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Vita da Strega

gennaio 5th, 2010 | 320 Comments | Posted in Calcio Estero, Discussioni | di Nk

Stregati – Juan Sebastian Veron vince per il secondo anno consecutivo il Balón de Oro, premio assegnato dal quotidiano uruguaiano “El Pais” che elegge il miglior giocatore del Sudamerica. Dopo aver superato il connazionale Riquelme nel 2008, stavolta si lascia alle spalle il centrocampista ecuadoregno Edison Mendez e l’attaccante cileno Suazo, secondi a pari merito. E’ un trionfo quello di Veron: 109 voti contro i 64 dei due secondi classificati stanno a significare 45 voti di distacco, record assoluto nei quarant’anni della storia del premio. Il giusto coronamento di una stagione trionfale, nella quale la Brujita, sulle orme del padre, ha trascinato l’Estudiantes alla vittoria della Coppa Libertadores e a due minuti da uno storico trionfo nel Mondiale per Club, impedito solo da un gol di Pedrito all’88′ e dal solito Barça stellare. Dicevano che aveva lasciato l’Europa perchè ormai incapace di continuare a giocare a calcio ad alti livelli: un Apertura, una Libertadores e due Palloni d’Oro stanno lì a dimostrare il contrario. E ora, a 34 anni, c’è un biglietto per il Sudafrica pronto a essere presentato al check-in.

Veron saluto

Non fate arrabbiare la Strega – E proprio in occasione di questo trionfo Veron si toglie qualche sassolino dalla scarpa, e ne approfitta per esportare la reputazione di Claudio Lotito anche in Sudamerica. Ricorderete tutti le voci circa un possibile ritorno della Bruijta alla Lazio, iniziate a diffondersi circa un anno fa a seguito di una intervista di Lotito…ebbene, oggi Veron racconta la sua versione dei fatti e spiega perchè non se ne fece nulla: “Lo scorso anno potevo tornare, ma poi non ho sentito più nessunoLa Lazio è una squadra in cui ho vissuto emozioni che non riuscirei mai a raccontare. Certe volte si buttano dei nomi come il mio per cercare di dare una scossa all’ambiente e per me non è la cosa migliore. Lo scorso anno mi hanno cercato, ma ho parlato solo una volta con il presidente. Poi non mi hanno chiamato più. Mi hanno chiamato, mi hanno chiesto, abbiamo chiacchierato un po’. Io gli ho detto di parlare con il mio agente. Da quel momento non mi hanno parlato più e non ho sentito più nessuno. Se ci fosse davvero stata la volontà di farmi tornare non sarebbe finita solo con una telefonata. A me fa un po’ pena, perchè fanno illudere la gente. Io lo lego un po’ al fatto che la squadra non sta bene e volendo dare una scossa gettano nel calderone dei nomi. Tra quei nomi sono apparso io. A me le cose così non piacciono, o lo fai o non lo fai. La gente poi rimane senza sapere cosa è successo. Poi si scrive che Veron vuole uno stipendio alto, ma in realtà non c’è stato neanche il tempo di parlare di questi argomenti. Una telefonata e basta. Io non voglio essere messo in mezzo a queste cose, soprattutto in una squadra alla quale sono ancora affezionato. Per quanto riguarda questa finestra di mercato, qualche chiamata da altre squadre l’ho avuta, ma per una questione mia famigliare voglio restare qui. Adesso come adesso non penso di andare via“. Il solito stile-Lotito, insomma.

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Blue Moon: l’ora del debutto

dicembre 26th, 2009 | 87 Comments | Posted in Calcio Estero | di Nk

Manchester CitySono passati un anno e sei mesi dall’ultima partita. O meglio, visto il soggetto di cui parliamo, sono passati un anno e sei mesi dall’ultimo trionfo. E’ il 26 dicembre 2009, e Roberto Mancini torna a sedere sulla panchina della sua squadra. E’ il Boxing Day, e Roberto Mancini fa il suo debutto alla guida del Manchester City.

Quello che c’è stato nell’ultima settimana lo sappiamo tutti: annunci, polemiche, dure prese di posizione, voci amplificate dai soliti media: i giocatori sono con Hughes, i colleghi non vogliono Mancini, i tifosi sono in rivolta. Alle 16.57 lo speaker dello stadio lo presenta ai citizens, alle 16.57 al City of Manchester Stadium risuona il suo nome, alle 16.57 Roberto Mancini esce dal tunnel degli spogliatoi. E’ un trionfo. Applausi scroscianti, il pubblico acclama il suo nome, volti sorridenti sugli spalti, grande soddisfazione dei dirigenti in tribuna.

Roberto Mancini al debuttoLa prima formazione di Mancini viene messa in piedi in pochi giorni e risente pesantemente degli infortunati: fuori Adebayor e Wright-Phillips, fuori Bridge e Lescott, fresco di rientro Richards. E il Mancio ci mette del suo: solo panchina per Bellamy, uno degli idoli dei citizens ma anche uno di quelli che si sono esposti di più per perorare la causa di Hughes. Il modulo non viene rivoluzionato, si continua col 4-3-3 del vecchio tecnico: il rombo (ops, scusaci Mancio…da oggi dobbiamo chiamarlo diamante) ha bisogno di più tempo per essere digerito dai giocatori. Il Mancio però ci mette del suo: Kompany torna al suo ruolo originale in mezzo alla difesa, si rivedono Silvinho sulla corsia di sinisitra e Petrov davanti, Ireland fa da raccordo tra De Jong e Barry da una parte e i tre davanti dall’altra, chiavi del gioco tra i piedi di Robinho. E’ Tevez però la vera chiave di volta della partita: l’Apache prima mette dentro una palla che Petrov deve solo spingere alle spalle di Sorensen e poi, con una splendida acrobazia, mette il sigillo sul 2-0 finale. Alla fine del primo tempo i giochi sono fatti, nel secondo il Mancio può dedicarsi a qualche esperimento (si rivede Richards che va a giocare a destra, con Zabaleta a sinistra), a tante pubbliche relazioni (entra in campo Bellamy fra gli applausi del pubblico, e fra lui e il mister il dialogo è costante: scommettiamo che sarà il primo alfiere del nuovo tecnico?) e a registrare i tanti punti da sistemare nella sua nuova squadra.

Sì, perchè la vittoria è netta e la prestazione buona, ma i lati oscuri sono tanti. Proprio come all’Inter da lui presa in consegna nel 2004, il problema principale è la difesa: sembra paradossale se hai a disposizione quelli che fino a poco tempo fa erano considerati i due migliori prospetti del reparto a livello europeo -Richards e Kompany- vicino a un mostro sacro come Kolo Tourè, ma il pur ottimo Given è spesso costretto agli straordinari, e solo il peggior attacco della Premier oggi poteva riuscire a non mettere una palla alle spalle di una difesa immobile, arruffona e spesso ai limiti dell’imbarazzante. Il centrocampo è il reparto con meno “nomi nobili” ma con più soluzioni: come detto, Bellamy nonostante le apparenze sembra avviato verso il ruolo dell’insostituibile e pronto a calarsi nei panni di Stankovic, Barry -oggi migliore in campo là in mezzo- è giocatore di qualità e quantità, Ireland è molto discontinuo ma dotato di grandi doti, De Jong una garanzia, anche se non di altissimo livello. L’attacco è sicuramente il punto di forza della squadra, ma anche quello che darà i maggiori grattacapi al Mancio: come da tradizione di tutte le squadre che vogliono tutto e subito, infatti, anche al City c’è un grosso affollamento di grandi nomi lì davanti. Secondo il nuovo tecnico Robinho è quello che può fare da crack in molte partite, ma l’indolenza e la scarsa affidabilità del brasiliano potrebbero facilmente portare Carlitos Tevez a scalare le gerarchie. Adebayor è una certezza e Santa Cruz un ottimo sostituto, ma sarà difficile lasciare fuori Wright-Phillips.

Insomma, i punti interrogativi di questa nuova avventura sono tanti e le certezze poche, ma una di queste, forse la più importante, è che il traguardo del quarto posto è tutt’altro che irraggiungibile: il City è sesto (ma gli Spurs hanno una partita in più) a soli 3 punti dal quarto posto. Il rientro degli infortunati e il mercato di Gennaio potrebbero dare un grosso aiuto alla squadra degli sceicchi, ma soprattutto un grosso aiuto può darglielo Roberto Mancini. Qualsiasi nerazzurro sano di mente ricorda cosa ha fatto il Mancio per la nostra squadra: difficile non vedere come alcune condizioni si stiano ripetendo, oggi come allora, a Manchester come a Milano. Difficile immaginare Roberto Mancini limitarsi al ruolo di comparsa in Premier League. Difficile, oggi, guardare in faccia Garry Cook e non convenire con lui sul fatto che sì, una persona migliore del Mancio a cui affidare un progetto del genere non poteva trovarla. Una migliore garanzia di successo in quelle condizioni, oggi, non esiste.

E allora avanti Mancio. Noi, oggi come allora, siamo con te.

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Una giornata alla scuola inglese

dicembre 31st, 2008 | Commenti disabilitati | Posted in Calcio Estero, Discussioni, Video | di Mr Sarasa

Noi italiani, si sa, siamo esterofili.
Noi Interisti se possibile anche di più, ce lo prescrive l’atto costitutivo di essere amici del mondo, e facciamo di tutto per adeguarci.

Sono un po’ di anni che resisto a questa mia doppia appartenenza (Interista ed italiano – anche se a dire il vero mi sento più europeo) quando sento continuamente lodi sperticate del “calcio inglese“, del “modello inglese” nella gestione del business calcistico e della sicurezza degli stadi, del “fair play all’inglese” (da quando un italianissimo coglione ha stoppato una palla in area per sembrare meno bestia agli occhi di chi lo fischiava da anni), del “bel gioco all’inglese“…

Ieri mi sono stufato di fare il bastian contrario a prescindere, e ho deciso di passare una giornata alla Scuola Inglese.
Non per capire tutto, sia chiaro, giusto per farmi un’idea.

Prima ora: Storia
Un anziano professore con l’ausilio di un video semi amatoriale ha mostrato alla classe le immagini della Coppa del Mondo del 1966, ovviamente senza moviola su alcuni aspetti critici.
Mi è stato spiegato dal mio compagno di banco che dal ‘66 ad oggi non hanno vinto nulla, e si sono dovuti affidare ad un italiano per sperare di fare di meglio tra un anno e mezzo; mi sono mostrato perplesso, chiedendogli come mai non ho mai visto convocato Ryan Giggs, secondo me l’ala sinistra più forte degli anni ‘90-2000, almeno in Europa: “ma come, non lo sai? anzichè fare una nazionale con i più forti giocatori britannici, se ne fanno 4 di medio livello”.

Seconda ora: Economia & Marketing
Vengono spiegati i concetti chiave del “successo economico” della Premier League, essenzialmente riassunti nelle tre parole d’oro: mungere-ogni-vacca.
Dove le vacche sarebbero i tifosi: pare che le squadre cambino ogni due anni le maglie, in cambio i tifosi le ricompensano comprandole nuove ed originali.
Mi sento molto provinciale a pensare che anche una maglietta taroccata possa contribuire a fare quell’effetto scenico sugli spalti ma con un miglior impatto sulle tasche del tifoso, quindi tengo per me quest’osservazione.
Nonostante il miracolo economico, pare che alcune squadre anche grosse siano in profondo rosso, e senza un ricco petroliere a ripianare; ma tengo anche questa osservazione per me.

Terza ora: Musica
Suona “you’ll never walk alone”, la sa tutta la classe.
Istintivamente mi tocco i coglioni quando sento musica del genere, per fortuna vicino a me non c’è il capitano del Liverpool, Gerrard, visto che per un’altra divergenza di gusti musicali ha spaccato la faccia ad un DJ.

Quarta ora: Educazione Civica
Viene insegnato ai partecipanti al corso a comportarsi bene sugli spalti inglesi, mentre se vogliono sfogarsi ci sono sempre le trasferte europee delle squadre o della nazionale.
Al limite, in casa propria, si può correre nudi come dei pirloni in campo.
Nel pomeriggio ci sarebbe un seminario sul tema “la bevuta responsabile”, tenuto dal professor P.Gascoigne, ma credo da buon veneto di non averne bisogno…

Quinta ora: Tattica & Schemi
Finalmente apprenderò i rudimenti del bel gioco, penso.
Scorrono immagini di gol da tutte le posizioni… figo, ma non capisco perchè al gioco sembrino sempre mancare due giocatori: i portieri.
Stavolta lo domando al prof, che per tutta risposta mette un altro video:

“Ecco, questo è quello che capita quando si sognano di uscire dalla linea di porta e rovinarci lo spettacolo”.
Capito, grazie.

Poi è suonata la campanella.

DISCLAIMER: So che la maggior parte dei lettori, quelli dotati di un’intelligenza non inferiore alla media, ha già capito l’intento satirico del post, lo preciso per gli altri, magari occasionali o magari coglioni quanto l’italiano di cui al secondo paragrafo.
Preciso anche che ho uno zio emigrato in terra d’Albione, sposato con una zia mezza inglese e mezza irlandese, e loro figlio è sposato con una gallese.
Quindi non si ipotizzi un qualche sentimento anti britannico, per carità…

Ciò specificato, auguro a tutti una buona fine ed un buon inizio, ci ribecchiamo tra un paio di giorni da Duba… ah, no, fortunatamente quest’anno non saremo noi a sputtanarci la condizione fisica negli Emirati… :-D

P.S.: LONDRA, 29 dicembre – Un cartellino rosso da record per David Pratt, giocatore del Chippenham Town, espulso dopo appena tre secondi di gara. Pratt, 21 anni, ha rimediato l’espulsione da Guinnes dei primati nella sfida persa 2-1 contro il Bashley, valida per la Southern Premier Division.
ROSSO DA PRIMATO – Punito dall’arbitro un tackle ‘assassino’ sull’avversario Chris Knowles appena dopo il fischio d’inizio.«Solitamente è l’uomo più gentile del mondo -ha commentato George McCaffrey, dirigente dell Chippenham-, ma questa volta David ha perso la testa». Incredulo il tecnico del Bashley, Steve Riley: «Il ragazzo è andato dritto sul mio giocatore con i tacchetti alzati. Poteva spaccargli una gamba. L’arbitro non ha avuto scelta». Fortunatamente, Knowles è stato in grado di continuare a giocare la partita.
PRECEDENTI – Il precedente record per l’espulsione più veloce appartiene a Giuseppe Lorenzo, che rimediò un rosso dopo dieci secondi quando giocava col Bologna nel 1990 in un match contro il Parma. Il rosso-record del calcio inglese, invece, era del portiere dello Sheffield Wednesday, Kevin Pressman, espulso per un mani fuori area dopo tredici secondi nel 2000.

che dire, un altro sorpasso del calcio inglese sul nostro eheh…

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Il sogno di Santiago

dicembre 18th, 2008 | Commenti disabilitati | Posted in Calcio Estero | di ex-collaboratori

santiago solariSantiago Solari è stato il prototipo del professionista dell’Inter manciniana. Dotato di talento, gioviale, ben integrato nel gruppo, eclettico e praticamente mai polemico, è riuscito a ritagliarsi un piccolo spazio nell’album dei ricordi nerazzurri, soprattutto nelle ultime due stagioni. Molto più protagonista nell’anno della cavalcata dei record ha comunque contribuito allo scudetto, senza mai forzare la situazione, portando in dote anche la Coppa Italia e la doppietta in Supercoppa, che male non fa.

Di lui – oltre che della sorella Liz – ho davvero un buon ricordo e mi fa veramente piacere vederlo protagonista nel rocambolesco finale dell’apertura argentina 2008/09, che vede tre squadre sul filo di lana, protagoniste di un triplice spareggio da tachicardia. Il suo San Lorenzo ieri ha prevalso nella prima sfida col Tigre e gran parte del merito va proprio a Santi, autore di un primo tempo magistrale.

Il San Lorenzo è pronto a bissare il recente titolo di clausura, ottenuto con “el pocho” Lavezzi in campo, oggi acclamata star della serie A e Ramon Diaz (altro ex nerazzurro) in panchina. Il calendario degli spareggi è regolato da una classifica avulsa, frutto della somma di questi scontri diretti. Il Boca Juniors, che era riuscito a riprendere il Tigre e il Lanus, ha avuto una pallottola per sferrare il colpo finale, ma l’ha incredibilmente sprecata. Gli xeneizes rimangono i favoriti naturali, ma questa vittoria del San Lorenzo genera pressione e si può dire che adesso Riquelme e compagni tremano.

Non è la prima volta che nel calcio argentino si mettono in luce gli ex interisti. Due anni fa vu la volta di Diego Pablo Simeone e Juan Sebastian Veron, campioni di clausura con il mitico Estudiantes de La Plata, in un infuocato spareggio contro i rivali del Boca (sempre loro). Ramon Diaz, prima di vincere il titolo con il San Lorenzo, aveva conquistato una caterva di allori con il River Plate, suo club storico, allenando prima Cruz, Crespo e infine “el cuchu” Cambiasso.

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Juan corazón Verón

dicembre 5th, 2008 | Commenti disabilitati | Posted in Altre fonti, Calcio Estero | di Nk

Juan Sebastian VerònLa gloria non è qualcosa che si ottiene senza sacrificio. Non è nemmeno un vantaggio che si può acquisire solo portando un cognome illustre, solo con una storia personale e una grande carriera nel mondo del calcio qua e là. Così, Juan Sebastián Verón, come suo padre, ha avuto l’onore di giocare una finale internazionale e di trascinare la sua squadra il più in alto possibile.

E’ stato il cuore della squadra, l’allenatore sul campo, l’uomo che ha dimostrato che si possono ancora fare le cose per amore della maglia. E’ tornato perché voleva la gloria dell’Estudiantes e ha dato l’anima. Ieri sera ha giocato con una frattura all’alluce del suo piede destro, una lesione che è vecchia di un mese e gli è costata sei infiltrazioni, ma che non gli ha impedito di giocare solo perché non poteva perdere la finale nè una gamba.

E’ vero che non ha avuto la mobilità delle altre partite, che è rimasto fermo per una trentina di minuti, che non ha abusato del suo formidabile lancio per il dolore al piede che non gli ha permesso di giocare come gli piace.

Ha superato la menomazione fisica con la forza morale, fondamentale per la rimonta della squadra. Perchè quando la Brujita ha cominciato a giocare, i compagni hanno capito il messaggio, hanno capito che l’impresa era possibile.

Ha perso alcuni contrasti con Alex, però intelligentemente in zone dove l’avversario non avrebbe potuto danneggiare la sua squadra. Sul finire del primo tempo ha tirato un calcio piazzato dal vertice dell’area che si è rivelato fondamentale per dare la carica a compagni fino a quel momento bloccati.

Nei supplementari praticamente non si è mosso dal cerchio di centrocampo, il dolore al piede ne ha condizionato la precisione nei passaggi. Nonostante tutto ha continuato a comandare il gioco, a incitare, dare ordini finchè Astrada non lo ha sostituito. E successivamente anche dalla panchina al fianco del mister.

Abbiamo compiuto uno sforzo immenso vanificato dalle decisioni dell’arbitro“: così è uscito dal campo il leone ferito mentre l’Internacional festeggiava.

[Federico Rozenbaum su Olè]

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CR7

dicembre 3rd, 2008 | Commenti disabilitati | Posted in Calcio Estero, Video | di Miss Green
Siamo su BausciaCafé, ma questo non ci impedisce di parlare di Cristiano Ronaldo. La lettura dei commenti di ieri è stata parecchio interessante e molti di voi hanno ragione: il balún d’or è aria fritta, soprattutto perchè proveniente dalla Transalpinia, meglio conosciuta come Francia.Ma parlando dell’ariafrittudine del pallone d’oro non vorrei che si perdesse di vista il reale valore del signor CR7 e dell’impatto devastante che ha in campo. Personalmente credo valga più di Kaká, perchè inserito in un gruppo più coeso e più efficace, devo ammettere che non saprei chi dei due sia più forte a parità di condizione fisica, nella stessa squadra. Perchè e facile a fine stagione contare i goal fatti e fare le statistiche con i minuti giocati… ma un’altra cosa è vedere almeno il 60% delle partite del MUFC in un anno e vedere la forza devastante di Cristiano Ronaldo. Gli assist, le palle recuperate, le azioni da goal create, le galoppate, la sua padronanza del campo.

Ho cercato informazioni, statistiche, numeri e altre piccolezze in internet, ma alla fine credo sia meglio lasciare che sia una selezione dei migliori momenti dell’anno della consacrazione a parlare.

Rimane un mio sogno vederlo con la maglia dell’Inter…

a7ce2814ee09eb0d5d069d9fb871048bIl che non vuol dire che se arriva Aguero … ANZI!

Su segnalazione del mio amico Watchdogs, vi delizio con questa bellissima immagine del Delle Alpi in via di demolizione… sono bei momenti di sport!

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