scritto da il 17 aprile 2011 alle 22:42

L’agnello sacrificale.

Siamo nella settimana di Pasqua e, come tradizione vuole, sull’altare del sacrificio, dopo la sconfitta di Parma, è stato adagiato l’agnello Leonardo, secondo molti causa di tutti i mali della nostra Inter. Personalmente, come ho voluto più volte ribadire, questa convinzione non mi trova assolutamente d’accordo per vari motivi. Partiamo dai freddi numeri: Leonardo nelle 18 partite di campionato nelle quali è stato sulla panchina dell’Inter ha totalizzato la bellezza di 39 punti, con una media di 2,16 a incontro. Benitez, il suo predecessore, in 15 partita ne aveva raggranellati appena 24, per una media di 1,6. Allegri, nei 33 incontri in cui ha allenato il Milan capolista, ne ha ottenuti 71 raggiungendo una media di 2,15. Mazzarri invece, sulla panchina del Napoli ha una media di 1,97, in virtù della quota di 65 punti raggiunta in 33 incontri. Se prediamo poi in esame il cammino europeo delle 3 squadre, l’Inter è stata l’unica compagine ad approdare ai quarti di finale delle rispettive competizioni. Sembrerà paradossale,  ma alla luce di tutto ciò, Leo è al momento il mister di Serie A ad aver ottenuto i risultati migliori sia in Italia che in Europa. Ma al di la di questo, a mio modo di vedere, il più grande merito del nostro attuale Mister è stato quello di riuscire a riportare entusiasmo e voglia di vincere in un gruppo e in un ambiente che, per svariati motivi, aveva smarrito gli stimoli. Sin dal primo incontro casalingo col Napoli è stato chiaro come la filosofia del nostro nuovo allenatore, subito sposata da giocatori e dirigenza, fosse quella di cercare di fare un gol in più dell’avversario, anziché tentare di subirne uno di meno. E così è stato. Proprio dalla partita casalinga dell’Epifania, quando eravamo staccati di ben 13 punti dal Milan, è partita una cavalcata emozionante ed allo stesso tempo estenuante, che ci ha portato alla vigilia del derby a solo due lunghezze di distacco dai cugini, traguardo per il quale avremmo firmato tutti col sangue alla partenza per il Mondiale per Club . Per circa tre mesi, tra Champions, Coppa Italia e Campionato (recuperi inclusi), abbiamo in pratica giocato una partita ogni tre giorni, ottenendo risultati ma spendendo inevitabilmente tantissime energie sia fisiche che nervose. Sino alla sosta per le nazionali però, nonostante si fossero palesate alcune avvisaglie, avevamo tenuto botta, riuscendo a portare a casa punti pesantissimi. Poi però nell’arco di tre giorni, di fatto, è arrivata la resa, con la sconfitta nel derby e il rovescio subito dallo Schalke nell’andata dei quarti di finale di Champions. Certamente anche Leo in questo ha le sue responsabilità, ma non è lui l’unico colpevole. Nello scontro diretto con i cugini gli è stato contestato il fatto di aver optato per un 4-2-3-1  troppo sbilanciato. Forse a ragione, ma poi, quando tre giorni dopo contro i tedeschi ha schierato la squadra con un più coperto 4-4-2, le cose non sono migliorate. Si, perché il comune denominatore di quelle due partite (ma anche delle ultime), oltre alla sconfitta e all’espulsione di Chivu ad inizio ripresa, è stata la precaria condizione fisica della squadra, apparsa in possesso di un’autonomia di appena un tempo. Il calo fisico è inevitabilmente coinciso con la crisi di risultati che stiamo attraversando e lo stesso Leonardo lo ha ammesso nelle dichiarazioni rilasciate nel post partita con i ducali.

Non trovo giusto quindi che venga gettata la croce addosso solo ed esclusivamente all’attuale allenatore, perché le responsabilità sono a monte e vanno equamente divise tra tutti, non ultimo chi a inizio stagione non si è comportato in maniera irreprensibile e professionale. In fondo Leo è stato preso per cercare di dare una scossa all’ambiente e riportare in carreggiata un’annata iniziata male. Riuscendoci.

A me l’agnello non piace e a Pasqua preferisco mangiare pesce.

scritto da il 6 aprile 2011 alle 9:12

Più che pere una macedonia

Ok, calma, niente drammi. La frutta fa pure bene alla salute, ma tanto vale ammetterlo, di esserci arrivati, intendo.

Non che possiamo fare altrimenti, dopo 8 reti subite in due partite, per di più contro delle squadre non certo irresistibili, lasciano poco spazio ad altre interpretazioni.

Prima che a qualche fenomeno salti in testa di cominciare a distribuire patenti di tifoso perfetto, dico solo che il sottoscritto è rimasto fino alla fine ed oltre, insieme alla Miss, mentre cercavamo di individuare Antonino attaccato alla balaustra.

Abbiamo applaudito tutti, proprio tutti o almeno quelli che sono rimasti in campo dopo il fischio finale e sono venuti verso la Nord a prendere applausi o a rischiare i fischi. Quelli che ci hanno messo la faccia, quelli che ce la mettono sempre, quelli che nel bene o nel male, pure se non ce la fanno più ci provano sempre.
Sono quelli dell’autogestione, i capi della “gang”.
Beh quei Signori erano ancora lì, insieme al giocatore con il cuore più grande che ho visto, quel Nagatomo che da riserva, entra e corre avanti e indietro per tutto il campo, sul 5-2, in 10 contro 11, come se la partita si potesse ancora vincere.

Non mollare mai, fino alla fine, ma poi, quando l’arbitro fischia, allora arriva il momento di guardarsi allo specchio e capire che cosa resta di noi. Ci sono ancora almeno dieci partite da giocare prima che la stagione sia davvero finita e alcuni obiettivi, minimi d’accordo, sono ancora lì da conquistare.

Se mi guardo indietro e penso a quello che mi ronzava nella testa quando ho fatto l’abbonamento all’inizio di questa stagione mi ricordo che in fondo lo facevo più per riconoscenza per quello che era stato il 2010 che non per i risultati che mi aspettavo di raggiungere.
In fin dei conti se c’era un anno giusto per non vincere un tubo (e abbiamo comunque messo in cascina una supercoppa e il mondiale per club) era questo.

L’anno dopo il triplete, l’anno dopo i mondiali. Molti giocatori alla fine della loro carriera.

Il momento migliore per partire dalle ottime fondamenta e iniziare a costruire il futuro. Credo che, a modo loro, il Max e Compagni ci abbiano pure provato, ma puntando a un bersaglio troppo lontano. Credevano, dopo aver fatto Triplete, di essere finalmente a credito, di aver saldato i conti con gli anni bui e di poter lavorare con più calma per costruire il Barca d’Italia, lanciando i giovani della Primavera.

Illusione. L’Inter non è mai a credito. A noi non è mai concesso di fermarci un attimo a riposare, siamo noi stessi a non concederci questa possibilità. Noi società, noi tifosi, perfino i giocatori. Non conosciamo vie di mezzo: solo vittorie esaltanti o sconfitte brucianti.

Sembra tutto così lontano adesso. Il (giusto) esilio di Ciccio Benitez, l’arrivo di Leo, la cavalcata in rimonta che ci porta a soli due punti dalle m***e, la rimonta tutta cuore e nervi di Monaco.

Tutto spazzato via in due maledette serate. Dalle stelle alle stalle.

“Questo è calcio” direbbe José.

Se Eto’o avesse messo il goal del pareggio nel derby, se ieri sera avessero fischiato il rigore (con annessa espulsione) su Milito, se, se, se…

Basta così poco in questo gioco (chiamarlo sport proprio non mi riesce) per passare da eroe a fallito.

Siamo onesti con noi stessi. Che la benzina stesse finendo lo avevamo capito da un po’, ma la fortuna e gli errori altrui, ci avevano assistito. Credevamo di essere tornati imbattibili e ci siamo presentati di fronte alle sfide più importanti senza rabbia e senza motivazioni.

Questo, più di ogni altra cosa ci ha condotti dove siamo ora.

Leo ha sbagliato nel derby? Sicuramente, la disposizione tattica era scriteriata e ci siamo sempre trovati in inferiorità numerica a centrocampo. Abbiamo visto i risultati.

Ha sbagliato ieri sera? Tatticamente ha rimediato al suo errore e le cose avevano anche preso la giusta piega, almeno fino all’infortunio di Deki.

Poi? Poi ha sbagliato di nuovo, perché sull’espulsione di Chivu, quando eravamo già sul 4-2 ha fatto la cosa che insegna il manuale e non la cosa cazzuta.

Per me l’ingresso di Cordoba è stato una disgrazia, ma non perché certo per la sua presenza in campo, come molti hanno detto allo stadio e penseranno qui dentro. La disgrazia è l’idea di togliere un centrocampista per rimettere un centrale quando stai già perdendo con due reti di scarto. La disgrazia è togliere l’unico centrocampista giovane e fresco che stava correndo a destra e a manca e che avevi messo in campo solo venti minuti prima.

Questa è la disgrazia.

Perché un errore così lo fai se ti mancano le palle, lo fai se non hai la personalità di togliere uno più vecchio e stanco oppure uno nemmeno troppo vecchio, ma semplicemente svogliato.

Già perché poi ci dobbiamo ricordare che, oltre alle colpe di Leo ci sono quelle dei giocatori.

A mente fredda vi direi che a parte due signori, i ragazzi non hanno giocato male. Non hanno giocato al massimo e questo, in Champions si paga. Come successo nel derby, anche se i giocatori in avanti (Wes, Eto’o e Milito) hanno fatto il loro, in fase di copertura non fanno quello sforzo di tornare e quindi ci manca quel raddoppio sistematico sul portatore di palla che tanto ci ha fatto godere lo scorso anno.
Io ho sentito accuse feroci a Cambiasso e Zanetti, ma continuo a trovarle assurde. Certo, sono sempre più logori e le loro prestazioni non sono più al livello di un tempo, ma li ho visti comunque correre e provarci anche quando la situazione era compromessa.
Chi faccio fatica a giustificare sono Maicon (pessimo in difesa, inesistente in attacco) e Thiago Motta, molle, senza idee in fase di impostazione del gioco (e sarebbe il suo lavoro) e svogliato praticamente sempre. Questi due, per quel che mi riguarda non hanno proprio giustificazione.

Questo è quanto.

La situazione si può salvare, non certo per vincere per forza millemila tituli, ma per chiudere dignitosamente questa stagione iniziare a mettere a posto qualche mattoncino della nuova Inter.
C’è bisogno che qualcuno faccia un passo indietro, qualcuno ne faccia uno avanti, qualcuno ricominci a giocare oppure se ne vada a fare in culo. C’è bisogno che Leo si renda conto che attaccare a testa bassa quando stai vincendo 1 a 0 o 2 a 1 non è la cosa più furba da fare e che si può giocare bene anche d rimessa.

Soprattutto…

C’è bisogno di osare. Provare qualcosa di nuovo.

C’è bisogno di Coraggio.

scritto da il 12 marzo 2011 alle 9:59

Brescia-Inter 1-1

Quello di Brescia è stato un pareggio strano. Così lo ha definito Leonardo e personalmente non posso che essere d’accordo con il nostro mister. Si, perché in fondo la squadra ha giocato, tenendo in mano il match per diverso tempo e creando alcune nitide palle gol, purtroppo non sfruttate, che avrebbero potuto chiudere il discorso. Le convocazioni e relativa formazione iniziale sono la diretta conseguenza del prossimo impegno di martedì a Monaco: le assenze fanno optare per un 4-2-3-1 molto offensivo, nel tentativo di trovare subito il gol del vantaggio per poi gestire al meglio il resto dell’incontro. Strategia che da subito i frutti sperati, con alcune buone trame concretizzate dal gol di rapina di Eto’o su azione d’angolo. A questo punto il ritmo rallenta e il primo tempo scivola via tranquillo, senza pericoli, con l’unica eccezione di un tentativo di pallonetto di Caracciolo terminato alto. Inizia la ripresa e il Brescia sembra voler forzare, ma dopo un buon colpo di testa e una conclusione deviata in angolo del solito Caracciolo, è l’Inter a riprendere in mano il pallino del gioco. Sneijder con una gran conclusione dal limite coglie il palo, poi è il turno di Pandev che, dopo una bella azione, da distanza ravvicinata si fa parare il tiro da Arcari. Tocca quindi di nuovo a Sneijder esaltare l’estremo difensore avversario che, in qualche modo, riesce a bloccare a terra la botta a colpo sicuro dell’olandese. Nel frattempo Lucio, costretto a uscire per infortunio, viene rilevato da Cordoba, mentre Iachini inserisce Eder nel tentativo di impensierire la retroguardia nerazzurra. Il tempo stringe e il Brescia prova a forzare, ma gli attacchi producono solo alcune mischie in area, sbrogliate con un’po’ di affanno dai nostri. Nonostante ciò l’occasione migliore capita ancora a Pandev che, in contropiede,  a tu per tu con Arcari si fa respingere il tiro. Intanto Leo ridisegna la squadra, inserendo Karhja al posto di Pazzini e Materazzi al posto di Nagatomo. E quando ormai sembra fatta, a cinque minuti dalla fine su azione d’angolo, il Brescia trova il pari con Caracciolo, che di testa insacca sfruttando uno sciagurato assist involontario di Cordoba. A questo punto, nonostante la stanchezza e una squadra pensata più per difendersi che attaccare, i nostri si buttano in avanti in un disperato forcing finale, con l’unico risultato di prestare il fianco ai contropiedi delle rondinelle. Eder scatta verso la porta e, spalla a spalla con Cordoba, finisce giù: per Rocchi non ci sono dubbi, rigore e cartellino rosso per il colombiano. L’airone va sul dischetto per il match point, ma Julio Cesar, nell’ennesima risposta ai contestatori, dimostra tutta la sua bravura intercettando la conclusione. Finisce così 1-1.

Personalmente, pur rammaricandomi per l’occasione persa, non condivido le critiche a Leonardo sentite nel post partita, soprattuto relativamente ai cambi. Visti gli uomini in panchina, c’erano altre alternative? Forse si, ma considerando che il gol del pari è arrivato sugli sviluppi di un calcio d’angolo grazie ad un errore marchiano di Cordoba (subentrato per infortunio di Lucio e non per scelta tecnica), fare diversamente sarebbe servito a vincere la partita?

Sicuramente domani sera ci ritroveremo a 7 punti dalla vetta, con 9 partite da giocare. La situazione si fa difficile, ma ancora nulla è perduto. Come ho già detto tempo fa, da qui alla fine sarebbe stato impensabile vincerle tutte e un paio di passi falsi dovevano essere messi in preventivo. Sicuramente adesso i margini di errore si riducono e lo scontro diretto sarà, a maggior ragione, il crocevia per l’assegnazione del titolo.

Io ci credo ancora.

scritto da il 11 marzo 2011 alle 16:39

L’unico record disponibile

“E’ solo un dispetto al Milan”. “Non ha esperienza”. “Non è un vero allenatore”. “Se volevano smobilitare potevano anche dirlo chiaramente a giugno”. “Una barzelletta”. “L’ennesima baracconata di Moratti”.

33 punti in 13 partite.

Mai nessun allenatore, da quando si assegnano tre punti a partita, aveva fatto tanto. Ci era andato vicino Gigi Simoni, ci era andato vicino Capello, ma mai nessuno ci era riuscito. E sì che di nomi ne sono passati anche con grandissime squadre a disposizione e in tanti ci hanno provato. Ancelotti, Sacchi, Mancini, lo stesso Capello, persino Josè Mourinho: mai nessuno aveva conquistato tanti punti su una nuova panchina. Ci voleva Leonardo Nascimento de Araujo da Niteroi.

E ci è riuscito, fra l’altro, iniziando un percorso che definire “in salita” è fin troppo poco. Campioni del Mondo, sì, ma riaprendo gli occhi dopo il viaggio onirico negli Emirati Arabi ci si ritrovava a 16 punti dalla vetta in campionato, qualificati come secondi nel girone di Champions, in una situazione in cui anche l’impegno in Coppa Italia con il Genoa faceva paura.

E invece oggi, due mesi e mezzo dopo, ci ritroviamo in corsa su tre fronti: lontani dal Milan ma non troppo, in difficoltà col Bayern ma non troppo, in semifinale di Coppa Italia contro la solita Roma che ci crede (ma non troppo). E con lui, Leonardo Nascimento de Araujo, che può permettersi di dire che non cede di un millimetro su nessun fronte, che può permettersi di fare un piccolo turnover in campionato, che può permettersi di urlare che è ancora tutto aperto, che l’impresa dell’anno scorso è teoricamente possibile, che lui crede al triplete. Noi che l’abbiamo vissuta sappiamo quanto difficile -quasi impossibile- possa essere ripetere quella cavalcata, ma il solo fatto che ci si può permettere di fare queste dichiarazioni vale oro, e la dice lunga sul lavoro svolto da Leonardo in meno di 100 giorni.

Non esiterei a definirlo un miracolo, al netto di tutta una serie di recuperi (altrettanto “miracolosi”) di giocatori sui quali Benitez non poteva contare e per lui, invece, per questo ragazzo di Niteroi, danno l’anima 95 minuti su 90. E’ anche questo un merito, è anche questa una caratteristica da applaudire: far tornare la fame ad un gruppo che aveva vinto tutto e che si era tranquillamente seduto a rilassarsi, far riemergere le motivazioni, portarli a far vedere di nuovo prestazioni sensazionali come quelle che hanno portato alle rimonte contro il Palermo -da 0-2 a 3-2 in 45′- e contro il Genoa -da 0-1 a 5-2 in condizioni psicologiche tutt’altro che semplici-, portare una squadra da tutti ritenuta “stanca” ad ottenere 19 punti nei secondi tempi delle partite, riportare in campo la gioia di giocare e la voglia di vincere, e spostare la pressione psicologica sugli avversari. E scegliere i giocatori giusti, infine: perchè è vero che qualcuno con Benitez non avrebbe tirato fuori un euro, ma è vero anche che sui vari Pazzini, Kharja e soprattutto Nagatomo ci sono il marchio a fuoco e la benedizione del tecnico brasiliano.

Dopo essere riuscito, nella scorsa stagione, a far sembrare una squadra vera quel branco di scappati di casa che si era ritrovato ad allenare, Leonardo continua a dimostrare tutto il suo valore in panchina e si colloca in un solco ben preciso: quello degli allenatori che sanno tirare fuori il meglio dalle proprie squadre. Soprattutto, quello degli allenatori che non lasciano per strada niente.

Fare turnover contro il Brescia, stasera, è infatti un messaggio ben preciso alla squadra, alla società, a tutto l’ambiente: l’Inter non si tira indietro. L’Inter non rinuncia neanche alla Champions, e andrà a Monaco per vincere. A costo di far saltare per aria il banco, Leonardo sta in realtà semplicemente mettendo in pratica quello che è stato il più grande insegnamento lasciato da Josè Mourinho a Milano: vincere aiuta a vincere.

La tanto disprezzata mentalità del “concentrarsi sul campionato” del “lasciar perdere l’Europa League”, de “la Coppa Italia era solo una scocciatura” non ha mai attecchito dalle nostre parti. Neanche oggi, neanche quando inseguiamo su tutti i fronti.

Noi giochiamo per vincere, sempre. E il nostro obiettivo è sempre lo stesso: vincere la prossima partita.
E la prossima, oggi, è quella contro il Brescia.

scritto da il 26 gennaio 2011 alle 9:12

Parabéns José

Lo sappiamo che ti manchiamo.

La porta è aperta, torna quando vuoi.

Torna per la stella.

scritto da il 14 gennaio 2011 alle 9:35

Trova le differenze

Desolescion

Io lo so che non è cosa buona e giusta accanirsi, ma non ci riesco. Ho un coagulo di rabbia qui tra le cellule dell’ippocampo che mi si deve sciogliere al più presto. Avevo i miei ragionevoli dubbi, anche perchè la tua ex-futura squadra la seguo da un po’ (ma chi me l’ha fatto fare poi, dico io…) e credo di aver visto due tra le più noiose partite della storia del calcio (una tra l’altro era contro l’Atletico Madrid e già lì si poteva iniziare a supporre che non ci avessi capito un cazzo). Novanta minuti di titic-titoc.

Però sono prima di tutto interista e se diventi l’allenatore della mia squadra, DEVI essere il benvenuto. A patto che tu capisca cosa stai facendo. A patto che tu non sia così ottuso da andare avanti per la tua strada, dopo un Triplete, volendo fare solo ed esclusivamente di testa tua.

Come un fondista della domenica, dovevi solo mettere gli sci nei binarietti segnati con tanto amore e perizia e lasciarti andare.  Dovevi studiare la squadra. Non parlo di calcio amico mio, parlo di ambiente. E per quanto io mi possa sforzare di trovare del buono nelle tue parole in questi mesi, non credo onestamente che tu l’abbia fatto.

Signora, il bambino non è stupido, è che non si applica.

Quindi comprenderai questo ringalluzzimento generale, questo improvviso entusiasmo, questa voglia di rivalsa. Io, da tifosa, non ti ho mai chiesto schemi perfetti e gioco barcellonizzato. Ti chiedevo solo di crederci come noi, di farmi vedere che eri carico, di non sederti sdraiato in panchina come se fosse un divano, non di professare la calma al 91º di un derby.

Non ti si chiedeva di essere il marito perfetto, solo l’amante (un po’ maiale) che ci avrebbe fatto provare sensassioni uniche.

Uno che ha studiato.

scritto da il 13 gennaio 2011 alle 14:44

Inter-Genoa vista da loro

Eto’o: “L’importante è vincere, non ha importanza che sia io a segnare. Un gol da fuoriclasse? È quello che mi è passato per la testa in quel momento, l’ho provato e mi è riuscito. I nostri tifosi sono fantastici. Sapevo che sarei arrivato a Milano, sapevo dove sarei arrivato e sono contento perchè ho un bellissimo rapporto con l’intera tifoseria, conoscevo la loro passione: ci supportano sempre e comunque e voglio ringraziarli anche a nome dei miei compagni”.

Ranocchia: “È stato un esordio emozionante, ma un po’ strano perchè affrontavo la squadra con la quale fino a venti giorni fa mi allenavo. Con Materazzi abbiamo lavorato bene, forse abbiamo avuto qualche sbavatura sul finale dovuta alla stanchezza. I grandi giocatori come quelli nerazzurri hanno anche un’umiltà incredible e svolgono il proprio lavoro con una grande intensità. Non credevo potesse essere proprio così, invece sono dei campioni veri, sotto tutti i punti di vista. Mi ha stupito, sono fantastici tutti, mi aiutano, chi più chi meno. Sono pronto, voglio ricambiare la fiducia di Leonardo. Il contatto con Rudolf c’è stato, ma precedentemente si era buttato a terra tre volte…”

Mariga: “Sono contento, questa vittoria è un bene per me, ma soprattutto per tutta la squadra. Sono appena rientrato dall’infortunio e ho tanta voglia di lavorare, di fare di più e di essere sempre più decisivo per questa squadra”.

Materazzi: “Ranocchia ha fatto una grande partita, perché quando hai due terzini che spingono tanto ti trovi in uno contro uno e non è facile. Sul rigore è sfortuna, non era un fallo violento, non si è riuscito a fermare: il giallo è più che giusto. Lo spirito è quello che ci contraddistingue, se siamo questi possiamo arrivare lontano. Leonardo da persona intelligente ci ha fatto tornare il sorriso e la voglia di giocare a calcio. Benitez? Io parlo di chi ci ha fatto tornare il sorriso, non di chi ce lo ha tolto. Nella vita si fanno anche degli errori: noi siamo una macchina da Formula Uno, ma deve esserci un pilota. Se tu ci metti un vigile, non arrivi lontano… Il Milan? E’ forte, campione d’inverno ed ha vantaggio, ma noi siamo campioni del Mondo e vogliamo crederci. Lo scontro con Ibra? Lo reputo uno scontro di gioco, così come quando faccio entrate dure: il problema è che quando le dò è colpa mia, quando le prendo è colpa mia lo stesso. Ma non dico a lui assolutamente niente”.

Cambiasso: “Sappiamo benissimo che vincere sia sempre importante, in qualsiasi competizione. Ora abbiamo fiducia, c’è soddisfazione anche per chi non ha trovato tanto spazio: tutti dimostrano di essere all’altezza dell’Inter, non è un caso che nel 2010 abbiamo vinto tutte quelle competizioni, perché tutti quando sono chiamati in causa rispondono con impegno e professionalità. Il campo? I muscoli stabilizzatori devono lavorare di più, sicuramente cambia qualcosa: però il mister ha ragione quando dice che non dobbiamo pensare a queste problematiche, sappiamo com’è il terreno di San Siro ma c’è da adattarsi nel modo migliore pensarci il meno possibile. Il nostro punto debole? Non lo sveliamo agli altri, è una cosa che dovranno vedere loro. C’è Sneijder infortunato, Eto’o squalificato a lungo ma abbiamo dimostrato carattere, gioco e vittorie. Il Pallone d’Oro a Messi? Felice per lui, ci tengono tutti e sta dimostrando di essere a livello fuori dal normale. La giuria ha guardato il migliore in assoluto rispetto ad una stagione in sé, ma non si poteva dire niente”

Leonardo: “Non ho voce, colpa dell’umidità, lo sapevo che sarebbe successo. Con i cambi, ne abbiamo fatti diversi, si può subire nei calci piazzati. La reazione rispetto al primo gol subìto mi è piaciuta. Fischiavo perché non ho voce, il Trap è un’altra cosa. Questa squadra ha un suo equilibrio, una sua storia e questo si vede in ogni situazione: loro si conoscono troppo bene. Il Milan? Non abbiamo fretta di arrivare da nessuna parte, dobbiamo fare gioco e serve questo entusiasmo che è il marchio di questa Inter. Per il resto partita dopo partita. Eto’o? Il giocatore davanti deve avere una certa libertà, ma questa libertà di movimento viene facile soprattutto quando le persone in campo si conoscono. A Ballardini l’Inter non piace? Sinceramente bisogna rivedere su Ranocchia, ma non è quello che fa una partita o una vittoria. Non siamo calati nel secondo tempo, c’è stato un momento in cui non abbiamo tenuto palla, ma abbiamo avuto un grande Castellazzi, anche stavolta. Ho visto cose positive. Santon e Mariga? C’è anche Materazzi, non è facile per lui giocare poco ed essere solido e concreto, ha anche aiutato Ranocchia ad inserirsi. Mariga è stato bravo e ha fatto un grande gol. Cambiasso e Zanetti sono una maratona costante. Sono molto felice di come si muovono i miei. Cosa vinciamo quest’anno? Pensiamo giorno dopo giorno”.

Moratti: “Avendo vinto l’anno scorso dobbiamo onorare questi tornei e sono comodi per far giocare chi ha meno possibilità o è nuovo come Ranocchia. L’impatto di Leonardo è stato buono, ma adesso bisogna continuare. Leonardo è un ragazzo molto intelligente ma questo è un mestiere difficile, serve continuità e lui lo sa. È intelligente, sa capire le situazioni”.

Ballardini: “Il Genoa ha fatto una buona partita, abbiamo creato più dell’Inter. Ma si sa che le cose qui vanno così. Mi riferisco all’espulsione mancata di Ranocchia, può essere che mi sono sbagliato, ma… La sudditanza psicologica nei confronti delle grandio c’è sempre e negli episodi dubbi, si sa sempre come va a finire. A Milano serve fare una grossa partita e non ci devono essere episodi dubbi perché l’arbitro è condizionato. L’Inter? Non è giudicabile. Perché dopo la terza partita in sei giorni hanno accusato la fatica: secondo me è una squadra non valutabile nella prestazione di stasera. Oggi non mi ha impressionato, ma credo la forza dei suoi giocatori non basta per restare su grandi livelli”.

scritto da il 12 gennaio 2011 alle 17:43

Ricominciamo

Ricominciamo da Inter – Genoa, da Leonardo, da Ranocchia, da una versione figherrima del blog, da nuovi stimoli, da (nuovi ?!) obiettivi, ma sempre dalla stessa incrollabile fede.

Ricominciamo all’insegna del nuovo al servizio dell’esperienza.

Avanti Inter.

Avanti Baüscia.

(cit.)

scritto da il 24 dicembre 2010 alle 19:36

Buon Natale, Leo!

leonardo

Da www.inter.it

MILANO – Tutta l’Inter dà il benvenuto aLeonardo. Sarà il tecnico brasiliano, 41 anni, a guidare la squadra Campione del Mondo e d’Europa a partire dal 29 dicembre, giorno della ripresa degli allenamenti al centro sportivo ‘Angelo Moratti’ di Appiano Gentile.

Leonardo ha siglato pochi minuti fa un contratto che lo legherà all’Inter fino al 30 giugno 2012.

Nei prossimi giorni sarà comunicata la data della presentazione ufficiale.

A Leonardo, il più sincero e grande in bocca al lupo, convinti che saprà mettere la sua classe, la sua esperienza di campionissimo e la sua mentalità a disposizione della Società e della squadra, per ottenere insieme i risultati che tutta l’Inter e tutti gli interisti vogliono ancora.

scritto da il 30 novembre 2010 alle 15:57

Camp Nou

Immagino l’umore di Benitez davanti alla tv, ieri sera. Il mio era, se possibile, ancora più euforico. Perché – come ho scritto qualche giorno fa – l’Inter deve liberarsi dal fantasma di Mourinho, deve dimostrare a Mou che è lui ad aver sbagliato, andandosene.

Aveva già funzionato perfettamente con Ibra: lui se n’è andato, e l’Inter è nettamente migliorata. Essendo poco furbo, Ibra se n’è andato anche dal Barca, e anche gli azulgrana sono migliorati: se prima giocavano “il calcio del 2015″ ora giocano quello del 2020.

La lezione di calcio impartita dal Barcellona di Guardiola – 5 gol, 1 palo, 4-5 occasioni sprecate; 8 ammoniti e un espulso fra le merengues, nemmeno un tiro nello specchio della porta – mi ha sorpreso, perché non credevo che Mou potesse commettere un errore simile. Il 20 e il 28 aprile scorso, ha accuratamente evitato la tattica del fuorigioco contro i migliori palleggiatori del mondo. Soprattutto, all’epoca, poteva disporre di Cambiasso, Sneijder, Stankovic, Zanetti e Thiago Motta, nonché di Lucio e Samuel: calciatori molto più dotati di intelligenza calcistica di quanto non lo siano Marcelo, Pepe, Ramos, Khedira, Ozil, De Maria, Diarra e Xabi Alonso (salvo Carvalho, che ha preso le misure a Messi).

Ieri sera, nessuno del Real aggrediva il portatore di palla avversario, la difesa in linea era un invito a nozze per quei geni del calcio che rispondono ai nomi di Xavi e Iniesta, e per quei velocisti che sono Pedro e Villa. Se Messi non si fosse intestardito in un partita personale (assist a parte), sarebbe finita 8-0.

Finita la festa, Benitez deve assorbirne l’intima lezione: per giocare come il Barca, l’Inter non ha i piedi, ma il nostro centrocampo può avere qualità tattiche impareggiabili, se solo viene messo nella condizione di rifiatare.

Quanto a Mou, ha cercato di mostrare la faccia tranquilla, ma stanotte non ha dormito: ora sa che, con quel centrocampo, a fine stagione finirà a sero tituli.