Un anno di prostituzione intellettuale
Dal 3 marzo 2009 ad oggi. Noi non dimentichiamo, ma non possiamo fare a meno di chiederci: cosa è cambiato?
Tags: MourinhoDal 3 marzo 2009 ad oggi. Noi non dimentichiamo, ma non possiamo fare a meno di chiederci: cosa è cambiato?
Tags: MourinhoVe le ricordate tutte le menate di cravatta gialla su ranking Uefa e via discorrendo? Ed i soloni (più o meno incartapecoriti) che dall’alto della loro presunta imparzialità si auguravano che il calcio italiano tornasse ai suoi antichi fasti in Europa?
Bene, resettate tutto, contrordine.
Il calcio italiano resta come movimento nel suo complesso a distanza considerevole da Inghilterra e Spagna, ormai affiancato da Francesi e Tedeschi, talvolta umiliato persino da paesi che definire calcisticamente emergenti sembra spararla grossa, tipo la grecia… e dopo due settimane di partite di Champions ed Europa League possiamo trarre qualche considerazione.
La prima è che dopo una prima settimana a dir poco disastrosa, con il Milan sconfitto in casa, la Fiorentina defraudata in Germania, la Roma umiliata in Grecia e solo il contentino gobbo contro i bambini dell’Ajax, mi sarei aspettato che venisse presa un po’ meglio, dai presunti imparziali, la vittoria nerazzurra sul Chelsea.
Invece pare che l’analisi della partita possa ridursi ad un “c’era un rigore per il Chelsea” con l’aggiunta nelle migliori delle ipotesi di un “Eto’o non è lo stesso del Barça”: a parte il fatto che per i motivi già espressi nei giorni scorsi nei commenti, per me è tutto da dimostrare che quello sia rigore perchè ho dei seri dubbi sul contatto, e dando per scontato che qualcosa logicamente non è piaciuto neppure a me, della partita di mercoledì, pare passare in secondo piano il fatto che dopo anni di magra, negli ottavi, abbiamo vinto una partita e non contro l’ultima squadra del campionato uzbeco, ma contro il tanto osannato (soprattutto quando c’è da coprire una figuraccia del Milan…) Chelsea, primo in Premier League e che non perdeva in Champions League da ben 14 turni. Intendiamoci, possiamo ancora perdere rovinosamente il ritorno ed uscire, così come può cadere una cometa domani e steccarci tutti: proprio per questo sarebbe il caso di godersi il momento, e non parlo di noi tifosi che mi sembra che non abbiamo troppi di questi problemi, ma appunto i soloni di cui sopra: se non sfruttano le poche occasioni rimaste per parlar bene di quache squadra italiana in Europa, evidentemente preferiscono la parte dei “tanto peggio tanto meglio”. Contenti loro… Una piccola postilla la meriterebbero i vari Ziliani & co., capaci di ipotizzare “risarcimenti” arbitrali a NOI per i torti subiti dalla Fiorentina, che dire: Milito ammette la simulazione ed accetta il giallo come fanno le persone oneste, loro non potranno mai ammettere che fanno “solo” il loro sporco lavoro di servi del padrone.
La seconda considerazione è che ci sono altre italiane che non vincono in casa loro da più di un anno ormai, ma loro non contano, loro possono andare a Manchester e fargliene 2-3-4-10, senza subirne altrettanti. Eccoli quindi prodursi in dichiarazioni pro porcellotti, alla vigilia di Inter-Chelsea, come se perdere finora 3 derby e mezzo da Agosto ad oggi non fosse abbastanza, han gufato pure l’ex. E tanti saluti al tanto invocato (quando fa comodo) ranking Uefa, che a questo punto spero ci veda presto scivolare alle spalle deella Germania.
Infine, una nota di colore la merita il settantene. Una settimana fa disse “andiamo a fargli vedere chi sono i Romani”, forse pensando che i greci del 2010 siano tutti dei Leonida barbuti e mezzi nudi, che la buttano in rissa…
Prima di ieri ha rincarato la dose immaginando addirittura il ritorno della seconda Coppa continentale a Roma (cioè, ai SEDICESIMI, parlava di VITTORIA).
3-2 e 2-3. Così, per gradire.
Avanti così, o calcio italico…
P.S.: L’importante è abbassare i toni, comunque. Grazie Josè, per aver detto ancora una volta a questi rincoglioniti quello che vedrebbe chiunque non avesse gli occhi foderati di prosciutto!
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Le condizioni fisiche – Iniziamo dalle cose serie: dolore all’articolazione del piede. Ufficialmente niente di meglio precisato, ufficiosamente una infiammazione al piede dovuta ad una vescica. E’ questo che sta tenendo lontano dai campi Mario Balotelli. E’ questo dolore che l’ha mandato in tribuna contro il Napoli, è questo dolore che probabilmente lo terrà fuori dalla lista dei convocati contro la Samp, è questo dolore che mette un grosso punto interrogativo sulla sua presenza in campo col Chelsea. Ieri nuovi esami hanno confermato l’infiammazione e hanno permesso di porre le basi per un ciclo di terapie conservative che giorno dopo giorno consentiranno carichi sempre maggiori nel tentativo di avere Supermario in campo in Champions League. Saltato il raduno dell’U21, l’unico spiraglio sembra essere un riposo parziale fino a mercoledì e una protezione studiata appositamente per il suo problema. L’infortunio in sè non è grave, ma l’unica cura è il riposo: riposo che Mario non può concedersi in vista della Champions. Prevedibile, in queste condizioni, un periodo di dentro-fuori come fatto con Ibra due anni fa: non convocazione in campionato e rientro in Champions, in attesa di una pausa sufficientemente lunga che permetta la guarigione totale. Sperando che questa pausa non arrivi prima di giugno…
Le turbe mentali – Mario Balotelli è milanista. Inutile prenderlo in giro, inutile sfotterlo, inutile discriminarlo: da suoi tifosi, dovremmo solo aiutarlo e stargli vicino. Come abbiamo fatto con Kanu, con il Ronaldo infortunato e con Burdisso. E’ una sfiga, non può farci niente. Non solo: Mario Balotelli non è uno da frasi fatte. E’ un ragazzo di 20 anni che gioca, ride e si diverte e non vuole -giustamente secondo me- essere costretto a pesare ogni cosa che dice in ossequio ad un pelosissimo politically correct che deve andare incontro alle capacità mentali dei subumani da curva o da facebook. E quindi se si trova con dei ragazzini in un ospedale, per rompere il ghiaccio dice che è milanista. E quindi se si trova a scherzare con un amico o un giornalista che sia, dice che per arrivare alla Champions con l’Inter deve firmare a vita. Non è carino, non è simpatico, non fa ridere? Pazienza. Ce n’è tanta di gente che non fa ridere, pur senza insaccarla con la puntualità di Balotelli…si può sopportare, credo io.
L’importante è non cadere, noi, nel giochino dei media. Non cadere nel giochino di quelli che, saputa la fede rossonera di Mario, gli portano sotto casa gli accrediti per ogni partita. Magari conditi da giornale e cappuccino, da bravi servi quali sono. L’importante è non avere bisogno ogni volta della benedizione di Moratti per chiudere un caso che semplicemente non esiste. Balotelli è milanista. Balotelli gioca (spesso bene) e segna per l’Inter. La seconda cosa, per quanto mi riguarda, stende un enorme velo nerazzurro sulla prima.
Questioni di cuore - Poteva mancare il gossip, in tutto questo? Certo che no. E allora Mario pensa bene anche di approfittare di una intervista a Sky per etichettare la sua ex (Barbara Guerra, qui in una delle sue espressioni migliori) come “una fallita guidata da Lele Mora che ha bisogno di popolarità e che farebbe di tutto per apparire sui giornali“. Frasi ritenute sufficienti dalla Guerra per querelare Mario. In fondo una storia finita con una querela fa più titoli di una storia finita senza querela, no?
Riassunto – Il riassunto è semplice e veloce. Mario Balotelli è un giocatore dell’Inter. Mario Balotelli si allena, gioca e segna per l’Inter. Il resto, semplicemente, non rileva.
Tags: BalotelliTra un paio d’ore va in scena Napoli – Inter, in un clima che non è precisamente dei più rilassati, almeno a sentire le dichiarazioni che si sono susseguite nelle ultime due settimane.
A proposito, solo due settimane or sono, mentre noi stavamo a goderci i nostri orgasmi multipli, il rosikante resto del mondo non trovava di meglio da fare che attaccare il nostro allenatore e la società Inter in genere a causa delle dichiarazioni sull’arbitraggio post derby. A seguire un bel filotto di multe rifilato al Mou e alla Beneamata per tutte le possibili accuse. Credo che manchi solo l’abigeato, ma visto come abbiamo strapazzato il Cagliari non escludo che arrivi anche quello. Tre giornate a Samuel, ovviamente.
Ora visto che siamo qui a scannarci da mesi sui due pesi e le due misure che il Mou usa nel gestire lo spogliatoio (vedi alla voce Mario Balotelli), ho pensato che fosse il caso di rinfrescarci la memoria un attimo su un altro difforme metro di giudizio che possiamo tranquillamente osservare; oggi come in passato.
Intendiamoci, le lamentazioni nei confronti dei torti arbitrali, veri o presunti che fossero, non sono certo cosa nuova. Anzi a dire il vero da molte parti ci accusano di essere i portabandiera di questo costume, ma poiché i fatti ci hanno dato ragione mi limito a scrollare le spalle.
Quello che mi interessa, non è la contestazione dell’arbitro in sé, quanto le sue conseguenze. Visto che le sanzioni affibiate al Mou e all’Inter hanno ormai abbondantemente superato il mio stipendio lordo annuo eviterò di riassumerle, che poi mi duole l’estrattoconto.
Piuttosto facciamo caso a una pratica inaugurata dal Dott. Galliani un paio di stagioni or sono (si proprio quello che degli arbitri non parla e non si lamenta mai).
Sto parlando del “Dossier dei torti arbitrali”. Trattasi di un esercizio di fantasia e matematica ipotetica che, al netto di alcune sviste, errori o palesi castronerie dei direttori di gara, porta inevitabilmente la squadra che colui rappresenta in testa alla classifica con un paio di campionati di distacco sulla seconda. A differenza delle dichiarazioni post partita si tratta però di un documento scritto del quale dovrebbero essere conservate delle copie, certo a meno che i soggetti che presentano il detto documento non siano dei completi cazzari, che poi alle dichiarazioni non danno seguito con i fatti.
Di recente questo strumento è stato utilizzato dal funambolico presidente del Palermo. La notizia è passata sotto silenzio o quasi.
Visto il personaggio comunque la teoria dei cazzari risulta essere quella più accreditata.
Restando nel campo delle parole in libertà dobbiamo segnalare lo sfogo dell’allenatore del Napoli, Mazzarri, a seguito della partita persa contro l’Udinese. Vi risparmierò a questo punto le insinuazioni sentite oggi sia nella trasmissione pseudocalcistica condotta dalla Ventura che successivamente dalla Banda Varriale.
Il succo era: Certo la Juve ha vinto contro il Genoa in seguito a un rigore inesistente, ma chi sa poi cosa potrebbe succedere questa sera a Napoli…
Ora possiamo attenderci che per tutti questi signori ci sia quantomeno un richiamo pubblico verbale, visto e considerato che sono gli stessi che gridano allo scandalo quando parla Mourinho?
Ognuno la veda un po’ come preferisce. Chi ama la dietrologia ci sguazzi pure, chi preferisce attenersi ai fatti ci si tenga ben stretto.
La verità è una sola. Conta vincere, conta essere più forti di tutti e di tutto, solo in questo modo anche coloro che dovessero subire nuovamente la tentazione della via facile, capirebbero che non c’è trippa per gatti.
Che gli pareremo i rigori e che se anche non li pareremo faremo sempre una rete in più di quelle necessarie.
La musica è cambiata.
Questa è l’Inter.
Tags: Napoli“Al Milan si respira un’aria diversa”, “il Milan è il club più titolato al mondo”, “volevo solo il Milan”, “il Milan ha più gioco” e, a grande richiesta, “si è ridotto l’ingaggio pur di vestire questa maglia”. A Milanello Bianco si spolvera tutto il repertorio in occasione della presentazione di Amantino Mancini.
Noi, dal canto nostro, un po’ ci chiediamo quanto sarà diversa e gioiosa questa atmosfera dopo che sono stati presi a pallate nel derby, sbattuti fuori dalla Coppa Italia e presi in giro da Lucarelli. Un po’ tiriamo un sospiro di sollievo, perchè parole del genere dette dal brasiliano sono il chiaro preludio a una sua conferma in rossonero per le stagioni a venire. Un po’ ci chiediamo se davvero non gli diano un copione una volta varcati i cancelli della Grande Famiglia, e se davvero non si rendono conto di quanto suonino ridicole certe frasi. Un po’, soprattutto, leggiamo e rileggiamo le sue parole per sforzarci di fare un post comico, sferzante, di presa in giro alla grancassa mediatica di Milanello Bianco. Ma più leggiamo e più ci rendiamo conto che non può esserci nulla di più comico di quelle stesse parole.
E allora, nell’attesa del trionfale servizio di Pellegatti sulla prima meravigliosa rete di Amantino in rossonero durante un’amichevole con la Berretti, non troviamo niente di meglio da fare che riproporvele integralmente. Scusandoci con chi, in ufficio, rischierà il posto a causa delle risate che ne scaturiranno.
“Mi fa molto piacere essere qui. A Milanello vedo una atmosfera diversa, è un grandissimo centro sportivo. Mi sento come un ragazzino che ha tanta voglia di giocare.
L’ultimo anno è stato difficile, ringrazio il presidente Moratti che ha capito la mia situazione e ringrazio il Milan per la fiducia. Sono contento di poter dimostrare di essere ancora l’Amantino che tutti conoscono.
Il gioco che farà il Milan lo conosco, l’ho fatto con Capello alla Roma e in parte anche con Spalletti. Ultimamente ho giocato proprio poco, ma adesso giro pagina. Il Milan è una nuova avventura, un grandissimo Club, ho tanta voglia di riscatto, di vittoria, di serenità.
Come è andata fra me e l’Inter? Magari potevo fare un po’ di più, il fatto è che dopo essere partiti con un modulo con tre attaccanti poi si è giocato a rombo. Comunque, adesso vita nuova.
Mourinho? E’ bravo, ma adesso il mio allenatore è Leonardo. E’ uno che capisce di calcio, Leonardo, che lo conosce, spero davvero di fare belle cose al Milan.
Il Marsiglia? E’ successo che mi ha contattato il 28 Dicembre e poi è sparito per due settimane. Poi, due settimane dopo, il Marsiglia si è rifatto vivo chiedendomi una risposta in due giorni. Non si fa così. Il presidente del Marsiglia ha avuto una uscita infelice dichiarando che io sono maleducato, forse, a vedere come si sono comportati, è proprio il contrario.
Meno male che è andata così, adesso sono al Milan. Dopo tanto tempo che non giochi prendi un po’ di peso, è normale, ma dopo una settimana si brucia tutto e si gioca. Avrò la maglia numero 30 che tanto bene mi ha portato alla Roma.
La Nazionale brasiliana? Io spero ancora molto di tornarci. Soprattutto adesso che sono qui al Milan, una squadra che ha grande visibilità in Brasile. Nel nostro Paese il Milan ha tanti tifosi, tutti seguono le sue partite, per le strade ci sono tanti ragazzini con la maglia del Milan.
Dall’Inter al Milan? Qui al Nord la rivalità da derby mi sembra più tranquilla, a Roma sarebbe già diverso, del resto non ho mai avuto problemi con i tifosi dell’Inter, quando ho giocato ho dato tutto.
Il Milan ha più gioco, però l’Inter è una squadra molto forte. L’Inter ha più fisicità, il Milan lavora meglio il pallone.
Sento molto la responsabilità di giocare in un Club vincente, nel Club più titolato al mondo. I miei nuovi compagni brasiliani sono tutti fortissimi.
Io dopo Cafu? Lui era terzino, anche se io stesso sono partito come terzino in Brasile, segnai 18 gol in quel ruolo prima di venire in Italia. Adesso il mio ruolo è esterno da metà campo in avanti. Farò di tutto per rimanere qua, ho tanti stimoli, il Milan gioca con tre davanti e con due attaccanti molto larghi, è una squadra tecnica, gioca la palla a terra: è proprio questo che potrebbe regalarmi il sorriso e l’allegria di giocare. Negli ultimi mesi ho capito che la storia con l’Inter era finita e ho detto basta, ho pensato che volevo respirare un’altra aria. Purtroppo non posso giocare la Champions League, pazienza. Mi rimangono, per far bene, ancora molte partite di campionato. A Bologna? Questa settimana lavoro e sabato valutiamo. Ho voglia di essere presente, adesso lavoriamo e poi vediamo”
Sul serio…potevamo essere più comici di così?
Tags: MilanRicordate tutti le disavventure di Adriano nelle sue notti milanesi, vero? Ricordate tutti le sue deprecabili abitudini, le ore piccole fatte in discoteca fra feste e “amiche”? Ricordate come tutto questo veniva -giustamente- stigmatizzato dai giornali di tutta Italia?
Ma sì che lo ricordate…Adriano era quello che sta in disco fino all’alba e fa arrabbiare Mourinho, che lo aspetta al varco per “avere una spiegazione sulla notte brava” e vederlo svolgere “un allenamento convincente” perchè no -che diamine- un professionista non si comporta così. Adriano era quello irrecuperabile e recidivo, perchè errare è umano ma perseverare è diabolico, e non solo frequentava postacci che non si addicevano a un professionista, ma vi teneva anche un “atteggiamento molesto” veramente riprovevole. Adriano era quello che se arrivava tardi a un allenamento di martedì, era perchè la domenica aveva tirato mattina in discoteca, perchè lui “proprio non riesce a fare a meno della disco”. Adriano era quello che faceva notizia anche se in discoteca ci andava mentre era in vacanza, anche quando era a migliaia di chilometri da Milano perchè, diavolo, “era senza la sua fidanzata”! E poi il concetto di fondo era sempre lo stesso: è un calciatore, un atleta, dovrebbe fare una vita casta e morigerata, senza stravizi. E invece guardatelo, questo ubriacone vizioso: sempre in discoteca, sempre a far casino. Ma dico, vi sembra un atteggiamento consono? Adriano era quello che faceva le “ore piccole in discoteca” e anche quando andava in gruppo era “il più tiratardi”. E anche quando era in gruppo gli articoli erano tutti per lui, perchè il suo amico lì poteva starci perchè tanto doveva stare fermo per due giorni. Guai a far notare il diverso trattamento dei due, all’epoca: il Gaucho era infortunato, il Gaucho aveva il permesso della società, il Gaucho era solo un ragazzo che voleva divertirsi…mica come quel cocainomane alcoolizzato vizioso, che senza discoteca non sa stare e senza importunare la gente neppure!
I motivi di queste rimembranze in libertà, vi starete chiedendo. Già. I motivi sono una “notte di festa a ritmo di samba”, passata a suonare “strumenti per cui nutre una vecchia passione”. I motivi sono “Pallone, samba e allegria. Calciatore di professione, percussionista festaiolo part-time. In campo come in discoteca sotto i riflettori c’è sempre lui”, che “quando inizia a ballare mette a segno la doppietta decisiva, poi non si ferma più” e “si ferma soltanto a tarda notte. Perchè per lui il calcio è samba e il samba è allegria”. E mi fermo qui solo perchè mi rendo conto che, continuando, finirei per riportare l’intero articolo. Un pezzo vergognoso, che non solo non condanna la “notte brava” di uno che “senza disco non può stare”, che non solo erra ma persevera, e che non è chiamato a nessun “allenamento convincente”, no…non solo non la condanna, ma la esalta. Lui non molla la squadra senza salire sul pullman che lo riporta a Milano (quante volte l’avete letta questa?), no: lui “saluta tutti e si infila nel risorante brasiliano” in allegria, dove brinda, si diverte e tutti vogliono una foto con lui. E lui gliela concederebbe anche però, perdindirindina, è tardi, deve andare via. A letto presto? “Nemmeno per idea”! Deve andare in discoteca! Insomma: è un uomo anche lui! Avrà diritto a divertirsi ogni tanto, no?
“Nemmeno per idea”, capito? Nemmeno per idea. In disco aspettano tutti lui (sì, perchè Adriano era uno squallido “habituè”, ora invece “aspettano tutti lui”), si diverte con una bionda innamorata (mica una zoccola, come quelle che frequentava Adriano) e, arrivata mattina, e solo quando si spegne la musica, lui va via. Fra gli applausi del pubblico ovviamente, che gli riserva un’ovazione.
Nessuna condanna, nessuna stigmatizzazione, nessuna promessa di non farlo più. Nessun addio, anzi: un gran bell’arrivederci. “Perchè domani è un altro samba”.
Mica come quello lì, che stava sempre in discoteca.
Venghino siori venghino, lo spettacolo dei giornalisti senza dignità va in onda senza sosta.
Venghino siori…
Tags: MilanDomenica sera al Meazza faceva un freddo cane, dicono -11, il che unito al rinvio solo 24 ore prima di Fiorentina-Milan, Bologna-Atalanta, Genoa-Bari ed Udinese-Cagliari ha fatto tornare d’attualità l’annoso dibattito sugli orari e la programmazione delle partite.
Francamente, è uno di quei dibattiti che sento da anni, tutti si indignano e nessuno fa nulla. La cosa divertente, è che a ben guardare le diverse istanze dei vari protestatori (a seconda delle stagioni), non si dovrebbe giocare quasi mai: non di sabato, per i commercianti, non troppo presto ad agosto, per il caldo, non di sera in autunno, per la nebbia, non d’inverno, in generale, per il freddo; spiace tuttavia ricordare che le settimane sono ancora 52 l’anno.
Vien da chiedersi come facciano in paesi non certo più caldi del nostro, poi uno guarda e “scopre” che in Inghilterra giocano anche a S.Stefano (vallo a spiegare a Campana!) mentre in Germania all’opposto fanno una pausa più lunga della nostra (ma nessuno si lamenta nemmeno lì)…
Vabbè, tra un pinguino ed una foca, abbiamo comunque portato a casa i 3 punti, ed ora si può giustamente parlare di “campionato congelato”, almeno fino al 6 gennaio.. certo negli anni scorsi abbiamo visto vantaggi anche più consistenti sciogliersi in primavera come neve al sole, ma la sensazione è che comunque non ci sia una squadra in grado di reggere il nostro ruolino di marcia.
Mentre a S.Siro si congelava, a Torino si tornava invece idealmente all’età della pietra, con gli uomini delle caverne al potere: lanci di uova contro il pulman della propria squadra, contestazione dura e gli immancabili cori da subumani contro Balotelli, compreso quello che in tutto il mondo verrebbe classificato come “razzista”, tutto il mondo tranne l’Italia, ovviamente, dove diventa solo “irriguardoso”. E tre giornate a Samuel, per non sbagliare.
Fanno un po’ pena questi gobbi, perennemente sospesi tra un passato di furti alla Lupin ed un presente al massimo da Cattivik, il pasticcione dei fumetti… incapaci di riconoscere cosa ci fosse alla base dei loro ultimi successi ed illusi ad ogni estate che sarà la volta buona, l’anno della riscossa. Ora, per non farsi mancare niente, hanno rimesso in pista Bettega, ad una settimana dalla condanna del suo sodale Giraudo, è proprio una lezione di Stile-Juventus.
Sempre a proposito di inciviltà, non saprei in che altro modo classificare l’incursione di quel povero pirla con la faccia da tapiro di Staffelli, che proditoriamente ha cercato di mettere alla gogna il nostro Samuel Eto’o per una vicenda assolutamente personale, che non sto nemmeno a riportare… un gesto veramente da vigliacchi, a cui ha giustamente reagito la società con un comunicato ufficiale, segno che non ci facciamo più mettere i piedi in testa dal primo pseudogiornalista che passa.
Forza Samuel, comunque, se riesci a convincere il CT a giocare almeno Chievo-Inter, meglio ancora, sennò ci si rivede a Coppa d’Africa finita!
Un altro grosso in bocca al lupo infine al Mancio per la sua nuova avventura inglese, con la speranza però che venga a chiedere a Moratti Suazo e non Julio Cesar o Maicon (altri nomi, neanche prenderli in considerazione please, Moratti non se ne priva…)!
Tags: Eto'o, Lazio
Anche quest’anno ci siamo. Arriva il Natale, la festa della tradizione per eccellenza e siccome a noi piacciono le tradizioni, specialmente quelle più recenti, anche quest’anno siamo in testa al Campionato. Anche quest’anno il Milan ci riprenderà (come dite? è matematicamente impossibile? Ma no, dai, se battono la Fiorentina fanno 10 punti è nel ddl per la finanziaria).
Le sorprese di quest’anno sono due: la prima è Giuve si è già sciolta e TuttoJuve ha già iniziato, in anticipo di qualche mese, la gogna mediatica del Nuovo Pep Guardiola.
La seconda, ancora più stupefacente, è che per il secondo anno di fila Mourinho mangia il panettone!
Non nascondiamoci dietro i fili d’erba, se abbiamo imparato qualcosa dalle lezioni del passato qualche dubbio ci poteva anche legittimamente sfiorare nelle scorse settimane. L’allarme, se mai c’è stato, sembra essere rientrato e la tensione, anche se non del tutto scomparsa, è quasi impossibile da percepire ormai.
Moratti ha parlato. Bene. Mourinho ha parlato. Meglio. Ha parlato anche Paolillo e a quanto pare non ha dato alcuna percentuale. Sospiro di sollievo!
Tutto torna alla normalità, dove la normalità è “Moratti gela Mourinho” perché non ci dovrebbero essere arrivi di nuovi attaccanti a Gennaio (il tutto ovviamente a firma di Eros) e che TuttoJuve colga l’occasione delle dichiarazioni di Paolillo sulla condanna a Giraudo per sfoderare qualche foto del 5 maggio.
A proposito, la condanna a Giraudo è già scomparsa e vabbè, ce ne potremmo anche fare una ragione a patto di non rivedere più nemmeno lui.
Se ne potrebbe anche ragionare, ma francamente non ho una gran voglia di fare la sentinella contro la “prostitusione intelectuale”, è talmente scontata che penso di limitarmi a mettere una tacca sul muro ogni volta che ne vedo traccia.
Il muro della fabbrichetta ovviamente, quello di casa mia non è abbastanza grande.
Parliamo di calcio. Archiviata in sordina la pratica Livorno, ci aspetta la Lazio a San Siro per l’ultima gara prima della pausa natalizia. Si tratta di un match insidioso, perché i biancocelesti arrivano dalla prima vittoria dopo una lunga striscia negativa e hanno un disperato bisogno di punti.
Sia noi che loro saremo orfani di un po’ di qualità e fantasia davanti, vista la contemporanea squalifica di Snejider e Zarate. Non mi aspetto una partita bellissima, anche perché le previsioni meteo parlano di freddi siberiani in arrivo a Milano per il week end e già ieri notte abbiamo avuto il nostro primo assaggio stagionale di neve, alla faccia del riscaldamento globale alla fine è arrivato il generale inverno.
Come dicevamo il Milan è impegnato a Firenze, non proprio la più semplice delle piazze, ma la discontinuità di rendimento dei Viola non permette di fare pronostici, mentre la Juve riceve il Catania in casa e francamente non c’è da aspettarsi altro che vincano, tanto più considerando che Mascara è squalificato. Se così non fosse c’è caso Ferrara venga gettato nel Golfo di Napoli insieme agli elettrodomestici vecchi e all’intero stabilimento di Pomigliano.
Certo domani ci sono i sorteggi di Champions e non è detto che il loro risultato non abbiamo un certo impatto dal punto di vista emotivo. Lo scorso anno la sola aspettativa del Manchester segnò un deterioramento delle nostre prestazioni che culminò con la sconfitta per 3-1 a Bergamo.
Quest’anno, dopo l’occasione mancata proprio a Bergamo, vorrei solo vedere un’Inter concreta, perfino cinica, per portare a casa il risultato e andarcene tranquillamente a mangiare il panettone con lo spumante a distacchi invariati.
Un consiglio per José, se non lo hai provato lo scorso anno, ti consiglio il Panettone di pasticceria farcito con la crema di mascarpone, mì meder lo faceva sempre, ma attento a non prendere i prodotti industriali, sono disgustosi!
In una partita oggettivamente buttata via, usciamo con un 1-1 dall’Atleti Azzurri d’Italia. Sulla partita in sè poco da dire, basterebbe il risultato: l’Inter va in gol con Milito e controlla agevolmente il match per tutto il primo tempo quando, salvo due tentativi di autogol di Cordoba e Cambiasso, l’Atalanta non si fa mai viva dalle parti di Julio Cesar. Un cartellino giallo per proteste a Sneijder è l’unica nota negativa prima di avviarsi a un secondo tempo che sembra prendere la strada del primo: Inter che non brilla ma controlla facilmente la gara, trova il 2-0 con Lucio -giustamente annullato per fuorigioco- e giochicchia, fino a quando Sneijder a due passi dall’arbitro fa un fallo da dietro che gli costa il secondo giallo e quindi il rosso. A quel punto, in 10 contro 11, l’Inter inizia inevitabilmente a soffrire il tentativo di rimonta dell’Atalanta. Tentativo che resta comunque abbastanza sterile fino a quando su un lancio da dietro Lucio buca un intervento (non facilissimo, per la verità) e Tiribocchi trova uno spettacolare stop che gli permette di spedire la palla alle spalle di Julio Cesar. L’Inter reagisce e arriva anche ad un passo dal gol con una conclusione quasi a botta sicura di Thiago Motta al 94′ che Coppola riesce a deviare con la punta del piede, ma l’1-1 è ormai inevitabile.
Resta il rammarico nel vedere tre punti fatti e buttati al vento così, senza un vero perchè. Resta la rabbia nel vedere che le energie per cercare il raddoppio c’erano, vista la reazione dopo l’1-1. Resta l’amaro in bocca di un pareggio in trasferta contro una delle squadre oggettivamente meno competitive della Serie A. Ma queste cose non possono giustificare i toni da apocalisse sentiti dai tifosi nerazzurri in testa a match finito.
1. Milan e Juve hanno entrambe guadagnato -1 punto nei nostri confronti. E dalle mie parti è chi insegue che deve rammaricarsi per le occasioni non sfruttate, non chi sta davanti. Non solo: lo hanno guadagnato con prestazioni imbarazzanti, che lasciano ben poco spazio alle speranze future. Zero episodi, zero sfortuna, zero “dettagli”: Palermo e Bari hanno fatto la partita lasciando ben poco margine a risultati diversi da quelli che sono usciti. 0-2 in casa, 3-1 a Bari. Queste sono le nostre inseguitrici. E noi stiamo qui a lamentarci dei nostri risultati?
2. Nella settimana dei verdetti della Champions League, nella settimana delle partite da dentro o fuori, nella settimana delle ultime spiagge, non solo l’Inter è l’unica a non perdere, ma è anche l’unica a offrire una prestazione decente e sicura, più o meno in linea con gli standard abituali. Non ci riesce la Fiorentina strapazzata a Verona da un Chievo non certo brillante, non ci riesce il Milan preso a schiaffi a San Siro da una squadra in difficoltà. E non parliamo della Juventus, che poteva chiudere con un passivo ben più imbarazzante. E noi siamo qui a puntare il dito contro l’allenatore?
3. Già, l’allenatore: da dove cominciamo? Cominciamo dal modulo. Quel 4213 che mercoledì scorso sembrava la panacea di tutti i mali e oggi è un modo di giocare “orrido”. Mercoledì era una formazione finalmente offensiva e votata allo spettacolo, oggi relega Eto’o e Balotelli a fare i terzini. Mercoledì esaltava il genio di Sneijder e gli inserimenti di Stankovic, oggi ingabbia Sneijder e costringe i mediani a stare dietro. Mercoledì liberava autostrade per le offensive dei terzini, oggi li obbliga a stare coperti perchè davanti non hanno nessuno (ma poi, i terzini non sono Eto’o e Balotelli?). Verrebbe da chiedersi se le partite vengono viste, o si butta un occhio solo a formazione e risultato. Verrebbe da chiedersi se davvero non si riesce a vedere la qualità messa in campo con questa formazione, il possesso palla estremo e finalizzato al gioco che si è visto mercoledì e si è visto ieri. Verrebbe da chiedersi se davvero uno svarione difensivo in inferiorità numerica può essere sufficiente a radere al suolo tutto.
4. E continuiamo, a proposito dell’allenatore, con il suo “nervosismo”. Un “nervosismo” talmente violento da essere trasmesso anche ai suoi giocatori. Un nervosismo che si evince da cosa? Da un’espulsione in Juve-Inter…poi? Da una conferenza stampa annullata dalla società? Dal modo in cui risponde ai giornalisti? E perchè non si nota invece che il suo comportamento cambia a seconda di chi ha di fronte? Perchè non si nota che si rivolge in un certo modo solo ai vari Sconcerti, Mauro, Varriale e che invece parla tranquillamente con i vari Vialli, Marchegiani, Boban? Perchè non si nota che il suo “nervosismo” è costruito ad arte per alcune trasmissioni e alcune televisioni, mentre altrove -e non solo all’estero- non ha nessun problema? Sono forse questi i sintomi di un nervosismo reale, o piuttosto di un atteggiamento di facciata?
5. E poi c’è Ramazzotti. Già, Ramazzotti. Diventato, in una fredda domenica pomeriggio, più famoso di Tartaglia. L’aggressore alla gogna da una parte, la vittima santificata dall’altra. Cosa è successo con Andrea Ramazzotti? Poco, probabilmente. Quanto basta per giustificare una telefonata di scuse di Paolillo in serata, sicuramente. Abbastanza per leggere sui giornali della polveriera Mou, che litiga, insulta e aggredisce un giornalista (la gravità del gesto varia naturalmente a seconda del giornale che la riporta), insultandolo pesantemente e prendendolo per le braccia. Da notare come praticamente in tutti gli articoli si parli di “versione fornita dal giornalista” salvo poi ricorrere a frasi che avrebbero (condizionale) udito alcuni non meglio precisati steward. Ma come? Succede tutto davanti alle telecamere e davanti ad almeno un paio di giornalisti…e nessuno ha un resoconto preciso? Nessuno sa cosa è successo? Nessuno ha una immagine, un virgolettato? Ah, il meraviglioso mondo del giornalismo sportivo d’assalto…
6. Guardiamo il lato positivo: anche quest’anno è Natale, e ancora non ci hanno ripresi.
Tags: Atalanta, Mourinho1. Il nostro lunedì di ordinaria follia inizia domenica sera, con un imbarazzante Paolo Ziliani che nelle sue “temutissime pagelle” (temutissime da chi, non l’ha mai capito nessuno) fa vedere le uniche due palle perse domenica da Quaresma e dipinge il tutto così: “Quaresma, Inter, voto 5,5. Chissà cosa prova Moratti ripensando ai 24,6 milioni pagati al Porto per portare in nerazzurro il popolare Trivela, che guadagna come un Kakà per fare cose tipo: intestardirsi in dribbling ubriacanti che alla fine ubriacano solo lui, oppure incespicare nell’erba prima e nella palla poi prima di finire come i bambini a girotondo, tutti giù per terra. Per Mourinho valeva Garrincha. Macario“. Chi ha visto la partita di Quaresma sa quanto sia in malafede un commento di questo tipo, chi non conosce le vicende contrattuali del portoghese non merita di essere annoiato con altre precisazioni sul suo prezzo e sul suo stipendio. “Guadagna come un Kakà” è, quella sì, un’uscita degna di Macario. Ziliani, Sportmediaset, voto 4 di incoraggiamento. Coraggio, anche questo mese i bambini a casa avranno di che mangiare. Stachanov.
2. C’è Gigi Maifredi ad accompagnarci nel prosieguo del nostro viaggio negli abissi della mente umana. “Io al posto di Ferrara sarei già sopra l’Inter ed in testa alla classifica. Con una squadra con 4/5 di difesa della Nazionale, Sissoko, Camoranesi, Diego, Melo ed il parco attaccanti che la Juve si ritrova io mi metterei a fumare, mi siederei con calma in panchina ed a fine gara chiederei solo con quanti goal di distacco si è vinto. Calciopoli? Meglio stendere un velo pietoso su questa vicenda. Ve lo dico, Moggi e Giraudo avevano già comprato Gerrard e Cristiano Ronaldo. Si erano gettate le basi per un dominio bianconero che sarebbe durato almeno 20 anni ed allora hanno dovuto per forza inventarsi uno scandalo che uccidesse una squadra del genere. E la nuova proprietà Juve ne è stata complice. Ma dove si è visto mai un avvocato difensore che ancora prima di esser giudicato va davanti alla giuria e patteggia una pena congrua?“. Sono parole che non hanno bisogno di commento. Fantastico un altro pezzo passato sotto silenzio: “L’unica analogia che vedo tra questa e la mia Juve è la mancanza alle spalle dell’allenatore di una società esperta e competente“. Noi ne vediamo un’altra, Gigi. La mancanza di un allenatore.

Josè Mourinho durante l'ultimo colloquio con Balotelli
3. Proprio quando pensiamo di poter finalmente andare a letto, di poter mettere un punto a una giornata tanto stressante, ecco che gli abissi della mente umana si ripropongono davanti a noi in tutta la loro profondità. Su Antenna3 si dà spazio nientepopodimenochè a un gruppo di ultrà della Juventus, Viking e Drughi, che ci spiegano che “Il coro ‘Se saltelli muore Balotelli’ è un coro assolutamente non razzista. E’ nato da alcuni tifosi che cantavano contro Lucarelli. Non se ne è mai parlato. Adesso che è stato fatto a Balotelli è nato il caso. Anche lo stesso giudice sportivo ha scritto nella motivazione della multa che il coro era becero o istigava alla violenza, ma non ha parlato di razzismo. Balotelli non è un personaggio molto simpatico. I cori allo stadio si sono sempre fatti. Il caso Balotelli è stato fomentato dai media perché è un ragazzo di colore. Se Balotelli avesse avuto un comportamento meno provocatorio, non sarebbe accaduto nulla“. Coro assolutamente normale e non razzista. Istiga “solo” alla violenza. Caso fomentato dai media. Gli stessi media che, armati di megafoni e travestiti da ultrà, fra un “se saltelli muore Balotelli” e l’altro si esibivano in “non esistono negri italiani”, “un negro non può essere italiano” e vari “buuuu” di contorno. Anche quelli cori assolutamente non razzisti, va da sè.
4. Un lunedì che inizia di domenica sera, non può che concludersi di martedì mattina. E la follia si ripropone infatti dalle pagine del primo web giornalista sportivo!, che nella sua ormai mucciniana ricerca dell’originalità non trova niente di meglio da fare che accusare l’Inter di razzismo nei confronti di Balotelli. Si potrebbe scrivere un post intero contestando parola per parola tutto quello che scrive questo signore…ma in fondo non ne vale la pena: ancora, come per Maifredi, ogni parola sarebbe superflua.
5. Neanche il tempo di chiudere un articolo sugli abissi del lunedì che subito il martedì, invidioso, ci mostra di non voler essere da meno. All’interno del Winterstore di Piazza San Babila è stato inaugurato oggi il Caffè De Santis. Prossime aperture: l’UNESCO Point “Drughi” e il Vodafone Store “Luciano Moggi”.
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