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Nome: Mario. Cognome: Balotelli. Età: 19.

marzo 3rd, 2010 | 89 Comments | Posted in Discussioni, Giocatori | di Nk

BalotelliIntervistato dalle Iene, Mario Balotelli dà libero sfogo alla sua bocca e alla sua mente, affrontando tutti i temi “caldi”, e sono tantissimi, che lo hanno toccato più o meno direttamente in questi primissimi anni nel calcio che conta. Da Mourinho al Milan, dal razzismo al suo carattere “difficile”, dalle veline alle esultanze, dalla famiglia alla Nazionale. Il quadro che ne esce è sconfortante. Sconfortante per chi dipinge Balotelli, anzi Mario, come un fuori di testa, un provocatore, sconfortante per chi vede in questo ragazzo tanto genio e altrettanta sregolatezza, sconfortante per chi vorrebbe vedere un talento cristallino bruciato dalle bizze della sua testa.

Mario è un ragazzo solare, disponibile, simpatico e cosciente della propria forza. Mario è un ragazzo di 19 anni a cui piace ridere e divertirsi, a cui piace scherzare. E in quest’ottica vanno lette non solo le sue dichiarazioni in questa intervista, ma tutte le dichiarazioni che alcuni media cercano pretestuosamente di usare per creare polemica intorno a lui. Se Mario in un ospedale con dei bambini dice di tifare Milan lo fa per scherzare, per provocare una risata, per rompere il ghiaccio. Se Mario va allo stadio a vedere Milan-Manchester, lo fa per vedere una grande partita di Champions League, non certo per fare l’ultrà del Milan. Se Mario prende una multa per aver suonato il clacson sotto casa di un amico alle 2 di notte, lo fa perchè è un ragazzo di 19 anni con tanta voglia di giocare e con tutti i “colpi di testa” che chiunque, alla sua età, ha avuto. Sbaglia? Sicuramente sì. Cambia qualcosa nel suo essere un giocatore dell’Inter? Sicuramente no.

Non riporteremo il testo integrale dell’intervista, che pure abbiamo letto, in questo post. Non lo faremo perchè crediamo che più delle sue parole -chiarissime e lampanti nella loro sincerità- quello che diciamo possa essere spiegato dalla sua voce e dal suo faccione sorridente, che non lascia dubbi sulla seriosità o meno di certe dichiarazioni. Nei prossimi giorni magari faremo un post con il video dell’intervista e lì commenteremo tutto, dal suo rispetto per Mourinho al suo amore incondizionato nei confronti della Nazionale italiana, dalla sua sfrontatezza sul campo alla sua maturità nell’affrontare temi più delicati. Oggi no. Oggi ci interessava parlare solo dei suoi 19 anni, della sua playstation e della sua voglia -del suo bisogno- di divertirsi.

Sì, perchè Mario ha 19 anni. E questo che dobbiamo tenere sempre in testa, è questo che troppo spesso dimentichiamo.

Ed è questa la cosa che preoccupa di più chi se lo trova contro su un campo di calcio.

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Udinese-Inter: uno sguardo ai migliori

marzo 2nd, 2010 | 143 Comments | Posted in Campionato, Giocatori | di Nk

LucioLucio chiude una settimana stratosferica: unico difensore puro con la Sampdoria, in compagnia di Samuel contro l’attacco atomico del Chelsea, ancora da solo contro l’Udinese. Risultato: 3 gol subiti, di cui uno su rigore. E prestazioni da urlo: il capitano del Brasile si afferma, contro molte previsioni, acquisto prezioso e di livello altissimo. Puntuale in ogni chiusura, muro insormontabile sia fisicamente che in velocità, sa benissimo quando può avanzare palla al piede -creando sistematici scompensi agli avversari- e quando deve invece piantarsi in difesa. In più, dà alla squadra una carica e una sicurezza preziosissime, da vero capitano. Fenomenale.

Poi c’è Maicon, che da alcune partite sembra essere tornato ai suoi livelli o quasi. Sicuro in difesa, ma questo non era mai mancato, torna a coprire dopo ogni discesa senza fermarsi avanti a recriminare o protestare. Fa vedere di nuovo due-tre anticipi dei suoi, dai quali partono puntualissimi contropiedi: nasce così l’azione del secondo gol, è nata così una pericolosa sortita offensiva col Chelsea. Torna ad applicare gli schemi con puntualità e regolarità: il movimento sul gol è devastante per qualsiasi difesa ed è lo stesso movimento che libera spazio a Balotelli per il tiro dell’1-1. Come previsto, si avvicina il mondiale e torna il Colosso. Sarà utilissimo nel finale di stagione.

Su Milito resta veramente poco da dire: potrebbe insegnare calcio in qualsiasi spogliatoio del mondo. Un attaccante completo, un giocatore totale che non si spiega per quale motivo abbia dovuto aspettare 30 anni per arrivare a questi livelli. 39 gol in 55 partite dicono tanto ma non tutto: El Principe non è solo cecchino da area di rigore come mostrato nel terzo gol, ma è anche maestro della tattica come si vede nel secondo gol e in tutto il resto della partita. Capace di tenere in scacco da solo una difesa intera (ce lo ricordiamo Leonardo che tiene in campo 4 difensori per marcare solo lui?), di farla impazzire, di farsi inseguire, di toglierle ogni punto di riferimento, di far saltare in aria ogni linea difensiva: da lì, poi, diventa quasi elementare servire un compagno -per esempio Pandev- e lasciare aperta una voragine per l’inserimento di un difensore -per esempio Maicon-. E poi stare lì e godersi lo spettacolo di un gol. Per esempio il 2-1.

BalotelliE infine c’è lui, naturalmente: Mario Balotelli. Un gol, un assist, una partita sontuosa. Le parole iniziano a diventare superflue, inutili. Le chiacchiere da bar, o da blog se preferite, stucchevoli. Ha numeri da campione ma deve aggiustare la testa, alterna grandi giocate a gesti stupidi, va bene il gol ma l’ammonizione, ma la reazione, ma il nervosismo con la panchina, ma, ma, ma….ma che cosa? Ci permettiamo di metterlo noi un “ma” grosso quanto una casa: ma ha 19 anni. Fermiamoci a pensare, a decontestualizzare tutto. Abbandoniamo l’idea e l’immagine di Balotelli che abbiamo e pensiamo a un ragazzino che a 19 anni fa una partita come quella di domenica. 19 anni, 76 presenze e 26 gol con la maglia dell’Inter. 19 anni, attaccante esterno da un gol ogni 155′ in campionato. 19 anni e Inter-Rubin Kazan alle spalle. 19 anni e due scudetti da protagonista. No, sul serio: di cosa vogliamo discutere?

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Ciclone Supermario

febbraio 18th, 2010 | 196 Comments | Posted in Discussioni, Giocatori, Manipolazione Intellettuale | di Nk

Mario BalotelliLe condizioni fisiche – Iniziamo dalle cose serie: dolore all’articolazione del piede. Ufficialmente niente di meglio precisato, ufficiosamente una infiammazione al piede dovuta ad una vescica. E’ questo che sta tenendo lontano dai campi Mario Balotelli. E’ questo dolore che l’ha mandato in tribuna contro il Napoli, è questo dolore che probabilmente lo terrà fuori dalla lista dei convocati contro la Samp, è questo dolore che mette un grosso punto interrogativo sulla sua presenza in campo col Chelsea. Ieri nuovi esami hanno confermato l’infiammazione e hanno permesso di porre le basi per un ciclo di terapie conservative che giorno dopo giorno consentiranno carichi sempre maggiori nel tentativo di avere Supermario in campo in Champions League. Saltato il raduno dell’U21, l’unico spiraglio sembra essere un riposo parziale fino a mercoledì e una protezione studiata appositamente per il suo problema. L’infortunio in sè non è grave, ma l’unica cura è il riposo: riposo che Mario non può concedersi in vista della Champions. Prevedibile, in queste condizioni, un periodo di dentro-fuori come fatto con Ibra due anni fa: non convocazione in campionato e rientro in Champions, in attesa di una pausa sufficientemente lunga che permetta la guarigione totale. Sperando che questa pausa non arrivi prima di giugno…

Le turbe mentali – Mario Balotelli è milanista. Inutile prenderlo in giro, inutile sfotterlo, inutile discriminarlo: da suoi tifosi, dovremmo solo aiutarlo e stargli vicino. Come abbiamo fatto con Kanu, con il Ronaldo infortunato e con Burdisso. E’ una sfiga, non può farci niente. Non solo: Mario Balotelli non è uno da frasi fatte. E’ un ragazzo di 20 anni che gioca, ride e si diverte e non vuole -giustamente secondo me- essere costretto a pesare ogni cosa che dice in ossequio ad un pelosissimo politically correct che deve andare incontro alle capacità mentali dei subumani da curva o da facebook. E quindi se si trova con dei ragazzini in un ospedale, per rompere il ghiaccio dice che è milanista. E quindi se si trova a scherzare con un amico o un giornalista che sia, dice che per arrivare alla Champions con l’Inter deve firmare a vita. Non è carino, non è simpatico, non fa ridere? Pazienza. Ce n’è tanta di gente che non fa ridere, pur senza insaccarla con la puntualità di Balotelli…si può sopportare, credo io.

L’importante è non cadere, noi, nel giochino dei media. Non cadere nel giochino di quelli che, saputa la fede rossonera di Mario, gli portano sotto casa gli accrediti per ogni partita. Magari conditi da giornale e cappuccino, da bravi servi quali sono. L’importante è non avere bisogno ogni volta della benedizione di Moratti per chiudere un caso che semplicemente non esiste. Balotelli è milanista. Balotelli gioca (spesso bene) e segna per l’Inter. La seconda cosa, per quanto mi riguarda, stende un enorme velo nerazzurro sulla prima.

Questioni di cuore - Poteva mancare il gossip, in tutto questo? Certo che no. E allora Mario pensa bene anche di approfittare di una intervista a Sky per etichettare la sua ex (Barbara Guerra, qui in una delle sue espressioni migliori) come “una fallita guidata da Lele Mora che ha bisogno di popolarità e che farebbe di tutto per apparire sui giornali“. Frasi ritenute sufficienti dalla Guerra per querelare Mario. In fondo una storia finita con una querela fa più titoli di una storia finita senza querela, no?

Riassunto – Il riassunto è semplice e veloce. Mario Balotelli è un giocatore dell’Inter. Mario Balotelli si allena, gioca e segna per l’Inter. Il resto, semplicemente, non rileva.

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Au revoir, Monsieur Patrick

gennaio 8th, 2010 | 107 Comments | Posted in Giocatori | di Nk

Dopo Juan Sebastian Veron, Luis Figo e Hernan Crespo, un altro componente della prestigiosa FIFA100 lascia la maglia nerazzurra. Da oggi Patrick Vieira non è più un giocatore dell’Inter.

Patrick VieiraUna carriera ad altissimo livello sviluppata principalmente nell’Arsenal e due stagioni in Italia: una col Milan e una con la Juventus. No, un giocatore con la sua classe non poteva portarsi dietro una macchia simile. Un giocatore con la sua eleganza non poteva legare il suo nome a squadre del genere. Quella vergogna doveva essere lavata.

E’ il 2 agosto 2006 quando Vieira si rende conto della sua scabrosa situazione e decide di agire nell’unico modo possibile per rimediare a una macchia altrimenti indelebile nella sua luccicante carriera: è il 2 agosto 2006 quando Patrick Vieira diventa un giocatore dell’Inter.

Il debutto avviene nella finale di Supercoppa contro la Roma. L’Inter dopo mezz’ora è sotto per 3-0, ma col senno di poi sembra tutto calcolato, tutto già scritto in una sceneggiatura perfetta. E’ il momento di far capire all’Italia che la musica è cambiata, è il momento di urlare al mondo che da queste parti, dopo anni di buio, si torna a giocare a calcio. E’ il momento di lasciare spazio ai campioni veri. Patrick Vieira prende in mano il centrocampo nerazzurro: la mette dentro al 44’, poi assiste al gol di Crespo, poi al 74’ la firma finale. 3-3, e punto esclamativo di Figo per quello che sarà l’inizio della nuova epoca del calcio italiano. Un’epoca a forti tinte nerazzurre.

Giocatore troppo spesso etichettato come “di sostanza” a causa di un fisico impressionante, Patrizio di Francia è in realtà un distillato di classe cristallina, che nella rosa di quegli anni per tecnica resta alle spalle dei soli Figo e Ibrahimovic. L’intelligenza tattica al servizio di due leve lunghissime, dieci anni di esperienza per far funzionare spalle larghe come nessuno, la capacità di leggere il gioco per reinventarsi incursore a 30 anni, Vieira è un giocatore fondamentale nell’anno dello scudetto dei record e nel successivo: il perno di classe, eleganza, sostanza e esperienza sul quale si installa la mentalità della nuova Inter, la consapevolezza di essere i più forti, la coscienza di poter vincere su ogni campo e la capacità di farlo, e di alzare una serie impressionante di coppe e coppette.

Patrick Vieira

Sono stati quattro anni magnifici quelli del gigante di Dakar in nerazzurro. Quattro anni pieni di successi e di trionfi, quattro anni che hanno piano piano fiaccato il morale e tolto le parole a troppe persone che ancora non avevano ben chiaro quello che stava succedendo. E lui, Patrick, insieme a Ibrahimovic è stato spesso eretto a simbolo di questi trionfi: prima usato come “arma” dai gobbi per discorsi farneticanti, poi sbattuto in faccia agli stessi con tutta la sua superiorità tecnica, atletica e tattica. Superiorità mai vista in bianconero, esattamente come avvenuto per Ibrahimovic. Perché Vieira ha dato tanto all’Inter e l’Inter ha dato tanto a Vieira: in termini di successi, ma anche in termini di maturazione. Quello che oggi varca per l’ultima volta i cancelli di Appiano Gentile è un giocatore che, nonostante i 34 anni, è più completo e più decisivo di quando è arrivato: non più semplice baluardo davanti alla difesa ma anche regista, incursore e mezzala. E’ stato Roberto Mancini a reinventarlo interno di destra nel rombo, è stato Josè Mourinho a vederlo martoriato da una incredibile serie di infortuni nell’ultimo anno e mezzo e a crucciarsi di non poter sempre disporre di uno dei migliori centrocampisti del mondo.

Finisce oggi una splendida avventura, ma non finisce oggi il rapporto tra Patrick Vieira e l’Inter. Lui ha avuto l’onore di indossare i nostri colori in quattro anni pieni di trionfi, noi ci onoreremo, oggi e sempre, della sua amicizia.

Siamo certi, Patrick, che un po’ di nerazzurro scorrerà sempre nel tuo sangue. Così come nella nostra testa non svanirà mai il ricordo di quel gigante nero che ci ha riportati in alto.

Bonne chance, Monsieur Vieira.

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Bentornato a casa, Goran

gennaio 4th, 2010 | 125 Comments | Posted in Calcio Mercato, Giocatori | di Nk

Pandev MacedoniaГоран Пандев nasce a Strumica il 27 luglio 1983. Fantasia, grande tecnica, buon dribbling e tanta velocità sono doti ideali per una mezza punta, 75 chili distribuiti su 184 centimetri sono caratteristiche fisiche perfette per una prima punta che faccia da riferimento in attacco: questo felice mix lo rende un giocatore tatticamente perfetto e un elemento più unico che raro nel panorama calcistico internazionale. Prima o seconda punta, trequartista o esterno, a destra o a sinistra: il macedone si cala perfettamente in qualsiasi quadro tattico, e questo è sicuramente uno dei motivi che ha fatto ricadere sul suo nome le scelte di Mourinho e della società.

Il talento cristallino è evidente fin da giovanissimo: a soli 16 anni si ritrova titolare nella squadra della sua città per una esperienza che, però, durerà pochissimo: l’occhio lungo degli osservatori dell’Inter finisce sul giovane macedone, e l’approdo a Milano è inevitabile. E’ il 2001 e il ragazzino di Strumica si allontana per la prima volta da casa per fare il suo ingresso nel calcio che conta. Una stagione brillante con la primavera dell’Inter rende chiaro a tutti che non è quello il suo posto, ma la prima squadra in quegli anni non era certo il modo migliore per far crescere un giovane e in campo ci andavano mostri sacri che non lasciavano nemmeno le briciole agli altri (chiedere ad Adrian Mutu): l’unica soluzione è il prestito. 5 gol in 40 partite fra Spezia e Ancona lasciano l’idea di un buon giocatore, con tanta fantasia ma poca concretezza soprattutto sotto porta. Uno da Serie A, sicuramente, ma nell’Inter di Ronaldo e Vieri per lui non può esserci spazio.

Goran PandevDa lì la decisione che oggi Mourinho prima e Oriali poi hanno definito “un grave errore”: nel 2004 cessione della comproprietà alla Lazio nell’affare Stankovic, nel 2005 -anche a causa di un nuovo contratto firmato dal giocatore con Lotito- l’altra metà del cartellino viene ceduta all’Udinese nell’ambito dell’operazione Pizarro. 4 gol il primo anno, poi l’esplosione: 12, 14, 19, 15…alla fine saranno 64 gol in 191 presenze con la maglia biancoceleste, e offerte che nel corso degli anni arrivano da tutta Europa: ma Bayern Monaco, Liverpool e Real Madrid non sono disposte ad arrivare alle folli cifre chieste da Lotito, il giocatore a Roma sta bene e ha un patto con il presidente: ora guadagna solo 500mila euro, ma presto arriverà il rinnovo. Magari a fine stagione, magari alla prossima, magari c’è da aspettare ancora un po’…ma la telefonata non arriva mai, e l’attaccante entra nell’ultimo anno di contratto deciso, a questo punto, a non rinnovare e ad ascoltare le proposte di altri club disposti ad offrirgli sei volte tanto. Si scatena l’ira di Lotito, che decide di mettere lui ed altri compagni nella stessa situazione fuori rosa. Il macedone è il primo a fare ricorso presso il collegio arbitrale della Lega Calcio, ed è il primo a vincerlo: il 23 dicembre 2009 il contratto viene risolto e la Lazio è costretta a pagare 160mila euro di danni più le spese processuali.

A questo punto il passaggio all’Inter diventa solo una formalità: l’accordo sulla parola esiste da mesi, il “risarcimento morale” per mantenere i buoni rapporti con la Lazio si troverà senza problemi, le parole del giocatore sono inequivocabili. Ma prima il ragazzino di Strumica torna a casa. Sposa la sua compagna di sempre, si riprende dallo stress del processo, si gode dieci giorni di vacanza nei quali può pensare alla sua nuova avventura e alla sua nuova vita. Fa la valigia e riprende quell’aereo che 9 anni prima, appena diciottenne, l’aveva accompagnato per la prima volta a Milano. Oggi è il capitano della sua Nazionale, oggi è un uomo maturo e un calciatore affermato. Oggi quella maglia nerazzurra non pesa più così tanto sulle sue spalle.

Oggi, finalmente, Goran Pandev può tornare a casa.

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Vaduz-Inter: finalmente Arnautovic

novembre 17th, 2009 | 153 Comments | Posted in Amichevoli, Giocatori | di Narya

Ed ecco che ciò che si paventava nei commenti del post precedente si concretizza.

Un raccontino spero né lungo né tedioso sull’eroica trasferta dei nostri eroi in quel del Liechtenstein, ameno Principato situato tra Austria e Svizzera che con le Cayman Islands si gioca l’invidiabile (?) primato di luogo geografico dove son presenti “più banche che ristoranti”.

Alibec serve a Arnautovic la palla dello 0-1

Alibec serve a Arnautovic la palla dello 0-1

I nostri entrano in campo con una formazione mista “vecchie glorie”, “reduci prima squadra” e “giovani virgulti”, l’avversario milita nella serie B svizzera ed è reduce da cinque risultati positivi…un po’ come i bbretrocessi  più famosi che partecipano al campionato nazionale italiano.

Si parte con ritmi da dopolavoro anche perché i pretoriani che formano il “frangifrutti” (cit. vialli dixit) davanti alla linea difensiva sono Thiago Motta e Patrick Vieira: piedini sempre deliziosi ma non proprio sapienti interpreti di Blitzkrieg. Però però…davanti al portiere dei ragazzoni del Vaduz che si chiama Rosamina incomincia a intravedersi qualche movimento interessante. Interpreti principali l’oggetto misterioso del mercato estivo Marko Arnautovic e soprattutto Denis Alibec, ancora più giovane dell’austriaco e ciò che più conterà agli occhi del MOU fisico (e carattere) da sportellatore.

E il ragazzone rumeno infatti diventa protagonista nel primo gol: al 16′ Vieira e Motta recuperano e lanciano Alibec sul filo del fuorigioco (da quanto sognavo di poter scrivere “sul filo del fuorigioco”!!), il giovane virgulto salta il portiere in uscita e serve palla al cachemire al centro per la rete dell’Arnautovic nostro. Una decina di minuti dopo il pareggio dei ragazzotti in tenuta rossa, avvenuto in modo tale che ci fa sperare che il Julione vero n.1 al mondo possa godere sempre di una salute di ferro.

Le azioni che chiudono il secondo tempo vedono come protagonisti i nostri improbabili terzini Samuel a sinistra e il giovane Donati a destra per i movimenti sempre interessanti di Alibec. Ah no: Quaresma fa in tempo a sbagliare un gol a porta vuota. Nulla di nuovo sotto il sole, penserete giustamente, anche se il ragazzo è stato vivace.

Intervallo. Si ricomincia con Paolone Orlandoni al posto del sempreverde Toldo e Obi che prende il posto del Muro. Arna si sposta sull’altra fascia: evidentemente il catechismo del MOU deve aver funzionato perché nel primo tempo a destra e nel secondo a sinistra il lungagnone torna sempre a dare una mano in fase difensiva. Anche Obi a sinistra è bello che vivace. Poi l’azione più bella da gol che gol non è: combinazione Vieira-Quaresma-Arnautovic-Alibec: il gol del centravanti della primavera è, secondo il guardalinee, salvato da un difensore del Vaduz. Il dubbio rimane tutto ma niente da fare…peccato per Alibec che stava già esultando.

Ma come dicono i sapientoni della tv “il gol è nell’aria” ed eccolo: Arnautovic lanciato da Alibec mette a sedere il portiere e appoggia  in porta, poi provvede anche a mandare in luoghi ameni chi vorrebbe un fuorigioco che non c’è. Bei caratterini là davanti. Ci piace.

Successivamente continuano a fioccare le azioni da gol e i relativi errori sottoporta (evito di segnalarvi i protagonisti perché la vostra fervida immaginazione li avrà già identificati). Fa in tempo a farsi male Obi e fanno in tempo ad entrare tutti i bambini portati in gita dal MOU, che alla fine della partita come sempre spende sapide parole per le p.i. e le amenità distribuite a piene mani durante la giornata su calcio e longevità sulle panchine nella terra d’Albione.

La sensazione che mi ha lasciato questa amichevole è che coloro che dovevano mostrare colpi e volontà hanno centrato l’obiettivo. Certo c’è bisogno di testarli con più continuità, però i segnali sono buoni. Teniamo d’occhio Alibec: su di lui ci son più che sensazioni. E spero pure che non si “cassi” Arnautovic. I colpi li ha. Il temperamento pure. E hanno l’età dalla loro parte.

Nell’auspicio che il raccontino non sia stato né lungo né tedioso passo e chiudo.

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il segreto del suo successo

ottobre 24th, 2009 | 116 Comments | Posted in Discussioni, Giocatori | di Mr Sarasa

C’è poco da dire, prima o poi tutti gli altarini si svelano, caro Presidente Vitarob (per i nuovi, è il presidente onorario del blog).

Ergo, nei commenti ci hai fatto una testa tanta, per anni, su Zanetti, ma la Gazza di oggi ristabilisce la verità, una volta per tutte:

la "prima" che inchioda il Presidente vitarob alle sue responsabilità...

la "prima" che inchioda il Presidente vitarob alle sue responsabilità...

Battute (e montaggio) a parte, complimenti al Capitano per la longevità atletica, indipendentemente da altre considerazioni tecnico-tattiche, perchè a certi numeri si può arrivare solo con il lavoro e la vita da atleta, quella che non faceva per esempio un noto bomber che poi si andava a disintossicare in svizzera…

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Siamo tutti “negri italiani”

settembre 22nd, 2009 | 459 Comments | Posted in Campionato, Discussioni, Giocatori | di Mr Sarasa

La proposta giunge a ciel sereno da un nostro commentatore, “ricviareggino”, e siccome mi sembra bella, la rilancio qua con un post: amici nerazzurri che sarete allo stadio mercoledì sera, diamo una risposta a questi cialtroni semianalfabeti che in ogni parte d’italia credono che nell’Italia del 2009 il razzismo sia giustificato o non grave, comunque “non sanzionato”: presentiamoci sugli spalti col viso tutto nero.

I destinatari del messaggio sono molti, dai beceri che a Torino come a Cagliari come a Verona, come a Roma (e chissà quanti stadi mi dimentico) si sentono in diritto di subissare di ululati chiaramente razzisti i giocatori con la pelle diversa dalla loro, alle istituzioni che continuano a non prendere provvedimenti al riguardo, ai media che minimizzano, come già sottolineato da Luis nel precedente post, per finire ai giocatori stessi.

Si, perchè fior di giocatori grandi e vaccinati non trovano di meglio che provocare senza tregua un 18enne con fama di “cattivo”, l’ultimo esempio si è visto domenica con Dessena del Cagliari che ne prova di ogni, pur di scatenare la reazione di Balotelli.
Chissà che frustrazione avrà provato, nel vedere Mario allontanarsi senza colpo ferire.

Vi è un precedente abbastanza famoso al riguardo, è dei primi di giugno del 2001, a Treviso.
Nella squadra veneta in lotta per non retrocedere in serie C ha esordito la domenica prima a Terni un giovane ragazzo Nigeriano, Akeem Omolade, ed i presunti supporters della sua squadra, non accettando che un giocatore di colore vestisse la “loro” maglia, sulla base di convinzioni che nessuna scuola dell’obbligo ha nemmeno scalfito, iniziano a contestarlo ed arrotolata la bandiera se ne vanno.

La domenica successiva, già nel prepartita tra le mura “amiche” dello stadio Trevigiano si sentono distintamente cori contro il giocatore, li sentono anche i suoi compagni e decidono che quella vergogna non può passare tranquillamente, perchè quando lo si sminuisce, un comportamento sbagliato tende ad ad essere ripetuto.
Accade così che al momento di fare il loro ingresso in campo, tutti i giocatori in maglia celeste hanno il viso colorato, in segno di solidarietà, il pubblico sano di Treviso capisce e sono i pochi cialtroni ad essere fischiati.

Non so se sia possibile organizzare il tutto per domani sera, ma d’altra parte è una cosa semplice, che può fare chiunque senza troppi sbattimenti, certo dopo l’ingresso a S.Siro e comunque senza violare le norme sulla sicurezza (non so se ci siano restringimenti legati all’identificazione), ma credo ne valga la pena.

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L’MVP stagionale dell’Inter

maggio 13th, 2009 | Commenti disabilitati | Posted in Campionato, Giocatori | di ex-collaboratori

interOramai manca poco allo scudetto dell’Inter, che vorrei fosse dedicato ancora una volta a Peppino Prisco e Giacinto Facchetti. Immaginate quante risate si sarebbe fatto il nostro avvocato, di fronte alle cose balorde che provengono da Milanello (certo, se avesse letto la Gazzetta Gallianesca, ne avrebbe capito poco)! Che circo ragazzi! Se volete l’idea per uno striscione io direi di beccare il fotogramma dell’esultanza di Galliani a San Siro, domenica scorsa, e farci una bella stampa valida anche per le magliette: Esultami Sta Min****!

Veniamo al post. Il finale di stagione è arrivato, la squadra è un po’ cotta, quasi decotta e ci trasciniamo a ritmo di retrocessione verso un capolinea paradisiaco. Sembra facile vincere lo Scudetto, ma chiedetelo a chi arriva sempre dietro di noi!

E’ tempo di stilare la classifica dei migliori giocatori stagionali, dato che io perlomeno non appartengo alla corrente buonista, provo a marcare le differenze di rendimento all’interno della squadra.

Da segnalare: Christian Chivu (11), che da centrale ha giocato benissimo, occupandosi anche di otturare il buco esistenziale lasciato da Maxwell. Marco Materazzi (12): mai polemico, non ha giocato male quando è stato impiegato, anzi, con la Juventus fece una strepitosa partita in anticipo su Amauri a Milano. Nicolas Burdisso (13): finirà a fare il mediano volante, vedrete. Di testa sempre ottimo, da centrale è valido, un po’ meno sulle fasce. Hernan Crespo (14): in campo ha sempre messo l’anima, anche quando era visibilmente fuori forma, mai polemico veramente, uomo di gruppo, non è apparso indolente come il Jardinero Cruz, che solo per la carriera merita lo spot numero 15, da condividere con Luis Figo, per lo stesso motivo e per il fatto che finalmente è sembrato decente.

10. Davide Santon – Il Bambino è stata la scoperta della stagione. Ripensando alla prestazione horror di Maxwell a Verona, vien facile inserirlo nella top-ten. E’ giovane e può solo migliorare, con un maestro che sembra fatto apposta per forgiare i ragazzini.

9. Sulley Muntari – E’ vituperato, sottovalutato, scambiato per un bidone solo perchè non è Lampard. Il ghanese però ha segnato gol pesanti e soprattutto si è sentito quando è mancato, in termini di energia e prestanza fisica, perchè molto vigore è mancato in un centrocampo che passava per essere “potente” e già pecca di tecnica.

8. Javier Zanetti – Dejan Stankovic – Il duo di centrocampisti inossidabili, con la differenza che se Stankovic avesse la resistenza di Zanetti avremmo vinto il campionato a Febbraio. Dejan è andato calando, ma quando Mourinho ha cambiato modulo è su di lui che ha cominciato a girare la squadra, coi suoi limiti e difetti, ma con l’innegabile pregio di dare sempre tutto. Il capitano ha giocato in più ruoli senza mai sfigurare, quando è servito c’è sempre stato, col solito impegno.

7. Ivan Ramiro Cordoba – Ha commesso qualche errore (come a Bergamo), l’ha pagato, ma alla fine ha quasi sempre giocato. In difesa ha completato benissimo il reparto, mantenendo ancora l’arma della velocità nel suo carniere.

6. Mario Balotelli – Una stagione in crescendo, degna dei fuoriclasse, che escono fuori quando conta. Quello che mi piace di Mario, oltre alla grande talento, è la sua capacità mentale, che secondo me è superiore a quella di Zlatan. Ogni tanto ha bisogno di una spinta, ma non dimentichiamo mai quello che c’è scritto nella carta d’identità: 1990. Io in quell’anno spazzavo via le prime birre e tifavo Germania (Matthaus, Klinsmann, Brehme e le bombe di Augenthaler).

5. Walter Samuel - Il perno della difesa, l’unico dei centrali a saperla portare abbastanza in alto per far intravedere un minimo di pensiero filosofico mourinhano. Se il prossimo anno parte bene – incrociamo le dita – sarà la colonna portante del nuovo gioco di Mourinho: difesa alta, pressing e attacco sulle fasce.

4. Douglas Maicon – Fino all’infortunio si può dire che era stato, come sempre, devastante. La sua assenza ha creato un buco a centrocampo. Zanetti è retrocesso dietro, con la conseguenza che si prendono più gol, oltre al fatto di intimorire l’avversario di fascia con la sue leggendarie discese. Punto fermo e inamovibile per l’Inter formato Europa che desideriamo.

3. Esteban Cambiasso – Il Cuchu è stanchissimo, ma nella partita di Verona ci ha fatto vedere quanto possa essere prezioso nella fase offensiva. Dategli dieci metri per fare un triangolo e può sempre segnare. Grande lavoro in interdizione, durante l’anno, è il giocatore-immagine della nostra Inter vincente.

2. Julio Cesar – Strepitoso quando la difesa non ha chiuso abbastanza. Vitale in alcune partite nelle quali il risultato era stretto, persino eccessivo in certe parate. Una stagione diabolica che ha fatto abbassare la cresta a Buffon.

1. Zlatan Ibrahimovic – Il Genio ha segnato come non mai in campionato, con pochi rigori a disposizione. Ha segnato soprattutto gol pazzeschi: tacchi volanti, pallonetti, bordate di punizione, gol in contropiede. Resta il dilemma sul suo futuro, ma ciò non toglie nulla a una stagione vissuta da vero Imperatore.

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Salvate il soldato Mario

maggio 11th, 2009 | Commenti disabilitati | Posted in Campionato, Giocatori, Tattica | di Luis

3608837537La domenica del quasi titulo (cit.) è iniziata con una rete di Crespo dopo appena due minuti, l’ultimo regalo di Valdanito prima di salutare la Pinetina. Qualche istante più tardi solo una deviazione fortuita sul palo non permette a Figo di siglare la rete del raddoppio. Ma, onestamente, sarebbe stato chiedere troppo alla dea della vecchiaia. Il Chievo ha giocato a calcio ed ha meritato entrambe le reti del pareggio, mettendo in luce le amnesie di una difesa non proprio l’emblema della brillantezza e della reattività. L’analisi dal vivo di Taribo è quanto mai condivisibile.

Note positive
Inevitabile il riferimento a SuperMario. Mou l’aveva detto in conferenza: “Se non c’è Ibra, Mario sarà maggiormente responsabilizzato”. Di certo a Balotelli non si può imputare un difetto di personalità. Come dimostrato a Parma lo scorso 18 maggio, non ha timore di caricarsi la squadra sulle spalle. L’eurogoal di ieri ci ha confermato che il ruolo alla Rooney prospettato per lui dal tecnico per l’Inter del futuro sarebbe uno spreco. Una rete di rara potenza e precisione, frutto di una coordinazione perfetta che ha ribadito la sua familiarità col goal. I critici diranno che Mario nel primo tempo non ha brillato. Errore. Se avesse arbitrato De Marco e non il suo collega inglese, Frey non avrebbe commesso 4 falli 4 senza un solo giallo e l’entrata da killer di Rigoni sarebbe stata sanzionata con un rosso diretto.

Un giallo (sacrosanto) l’ha tirato fuori per un certo Morero. Insomma, il fallo sistematico, la provocazione ed i colpi proibiti sono le armi che i difensori (non solo del Chievo) utilizzano per limitare (nella speranza di un’auto(e)limitazione). Il problema, invece, come emerso nelle trasmissioni della domenica sera, è l’atteggiamento di Mario verso il pubblico. Siamo all’assurdo. Nel secondo tempo c’è stata una manata poderosa di Yepes sulla testa del Nostro. L’arbitro non l’ha vista ed ha fischiato solo per far entrare la barella. Il colpo di Adriano a Gastaldello non è nemmeno paragonabile a quello inferto dal clivense, ma la prova tv non verrà applicata. Le immagini che avrebbe dovuto vedere Palazzi ieri in tv, infatti, non sono state mostrate. Meglio chiedersi della mancata esultanza di Mario, non una novità, per chi lo conosce. Una cosa inverosimile per gli incompetenti faziosi dei teatrini maleodoranti.

“E’ stato un miracolo che non sia stato ammonito”, ha chiosato Mou. Assolutamente. Non è mica Pato che può permettersi di sfanculare Orsato senza sanzione alcuna. Galliani, in fondo, aveva richiesto protezione per il Papero. Altra nota positiva è stata la posizione di Cambiasso. Liberato dalla copertura della difesa, ha dato libero sfogo ai sui inserimenti. Pregevole l’assist a Balotelli dopo un colpo di tacco di Crespo. Vedremo se per la prossima stagione ci saranno evoluzioni in tal senso.

Note negative
Troppo semplice dire la difesa. Troppo semplice, ma è la realtà. Cordoba ha sofferto a dismisura Bogdani che per nostra fortuna ha i piedi di Café Colombia. Anche Samuel non è stato irreprensibile con due lisci da brivido. Maxwell e Stankovic spianano la strada per la bomba (imprendibile) di Marcolini, mentre il brasiliano stringe troppo in occasione del pareggio di Luciano. Come ha scritto giustamente Nk, se Mou dovesse applicare la stessa sanzione post-Bergamo, Maxwell lo rivedremmo ad ottobre. Il brasiliano purtroppo soffre di queste amnesie dettate da troppa sufficienza. Tecnicamente non si discute, a patto che non abbia il veto sul sorpasso della linea di centrocampo. Anche ieri è apparsa evidente la differenza della gestione rispetto allo scorso anno.

A Parma abbiamo vinto uno scudetto con Rivas, Materazzi, Cesar e Pelé in campo. Con Mou c’è stata una epurazione delle seconde linee. Non abbiamo più due squadre. Non è una novità che Mou non fosse un amante del turn over. Di fatto ha posto le basi per i 22+3 della conferenza di presentazione. Il compito di Branca, Oriali e Mendes sarà complesso. La speranza è che Moratti sposi in pieno il nuovo progetto tecnico. Ieri Special One ha ribadito le 2 filosofie: “I soldi non sono miei… se l’Inter mi mette a disposizione una squadra di 18-22 anni, io firmo per l’Inter per altri 5 anni, ma senza avere l’obbligo di vincere, come Wenger. Ma io ho vissuto sempre con la pressione della vittoria, al Porto, al Chelsea e all’Inter quest’anno”. La situazione, forse, è più semplice di quanto si pensi.

Bella serata.
La serata inizia con un Lapo che non esclude di rimpiazzare C&G nei cuori J**entini (e nerazzurri) e continua con una partita gobidile, ma non eccezionale, tra le compagini zeru tituli. L’errore marchiano lo commette Ancelotti che sostituisce Inzaghi sul più bello. Cioè nella fase dei tuffi in area: ridicoli Pato e Ronaldinho che, non contenti dei 12 rigori ottenuti in stagione, la maggior parte dubbi o inesistenti, invocano il fischio di Orsato, il quale decide di rendere ufficiale una situazione ufficiosa, espellendo Favalli. L’esultanza di Galliani dopo il vantaggio di Seedorf testimonia la goduria insita in cravattagialla di arrivare a 5 punti dall’Inter, per mettere in moto la macchina (dis)informativa, il mani di Adriano e quant’altro. La realtà è che con una vittoria dei gobbi, Ranieri sarebbe stato ad un solo punto da Ancelotti. Ranieri crocifisso da una campagna stampa senza precedenti. Ancelotti implorato per rimanere. Mistero. O forse no.

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