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scritto da Nk³ il 15 luglio 2011 alle 10:58
Di certo Giancarlo Abete si aspettava un aiuto maggiore dal Procuratore Federale, qualcosa che potesse toglierlo d’impaccio, ma tant’è: in questa situazione ci si è infilato lui e nessuno vuole farcisi trascinare. Evidentemente il leggendario cerchiobottismo del Presidente ha fatto proseliti, in Federazione.
Deputato, imprenditore, ex responsabile del settore tecnico della FIGC ed ex Presidente della Lega C, nel 2007 Abete succede al Commissario Straordinario Pancalli e assume il ruolo di Presidente della FIGC. A lui il compito di “moralizzare” il calcio italiano, a lui il compito di guidarlo nel delicato dopo-calciopoli. In questa fase Abete ha due strade: condannare duramente il passato e i suoi protagonisti, o cercare di ricucire i rapporti usando la diplomazia. Sceglierà di non scegliere, sceglierà di non decidere, in quello che -vedremo- diventerà il leitmotif della sua Presidenza: mentre in molti sperano (chissà perchè) in una serie di prese di posizione, atti e provvedimenti che possano davvero far voltare pagina al calcio italiano, infatti, diventa presto chiaro a tutti il motivo per cui Abete viene ironicamente soprannominato “Cuor di Leone”. Un colpo al cerchio e uno alla botte per una stagione, poi riecco alcuni volti noti: da Marcello Lippi in Nazionale fino all’assurda nomina di Antonello Valentini (sì, proprio quello di “bisogna mettere gente funzionale al sistema” perchè “la nostra è una giustizia sui generis“) a Direttore Generale della Federazione. Può un uomo del genere tagliare i ponti con il passato? Può rispondere con la dovuta durezza a chi prova a ristabilire le solite ingerenze sulla Federazione? No, non può.
E così Cuor di Leone naviga a vista, cercando di mantenere un equilibrio che diventa sempre più precario tra società che di stare in equilibrio non ne vogliono sapere. Finisce col subire le sempre maggiori pressioni di Andrea Agnelli (!) e della piazza bianconera, alla ricerca di un dialogo che non può esserci con chi continua a cavalcare Calciopoli per fare bella figura con i propri tifosi. Ritarda il più possibile il pronunciamento sulla proposta di radiazione di Moggi (cercando più volte di archiviarlo nella speranza che il fatto passi sotto silenzio) senza capire che non è Moggi il problema, non riesce a gestire la situazione che gli sfugge di mano e arriva al punto di non ritorno: l’esposto Juventino che richiede -senza titolo- la revoca dello Scudetto 2006. Non ha alternative a questo punto, Abete: messo in un angolo, deve decidere se rigettarlo come irricevibile o avallarlo. Sceglie come al solito la terza strada: lo scaricabarile. E così butta la patata bollente tra le mani di Stefano Palazzi, pregando in cuor suo -e in gran segreto- per una archiviazione che lo sollevi da ogni responsabilità. Ma Palazzi, come già detto, di fare il vaso di coccio non ha alcuna intenzione e seguendo l’esempio del Presidente dà un colpo al cerchio e uno alla botte -archiviazione di qua, condanna morale di là- e se ne lava le mani.
Il pallino torna quindi nelle mani di Abete che, di nuovo, ha due alternative: revocare lo Scudetto o dichiarare l’incompetenza del Consiglio Federale e sancire definitivamente la fine di ogni discussione. In cuor suo chiuderebbe qui la questione lasciando tutto com’è, Abete, ne siamo certi: se non fosse che finirebbe con lo scontentare la Juventus. Ma d’altra parte se revocasse il titolo a rimanere scontenta sarebbe l’Inter (che potrebbe tra l’altro presentare ricorsi su ricorsi, esponendo la Federazione al concreto rischio di brutte figure istituzionali e difficoltà economiche non da poco, ma di questo parleremo -eventualmente- più avanti). Di nuovo, Cuor di Leone si trova davanti a due alternative. Di nuovo, probabilmente, sceglierà la terza: in molti già parlano, infatti, della scelta da parte del Presidente di non revocare lo Scudetto ma presentare, contemporaneamente, una sorta di “censura morale” riguardante gli atti messi in evidenza da Palazzi. Così facendo spera di riuscire come al solito a dare un colpo al cerchio e uno alla botte, accontentando formalmente l’Inter -che avrà il suo Scudetto- e “moralmente” la Juventus -che potrà continuare ad atteggiarsi a vittima della situazione-. Non si rende conto, Abete, che come al solito invece finirà con lo scontentare tutti: accetterà, l’Inter, di subire una “censura morale” sulla base di mere considerazioni di un Procuratore Federale che nel recente passato ha dimostrato tutto fuorchè di essere infallibile? Accetterà, la Juventus, di vedere chiusa la questione restando di fatto con un pugno di mosche in mano, con un sito taroccato nel palmarès e con l’intima convinzione di aver subito un sopruso?
Forse no.
Quello che è certo, per ora, è che la relazione di Palazzi -causata dai continui tentennamenti di Abete- ha spostato ulteriormente il confine delle polemiche, degli scontri e dei colpi bassi in un ambiente ormai senza guida e senza direzione, che sembra non trovare pace e accordo su nulla fuorchè che sui soldi (commovente vedere Inter e Juventus a braccetto nella lotta con le “piccole” per i diritti tv, nel frattempo).
Quello che è certo è che in molti, oggi, hanno un limite di sopportazione molto più basso e sono disposti molto meno a tollerare le incertezze di un Presidente inadeguato, e le bassezze di un movimento calcistico da troppo tempo malato terminale. Un movimento calcistico che senza una guida rimbalza in maniera incontrollata da uno scandalo all’altro senza sapere come difendersi, senza più alle spalle una moralità in grado di fare da paracadute, di limitare i danni, di moderare una inesorabile perdita di credibilità che si sta diffondendo a macchia d’olio nell’ambiente italiano ed europeo.
Questi sono i danni di Calciopoli, non uno Scudetto in bilico. Questi sono i danni di 10 anni di malaffare che tra doping e combine hanno trasformato il calcio italiano da punto di riferimento mondiale a un circo di nani e ballerine, in cui i risultati latitano e da cui i campioni scappano. Un circo nel quale il Procuratore Federale può dichiarare guerra ad una squadra al solo scopo di assecondare i tentennamenti del suo Presidente.
Sì, perchè è ora di capire qual è la situazione reale e cosa ci si sta giocando davvero. E’ ora di capire la vera gravità della relazione di Palazzi, che va ben al di là di uno Scudetto usato solo come pretesto per chiarire, una volta di più, l’aria che tira. Per chiarire che il Procuratore Federale può buttare fango su chi vuole e avere le preferenze che più gli aggradano, può mandare i suoi ispettori a “tenere sotto stretta osservazione” una panchina disinteressandosi di quella di fianco, può istruire un proprio personalissimo regime del terrore sotto la cui lente mettere chi più gli sta antipatico e lasciare in pace chi, invece, non vuole essere disturbato (a proposito, qualcuno ha notato in tutto questo trambusto tra Inter e Juventus l’assordante silenzio di una terza squadra, tutt’altro che estranea sia a Calciopoli che alla relazione di Palazzi?).
Il tutto nel silenzio di un Presidente Federale troppo impegnato a cercare le simpatie di tutti per fare il proprio mestiere.
Il tutto con l’inaccettabile complicità di chi quel sistema contribuisce a portarlo avanti investendo soldi, portando lustro, combattendo battaglie fianco a fianco con gli attori marci di questo movimento.
Tutto quello che abbiamo vissuto in questi ultimi 15 giorni, ben lontano dall’inserire nuovi elementi alla questione, si basa essenzialmente su un fatto: sull’incapacità, cioè, di Giacinto Facchetti di fornire quelle “idonee giustificazioni” che nel caso di Moratti sono state sufficienti a chiudere la questione in due ore di colloquio.
Questo è il livello attuale del calcio italiano.
Questo è il calcio che noi foraggiamo.
Presidente Moratti, non sarebbe ora di darci un taglio?
scritto da Nk³ il 14 luglio 2011 alle 17:08
Un post in due parti, per inquadrare bene gli avvenimenti di questi giorni. Perchè chi parla di giustizia e di Scudetti in bilico, si sta solo lasciando distrarre.
L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione, che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti
-Noam Chomsky-
Distrazioni continue, informazioni insignificanti: ed ecco che di colpo tutti si ritrovano, anche da queste parti, a parlare di ciò che deciderà la Federazione, di una revoca dello Scudetto, di leggi, regolamenti, ricorsi e possibili conseguenze. Ma cosa è cambiato in questi 15 giorni? Quali novità sono emerse, quali nuovi elementi? Quanto ha aggiunto la relazione di Palazzi alla situazione precedente? Nulla. Nessuna. Zero. La situazione è esattamente questa, identica a sè stessa ormai da un lustro. In più, semmai, c’è una richiesta di archiviazione avanzata dal Procuratore Federale che chiude definitivamente la porta a qualsiasi velleità di rivisitazione del processo sportivo. Perchè allora le considerazioni di Palazzi hanno fatto tanto rumore?
Distrazioni continue, informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è il primo dei dieci principi individuati da Chomsky nei suoi studi relativi alle metodologie usate per il controllo e la manipolazione dell’opinione pubblica, e non deve suonare strano se è proprio in questa strategia che si trovano le risposte al putiferio scatenato da Palazzi, non deve suonare strano il fatto che per capire fino in fondo cosa è successo ci si ritrovi a parlare di opinione pubblica e politica. Non deve suonare strano, perchè la relazione di Palazzi e il quadro all’interno del quale è stata dipinta -come un vero capolavoro- è esattamente questo: politica, che con la giustizia sportiva non ha niente a che fare. E lo sa benissimo e ne è cosciente lo stesso Palazzi, che giuridicamente commette un abominio. O forse un capolavoro.
Come un novello artista, il Procuratore Federale costruisce la sua impalcatura su un sistema di eccezioni e contraddizioni talmente articolato e complesso da risultare quasi inestricabile, impossibile da dipanare. Ed ecco quindi che Moratti “fornisce giustificazioni idonee” rispetto ai suoi comportamenti e Facchetti -che evidentemente non può essere ascoltato- no. E proprio questo non poter essere ascoltato di Facchetti è tale da “integrare la violazione dell’art. 6, comma 1, CGS“. Là, la pennellata dell’artista, la frase a effetto buttata lì per far deflagare la bomba. Risultato garantito, e per nulla attutito -ovviamente- dal fatto che subito dopo si specifica che “la maggior parte delle fattispecie portate al vaglio dei Giudicanti nei procedimenti originati dalle note indagini è stata derubricata in violazione del solo art. 1 del codice all’epoca vigente“. Che cosa sta facendo il Procuratore Federale? Sta riproponendo un’accusa già smentita in passato da una interpretazione giurisprudenziale. Un abominio, che un professionista del calibro di Palazzi non può non comprendere, non può non mettere in atto in perfetta coscienza. Ma sono proprio le sue conoscenze in materia che lo rendono consapevole del fatto che questo abominio non andrà mai a processo, quindi non potrà mai essere messo in evidenza. E quindi da abominio si trasforma in capolavoro. Un capolavoro di malafede, ma pur sempre un capolavoro.
Palazzi compila una relazione che non ha ragione di esistere, figlia di un esposto irricevibile, frutto del lavoro di 13 mesi su fatti improcedibili ab initio. E questo Palazzi lo sa benissimo, ma sceglie di indagare su fatti già prescritti, sceglie di produrre una relazione come se dovesse chiedere un deferimento già sapendo che non potrà farlo. Questi non sono atti di un procedimento messi insieme da un Procuratore Federale: sono opinioni personali di Stefano Palazzi. E lui lo sa. Lui sa benissimo che si sta semplicemente fregiando del suo ruolo per avvalorare sue opinioni personali: lo sa perchè sa che un Procuratore non esiste se non c’è un procedimento, lo sa perchè sa che “invitare” una parte a rinunciare al diritto alla prescrizione è comportamento altamente strumentale e atto non consono ad un Procuratore Federale nell’esercizio delle sue funzioni. E’ perfettamente cosciente, questo fuoriclasse dell’ordinamento (e non sto affatto scherzando), che tutto quello che scrive non subirà mai un contraddittorio, che non dovrà renderne conto a nessuno, che non avrà -stavolta- un procedimento da vincere. E allora cavalca l’onda, arrivando a dire che solo per l’Inter (“in ipotesi” aggiunge, il genio!) potrebbero essere prese delle decisioni di rilievo disciplinare.
Perfettamente conscio di quello che fa carica sull’Inter, prima di lavarsene le mani ributtando, al limite, la palla alla Federazione ma senza neanche sbilanciarsi più di tanto (“questo Ufficio ritiene che sulla questione costituente oggetto dell’esposto possa, in ipotesi, pronunciarsi esclusivamente la Federazione“) e comunque non prima di aver ribadito la “improcedibilità delle situazioni di rilievo disciplinare emerse“. Non prima di aver chiarito, cioè, che tutto quanto scritto è inutilizzabile ai fini del suo lavoro. Che è quello di Procuratore, non di censore nè di opinionista.
Perchè Palazzi si presta a questa pantomima?
A che pro e per chi fa una relazione con quelle che sono solo e semplicemente sue opinioni e non atti di un procedimento?
(continua)
scritto da Fonz77 il 5 luglio 2011 alle 11:45
Prima di spendere anche solo una parola su tutto quello che sta accadendo, degno di un racconto di Kafka, se non fossimo ormai il paese di Moccia e della Tamarreide, lasciate che faccia una doverosa premessa: IO non nominerò la Persona che ha indossato per tanti anni la maglia numero 3 dell’FC Internazionale.
Altri hanno osato farlo, dimostrando nella migliore delle ipotesi cattivo gusto e malafede, ma io non intendo partecipare a questo gioco per la semplice ragione che ritengo quella Persona al di sopra di ogni sospetto, indifendibile nel senso che non ha alcun bisogno di essere difesa, perché è inattaccabile da anima viva, figuriamoci dai meschini personaggi che popolano il mondo del calcio italiano. Su questo non accetto discussioni.
Da discutere ci sarebbe invece parecchio sul modo in cui l’Inter si sia messa nelle condizioni in cui si trova oggi. Sì, lo ripeto, ci si è messa da sola, perché gli “altri” possono anche essere delle infami carogne, ma la cosa era risaputa quindi non si capisce per quale ragione fosse lecito aspettarsi che le cose andassero in modo diverso.
Non è ammissibile rinunciare a combattere le proprie battaglie e poi infuriarsi perché si è perso. Il tempo è più che maturo per svegliarsi, scendere dagli alberi e iniziare a sgomitare nel mondo reale. Un mondo nel quale non importa che tu sia onesto o meno, perché se c’è qualcuno che continua ossessivamente a gridare forte che tu sei un ladro alla fine tutti gli crederanno. Vale nel calcio come in tutte le cose, perché in fondo il mondo del pallone è davvero lo specchio della nostra società.
Siamo stati zitti per 5 anni, preoccupandoci solo di contare le nostre vittorie, quelle ottenute DAVVERO solo sul campo e in nessun altro posto e nel frattempo i nostri nemici stavano contando i chiodi e segando le assi per costruirci la bara intorno.
Ho detto nemici, di avversari non ne esistono più, per me.
L’unica domanda che dobbiamo porci è se sia pronta la Società a combattere la guerra, battaglia dopo battaglia. Dimenticatevi le regole, dimenticatevi l’etica. Come si può parlare di queste cose quando chi detta le regole è il sodale dei tuoi nemici? Non venitemi a dire che dobbiamo distinguerci dagli altri, che il nostro stile è differente. Quanto vi saranno di consolazione queste cose quando ci rinchiuderanno nel girone degli impalati? (fatela voi la traduzione in linguaggio corrente)
Al diavolo le regole, al diavolo le convenzioni. Siamo in guerra da soli contro tanti e quei tanti hanno il controllo di tutte le armi e di tutti gli arsenali, il solo modo di vincere in queste condizioni è essere sfuggenti, spietati e senza scrupoli. Tutto quello che non abbiamo voluto essere fino ad ora. Basta con i guanti bianchi. Anzi, per quanto mi riguarda da ora in poi senza guantoni.
Siamo scossi e circondati, ma a questo punto non abbiamo davvero più nulla da perdere. Non ha più senso nascondersi dietro a una signorilità che nessuno ci riconosce più e nemmeno ci ha riconosciuto mai. Il fango è arrivato ed è inutile piangere che non è giusto.
Tiriamoci in piedi con la forza della rabbia e della disperazione. Ricominciamo a spazzarli via dai campi da calcio, tanto per cominciare, in modo che tutto quello che succede in settimana sia solo una misera consolazione per i nostri nemici, distaccati di decine di punti.
Fuori dai campi? Vale tutto. Questa è guerra.
scritto da Nk³ il 30 giugno 2011 alle 14:39
Terminata la telenovela-allenatore e passati quei due-tre giorni in cui ci si è trovati quasi spiazzati una volta tolto di mezzo l’argomento principale, ci ritroviamo all’improvviso con tantissima carne al fuoco legata all’universo-Inter. Non solo fandonie di calciomercato, come le voci incontrollate che vorrebbero Palacio in nerazzurro in cambio di Pandev, Mariga, Santon o una qualsiasi combinazione dei tre, nè le solite “indiscrezioni dall’estero” (oggi segnaliamo “dall’Inghilterra dicono che lo United rinuncia a Sneijder”), ma anche e soprattutto una serie di dichiarazioni ufficiali che sono per forza di cose più credibili di certe chiacchiere, e meritano quindi uno spazio maggiore.
C’è, tanto per cominciare, la spiegazione definitiva sul motivo per cui l’Inter non ha preso il talentino italo-egiziano Stephan El Shaarawy: no, non è perchè lui voleva solo il Milan, nè perchè ha sempre tifato per la squadra più titolata al mondo. Il motivo, semplicemente, è che uno così meritava di finire al Milan. Ma veniamo alle cose serie.
CALDIROLA - Era già tutto pronto per il suo trasferimento a Cesena: comproprietà con un anno di esperienza sull’Adriatico per l’ex capitano della Primavera nerazzurra (e dei giovanissimi, e degli esordienti), reduce da una discreta stagione al Vitesse e punto di forza dell’Italia U21. “Stavo già preparando le valigie“, ha detto Caldirola, quando è intervenuto Gasperini in persona a bloccare tutto: confermata la comproprietà con il Cesena (come parziale riscatto per Nagatomo), ma il giocatore resta a Milano. Nell’intervista rilasciata al ilsussidiario.net è un fiume in piena: una gioia incontenibile, ma c’è da capirlo. Sbaglia, però, chi vede in questa conferma una sorta di premio, quasi una pacca sulla spalla per ciò che ha fatto fino ad oggi: Caldirola è giocatore vero sia tecnicamente che tatticamente che, soprattutto, mentalmente. Difensore elegante di quasi un metro e novanta, fortissimo di testa, gran marcatore, dotato di grande carisma e tatticamente perfetto per la difesa a tre: come Cristian Chivu, infatti, nasce difensore centrale ma col tempo impara a fare il terzino sinistro con risultati discreti, ed è sicuramente già pronto per giocare centrale o a sinistra in una linea a tre.
E’ in un’intervista successiva, però, che Caldirola mi ha dato da pensare. Quasi riprendendo un discorso che si era sviluppato ieri nei commenti del blog riguardo all’incapacità di “uscire” di molti giovani talenti, il neo difensore nerazzurro ha espresso il suo parere sull’importanza della preparazione “mentale”, vero punto di forza suo e di alcuni suoi ex compagni della Primavera (per esempio Giulio Donati, che resterà in prestito a Lecce dopo l’ottima stagione appena conclusa):
In questa stagione sei maturato molto. A chi va un ringraziamento particolare?
“Posso dire che un ringraziamento particolare va al mio mental coach. Con lui lavoro già da due anni, da quando ero alla Primavera dell’Inter. Se non avessi continuato a lavorare con lui non sarei qui. Il suo lavoro è stato molto importante, non basta lavorare sul campo ma anche con la testa. Lui mi ha aiutato tantissimo, mi ha aiutato a maturare e dato quella sicurezza che mi mancava nelle mie capacità”
Lo consiglieresti?
“L’ho provato sulla mia pelle. Quindi ho toccato i vantaggi con le mie mani. Posso dire che per i ragazzi giovani che vogliono crescere è fondamentale per arrivare a essere campioni veri. Può essere utile non solo per i giovani”
JONATHAN - Le incertezze dei giorni passati -legate a una complicata situazione contrattuale- sembrano essere superate: il Santos ha riscattato la metà del cartellino del terzino brasiliano dal Cruzeiro ed ora tutto è pronto per la cessione all’Inter, al punto da spingere il presidente del Santos, Luis Alvaro Ribeiro, a dichiarare:
“Jonathan andrà via, a 25 anni il suo desiderio è di proseguire in Italia la sua carriera. La proposta dell’Inter lo attrae, e abbiamo deciso di lberarlo dal contratto. E’ il desiderio del giocatore e la proposta dell’Inter ci sembra ragionevole”
Jonathan Cicero Moreira è atteso nel fine settimana a Milano per sottoporsi alle visite mediche e, forse, completare definitivamente il suo passaggio all’Inter per poco meno di 5 milioni di euro.
MORATTI - Parla anche il Presidente, in questi giorni, su un argomento molto caldo: il parere di Palazzi sullo Scudetto 2006. Niente di sorprendente e nessuna novità, comunque: la posizione di Moratti sembra essere molto simile alla nostra e la sua tranquillità è esattamente quella descritta nel nostro ultimo post. Interrogato su una possibile revoca di quello Scudetto, Moratti si è limitato a rispondere “Non considero che possa succedere una cosa di questo genere“. Più chiaro di così?
IL VALZER DEI PORTIERI – Julio Cesar, Castellazzi, Orlandoni, Viviano, Bardi e Belec: è evidente che c’è qualcuno di troppo. Per Vid Belec, 21 anni, è sempre stato pacifico un altro anno in prestito, magari in Serie A. Paolo Orlandoni invece, da molti dato prossimo al ritiro durante la stagione scorsa, festeggerà 40 primavere con la maglia dell’Inter l’anno prossimo: contratto rinnovato fino al 2012. Per Francesco Bardi, 19 anni, la situazione è più incerta: in prestito dal Livorno alla Primavera nerazzurra l’anno scorso, il portiere ha convinto tutti e in particolare ha conquistato la fiducia dell’allenatore Fulvio Pea, che vorrebbe portarlo con sè al Sassuolo. Oggi scade il prestito (con diritto di riscatto) dal Livorno e sono attese novità: ci si aspetta che l’Inter acquisti tutto o almeno la metà del cartellino del giocatore, anche se certamente non resterà in Primavera l’anno prossimo: per lui il già citato Sassuolo o un ritorno a Livorno. E se venissero confermate le voci relative al rinnovo di Luca Castellazzi, 35 anni, resterebbero in ballo solo due nomi in questo valzer: Viviano e Julio Cesar.
Su Emiliano Viviano, 25 anni, rischia di scatenarsi una vera e propria asta. Gentilmente offerto dal Bologna per un clamoroso errore alle buste, il giocatore sembrava destinato alla Roma ma il suo riscatto da parte dell’Inter ha rimesso in discussione tutto. La Roma sembrava dirigersi su Stekelenburg e per Viviano si prospettavano destinazioni tutt’altro che esaltanti: un ritorno a Bologna, uno scambio col Genoa o fare la riserva di Julio Cesar all’Inter. Ma quella che sembrava essere una situazione di stallo, si sta invece facendo sempre più interessante per l’Inter e per Viviano stesso. Oltre al Genoa, che rimane in corsa, la Roma potrebbe avere più di una difficoltà per prendere il portiere dell’Ajax e sarebbe “costretta” a trattare con l’Inter: sul piatto uno tra Vucinic e Menez. Ma è dall’estero che arrivano le notizie più interessanti: l’Atletico Madrid deve sostituire De Gea -volato a Manchester, sponda United, per 20 milioni-, l’Arsenal reputa i vari Fabianski, Mannone e Szczensy inadatti a sostituire i poco affidabili Almunia e Lehmann e sta pensando a Lloris -stravalutato dal Lione più di 20 milioni- o allo stesso Viviano, il Liverpool vedrà probabilmente partire Reina e sta sondando il terreno in casa nerazzurra e lo stesso Lione, se dovesse cedere Lloris, entrerebbe in corsa. Insomma, c’è tutto per una vera asta con base a partire da 10 milioni almeno. Quello che sembra certo è che Viviano non sarà il secondo portiere dell’Inter l’anno prossimo.
Ma sicuri che Julio Cesar resterà al suo posto?
scritto da Nk³ il 28 giugno 2011 alle 11:45
È in arrivo la sentenza di Calciopoli, ha buone sensazioni?
“Io ho sempre la stessa sensazione, credo assolutamente che non c’entriamo niente con Calciopoli, quindi spero e credo che la giustizia faccia la strada giusta”.
-Massimo Moratti-
Sono attese per il 30 giugno le conclusioni del Procuratore Federale Stefano Palazzi relative all’esposto presentato dalla Juventus contro lo Scudetto 2006 vinto dall’Inter, e il mondo del web -nerazzurro, ma soprattutto biancorossonero- è in fibrillazione.
A me, ve lo dico onestamente, la cosa non interessa affatto. Ritengo queste ultime fasi della vicenda talmente banali ed oziose, talmente forzate e campate per aria, da lasciare volentieri la trattazione dell’argomento a chi ha la voglia e la pazienza di ripetere all’infinito determinati concetti ad un branco di esagitati che -al contrario- non ha nè la voglia nè probabilmente la capacità di comprenderli. Ma oggi, per fortuna, un caro amico ha avuto questa voglia e questa pazienza, e ha messo tutto nero su bianco. Il post completo di Watchdogs lo trovate su Inter Blog: io mi permetto di riportarne un ampio stralcio, riservandomi di sottolinearne alcuni passaggi fondamentali.
[...]
Ci sono possibilità che l’esposto venga totalmente accolto?
No, le possibilità sono dello 0,00001%. L’Inter non può essere deferita per prescrizione e nemmeno si pensa che la FIGC, in caso di revoca dello scudetto interista possa restituirlo alla Juventus stante le risultanze del processo del 2006 che, se fosse aggiornato anche per la Juve, peggiorerebbe la loro situazione. Dunque, qui si discute solo la revoca del 14° scudetto interista.
Come venne assegnato lo scudetto interista?
Qui i pareri sono contrastanti, ma più per colpa della “prostituzione intellectuale” che altro. Guido Rossi disse più volte di non avere assegnato alcuno scudetto all’Inter, e in effetti – al contrario di quanto scritto nell’esposto – non esiste alcun “atto del commissario straordinario Guido Rossi” con cui è stato assegnato lo scudetto. Leggendo il celeberrimo parere consultivo dei tre saggi si evince chiaramente che l’assegnazione è automatica in base alla classifica risultante dalle penalizzazioni (questo lo scrive anche la Juve nell’esposto, salvo poi appunto contraddirsi) e che, come da prassi, non esiste alcun atto federale con cui si proclama il Campione d’Italia in alcun caso, anche quando il campionato si svolge regolarmente. Quindi, tanto per cominciare, non c’è alcuna “proclamazione”, “assegnazione” da annullare con un colpo di bianchetto, a seconda di come si sveglia la mattina il presidente Abete.
Quindi la FIGC non poteva far altro che assegnare il titolo all’Inter?
No, la FIGC poteva prendere provvedimenti ma solo per NON assegnare lo scudetto all’Inter, se le irregolarità avessero falsato l’intero campionato o se, anche senza prove di illeciti, fossero emersi comportamenti poco limpidi anche da parte di club non penalizzati.
[...]
La presunta assegnazione del titolo di campione d’Italia 2006 all’Inter ha a che vedere con l’etica?
Sì e no. Nonostante si sia fatta parecchia retorica sull’onestà (anche da parte interista) e sullo scudetto come risarcimento etico, a far diventare l’Inter campione d’Italia è la classifica della Serie A 2005-2006 risultante dai provvedimenti su Calciopoli. Sebbene criteri di ragionevolezza ed etica avrebbero potuto far sì che lo scudetto NON venisse assegnato, la frase del presidente federale Abete (“l’etica non si prescrive”) appare totalmente fuori luogo o, se applicabile a questo caso, lo sarebbe anche per decisioni che riguardano altri campionati i cui eventi sono prescritti.
[...]
Mettiamo però che Federazione stabilisca che si trattava effettivamente di comportamenti poco limpidi e che si debba giudicare comunque, su che base può revocare lo scudetto 2005-2006?
Qui le cose si fanno più complicate. Nei loro recenti articoli, sia Ruggiero Palombo che Fulvio Bianchi sostengono che sulla revoca dello scudetto non c’è prescrizione, ma non ci spiegano su quali basi giuridiche. E’ vero che lo scudetto dell’Inter è passato al vaglio di un parere consultivo e che se fossero emersi alcuni fatti lo scudetto avrebbe potuto non essere assegnato, ma una volta stabilito che i comportamenti poco limpidi ci furono, può essere revocato in qualsiasi momento con un atto federale che non esca da un processo sportivo?
Qual è la posizione dell’Inter in merito?
Un po’ per volontà propria (secondo i critici per mancanza di strategia comunicativa) un po’ perché i media non hanno volutamente trattato l’argomento, la posizione della società è poco nota ma chiara, per chi la conosce. L’Inter nel merito la pensa come Travaglio ma soprattutto ritiene che la revoca potrebbe passare solo attraverso un processo e che pertanto qualsiasi addebito sia prescritto. Persino Tuttosport, schierato apertamente pro-Juve, parla di un possibile parere chiesto a dei saggi circa “l’imperscrivibilità dei presupposti morali (il corsivo è nostro) addotti nel 2006 a sostegno dello scudetto interista”, imperscrivibilità che non è quindi certa, contrariamente a quanto scrivono Palombo e Bianchi.
[...]
-Watchdogs-
1) Da Stefano Palazzi non è attesa alcuna sentenza ma semplicemente delle “conclusioni” sull’esposto presentato dalla Juventus e sulle relative osservazioni (meno pubblicizzate, ma non per questo inesistenti) proposte dall’Inter. Le conclusioni del Procuratore Federale potranno portare ad una archiviazione definitiva o -nella peggiore delle ipotesi- ad un deferimento: che non è affatto una condanna (anche se sarà eventualmente fatta passare come tale da certa stampa, sono pronto a scommetterci), ma semplicemente la richiesta di sottoporre il deferito al giudizio della Giustizia Sportiva. Esattamente come successo pochi mesi fa, per esempio, con il caso-Pandev: Società deferita da Palazzi e assolta dalla Commissione Disciplinare che “non ha riscontrato nessuna anomalia nel trasferimento”.
2) Le possibilità che quello Scudetto finisca alla Juventus sono nulle: e questo la dice lunga sui codici di comportamento della società bianconera, che si sta spendendo così tanto su una vicenda che non la riguarda neanche di striscio. Sperando di guadagnare punti agli occhi della tifoseria, sperando di passare per più credibile di quanto in realtà sia, sperando di distogliere l’attenzione dal suo disastroso operato concreto, dai suoi disastrosi risultati ottenuti, dalla sua manifesta incapacità di svolgere il proprio lavoro. Lo stile-Juve è ufficialmente morto, ammesso che sia mai nato.
3) Lo Scudetto all’Inter non è stato assegnato da nessun atto federale: non esistono atti da annullare, non esistono assoluzioni da rivedere, non esistono sentenze da riformulare. L’Inter ha vinto quello Scudetto perchè ALTRE società hanno subito delle condanne per una vicenda in cui l’Inter all’epoca dei processi non è mai stata coinvolta. E’ esattamente il contrario rispetto a quello che si legge di solito: non è all’Inter che è stato assegnato lo Scudetto grazie a una sentenza, è ad altre squadre che è stato tolto lo Scudetto con una sentenza. La differenza non è cavillosa o di forma, ma sostanziale: dal punto di vista giuridico-federale quello Scudetto è stato assegnato in maniera assolutamente identica a tutti gli altri Scudetti della storia della Serie A, mentre le sentenze hanno inciso su altre squadre e su altre posizioni. Quello Scudetto è stato automaticamente assegnato alla prima classificata del Campionato, e quindi per revocarlo non basta cancellare un atto amministrativo (che non esiste, appunto), ma è necessario avviare un procedimento. E mentre gli atti amministrativi secondo una corrente di pensiero (tutta da discutere, fra l’altro) non sono soggetti a prescrizione, per avviare un procedimento è necessario basarsi su fatti non prescritti: e fatti non prescritti relativi all’Inter, in questa vicenda, non ce ne sono.
4) Non esistono quindi basi giuridiche su cui appoggiarsi per revocare quello Scudetto, a meno di non introdurre un principio completamente nuovo per l’ordinamento sportivo: la non prescrivibilità di atti contrari all’etica sportiva. E quindi la non prescrivibilità di qualsiasi illecito e di qualsiasi frode, la non prescrivibilità di qualsiasi atto “non etico”. Per esempio la vicenda dei Rolex nell’anno dello Scudetto della Roma, per esempio la vicenda-doping accertata a carico di Agricola e di tutto lo staff medico della Juve di fine millennio, per esempio i pagamenti in nero a Lentini e compagni all’inizio degli anni 90: tutti fatti accertati, per 20 anni di Scudetti tutti da rivedere. E chissà quanti altri prima di questi. Rimettiamo in discussione tutto? Io ci sto…
5) La posizione dell’Inter è chiarissima e intransigente, nonostante il silenzio della stampa. Le parole di Moratti riportate all’inizio di questo post sono inequivocabili, e altrettanto dura e inequivocabile è la memoria presentata dalla Società a Palazzi in risposta all’esposto della Juventus. Non solo: la tranquillità che regna negli ambienti societari sulla vicenda è tale che certe voci e certe presunte “anticipazioni” non vengono neanche prese in considerazione. Bollate come fuffa purissima. Banalità campate per aria, come dicevo all’inizio.
6) Gli scenari possibili sono due: una pacifica e inevitabile applicazione delle norme in vigore, o una decisione politica e forzata che stravolgerebbe l’ordinamento. La prima vedrebbe l’Inter completamente sollevata da qualsiasi diatriba, la seconda sarebbe la certificazione finale del fallimento del sistema-calcio in Italia, la pietra tombale su un sistema già ad un passo dall’autoconsunzione, che perderebbe definitivamente, insieme alla certezza dell’ordinamento, qualsiasi credibilità nazionale ed internazionale. A quel punto, qualsiasi scenario sarebbe possibile.
Io il 30 giugno vado in vacanza tranquillo.
Voi?
scritto da Nk³ il 16 giugno 2011 alle 10:01
Preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della FIGC: con questa formula, la Commissione Disciplinare Nazionale ha accolto la richiesta di radiazione avanzata dal Procuratore Federale nei confronti di Luciano Moggi, Antonio Giraudo e Innocenzo Mazzini.
Ai tre dirigenti juventini (chi ufficialmente, chi no) la Commissione Disciplinare non ha riconosciuto nessuna attenuante, escludendo anzi apertamente che le nuove intercettazioni emerse nel dibattimento penale a Napoli possano avere alleggerito la posizione dei tre, perché le “ipotesi tutte da accertare” di “condotte analoghe” di altri tesserati, per la Commissione, “non fanno venir meno la gravità” dei comportamenti. Sembra semplice e banale, ma ci sono voluti cinque anni per arrivarci.
Oggi, in attesa del ricorso all Corte di Giustizia Federale prima e all’Alta Corte del CONI poi, Luciano Moggi, Antonio Giraudo e Innocenzo Mazzini sono preclusi alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della FIGC.

Cinque anni fa gli abbiamo ucciso l’anima.
Oggi iniziamo a liberarci dei corpi.
scritto da Nk³ il 17 febbraio 2011 alle 16:00
Facciamo outing sin dalla prima frase: questo non è un post. E’ piuttosto un meta-post. Un post nel post, o per meglio dire un post fuori dal post…ecco, sì: questo post è il contenitore di un post. Scartando questo post, collegandovi al link che troverete in fondo, vi imbatterete in un interessantissimo articolo che Illegale Rappresentante ha scritto in esclusiva per Indiscreto.
Un articolo di fatti, senza conclusioni nè previsioni. Un articolo di analisi su questioni legali scritto da un legale, che mette in fila dati oggettivi e spiega cosa sta succedendo nel processo di Napoli alla cupola moggiana. E spiega perchè, checchè ne dicano in troppi, l’impianto accusatorio non sia stato affatto scalfito nel corso del procedimento
Vi riportiamo le prime righe, invitandovi a leggere il seguito senza farvi intimorire dalla lunghezza: ne vale davvero la pena.
Navigando su internet ci si può rendere conto come la maggior parte delle notizie relative alla cosiddetta Calciopoli sia fornita da siti internet dichiaratamente bianconeri. Più che noti a chi si interessa anche solo minimamente di tale vicenda, inutile citarli. A detta di questi siti – ma anche di alcuni tra giornalisti, opinionisti e professionisti dell’ambiente calcistico italiano – l’impianto accusatorio nei confronti di Moggi e soci sarebbe stato “smontato” dalle difese degli imputati e per tale ragione l’assoluzione dell’ex direttore sportivo della Juventus, così come quella degli altri soggetti coinvolti nello scandalo, sarebbe ormai scontata. Tuttavia nel corso del processo penale attualmente in corso a Napoli l’impianto accusatorio non è stato particolarmente scalfito. Al fine di giustificare adeguatamente tale affermazione, verranno quì di seguito espresse delle brevi considerazioni in merito ad alcune delle tematiche relative al suddetto procedimento penale.
continua…
Illegale Rappresentante su Indiscreto
scritto da Nk³ il 9 febbraio 2011 alle 12:01
Cornuti e mazziati - Con la sentenza 831/2011 il Consiglio di Stato condanna l’associazione “Giulemanidallajuve” (tranquilli, non ce le metteremmo mai: paura di infezioni) a rifondere le spese legali a CONI, FIGC e FC Internazionale, inopinatamente citate davanti al TAR del Lazio per impugnare le decisioni con le quali la Giustizia Sportiva aveva parzialmente sanato la piaga-calciopoli. Il Consiglio di Stato non si è limitato a confermare -di fatto- le sanzioni inflitte alla Juventus, ma ha aggiunto che i pluri-condannati possono essere “contrariati” per le pene subite dalla loro squadra, ma non sono legittimati a difenderne l’immagine. Di quale immagine si parli, però, non lo ha capito nessuno.
Senza vergogna – Nell’infinita fiducia che nutriamo nei confronti degli appassionati di calcio italiani, siamo sempre convinti che un post di Bauscia Cafè sia più letto, seguito e apprezzato di un articolo di Franco Ordine. E’ per questo che sentiamo il bisogno di aiutare il giornalista (?) e opinionista (?) foggiano a portare all’attenzione di più persone possibile l’ultima perla che ci ha regalato, dal titolo “Dubbio Milan: paghiamo il caso Ruby“, nel quale ci viene spiegato come “Le decisioni arbitrali subite contro Lazio e Genoa aumentano il sospetto: “l’effetto Ruby” che coinvolge Berlusconi influenzerebbe il cammino della squadra. E c’è anche un precedente”
Allegri forse maledice quella tabella esposta prima di Lazio e Genoa. «Mancano 11 successi alla quota scudetto fissata a 80 punti» ripetè. Da allora due pareggi di fila, che aggiunti ai due precedenti, fanno quattro per la gioia di Napoli e Inter. Per puntellare il morale dell’ambiente improvvisamente attraversato da panico e pronostici di segno negativo (basta andare sui siti di estrazione rossonera per leggere frasi tipo, «abbiamo capito come finirà, Inter ancora una volta prima»), Allegri è pronto a replicare la sua beata serenità («siamo in testa, quindi favoriti»).
Ma non basta. E non solo perché i problemi, più vistosi, sono legati al temperamento del gruppo (mai deciso e cattivo nel chiudere le sfide se non nel momento del pericolo, tipo Catania) e agli errori di mira, tanti e ripetuti. A far rumore c’è anche il silenzio assordante di Adriano Galliani che non è il tipo da lasciarsi influenzare da un pareggio di troppo. Sono altri i segnali che gli tolgono il sonno. Non lo smalto discutibile di Cassano o la mira fasulla di Robinho semmai la striscia degli ultimi episodi. Da Catania in poi (espulsione di Van Bommel per un secondo giallo immeritato, squadra in dieci per 35 minuti nella ripresa e capace di passare dallo 0 a 0 al 2 a 0 firmato da Robinho e Ibrahimovic), gli indizi sono diventati tre. E di solito, stando al famoso motto, tre indizi costituiscono una prova. Nel caso del Milan cementano un sospetto. E cioè che con la Lazio sia passato sotto silenzio l’attività da «guastatore» di Kozak: il laziale, ammonito solo nel finale, ha chiuso in campo, Bonera e Legrottaglie sono finiti in ospedale, dixit Galliani a fine partita. A Marassi il terzo episodio: il fallo rovesciato da Mazzoleni, ha dato il via al gol del pari genoano. Qualcuno se lo chiede, più o meno apertamente: «Che sia l’effetto Ruby trasferito nel calcio?». Già nel ’90 accadde qualcosa del genere: in lotta per lo scudetto il Milan di Sacchi col Napoli di Maradona. Allora furono le roventi polemiche sul controllo della Mondadori a riempire le cronache dei giornali…

Ora. Lungi da noi l’idea di voler far polemica, per carità. Però troviamo veramente imbarazzanti questo genere di illazioni da parte di chi, ormai da un paio di lustri, usa una squadra di calcio per fare propaganda politica ”aggiustando” mercato, preparazione, calendari e risultati in funzione della situazione istituzionale del Paese. Chiariamoci: l’impressionante serie di bufale scritte dal signor Ordine nell’articolo qui sopra è una palese accozzaglia di forzature, “avvertimenti” e arrampicate sugli specchi. Questo è pacifico. E però -al di là di questo- visto il modo in cui è stato usato il Milan in questi anni, vederlo affondare insieme al suo fondatore, capo e guida spirituale non ci stupirebbe più di tanto, nè tantomeno ci provocherebbe un gran dispiacere.
Ci torna in mente un altro “avvertimento” di stampo simile, quello di Galliani e Berlusconi all’inizio del campionato indirizzato contro gli “arbitri di sinistra”: ora i pupari non possono più parlare e fanno muovere la bocca ai burattini, ma l’effetto è inevitabilmente minore e quasi comico. Nelle prossime partite vedremo la “forza politica” di Franco Ordine (!) e vedremo se questo blando avvertimento sortirà gli effetti sperati o sarà necessario un nuovo intervento dei grandi capi.
Nel frattempo, nel nostro piccolo, ci limitiamo a far notare all’autore dell’articolo che tre indizi non costituiscono affatto una prova. Per fortuna del suo Presidente.
Novità in casa Milan - Nell’attesa che la testa di cavallo ordinata sortisca gli effetti sperati, vengono alla luce alcune interessanti novità dalla Milano che retrocede. Innanzitutto viene clamorosamente smentita la voce che vedrebbe Berlusconi condizionare il lavoro dei suoi allenatori e imporre le sue scelte sulle formazioni iniziali: l’allenatore in pectore (ehm…) del Milan è in realtà Sara Tommasi, come emerge da uno degli sms inviati a Berlusconi nei quali gli impone di “Riprendere Ron nella tua squadra di merda“. Affermazione che basta da sola, tra l’altro, ad attestare la competenza calcistica della Tommasi.
Nel frattempo Ibrahimovic continua ad una velocità impressionate la sua corsa verso la proposta di sesso orale alla Curva Sud: dopo aver mandato a quel paese tre quarti dei compagni di squadra e dopo aver segnato il futuro di Pato in rossonero, ora è il momento dei primi avvertimenti alla società. Stavolta, almeno, non è l’unico nella rosa ad avere mal di pancia.

scritto da Mr Sarasa il 30 aprile 2010 alle 10:11
C’era una volta il 2003, sette anni fa, ma sembra una vita.
Di questi tempi, il mio prof di Finanza Aziendale subiva la beffa degli studenti milanisti, dopo l’Euroderby di ritorno in semifinale (da noi giocata dopo più di vent’anni dalla precedente), ed a Manchester andavano Milan e Juventus.
In quell’esportazione di trofeo Berlusconi, andava in scena in realtà molto di più, cioè la certificazione su scala europea della forza e del potere di due club che in Italia avevano dominato il decennio appena conclusosi.
Nell’altra semifinale tra l’altro i bianconeri avevano eliminato il Real Madrid, campione d’Europa ed Intercontinentale in carica, in una delle sue ultime interpretazioni da protagonista su scala europea prima di perdersi tra ali, punte, punticine e trequartisti.
Il confronto con oggi, è qualcosa di assolutamente godurioso, inimmaginabile per chiunque: il Real a parte i quarti di finale col Monaco dell’anno seguente (purgata dall’ex Morientes) ha collezionato una serie di SEI eliminazioni consecutive agli ottavi, ha cambiato radicalmente la sua intelaiatura almeno altre due-tre volte, a cifre folli, ma sono Milan e Juve le squadre su cui intendo maggiormente soffermarmi, nel day after della partita storica del Camp Mou.
Si, perchè laddove una volta il calcio italiano era controllato (direttamente, indirettamente, o comunque da protagoniste) da due società che magari usavano metodi discutibili (con i distinguo del caso, che non ho voglia nè tempo di fare) ma di sicuro erano il paradigma dell’efficenza e dell’organizzazione (a delinquere – magari – ma comunque organizzazione), ora siamo di fronte a due “bande dell’Ortica” composte però da soli “pali” sul modello della famosa canzone di Jannacci, vista la serie di mosse susseguitesi nel giro di 24 ore che definire “fuori tempo” è un eufemismo…
Da prima, nel giorno della radiazione del signor Moggi Luciano (che non gonverma e non sbendisce), il nuovo presidente Fiat John Elkann non trova di meglio che piazzare il cug-inetto Andrea Agnelli (universalmente considerato l’esponente familiare più vicino alla pluricondannata triade) alla presidenza della mefitica squadra di famiglia.
E’, l’Agnelli Andrea, una figura che pare uscita da uno sketch di Rowan Atkinson, mixato con l’imitazione di Gasparri fatta da Neri Marcorè. Insomma, il prototipo di uno sfigato, che non ha ben chiaro cosa stia lì a fare (ma evidentemente non è piazzabile in altri ruoli nel gruppo). Infatti si è già prodotto in mirabili supercazzole del tipo che rafforzeranno sia la struttura societaria in Corso Galileo Ferraris, sia la struttura sportiva di Vinovo…
ECHEVVORDI’? Mettono quattro tiranti?
Mah… il cugino più famoso intanto mostrava segni di insofferenza. Eh si, perchè dopo aver in 4 anni cambiato 4 allenatori con la promessa di un quinto a breve, aver avallato l’acquisto di una serie di brocchi strapagati quali Thiago, Felipe, Melo, Salami Izzic, (G)Righeira, Amauri, Andrade… dopo aver scolpito incancellabili nella storia bianconera figure quali Blanc, Secco, Cobolli e Gigli, la prospettiva di farsi rubare la scena dal MrBean di famiglia deve essergli sembrata terribile.
E così, ecco la nuova sparata ad effetto: «Nei prossimi giorni sarà definito un esposto alla Federcalcio per chiedere la revoca dello scudetto 2005-2006. In coerenza con quanto abbiamo sempre sostenuto: le regole valgono per tutti».
Poco importa che finora non sia emerso proprio nulla che non dico parifichi, ma nemmeno avvicini, a ciò che faceva la Juventus, l’Inter.
Stupisce soprattutto il tempismo: l’ex D.G. viene radiato, per quanto faceva? bene, lo stesso giorno chiedo la revoca dello scudetto assegnato a chi l’aveva ricevuto dopo le prime condanne.
C’è un altro passaggio buffo, delle dichiarazioni di El Kann:“Chiederemo giustizia ma non la riapertura del Processo sportivo nonostante il coinvolgimento in Calciopoli di altre squadre”
Certo che non chiederete la riapertura del processo sportivo, non potete ottenere nulla! Anzi, peggio ancora, a riaprire il processo sportivo, potrebbero finire sotto la lente di Palazzi pure le SIM svizzere, non note nel 2006…
Mentre tutto ciò andava in scena a Torino, l’astuto premier tra un brindisi per la defenestrazione di Bocchino ed un altro per la finale raggiunta dall’Inter non si lasciava sfuggire l’occasione di silurare pubblicamente Leonardo, a tre giornate dalla fine con il terzo posto non ancora matematicamente certo.
Il quale tamblè, passa da giovane scoperta e brillante mossa societaria, pompata in estate come la svolta Guardiolista di Milanello, ad un Ferrara qualsiasi.
Mah!
Di sicuro, Leonardo, testardo o meno che sia, per quanti errori possa aver fatto quest’anno, si trova in buona compagnia: da Zaccheroni a Zoff, passando per Ancelotti senza dimenticare ovviamente Capello, l’elenco dei sacrificati all’altare della competenza tecnico-tattica dell’ex allenatore dell’Edilnord è degno di un monumento ai caduti in guerra.
Il tutto ad un giorno di distanza dall’outing di Marina Berlusconi, che nel nome dell’amore comunica urbi et orbi che han chiuso i rubinetti, e che di calcio non ne capisce molto, ma non se ne occupa in fondo.
Sette anni in Tibet, ed il mondo appare diverso.
P.S.: non ce ne siamo dimenticati. Siamo andati a Barcellona per una scampagnata a base di uova e schiamazzi notturni, ma vi pensiamo sempre cari De Rossi e Rosella.
BOJINOV, HERNAN, BIABIANY, JIMENEZ… SIAMO CON VOI, SABATO POMERIGGIO.
NON PER ALTRO, SOLO PER LA REGOLARITA’ DEL CAMPIONATO, L’IMPEGNO DEI PROFESSIONISTI, LA DIGNITA’ E TUTTE LE ALTRE SEGHE MENTALI CHE QUOTIDIANAMENTE CI VENGONO RIPETUTE…
scritto da Luis il 14 aprile 2010 alle 16:17
 Burattini bugiardi
Paolo Bergamo (Atalanta, per gli amici): “Fu Facchetti a fare il nome di Collina e non io”.
Questa affermazione, palesemente falsa e smentita dall’audio della telefonata intercettata, è la prova della loro malafede. Oggi tutte le puttane e i burattini, anche quelli dotati di una minima credibità hanno parlato di “giallo”, come se ci fosse qualcosa di dubbio. In realtà, separando i fatti dalle opinioni, avrebbero dovuto scrivere: “Moggi trucca la trascrizione dell’intercettazione, come faceva con campionati delle sim svizzere“. Invece è “giallo”, com’è “giallo” per il gesto di Sneijder. Senza vergogna (1/2).
Non sono bastate le patetiche scuse (ed intere trasmissioni sulle tv locali) in cui si cercava di dimostrare che le intercettazioni fossero state manipolate riproducendo la voce degli imputati, oppure le storie che le intercettazioni riguardanti l’Inter fossero state cestinate dalla Telecom di Tronchetti Provera, ora sono arrivati al “vilipendio di cadavere” (cit. Ziliani) cercando addirittura di negare l’evidenza dichiarando il falso. Senza Vergogna (2/2).
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