Novara e Bologna da affrontare in casa pensavo fossero l’occasione perfetta per uscire dall’infausto trittico fatto da Lecce-Palermo-Roma e riprendere un cammino più degno della storia recente di questa squadra, pensavamo di aver toccato il fondo all’Olimpico e invece abbiamo iniziato a scavare.
La squadra di Mondonico ha giocato per quelle che sono le sue possibilità, bus davanti alla porta e ripartenze con la bestia nera Caracciolo, Jeda e Rigoni; Ranieri ha provato a iniziare con Stankovic davanti alla difesa nel posto che fu di Thiago Motta e con Sneijder e Alvarez dietro Milito a formare un inedito albero di natale.
Nel primo tempo l’Inter non riesce a sfruttare il campo in tutta la sua larghezza, le discese di Chivu e Zanetti sono poche e mal costruite, Milito è da solo in area contro i difensori del Novara e viene poco supportato dai centrocampisti, di conseguenza si prova a trovare il gol solo con qualche tiro dalla lunga distanza che non impegnano Ujkani.
30 tiri in porta, quasi tutti da fuori area
Nella ripresa Ranieri inizia con Pazzini al posto di Alvarez e con il 4312, manca ancora la spinta necessaria sulle fasce (soprattutto sulla destra), gli attacchi centrali facilitano il gioco del Novara che continua a coprirsi con ordine. Caracciolo segna in contropiede al 56° e Ranieri prova a riprendere la partita mettendo Forlan al posto di Poli; a questo punto giochiamo con una sorta di 424 con il nuovo entrato sulla destra, Milito e Pazzini in mezzo e Sneijder sulla sinistra, sembrerebbe il modo giusto per aprire la difesa avversaria e mettere in mezzo dal fondo dei palloni pericolosi, ma a destra c’è un sinistro e a sinistra c’è un destro e tutti e due sono più portati ad accentrarsi per giocare con il piede più forte.
L’Inter continua ad attaccare in modo molto prevedibile mentre il Novara in un paio di occasioni rischia di segnare in contropiede il gol del k.o., l’ingresso di Nagatomo al posto di Chivu non sposta l’inerzia della gara che termina con una traversa di Sneijder e un tiro ravvicinato di Pazzini allo scadere su un cross da fondo campo di Forlan. Troppo poco contro un avversario così modesto.
Bestia nera: sullo sfondo irriconoscibile perchè vestita di bianco
Di sicuro siamo mancati sulle fasce, Chivu e Zanetti hanno fatto rimpiangere Nagatomo e Maicon, soprattutto l’assenza dall’undici iniziale del giapponese è parsa inspiegabile: vista la squalifica del brasiliano sarebbe servito almeno un giocatore che fosse in grado di fare il solco sulla fascia e invece Ranieri ne ha schierati due poco propensi ad attaccare gli spazi. In mezzo il solo Poli (sostituito) è parso in grado di fare tutte e due le fasi, mentre Sneijder e Alvarez hanno combinato diverse volte bene tra di loro ma hanno giocato troppo vicini, facilitando la chiusura degli spazi da parte degli avversari.
Motta non può essere sostituito dai giocatori in rosa e Ranieri sta cercando un nuovo equilibrio, ha provato con i giocatori più tecnici e con meno intensità e non ha funzionato, provi adesso nella direzione opposta.
Dopo il derby e dopo la coppa italia Ranieri rinuncia ancora a Sneijder e conferma il 4-4-2 con Zanetti al centro al posto di Motta e Chivu sulla linea dei difensori con l’avanzamento di Nagatomo sulla fascia di Maicon.
La Lazio pressa tantissimo sin dall’inizio e mette in difficoltà il centrocampo interista, Alvarez litiga con il pallone mentre il Cuchu e Zanetti faticano a proporsi per iniziare l’azione che in questo modo viene impostata da uno dei 4 difensori con scarsi risultati.
I biancoazzurri sono più pericolosi e prima colpiscono un palo in contropiede con Rocchi, favorito anche dal mancato controllo di Lucio e poi segnano con l’attaccante italiano che taglia l’area da sinistra a destra e sull’imbeccata di Ledesma realizza con un tiro a incrociare, anche in questo caso Lucio si fa sorprendere dal movimento dell’attaccante.
Ranieri sposta Alvarez dietro le punte e l’argentino in mezzo a mille palle perse trova due assist: il primo per l’inserimento di Nagatomo anticipato all’ultimo da Marchetti, il secondo è un 1-2 con Milito in area che permette al Principe di colpire dalla sua zolla preferita e di realizzare l’1-1.
5 gol nelle ultime 4 partite
I due assist non bastano per salvare Ricky dalla sostituzione all’inizio del secondo tempo, Ranieri toglie anche Chivu e inserisce Sneijder e Obi; in campo entra anche un Lucio molto più concentrato rispetto al primo tempo; si passa così a un 4312 con Nagatomo e Maicon laterali, Cambiasso davanti alla difesa, Zanetti e Obi interni di centrocampo, Sneijder nel suo ruolo naturale di trequartista e Milito e Pazzini davanti.
Il pressing della Lazio si fa sempre meno intenso e Wesley ha lo spazio per organizzare la manovra e dimostrare che al momento la differenza con Alvarez è ancora molta; il raddoppio di Pazzini arriva comunqu in maniera casuale, su un rilancio della difesa laziale Lucio colpisce di testa in avanti e trova il bomber italiano (partito in fuorigioco di circa 5 centimetri) solo al limite dell’area, il pallonetto a Marchetti a quel punto è un gioco da ragazzi.
V
Fuori Milito per Faraoni si torna al 4-4-1-1 per difendere il risultato, Samuel e Lucio giganteggiano ma davanti a loro soprattutto Cambiasso non è in partita (la terza in una settimana, sarà un caso?) e la Lazio riesce a creare un paio di occasioni pericolose con Klose (parato da Julio Cesar) e Cissè che manca clamorosamente il pallone.
A fine partita Ranieri giustamente fa notare che è stata una partita giocata male, decisa da un paio di giocate estemporanee, l’assenza di Thiago Motta si è fatta sentire tantissimo in mezzo al campo e l’averlo sostituito con Zanetti è una scelta che non mi è piaciuta, detto di un Alvarez pasticcione il compito di Ranieri adesso sarà quello di trovare un nuovo equilibrio per una squadra in cui Sneijder dovrà essere l’imprescindibile punto di riferimento dietro a due punte.
Il Parma di Colomba arriva a San Siro per provare a giocare la partita che tutti si aspettano, un pullman parcheggiato davanti all’area e veloci ripartenze per i veloci Biabiany e Giovinco, piani rovinati da un’Inter aggressiva e attenta in difesa, fluida e precisa in attacco. Il primo gol al 13′ è tutto argentino: Zanetti arriva al limite dell’area palla al piede, vince un contrasto con Morrone e appoggia la palla sulla sinistra per Alvarez, Ricky alza la testa e serve Milito che nel frattempo ha tagliato sul primo palo, deviazione al volo e rete che si gonfia.
Il 2-0 lo realizza Thiago Motta con un preciso sinistro al volo dal limite dell’area su una corta respinta della difesa gialloblù tutta rinchiusa nella propria area nel tentativo di resistere alla pressione dei continui attacchi neroazzurri.
Il Parma prova a questo punto a farsi vedere dalle parti di Julio Cesar, Biabiany sorprende un paio di volte la retroguardia neroazzurra e crossa come non lo avevamo mai visto fare per Giovinco e Modesto che da favorevole posizione mettono a lato.
Milito e Maicon confezionano sul finire del tempo il gol del 3-0, il Principe sulla trequarti appoggia per il Colosso e si butta dentro l’area, il cross è al bacio e il colpo di testa è di quelli del 2010.
Il secondo tempo è più tranquillo ma rimangono due obiettivi: far segnare Pazzini ed evitare l’ammonizione a Maicon e Motta in diffida.
Al Pazzo ci pensa Milito al 56′: in contropiede il Principe prima mette a sedere Brandao e poi serve il compagno di reparto che solo davanti a Mirante realizza il 4-0 con un preciso pallonetto.
I ritmi si abbassano ancora e c’è la sensazione che non si voglia infierire ulteriormente sui gialloblu, il primo gol in serie A di Faraoni è abbastanza casuale: Motta crossa in area, Brandao respinge di testa proprio verso il giovane italiano che non ci pensa due volte e tira al volo dai 25 metri, Mirante è sorpreso e il pallone si insacca proprio sotto la traversa.
Difficile dire dove finiscono i meriti dell’Inter e iniziano i demeriti del Parma: Samuel, Motta e Milito sono sembrati in grande spolvero e hanno formato con Julio Cesar la colonna vertebrale della squadra, il Principe in particolare si è mosso benissimo tra le linee sprecando pochissimi palloni, i 2 gol sono stati poi la ciliegina sulla torta di una prestazione eccellente. A questi si è aggiunto Ricky Alvarez in continua crescita fisica e tattica, da oggetto misterioso l’argentino è salito in poche settimane al rango di giovane promessa.
Fiorentina, Genoa, Cesena, Lecce e Parma ci hanno detto che questa squadra è tornata in salute e che può facilmente vincere con tutta la colonna destra della classifica, Milan e Lazio saranno l’esame di ammissione per uno dei primi 3 posti in classifica.
Inter: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Nagatomo; Faraoni, Thiago Motta, Cambiasso, Coutinho (17′ Muntari); Pazzini, Milito (19′ st Zarate)
Fiorentina: Boruc; De Silvestri, Gamberini, Natali, Pasqual; Behrami, Munari (7′ st Salifu), Lazzari (30′ st Kharja), Vargas; Ljajic (20′ st Silva); Gilardino
Qualcuno lassù ci ama
Mister Ranieri conferma per la terza partita consecutiva il 442 nonostante le due precedenti sconfitte con Udinese e CSKA, dentro Lucio e Maicon tornati disponibili, Faraoni è confermato sull’ala destra mentre la sorpresa è Coutinho sull’ala sinistra dopo il deludente primo tempo nell’ultima partita di Champions League.
Il giovane fantasista è invece la nota più positiva dei primi quarantacinque minuti: parte largo sulla sinistra ma spesso si accentra e trova gli spazi giusti per ricevere palla e servire i due attaccanti, gioca in verticale e di prima facilitando il compito di Milito e Pazzini che possono ricevere palla sulla corsa e con la difesa avversaria non ancora schierata.
La principale novità tattica di questa partita è proprio la ricerca della verticalità e di un gioco più rapido e veloce a discapito del continuo possesso palla che avevamo visto soprattutto con il 451 di qualche partita fa, i due attaccanti sono bravissimi ad accorciare verso i centrocampisti per ricevere palla tra le linee difensive avversarie mantenendo così la difesa viola in continua apprensione, manca solo una maggiore precisione nella rifinitura per trasformare il tutto in chiare occasioni da rete, penso per esempio ai passaggi sbagliati di Milito per gli inserimenti di Coutinho nel primo tempo e di Maicon nel secondo.
Faraoni e Maicon sulla destra hanno una buona intesa, sia quando attaccano che quando difendono, segno che il laterale brasiliano se la può cavare anche senza capitan Zanetti, anzi con questa soluzione può diminuire il numero di discese sulla fascia e diventare più imprevedibile.
La partita nell’insieme è totalmente dominata dall’Inter che concede un solo tiro in porta alla Fiorentina in tutti i novanta minuti, il primo tempo è più di qualità e quello con il miglior gioco, prima del gol di astuzia di Pazzini al 41′, costruiamo altre due ottime occasioni da rete sempre con Pazzini nei primi minuti e con Coutinho verso la metà del tempo, ma soprattutto è la pressione che è continua nella metà campo viola. Samuel, Lucio, Motta e Cambiasso sono molto bravi a recuperare palla e a farla arrivare velocemente a uno dei quattro giocatori offensivi.
Nella seconda frazione di gara Nagatomo trova subito il raddoppio grazie a un rimpallo su un goffo rinvio di Pasqual, il gioco è meno fluido perchè gli attaccanti non si fanno trovare con la stessa continuità del primo tempo tra le linee, il doppio vantaggio poi fa abbassare la squadra per evitare di correre rischi in difesa.
Le sostituzioni di Milito e Coutinho con Zarate e Muntari tolgono qualità e pericolosità alla squadra, riusciamo lo stesso a creare qualche pericolo a Boruc con Motta da fuori, con Muntari che manca la porta da 5 metri e con Pazzini che sbaglia solo davanti a Boruc però resta la sensazione che i due nuovi entrati siano due corpi estranei in questa squadra.
Presto o prestissimo rientreranno Zanetti, Sneijder e Forlan, se l’uruguaiano potrà essere una valida alternativa a Milito e Pazzini relegando in questo modo Zarate a quarta punta, dove potranno giocare Zanetti e Sneijder in questo 442? La freschezza e la corsa di Faraoni e Nagatomo sembrano imprescindibili così come la qualità messa in campo da Motta e Coutinho (è giovane, farà qualche partita molto bene e qualche altra molto male, come tanti giocatori della sua età, abbiate pazienza con lui), ci sarà presto un nuovo cambio di modulo?
Ranieri dopo essere riuscito a collezionare 2 vittorie consecutive, decide di cambiare lo schema con due ali larghe e una sola punta per proporre un classico 442 con Milito e Pazzini davanti e Alvarez e Faraoni sulle fasce.
Il primo tempo trascorre lento, l’Inter controlla il possesso palla ma fatica a rendersi pericolosa con dei cross dal fondo, succede qualcosa a destra dove Faraoni è molto diligente e disciplinato nel suo ruolo, Alvarez invece non riesce a rimanere largo sulla sinistra e si accentra sempre, finisce così per occupare le zone che dovrebbero essere di Cambiasso o di una delle due punte rendendosi poco utile alla causa.
L’Udinese è come sempre molto attenta in copertura e pronta a colpire tutte le volte che i nostri perdono palla, le occasioni capitano sui piedi di Torje, Di Natale e Armero soprattutto nella prima metà del primo tempo, poi le palle perse dimuiscono e di conseguenza anche le occasioni Friulane.
L’Inter crea qualche pericolo con Milito che in una occasione tira alto dai 16 metri, in un’altra mette Motta solo davanti ad Handanovic che blocca il debole tiro e con Zanetti, sempre dal limite dell’area, troppo poco però per una squadra che deve assolutamente vincere questa partita. La manovra è sempre molto lenta per cui non troviamo mai i difensori dell’udinese fuori posizione, inoltre i due esterni non hanno la capacità di saltare l’uomo e creare la superiorità numerica per cui il muro bianconero regge senza troppi problemi.
L’idea di gioco, nonostante il cambio di formazione rimane quello delle ultime partite: tenere il ritmo basso con il possesso palla senza scoprirsi troppo viste le difficoltà a recuperare le posizioni difensive, davanti poi qualcosa si spera che succeda.
All’inizio del secondo tempo Ranieri mette Nagatomo al posto del deludente Alvarez, è difficile pensare che il giapponese possa fare peggio ma anche che la partita possa essere risolta da una sua giocata, Guidolin non cambia nessun giocatore ma chiede ai suoi di stare un po’ più alti e di pressare di più.
Il tecnico tifoso dell’Inter indovina la mossa e i bianconeri diventano padroni del campo, annullano i rifornimenti a Pazzini e Milito e ripartono sempre più velocemente, dal canto suo l’Inter non riuscendo a controllare il possesso del pallone è sempre più lunga e sfilacciata.
Ranieri inserisce Zarate al posto di Faroni e passa al 4312 chiedendo al nuovo entrato di farsi dar palla tra le linee per poi servire i due attaccanti, il risultato è che la pressione dell’Udinese cresce ancora di più e le occasioni aumentano sia in quantità che in qualità: prima Isla in contropiede solo davanti a Julio Cesar ci grazia passando il pallone a Di Natale in fuorigioco, 5 minuti più tardi ancora in contropiede il cileno servito da Floro Flores fa tutto da solo e realizza il gol dello 0 a 1.
Siamo al ’73 e Handanovic non si è ancora sporcato i guanti.
Entra Stankovic per Chivu per provare a mettere un po’ di pressione e alzare un po’ il baricentro della squadra: nuovo contropiede, Zanetti si fa sorprendere dal più veloce Asamoah e lo atterra in area, il capitano già ammonito viene espulso e salterà così la sua prima partita di campionato sabato prossimo. Di Natale va sul dischetto e Julio Cesar para regalandoci ancora 5 minuti di speranza. Samuel si porta in attacco e nella confusione generale Milito trova il rigore per un fallo di Ferronetti che viene ammonito per proteste.
Pazzini si incarica dell’esecuzione del tiro dagli undici metri ma al momento di calciare scivola e tira alto.
Siamo così a 14 punti in 12 partite: le assenze si fanno sicuramente sentire, i problemi del centrocampo sono noti e la soluzione non sembra a portata di mano. Che fare?
Ranieri chiede ai senatori di cantare e portare la croce e inizia la partita con il solito 4-3-1-2 in cui Jonathan, Ranocchia, Zanetti e Coutinho sostituiscono gli infortunati Maicon, Lucio, Chivu e Sneijder.
Il primo tempo si gioca a una porta sola, Ballardini scegli un atteggiamento molto prudente cercando di mettere in difficoltà la difesa dell’Inter in contropiede, Ranocchia e Samuel sono però insuperabili per Thiago Ribeiro e Nenè.
L’Inter prova ad allargare il gioco con Jonathan sulla destra, bravo ma un po’ timido, e Zanetti e Zarate sulla sinistra, capaci spesso di saltare il diretto avversario ma costretti sempre a rientrare per crossare come un Santon qualsiasi.
In mezzo Coutinho si mette in mostra giocando sempre di prima a una velocità che i compagni di reparto (soprattutto Zarate, bravo nel dribbling ma poi inconcludente) non conoscono.
Le occasioni più clamorose capitano a Pazzini e Zarate, il primo mette alla prova l’intesa Agazzi-traversa con un bolide dal limite dell’area, il secondo su punizione mira all’incrocio ma anche stavolta Agazzi-traversa sono ben piazzati.
All’inizio della ripresa Ranieri indovina il cambio, toglie l’evanescente Zarate e schiera un 4-2-3-1 con Coutinho, Cambiasso e Alvarez alle spalle di Pazzini.
L’Inter prende il controllo delle fasce e riesce a sbloccare la partita: Coutinho guadagna una punizione sulla sinistra, Alvarez batte a rientrare, Pazzini allunga la traiettoria per Motta (in fuorigioco) che infila il portiere sardo.
Passati in vantaggio sembriamo un fiume in piena pronto a tracimare, Coutinho prima prende la mira mandando a lato di pochissimo di destro, poi su un contropiede di Alvarez, realizza il primo gol stagionale con un bellissimo tiro sul primo palo.
Ranieri toglie il piccolo brasiliano e inserisce Obi ma lascia invariato lo schieramento in campo, il nigeriano nella posizione sbagliata non entra in partita, se prima la difesa cagliaritana doveva preoccuparsi di tutte e due le fasce adesso deve controllare il solo Alvarez, gli uomini di Ballardini iniziano in questo modo a guadagnare campo e a creare qualche grattacapo alla coppia Ranocchia-Samuel fino al gol che arriva all’89 su cross di Nainggolan deviato da Larrivey, troppo tardi comunque per riaprire una partita dominata dai neroazzurri.
Thiago Motta quest’anno ha disputato 4 partite da titolare: Lille, Chievo, Lille e Cagliari per un totale di 4 vittorie, restano davvero pochi dubbi sulla sua importanza nel gioco di questa squadra che sembra aver finalmente imboccato la strada giusta.
La buona prestazione di questa sera non dipende solo dalla presenza del regista italo-brasiliano, anche altri fattori hanno contribuito alla vittoria.
FORMA FISICA: sarà colpa di gasperini o della sciagurata idea di giocare ai primi di agosto la supercoppa italiano, ma solo adesso si vede una squadra tonica, capace di pressare e di recuperare velocemente la posizione giusta, Ricky Alvarez stasera sembrava il lontano parente del giocatore visto nelle prime uscite stagionali, Cambiasso e Zanetti stasera sembravano due coetanei di 31 anni.
SANGUE FRESCO: Ranocchia, Jonathan, Coutinho e nel secondo tempo Alvarez, altre volte Obi e Zarate, il rinnovamente va gestito con saggezza, i nuovi arrivati vanno inseriti gradualmente e fatti giocare nei loro ruoli più congeniali, Ranieri li sta dosando bene e loro lo stanno ricambiando con prestazioni che sembravano impossibili fino a qualche settimana fa.
FORTUNA: il problema di Sneijder all’ultima punizione del riscaldamento “costringe” Ranieri a mettere Coutinho in campo e a richiamare Alvarez dalla tribuna, proprio i 2 giocatori che con le loro giocate hanno deciso la partita.
I tempi cambiano. Al fischio finale di Valeri avevo pensato di non parlare dell’arbitro e di scrivere solo degli altri 22 giocatori in campo.
La partita per molti versi è stata la brutta copia delle ultime 2, l’Inter sta ritrovando la forma migliore in tutti i suoi uomini, il pallone arriva spesso sulle fasce dove soprattutto Maicon e Zarate riescono a creare le occasioni più pericolose, manca quasi sempre la precisione nell’ultimo passaggio.
La difesa ha trovato una sua sistemazione, Stankovic nel ruolo di Motta resta molto vicino a Lucio e Chivu, Zanetti è attento a coprire le avanzate di Maicon, sulla sinistra Cambiasso e Nagatomo hanno invece qualche difficoltà in più.
Dicevo che la partita è stata una brutta copia delle precedenti, Lucio e Chivu infatti sono stati spesso distratti, il rumeno ha avuto 2 amnesie, la prima sul pareggio di Denis lasciato libero di colpire di testa in area a difesa schierata, la seconda sul fallo da rigore al 90°, un giocatore della sua esperienza deve sapere che in questo momento il rigore contro è sempre dietro l’angolo (quinto in sette partite) e non deve far entrare l’avversario in area. In questo ha molto da imparare dal più giovane Obi.
Sulle fasce Maicon ha continuato a spingere come contro il Chievo e ha costretto l’Atalanta ad attaccare soprattutto dall’altra parte del campo dove Nagatomo è andato spesso in difficoltà contro Schelotto, il brasiliano ha pure servito un pallone d’oro a Milito che è riuscito nell’incredibile impresa di mandare alto colpendo il pallone a 10 centimetri dalla porta. Alla prossima panchina sarà meno arrabbiato.
A centrocampo Zanetti e Cambiasso hanno fatto solita partita, attenti in copertura e poco propositivi in avanti, soprattutto il Cuchu avrebbe dovuto essere più presente e incisivo negli ultimi 30 metri.
In avanti le buone notizie arrivano da Sneijder un po’ spento ma che ritrova il gol e soprattutto da Zarate, a tratti incontenibile nel dribbling ma come si diceva sopra, spesso impreciso nell’ultimo passaggio.
I tempi cambiano però e dal rumore dei nemici siamo passati al silenzio dei conniventi e questo è sintomatico del momento non felice della nostra rosa.
Alla vigilia del sessantesimo compleanno, Claudio Ranieri ha fatto capire perché è stato preso all’Inter: per superare il turno di Champions.
Aziendalista convinto, Ranieri non contraddice mai la società.
Compie gli anni giovedì 20, il 15 va a Catania e il 18 a Lille, e con tutta evidenza ritiene più importante il secondo appuntamento; infatti, vengono tenuti a riposo Julio Cesar, Chivu e Sneijder, e fra l’esausto Stankovic e il flebile Thiago Motta non credo vedremo più minuti di quanti ne daranno Muntari e Nagatomo.
Il campionato è considerato recuperabile – io non lo credo, è la società a pensarla così – mentre la doppia sfida con i campioni di Francia ha le caratteristiche dell’aut aut: o si fanno 4 punti, o non si vince il girone.
Dunque, a Catania vedremo un 4-4-2 che più classico non si può, perché solo Sneijder e Coutinho possono giocare da vertice alto del rombo, e sottoporre Alvarez all’ennesimo cambio di ruolo può rivelarsi catastrofico.
Senza essere chissà quale squadrone, il Catania ci metterà sotto sul piano della corsa, del pressing, del dinamismo.
Massimino esaurito, la Juve ha faticato a salvare le penne, per fortuna non dovrebbe fare troppo caldo, ma questa Inter deve sperare nella giornata di grazia di Milito e Pazzini (e magari Zarate), perché servono un paio di gol (uno lo prendiamo da chiunque), e il 4-4-2 interpretato dai nostri centrocampisti non offre molte speranze offensive.
Non credo sarà una partita con più di due gol, il Catania affolla il centrocampo e sconta alcune assenze. Ero a Catania e dintorni, la settimana scorsa, e sul lungomare di Acitrezza ho incrociato Delvecchio e famiglia: chissà se gioca, ma mi è tornato alla mente quando ci fece gol con la maglia della Sampdoria.
Siamo tanti, tantissimi. Così tanti da essere definiti “troppi”. E’ questo l’unico problema.
Con i commenti al blog, dico. Il problema è tutto qui: tantissimi accessi, tantissimi contatti, tantissimi commenti. Nessuna motivazione oscura, nessun complotto dei grandi della terra, nessun attacco da parte di nessuno (letto sul web un tizio che millantava di essere l’autore di questo disguido. Poveraccio): solo un sovraccarico tanto piacevole e sorprendente quanto inatteso, perchè mai avremmo immaginato di arrivare a toccare certe cifre. Dopo avere apportato qualche modifica, tentiamo ora una improvvida riapertura dei commenti sperando che i server reggano: se così non fosse, vi chiediamo ancora un po’ di pazienza e vi ricordiamo che potete comunque trovarci più attivi che mai sia su Facebook che su Twitter.
Ma un tentativo di riapertura è d’obbligo, perchè oggi è il grande giorno: il giorno in cui (forse, speriamo) l’Inter potrebbe finalmente debuttare nella stagione 2011-2012. Archiviata la triste parentesi-Gasperini, che va via con il non invidiabile primato di essere l’unico allenatore nella storia dell’Inter a non aver mai vinto una partita ufficiale (a parte il caso estremo di Verdelli), oggi a due giorni di distanza dal suo arrivo è l’ora del debutto di Claudio Ranieri sulla panchina nerazzurra.
Tinkerman sembra arrivare con le idee chiare, e nella conferenza stampa di presentazione ha confermato tutte quelle che erano le idee della vigilia su di lui: tanta determinazione, nessuna paura di fare scelte impopolari (nè con la società, nè con i tifosi), pochi discorsi tattici, idee semplici e lineari e puntate forti sul carattere e sulla voglia di tornare a vincere dei giocatori della rosa. I pochissimi allenamenti svolti alla Pinetina sotto la sua guida parlano chiaro in termini di formazione: nonostante l’assenza di Sneijder (si spera di recuperarlo per Mosca), contro il Bologna rivedremo il 4312, quello che ieri in Fabbrica è stato brillantemente definito come “la coperta di Linus della squadra”. Il rombo è il modulo più semplice per mettere in campo questi giocatori, quello più lineare, che consente ai giocatori stessi di giocare con la mente libera e senza bisogno di applicarsi troppo per mettere in atto movimenti tattici difficili da automatizzare. Normalità, appunto: Ranieri si è reso conto che la causa principale del disastro di Novara è stata l’eccessiva complessità delle richieste di Gasperini, e vi pone rimedio a modo suo, anche se probabilmente sa bene che questa coperta è comunque corta e storicamente ha sempre portato la squadra a essere asfittica in attacco o troppo scoperta in difesa.
Ma questo è il metodo-Ranieri, e lo conosciamo tutti: si inizia con le cose semplici e lineari per complicarle lungo il cammino. E si inizia affidandosi agli uomini di esperienza per poi inserire i giovani dopo qualche tempo. E’ per questo che l’età media della squadra che scenderà in campo contro il Bologna sarà decisamente elevata: davanti all’inevitabile Julio Cesar si schiereranno in linea Nagatomo, Lucio, Samuel e Chivu. Cambiasso tornerà a fare muro davanti alla difesa (non è difficile immaginarlo incatenato sulla nostra trequarti), e gli interni saranno Zanetti e il redivivo Muntari (avevamo parlato di scelte impopolari per Ranieri, no?). L’unico punto interrogativo riguarda il giocatore che sarà schierato alle spalle di Pazzini e Forlan: Zarate, Alvarez e Coutinho si giocano la maglia di Sneijder. Ognuno con caratteristiche diverse: Coutinho è la riserva naturale dell’olandese e viene dal convincente spezzone giocato contro il Trabzonspor ormai 10 giorni fa, Zarate è una soluzione più offensiva che però rischia di lasciare scoperto il centrocampo (ma tanto c’è Muntari, no?), Alvarez è visto probabilmente come una alternativa più prudente che andrebbe a costruire un vero e proprio centrocampo a 4 alzandone notevolmente il livello tecnico.
Dando per scontato l’evidente “primo, non prenderle” e le probabili conseguenti difficoltà in fase offensiva, vedremo quale sarà la scelta finale di Ranieri. Certo è che vedere un solo punto interrogativo nell’undici iniziale dopo soli due giorni di allenamento la dice lunga su quanto sia cambiata l’aria dalle parti della Pinetina, rispetto al caos (dis)organizzato di Gasperini. Fare le cose semplici, senza inventarsi nulla: è proprio per questo che il Normal One è stato chiamato sulla panchina dell’Inter, e già dalla sua prima partita ci tiene a dimostrare di avere tutte le carte in regola per svolgere il compito. Basterà per riportare l’Inter in alto? Chi lo sa. Personalmente ho ancora troppo vivo il ricordo delle oscenità viste in campo di recente -e la convinzione che il problema non fosse solo tattico- per pensare che basta un cambio di allenatore e due giorni di allenamento per stravolgere le cose. Con quelle immagini ancora negli occhi, star qui a parlare di rimonte-scudetto e cammini in Champions mi sa di fantascienza. Ritengo piuttosto utile accantonare i sogni di gloria per un attimo e lavorare duramente cercando di ottenere i migliori risultati possibili, per tornare quantomeno in corsa per i posti-Champions. Vediamo come arriveremo alla sosta, vediamo come proseguirà il nostro cammino e, per il momento, stiamo con i piedi ben piantati a terra: a puntare più in alto si farà sempre in tempo.
Per chi volesse seguire la partita insieme a noi, l’appuntamento è alle 18 sulla nostra già citata pagina twitter con la delirante twintercronaca: dopo la tristezza che ha contagiato anche noi nel vedere la prestazione dei ragazzi contro il Novara, ci penseranno BigMama (BM) e Fonz (F) sotto le mentite spoglie di @BausciaCafe a tenervi aggiornati sull’andamento del match….a modo nostro, si intende!
5 Febbraio 1956: per vedere l'ultima partita dell'Inter a Novara, ci voleva un biglietto così
Molti l’hanno definita “l’ultima spiaggia” per Gasperini, anche se forse non è proprio corretto. Di certo nè il tecnico di Grugliasco nè l’Inter possono permettersi a cuor leggere l’ennesimo passo falso a Novara, ma le sorprese arrivano già dalla formazione ufficiale: abbandonato il 352 visto contro la Roma, si passa a un 343 decisamente offensivo con Sneijder a metà campo e Forlan e la inattesa sorpresa Castaignos alle spalle di Milito. Pazzini ancora in panchina quindi, mentre in difesa c’è il rientro di Chivu che fa riposare Samuel, e lo spostamento di Zanetti sulla fascia destra probabilmente per garantire maggior copertura. Un ritorno alle origini per il Capitano che oggi, con 757 presenze, diventa il giocatore che più volte ha indossato la maglia Nerazzurra.
INTER (3-4-3) - 1. Julio Cesar; 6. Lucio, 26. Chivu, 23. Ranocchia; 4. Zanetti, 19. Cambiasso, 10. Sneijder, 55. Nagatomo; 9. Forlan, 22. Milito, 30. Castaignos. A disposizione: 12. Castellazzi, 7. Pazzini, 20. Obi, 25. Samuel, 28. Zarate, 29. Coutinho, 42. Jonathan. All. Gian Piero Gasperini
Le squadre sono pronte per scendere in campo, quindi, e noi siamo pronti a seguire la partita insieme a voi su twitter con la twintercronaca di Bauscia Cafè. A raccontarvi quello che succederà in campo stasera (o almeno a provarci) ci saranno Nk (“Nk”), BigMama (“BM”) e sgrigna (“S”). @BausciaCafe vi aspetta su twitter come al solito!
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