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Giudichiamo noi: Inter-Sampdoria

febbraio 21st, 2010 | 115 Comments | Posted in Campionato, Moviola | di Nk

Ne abbiamo viste tante di partite così. Abbiamo fiutato l’aria immediatamente dopo il triplice fischio, abbiamo sentito le prime dichiarazioni, abbiamo recepito la linea-guida che si diffonderà nei commenti: Mourinho ha innervosito la squadra, le espulsioni potevano starci, il nervosismo è ingiustificato, l’arbitro ha visto bene sui falli.

Paolo Tagliavento, della sezione di Terni

Paolo Tagliavento, della sezione di Terni

Per l’analisi della partita e le ripercussioni in classifica possiamo aspettare. Oggi non abbiamo bisogno di link al regolamento e di troppe spiegazioni per analizzare l’arbitraggio di Tagliavento.

Sì, è vero: le espulsioni potevano starci. Sì, è vero: sui singoli episodi l’arbitro aveva più di una giustificazione. Il problema non è questo.

Il problema si chiama conduzione di gara. Il problema si chiama metro di arbitraggio. Il problema si chiama due pesi e due misure.

- Pozzi entra da dietro con violenza su Stankovic: giallo o rosso? Nel dubbio, giallo.
- Samuel corre in vantaggio su Pozzi e allarga il braccio: lasciare correre, giallo o rosso? Nel dubbio, rosso diretto.
- Pazzini a palla lontana sgambetta Lucio in uscita dall’area: giallo o rosso? Nel dubbio, giallo.
- Cordoba appena ammonito interviene in ritardo su Pozzi ma non affonda il tackle: lasciar correre o giallo? Nel dubbio, giallo. E secondo rosso.
- Guberti controlla male il pallone e si aiuta con un braccio: fallo o lasciar correre? Nel dubbio, lasciar correre.
- Guberti trattiene Lucio a palla lontana per non farlo partire in contropiede: fallo o lasciar correre? Nel dubbio, lasciar correre.
- Stankovic contrasta Pazzini a centrocampo con un intervento al limite: fallo o lasciar correre? Nel dubbio, fallo.

E ancora:
- Pozzi si tuffa e reclama la punizione dopo un intervento regolare di Lucio: giallo per simulazione o lasciar correre? Nel dubbio, lasciar correre.
- Eto’o si tuffa in area dopo un intervento regolare di Lucchini: giallo per simulazione o lasciar correre? Nel dubbio, giallo.

Ecco a cosa abbiamo assistito stasera. Abbiamo visto 4-5 falli sistematici di Lucchini su Milito regolarmente impuniti. Abbiamo assistito a una serie di falli, scorrettezze e scenate da parte di Pozzi che in almeno 3 occasioni potevano portare al secondo giallo. Secondo giallo che è rimasto regolarmente nel taschino di Tagliavento. Abbiamo assistito a quello che alla luce di quanto appena elencato definiamo senza timore di smentita “arbitraggio scientifico”. E perfetto, aggiungiamo: perchè permette a chiunque di cianciare di episodi controversi, decisioni giuste e altre amenità simili. Di giusto, nella partita di stasera, non c’era niente. Tagliavento resta ingiustificabile, tutte le parole a sua discolpa restano ingiustificabili: abbiamo assistito a un arbitraggio vergognoso.

Si fa un gran parlare dell’arbitro che deve “interpretare la partita”, che deve “capire il momento”, che deve “applicare il regolamento con intelligenza”. E poi? E poi Samuel, appena ammonito, si prende un rosso diretto per una sbracciata. Ci può stare? Certo. E poi? E poi Cordoba, appena ammonito, si prende il secondo giallo per un intervento solo irruente sull’ennesimo tuffo di Pozzi. Ci può stare? Certo. Ma allora dov’è l’intelligenza dell’arbitro? Dov’è la sua capacità di leggere la partita? Dov’è, soprattutto, la sua capacità di condurla in porto tranquillamente e senza esasperare gli animi? Non c’è, semplicemente.

Nel giro di un mese, abbiamo visto due rigori nella stessa partita assegnati contro la capolista, abbiamo visto il capolavoro del derby, abbiamo visto due espulsioni in 5 minuti ai danni della capolista. Cose senza precedenti in un campo di calcio. Una “sudditanza psicologica” al contrario.

Questa rubrica nasceva per analizzare regolamento alla mano gli arbitraggi delle partite dell’Inter. Non per dimostrare che l’Inter è sfavorita o danneggiata dagli arbitri: semplicemente per rispondere a tutte le voci di “aiutini” e “aiutoni”, di “favoritismi” e, appunto, di “sudditanza psicologica”. Semplicemente per dimostrare che, sfavorita o meno, sicuramente l’Inter NON è favorita in alcun modo.

Oggi probabilmente questa rubrica ha fatto il suo tempo. Bari, Milan e Sampdoria, Rosetti, Rocchi e Tagliavento, hanno tolto ogni dubbio sul punto in questione.

Andiamo a prenderci questo Scudetto. Senza aiutini, zittendo tutti.

Come al solito.

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Giudichiamo noi: Bari-Inter

gennaio 19th, 2010 | 273 Comments | Posted in Campionato, Moviola | di Nk

Due calci di rigore in 4 minuti contro la capolista e tre in una sola partita bastano a riempire la nostra rubrica (quasi) settimanale e a sgombrare il campo da equivoci e da richiami allo “scandalo”. Qui trovate il regolamento del gioco del calcio corredato dalle decisioni ufficiali FIGC e dalla guida pratica AIA, per tutti i riferimenti.

Roberto Rosetti, della sezione di Torino

Roberto Rosetti, della sezione di Torino

Al minuto 60 Meggiorini va a prendere un lancio in profondità di Gazzi e prova immediatamente il tiro: interviene Samuel in scivolata e intercetta la palla con il braccio destro. Secondo la regola 12 per concedere un calcio di rigore per fallo di mano non contano i requisiti di negligenza, imprudenza e vigoria sproporzionata, ma solo la volontarietà del fallo stesso. Volontarietà che, secondo la stessa regola, si riscontra principalmente nel movimento della mano in direzione del pallone (piuttosto che del pallone in direzione della mano) e nella distanza tra giocatore e pallone (pagina 124). Nel punto 4 della Guida Pratica AIA, inoltre, si specifica ulteriormente che l’arbitro per stabilire la volontarietà deve valutare se il calciatore allarga, alza, muove o, comunque, tiene le mani o le braccia con l’intenzione di costituire maggior ostacolo alla traiettoria del pallone. Non deve però essere considerato intenzionale il gesto [...] se, per naturale effetto del movimento corporeo, un calciatore tiene le braccia distaccate dal busto ed il pallone vi urta contro, oppure se per effetto della distanza ravvicinata il calciatore non ha potuto evitare il contatto tra le braccia ed il pallone. Tutto sta, quindi, nel valutare la posizione del braccio destro di Samuel come “naturale effetto del movimento corporeo” o no. Ovvio che in un intervento in scivolata non si possono tenere le braccia attaccate al corpo, altrettanto ovvio che quella di Samuel, eccessivamente protesa verso l’altro, sembra in una posizione completamente innaturale. L’evidenza e la spettacolarità dell’intervento, aggiunti a questo, portano Rosetti a fischiare giustamente il calcio di rigore. Giusto anche il cartellino giallo e non il rosso perchè l’argentino non impedisce la segnatura di una rete o un’evidente opportunità di segnare una rete: il cartellino rosso in questi casi, infatti, non è dovuto per il fallo di mano ma solo per l’intervento inaccettabile e sleale che ha impedito la segnatura di una rete alla squadra avversaria.

Tre minuti più tardi è il turno di Lucio che, saltato secco sulla sinistra da Parisi, interviene in scivolata da dietro cercando, naturalmente, di arrivare sul pallone. L’intervento, pericolosissimo a termini di regolamento, non va a buon fine: il brasiliano non arriva sulla palla e finisce per tirare giù Parisi, colpendolo di lato. Lucio quindi effettua un “tackle” su Parisi (ovvero nell’intento di sottrarre il possesso del pallone all’avversario che lo sta giocando, anziché intervenire sul pallone, interviene sull’avversario stesso) agendo con imprudenza, cioè con totale noncuranza del pericolo o delle conseguenze per l’avversario, senza comunque impedire una rete o una evidente opportunità di segnare: calcio di rigore e cartellino giallo anche qui, senza dubbio.

Sorvolando sulle recriminazioni per un fuorigioco di Milito sul gol del 2-1, clamorosamente passivo, arriviamo quindi al minuto 72: palla in profondità di Sneijder per Pandev che, a tu per tu con Gillet, subisce l’intervento in scivolata da dietro di Bonucci. Visto quanto appena detto, l’episodio è di facilissima interpretazione: l’intervento del numero 19 barese, infatti, è praticamente identico a quello di Lucio su Parisi. Bonucci tenta di prendere il pallone ma non ci arriva e finisce col travolgere Pandev: tackle con imprudenza, quindi calcio di rigore e cartellino giallo. C’è da dire, però, che il regolamento individua una “evidente opportunità di segnare una rete” dalle seguenti caratteristiche (pagina 134): la distanza tra il punto in cui è stata commessa l’infrazione e la porta; la probabilità (per l’attaccante, ndr) di mantenere o entrare in possesso del pallone; la direzione dello sviluppo dell’azione di gioco; la posizione ed il numero dei difensori (fra l’attaccante e la porta, ndr). E’ evidente, quindi, che mentre per Parisi vale la semplice imprudenza, nel caso in questione Bonucci interrompe una evidente opportunità di segnare visto che Pandev è a tu per tu con Gillet, per altro già a terra ingannato dal movimento del macedone. Il cartellino stavolta dovrebbe quindi essere rosso, a 20′ dalla fine della partita. E’ questo l’unico grave errore di Rosetti nel match.

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Giudichiamo noi: Chievo-Inter

gennaio 7th, 2010 | 225 Comments | Posted in Campionato, Moviola | di Nk

Pochi gli episodi dubbi nel primo “anticipo domenicale” della storia della Serie A, ma qualche parola da spendere sull’operato di Pierpaoli c’è. Qui trovate il regolamento del gioco del calcio corredato dalle decisioni ufficiali FIGC e dalla guida pratica AIA, per tutti i riferimenti.

Nicola Pierpaoli, della sezione di Firenze

Nicola Pierpaoli, della sezione di Firenze

Al minuto 12 del primo tempo passaggio in profondità per Pellissier che cerca la penetrazione nell’area nerazzurra: contrastato da Cordoba, finisce a terra e perde palla dando il via al contropiede che porterà al gol dell’1-0. I clivensi protestano a gran voce, e a velocità normale la sensazione che Cordoba possa aver fatto fallo è netta. Al replay, invece, si vede come Pellissier segua il cosiddetto “schema-Ambrosini”: palla da una parte e corpo dall’altra, a cercare il difensore disinteressandosi dello svolgimento dell’azione. Non solo: la caduta inizia ben prima del contatto con Cordoba, quando l’attaccante -volontariamente o meno- punta il piede destro a terra, perdendo l’equilibrio e andando poi a inciampare sul difensore. Non solo l’intervento di Cordoba non rientra in nessuna delle dieci infrazioni di cui alla Regola 12, ma nella sua condotta non si riscontrano neanche caratteristiche di negligenza, imprudenza (il difensore interviene nettamente e in maniera pulita sul pallone, senza intralciare la corsa dell’attaccante prima che questi gli vada addosso) o vigoria sproporzionata. Giusto non dare il rigore.

In pieno recupero, invece, su un cross dalla tre quarti il pallone finisce nell’area dell’Inter dove c’è un duello di testa fra Yepes e Quaresma: il numero 7 nerazzurro nel tentativo di contrastare il difensore colombiano alza il braccio e finisce con il toccare il pallone con la mano. Rigore netto. La volontarietà del gesto, fondamentale per concedere il fallo, è presunta dal fatto che il pallone arriva da lontano e non è dunque un “pallone inaspettato” (Regola 12, pagina 124) e inoltre, pur non riscontrandosi un evidente “movimento della mano in direzione del pallone“, nel punto 4 della Guida Pratica AIA alla Regola 12 si chiarisce che per stabilire la volontarietà del gesto bisogna “valutare se il contatto tra il pallone e la mano o il braccio è voluto dal calciatore o se questi allarga, alza, muove o, comunque, tiene le mani o le braccia con l’intenzione di costituire maggior ostacolo alla traiettoria del pallone“. Molto probabilmente il contatto non è voluto da Quaresma, ma sicuramente la posizione del braccio non trova altra giustificazione se non nell’intenzione di porre qualche ostacolo alla traiettoria del pallone. Nessun dubbio nel dire che Pierpaoli ha sbagliato a non fischiare.

Questi gli episodi “da moviola”. Certe partite e certi arbitraggi, però, non possono ridursi a uno-due episodi clamorosi -magari anche bene interpretati- solo perchè il direttore di gara è stato fortunato a trovare una partita “facile”, nè tantomeno si può tacere sull’operato dell’arbitro solo perchè questi è stato “aiutato” dal risultato finale. E’ anche nella gestione generale del gioco che va giudicato il direttore di gara, ed è proprio sulla base della gestione del match che possiamo definire imbarazzante la partita di Pierpaoli. Si capisce sin dall’inizio che la linea adottata è quella di un arbitraggio tutt’altro che inglese: gioco spezzettato, fischi ad ogni intervento, applicazione rigorosa del regolamento. Linea leggermente diversa dalle indicazioni di massima dell’AIA e dell’UEFA, ma non per forza errata: viste anche le condizioni del campo (che aumentano facilmente scompostezza e rischiosità degli interventi) ci può stare la scelta di tenere sotto controllo un match che rischierebbe altrimenti di diventare pericoloso. E in quest’ottica vanno letti i gialli a Chivu e Vieira. Poi il giallo a Balotelli per aver allontanato il pallone. Tutto giustissimo a termini di regolamento.

Il problema è che una linea adottata all’inizio del match non va solo applicata fino alla fine, ma deve anche essere valida per entrambe le squadre. E non si capisce, francamente, come Pierpaoli riesca a tenere sistematicamente il cartellino in tasca quando i falli li fanno i clivensi. Non si tratta di non fischiare punizioni, di sorvolare, di fare finta di niente, no…molto peggio: si tratta di vedere il fallo, fischiarlo e non estrarre il cartellino. Il primo giallo per il Chievo, a Sardo, arriva al minuto 15 del secondo tempo quando quelli dell’Inter sono già tre, quando il conteggio dei falli indica Chievo 24 e Inter 13 e, soprattutto, quando i nerazzurri iniziano a innervosirsi e a reclamare maggiore severità da parte di Pierpaoli: pessimo segnale lanciato dall’arbitro, che finisce per dare l’impressione di ammonire “a comando” senza comunque poter riequilibrare una visione distorta dei contrasti che ha ormai elaborato nei 60 minuti precedenti.

Sono due le notazioni clamorose da fare in tal senso. La prima: immediatamente dopo l’ammonizione di Balotelli c’è un lancio in profondità per Pellissier, fermato in posizione di fuorigioco. L’attaccante va lo stesso al tiro, la palla rimbalza sui piedi di Julio Cesar e si allontana dal punto di battuta della punizione. Un minuto prima Balotelli era stato ammonito per una azione identica, un minuto dopo Pellissier la fa franca. La seconda: a partita appena iniziata viene ammonito Chivu per il più classico dei “falli tattici” ovvero, a lettera di regolamento, un “accorgimento messo in atto per annullare o ritardare l’azione offensiva avversaria attraverso un contrasto irregolare” (punto 26 della Guida Pratica AIA alla Regola 12). Interpretazione corretta e giallo giusto. Peccato che, allo stesso punto del regolamento, il fallo tattico venga definito, in alternativa al precedente, anche come “quello posto in essere da calciatori di una squadra nei confronti del “regista” avversario (fonte del gioco) per impedirgli sistematicamente la giocata, soprattutto (ma non solo, ndr) nei repentini capovolgimenti di fronte“. E non si spiegano quindi i mancati gialli a tutta la difesa del Chievo per i falli sistematici su Balotelli, che ne subisce 3 di fila solo nei primi 10 minuti del secondo tempo. Non abbiamo le statistiche a disposizione, ma non ci stupiremmo nel vedere una doppia cifra alla voce “falli subiti” di Mario.

Ed è quindi non già per questi episodi quanto, come detto, per la conduzione generale della gara (che porta per esempio Sardo, autore di quattro interventi fallosi culminati in una ginocchiata in testa a Pandev, a terminare regolarmente la partita) che possiamo dire, senza bisogno di attaccarci al clamoroso e “giornalistico” episodio di Quaresma, che Pierpaoli ha offerto una delle peggiori prove viste finora in questa stagione con l’Inter.

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Giudichiamo noi: Inter-Fiorentina

dicembre 1st, 2009 | 80 Comments | Posted in Campionato, Moviola | di Nk

Qualche polemica di troppo nel dopo Inter-Fiorentina, a causa di due episodi di difficilissima interpretazione risolti salomonicamente da Damato. Qui trovate il regolamento del gioco del calcio corredato dalle decisioni ufficiali FIGC e dalla guida pratica AIA, per tutti i riferimenti.

Antonio Damato, della sezione di Barletta

Antonio Damato, della sezione di Barletta

Sono tre i “casi” su cui soffermarsi nella sfida tra i viola e l’Inter, ma quello più importante ai fini del risultato finale – il rigore causato da Comotto su Milito – sembra lasciare veramente pochissimo spazio a qualsiasi tipo di dubbio. Il difensore della Fiorentina, preso in controtempo, aggancia il piede del Principe nel più evidente dei contatti: calcio di rigore netto e classico episodio da zero proteste….proteste che invece ci sono, da parte dei difensori viola, ma più per quello che era successo un minuto prima nell’altra area di rigore che non per l’intervento in sè.

Più difficile analizzare gli altri due casi, anche se molto simili tra loro e con lo stesso protagonista: Walter Samuel, che prima si vede annullare un gol e poi viene fatto oggetto delle proteste della Fiorentina per un fallo in area su Gilardino. Al 51′ su un calcio d’angolo battuto da destra si avventa Samuel che di testa spedisce la palla alle spalle di Frey. Damato prima sembra voler convalidare poi, forse su indicazione del guardalinee, torna sui suoi passi e concede un calcio di punizione alla Fiorentina, presumibilmente per fallo dello stesso Samuel su Dainelli. Le immagini ci mostrano come effettivamente i due si siano reciprocamente trattenuti: Dainelli si attacca al braccio di Samuel, l’argentino prende la maglietta del difensore viola all’altezza del collo. Posto che di fallo si tratta sicuramente a norma della Regola 12 (”Un calcio di punizione diretto è accordato alla squadra avversaria del calciatore che commette una delle tre infrazioni seguenti: trattiene un avversario [...]“) resta il problema dell’arbitro di decidere a chi assegnarlo, visto che contrariamente a quanto si pensa nel regolamento non è fatto alcun riferimento ai falli “reciproci” e non c’è alcuna indicazione su come deve comportarsi il giudice di gara che quindi, in questi casi, dovrà semplicemente valutare la sequenza cronologica e le circostanze in cui vengono commessi i falli (e non l’intensità: la trattenuta, infatti, è considerato un fallo in qualsiasi caso e indipendentemente dai fattori di negligenza, imprudenza o vigoria sproporzionata con i quali viene messa in atto. Nulla conta quindi che la trattenuta di Samuel sia più evidente o più “forte” di quella di Dainelli: sono entrambi falli allo stesso modo). Essendo impossibile anche alla moviola stabilire con certezza la non contemporaneità dei due falli, evidentemente Damato sceglie di dare il vantaggio al difendente non convalidando il gol e assegnando un calcio di punizione ai viola.

E questo, se è corretta l’interpretazione dell’episodio precedente, è esattamente lo stesso metro che l’arbitro di Barletta utilizza al minuto 81 quando Samuel e Gilardino si spintonano a vicenda con l’argentino che cerca di ostacolare la progressione dell’attaccante e il viola che cerca di liberarsi finendo per trascinare Samuel a terra. Sgombriamo il campo da equivoci: pur non essendoci trattenute evidenti da parte di Samuel, il punto 18 della Guida Pratica AIA alla Regola 12 equipara senza dubbio questo episodio al precedente: “un giocatore nell’ostacolare la progressione dell’avversario viene con lui a contatto fisico. Quale deve essere la decisione dell’arbitro? Accorderà un calcio di punizione diretto o rigore perchè di fatto il giocatore ha trattenuto l’avversario”. Similitudine discutibile, se vogliamo, ma questa è la lettera del regolamento. L’unica differenza con l’episodio precedente sta nel fatto che il pallone non è a distanza di gioco dal punto in cui si svolgono i fatti, ma anche questo poco conta visto che un fallo del genere (senza la reciprocità che invece caratterizza il comportamento di Gilardino) sarebbe senz’altro punito con il calcio di rigore anche a palla lontana. Anche in questo caso, stante la contemporaneità dei due interventi, Damato sembra voler concedere un vantaggio alla difesa e non fischia il fallo.

Comportamento discutibile da parte dell’arbitro in entrambe le situazioni: troppo fiscale sul gol annullato (episodi così se ne vedono decine in ogni partita, senza che l’arbitro intervenga), troppo di manica larga sul rigore negato (l’intervento di Samuel è molto plateale anche se, come abbiamo detto, nel caso della trattenuta non ha importanza…ma resta il tarlo della compensazione), ma dà almeno l’idea di usare lo stesso metro e di non perdere la testa davanti a episodi così particolari. E con i tempi che corrono è un merito non da poco.

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Giudichiamo noi: Bologna-Inter

novembre 23rd, 2009 | 171 Comments | Posted in Campionato, Moviola | di Nk

Riparte la rubrica nella quale cerchiamo di capire bene, regolamento alla mano, tutto quello che è successo sul campo di calcio nell’ultima partita dell’Inter. Oggi è il turno di Bologna-Inter: partita tutto sommato tranquilla e tenuta bene in mano da Rosetti che, come vedremo, ha usato esperienza e buon senso -a volte agendo ai limiti del regolamento- per non esasperare il match. Qui trovate il regolamento del gioco del calcio corredato dalle decisioni ufficiali FIGC e dalla guida pratica AIA, per tutti i riferimenti.

Roberto Rosetti, della sezione di Torino

Roberto Rosetti, della sezione di Torino

Le immagini sembrano mostrare abbastanza chiaramente che la posizione di Zalayeta sul lancio di Adailton in occasione del gol del Bologna è regolare: nulla da dire. Più complicato analizzare la posizione di Milito all’inizio del triangolo con Cambiasso che ha portato alla terza rete dell’Inter: l’attaccante argentino è proteso in avanti e, mentre i suoi piedi sono sicuramente “in posizione regolare” la sua testa e il suo corpo sembrano al di là del difensore del Bologna. Questo è uno dei punti del regolamento che ha subito più modifiche negli ultimi anni: quando la posizione di un attaccante diventa irregolare. “Ci dev’essere luce fra i due corpi”, “basta una mano avanti”, “deve essere con tutto il corpo al di là del difensore”….niente di tutto questo, nel 2009. Oggi il regolamento (regola 11, pagina 105) dice che ovviamente “un giocatore si trova in posizione di fuorigioco quando è più vicino alla linea di porta avversaria rispetto sia al pallone, sia al penultimo avversario” e un po’ meno ovviamente che ““più vicino alla linea di posta avversaria” significa che qualsiasi parte della testa, del corpo o dei piedi del calciatore è più vicina alla linea di porta avversaria sia rispetto al pallone, sia al penultimo avversario. Le braccia non sono incluse in questa definizione“. Al di là dell’italiano come al solito discutibile, questa frase chiarisce definitivamente il caso in questione: come detto la testa e il corpo di Milito sembrano chiaramente al di là del difendente, quindi la posizione è irregolare. Tuttavia la chiamata è difficilissima perchè si tratta di centimetri, e a quanto pare esiste una direttiva UEFA che consiglia ai guardalinee di NON chiamare il fuorigioco nel dubbio. Non si può parlare di errore di Ayroldi dunque, secondo me.

Sono altri due i casi da analizzare, ed entrambi riguardano la Regola 12 (Falli e scorrettezze): la manata di Thiago Motta ad un avversario a palla lontana e l’incredibile rosso di Maicon a partita ormai finita. Abbastanza grave il primo episodio con Thiago Motta che, a palla lontana, “colpisce o tenta di colpire un avversario“, per dirla a termini di regolamento. Il numero 8 nerazzurro, in realtà, si rende colpevole di condotta violenta perchè “in mancanza di alcuna contesa per il pallone, usa vigoria sproporzionata o brutalità nei confronti un avversario” (sic: non “di un avversario” ma “un avversario”. La lingua italiana, questa sconosciuta…). Per questo tipo di infrazione non solo è previsto il rosso diretto, non solo vale il richiamo generico all’applicazione letterale della Regola 12 (”La Regola 12 deve essere applicata con il massimo rigore, particolarmente allo scopo di evitare che il gioco diventi violento“, decisioni ufficiali FIGC, pagina 134) ma c’è addirittura un richiamo particolare: “si ricorda agli arbitri che la condotta violenta spesso conduce a scontri tra più calciatori e, pertanto, devono impegnarsi attivamente al fine di impedire che ciò accada“. Cosa salva Thiago Motta dal rosso? Il buon senso di Rosetti cui facevamo riferimento prima: seppure nel regolamento si parla genericamente di “vigoria sproporzionata“, con questo intendendo di fatto qualsiasi tipo di intervento (nel caso specifico, a palla lontana, qualsiasi intervento volontario è “sproporzionato” visto che risulta fine a sè stesso), la manata di Motta non sembra particolarmente violenta nè volta a causare un danno grave all’avversario…avversario che, dal canto suo, esagera evidentemente gli effetti del contatto. Mano morbida di Rosetti e giallo per Motta: visto il clima generale in campo, giusto così.

Rosetti assolutamente incolpevole anche sul rosso diretto a Maicon: indipendentemente da ciò che è successo con Ayroldi e dalle parole uscite dalla bocca del brasiliano, se il guardalinee dice con quella sicurezza che un giocatore deve essere espulso l’arbitro, anche per una questione di “equilibri” interni, non può fare altro che prendere quella decisione. Diverso il discorso sulle parole effettivamente pronunciate da Maicon: “fanculo” secondo le prime interpretazioni, “fuck you” secondo le successive, “vai tu” (in risposta a un “vai via” di Ayroldi) secondo Branca. A norma di regolamento, “un calciatore che manifesta dissenso protestando (verbalmente o non) contro una decisione dell’arbitro deve essere ammonito“, mentre deve essere espulso se “usa un linguaggio o fa gesti offensivi, ingiuriosi o minacciosi“. E’ evidente che, per scatenare tanta certezza nelle azioni di Ayroldi, qualche parola di troppo dalla bocca di Maicon sia uscita (anche se Branca ha detto che a fine partita si è chiarito tutto)…parole di troppo che se confermate nel referto porteranno a due giornate di squalifica per il terzino e alla conseguente assenza contro Fiorentina e Juventus. Certo si potrebbe discutere sul fatto che a qualcuno è concesso di mandare platealmente a quel paese l’arbitro (tre volte: vero Totti?) prendendosi solo un giallo e a qualcun altro è concesso di insultare le madri di arbitro (bentornato, Pinturicchio) e avversari (lo faceva anche Zico, o è un’altra cosa in più che ha Diego rispetto all’ex-Udinese?), mentre Maicon questi lussi evidentemente non può permetterseli…ma, ovviamente, l’errore sta nelle mancate espulsioni degli altri: non si può pretendere la non applicazione del regolamento basandosi su errori precedenti.

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Giudichiamo noi: Inter-Udinese

ottobre 6th, 2009 | 245 Comments | Posted in Campionato, Moviola | di Nk

Ai tempi d’oro delle pay tv, quando c’era ancora TelePiù, i commentatori non giudicavano gli episodi ma si limitavano a illustrare il regolamento concludendo con il classico “giudicate voi”. L’intento di questa piccola rubrica è quello di darvi i mezzi per farlo: dopo le partite, quando ce ne sarà bisogno, analizzeremo gli episodi “da moviola” riportando il regolamento e cercando di ricondurci a una interpretazione inequivocabile dello stesso. Giudicheremo insieme insomma, ma senza gli occhi bendati del tifo. O almeno ci proveremo.
Qui trovate il regolamento del gioco del calcio corredato dalle decisioni ufficiali FIGC e dalla guida pratica AIA, per tutti i riferimenti.

Mauro Bergonzi, della sezione di Genova

Mauro Bergonzi, della sezione di Genova

Inter-Udinese è la classica partita in cui il risultato “aiuta” l’arbitro: Bergonzi commette alcuni errori che, anche se non clamorosi, avrebbero potuto dare adito a infinite polemiche.

Sull’1-0 per l’Inter, serpentina in area di Eto’o che supera un paio di avversari prima di essere anticipato da un difensore dell’Udinese: il pallone rinviato finisce sul braccio di D’Agostino. La distanza tra D’Agostino e il compagno che calcia è molto ridotta, ma il braccio è decisamente staccato dal corpo (”ad aumentarne il volume”, come dicono quelli bravi che però non conoscono nè la fisica nè il regolamento): rigore? No.

Il concetto chiave del fallo di mano non è la posizione del braccio, ma la volontarietà dell’intervento: tra le interpretazioni e le linee guida della Regola 12 (Falli e scorrettezze) a pagina 124 del regolamento troviamo infatti tra i criteri necessari per determinare la volontarietà dell’intervento “il movimento della mano in direzione del pallone (non del pallone in direzione della mano)” e “la distanza tra l’avversario e il pallone (pallone inaspettato)“, mentre la posizione della mano “non implica necessariamente che ci sia un’infrazione“. Non sembra esserci volontarietà, fa bene quindi Bergonzi a lasciar proseguire.

Così come fa bene il guardalinee a non alzare la bandierina sul gol di Di Natale: Chivu sale in ritardo e tiene in gioco l’attaccante dell’Udinese. Sale bene invece il rumeno pochi minuti dopo, quando il guardalinee, stavolta sbagliando, non chiama il fuorigioco e concede a Sanchez una grande occasione a tu per tu con Julio Cesar.

Fuori Basta dentro Zapata, si apre un’autostrada sulla fascia destra dell’Udinese e iniziano i dolori per Bergonzi. Il difensore colombiano si trova infatti per due volte a stretto contatto con Balotelli in area e per due volte commette fallo, non sanzionato dall’arbitro. La prima volta aggancia da dietro con il piede destro il tallone e la scarpa di Mario, che cade e perde il controllo del pallone: secondo la già citata Regola 12, un calcio di punizione diretto (o un calcio di rigore, in questo caso) deve essere accordato quando un calciatore “in un modo considerato dall’arbitro negligente, imprudente o con vigoria sproporzionata [...] colpisce o tenta di colpire un avversario“. Difficile non riscontrare la negligenza e la vigoria sproporzionata in un intervento da dietro con scarsissime possibilità di arrivare al pallone: calcio di rigore.

Al minuto 93 Eto’o mette in mezzo un pallone dalla trequarti: arriva in corsa Balotelli con Zapata alle sue spalle. Il difensore alza il gomito destro alle spalle di Mario e lo spinge, rovinando a terra insieme a lui: tra le sette infrazioni commesse “in un modo considerato dall’arbitro negligente, imprudente o con vigoria sproporzionata” della Regola 12 compare anche “spinge un avversario“, ed è esattamente questo il caso. Rigore anche qui, fra l’altro in tutto e per tutto simile a quello concesso al Cagliari per fallo di Maicon.

Con Balotelli a terra, la palla arriva a Sneijder che tra una selva di gambe la infila nell’angolino sul secondo palo: Suazo, probabilmente in posizione irregolare, tenta di intervenire in scivolata senza però toccare il pallone. Entriamo nel fantastico mondo della Regola 11: il fuorigioco. E ci entriamo tenendo ben presente la prima frase di questa regola: “essere in posizione di fuorigioco non è di per sè un’infrazione“. Al contrario il calciatore commette un’infrazione “solo se, a giudizio dell’arbitro, nel momento in cui un suo compagno gioca il pallone o è da questo toccato, egli prende parte attiva al gioco“. In che modo il calciatore può “prendere parte attiva al gioco”? “Intervenendo nel gioco; oppure influenzando un avversario; oppure traendo vantaggio da tale posizione“.

Tra le interpretazioni e le linee guida alla regola (pagina 106) si chiarisce che ““intervenire nel gioco” significa giocare o toccare il pallone passato o toccato da un compagno; “influenzare un avversario” significa impedire a un avversario di giocare o di essere in grado di giocare il pallone, ostruendogli chiaramente la visuale o i movimenti o fare gesti o movimenti che, a giudizio dell’arbitro, ingannino o distraggano un avversario; “trarre vantaggio da tale posizione” significa giocare un pallone che rimbalza dal palo o dalla traversa o giocare un pallone rimbalzato da un avversario, essendo stati in posizione di fuorigioco“. E’ evidente che Suazo non interviene nel gioco nè trae vantaggio dalla posizione, non arrivando a giocare o toccare il pallone. Ma è altrettanto chiaro come l’honduregno non influenza nessun avversario: innanzitutto perchè è alle spalle di tutti i difensori e quindi non può, evidentemente, ostruire la visuale a chicchesia nè distrarre o ingannare qualcuno, e in secondo luogo perchè non entra in contatto con nessun avversario e quindi non fa nulla per impedirgli di giocare o di essere in grado di giocare il pallone.

Nè deve ingannare il fatto che Suazo si diriga verso il pallone: il punto 7 della guida pratica AIA per la regola in questione (pagina 109) chiarisce infatti il caso esplicitamente: “Un calciatore in posizione di fuorigioco che non influenza un avversario, corre verso il pallone giocato da un compagno. L’arbitro deve attendere che tocchi il pallone per sanzionarne il fuorigioco? Il calciatore può essere sanzionato prima di toccare il pallone, se nessun altro compagno in posizione regolare ha la possibilità di giocare il pallone. Altrimenti l’arbitro deve attendere e vedere se il calciatore in posizione di fuorigioco interviene nel gioco toccando il pallone“. Notare la differenza fra il “può” del primo caso e il “deve” del secondo: fino a quando il giocatore in offside non tocca il pallone l’arbitro può attendere gli sviluppi dell’azione (un compagno in posizione regolare che interviene sul pallone nel caso del regolamento, la destinazione del tiro di Sneijder nel nostro caso).

Ammesso che il guardalinee abbia visto la posizione irregolare di Suazo, dunque, ha fatto benissimo a non segnalarla: gol regolare.

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