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Debutto con rimpianto

agosto 31st, 2010 | 577 Comments | Posted in Campionato | di Nk³

Scegliamo di non parlare di mercato e non partecipare al folle gioco di queste ore, che più che una cronaca sembra una gara a chi la spara più grossa. Ieri sera in 10 minuti ci hanno dato “per certo” l’arrivo di Fabregas, Schweinsteiger, Marko Marin e Inler: segno fin troppo evidente che chi parla in queste ore lo fa completamente a caso. L’unica cosa certa, questa per davvero, è che Moratti e Branca stanno lavorando attivamente su nomi più o meno grossi per completare all’ultimo minuto la rosa a disposizione di Benitez. Poi il fatto che ci siano delle trattative in piedi non rende automatico l’arrivo di qualcuno: tutto quello che possiamo fare, onestamente, è solo aspettare fino alle 19 di stasera. E limitarci a parlare di ciò che sappiamo: Bologna-Inter, per esempio.

Come in Supercoppa Italiana contro la Roma, ci troviamo a giocare due partite diverse fra primo e secondo tempo. La capacità di far cambiare atteggiamento alla squadra durante l’intervallo è sicuramente una grande dote -e non è neanche una sorpresa per l’allenatore che ha alzato la Champions League a Instanbul- ma lascia sempre il dubbio sul perchè l’atteggiamento giusto non si veda sin dall’inizio della partita.

L’Inter del primo tempo è veramente poca cosa. Troppo chiusa al centro, con Eto’o e Pandev poco coinvolti, Sneijder prevedibilmente chiuso (e picchiato) tra Mudingayi e Portanova, e Zanetti e Chivu rintanati dietro. Ci vuole qualche discesa di Lucio e qualche lampo di Sneijder, unite a un Milito parzialmente ritrovato e in grado almeno di far salire la squadra, per creare qualche sprazzo di gioco. Il risultato è una partita bloccata, bruttina, con il Bologna che ad un certo punto quasi ci crede (due nitide occasioni di Gimenez) e l’Inter che, come già a Monaco contro l’Atletico, dà la strana impressione di essere sostanzialmente legata, troppo poco organizzata per andare a colpire delle difese che nonostante questo sembrano decisamente vulnerabili. La squadra è corta e cerca -riuscendoci- di fare tantissimo possesso palla ma, come fa notare anche Cambiasso fra primo e secondo tempo, manca il classico “ultimo passaggio”, la capacità di mettere un uomo davanti alla porta o di liberarsi al tiro. Nonostante comunque qualche occasione (soprattutto con Sneijder e Mariga) si riesca a creare.

Nel secondo tempo la partita cambia completamente faccia. Per caso o, più probabilmente, su indicazioni di Benitez, la squadra risponde alle due strettissime linee di centrocampo e difesa del Bologna allungandosi per aprire più spazi in mezzo al campo e, allo stesso tempo, sposta il possesso di palla dal centro agli esterni. Il risultato è un Bologna preso in mezzo (non supererà praticamente più la metà campo) e un’Inter finalmente padrona del campo, che riesce a farsi vedere con regolarità e pericolosìtà dalle parti di un Viviano in serata di grazia. Milito si riscopre assist-man e, a turno, Pandev, Sneijder, Eto’o e Lucio cercano invano di sbloccare il risultato. Invano passano anche l’ingresso di Coutinho, insieme a un suo cross che Eto’o prima e la faccia di Viviano poi stampano sulla traversa, e quello di Biabiany, in un assalto all’arma bianca di un’Inter che fino all’ultimo minuto (punizione di Sneijder deviata in angolo da Portanova) cerca i tre punti senza riuscire a trovarli.

Al netto della forza dell’avversario, i passi avanti rispetto a Monaco sono notevoli sia nel gioco che, soprattutto, nei singoli. Milito ha partecipato molto di più (e meglio) alla manovra della squadra, Sneijder è stato il più pericoloso (costringendo Viviano a un mezzo miracolo), Eto’o sul suo lato riusciva costantemente a creare la superiorità numerica necessaria per mettere in difficoltà una squadra che di fatto difendeva in 9. L’assenza di Maicon, fra l’altro, ha indirettamente lasciato spazio a un Mariga che, in forza di un’ottima prova sia in fase difensiva che in appoggio agli attaccanti, dimostra di potersi ritagliare un ruolo importante in questa squadra. Un buon numero di minuti sulla fascia destra anche per il giovanissimo Coutinho, che in un primo momento sembra portato ad accentrarsi perdendo la posizione e risultando quasi anonimo, mentre col passare dei minuti riesce a spostarsi sempre più sull’esterno mettendo in mezzo alcuni palloni pericolosi e mostrando buone qualità. Tecnica e classe sembrano essercene in abbondanza, e in definitiva il debutto in Serie A può essere archiviato con soddisfazione.

Meno soddisfazione c’è sicuramente al fischio finale, quando ci si ritrova davanti ad uno 0-0 che non rende giustizia all’andamento del match. Ci si consola con la scaramanzia, pensando che da tre anni si vede un pareggio al debutto in campionato (e com’è andata a finire lo sappiamo tutti), ci si consola -soprattutto- con dei passi avanti evidenti rispetto alle ultime uscite e con i quindici giorni di allenamenti da mettere sulle gambe che, si spera, non potranno che migliorare le cose.

Troppo poco comunque, anche in attesa di (eventuali) sviluppi dall’ATA Executive…

Tornano in campo i Campioni

agosto 30th, 2010 | 381 Comments | Posted in Campionato | di Nk³

Con il mercato ancora in piedi, con questo mercato ancora in piedi, risulta difficile disegnare un quadro d’insieme della prossima Serie A e fare valutazioni complete. Gli eventi ci superano però e, nonostante possano cambiare ancora molte cose ad Appiano Gentile (e speriamo che cambino, perchè no), ci ritroviamo a dover fare i conti con la partenza ufficiale del campionato.

Dopo aver visto avversarie più o meno convincenti e altre più o meno imbarazzanti, stasera al Dall’Ara di Bologna scendiamo in campo contro i padroni di casa nel primo Monday Night della storia della Serie A, evento simbolo del campionato-spezzatino cui assisteremo quest’anno e negli anni a venire.

Il Bologna, con in panchina il tecnico della primavera Magnani a causa del recente esonero di Colomba, giocherà con il modulo che è valso la salvezza nello scorso torneo, un 442 solidissimo al centro (Britos-Portanova coperti da Mudingayi) e più offensivo sugli esterni (Andrea Esposito-Casarini a destra, Rubin-Garics a sinistra) guidato in regia dall’ex-Juve Ekdal (autore di un gol nel rocambolesco Inter-Siena 4-3 della scorsa stagione) per la finalizzazione di Di Vaio e, probabilmente, Meggiorini.

In porta il “nostro” Viviano dovrà fare i conti con un’Inter ferita e -speriamo- vogliosa di riscatto dopo la bruciante sconfitta in Supercoppa Europea di venerdì scorso. La situazione tattica potrebbe favorire il 4231 e il gioco sugli esterni di Benitez: se le cose sembrano essere effettivamente complicate per Sneijder e questo Milito -verosimilmente chiusi nella morsa di centrocampo e difesa rossoblu- potrebbero invece trovare vita più facile i due attaccanti esterni contro avversari che non hanno caratteristiche marcatamente difensive.

Pagheremo, in quest’ottica, l’assenza di Maicon soprattutto se Santon non dovesse essere ancora pronto per partire dall’inizio: con Zanetti e Chivu in difesa saremmo costretti di fatto a rinunciare alla spinta dei terzini lasciando il campo ai centrocampisti bolognesi e diventerà ancora più importante il lavoro degli attaccanti che dovranno costringere Esposito e Rubin a tenere la posizione e a non andare in appoggio in fase offensiva. Diventa fondamentale, quindi, capire chi giocherà sulla linea di Sneijder: sicuro del posto Eto’o -che sembra fra l’altro essere uno dei più in forma-, mentre per l’altro posto Pandev potrebbe essere a sorpresa escluso in favore del giovanissimo Coutinho, che sente odore di debutto da titolare già alla prima di campionato.

Per i restanti posti, data per scontata la presenza di Lucio, Samuel e Cambiasso, tutto ruota intorno alla sostituzione di Maicon: con Zanetti in difesa dovremmo vedere Stankovic o Mariga in mezzo al campo insieme al Cuchu per un centrocampo probabilmente più tecnico e propositivo anche in fase offensiva, mentre schierando come terzini Santon-Chivu ci sarà la coppia Zanetti-Cambiasso già vista contro l’Atletico.

Il risultato della prima partita di campionato non è indicativo (abbiamo pareggiato le ultime) e instaurare paesaggi da “ultima spiaggia” al 30 di agosto non è un’idea particolarmente brillante. E’ vero però che la squadra è chiamata come minimo ad una prova di orgoglio e di riscatto, non tanto per l’ultimo risultato ottenuto sul campo ma per le modalità con cui è stato ottenuto. Modalità che, onestamente, ci auguriamo tutti di non rivedere.

Lunedì 30 agosto 2010, Monday Night. Ricomincia il nostro campionato, ci re-incontriamo con il compagno di una vita. Comincia la caccia ad un leggendario sesto scudetto consecutivo, comincia la scalata a un nuovo livello della storia della Serie A, un livello mai toccato prima da nessuno.

Noi possiamo raggiungerlo.

Non mi siete affatto mancati

luglio 21st, 2010 | 867 Comments | Posted in Campionato, Rumore dei Nemici | di Nk³

Mi sarebbe piaciuto dedicare qualche minuto del mio tempo allo spettacolino di cabaret gentilmente offerto ieri dal Presidente del Milan, che ha toccato vette di comicità francamente mai raggiunte prima. Credo sarebbe venuto fuori un bel post, divertente, dissacrante (ammesso che ci sia rimasto qualcosa da dissacrare), leggero, goliardico. Ecco, sì: goliardico. Come dovrebbe essere tutto ciò che riguarda il calcio, tutto ciò che riguarda quello che possiamo chiamare in mille modi: sport, spettacolo, show, business…ma che nasce come un gioco, e che merita il peso di un gioco.

Un cretino

Un cretino (cit)

E invece no. Niente Berlusconi, niente “Ronaldinho è il migliore di tutti i tempi”, niente silenzio imbarazzato di Allegri. Niente di tutto questo, perchè nella stessa giornata il solito cretino con lampi di imbecillità (cit) ha nuovamente spalancato le porte degli abissi del calcio italiano, facendoci risalire in un attimo tutto quel disgusto, quel senso di nausea, quel fastidio e quella stanchezza che credevamo accantonati, ma che evidentemente erano solo sopiti da un mesetto di calcio vero.

Francesco Totti, sì, parliamo di lui. Quello che per l’ennesima volta ha tolto ogni dubbio. La conferenza stampa di ieri è una rara accozzaglia di luoghi comuni, falsità, vittimismo, sospetti, cattiveria e malafede. Potremmo discutere parola per parola tutto ciò che ha detto. Potremmo smontare anche le virgole, a cominciare dall’antipatia nei suoi confronti “perchè sono romano” (anche De Rossi lo è. Farsi qualche domanda no?), passando dall’Inter “tutelata” (in che modo? Giocando in 9 per esempio?), per finire ai due scudetti che “ci hanno rubato” (ci sfugge quale sia il secondo: quello in cui sei arrivato a -21 o quello chiuso a -22?). Potremmo facilmente mostrare la falsità di quelle parole e la stupidità di chi le ha pronunciate, ma non è questo il punto.

Il punto è che, francamente, non sentivamo proprio il bisogno di tutto questo. Ci siamo goduti il calcio dei mondiali, eravamo immersi nelle solite vuote chiacchiere di calciomercato, con un pensiero alla panciera di Benitez e un altro alla paperella che ci aspetta in spiaggia, e credevamo onestamente che lo scoramento e l’indignazione provati al termine della stagione scorsa fossero definitivamente scomparsi, per lasciare spazio a un po’ di calcio vero. E invece no. E invece al cretino (sempre cit) di cui sopra è bastato aprire bocca per far riaffiorare tutto in un attimo.

Che senso ha, Francesco? Che senso hanno quelle parole? Che cosa vogliono ottenere, che cosa vogliono denunciare, a cosa vogliono portare? Perchè, maledizione, PERCHE’ prima ancora di giocare mezza amichevole dobbiamo ritrovarci a parlare di scudetti rubati, di arbitraggi di parte, addirittura di paragoni con sistemi para-mafiosi? PERCHE’? Che cosa hai da guadagnarci? Non capisci (no che non capisci, ovvio) che siamo stufi? Che ci siamo stancati? Non ne possiamo più di polemiche prefabbricate, di sospetti, pregiudizi e addirittura -gran passo avanti, il tuo- di pregiudizi sui sospetti. Ci avete stufato. E non parlo di noi tifosi dell’Inter: parlo di tutti. Guardati intorno, o meglio ancora: fai guardare intorno una delle tue “persone importanti” e poi fatti spiegare cosa vede, magari con un mms. Se vuoi te lo anticipo io: vedrà un ignobile carrozzone -il tuo mondo, quello distrutto soprattutto da quelli come te- completamente allo sfascio. Vedrà gente disamorata, senza più passione, senza più la gioia di guardare il calcio, senza più la minima conoscenza tecnico-tattica (e in compenso preparatissima su polemiche, regolamenti, leggi e tribunali). Vedrà gente attaccata allo squallidissimo campionato di Serie A più per abitudine che per altro. Vedrà un malato terminale incapace di vivere sulle proprie gambe e costretto ad appoggiarsi al bastone della rivalità, delle polemiche precostituite, della provocazione gratuita e del sospetto eletto a sistema.

Un lampo di imbecillità

Un lampo di imbecillità

Grazie a te e a quelli come te, Francesco.

Grazie a chi, in un caldo martedì di luglio, non trova niente di meglio da fare che cianciare di furti, aiutini e complotti. Grazie a chi pone le basi per un’altro campionato schifoso, peggio del precedente che a sua volta era stato peggio di quello prima e così via negli anni. Grazie a chi ancora una volta soffia sul fuoco delle polemiche.

Vedrete, ci sarà qualcuno che avrà il coraggio di dire anche a Benitez che “bisogna abbassare i toni”.

Grazie a te e a quelli come te, Francesco, che stanno facendo di tutto per dare il colpo di grazia a quello che una volta era un bel giocattolo. Lo avete usato, lo avete sfruttato e adesso fate di tutto per distruggerlo. Beh, tranquillo, basta solo un altro piccolo sforzo: ci siete quasi riusciti.

Sappiamo che a lavoro ultimato avrete anche la faccia e il coraggio di incolpare altri, e magari ci riuscirete anche. Conta poco comunque, perchè il danno sarà ormai fatto e irreparabile. Ma noi mangeremo anche senza calcio.

Consola in tutto questo, Francesco, venire a conoscenza del fatto che dopo l’ignobile gesto dell’Olimpico (cerca di capire da solo a quale dei tanti mi riferisco) per un attimo hai pensato di ritirarti. Consola sapere che per una voltà c’è stato anche un lampo di intelligenza, in quella tempesta di imbecillità

E’ poco, ma è qualcosa.

Forse.

PS: neanche tre mesi fa, Josè Mourinho veniva deferito ”per aver messo in dubbio la regolarità del campionato”. Sappiamo benissimo che chi parla di campionati “rubati” e squadre “tutelate” fa esattamente la stessa cosa e in maniera decisamente più esplicita di quanto non fece Mourinho. Sappiamo anche che ieri era Josè Mourinho e oggi è Francesco Totti, quindi non ci aspettiamo nessun provvedimento. Non fatelo. Non deferitelo. Non multatelo. Non squalificatelo.
Date un altro colpo alla vostra credibilità.
Fate vedere una volta di più a tutto il mondo quanto siete ridicoli.

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Orgoglio interista

giugno 11th, 2010 | 79 Comments | Posted in Campionato, Champions League, Coppa Italia | di SNIS

tripleteCome più volte ribadito,  questa è stata una stagione absolutamente fantastica (cit.). Abbiamo realizzato un incredibile ed inedito “triplete”, abbinando alla conquista dei due titoli nazionali la vittoria della Champions League, trofeo che mancava nella nostra bacheca da troppi anni.

Personalmente, nonostante sia trascorso diverso tempo, non passa giorno in cui non riveda immagini o ripensi ad alcune delle partite della meravigliosa cavalcata a cui abbiamo assisto quest’anno. I due derby, la partita di Kiev, l’incredibile rimonta-sorpasso ai danni del Siesiena2na nella diciannovesima giornata, la finale di Coppa Italia dell’Olimpico, il 3-1 al Barcellona, la vittoria casalinga con i goBBi in un inusuale match del venerdì sera, l’assedio del Camp Nou, l’ultima giornata a Siena, la finale di Madrid, sono solo alcune.

tortaNormale direte voi, ma c’è una cosa però che più di tutto mi sorprende: inebriato dal sapore della vittoria,  non sono ancora riuscito ad interessarmi al resto. L’addio di Mourinho, i mondiali imminenti, le possibili partenze di alcuni nostri giocatori, il paventato arrivo di altri, la ricerca del nuovo allenatore, mi lasciano quasi indifferente. Assisto agli eventi quasi da estraneo, come se tutto ciò non mi tangesse. Sono completamente assuefatto dalla stagione appena terminata e dai trofei conquistati. E se devo essere sincero, la cosa non mi dispiace affatto, visto che me la sto godendo, alternando cene e pranzi di festeggiamento. Il tutto alla faccia dei gufi-rosiconi.

Nella mia mente restano indelebili i ricordi e le emozioni legate ad alcuni di quei matches, vissuti sia davanti alle tv che dagli spalti di uno stadio. siena1Ed ogni volta che ci penso mi viene la pelle d’oca e  non posso fare a meno di emozionarmi. Rivivere le gioie, le ansie, le preoccupazioni, le esultanze per un gol o un rigore parato, adesso ha un sapore dolcissimo. Rendersi conto di aver, seppur indirettamente, preso parte a questa incredibile impresa, mi rende estremamente orgoglioso di essere interista. E, come me, tutti quelli con i quali l’ho condivisa. Perché tifare Inter, nel bene e nel male,  ti segna per la vita. E’ qualcosa di inspiegabile, che viene da dentro, impossibile da reprimere. Quella maglia è una vera e propria seconda pelle, che ti condiziona e ti sconvolge, sino al punto di arrivare a programmare la vita di tutti giorni in funzione degli impegni della squadra. Spendere l’equivalente di uno stipendio per abbonamento, biglietti  e trasferte, andare in ufficio dopo aver dormito poco più di due ore, rimanere sugli spalti di S.Siro ad una temperatura di –11, prenotaretatoo un volo da Lisbona a Milano semplicemente per vedere una partita in un pub, aspettare sino all’alba l’arrivo dei ragazzi allo stadio o davanti alla tv, ne sono la dimostrazione tangibile. Si, perché queste cose sono successe davvero. Se non fossi in buona compagnia sarei preoccupato per il mio stato mentale, ma in questi anni ormai ho potuto constatare che di malati come me ce ne sono tanti. Perchè  c’è addirittura chi, dopo aver vinto sul campo uno scudetto atteso per diciotto anni, arriva a tatuarsi sulla pelle, indelebilmente e per sempre, il simbolo di questa incrollabile fede, per poi quattro anni dopo completare l’opera con l’aggiunta del tassello della Champions.

“Perché noi l’Inter l’abbiam dentro al cuore, è la mia vita, è l’unico mio amore!”. Proud to be Inter!

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A Giacinto

giugno 7th, 2010 | 68 Comments | Posted in Campionato, Champions League, Coppa Italia, Storia del Calcio | di Nk³

E’ stato l’anno dell’infamia, per Giacinto. L’anno della vergogna, o meglio della non-vergogna di chi pur di scrostarsi di dosso qualche piccolo schizzo di fango, di importanza infinitesimale rispetto ai quintali di melma di cui è ricoperto, non ha esitato ad aggrapparsi a tutto, ad accusare tutti, ad infamare la memoria di chi, in confronto a questi nani, era un Gigante.

Non vogliamo rivangare quegli episodi, non vogliamo parlare delle reazioni, non vogliamo aprire l’ennesima discussione su calciopoli. Vogliamo solo dedicare un pensiero a Giacinto. Un pensiero d’amore, un pensiero commosso. Il pensiero che si rivolgerebbe ad un padre.

Un pensiero di gioia e di felicità.

Perchè non crediamo sia un caso che proprio quest’anno, proprio quando i “nemici” lo infamavano, l’Inter abbia ottenuto i risultati che conosciamo. Voi lo avete attaccato, lui vi ha risposto schierandosi ancora, come sempre, al nostro fianco. E noi schierati al suo, con gli occhi ancora gonfi di lacrime e il cuore colmo di gioia. Il triplete è la risposta di Giacinto. Questa è la sua rivincita.

Ottenuta sul campo, come piaceva a lui.

Queste vittorie sono tutte tue, Giacinto.

Facchetti

PS: le dediche e i ricordi che hanno scatenato queste vittorie sono state tante. Io, scusandomi per la maniera impropria, approfitto di queste due righe per mandare un saluto al Lupo, che ha deciso di lasciarci troppo presto pur di avere un posto in prima fila a Madrid. Eccola la nostra Inter, Lù. Goditela.

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Le basi per il futuro

giugno 1st, 2010 | 309 Comments | Posted in Allenatore, Calcio Mercato, Campionato, Rumore dei Nemici | di Nk³

Nell’ufficio dei miei assistenti c’è una foto della squadra di quando siamo arrivati qui ad Appiano e ieri stavo mettendo una croce su ogni persona che non lavora più con noi: 14 giocatori sono andati via, un preparatore ora è alla Juventus, un altro preparatore porta avanti la sua attività all’estero, un assistente lavora da primo allenatore in Portogallo. La squadra è completamente diversa e noi siamo felici ed orgogliosi del fatto che la squadra stia continuando a vincere e cercando di fare meglio nonostante questi cambiamenti. Abbiamo costruito, costruito tanto.

Sicuramente avremo un futuro migliore: quando sono arrivato nella squadra c’erano tanti giocatori che erano alla fine della loro carriera, adesso ci sono tanti giovani sui quali costruire il futuro.

(Josè Mourinho, 19 febbraio 2010, conferenza pre-Sampdoria)

Già, perché il leitmotiv del momento è “l’Inter è una squadra vecchia, ha ormai fatto il suo tempo”. E i riferimenti si sprecano: Zanetti su tutti, ovviamente, ma anche Samuel, Lucio e Milito: tutti ultratrentenni. E’ un’analisi corretta, reale, o è solo una mera speranza di chi non sa più a cosa attaccarsi? Vediamo.

Julio Cesar ha 31 anni, è vero, ma è vero anche che è un portiere e quindi ha una carriera potenzialmente molto più lunga degli altri giocatori. Diciamo che, realisticamente, ha almeno altri 3-4 anni ad altissimi livelli davanti.

La difesa presenta effettivamente il problema dell’età, soprattutto nei centrali: Samuel (32), Lucio (32), Chivu (30), Cordoba (34) e Materazzi (37) non dureranno in eterno, e se per le riserve si sta già lavorando si deve iniziare a pensare a titolari per l’immediato futuro: non la prossima stagione, ma la successiva sì. Sugli esterni ci sono le incognite Maicon (29 -resta o non resta?) e Santon (19, ma qual è la sua dimensione?), oltre al solito Zanetti che non sarà certamente eterno: qui bisognerebbe intervenire immediatamente.

Capitolo centrocampo: Stankovic 32, Cambiasso 30. Poi Thiago Motta (28), Sneijder (26), Muntari (26) e Mariga (23). Scusate, dov’è l’età avanzata?

Infine l’attacco: Milito 31, vero. Però dietro di lui ci sono Eto’o (29), Pandev (27) e soprattutto Balotelli (20), oltre alla super-incognita Arnautovic (21). Anche qui problemi di età non se ne vedono.

Soprattutto, quando si muove questa obiezione, si finge di non ricordare che il ciclo vincente di questa squadra è iniziato con Materazzi e Cordoba titolari e Grosso a sinistra. Si finge di non ricordare che questa era la squadra di Vieira e Dacourt, di Figo e Solari, di Crespo e Cruz: una squadra che ha saputo rinnovarsi, salutando con rispetto chi aveva dato tutto e accogliendo con gioia chi l’ha guidata a nuove vittorie. Una squadra affidata ad uomini di mercato competenti e capaci, sempre in grado di capire dove intervenire e come farlo nel migliore dei modi.

E quindi, alla fine dei conti, abbiamo risposto alla prima domanda: obiezione sensata o unica speranza?

Rassegnatevi, rosiconi.

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Special OneS

maggio 29th, 2010 | 125 Comments | Posted in Campionato, Champions League, Coppa Italia | di Fonz77

E’ passata una settimana eppure continuo a girare con un sorriso ebete stampato sulla faccia. Il mio rendimento sul lavoro farebbe impallidire Brunetta e mi rivedo a nastro i video della cavalcata di Champions dell’Inter, tenendo nel contempo d’occhio le dichiarazioni dei protagonisti sull’uscita di scena di José Mourinho.

A volersela proprio menare potremmo anche essere un po’ infastiditi per come è andata la faccenda; José poteva davvero rovinarci la festa, ma la verità è che io non riesco a incazzarmi per questa cosa. Anzi, se devo proprio essere sincero me la sto godendo ancora di più.

Tutto di questa stagione mi fa impazzire di godimento, perfino il suo scoppiettante epilogo.

Non vincevamo la Champions da 45 anni e per questo abbiamo sopportato anni di prese per il culo, aspettando senza sperarci troppo il momento della rivalsa. Potevamo accontentarci di vincerla?

No, perché in fondo a vincere quella Coppa, sono capaci in tanti, alcuni sono capaci di vincerla, non dico fino a 7 volte, ma fino a 70 volte 7, o almeno questo succederebbe se il Presidente di costoro si degnasse di stare anche in panchina invece di perdere tempo a far finta di governare l’Italia. Vincere una Coppa dei Campioni è qualcosa di importante, ma in fondo non è poi così speciale.

Speciale è vincerla dopo tutti questi anni, prendendosi nel contempo la briga di mettere le nostre avide manine anche su Campionato e Coppa di Lega. Certo pure questo lo hanno fatto anche altri. Non tantissimi a dire il vero, solo altri cinque. Dubito che ci siano arrivati come ci siamo arrivati noi, ma tant’é.

Tripletta. In Italia, mai nessuno come noi. Che dite può bastare?

No, non vogliamo farci mancare nulla, quindi ecco che forse ci voleva il colpo di scena del Condottiero vincente che se ne va all’apice della Gloria. Certo l’uscita di scena poteva essere studiata con un po’ più di classe, ma José se ne intende di calcio, mica di cinema o di letteratura. In compenso abbiamo avuto l’occasione di ammirare in azione il nostro Presidente in uno dei suoi momenti di “Massima” cazzutaggine. Scusate se è poco.

La verità è che, per noi, niente è mai normale.

Tutto quello che riguarda l’Inter è speciale, terribile e meraviglioso allo stesso tempo. Possiamo vivere brucianti sconfitte, ma le bilanceremo sempre con trionfi che hanno il gusto dell’apoteosi. Eventi tanto grandi e unici da poter essere raccontati negli anni a venire.

Ci vogliono persone fuori dal comune per poter vivere tutto questo e l’Inter lo è fuori dal comune, come lo sono gli Interisti.  Volete alcuni esempi?

Possiamo prendere un aereo da Lisbona a Milano e poi tornarcene indietro esausti, felici e senza voce il giorno successivo.

Possiamo attraversare mezza Italia per vedere una partita insieme a qualcuno con cui abbiamo litigato per un anno intero, nella speranza di aver delle buone ragioni per abbracciarlo alla fine.

Possiamo fare 500 Km per poi attendere su un ponte a contemplare l’universo che scorre indifferente sotto di noi, stando bene attenti perché forse, per una volta, si fermerà a guardarci.

Ci vuole un Grande Cuore per essere Interisti. Ci vogliono spalle larghe e un pizzico di follia.

Se c’è qualcuno di Speciale in questa storia… beh quelli siamo Noi.

Siamo l’Inter. Nero come la notte, Azzurro come il cielo.

Ma come li abbiamo ridotti?

maggio 28th, 2010 | 506 Comments | Posted in Campionato, Champions League | di Nk³

Pubblichiamo senza commento. Non ce n’è bisogno.

Sospensione assegnazione Champions League 2009-2010

Si chiede l’apertura di un’inchiesta ufficiale da parte della UEFA per indagare sul comportamento tenuto dalla società calcistica Internazionale F.C. nel corso della champions league 2009/2010, in particolare si chiede

1) Di indagare se siano stati corrotti gli arbitri degli incontri Inter-Chelsea del 24 Feb 2010 e di Chelsea-Inter del 16 Mar 2010 dal momento che nei suddetti incontri sono stati negati alla squadra inglese ben 4 rigori netti e il calciatore Walter Samuel non è stato espulso

2) Di verificare la correttezza delle modalità del sorteggio dei quarti di finale di champions league che ha abbinato l’Internazionale FC alla squadra russa del CSKA Mosca, squadra nettamente più debole delle 8 qualificate ai quarti di finale.

3) Di indagare se siano stati corrotti gli arbitri degli incontri Inter-Barcellona del 20 Apr 2010 e di Barcellona-Inter del 28 Apr 2010 dal momento che nei suddetti incontri sono stati negati alla squadra spagnola ben 3 rigori netti e il calciatore Diego Alberto Milito ha segnato una marcatura in evidentissima posizione di fuorigioco

4) Di indagare se sia stato corrotto l’arbitro della finale di champions league del 22 mag 2010 che non ha assegnato un evidente calcio di rigore ai tedeschi per il fallo di mano volontario del calciatore dell’Internazionle FC Maicon Sissenando.

5) Di indagare sul comportamento offensivo tenuto dal calciatore Marco Materazzi durante i festeggiamenti per la vittoria della champions league, il quale indossava una maglietta gravemente lesiva della dignità della società sportiva Juventus FC.

6) Di indagare, a seguito dei fatti emersi dal processo di Napoli su Calciopoli, sui comportamenti tenuti negli scorsi anni dai tesserati dell’Internazionale FC, comportamenti che porterebbero all’automatca esclusione della società suddetta dalla partecipazione alle coppe europee.

Detto ciò si richiede l’immediata sospensione dell’assegnazione del titolo di campione d’Europa alla società Internazionale FC in attesa dell’esito dell’inchiesta suddetta.

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Il Tifoso Zero e i desideri – Pt.2

maggio 26th, 2010 | 454 Comments | Posted in Campionato, Champions League, Coppa Italia | di Grappa e Vinci

Il 26 gennaio avevamo lasciato il Tifoso Zero a sfracellarsi di pippe, dedicate all’epico trionfo nel derby (per gli smemorati e/o gli ignari: cliccare QUI), sperando che, nell’atto, non avesse spiacevolmente macchiato il prezioso foglio dei desideri.

Su quel foglio, nonostante la grande quantità di richieste scritte, c’era ancora qualche rigo libero, qualche rigo che il nostro Tifoso Zero si apprestava a riempire con nuovi goderecci racconti. Eravamo al culmine dell’estasi, scatenati, in visibilio: quel derby sembrava l’apice di tutti i trionfi, il coronamento di quattro anni stupendi. Non potevamo assolutamente immaginare quel che sarebbe successo nei quattro mesi succcessivi. Non potevamo immaginare che quello fosse solo l’inizio di un anno che non avremmo mai dimenticato, di un anno che ci ha consegnati alla leggenda, che ha reso immortali questa squadra, questa società e questo immenso, infinito, incommensurabile allenatore. Anche lui, Josè, sembra  essere stato modellato dal Tifoso Zero in modo da rappresentare una summa di tutto ciò che è l’interismo, quello vero. Un supereroe, venuto dal cielo, che dice e fa quel che tutto quel che noi pensiamo, o sognamo. E’ questo ciò a cui deve aver pensato Zero, quando ha costruito Mourinho: uno splendido, preciso e perfetto realizzatore di sogni, di sogni di gloria, sogni che hanno accompagnato le nostre notti per 45 anni.

Che dire? Poteva anche accontentarsi in quel modo il nostro Zero, dopo aver creato Josè, dopo il secondo derby stravinto, più che contro il solo Milan, contro l’Italia intera, fuori fase al solo pensiero di un possibile quinto scudetto consecutivo. Poteva lasciarsi andare alla libidine di quei momenti, quei momenti dopo il raddoppio di Pandev e il rigore parato da Julio Cesar, poteva macchiare irrimediabilmente il foglio e dire basta, ok, ho scritto abbastanza, ci siamo presi le nostre rivincite, da ora in avanti quel che succede, succede.

E invece. E invece ha allontanato subito le lussuriose tentazioni e si è messo al lavoro di buona lena, scrivendo l’epilogo di questa strepitosa storia. E’ partito con il Tagliavento-day, evento necessario per portare ai massimi livelli la tensione tra l’Inter ed il resto del paese, in modo da scatenare nella squadra una enorme rabbia che sarà fondamentale nel proseguio della stagione. Subito dopo, l’ottavo di Champions contro il Chelsea di Ancelotti, sostenuto, oltre che dai suoi tifosi, da quaranta milioni di italiani pronti a tirar fuori le consuete storielle in caso di eliminazione. Ha immaginato la partita di andata, vinta con grosse difficoltà, ma vinta, contro una delle due squadre più forti e complete d’Europa. Tra l’andata e il ritorno, ha pianificato una flessione di rendimento in campionato, così da permettere alla Roma ed al Milan di rifarsi sotto, e di illudersi. Il ritorno a Stamford, subito dopo la brutta sconfitta di Catania, è il colpo di scena della narrazione: Dio schiera tre attaccanti supportati da Sneijder, con Thiago Motta davanti alla difesa insieme a Cambiasso. Quella che ai più sembra una follia tattica si trasforma in un capolavoro senza tempo: la squadra si impone con piglio, personalità e grande, grande autorevolezza su un campo che era, a ragione, ritenuto inespugnabile. E’ la svolta definitiva, per l’Inter europea: da questo momento, i giocatori ed i tifosi acquisiscono la convinzione di poter battere chiunque. Oddio, sopratutto dal punto di vista dei tifosi, proprio “chiunque” no: c’è una squadra che, nonostante l’iniezione di fiducia post-Chelsea, sembra davvero fuori dalla portata dei nerazzurri.

Ma su questo tornerà più avanti, il nostro Zero. Per ora, preferisce concentrarsi sulla crisi in campionato. La Roma si rifà sotto, e nello scontro diretto all’Olimpico una serie di spiacevoli circostanze consegna alla squadra di Ranieri il successo e il –1 in classifica. Sembra una beffa, sembra l’inizio della fine: sarà, invece, il tocco che renderà tutto molto più bello, due mesi dopo.

Zero è un assoluto genio, un campione di malvagità, una vera e propria mente criminale. Per la sua vendetta, ha in mente qualcosa di totale: non gli bastano i meri risultati, vuole distruggere nell’animo i suoi nemici, farli rosolare a fuoco lento per poi divorarli tutti insieme, dopo averli fatti illudere, sognare. E allora, scorrendo le righe, troviamo i – pressochè – tranquilli quarti di Champions contro il CSKA, superati senza particolari difficoltà. E’ in campionato, però, che Zero sfodera tutto il suo estro, scrivendo il primo pezzo di un finale di stagione che resterà per sempre nei nostri cuori: la Roma, approfittando del nostro passo falso a Firenze, completa il sorpasso e si porta in testa per la prima volta dopo settemila anni. La settimana successiva, la squadra di Ranieri vince il derby: mancano 12 punti allo scudetto, nella capitale partono i primi caroselli.

L’intreccio narrativo, a questo punto, prevede il vero capolavoro di Zero, il frutto più delizioso del suo immenso acume. L’accoppiamento della semifinale di Champions League prevede, infatti, che l’Inter debba giocarsi la finale contro il Barcelona di Zlatan Ibrahimovic. Sì, proprio lui, l’uomo che un anno prima se n’era andato per

“raggiungere i traguardi che con l’Inter non avrei mai potuto raggiungere”

Alla maggioranza dei tifosi interisti, a cui ancora sfuggiva la grandezza della loro squadra, l’impresa sembra impossibile. Il Barça, Messi, Ibra, il calcio del 2015. E’ troppo per noi, che fino all’anno scorso in Europa eravamo un Panathinaikos qualsiasi. Fortunatamente, però, Mourinho e i giocatori la pensano diversamente. Di fronte ai supercampioni di tutto, l’Inter sfodera una prestazione incredibile, un trionfo che oscura in un sol colpo tutte le “partite perfette” paventate negli anni addietro. Nonostante il gol subito in casa nel primo quarto d’ora, i ragazzi mettono sotto i marziani, li schiacciano, li stritolano. Segna Sneijder, raddoppia Maicon, chiude i conti Milito, straordinario centravanti operaio che si prende una bella rivincita su chi l’aveva snobbato fino ai 30 anni. Ibra, il grande ex, non tocca palla. Messi, l’alieno venuto da chissà dove che segna quattro gol a partita, viene cancellato dal campo grazie ad una prestazione memorabile di tutti gli eroi vestiti di nerazzurro. Guardiola, l’enfant terrible, è annichilito dalla disposizione tattica di Mourinho. E’ un trionfo su tutta la linea, mentre i fegati degli italiani esplodono con fragorose deflagrazioni. Ma manca ancora il ritorno.

A questo punto, Zero decide che è giunto il momento di raccogliere quanto seminato nei mesi precedenti. L’Inter batte l’Atalanta e la Roma cade in casa contro la Sampdoria: i nerazzurri tornano nella posizione che gli compete, per non lasciarla più. Tre giorni dopo, c’è il return match di coppa in un Camp Nou stracolmo. La vigilia è stata infiammata dagli eclatanti reclami blaugrana, con la paventata Remuntada, le magliette sul rincaro della pelle e le sagaci dichiarazioni di Piquè. L’Inter chiude tutti gli spazi, Mourinho insegna al mondo l’arte della difesa. Nonostante l’espulsione di Motta dopo trenta minuti, il fortino non cede. Piquè segna all’83esimo, ma è troppo tardi. La gioia dell’Inter esplode al Camp Nou, dove i simpatici catalani cercano in tutti i modi di rovinare la festa. Ibrahimovic, sconvolto, decide per una svolta omosessuale. In Italia si tengono i funerali di juventini, milanisti, romanisti e compagnia cantante, distrutti nell’animo e nel fisico da una squadra epica, unica, inimitabile di cui loro non si sono mai potuti fregiare. E’ il trionfo che chiude un aprile magico, ed apre un maggio leggendario.

La prima tappa è a Roma, il 5 maggio: Zero non vuol proprio farsi mancar niente. E’ la finale di coppa Italia contro la Roma delle pischelle in lacrime, dei calci, dei cazzotti e degli esempi per bambini. Il risultato scritto è 1-0, la firma è di Milito, al primo gol del mese più bello della sua carriera. Totti mostra al mondo ciò di cui è capace, il mondo, il suo mondo, apprezza, tanto da tributargli una bella festa la domenica successiva, con tanto di infanti che gli giocherellano intorno.

16 maggio, Siena. Seconda tappa. E’ la finale-scudetto: basta una vittoria, e soffiamo su 18 candeline. Zero dice che, anche stavolta, finisce 1-0. Ancora Milito, ancora Campioni d’Italia, ancora davanti ai romanisti ormai definitivamente deflagrati, ai milanisti e agli juventini, che chiuderanno la stagione della terza stella con un rispettabile settimo posto.

22 maggio. Ormai Zero scrive a ruota libera, fatica a trattenere l’orgasmo ma stringe i denti. Accecato dalla goduria, butta giù la cronaca della finale di Madrid. Nel pezzo in cui descrive le gufate dell’Italia anti-interista, gli scappa qualche gemito. Per tagliare corto, decide di passare dalla strada più semplice: un gol per tempo, tutti e due con la solita, consueta firma, quella di Diego Alberto Milito, l’uomo grazie a cui la comunità gay italiana si è rimpolpata in modo massiccio negli ultimi nove mesi. Finito il racconto della finale - con Zanetti che tira su la coppa, Mourinho che piange, Moratti che affianca suo padre, una nuova Grande Inter, i ragazzi in estasi a Madrid prima e a San Siro poi ed Arnautovic che fa il pirla – il Tifoso Zero, completamente esausto, si lascia finalmente andare ad un fragoroso, imponente, ciclopico orgasmo millenario, accompagnato da grida selvagge e da sbattimento di pugni sul petto. L’opera magna è conclusa, è il momento di consegnarla all’entità superiore che gliel’aveva commissionata.

Con una postilla, però: una postilla che va a chiudere il cerchio. Mourinho, dopo il trionfo, annuncia l’addio, tra fiumi di lacrime sue e degli interisti. Vuole lasciare da all’apice del successo, da divinità assoluta. Farà bene? O farà la fine di Ibra?

Questo, per ora, non lo sappiamo. E’ solo l’inizio di una nuova storia, il sequel dello splendido romanzo conclusosi a Madrid. Siamo pronti a viverla, sperando che qualcuno, chissà dove, abbia di nuovo la possibilità di scrivere i suoi sogni su un magico pezzo di carta.

Quando decide l’Inter

maggio 25th, 2010 | 206 Comments | Posted in Campionato, Champions League | di Nk³

Sono passati due giorni, ma è difficile trovare le parole.

E’ difficile esprimere l’emozione, è difficile non scadere nella banalità, è difficile non limitarsi a gioire e basta. E’ impossibile -e inutile- descrivervi emozioni che voi tutti avete provato, lontani chilometri eppure stretti tutti insieme in un abbraccio ideale che prendeva tutti noi. E’ impossibile scrivere cose che non avete già letto sulla partita, sull’impresa, sull’evento, sui risvolti, su tutto quello che è stato e che sarà.

L’unica cosa che posso fare, forse, è tributare un ulteriore applauso a questa Squadra. Non ai ragazzi scesi in campo sabato e nemmeno a quelli che hanno giocato nel corso della stagione, non a Josè Mourinho nè a Massimo Moratti nè a tutti quelli che ci hanno regalato il più intenso ed emozionante mese che un appassionato di calcio possa desiderare. No, non a loro: all’Inter.

Una Squadra fuori dal comune, una Squadra eccezionale che non perde occasione per dimostrare tutta la sua unicità. E’ stato uno dei mille pensieri che mi sono venuti in mente in questi giorni…non so se vi è mai successo, quando lasciate viaggiare liberamente la mente e tante cose si sistemano al loro posto, come collegate da un robusto ed enorme filo rosso che però, inspiegabilmente, prima non vedevate.

Ecco, è stato questo quello che ho visto: il fil rouge di questi fantastici 5 anni. 5 anni in cui, uno dopo l’altro, abbiamo abbattutto tutti i muri, le opposizioni e i blocchi -mentali e no- alzati davanti a noi nel non più recente passato. Ma andiamo con ordine.

E’ il settembre del 2006. L’Inter dopo 17 anni ha di nuovo lo Scudetto cucito sul petto. Ma è uno Scudetto fatto di veleni, tribunali e carte bollate: per alcuni il più bello, sicuramente il più contestato. E l’Inter, che non vince mai, che non riesce mai a fare il passo finale, che non riesce mai a liberarsi dei suoi complessi, è chiamata a confermare sul campo quello Scudetto. Una conferma scontata secondo molti, inevitabile, eppure niente affatto certa per una Squadra che deve abbattere 17 anni passati lontano da quel trionfo. Lo vincerà quello Scudetto l’Inter, lo sappiamo tutti, ma il punto non è questo: il punto è COME lo vincerà. Lo vincerà lasciando un abisso alle proprie spalle, lo vincerà triturando ogni record possibile e immaginabile, con una violenza inarrestabile, come un carrarmato, zittendo qualsiasi possibile obiezione. Lo vincerà in trionfo, come fanno principi e re. Lo vincerà senza lasciare spazi ai dubbi, ai “se” e ai “ma” tanto cari all’Italia pallonara.

Ce lo ricordiamo tutti questo trionfo, e ce lo ricorderemo per tanto tempo. Per me quel campionato ha sempre avuto un significato speciale non tanto per il risultato ottenuto quanto, appunto, per il modo in cui è arrivato quel risultato. Per il modo in cui ci si è sbarazzati di tutte le paure, di tutte le fobie, di tutti i complessi. Non vincevamo mai e, paradossalmente, per la paura di non vincere abbiamo trionfato.

Passa il tempo, passano gli anni e l’Inter si afferma come Squadra più forte d’Italia. Apre un ciclo all’apparenza interminabile, mostrando una potenza, una duttilità e una fame di successo che solo gli anni passati a mangiare la polvere possono darti. Non contenta di quanto fatto con lo Scudetto dei Record, non contenta di aver maciullato i suoi stessi primati, continua ad avanzare a testa bassa scrollandosi di dosso gli ultimi residui di quegli anni: instancabile, affamata, insaziabile.

mito-inter

Ma arriva il momento di fare i conti con l’Europa. I conti con la Champions League, abbandonata quando ancora si chiamava Coppa dei Campioni. I conti con un passato che manca da quasi mezzo secolo.

All’inizio sembra un sogno impossibile: troppo lontana, un’inarrivabile utopia. Poi piano piano ci si trova davanti ad una squadra che cresce e che sembra guardare con sempre maggior interesse a ciò che succede oltreconfine. Si arriva al 2010, la stagione del Quinto, e appare chiaro a tutti che la maturazione avviata è concreta, tangibile. I più sicuri lo dicono da subito: la Coppa arriverà. Non subito, non immediatamente, ma arriverà: è inevitabile. Non quest’anno, ma arriverà. Non quest’anno. Neanche i più fiduciosi ci credevano. Eppure è proprio quest’anno, alle soglie di una clamorosa eliminazione già nel girone, che scatta qualcosa nell’Inter. Non nei giocatori, non nell’allenatore, non nella società: nell’Inter.

Scatta quella stessa scintilla vista quattro anni prima, scatta quella stessa luce che ci ha portati a sbriciolare ogni record di casa nostra. Inizia un cammino che in pochi possono capire, in pochi possono percepire sin dall’inizio. Ma è evidente, è lampante. E’ inevitabile. I paragoni con quello Scudetto sbranato si fanno imbarazzanti. Pensateci: quale può essere una vittoria in Champions paragonabile -nelle modalità- alla conquista di quel campionato?

Eccovela servita. Sul suo cammino europeo l’Inter si trova davanti i Campioni di Russia, i Campioni di Ucraina e gli inarrivabili Campioni del Mondo. Poca roba, qualificazione facile: no, si rischia di andar fuori. Poi la scintilla. Due gol in tre minuti nell’inferno di Kiev per rimettersi in corsa. Adesso basta, non sono più gli uomini che parlano. Non sono più i calciatori, non sono più i dirigenti, nè l’allenatore: adesso è l’Inter ad essere stufa. Dateci tutto: lo travolgeremo.

Arriva il Chelsea. Una delle grandi favorite alla vittoria finale, probabilmente dopo il Barcellona la squadra più forte d’Europa. Arrivano i Campioni d’Inghilterra. L’ex squadra di Mourinho, il team di Ancelotti. Il peggior sorteggio che potesse capitare agli ottavi di finale. Del resto ce lo siamo cercato, con quel secondo posto nel girone. Ma è proprio quel secondo posto ad essere funzionale al Capolavoro. 2-1 a Milano, uno spettacolare 0-1 a Stamford Bridge. Zero chiacchiere: Chelsea eliminato.

L’impresa è enorme per un’Inter che non segnava un gol negli ottavi da anni. Molti sono già soddisfatti, in altri prevale la curiosità ma le illusioni restano poche: vediamo dove si può arrivare. C’è l’abbordabilissimo CSKA nei quarti, ma il tabellone beffardo ci mette in semifinale al cospetto del Barcellona.

Ritornano i Campioni di Spagna. Ritornano i Campioni d’Europa. Ritornano i Campioni del Mondo. Fine della corsa.

Per una Squadra di calcio, forse. Per undici giocatori, forse. Non per l’Inter. Il Barcellona dei sei titoli è solo un altro strumento funzionale al Trionfo. Si passa anche in svantaggio a San Siro, per rendere ancora più maiuscola l’impresa. 3-1, ci ritroviamo in Catalogna. In 10 dopo 20 minuti: giusto così, il Successo dev’essere totale e travolgente. Tiri subiti: due. Arrivederci anche ai Campioni di Spagna.

Resta la finale, l’ultimo atto. Via i Campioni d’Inghilterra, via i Campioni di Spagna. Quale può essere la perfetta vittima designata? Solo loro: i Campioni di Germania. Partita con poca, pochissima storia. Una storia che conosciamo tutti.

Inghilterra, Spagna, Germania: tutta l’Europa che conta è ai piedi dell’Inter. Un cammino di difficoltà inaudita, difficilissimo da vedere anche ai tempi della Coppa dei Campioni, che però non basta ancora a questa Squadra. La lezione è la solita. Non è sufficiente vincere: bisogna trionfare.

Quattro anni prima all’Inter non erano bastati distacchi siderali, oggi le non basta fare fuori personalmente una per una le principali contendenti. Quattro anni prima aveva riscritto la Storia del Calcio, oggi deve riscrivere la Storia del Football, quello vero.

Il treble.

Come quattro anni prima, l’Inter si risveglia e non si accontenta di vincere: vuole stravincere.
Come quattro anni prima, l’Inter riesce nella sua impresa e raggiunge il suo obiettivo.
Come quattro anni prima l’Inter lascia annichiliti gli avversari, senza parole, senza possibilità di ribattere.

Come quattro anni prima, mette un punto esclamativo enorme sul suo trionfo.

Il treble.

Ottenuto eliminando dalla competizione tutta l’Europa che conta.

Il treble.

Condito da cinque scudetti consecutivi.

L’Olimpo del Football, dove nessuno è mai arrivato.

Adesso i buchi neri sono colmati, non ci sono più falle da tappare. Adesso tutti i conti sono chiusi. Adesso è il momento del trionfo totale e assoluto.

Adesso,
c’è solo l’Inter.