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scritto da Vujen il 28 agosto 2011 alle 18:30
Ci siamo. Dopo Inter-Chievo, giocata a Monza per rimpiazzare, almeno atleticamente, la prima giornata di campionato rinviata causa sciopero dei calciatori (no, non è una barzelletta), di fronte a noi abbiamo solo gare ufficiali, tutte importanti, tutte da giocare al meglio, sino a Maggio.
Dovremmo essere (società, allenatore, giocatori ma soprattutto tifosi) carichi al massimo per questa nuova stagione alle porte, vogliosi, desiderosi e speranzosi di rimettere le mani su quello scudetto passato all’altra metà di Milano senza particolari meriti. Dovremmo, appunto.
La realtà è che serpeggia nell’ambiente nerazzurro un po’ di preoccupazione per quanto visto sinora, sia dal punto di vista tecnico tattico, sia dal punto di vista del mercato, ormai agli sgoccioli. Nelle ultime due partite disputate, contro Olympiakos Pireo e Chievo, abbiamo subito la bellezza di cinque (CINQUE) gol segnandone quattro, senza mai vincere. Calcio d’agosto si dirà, ed a ragione. Però non possiamo considerare che nelle partite disputate sino ad oggi di un certo spessore, siamo risultati vincitori solamente contro il Celtic, prendendo invece (oltre alle già citate ultime amichevoli) anche tre gol contro il Manchester City guidato dall’ex Mancini.
In particolare, nell’ultima uscita contro i clivensi dell’amico Campedelli, il nostro mister Gasperini si è detto molto soddisfatto della mole di gioco prodotta, ed in effetti durante i novanta minuti di gioco si sono notati dei piccoli passi in avanti sotto questo punto di vista. Siamo arrivati più facilmente alla conclusione, a volte anche con una discreta pericolosità, ed in generale l’attacco è sembrato più pimpante del solito, soprattutto nel secondo tempo.
Già, il secondo tempo. Se andiamo a vedere, nei secondi 45′ di gioco abbiamo subito la bellezza di tre reti, segnandone due. L’aspetto da considerare, prima di analizzare il risultato parziale, è che dopo l’intervallo ci siamo presentati senza l’abulico attacco a tre composto da Milito centrale, e Castaignos (in questa occasione davvero sottotono) e Alvarez laterali. Il nuovo acquisto argentino si è comportato molto meglio da interno di centrocampo, pur mostrando scontati limiti in copertura, mentre in avanti Milito e Pazzini (entrato appunto alla ripresa del gioco) si sono resi molto più pericolosi rispetto alla prima frazione di gioco.
Non è tutto oro quello che luccica però, perchè anche se il tabellino indica “gol fatti: 2″ in realtà il secondo è stato siglato dal Pazzo a partita pressochè conclusa, con il Chievo già negli spogliatoi. In mezzo tanto sacrificio per il Principe e per Pazzini, volenterosi di ritagliarsi i propri spazi e di non pestarsi i piedi scendendo a turno sulla linea dei trequartisti per prendere palla e creare spazi per l’inserimento dei centrocampisti. L’impressione è quella di aver assistito ad una buona prova di sacrificio, ma dal punto di vista tattico questa non sembra essere la strada da intraprendere in maniera decisa. Due prime punte, seppur con caratteristiche diverse, come il 7 ed il 22, difficilmente sopporterebbero (tatticamente) un’intera stagione con tali livelli di improvvisazione in avanti.
Per quanto riguarda l’aspetto difensivo, il discorso è semplicissimo da fare: soffriamo i lanci lunghi, e siamo sempre scoperti per eventuali contropiede scaturiti da nostri calci d’angolo (dove comunque, e qui la nota positiva della serata, siamo spessissimo pericolosi, dopo tanto tempo). In generale, soprattutto nel primo tempo, la nostra difesa si è fatta trovare spesso in affanno sui cross dalla trequarti (la cosa divertente è che solitamente questo tipo di azioni sono una manna per la difesa), e nelle ripartenze per gli agili attaccanti della squadra veneta.
Dobbiamo anche considerare la forza specifica del Chievo, che non sembra essere molto alta. Una buona squadra sicuramente, ma che ha come obiettivo stagionale una salvezza tranquilla nel sempre più bistrattato campionato italiano, di certo non la conquista di qualche coppa europea. Nel primo tempo i clivensi hanno chiuso molto bene gli spazi, complice una nostra manovra, spesso e volentieri costruita a velocità più proprie ai replay sportivi che non al calcio in diretta, nel secondo l’andamento è stato simile sino al loro vantaggio, onestamente fortuito (i primi due gol sono scaturiti da chiare incertezze del nostro portiere Castellazzi, sempre meno sicuro uscita dopo uscita), dopo di che, com’è scontato che sia, la palla è stata spessissimo nella loro metà campo, ai nostri piedi.
Più ombre che luci quindi anche stavolta, nonostante l’ottimismo (forse esagerato? o di facciata?) di Gasperini di lavoro da fare ce n’è tanto, e soprattutto ci sono tante scelte da rendere chiare e definitive, una volta per tutte.
In difesa la linea a tre è spesso in affanno, a centrocampo siamo in debito d’ossigeno dopo mezz’ora di gioco, ed in attacco non abbiamo gli uomini per giocare a tre, e (incredibile ma vero) causa le caratteristiche di Milito e Pazzini, fatichiamo anche con questi due insieme.
Eccoci quindi passare al secondo ambito di discussione: il mercato. L’arrivo di Forlan sembra, nonostante i mille dubbi sulla bontà di quest’operazione a lungo termine, molto utile nell’immediato. Una seconda punta come l’uruguagio servirebbe come il pane per agire qualche metro dietro la prima punta, Pazzini o Milito deciderà Gasperini, ed inserirsi negli spazi o dialogare nello stretto coi compagni d’attacco.
Attenzione però, perchè anche con l’arrivo del bomber sudamericano non avremmo gli uomini adatti per giocare in tre davanti. Per di più, neanche un eventuale arrivo di Palacio servirebbe a nulla, perchè saremmo comunque con un attaccante esterno per due posti, ora come ora. Gli addii più o meno desiderati di Pandev ed Eto’o, gli unici attaccanti di un certo spessore in rosa capaci di adattarsi sulle corsie laterali, a mio avviso delineano per bene quale è la scelta societaria: Gasperini ha tutto il diritto di provare le soluzioni a lui congeniali, ma visto che per accontentarlo bisognerebbe rivoluzionare l’intero attacco, molto meglio rimanere così, con l’arrivo del 32enne Forlan, e puntare su un attacco a due con Sneijder dietro di loro. Con buona pace del “maestro del 3-4-3″ fresco di panchina nerazzurra.
Dietro le cose sembrano più incerte. Gli uomini per giocare come vuole Gasperini ci sarebbero anche (anche se a centrocampo fatichiamo terribilmente, vediamo se il mercato ci porterà qualcosa in dote, oltre al promettente Poli), ma l’impressione è quella di un gruppo che sta faticando ad assimilare il cambio tattico dopo anni ed anni di rocciosa (con l’eccezione degli ultimi sei mesi di Joya e Belesa) difesa a quattro.
Staremo a vedere, l’unica cosa certa sinora è che da qui in avanti ci saranno in palio i tre punti, ad ogni uscita, ed iniziare bene come si dice… è già metà dell’opera.
scritto da Nk³ il 3 agosto 2010 alle 11:04
Doveva essere un bagno di sangue quest’anno la Pirelli Cup per l’Inter: il Manchester City ha già giocato 4 partite, sono troppo avanti con la preparazione, due settimane in più sulle gambe si sentono in questa fase…le previsioni per la partita erano tutte di questo tenore. Il giorno dopo, invece, leggiamo di un’Inter che se la ride, con troppa grazia, che abbatte il City e stregata da Coutinho, per l’esaltazione di Benitez e Moratti.
Tutto vero? Possibile che il divario con il Manchester City -al netto delle assenze importanti in entrambi gli schieramenti- sia tanto ampio? Possibile che riesca ad oltrepassare anche gli svantaggi derivanti da due settimane di preparazione in meno? Sì e…no.
L’Inter vista domenica notte era una squadra decisamente impressionante per questo inizio di stagione: altissima, con tanto possesso palla e tantissima corsa, pressing costante e portato sin dalla trequarti avversaria. Il City è stato schiacciato nella propria metà campo sia in 10 contro 11 che in parità numerica, lasciando Castellazzi praticamente inoperoso. Impossibile tenere certi ritmi e surclassare in maniera così netta un avversario -che pure l’aveva messa sin da subito sul piano fisico- in questa fase della stagione, se non svolgendo una preparazione leggera, leggerissima.
E’ per questo che, con parecchia presunzione, cerchiamo di capire la strategia di Benitez per questa stagione: inizio a mille, con l’obiettivo dichiarato delle due Supercoppe di agosto. Poi un leggero fisiologico calo fra settembre ed ottobre, prima di riprendere a correre e farsi trovare pronti per il Mondiale a dicembre. A gennaio-febbraio -periodo in cui non c’è neanche la Champions- con ogni probabilità si pagherà tantissimo e si appesantirà la preparazione per poter arrivare pronti a quello che, si spera, dovrà essere lo sprint finale in primavera. Una strategia vincente? Per ottenere risultati subito, al netto dell’imprevedibilità della partita secca, di sicuro. Nel lungo periodo lascia invece qualche dubbio, ma qui bisogna intendersi su quali sono gli obiettivi che questa squadra deve raggiungere: la priorità va al sogno impossibile di completare l’anno perfetto, con sei Coppe alzate al cielo, o piuttosto a riconfermarsi per la sesta volta in Campionato arrivando dove mai nessuno è stato prima?
Oltre a questo, la prima amichevole stagionale ha dato anche delle indicazioni tattiche ben precise. Si è vista un’Inter decisamente diversa da quella che aveva chiuso la stagione scorsa, segno che la squadra sta cercando sin da subito di adattarsi alle richieste del nuovo tecnico. Il solco è il 4231 segnato da Mourinho, ma viene interpretato in maniera diversa: la difesa gioca decisamente più alta grazie a un pressing impostanto sul primo possesso degli avversari (e Benitez lo aveva detto, fra le perplessità di chi ascoltava), gli attaccanti esterni si accentrano spesso lasciando spazio ai terzini per favorire molto più gioco sulle fasce, i due centrocampisti centrali hanno compiti principalmente di rottura e partecipano al gioco offensivo con inserimenti piuttosto che con verticalizzazioni…e poi c’è Coutinho, che ha mostrato di intepretare il ruolo in maniera decisamente diversa da Sneijder (molto più in proiezione offensiva e con tantissimo possesso) e lascia ampi margini, di conseguenza, alla convivenza in campo con l’olandese.
I singoli infine, per quello che può contare (poco), hanno risposto mediamente bene. Sugli scudi Mariga, molto bene Pandev e benissimo praticamente tutti i giovani: Obi sembra poter mettere pressione sulle spalle di Biabiany, Natalino e Alibec hanno mostrato una buona personalità, Biraghi -gol capolavoro a parte- ha fatto capire quanto può essere importante un terzino capace di sovrapposizioni puntuali e cross precisi. L’attesissimo Coutinho, invece, pur non avendo mostrato le meraviglie che magari qualcuno si aspettava, sembra poter stare al passo dei “grandi” sia dal punto di vista mentale che, soprattutto, dal punto di vista tattico: movimenti precisi e priorità al gioco di squadra, nonostante le evidenti caratteristiche da “solista”, sembrano basi solide sulle quali costruire una stagione che potrebbe regalargli più spazi del previsto. Da rivedere, o magari da cedere direttamente, Mancini e Obinna. Quest’ultimo in particolare ha fatto una partita speculare a quella di Coutinho: tantissimo fumo grazie a due bei gol a nascondere il poco arrosto -bruciato- fatto di movimenti senza senso, stop sbagliati e tanta confusione al servizio del nulla.
scritto da Grappa e Vinci il 27 maggio 2010 alle 18:21
Mentre in Italia si cazzeggia, in America si accendono i riflettori sul calcio che conta. Nella capitale degli States, il Milan affronta i padroni di casa del DC Washington, il club più titolato del monte. La gara è gagliarda: il 4-2-fantasia di Tassotti imbriglia gli statunitensi, che cadono nella trappola del furbo Mauro e vanno in rete con facilità. Obiettivo dell’uomo che è vice anche di se stesso è, infatti, permettere agli avversari di portarsi sul 3-0 per poi piazzare una remuntada degna dei bei tempi di Istanbul, in modo da commemorare al meglio il recente anniversario dell’evento.
Gli ingenui dirimpettai scivolano sulla buccia di banana, ignari di quel che li aspetta: arrivano, a raffica, i gol di Emilio, il Milito dell’Arkansas, Pontius e Condoleeza Rice, che mette dentro di tacco dodici. A questo punto, la frittata è fatta: il Milan cambia passo, gli avversari sono sbigottiti. Le gambe tremano, i muscoli non rispondono: i rossoneri sfoderano la mentalità americana, già sperimentata con successo l’anno scorso nel derby pre-campionato.
A conferma di quanto detto dal Presidente, ieri pomeriggio, ecco che Oddo firma una doppietta d’autore. Il fatto che addirittura uno come lui, una riserva, una seconda scelta, sia capace di sfoderare simili prestazioni applicandosi un minimo la dice lunga sull’enorme potenziale di questa squadra. Se Massimo ne ha messe due, immaginate cosa sarebbe successo se in campo ci fossero stati Abate o, per volare un po’ più in alto, Antonini! Alla luce di questi numeri, la dichiarazione del premier appare francamente un po’ troppo cauta. Si sbilanci di più, Presidente!
La partita prosegue e, tra lo stupore generale, il Milan non riesce a completare la rimonta. La tattica di Tassotti è quindi fallita, ma ci pensa Adriano Galliani, nel dopo-gara, a buttare acqua sul fuoco: difficile vincere contro una squadra che gioca in uno stadio di proprietà, col pallone di proprietà, i bagni di proprietà e tutti, e dico, tutti i giocatori che possiedono almeno una casa di proprietà nelle vicinanze dell’impianto sportivo.
Parte col piede giusto, quindi, la tournèe circense: nella prossima occasione, Yepes farà saltare le sue tigri dentro al cerchio di fuoco, mentre Favalli darà spettacolo ai trapezi.
scritto da Narya il 17 novembre 2009 alle 11:26
Ed ecco che ciò che si paventava nei commenti del post precedente si concretizza.
Un raccontino spero né lungo né tedioso sull’eroica trasferta dei nostri eroi in quel del Liechtenstein, ameno Principato situato tra Austria e Svizzera che con le Cayman Islands si gioca l’invidiabile (?) primato di luogo geografico dove son presenti “più banche che ristoranti”.
 Alibec serve a Arnautovic la palla dello 0-1
I nostri entrano in campo con una formazione mista “vecchie glorie”, “reduci prima squadra” e “giovani virgulti”, l’avversario milita nella serie B svizzera ed è reduce da cinque risultati positivi…un po’ come i bbretrocessi più famosi che partecipano al campionato nazionale italiano.
Si parte con ritmi da dopolavoro anche perché i pretoriani che formano il “frangifrutti” (cit. vialli dixit) davanti alla linea difensiva sono Thiago Motta e Patrick Vieira: piedini sempre deliziosi ma non proprio sapienti interpreti di Blitzkrieg. Però però…davanti al portiere dei ragazzoni del Vaduz che si chiama Rosamina incomincia a intravedersi qualche movimento interessante. Interpreti principali l’oggetto misterioso del mercato estivo Marko Arnautovic e soprattutto Denis Alibec, ancora più giovane dell’austriaco e ciò che più conterà agli occhi del MOU fisico (e carattere) da sportellatore.
E il ragazzone rumeno infatti diventa protagonista nel primo gol: al 16′ Vieira e Motta recuperano e lanciano Alibec sul filo del fuorigioco (da quanto sognavo di poter scrivere “sul filo del fuorigioco”!!), il giovane virgulto salta il portiere in uscita e serve palla al cachemire al centro per la rete dell’Arnautovic nostro. Una decina di minuti dopo il pareggio dei ragazzotti in tenuta rossa, avvenuto in modo tale che ci fa sperare che il Julione vero n.1 al mondo possa godere sempre di una salute di ferro.
Le azioni che chiudono il secondo tempo vedono come protagonisti i nostri improbabili terzini Samuel a sinistra e il giovane Donati a destra per i movimenti sempre interessanti di Alibec. Ah no: Quaresma fa in tempo a sbagliare un gol a porta vuota. Nulla di nuovo sotto il sole, penserete giustamente, anche se il ragazzo è stato vivace.
Intervallo. Si ricomincia con Paolone Orlandoni al posto del sempreverde Toldo e Obi che prende il posto del Muro. Arna si sposta sull’altra fascia: evidentemente il catechismo del MOU deve aver funzionato perché nel primo tempo a destra e nel secondo a sinistra il lungagnone torna sempre a dare una mano in fase difensiva. Anche Obi a sinistra è bello che vivace. Poi l’azione più bella da gol che gol non è: combinazione Vieira-Quaresma-Arnautovic-Alibec: il gol del centravanti della primavera è, secondo il guardalinee, salvato da un difensore del Vaduz. Il dubbio rimane tutto ma niente da fare…peccato per Alibec che stava già esultando.
Ma come dicono i sapientoni della tv “il gol è nell’aria” ed eccolo: Arnautovic lanciato da Alibec mette a sedere il portiere e appoggia in porta, poi provvede anche a mandare in luoghi ameni chi vorrebbe un fuorigioco che non c’è. Bei caratterini là davanti. Ci piace.
Successivamente continuano a fioccare le azioni da gol e i relativi errori sottoporta (evito di segnalarvi i protagonisti perché la vostra fervida immaginazione li avrà già identificati). Fa in tempo a farsi male Obi e fanno in tempo ad entrare tutti i bambini portati in gita dal MOU, che alla fine della partita come sempre spende sapide parole per le p.i. e le amenità distribuite a piene mani durante la giornata su calcio e longevità sulle panchine nella terra d’Albione.
La sensazione che mi ha lasciato questa amichevole è che coloro che dovevano mostrare colpi e volontà hanno centrato l’obiettivo. Certo c’è bisogno di testarli con più continuità, però i segnali sono buoni. Teniamo d’occhio Alibec: su di lui ci son più che sensazioni. E spero pure che non si “cassi” Arnautovic. I colpi li ha. Il temperamento pure. E hanno l’età dalla loro parte.
Nell’auspicio che il raccontino non sia stato né lungo né tedioso passo e chiudo.
scritto da Luis il 12 ottobre 2009 alle 20:22
 Moratti, chiaramente scuro in volto.
Nella giornata caratterizzata dai 140km/h di Hamsik e dalla dura reprimenda di Cannavaro verso la vespa-killer, non poteva mancare la crisi Inter. Dopo aver ridicolizzato per un anno gli acquisti di Mansini e Quaresma (non peggiori degli investimenti del calibro di Tiago, Poulsen, Ronaldinho e Zambrotta), nel week-end è iniziata l’opera di demolizione di Marko Arnautovic, reo di non aver giocato una partita positiva con l’Inter primavera a cui si sono aggiunti Vieira e le due ali di cui sopra.
Per colorare la situazione in negativo si è addirittura rispolverato il classico “Moratti scuro in volto che abbandona la tribuna” per la partita dell’austriaco e dell’Inter nel complesso. Oggi è stato il turno di Mou, incupito anch’egli per la prestazione del suo nuovo attaccante. Non c’è una spiegazione plausibile a tutta questa pressione e, ancor meno, alla preventiva bocciatura dopo una sgambata. La stessa mancanza di equilibrio che abbiamo riscontrato nell’analizzare le gesta di Diego Armando Pibe da Cunha dopo un assist di Cassetti ed il muro di Mexes, un Diego sconfitto ieri sera in Bolivia con la sua Nazionale. Alla Playstation.
Probabilmente non era abbastanza, quindi sono arrivate le dichiarazioni di Ibra. “In nerazzurro non c’è tanta gente in grado di fare la differenza”. Parole in linea di massima condivisibili. Al Barça senza dubbio i vari Iniesta, Xavi, Messi, Henry, Alves, possono risolvere la partita con una propria giocata. All’Inter ci sono caratteristiche diverse, ma non per questo meno importanti per aver permesso ad Ibra di farla, la differenza.
Ho trovato un certa soddisfazione nel leggere il modo in cui è stata riportata la notizia da Tuttosport e Sportmediaset. La conosciuta modalità consolatoria verso i clienti intellectuali biancorossoneri. La domanda che farei ad Ibra se ce l’avessi davanti sarebbe: “Se le premesse sull’Inter sono queste, cosa pens(av)i di J**e e Milan*?
* Avvertenze: la risposta potrebbe svegliare i gonzi che dormono.
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