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scritto da SNIS il 17 aprile 2011 alle 22:42
Siamo nella settimana di Pasqua e, come tradizione vuole, sull’altare del sacrificio, dopo la sconfitta di Parma, è stato adagiato l’agnello Leonardo, secondo molti causa di tutti i mali della nostra Inter. Personalmente, come ho voluto più volte ribadire, questa convinzione non mi trova assolutamente d’accordo per vari motivi. Partiamo dai freddi numeri: Leonardo nelle 18 partite di campionato nelle quali è stato sulla panchina dell’Inter ha totalizzato la bellezza di 39 punti, con una media di 2,16 a incontro. Benitez, il suo predecessore, in 15 partita ne aveva raggranellati appena 24, per una media di 1,6. Allegri, nei 33 incontri in cui ha allenato il Milan capolista, ne ha ottenuti 71 raggiungendo una media di 2,15. Mazzarri invece, sulla panchina del Napoli ha una media di 1,97, in virtù della quota di 65 punti raggiunta in 33 incontri. Se prediamo poi in esame il cammino europeo delle 3 squadre, l’Inter è stata l’unica compagine ad approdare ai quarti di finale delle rispettive competizioni. Sembrerà paradossale, ma alla luce di tutto ciò, Leo è al momento il mister di Serie A ad aver ottenuto i risultati migliori sia in Italia che in Europa. Ma al di la di questo, a mio modo di vedere, il più grande merito del nostro attuale Mister è stato quello di riuscire a riportare entusiasmo e voglia di vincere in un gruppo e in un ambiente che, per svariati motivi, aveva smarrito gli stimoli. Sin dal primo incontro casalingo col Napoli è stato chiaro come la filosofia del nostro nuovo allenatore, subito sposata da giocatori e dirigenza, fosse quella di cercare di fare un gol in più dell’avversario, anziché tentare di subirne uno di meno. E così è stato. Proprio dalla partita casalinga dell’Epifania, quando eravamo staccati di ben 13 punti dal Milan, è partita una cavalcata emozionante ed allo stesso tempo estenuante, che ci ha portato alla vigilia del derby a solo due lunghezze di distacco dai cugini, traguardo per il quale avremmo firmato tutti col sangue alla partenza per il Mondiale per Club . Per circa tre mesi, tra Champions, Coppa Italia e Campionato (recuperi inclusi), abbiamo in pratica giocato una partita ogni tre giorni, ottenendo risultati ma spendendo inevitabilmente tantissime energie sia fisiche che nervose. Sino alla sosta per le nazionali però, nonostante si fossero palesate alcune avvisaglie, avevamo tenuto botta, riuscendo a portare a casa punti pesantissimi. Poi però nell’arco di tre giorni, di fatto, è arrivata la resa, con la sconfitta nel derby e il rovescio subito dallo Schalke nell’andata dei quarti di finale di Champions. Certamente anche Leo in questo ha le sue responsabilità, ma non è lui l’unico colpevole. Nello scontro diretto con i cugini gli è stato contestato il fatto di aver optato per un 4-2-3-1 troppo sbilanciato. Forse a ragione, ma poi, quando tre giorni dopo contro i tedeschi ha schierato la squadra con un più coperto 4-4-2, le cose non sono migliorate. Si, perché il comune denominatore di quelle due partite (ma anche delle ultime), oltre alla sconfitta e all’espulsione di Chivu ad inizio ripresa, è stata la precaria condizione fisica della squadra, apparsa in possesso di un’autonomia di appena un tempo. Il calo fisico è inevitabilmente coinciso con la crisi di risultati che stiamo attraversando e lo stesso Leonardo lo ha ammesso nelle dichiarazioni rilasciate nel post partita con i ducali.
Non trovo giusto quindi che venga gettata la croce addosso solo ed esclusivamente all’attuale allenatore, perché le responsabilità sono a monte e vanno equamente divise tra tutti, non ultimo chi a inizio stagione non si è comportato in maniera irreprensibile e professionale. In fondo Leo è stato preso per cercare di dare una scossa all’ambiente e riportare in carreggiata un’annata iniziata male. Riuscendoci.
A me l’agnello non piace e a Pasqua preferisco mangiare pesce.
scritto da Fonz77 il 6 aprile 2011 alle 9:12
Ok, calma, niente drammi. La frutta fa pure bene alla salute, ma tanto vale ammetterlo, di esserci arrivati, intendo.
Non che possiamo fare altrimenti, dopo 8 reti subite in due partite, per di più contro delle squadre non certo irresistibili, lasciano poco spazio ad altre interpretazioni.
Prima che a qualche fenomeno salti in testa di cominciare a distribuire patenti di tifoso perfetto, dico solo che il sottoscritto è rimasto fino alla fine ed oltre, insieme alla Miss, mentre cercavamo di individuare Antonino attaccato alla balaustra.
Abbiamo applaudito tutti, proprio tutti o almeno quelli che sono rimasti in campo dopo il fischio finale e sono venuti verso la Nord a prendere applausi o a rischiare i fischi. Quelli che ci hanno messo la faccia, quelli che ce la mettono sempre, quelli che nel bene o nel male, pure se non ce la fanno più ci provano sempre.
Sono quelli dell’autogestione, i capi della “gang”.
Beh quei Signori erano ancora lì, insieme al giocatore con il cuore più grande che ho visto, quel Nagatomo che da riserva, entra e corre avanti e indietro per tutto il campo, sul 5-2, in 10 contro 11, come se la partita si potesse ancora vincere.
Non mollare mai, fino alla fine, ma poi, quando l’arbitro fischia, allora arriva il momento di guardarsi allo specchio e capire che cosa resta di noi. Ci sono ancora almeno dieci partite da giocare prima che la stagione sia davvero finita e alcuni obiettivi, minimi d’accordo, sono ancora lì da conquistare.
Se mi guardo indietro e penso a quello che mi ronzava nella testa quando ho fatto l’abbonamento all’inizio di questa stagione mi ricordo che in fondo lo facevo più per riconoscenza per quello che era stato il 2010 che non per i risultati che mi aspettavo di raggiungere.
In fin dei conti se c’era un anno giusto per non vincere un tubo (e abbiamo comunque messo in cascina una supercoppa e il mondiale per club) era questo.
L’anno dopo il triplete, l’anno dopo i mondiali. Molti giocatori alla fine della loro carriera.
Il momento migliore per partire dalle ottime fondamenta e iniziare a costruire il futuro. Credo che, a modo loro, il Max e Compagni ci abbiano pure provato, ma puntando a un bersaglio troppo lontano. Credevano, dopo aver fatto Triplete, di essere finalmente a credito, di aver saldato i conti con gli anni bui e di poter lavorare con più calma per costruire il Barca d’Italia, lanciando i giovani della Primavera.
Illusione. L’Inter non è mai a credito. A noi non è mai concesso di fermarci un attimo a riposare, siamo noi stessi a non concederci questa possibilità. Noi società, noi tifosi, perfino i giocatori. Non conosciamo vie di mezzo: solo vittorie esaltanti o sconfitte brucianti.
Sembra tutto così lontano adesso. Il (giusto) esilio di Ciccio Benitez, l’arrivo di Leo, la cavalcata in rimonta che ci porta a soli due punti dalle m***e, la rimonta tutta cuore e nervi di Monaco.
Tutto spazzato via in due maledette serate. Dalle stelle alle stalle.
“Questo è calcio” direbbe José.
Se Eto’o avesse messo il goal del pareggio nel derby, se ieri sera avessero fischiato il rigore (con annessa espulsione) su Milito, se, se, se…
Basta così poco in questo gioco (chiamarlo sport proprio non mi riesce) per passare da eroe a fallito.
Siamo onesti con noi stessi. Che la benzina stesse finendo lo avevamo capito da un po’, ma la fortuna e gli errori altrui, ci avevano assistito. Credevamo di essere tornati imbattibili e ci siamo presentati di fronte alle sfide più importanti senza rabbia e senza motivazioni.
Questo, più di ogni altra cosa ci ha condotti dove siamo ora.
Leo ha sbagliato nel derby? Sicuramente, la disposizione tattica era scriteriata e ci siamo sempre trovati in inferiorità numerica a centrocampo. Abbiamo visto i risultati.
Ha sbagliato ieri sera? Tatticamente ha rimediato al suo errore e le cose avevano anche preso la giusta piega, almeno fino all’infortunio di Deki.
Poi? Poi ha sbagliato di nuovo, perché sull’espulsione di Chivu, quando eravamo già sul 4-2 ha fatto la cosa che insegna il manuale e non la cosa cazzuta.
Per me l’ingresso di Cordoba è stato una disgrazia, ma non perché certo per la sua presenza in campo, come molti hanno detto allo stadio e penseranno qui dentro. La disgrazia è l’idea di togliere un centrocampista per rimettere un centrale quando stai già perdendo con due reti di scarto. La disgrazia è togliere l’unico centrocampista giovane e fresco che stava correndo a destra e a manca e che avevi messo in campo solo venti minuti prima.
Questa è la disgrazia.
Perché un errore così lo fai se ti mancano le palle, lo fai se non hai la personalità di togliere uno più vecchio e stanco oppure uno nemmeno troppo vecchio, ma semplicemente svogliato.
Già perché poi ci dobbiamo ricordare che, oltre alle colpe di Leo ci sono quelle dei giocatori.
A mente fredda vi direi che a parte due signori, i ragazzi non hanno giocato male. Non hanno giocato al massimo e questo, in Champions si paga. Come successo nel derby, anche se i giocatori in avanti (Wes, Eto’o e Milito) hanno fatto il loro, in fase di copertura non fanno quello sforzo di tornare e quindi ci manca quel raddoppio sistematico sul portatore di palla che tanto ci ha fatto godere lo scorso anno.
Io ho sentito accuse feroci a Cambiasso e Zanetti, ma continuo a trovarle assurde. Certo, sono sempre più logori e le loro prestazioni non sono più al livello di un tempo, ma li ho visti comunque correre e provarci anche quando la situazione era compromessa.
Chi faccio fatica a giustificare sono Maicon (pessimo in difesa, inesistente in attacco) e Thiago Motta, molle, senza idee in fase di impostazione del gioco (e sarebbe il suo lavoro) e svogliato praticamente sempre. Questi due, per quel che mi riguarda non hanno proprio giustificazione.
Questo è quanto.
La situazione si può salvare, non certo per vincere per forza millemila tituli, ma per chiudere dignitosamente questa stagione iniziare a mettere a posto qualche mattoncino della nuova Inter.
C’è bisogno che qualcuno faccia un passo indietro, qualcuno ne faccia uno avanti, qualcuno ricominci a giocare oppure se ne vada a fare in culo. C’è bisogno che Leo si renda conto che attaccare a testa bassa quando stai vincendo 1 a 0 o 2 a 1 non è la cosa più furba da fare e che si può giocare bene anche d rimessa.
Soprattutto…
C’è bisogno di osare. Provare qualcosa di nuovo.
C’è bisogno di Coraggio.
scritto da SNIS il 30 marzo 2011 alle 9:17
Gentilissimo Dott. Suma, innanzitutto devo chiederLe scusa. Si, perché non frequentando gli spazi virtuali nei quali Lei scrive, senza la segnalazione di un utente del nostro blog (grazie Pietro!), mi sarei sicuramente perso questa Sua perla. Mi permetto quindi di risponderLe con una sorta di lettera aperta che, mi perdonerà ancora, non potrà certo raggiungere i livelli e gli standard ai quali Lei è abituato.
“In attesa del ricorso dell’Inter contro la riduzione di una giornata della squalifica a Ibrahimovic, sappiamo bene che non si potrebbe secondo le leggi del nostro calcio ma non si sa mai, un ricorso anche di cartone a certe latitudini lo si può produrre da un momento all’altro, vale la pena commentarla.”
Stia tranquillo, il ricorso dell’Inter contro la decisione di ridurre la squalifica ad Ibra non ci sarà, come non c’è stato in occasione della squalifica inflitta a Chivu per il pugno rifilato al “solito” Marco Rossi. Sa com’è, non siamo abbastanza fantasiosi e, di fronte ad immagini inequivocabili, non saremmo stati in grado di argomentare le nostre controdeduzioni in maniera così convincente come hanno invece fatto altri. Che poi, sbaglio o ad essere di cartone erano solo gli scudetti (dell’Inter)?
“Intanto la Corte Federale ha tolto a tutti gli amanti del coupe de theatre la soddisfazione di vedere il Club nerazzurro ritirare la squadra in caso di riammissione al derby dello Svedese, al dna non si comanda, scelta nel caso possibile, un po’ come avvenne negli anni Sessanta a Torino contro la Juventus. Poco male, la vita continua e ci sarà sempre l’occasione per compensare.”
Mi spiace deluderLa, ma al derby l’Inter sarà regolarmente in campo. Con la prima squadra e non con la formazione primavera come accaduto negli anni Sessanta in quel di Torino. Le perdono quindi l’imprecisione relativa a quel Suo vago ricordo, capendo quanto sia difficile documentarsi su argomenti per Lei così raccapriccianti come la gloriosa storia della Beneamata. Sa com’è, anche a me parlare del Milan crea identiche difficoltà. Che poi, diciamocelo: potremmo mai non presentarci al derby, evitandovi un’ulteriore settimana di terrore come quella appena trascorsa? Potremmo mai privarci di questa soddisfazione? Assolutamente no! Magari, nel malaugurato caso che durante la partita le cose si mettessero male per noi (e a tal proposito faccio i dovuti scongiuri), a due minuti dalla fine potremmo sabotare l’impianto di illuminazione del Meazza, spegnere qualche riflettore, ritirare la squadra dal campo e chiedere la vittoria a tavolino dell’incontro. Questo si che sarebbe un coupe de theatre coi fiocchi!
“Il fatto vero di questa vicenda è l’accanimento, costante nel tempo, dell’arbitro Brighi di Cesena nei confronti del Milan. Anche se parzialmente corretto e arginato da questa sentenza, il problema è riaffiorato. Il Milan ha già pagato cara, con una Coppa Uefa al posto della Champions League, una direzione di gara dello stesso arbitro. Accadde in occasione di un Milan-Atalanta, finito 1-2, nel girone di ritorno, zona cruciale del calendaro, del Campionato 2007-2008. Con la stessa gestualità e con la stessa unidirezionalità, l’arbitro Brighi fece innervosire fischio dopo fischio, soprattutto nel secondo tempo, un uomo buono come Nesta che venne espulso e anche in quel caso il Milan perse la partita successiva. Juventus-Milan 3-2, proprio a causa dell’assenza del giocatore espulso nella partita precedente. Come è accaduto con Ibra a Palermo. In quella stagione il Milan sfiorò la qualificazione Champions per un punto…”
Come le dicevo prima, anch’io trovo raccapricciante ripercorrere la storia del Milan, quindi non avendo elementi per confutarle, devo giocoforza fidarmi e prendere per buone le tesi da Lei sopra riportate. Ricordo però benissimo quando, in tempi bui, a noi tifosi interisti veniva affibbiato l’appellativo di “piangina”. Bene, alla luce di tutto ciò credo che sia arrivato il momento del passaggio delle consegne, come si faceva con la famosa stecca ai tempi del servizio di leva obbligatorio. Naturalmente l’auspicio è che quanto da Lei rievocato si ripeta anche stavolta.
“Il signor Brighi, in questo Campionato, ha deciso, rieccolo, in chiave anti Milan, in due situazioni che in altre partite hanno trovato ben altro epilogo. In Bari-Inter, sullo 0-0, Chivu-Rossi: Chivu non viene espulso e l’Inter anche grazie a questo particolare vince la partita. In Milan-Bari sappiamo invece com’è andata a finire, con l’espulsione a cielo aperto (a partita cioè ancora e del tutto in bilico, sullo 0-1) di Zlatan Ibrahimovic.”
Mi permetto di ricordarLe che il risultato finale di Milan-Bari è stato 1-1 e che la compagine pugliese è andata in vantaggio quando le due squadre erano ancora undici contro undici. Il pareggio di Cassano è arrivato invece con i pugliesi in superiorità numerica. Partendo dal presupposto che a Bari l’arbitro Brighi ha sbagliato a non espellere Chivu, squalificato poi per ben quattro giornate con la prova tv e senza ricorso, cosa Le da l’assoluta certezza che l’Inter, con l’uomo in meno, non avrebbe vinto quella partita? Non si trattava anche li di una situazione “a cielo aperto”? Ma al di di tutte le possibili ipotesi che lasciano comunque il tempo che trovano, l’unica colpa, se così vogliamo definirla, del direttore di gara cesenate è stata quella di non vedere il pugno da cartellino rosso di Christian a Marco Rossi, perché l’espulsione diretta ad Ibra per la manata allo stesso difensore barese, è decisione più che giusta.
“In Inter-Lecce, Pazzini porta il braccio alto per coordinare la parte alta della spalla e andare al tiro: gol regolare. In Milan-Bari sulla stessa azione, con lo stesso spirito, anche se con una dinamica diversa, visto che Ibra non doveva aggirare l’avversario in corsa, l’esito è stato rete annullata con tanto di ammonizione per l’attaccante del Milan che grazie a questo regalino rientrerà in campo a Firenze sì ma diffidato proprio per via di quella decisione. Sul piano tecnico, decisione della Corte sotto gli occhi, non si può non concludere che per una manata Zlatan ha già pagato fin troppo. In questo torneo, per una manata, la sanzione massima è stata di una giornata.”
La ricostruzione che Lei fa dell’accaduto è quasi perfetta, ma manca di una piccola precisazione. Si, perché Pazzini stoppa il pallone di petto-spalla, quindi in modo regolare. Ibra invece, nonostante la similitudine del gesto, controlla la sfera con il braccio, cioè in una maniera che il regolamento del giuoco del calcio definisce irregolare. Per evitare ulteriori problemi in futuro, la proposta di un “lodo Ibra” potrebbe essere la soluzione al problema.
“La sensazione, invece, in chiave derby, è che il Milan si sentirà meno smarrito e scenderà in campo meno frastornato rispetto a Palermo, sapendo che nella a sua volta durissima gara successiva a Firenze rientrerà Ibra. Poi vedremo come la metterà il rumore dei nemici che l’anno scorso si limitavano ad auscultare ma che quest’anno devono gioco forza produrre. Certo non sono nemici il geometra Galliani e il dottor o i dottori che competono con lui. Scriviamo così, giusto per partecipare anche noi al simpaticissimo, divertente, gioco del dileggio che c’è in giro sul titolo di studio dell’amministratore delegato del Milan. Tanto non è un geometra o un dottor che cambia la vita, se sei peso massimo resti peso massimo e se sei peso mosca resti peso mosca. E non è nemmeno una questione di potere o di arroganza, è un semplice fatto di autorevolezza calcistica e di conoscenza delle dinamiche e dei regolamenti di questo sport.”
E allora, se alla fine il recupero di Ibra per la partita di Firenze rafforza così tanto la convinzione della Sua squadra in vista del derby, dov’è il problema? In fondo, come per anni ci è stato rinfacciato, l’Ibra-dipendenza è una cosa brutta, bruttissima. Quindi meglio affrancarsi da un così pesante legame, dimostrando che una grande squadra resta tale chiunque vada in campo. Se però l’assenza del campione svedese continuerà a spaventarvi, più che del rumore, stavolta cominceremo a sentire la puzza dei nemici (cit.). Sorvolo infine sul gioco del dileggio dei titoli di studio da Lei evocato, ricordandole però che l’unico vero peso Massimo ce l’abbiamo noi.
E qui mi fermo, evitando volutamente di commentare la parte restante dell’articolo. Sa com’è, già parlare di Milan è per me un grandissimo sforzo. Chiedermi di aggiungere Felipe Melo, la J**e, Platini e compagnia cantante nello stesso post è davvero troppo.
Con immutata stima (ma anche no), porgo i miei più sinceri auguri per il derby di sabato.
scritto da Fonz77 il 14 febbraio 2011 alle 9:34
L’Inter è una squadra generosa, questo lo sappiamo. Non si contano le iniziative benefiche portate avanti dal Società e giocatori negli ultimi anni.
A quanto pare ieri sera abbiamo deciso di ufficializzare una nuova iniziativa, che nel corso degli ultimi anni non abbiamo quasi mai mancato di organizzare in modo più o meno consapevole.
Si chiama Inter Caritas e va in scena una volta l’anno allo stadio Olimpico di Torino. Consiste nel permettere ai nemici di sempre, caduti in giusta disgrazia, di prendersi una piccola soddisfazione, l’unica alla quale possono aspirare durante l’anno solare e la stagione calcistica, e di andare a festeggiare sotto la curva dei loro tifosi come se avessero vinto (sul campo…) uno scudetto o una Champions League.
Lo scorso anno questa magra consolazione fu per i Gobbi l’inizio della fine. Tempo quattro giorni e si presentavano in Champions incassando quattro pere in casa dal Bayern Monaco. Nel nostro spirito magnanimo abbiamo poi pensato bene di vendicare l’onta subita sconfiggendo i crudeli Tedeschi in Finale di Coppa.
Voci non confermate, e comunque false e tendenziose, mi dicono che i Rubentini abbiano in realtà tifato per i suddetti tedeschi, ma si tratta ovviamente solo di illazioni messe in giro per gettare fango sulla Vecchia Baldracca.
Anche quest’anno Inter Caritas è andata in scena come da copione e tutti noi non possiamo far altro che augurarci che porti a tutti gli stessi benefici risultati dello scorso anno.
Tuttavia non è che si possa vivere di sole speranze e francamente io, quest’anno, avrei evitato il ripetersi dell’evento, ma in Società non hanno voluto sentire ragioni. Anche per motivi di ordine pubblico era importante che la tradizione venisse rispettata.
La verità è che nel primo tempo abbiamo letteralmente regalato il campo alla Giuve, giocando esattamente come loro volevano. Ci siamo sempre infilati nell’imbuto creato al centro dalla loro difesa e centrocampo, messi molto bene bisogna dire. Abbiamo permesso di colpire di rimessa la nostra difesa che, come abbiamo già visto nelle passate settimane, è parecchio traballante in molte occasioni. I rischi non sono mancati e per quello che si è visto nei primi 45 minuti non possiamo certo dire che i Gobbi abbiano demeritato.
Hanno giocato esattamente come dovevano: da provinciale di successo (cit.)
Nel secondo tempo, azzeccati i cambi, la musica è molto cambiata. Finalmente abbiamo iniziato ad allargare il gioco. Maicon ed Eto’o hanno iniziato a fare sfaceli dei loro scarsissimi terzini, peccato che gli abbiamo preso le misure troppo tardi. Possiamo anche recriminare contro la fortuna se vogliamo, ma nei fatti non basta una traversa negli ultimi cinque minuti per salvare il bilancio di una partita che di DOVEVA vincere.
Sono mancati gli uomini più attesi. Pazzini e Snejider non sono riusciti a dare l’impronta sulla partita. Il primo poco servito, ma anche troppo poco mobile sul fronte d’attacco, per riuscire ad allargare le maglie di una difesa a maglie schierata praticamente sulla linea di porta.
L’olandese sentiva l’impegno, ma ha provato a lasciare il segno nel modo sbagliato. Si è perso troppo tempo in improbabili dribbling contro due o tre giocatori avversari alti due spanne più di lui e con poche remore nell’usare i chili in più. Per tutto il primo tempo ha tentato giocate di fino in spazi strettissimi, sbagliando molto e concludendo poco. Meglio nel secondo tempo, quando ha avuto la possibilità di servire giocatori più larghi e mobili, ma non basta.
Nel complesso una brutta battuta d’arresto in ottica rimonta, nella giornata in cui quellilà calano sul tavolo un poker che lascia poco spazio alle discussioni.
I giochi sono ancora aperti, specialmente perché è una corsa a tre con un Napoli che, fino ad ora sta tenendo benissimo il passo, ma non dipende più solo da noi.
Otto punti di distacco significa che non basterà vincere a Firenze e vincere lo scontro diretto, dobbiamo contare sul fatto che lascino qualche altro punto sul terreno.
Il gioco si fa duro, ma in fondo è proprio quello il momento nel quale diamo il meglio di noi.
scritto da Fonz77 il 2 settembre 2010 alle 13:04
Qualche volta capita, credo nella vita di tutti, di innamorarsi come zucchine. Perdi la testa per quella strafiga un po’ matta, con sbalzi di umore che di solito ti farebbero salire dal cuore un sano ed onesto vaffanculo.
E invece no, le perdoni tutto, perché i suoi difetti, le sue paranoie, le urla e gli strepiti ti sembrano ben poca cosa. Perché quando la guardi sorridere, anche se non succede quasi mai, ti sciogli come neve al sole. Ti sembra un miracolo che lei sia lì affianco a te, quasi non ci puoi credere e ti chiedi: “mi sta succedendo davvero?”.
Ogni tanto ci litighi anche, ma non vedi l’ora di fare la pace, giusto per godersi quel momento di riavvicinamento, che ti ricorda la prima volta che l’hai toccata.
Vorresti progettare una vita insieme e tutto quello che fai, lo fai pensando a lei, mettendoci tutto il tuo impegno.
Poi capita che sul più bello, lei ti lascia lì e ti dice: “Non possiamo andare avanti, non sono innamorata di te, ma possiamo restare amici, tu resterai per sempre nel mio cuore”.
Sulle prime ci stai male, fai di tutto per convincerla che sta sbagliando. Poi la tristezza diventa rabbia, ti senti tradito, usato, preso in giro. Quasi, quasi ti viene voglia di fargliela pagare. Mediti vendetta e vorresti farla soffrire, ma lei è ancora lì con il suo sorriso disarmante e allora tutti i tuoi malevoli propositi cadono, lasciandoti ancora più solo.
Passa una settimana, ne passano due. Elabori il dolore, ma non sai cosa fare.
Ti senti vuoto, sai che non sei pronto per affrontare un’altra storia, ma sai anche che la vita continua e in qualche modo ti devi rimettere in pista, non puoi continuare a pensare a lei, perché tanto non tornerà mai più.
Cosa puoi fare allora? Non ci provi con quelle che ti piacerebbero davvero perché non sei pronto, manderesti tutto a puttane e lo sai. Ne trovi comunque un’altra, non proprio la prima che capita, perché l’occhio vuole comunque la sua parte, ma è una di cui in fondo non ti frega nulla, ti accontenti.
Non è bella come Lei. Non è spiritosa come Lei. Non è matta come Lei.
Magari è anche una brava ragazza, ma non ti fidi. Ti eri fidato di Lei e ti ha tradito e quindi a quella nuova non dai il massimo, te ne stai sulle tue, non esaudisci tutti i suoi desideri. Anzi, quasi la tratti male, anche se non è colpa sua, ma tu non puoi farci niente. Non sei pronto a fare progetti, preferisci vivere alla giornata ed essere, per una volta, un po’ egoista.
Ti passerà un giorno e sarai pronto di nuovo a dare tutto te stesso. E lei sarà bellissima e intelligente, forse non proprio incredibile come quella che ti ha spezzato il cuore, ma sicuramente più dolce.
Così è l’Inter adesso. Così si sente il Massimo.
Pazzo d’amore per José, che sembrava trasformare i sogni in realtà. Riusciva a farci fare cose delle quali nemmeno noi ci credevamo capaci. Se n’è andato sul più bello, giusto un momento dopo il culmine dell’orgasmo si è rivestito e ha salutato. Non si è nemmeno fatto accompagnare: “resta pure a dormire, io prendo un taxi”.
Io lo capisco il Massimo. Non è facile riprendersi dopo una botta così, ci vuole tempo. Ci rimugina sopra, è naturale.
Prende Rafa, non gli dispiace, ma non lo fa impazzire, ma ha bisogno comunque di ricominciare. Però si ricorda del primo anno di José, di tutti i regali che gli ha fatto senza avere nulla in cambio. Si ricorda che quando ha fatto le cose a modo suo, quando ha scelto lui è stato tutto fantastico e allora al diavolo. In fondo i soldi sono i suoi, ha ben il diritto di scegliere come e quando usarli. Se a Rafa sta bene così, ok, se no tanto meglio. In fondo non è che ci creda poi molto in un rapporto duraturo e in più lo sa che non potrà mai più essere così bello, come lo è stato con José.
Magari in fondo ci spera, ma non ci crede.
Quindi niente regali. Niente baiocchi, niente cene romantiche, niente. Povero Rafa e non è per niente colpa sua, ma la fiducia non c’è e se la deve conquistare. Massimo non ha più voglia di farsi prendere in giro. Troppe volte si è fidato, troppe volte è stato tradito.
Passerà anche questo momento. Se non sarà con Rafa, sarà con un altro. Uno che magari gli piaccia di più, ma passerà.
Il Massimo si ricorderà che in fondo, quello che lui ama è l’Inter e che vale la pena lottare.
Gli serve solo un po’ di tempo.
scritto da Nk³ il 24 agosto 2010 alle 15:28
“La Supercoppa è un evento speciale, si può soprassedere -commentava giovedì una fonte interna al Viminale a proposito della decisione di non richiedere la famigerata Tessera del Tifoso per l’acquisto dei biglietti per Inter-Roma- il Ministero vuole approfondire il tema con la Lega. Lo farà presto, ma l’intenzione è di concedere ai romanisti quella che definiscono una linea di credito”. “Sarà una prova di maturità -spiegava un importante funzionario del Viminale- in caso di incidenti, le ripercussioni sarebbero pesanti”.
20mila euro di multa.
Quella che più che una ridicola linea di credito (su quali basi, poi?) era -evidentemente- l’ennesimo regalo a una delle tifoserie che negli ultimi anni più si è distinta per intemperanze e inciviltà, ha avuto gli ovvi esiti che chiunque si sarebbe aspettato: prima della partita incidenti alla Stazione Centrale di Milano che hanno richiesto l’intervento della Polizia, dopo la partita incidenti, danni e furti negli autogrill con l’identificazione di 300 tifosi giallorossi. In mezzo, tristemente, la partita. Sospesa per una manciata di minuti a causa del lancio di oggetti di ogni tipo sul terreno di gioco, dalle bottigliette ai fumogeni, e a causa del lancio di un “petardo ad alto potenziale” (definizione riportata nel comunicato del Giudice Sportivo Tosel) in un settore occupato dai tifosi dell’Inter.
20mila euro di multa.
Le “pesanti ripercussioni” sono quantificabili in 20mila euro di multa.
In un clima sempre più oppressivo per i tifosi di tutta Italia, stretti fra controlli di ogni tipo; in un momento in cui in alcuni stadi (e in alcuni settori) è fatto divieto di entrare anche solo con un ombrello, anche solo con una bottiglietta d’acqua, anche solo con un tappo di plastica; in un periodo in cui si vietano le trasferte a tifoserie intere (vedi Inter-Juventus) con assurdi provvedimenti restrittivi che prendono origine da presunti “scambi di insulti su internet” (!!); in un’ottica nella quale si chiudono interi settori di uno stadio (Giuseppe Meazza, stagione 2008/2009) a causa di uno striscione ritenuto “razzista”;
in una situazione ambientale del genere, non si muove un dito contro quella che, ormai da anni, si qualifica come la più incivile delle tifoserie italiane.
Perchè?
Non passa partita casalinga della Roma senza che si registri almeno un accoltellato, non passa trasferta a Milano senza che si verifichino incidenti più o meno gravi, non si contano più le manifestazioni di ignoranza e incivilità di una tifoseria intera coerentemente guidata sul campo da psicopatici in preda a raptus di follia (Totti su Balotelli) o da bulletti di periferia che approfittano delle pause di gioco per insultare i tifosi avversari (De Rossi nell’ultima Supercoppa).
Eppure nessuno muove un dito.
20mila euro di multa è tutto quello che sanno fare.
Mai una trasferta vietata, mai una giornata a porte chiuse, mai una squalifica del campo, mai un provvedimento vero.
Io non posso entrare allo stadio con un tappo di plastica, e a loro è permesso di entrarci con petardi e coltelli. E di usarli.
Non voglio fare supposizioni, vorrei solo una risposta a una domanda semplicissima:
perchè?
scritto da Mr Sarasa il 16 giugno 2010 alle 1:09
Ieri Branca ha lasciato aperto non uno spiraglio, ma proprio una voragine, alla cessione del nostro numero 13:
“Diego (Milito) è incedibile, Maicon forse no”
 Maicon che imita Ronaldinho
Bene, allora è il caso di ricordare che cos’è Maicon Douglas Sisenando. Ma non oggi (terzino risolvi-partite del brasile al Mondiale), bensì da almeno 3 anni.
E cosa verosimilmente continuerà ad essere per un periodo compreso tra i 3 ed i 5 anni a venire.
IL
PIU’
FORTE
TERZINO
DEL
MONDO
Non solo, è un vero e proprio “schema”. Palla a Maicon, appoggio su un centrocampista, palla di ritorno e slalom nella difesa avversaria stile coltello caldo nel burro.
A volte questo diventa un gol suo, altre un assist, altre ancora il segnale che da la sveglia ad una squadra solidissima ma a volte un po’ contratta.
Anni fa ne cedemmo un altro, di terzino brasiliano. Era abbastanza sconosciuto, cercammo di riprenderlo almeno 2-3 volte, col Real sempre a rispondere “picche”. Si dirà che Roberto Carlos era molto più giovane, ed è vero, però lo stesso non stiamo parlando di un giocatore in fase calante…
Maicon è arrivato nell’estate 2006, in questi 4 anni è cresciuto moltissimo tatticamente, ha imparato anche a difendere, magari a volte non è impeccabile nelle chiusure ma la difesa Julio-Maicon-Lucio-Samuel-Zanetti (o Chivu) è qualcosa che si vede raramente. Un mix fantastico di solidità difensiva e pericolosità nell’area avversaria.
La difesa (dicono) è la prima cosa che va registrata in una squadra, se non si hanno i Messi, per diventare vincente: bene, noi l’abbiamo impostata quando il Real pensò bene di “bocciare” Samuel, l’abbiamo messa a punto con Maicon e Julio ed in parte rinnovata con Chivu e Lucio in seguito.
Per quale motivo va smantellata in una delle sue colonne portanti? La risposta è semplice, dal punto di vista tecnico: NESSUNO.
Allora proviamo a considerare l’altro aspetto, che viene messo sempre sul piatto della bilancia, quello economico.
Una plusvalenza di una ventina di euro, in primis.
Niente male, si, ma per prendere il sostituto quanti ne verranno spesi? anzi, rettifico, per prendere un sostituto DI QUESTO LIVELLO.
Intanto bisognerebbe capire chi è il sostituto di pari livello a Maicon. Attualmente, nessuno, bisogna prendere un giocatore “di prospettiva”, o almeno una buona riserva di Santon, se davvero si vuole puntare sul giovane ferrarese reduce da una stagione ottima (la prima) ed una deludente (anche prima dell’infortunio). Mi permetto di dubitare di quest’ultima ipotesi, non credo che ora l’Inter voglia diventare il regno dello “speriamo bene”.
Allora in prospettiva chi ci mettiamo? Van Der Wiel non costa poco, ridurrebbe di molto gli effetti positivi della plusvalenza, con ciò riportando tutto il discorso su un binario squisitamente tecnico: lo scambio ne varrebbe la pena? Altro nome che gira è Aguirregarray… che però sarebbe da verificare in qualche club piccolo in Italia, prima di affidargli proprio quell’eredità. Almeno costerebbe relativamente poco, ma è appunto una scommessa. Bale è stato dichiarato incedibile dal Tottenham, il che rende la sua valutazione più vicina ai 20 che non ai 10. Ed è Bale, non Maicon.
Insomma, potremmo vedere altri nomi, di destri o mancini (ma Johnson mi fa ridere), ma non vedo nell’operazione nel suo complesso (cessione-plusvalenza-costo di sostituzione-differenza tecnica) un vero vantaggio economico, o anche quando c’è, è spropositato il rischio di flop.
Allora andiamo con la prossima favola che gira: “eh, ma l’anno scorso con Ibra ci è andata di lusso”. Certo, con tutti i distinguo del caso però: Ibra era potenzialmente visto come un rompipalle, in campo ed in spogliatoio, in più voleva andarsene lui. Ma soprattutto il Barça oltre ad offrire i soldi necessari per comprare Lucio, Sneijder, Motta e Milito, dava in cambio un certo ETO’O. Ad avere in cambio, per Ibra, solo denaro, ci sarebbe stata la corsa al rialzo del prezzo di ogni nostro obiettivo in attacco. Non sono dettagli.
Altro distinguo: non è che se ti va bene una volta, devi per forza sempre dar via qualcuno. O quantomeno, non i migliori. Non si può fare cassa con il pur simpaticissimo Muntari, per le esigenze che abbiamo? Anche perchè magari tra 12 mesi ci si trova come Ibra la sera del 28/04 o del 22/05.
A pensare cioè “avrò mica fatto la scelta sbagliata?”
Ecco, per tutti questi motivi, io che non ho fatto alcuna barricata contro il passaggio di Ibra al Barça (anche se mi dispiaceva eccome) ritengo di potermi idealmente stagliare davanti alla platea degli interisti, ma soprattutto rivolto verso Massimo Moratti e Marco Branca, fino a quest’anno impeccabili, e come novello Fantozzi pronunciare riadattata la mitica frase…
Non è necessario fare altrettanto casino dopo, però, sia chiaro, che nonostante tutto, non sarà “Crisi Inter”.
Sarà solo una cagata pazzesca.
scritto da SNIS il 20 aprile 2010 alle 8:13
Il tempo passa e nonostante quel 20 Aprile 1980 sia così lontano, ricordo ancora benissimo quel giorno. Allora la nostra Inter lottava per lo scudetto, tu per sopravvivere, ma io non lo sapevo. Avevo poco più di 5 anni e babbo e mamma non volevano turbarmi. Mi tennero quindi all’oscuro di quello che sarebbe potuto essere a breve il tuo terribile destino. Pochi giorni dopo, la nostra Inter vinse la sua battaglia, portando a casa il dodicesimo titolo. Quel tricolore non lo festeggiammo e io non riuscivo a capire il perché. Papà stranamente non era felice per quella vittoria e tutti i giorni mi portava con se in ospedale, a trovare te e la mamma. Ti vedevo da dietro quel vetro della sala incubatrici, piccolissima e inerme, ma già allora determinatissima a non mollare di un centimetro per vincere la tua battaglia. E così fu. Dopo quasi due mesi anche tu conquistasti il tuo scudetto. Ti portammo a casa e finalmente potemmo festeggiare quella doppia gioia. Sulla tua culla appesi la mia piccola bandiera dell’Inter, in modo da farti capire quale fosse la strada giusta da intraprendere. E così fu.
Nonostante le vittorie tardassero ad arrivare, coltivammo insieme la nostra passione a tinte nerazzurre, che col passare del tempo crebbe a dismisura. Trascorsero ben nove anni e finalmente fu di nuovo tricolore. Stavolta però i festeggiamenti ci furono. In macchina in giro per la città, con papà al volante e noi a sventolare dai finestrini i nostri vessilli nerazzurri. Una giornata bellissima, che mai scorderò. Poi alti e bassi della squadra, con alcune vittorie e qualche cocente delusione. Io, per motivi lavorativi, ero lontano da casa e non potevamo condividere più di tanto quelle gioie e quei dolori. Ci sentivamo al telefono e, tra le tante cose di cui parlavamo, ricordo ancora benissimo i tuoi “Pagliuca è il miglior portiere del mondo”, “Lippi è venuto dalla J**e solo per rovinarci”, “Per il compleanno regalami la maglia di Ronaldo”, “Con quattro Zanetti vinceremmo lo scudetto a mani basse”, “Mi faccio le treccine nerazzurre come Taribo West!”, “Quel gobbaccio di Davids non lo voglio!”, “Mancini è l’allenatore giusto, voglio lui il prossimo anno”.
Oggi sarebbero stati 30 e sicuramente ti avrei regalato un biglietto per assistere alla partitissima di stasera. Lo stesso regalo che, dopo essere rientrato a vivere a casa dopo ben 8 anni, mi facesti trovare sul cuscino del mio letto: 2 biglietti per il Meazza, uno per me e uno per te. Fu la nostra prima volta in quello stadio.Ricordo ancora la frenesia con la quale salimmo la scalinata che portava al secondo anello rosso e come, una volta giunti in cima, rimanemmo a bocca aperta nel vedere quella meraviglia. Non dimenticherò mai la tua espressione felice, gli occhi sognanti e quelle parole: “Si vede meglio che in tv! Ci verremo spesso!”. Ma purtroppo così non fu. Quel maledetto incidente, all’indomani di un derby perso in maniera rocambolesca per 3-2, te lo ha impedito. Anche quella volta non ti sei arresa e, come sempre avevi fatto, hai lottato fino all’ultimo. Quindici giorni di sofferenza, a combattere stavolta contro un avversario troppo forte. E purtroppo quella volta ha vinto lui.
Anche stasera, 20 aprile 2010, l’avversario contro il quale scenderanno in campo i ragazzi è di quelli fortissimi, sulla carta quasi impossibile da battere. Indipendentemente da quello che sarà il risultato finale, pretendo di vederli lottare fino all’ultimo, perché non si può e non si deve mollare senza prima averle provate tutte.
Oggi sarebbero stati 30. Tanti auguri sorellina.
scritto da Miss Green⁵ il 24 marzo 2010 alle 23:08
“Dopo il goal del Parma, sono letteralmente impazzita di gioia, era un gol molto importante in un momento difficile della gara – ha spiegato la Miss. Il mio gesto di esultanza era di gioia, di liberazione rispetto ai molti minuti in cui siamo stati col fiato sul collo, ma non era assolutamente offensivo verso i tifosi avversari. Mi spiace davvero sia stato visto in questo modo”.
 Una grande gioia
scritto da Mr Sarasa il 12 marzo 2010 alle 10:22
E’ incredibile come certi nomi evochino nell’immaginario di alcuni (molti? pochi? troppi.) i pensieri più cupi.
Più neri che azzurri, diciamo.
A volte questi nomi sono anche giustificati, che so, dici “Gresko”, “Lippi”, “Lucescu”, “Tardelli”…
questi almeno credo che siano nomi condivisi da tutti, ci riportano la mente ad Inter del passato non troppo distante, quando erano gli altri a ridere, e noi a fornire spesso il pretesto per tali derisioni.
Mi vien da ridere invece quando leggo (nei commenti al post precedente, ma anche altrove in rete) le previsioni più nefaste sul Balo in nerazzurro, per il semplice ritorno del nome di un procuratore, Mino Raiola.
Dagli immancabili “allora vattene” corredati da vari insulti (che ci sono a prescindere, su Mario, perchè di frustrati anche la nostra tifoseria è piena), a chi paventa infortuni farlocchi, trasferimenti a parametro zero al milan, chi ricorda che Balotelli recentemente si è fatto vedere che parlava con Corona (non la cantante), chi addirittura riesce a pensare che “Ci deve essere qualcosa di veramente negativo che loro sanno e non possono rendere pubblico almeno per ora.”.
Certo, forse tira tardi.
No, troppo poco.
Beve come Adriano (quello tollerato all’inverosimile dagli stessi gonzi che ora vorrebbero la testa di Balotelli), meglio ancora, facciamo che si droga, e non ne parliamo più…
Ecco, sono già andato fuori tema: tutte queste cose non c’entrano un cazzo con il nome che evoca brutti pensieri, quel nome è solo un pretesto, che tanto se non è Raiola a farli venire, ci sarà appunto Corona, il taglio di capelli, la macchina nuova, la multa per il clacson di notte, una frase sbagliata da parte della sorella o dei fratelli…
Io con “l’uomo nero” parlavo proprio di Raiola Carmine detto Mino, già procuratore di Nedved, Ibrahimovic, Maxwell, Kerlon e chissà quanti altri, professionista rispettabile (è agente Fifa, non è esattamente l’ultimo dei faccendieri come a certi piace vagheggiare), bravo a fare gli interessi dei suoi assistiti ed al contempo a non scontentare le società.
Non intendo farne l’agiografia, semplicemente sarebbe il caso di non ragionare di pancia (è dura, parlando di calcio, soprattutto quando nel 2010 ci si attacca ancora a concetti come “le bandiere”, “i valori”, “le leggende” et similia…) e riconoscere le persone per quello che sono, cioè dei professionisti.
Maxwell preso a parametro zero, fa 3 anni a livello più che sufficiente, poi chiede di guadagnare di più. La società non è d’accordo a concedere quel “di più”, con il consenso e reciproca soddisfazione delle parti, si trova una destinazione gradita e Maxwell fa segnare all’Inter una plusvalenza di 5-6 milioni di euro.
Ibra invece arriva per circa 25 milioni, i gobbi OGGI dicono che venne ad un prezzo stracciato causa Calciopoli, la verità gli fa male ammetterla, cioè che all’epoca ritenevano loro di aver fatto un affare: di sicuro, nell’estate del 2006 la cosa andava bene a venditore, acquirente ed intermediario, nessuna pistola puntata.
In ogni caso, tre anni e tre scudetti dopo, se ne va facendo segnare quella che forse è la plusvalenza più grande nella storia dell’Inter, di sicuro a certe cifre c’era stato solo il passaggio Di Ronaldo al Real, per quanto ci riguarda.
Nel mezzo, di questi tre anni, si ricordano DUE aumenti dell’ingaggio (ed il secondo solo pochi mesi prima del trasferimento).
Ampiamente motivati dai gol che consentono all’Inter di incamerare il 15°, 16° e 17°.
Sorprende quindi che l’uomo nero che terrorizza i sogni di qualcuno sia un procuratore che finora con noi ha dato e ricevuto il giusto, e non per esempio altri procuratori.
Qualche esempio?
Hidalgo, incapace di far accettare a Burdisso la destinazione Atletico Madrid, messosi proprio di traverso in quanto aveva già trovato l’accordo con la Roma.
Il procuratore di Obinna, che manco so chi sia, incapace di far capire all’ala coi ferri da stiro che si doveva togliere dalle balle, e ci ha messo UN ANNO E MEZZO a fargli cambiare aria.
Si potrebbe continuare con altri casi di procuratori di mezze seghe da cui è stato come minimo difficile separarsi, ma vado dritto al nome grosso:
Jorge Mendes.
Procuratore di Maniche, Figo, Quaresma, e non da ultimo Mourinho.
Quattro nomi non certo casuali: Figo sfiducia pubblicamente il tecnico di Jesi, nella serata conclusasi con le dimissioni di Mancini, Maniche (non voluto da Mancini) arriva come “tassa” per ingraziarsi il procuratore, Quaresma quest’estate rifiuta ogni possibile destinazione e Mourinho… beh, che dire, è divertente leggere dei fastidi per il “mal di pancia” di Ibra e contemporaneamente vedere le stesse persone “far finta di pomi” sulla telenovela della scorsa estate, con tanto di voci messe in giro ad arte su un presunto interesse del Real Madrid, teatrino conclusosi con aumento di ingaggio.
Prima che qualcuno non capisca, a me va bene pure Jorge Mendes. Se è la tassa da pagare per avere Mourinho come allenatore.
Solo è il caso di ricordarsi che tutti gli agenti/procuratori, fanno l’interesse dei propri assistiti, prima di tutto.
E che tutti gli assistiti, si chiamino Balotelli, Mourinho, Trezeguet, Maicon, puntano a massimizzare il proprio tornaconto economico.
E’ la normale legge del mercato.
Poi ci sono procuratori che riescono a fare contente ANCHE le società, altri che purtroppo si ritrovano a gestire dei veri bidoni (o anche tutte e due le cose contemporaneamente).
Ben vengano quelli con fiuto, come Raiola.
Io non ho paura dell’uomo nero, e voi?

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