Italiani veri

Angelo, Mario e Stefano

Angelo, Mario e Stefano
Intervistato dalle Iene, Mario Balotelli dà libero sfogo alla sua bocca e alla sua mente, affrontando tutti i temi “caldi”, e sono tantissimi, che lo hanno toccato più o meno direttamente in questi primissimi anni nel calcio che conta. Da Mourinho al Milan, dal razzismo al suo carattere “difficile”, dalle veline alle esultanze, dalla famiglia alla Nazionale. Il quadro che ne esce è sconfortante. Sconfortante per chi dipinge Balotelli, anzi Mario, come un fuori di testa, un provocatore, sconfortante per chi vede in questo ragazzo tanto genio e altrettanta sregolatezza, sconfortante per chi vorrebbe vedere un talento cristallino bruciato dalle bizze della sua testa.
Mario è un ragazzo solare, disponibile, simpatico e cosciente della propria forza. Mario è un ragazzo di 19 anni a cui piace ridere e divertirsi, a cui piace scherzare. E in quest’ottica vanno lette non solo le sue dichiarazioni in questa intervista, ma tutte le dichiarazioni che alcuni media cercano pretestuosamente di usare per creare polemica intorno a lui. Se Mario in un ospedale con dei bambini dice di tifare Milan lo fa per scherzare, per provocare una risata, per rompere il ghiaccio. Se Mario va allo stadio a vedere Milan-Manchester, lo fa per vedere una grande partita di Champions League, non certo per fare l’ultrà del Milan. Se Mario prende una multa per aver suonato il clacson sotto casa di un amico alle 2 di notte, lo fa perchè è un ragazzo di 19 anni con tanta voglia di giocare e con tutti i “colpi di testa” che chiunque, alla sua età, ha avuto. Sbaglia? Sicuramente sì. Cambia qualcosa nel suo essere un giocatore dell’Inter? Sicuramente no.
Non riporteremo il testo integrale dell’intervista, che pure abbiamo letto, in questo post. Non lo faremo perchè crediamo che più delle sue parole -chiarissime e lampanti nella loro sincerità- quello che diciamo possa essere spiegato dalla sua voce e dal suo faccione sorridente, che non lascia dubbi sulla seriosità o meno di certe dichiarazioni. Nei prossimi giorni magari faremo un post con il video dell’intervista e lì commenteremo tutto, dal suo rispetto per Mourinho al suo amore incondizionato nei confronti della Nazionale italiana, dalla sua sfrontatezza sul campo alla sua maturità nell’affrontare temi più delicati. Oggi no. Oggi ci interessava parlare solo dei suoi 19 anni, della sua playstation e della sua voglia -del suo bisogno- di divertirsi.
Sì, perchè Mario ha 19 anni. E questo che dobbiamo tenere sempre in testa, è questo che troppo spesso dimentichiamo.
Ed è questa la cosa che preoccupa di più chi se lo trova contro su un campo di calcio.
Tags: BalotelliRiceviamo questo gentilissimo saluto di Gianfelice Facchetti e lo giriamo, onorati, a tutto il blog. Ciao Ganfelice! :)
Tags: Gianfelice FacchettiCARI BAUSCIA, VI SEGUO SEMPRE A DISTANZA E CONTINUO AD APPREZZARE IL VOSTRO LAVORO PAZIENTE E AFFETTUOSO PER LA BENEAMATA: CONTINUATE COSI’, CON NERAZZURRA INTELLIGENZA E IRONIA.
VIVA L’INTERNAZIONALE!
UN SALUTO CORDIALE A TUTTI VOI, GIANFELICE
Qualche considerazione in vista di Udinese-Inter. Perchè non è una partita come le altre.

Luca Caldirola: debutto?
Silenzio - Continua, anche se non ufficialmente, il silenzio stampa “italiano” iniziato subito dopo il furto con scasso per il quale Tagliavento resta denunciato a piede libero: approfittando della squalifica di Mourinho, che quando non può sedere in panchina non va giustamente neanche in sala stampa, la società annulla la classica conferenza stampa del prepartita. Tutti si aspettavano Beppe Baresi e si sono ritrovati al suo posto soltanto uno scarno comunicato. Abbassare i toni o inondare l’ambiente di un assordante silenzio? Il popolo nerazzurro non dimentica i recenti fatti, la società nemmeno: l’interpretazione giusta è la seconda.
Uniti sul campo – Ivan Cordoba, Walter Samuel, Sulley Muntari, Esteban Cambiasso: tutti convocati. Il messaggio è chiaro: la squadra è unita, compatta, decisa ad andare avanti per la propria strada e a continuare a incanalare sul versante agonistico la rabbia che monta nel vedere certe situazioni fuori dal campo. Si va a Udine tutti e 24 (ma come? non avevamo una rosa di 638 giocatori?) più Luca Caldirola e Giulio Donati, per aggiungere la forza del gruppo a quella dei singoli. Per combattere insieme, come al solito.

Materazzi e Donati: chi in campo oggi?
La formazione - In questa situazione la convocazione di Materazzi non è evidentemente indicativa dello stato di salute del nostro 23 e nulla ci dice sulle effettive possibilità di vederlo in campo. Al contrario di Santon però, anche lui tra i convocati, probabilmente a Matrix verrà chiesto l’ennesimo sacrificio di un recupero-lampo per tappare la falla aperta dalle squalifiche. Straordinari per Lucio dopo la prestazione-monstre in Champions e porte chiuse per il debutto di Caldirola o Donati quindi, almeno dal primo minuto. E a meno che Zanetti non tornerà a centrocampo lasciando il posto sulla sinistra proprio a Giulio Donati. La soluzione però sembra improbabile: Zanetti dovrebbe restare dietro e neanche Deki dovrebbe prendere fiato a centrocampo, dove farà da balia al debuttante (dal primo minuto) MacDonald Mariga. Confermato Thiago Motta, confermatissimo Sneijder, a partita in corso ci dovrebbero essere minuti per Quaresma o Krhin. In avanti il ballottaggio dovrebbe essere fra Balotelli e Milito, visto che il Mou sembra orientato a provare la strada del campo per arrivare al recupero di Eto’o.
I postumi della Champions – Ieri, Chelsea-ManCity è terminata con un 2-4 ben più rotondo di quanto dicano i numeri. Questo dal punto di vista strettamente tecnico è l’unico pericolo che ci troveremo ad affrontare oggi pomeriggio: un calo conseguente non solo alla sfida di mercoledì ma anche all’enorme dispendio di energie di sabato scorso. Bisogna scendere in campo concentrati e cercare di indirizzare la partita sin dal primo minuto per non subire il ritorno, con il passare del tempo, dell’Udinese e di “motorini” come Sanchez, Di Natale e Inler
Il vento recente – A seguito della partita con la Sampdoria e delle brillanti prestazione degli arbitri a Bari e Firenze, in settimana si è scatenato un finimondo. Alle nostre orecchie sono arrivate addirittura voci circa ingenti capitali “investiti” dalla mafia albanese in un giro di scommesse sulla Serie A. Baggianate. Ma anche no: quello che è successo nell’ultimo mese è allarmante, e la splendida prestazione in Champions non deve farcelo dimenticare. Non dobbiamo dimenticare quello che abbiamo visto fischiare a Tagliavento, nè la serie di eventi precedente e successiva a quei fischi. E dobbiamo stare con gli occhi aperti. L’impressione è che il pubblico italiano – e non solo gli interisti – sia rimasto scottato da calciopoli e guardi tutto con una certa diffidenza: da più parti si sono infatti alzati dubbi sulla regolarità del torneo e discorsi che vanno ben al di là del “favore al Milan perchè vogliono farli vincere”. L’appassionato medio è ora più sveglio, meno propenso a farsi prendere in giro. Da questo, scaturiscono due correnti di pensiero:
- l’interista che sta per morire: morire insieme a tutti gli altri, ovvio. La fine del mondo è vicina, è tutto deciso, e gli arbitri ci porteranno a perdere lo scudetto con decisioni sempre più assurde, sempre più scandalose e sempre nella stessa direzione, in un vortice di vergogna senza fine. Lo scudetto è già di fatto assegnato al Milan e non ci sono speranze neppure per un’armata come la nostra. Prepariamoci a subire un altro scippo a Udine.
- il complottista ad ampio respiro. Figura nuova nel campionario del tifo italiano e, ad opinione di chi scrive, diretta discendente di calciopoli. Questo appassionato vede tutti coinvolti in un enorme calderone, un “chiagn’e fotti” formato gigante nel quale, a turno, ognuno ha i suoi vantaggi e nel quale, soprattutto, si sa già il vincitore finale. Lo scenario dice Inter, con un distacco minimo sul Milan e il conseguente allontanamento di Mourinho “spina nel fianco” di un sistema di cui fa parte fino al collo la stessa Inter. In quest’ottica, previsto in arrivo da Udine un favore arbitrale nel caso la partita dovesse mettersi male.
Noi, annoiati e disillusi, preferiamo più modestamente scegliere una terza via: nessun complotto. Diciamo, per il momento, una imbarazzante e preoccupante serie di errori. Diciamo che da Udine ci aspettiamo un arbitraggio equo e onesto. Diciamolo e urliamolo pure, anche se in fondo pensiamo tutt’altro e a questo crediamo poco. Per il momento stiamo così: aspettando ulteriori evidenze, ulteriori verifiche, ulteriori conferme.
Ci sediamo sulla riva del fiume e aspettiamo di vedere che succede.
E se qualcuno che a questo campionato ci crede veramente ci chiedesse che cosa ci aspettiamo dalla partita, la risposta sarebbe ovvia: i 3 punti. Mancano da troppo tempo, contano solo quelli.
Per ora.
Tags: Udinese7 gennaio 2010: a seguito di Chievo-Inter, il giudice sportivo Gianpaolo Tosel infligge una multa di 7.000 euro a Mario Balotelli “per avere, al 43° del secondo tempo, uscendo dal terreno di giuoco all’atto della sostituzione, rivolto ripetutamente un applauso provocatorio nei confronti del pubblico”
27 febbraio 2010: a seguito di Fiorentina-Milan ci chiediamo e ci permettiamo di chiederle, giudice sportivo Gianpaolo Tosel: cosa pensa di questo?

E di questo?

Eh, giudice sportivo Gianpaolo Tosel?
Che ci dice, giudice sportivo Gianpaolo Tosel?
Ehi…
Giudice sportivo Gianpaolo Tosel?
C’è nessuno in casa?
Tags: MilanVe le ricordate tutte le menate di cravatta gialla su ranking Uefa e via discorrendo? Ed i soloni (più o meno incartapecoriti) che dall’alto della loro presunta imparzialità si auguravano che il calcio italiano tornasse ai suoi antichi fasti in Europa?
Bene, resettate tutto, contrordine.
Il calcio italiano resta come movimento nel suo complesso a distanza considerevole da Inghilterra e Spagna, ormai affiancato da Francesi e Tedeschi, talvolta umiliato persino da paesi che definire calcisticamente emergenti sembra spararla grossa, tipo la grecia… e dopo due settimane di partite di Champions ed Europa League possiamo trarre qualche considerazione.
La prima è che dopo una prima settimana a dir poco disastrosa, con il Milan sconfitto in casa, la Fiorentina defraudata in Germania, la Roma umiliata in Grecia e solo il contentino gobbo contro i bambini dell’Ajax, mi sarei aspettato che venisse presa un po’ meglio, dai presunti imparziali, la vittoria nerazzurra sul Chelsea.
Invece pare che l’analisi della partita possa ridursi ad un “c’era un rigore per il Chelsea” con l’aggiunta nelle migliori delle ipotesi di un “Eto’o non è lo stesso del Barça”: a parte il fatto che per i motivi già espressi nei giorni scorsi nei commenti, per me è tutto da dimostrare che quello sia rigore perchè ho dei seri dubbi sul contatto, e dando per scontato che qualcosa logicamente non è piaciuto neppure a me, della partita di mercoledì, pare passare in secondo piano il fatto che dopo anni di magra, negli ottavi, abbiamo vinto una partita e non contro l’ultima squadra del campionato uzbeco, ma contro il tanto osannato (soprattutto quando c’è da coprire una figuraccia del Milan…) Chelsea, primo in Premier League e che non perdeva in Champions League da ben 14 turni. Intendiamoci, possiamo ancora perdere rovinosamente il ritorno ed uscire, così come può cadere una cometa domani e steccarci tutti: proprio per questo sarebbe il caso di godersi il momento, e non parlo di noi tifosi che mi sembra che non abbiamo troppi di questi problemi, ma appunto i soloni di cui sopra: se non sfruttano le poche occasioni rimaste per parlar bene di quache squadra italiana in Europa, evidentemente preferiscono la parte dei “tanto peggio tanto meglio”. Contenti loro… Una piccola postilla la meriterebbero i vari Ziliani & co., capaci di ipotizzare “risarcimenti” arbitrali a NOI per i torti subiti dalla Fiorentina, che dire: Milito ammette la simulazione ed accetta il giallo come fanno le persone oneste, loro non potranno mai ammettere che fanno “solo” il loro sporco lavoro di servi del padrone.
La seconda considerazione è che ci sono altre italiane che non vincono in casa loro da più di un anno ormai, ma loro non contano, loro possono andare a Manchester e fargliene 2-3-4-10, senza subirne altrettanti. Eccoli quindi prodursi in dichiarazioni pro porcellotti, alla vigilia di Inter-Chelsea, come se perdere finora 3 derby e mezzo da Agosto ad oggi non fosse abbastanza, han gufato pure l’ex. E tanti saluti al tanto invocato (quando fa comodo) ranking Uefa, che a questo punto spero ci veda presto scivolare alle spalle deella Germania.
Infine, una nota di colore la merita il settantene. Una settimana fa disse “andiamo a fargli vedere chi sono i Romani”, forse pensando che i greci del 2010 siano tutti dei Leonida barbuti e mezzi nudi, che la buttano in rissa…
Prima di ieri ha rincarato la dose immaginando addirittura il ritorno della seconda Coppa continentale a Roma (cioè, ai SEDICESIMI, parlava di VITTORIA).
3-2 e 2-3. Così, per gradire.
Avanti così, o calcio italico…
P.S.: L’importante è abbassare i toni, comunque. Grazie Josè, per aver detto ancora una volta a questi rincoglioniti quello che vedrebbe chiunque non avesse gli occhi foderati di prosciutto!
Tags: Chelsea, MourinhoIl 23 febbraio del 2002 l’Inter era reduce dall’andata degli ottavi di Coppa UEFA: 3-1 in casa all’AEK Atene con gol di Zanetti, Kallon e Ventola.
Il 23 febbraio del 2002 l’Inter si preparava a disputare la 24esima di campionato contro l’Udinese: finì 3-2 con gol di Vieri, Ventola e Conceiçao.
L’allenatore dell’Inter era Hector Raul Cuper e la squadra si apprestava a vivere la più drammatica delle stagioni pre-calciopoli, culminata nel celebre 5 maggio romano.
La Champions League, in quella stagione, fu vinta dal Real Madrid di Chesar Sanchez e Fernando Hierro in finale contro il Bayer Leverkusen di Ballack e Lucio.
La Coppa UEFA fu vinta dal Feyenoord di Tomasson e di un giovanissimo Van Persie.
In Italia, fu la stagione del fallimento della Fiorentina, della cessione di Zidane al Real, dell’esplosione di Cassano, dell’eterna attesa di Ronaldo.
Storie di una vita fa.
Dal 23 febbraio 2002 è cambiato tutto.
O quasi.
Il 23 febbraio 2002, Josè Mourinho ha perso la sua ultima partita casalinga in campionato.

8 anni e 130 partite dopo, affidiamo a lui il destino della nostra squadra.
Tags: MourinhoFratelli Nerazzurri,
molti sentimenti abbiamo in comune in queste ore, ancor più di ciò che normalmente già ci unisce. Qui come altrove ne abbiamo dette tante sulla partita di sabato sera. Ci siamo divisi e abbiamo discusso, come spesso succede in unconsesso dove nessuno ha l’anello al naso (cit.).
Tutto questo accadeva poche ore fa eppure sembrano passati secoli. Quando il giudice sportivo ha comunicato le squalifiche e le multe che sono scese come una sporca pioggia sopra la Società Nerazzurra, tutto l’ambiente è stato scosso da un brivido.
Non pensate che io non provi gli stessi dubbi che hanno molti di voi, gli stessi timori che i giochi siano chiusi qui.
Troppo forti gli avversari, troppo disonesti con armi troppo subdole.
Eppure anche noi siamo forti. Forti come non lo siamo mai stati in questi ultimi vent’anni. Forti di un gruppo indistruttibile e compatto intorno al proprio condottiero. Forti della consapevolezza di combattere contro l’oscurantismo e l’ingiustizia.
Contro i furbi che vogliono che tutti si comportino da furbi e se non lo fai, se pensi che le regole debbano essere applicate, beh peggio per te, sarai il primo a sentire la frusta di quelle regole.
Non prendiamoci in giro, quella che dovremo combattere non è una battaglia facile. A troppi diamo fastidio, per le più diverse ragioni. Chi odia Mourinho, ci si preoccupa del fatto che con il campionato chiuso troppo presto sfumerebbero milioni di €uro di incassi televisivi e di scommesse (andate a leggervi le dichiarazioni dell’antennista).
Sia chiaro che combattiamo per la nostra sopravvivenza, perché solo gli dei sanno cosa resterebbe di questa squadra se dovessimo essere sconfitti. Questa è la nostra ora più cupa, più ancora del ’98 e del 2002. Ma questo è anche il momento in cui i nostri nemici (esatto, nemici, non avversari) dovranno capire che noi non ce ne andremo in silenzio, noi lotteremo fino alla fine.
Ci sarà forse un giorno in cui ci dovremo arrendere e scomparire con il capo chino e la schiena spezzata, ma quel giorno non è ancora arrivato!
Noi siamo ancora vivi, siamo ancora in piedi e per tutti gli dei abbiamo ancora la forza di combattere!
Se fino a ieri potevo percepire la furia cieca e il sangue agli occhi ora vedo un altro tipo di forza. Vedo una rabbia fredda e silenziosa pronta a scatenarsi con i fatti.
Il tempo delle parole è finito. Non otterremo giustizia chiedendola, la otterremo strappandola dalle mani dei nostri nemici.
Da qui alla fine della stagione dovremo essere tutti perfetti: giocatori, allenatore, società, tifosi.
Ci saranno dei torti. Ce ne saranno tanti e noi dovremo fare di tutto per non dare loro scuse a cui attaccarsi. Non una parola con gli arbitri, con i giornalisti, non una con i giocatori avversari o i loro panchinari.
Questo vale anche per noi tifosi. Zero striscioni. Nessuna considerazione per la terna arbitrale o per i nemici di turno. Perfino quando annunceranno le loro formazioni a San Siro dovremmo restare in silenzio. Che possano sentire il peso del nostro sguardo, mentre zitti, li giudichiamo. Sarà molto più terribile di qualsiasi insulto.
Per tutto il resto del tempo il Meazza dovrà essere una bolgia. Dovremo diventare una tifoseria Inglese. Dovremo cantare per l’Inter dal primo all’ultimo minuto.
Conoscete il cerchio del Karma? Un idea molto semplice in realtà, tutto quello che fai in vita ti tornerà indietro moltiplicato dieci volte. Anche tutto questo schifo tornerà loro addosso perché se vogliono giocare seguendo le regole alla lettera hanno trovato pane per i loro denti. Non sfuggirà uno striscione, una reazione contro l’arbitro o un coro o una protesta con tanto di dossier. Tutto questo d’ora in poi dovrà essere giudicato con lo stesso metro di giudizio applicato oggi, lo pretenderemo.
Non avverrà domani e forse nemmeno dopodomani, ma succederà potete starne certi.
Nel frattempo andiamo a prenderci ciò che ci spetta di diritto, ciò per cui abbiamo lottato e vinto e per ancora lotteremo e vinceremo.
All’erta fratelli.
Serriamo i ranghi. Alziamo gli scudi.
Stringiamoci a Josè Mourinho il condottiero, anche se dovesse essere l’ultima cavalcata insieme, faremo tremare i pilastri del potere, fino alla vittoria.
Tags: MourinhoUna vergogna. Questa è l’unica parola che mi viene in mente. L’arbitraggio di Tagliavento è stato veramente indegno. Nel post precedente NK ne ha già spiegato in maniera molto esauriente i motivi, quindi evito di ritornarci sopra. Pensavo che con alcune direzioni di gara viste all’epoca di Moggi & co. si fosse toccato il fondo. Mi sbagliavo. A Bari, nel derby, a Napoli e sabato sera con la Samp, si è percepito nettamente quale sia l’aria che tira nel nostro campionato. Ai tempi in cui i vari Ceccarini, Bertini, De Santis imperversavano con decisioni al limite del grottesco, mi sono sempre rifiutato di credere al complotto. Allora mi sbagliavo, visto che il tempo e i fatti emersi mi hanno dato torto, nonostante qualcuno cerchi sistematicamente di negare quella che è stata poi l’evidenza. Adesso mi sorgono moltissimi dubbi sull’operato e la buona fede di alcuni direttori di gara.
Dopo essere uscito disgustato dallo stadio per quanto visto, oggi rimango ancor più schifato dall’atteggiamento di alcuni pseudo-giornalisti-commentatori, che stanno facendo di tutto per continuare a negare l’evidenza. Non chiedo a questi signori di prendere le difese dell’Inter, assolutamente. Ma quantomeno pretenderei un’analisi razionale dei fatti. Perché se si dice che, seppur severa, l’espulsione di Samuel può starci, allora bisogna avere l’onestà intellettuale di ammettere che contatto Pazzini-Lucio a palla lontanta è da rosso. Se si ha la faccia tosta di affermare che il secondo giallo a Cordoba è sacrosanto, bisognerebbe essere altrettanto coraggiosi nel dire che lo stesso Pazzini fa un tuffo da far invidia agli storici Cagnotto e Dibiasi. Ma la cosa ancor più vergognosa è ridurre l’analisi del match di sabato sera esclusivamente al nervosismo dell’Inter, di Mourinho, del pubblico. Addirittura ho sentito attribuire alla cosiddetta “panolada”, assoluto inedito per il nostro campionato, l’aggettivo di violento. E non ci stò. Perché, cari miei, io ero tra quelli che agitavano il fazzoletto e non accetto assolutamente che per questo mi venga appioppata tale etichetta. Non c’era nessuno a San Siro che si è messo a giocare a ping-pong con i fumogeni, come ad esempio accaduto la settimana scorsa a Torino in occasione di J**e-Genoa. Come mai questo fatto non è stato sottolineato con la stessa veemenza con cui è stato evidenziato lo sventolio di fazzoletti bianchi? Perché i pochi che ne hanno parlato hanno liquidato l’episodio con un semplice racconto, senza presa di posizione alcuna contro quei “signori”? Dobbiamo attendere a breve un provvedimento che impedisca al pubblico di entrare allo stadio portando con sè un fazzoletto, ma nel contempo autorizzando l’accensione di fuochi pirotecnici?
In barba ai pareri di questi pseudo-luminari del calcio e della moralità, voglio invece fare i complimenti sia alla squadra che al pubblico del Meazza.
I ragazzi meritano un elogio per come hanno giocato per circa cinquanta minuti in doppia inferiorità numerica, senza concedere praticamente nulla agli avversari. La nostra squadra ha dimostrato un carattere eccezionale. Nessuno ha lesinato impegno, correndo ininterrottamente per tutto il tempo e sacrificandosi in compiti e ruoli non proprio congeniali. Cambiasso difensore centrale ed Eto’o centrocampista di copertura a sinistra ne sono il manifesto. Un paio di tiri da fuori area che non hanno impensierito Julio Cesar e qualche cross puntualmente preda dai nostri sono stati gli unici pericoli creati ai blucerchiati. La Samp, seppur con due uomini in più, non ha mai dato la sensazione di poterci impensierire, forse più preoccupata di togliere due punti all’Inter che di provare a portare a casa il bottino pieno. Vederli in undici dentro l’area di rigore in occasione degli angoli a nostro favore ed i cambi per difendere il pari effettuati da Del Neri ne sono la prova. E alla fine, nonostante tutto, l’occasione migliore è capitata sui piedi di Eto’o, con risposta miracolosa di Storari.
Anche ai presenti allo stadio, con i quali proprio su queste pagine sono stato in alcuni casi molto critico, va rivolto un grande plauso. L’incitamento alla squadra è stato costante per tutto il match ed è arrivato da tutti i settori. Nonostante qualcuno evidentemente non l’abbia gradito, lo sventolio di fazzoletti bianchi per protestare nei confronti dell’arbitro è stata una maniera molto civile e spettacolare e in un certo qual modo originale ed elegante. Evidentemente qualcuno gradisce più che il dissenso venga espresso ululando alla luna (cit.), incendiando i seggiolini dello stadio, oppure indirizzando raggi laser negli occhi dei giocatori avversari. L’applauso finale, puntualmente contraccambiato, che ha salutato l’uscita dal campo dei ragazzi è stata la dimostrazione di come il pubblico si sia stretto intorno alla squadra, cercando di aiutarla a resistere all’assedio e addirittura trascinarla nell’impresa di portare a casa tre punti. Bravi.
Infine, concedetemi un saluto ai soliti amici che, come sempre, ho avuto il piacere di incontrare prima della partita, facendo la conoscenza di Sergio65 e signora, della figlia del Presidente e della piccola erede di Ziorinco.
Tags: SampdoriaUno Josè Mourinho in grande spolvero presenta perfettamente in conferenza stampa la partita con la Sampdoria, non senza rispondere ad alcune domande sulle principali avversarie -morali o reali che siano- dell’Inter.
REAL MADRID – In Spagna il quotidiano “Marca” ha pubblicato l’indiscrezione secondo la quale ci sarebbe stato un contatto tra il Real Madrid e i rappresentanti di Mourinho nei giorni scorsi.
“Non entro in questo gioco, non è mio”
Ennesima smentita, stavolta ben poco amichevole, su un possibile divorzio dall’Inter a fine stagione. Lo ha detto in mille modi, lo ha ripetuto in ogni lingua: lui non se ne andrà. La sua volontà è quella di restare fino alla scadenza del contratto, nel 2012. L’importanza della Champions League? La volontà di Moratti? Non può certo rispondere Mourinho. L’impressione, quasi la certezza salvo catastrofi, è che a luglio ci troveremo di nuovo a Los Angeles, con Josè da Setubal.
ROMA – “La Roma in campionato sta bene, ha raccolto tanti risultati positivi, è un avversario che rispetto veramente. L’ho detto sempre. Sono forse stato uno dei pochi che non ha mai perso il rispetto e l’ammirazione per i giocatori fantastici che hanno. Inoltre la Roma è anche una società furba: nel momento del mercato prima sa piangere e dopo sa dire di no. Piange perché ha bisogno di un giocatore e non ha soldi per avere quel giocatore, però dopo quando qualcuno vuole comprare uno dei suoi sa dire di no. È una società molto intelligente. Ho rispetto per loro, per le loro qualità e per i loro risultati”
Proviamo a tradurre? Il riscatto della comproprietà di Burdisso si fa complicato, per i giallorossi.
NAPOLI - Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, ha dichiarato che non la prenderebbe come allenatore. Andrebbe mai ad allenare una squadra con De Laurentiis come presidente?
“Non ha soldi per me… ” (ridendo)
Ultimo pensiero per l’omino che crede di essere a Hollywood. Preveniamo quelli che “Mourinho chiama sempre in causa qualcuno per fare polemica”: come si vede da queste due righe, rispondeva a una domanda. E inoltre era una semplice battuta. Sembra assurdo doverlo sottolineare, ma siamo arrivati a questo.
JUVENTUS – “Per quale ragione quando si parla di calcio italiano, in quello che succede nel calcio italiano, dobbiamo fare tutti come lo struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia? O c’è coerenza o non c’è coerenza. Se oggi il signor Bettega dice che dobbiamo stare tutti zitti perché non si può parlare di Bayern-Fiorentina, perché di quella partita devono parlare solo Rumenigge, Van Gaal, Prandelli e Della Valle, allora siamo coerenti e stiamo tutti zitti… Però di area con 25 metri ce n’è solo una in Italia…”
Messaggio chiaro: nessuno può permettersi di dirgli cosa può o non può dire. Messaggio fra le righe: state a cuccia, che fino ad oggi è stato fin troppo tenero sull’argomento.
SAMPDORIA – La maggior parte della conferenza stampa, però, ha come protagonista la squadra di Del Neri, in campo stasera a San Siro. Innanzitutto Mourinho chiarisce il suo punto di vista sugli ultimi due non esaltanti pareggi contro Parma e Napoli: pareggi che il tecnico bolla come “positivi” non in sè stessi ma nell’ottica della continuità del campionato. Partendo dal presupposto che un momento di calo ci può stare e, soprattutto, che eravamo in un periodo in cui abbiamo giocato 4 partite in 10 giorni, il Mou non si lascia preoccupare da questa breve striscia negativa e guarda con tranquillità e fiducia alle prossime partite. O meglio: alla prossima partita, quella con la Sampdoria, perchè di Chelsea non vuole sentir parlare. “È una partita di campionato, abbiamo bisogno di punti, è la partita più importante che abbiamo in questo momento perché è la prossima. E io non cambio niente, non faccio turnover, non lascio giocatori a casa per riposare, non penso al Chelsea. Penso solo a questa partita, che rispetto. E rispetto l’avversario, per questa ragione farò giocare la squadra che mi sembra migliore: per vincere“. Più chiaro di così non poteva essere.
E allora dopo aver analizzato il momento della Sampdoria, che sta vivendo un campionato fatto di alti e bassi ma, come all’andata, viene da 4 vittorie consecutive, Mourinho chiarisce che giocheranno i migliori e ci prepara a vedere una formazione abbastanza prevedibile (a meno di pretattica, che il Mou potrebbe adottare per “vendicarsi” di Del Neri all’andata): Maicon, Lucio, Samuel e Zanetti in difesa (con il capitano in preallarme nel ruolo anche per il Chelsea), Cambiasso, Stankovic, Motta e Sneijder in mezzo e Milito-Eto’o davanti. L’unico dubbio è fra Motta e Muntari a centrocampo, con Mariga che dovrebbe sostituire Stankovic quando il Drago, al rientro dall’infortunio, avrà finito le pile.
Le ultime parole del Mou sono sui casi più spinosi in rosa: Balotelli e Santon. Entrambi non convocati per la Samp, entrambi in forte dubbio per il Chelsea. Santon è in condizione di giocare a patto di dare per scontata la seguente infiammazione del ginocchio e aumentare, quindi, il rischio-operazione. Balotelli potrebbe giocare con un tutore ma non è al meglio. Per entrambi il tecnico si è detto pessimista, perchè non si sono allenati per tutta la settimana e, a quattro giorni dalla sfida, non è il modo migliore per prepararsi.
L’ultima considerazione riguarda l’Inter in generale. Una certezza, quasi una promessa: “l’Inter di oggi è una squadra migliore di quella della passata stagione“.
Chiaro, no?
Tags: Mourinho, Sampdoria