle (due o tre che siano, Dante non era stato chiaro in proposito..), non prima di un’ultima tappa in questo “Dark Tour”, decisamente più piacevole delle precedenti: il 01/12 (con replica il 12/01) presso l’Istituto dei Ciechi di Milano va in scena lo spettacolo (al buio, sennò che centrava con questo post?) “Nel numero dei +” di Gianfelice Facchetti.

"Nel numero dei +" - La Locandina

"Nel numero dei +" - La Locandina

Non avendolo ancora visto, penso che le parole migliori per presentarlo siano quelle dell’autore stesso!

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PES 2010 vs. FIFA10

novembre 16th, 2009 | 170 Comments | Posted in Discussioni, Recensioni | di UltraNerazzurro

Ovviamente per me è un onore scrivere questo mio primo post su BausciaCafè! Metterò a confronto i due videogiochi di calcio del momento, PES 2010 vs FIFA 2010, facendo una mia personale recensione. Chi vincerà questo derby??

PES 2010 FIFA10

GRAFICA

Questa ovviamente è la prima caratteristica che salta all’occhio. I due giochi quest’anno sono molto simili dal punto di vista grafico…i giocatori sono identici a quelli reali e gli stadi sono davvero molto belli. Quella di PES è una grafica leggermente più nitida e più chiara rispetto a FIFA…ma si tratta di piccoli dettagli che non fanno pendere l’ago della bilancia né da una parte né dall’altra. Unica pecca che possiamo trovare in entrambi i titoli è la poca fluidità del movimento dei giocatori durante le loro “galoppate”.

GIOCABILITA

La cosa che si nota subito è che in FIFA ogni singolo passaggio, cross oppure tiro va dosato…è presente una barra che si carica in base a quanto si tiene premuto il tasto scelto. In PES questo avviene solo quando si effettuano i cross fuori dall’area oppure quando si deve tirare. Per quanto riguarda i dribbling, in PES il giocatore riesce più “facilmente” a liberarsi dall’avversario e le triangolazioni sono sempre bellissime (questo, ad onor del vero, è stato sempre un punto di forza del titolo Konami). Aspetto negativo di quest’ultimo è dovuto alla possibilità di effettuare varie finte con le frecce direzionali…cosa che personalmente odio per il fatto che molto spesso capita di perdere palloni a centrocampo per delle “veroniche” mai volute o cercate!!!

VARIE ED EVENTUALI

Altro punto in favore (ahimè) per FIFA è la bellissima opzione “LIVE”. In pratica collegandosi ad internet si possono scaricare i risultati stagionali della propria squadra del cuore e rigiocare tutti i match di quest’ultima facendo un simpatico confronto con l’andamento reale della squadra scelta!  Si ha una sola possibilità e quindi si può rimediare alle figuracce della squadra del cuore (ovviamente non è il nostro caso…quindi consiglio questa opzione ai frustrati della domenica). In PES viene riproposta la “COMUNITA’”, ossia la possibilità di registrare i nostri amici e confrontare tutti i dati delle partite che vengono giocate insieme. Per chi ama sfidarsi, questa è una bella opzione di gioco. E’ presente in tutti e due i titoli, il “DIVENTA UN MITO” grazie al quale si può creare, partendo da zero, un nostro giocatore e farlo arrivare al successo. A differenza di PES, il titolo della EA SPORTS dà la possibilità di usare un giocatore già esistente e aumentare il suo successo e popolarità, avendo anche degli obiettivi da raggiungere in ogni partita. Il fatto di poter disputare la Champions e l’Europa League è un punto a favore di PES, che però continua ad avere l’annoso problema delle licenze ufficiali…vero tallone d’Achille del titolo Konami. Anche quest’anno purtroppo è da segnalare la quasi totale assenza di licenze ufficiali per campionati importanti quali Premier League inglese e Liga spagnola…purtroppo una pecca che non può essere più perdonata.

Da questo confronto devo ammettere (segnalo che mi sta scendendo giù una lacrimuccia) il sorpasso di FIFA nei confronti di PES. Purtroppo in questi ultimi anni la Konami si è cullata un po’ troppo…e ovviamente ha finito per pagare l’evoluzione incredibile della EA SPORTS.

Spero di non avervi annoiato troppo e di essere stato quanto più chiaro! Ringrazio i baristi per l’occasione che mi è stata data.

Spunti di riflessione

novembre 12th, 2009 | 117 Comments | Posted in Calcio Mercato, Discussioni, Recensioni | di Miss Green

Le pause del campionato sono deleterie, non solo per il campo di San Siro che subirà mischie e placcaggi in una partita epica tra All Blacks e Italia (R.I.P.) ma anche per la marea di notizie (in)utili che si susseguono.

Si comincia con un timido Dzeko si offre al Milan di sicuro effetto, per arrivare a Huntelaar chiama il Milan «Vedrete, vi conquisterò». Non si fa in tempo ad augurarsi che gli organi di stampa smettano di prenderli per i fondelli, che Galliani (Adriano, non Sorella) si inventa l’abbonamento per il girone di ritorno. Si appella ai 16.000 che non hanno rinnovato per la delusione di non poter più venire di qua per vedere segnare Kaká, dimenticandosi di includere quei famosi 11.000…

Leggo inoltre che Del Piero ha incontrato Richie McCaw degli All Blacks e mentre parla del più e del meno, incalzato da un giornalista, promette di fare presto la linguaccia, anche  all’Inter. Il giornalista che scrive qui ci informa che “Un altro aspetto in comune, tra Del Piero e gli All Blacks è la linguaccia. I neozelandesi infatti, durante l’Haka, la danza rituale eseguita prima di ogni incontro, mostrano la lingua agli avversari: «L’Haka è molto importante nella cultura neozelandese – spiega il rugbista – Ruotare gli occhi, o tirare fuori la lingua viene fatto per spaventare gli avversari e vedere se hanno il coraggio di guardarci in faccia».” Ecco, mi sembra evidente che non venga fatta per prendere per i fondelli l’avversario dopo aver segnato. Ma c’è chi può…

Pare che Quaresma sia vicino all’Atletico a gennaio, vulesseiddio! Si parla anche di Porto, ma mi sento di dubitare fortemente di un ritorno in bianco-blu. Pare inoltre che Otamendi sarà presto dell’Inter. Chi sa, parli! Io non lo conosco e mi piacerebbe saperne di più.

E siccome in questo blog si fa anche cultura, informo i naviganti che sono FINALMENTE in vendita questi due simpaaaatici volumi:

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Il Dribbling Club – Nel terzo volume di questa collana di fumetti troviamo il giovine Giovinco. E’ lui che, nel corso del romanzo, aiuterà – e allenerà in segreto – i ragazzi della Robur, impegnati nella preparazione della finale del torneo «Magico Calcio» contro i terribili Galacticos, è lui che, in un dvd allegato al libro, regala una dimostrazione pratica delle 19 schede tecniche presenti (iniziativa creativa, controllo della palla, eccetera) e insegna una ventina di dribbling, dal «mamba» al «ghepardo», dallo «sparviero»al «condor».

Daniele de Rossi. Il mare di Roma – De Rossi diventa il mare. Sale, s’ingrossa, cresce, tracima, straripa, dilaga, inonda, fuoriesce. Canta tutte le libertà stonate che sono le più belle, percorre ogni girotondo, urla e parte per la rivoluzione lasciando i bambini a casa per il bene del mondo; è la fanfara e la banda prima dell’ora di cena d’estate, la scuola chiusa per la finta bomba, i colori dell’edicola, il ritorno dalla prima vacanza da grande, l’ultimo autogrill prima di casa, Push dei Cure ballata di notte sui ghiacci, una scena notturna di Se mi lasci ti cancello, un valzer suonato dai Sex Pistols, Disorder dei Joy Division…

Non so se ridere o piangere. Nel dubbio, rido sguaiatamente.

Non solo calcio – recensioni

settembre 20th, 2009 | 61 Comments | Posted in Recensioni | di Mr Sarasa

Buondì, come potete capire dal titolo, in questo post non si parla di argomenti strettamente legati al calcio, ma un legame con questo blog ce l’hanno ugualmente grazie a due persone conosciute la stessa sera ad una presentazione in zona Cadorna, alla Libreria dello Sport, entrambi interisti ed entrambi ottime persone (una poi qui sarebbe di casa, speriamo che si impratichisca presto con WordPress…) quindi non penso che stoneranno!

Recensione 1 – Icaro & Dedalo s.r.l.

Icaro & Dedalo s.r.l.

Icaro & Dedalo s.r.l.

Dopo “solo” una settimana dalla visione di questo spettacolo teatrale (il cui ricavato è andato alla Fondazione Giacinto Facchetti per lo studio e la cura dei tumori) riesco a parlarvene, con la premessa che non sono un esperto di Teatro (neanche a digiuno del tutto però).
La storia di Icaro e Dedalo (l’inversione dei nomi rispetto al mito greco non è casuale) viene rivista da Gianfelice Facchetti, fino a diventare quasi un semplice pretesto per parlarci del rapporto tra un padre ed un figlio, con un evidente preponderanza del punto di vista di questultimo.
Entrambi i protagonisti non rappresentano solo se stessi nella versione classica della storia, ma sono due generazioni, due ruoli, a confrontarsi davanti allo spettatore, un burbero genitore prigioniero della tradizione del pater familiae che tutto può e tutto decide, ed un figlio ribelle a tutto, in cerca di una sua identità  in quanto qualcosa di più che non semplicemente il figlio di suo padre.
Lo scontro è in parte mediato dalla figura della madre Naucrate, figura praticamente irrilevante nel mito greco che qui assume pari dignità rispetto a padre e figlio: è al tempo stesso una donna di una volta, assolutamente non emancipata dal marito, ed una “rivoluzionaria” pronta a rischiare la propria incolumità nell’infrangere l’autorità del capofamiglia per proteggere il figlio e consentirgli di spiccare il primo volo, quello senza ali nel mondo che è altro dalla famiglia.

Lo spettacolo è molto appassionante, inizia “soft” da dove finisce la storia che tutti conoscono, con Icaro morto per aver volato troppo vicino al sole, per poi tornare indietro nel tempo e svilupparsi autonomamente, in un crescendo di situazioni paradossali (complice un’azzeccata colonna sonora ed un testo non pesantemente classico, in cui abbondano giochi di parole ed allitterazioni), simbolismi (i cerchi di sabbia sempre più concentrici che delimitano il “territorio” del capobranco, il ritratto del padre, il senso traslato del “labirinto” e del “minotauro”…) e citazioni/parallelismi (tra tutte, spiccano quelle con il più famoso “racconto di formazione” italiano, cioè Pinocchio, ma ve ne sono molte altre sia filosofiche che teatrali).
E particolarmente significativo, oltre che coinvolgente, è anche il fatto che il confronto generazionale non sia solo verbale ma proprio fisico, ogni  spinta, ogni scontro non è fine a se stesso ma “comunica” allo spettatore qualcosa.

Attenzione però, è proprio necessario che uno scontro di questo tipo abbia vinti e vincitori?
La risposta, pienamente giustificata e senza colpi di scena illogici, potete trovarla andando a vedere lo spettacolo, augurando a Gianfelice (persona squisita anche sabato scorso nel pre-spettacolo, dopo la presentazione di qualche mese fa) ed ai tre bravi attori (Jacopo Fracasso, Pietro De Pascalis ed Annalisa Salis sono rispettivamente Icaro, Dedalo e Naucrate) di poterlo presto proporre in giro per l’Italia!

Recensione 2: Il compagno Tommie Smith ed altre storie di sport e politica

Il compagno Tommie Smith: la copertina del libro

Il compagno Tommie Smith: la copertina del libro

Se la recensione precedente è in ritardo di una sola settimana, questa per il bel libro di Rudi (il nostro Taribo) Ghedini aspettava di uscire dal cassetto mentale in cui stava da ormai un paio di mesi!
L’autore ci conduce, lungo dieci tracce principali (messaggi, uniformi, identità, colori, disobbedienze, defezioni, palcoscenici, limiti, retoriche, rivoluzioni), in un viaggio tra i molti punti di contatto che possono esserci tra lo Sport, nel senso più puro ed autentico cioè lo sforzo, l’impresa, la passione che contraddistinguono il gesto o la storia di un atleta, e tutto il resto, inteso come chi cerca di appropriarsene per altri scopi o semplicemente per gli scherzi della Storia si trova ad intersecarne il momento, come capita in molti episodi ambientati durante le guerre mondiali o che coinvolgono atleti perseguitati o esaltati a modello dai vari regimi di diversi colori, con il paradosso, in alcuni casi, di subire entrambe le situazioni a seconda del successo sportivo.

Il caso che dà il titolo al libro è forse più famoso, riguarda la finale dei 200m di Città del Messico ‘68 che vide sul podio il gesto di sfida di due atleti statunitensi membri del movimento nero che si opponeva alla segregazione raziale ed un australiano che pure solidarizzò con loro indossando una spilla del movimento, subendo al ritorno in patria una campagna diffamatoria analoga a quella che i vertici sportivi a stelle e strisce riservarono ai due afroamericani; è un caso in cui è l’atleta che rifiuta di essere solo il simbolo di qualcosa che non ha scelto, cioè la supremazia U.S.A. e la retorica degli inni e delle bandiere, asfissianti nelle olimpiadi moderne quanto l’invasività di certi sponsor, per diventare portatore di un proprio messaggio, qualcosa in cui crede anche a costo di andare incontro a pesanti conseguenze.

La narrazione non segue un rigoroso ordine cronologico nemmeno all’interno dei singoli capitoli “tematici”,  ma Rudi riesce comunque a trovare il pretesto, alla fine di ogni aneddoto, per introdurre il successivo, così che non ci si senta mai nel bel mezzo di un elenco telefonico, tale è la mole di episodi raccolti meticolosamente e proposti a chi come me non ne sapeva proprio niente di questi risvolti della Storia.
Un altro merito che non si può non sottolineare è uno stile molto asciutto, gli episodi vengono raccontati senza orpelli nè giudizi espliciti dell’autore, ogni lettore può farsi un’idea perchè il fatto descritto è lì, di semplice interpretazione e non servono molte parole aggiuntive.

Personalmente mi hanno colpito molto la parte dedicata al CIO ed a ciò che sta dietro le olimpiadi (non vi dico la sorpresa nel constatare che in passato qualcuno aveva già proposto quello che sogno io nel 2009, ovvero i Giochi senza bandiere, inni e nazionali, ma incentrate sugli Atleti come avveniva nell’antica Grecia), perchè in effetti non viene spesso in mente che tipo di organizzazione sia, come funzioni, quanto potere abbia senza il controllo praticamente di nessuno, e le molte storie ambientate durante la seconda guerra mondiale per la loro inevitabile tragicità.
Infine, una piccola considerazione personale: dopo aver letto il libro non so come si possa guardare senza una forte dose di compatimento il 90% dei calciatori e degli sportivi in genere dei giorni d’oggi, il cui massimo “messaggio” riportato altro non è che un “just do it” o “impossible is nothing”.
Ma non voglio cadere nel “si stava meglio quando si stava peggio”, per carità, è solo una forte simpatia per quando lo sport veniva praticato da fisici improbabili per i nostri standard contemporanei, con una forte componente di dilettantismo ma con dosi anche maggiori di passioni e significati profondi.

“Il compagno Tommie Smith ed altre storie di sport e politica” di Rudi Ghedini, Edizioni Malatempora, 215 pagine, 11€.

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Da vedere: Icaro & Dedalo Srl

settembre 5th, 2009 | 296 Comments | Posted in Recensioni | di Mr Sarasa

Facchetti_400Comunicato Stampa – Un moderno Icaro dei nostri giorni, che tenta di spiccare il volo tra conflitti generazionali, incomprensioni con il padre e relazioni sbagliate. È il protagonista di “Icaro & Dedalo srl” uno spettacolo teatrale scritto e diretto da Gianfelice Facchetti, che verrà rappresentato il 12 settembre 2009 alle ore 21 al Centro di Ricerca per il Teatro (CRT) di Viale Alemagna, 6 – Milano.

Gli incassi dello spettacolo (l’ingresso costa 15 euro) verranno interamente devoluti al sostegno della Fondazione Giacinto Facchetti per lo studio e la cura dei tumori O.N.L.U.S. di cui il regista è socio fondatore.

Lo spettacolo verrà messo in scena dalla Compagnia Facchetti/De Pascalis presso il CRT, il primo e più importante centro italiano nel campo della sperimentazione e della ricerca teatrale. Gianfelice Facchetti, autore e regista, è considerato fra i più promettenti ed ironici registi del panorama nazionale. Gli attori, Pietro De Pascalis, Jacopo Fracasso e Annalisa Salis con una recitazione partecipe e di elevata qualità coinvolgono emotivamente il pubblico.

La Fondazione, che porta il nome di Giacinto Facchetti per una condivisione di comportamento e di valori, sostiene la ricerca clinica spontanea nell’ambito della prevenzione, diagnosi e cura dei tumori. S’impegna, inoltre, a trasferire i risultati degli studi ai pazienti in tempi brevi.

Per prenotazioni e prevendita: Biglietteria CRT – Tel. 02/89011644 – E-mail: promozione@teatrocrt.it – Call center Vivaticket 899.666.805 – www.vivaticket.it

Per informazioni: Fondazione Giacinto Facchetti – Tel. 02/23903695 – E-mail: fondazionefacchetti@alice.it

Ai lettori assidui e occasionali un invito ad assistere e sostenere lo spettacolo.

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Inter Cento per Cento – 100 racconti in 100 anni

gennaio 7th, 2009 | Commenti disabilitati | Posted in Recensioni | di Nk

100x100E’ sempre difficile scrivere la recensione del libro di un amico. Per quanto libera possa essere la mente resta sempre il tarlo, in te prima che in chi ti legge, che le belle parole che stai per scrivere siano dettate dall’affetto e dal rispetto, e non da quanto scritto dall’amico nella sua opera.

Inter Cento per Cento, però, ci libera da questo pesante dubbio…e no, non perchè ne parleremo male. Il libro scritto da Gabriele Porri è talmente bello, talmente completo, talmente emozionante che non può proprio esserci il dubbio che sia tutto dettato dall’amicizia. Potrebbe passare, a prima vista, come una delle tante speculazioni editoriali che si trovano in circolazione quando c’è da celebrare qualcosa: quanti libri avete visto sul centenario dell’Inter? Storia, racconti, immagini, uomini…c’era di tutto. Di tutto, tranne quello che c’è in questo libro. Gabriele parte da un presupposto forse banale, ma per nulla scontato: la storia di una squadra di calcio, prima ancora dei giocatori, degli allenatori, dei presidenti, degli aneddoti, la fanno le partite. E Inter Cento per Cento è proprio una raccolta di cento partite significative della nostra meravigliosa squadra: dalla prima, un derby, all’ultima. E in mezzo c’è tutto: dal primo gol (di un brasiliano) all’ultimo (di un argentino), dai grandi trionfi alle sconfitte più brucianti, dagli illustri debutti ai commoventi addii, dalle beffe alle rivincite. In mezzo c’è la storia dell’Inter, semplicemente. Così come si è dipanata nel corso degli anni, così come l’hanno disegnata i campi di calcio di Milano, dell’Europa e del Mondo.

Se si vuole trovare un difetto a questi cento racconti, si potrebbe accennare alla disparità fra eventi passati e più recenti (ovviamente in favore di questi ultimi): qualsiasi tifoso a un certo punto si troverà a dire “io al posto di questa partita avrei messo quell’altra”. In realtà proprio questo offre invece lo spunto per l’ennesima lode all’autore, e alla sua incredibile capacità di immergersi negli archivi per recuperare risultati e tabellini di partite disputate un secolo fa, e non per modo di dire. Credete che sia stato facile scoprire formazioni e marcatori di Inter-Juventus 1-0 del 28 novembre 1909 (prima vittoria in competizioni ufficiali)? Secondo me non lo è stato per niente. Ma è proprio questo lavoro a fornire al libro quel tocco di “presente” in più, che ti dà l’impressione di essere lì, sul campo, sugli spalti, tra i tifosi e di vedere dal vivo la storia della tua Inter che viene scritta partita dopo partita, passaggio dopo passaggio, gol dopo gol.

Gabriele riesce così nell’impresa di scrivere una cronaca fedele e farla sembrare un romanzo. Come in un qualsiasi libro “storico”, infatti, al termine di queste pagine il lettore poco informato saprà molto della storia dell’Inter, delle sue imprese e dei suoi campioni. Ci sono i gol a invito e il piede gelato di Meazza, i trionfi e le vittorie contestate dei primi anni (e degli ultimi), ci sono Veleno Lorenzi e il suo limone e Nacka Skoglund e il suo whisky, ci sono Angelillo e Nyers, Beccalossi e Matthaus. Ci sono Mazzola, Moratti, Herrera e la loro beffa alla Juventus, c’è la Grande Inter, ci sono gli anni bui e c’è Roberto Mancini. C’è tutto, come in un libro di storia ed è raccontato attraverso fatti reali, come in un libro di storia. Ma coinvolge e appassiona come un romanzo.

Un romanzo che parte da quando erano poco più di 40, erano ribelli e volevano dare la possibilità a tutti, italiani e stranieri, di giocare con la stessa maglia, quella nerazzurra e arriva a oggi. Passando attraverso 100 anni di vittorie ma anche di orgoglio, tantissimo orgoglio. E si conclude con una porta spalancata verso il futuro.
Un futuro in cui inevitabilmente ci sarà per sempre, solo, Inter.

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Pazzo per l’Inter

novembre 14th, 2008 | Commenti disabilitati | Posted in Recensioni, Storia del Calcio, Video | di Nk

Il Milan? Cos’è?

Pazzo per l'InterNei momenti di difficoltà, quando la squadra sembra sulle ginocchia e dal primo rosso partono i soliti fischi, i veri tifosi interisti guardano il cielo e chiedono il solito favore a Peppino. “Peppino Prisco facci un gol!” è uno dei cori più frequenti e affettuosi di uno stadio e di un pubblico che dal 2001 ha perso una vera e propria guida spirituale, oltre che il suo più grande, ironico e geniale dirigente. Adorato dai suoi tifosi, Peppino era troppo intelligente e troppo cattivo per poter essere apertamente odiato dai rivali: non sapevano rispondergli, quindi erano costretti a fingere una simpatia che non li facesse passare per vittime sacrificali. Simpatia tutt’altro che ricambiata, ovviamente.

Peppino non aveva nessuna simpatia per la terza squadra di Milano (la seconda è la Scarioni, squadra nella quale militò da giovanissimo) come non ne aveva per la Juve e non si fa scrupoli a raccontarlo in questa lunga intervista data alle stampe nel 1993 e aggiornata dopo la sua improvvisa scomparsa il 12 Dicembre 2001. Una intervista che racconta le origini del suo interismo nell’ormai lontano 1920 (lui nacque il 10 Dicembre 1921 ma si considerava interista da un anno prima, per aggiungere un altro Scudetto ai tanti visti sul campo) passando per la “rivelazione” avvenuta dopo un derby vinto nel 1929, quando lo zio Pasquale e la zia Antonietta si sentirono chiedere da Peppino informazioni sul Milan e gli risposero che non era il caso di occuparsi di gente incolpevole, ma calcisticamente di serie B. Da quel giorno zio Pasquale lo portò con sè allo stadio ad ogni partita dell’Inter, e da quel giorno di partite dell’Inter Peppino ne perse poche.

I tremendi racconti della campagna in Russia (talmente estraniante da fargli perdere di vista l’Inter), il tifo nerazzurro del figlio Luigi come unica prova della fedeltà di sua moglie (”Luigi ha gli occhi azzurri ed è chiaro di capelli, mentre io ero scuro e ho gli occhi neri. Se avesse tifato Milan avrei chiesto la prova del sangue”), l’ingresso in società nel 1949 e la carica da vicepresidente ricoperta dal 1963 per 38 anni, i ricordi dei campioni dell’infanzia (Meazza su tutti, “il quale commise un solo errore: accettare il trasferimento al Milan”), dei campioni di oggi (Ronaldo, che “sono sicuro che mai potrebbe essere indotto in una simile tentazione”) e degli amici veri (a cominciare da Giacinto Facchetti), più qualche rivelazione sull’Inter, dal tentato acquisto di Berlusconi al concreto acquisto di Platini…in questo libro c’è tutto.

80 anni di vita dell’Avvocato Prisco, 80 anni di storia dell’Inter.

[Giuseppe Prisco, (a cura di) Giuseppe Baiocchi, Pazzo per l'Inter. Un sogno lungo 62 anni, Baldini Castoldi Dalai editore]

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Iniziative settoriali

ottobre 7th, 2008 | Commenti disabilitati | Posted in Recensioni | di ex-collaboratori

inter torti settoreDa oggi, in tutte le librerie del nostro paese, è in vendita un nuovo libro sull’Inter, scritto dal mitico Settore. Questa volta bisogna dirlo: non si tratta della solita iniziativa editoriale che strizza l’occhio al mondo variopinto dei blog. Settore è scrittore di qualità, che non promette di attirare l’attenzione scrivendo post scabrosi e semi-adolescenziali, dai quali traspare unicamente la voglia di stupire. Se il blog di Settore vi è piaciuto, immagino che possa piacervi anche il libro, edito niente-di-meno-che da Baldini Castoldi Dalai, l’editore di Giorgio Faletti, per intenderci. Questo post non è un invito a comprarlo, ma è il primo tentativo di recensire sulla fiducia un libro non ancora letto.

Se si scorre il blog di Settore si può capire che la capacità di auto-ironia dei tifosi interisti – quelli veri – supera di gran lunga la stessa tendenza semi-snob di alcuni interisti famosi a intristirsi e a nuotare in quella tristezza che diventa filosofia da conto in banca. Nel libro di Settore, possiamo starne certi, tutta questa commiserazione seguita da auto-indulgenza non c’è. Ci sarà al contrario una scrittura fine, brillante, che ha il merito di farci presente un tifoso in carne ed ossa, coi suoi pregi (tantissimi) e coi suoi difetti (non capisce un’acca di html) e con la sua incrollabile fede interista, che si sviluppa come una parabola: dal tonfo del 5 maggio ai successi dell’Inter di Mancini.

I blog sono mezzi di comunicazione di facile consumo: nascono e muoiono per abbandono e noia. Ma in genere tendono a essere poco originali, monotoni e decisamente sopra le righe. E’ difficile, a mio parere, fare un blog personale, che parli con misura dell’autore attraverso le sue passioni. Il motivo per cui leggo quotidianamente Settore è proprio questo: dietro i post c’è una persona particolare che sa comunicare ciò che sente. E non è poco in un’epoca nella quale si pretende di interpretare il comune sentire attraverso slogan e martellamenti televisivi.

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