scritto da il 25 giugno 2010 alle 16:07

Grazie, Marcello

Grazie, Marcello.

Quante volte ho detto queste parole per prenderti in giro, per sbeffeggiare te e quelli che ti portano in spalla da quattro anni perdonandoti qualsiasi nefandezza nel nome di una notte magica. Mai avrei pensato che queste parole le avrei dette davvero, col cuore in mano, ringraziandoti sinceramente. E invece eccomi qui:

grazie, Marcello.

lippi

Graziemarcello Lippi, ex ct dell'Italia

Non sai quanto siano stati duri gli ultimi due anni per me, quando si parlava di Nazionale. Quando facevo notare le tue nefandezze, il tuo gioco sporco, le tue convocazioni farlocche, il tuo squallido uso privato della Nazionale italiana, la devastazione morale e tecnica con cui stavi insozzando la gloriosa maglia Azzurra. E mi sentivo rispondere “eh, ma lui ha vinto i Mondiali”. “Eh, ma quattro anni fa festeggiavi”. “Eh, ma dobbiamo fidarci di lui”. Ebbene, oggi ovunque leggo le stesse identiche cose che ripeto da 2 anni a questa parte. Hai dimostrato al mondo che avevo ragione io, che aveva ragione quel piccolo gruppo di incompetenti che da 24 mesi anticipa tutti i commenti di oggi. Nessuno meglio di te poteva darci ragione, e tu lo hai fatto. E’ per questo che ti dico

grazie, Marcello.

Grazie, perchè in questi due anni ti sei assunto tutte le responsabilità delle tue scelte. Hai sempre detto che non dovevi spiegazioni a nessuno, che erano scelte tue ed eri l’unico responsabile, che non dovevi chiarire nè giustificare. Hai detto a chiare lettere che questa era la tua Nazionale -e solo tua- e lo era: lo era come e più del 2006, quando ancora dovevi dimostrare tutto. Adesso non avevi più niente da dimostrare e potevi andare libero per la tua strada, seguendo le tue scelte, il tuo istinto, la tua ragione, le tue capacità. Così hai fatto e l’hai urlato ai quattro venti. E ieri, 24 giugno 2010, hai mostrato a tutti definitivamente quanto incapace tu sia.

Grazie, Marcello.

Perchè non potevi trovare un modo migliore per certificare il tuo fallimento, nonostante tu e i tuoi ciechi devoti aveste già pronte tutte le giustificazioni del caso. “Più avanti di così non poteva andare, è stata colpa dell’arbitro, gli avversari sono stati più forti, questo è ciò che offre il calcio italiano”. No: hai fatto fuori una per una qualsiasi giustificazione, qualsiasi appiglio, qualsiasi considerazione e sei arrivato a una disfatta senza se e senza ma. Fuori al girone, fuori senza vittorie, fuori contro avversari di una pochezza imbarazzante, fuori soprattutto a causa dei tuoi uomini, quelli portati in spalla da te, i più controversi, i più sostituibili. Un fallimento totale e senza appello era il massimo che potessi regalarci, l’unico modo per cancellare definitivamente anche il più piccolo merito su quanto di buono fatto quattro anni fa: era necessario scrivere la pagina più nera della storia della Nazionale, e tu ci sei riuscito.

Grazie, Marcello.

Perchè ora tutti i tuoi adoratori si attaccano a quel pizzico di sfortuna che ci è stata addosso in questo Mondiale, e sono conseguentemente costretti ad ammettere il carico enorme di fortuna che ci aveva assistiti -che ti aveva assistito- quattro anni fa. Perchè hai riabilitato la figura di Roberto Donadoni, massacrata nel tuo nome oltre ogni limite: è un piacere vedere i salti mortali di tutti quelli che due anni fa lo aggredivano per risultati che sono oro colato in confronto alle imbarazzanti figure rimediate in queste due settimane. Appigli, giustificazioni, capriole, tentativi di cambiare discorso prima di ammettere che sì: tutto il male che dicevano di Donadoni andrebbe centuplicato parlando di questa ignominiosa spedizione in Sud Africa.

Grazie, Marcello.

Perchè ci hai mostrato ancora una volta la pochezza dei giornalisti italiani: quella stessa classe che forniva i pomodori da tirare a Valcareggi, quella stessa classe che umiliava Mondino Fabbri, quelle stesse persone che sferzavano attacchi senza freno e senza sosta a Donadoni e che ieri erano tutti lì, a incensarti e glorificarti nonostante tutto, a leccarti le ferite incuranti della loro dignità. A iniziare i loro interventi con “sei il solito signore”, “ti confermi un grande uomo”, addirittura a iniziarli come noi abbiamo iniziato questo post:

“grazie, Marcello”.

Tifo e seguo l’Inter da quasi 20 anni ormai, ho visto derby persi con risultati tennistici, ho visto partite in cui non si superava la metà campo, stagioni nelle quali si cambiavano allenatori a grappoli, eliminazioni europee ad opera di minatori e banchieri. Ho visto persino te seduto sulla nostra gloriosa panchina, e nonostante questo non mi sono mai vergognato per lo spettacolo offerto da una partita di calcio. Erano due concetti che proprio non collegavo, il calcio e la vergogna. Ebbene ieri, a 20′ dalla fine e sullo 0-1, ho imparato anche questo: ho imparato cosa significa vergognarsi per un indecoroso spettacolo offerto agli occhi del mondo. E me l’hai insegnato tu, è tutto merito tuo se ho imparato qualcosa di nuovo. Ed anche per questo ti ringrazio.

Grazie, Marcello.

Perchè mi hai ricordato ancora una volta, in un momento in cui ne avevo realmente bisogno, come il tempo sia galantuomo e quasi mai lasci impunite nefandezze, scorrettezze, affarismi e arroganza. Mi hai ricordato che tutti sono responsabili delle loro azioni e che niente resta impunito, neanche in un ambito sportivo e tutto sommato goliardico come quello del calcio.

Grazie, Marcello.

Perchè mi hai fatto riscoprire sorprendentemente dispiaciuto per l’eliminazione della Nazionale, sorprendentemente tifoso, sorprendentemente affezionato a questi colori. Perchè nel momento in cui è stata chiara la tua morte sportiva, è risorta in tutta la sua potenza la mia voglia di vivere e di gioire per quella maglia. Perchè nel momento in cui sei diventato passato mi sono riappropriato della mia Nazionale. Mia e di tutti gli italiani congiuntamente, non tua e dei tuoi congiunti.

Grazie, Marcello.

Perchè vederti uscire di scena così mestamente e così ignobilmente è stata l’ultima enorme soddisfazione che questa meravigliosa stagione calcistica mi ha regalato.

Grazie, Marcello.

E’ una gioia per me unirmi al coro dei tuoi tristi glorificatori e urlare insieme a loro per una volta: grazie, Marcello.
Grazie, Marcello.
Grazie davvero.

Ora però togliti dai coglioni.

scritto da il 24 giugno 2010 alle 17:58

Il dono della sintesi

 lippi

Che figura di merda.

scritto da il 12 giugno 2010 alle 15:18

Il Football

Spesso si dice che il Mondiale rappresenta la vera essenza del calcio, assegnando a questa manifestazione un valore sportivo e morale forse superiore a quello reale. Eppure, mai come quest’anno, rischio di andare vicino alla comprensione di questa frase.

campo_di_calcio_improvvisato

Premessa fondamentale del discorso: la dichiarazione di tifo. Anzi, di non tifo. Senza ovviamente mettere in discussione il fascino  e l’importanza del Torneo per eccellenza, non posso nascondermi dietro a un dito. L’Italia è l’Italia, e non posso odiarla o addirittura gufarla. Sono cresciuto con un codino di riccoli neri che rimbalzava su quella maglia azzurra, e i ricordi che mi porto dietro sono di una intensità unica. Non riesco ancora a non emozionarmi nel vedere Gattuso (no, Cannavaro no) alzare al cielo di Berlino quella statuetta d’oro. D’altra parte, molto onestamente, gli uomini che oggi portano avanti questa squadra non possono avere il mio appoggio e il mio sostegno. Non tanto i calciatori (si, ok, Cannavaro a parte), quanto quel concentrato di spocchia, arroganza, nefandezze, affari personali e malcelato fastidio nel vedersi considerato semplice essere umano che siede, oggi, sulla panchina degli Azzurri. Ecco, senza andare ad elencare tutti i singoli motivi -dalla A di Andrea (Barzagli) alla Z di Zambrotta-, io ad uno così il mio appoggio non posso darglielo, in nessun caso. Niente gufaggio, dunque, ma soprattutto niente tifo per questa Nazionale.

E niente tifo, inevitabilmente, per nessun’altra squadra, perchè al di là di semplici simpatie (l’Inghilterra, l’Argentina, l’Olanda) la “scintilla” del tifo è qualcosa che si accende o no, che hai o no, e che non puoi decidere di mettere su a piacimento.

Un torneo, 32 squadre e totale assenza di tifo.

La situazione ideale per una introspezione di quelle vere. La situazione ideale per valutare, per capire, per vedere quanto calcio riesci ad assorbire senza essere trascinato dal cuore. Quanto riesci a interessarti, quanto riesci ad appassionarti, quanto riesci a seguire. La situazione ideale per riscoprire quanto ti piace il Football. Per apprezzarlo, per riavvicinarti, per provare a risposarlo dimenticando, per un attimo, le italiche porcherie.

Ecco cosa rappresenterà questo Mondiale per me, ecco cosa potrebbe essere: lo seguirò? Mi ci appassionerò? Sì, ovvio. Il punto è: quanto riuscirò a farlo? Mi fermerò al gossip sportivo, schernendo le improbabili gesta di discutibili attori come Cannavaro, Domenech e Maradona? Ricercherò solo il piacere degli occhi, la bellezza tecnica di Cristiano Ronaldo, la perfezione stilistica di Leo Messi? O magari andrò a un livello più approfondito e mentale, studiando il calcio di Capello e Dunga? O, infine, riuscirò a riconciliarmi con il Football, quello vero, quello di Svizzera-Honduras e Ghana-Australia?

Beh, i primi indizi vanno in una direzione ben precisa. Quell’auricolare nascosto sotto la camicia al lavoro per ascoltare la telecronaca di Sud Africa-Messico e l’ammirazione per le (rarissime) belle azioni viste in Uruguay-Francia sembrano segnali inequivocabili.

Il Football (no, di chiamarlo calcio non mi riesce). Il suo significato, la sua magia. La sua vera essenza, si diceva all’inizio.
Ecco cosa vedrò nel prossimo mese. Ecco cosa cercherò di capire.

Il Football.

Le bassezze del calcio di casa nostra, per una volta, aspetteranno.

Forse.

scritto da il 20 gennaio 2010 alle 22:00

Bussate e vi sarà aperto…

E così dopo una settimana di polemiche, è finalmente noto il calendario definitivo di “un’edizione di Tim Cup che sta suscitando sempre più interesse”, per usare le parole proferite con profondo slancio di umorismo dal presidente della Lega Calcio Beretta.

Quindi facciamo un po’ d’ordine: resta tutto come cambiato da Galliani con il blitz del 15 Gennaio, cioè Milan-Udinese il 27/01 ed Inter-Juventus il 28/01. Si, proprio la soluzione giudicata inaccettabile, quella per cui si era ipotizzato di schierare la Primavera, quella che aveva fatto gridare alla follia delle due gare in 26 ore su un campo come San Siro… a sto punto, si poteva liquidare il tutto già Sabato scorso con qualche battuta sui traslocatori di Milanello, almeno per quanto riguarda la questione delle due gare in due giorni.

Non vi nascondo che il cambio di atteggiamento della nostra società mi ha lasciato perplesso, pensavo e penso tutt’ora che affianco alla questione di merito (le due gare di seguito) ce ne fosse una almeno altrettanto grande di metodo, cioè che Galliani che prende a braccetto Beretta ed in uno stanzino carbonaramente gli spieghi come rifare il calendario sia una cosa da pre 2006, qualcosa di stonato insomma.

Mi erano piaciute le dichiarazioni di Paolillo, poi di Mourinho, infine quelle di Oriali, mi sembrava ovvio che la misura fosse ormai colma, che avessero trovato le balle di rovesciare il tavolo in testa a questi arroganti che per propria storia personale ed aziendale fanno sempre confusione tra la cosa pubblica (nelle sue diverse accezioni) ed interessi particolari… ed ora la retromarcia su tutta la linea non la capisco.

Certo, un passaggio del comunicato di oggi è altamente Bauscia: “è disposta a mantenere la partita nella data già prefissata e inclusa nei palinsesti RAI, consapevole della differente importanza mediatica rispetto a Milan-Udinese”, perchè è giusto ricordare a questi poveracci del milan che la RAI (si, quella stessa azienda che non si preoccupa dell’emorragia di spettatori dal TG1) si è opposta all’inversione di date tirando in ballo il diverso livello delle partite ed in maniera vergognosamente strumentale niente popò di meno che la Giornata della Memoria… come se una partita ed un qualsiasi film sull’argomento, indipendentemente dal livello di regista ed interpreti, fossero spettacoli fungibili o comunque paragonabili.

Si dirà “l’importante era lanciare un segnale” o “ci siamo dimostrati dei signori”… ma temo che non sia questo il messaggio che passa. Galliani fa gli affari suoi, ed il resto della serie A si adegua. Attendiamo con ansia che, nella prossima Assemblea della Lega Nazionale Professionisti, vi sia una riflessione comune a tutti i club al fine di avere in futuro regole certe sui calendari delle competizioni e sulle date di eventuali recuperi”, come richiesto “fermamente”, ma li aspettiamo al varco, che il lupo non diventa agnello, la volpe non perde il vizio e compagnia cantante.

In ogni caso una cosa resterà: comunque vada il Derby, noi non abbiamo perso la faccia a chiedere di spostare una gara con una squadra scarsa a righe bianconere.

Un ultimo accenno in tema lo merita questa supercazzola non richiesta di Beretta, un uomo chiamato pistola: “proprio l’impegno concomitante di molte squadre italiane in tre competizioni rende il calendario non suscettibile di ulteriori modifiche in questa fase perché senza più finestre libere da qui alla fine della stagione. E naturalmente esprimo l’auspicio che il cammino delle squadre italiane impegnate nelle Coppe Europee sia il più lungo possibile e coronato da successi.”
Benissimo, non ci sono altri buchi da qui a fine maggio. Quindi prima di questi cambiamenti di data non ce n’erano molti di più, giusto?

E ALLORA, GENIO, COSA CAVOLO LE HAI POSTICIPATE QUESTE TRE PARTITE?

Mendichello Lippi

Mendichello Lippi

Chiuso sto capitolo, assolutamente indesiderato ma legato ai comunicati odierni, veniamo al nocciolo del post, che poi darebbe il titolo allo stesso.

Si avvisano i guardiani ai cancelli dei centri sportivi di molte squadre di serie A che quell’uomo dimesso che chiede di essere ospitato per pranzo e mendica giocatori per giugno non è un clochard ma Marcello Lippi. Finora ha scroccato da mangiare a milanisti e gobbi, ha già annunciato che lo farà con tutte le squadre in cui giocano suoi giocatori, non con l’Inter perchè “non ci sono molti italiani”.

Viene da chiedersi se i pochi che vi siano (sostanzialmente Balotelli e Santon, perchè Matrix e Toldo han chiuso da tempo con la nazionale, e Motta gode di un ostracismo inspiegabile, coi parametri di italianità amaureschi o camoranesiani) siano meno meritevoli di attenzioni di gente regolarmente convocata come Oddo, Gattuso, Zambrotta, Iaquinta, Pepe, Di Natale… ma pazienza, ce ne faremo una ragione, anche perchè vedere certe facce ad Appiano potrebbe far riaffiorare in noi pessimi ricordi, ed al Presidente quel suggerimento lanciato dall’allora allenatore su come fosse da trattare fisicamente un tecnico che con tanti giocatori fatti comprare fosse stato in grado di produrre quei risultati, tra Helsinborg e Reggina…

E’ curioso tuttavia che recatosi all’abbazia di Milanello il mendicante abbia pregato in ginocchio Nesta di tornare a reggere la difesa azzurra, non tanto per i QUATTRO anni di assenza, quanto per il fatto che dietro suo consiglio una certa squadra di Torino si sia accaparrata Capitan Neoton ed il terzino Infame, a far compagnia in difesa al Buffone, al Chiller ed al Pio. La stessa squadra che il CT aveva indicata come favorita per lo scudetto, ed invece continua ad incassare gol un po’ ovunque.
Tu chiamale, se vuoi, intuizioni…

scritto da il 14 ottobre 2009 alle 0:44

Che Barba! (ovvero: il rasoio di Maradona)

“A parità di fattori la spiegazione più semplice tende ad essere quella esatta” (Guglielmo di Ockham)

Questo principio, che potrebbe sembrare banale, è uno dei cardini del pensiero scientifico moderno e credo si possa applicare anche alla spiegazione di un grosso enigma del calcio moderno: Maradona CT.

Come si declina?
Semplice: Maradona, visto il cammino della gloriosa selecciòn, non è un allenatore.
Non lo è adesso, non lo è mai stato, non credo lo possa diventare, almeno ai massimi livelli.

Il turno disputatosi sabato nel girone sudamericano di qualificazione ai mondiali è stata l’ulteriore conferma di quali mani tengano le redini di uno dei più grandi movimenti calcistici mondiali, uno che forse ha una vaga idea di come vada schierata una squadra, ma appena quello: non ha schemi, non sembra che faccia dei grandi allenamenti (da quello che dicono in Argentina, pare che la squadra si alleni solo al pomeriggio stante la cronica incapacità del citì de oro di svegliarsi la mattina ad orari decenti), continua a lasciare a casa elementi imprescindibili della squadra pluricampione d’Italia (Samuel e Cambiasso), schiera titolari giocatori che già in passato si sono dimostrati inadatti al peso di quella maglia…

In compenso, è un istrione senza paragoni, il Cassano dei commissari tecnici: “non esiste denaro in grado di comprare la gloria”, “mi aiuterà il Barba” (che poi sarebbe Dio), “Il Barba a un certo punto si è ricordato di rivolgere uno sguardo al Monumental, e quando ha visto il Perù pareggiare ha deciso di non lasciare che l’ingiustizia si realizzasse. Loro non avevano fatto niente per meritare il pari…”, “è stato un miracolo di San Palermo”…

FBL-WC2010-QUALIFIERS-ARG-PER

Maradona mentre si dedica al suo prossimo sport: il nuoto.

Nel caso abbiate avuto (giustamente) di meglio da fare che non assistere ad Argentina-Perù, meglio precisare che Romero, portiere dell’Argentina, ha salvato più volte il risultato, che il gol vittoria di Palermo nasce da una fagiolata alla “viva il parroco” e che l’Argentina non ha un gioco, non riesce a mostrarlo nemmeno contro il Perù fanalino di coda del girone come non l’aveva mostrato nelle scoppole da Brasile e Bolivia (!) o nel pareggio interno col Paraguay; se non altro, va riconosciuto all’ex 10 che ha capito a due turni dal baratro che Zanetti terzino è improponibile, ma non serve il Nobel per la scienza..

Mercoledì in compenso l’Argentina deve andare in Uruguay, in quella che si preannuncia come la madre di tutti i “derby” del Rio de la Plata: chi vince, va diretto ai mondiali, Maradona potrebbe acontentarsi anche di un pareggio, che però obbligherebbe la squadra di Tabarez alle forche caudine dello spareggio con il Costa Rica o con l’Honduras.. e con gli spareggi mondiali l’Uruguay ha una tradizione in chiaroscuro: nel 2001, riuscì ad avere la meglio sull’Australia, mentre 4 anni dopo dovette subire la rivincita degli uomini di Hiddink; se contemporaneamente da Santiago giungesse notizia di un Ecuador vittorioso sui padroni di casa, i primi vincitori del Mondiale sarebbero fuori da tutto anche col pareggio, quindi per una volta prevedere un match combattuto non è un’impresa.

Nonostante tutto, per ragioni sentimental-calcistiche, avanti Argentina a ritmo di Tango: due passi avanti, uno indietro, una piroetta…
Il tutto con un maestro di ballo migliore di Diego Armando (quello che non è nè Zico, nè Lothar…) e sperando che la musica a fine gara non sia “Oblivion”.

scritto da il 10 settembre 2009 alle 21:48

Il (c)tifoso.

carcerato_~Convict

Marcello Lippi

Più che quel traumatico divorzio, però, i tifosi interisti non hanno somatizzato la dichiarazione (di Marcello Lippi, ndl) simil-kennedyana: “Sono sempre stato j**entino“. “Colgo l’ occasione per chiarire. Sfido chiunque a sostenere che a Milano non ho svolto il mio mestiere con serietà e impegno. Quella dichiarazione di j**entinità è stata la difesa del lavoro e dei risultati ottenuti nei precedenti cinque anni alla J**e, i più importanti della mia vita, messi in discussione da sospetti di ogni genere, dal doping agli arbitri. Questa mia j**entinità la rivendicherò in qualsiasi squadra dovessi andare“. Corriere della Sera, 9 marzo 2002.

“Io non tifo nessuno. Anzi, tifo Italia”. Marcello Lippi, 10 settembre 2009.

Dopo 7 anni possiamo dire a Lippi che i sospetti su doping e arbitri sui risultati della J**e sono diventati certezze. Anche perché finge sempre di dimenticare il suo torbido passato. E la sua amnesia è possibile grazie ad un sistema mediatico che l’ha assolto da qualsiasi peccato dopo la vittoria del Mondiale.

Il paradosso è avvenuto un anno fa: è stato un detenuto di Rebibbia a porgere a Lippi una della domande più scontate (“quanti scudetti ha rubato la Juve?”) in seguito alll’esplosione di calciopoli, un sistema che non può nascere e svilupparsi in due sole stagioni, soprattutto se gli attori protagonisti siano rimasti gli stessi nel corso del tempo. Non sappiamo se quel detenuto abbia scontato la sua pena, ma difficilmente troverebbe posto in una redazione sportiva.

Della sua j**entinità eravamo a conoscenza, ma forse crede davvero di essere il Paul Newman italiano e quindi continua a recitare, stavolta nei panni del selezionatore imparziale.

“La mia J**entinità la rivendicherò in qualsiasi squadra dovessi andare”. Noi, per fortuna, non soffriamo di amnesie.

scritto da il 10 settembre 2009 alle 9:30

Laggiù nella valle dei Marchionnes

Amore bianconero

Amore bianconero

Ieri l’Italia ha vinto. Come dice la Gazzetta ha vinto col rombo, con Pirlo davanti e De Rossi a protezione della difesa. Schieramento più logico che ha visto l’accantonamento del poco convincente 4-4-2 con Marchionni sulla fascia.

Su, non vedeteci del marcio nel Marchionni convocato e messo subito titolare dopo 3 anni (e senza un reale motivo per far parte dell’undici italiano migliore d’Italia) impiegato in una partita tutto sommato semplice, in un modulo quasi mai provato in precedenza. Io non ci scommetterei su nuove convocazioni, a meno che non si trasformi in Garrincha. Dubito che rivedremo anche  un 4-4-2 cucito sulla sua improvvisa convocazione. Per la Gazzetta Lippi che fa marcia indietro sul Modulo Marchionni dimostra umiltà… certo, e la marmotta sta incartando chili di cioccolata.

I nostri eroi hanno giocato tra ieri e stanotte. Nel video a destra potete ammirare il gol di Samuel Eto’o che porta in vetta il Camerun nel suo girone, ciò significa che Samuel farà quasi certamente la Coppa delle Nazioni Africane, in questo caso scommetterei sull’arrivo del macedone Pandev.

A proposito di Lazio: la Juventus giocherà sabato all’Olimpico contro i biancocelesti che quasi certamente non potranno schierare Rocchi e Zarate. Sperare nel Jardinero Cruz? Hanno fortuna, non c’è che dire.

Wesley Sneijder in campo per 77 minuti nell’inutile partita contro la Scozia, diciamo che è abile e arruolato per la partita con il Parma. Più o meno recuperiamo tutti, anche se sarà da verificare la condizione dei sudamericani, che arriveranno alla spicciolata tra oggi e domani. In ombra Zanetti e Milito, con le scelte scellerate di Maradona, che si dimostra un timoniere di una nave alla deriva. Samuel e Burdisso, Cambiasso e Riquelme. Sono giocatori imprescindibili in una nazionale senza difesa e che si affida a Veron per cercare di mettere in moto il genio di Leo Messi. Motta rientra in gruppo e sarà presente, potrebbe esserci spazio per Santon e Balotelli se le condizioni di Maicon e Milito non saranno perfette.

Il Parma di Ghirardi ha fatto collezione di giocatori ex Juve. Strano ma vero. Lanzafame, Bojinov, più l’orbitante Zack Hardow, che tra non molto troverà modo di sedersi nella panca della nazionale di Lippi. Mesi fa si sussurrò di una cena, smentita, ma confermata da chi aveva visto Guidolin alla tavola di Moggi e Ghirardi. Non aspettiamoci una squadra molle, noi vestiamo nerazzurro. Il d.s. è Pietro Leonardi.

PARMA, 21 MARZO  2009– Una cena indigesta, per qualcuno. Eppure in quel locale nelle vicinanze di Medesano, dove mercoledì sera hanno cenato in gran segreto “Lucianone” (al secolo Luciano Moggi) e i vertici del Parma calcio (il presidente Ghirardi, il ds Berta e mister Guidolin), è davvero raro alzarsi insoddisfatti (consigliamo vivamente pesce e champagne…).

Evidentemente, però, dalle parti del Parma Calcio, più che il menù, è rimasto sullo stomaco il fatto che quella cena sia finita sul sito di Parmaok. Apriti cielo! Dalla sede di Collecchio sono arrivate telefonate imbufalite, hanno fatto capolino schiere di avvocati o sedicenti tali, il tutto condito da toni decisamente sopra le righe.

“Non c’è stata alcuna cena” è stata la smentita (subito riportata dal nostro sito) del Parma Calcio. Convinti loro, prendiamo atto. Da parte nostra, e sulla base di fonti certe (ripetiamo: certe), non possiamo che ribadire che la cena invece c’è stata. E se a qualcuno del Parma Calcio mai interessasse, ci riserviamo la facoltà di aggiungere altri dettagli sul locale e il menù. Ma va bene così, per ora. Non è un reato cenare con Moggi. Buona digestione a tutti.

Il link dal quale è preso questo articolo lo trovate in un forum juventino. E’ abbastanza imbarazzante notare che il sito della fonte ha fatto sparire quella notizia su Moggi, ma non le altre presenti in archivio.

scritto da il 8 settembre 2009 alle 18:09

Ich bin ein Oriunder

Faccio outing, sono un Oriundo.
Ma mica un oriundo da poco, con due soli passaporti, io posso essere convocato per la nazionale friulana di bevute di vini e superalcolici, per la squadra veneta di  Spritz, per i mangiatori di cannoli siciliani e pure per un qualsiasi altro team su base umbra, laziale o campana, pur avendo attualmente la residenza a Milano.

In realtà, sono fieramente cittadino (e consumatore agro-eno-gastronomico) del mondo, senza bisogno di particolari etichette, come convocazione mi basta un invito e partecipo al “match” di sorta senza problemi…

Ma lasciamo da parte queste facezie e veniamo alla sostanza, cioè cosa c’è dietro la parola “oriundo” (letteralmente “che trae origine da” – participio futuro del verbo latino “oriri” cioè nascere)?

Cosa giustifica le levate di scudi di autentiche cariatidi & perdenti di successo (come Azeglio Vicini), i fastidi di Lippi ed Abete nel parlare del tema, nonchè molti ignoranti che parlano di pancia, dal basso della loro frustrazione per i mille motivi che la vita ti può offrire per essere invidioso di qualcun altro?

E’ una parola che in ambito pallonaro prende piede a fine anni ’50 per descrivere i cosidetti “angeli dalla faccia sporca” (gli argentini Angelillo, Mascio e Sivori) ed altri sudamericani sottratti dalla nazionale azzurra alle rispettive squadre d’appartenenza, in un’italietta (calcisticamente parlando) che solo una decina di anni dopo, nel ’66, avrebbe chiuso le frontiere ai calciatori stranieri per l’atavica incapacità di ammettere i propri errori, soprattutto se scaricabili sul mondo esterno…

Non si dimentichi che qualche decennio prima molte navi partivano da Napoli e Genova alla volta del Nuovo Mondo, carichi di italiani carichi di speranze, altre tornavano dal Sud America portando nel Bel Paese giovanotti dai cognomi immutati rispetto ai nonni e bisnonni, con altre speranze tutte pallonare, ma nessuno si sognava di mettere in dubbio che tali giovanotti fossero “italiani” a tutti gli effetti, soprattutto nel momento in cui indossavano la maglia della nazionale e facevano vincere i mondiali del ’34 e del ’38.

Il problema di certi soloni brizzolati di oggi, che passano per giornalisti o che farfugliano di calcio in quanto rientranti nella mitica categoria dell’EX, è che nella migliore delle ipotesi vivono in un mondo non dico precedente al (non) millennium bug, ma al 1989, mentre i casi più gravi, alla Gino Bacci o Umberto Colombo, sono dei veri rottami usciti da quell’italietta di provincia degli anni ’50 e ’60, che con il mondo di oggi non c’entra nulla.

E’ gente che ragiona ancora in termini di “scuola italiana”, come se l’Italia fosse condannata dalla propria storia a giocare sempre con 6-7 giocatori che si occupano di distruggere il gioco avversario, di “brasiliani buoni ma non in difesa” (7 gol subiti in tutto il girone sudamericano, per la cronaca), di “giocatori di colore che puntano sul fisico più che sull’intelligenza” (giuro, sentita pure questa) ed altre amenità del genere.

Spesso queste persone associano al loro scarso spirito d’osservazione della realtà una conoscenza praticamente nulla di regole sportive e norme della legge, hanno un ventaglio di categorie concettuali probabilmente misurabile con due mani e tutto deve in qualche modo rientrarvi.

Ecco quindi che nei loro articoli e discorsi è presente una confusione massima, riconducibile ad uno schema fondamentalmente xenofobo, poco importa che si stia parlando di cittadini comunitari non italiani, extracomunitari, cittadini con passaporto italiano in virtù di antenati italiani ed i cosidetti “naturalizzati”.

Già, perchè la categoria degli “oriundi”, come ha giustamente sottolineato Abete in un’intervista di ieri, andrebbe totalmente abbandonata nei discorsi calcistici, sia se da bar sport, sia se fatti dal temporaneo Commissario Tecnico: esistono giocatori con un passaporto, che sono automaticamente convocabili per una sola nazionale, e giocatori in possesso di più di un passaporto, che quindi devono decidere a che rappresentativa nazionale rispondere. Questo, a prescindere da come abbiano ottenuto il passaporto o la Carta d’Identità, se grazie al nonno, al trisavolo, ad un matrimonio con un cittadino italiano, se residendo in Italia per oltre 10 anni o perchè adottato da una famiglia italiana…

L’unica altra regola posta dalla FIFA è che una volta giocato anche un solo minuto con una nazionale (maggiore, non a livello di Under 21 e simili), non si può fare marcia indietro. Fine delle discussioni, non esistono seghe mentali sull’essere o meno italiano, al di là dei documenti ufficiali che seguono le leggi dello stato, sono supercazzole che valgono addirittura meno di quelle sul numero di scudetti dei gobbi.

Ci sono dei documenti, a quelli ci si attiene, in uno stato di diritto.

Sarebbe il caso che qualcuno lo spiegasse anche al CT a cui sorride la sorte, che dire “non vogliamo molti giocatori di questo tipo”, riferendosi ad un italiano nato a Rio de Janeiro, ha la stessa base concettuale di uno che dicesse “non vogliamo troppi terroni in nazionale” o “non esistono ne(g)ri italiani”.

Ed è una base causata dall’ignoranza, ma d’altra parte evidentemente non si può chiedere al calcio di essere “più avanti” del resto del paese, nè nella comprensione e rispetto delle regole, nè nel superamento di certi pregiudizi.

scritto da il 4 settembre 2009 alle 11:51

10 Domande a Marcello Lippi

L'unico Vero Capitano Azzurro (foto: inter.it)

Il Nostro, Vero Capitano Azzurro (foto: inter.it)

Nel giorno del ricordo dell’indimenticabile Capitano dell’Inter e della Nazionale, sempre presente nei nostri pensieri, mi vengono in mente alcune domande, che girerei a qualcuno in Federazione, se solo sapessi a chi…

1. Marcello Lippi, mi può chiarire se il giocatore Cannavaro Fabio, quando consiglia a due tesserati dell’Internazionale F.C. di “fare in modo di giocare” da Gennaio, per non perdere il mondiale, esprime un pensiero da Lei condiviso?

2. Il giocatore Cannavaro Fabio ha asserito che, benchè stimi Antonio Cassano, bisogna rispettare chi al momento c’è al suo posto, cioè Giuseppe Rossi.
Egregio Commissario Tecnico, ci conferma che Antonio Cassano non viene convocato per fare spazio a Giuseppe Rossi e non anche ad altri giocatori?
Esplicito la domanda: è automatico che in caso di convocazione di Antonio Cassano, non verrebbe più convocato proprio Giuseppe Rossi e non il meno in forma o meno necessario tra gli attaccanti a disposizione e finora convocati?

3. Qualora condivida quanto detto dal giocatore Cannavaro Fabio, Le chiedo come mai nella Nazionale abbiano trovano spazio anche nel recentissimo passato riserve (nei loro club) come Grosso e Le Grottaglie, qualora non lo condivida Le domando come mai il giocatore di cui sopra possa indicare al pubblico chi rischi di non essere convocato al mondiale e per quali motivi, essendo tale compito di competenza del Commissario Tecnico.

4. Esattamente, quali sono i criteri in base ai quali Lei convoca un attaccante? comprendono, per esempio, il numero di gol o di assist fatti?

5. Recentemente Lei ha affermato, in risposta ad una domanda su giocatori come Motta e Taddei che pubblicamente hanno dichiarato che sarebbero entusiasti di giocare con la maglia azzurra, che  “È bellissimo lo spirito di questi giocatori con il doppio passaporto che avvertono questo richiamo verso la maglia azzurra, ma non vogliamo fare una Nazionale con tantissimi elementi con queste caratteristiche”, mentre su Amauri “È diverso, è una cosa che ormai va avanti da un anno”.
Può spiegarmi in cosa consista la diversità di preciso, e come si possa giustificare una diversità di trattamento discriminante ed ai limiti dell’incostituzionalità nei confronti di giocatori che già hanno il passaporto Italiano, in quanto nipoti diretti di emigrati italiani in Brasile, rispetto ad un cittadino brasiliano che tra qualche mese entrerà in possesso del passaporto Italiano grazie alla permanenza della moglie per più di 10 anni nel nostro Paese?

6. Ritiene che tra i giocatori italiani si possano trovare almeno otto centrocampisti convocabili migliori di Taddei e Motta?

7. Ritiene che non siano presenti almeno 6 attaccanti italiani, nel ventaglio offerto dai principali campionati europei, migliori di Amauri?

8. Come mai in passato, anche durante la Sua gestione,  i giocatori convocati in Nazionale si concentravano sulla partita ufficiale da giocare con la maglia azzurra, mentre adesso parlano di campionato, numeri di scudetti della propria squadra, calciomercato e quant’altro?

9. In un’intervista di Agosto Lei ha dichiarato “Nelle nostre under ci sono ottimi giocatori, nonostante i molti stranieri, forse troppi, che continuano ad arrivare. Ben vengano gli stranieri bravi, ma non vedo nessun bisogno d’importare giocatori di medio livello: li possiamo benissimo costruire noi, con i nostri settori giovanili anche delle squadre minori”. Nella Stessa intervista ha riconosciuto che comunque Lei può scegliere tra il 70% dei giocatori della Serie A, a differnza del C.T. dell’Inghilterra Fabio Capello, visto che nella Premier League sono convocabili per l’Inghilterra il 38% dei giocatori tesserati.
Non Le sembra di perdere di vista l’attuale dimensione Europea dei movimenti calcistici Italiano, Inglese, Spagnolo… visto che non può scegliere SOLO tra il 70% dei giocatori della Serie A (comunque pari a circa 450 giocatori), ma anche su buone individualità che giocano in formazioni di Premier League, Liga Spagnola e Bundesliga (in quest’ultimo caso vincendo anche il titolo nazionale ma senza trovare spazio tra i convocati..)?

10. Si sente di escludere le numerose voci ed indiscrezioni circolanti a mezzo stampa che Le attribuiscono comunque, per la prossima stagione, un ruolo dirigenziale nella società Juventus F.C. e che vedono Lei come ispiratore di almeno due movimenti di calciomercato avvenuti quest’estate, ovvero l’approdo dei giocatori Fabio Cannavaro e Fabio Grosso al medesimo Club?

Grazie, con immutata stima.

UPDATE: evidentemente, questo tipo di domande non sono venute in mente solo a me, l’ottimo Gabriele-Watch ne ha rivolte altrettante nel suo post di oggi, “Dieci Domande a Giancarlo Abete”

scritto da il 28 marzo 2009 alle 15:06

Intervista al Bambino – Nazionali che ci interessano

Riportiamo fedelmente l’intervista di Andrea Elefante e Luca Taidelli al giocatore rivelazione del campionato, Davide Santon, in edicola oggi sulla Gazzetta dello Sport:

D: Santon, si sente davvero un predestinato?

S: Diciamo che credo al destino e al fatto che ognuno di noi possa essere nato per fare qualcosa di specifico. E che mi sono capitate cose per cui mi sono detto: ma allora doveva proprio succedere

D: Tipo?
S: Partita con la Primavera, Filippini espulso, da esterno di centrocampo arretro a fare il laterale destro: non mi sono più mosso da lì. Bernazzani deve portare un terzino ad allenarsi con la prima squadra e sceglie me. Mourinho a destra ha Maicon e un giorno decide di provarmi a sinistra.

D: E’ lui il suo uomo del destino?

S: Quello che l’ha indirizzato di più, forse. Prima di lui mio padre, per quanto ha fatto per me fuori dal campo; e poi tutti gli uomini del settore giovanile dell’Inter: dev’essere destino anche che io sia qui, oggi.

D: Perchè?
S: Giocavo negli esordienti del Ravenna, a 10 anni feci un provino per l’Inter che poi quando ne avevo 14 scrisse: lo vogliamo. Due giorni dopo arrivò lo stesso foglio del Milan: allora avevo qualche simpatia rossonera ma avevo già scelto l’Inter. Perchè il cuore può cambiare e ora, per come mi sono trovato qui, non andrei mai dall’altra parte.

D: E uno sgarbo gliel’ha già fatto.
S: L’anno scorso con gli Allievi: una doppietta giocando da punta. Niente di strano, quando ho iniziato facevo l’ala destra, l’ala sinistra e anche il centravanti.

D: E oggi si sente sempre un laterale destro?
S: Il mio ruolo resta quello, ma ormai destra o sinistra non mi fa quasi più differenza. Anzi, se con l’Under 21 giocherò a destra mi farà un po’ strano, ma è come andare in bicicletta: non si disimpara.

D: E l’inno italiano l’ha imparato bene?
S: Lo so e Martedì lo canto anche. L’under21, porca miseria: il mio vero debutto azzurro, Mourinho direbbe “Fantastico”.

D: La prima cosa importante che le ha detto Mourinho?

S: Il lunedì prima di Inter-Roma di Coppa Italia, io e lui soli nello spogliatoio: “dopodomani sei titolare. E non dirlo a nessuno, neanche ai tuoi genitori”

D: E la cosa che le dice più spesso?

S: “Vai così, bambino”. Mi piace quando mi chiama così, e in fondo anche quando mi fa una testa così sull’importanza delle diagonali.

D: Il suo complimento più bello?
S: Quando in conferenza mi ha chiamato fenomeno: per me ha esagerato, ma sono cose che fanno piacere

D: Il miglior consiglio dato da un compagno?

S: Cambiasso: “Si vede che hai la testa sulle spalle: continua ad allenarti così”; Materazzi è stato più diretto: “Se non vai al Mondiale 2010, affacciati dal balcone e buttati giù”.

D: Ci spera?
S: Lippi mi ha fatto dei bei complimenti: io cerco di fare le cose con calma, ma se mi chiama non gli dico di no…

D: Più facile che Santon si monti la testa o arrivi presto in Nazionale?

S: Su una cosa metto la mano sul fuoco: resterò con i piedi per terra. Continuerò a non vedere l’ora di arrivare a casa per mangiare le lasagne di mia mamma e mia nonna, continuerò ad ascoltare mio padre, che mi ripete ogni giorno: “Davide, guarda che non hai fatto ancora niente”.

D: Quando non gioca a calcio: un libro, musica, la playstation?

S: Se devo essere sincero, playstation: una partita me la faccio sempre volentieri, ma non ho la “scimmia

D: C’è più adrenalina se: giochi contro Maldini, devi marcare C.Ronaldo, vieni paragonato a Facchetti?

S: Quel giorno contro Maldini non mi sembrava vero: il primo derby per me, l’ultimo per lui; C.Ronaldo è sempre stato il mio idolo: se ci fossero stati ancora i poster, in camera avrei avuto il suo. E Facchetti, sono curioso di vedere come giocava: ho chiesto di avere un video con alcune sue partite.

D: Le è capitato di farsi venire il dubbio: ce la farò?

S: Credo venga più o meno a tutti: me lo faccio passare pensando che pochi giovani, anche se bravi, hanno la fortuna di poter giocare in un grande club.

D: E il dubbio: mi sta succedendo tutto troppo in fretta?
S: E’ successo tutto all’improvviso, ma non ho paura: me la vivo serenamente.

D: Un po’ come vive le partite: ma non le è mai capitato di stupirsi di se stesso?

S: Non sapevo come può essere giocare contro 80.000 persone, sono entrato in campo e mi sono fatto coraggio così: “ma cosa ci fa tutta sta gente qui?”. Alla fine ho scoperto che non è poi così difficile: ho le mie emozioni, però mai davanti a tanta gente.

D: E il cuore in gola, mai?
S: Proprio in gola no, davvero. Io ragiono così: se giochi tranquillo, riesci a fare cose che non riusciresti a fare se fossi troppo teso. Certo, se tifosi e compagni ti danno una mano è più facile, ma un mio pregio è sempre stato quello: controllo le emozioni.

D: E un difetto?
S: Ora gioco a sinistra, dunque cerco di migliorare per controllare l’istinto che mi porterebbe a destra e per spostarmi più spesso la palla sul sinistro: se imparo a crossare bene con tutti e due i piedi divento più imprevedibile.

D: Santon e l’imprevedibile Balotelli: chi ha aiutato più chi?
S: Mario mi ha aiutato a trovare la fidanzata, visto che sto con Sofia, la sua ex… battute a parte, quello che Mario ha fatto l’anno scorso è stato uno straordinario esempio visivo; io credo di avergli dato qualche buon consiglio e di essergli stato vicinoquando ha avuto quel momento un po’ così.

D: Oggi Balotelli e Santon, e domani? Può fare tre nomi, pescando dal settore giovanile?
S: Destro, Obi e Caldirola. E mi perdonino gli altri.

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Vale la pena ricordare gli appuntamenti che vedono coinvolti i giocatori nerazzurri in questa sosta per le nazionali:
Austria – Italia (Under 21) 2-2 già giocata mercoledì sera, in campo Francesco Bolzoni
Oggi:
h19:45 Romania – Serbia (Stankovic)
h23:30 Argentina – Venezuela (Zanetti, Samuel)
Domani:
Ecuador – Brasile (Adriano, Julio Cesar, Maicon)
Ghana – Benin (Muntari)
Mozambico – Nigeria (Obinna)
Martedì 31/3:
Olanda – Italia (Under 21) (Balotelli, Santon)
Mercoledì 1/4:
Bolivia – Argentina
Brasile – Perù

Di queste credo che l’attenzione sia massima soprattutto per le gare di Argentina (debutto di Maradona ct in una gara ufficiale), Brasile (per sperare che non venga spremuto troppo Maicon) e soprattutto Under 21, sperando che per entrambi i nostri giocatori impiegati quella sia solo una passerella verso un prossimo salto di categoria.

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