scritto da il 18 settembre 2011 alle 7:59

2° Giornata: Inter – Roma 0-0

Gasperini sceglie il 352 per questa prima di campionato a San siro, Lucio, Samuel e Ranocchia in difesa, Cambiasso a protezione,Nagatomo, Zanetti, Sneijder e Obi a centrocampo, Milito e Forlan in attacco.
Visti i problemi con le distanze tra i reparti e di tenuta fisica che si sono evidenziati nelle prime 3 partite, l’Inter difende con delle marcature a uomo sia a centrocampo che in difesa, con Samuel in copertura.
All’11^ c’è la prima occasione per la Roma, De Rossi può impostare indisturbato, Lucio e Samuel salgono per mettere in fuorigioco Osvaldo ma Ranocchia segue il suo uomo (Borini) e rimane troppo basso, la palla arriva proprio a Osvaldo che spara su Julio Cesar da posizione decentrata.
Al 13^ Nagatomo ruba palla a Taddei ma il contropiede sfuma perchè il giapponese non riesce a servire uno dei due attaccanti.
Al 15^ Cambiasso lancia Lucio in area, il brasiliano viene anticipato da Stekelenburg in uscita ma non toglie il piede, colpisce il portiere alla tempia e lo costringe a uscire.
Al 19^ Borini ha una buona occasione su calcio d’angolo, Julio Cesar è attento e respinge.

In questa prima fase fatichiamo un po’ nella costruzione del gioco, siamo lenti, i giallorossi pressano altissimo sui nostri tre difensori e il centrocampo sembra più preoccupato a difendere che a partecipare alla fase offensiva. La fase difensiva lascia il possesso palla alla Roma ma concede poche occasioni pericolose.

Al 22^ Milito costringe Lobont a una respinta sul primo palo dopo un’azione personale sulla sinistra.
Al 30^ Borini sfugge a Ranocchia, il lancio di Totti per il giovane attaccante è preciso ma per fortuna non lo è il tiro.
Al 33^ Zanetti e Milito combinano sulla fascia destra, arriva il cross al centro del capitano per Forlan che prova la girata al volo senza centrare la porta
Al 36^ una fitta rete di passaggi porta Nagatomo al tiro dal limite dell’area, alto di poco.

Il primo tempo termina sullo 0-0, Nagatomo si propone molto bene sulla fascia destra ma spesso pasticcia con il pallone tra i piedi, Forlan e Milito sono comunque un po’ isolati e poco serviti, le marcature a uomo concedono poco agli attaccanti romanisti, l’Inter comunque  si preoccupa più di non perdere che di vincere.

L’inizio del secondo tempo è da incubo: Sneijder scivola e perde palla, la recupera Pizarro per Totti che serve di prima Osvaldo, solo davanti a Julio Cesar l’attaccante tira sul portiere. Sul susseguente calcio d’angolo Taddei ci prova dalla distanza ma il tiro è di poco alto. L’Inter prova a far ripartire l’azione con Ranocchia, il difensore perde palla sul pressing di Borini nei nostri 16 metri, batti e ribatti in area ma nessun pericolo reale per la nostra porta. Siamo al 47^!
Al 49^ punizione di Sneijder al centro per Milito che da buonissima posizione non inquadra la porta di testa.
Tra il 58^ e il 61^ Zarate, Gago e Jonathan sostituiscono Milito, Pizarro e Obi.
Zarate si piazza nella zona di Taddei e riesce a rendersi spesso pericoloso grazie alla sua capicità di saltare l’uomo.
Al 64^ è infatti subito pericoloso con un sinistro che dal limite dell’area sfiora il palo.
La Roma inizia a calare fisicamente, il pressing alto non c’è più e le distanze tra i reparti si allungano. Al 67^ Sneijder può tirare indisturbato dal limite dell’area, Lobont respinge.
Al 77^ ci prova anche Forlan dal limite e la palla non va lontano dall’incrocio dei pali, subito dopo Luis Enrique sostituisce Borini con Borriello.
Al 79^ c’è la strana sostituzione di Forlan con Muntari, Zarate sul centro destra sta facendo la differenza e la logica vorrebbe Pazzini al posto di Forlan per la sua abilità nell’anticipare il difensore avversario. Gasperini dimostra nell’occasione poco coraggio.


All’86^ l’occasione più clamorosa della partita, Zarate riceve palla da Jonathan, salta un uomo dal fondo effettua un cross rasoterra, Kjaer rinvia di tacco sui piedi di Sneijder che calcia a colpo sicuro, il difensore danese devia in modo fortuito in calcio d’angolo.
La Roma non ne ha più ma non riusciamo ad approfittarne.

La fase difensiva questa volta ha funzionato meglio, aiutata dalla giornata infelice di Osvaldo (ben controllato da Lucio) e di Borini, Cambiasso ha impedito a Totti di essere pericoloso e Samuel ha così potuto giocare quasi esclusivamente in copertura. Da rivedere contro avversari più organizzati e più bravi nell’1 contro 1.
La fase offensiva è stata ancora un po’ estemporanea, sono migliorati i movimenti e la partecipazione dei laterali e Sneijder sembra stia trovando la giusta posizione in campo, sono invece arrivati pochi palloni a Milito che deve tra l’altro trovare la giusta intesa con Forlan.

Pagello: J.Cesar 6, Lucio 6, Samuel 6.5, Ranocchia 6, Nagatomo 6.5, Zanetti 6, Cambiasso 6.5, Sneijder 6.5, Obi 6, Forlan 5.5, Milito 5. Zarate 6.5, Jonathan 5.5. Muntari s.v.

scritto da il 12 settembre 2011 alle 8:00

Palermo – Inter 4 – 3

All’esordio in campionato Giampiero Gasperini sceglie la via più difficile, prima il credo tattico e poi i giocatori. Si parte con il 3-4-3 più classico, Julio è in porta; Lucio, Samuel e Zanetti sono i difensori centrali; Jonathan, Stankovic, Cambiasso e Nagatomo formano la linea dei centrocampisti; Zarate e Forlan sono in appoggio al Principe Milito.

Mangia è invece più pragmatico, disegna il Palermo con un 4-4-2 che ha in Miccoli il fulcro del gioco della squadra.

Nei primi 15 minuti i nerazzurri faticano a entrare nella metà campo avversaria, Lucio e soprattutto Zanetti sbagliano spesso la marcatura su Miccoli e Hernandez, inoltre la distanza tra difesa e centrocampo è troppa e i due attaccanti trovano spazio con molta facilità; nella fase offensiva Zarate perde praticamente tutti i palloni che tocca, Forlan gioca meglio ma i suoi movimenti tra le linee sono spesso inutili perchè manca l’intesa con il resto della squadra, se dall’esterno stringe verso il centro del campo non trova la sovrapposizione di Nagatomo, se riceve palla tra le linee e l’appoggia a Zarate, non ottiene il pallone di ritorno.

In certi momenti l’impressione è di aver studiato solo metà delle richieste tattiche dell’allenatore.

Con il passare dei minuti Lucio e Zanetti trovano le giuste contromisure per gli attaccanti del Palermo e la squadra soffre di meno, rimane però assolutamente sterile in avanti, gli scambi centrali sono bloccati molto bene dai difensori siciliani e sulle fasce non si riescono a trovare i giusti tempi d’inserimento.

E’ il 33° quando la partita sembra incanalarsi sui binari giusti: prima a un rocambolesco gol di Milito su calcio d’angolo, poi la sostituzione di Zarate con Sneijder, l’olandese però gioca sul centro sinistra e non dietro le due punte, lasciando inalterato il 3-4-3 iniziale.

Durante la fase difensiva di questo primo tempo si nota come vengano applicate delle marcature a uomo sugli avversari, Lucio e Zanetti su Miccoli e Hernandez, Jonathan e Nagatomo seguono sempre Ilicic e Alvarez, Cambiasso e Stankovic sono su Barreto e Della Rocca, Forlan e Zarate chiudono su Pisano e Balzaretti fino al limite della nostra area di rigore.

La ripresa inizia con i fuochi d’artificio!

Al 49° Lucio non segue con attenzione Miccoli e su un pallone non controllato da Milito, Barreto deve solo buttare in avanti la palla per l’attaccante del Palermo che, solo davanti a Julio Cesar, pareggia la partita

L’Inter non ci sta, al 51° Sneijder serve in profondità Forlan che mette in mezzo per Milito, il principe tira a botta sicura ma il pallone viene deviato in angolo dal braccio di Migliaccio. Sul successivo corner  Silvestre affonda in area Samuel, il 22 argentino tira il rigore e ci riporta in avanti.

Le azioni si susseguono da una parte e dall’altra, al 54° il nuovo pareggio del Palermo svela tutti i limiti dell’Inter di questo momento: Ilicic prende palla a metà campo, Cambiasso non lo affronta subito e viene tagliato fuori dall’uno-due dello sloveno con Hernandez. Tra i 3 difensori centrali solo Samuel fa la cosa giusta e copre su Miccoli lasciato solo da Zanetti, il capitano invece tenta di chiudere su Hernandez non seguito da Lucio, Lucio viene attratto dalla palla e non segue nessun uomo.  Ilicic passa poi a Miccoli che appoggia a Hernandez una palla solo da spingere in rete. CONFUSIONE!

L’Inter riprende il possesso del gioco ma non riesce mai a essere pericolosa, il Palermo invece punge con alcuni contropiedi e con le punizioni dal limite di Miccoli.

Nel frattempo entrano Obi per uno spento Nagatomo e Alvarez per il Cuchu rimasto ormai senza fiato.

Gli ultimi 10 minuti li giochiamo in apnea, all’85° Alvarez sbaglia il pressing su un giocatore del Palermo e permette a Silvestre di correre 30 metri palla al piede (Stankovic nemmeno ci prova a chiudere) fino al limite della nostra area dove Zanetti lo atterra. Sulla punizione Miccoli trova la traiettoria giusta sopra la barriera e batte per la seconda volta Julio Cesar. All’88° Pinilla può ricevere palla e tirare incontrastato dai 20 metri, il tiro potentissimo sorprende il nostro portiere.

C’è ancora il tempo per l’ultimo guizzo sull’asse Sneijder – Forlan per il 4-3 al 91° e la partita finisce.

Da questa prima partita si torna a casa con 0 punti e soprattutto con la sensazione di dover lavorare ancora molto per far funzionare questo 3-4-3, lo schema è molto dispendioso e richiede movimenti molto precisi che si sono visti pochissimo. Non sarebbe meglio provare qualcosa di più semplice e più conosciuto dai giocatori?

Pagelle

Julio Cesar 4,5 Lucio 4,5 Samuel 6 J.Zanetti 4,5 Jonathan 5,5 Stankovic 5 Cambiasso 5,5 (Alvarez 5) Nagatomo 5 (Obi 6) Zarate 4 (Sneijder 6,5) Forlan 6 Milito 6,5

scritto da il 11 settembre 2011 alle 20:06

Palermo-Inter: formazioni ufficiali e twintercronaca

Roma, 29/05/11. Milito realizza il gol del definitivo 3-1: la Coppa Italia è dell'Inter

Il conto alla rovescia è finito: è il momento di far rotolare il pallone.

Palermo-Inter, seconda giornata di campionato, sta per iniziare.
Queste le formazioni ufficiali:

PALERMO (4-4-2) - 33. Tzorvas; 31. Pisano, 3. Silvestre, 8. Migliaccio, 42. Balzaretti; 90. Alvarez, 5. Barreto, 7. Della Rocca, 72. Ilicic; 9. Hernandez, 10. Miccoli
A diposizione: 99. Benussi, 2. Mantovani, 4. Cetto, 14. Bertolo, 16. Zahavi, 20. Acquah, 51. Pinilla
All. Devis Mangia

INTER (3-4-3) - 1. Julio Cesar; 6. Lucio, 25. Samuel, 4. Zanetti; 42. Jonathan, 19. Cambiasso, 5. Stankovic, 55. Nagatomo; 28. Zarate,  22. Milito, 9. Forlan
A disposizione: 21. Orlandoni, 7. Pazzini, 10. Snejder, 11. Alvarez, 20. Obi, 23. Ranocchia, 30. Castaignos
All. Gian Piero Gasperini

Potete segure la partita in televisione, in radio, tramite qualche noiosissima e asettica cronaca scritta sul web o…potete seguirla come si deve, attraverso una twintercronaca!

Che cos’è una twintercronaca? Non ne abbiamo la più pallida idea…ma proveremo a farla lo stesso!
E voi potete seguirla grazie al nostro nuovo account twitter: a raccontare la partita per voi stasera ci saranno Fonz77 (che firmerà i commenti con “F”) e MissGreen (“M”)…e potete star certi che non sarà una cronaca come tutte le altre!

Pronti al debutto dell’Inter, allora: @BausciaCafe vi aspetta su Twitter!

scritto da il 6 settembre 2011 alle 9:28

Live for the moment

Finalmente si comincia. Venerdì inizia il Campionato ed era anche ora perché francamente, da che seguo il calcio non ricordo un’estate più insopportabile di questa. Quello che un tempo era lo svago nazionale per eccellenza non ha fatto altro che ricordarci ogni minuto le notizie di economia e politica ben peggiori che si sono accavallate per tutto il mese di Agosto.

Io sono fortunato, me ne sono rimasto lontano un paio di settimane e sono riuscito a staccare completamente la spina, fregandomene come uno struzzo con la testa infilata sotto la sabbia. Proprio perfetto, se non fosse che poi l’impatto con la realtà al ritorno è stato ancora più duro e i “nostri” ci hanno messo del loro per rendere la situazione ancora più insostenibile, ma di questo è stato già detto in lungo e in largo e non è mia intenzione gettare altra benzina su un incendio che abbiamo appiccato da soli ed è stato poi alimentato oltremodo dai soliti noti.

Sarà che dopo una settimana il jet lag ancora non mi lascia dormire, sarà la sveglia a orari antelucano o l’ingresso in ufficio avvenuto alle 0730 nel fuso orario dell’Europa Centrale, ma questa mattina sento il bisogno di vedere il bicchiere mezzo pieno.

Avanti, dunque. Le merde aprono la Serie A scontrandosi con l’unica squadra della Capitale, godendosi la giornata di sciopero che ha permesso loro di recuperare una buona parte degli infortunati che affollavano BbilanLab solo un paio di settimane fa.

Vi confesso che in tutto il casino estivo la Sponda del Naviglio che Retrocede è l’unica che riesco a inquadrare. Non penso che vedremo qualcosa di diverso dalla scorsa stagione, visto che i protagonisti sono bene o male gli stessi: Ibra, Boateng e il toy boy della Padroncina. Tutto il resto è contorno. Niente grandi nomi, ma in fondo non ne avevano bisogno. Con Nocerino hanno tappato una falla nei ruoli e per il resto hanno cercato rimpiazzi là dove l’anagrafe si stava facendo insostenibile. Come direbbero i gggiovani: bella per loro.

Morale della favola l’augurio che mi sento di farCi è quello di vedere di nuovo la Filippa che piange e fa mestolino nel mese di maggio.

Amen.

Tutto il resto è un’incognita. Noi compresi.

Se volete ci mettiamo a parlare di tattica, di moduli, di formazioni, ma se capire il calcio è un lusso (cit.) in questo momento io preferisco dilapidare altrove le mie fortune.

Certo, potrei provare a mettermi nei panni di Gasperini, ma non credo sopporterei a lungo la solitudine che sta vivendo lui in questo momento.

Intendiamoci, io non sono uno che fatica a stare da solo, anzi molto spesso mi piace. Apprezzo i momenti in cui me ne posso stare spaparanzato sul mio divano con la sola compagnia di un libro o quando mi gusto un Montecristo sul mio terrazzo, mentre osservo Milano che corre chi sa dove, sotto di me. Quello che invece mi infastidisce è sentirmi solo quando sono circondato dalla folla ed è proprio questo che sta vivendo l’allenatore dell’Inter in questo momento.

Un uomo solo al comando. Al comando di una nave che non è sua. Gasperini è come il Primo Ufficiale di nuova nomina a cui il Capitano ha affidato il vascello mentre si è ritirato per riposare. L’equipaggio lo segue, ma con riserva, sapendo che al primo errore potrà sempre andare a svegliare il Capitano nella sua cabina e chiedergli di riprendere in mano il timone.

Davvero non lo invidio.

Lui, d’altra parte, non sembra avere ancora trovato la quadra, anche se sembra deciso a insistere sulla difesa a 3 in questo inizio di stagione. Non credo che abbia convinto nessuno, ma è un suo diritto provare. La mia speranza è che sappia trovare il tempismo giusto per fermarsi, se sarà il caso.

Io questa fretta che hanno sempre i nuovi allenatori di imporre il proprio stile di gioco non la ho mai capita. Passi per gente stile Spalletti, che pare del tutto incapace di valutare alternative, ma chi come Gasp passa per uno capace di adattarsi ad ogni situazione la cosa mi risulta incomprensibile.

Perché diamine imporre da subito un cambiamento radicale a giocatori che sono storicamente abituati a schemi totalmente diversi? Non è più ragionevole cercare di far passare le proprie idee in modo graduale, convincendo tutto l’ambiente con i risultati ottenuti sul campo? Questo dovrebbe essere tanto più vero per un allenatore che, è abbastanza evidente, non ha la piena fiducia della Società e della Squadra, di conseguenza. La priorità di Gasperini in questo momento dovrebbe essere quella di guadagnare credito e autorità e questo può farlo solo vincendo e convincendo.

A dispetto delle partenze importanti l’Inter continua ad avere una sua solida fisionomia con fondamenta, che piaccia o meno, che poggiano su giocatori di esperienza, di qualità, purtroppo anche logori, ma è gente che ha vinto tutto. Nessuno (se ricordate nemmeno L’Uno) può arrivare dall’esterno e pensare di costruire da zero un edificio completamente diverso da quello che c’era prima, perché crollerà inesorabilmente se le fondamenta non ti supportano. Mi pare una cosa talmente banale.

Leonardo, pur con tutte le sue colpe questa cosa l’aveva capita, Benitez no, cosa che lo rende ancora più colpevole ai miei occhi, perché con un allenatore vero in panchina la storia della scorsa stagione avrebbe potuto essere molto diversa. La mia speranza è che Gasperini lo capisca e riesca là dove non sono riusciti i suoi predecessori.

Ora c’è un problemino. Io detesto la parola speranza, quella che è l’ultima a morire, ma la prima da ammalarsi.

Come cantano i Litfiba: “Chi visse sperando morì… non si può dire”.

Quindi sapete che c’è?

Io questa Stagione ho deciso di tornare bambino. Quando le partite le ascoltavo alla radio vagando alla ricerca di un posto dove prendesse bene, perché la casa di campagna dei miei genitori era un posto troppo sperduto per avere un segnale decente e la classifica me la scrivevo sul diario di Snoopy, giusto una pagina dopo la nota della maestra di religione, perché i soldi per comprare la Gazzetta il mio vecchio non li mollava.

Un tifoso dell'Inter a Settembre del 2011

Quello che ci aspetta è un mistero nascosto dalla nebbia. Quali siano i pericoli non lo so, tanto vale buttarsi e affrontarli. Uno dopo l’altro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vivi alla giornata. Live for the moment. Carpe diem. Domenica dopo domenica.

Siamo sempre qui
A cantar per te
Alè Inter, alè!

scritto da il 24 giugno 2011 alle 11:13

Gasperini: dieci sì, dieci no.

Pian piano la nebbia di questi giorni si sta assottigliando, pian piano la margherita tenuta in mano da Moratti ed i suoi collaboratori sta perdendo petali, e molto verosimilmente oggi siamo arrivati all’ultimo: a meno di (forse qualcuno dirà piacevoli) sorprese, il prossimo allenatore dell’ FC Internazionale sarà Gian Piero Gasperini. Una scelta che a molti farà piacere, mentre ad altri farà storcere il naso, tirare un sospiro amaro, e in qualcuno addirittura venire un po’ di acidità di stomaco. In effetti non è mai facile trovarsi unanimamente d’accordo riguardo i vari allenatori della squadra per cui si tifa, sicuramente, in questo caso specifico, le opinioni discordanti saranno molteplici. Proviamo a spiegare perchè Gasperini è l’allenatore giusto per l’Inter, proviamo a spiegare anche perchè non lo è, avvalendoci di due interlocutori medi, il “mediamente ottimista”, ed il “mediamente pessimista”.

Finalmente un tecnico italiano! Dopo un trittico tecnico straniero, si ritorna con il made in Italy, idea che sta maturando anche dal punto di vista della rosa, visti gli innesti recenti di Pazzini e Ranocchia. Una buona risposta a chi critica la “multinazionale Inter”!
Beh, nell’Inter non conta la nazionalità. Nell’Inter conta la bravura, penso e spero. Mourinho è un gran tecnico, prima di essere portoghese. Mancini è un bravo allenatore, ed è italiano. Benitez e Leonardo hanno deluso, per varie ragioni, e sono stranieri. Non abbiamo mica la pretesa di autoproclamarci “bacino per la nazionale”, quindi non vedo perchè stare a guardare il colore del passaporto di chi ingaggiamo. Se uno è bravo è bravo, sia esso italiano o del Lesotho.

In Italia Gasperini non è secondo a nessuno dal punto di vista tecnico. Le sue squadre, specialmente il Genoa, han sempre giocato bene ed offensivamente parlando, son sempre state spettacolari! Magari ci stupirà in positivo, perchè non dovrebbe? E’ comunque un allenatore molto preparato!
Mah, sicuramente un tecnico deve essere elastico e cercare di far rendere al meglio gli uomini che ha a disposizione, questo è chiaro. Altrimenti di solito, a determinati livelli non ci arrivi. Però è altrettanto vero che ogni tecnico ha il suo modo di giocare preferito, com’è giusto che sia, e siamo sicuri che quello del Gasp sia compatibile con i calciatori che abbiamo a disposizione?!

L’ex allenatore del Genoa conosce benissimo Motta e Milito, due tra gli uomini che hanno brillato di meno nella scorsa stagione. Io sono convinto che il suo insediamento in panchina possa solamente giovare nel prossimo rendimento dei due fuoriclasse. Per di più, avere due big dello spogliatoio dalla propria, sin dall’inizio, è un buon punto di partenza no?
Sicuramente, ma qui il discorso è diverso: Thiago Motta e Milito, sicuramente due straordinari calciatori, quanto futuro (interista ma non per forza) hanno davanti? Stiamo parlando di un centrocampista di 29 anni e di una punta che di primavere ne ha quasi 32. Ben venga la rivalutazione dell’usato, è chiaro, ma secondo me questo deve essere un “di più”, non un aspetto “basilare”. Siamo sicuri che lo sia?

Gasperini è oltretutto molto bravo a far crescere i giovani calciatori. Le sue esperienze nelle giovanili, agli inizi della carriera, ma anche in tempi recenti, al Genoa, ne sono la dimostrazione.
Si, bene, ma… quanti giovani abbiamo attualmente da far crescere?

Messi come siamo, con i (presunti) sogni catalani di Massimo Moratti, è anche intelligente far firmare ad un tecnico un contratto corto, non vincolante. Ciò non toglie che questo contratto possa essere allungato in futuro, no? Sotto questo punto di vista siamo salvaguardati!
Sicuramente dal punto di vista economico è un vantaggio, non c’è dubbio. Il dubbio però é: e se le fantasie di Moratti dovessero rimanere tali? Se imposti un anno di “transizione” è perchè vuoi transitare, lo dice la parola stessa, da una fase A ad una fase B. Ma se la fase B non la concretizzi poi, rimani con un pungo di mosche in mano, e con una rosa più vecchia di un altro anno. Ma sicuramente ciò non è colpa del Gasperson…

…Anzi ti dirò di più: non ho mai visto Massimo Moratti così “distante” e poco preso da situazioni di questo tipo. La mia idea è che il Gasp non sia nemmeno una sua scelta, figurati.
E con ciò? Leonardo è stato presentato addirittura dal presidentissimo in persona. Si è visto come siam messi ora… Moratti è umano, e come tutti gli umani sbaglia. Ma è anche una persona capace di vedere, al netto di risultati speriamo positivi, se cambiare idea o meno.

Sarà, ma Gasperini è comunque un “figlio (calcisticamente parlando) di Moggi”. Quando sento certi nomi non riesce a non venirmi un leggero fastidio alla bocca dello stomaco, che ti devo dire.
Beh, anche Ibrahimovic e Vieira lo erano in qualche modo, anche loro hanno rivendicato quei famosi scudetti, eppure non mi pare che ai gol dello svedesone tu non abbia esultato no? Se un professionista è bravo, si concentra su quello che deve fare e lascia da parte queste questioni. Conta solo il campo.

Eh, il campo, appunto. Vogliamo parlare dei molteplici trofei vinti da Gasperini finora, o della sua grandissima esperienza in campo europeo?
Vabbè, sicuramente
certi trofei sinora li ha visti solo dalla tv, ma ciò non vuol dire che non sia preparato. Semplicemente non lo sappiamo! Perchè partire negativi? In fondo Mourinho al primo anno al Porto aveva un’esperienza misera, ma ha vinto la Coppa UEFA, e l’anno dopo la Champions. Seguendo il tuo ragionamento, non avrebbe mai potuto sedersi su quella panchina, e portare al trionfo la squadra portoghese!

Sì ma, oltre a questo fatto, un altro mio dubbio riguarda la capacità di farsi rispettare all’interno dello spogliatoio. Dai, parliamoci chiaro, i nostri giocatori di sicuro non difettano in personalità, lo sai meglio di me.
Beh, anche qui… chi ti dice che non ne sia in grado? Un calciatore è un calciatore, sia che guadagni dieci milioni di euro l’anno, sia che prenda mille euro al mese. Se un giocatore è un professionista, segue le direttive del tecnico. Punto e basta. Semmai è compito dell’allenatore quello di veicolare tutte queste sfaccettature mentali, e coadiuvarle al raggiungimento di un obiettivo di gruppo. Mourinho ce l’ha fatta alla grande, Benitez è franato quasi all’istante. Eppure entrambi avevano vinto trofei importantissimi prima. Anche qui, vedremo. Io ti posso dire che vedendo il Genoa negli ultimi anni, mi sembrava una squadra ben organizzata ed in cui i giocatori giocavano all’unisono, l’uno per l’altro. E questo mi lascia ben sperare.

Sperare, vedere, credere… io voglio certezze. Voglio un allenatore che mi dia sicurezza, nel quale possa credere sino in fondo. Gasperini è una scommessa, lo sappiamo entrambi.
Sai meglio di me che nel calcio non esistono certezze. Che questo sport sia in continuo rinnovamento, sia tecnico, che organizzativo, che, in piccolo, mentalmente. Nuovi allenatori si stanno affacciando in campo europeo, vecchi mostri sacri stanno finendo pian piano nel dimenticatoio. Io cerco soltanto di vedere le cose in maniera positiva!


scritto da il 27 maggio 2011 alle 9:47

Arrivederci

Era il 26 agosto 2006, e a San Siro si giocava la finale di Supercoppa Italiana tra l’Inter, Campione d’Italia dopo le sentenze della Giustizia Sportiva e vincitrice della Coppa Italia, e la Roma, seconda in campionato. L’Inter sotto 0-3 dopo 34 minuti riuscì a compiere una rimonta incredibile, completata nel primo tempo supplementare dal gol di Figo che inchiodava il risultato sul 4-3 finale dopo la doppietta di Vieira e il gol di Crespo. In tanti aspettavano di vedere la prima partita di Zlatan Ibrahimovic in nerazzurro, ma lo svedese restò in ombra e lasciò il palcoscenico ad altri compagni anche loro al debutto: Maicon, Grosso, Vieira, Dacourt, Crespo…e poi lui, l’ospite d’onore, il più importante di tutti.

Quel giorno, quella finale, fu la prima partita ufficiale giocata dall’Inter con lo Scudetto sulla maglia. Il 26 agosto 2006. Domenica prossima saranno passati 1737 giorni. Millesettecentotrentasette giorni.

2006/2007

Millesettecentotrentasette giorni di vittorie, di trionfi, di rabbia, di Coppe alzate nei cieli d’Italia, d’Europa e del Mondo.
Millesettecentotrentasette giorni mai visti prima nella storia del calcio italiano e chissà quando -e se- si rivedranno mai.

2007/2008

Un ciclo straordinario e irripetibile, un ciclo forse ancora aperto, ma che sicuramente da domenica perderà per strada un compagno fedele, un amico fidato, un elemento caratterizzante. Ce lo siamo portato in giro su tutti i campi in cui abbiamo giocato, questo triangolino tricolore. In Italia, in Europa, nel Mondo…da Siena, Roma e Livorno fino a Madrid ed Abu Dhabi passando da Barcellona, Monaco, Londra e finendo col coprire praticamente tutta l’Europa: da Nicosia a Manchester, da Lisbona a Kazan, dove arrivava l’Inter arrivavano i Campioni d’Italia. Dove c’era l’Inter c’era il Tricolore. Lo Scudetto. Ci siamo presi per mano in quell’agosto di cinque anni fa all’improvviso, quasi di sorpresa, e non avevamo la minima idea di come stare insieme. Sembravano quasi strani quei tre colori su sfondo nerazzurro, visto da quanto tempo mancavano. E invece…

2008/2009

E invece siamo cresciuti insieme e siamo arrivati dove neanche immaginavamo fosse possibile…e siamo arrivati al punto, oggi, di chiederci come sarà quella maglia nera e blu senza il Triangolino tricolore ad ornarla.

2009/2010

Sarà strana, sicuramente. Sarà vuota, anche se per qualche tempo ci sarà lo scudo d’oro dei Campioni del Mondo a ricordarci dove ci ha portati quel piccolo Scudetto, quell’inseparabile compagno che abbiamo finito col perdere per strada per mille motivi. Lo scudo d’oro prima e solo il nero e il blu poi, a ricordarci chi siamo, da dove siamo partiti e quanto bello è stato questo viaggio. A rendere ancora più immenso ciò che abbiamo fatto, e a consegnarlo definitivamente alla storia per poter finalmente ricominciare.

2010/2011

Solo il nero e il blu, i colori della nostra nobiltà, che da quella maglia urleranno per riavere il loro compagno di sempre.
Affinchè questo distacco, millesettecentotrentasette giorni dopo, sia solo un arrivederci. E che ci si possa ritrovare al più presto insieme come prima, uniti come prima. Per vincere più di prima.

A presto, Scudetto.

scritto da il 9 maggio 2011 alle 11:01

Il verdetto del campo

AC Milan è Campione d’Italia 2011.

Quelli che nel 2006 “ce lo avete scippato”, nel 2007 “mettetelo nel culo”, nel 2008 “lo avete rubato”, nel 2009 “in Europa non vincete mai” e nel 2010 “non è il vero triplete” sono Campioni d’Italia.

E per questo motivo ci congratuliamo con loro.

Perchè hanno ottenuto questo Scudetto facendo più punti di tutti gli altri, essendo più continui e capaci di ottenere risultati più decisivi. Soprattutto, perchè noi siamo abituati a giocare sul campo e sappiamo quanta fatica e quanti sforzi ci vogliono per arrivare a un risultato simile. E sappiamo che chi li sminuisce, solitamente, lo fa solo per invidia, per l’incapacità di raggiungerli, perchè non sa riconoscere i meriti di chi li ottiene. Come hanno fatto loro per anni, fra una eliminazione dalla Coppa Italia che “era solo un fastidio” e un distacco siderale in campionato che “era solo un allenamento per la Champions”. Riconosciamo i meriti degli avversari, fossero anche limitati alla capacità di approfittare dei demeriti altrui.

AC Milan è Campione d’Italia 2011 perchè ha saputo mettere in campo una continuità di risultati sconosciuta agli avversari, perchè sta per sfiorare quota 80 punti, perchè ha saputo resistere ai tentativi di rimonta dei Campioni uscenti e ha saputo vincere le partite che contavano. Perchè ha fatto 3 punti nel derby più decisivo degli ultimi anni ed è riuscito a portare il vantaggio fino alla fine più forte delle assenze, più forte dei cali di forma, più forte degli avversari.

Non ci sentirete sminuire questo scudetto perchè questo non è il nostro stile. Perchè questa, in fondo, è la differenza più marcata tra noi e loro. E questo non è il giorno degli sfottò, delle rivendicazioni o delle campagne elettorali: è il giorno del trionfo dei nostri avversari ed è il giorno, per noi, di prenderne atto, fare autocritica e metterci a lavorare affinchè si possa tornare al più presto alla monotonia nerazzurra degli ultimi tempi.

Dopo anni di agonia, complimenti. Il campo ha parlato, e non poteva essere più chiaro di così.

scritto da il 7 maggio 2011 alle 22:42

La coerenza…

Si, perchè gli scudetti sono di cartone solo quando li vince l’Inter. Per maggiori delucidazioni rivolgersi al Sig. Capello Fabio, persona coerente e di parola che, cascasse il mondo, non allenerà mai la J**e.

Mi chiedo anche perchè c’è gente che in questo momento sta festeggiando la conquista di un torneo che  “non conta niente ed è solo la palestra per la Champions”. Visti i risultati degli ultimi anni , il consiglio è quello di cambiare al più presto personal trainer.

Ma soprattutto non può mancare un pensiero speciale per il  Sig. Ambrosini Massimo che, nella foto qui sotto, ci mostra in anteprima la nuova divisa di gioco per la stagione 2011-12 dell’A.C. Silvio 1986.

Oggi è un grande giorno. Da stasera finalmente, per tutti, lo scudetto torna ad essere di stoffa.

scritto da il 2 maggio 2011 alle 14:46

Su Pazzini e Ranocchia, Leonardo e il futuro

Gli 8 gol di Pazzini hanno portato all’Inter una decina di punti: senza di lui non saremmo entrati in Champions.
Pazzini non fa giocare bene la squadra, non ha le qualità di Milito e di Eto’o, ne ha altre: è un finalizzatore acrobatico, ha bisogno di cross dal fondo e di compagni che lo alleggeriscano dalla marcatura dei difensori. L’anno prossimo è difficile immaginarlo in panchina.

Ranocchia, a Cesena, ha compiuto altri due errori catastrofici, il primo dei quali è costato il gol di Budan (unica punta, solo soletto al centro dell’area).
È probabile che la coppia Lucio-Ranocchia non abbia la chimica giusta, nessuno dei due è rapido sul breve, ma comincio a temere che il giovane Ranocchia sia un nuovo Bini, piuttosto che un nuovo Nesta.
Tuttavia, la stagione nerazzurra gira intorno a due momenti topici, avvenuti nel meraviglioso secondo tempo dell’Allianz Arena. Protagonisti: Ranocchia e Pandev.

Sul 2-2, a metà ripresa, mentre l’Inter si riversava in avanti, Mario Gomez ha avuto un’occasione clamorosa, un contropiede in superiorità numerica che avrebbe chiuso la partita.
Gomez ha puntato Ranocchia, Ranocchia non ha avuto paura, e con perfetta scelta di tempo gli ha tolto il pallone senza nemmeno commettere fallo.

Poi, a 3 minuti dalla fine, Eto’o ha compiuto un capolavoro, disorientando l’intera difesa bavarese, appoggiando verso il sinistro di Pandev… Senza quel gol, non ci saremmo esaltati all’abbinamento con lo Schalke, e avremmo preparato il derby senza il macigno psicologico della Champions.
Senza il gol di Pandev, l’Inter sarebbe uscita dalla Champions ad opera di una squadra blasonata, e avremmo riesumato i 3 gol incassati dal Tottenham a San Siro, con l’uomo in più, e il conseguente secondo posto nel girone.
Senza le prodezze di Ranocchia e Pandev, avremmo vissuto una primavera diversa, più banale, meno densa di rimpianti.

Ora, fra i tifosi si è determinata una spaccatura netta sul futuro allenatore: per molti, Leonardo non si è dimostrato all’altezza e non lo può diventare.
Trovo questa analisi non priva di fondamento ma, tutto sommato, se davvero il tornante decisivo di questa stagione è stata la notte di Monaco, dopo un mercato estivo fallimentare e tanti infortuni, mi riesce difficile identificare in Leonardo il primo colpevole.

Difficile negare che il suo bilancio in campionato sia ottimo: 46 punti in 20 partite, 15 vittorie, 1 pareggio e 4 sconfitte (purtroppo il derby e la Juve).
È un bilancio strano, perché questa Inter ha compiuto rimonte notevolissime (Catania, Palermo, Genoa, Lazio e Cesena – senza dimenticare il Bayern), guadagnando 25 punti nei secondi tempi, un’enormità, con più della metà dei gol (33 su 62) segnati nell’ultima mezz’ora.
Nell’insieme, in 52 partite disputate, l’Inter ha segnato 93 gol (arrivare a 100 vorrebbe dire molto…) e ne ha subiti 64.

Però, ha ragione quel simpaticone di Mauro Suma: non ha senso fare tabelle che estrapolano i punti che l’Inter avrebbe fatto se Leonardo fosse stato in panchina fin dalla prima giornata, anziché dalla sedicesima.
Anche Ranieri, l’anno scorso, raccolse più punti di Mourinho, ma poi sappiamo chi ha festeggiato…
Ha ragione Pazzini quando dice che lo scudetto è stato perso nel girone d’andata: nessuno l’ha mai vinto raccogliendo appena 33 punti.
Ma sul girone d’andata, Leonardo che colpe ha?
Solo se arriva Guardiola capirei la sua sostituzione.

scritto da il 30 aprile 2011 alle 11:38

Penultima tappa: Cesena

Mentre Simone Nicoletti sorprende tutti e lancia -di fatto- la notizia di un accordo raggiunto tra l’Inter e Pep Guardiola per la prossima stagione e mentre, in generale, la testa di molti è già fin troppo concentrata sul mercato che sarà, l’Inter si trova ad affrontare la penultima trasferta di questo campionato, a Cesena.

Da Yuto...

Traferta poco interessante per alcuni, a maggior ragione dopo la vittoria con la Lazio di domenica scorsa, ma che in realtà ci porta verso una partita che, seppure non decisiva, può comunque essere molto importante e dalla quale sarebbe bene tornare a casa con i tre punti. Innanzitutto per allungare ancora di qualche giorno la corsa del Milan e per non lasciargli vincere questo scudetto con un anticipo che rischierebbe di essere fin troppo largo e fin troppo bugiardo. Anche perchè la prossima giornata sarà quella che precederà il ritorno delle semifinali di Coppa Italia e, per coincidenza, vedrà di fronte Milan e Roma: vederle giocare una partita tirata e importantissima per entrambe in cui una si gioca lo scudetto e l’altra punti importanti per inseguire il sogno Champions, infatti, sarebbe sicuramente più utile ed edificante in ottica Coppa Italia rispetto a lasciare a entrambe campo libero e la possibilità di fare un ampio turn-over in una partita priva di ogni possibile ripercussione in classifica.

Vincere per non lasciar festeggiare il Milan, quindi, e complicare la vita alla Roma. Ma la trasferta di Cesena è importante anche per l’Inter, senza bisogno di guardare in casa d’altri. Sei punti sul quarto posto e sette sul quinto con quattro partite ancora da giocare, infatti, dicono che la qualificazione matematica alla prossima Champions è sì ad un passo, ma non ancora raggiunta. Servono due vittorie in quattro partite per essere sicuri di andare in Champions, e a queste si deve aggiungere almeno un altro pareggio per evitare con certezza i preliminari: niente di trascendentale ovviamente, neanche considerando che dopo il Cesena ci saranno Fiorentina, Napoli e Catania, ma di certo vincere stasera metterebbe una grossa ipoteca sul terzo posto e, perchè no, ci consentirebbe di dosare un po’ le forze nell’immediato futuro, in funzione della Coppa Italia.

...a Yuto: la sua prima da ex a Cesena

Già, dosare le forze: quelle forze che nell’arco di questa stagione sono mancate un po’ troppo spesso all’Inter, quelle forze -le ultime- da tirare fuori per chiudere degnamente Campionato e Coppa Italia. Non ci sarà Stankovic, infortunato, non ci sarà Sneijder, infortunato, non ci sarà -forse- Samuel, prossimo al rientro. Ci saranno Milito e Pazzini, le due punte che -uno per il fresco rientro, l’altro per la mancanza di continuità d’impiego- stanno avendo un rapporto un po’ complicato con il gol in questi ultimi tempi. Ci sarà Castellazzi, che ha recuperato dall’infortunio di sabato scorso, e ci saranno tutti gli altri: Maicon, Lucio, Ranocchia, Nagatomo, Zanetti, Cambiasso, Thiago Motta, Eto’o e probabilmente Pandev, o forse Coutinho, o magari Obi, o perchè non Mariga. Una girandola di nomi per riempire una casella fondamentale -quella del trequartista, quella del centrocampista di qualità- sulla quale necessariamente ci soffermeremo a stagione finita. Perchè stasera, forse, più importante ancora di quella casella sarà la voglia di giocare e di vincere di chi scenderà in campo: la voglia di farla finita presto, di portarsi a casa il bottino pieno, di far vedere che c’è ancora qualcuno che a questa maglia ci tiene.

Quella stessa voglia messa in campo contro Lazio e Roma o durante il tentativo di rimonta seguito all’arrivo di Leonardo. Quella stessa voglia che troppe volte è sembrata venir meno nel corso della stagione, insieme alle forze di cui parlavamo prima o forse proprio a causa di queste.

Cesena-Inter è la prima partita delle cinque o sei che mancano alla fine della stagione: quelle cinque o sei partite decisive per il nostro destino in Campionato e in Coppa Italia.

Leonardo sostiene che il ciclo di questa Inter non si è ancora concluso. Sarà il campo a dire se ha ragione.

Il campo di Cesena, prima di tutti gli altri.