scritto da il 8 dicembre 2011 alle 13:20

Inter – CSKA 1-2

In una partita che ha poco da dire con la qualificazione e il primo posto nel girone già assicurati, Ranieri ha l’opportunità di sperimentare nuovi giocatori e nuovi moduli alla ricerca della quadratura del cerchio che tarda ad arrivare.

1) Modulo 442: per la seconda partita consecutiva si prova il più semplice e utilizzato sistema tattico, rispetto alla partita con l’Udinese proviamo Coutinho al posto di Pazzini, Obi al posto di Alvarez, Nagatomo laterale destro e Zanetti in mezzo al campo con Cambiasso.  Inutile ribadire che la coperta resta corta, al di là dei 2 errori individuali sui due gol subiti, questo 442 tiene in difesa ma resta molto sterile in attacco. Coutinho non riesce a legare centrocampo e attacco, Faraoni e Obi sono bravi a contenere e a proporsi ma faticano a saltare l’uomo per andare al cross dal fondo o a trovare il taglio di Milito dietro la difesa. Nel secondo tempo con Zarate in campo al posto di Philippe la situazione non migliora, l’argentino si perde spesso in inutili ghirigori, prova a fare qualcosa Alvarez sulla sinistra al posto di Obi ma non arriva la giocata decisiva.

2) Coutinho: il suo non è un problema fisico, è alto come Sneijder e pesa pure di più, al momento ha un problema di personalità, gli manca la fiducia per cui gioca con la paura di sbagliare: si vede dalla poca forza che ci mette a volte nei passaggi e si legge dall’atteggiamento in campo dopo aver sbagliato 2-3 palloni. Ranieri avrebbe dovuto provare a incoraggiarlo e tenerlo in campo anche all’inizio del secondo tempo chiedendogli di fare il regista avanzato.

3) Faraoni: al contrario di Coutinho mi ha impressionato la sua personalità, la voglia di fare e di mettersi in mostra. Alla seconda opportunità da titolare ce la mette tutta, si propone, recupera, copre. L’ala destra non mi sembra il suo ruolo proprio perchè non ha il dribbling sullo stretto, però il suo vigore è stata una gioia per gli occhi nel grigiume della partita.

4) Cambiasso+Zanetti: è vero che il capitano è squalificato e quindi riposerà sabato, ma che senso ha farli giocare sempre? In una partita in cui non conta il risultato perchè non provare Crisetig?

5) Milito: aveva ragione Vujen a dire che in questo momento è meglio provare il principe al posto di Pazzini. Diego è molto più bravo a muoversi lì davanti e a creare spazio per i compagni o a suggerire il passaggio, resta il limite del gol che non arriva. Quale sarebbe oggi il nostro umore se all’86 avesse segnato invece di colpire la traversa da 2 metri? Anche per l’attacco serve qualche soluzione.

6) Sneijder, Maicon, Forlan: la loro presenza sarà decisiva per trovare gli equilibri giusti, con la loro qualità sarà più facile restare coperti e trovare le ripartenze giuste.

7) Forma fisica: questo novembre mi ha ricordato quello dell’anno scorso con Benitez, giocatori con poca benzina, poco fiato e poca qualità per i numerosi infortuni. Allora c’erano le scuse del Mondiale per club, del preparatore atletico sbagliato, del mercato sbagliato. E quest’anno? Abbiamo cambiato molte cose rispetto all’anno scorso, abbiamo rinunciato a partecipare al Mondiale per Club, abbiamo cambiato preparatore atletico e allenatore, i problemi però sembrano gli stessi, che ci sia da cambiare qualcosa d’altro?

 

scritto da il 3 novembre 2011 alle 0:31

Inter – Lille 2-1

Formazioni: Inter (4312): 12 Castellazzi; 4 Zanetti, 6 Lucio, 25 Samuel, 26 Chivu; 5 Stankovic, 8 Thiago Motta, 19 Cambiasso; 10 Sneijder (22′ st Alvarez); 28 Zarate (34′ Pazzini), 22 Milito (45′ Obi).

Lille (4231): 1 Landreau; 2 Debuchy, 22 Chedjou, 14 Rozhenal, 18 Beria; 27 Jelen (1′ De Melo), 24 Mavuba, 17 Pedretti; 26 Cole (26′ Payet), 8 Sow (15′ Obraniak), 10 Hazard.

Claudio Ranieri è del 1951 ed è evidente che dal suo punto di vista l’esperto è meglio del giovane virgulto, il saggio meglio dello spregiudicato, così in questo che continua a essere il momento più difficile della storia recente dell’Inter, nonostante la rosa decimata da infortuni e liste champions (fuori Julio Cesar, Maicon, Nagatomo, Coutinho, Forlan, Caldirola, Viviano, Poli, Castaignos, Cordoba e Muntari) si affida ai reduci della stagione del triplete con l’eccezione di Zarate e Castellazzi.

La squadra francese questa sera ci aiuta parecchio, accetta di giocare ai ritmi blandi graditi soprattutto dai nostri centrocampisti e schiera una difesa imbarazzante e in difficoltà per ogni palla in verticale, anche quelle più facili che partono dalla nostra difesa.

Il primo tempo inizia con una chiara occasione da rete per l’Inter, Chivu lancia Milito, il Principe scavalca il portiere con un pallonetto ma colpisce la traversa,  eupalla, nonostante un anno in purgatorio, non ha ancora perdonato l’argentino. I nerazzurri continuano a essere più pericolosi dei francesi, soprattutto con le accelerazioni di Zarate, bravissimo a liberarsi per il tiro in almeno 3 occasioni nei primi 45 minuti ma fiacco nelle conclusioni, ci pensa così Landreau a farsi scappare un pallone da sotto il corpo e a concederci il calcio d’angolo dal quale scaturisce il gol dell’1-0, Samuel sovrasta Mavuba al centro dell’area e colpisce di testa il preciso cross di Sneijder.

Il Lille prova a recuperare ma combina poco, raccoglie solo calci d’angoli in serie senza riuscire a mettere in difficoltà Castellazzi, Lucio e Samuel difendono bene, Chivu dimostra di essere molto più difensore di Nagatomo e il solo Zanetti sulla destra ha qualche problema con Sow nei primi minuti, dopo il gol il capitano chiude la saracinesca anche dalla sua parte. I quattro centrocampisti non riescono a fare quel minimo di possesso palla che servirebbe a far respirare un po’ la squadra sempre sotto pressione, soprattutto Sneijder non trova mai la giusta posizione per ricevere la palla, manca poi la soluzione Maicon sulla destra, Zanetti non ha lo stesso passo e rimane quasi sempre sulla linea dei difensori.

L’inizio del secondo tempo è da incubo, su una punizione dalla fascia sinistra di Sneijder, tutta la difesa del Lille sale per mettere in fuorigioco i nostri, Stankovic (uno dei saggi voluti da Ranieri) si inserisce da dietro e appoggia di testa per Milito una palla solo da spingere in rete, l’attaccante ha tutto il tempo per coordinarsi ma riesce incredibilmente a calciare alto.

La partita continua sullo stesso canovaccio del primo tempo, adesso riusciamo però meglio nel possesso di palla e si sente meno la pressione dei francesi, Milito spreca un’altra occasione in contropiede preferendo tirare addosso al portiere piuttosto che servire Stankovic libero al centro, l’argentino dopo l’Errore vuole a tutti i costi segnare.

E il gol arriva al 65′, Zanetti si incunea in area saltando avversari come ai bei tempi e mette in mezzo un cross solo da spingere verso la porta, stavolta il Principe gonfia la rete e torna la speranza di rivederlo nella versione 2010.

L’Inter controlla e Ranieri cambia Sneijder, ancora alla ricerca della forma migliore, con un volitivo Alvarez e lo spento Zarate del secondo tempo con Pazzini.

La partita sembra finita ma uno svarione in coabitazione di Stankovic e Lucio permette a De Melo di segnare al 38′ il 2-1 e di riaprire la partita, non arrivano però altre emozioni a parte l’ingresso del ventenne Obi al posto dell’indiscusso protagonista della partita Milito.

Le partite con Lille, Chievo, Atalanta, Juve, Lille dovrebbero aver segnato la via di quella che è la strada da seguire per Ranieri, lasci perdere al momento qualsiasi velleità estetica e di gioco offensivo, c’è poco fiato in questa squadra ma tantissima intelligenza, chiuda bene gli spazi dietro e gestica il più possibile il pallone, Motta in questo sarà fondamentale, là davanti poi qualcosa succederà sempre soprattutto se eupalla avrà veramente perdonato Milito.

scritto da il 19 ottobre 2011 alle 8:01

LOSC – Inter 0 – 1

LOSC (433) – Enyama; Debuchy, Basa, Chediou, Beria; Balmont, Mavuba, Pedreti; Cole, Sow, Hazard

INTER (4321) – Julio Cesar; Maicon, Lucio, Chivu, Nagatomo; Zanetti, Thiago Motta, Cambiasso; Sneijder, Zarate, Pazzini

L’Inter arriva a Lille dopo 2 sconfitte consecutive e un inizio di stagione che ha evidenziato soprattutto la mancanza di tenuta atletica per tutti i 90 minuti e la difficoltà a mantenere le giuste distanze tra i reparti nel secondo tempo.

Ranieri non può inventare molto in questa situazione e schiera una squadra molto compatta e con una linea difensiva molto bassa per chiudere tutti gli spazi ai veloci attaccanti francesi, in particolare al talentuosissimo Hazard e al più navigato Joe Cole.

Maicon, Lucio, Chivu e Nagatomo dietro e Zanetti, Thiago Motta e Cambiasso 10 metri più avanti, formano 2 linee molto ordinate e bloccate, lo schema offensivo consiste principalmente nel far pervenire il più velocemente possibile la palla a Sneijder, pronto a lanciare Zarate e Pazzini.

In questo senso la discutibile scelta di Thiago Motta (praticamente immobile) aiuta la squadra a far arrivare rapidamente la palla ai tre davanti, palloni sempre puliti e facili da controllare.

La partita la fanno i Francesi, tengono palla e la fanno girare molto bene, l’Inter inizia a fare pressing solo nella propria trequarti, il Lille però non riesce a essere mai pericoloso anche per l’ottima prestazione di Lucio e Chivu che controllano molto bene la punta centrale Sow.

Al 21′ un lampo illumina il campo, Nagatomo recupera palla a centrocampo e serve Zarate, doppio scambio con Wesley, cross dal fondo per il Pazzo che da centro area colpisce al volo di destro e realizza lo 0 – 1.

Hazard e compagni non ci stanno, iniziano ad alzare il ritmo e diventano pericolosi soprattutto con dei tiri da fuori area, la nostra difesa regge bene l’urto e soprattutto con Zarate riusciamo a mettere il naso fuori dalla nostra metà campo senza creare particolari pericoli per Enyeama.

Nel secondo tempo la musica cambia, le due linee non sono più così unite, il Lille controlla il gioco ma non affonda è l’Inter però che non riesce più a ripartire, la situazione poi peggiora quando al 63′ Ranieri sostituisce Zarate con Obi.

Il cambio ha comunque senso, in questo momento la coperta è corta e la squadra si era chiaramente disunita, l’uomo in più a centrocampo era necessario per tornare a coprire meglio gli spazi.

Con il giovane nigeriano in campo il centrocampo diventa a 4, Obi e Zanetti sulle fasce, Thiago Motta e Cambiasso in mezzo. L’italo-brasiliano, che nel primo tempo era stato utile soprattutto per le sue geometrie e la pulizia nei passaggi, adesso che ha davanti solo Sneijder e Pazzini rischia di diventare nocivo perchè fatica a contrastare i centrocampisti francesi molto più veloci di lui.

La pressione del Lille si fa sempre più forte mano a mano che i minuti passano, in campo entrano successivamente Payet, Obraniak e Gueye al posto di Pedretti, Joe Cole e Balmont, mentre Ranieri dopo Obi inserisce Stankovic al posto di Sneijder e a 10 minuti dalla fine Milito al posto di Pazzini.

Si gioca praticamente a una porta e i francesi prendono sempre più coraggio, devono fare i conti però con l’acchiappasogni Julione Cesar in serata di grazia, sempre reattivo sia nelle uscite che sulle conclusioni di Payet (3), Cole, Baria e Debuchy.

Non c’è molto ordine in campo e nemmeno molto fiato negli ultimi trenta minuti di partita, ci sono però l’orgoglio e il cuore di una squadra che vuole a tutti i costi portare a casa il risultato.

Alla fine i tabellini segnano: calci d’angolo 12 – 3, tiri 13 – 5, gol 0 – 1 ed è il tabellino che più conta.

Pagelle: Julio Cesar 8, Maicon 7, Lucio 7, Chivu 6.5, Nagatomo 6.5, Zanetti 6, Thiago Motta 6, Cambiasso 6.5, Sneijder 6.5 (Stankovic 6), Zarate 6.5 (Obi 6), Pazzini 6.5 (Milito s.v.)

scritto da il 18 ottobre 2011 alle 23:26

Testa, difesa, cuore, contropiede…

…e poi lui!

scritto da il 27 settembre 2011 alle 8:27

Si va a Mosca

Professional’nyj Futbol’nyj Klub CSKA ovvero, letteralmente, “Squadra di calcio professionistica del Club Sportivo Centrale dell’Esercito”. E’ questo il nome esatto di quella che tutti conoscono più semplicemente come CSKA Mosca.

Penultima nella graduatoria delle squadre della seconda fascia (davanti solo all’Olympique Marsiglia), il CSKA è una vecchia conoscenza dell’Inter in Champions oltre a essere l’unica tra le squadre del girone con cui abbiamo precedenti di rilievo: nel 2007/2008 vittorie per 2-1 a Mosca (Crespo, Samuel) e 4-2 a Milano (doppiette di Cambiasso e Ibrahimovic dopo lo 0-2 iniale), ma soprattutto il doppio 1-0 nei quarti della Champions 2010 poi vinta dall’Inter, con Milito che a Milano riuscì a violare una porta che sembrava stregata, e Sneijder che dopo pochi minuti a Mosca chiuse con una punizione la pratica per l’accesso alla semifinale.

E’ cambiato poco il CSKA da allora: Leonid Slutsky continua a far giocare ai suoi ragazzi il solito calcio veloce fatto di fraseggi corti e incentrato su corsa e tecnica, e anche gli interpreti principali sarebbero più o meno gli stessi. Sarebbero, perchè al CSKA mancheranno tre giocatori fondamentali: Akinfeev, Honda e Necid, tutti e tre fermati da un infortunio al ginocchio. Il portiere, che nell’ultimo match a Milano ha compiuto una serie di autentici miracoli tanto da far temere che non si riuscisse a sbloccare il risultato, resterà lontano dai campi fino a primavera inoltrata. Out fino a dicembre anche l’attaccante ceko, per un problema simile, e il forte trequartista giapponese, operato al ginocchio a seguito di uno scontro di gioco nel derby contro lo Spartak.

Salta quindi lo scontro tra Honda e Nagatomo, attesissimo in Giappone, ma non mancheranno i pericoli nella formazione russa. Ci saranno infatti il nuovo arrivato Doumbia, attualmente capocannoniere della Premjer Liga con 15 gol in 21 partite, e il suo compagno di reparto Vagner Love, rientrato a Mosca dopo la breve parentesi in patria al Flamengo. Alle loro spalle agirà il solito Alan Dzagoev supportato da Tosic: di fatto tutti titolari in campionato fino ad oggi, dove dopo 25 partite il CSKA è secondo a due punti di distanza dallo Zenit Campione in carica dopo essere stato in testa per 20 giornate, ed è reduce dalla vittoria per 3-1 in casa contro il Volga Nižnij (gol di Doumbia, Dzagoev e del difensore Ignashevich).

3-1 e tante assenze, proprio come l’Inter reduce dalla trasferta di Bologna. Data l’indisponibilità a giocare in Champions di Forlan e Muntari e confermate le assenze di Maicon, Stankovic e Sneijder, con Obi in attesa dell’ultimo provino per capire se potrà essere o no della partita, la curiosità nel vedere la formazione che manderà in campo Ranieri è tanta. In difesa, rispetto a quanto visto contro il Bologna, Ranocchia potrebbe far riposare uno tra Lucio e Samuel, ma è a centrocampo che il tecnico romano dovrà lavorare di fantasia: dando per scontato che Zanetti e Cambiasso saranno ancora costretti agli straordinari, restano da individuare i due giocatori che li affiancheranno e la disposizione tattica che vedremo in campo.

Possibile, almeno sulla carta, rivedere Coutinho a destra e Obi a sinistra come a Bologna, ma se Obi non dovesse farcela si aprirebbero diversi scenari. L’inserimento di Alvarez, innanzitutto, permetterebbe di schierarsi sia in linea con l’argentino a sinistra sia a rombo con una suggestiva linea arretrata albiceleste a coprire le spalle al trequartista brasiliano. L’alternativa più credibile sembrerebbe essere rappresentata da Jonathan, che potrebbe fare sia l’esterno destro di centrocampo (con Coutinho a sinistra), sia il terzino destro: in questo caso possibile vedere Nagatomo o esterno sinistro di centrocampo (confermando Coutinho a destra) o terzino sinistro, con l’avanzamento di Chivu tra i tre di un rombo. Un’altra soluzione, all’apparenza troppo spregiudicata, potrebbe vedere in campo Zarate come trequartista (con Alvarez a centrocampo?) o addirittura come esterno sinistro. Volando con la fantasia potremmo disegnare anche un 4231 con Zanetti e Cambiasso alle spalle di Zarate, Coutinho e Alvarez, ma sarebbe solo l’ennesima ipotesi volta a dimostrare che nonostante le numerose assenze le alternative, seppur di ripiego, non mancano. Sta a Ranieri scegliere la soluzione migliore e probabilmente stupirci come già fatto sabato scorso con quell’inatteso 442 in linea.

Per quanto riguarda l’attacco, tutti danno come probabile la coppia “pesante” Pazzini-Milito, ma attenzione a Zarate: dall’inizio o a partita in corso, sembra essere lui quello con le caratteristiche ideali per mettere in difficoltà la difesa del CSKA. Una difesa che troppo spesso si è mostrata lenta e impacciata, quando non addirittura distratta e presa di sorpresa da giocate di fantasia o inaspettate.

Si va a Mosca, dunque, in una partita già delicata per le sorti dell’Inter in Champions: con il Trabzonspor a 3 punti e le altre avversarie a 1, una sconfitta renderebbe molto complicato il cammino europeo di Ranieri (che, con coraggio, ha voluto nel contratto dei bonus solo dal raggiungimento dei quarti in poi) oltre a rischiare di far diventare un miraggio quel primo posto nel girone che, come sempre erroneamente, era giudicato dai molti una formalità all’epoca del sorteggio.

Si va a Mosca, nel freddo dell’autunno russo e sul terreno sintetico dell’Arena Khimki.

Si va a Mosca, per dimostrare che Bologna non è stata solo una parentesi.
E che l’Inter, seppur lontana dalla condizione migliore, è pronta a rialzarsi.

scritto da il 15 settembre 2011 alle 0:24

Inter-Trabzonspor 0-1

Per la prima partita del girone di Champions League  Gasperini rinuncia alla tanto criticata difesa a 3 per schierare un più classico 4-3-1-2. Rispetto a Palermo, Ranocchia,  Sneijder e Pazzini sono subito in campo insieme al giovane Obi. Nei primi 20 minuti la squadre è visibilmente contratta, quasi impaurita. La sconfitta in terra sicula ha sicuramente lasciato qualche strascico e i nostri sembrano più badare a non commettere errori che a creare gioco. Uniche situazioni degne di nota sono due calci di punizione di Wesley, entrambi intercettati e deviati in angolo dalla barriera. Bisogna arrivare al 30’ per annotare la prima vera occasione da gol: Zarate, con un doppio passo, lascia sul posto l’avversario diretto e scarica a rete un pallone che il portiere devia, tutt’altro che agevolmente, in corner. Sugli sviluppi del tiro dalla bandierina  un errato rinvio della difesa avversaria consegna la palla a Pazzini a non più di 5 metri dalla linea di porta, ma il numero 7 interista liscia clamorosamente la sfera. Un minuto dopo Sneij trova l’imbucata per Zarate che calcia sul portiere in uscita bassa. E’ il momento migliore dei nostri, che però non riescono a trovare il meritato gol del vantaggio, nonostante si continui a giocare esclusivamente nella metà campo dei turchi. La prima frazione di gioco si chiude con una conclusione dal limite di Cambiasso che termina alta.

La ripresa si apre con un’altra punizione di Sneijder che si spegne a lato. Dopo 10 minuti di studio, Gasperini effettua i primi cambi: fuori Pazzini e Obi, dentro Milito e Alvarez. Al 60’ è proprio Milito a liberarsi con la sua classica finta  di un avversario, cross al centro dove però nessuno è pronto ad intervenire. Due minuti dopo un tiro centrale di Zarate viene neutralizzato agevolmente dal portiere. L’Inter continua ad attaccare e dieci minuti dopo sembra fatta quando, all’altezza del dischetto del rigore, Milito calcia a rete a botta sicura. Il portiere riesce ad intercettare il pallone che, dopo la deviazione, non vuol proprio saperne di entrare fermandosi a un metro dalla linea di porta. Passa ancora un minuto e su un cross di Zanetti dalla destra è ancora Milito ad incornare a lato il pallone. E come spesso accade nel calcio, dopo tante occasioni sprecate, al primo corner in favore dei turchi si materializza la beffa. Serie di rimpalli in area e, dopo la traversa colpita da Altintop, la sfera giunge a Celustka che si allarga e con un diagonale di sinistro batte un Julio Cesar non del tutto esente da colpe. A questo punto Gasperini effettua l’ultimo cambio, togliendo Zarate e inserendo Coutinho. Si tenta il tutto per tutto, ma l’assalto finale è più confuso che efficace. Proprio Coutinho a pochi minuti dallo scadere ha la palla del pareggio, ma la sua conclusione è deviata in corner da Tolga. Finisce l’incontro con la terza sconfitta su tre in altrettante partite ufficiali. Di tutte questa è sicuramente la più immeritata.

Julio Cesar 5; Jonathan 5; Lucio 6; Ranocchia 6;. Nagatomo 6; Zanetti 5; Cambiasso 5,5;  Obi 5,5;  Zarate 6; Pazzini 5,5; Sneijder 6,5; Alvarez 5,5; Milito 5,5; Coutinho 6.

scritto da il 14 settembre 2011 alle 19:42

Inter-Trabzonspor: Formazioni ufficiali e twintercronaca

E’ tutto pronto a San Siro per la partita che vedrà il debutto di Inter e Trabzonspor nella Champions League 2011/2012.
Le squadre stanno per scendere in campo e queste sono le formazioni ufficiali:

INTER (4-3-3) – 1. Julio Cesar; 42. Jonathan, 6. Lucio, 23. Ranocchia, 55. Nagatomo; 4. Zanetti, 19. Cambiasso, 20. Obi; 28. Zarate, 7. Pazzini, 10. Sneijder
A disposizione: 21. Orlandoni, 11. Alvarez, 22. Milito, 25. Samuel, 29. Coutinho, 37. Faraoni, 44. Bianchetti
All. Gian Piero Gasperini

TRABZONSPOR (4-2-3-1) - 29. Tolga; 28. Celustka, 23. Giray, 6. Glowacki, 5. Cech; 20. Colman, 15. Zokora; 30. Serkan, 25. Alazinho, 9. H. Altintop; 12. P.Henrique
A disposizione: 91. Sevim, 11. Vittek, 22. Mustafa, 24. Akgun, 27. Sapara, 32. Pawel Brozek, 63. Ferhat
All. Şenol Güneş

“Ci vediamo a San Siro”, recita la locandina di presentazione del match. Per chi a San Siro non potesse andare, invece, Bauscia Cafè rilancia con “ci vediamo su twitter“! E’ tutto pronto infatti anche per la seconda twintercronaca, con la quale seguiremo la partita insieme a tutti quelli che non possono vederla dal vivo o su Sky. Contro il Palermo non avevamo la minima idea di cosa fosse una twintercronaca, oggi invece…neanche. Ma BigMama (“BM”), Gigi Di Biagio (“GdB”) e Nk (“Nk”) dall’account @BausciaCafe cercheranno comunque di raccontarvi Inter-Trabzonspor come solo Bauscia Cafè sa fare.

Non vi resta che collegarvi alla nostra pagina twitter (anche per i non iscritti al social network) e…mettervi comodi. Inizia la Champions!

scritto da il 28 aprile 2011 alle 12:15

Ammettilo, Mou: hai sbagliato squadra

Una delle mie debolezze – procura qualche inimicizia, ma non so che farci – è non riuscire a trattenermi dal sottolineare che ho avuto ragione. Tipica frase, “l’avevo detto”.
Cerco di evitarlo nella vita privata, faccio l’impossibile per trattenermi in politica, mi scuserete se almeno nel calcio posso concionare senza pudore.
Ieri chiudevo così il mio post: “Lo sapete, io sto con il Barça, e mi sbilancio su quale sarà il punto debole che farà saltare l’equilibrio: la mancanza di Carvalho al centro della difesa merengue”. Puntualmente, al centro della difesa merengue si è infilata la banderilla di Lionel Messi, e Sergio Ramos ha fatto vedere quanto sia sopravvalutato.

Già a dicembre avevo consegnato a “Linea Bianca” il mio pronostico tranciante sull’avventura madridista di José Mourinho.
“Uno dei principali collaboratori di Mourinho, il suo vice Rui Faria, ha così riassunto la gerarchia di obiettivi dell’allenatore portoghese: “Prima spettacolo e vittoria, poi vittoria senza spettacolo, poi pareggio e spettacolo, poi pareggio senza spettacolo, poi sconfitta. Per Mourinho non c’è spettacolo nella sconfitta”… L’esito dell’esperimento madrileno resterà in bilico fino al prossimo maggio, e ancora prima del 5-0 rimediato al Camp Nou avevo espresso dubbi sull’ennesimo successo. Un po’ perché non mi pare che il centrocampo delle merengues abbia le caratteristiche giuste per dare forma alla sua idea di calcio; un po’ perché, come fa notare Modeo, “finora, a Madrid, i galacticos sono stati solo i giocatori”.

Ripeto: il centrocampo delle merengues non ha le caratteristiche giuste per dare forma alla sua idea di calcio. Xabi Alonso, Lassana Diarra (e il povero Pepe) non sono nemmeno lontani parenti di Lampard ed Essien, di Stankovic e Sneijder.
Anziché aggiungere Adebayor alla collezione di figurine degli attaccanti, a gennaio Mou avrebbe dovuto comprare un mediano incontrista capace di ribaltare l’azione.

La “mossa Pepe” poteva funzionare una volta, per l’effetto-sorpresa. Ripeterla è stato fatale: Pepe forse non andava espulso, ma non è Vieira e nemmeno Desailly, nel momento in cui recupera palla non sa mai che farsene, è solo uno stopper spostato a centrocampo.
Lasciare in panchina Kakà, Higuain e Benzema significa sprecare il fattore campo, l’inestimabile miedo escenico, la paura del palcoscenico che il Santiago Bernabeu è in grado di sprigionare. Non gli verrà perdonato.

La penso come Javier Marias: il “carattere” di ogni squadra è il frutto di una lunga costruzione storica. Chi guida queste squadre non può allontanarsi troppo dal loro carattere, pena il fallimento di ogni progetto. Ogni squadra ha uno “stile”, imposto dai propri appassionati, che finiscono per “imporlo e contagiarlo ai giocatori, anche a quelli appena arrivati e più estranei”.
Mourinho ha fallito. Voleva cambiare il dna del Real, invece si farà ricordare per il 5-0 di campionato e per lo 0-2 di Champions rimediati contro gli odiati rivali.

Mou cerca di difendersi, parlando degli arbitri. Prevedibile, ma a Madrid non hanno l’anello al naso.
Se ha capito la lezione, farà i bagagli e tornerà a vincere altrove.
Ve lo immaginate, in agosto, ricominciare in Spagna con un’altra sconfitta contro il Barcellona?

scritto da il 17 aprile 2011 alle 22:42

L’agnello sacrificale.

Siamo nella settimana di Pasqua e, come tradizione vuole, sull’altare del sacrificio, dopo la sconfitta di Parma, è stato adagiato l’agnello Leonardo, secondo molti causa di tutti i mali della nostra Inter. Personalmente, come ho voluto più volte ribadire, questa convinzione non mi trova assolutamente d’accordo per vari motivi. Partiamo dai freddi numeri: Leonardo nelle 18 partite di campionato nelle quali è stato sulla panchina dell’Inter ha totalizzato la bellezza di 39 punti, con una media di 2,16 a incontro. Benitez, il suo predecessore, in 15 partita ne aveva raggranellati appena 24, per una media di 1,6. Allegri, nei 33 incontri in cui ha allenato il Milan capolista, ne ha ottenuti 71 raggiungendo una media di 2,15. Mazzarri invece, sulla panchina del Napoli ha una media di 1,97, in virtù della quota di 65 punti raggiunta in 33 incontri. Se prediamo poi in esame il cammino europeo delle 3 squadre, l’Inter è stata l’unica compagine ad approdare ai quarti di finale delle rispettive competizioni. Sembrerà paradossale,  ma alla luce di tutto ciò, Leo è al momento il mister di Serie A ad aver ottenuto i risultati migliori sia in Italia che in Europa. Ma al di la di questo, a mio modo di vedere, il più grande merito del nostro attuale Mister è stato quello di riuscire a riportare entusiasmo e voglia di vincere in un gruppo e in un ambiente che, per svariati motivi, aveva smarrito gli stimoli. Sin dal primo incontro casalingo col Napoli è stato chiaro come la filosofia del nostro nuovo allenatore, subito sposata da giocatori e dirigenza, fosse quella di cercare di fare un gol in più dell’avversario, anziché tentare di subirne uno di meno. E così è stato. Proprio dalla partita casalinga dell’Epifania, quando eravamo staccati di ben 13 punti dal Milan, è partita una cavalcata emozionante ed allo stesso tempo estenuante, che ci ha portato alla vigilia del derby a solo due lunghezze di distacco dai cugini, traguardo per il quale avremmo firmato tutti col sangue alla partenza per il Mondiale per Club . Per circa tre mesi, tra Champions, Coppa Italia e Campionato (recuperi inclusi), abbiamo in pratica giocato una partita ogni tre giorni, ottenendo risultati ma spendendo inevitabilmente tantissime energie sia fisiche che nervose. Sino alla sosta per le nazionali però, nonostante si fossero palesate alcune avvisaglie, avevamo tenuto botta, riuscendo a portare a casa punti pesantissimi. Poi però nell’arco di tre giorni, di fatto, è arrivata la resa, con la sconfitta nel derby e il rovescio subito dallo Schalke nell’andata dei quarti di finale di Champions. Certamente anche Leo in questo ha le sue responsabilità, ma non è lui l’unico colpevole. Nello scontro diretto con i cugini gli è stato contestato il fatto di aver optato per un 4-2-3-1  troppo sbilanciato. Forse a ragione, ma poi, quando tre giorni dopo contro i tedeschi ha schierato la squadra con un più coperto 4-4-2, le cose non sono migliorate. Si, perché il comune denominatore di quelle due partite (ma anche delle ultime), oltre alla sconfitta e all’espulsione di Chivu ad inizio ripresa, è stata la precaria condizione fisica della squadra, apparsa in possesso di un’autonomia di appena un tempo. Il calo fisico è inevitabilmente coinciso con la crisi di risultati che stiamo attraversando e lo stesso Leonardo lo ha ammesso nelle dichiarazioni rilasciate nel post partita con i ducali.

Non trovo giusto quindi che venga gettata la croce addosso solo ed esclusivamente all’attuale allenatore, perché le responsabilità sono a monte e vanno equamente divise tra tutti, non ultimo chi a inizio stagione non si è comportato in maniera irreprensibile e professionale. In fondo Leo è stato preso per cercare di dare una scossa all’ambiente e riportare in carreggiata un’annata iniziata male. Riuscendoci.

A me l’agnello non piace e a Pasqua preferisco mangiare pesce.

scritto da il 16 aprile 2011 alle 11:50

La tessera del panino

“I’m on the way”. “Idem”.

Questo il botta e risposta via sms che sanciva la partenza alla volta della Veltins Arena alle 15:00 di due giorni addietro del duo di ragionieri più celebre d’Italia.

Svariati km dopo il Duca mi aggiorna circa un possibile ritardo (scoprirò che ha polverizzato il precedente record mondiale di autogrill solo più tardi, molto più tardi) ma io ormai ero già passato in albergo a smettere i vestiti civili per la divisa d’ordinanza ad una velocità da far impallidire Nembo Kid nella cabina del telefono, ed essendo già per strada ho continuato l’avvicinamento.

Arrivato nei pressi dello stadio con irrisoria facilità e sorprendente gratuità lascio la fiammante Nubira SW a noleggio e attendo notizie del Duca, che nel frattempo veleggia tra Leverkusen e Bochum invocando pazienza e reclamando dritte sull’area parcheggio. Non resta che fare due passi (saranno molti di più alla fine) intorno allo stupendo impianto dello Shalke fino a raggiungere, dopo periplo completo, l’accesso al settore ospiti in attesa del Duca armato di biglietti. Si inganna l’attesa facendo due chiacchiere con i trasfertisti presenti, sorseggiando una birra, inneggiando a Figo che nel frattempo è entrato allo stadio e mostrando il dito medio ad un Raul che dal finestrino del bus rimane basito da tanto calore.

Finalmente il mio biglietto, costato come un villino in costa azzurra, arriva attaccato ai polpastrelli del mio compagno di (s)ventura. Lo saluto caldamente come si conviene a una fonte di calore da parte di un mezzo assiderato e passiamo i varchi senza il consueto triplice controllo carpiato proprio delle nostre latitudini. All’ingresso ci si para davanti un avveneristico bar fornito di ogni ben di dio. Avendo saltato a piè pari la cena mi ci avvento implorando bratwürst + birra (dandoci di gomito ci dicevamo : Se non qui, dove?).

A questo punto fa la sua comparsa la vera regina della serata, che ahinoi non sarà l’Inter. Scavallata la coda con italico ardore al momento dell’ordine mostro il contante, ma l’addetto mi risponde qualcosa come “Nein, Karte!”. Penso alla carta di credito che prontamente esibisco. “Nein, CLUBBE Karte”. Sarà il biglietto? Nein. Le proviamo tutte, dalla patente alla tessera della bocciofila della fidanzata del Duca. La clubbe karte scopriamo poi essere la famigerata “tessera del panino”, roba che Maroni se la sogna la notte. Dovete sapere che per acquistare generi alimentari alla Veltins Arena bisogna prima comprare una tessera ricaricabile, caricarla e solo allora ordinare. Il tutto sottoponendosi naturalmente a una seconda coda. Bestemmiando sanscrito desisto.

Prendiamo posto appollaiati nei pressi del corner a uno sputo dai tedeschi festanti. Complice qualche buco ne approfittiamo per avvicinarci ulteriormente fino ad essere praticamente in campo (il Duca sarà così più comodo nell’insultare Wesley al 15esimo corner barzotto della serata). Sorprendentemente siamo belli carichi, ci facciamo nei limiti del possibile sentire, trainati da un pazzo scatenato che ci siede di fronte e che elegge a vittima preferito un buzzicone tedesco coprendolo di improperi tra l’ilarità generale. Ma inevitabilemnte passa il tempo e le minime speranze dimuiscono fino a crollare al loro vantaggio. Cominciano i mugugni e molti dei presenti eleggono il loro personale responsabile (ad esempio a quello dietro di noi Maicon aveva presumibilmente trombato la moglie e rigato la macchina).

Nella pausa approfitto del credito residuo sulla tessera del panino dell’amico del pazzo che aveva appena acquistato, a peso d’oro, dei meravigliosi pop corn caramellati. I ripiego sull’agognato bratwürst. Finalmente rifocillato ci apprestiamo al secondo tempo: pronti via e pareggio. Speriamo di salvare almeno la faccia, e invece i crucchi spietati non concedono nemmeno quello. Fermo a stento il Duca che vuole attentare alla vita di Leonardo perchè non schiera l’arma risolutrice Mariga ed il match si conclude. Il capitano e pochi altri sotto lo spicchio a ringraziare noi e noi, nonostante tutto, a ringraziare loro. In questo abbiamo fatto davvero tanta strada in 5 anni.

Sciamando in mezzo ai tedeschi saluto il Duca come si conviene ad uno che ha condiviso con te una follia del genere. L’indomani sarebbe stato un giorno lungo per entrambi, ma nonostante tutto ne è valsa la pena. La prossima volta però Duca, i panini li portiamo da casa.

Un’immagine di Gigi di Biagio dopo il vantaggio tedesco.

Un doveroso saluto va ovviamente alla Miss, assente di lusso dell’ultima ora ma vicina con lo spirito.

P.S. “ducale”: un ringraziamento particolare a Gigi per aver condiviso la settimana di attesa, l’organizzazione Filini e la serata da “due uomini ed un wurstel” ed un saluto agli amici milanes/lussemburghesi del Gruppo Pise, miei compagni di viaggio, con i quali ho condiviso i 600 km ed i rischi della sosta in autogrill. Accerchiati da uno Schalke Clubbe e presi per il culo perfino da una commessa di Burger King (“ditemi una cosa, ma voi ci credete veramente???”).

Alla prossima trasferta!

Pubblicato da Miss Green on behalf of “il duo di ragionieri più celebre d’Italia”