scritto da il 15 giugno 2010 alle 4:13

Gattuso il Paraguay l’avrebbe battuto

Come diceva Agenore Stalking, noto poeta e drammaturgo che mi sono appena inventato, “la cacca per alcuni è solo un puzzolente scarto del nostro organismo, mentre per altri è l’ingrediente fondamentale per far crescere ortaggi robusti e saporiti”. L’esordio dell’Italia al mondiale viene accolto dai disadatti ai lavori con discreta soddisfazione, sebbene almeno tre giocatori dell’undici titolare non siano praticamente scesi in campo e i tre subentrati abbiano avuto un impatto sulla partita pari a quello che avrebbe Biscardi su un’orgia tra superdotati. Ma andiamo con ordine.

Lippi, novella Penelope, attende ancora Pirlo, il suo Ulisse. Nel frattempo, al posto della mitica tela, disfa la squadra: mostrando coraggio da leone, lancia il temibile trio Pepe-Marchisio-Iaquinta dietro alla bocca di fuoco Gilardino. La batteria di trequartisti della Juve del futuro spaventa i paraguaiani, gentaccia che si permette di tenere in panca un signore dal cognome nobile come Rodolfo Gamarra.

Sulla sinistra, Iaquinta è come il Pd: non fa niente, non affonda mai e, appena può, rientra verso destra e spara un paio di cazzate. Dall’altra parte, Pepe perde praticamente ogni pallone che tocca, ma fa un tale casino che nessuno se ne accorge, e anzi, alla fine passerà anche per uno dei migliori. Al trentesimo, Cannavaro rilascia un’intervista all’Independent dove dichiara che “Rocky IV” ha parlato solo degli aspetti negativi dell’URSS, accusando Stallone di aver lucrato sul popolo sovietico. Distratto dalle consuete brillantissime dichiarazioni, sulla prima pallonata giunta nella sua area concede ad Alcaraz – che con questo nome vuole evidentemente ricordare al capitano quale sarebbe il posto giusto per lui – quei quattro-cinque metri che gli servono per prendere la rincorsa, mirare ed appoggiare comodamente in rete.
Il Paraguay è in vantaggio, ma basta ascoltare per un minuto Civoli (chiamato misteriosamente “Bruno” per tutto il tempo) e Bagni per accorgersi di come in realtà l’Italia stia ben giocando, nonostante l’occasione più nitida sia stata uno sputazzo di Iaquinta finito di poco a lato.

Finisce il primo tempo, e nella geniale mente del guru Lippi cominciano a intrecciarsi schemi, varianti tattiche e sostituzioni risolutive. Dopo quindici minuti di intensa concentrazione, il mister sforna la mossa che manderà in bambola i paraguayani e l’intero Sudamerica: giunto faccia a faccia con i suoi, ordina a Pepe e a Iaquinta di scambiarsi di fascia. Sconvolti dalla pensata di Marcello, gli uomini di Martino, osservando i due frombolieri mentre invertono i loro ruoli, strabuzzano gli occhi e spalancano la bocca, palesando meraviglia mista a terrore. Disperati, si girano verso il loro commissario tecnico, che però li guarda sconsolato, come a dire “ragazzi, è un genio, mi ha fregato”. Buffon, fermato dal cagotto, viene sostituito da Marchetti.

Inizia la ripresa, ma nessuno se ne accorge: per una buona ventina di minuti, infatti, non succede niente. A casa, sono tutti convinti che stiano andando in onda gli highlights del primo tempo, mentre allo stadio sono troppo impegnati a suonare le trombe, a battere le mani e a guardare per aria. Finalmente, Lippi scuote la folla dal torpore con un’altra mossa micidiale: dalla panchina si alza lo scattante Camoranesi, reduce da una stagione da iradiddio nella Juve di MaraDiego. D’altra parte, il pareggio bisogna trovarlo, e chi meglio di uno che sente fortissimamente la maglia come Mauro per andare alla riscossa?

"Usain" Camoranesi: corre i 9,58 metri in 100 secondi netti

"Usain" Camoranesi: corre i 9,58 metri in 100 secondi netti

La mossa sorte subito gli effetti sperati: Pepe calcia un comodo angolo destinato sulle mani del portiere paraguayano, che però in qualche modo riesce a cannare l’uscita permettendo a De Rossi di mettere dentro il pareggio. A questo punto, ci si attende che la gara si accenda: i sudamericani potrebbero sfruttare il loro paventato grande potenziale offensivo, mentre gli azzurri dovrebbero cercare la vittoria sfruttando l’inerzia della gara, tornata dalla loro parte. Le attese, però, vengono smentite: i quattro centravanti paraguayani mettono insieme, sì e no, un paio di corse a vuoto e migliaia di bestemmie in guaranì, mentre l’Italia continua nel suo sterile possesso palla, affidandosi alle litigate col pallone e col campo di Pepe e a Camoranesi che insegue fiducioso il secondo giallo. Cannavaro, approfittando della fase di stallo, attacca duramente “Pocahontas”, colpevole di raccontare una verità parziale e diffamatoria sui coloni inglesi.

Dopo un lento trascinarsi, scosso solo da un bel tiro di Montolivo – che risulterà l’unico italiano ad aver tirato in porta – arriva il fischio finale. I commentatori sono soddisfatti, il ct è soddisfatto, i giocatori sono soddisfatti, manca un po’ di cattiveria, la prima partita è la più difficile, e via così.

I campioni del mondo in carica dimostrano così di non essere delle colossali merdacce, soddisfacendo i propri tifosi. Tutti contenti, quindi, anche se gli azzurri non tirano mai in porta e prendono un gol da gonzi sull’unica palla entrata nella loro area durante i novanta minuti, pareggiando contro una squadra che faticherebbe a qualificarsi in qualsiasi altro girone.

D’altra parte, ognuno il proprio bicchiere e/o la propria cacca se li vede come vuole.

scritto da il 14 giugno 2010 alle 11:06

Venti motivi mondiali…

Ecco a voi i miei personalissimi et insindacabili (facciona) 10 motivi per tifare Olanda:

1) Wesley Sneijder, che mi piacerebbe veder sollevare altri trofei quast’anno anche quando non indossa i sacri colori.

Wesley con qualche capello in più e 3 tituli in meno...

Wesley con qualche capello in più e tre tituli in meno...

2) Robin Van Persie e Gregory Van Der Wiel, che magari un giorno, nei miei sogni calcistici…

3) Non è (più) allenata da ex giocatori del milan, quindi zero rischio di traslazione mediatica della vittoria da parte dell’astronave madre.

4) La traslazione di cui sopra non dovrebbe essere possibile nemmeno per Seedorf (a casa) ed Huntelaar (panchina). Ma se anche Huntelaar giocasse e segnasse, visto quante gliene han dette quest’anno, dovrebbero averci la faccia come il culo ad esultare con (per) lui.

5) Sylvie Meis e Yolanthe Cabau Van Kasbergen, rispettivamente moglie di Rafael Van Der Vaart e futura moglie del nostro Wesley.

La coppia di fantasiste dell'Olanda.

La coppia di fantasiste dell'Olanda.

6) Ellen Hidding (che poi è il motivo “5″ declinato al passato prossimo)

La migliore commentatrice tecnica Oranje

La migliore commentatrice tecnica Oranje

7) in porta non c’è più Van Der Saar.

8) perchè hanno un gioco fantastico.

9) Per i quadri di Van Gogh.

10) …in Olanda xè legal… (cit.)

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…ed i 10 per cui tifare contro l’Italia (o almeno astenersi dal sostenerla):

1) Maaar-ceeel-looo-lippivaccagar…

2) il blocco juve (ampliato pure a PEPE, che non è un suono di brasilera memoria)

3) Capitan Caccavaro, le sue siringhe ed i suoi “consigli” di inizio stagione a Santon. E soprattutto per tutto il resto, telefonate incluse…

4) le esclusioni eccellenti, decise più per antipatia (o eccesso di riconoscenza verso altri) che non per meriti

5) Abete e le sue figure

6) perchè nella FIFA a rappresentare l’Italia sta ancora Carraro, ed è aggregato anche se informalmente alla spedizione azzurra.

7) perchè così Calderoli tace, anzichè sproloquiare pure dei premi Fifa, di cui verosimilmente non sa nulla.

8) perchè dopo aver esultato per una vittoria 4 anni fa, ho voglia di esultare pure per una sconfitta.

9) per quegli ani-mali che “non esistono negri italiani”

10) perchè “pooo-popopo-po-pooo-po” quattro anni fa mi ha rotto quasi quanto le vuvuzuelas ora. Quasi.

scritto da il 12 giugno 2010 alle 15:18

Il Football

Spesso si dice che il Mondiale rappresenta la vera essenza del calcio, assegnando a questa manifestazione un valore sportivo e morale forse superiore a quello reale. Eppure, mai come quest’anno, rischio di andare vicino alla comprensione di questa frase.

campo_di_calcio_improvvisato

Premessa fondamentale del discorso: la dichiarazione di tifo. Anzi, di non tifo. Senza ovviamente mettere in discussione il fascino  e l’importanza del Torneo per eccellenza, non posso nascondermi dietro a un dito. L’Italia è l’Italia, e non posso odiarla o addirittura gufarla. Sono cresciuto con un codino di riccoli neri che rimbalzava su quella maglia azzurra, e i ricordi che mi porto dietro sono di una intensità unica. Non riesco ancora a non emozionarmi nel vedere Gattuso (no, Cannavaro no) alzare al cielo di Berlino quella statuetta d’oro. D’altra parte, molto onestamente, gli uomini che oggi portano avanti questa squadra non possono avere il mio appoggio e il mio sostegno. Non tanto i calciatori (si, ok, Cannavaro a parte), quanto quel concentrato di spocchia, arroganza, nefandezze, affari personali e malcelato fastidio nel vedersi considerato semplice essere umano che siede, oggi, sulla panchina degli Azzurri. Ecco, senza andare ad elencare tutti i singoli motivi -dalla A di Andrea (Barzagli) alla Z di Zambrotta-, io ad uno così il mio appoggio non posso darglielo, in nessun caso. Niente gufaggio, dunque, ma soprattutto niente tifo per questa Nazionale.

E niente tifo, inevitabilmente, per nessun’altra squadra, perchè al di là di semplici simpatie (l’Inghilterra, l’Argentina, l’Olanda) la “scintilla” del tifo è qualcosa che si accende o no, che hai o no, e che non puoi decidere di mettere su a piacimento.

Un torneo, 32 squadre e totale assenza di tifo.

La situazione ideale per una introspezione di quelle vere. La situazione ideale per valutare, per capire, per vedere quanto calcio riesci ad assorbire senza essere trascinato dal cuore. Quanto riesci a interessarti, quanto riesci ad appassionarti, quanto riesci a seguire. La situazione ideale per riscoprire quanto ti piace il Football. Per apprezzarlo, per riavvicinarti, per provare a risposarlo dimenticando, per un attimo, le italiche porcherie.

Ecco cosa rappresenterà questo Mondiale per me, ecco cosa potrebbe essere: lo seguirò? Mi ci appassionerò? Sì, ovvio. Il punto è: quanto riuscirò a farlo? Mi fermerò al gossip sportivo, schernendo le improbabili gesta di discutibili attori come Cannavaro, Domenech e Maradona? Ricercherò solo il piacere degli occhi, la bellezza tecnica di Cristiano Ronaldo, la perfezione stilistica di Leo Messi? O magari andrò a un livello più approfondito e mentale, studiando il calcio di Capello e Dunga? O, infine, riuscirò a riconciliarmi con il Football, quello vero, quello di Svizzera-Honduras e Ghana-Australia?

Beh, i primi indizi vanno in una direzione ben precisa. Quell’auricolare nascosto sotto la camicia al lavoro per ascoltare la telecronaca di Sud Africa-Messico e l’ammirazione per le (rarissime) belle azioni viste in Uruguay-Francia sembrano segnali inequivocabili.

Il Football (no, di chiamarlo calcio non mi riesce). Il suo significato, la sua magia. La sua vera essenza, si diceva all’inizio.
Ecco cosa vedrò nel prossimo mese. Ecco cosa cercherò di capire.

Il Football.

Le bassezze del calcio di casa nostra, per una volta, aspetteranno.

Forse.