Il 23 febbraio del 2002 l’Inter era reduce dall’andata degli ottavi di Coppa UEFA: 3-1 in casa all’AEK Atene con gol di Zanetti, Kallon e Ventola.
Il 23 febbraio del 2002 l’Inter si preparava a disputare la 24esima di campionato contro l’Udinese: finì 3-2 con gol di Vieri, Ventola e Conceiçao.
L’allenatore dell’Inter era Hector Raul Cuper e la squadra si apprestava a vivere la più drammatica delle stagioni pre-calciopoli, culminata nel celebre 5 maggio romano.
La Champions League, in quella stagione, fu vinta dal Real Madrid di Chesar Sanchez e Fernando Hierro in finale contro il Bayer Leverkusen di Ballack e Lucio.
La Coppa UEFA fu vinta dal Feyenoord di Tomasson e di un giovanissimo Van Persie.
In Italia, fu la stagione del fallimento della Fiorentina, della cessione di Zidane al Real, dell’esplosione di Cassano, dell’eterna attesa di Ronaldo.
Storie di una vita fa.
Dal 23 febbraio 2002 è cambiato tutto.
O quasi.
Il 23 febbraio 2002, Josè Mourinho ha perso la sua ultima partita casalinga in campionato.
8 anni e 130 partite dopo, affidiamo a lui il destino della nostra squadra.
E così dopo una settimana di polemiche, è finalmente noto il calendario definitivo di “un’edizione di Tim Cup che sta suscitando sempre più interesse”, per usare le parole proferite con profondo slancio di umorismo dal presidente della Lega Calcio Beretta.
Quindi facciamo un po’ d’ordine: resta tutto come cambiato da Galliani con il blitz del 15 Gennaio, cioè Milan-Udinese il 27/01 ed Inter-Juventus il 28/01. Si, proprio la soluzione giudicata inaccettabile, quella per cui si era ipotizzato di schierare la Primavera, quella che aveva fatto gridare alla follia delle due gare in 26 ore su un campo come San Siro… a sto punto, si poteva liquidare il tutto già Sabato scorso con qualche battuta sui traslocatori di Milanello, almeno per quanto riguarda la questione delle due gare in due giorni.
Non vi nascondo che il cambio di atteggiamento della nostra società mi ha lasciato perplesso, pensavo e penso tutt’ora che affianco alla questione di merito (le due gare di seguito) ce ne fosse una almeno altrettanto grande di metodo, cioè che Galliani che prende a braccetto Beretta ed in uno stanzino carbonaramente gli spieghi come rifare il calendario sia una cosa da pre 2006, qualcosa di stonato insomma.
Mi erano piaciute le dichiarazioni di Paolillo, poi di Mourinho, infine quelle di Oriali, mi sembrava ovvio che la misura fosse ormai colma, che avessero trovato le balle di rovesciare il tavolo in testa a questi arroganti che per propria storia personale ed aziendale fanno sempre confusione tra la cosa pubblica (nelle sue diverse accezioni) ed interessi particolari… ed ora la retromarcia su tutta la linea non la capisco.
Certo, un passaggio del comunicato di oggi è altamente Bauscia: “è disposta a mantenere la partita nella data già prefissata e inclusa nei palinsesti RAI, consapevole della differente importanza mediatica rispetto a Milan-Udinese”, perchè è giusto ricordare a questi poveracci del milan che la RAI (si, quella stessa azienda che non si preoccupa dell’emorragia di spettatori dal TG1) si è opposta all’inversione di date tirando in ballo il diverso livello delle partite ed in maniera vergognosamente strumentale niente popò di meno che la Giornata della Memoria… come se una partita ed un qualsiasi film sull’argomento, indipendentemente dal livello di regista ed interpreti, fossero spettacoli fungibili o comunque paragonabili.
Si dirà “l’importante era lanciare un segnale” o “ci siamo dimostrati dei signori”… ma temo che non sia questo il messaggio che passa. Galliani fa gli affari suoi, ed il resto della serie A si adegua. Attendiamo con ansia “che, nella prossima Assemblea della Lega Nazionale Professionisti, vi sia una riflessione comune a tutti i club al fine di avere in futuro regole certe sui calendari delle competizioni e sulle date di eventuali recuperi”, come richiesto “fermamente”, ma li aspettiamo al varco, che il lupo non diventa agnello, la volpe non perde il vizio e compagnia cantante.
In ogni caso una cosa resterà: comunque vada il Derby, noi non abbiamo perso la faccia a chiedere di spostare una gara con una squadra scarsa a righe bianconere.
E ALLORA, GENIO, COSA CAVOLO LE HAI POSTICIPATE QUESTE TRE PARTITE?
Mendichello Lippi
Chiuso sto capitolo, assolutamente indesiderato ma legato ai comunicati odierni, veniamo al nocciolo del post, che poi darebbe il titolo allo stesso.
Si avvisano i guardiani ai cancelli dei centri sportivi di molte squadre di serie A che quell’uomo dimesso che chiede di essere ospitato per pranzo e mendica giocatori per giugno non è un clochard ma Marcello Lippi. Finora ha scroccato da mangiare a milanisti e gobbi, ha già annunciato che lo farà con tutte le squadre in cui giocano suoi giocatori, non con l’Inter perchè “non ci sono molti italiani”.
Viene da chiedersi se i pochi che vi siano (sostanzialmente Balotelli e Santon, perchè Matrix e Toldo han chiuso da tempo con la nazionale, e Motta gode di un ostracismo inspiegabile, coi parametri di italianità amaureschi o camoranesiani) siano meno meritevoli di attenzioni di gente regolarmente convocata come Oddo, Gattuso, Zambrotta, Iaquinta, Pepe, Di Natale… ma pazienza, ce ne faremo una ragione, anche perchè vedere certe facce ad Appiano potrebbe far riaffiorare in noi pessimi ricordi, ed al Presidente quel suggerimento lanciato dall’allora allenatore su come fosse da trattare fisicamente un tecnico che con tanti giocatori fatti comprare fosse stato in grado di produrre quei risultati, tra Helsinborg e Reggina…
E’ curioso tuttavia che recatosi all’abbazia di Milanello il mendicante abbia pregato in ginocchio Nesta di tornare a reggere la difesa azzurra, non tanto per i QUATTRO anni di assenza, quanto per il fatto che dietro suo consiglio una certa squadra di Torino si sia accaparrata Capitan Neoton ed il terzino Infame, a far compagnia in difesa al Buffone, al Chiller ed al Pio. La stessa squadra che il CT aveva indicata come favorita per lo scudetto, ed invece continua ad incassare gol un po’ ovunque. Tu chiamale, se vuoi, intuizioni…
Sarò onesto: domenica sera speravo in un bel pareggio e tanto brutto gioco, tra gobbi e biretrocessi… Pazienza, non si può avere tutto dalla vita, bisogna sapersi godere però anche i più piccoli piaceri: in questo caso, la situazione dei gobbi.
Che dire, una partita giocata oscenamente, un centrocampo ridicolo, tre attaccanti su tre impalpabili, Del Piero che sbaglia le punizioni, Ferrara che dopo aver perso una partita 0-3 non trova di meglio da fare se non polemizzare con l’unico allenatore che in 20 anni abbia fatto peggio di lui… ma può bastare tutto ciò a chi sportivamente desidererebbe la cancellazione dalle società professionistiche della Juventus F.C. s.p.a.?
No.
...e poi toccati!
Ieri la gazzetta in prima pagina titolava “Vedi il Napoli e poi”.
Ferrara avrà fatto scorta di cornetti, aglio e gesti apotropaici, visto che per chi non lo sapesse la frase (senza “il”) si completa con “muori”, ma la possibilità che effettivamente questa sera la squadra della sua città segni il capolinea della prima avventura in serie A (ma non certo l’ultima, come si conviene ad ogni raccomandato) di Ciruzzo il Troppo Buono esiste.
Ed allora, in un mero esercizio di stile (juve), vediamo quali meravigliosi scenari potrebbero aprirsi, considerando quali maestri pedatori sono attualmente liberi (di far danni):
L’era glaciale. Scongelato dal freezer, Dino Zoff è disorientato dal salto temporale essendo fermo al Maggio 2.006; crede che non sia successo nulla e si meraviglia delle piccole differenze che nota, soprattutto negli arbitraggi, mette Grygera trequartista scambiandolo per Nedved, non capisce perchè Moggi ora porti il parrucchino e si faccia chiamare Alessio, ed altri dettagli del genere. Ciò nonostante, qualifica una squadra non trascendentale alla Champions League, e quindi i dirigenti lo esonerano con una motivazione qualunque, tipo che bastava far marcare Zidane da Felipe Melo. Il Dino nazionale si rimette sotto ghiaccio in silenzio.
Il Calcio Champagne-League. Dopo aver letto la mirabolante intervista di Maifredi Gigi che si è detto in grado di vincere lo scudetto con questa squadra, solo una persona che col calcio non centri NULLA può credergli: ed infatti, ecco che Blanc lo nomina nuovo allenatore.
La brillante intuizione dell’allenatore (?) bresciano consiste nel far subito tesserare tutto il Maifredi Team (quei poveracci ex calciatori che per pagare debiti e cambiali non avevano di meglio da fare che mimare per Simona Ventura i gol segnati in serie A), per far capire ai giocatori quanto ridicoli sono i gol subiti.
Meno brillante invece l’idea di far giocare la juve come il milan di sacchi, ma con Grygera a chiamare il fuorigioco e Amauri (con i rasta) a trombare la moglie di Le Grottaglie: la squadra chiude il girone di ritorno con il triplo dei gol subiti in quello d’andata, ma riesce a salvarsi. Riscongelando in tempo Zoff.
La Gentile Signora. Claudio il Libico mette da subito in chiaro le cose: chiunque non termini gli allenamenti con un qualche pezzo (di maglietta, di pelle, o altro) di altri compagni tra i denti è fuori rosa. Della cura beneficia soprattutto Melo, che trova finalmente riconosciuta la sua ars randellandi, mentre ne fanno le spese i vari Marchisio, Diego, Del Piero e Giovinco, che finiscono smembrati. Blanc è soddisfatto, infatti pur senza guardare la classifica (Gentile porta la squadra ad una tranquilla salvezza) vede finalmente lo spirito giusto, e per ricompensarlo decide di investire nuovamente nel mercato estivo: Cassano arriva a Vinovo, Gentile viene ricoverato alla neuro il giorno dopo.
Cosa resterà di questi anni ‘80. Lippi & Tardelli, ormai inseparabili, sbarcano a Torino reduci dai fasti irlandesi. I giocatori imparano a memoria tutti i proverbi possibili ed immaginabili, ma sbagliati. In campo il gioco latita, ma uno show del Trap a partita mette sempre tutti d’accordo, regalando titoli robanti a Tuttosport. Ai tifosi invece, i soliti sseru. Europa League.
L’inzaccherata. Alberto da Cesenatico ha giusto bisogno di sistemarsi definitivamente la vecchiaia con il consueto metodo: allenare sei mesi (o meno) ma in modo così incolore da poter fare quel che vuole nei restanti 24 mesi di contratto, che tanto in panchina andrà qualcun altro. Rivoluziona la squadra all’insegna del 3-4-3, ne subisce 5 dall’Ajax ma riesce a regalare anch’egli il 4° posto alla vecchia signora, per poi lasciar posto ad un De Biasi qualunque.
L’olandese al volante. Non paghi di aver speso 50 milioni per i Samba Brothers Melo & Diego, oltre a svariati bruscolini negli anni precedenti per i Thiago, Poulsen, Andrade, Amauri etc, si spendono gli ultimi soldi per garantire un lauto pasto quotidiano a Hiddink. Che forse è l’ipotesi più vicina alla realtà, intendiamoci, ma nemmeno quel vecchio marpione di Guus può fare miracoli con il materiale umano a disposizione. Non viene accolto bene tuttavia perchè gli ultras lo scambiano per Ancelotti: een varken niet kan trainen.
Ciro, un consiglio spassionato: vedi Napoli e poi… cerca De Laurentis. Un posto nel prossimo cinepanettone non si nega a nessuno.
aprile 24th, 2009 | Commenti disabilitati | Posted in Coppa Italia | di Mr Sarasa
A meno di catastrofi cosmiche, ad Agosto non incontreremo nuovamente i campioni di anticalcio che vengono dal mare, bensì la Lazio, nella Supercoppa Italiana.
Delle diverse partite a cui abbiamo assistito stasera a San Siro, la più penosa è stata quella della Sampdoria contro il tempo: per far capire lo stato d’animo, gli educatissimi tifosi blucerchiati han pensato bene di coprire la parte di campo davanti alla curva sud di carta igienica, per evitare che il terreno semi consacrato del Meazza venisse sporcato dal loro CAGARSI SOTTO.
Che Wa(l)ter Mazzarri fosse un piccolo allenatore in una squadra a lui pari, lo sapevamo già dalle due sfide di campionato, i suoi giocatori si buttano sempre per terra e perdono un sacco di tempo, niente di nuovo sotto il sole e lo si sapeva…
Però credo ci sia un limite a tutto, e mi pare venga ampiamente superato se si vedono a 5 minuti dalla fine ancora applicati ossessivamente gli schemi per far passare più tempo su rimesse e punizioni, perchè di schemi veri e propri provati chissà quante volte in allenamento si può parlare (giocatore che finge di avvicinarsi alla palla, poi si allontana, e un altro giocatore che arriva direttamente dagli spogliatoi se ne incarica), oppure usare una sostituzione al 3° minuto di recupero.
Nessun vittimismo, intendiamoci, la finale ci è sfuggita di mano nella gara dell’andata, però pur sapendolo io e molti altri abbiamo fatto un biglietto per vedere GIOCARE A CALCIO, io personalmente allettato dal fatto che Mourinho se la sia giocata con una coppia d’attacco coi contro fiocchi (Ibra+Mario… che numeri… sotto gli occhi dello spettatore non pagante Cruz) ed il portiere titolare… Amen, mi sono divertito lo stesso e le occasioni per chiudere il primo tempo sul 2-0 ci sono state eccome, purtroppo con stasera credo sia chiaro a tutti che gente come Vieira (1 pallone giusto in tutto il primo tempo), il fantasma di Cruz, persino il volenteroso Crespo, non hanno più le doti fisiche per giocare nell’inter in maniera affidabile.
C’è stata poi la partita di Orsato, riassumibile nelle parole del mitico Vasco: “e sei protagonista“: questo figuro poco noto ha cercato di battere il regord di fischi FATTI e SUBITI (dallo spazientito pubblico) da un arbitro in un’unica partita: non tanto per il fatto che a volte a parità di fallo, se veniva subito da noi si poteva proseguire mentre per la samp c’era sempre punizione, ma per il continuo spezzettare la partita… inglese al contrario, con la ciliegina sulla torta del rosso assurdo a Materazzi.
Ultimo appunto, la querelle Balotelli: detto che dopo Ibra per me è stato il migliore in campo, e che l’anno prossimo chiunque arrivi là davanti viene per giocare INSIEME a questi due, non certo al posto di uno o l’altro, va segnalato che anche stavolta si sono sentiti i cori contra personam, da parte degli srotolatori di carta igienica.
Orgoglioso di averli fischiati, insieme a tutto lo stadio, così come non mi pento di aver fatto il verso della scimmia ai vari stronzi BIANCHISSIMI che perdevano tempo e provocavano Mario o Matrix.
Alla faccia delle opinioni comuni…
Un saluto a Egle, tifosa che alla vista del nostro mini striscione (presto una foto) ha detto “vi leggo sempre”, ed a parang e vitarob, andrà meglio la prossima volta!
PS: è un piacere vedere i fegati ormai devastati dei milanisti che si esaltano per una nostra sconfitta, visto che chiuderanno la stagione con szszeru tituli.
O gli stessi ignoranti che accusano in malafede Balotelli di essere provocatore godersi Cassano il giullare, perchè arringa la folla (come fa l’altro sub umano Gattuso a volte, in questo c’è coerenza, va riconosciuto)…
L’ossessione limita la concentrazione.
L’Inter dipende molto da un mix di condizione fisica e concentrazione. Se cala la prima, ci si salva con la seconda, se cala la seconda ci si deve affidare al portiere e non sempre basta. Questo in sintesi ciò che sta succedendo da quando il calendario ha cominciato a lampeggiare con la scritta a intermittenza MANCHESTER UNITED. C’è poco da fare: dopo aver vinto gli scudetti manca solo l’Europa. Un ciclo italiano può essere coronato con la consacrazione europea e in società lo sanno, anche perché la storia dell’Inter lo pretende. Non abbiamo nemmeno i giocatori ideali per sviluppare un’idea di gioco alternativo. Non si può dire che Mourinho non le abbia provate tutte, e persino Mancini, alla fine, girava tra il rombo e il 4-4-2, nonostante alla Lazio e alla Fiorentina giocasse con tutt’altro modulo. In particolare alla Lazio giocava con un 4-3-3 o 4-5-1 che sarebbe molto piaciuto a Mourinho. Detto questo si può anche andare oltre questo calcio deconcentrato che ci ha fatto imbarcare un po’ troppi gol, al netto delle super-prestazioni di Julio Cesar.
Ieri ad esser sinceri ha vinto la nostra deconcentrazione. Onore alla Samp, certo, ma due gol sono regalati, loro hanno fatto al massimo 4 azioni offensive e Castellazzi ha salvato la baracca. Disdicevole la caccia all’uomo di Gastaldello,classico giocatore Gea che si è girato Juventus, Siena e Crotone prima di trovare casa a Marassi: ha steso Balotelli e picchiato duro Adriano.
Con il Genoa serve ben altro. Ciò che io pretendo dall’Inter non è il bel gioco, quello lo lascio ai piangina giallorossi. Ciò che voglio è aggressività, velocità, voglia di sistemare l’avversario con due cazzotti e tener palla, cosa che dovevamo fare a Bologna, contro un’avversaria molto più debole del Grifone. Lo scorso anno a Genova assistemmo a una delle classiche partite derubricate dalle PROSTITUTE INTELLETTUALI, con un arbitraggio pessimo, l’espulsione ingiusta di Pelè, che ci portò via due punti. Gasperini mira alla zona Champions, è un allenatore che si può permettere il bel gioco e amministra un gruppo di giocatori mediamente buoni. Possiamo vincere, siamo più forti, a patto di scendere in campo dal primo minuto. Con la testa dico.
Voci su Mourinho.
Mourinho in Inghilterra dice che il suo futuro è all’Inter, ma le voci su un possibile addio all’Italia si rincorrono. Vere o false che siano, dico che fossi Mourinho andrei via al volo, rinunciando al ricco contratto. L’Italia è un paese che non lo merita. L’Italia è il paese dei Lippi, degli Spalletti, dei Ranieri. Persone intellettualmente mediocri che non nuocciono e sanno dar di gomito agli amici giornalisti. Persone che parlano di “codici” interni, “sistemi” e “comportamenti in campo” per giustificare la loro debolezza d’animo. Gente che ha sempre fatto compromessi e deve molto ad altri per il proprio successo. Mourinho si è costruito da sè, deve al suo talento il successo. Josè non è il tipo da far siparietti con Varriale, un pessimo giornalista, che si comporta come se fosse il padrone della tv di stato. Se dovesse andar via non lo biasimerei, ma in compenso avrei molti dubbi su un possibile ritorno di Mancini. A meno che non sia una donna particolarmente vivace e acculturata, io sono contrario alle minestre riscaldate.
marzo 3rd, 2009 | Commenti disabilitati | Posted in Coppa Italia | di Taribo59
Ci sono tre ottimi motivi per non sottovalutare la Coppa Italia. Il primo è l’inevitabile confronto con le 4 finali (su 4) dell’Era Mancini. Il secondo è che questa finale si giocherà all’Olimpico il 13 maggio, tre giorni dopo Milan-Juventus (e Chievo-Inter) alla vigilia della terzultima di campionato. Il terzo è che sarebbe bello chiudere la bocca agli juventini in una finale secca.
Se la Lazio eliminasse la Juve, nessuno di noi si strapperebbe i capelli per un’eventuale eliminazione ad opera della Samp, ma sappiamo bene come verrebbe enfatizzata la finale dell’Olimpico se ci fosse la Juve e mancasse l’Inter. La “coppetta” diventerebbe importantissima, prestigiosissima, e per la Juventus potrebbe essere la decima (già pensano come segnalarlo sulle maglie, l’anno prossimo). Dunque, caro Mourinho, è proibito distrarsi, esagerare col turn-over, giocare a Genova con sufficienza. Oltretutto, fra Inter e Samp è cresciuta una formidabile rivalità a livello giovanile, con un’ultima puntata favorevole ai doriani, che ci hanno eliminati in semifinale nel torneo di Viareggio.
La Samp con Pazzini è un’altra squadra. Tiene la difesa chiusa (rafforzata dall’arrivo di Ferri e Raggi e dal recupero di Campagnaro), alza un ulteriore steccato con Palombo (uno che vedrei bene all’Inter), e occupa il campo in tutta la sua larghezza (Padalino, Stankevicius, Ziegler, Pieri, Franceschini), puntando sulle incursioni centrali di Delvecchio e sugli spazi aperti da Cassano. E’ la tipica squadra che intasa il centrocampo e, se passa in vantaggio, si difende in 10.
L’Inter dovrà dare un po’ di respiro ad alcuni fra i più usurati: Maicon e Zanetti, forse anche Stankovic e Cordoba; la partita servirà ad aggiungere minuti nelle gambe di Vieira, è probabile che venga data un’altra occasione a Crespo, forse giocherà Toldo – che ha appena rinnovato fino al 30 giugno 2011 – e magari rivedremo all’opera Amantino, Jimenez e/o Obinna. Tutto lecito, purché i cambi non siano più di 3 fra i 10 calciatori di manovra, altrimenti diventa impossibile valutare i nuovi e si comincia dando un segnale sbagliato, di scarso interesse verso la competizione.
Nemmeno un nerazzurro dovrebbe dimenticare che nelle ultime tre partite (Bologna, Manchester e Roma), la squadra ha regalato il primo tempo agli avversari. Non bisogna entrare in campo per lo 0-0, ma per segnare almeno un gol nei primi 45 minuti. Poi, vada come vada.
A Vocalelli, al Romanista, ai signori di RaiSport che sembra Roma Channel, a De Paola, a Studio Sport, ai parlamentari trombati che presiedono ancora il “Roma club Montecitorio” e che sosterranno «qualunque azione che l’A.S. Roma deciderà di intraprendere per la propria tutela dopo la partita di Coppa Italia Inter-Roma», alla presidente Rosella Sensi e alla società che sforna dossier a tutto andare, a tutti coloro che spargono veleni per giustificare l’ennesima prestazione negativa della Roma con tanto di calci e calcioni
DICIAMO FIN DA ORA CHE
dal momento che la finale di coppa italia è a Roma, se l’Inter dovesse giocarla e dovessero accadere incidenti da parte dei ben noti accoltellatori della capitale,
L’Inter gioca una partita di grinta e impegno, mostrando progressi rispetto alle ultime uscite, soprattutto affrontando un avversario di rango, ben lontano dalla passeggiata dell’Olimpico dell’autunno scorso. Oggi siamo in pieno inverno e si vede: la squadra ha qualche problema di gioco, di fluidità della manovra e tende a subire abbastanza, prima sulle fasce, poi al centro. Ma nel complesso la prestazione è molto più che sufficiente, perché abbiamo creato occasioni, abbiamo reagito al pareggio e abbiamo trovato qualche novità sul cammino che ci può far sperare bene.
Santon merita una menzione particolare. E’ un esterno destro alto, che Mourinho, fin dall’estate, ha provato a impostare sulla linea di difesa. Messo in quarantena Maxwell si è fatto valere sulla fascia opposta, mostrando tutte le sue qualità: corsa, dribbling, coraggio. Sembra assurdo doverlo ribadire, perché da anni abbiamo il miglior settore giovanile italiano, ma ragazzi così vanno portati in prima squadra e devono pesare sul mercato. Al diavolo gli Angeleri e tutti i misteriosi parametri zero che potrebbero arrivare. Santon è un capitale da investire già da questa stagione: è fresco, ha voglia e può solo migliorare.
Adriano è in lento, ma progressivo miglioramento. Ha lottato con le sue armi, peso e prepotenza, contro una difesa di primo livello, scardinandola. Ha offerto un sublime assist per Ibrahimovic e ha sempre coperto la sua zona. Certo, dovrebbe dimagrire di dieci chili e mantenere promesse che non hai mantenute, ma cosa dobbiamo dire? Meglio avercelo, perché almeno ha peso e riesce a liberare spazi per Ibra.
Nella prestazione odierna mi piace sottolineare la prova di Toldo e Burdisso ha giocato persino meglio di Samuel, se vogliamo. Quello che sembra evidente è che per un motivo o per l’altro la difesa è indebolita: ha preso gol e ha rischiato, mentre sovente ha battagliato, ma ripeto che ciò dipende dal centrocampo. Cambiasso poco in forma? Zanetti idem? No, direi che è un discorso di atteggiamento tattico, di equilibrio. Appena c’è qualcuno che corre a un passo diverso dai colleghi di reparto, le distanze saltano: Stankovic, pur sempre uno dei migliori, non è ancora quello di un mese fa e Muntari sembra aver oltrepassato il picco di forma. Un po’ come all’inizio del campionato quando le distanze erano lunghissime: per questo invoco il turnover, qualcuno riposa ed entro un mese abbiamo la squadra pronta per la rincorsa finale.
La partita, nel complesso, è stata equilibrata, la vittoria va a nostro merito, contro questi maledetti piagnoni romanisti. Non come i giudizi dei due telecronisti, probabilmente nascosti in una cabina segreta di Trigoria. Veramente patetici.
gennaio 13th, 2009 | Commenti disabilitati | Posted in Coppa Italia | di ex-collaboratori
Quei geniacci della Lega Calcio hanno deciso in estate che dovevano essere abolite le teste di serie. Ben fatto, almeno per il campionato, che si gioca su due gironi all’italiana. Molto relativo e sciocco è stato applicare il meccanismo alla Coppa Italia, nel senso che prima si garantiva alle squadre meglio piazzate in campionato di poter disputare due tabelloni diversi. Un po’ come si fa nel tennis: questo quadro ha prodotto 4 finali di fila simili, determinate non solo dai piazzamenti di Inter e Roma, ma anche dalle cadute improvvide delle avversarie via via incontrate (nel 2005 la Juventus fu fatta fuori dall’Atalanta e il Milan dall’Udinese, nel 2006 la Roma fece fuori la Juve, il Palermo sistemò il Milan).
Non avrà mai pertanto lo stesso fascino della mitica F.A. Cup (torneo ad eliminazione diretta, con sorteggio integrale e aperto a tutte le divisioni professionistiche), ma nemmeno della Carling Cup, la cosiddetta Coppa di Lega. Però la Coppa Italia da anni assolve a una funzione particolare: far sfogare quelli che giocano meno, in calendari congestionati da incontri ogni tre giorni, molti dei quali, per le grandi squadre, decisamente più appetibili. La famosa formula per migliorarla esiste, ma non è questa la sede.
L’Inter, in veste di vicecampione, e quattro volte finalista, sfida la fresca squadra di Gasperini. Volendo sintetizzare al massimo il mio pensiero, io direi che da Mourinho e dai ragazzi ci aspettiamo soprattutto il ritorno del bel gioco ammirato contro Napoli, Juventus e Lazio. L’assenza di Stankovic nelle partite di domenica scorsa e col Siena ha inciso e non poco, in quanto Deki ha veramente la capacità di aggredire e impostare, tenendo corti i reparti (con un lavoro in sincrono con Cambiasso, dall’altra parte del campo). Il Genoa, in ques’ottica è un test probante. Mi importa poco del risultato, voglio passare il turno sia chiaro, perché vincere dà soddisfazione, ma sono interessato a vedere un buon calcio. Palla bassa, corta, gioco sulle fasce e pressing alto. Basta con le palle lunghe verso Ibra o Adriano.
Lo scorso anno, ai primi segnali di cattivo gioco, dicemmo che fu colpa del buen ritiro a Dubai, ricordate? Questa scusa non l’abbiamo, più o meno la squadra è al completo e ci sono problemi non legati all’aspetto meramente tecnico. Rimane da ritrovare il bel gioco e quella sensazione di onnipotenza che il bel mese di dicembre ci aveva regalato.