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Ore 19: si chiudono le porte del Quark Hotel.

febbraio 1st, 2010 | 126 Comments | Posted in Calcio Mercato | di Nk
L'ATAHotel Quark di Milano

Trattative concluse all'ATAHotel Quark di Milano

Dopo un’ultima giornata frenetica, si chiude finalmente la finestra invernale del calciomercato. Una finestra che ha visto fin dal primo minuto (anzi, fin da dicembre) l’Inter molto attiva per puntellare la rosa con acquisti e cessioni che permettono di renderla sempre più simile ai desiderata di Josè Mourinho. Andiamo quindi a vedere come si sono mossi Marco Branca e Piero Ausilio in questo mese e a fare il punto della situazione su quella che, almeno a vedere i nomi “di secondo piano” è una nuova Inter.

Capitolo acquisti: il botto è stato fatto a dicembre o, a voler citare gli accordi sulla parola, addirittura ad ottobre. Si chiama Goran Pandev e sul suo ritorno a casa abbiamo già detto tutto qui. Quello che non abbiamo detto riguarda il rendimento del nuovo numero 27 nelle sue prime apparizioni in nerazzurro: ottima prestazione (con mezzo gol) al debutto contro il Chievo, assist per il definitivo 4-3 contro il Siena e perla su punizione nell’ultimo meraviglioso derby ma, soprattutto, presenza in campo concreta e convincente, tanto da permettere a Eto’o di restare fuori a recuperare la condizione e da mettere più di un punto interrogativo sulle nuove gerarchie del nostro attacco. Il tutto a costo zero.

L’emergenza invernale, però, era tutta a centrocampo. Dopo un mese intero passato a inseguire i nomi più vari (da Ledesma a Baptista, da Palombo a Simplicio), nell’ultima giornata succede di tutto: la dirigenza dell’Inter dopo quasi 48 ore passate ad aspettare una risposta da Lotito per Ledesma considera fallita la trattativa e si butta sulla pista Simplicio. Le basi per portare il brasiliano in nerazzurro sembrano solide: scambio di prestiti alla pari con Krhin, e a giugno lo sloveno di nuovo a Milano e Simplicio libero di sbarcare nella Roma giallorossa a costo zero. Le cose però si complicano in un primo momento per il rifiuto di Krhin e poi perchè, intorno alle 16, arriva direttamente a Moratti una telefonata di Lotito finalmente disposto a trattare Ledesma. Al presidente laziale viene (giustamente) sbattuta la porta in faccia e si torna a lavorare su Simplicio: si prova a inserire nella trattativa prima Fossati e poi Destro senza riscontrare i favori del Palermo. Alla fine, con Simplicio già a Milano, Krhin parla con i dirigenti del Palermo per avere garanzie tecniche sul suo impiego: garanzie che non arrivano e che portano il giovane sloveno a preferire la panchina dell’Inter a quella dei siciliani. Tutto saltato, anche perchè la ricerca di un centrocampista nel frattempo non era più una priorità per Branca e Ausilio.

Sì, perchè in mattinata, nell’ambito della trattativa che ha portato Jimenez a Parma, Marco Branca è venuto a sapere prima di tutti del mancato trasferimento di McDonald Mariga al City, e come al solito ha preso il telefono e composto il numero di Josè Mourinho. Scena già vista dalle parti di Monaco di Baviera quest’estate: tutti spiazzati e trattativa conclusa in meno di due ore. Kenyano, classe 1987, Mariga è il tipico centrocampista africano tutto forza fisica e capacità di corsa e in nerazzurro vestirà la maglia numero 17. Tatticamente molto intelligente, può ricoprire tutti i ruoli arretrati del rombo e giocare da centrale anche in un centrocampo in linea. Centrocampista di quantità e di qualità che nella realtà in cui si è trovato immerso fino ad ora ha fatto la differenza, mentre a Milano si troverà spesso tra campo e panchina, utile per il turnover. In chiave Champions non sposta  nulla, ma in quanto a equilibrio e completezza della rosa viene ad occupare il posto di Vieira e a dare un segnale molto forte alle dirette concorrenti per il campionato, squadre nelle cui rose gli “alter ego” di Mariga si chiamano Poulsen e Mancini quando non, addirittura, Faty. Segnale dall’interpretazione semplice e immediata: l’Inter c’è oggi e ha intenzione di esserci anche domani e dopodomani, senza lasciare agli altri neanche le briciole.

Marco Branca

Marco Branca

Ma è nel mercato in uscita che Branca piazza i suoi capolavori: dopo Burdisso ad agosto, riesce a liberarsi in un mese solo di tre “incedibili” come David Suazo, Patrick Vieira e Amantino Mancini: prestito secco al Genoa per il primo, rescissione consensuale e trasferimento al “Mancioster” (dove ancora non ha debuttato, causa infortuni) per il secondo, e chiusura con il botto del prestito gratuito con obbligo di riscatto per la comproprietà fissato a 4 milioni per Amantino, che spaventato da un trasferimento in una nuova città sceglie di andare nella zona malfamata della stessa in cui si trova. Cosa ci faccia Mancini al Milan e cosa ci faccia il Milan con Mancini resta un mistero: di certo peggio che da noi non può fare, ma ciò che conta è esserci liberati di un’altra balena arenata che da troppo tempo spiaggiava dalle nostre parti. Resta il solo Quaresma a questo punto, e resta una squadra decisamente più completa ed equilibrata di prima. Una squadra che in estate è stata rivoluzionata nell’undici titolare -grazie agli arrivi di Lucio, Motta, Sneijder, Eto’o e Milito- e ora è stata puntellata nelle riserve con, appunto, Pandev e Mariga. Una squadra in parte ringiovanita e sicuramente rafforzata, soprattutto dal punto di vista della “intencità” tanto cara al Mou. Una squadra che probabilmente con questo mercato non ha recuperato nemmeno mezzo punto nel gap che la separa dal Chelsea (non è certo nella sessione di gennaio che si può operare in tal senso), ma che certamente mostra a tutti, almeno in Italia, di non avere nessuna intenzione di abbassare la guardia nè di far cessare questo dominio incontrastato che dura da quattro anni e che, speriamo, dovrà durare ancora a lungo.

Una squadra che, per l’ennesima volta, gode del lavoro di un direttore tecnico che più passa il tempo, più si afferma come uno dei migliori in circolazione.

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Bentornato a casa, Goran

gennaio 4th, 2010 | 125 Comments | Posted in Calcio Mercato, Giocatori | di Nk

Pandev MacedoniaГоран Пандев nasce a Strumica il 27 luglio 1983. Fantasia, grande tecnica, buon dribbling e tanta velocità sono doti ideali per una mezza punta, 75 chili distribuiti su 184 centimetri sono caratteristiche fisiche perfette per una prima punta che faccia da riferimento in attacco: questo felice mix lo rende un giocatore tatticamente perfetto e un elemento più unico che raro nel panorama calcistico internazionale. Prima o seconda punta, trequartista o esterno, a destra o a sinistra: il macedone si cala perfettamente in qualsiasi quadro tattico, e questo è sicuramente uno dei motivi che ha fatto ricadere sul suo nome le scelte di Mourinho e della società.

Il talento cristallino è evidente fin da giovanissimo: a soli 16 anni si ritrova titolare nella squadra della sua città per una esperienza che, però, durerà pochissimo: l’occhio lungo degli osservatori dell’Inter finisce sul giovane macedone, e l’approdo a Milano è inevitabile. E’ il 2001 e il ragazzino di Strumica si allontana per la prima volta da casa per fare il suo ingresso nel calcio che conta. Una stagione brillante con la primavera dell’Inter rende chiaro a tutti che non è quello il suo posto, ma la prima squadra in quegli anni non era certo il modo migliore per far crescere un giovane e in campo ci andavano mostri sacri che non lasciavano nemmeno le briciole agli altri (chiedere ad Adrian Mutu): l’unica soluzione è il prestito. 5 gol in 40 partite fra Spezia e Ancona lasciano l’idea di un buon giocatore, con tanta fantasia ma poca concretezza soprattutto sotto porta. Uno da Serie A, sicuramente, ma nell’Inter di Ronaldo e Vieri per lui non può esserci spazio.

Goran PandevDa lì la decisione che oggi Mourinho prima e Oriali poi hanno definito “un grave errore”: nel 2004 cessione della comproprietà alla Lazio nell’affare Stankovic, nel 2005 -anche a causa di un nuovo contratto firmato dal giocatore con Lotito- l’altra metà del cartellino viene ceduta all’Udinese nell’ambito dell’operazione Pizarro. 4 gol il primo anno, poi l’esplosione: 12, 14, 19, 15…alla fine saranno 64 gol in 191 presenze con la maglia biancoceleste, e offerte che nel corso degli anni arrivano da tutta Europa: ma Bayern Monaco, Liverpool e Real Madrid non sono disposte ad arrivare alle folli cifre chieste da Lotito, il giocatore a Roma sta bene e ha un patto con il presidente: ora guadagna solo 500mila euro, ma presto arriverà il rinnovo. Magari a fine stagione, magari alla prossima, magari c’è da aspettare ancora un po’…ma la telefonata non arriva mai, e l’attaccante entra nell’ultimo anno di contratto deciso, a questo punto, a non rinnovare e ad ascoltare le proposte di altri club disposti ad offrirgli sei volte tanto. Si scatena l’ira di Lotito, che decide di mettere lui ed altri compagni nella stessa situazione fuori rosa. Il macedone è il primo a fare ricorso presso il collegio arbitrale della Lega Calcio, ed è il primo a vincerlo: il 23 dicembre 2009 il contratto viene risolto e la Lazio è costretta a pagare 160mila euro di danni più le spese processuali.

A questo punto il passaggio all’Inter diventa solo una formalità: l’accordo sulla parola esiste da mesi, il “risarcimento morale” per mantenere i buoni rapporti con la Lazio si troverà senza problemi, le parole del giocatore sono inequivocabili. Ma prima il ragazzino di Strumica torna a casa. Sposa la sua compagna di sempre, si riprende dallo stress del processo, si gode dieci giorni di vacanza nei quali può pensare alla sua nuova avventura e alla sua nuova vita. Fa la valigia e riprende quell’aereo che 9 anni prima, appena diciottenne, l’aveva accompagnato per la prima volta a Milano. Oggi è il capitano della sua Nazionale, oggi è un uomo maturo e un calciatore affermato. Oggi quella maglia nerazzurra non pesa più così tanto sulle sue spalle.

Oggi, finalmente, Goran Pandev può tornare a casa.

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Spunti di riflessione

novembre 12th, 2009 | 117 Comments | Posted in Calcio Mercato, Discussioni, Recensioni | di Miss Green

Le pause del campionato sono deleterie, non solo per il campo di San Siro che subirà mischie e placcaggi in una partita epica tra All Blacks e Italia (R.I.P.) ma anche per la marea di notizie (in)utili che si susseguono.

Si comincia con un timido Dzeko si offre al Milan di sicuro effetto, per arrivare a Huntelaar chiama il Milan «Vedrete, vi conquisterò». Non si fa in tempo ad augurarsi che gli organi di stampa smettano di prenderli per i fondelli, che Galliani (Adriano, non Sorella) si inventa l’abbonamento per il girone di ritorno. Si appella ai 16.000 che non hanno rinnovato per la delusione di non poter più venire di qua per vedere segnare Kaká, dimenticandosi di includere quei famosi 11.000…

Leggo inoltre che Del Piero ha incontrato Richie McCaw degli All Blacks e mentre parla del più e del meno, incalzato da un giornalista, promette di fare presto la linguaccia, anche  all’Inter. Il giornalista che scrive qui ci informa che “Un altro aspetto in comune, tra Del Piero e gli All Blacks è la linguaccia. I neozelandesi infatti, durante l’Haka, la danza rituale eseguita prima di ogni incontro, mostrano la lingua agli avversari: «L’Haka è molto importante nella cultura neozelandese – spiega il rugbista – Ruotare gli occhi, o tirare fuori la lingua viene fatto per spaventare gli avversari e vedere se hanno il coraggio di guardarci in faccia».” Ecco, mi sembra evidente che non venga fatta per prendere per i fondelli l’avversario dopo aver segnato. Ma c’è chi può…

Pare che Quaresma sia vicino all’Atletico a gennaio, vulesseiddio! Si parla anche di Porto, ma mi sento di dubitare fortemente di un ritorno in bianco-blu. Pare inoltre che Otamendi sarà presto dell’Inter. Chi sa, parli! Io non lo conosco e mi piacerebbe saperne di più.

E siccome in questo blog si fa anche cultura, informo i naviganti che sono FINALMENTE in vendita questi due simpaaaatici volumi:

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Il Dribbling Club – Nel terzo volume di questa collana di fumetti troviamo il giovine Giovinco. E’ lui che, nel corso del romanzo, aiuterà – e allenerà in segreto – i ragazzi della Robur, impegnati nella preparazione della finale del torneo «Magico Calcio» contro i terribili Galacticos, è lui che, in un dvd allegato al libro, regala una dimostrazione pratica delle 19 schede tecniche presenti (iniziativa creativa, controllo della palla, eccetera) e insegna una ventina di dribbling, dal «mamba» al «ghepardo», dallo «sparviero»al «condor».

Daniele de Rossi. Il mare di Roma – De Rossi diventa il mare. Sale, s’ingrossa, cresce, tracima, straripa, dilaga, inonda, fuoriesce. Canta tutte le libertà stonate che sono le più belle, percorre ogni girotondo, urla e parte per la rivoluzione lasciando i bambini a casa per il bene del mondo; è la fanfara e la banda prima dell’ora di cena d’estate, la scuola chiusa per la finta bomba, i colori dell’edicola, il ritorno dalla prima vacanza da grande, l’ultimo autogrill prima di casa, Push dei Cure ballata di notte sui ghiacci, una scena notturna di Se mi lasci ti cancello, un valzer suonato dai Sex Pistols, Disorder dei Joy Division…

Non so se ridere o piangere. Nel dubbio, rido sguaiatamente.

Il ritorno del settantenne (a San Siro)

novembre 8th, 2009 | 279 Comments | Posted in Calcio Mercato, Campionato | di Mr Sarasa

Lo ammetto: quando la squadra più asteriscata d’italia lo esonerò la scorsa primavera, un po’ mi dispiacque… povero Raniero, in fondo mica era colpa solo sua per le innumerevoli figure da peracottari di quella squadretta nelle ultime due stagioni: come minimo, qualche responsabilità andava pur condivisa col tutor-sport, con la badante e con Cobolli, Gigli, Blanc e Secco, i Quattro Moschettieri del mercato.

Temevo inoltre che non ci sarebbe stata più occasione di vedere all’opera su una squadra importante questo genio della comunicazione… masochistica, ed in effetti ora è tornato ma solo sulla panchina della Roma.
La differenza tra il settantenne dell’anno scorso e quello attuale è evidente, senza nessuno che lo prenda in giro parlandogli di vincere scudetto e/o champions, o che gli facciano credere che un ex giocatore sia imprescindibile solo perchè sa battere le punizioni, anche il comandante Claudio contiene la propria esuberanza verbale.

Nessun “Deco e Carvalho a me Abramovic li avrebbe dati”, per intenderci, nè sopraffini ed eleganti paragoni anatomici come il celebre “noi siamo coglioni, lui [Mourinho] sta in mezzo”.. in compenso ha trovato altri modi di rendersi protagonista, prima polemizzando con Blanc (quello che col calcio non c’entra nulla) sull’affaire Stankovic (non voluto dai tifosi), poi dicendo che è dura condurre una squadra non costruita da lui (e sono già tre anni che gli capita, in effetti, se chiedi Stankovic e ti danno Thiago..): insomma, dopo averci fatto divertire per due anni con balle, ora sortisce lo stesso effetto dicendo la verità, impagabile.

Va detto che rispetto all’ultima volta che Ranieri ha vinto contro di noi a San Siro mancherà il suo miglior uomo assist: Burdisso.
Ieri sulla gazza c’era un’interessante ipotesi di calciomercato in tal senso: lasciare Burdisso-errore-fisso alla corte di Rossella Sensi e riprenderci un giovane cresciuto nel nostro vivaio e che qualche apparizione nella stagione dei record l’aveva fatta: Andreolli.

Oggi ha 23 anni, è maturato al Sassuolo superando i problemi alla schiena che avevano caratterizzato la stagione 2007-2008 tra Roma e Vicenza, continua a “vedere” la porta durante corner e punizioni e – particolare più importante – pare che sia uno di quei giocatori che l’allenatore portoghese non capisce come sia stato possibile cedere, di quelli provenienti dalle giovanili (l’altro è Pandev).
Se son rose, fioriranno, ma non vi nascondo che farei lo scambio seduta stante..

In ogni caso, non è questo il tempo per il mercato, oggi la Roma è solo l’avversario da battere dopo 4 anni che non riusciamo a farlo a San Siro in Campionato, vediamo di stoppare questa fastidiosa tendenza (anche se certe rimonte in extremis tipo quelle con i gol di Zanetti, Balotelli e Crespo occupano un posto speciale nella mia personale galleria delle emozioni forti regalate da questa squadra negli ultimi tempi..)!

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Ma Diego a noi non ci serviva?

maggio 8th, 2009 | Commenti disabilitati | Posted in Calcio Mercato, Campionato, Tattica | di ex-collaboratori

Il probabile acquisto di Diego da Cuhna da parte della Juventus un po’ mi da fastidio, non per invidia (dal punto di vista della Juventus non sposta molto, perché il vero problema della Juve è la mediocrità generale, non la mancanza di tecnica), ma perché penso che fosse più utile all’Inter.

Certo, adesso si dirà che Mourinho preferisce dei centrocampisti alla Lampard, cioè in grado di giocare in the box, ma anche offrire dinamismo e copertura, passaggi e tiri dalla distanza. Il fatto è che di elementi così ce ne sono pochi: Lampard, Gerrard, Essien… casualmente sono incedibili. Diego è un trequartista atipico comunque: non ha il passo del trequartista brasiliano classico, né la benzina super di Kakà, che nella nazionale occupa il posto da titolare. E’ un combinato tra trequartista e classico regista, capace di prendersi la palla ovunque e di metterla in rete. Il problema principale di Diego è che è discontinuo, a volte non si prende tutte le responsabilità. Ma resta il fatto che è quasi un centrocampista totale come lo vuole Mourinho, ho detto quasi perché ha una vocazione offensiva che non è controbilanciata dalla sua indubbia grinta.

Penso che comunque un giocatore del genere, allo stato attuale del nostro centrocampo, povero, lento e invecchiato, ci facesse comodo. E non poco. Detto questo non mi preoccupa come rivale, a patto di fare una campagna acquisti decente.

Io non avrei mai sacrificato Acquafresca per Milito, a meno che gli osservatori non abbiano deciso di metterci una pietra sopra, valutando il giovane attaccante del Cagliari come poco propenso a dei miglioramenti. Il prezzo per il Principe sarebbe comunque alto, posto che miglioriamo la situazione globale dell’attacco.

Il problema è che dobbiamo rivoluzionare due reparti, rimandando per adesso il ringiovanimento complessivo della difesa (Materazzi e Cordoba prima o poi lasceranno): confermati Maxwell, Maicon e Chivu, rimane da valutare la posizione di Burdisso (che ha mercato), mentre Rivas di certo sarà ceduto.

A centrocampo urge una rifondazione: io vorrei vedere Cambiasso restituito al suo ruolo naturale di centrocampista centrale, che sa inserirsi. Anche lui può interpretare quella posizione alla Gerrard, ma ha dei limiti lo sappiamo: non ha un lancio lunghissimo, difficilmente tira dalla distanza, è molto forte ad arrivare da dietro, ma non si sente sicurissimo a ridosso delle punte. Sneijder mi sembra un ripiego di valore, sul quale ho seri dubbi. E’ un centrocampista tuttofare, uno Stankovic giovane perenemmente penalizzato da questa sua versatilità. Poi ci vorrebbe un mediano forte, che consenta lo spostamento più avanti del Cuchu. Yaya Tourè non sarebbe male, peccato che andava preso due anni fa. Di certo non è Inler la soluzione ideale. Thiago Motta lo giudico troppo lento e conservativo, anche se ha fisico, tiro e precisione nei passaggi. Messi bene non siamo: Zanetti ha dato tanto, ma vuole sostituito, mentre Muntari è sicuramente un discreto giocatore, ma col quale non si migliora il reparto.

In avanti Quagliarella sembra la novità dell’ultima ora. In accoppiata con Milito può andar bene, ma non aspettiamoci miracoli, senza un centrocampo di qualità un attacco Ibra – Quagliarella – SuperMario – Milito è abbastanza giovane e forte, ma non ci porterà molto lontano in Europa.

Infine qualche parola per domenica: Se scendiamo in campo con il 4-3-3 incontreremo solo problemi. L’Inter gioca meglio con un interno tra le punte e un centrocampo raccolto, perché così si annulla il gap tecnico: la squadra sta corta, i passaggi sono più efficaci, i terzini possono salire senza sfiancare le punte. Assente Ibrahimovic facciamo fatica a salire, pertanto molto dipenderà dalla voglia del Chievo di attaccare e molto dipenderà da Samuel, chiamato a tenere alta la linea difensiva. Altrimenti ci complicheremmo inutilmente i compiti.

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Io speriamo che me la Chievo (cit.)

maggio 7th, 2009 | Commenti disabilitati | Posted in Calcio Mercato, Campionato, Manipolazione Intellettuale | di Luis

norigoreIeri qualche mediaservo (rigorosamente anonimo, a testimonianza che esiste ancora una vaga parvenza di senso del pudore) ha paventato l’ipotesi di una festa per pochi intimi, qualora l’Inter vincesse lo scudetto la prossima domenica a causa di un San Siro occupato dalle due illustri retrocesse. Se dovesse verificarsi l’ipotesi prospettata, i “pochi intimi” sarebbero i tifosi di Galliani e Blanc a darsi forza e compagnia in una Milano vestita di nerazzurro con tanto di dedica: “Non vincete più!”. Insomma auguriamo ai nostalgici del patto di non aggressione di uscire da San Siro con un risultato utile, altrimenti sarà una serata che ricorderebbero a lungo.

Prima di sperare che una J**e con le sembianze tipiche dell’Inter di qualche tempo fa (spogliatoio spaccato, allenatore dead man walking e contestazione del pubblico) faccia bottino pieno contro Dida&Co., occorre però battere il Chievo. E non sarà una partita semplicissima, anche in virtù di precedenti contraddittori. Si parte dal pareggio per 2-2 nel rush finale della stagione che si concluse (con) il 5 maggio. Protagonista del match, il miglior arbitro di sempre, quel Massimo De Santis che solo grazie alle intercettazioni ha svelato la sua bravura nel dirigere ed indirizzare le partite. Il rigore su Ronaldo, scambiato per fallo in attacco, è stato l’emblema di quel campionato. L’anno successivo, il possessore di schede Sim Racalbuto, assegna due rigori al Chievo ed espelle Okan per avergli toccato un braccio in sede di protesta: 2-1 per i “Mussi Volanti” il risultato.

L’anno di Zaccheroni vede la prima vittoria nerazzurra al Bentegodi: Vieri e Recoba i marcatori. La squadra allora allenata da Beretta (da qualche giorno ospite di Mourinho e dell’Inter ad Appiano) tiene invece a battesimo l’Inter manciniana. Un pareggio per 2-2, nonostante un Adriano semplicemente devastante. Adriano che vestirà il rossonero del Flamengo. L’anno successivo a sbloccare la partita ci pensa il neoacquisto Samuel su corner di Figo. Il portoghese, allora, aveva più di 70′ di autonomia. L’ultimo confronto risale alla stagione dello scudetto dei record: Adriano dopo alcuni secondi e Crespo, su gentile concessione di Sicignano, firmano la 15esima vittoria consecutiva.

Domenica mancherà Ibrahimovic, un motivo in più per far bene. Attacco sulle spalle di Balotelli, anche se Mou potrebbe schierare al suo fianco Crespo e Figo, reduce da una buona prova contro la Lazio, ma con una autonomia ridotta a 20′ e con un dinamismo ai  minimi storici. Provvidenziale, sul fronte fisico, il rientro di Stankovic. A patto che non debba correre per il portoghese e per Vieria. La formazione di Di Carlo, infatti, oltre ad offrire un calcio organizzato, è una delle squadre più in forma del Campionato e, dato da non sottovalutare, si tornerà a giocare al caldo, dopo una serie di partite in notturna. Realisticamente, i 3 punti permetterebbero di organizzare la festa contro il Siena. Ormai un classico (dolce-amaro) degli scudetti nerazzurri.

Sul capitolo mercato, interessante articolo di Pedullà che dà per conclusi gli affari(?) Milito ed Hernanes. Le parole di Raiola sanciscono una tregua tra Ibra e l’Inter, mentre Maxwell, dopo le intemperanze verbali del “pizzaiolo”, si avvia a firmare il rinnovo fino al 2013. Da leggere anche l’opinione di Antognoni su quel che resta dei quotidiani sportivi.

Avvertenza: questo articolo è riservato a pochi intimi.

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Inter-Lazio, pagelle (e non solo)

maggio 3rd, 2009 | Commenti disabilitati | Posted in Calcio Mercato, Campionato, Pagelle | di Luis

18405Julio Cesar 6,5 | Non deve fare miracoli, ma la sicurezza che mostra quando è chiamato in causa è il lavoro più importante che compie da due anni a questa parte. Attento su Kolarov e Rocchi, è il vero padrone dell’area di rigore grazie a due delle sue frecce nella sua faretra: scelta di tempo e capacità di leggere l’azione. Santon 5,5 | Da quando è stato spostato sulla fascia di Maicon non riesce ad esprimere il suo potenziale. Forse perché gli è richiesto un compito più complesso, forse perché a sinistra aveva trovato più feeling con meccanismi consolidati. Distratto in un disimpegno nel primo tempo, regala una occasione pericolosa agli avanti biancocelesti. Cordoba 6,5 | Deve vedersela con Rocchi e lo contiene abbastanza bene. Nel primo tempo ricopre un ruolo non proprio consono alle sue caratterstiche: imposta l’azione con lanci verso Ibra e Figo. Lanci insolitamente precisi, anche se nel finale di gara torna in sé e fa partecipare i raccattapalle alla manovra. Samuel 7- | Zarate è un cliente scomodo e non è un caso che il fallo che gli costa l’ammonizione l’abbia commesso proprio sul suo connazionale. Per il resto, ottimo sui palloni alti e senso della pozione notevole. Pregevole chiusura nel finale di gara che testimonia l’importanza del Muro per la difesa nerazzurra. Chivu 6+ | Il vigile Mou gli impone un divieto d’accesso nella metà campo avversaria. Questo nel primo tempo. Col passaggio al 4-4-2 migliora anche in fase di spinta. Sbaglia un goal quasi fatto su assist di Ibra. Si infortuna nel finale in uno scontro di gioco. Speriamo non sia nulla di grave.

Cambiasso 5,5 | Meno lucido del solito il Cuchu. Spesso è vittima del centrocampo avversario più tecnico e meno fisico e non riesce ad imporre gioco e ritmo. Entra nei contrasti con un certo timore, in uno concede a Rocchi il tiro che Julio Cesar neutralizza sulla sua destra. Zanetti 6 | In questo finale di stagione ha mostrato il suo lato umano. L’età avanza e anche il dinamismo ne risente. Primo tempo da centrocampista a coprire le (rare) avanzate di Santon e Cambiasso, con l’uscita del Bambino va sulla fascia, mentre con l’ingresso di Burdisso torna a centrocampo come quarto in linea. Solito, onesto contributo. Muntari 7 | La sua corsa continua è utile alla causa, come il suo goal con tanto di occhiata al centro per fintare il passaggio a Vieira e tiro a fulminare Muslera sul primo palo. In mezzo, spazio per qualche recupero in spaccata e qualche lancio preciso per Figo ed Ibrahimovic. Esce tra gli applausi. Figo 6,5 | Il vecchio Luigi risorge dopo la prestazione tombale al San Paolo. La tecnica è sempre sopraffina, il calcio da fermo anche. Attinge le ultime forze dal serbatoio. Col rientro di Balotelli e Stankovic dovrebbe osservare un turno di riposo: teniamo alla sua salute. Ibrahimovic 8- (il migliore) | Le esternazioni del pubblico alla sua giocata sbagliata non erano dirette a lui in quanto Ibra, ma erano frutto dell’emotività legata al risultato. Per fortuna li prende sul personale e due minuti dopo inventa una rete delle sue: mix di classe e potenza su cui Muslera non può nulla. Non contento di aver zittito i contestatori, regala il pallone del raddoppio a Muntari e un altro a Chivu per la terza marcatura. A fine partita cita Mou: “quattro partite e vado in vacanza”, e saluta i fischiatori: “andiamo avanti, è il terzo scudetto che arriva, mi dispiace”. Humor inglese. Quel meno è per il dolo nel cercare l’ammonizione.

Mancini 5 | E’ vittima dell’ampiessa del Mou. E della sua apatia. Crespo 6 | Entra a far compagnia ad Ibra. I movimenti sempre precisi e la volontà nel rincorrere gli avversari sono due buoni motivi per cui avrebbe meritato il goal. Vieira 6 | La mezz’ora che Mou gli concede è il tempo giusto per evitare lo stato comatoso. Importante in fase di costruzione della manovra, si inserisce nell’azione del raddoppio e fa sentire i suoi centimetri sui palloni alti. Burdisso sv | Ingiudicabile. Mourinho 6 | E’ la media tra il 5 per la prima parte della gara ed il 7 per aver ridisegnato la squadra. Il 4-3-3 è come uno spartito che gli orchestrali non sanno suonare perché non rientra nelle loro corde. Al minuto 56 effettua il doppio cambio, al minuto 58 l’Inter va in vantaggio. Un caso? Non crediamo. Primo tempo passato ad attuare il monoschema “lancio lungo per Ibra” e secondo con meno ampiessa e più concretessa. La sensazione è che molti elementi di questa stiano raschiando il fondo del barile. La rivoluzione d’estate lo vedrà al timone di una campagna acquisti da non sbagliare. Sempre Special davanti ai microfoni: “Sui giornali si scrive sempre negativamente sull’Inter, la settimana passata ci sono stati i 7 punti, la prossima si parlerà dell’episodio di Ibra. Per me è iniziato e finito due minuti dopo”. Tagliavento 6 | Qualche errore di valutazione, ma direzione sostanzialmente corretta. La decisione più difficile spetta al guardalinee che giudica correttamente la posizione di Muntari nell’occasione del goal. Brocchi 3 | E’ passato un girone, ma è rimasto a parlare. Mentre Ibra continua a giocare e segnare.

Cronaca di una bella serata

stadiosansirojp8Partita godibile, soprattutto per il risultato, ma per quanto ci riguarda è stato il prepartita a tener banco. Il saggio Vitarob è il primo ad arrivare ed a piazzarsi sotto l’orologio del baretto. Nel frattempo era giunto anche Duke, il quale era a conoscenza delle sembianze del “vecchio” ed era lì lì per dichiararsi. La carcassa, però, aveva scorto un non so che di familiare nel ragazzo che si aggirava nei paraggi ed era pronto a chiamare qualche “clanda” per giocarsi la sua identità. Avrebbe vinto, visto che quando arrivano MrSarasa e Luis, Duke si avvicina col suo segno distintivo (il giubbotto verde) e finalmente arrivano le presentazioni. Si unisce al gruppo anche il veterano Snis (e consorte nerazzurra) dopo i consueti (mila)Km in pullman. Qualche chiacchiera sulla fede in comune, sul blog, su Aguero, sul fatto che Cattivo Tenente ci avesse dato buca non più tardi di 10 giorni prima, sulla contestazione a Zenga nel lontano 1987, sulle foto di un Vitarob giovane al Inter Club Castiglione Olona in compagnia di Benito “Veleno” Lorenzi e Snis decide di chiamare Enzuccio che anticipa alla truppa la presenza (spacciata per assenza) di Figo in campo. Una battuta su Mou, un’altra su Recoba, più di una sui lobotomizzati e ci si dirige verso l’inconfondibile profumo di salsiccia alla piastra con peperoni e cipolle. Mentre la maggior parte del gruppo era intenta a gustarsi la cena, arriva una chiamata: “Pronto? Parlo con LuisSuarez? Sono Cattivo Tenente, con 10 giorni di ritardo!” Lieti della sorpresa ci dirigiamo di nuovo al baretto e, nicknomen omen, riconosciamo subito il Tenente ed un suo sottoposto. Vitarob, come di consueto, tiene il banco e cerca tra i files quel Beppe Chiappella, allenatore del primo abbonamento del Tenente. Il risultato della ricerca rimane top secret, ma ha dato vita ad una risata contagiosa.

Duke nel frattempo smista consigli sulle azioni detenute dal vecchio senza infrangere alcuna disposizione in materia di aggiotaggio ed insider trading. Si decide di entrare ché mancavano poco meno di 30 minuti al fischio d’inizio. Il gruppo si scioglie con la promessa di rivedersi per la festa scudetto della 38esima giornata. Una volta passati tornelli e stewart, Luis e Vitarob raggiungono i loro seggiolini davanti alle supertifose nerazzurre Egle e Grazia. Il primo tempo fila via quasi senza accorgersene, come il pacchetto di Marlboro della premiata ditta VitarEgle. Intervallo passato ad ipotizzare i cambi di Mou. La seduta di brainstorming si conclude con l’uscita di Mancini e Santon e l’ingresso di uno tra Cruz e Crespo. Mou decide di togliere la modalità “gioco differente da Roberto” e un istante dopo accade l’irreparabile: fischi ad Ibra e dito indice dello svedese sulla bocca a zittire i tifosi. Vitarob inizia la sua battaglia personale verso i detrattori di Ibra, invocando tutti i peggiori interpreti del ruolo che hanno messo piede a San Siro. Stava per arrivare a Pancev quando Ibracadabra inventa un goal del suoi: è l’estasi. Lo spirito di Ibra si impossessa di lui e quasi come fosse un suo ologramma inizia una arringa offensiva che termina solo 5 minuti più tardi, quando anche l’ultimo dei dubbiosi viene redento. Le sue coronarie hanno retto, nonostante vi fosse più di qualche dubbio considerate l’intencità e l’ampiessa della reprimenda.

Arriva la rete del raddoppio e con essa un abbraccio liberatorio tra Luis, Egle, l’ologramma e Grazia che sancisce la fine della gara e probabilmente delle residue velleità delle inseguitrici di cancellare dai risultati stagionali la voce zeru tituli. Tagliavento fischia la fine, 6 punti all’alba. Lasciando lo stadio c’è chi si interroga sul gesto di Ibra, sulla sua volontà di provare nuove esperienze e sul centrocampo in camera iperbarica, ma c’è anche chi è soddisfatto del risultato, di un secondo tempo giocato bene e, soprattutto, di aver passato una bella serata tra compagni di fede. Mentre Luis e MrSarasa sono sull’autobus che li riporterà a casa arriva uno squillo: il nostro informatore di mercato ci avverte del duplice acquisto dei “Giochi Preziosi” Diego Milito e Thiago Motta. Con lo scudetto ad un passo, il pensiero va alla prossima stagione. C’è solo L’Inter e noi con Lei.

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Illusi(oni)(sti)

aprile 23rd, 2009 | Commenti disabilitati | Posted in Calcio Mercato, Campionato, Discussioni, Manipolazione Intellettuale | di Luis

0423ff108444b3498d1338e7d448682bMinuto 85 di Juventus-Inter 2-3, Coppa Italia dello scorso anno, la partita delle prime due reti di SuperMario al Vecchio Comunale, quella che “valeva uno scudetto” (anche se Tuttosport il 19 maggio avrebbe titotalo “Sono 15″) e Camoranesi si fa espellere per un calcione nei confronti di Pelé. Minuto 82 di J**e-Lazio e l’oriundo “inniorante” si fa cacciare dal “nuovo” Rizzoli per proteste.

L’anno appena trascorso dalla squadra presieduta da uno schizofrenico, allenata da un “settantenne” scricchiolante, amministrata da Jean-Claude e diretta sportivamente da un prestanome (cit.),  può essere riassunto dall’atteggiamento del centrocampista argentino. Non è cambiato nulla: a vincere qualcosa saranno gli altri. Anche Mou credeva che la Giuve avrebbe fatto più strada in Coppa Italia, escludendola dalla profezia degli “zeru tituli“. Niente da fare, c’era da aspettarselo: pur di smentire Mou, Ranieri avrebbe fatto qualsiasi cosa.

Zeru tituli quindi, per smentire tutti i proclami e le eccessive aspettative di inizio stagione. Per zittire tutti quei tifosi, probabilmente giapponesi, che non hanno capito come la musica sia cambiata. Non ci sono più Moggi e Giraudo e i loro miracoli telefonici: le 3 espulsioni nelle ultime 3 gare sono solo uno dei tanti indizi. Neanche Agricola può iniettare una nuova dose di fiducia(?) a Nedved e Del Piero. Ma i nostalgici potranno brindare al ritorno di Lippi dopo il mondiale 2010. E’ lui che si è incontrato con Blanc, è lui che ha consigliato il rientro di Cannavaro, è lui il tutore invocato da De Paola qualche mese fa, sempre che il tecnico non venga sostituito dal fido Conte.

Il capitano della nazionale ita(g)liana ha detto che indosserà la maglia n° 29, il numero degli scudetti bianconeri (inclusi i dopati ed i rubati). Sono lontani i tempi in cui Guido Rossi lo mandò a calci metaforici nel sedere in conferenza stampa a fare una figura barbina (direi autoreferenziale) smentendo le parole pronunciate 24h prima. Ma stupirsi per gli atteggiamenti di Mr Neoton non ha senso. Meglio consolarsi con le immagini di Torres che lo ridicolizza più volte nel 4-0 di Anfield.

A dire la verità avrei scommesso sulla sua presenza a Milanello lo prossima stagione. Un difensore in piena età Milan (Lab), l’ennesimo Pallone d’Oro da sfoggiare nello spettacolo circense, un elemento in più per il fitto tour de force “amichevole”. Invece nulla: l’Albania, l’Arabia Saudita, lo Zimbabwe ed il Nepal dovranno accontentarsi di Shevchenko, Ronaldinho e Beckham. Oggi il notiziario della tv di famiglia ha giudicato la stagione del Milan positiva perché “il distacco dall’Inter è stato ridotto da 20 a 10 punti”. Con lo stesso metro si è probabilmente festeggiato anche il 5-2 con una selezione ungherese, una roba simile alla rappresentativa della Val di Non affrontata dall’Inter qualche anno fa a Brunico.

Chissà se qualcuno avrà il coraggio di usare l’aggettivo opportuno per definire la stagione delle seconde in classifica? Fallimentare, questo è il vocabolo corretto. Fallimentare. Zeru Tituli. Grandi campioni, ma -10. E’ curioso, tra l’altro, come a parità di risultati Ranieri con una rosa più equilibrata ma nel complesso inferiore venga crocifisso, mentre da Moggi a Mazzola, non si perde occasione per incensare Ancelotti. Misteri della fede. Non invidio le prostitute intellettuali: a Torino e Cologno Monzese ci sarà da lavorare più del solito per imbonire i lobotomizzati e i beoti. Il 17° scudetto lo dedicheremo a loro.

Ps: Anche durante J**e-Lazio ci sono stati altri cori offensivi all’indirizzo di Balotelli. Della madre per la precisione. Si aspetta un altro comunicato dei Drugati per conoscere se si riferissero alla madre naturale o a quella adottiva. Mi ero sbagliato: avevo parlato di “cori nuovi e fantasiosi”. Avevo avuto una dritta da Tuttosport. Da segnalare questa interessante intervista rilasciata a Il Manifesto da Mauro Valeri, sociologo e direttore dell’Osservatorio sul razzismo ed anti-razzismo nel calcio, che spiega bene la situazione di Balotelli.

Pps: Secondo radiomercato l’ingaggio di Milito sarebbe davvero vicino. E se i soldi per “El Principe” si destinassero per Zarate?

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Cronistoria di un grande colpo di mercato

aprile 21st, 2009 | Commenti disabilitati | Posted in Calcio Mercato, Campionato | di ex-collaboratori

emersonQuando era giovane e forte…
«Grazie al Milan per l’ interessamento, ma io la scelta l’ ho fatta. Il Milan lasci stare la mia situazione, io ho preso la mia decisione: andrò alla Roma e non esistono, quindi, altre possibilità per nessun altro pretendente». (Emerson, febbraio 2000)

Sette anni e diverse pubalgie dopo…
Ora è ufficiale: Emerson è del Milan. Adriano Galliani ha chiuso l’affare in serata a Madrid. Il centrocampista brasiliano passa al club rossonero a titolo definitivo ed è stato pagato circa 5 milioni di euro. Per l’ex giocatore di Juve e Roma un contratto biennale. Intanto Fabio Capello ha commenta così il trasferimento del brasiliano in rossonero: “Sono convinto che il Milan abbia fatto un grande acquisto. Dopo una stagione di alti e bassi, Emerson avrà voglia di riscatto e sarà una pedina molto importante nello scacchiere rossonero. Complimenti al Milan“. (Gazzetta dello Sport, 23 Agosto 2007)

Le prime roboanti dichiarazioni…
“Arrivo in una grande squadra, avrò responsabilità adeguate al club perché ci si aspettano cose importanti da me. Cercherò di dare il mio contributo, come sempre, in campo e fuori. Ma sono sicuro che non sarà tanto complicato come qui al Madrid, perché al Milan ti accolgono, l’ambiente ti aiuta, c’è un gruppo positivo. E intorno c’è un rispetto che qui è mancato. La cosa che più di ogni altra mi ha ferito”. (Emerson, 23 Agosto 2007)

Anche se l’allenatore fa capire qualcosa…
Che cosa le ha chiesto Ancelotti? «Niente. E questa è una cosa che mi ha fatto molto piacere. Mi spiego: l’ allenatore si fida di me, mi conosce bene e sa cosa posso fare. E’ uno che parla poco, con tranquillità, ma quando apre bocca tutti lo ascoltano con attenzione e massimo rispetto. Naturalmente mi dà qualche indicazione, ma poi si affida a me. Non mi dice: “Puma, fai questo. Puma, fai quello”. In fondo lui se ne intende: a centrocampo ha giocato per tantissimi anni...» (Emerson, 15 Settembre 2007)

Milanello Bianco si mette in moto:
«È il colpo che ci aspettavamo. Non siamo in troppi a centrocampo, anzi ora potremo tirare il fiato qualche volta». (Rino Gattuso, qualche giorno dopo l’acquisto).

Non poteva mancare il plauso alla scelta epocale:
Emerson ha compreso i problemi relativi alla nostra fiscalità. In ogni caso la sua scelta ci fa capire quanto volesse venire qui“. (Adriano Galiani, commenta l’acquisto)

Un grande rinforzo…
L’ acquisto di Emerson non deve essere considerato un segnale di sfiducia ai giocatori che già sono qui. Visto che Seedorf gradisce giocare come trequartista avevamo solo cinque opzioni a centrocampo per tre posti. Anche il presidente Berlusconi è soddisfatto, lo ha detto anche ad Ancelotti. Il mercato è finito, adesso siamo al livello delle grandi potenze europee come Barcellona, Real e Inter“. (Adriano Galliani, il giorno dopo l’acquisto).

Lieto fine (con amnesia):
L’A.C. Milan comunica che il calciatore Ferreira Da Rosa Emerson ha chiesto e ottenuto di risolvere con effetto immediato, causa motivi personali, il rapporto con la Società. Nel ringraziarlo per quanto ha dimostrato nel corso dell’esperienza in rossonero, il Milan formula a Emerson i migliori auguri per il futuro (21 Aprile 2009).

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L’Inter del futuro

marzo 26th, 2009 | Commenti disabilitati | Posted in Allenatore, Calcio Mercato, Società | di ex-collaboratori

In questo blog a Paolo Ziliani, l’ultima sua tirata anti-interista (guai ad attaccare la squadra del padrone eh…) gli è costata il link, anche perchè non sembra essere così ancorata alla realtà. Mourinho non va via e non è geloso del fatto che Ancelotti potrebbe prendere il suo posto al Real Madrid. Anche perchè Ziliani, da perfetto aziendalista, dimentica che è stato Ancelotti a polemizzare per primo con Mourinho. E che quindi la gelosia sarebbe di Carletto e non di Josè, se proprio vogliamo metterla in questi bizzarri termini.

Comunque, la notizia vera è che Mourinho sta lavorando per il futuro dell’Inter. Approva certi rinnovi di contratto, ne disapprova pubblicamente altri, facendo capire che la filosofia che segue e che ha illustrato a Moratti comprende molte cose: il mercato, la disciplina, le capacità aziendali della società Inter, gli affari. Mourinho è un manager a 360° e per Moratti è una benedizione, visto che le esternazioni del presidente ne subiscono ampia influenza.

Mourinho progetta l’Inter del futuro dunque. Un futuro che si collega alla visione del Presidente, che vorrebbe una società meno zavorrata dai suoi generosi interventi. Mourinho gli ha prospettato due strade.

a) Investire su grandi campioni, vincere e guadagnare con le vittorie di portata europea (scaldando i muscoli per il nuovo stadio, che darebbe ossigeno alle casse societarie).

b) Cedere i giocatori inutili, investire su pochi campioni in grado di far fare il salto di qualità e completare la rosa con elementi della primavera. Con un piano triennale, il cui ultimo capitolo rimane ancora la costruzione del nuovo stadio.

Il sottoscritto, come sapete, propende per la seconda ipotesi. Certo, i ricavi da stadio dell’Inter sono da barzelletta e nulla ci conforta in base al fatto che in Italia si possa replicare il modello di successo di alcuni big club europei. Anzi, io non sono del tutto convinto. Ma peggio di così davvero non si può fare.

Il fattore tecnico pertanto riveste un ruolo importante. Seguendo la filosofia di Mourinho, da qualunque parte la si prenda, piano A o piano B, i successi dovrebbero essere garantiti, purché la società si doti di una visione inglese.

Intanto l’Inter si comporta già da squadra d’Oltremanica. Mourinho fa meno turnover, utilizza meno giocatori, gioca tante partite e ha meno infortuni (fortuna o abilità?). La squadra va alleggerita, di peso, e velocizzata, soprattutto nella capacità offensive. Mourinho probabilmente non ha fatto nomi precisi, anche se qualcuno in mente ce l’ha. Benzema, Ribery, Hamsik e un difensore centrale di statura elevata che prenda il posto di Materazzi.

In compenso punterà su un nucleo di giocatori che ha vinto e che ha molto da dare e da correre (in modo veloce, ha puntualizzato ieri, riferendosi nemmeno troppo velatamente a chi, pur essendo avanti con gli anni, perora la causa di un rinnovo contrattuale: Cruz, Crespo, Figo).

Sarà difficile vendere Materazzi, Adriano e Vieira, mentre più mercato avrebbero Maxwell, Jimenez, Suazo, Rivas, Cruz ed eventualmente Burdisso (che non cederei facilmente, è del 1981). C’è poi l’incognita Quaresma da considerare.

Ma una rosa dell’Inter 2009-10 così schierata non mi dispiacerebbe:

Portieri: Julio Cesar, Toldo, Belec

Difensori: Santon, Zanetti, Maicon, Cordoba, Samuel, Chivu, Burdisso, Mei

Centrocampisti; Bolzoni, Cambiasso, Stankovic, Muntari, Hamsik, Khrin, Obi, Mancini, Diego

Attaccanti; Ibrahimovic, Balotelli, Benzema, Acquafresca, Destro.

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