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scritto da Taribo59 il 7 luglio 2010 alle 15:26
Purtroppo «gli imbucati alla festa» – definizione di Tabarez – non ce l’hanno fatta, gli astri proteggono l’Olanda, gratificata dal terzo autogol.
Un anno fa nessuno sapeva chi fosse, Thomas Müller. Oggi, dopo una stagione fantastica nel Bayern Monaco e 4 gol segnati ai Mondiali, la sua assenza fa pendere la bilancia a favore della Spagna. Sostituirlo è impossibile, Loew deve decidere come gestirne l’assenza: fosse Trochowski, il preferito, credo che la Germania verrebbe snaturata, prima o poi il palleggio ipnotico degli spagnoli troverà un pertugio e sull’1-0 – con quel meraviglioso, insopportabile «possesso palla» – la vittoria sarebbe in cassaforte. Se, invece, Loew avrà il coraggio di osare, inserendo Toni Kroos, forse la sua nazionale continuerà a offrire il miglior calcio di squadra – quello dalle accelerazioni scintillanti, capace di segnare 4 gol ad Australia, Inghilterra e Argentina – e potrebbe essere la Spagna a perdere l’equilibrio.
Dopo la vittoria in Euro 2008 – gol di Torres proprio ai tedeschi – la storia del calcio spagnolo ha girato pagina. Prima, erano gli sconfitti predestinati, l’amalgama mal riuscita [come dice D’Alema del Pd] fra le tre grandi scuole [castigliana, catalana e basca]. Nelle ultime cinquanta partite ufficiali, le Furie Rosse hanno perso solo due volte, guidati prima da Aragones e ora da Vicente Del Bosque, silenzioso e arguto, placido volto da borghese che sarebbe piaciuto a Buñuel.
Torres non ha ancora segnato, ma Del Bosque insisterà a coinvolgerlo, convinto dell’ineluttabile: il Niño è destinato a sbloccarsi.
Ai Mondiali, nei tre precedenti, la Spagna non è mai riuscita a battere la Germania. Stasera finirà anche questa serie.
scritto da Taribo59 il 6 luglio 2010 alle 16:29
Siamo alla vigilia di un evento storico: solo l’Uruguay si frappone alla prima vittoria di una nazionale europea fuori dal proprio continente. Per quanto la Celeste sia già andata oltre i propri limiti, senza il cannoniere Suarez – immolatosi per impedire il gol del Ghana al minuto 120 – è difficile immaginare soluzione diversa da una finale tutta europea.
L’ultima volta che gli uruguagi hanno incrociato l’Olanda, ai Mondiali, era il 1974. La squadra di Cruyff e Neeskens dominò il confronto: segnò due volte Johnny Rep; lo marcava Pablo Forlan, il padre di Diego.
Oltre allo squalificato Suarez, potrebbe mancare il leader della difesa, Diego Lugano. Assenze molto più pesanti di quelle annunciate fra gli olandesi [il centrocampista De Jong e l’ottimo terzino Van der Wiel]. Il ct Bert Van Marwijk dirà ai suoi di fare attenzione a una giovanissima mezzapunta, Nicolás Lodeiro. Punto di forza si sta rivelando Stekelenburg, il portiere: negli anni Settanta due Mondiali furono compromessi a causa di Jongbloed e Schrijvers, portieri impresentabili, non di rado ridicoli…
La critica specializzata ondeggia fra gli stereotipi: ai Quarti, quattro sudamericane su otto, e tutti a parlare del dominio latinamericano, pronosticando una «finale inevitabile» [Brasile-Argentina]: qualcuno ha sentenziato fosse «l’evidente volontà della FIFA». Ora, con tre europee su quattro semifinaliste, tutti si affannano a ripiegare sulla «tradizione del Vecchio continente».
L’indole degli uruguagi è quella di non sprecare nulla. La Grande Olanda, invece, fu definita «cicala». Se tornasse a cicaleggiare stasera, verrebbe punita dai maestri della praticità calcistica. Amati da Brera per la loro mirabile ragionevolezza.
scritto da Mr Sarasa il 3 luglio 2010 alle 14:00
La Noche del Diez è stata una delle ultime trovate grottesche del Pibe de Oro prima di rinsavire (almeno parzialmente) e provare ad interpretare un ruolo diverso da quello di macchietta/ex-calciatore in disgrazia/tossico da recuperare/inviato di Fidel a far casino ai vertici sudamericani…
Al di là dell’esito non proprio trionfale del programma, il titolo ci stava, di solito i grandi “numeri 10″ griffano con una loro giocata spettacolare le partite in notturna, siano esse finali o comunque partite di Coppa… tra ieri ed oggi invece il caso bizzarro (con l’aiuto del calendario) si è divertito a programmare le partite con i tre più forti numeri 10 del mondiale in un orario insolito, le 16, lasciando la ribalta serale a partite meno di grido come Uruguay-Ghana e Paraguay-Spagna.
Ieri si sfidavano Kakà e Sneijder insomma. Presente e passato prossimo del Real Madrid, con l’Olandese costretto a fare le valige da una dirigenza decisamente miope (non serve tornare ad elencare tutti gli errori recenti delle mer(d)engues, no?) che sbarca a Milano in Agosto con una faccia monocromaticamente nera, tra occhiali e ed umore palese, e 9 mesi dopo si trova con tre medaglie, molte foto e pure il primo posto nella classifica degli uomini assist della Champions. Però la stagione non è ancora finita, c’è l’occasione di una vita, con la Nazionale Oranje.
Mr. “nonsivende” Kakà invece cercava riscatto in Sudafrica reduce da una stagione deludente, con una maglia importante per la prima volta sulle sue spalle al Mondiale, dopo due vissuti all’ombra del 10 Ronaldinho.
 gol di testa da 1,70 abbassato...
La sfida era tra due squadre e non solo tra due giocatori, ovvio, però il confronto c’è stato, e Wesley l’ha stravinto. Non solo per la doppietta con aiuto decisivo della coppa Melo & Julio, ma soprattutto per il diverso impatto sulla gara: con l’Olanda in difficoltà, Wesley se l’è caricata sulle spalle, quasi ogni pallone passava per i suoi piedi, insomma una prova da vero leader.
Cosa che, nonostante il Pallone d’Oro già vinto, il pastore di sta minchia non è.
Certo è un vero peccato che la Seleçao non abbia tra i consiglieri Ivan Zazzaroni, sennò si portavano il giocatore giusto a cui affidare la “10″: Diego.
Altro che Wesley, giusto ballerino?
Tra poco va in scena il secondo “pomeriggio del 10″, protagonisti Maradona (che “10″ lo è a vita), Messi ed Ozil (che sarebbe il vero trequartista-rifinitore della Germania, anche se il numero “giusto” lo porta Podolski)… Tutti dicono Argentina, ma non ne sarei così sicuro. Soprattutto se gioca l’ex ministro degli Esteri in difesa al posto del Muro.
Sulla Gazza di oggi bella intervista a Branca, che mette in chiaro pure un altro “dieci”: il prezzo di Burdisso in Milioni di €. Con tanto di “Non facciamo sconti, anche perchè l’anno scorso siamo andati incontro ai Giallorossi in tutte le maniere possibili“.
Resta da vedere come impatterà sul nostro mercato la norma sugli extracomunitari cambiata a mercato in corso (una di quelle mosse da repubblica delle banane pure nel calcio che in Inghilterra o Spagna non succederebbero nemmeno dopo un botellon o un pub crawl istituzionale)… il contratto di Coutinho è stato depositato e quindi sarà lui l’unico extracomunitario tesserabile quest’anno. Per tesserarlo però un extracomunitario va comunque ceduto (se non sbaglio, ci sono anche uno o due della primavera con questo status), mentre non è utile liberare più di un posto da extracomunitario, visto che comunque ne puoi inserire solo uno di nuovo. Vedremo se ci sarà un qualche effetto anche sulla trattativa per Maicon (mentre Caliendo inizia a mostrare segni di scompensi da distanza tra le parti).
Ultimo “10″ di giornata: Del Piero.
E chec’azzecca coi mondiali direte voi? Nulla. Però per la nostra gioia, gigigeavolevoallenareilportodelneri ha subito messo le cose in chiaro: “Punto su Del Piero”.
Caroselli han bloccato la tangenziale Nord verso Torino per questo, ieri.
scritto da Nk³ il 2 luglio 2010 alle 9:21
I quarti di finale che sono venuti fuori da questo Mondiale africano sono un mix perfetto di storia, sorprese, classe, tattica, grandi sfide e affascinanti outsider. Forse un mix troppo perfetto, ma tant’è.
Una tra Uruguay e Ghana rappresenterà la sorpresa delle semifinali. Posto garantito tra le prime quattro del mondo per una fra due squadre che non hanno affatto questo “elemento sorpresa” come unico fattore in comune. Da una parte una Celeste che più concreta non potrebbe essere e che sin dalle prime giornate si è proposta come una delle più credibili outsider del mondiale. La solidità difensiva incentrata su un Lugano in splendida forma e l’esperienza ad alti livelli portata dai tanti giocatori che militano in Europa (di cui molti “italiani”) sono le due armi che hanno consentito a una Nazionale storicamente talentuosa ma poco solida di fare un grosso salto di qualità. Il solito talento celeste indossa quest’anno le maglie di Edison Cavani -il cui percorso di maturazione sembra portarlo sempre più in alto- e soprattutto Luis Suarez, scatenato in questo mondiale sia in fase di costruzione del gioco che sotto rete. Chiude il cerchio un Diego Forlan finalmente libero di esprimere tutto il suo potenziale anche in Nazionale. Limiti? Chi può parlare di limiti?
A fare i conti con i sudamericani terribili c’è l’unica africana rimasta in gioco nel Mondiale che doveva portare alla consacrazione del “calcio del(l’eterno) futuro”. Non è solo un caso che il Ghana sia la più “europea” tra le africane: tutta tattica, spirito di squadra e sacrificio, è la classica squadra che può imbrigliare chiunque e che, superato con troppa fatica lo scoglio USA, finirà probabilmente imbrigliata alla prima occasione. Del resto se Muntari si mette a fare la scheggia tutto genio e sregolatezza….
La vincente di questa sfida se la vedrà contro i vincitori del primo grande scontro in programma in Sud Africa: Olanda-Brasile. Gli Oranje, trascinati da Wesley Sneijder e da un attacco stellare e perfettamente calato nell’impianto tattico proposto da Van Marwijk non sono mai stati così concreti e competitivi. Il rientro di Robben non fa altro che innalzare ulteriormente la cifra tecnica e la pericolosità di una squadra che può potenzialmente battere chiunque. La difesa non sembra così sicura, ma più che altro contro questo Brasile potrebbe pagare la mancanza del classico bomber di razza. Di certo la doppia sfida sugli esterni di Robben e Kuyt (o Van der Vaart?) contro Bastos e Maicon promette di regalare scintille, non fosse altro che per la discutibile propensione alla difesa dei brasiliani. Brasiliani che, comunque, grazie alla criticatissima cura-Dunga si presentano quadrati e solidi come non mai. Lucio-Juan sono probabilmente la migliore retroguardia del mondo, e non è un caso se hanno subito un solo gol ciabattando al 90′ di una partita già vinta. Davanti Kakà sembra crescere in maniera preoccupante (per gli avversari) e Robinho e O Fabuoloso sono brutti clienti per chiunque. A maggior ragione per Heitinga e Mathjsen. La voglia di sognare dice Olanda, ma la missione, se non impossibile, è davvero molto difficile. Difficile anche pensare che la vincitrice di questo scontro non arrivi in finale, in realtà.
Dall’altra parte del tabellone quella che è già stata malignamente ribattezzata come “Adidas Cup”, anche per i clamorosi errori arbitrali che hanno avvantaggiato le due squadre negli ottavi. Da questo scontro francamente impronosticabile uscirà forse il nome dell’altra finalista. La Germania sta marchiando a fuoco questo Mondiale come non era riuscita a fare in casa propria 4 anni fa: i 4 gol all’Inghilterra sono un bigliettino da visita inquietante anche se ottenuto forse più per demeriti degli inglesi che per meriti propri. Come l’Uruguay, anche i tedeschi sembrano aver innestato nuove caratteristiche su un impianto storico, sicuramente anche per merito della nuova politica federale: di fianco alla classica solidità teutonica, infatti, troviamo un promettente controno di gioventù e fantasia: Muller-Ozil-Podolski è un trio che, alle spalle di Klose, teme davvero pochi confronti nel presente e nel futuro. Sottostimati come al solito alla vigilia, si trovano davanti a un quarto terribile. Ma l’Argentina non sarà certo contenta. L’Invencible Armada del Diez dalla metà campo in su non teme confronti in questo Mondiale, sia per la qualità degli uomini che per la varietà di soluzioni possibili. Resta qualche dubbio sulla difesa, i cui limiti sono stati portati sotto gli occhi di tutti soprattutto a causa dell’infortunio di Samuel, ma un solo gol subito fino ad oggi sembrerebbe zittire anche questa critica. Leo Messi non è ancora andato a segno in questo Mondiale, ma se qualcuno aspettava il Sudafrica per mettere in discussione un’assegnazione del Pallone d’Oro già scritta, può lasciar perdere sin da ora. Sembra la squadra ideale per mettere in crisi le certezze -soprattutto difensive- dei tedeschi.
Chiude il tabellone l’unico quarto dall’esito apparentemente scontato. Il Paraguay, per la prima volta nella sua storia ai quarti di un Mondiale, arriva a questo punto dopo aver ottenuto una sola vittoria (contro la Slovacchia). Ostinatamente priva di Cardoso ma con il ritrovato (?) gioiello (?) Ortigoza, la squadra di Martino sembra francamente non avere più niente da chiedere al Sud Africa ed è pronta a lasciare la semifinale ai Campioni d’Europa. In realtà la Spagna non sembra quello schiacciasassi ammirato in Austria e Svizzera due anni fa: “vittima” del mito del Barcellona di Guardiola non può fare a meno di affidarsi ad un granitico blocco blaugrana senza però avere Leo Messi. E così David Villa si trova a fare (ottimamente) l’Eto’o, e il ruolo della Pulce viene diviso fra le geometrie di Xavi (con Xabi Alonso in mezzo al campo) e i gol di Fernando Torres. Gol che mancano clamorosamente, insieme all’imprevedibilità dell’argentino. Il risultato è una squadra a cui piace molto specchiarsi e potenzialmente capace di un calcio di altissimo livello, ma poco concreta sottoporta. Un peccato che potrebbe rivelarsi fatale nelle ultime due partite del torneo, ma che comunque non dovrebbe mettere ulteriori ostacoli fra le Furie Rosse e la semifinale.
scritto da Nk³ il 28 giugno 2010 alle 11:47
Mentre Wesley Sneijder dichiara “Al Real Madrid non torno, sarei matto” e Diego Milito gli fa eco con “Il futuro? Sono felicissimo di giocare nell’Inter” (dichiarazioni che, ci scommettiamo, non avranno una grossa eco sulla carta stampata) si conclude definitivamente l’agonia sudafricana per tutti gli italiani in trasferta nel continente nero. A differenza di quelle agonie che portano a un lento e inevitabile spegnimento, però, questa si chiude con tre tonfi secchi, fragorosi, ingiustificabili.
Del clamoroso fallimento di Marcello Lippi e della sua personalissima selezione di amici abbiamo già discusso ampiamente. Il capolavoro italiano è stato però completato dagli altri quattro attori rimasti ancora in Sud Africa e slegati dalle sorti degli Azzurri: Fabio Capello, Roberto Rosetti, Stefano Ayroldi e Paolo Calcagno.
Nel pomeriggio di Bloemfontein, l’Inghilterra di “Faboulous” (ancora?) Capello secondo il Guardian gioca 54 secondi su 90 minuti. Il risultato è una disfatta storica contro una Germania apparsa irresistibile forse più per i limiti inglesi che per reali meriti propri. In vantaggio per 2-0 senza la minima resistenza del pacchetto difensivo d’Albione, i tedeschi subiscono la furia inglese che si concretizza nel 2-1 di Upson e in un clamoroso “gol fantasma” negato dalla terna arbitrale con Neuer che recupera la palla dopo che è entrata di quasi un metro. Poi solo un po’ di blando forcing all’inizio del secondo tempo per gli inglesi, che si sciolgono definitivamente su un contropiede nato da una punizione di Lampard. 3-1 e poi anche 4-1, in una partita che segna un pesante fallimento di Mr.Fabio. In difesa, lascia in panchina Carragher per Upson che, gol a parte, non è certo il compagno ideale di Terry. Lo stesso Terry è apparso in grossa difficoltà, e non solo nella partita di ieri. Stessa cosa per Rooney in attacco, inspiegabile fantasma di sè stesso e vittima come tanti compagni di una preparazione -a quanto pare- tutt’altro che leggera. Ai soliti discorsi sulle convocazioni, con Walcott lasciato a casa e Heskey a giocare in fascia (contro la Slovenia) e ad accumulare minuti su minuti ai danni di Crouch, pesano come macigni su Capello una serie di discorsi tattici riguardanti il centrocampo. Se era diventato “Faboulous” per il modo che aveva trovato nelle qualificazioni di far coesistere Lampard e Gerrard, è proprio sui due fuoriclasse della Golden Generation che vede crollare il suo progetto tattico: Lampard poco brillante in mezzo e Gerrard costretto alla fascia, con uno spaesato Barry che nel tentativo impossibile di legare i movimenti dei due finiva col perdere anche le sue buone qualità. Il tonfo di questa Inghilterra ossessionata dalla vittoria, insomma, è stato fragoroso tanto quanto quello delle cugine Francia e Italia e il futuro di Fabio Capello è oggi quantomai incerto. Di certo chi si mangia le mani per non aver portato avanti i discorsi con l’Inter, oggi, è senz’altro lui.
Sono gli ultimi tre italiani rimasti in gioco a quel punto, però, a mettere il definitivo fiocco al disastro nazionale in Sud Africa. Al Soccer Stadium di Johannesburg, la terna designata per Argentina-Messico vede in mezzo al campo Roberto Rosetti e ad assisterlo Stefano Ayroldi e Paolo Calcagno. Al minuto 26 il capolavoro: passaggio filtrante di Messi per Tevez che viene respinto dal portiere messicano, la palla ritorna a Messi che cerca di insaccarla con un meraviglioso tocco sotto. Il tiro è però troppo debole e sarebbe facile preda dei difensori in rimonta, se non fosse che, solo a un metro dalla linea di porta, Carlitos Tevez pensa bene di metterci la testa e ribadire in rete. Il fuorigioco è clamoroso: al momento del tocco di Messi, Tevez non solo è dietro al penultimo difendente ma è addirittura l’uomo in campo più vicino alla porta del Messico.
L’errore di Ayroldi basterebbe da solo a mettere fine all’esperienza sudafricana di tutta la terna, ma Rosetti ci tiene a rubargli la scena e il trofeo per la peggior figura fatta e mette in scena un teatrino mai visto. Succede, probabilmente, che Ayroldi si accorge dell’errore e richiama l’arbitro a colloquio: a quel punto i due si trovano circondati da tutti i giocatori in campo, con Rosetti che non fa nulla per tenerli a distanza e Calcagno che resta dall’altra parte a farsi i fatti suoi. Nel frattempo i megaschermi trasmettono le inequivocabili immagini: tutti in campo le vedono ma, incredibile ma vero, il fischietto torinese preferisce andare contro le indicazioni del suo assistente, convalidare il gol e falsare un Mondiale intero piuttosto che dare l’impressione di essere stato influenzato dai megaschermi. Praticamente un imbarazzante Elizondo al contrario.
Sembra impossibile, a questo punto, vedere ancora Rosetti, Ayroldi e l’incolpevole Calcagno in campo in questi Mondiali. Il tutto a sancire un fallimento totale della rappresentanza italiana: dal punto di vista del calcio giocato, dal punto di vista dei direttori di gara (nessuno in RAI fa battute sul terzo mondo del calcio, oggi?) e dal punto di vista dirigenziale.
Un sistema calcio fallito sotto ogni aspetto che vede nell’Inter, oggi come non mai, l’unica eccellenza dell’intero movimento.
E che anche in una giornata come questa è capace di trovare comunque il lato positivo. Abbiamo avuto, infatti, la prova definitiva che il milanista Ayroldi (Fiorentina-Inter) e l’imbarazzante Rosetti (Bari-Inter, Inter-Napoli) non erano parte di un complotto: erano incapaci.
scritto da Nk³ il 28 giugno 2010 alle 10:03
Sì, certo…metà degli ottavi di finale è un momento decisamente stupido per dare il via a un gioco sui Mondiali, ne siamo coscienti. D’altra parte è un gioco in cui non si vince niente e senza niente in palio…quindi che bisogno c’è di fare le cose per bene?
Tutto quello che vogliamo fare è mettere alla prova la nostra -e la vostra- capacità di fare pronostici secchi sulle partite del Mondiale.
Il regolamento è semplicissimo: ogni mattina posteremo le partite del giorno accompagnate dalle quote ufficiali SNAI su 1X2 e under/over 2,5. Chi vuole partecipare al gioco non deve fare altro che scegliere UNA scommessa e dichiararlo nei commenti a questo post: in caso di successo nella scommessa guadagnerà un numero di punti in classifica pari alla quota della scommessa effettuata, in caso di errore gli sarà sottratto un punto dalla classifica (come se in una scommessa reale si puntasse 1€ a una quota di 1,70. Vincendo si porta a casa 1,70€, perdendo si lascia al banco 1€).
Esempio: nella giornata di oggi si giocano Olanda-Slovacchia (1: 1,40 – X: 4,00 – 2: 9,00 – under: 1,70 – over: 2,00) e Brasile- Cile (1: 1,50 – X: 3,80 – 2: 7,00 – under: 1,73 – over: 1,95): se voglio partecipare dovrò scegliere una partita e una scommessa e scriverla nei commenti. Sceglierò per esempio l’under in Olanda-Slovacchia. Se vincerò la scommessa avrò +1,70 punti in classifica, se invece sbaglierò avrò -1 punto.
La classifica verrà pubblicata ogni giorno in questa stessa pagina, e per quanto riguarda le quote faranno ovviamente fede solo quelle pubblicate qui sopra. Ricordiamo comunque che non si vince niente e non c’è niente in palio: l’unico scopo del gioco è mettersi alla prova con i Mondiali divertendosi un po’.
Se volete partecipare…siamo pronti per iniziare!
Elenco delle partite:
11/07- Olanda-Spagna (1: 3,50 – x: 3,40 – 2: 2,10 – under 1,5: 2,55 – over 1,5: 1,42 – under 2,5: 1,53 – over 2,5: 2,30) + (Vincente Olanda ai tempi regolamentari: 3,50 – ai supplementari: 14,00 – ai rigori: 11,00 – Vincente Spagna ai tempi regolamentari: 2,10 – ai supplementari: 10,00 – ai rigori: 10,00)
10/07 – Uruguay-Germania (1: 4,00 – x: 3,80 – 2: 1,80 – under 1,5: 4,50 – over 1,5: 1,15 – under 2,5: 1,65 – over 2,5: 2,05 – under 3,5: 1,42 – over 3,5: 2,55)
07/07 - Germania-Spagna (1: 2,75 – x: 3,20 – 2: 2,50 – under 1,5: 3,20 – over 1,5: 1,23 – under 2,5: 1,70 – over 2,5: 2,00 – under 3,5: 1,20 – over 3,5: 3,85)
06/07 - Uruguay-Olanda (1: 5,50 - x: 3,50 - 2: 1,65 – under 1,5: 2,80 – over 1,5: 1,35 – under 2,5: 1,63 - over 2,5: 2,10 – under 3,5: 1,18 – over 3,5: 4,00)
03/07 - Argentina-Germania (1: 2,30 - x: 3,25 - 2: 3,00 – under 2,5: 1,75 - over 2,5: 1,90) Paraguay-Spagna (1: 7,50 - x: 4,00 - 2: 1,45 – under 2,5: 1,60 - over 2,5: 2,15)
02/07 - Olanda-Brasile (1: 4,00 - x: 3,40 - 2: 1,90 – under 2,5: 1,70 - over 2,5: 2,00) Uruguay – Ghana (1: 2,05 - x: 3,15 - 2: 3,70 – under 2,5: 1,55 - over 2,5: 2,25)
29/06 – Paraguay-Giappone (1: 2,20 - x: 3,20 - 2: 3,30 – under 2,5: 1,50 - over 2,5: 2,35) Spagna-Portogallo (1: 2,00 - x: 3,20 - 2: 3,85 – under 2,5: 1,50 - over 2,5: 2,35)
28/06 – Olanda-Slovacchia (1: 1,40 – x: 4,00 – 2: 9,00 - under 2,5: 1,70 – over 2,5: 2,00) Brasile-Cile (1: 1,50 – x: 3,80 – 2: 7,00 - under 2,5: 1,73 – over 2,5: 1,95)
Classifica finale:
| UTENTE |
PUNTI |
GIOCATE |
VINCITA |
| melito |
15.05 |
9 |
+122.78% |
| Animamigrante |
10.25 |
9 |
+58.33% |
| Duke |
9.73 |
9 |
+52.56% |
| dellas73 |
9.70 |
8 |
+58.75% |
| ZioRinco |
9.10 |
8 |
+51.25% |
| Nk |
8.13 |
9 |
+23.67% |
| dinokinda |
6.15 |
3 |
+105.00% |
| vitarob |
4.90 |
9 |
+10.00% |
| MrSarasa |
4.50 |
9 |
+5.56% |
| ZMente |
4.40 |
3 |
+80.00% |
| SNIS |
4.15 |
6 |
+19.17% |
| alesad |
4.10 |
6 |
+18.33% |
| forzaneroblu |
2.95 |
7 |
-0.71% |
| flowermas |
1.65 |
1 |
+65.00% |
| Gigi Di Biagio |
1.00 |
6 |
-16.67% |
| marcoottobre |
0.40 |
2 |
-30.00% |
| JerryBauscia |
0.00 |
3 |
-33.33% |
| whitedrum84 |
-0.60 |
3 |
-53.33% |
| alebianchi73 |
-1.00 |
1 |
-100.00% |
| andrea |
-1,00 |
1 |
-100.00% |
| Antonello |
-1,00 |
1 |
-100.00% |
| Daniele |
-1,00 |
1 |
-100.00% |
| DEX |
-1.95 |
7 |
-56.43% |
| Fonz77 |
-2.00 |
2 |
-100.00% |
| Grappa e Vinci |
-2.00 |
2 |
-100.00% |
| UltraNerazzurro |
-3.00 |
6 |
-100.00% |
| dario |
-3.00 |
3 |
-100.00% |
| ssi |
-3.00 |
3 |
-100.00% |
| kund3ra |
-4.00 |
4 |
-100.00% |
scritto da Nk³ il 25 giugno 2010 alle 16:07
Grazie, Marcello.
Quante volte ho detto queste parole per prenderti in giro, per sbeffeggiare te e quelli che ti portano in spalla da quattro anni perdonandoti qualsiasi nefandezza nel nome di una notte magica. Mai avrei pensato che queste parole le avrei dette davvero, col cuore in mano, ringraziandoti sinceramente. E invece eccomi qui:
grazie, Marcello.
 Graziemarcello Lippi, ex ct dell'Italia
Non sai quanto siano stati duri gli ultimi due anni per me, quando si parlava di Nazionale. Quando facevo notare le tue nefandezze, il tuo gioco sporco, le tue convocazioni farlocche, il tuo squallido uso privato della Nazionale italiana, la devastazione morale e tecnica con cui stavi insozzando la gloriosa maglia Azzurra. E mi sentivo rispondere “eh, ma lui ha vinto i Mondiali”. “Eh, ma quattro anni fa festeggiavi”. “Eh, ma dobbiamo fidarci di lui”. Ebbene, oggi ovunque leggo le stesse identiche cose che ripeto da 2 anni a questa parte. Hai dimostrato al mondo che avevo ragione io, che aveva ragione quel piccolo gruppo di incompetenti che da 24 mesi anticipa tutti i commenti di oggi. Nessuno meglio di te poteva darci ragione, e tu lo hai fatto. E’ per questo che ti dico
grazie, Marcello.
Grazie, perchè in questi due anni ti sei assunto tutte le responsabilità delle tue scelte. Hai sempre detto che non dovevi spiegazioni a nessuno, che erano scelte tue ed eri l’unico responsabile, che non dovevi chiarire nè giustificare. Hai detto a chiare lettere che questa era la tua Nazionale -e solo tua- e lo era: lo era come e più del 2006, quando ancora dovevi dimostrare tutto. Adesso non avevi più niente da dimostrare e potevi andare libero per la tua strada, seguendo le tue scelte, il tuo istinto, la tua ragione, le tue capacità. Così hai fatto e l’hai urlato ai quattro venti. E ieri, 24 giugno 2010, hai mostrato a tutti definitivamente quanto incapace tu sia.
Grazie, Marcello.
Perchè non potevi trovare un modo migliore per certificare il tuo fallimento, nonostante tu e i tuoi ciechi devoti aveste già pronte tutte le giustificazioni del caso. “Più avanti di così non poteva andare, è stata colpa dell’arbitro, gli avversari sono stati più forti, questo è ciò che offre il calcio italiano”. No: hai fatto fuori una per una qualsiasi giustificazione, qualsiasi appiglio, qualsiasi considerazione e sei arrivato a una disfatta senza se e senza ma. Fuori al girone, fuori senza vittorie, fuori contro avversari di una pochezza imbarazzante, fuori soprattutto a causa dei tuoi uomini, quelli portati in spalla da te, i più controversi, i più sostituibili. Un fallimento totale e senza appello era il massimo che potessi regalarci, l’unico modo per cancellare definitivamente anche il più piccolo merito su quanto di buono fatto quattro anni fa: era necessario scrivere la pagina più nera della storia della Nazionale, e tu ci sei riuscito.
Grazie, Marcello.
Perchè ora tutti i tuoi adoratori si attaccano a quel pizzico di sfortuna che ci è stata addosso in questo Mondiale, e sono conseguentemente costretti ad ammettere il carico enorme di fortuna che ci aveva assistiti -che ti aveva assistito- quattro anni fa. Perchè hai riabilitato la figura di Roberto Donadoni, massacrata nel tuo nome oltre ogni limite: è un piacere vedere i salti mortali di tutti quelli che due anni fa lo aggredivano per risultati che sono oro colato in confronto alle imbarazzanti figure rimediate in queste due settimane. Appigli, giustificazioni, capriole, tentativi di cambiare discorso prima di ammettere che sì: tutto il male che dicevano di Donadoni andrebbe centuplicato parlando di questa ignominiosa spedizione in Sud Africa.
Grazie, Marcello.
Perchè ci hai mostrato ancora una volta la pochezza dei giornalisti italiani: quella stessa classe che forniva i pomodori da tirare a Valcareggi, quella stessa classe che umiliava Mondino Fabbri, quelle stesse persone che sferzavano attacchi senza freno e senza sosta a Donadoni e che ieri erano tutti lì, a incensarti e glorificarti nonostante tutto, a leccarti le ferite incuranti della loro dignità. A iniziare i loro interventi con “sei il solito signore”, “ti confermi un grande uomo”, addirittura a iniziarli come noi abbiamo iniziato questo post:
“grazie, Marcello”.
Tifo e seguo l’Inter da quasi 20 anni ormai, ho visto derby persi con risultati tennistici, ho visto partite in cui non si superava la metà campo, stagioni nelle quali si cambiavano allenatori a grappoli, eliminazioni europee ad opera di minatori e banchieri. Ho visto persino te seduto sulla nostra gloriosa panchina, e nonostante questo non mi sono mai vergognato per lo spettacolo offerto da una partita di calcio. Erano due concetti che proprio non collegavo, il calcio e la vergogna. Ebbene ieri, a 20′ dalla fine e sullo 0-1, ho imparato anche questo: ho imparato cosa significa vergognarsi per un indecoroso spettacolo offerto agli occhi del mondo. E me l’hai insegnato tu, è tutto merito tuo se ho imparato qualcosa di nuovo. Ed anche per questo ti ringrazio.
Grazie, Marcello.
Perchè mi hai ricordato ancora una volta, in un momento in cui ne avevo realmente bisogno, come il tempo sia galantuomo e quasi mai lasci impunite nefandezze, scorrettezze, affarismi e arroganza. Mi hai ricordato che tutti sono responsabili delle loro azioni e che niente resta impunito, neanche in un ambito sportivo e tutto sommato goliardico come quello del calcio.
Grazie, Marcello.
Perchè mi hai fatto riscoprire sorprendentemente dispiaciuto per l’eliminazione della Nazionale, sorprendentemente tifoso, sorprendentemente affezionato a questi colori. Perchè nel momento in cui è stata chiara la tua morte sportiva, è risorta in tutta la sua potenza la mia voglia di vivere e di gioire per quella maglia. Perchè nel momento in cui sei diventato passato mi sono riappropriato della mia Nazionale. Mia e di tutti gli italiani congiuntamente, non tua e dei tuoi congiunti.
Grazie, Marcello.
Perchè vederti uscire di scena così mestamente e così ignobilmente è stata l’ultima enorme soddisfazione che questa meravigliosa stagione calcistica mi ha regalato.
Grazie, Marcello.
E’ una gioia per me unirmi al coro dei tuoi tristi glorificatori e urlare insieme a loro per una volta: grazie, Marcello.
Grazie, Marcello.
Grazie davvero.
Ora però togliti dai coglioni.
scritto da Grappa e Vinci il 25 giugno 2010 alle 4:52
Scegliete questa Italia, scegliete l’arroganza, scegliete la presunzione, scegliete il servilismo, scegliete un maxidifensore del cazzo, scegliete cupole, schede estere, cardiotonici in vena ed abitazioni abusive. Scegliete il disprezzo verso chi racconta la triste verità, scegliete le patacche sulle maglie, scegliete la demeritocrazia, scegliete Marchisio alla Perrotta, scegliete di prendere due sberle dal centravanti dell’Ankaragucu, di essere perculati dal pallonetto di Kamil Kopunek dopo una verticalizzazione da rimessa laterale.
Scegliete i ringraziamenti in conferenza stampa all’uomo che, dopo una disfatta simile, se fosse il presidente, avrebbe cacciato l’allenatore ed appeso tutti i giocatori al muro, per poi prenderli a calci in..faccia, e poi li avrebbe rimpinzati con qualche magico cocktail farmaceutico del suo bartender di fiducia, poi si sarebbe stupito della curiosa abilità del proprio direttore tecnico nel predirre, con accurata precisione, gli esiti del sorteggio arbitrale di ogni giornata, poi avrebbe alzato al cielo scudetti e coppe di nylon, poi avrebbe scritto le pagine più vergognose del calcio italiano..ma senza avere colpe, senza accorgersene, come il tizio che un giorno si è svegliato dentro ad una casa da un milione di euro.
Scegliete lui. Scegliete i suoi uomini. Scegliete quel tale contro cui tramano persino le frange estremiste degli alveari, decise ad inviare kamikaze che gli si schiantino addosso costringendolo ad assumere nutrienti sostanze, scegliete quello che da una vita sognava di misurarsi in un torneo provinciale arabo, un campione di solidarietà che ha fatto provare l’ebbrezza del gol mondiale anche a chi non aveva mai segnato nemmeno al subbuteo, quello a cui magari una volta il rasoio scappa di mano e dà finalmente un senso alle sue sedici lame. Sceglietelo. Scegliete le cariatidi con le quali si accompagna durante le gite intercontinentali organizzate dall’associazione “Patacche&Ricordi: riscossione crediti di riconoscenza e lancio di scarponi asserviti”. Scegliete i moduli cambiati come fossero combinazioni di una valigia rubata (“’prova 0000, 1111, 4231, dai, prima o poi si aprirà”), scegliete la condizione che arriverà, il carattere che uscirà, il risultato che verrà, lo stadio di proprietà.
Scegliete la peggior squadra italiana dell’ultimo anno schierata in blocco a rappresentare, come meglio non si potrebbe, un paese disastrato ed intriso di incapacità e utilitarismo. Scegliete un carro di buoi, che tira poco, si sa. Scegliete il peggio del calcio del nostro paese, scegliete questa Italia.
Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere questa Italia, ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni.
Chi ha bisogno di ragioni quando ha l’Inter?
*****
Ok, rileggendo il pezzo dove vi ho stupito con la mia raffinata cultura cinematografica citando un film che hanno visto tutti, ho notato di essere stato un po’ troppo cattivo. Per questo, ho deciso di ammorbidire un po’ i toni con una poesiola, per dimostrare che, in fondo, un po’ mi dispiace per la nazionale del mio paese.
Si intitola “Marcello”:
Marcello
hai vinto, e te ne sei andato sul più bello
dicevi che ti saresti dedicato alla spinta di un passeggino
o forse era per parar le terga all’erede tuo, lo strozzino?
Un giorno, poi, hai iniziato a scavare una tomba
al povero Donadoni, che con la Spagna, ha perso ai rigori
ma tu sei Lippi, un nome che rimbomba
e dalla bara, Roberto non venne più fuori
Sei tornato, ed hai avuto carta bianca per le mani
come quando con 170 miliardi, ohibò
comprasti Macellari, Jugovic, Cirillo e Domoraud
..un gruppo di mostri al quale mancava solo Galliani
Come il Milan dopo il duemilasette
hai vantato le tue patacche, incapace
di rinnovare un gruppo appagato e baciato dal culo,
palesemente inadatto a vincere un qualsiasi titùlo.
Solo i gonzi ti han creduto, fallace
sostenendo le tue assurde scelte, nel paese delle trombette
E ora non so più che cazzo inventarmi a livello di metrica
quindi saltano gli schemi, salta ogni logica
tu e quella roba lì siete come gobbi&gonzi
sapevamo che sarebbe giunto il giorno in cui, di gioia sbronzi
avremmo goduto della vostra disfatta,
sì, perché ci sentiamo come se giustizia fosse stata fatta.
E non serve citare né Cassano, né Miccoli, né Balotelli
ché per far meglio di quelli che hai chiamato
bastava Grappa e Vinci, che mica si chiama Grappa e Vinci per caso, eh
e non fa più rima un cazzo ma chissenefrega
Marcello sei una sega.
scritto da Nk³ il 24 giugno 2010 alle 17:58

Che figura di merda.
scritto da Grappa e Vinci il 22 giugno 2010 alle 0:14
La storia mondiale dell’Italia insegna che una partenza a rilento è assolutamente di buon auspicio. Se poi c’è del margine per partire proprio di merda, ancora meglio: Lippi, che lo sa, anche stavolta non sbaglia un colpo e, col suo 4-3-Marchisio-2 prosegue nella strada indicata dalla cabala. Arrivati a questo punto, la tentazione di fare schifo anche nella terza partita è forte: dopo una partenza con due pareggi ed una sconfitta, nessuno potrebbe fermare più gli azzurri, nemmeno la nube vulcanica e gli aeroporti in tilt.
Mentre Lippi si affida alla tradizione, il ct neozelandese, impaurito dal blocco Juve, ci va giù pesante e schiera il blocco della palestra di Mike, covo degli alcolizzati della periferia di Auckland. Degli 11 che si ritrovano ogni domenica per il partitozzo manca solo Johnny, fantasiosa mezz’ala, che aveva promesso alla moglie di stare a casa con lei a guardare il dvd degli editoriali di Minzolini. A sostituirlo, il cugino di Mike, avvertito poche ore prima della partita e costretto a rinunciare a malincuore alla pizzata con gli amici delle medie.
Al settimo minuto, nell’area dell’Italia giunge la seconda palla alta del mondiale: Rick, il re dello squat, lancia una scarpata all’altezza del dischetto di rigore. Si dice che la vecchiaia porti esperienza, ed infatti Cannavaro mostra a tutti ciò che l’esperienza degli ultimi anni gli ha insegnato: grazie alle numerose sbertucciate subite, il delizioso assist di petto col quale spiana a Smeltz la strada dell’1-0 è un gesto naturale, quasi istintivo.
La situazione, ora, si fa delicata. Perdendo questa partita, infatti, il rischio Europa League diverrebbe davvero concreto: in momenti come questi, servono nervi saldi. Ci vuole tutta l’esperienza dei campioni del mondo per arginare i talentuosi neozelandesi, interpreti di un calcio essenziale ma efficace: con un solo passaggio, gli All Withes mettono il pallone nei pressi dell’area avversaria, mettendo in mostra schemi ben studiati. Spiazzato da un collettivo così ben organizzato, Lippi capisce che, anche questa volta, dovrà sfoderare la sua arma vincente: l’invertimento degli esterni. Pepe e Marchisio si scambiano così di posizione, e la mossa sorte subito gli effetti sperati: le micidiali incursioni degli indiavolati Bertos e Lockhead (sì, proprio loro) vengono brillantemente arginate, e Marchetti può dormire sogni tranquilli.
Bloccate le fasce, ci si può dedicare all’attacco. De Rossi, giovane allievo del maestro Menez, viene trattenuto in area e decolla: è rigore. Sul dischetto va Iaquinta, il Mattia Destro di Calabria, che mette dentro il gol che vale un prestigioso pareggio.
Non succede niente fino all’intervallo, e si va al riposo sull’1-1. Lippi vede in panchina Di Livio e tenta di convincerlo ad entrare, poi desiste e punta su Camoranesi. La ripresa è incerta, difficile, e il risultato non si sblocca: ci vuole un attaccante che sia capace di dare profondità e di dettare il passaggio, uno dal dribbling secco, freddo davanti al portiere. Ci vuole uno che segni i gol pesanti, uno che, nell’ultima stagione, ha mostrato di essere in stato di grazia: ci vuole uno come Il Principe.
Lippi lo capisce, e mette dentro Emanuele Filiberto, ormai showman a 360 gradi, al quale mancava giusto l’esordio in Nazionale per completare la stagione del rilancio.
L’Italia si riversa nel cerchio di centrocampo per trovare il gol della vittoria, mentre il tempo passa e la tensione sale. I nervi si scaldano sempre più, qualche azzurro non regge alla micidiale pressione e perde il controllo. Bagni, come di consueto il più attento di tutti, se ne accorge e rivela un particolare che ai più era sfuggito:
“Chiellini per difendere il pallone è andato di corpo”
sottolineando così la totale dedizione alla causa del difensore juventino, disposto, nel bel mezzo della gara, a cimentarsi nella più impegnativa delle deiezioni pur di tenere alto l’onore del paese.
A pochi minuti dalla fine, il cugino di Mike, appena entrato, azzecca il primo dribbling dai tempi delle elementari, lasciando sul posto Cannavaro con un elegante sombrero, e fa partire un bel sinistro che esce di poco. Peccato per il numero 5 azzurro, spesso in difficoltà in questo mondiale: qualche disattenzione di troppo per l’astro nascente della retroguardia. Ma la qualità non manca, e il ragazzo si farà.
Si farà sicuramente.
Il forcing azzurro degli ultimi dieci minuti, che produce un paio di rinvii dei centrali neozelandesi ed una rimessa laterale in zona interessante, non basta per portare a casa i tre punti: la qualificazione dovrà dunque essere conquistata nella sfida di giovedì con la Slovacchia. Dopo due settimane piene di lacrime, nelle quali i giornalisti e Lippi gli hanno tirato la volata, finalmente Pirlo è pronto a scendere in campo per completare lo spendido lavoro svolto fin qui dai suoi compagni di squadra.
Nel dopo partita, critiche a Lippi per le mancate convocazioni di alcuni giocatori che avrebbero potuto fare la differenza. Io, però, sono col ct: le sue scelte vanno difese e seguono una logica ben precisa. Come diceva quel tizio che si è filmato mentre, spensierato, si sparava roba in vena prima di una finale di Coppa Uefa,
se proprio devi fare una figura di merda, falla grossa.
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