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scritto da sgrigna il 14 maggio 2012 alle 9:01
Lazio: 1 Bizzarri; 5 Scaloni, 21 Diakité, 20 Biava, 29 Konko; 27 Cana, 24 Ledesma; 87 Candreva (47′ st Zampa), 6 Mauri (47′ st Garrido), 19 Lulic (38′ st Gonzalez); 18 Kozak
Inter: 12 Castellazzi; 13 Maicon, 6 Lucio, 25 Samuel, 55 Nagatomo; 4 Zanetti, 14 Guarin, 19 Cambiasso, 18 Poli (31′ st Longo), 11 Alvarez (16′ st Pazzini); 22 Milito (48′ st Juan)
Il derby e le ultime gare non propriamente brillanti della Lazio ci avevano un po’ illuso che la vera partita si sarebbe giocata alla radio e non sul campo, invece anche stasera il calcio si è dimostrato uno sport duro e cinico e ci ha ricordato come l’Inter debba per natura guadagnarsi tutto sul campo senza aspettare regali o spinte da nessuno.
Nel primo tempo l’Inter ha controllato la partita soprattutto bloccando con efficacia le iniziative laziali e prendendo piano piano il sopravvento a centrocampo man mano che Guarin si faceva sempre più propositivo; sopravvento che si è concretizzato solo alla fine del primo tempo su rigore perchè negli ultimi 20 metri Alvarez e Poli non sono riusciti a fare la differenza ma mentre l’italiano in fondo giocava fuori posizione è stato soprattutto l’argentino a far mancare la giocata di qualità che potesse risolvere la partita.
Stasera tra le altre cose si è sentito quanto può mancare un punto di riferimento come Sneijder sia per la personalità con cui è solito proporsi sia per la maggiore qualità rispetto agli altri compagni di reparto.
Il secondo tempo senza cambi è stato invece diverso, con il passare dei minuti il centrocampo è andato sempre più in sofferenza e la partita è diventata più equilibrata, le occasioni sono rimaste poche da ambo le parti ma la Lazio ha potuto contare sull’errore di Castellazzi su calcio d’angolo che ha permesso a Kozak di colpire di testa nell’area piccola e subito dopo su un contropiede in cui Poli e Maicon non hanno voluto spendere un fallo sul velocissimo Lulic che avrebbe permesso alla squadra di riposizionarsi invece di lasciarlo involare libero fino in fondo al campo per poi fare l’assist per il gol di Candreva.
Una volta in svantaggio l’Inter ha avuto una reazione d’orgoglio, l’ennesima di queste ultime giornate, ma con poco ordine e poca qualità per cui alla fine è arrivato il palo di Pazzini (in questo momento sbaglierebbe anche i gol a porta vuota) e il gol di Mauri a tempo scaduto che ha chiuso la partita.
Finisce così il peggior campionato interista dall’ottavo posto del 1998-99, di errori ne sono stati fatti tanti e il sesto posto è il giusto risultato per questa stagione fatta di 3 tecnici diversi, molte cessioni importanti, campioni di tutto nella inevitabile parabola discendente della loro carriera e una campagna acquisti pesantemente condizionata dall’obiettivo del pareggio di bilancio ma anche da diversi errori di valutazione.
Da domani inizia la ricostruzione, l’architetto è un tipo sveglio e giovane con le idee chiare, vediamo di assecondare le sue richieste.
 Poco concreti, pensiamo al futuro
scritto da SNIS il 7 maggio 2012 alle 9:03
Questo, a differenza delle altre volte, non sarà il solito resoconto post partita. Niente disamine tecnico-tattiche, niente tabellini, niente cronaca . Si, perchè dopo una serata del genere sarebbe pleonastico. Bando alle elugubrazioni quindi, perchè l’unica cosa da fare adesso è godersi questa vittoria, arrivata dopo una partita dalle mille facce e dalle mille emozioni. La risposta a tutti i malpensanti che teorizzavano su un Inter pronta a scansarsi in campo di fronte ai cugini pur di fare un dispetto ai gobbi. Niente di più sbagliato perchè queste cose, al pari della serie B, non sono nel nostro DNA. Un ringraziamento quindi ai ragazzi, nessuno escluso, per questa bellissima serata, nella quale tutti hanno dato l’anima, nonostante un arbitro pessimo che ne ha combinate di cotte e di crude.
Grazie a Julio Cesar, per aver parato il parabile (e anche qualcosa di più) e per quella linguaccia a Ibra prima del rigore.
Grazie a Maicon, per la saetta scaraventata sotto la traversa della porta di Amelia.
Grazie a Lucio, per la partita gagliarda, da combattente vero, finalmente senza errori e disattenzioni.
Grazie a Samuel, per l’ennesima prestazione fantastica, l’assist a Milito e qualche calcione rifilato al momento giusto senza troppi fronzoli.
Grazie a Nagatomo, per il suo moto perpetuo.
Grazie a Cambiasso, tornato finalmente a livelli consoni, determinato e sorprendentemente cattivo.
Grazie a Guarin, per i tanti palloni recuperati e per le bordate scagliate verso la porta avversaria.
Grazie a Zanetti, per la grinta con cui ha trascinato tutti e la voglia di vincere messa in campo.
Grazie ad Alvarez, per la sua classe cristallina e la voglia di sacrificarsi in copertura.
Grazie a Sneijder, per l’ottima prova e per quella fantastica conclusione da distanza siderale. Fosse entrata sarebbe venuto giù lo stadio.
Grazie a Milito, per le tre biglie scagliate con violenza nella porta dei cugini.
Grazie ad Obi, per aver ridato vigore e dinamismo alla squadra apparsa un po’ in apnea.
Grazie a Pazzini, per essersi riscattato da un periodo negativo, procurandosi quel calcio di rigore fondamentale.
Grazie a Stramaccioni, per il coraggio nelle scelte, con cui ha vinto per noi il suo primo derby.
Grazie a Nista, per quel faccia a faccia con Robhino.
Grazie a Ivan Ramiro Cordoba, per quanto fatto in questi anni con indosso la maglia nerazzurra. Premio alla carriera.
Grazie a tutti, davvero, di cuore.
Nella serata in cui per l’ennesima volta abbiamo dimostrato la nostra superiorià sui cugini, vorrei rimarcare la diversità che ci divide da loro con un piccolo aneddoto: 5 maggio 2002, loro, insieme ai gobbi in piazza a festeggiare per la nostra sconfitta; 6 maggio 2012, noi, a San Siro a festeggiare, per una nostra vittoria. Noi con quella roba la non avremo mai nulla da spartire. Nessuna illazione, nessuna vittoria, nessun titolo, nessuna stella sulla maglia potrà mai cancellare la vergogna e l’onta di una retrocessione per illecito sportivo.
E infine, concedetemelo, grazie a mia mamma per avermi fatto nerazzurro! Per noi c’è solo l’Inter. Del resto non ce ne frega nulla. Stramala!
scritto da Vujen il 4 maggio 2012 alle 17:22
Alla vigilia del derby (scudetto per i cugini, dei rimpianti per noi) tiene banco il discorso sulla riconferma o meno del baby-tecnico Stramaccioni. Sono in molti a credere che, più che la manciata di partite già giocate (con risultati più che buoni, anche se non eccezionali) sarà proprio la stracittadina a decidere il futuro del mister. Impossibile rivederlo a settembre sulla nostra panchina in caso di clamorosa debacle contro i rossoneri, più probabile un prolungamento del rapporto di lavoro in seguito ad un successo domenica sera.
Sono molti i tifosi che vorrebbero vedere il tecnico romano alle prese con una stagione gestita sin dall’inizio, con una preparazione sua e con una campagna acquisti basata sulle sue direttive (nei limiti del possibile, causa FPF e abilità di alcuni dirigenti). In effetti Strama sembra ben ambientatosi in un ambiente che per sua stessa ammissione (sarà vero?) riteneva distante anni luce dalle sue possibilità e dalle sue capacità solamente qualche mese fa. La squadra risponde bene alle sue indicazioni, seppur non celando limiti anagrafici e strutturali che ahimè non dipendono dal tecnico, qualunque esso sia, ma da una scriteriata gestione del capitale umano da anni a questa parte. I giocatori seguono il mister in toto, se escludiamo alcuni casi specifici che non dovrebbero ripresentarsi ai prossimi nastri di partenza (sicuramente Forlan, molto probabilmente anche il Pazzo). Il ragazzo è sveglio, capace, paraculo (nel senso più positivo del termine) davanti ai cronisti, trasmette positività, entusiasmo, freschezza, e determinazione. Tutte doti (soprattutto l’ultima) che non ci appartenevano da un paio d’anni. Da un punto di vista finanziario è ovvio che lo stipendio del “neo tecnico da giugno” Stramaccioni sarà una frazione di quello che chiederebbero altri santoni o presunti tali della panchina (Spalletti, Bielsa, Prandelli, Blanc, AVB), così come la società si potrebbe permettere un altro anno al risparmio, rispetto alle ovvie richieste dei tecnici più blasonati durante la prossima campagna acquisti (non che in questi anni si sia speso poco in verità). Richieste che, per quel che sappiamo, non è così scontato (anzi…) possano essere poi esaudite.
Sarebbe bello vedere una società unita e convinta in una direzione ben determinata, capace di supportare al meglio, nei fatti ma anche nelle parole, un tecnico che ha il suo punto di forza nella sua fragilità mediatica, spingendo così l’Inter tutta (presidente, giocatori, direttori, tifosi) ad unirsi, a non avere fretta di mostrare chissà cosa subito, ma a ragionare bene sul come crescere gradualmente, sul come inserire pian piano giovani ragazzi e salutare con una stretta di mano vecchi baroni dagli stipendi plurimiliardari. Una società insomma, gestita come vediamo in Germania nel Dortmund, o in Francia nel Montpellier, con in più un blasone unico e straordinario, quello proprio dei colori nerazzurri, che eleverebbero il tutto ad una dimensione superiore e di molto a quella delle citate squadre straniere.
Invece.
Invece Stramaccioni parla di “un futuro già scritto”, lascia intravedere un futuro prossimo lontano da Milano (emblematica la sua frase nella recente intervista della rosea: “comunque vada, in Primavera non tornerò” il senso, sinonimo di altre offerte già sul piatto, ad intuito personale Fiorentina o Genoa, anche se clamoroso potrebbe essere un ritorno nella Capitale), Branca ha iniziato il suo giochetto del “dico non dico” alla Galliani (con risultati ben diversi, of course), Moratti non si sbilancia, i giocatori parlano di un tecnico che “si, può restare” (come se fossero loro a dover prendere una decisione in tal senso), dalla Spagna rimbalzano voci di un AVB già bloccato per la prossima stagione (se andiamo a sfogliare velocemente le classifiche dei principali campionati europei, le destinazioni più probabili per il giovane lusitano sembrano anche qui essere Roma e Inter, a meno di un improbabile ritorno al Porto).
La situazione quindi, a voler fare i maliziosi, sembra essere già definita, e lascia intravedere un arrivederci tra noi e Strama. In favore di chi, non è dato sapere ad oggi. Personalmente nulla contro Villas-Boas (anzi, tutt’altro), ma l’idea di pagarlo svariati milioni di euro l’anno per un 4-3-3 stra-offensivo (in Italia, dove metà delle squadre si chiude a riccio per ripartire in contropiede…), con alla mediana gente di corsa come Stankovic e Cambiasso ed una campagna acquisti con fiori all’occhiello come il riscatto di Guarin, l’arrivo di Destro e il ritorno di Cou sinceramente, sarebbero davvero difficili da digerire.
scritto da sgrigna il 29 aprile 2012 alle 19:27
Inter: 12 Castellazzi; 13 Maicon, 6 Lucio, 23 Ranocchia, 55 Nagatomo; 14 Guarin, 19 Cambiasso; 20 Obi; 11 Alvarez (21′ st Zarate), 10 Sneijder (35′ st Poli); 7 Pazzini (15′ st Milito).
Cesena: 1 Antonioli; 77 Ceccarelli (40′ st Djokovic), 28 Benalouane, 25 Von Bergen, 2 Rodriguez, 16 Comotto (20′ st Martinho); 7 Santana, 5 Guana, 18 Parolo; 10 Mutu (30′ st Lolli), 9 Iaquinta.
Alla fine non c’è stato il miracolo completo, abbiamo visto in queste giornate rinascere Zarate, Obi, Sneijder, Alvarez, Guarin, Maicon ma Stramaccioni non è riuscito a liberare la testa di Pazzini, lo stoccatore praticamente infallibile della scorsa stagione.
Pazienza.
Ci consoliamo con un ottimo primo tempo nel quale l’impronta del mister è stata chiarissima: due giocatori di qualità dietro la punta a inventare, due laterali a spingere sulla fascia e un centrocampo a tre che potesse recuperare velocemente palla pressando molto alto e rischiando di conseguenza visto che Ranocchia e Lucio non sono due difensori rapidi.
C’è stata una sola pecca: il gol che non è arrivato nonostante almeno 3 clamorose occasioni capitate sui piedi di Nagatomo, Pazzini e Maicon e una mezza opportunità con Lucio che ha colpito in piena faccia Antonioli: il tiro è stato così potente e ravvicinato che il portiere non ha fatto in tempo a ripararsi.
Data la presenza di Pazzini in area si è cercato con insistenza il cross, 8 totali contro l’Udinese con Milito in campo, 32 oggi con l’italiano nel rispetto di quanto detto da Stramaccioni ieri in conferenza stampa che sarebbe comunque cambiato il modo di attaccare negli ulti 20 metri.
Nel secondo tempo il ritmo sembra più blando e la squadra un po’ più lunga, davanti si iniziano a cercare con più insistenza i tiri da fuori soprattutto di Sneijder e Guarin mentre dietro un po’ si soffre sulla fascia sinistra.
Incredibili i minuti che vanno dal 53° al 59°: continui capovolgimenti di fronte e occasioni da ambo le parti, con l’Inter che perde le giuste distanze tra i reparti e Cesena che ne approfitta subito.
Apre le danze Pazzini imbeccato da una invenzione di Sneijder ma il suo tiro è debole e centrale e viene bloccato da Antonioli; dall’altra parte Iaquinta supera di forza Nagatomo e Ranocchia e colpisce la traversa; tocca a questo punto a Cambiasso servire una palla filtrante per Alvarez il cui tiro dai 16 metri viene respinto da un difensore bianconero.
Non è finita, un nuovo attacco dei romagnoli porta Ceccarelli al tiro dall’angolo sinistro della nostra area, il pallone deviato da Nagatomo finisce alle spalle di Castellazzi. Qualcosa però è cambiato, sarà che la fortuna aiuta gli audaci ma 2 minuti dopo il vantaggio ospite, Obi tira (male) dal limite dell’area ma colpisce Von Bergen che spiazza Antonioli e regala il pareggio ai nerazzurri.
Milito e Zarate sostituiscono Pazzini e Alvarez (davvero una gioia per gli occhi la sua partita con tante giocate importanti) e alla fine di una azione in cui vanno al tiro Milito, Zarate e poi ancora Zarate su cross di Guarin arriva il gol del definitivo 2-1.
 Stramaccioni: l'uomo delle resurrezioni
Se davanti sono stati molto ispirati e volenterosi Sneijder e Alvarez; gran merito di questa buona partita va secondo me a Obi e Guarin, soprattutto il colombiano ha giocato tantissimi palloni facendosi sempre trovare libero mentre il nigeriano è stato più ordinato e ha contribuito recuperando molti palloni.
L’Inter di Stramaccioni ha 6 partite di vita ma l’idea di gioco del mister è già molto chiara e e probabilmente congeniale a questi giocatori, molto più di quanto erano riusciti a fare Gasperini e Ranieri, idee chiare che poi portano a far rendere al meglio un giocatore come Obi (in passato ritenuto molto confusionario) o che danno la possibilità ai giocatori con più qualità di avere più spazi e quindi più possibilità di essere decisivi.
Quaranta giorni fa giocavamo Inter – Atalanta, uno 0-0 mortificante con i nostri che arrivavano al tiro solo 10 volte, oggi i tiri sono stati 30 e quell’imbarazzo e impotenza sembrano lontanissimi.
scritto da sgrigna il 22 aprile 2012 alle 18:47
Fiorentina: 1 Boruc; 31 Camporese, 14 Natali, 15 Nastasic; 16 Cassani, 13 Kharja, 85 Behrami (22′ st Salifu), 21 Lazzari, 23 Pasqual; 7 Cerci; 22 Ljajic (27′ st Acosty).
Inter: 1 Julio Cesar; 13 Maicon, 6 Lucio, 26 Chivu (37′ st Ranocchia), 4 Zanetti (1′ st Nagatomo); 18 Poli, 19 Cambiasso; 11 Alvarez, 9 Forlan (9′ st Sneijder), 28 Zarate; 22 Milito
Alla quarta partita Andrea Stramaccioni lascia il 433 e prova il 4231 probabilmente per facilitare il ritorno in squadra di Sneijder con un modulo che preveda un trequartista, idea giusta perchè quelli tecnicamente più bravi vanno fatti giocare nella loro posizione preferita.
Idea giusta che però all’atto pratico non funziona e ci fa assistere a una gara povera di occasioni e di emozioni, con giocatori che seguono spesso al piccolo trotto l’azione dei compagni o che rientrano passeggiando come se la fase difensiva non fosse assolutamente di loro competenza.
Il punto dolente è stato il centrocampo con i soli Cambiasso e Poli davanti alla difesa, i due sono sempre stati lasciati soli dai 3 trequartisti in fase di non possesso e sono andati in difficoltà contro i 5 centrocampisti viola soprattutto nel primo tempo, le cose sono andate meglio nel secondo quando con l’ingresso di Sneijder al posto di Forlan è comunque migliorato il possesso palla ma non la pericolosità delle azioni da gol.
Sulle fasce meglio Alvarez/Maicon sulla destra che hanno saputo creare qualche pericolo: l’argentino ha spesso tagliato verso il centro mentre il brasiliano ha potuto sfruttare lo spazio creato andando al cross (impreciso); dall’altra parte invece prima Zanetti ha lasciato Zarate sempre solo poi Nagatomo ha sempre provato la sovrapposizione ma non è quasi mai stato servito da Maurito, tuttavia è stato creato troppo poco e con poca precisione per poter provare a vincere la partita.
Anche la partita di Sneijder al rientro non ha lasciato il segno ed è grande il sospetto che non si sia giocato con la grinta necessaria per una squadra che a parole dice di puntare ancora al terzo posto.
Alla fine il migliore in campo è Julio Cesar che al 68° para il rigore tirato da Ljajic e lascia le speranze alla matematica che grazie al gol di Bojinov ancora non ci condanna.
 L'acchiappasogni
scritto da sgrigna il 8 aprile 2012 alle 10:01
Cagliari: 1 Agazzi; 14 Pisano, 13 Astori, 21 Canini, 31 Agostini; 20 Ekdal (38′ st Perico), 5 Conti, 4 Nainggolan; 7 Cossu (41′ st Nenè); 19 Thiago Ribeiro (26′ st Ibarbo), 51 Pinilla
Inter: 12 Castellazzi; 4 Zanetti, 23 Ranocchia, 25 Samuel, 26 Chivu; 14 Guarin (11′ st Poli), 5 Stankovic (38′ st Obi), 19 Cambiasso; 28 Zarate, 22 Milito, 9 Forlan (32′ st Pazzini).
Stramaccioni riparte dal 433 di domenica scorsa sostituendo Poli con Guarin, Julio Cesar con Castellazzi e Lucio con Ranocchia; ancora spazio ai “dimenticati” Chivu e Zarate e agli esperti Cambiasso e Stankovic.
Il primo tempo è povero di occasioni: il Cagliari passa in vantaggio al 5° minuto con Astori che segna in semirovesciata su azione da calcio d’angolo mentre l’Inter pareggia subito dopo con Milito che si fa trovare al posto giusto sul cross di Zarate.
Nei primi 45 minuti i nerazzurri vanno vicini al gol anche con Zarate dalla distanza e con due colpi di testa pericolosi di Cambiasso e Samuel mentre tra i padroni di casa è Pinilla il giocatore più pericoloso: bravissimo senza palla, pericoloso di testa e fortunato per la manata a palla lontana rifilata a Stankovic che gli costa solo un cartellino giallo.
Il centrocampo dei rossoblu è molto forte e molto dinamico e i nostri tre faticano parecchio sia a riconquistare la palla che a impostare l’azione d’attacco, soprattutto Guarin sbaglia molti appoggi ma il colombiano,reduce dal lungo infortunio, ha tutte le attenuanti del caso.
Il secondo tempo inizia senza cambi ed è sempre il Cagliari a fare la partita e ad avere le occasioni migliori: Stramaccioni prova a sistemare la squadra sostituendo dopo 10 minuti l’opaco Guarin con Poli ma il centrocampo dei cagliaritani rimane padrone del gioco e infatti al 61° Conti può crossare per Pinilla che tutto solo colpisce di testa e insacca il gol del nuovo vantaggio; la gioia di segnare all’Inter è incontenibile e l’attaccante si fa espellere dall’arbitro Guida per eccesso di esultanza (seconda ammonizione per una regola che va rispettata ma che rimane una regola cretina).
Il gol subito risveglia i nerazzurri che trovano immediatamente il pareggio con un bell’inserimento di Cambiasso trovato dal cross di Forlan; a questo punto la partita è sul 2-2 e l’Inter ha la superiorità numerica per cui ci si aspetta di vedere un finale infuocato alla ricerca del gol della vittoria. Entrano Pazzini e Obi al posto di Forlan e Stankovic: in campo c’è molta confusione e la squadra piuttosto che allargarsi il più possibile per sfruttare l’uomo in più, intasa le vie centrali; sono soprattutto Zanetti e Chivu a non proporsi sugli esterni come sarebbe necessario.
Il Cagliari continua a creare qualche grattacapo in contropiede, ma le ultime 2 occasioni da rete capitano a Zarate che impegna Agazzi con un tiro a girare sul secondo palo e a Pazzini e Ranocchia che vanno molto vicini al gol nell’ultimo assalto su calcio d’angolo.
Alla fine il pareggio è giusto, avrei preferito vedere Obi o Poli in campo dal primo minuto al posto di Stankovic o Cambiasso ma è giusto dare a Stramaccioni il tempo di provare e trovare la formazione giusta: se da una parte Forlan non sembra a suo agio nel ruolo di esterno di attacco dall’altra Zarate sembra impegnarsi molto e concludere poco, infatti l’argentino alterna lunghe pause dalla partita con alcuni lampi molto pericolosi; a centrocampo ci si affida più all’esperienza che al ritmo e lo stesso in difesa dove Chivu continua a essere preferito al più dinamico e disordinato Nagatomo.
 Stramala
scritto da Vujen il 30 marzo 2012 alle 12:02
“Tenere Stramaccioni l’anno prossimo? Se me le vince tutte.”
“Di Bielsa ho sempre parlato bene, così come ho sempre parlato bene di Mourinho e dell’allenatore del Barcellona. Questi sono quegli allenatori che sono ad un certo livello, ma devo dire che se ce l’abbiamo in casa non vado a cercare niente, decisamente. Bielsa è uno molto preparato, così come Zeman e Montella. A noi piacciono allenatori che divertono, all’Inter, servirebbe uno pazzo come lui, a noi non piace la gente noiosa, ci vuole qualcuno di divertente, ma io parlo bene di tutti i tecnici. Villas-Boas? Distante anni luce da Mourinho, però è giovane e potrebbe fare molto bene.”
“Diciamo che siamo partiti così male che dopo era difficile ripartire. Che dopo Gasperini possa essere un bravo tecnico… Con l’Inter non è andata cosi. Non sono soddisfatto di lui, certe responsabilità della stagione sono sue, ha rovinato tutto, ha tolto la grinta all’ambiente e si lamentava in continuazione contro i giocatori, davvero pessimo“.
L’euforia post-investimento di Stramaccioni è durata lo spazio di qualche ora, il tempo che intercorre tra la conferenza stampa (ottima) di presentazione del mister, e la classica intervista a bordo-qualcosa (ufficio, campo di gioco, in questo caso università) del padre padrone Massimo Moratti.
Sarebbe sciocco pensare a un così repentino cambio di vedute da parte del numero uno interista, che nell’arco di una giornata avrebbe dato fiducia al giovane mister per poi delegittimarlo il pomeriggio del giorno seguente (roba da manicomio criminale, non credo che Moratti, pur con tutti i suoi limiti decisionali, sia arrivato a tal punto) ma questa ennesima intervista “di sfuggita” riporta a galla i ben noti, per i tifosi nerazzurri ma non solo, problemi di comunicazione, dal punto di vista dei contenuti ma anche dei tempi e dei modi, propri della società nerazzurra.
Ho evidenziato i tre passaggi che reputo più interessanti sotto questo punto di vista. Spesso il presidente ha dato sfogo ai suoi dubbi o alle sue certezze in maniera che definire “criptica” è ben poco. E’ chiaro che analizzando e conoscendo ormai bene il personaggio, una dichiarazione come la prima riportata non ha scopi diversi da quelli della boutade estemporanea, ma il dubbio che continuo a pormi, a distanza di giorni dall’intervista è semplice: è davvero necessario utilizzare questo registro stilistico sempre e comunque? Parliamoci chiaro, l’idea Stramaccioni è più una scommessa che altro. Per carità, il mister sembra avere ottime idee e modi di fare più che giusti, ma in molti tifosi più che la consapevolezza di poter far bene, si è instaurata una sorta di “atto di fede” nel giovane tecnico: un semplice “vediamo un po’, tanto peggio di così…” che, se per molti versi comprensibile e giustificato, è comunque un qualcosa a cui bisognerebbe porre freno sul nascere. E dichiarazioni di questo tipo cozzano terribilmente con quelle recenti di Paolillo, che ha a più riprese dichiarato come Stramaccioni sia più di un “estremo tentativo”, bensì un qualcosa di assolutamente giustificato e addirittura meritato.
Ora, delle due l’una: le dichiarazioni morattiane e paolilliane stridono profondamente, e in momenti di crisi come questi almeno la società deve dare non dico l’idea (sarebbe forse chiedere troppo) ma almeno l’illusione di remare in sincrono con una meta ben precisa in mente.
In seguito Moratti si è prostrato in sperticate lodi ai blasonatissimi Guardiola e Mourinho (niente di nuovo sotto il sole, sarebbe come dire che Miss Universo è una bella donna, non c’è nulla di più banale) ed ha (un po’ a sorpresa a dire il vero) messo sullo stesso livello il famoso Marcelo Bielsa, attuale mister di casa Bilbao. Bielsa già contattato (senza fortuna) pochi mesi or sono, Bielsa in scadenza di contratto con l’Athletic (ottimo campionato il suo, ma non così magnifico come certa stampa vuol farci credere, visto il rendimento dei baschi in una delle Liga più scarse degli ultimi anni). E’ chiaro anche ai più ingenui che dopo una dichiarazione del genere, visto il panorama giornalistico in cui siamo immersi (e che il presidente nerazzurro dovrebbe conoscere bene, visto che in tempi recenti minacciò, smentendosi tra l’altro dopo pochissimo tempo, di non rilasciare interviste ai vari quotidiani sportivi nazionali), il giorno dopo qualsiasi testata giornalistica riporterà una cosa del tipo: “Stramaccioni per nove partite, poi Bielsa”. Anche qui, in teoria il tifoso attento stigmatizzerà per l’ennesima volta il comportamento di certa stampa ed andrà avanti per la sua strada, ma magari capiterà che un sostenitore meno attento si faccia idee, illusioni, o semplicemente pensieri che non per forza possano corrispondere al vero, anche perché di ciò che è senza dubbio vero in questi tempi non ne sappiamo molto, visto lo spessore di certe dichiarazioni.
Al che viene un po’ da sorridere pensando a quanto sia facile imparare tre dichiarazioni TRE standard, da usare in queste occasioni per evitare di gettare benzina sul fuoco, a meno che non ce ne sia davvero bisogno:
1) Al momento X è il nostro tecnico e dobbiamo lasciarlo lavorare in tranquillità
2) Non abbiamo mai contattato Y, siamo felici di avere X
3) Y è un tecnico molto preparato e molto bravo, ma ora sulla nostra panchina c’è X e ne siamo felici
Nulla di più semplice. Eppure sistematicamente si gettano ombre o illazioni, volute o no non importa, sul futuro dei mister (il famoso “penso che Ranieri resterà”, come apice), anche se sulla nostra panchina da nemmeno mezza giornata. A mio avviso non c’è nulla, ma davvero nulla di più sbagliato.
L’ultima dichiarazione, condivisibile o meno non è questo il punto, ha invece dei contorni grotteschi. Mai Moratti si era speso così tanto per affossare l’operato di un suo ex dipendente. Gasperini ha decisamente sbagliato quando in tempi recenti si è lanciato in dichiarazioni piccanti sul conto della società da cui ha preso bei soldini, ed ha mancato di rispetto allo spogliatoio e ai dirigenti, di cui ha svelato conversazioni e pareri che sarebbero dovuti rimanere privati. “Le cose di spogliatoio rimangono nello spogliatoio” disse qualche tempo fa un attaccante leggermente più famoso, conosciuto e professionale del defenestrato tecnico (Samuel ci manchi), ma ciò non toglie che abbassarsi al livello di una meteora sulla panchina nerazzurra sia sbagliato quanto e forse più di dire ciò che ha detto Gasperini. Per di più, non si può fare a meno di pensare che il Gasp non sia certo stato sulla nostra panchina per grazia ricevuta o per aver vinto il superenalotto, ma è stato scelto se non da Moratti in primis, dai suoi fidati e coccolati collaboratori, e che comunque a metà settembre il tecnico era già a casa con le valigie sfatte. Per cui, visti anche i rendimenti atletici dei nostri giocatori negli ultimi due anni, l’impressione è che la colpa non sia stata solo dell’allenatore, che pure difficilmente avrebbe potuto fare peggio, ma anche (magari eh) di alcune scelte societarie.
E’ difficile cambiare o cercare di cambiare le persone di una certa età, si dice. Peccato, perché ci sarebbe davvero tanto da lavorare.
scritto da sgrigna il 26 marzo 2012 alle 9:27
Juve – Inter è stata una partita combattuta fino al 12′ del secondo tempo quando Caceres totalmente libero ha potuto colpire di testa un cross da calcio d’angolo e segnare il gol dell’1-0, da quel momento si è vista una sola squadra in campo che ha realizzato il 2-0 con Del Piero e che è andata vicino anche al terzo gol.
E’ oramai inutile ripetere alla fine di tutte le partite gli stessi concetti su questa squadra che stasera è riuscita a tirar fuori l’orgoglio per circa 60 minuti ma che alla fine è capitolata contro un avversario comunque superiore.
Restano 9 partite alla fine della stagione: non ci sono obiettivi di classifica e non c’è un presente da inseguire e agganciare, 9 partite da poter giocare pensando al futuro e alla prossima stagione con la sola eccezione del derby di ritorno.
Ranieri: io lo cambierei domani ma solo a condizione di poter assumere subito l’allenatore della prossima stagione che avrebbe in questo modo 2 mesi di tempo per capire chi tenere e chi lasciar andare e per iniziare subito a impostare tattiche e schemi di gioco.
Un traghettatore per 9 partite non avrebbe senso, i giocatori non troverebbero nuovi stimoli o motivi per giocare alla morte queste ultime gare; se non fosse possibile cambiare subito Ranieri gli darei però chiare indicazioni di schierare i giocatori che meno si sono visti in campo.
Portiere: Julio Cesar non ha una riserva futuribile, sempre in campo fino a fine stagione.
Difesa: Samuel dovrebbe già aver rinnovato, in attesa di capire il futuro di Maicon, Lucio e Chivu si diano spazio e rassicurazioni per il futuro a Ranocchia e si provi qualche volta Faraoni come laterale destro. Nagatomo non è Brehme ma dovrebbe rimanere anche perchè è difficile trovare di meglio a basso costo.
Centrocampo: Poli e Obi meritano una conferma, l’italiano per me è un elemento valido su cui puntare, il nigeriano è meno pronto ma sempre in considerazione dei pochi soldi da investire dovrà essere tenuto in considerazione nelle rotazioni.
Cambiasso, Zanetti, Stankovic e Palombo: non potranno restare tutti e 4 e soprattutto nessuno deve più essere considerato titolare.
Guarin e Alvarez sono quelli da mettere alla prova in questo finale di stagione, per il colombiano c’è da decidere se pagare il riscatto o meno, per l’argentino si deve verificare se ha ulteriori margini di miglioramento e se sarà meglio puntare su di lui o sul più giovane Coutinho, il tutto naturalmente in funzione del futuro di Sneijder.
Attacco: Castaignos merita delle possibilità, 9 partite per vedere se qualche colpo ce l’ha o se è solo una meteora, Forlan dopo il gran rifiuto per me non dovrebbe più giocare, Pazzini e Milito potrebbero alternarsi con l’olandesino, riuscissimo ad avere subito il nuovo allenatore si potrebbe capire cosa pretendere da loro per la prossima stagione.
Nove partite per il futuro e per iniziare la risalita, non sprechiamo altro tempo.
 ...e torneremo a vedere la luce
scritto da sgrigna il 18 marzo 2012 alle 19:43
Inter: 1 Julio Cesar; 13 Maicon, 6 Lucio, 25 Samuel, 55 Nagatomo; 4 Zanetti, 18 Poli (32′ st Castaignos), 19 Cambiasso, 20 Obi (21′ st Faraoni); 22 Milito (18′ st Zarate), 7 Pazzini;
Atalanta: 47 Consigli; 77 Raimondi, 32 Ferri, 5 Manfredini, 6 Bellini (41′ st Stendardo); 7 Schelotto, 21 Cigarini, 17 Carmona, 11 Moralez; 18 Carrozza (32′ st Ferreira Pinto), 89 Marilungo (9′ st Gabbiadini);
Cosa avrà chiesto Moratti a Ranieri dopo l’eliminazione dalla Champions? Che cosa si aspetta il presidente da queste 11 partite di campionato?
La mia idea è che si dovrebbero utilizzare questi ultimi 3 mesi per capire cosa salvare dell’attuale rosa di una squadra che a giugno probabilmente dovrà essere rivoluzionata: spazio quindi ai giocatori più giovani meno utilizzati finora per capire se nella prossima stagione potranno ancora indossare la maglia neroblu, giocatori freschi e motivati che in queste partite possono avere le motivazioni per dare il 100%.
Ranieri (o Moratti?) sceglie invece un’altra strada e approfittando dell’assenza di Sneijder torna al 442 con Obi e Zanetti sulle ali e Cambiasso e Poli in mezzo, la difesa è la stessa delle ultime partite mentre in attacco Pazzini sostituisce Forlan.
La partita è tecnicamente deludente: da una parte l’Atalanta pensa solo a difendersi e prova ogni tanto a ripartire in contropiede, dall’altra l’Inter gestisce il gioco ma i centrocampisti hanno o poche idee o poca velocità mentre gli attaccanti sono in giornata no e sbagliano anche i controlli e gli appoggi più facili.
L’unico sussulto del primo tempo è così il rigore fischiato per fallo su Pazzini che Milito spreca con un tiro angolato ma debole parato da Consigli; primi 45 minuti che evidenziano anche la differenza di dinamismo tra Poli (che verrà sostituito per “sfinimento”) e Cambiasso, la scarsa forma di Maicon e la generosità di Obi che fuori ruolo fa quello che può.
Nella ripresa Ranieri non cambia nulla e nulla cambia nella partita: Consigli deve salvarsi solo su un tiro di Poli dalla lunga distanza; per il resto l’Inter sviluppa una manovra lasciata alle sortite individuali e quindi sterile e prevedibile che con il passare del tempo dà sempre più coraggio ai bergamaschi, così nell’ultima parte della gara mentre ci si aspetta il forcing finale interista è invece l’Atalanta ad andare più vicina al gol con un rigore non fischiato per un fallo di Lucio su Gabbiadini e un altro paio di pericoli creati ai quali più che altro è mancato l’ultimo passaggio.
Il risultato è deludente ma per quest’anno abbiamo visto anche di peggio, quello che non riesco a digerire al di là di un Forlan che non se la sentiva di fare i gradoni dello stadio (cit.) è che senso ha avuto far giocare Zarate? L’argentino è in prestito con un diritto di riscatto onerosissimo e sembra chiaro a tutti che non farà parte dell’Inter 2012/13, perchè non schierare subito Castaignos al suo posto? L’olandesino che segna sempre in allenamento (cit.) non merita qualche chance in più?
In ottica futura che indicazioni può dare questa partita in cui Obi, Castaignos e Faraoni hanno giocato fuori ruolo?
La paura è che non ci siano idee chiare a breve a medio e a lungo termine che servirebbero molto più di una vittoria con l’Atalanta.
Moratti riprenditi l’Inter, Moratti riprenditi.
 Sei ancora innamorato? Io sì...
scritto da sgrigna il 27 febbraio 2012 alle 9:36
1 De Sanctis(77); 14 Campagnaro(80), 28 Cannavaro(81), 6 Aronica(78); 11 Maggio(82), 23 Gargano(84), 88 Inler(84), 18 Zuniga(85); 20 Dzemaili(86) (44′ st Dossena(81)); 22 Lavezzi(85) (37′ st Britos(85)); 7 Cavani(87)
1 Julio Cesar(79); 37 Faraoni(91), 6 Lucio(78), 25 Samuel(78), 55 Nagatomo(86); 4 Zanetti(73), 5 Stankovic(78) (21′ st Poli(89)), 19 Cambiasso(80); 10 Sneijder(84) (1′ st Pazzini(84)); 9 Forlan(79) (1 st Cordoba(76)), 22 Milito(79)
L’Inter perde a Napoli la quarta partita consecutiva in campionato e probabilmente domattina ringrazierà Mr. Ranieri per il lavoro svolto e annuncerà il terzo allenatore di questa stagione; Gasperini e Ranieri assumono sempre più le sembianze delle vittime di questa caotica fase di transizione.
La partita del San Paolo è identica a quella di mercoledì a Marsiglia e non offre nessun nuovo spunto alle discussioni di questi giorni, la solita difesa che lotta ma soffre per il mancato filtro del centrocampo e il solito attacco lento e asfittico che per l’ennesima volta non riesce a segnare.
 Gol: un evento dimenticato
In mezzo lo stesso centrocampo visto in Champions: lento, senza intensità, con poco coraggio, travolto dal vigore e dalla forza di Maggio, Inler, Gargano e Zuniga.
Un dato chiarisce le difficoltà della nostra linea mediana, qualora ce ne fosse bisogno: i 4 del Napoli hanno intercettato e recuperato 10 palloni, i nostri solo 2; i difensori vengono così lasciati soli contro gli attaccanti avversari e al primo errore arriva il gol che diventa impossibile da recuperare; mercoledì Ayew e stasera Lavezzi.
Parlare di 4312 o del nuovo 352 provato nel secondo tempo diventa una inutile perdita di tempo, questo Napoli ci avrebbe battuti anche se avessimo schierato un 550.
Portiere a parte Mazzarri ha schierato un solo giocatore nato negli anni ’70 contro i 7 schierati dall’Inter, non voglio ridurre l’ennesima sconfitta in campionato a una mera questione anagrafica, ma è chiaro che stiamo tentando di risalire un fiume controcorrente.
Tifosi e giocatori sono oramai accumunati dal senso di impotenza di chi si è arreso perchè sa che non ce la fa più e ogni partita è diventata una agonia in attesa del gol avversario che diventa irrecuperabile perchè nessuno ha la possibilità di cambiare passo.
Probabilmente non è solo una questione anagrafica (l’undici di partenza ha una età media di 31,5 anni) ma ci sono anche problemi fisici e di testa, non c’è più nessun entusiasmo e sarà difficile farlo ritrovare a dei giocatori che 2 anni fa giocavano per vincere tutto e adesso si trovano costretti a sputare l’anima per arrivare a metà classifica.
Per questo motivo mettere in campo giocatori che ancora devono imporsi diventa importante per questa squadra, giovani che potrebbero aiutare anche i più esperti a ritrovare un minimo di entusiasmo e motivazioni per terminare la stagione in modo dignitoso.
 Sangue fresco
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