Browse > Home / Archive by category 'Allenatore'

| Abbonati via RSS

Immortali

aprile 29th, 2010 | 333 Comments | Posted in Allenatore, Champions League | di Grappa e Vinci

Noi siamo i sacerdoti del potere. Dio è potere. Fino a questo momento per te potere è solo una parola, ma è bene che adesso ti faccia un’idea più precisa di cosa sia veramente. Devi innanzitutto imparare che il potere è collettivo. L’individuo ha potere fintanto che cessa di essere un individuo. Conosci lo slogan del Partito: “La libertà è schiavitù”. Hai mai pensato che se ne possono invertire i termini? La schiavitù è libertà. Da solo, libero, l’essere umano è sempre sconfitto. Deve essere per forza così, perché l’essere umano è destinato a morire, e la morte è la più grande delle sconfitte. Se però riesce a compiere un atto di sottomissione totale ed esplicita, se riesce ad uscire dal proprio io, se riesce a fondersi col Partito in modo da essere lui il partito, diviene onnipotente ed immortale.

da “1984″

La differenza che passa tra l’Inter di ieri sera, della settimana scorsa, di questa incredibile annata, e il Barcellona (e tutti quelli che abbiamo incontrato – e battuto) sta tutta qua. L’annientamento del singolo è la chiave, caro Zlatan. La totale dedizione alla squadra, al bene comune, al trionfo collettivo: sono queste cose che distinguono una squadra da undici giocatori. Milito ed Eto’o che fanno i terzini per sessanta minuti, Sneijder che gioca da uomo più avanzato rimbalzando contro colossi del doppio della sua stazza, Chivu terzo dei trequartisti, e più generalmente tutti coloro che hanno indossato la nostra maglia ieri sera, sono diventati immortali. E lo hanno fatto non inseguendo nessun tipo di gloria personale, non assecondando un orgoglio che gli impone di essere protagonisti ad ogni costo, ma fondendosi in un’unica entità, divenendo onnipotenti ed, appunto, immortali. Tu, invece (insieme a Messi, per dirne un altro) (anche se lui, almeno, parte di qualcosa di  immortale lo è stato) hai sempre rifuggito questo concetto: non hai mai cessato di essere un singolo, non hai mai compiuto un atto di “sottomissione totale ed esplicita” verso i tuoi compagni. Ed è per questo che ieri sera, ancora una volta, ti sei dimostrato mortale. Un grandissimo, un eroe che mi ha dato grandi gioie. Ma pur sempre mortale. Cancellato, ingoiato proprio da quei giocatori che un anno fa avevi lasciato per “raggiungere i traguardi che all’Inter non avrei potuto raggiungere”, ti sei ritrovato a fare i conti col peggiore (per te, ovviamente: per noi è il massimo, in assoluto) degli epiloghi possibili.

Si vince così, nel 2015: con giocatori che sacrificano ogni personale velleità sull’altare della Squadra. Si vince con gente che esce fuori grondando sudore, sangue, denti, capelli. Tu non sei mai uscito dal campo con la lingua penzoloni (anzi, ieri e martedì scorso te ne sei andato fresco come una rosa), non ti sei mai abbassato a sacrificarti per gli altri. Perciò, sei destinato ad essere sconfitto: sarai sempre libero, estroso, magico. Ma non imbattibile. Non immarcabile. Non eterno.

Perciò, grazie. Grazie a te e a Mino, per averci resi protagonisti del più grande affare della storia del calcio. Un affare che esula dai meri valori tecnici, in quanto, con tutte le sue ripercussioni, ha permesso all’Inter di diventare il più splendido collettivo di questo pianeta. Grazie.

E, ovviamente, grazie a tutti i nostri Immortali, a tutti coloro che hanno compiuto il mitico atto di “sottomissione totale ed esplicita” e che hanno lasciato su quel campo, sui mille campi di questa stagione, tutto ciò che avevano in corpo, scaricando sul terreno la loro, la nostra enorme voglia di vincere. Grazie al presidente, ormai completamente ripagato dei suoi sforzi, morali ed economici. Grazie ai cinquemila che hanno seguito la squadra, grazie a chi ha sofferto davanti alla tv. Grazie anche agli ideatori di spot, magliette e frasi celebri, per aver reso ancora più dolce il nostro trionfo. Grazie a tutti.

E ora, qui, tutti si aspettano un “ma soprattutto, grazie a ….”. Purtroppo, non posso accontentarvi. Perché “grazie” è veramente troppo poco. Lui, che ha convinto i suoi uomini a compiere quell’ormai famoso atto, che è riuscito in meno di due anni a rendere l’Inter una grande d’Europa, e che, comunque vada, è entrato per sempre nella nostra storia, merita di più.

Barcellona-Inter Champions League

Josè, io ti amo.

Tags: , ,

Siamo tornati?

aprile 25th, 2010 | 408 Comments | Posted in Allenatore, Campionato | di Taribo59

Chivu gol Atalanta

Prima di tutto è la vittoria di Massimo Moratti, che ha giustamente rischiato, accantonando Balotelli, in una vigilia così tempestosa che avrebbe potuto bruciare le ultime energie (siamo alla partita numero 51). Poi, al netto del possibile infortunio di Sneijder – danno incalcolabile, soprattutto se al Camp Nou si sommasse all’assenza di Pandev – Inter-Atalanta è un altro capolavoro di Mourinho. L’ennesimo.

L’Inter sembra rinata. Quella che si era vista in febbraio e marzo (eccezion fatta per la Champions) non sarebbe mai riuscita a ribaltare lo svantaggio (Tiribocchi, ancora lui). Questa Inter, rigenerata sul piano atletico – quasi a smentire l’inutilità di Dubai – è riuscita a rovinare il sabato notte alla Roma.

Questo gruppo ha fame di vittorie. Fra i meriti di Mourinho, quello di averlo reso ancora più compatto di fronte alle idiozie di Balotelli, e la scelta di schierare dal primo minuto il tridente Sneijder-Eto’o-Milito ha dato il segnale della massima determinazione. Lo ribadisco: nesuna competizione può essere sacrificata, se si vuole diventare una grande squadra. Mourinho commise l’errore di farlo nella semifinale di Coppa Italia con la Sampdoria, regalando 3 gol in un tempo, e la sua autocritica fu immediata, imponendo alla squadra di cercare l’impresa impossibile nella partita di ritorno, fin quasi a ribaltare il risultato.

Oggi Mou ha risparmiato, Maicon, Lucio e Samuel, e dosato il minutaggio dei centrocampisti (Motta, Cambiasso, Sneijder), trovando, in un colpo solo, il primo gol nerazzurro di Mariga e di Chivu. Ne deriva una vittoria psicologicamente fantastica, agevolata da un soffio di buona sorte (sullo 0-1, il “Tir” stava per segnare di nuovo, e il pareggio di Milito è stato un regalo della difesa atalantina). Quella buona sorte – chiamatela, se volete, Eupalla – sembrava aver scelto i colori giallorossi. Forse Eupalla ha buon gusto, e ci ha ripensato.

Tags: ,

Inter-Barcellona: cosa è successo?

aprile 22nd, 2010 | 341 Comments | Posted in Allenatore, Champions League, Tattica | di Nk³

I Campioni d’Europa e del Mondo battuti. La squadra più forte d’Europa si inchina all’Inter.

Questa è una verità assoluta, forse l’unica, che possiamo scrivere, incidere e lasciare a imperitura memoria dopo la partita di ieri. I tempi non sono ancora maturi per capire se e quanto questa impresa di fine aprile servirà a rendere gloriosa la stagione nerazzurra, ma questo è un punto fondamentale da non dimenticare in nessun caso.

Non sono una persona a cui piace sdottorare di verità assolute in corso d’opera: dunque per il momento vedo ciò che sta facendo questa squadra e mi limito a registrarlo, in attesa di poter tirare le somme.

Qualche parola però si può spendere sul trionfo di ieri. Un trionfo che porta bene impresso il marchio di fabbrica di Josè Mourinho, un trionfo che, attraverso un’analisi tattica, può essere forse analizzato sotto molti più aspetti di quanti si pensi.

Ciò che ha colpito fino ad ora di quest’Inter, infatti, è senz’altro la sua capacità di giocare in maniera diversa a seconda dell’avversario che si trova davanti. E anche ieri sera Josè Mourinho ha saputo muovere i fili giusti per farci vedere un’Inter che giocava nell’unico modo in cui si può mettere in crisi il Barcellona: chiusura totale degli spazi in difesa, ripartenze veloci tramite verticalizzazioni e soprattutto intensità. O meglio, intencità. Tanta, tantissima intencità.

Prima della partita si favoleggiava di 442, 4231, 4213, 4141 e chissà cos’altro. Garanzie o novità? Sicurezza o sperimentazione? Quale strada avrebbe scelto Mourinho? E lui, Mourinho, a sceglierne una mai battuta prima. Non certo per il modulo o per gli uomini, ma senz’altro per l’interpretazione. Non si può coprire tutto il campo contro il Barcellona, degli sfoghi bisogna lasciarglieli. Non si può stare lì a difendersi, perchè prima o poi un gol te lo fanno. Non si può attaccarli in maniera scriteriata, perchè ci si espone a tutta la loro batteria offensiva. Qual è la chiave? La chiave è nel solito 4231, la chiave è nei soliti Eto’o e Pandev.

Concedere le fasce al Barcellona e difendersi in area, come in parte già visto con il Chelsea, partendo dal presupposto che è dall’area che il pallone deve passare per finire in porta. Quattro difensori in linea a difendere dentro l’area, Eto’o e Pandev veri e meravigliosi terzini oggi per la prima volta, quasi a voler prendere in giro quelli che “Eto’o non può fare il terzino”, Cambiasso e Motta a chiudere la gabbia di Messi e a mettere la gamba su uno Xavi costantemente disturbato da Sneijder. E Milito, solo, a infastidire i due centrali e a colpirli nel loro punto debole: la profondità. Ecco come ci si difende dal Barcellona. Eto’o e Pandev avevano mai fatto questo lavoro? Milito aveva mai giocato così tanto sulla corsa? Sneijder aveva mai interpretato il ruolo così unicamente in chiave difensiva? No.

Ecco quali sono i giocatori che permettono di arrivare in alto.

In questa gabbia perfetta un ruolo molto importante l’ha avuto sicuramente l’assenza di Iniesta, anche se Mourinho non lo ammetterà mai. Ma una difesa totale e mai affannata come quella di ieri io non l’avevo mai vista. E tante altre cose ancora non avevo mai visto.

Non avevo mai visto, per esempio, neanche la seconda fase del gioco nerazzurro. Non ci si può solo difendere con il Barcellona, si diceva: attaccarli, dunque. Ma come? Serve un modo efficace, veloce, pericoloso e che comunque non lasci spazio e campo all’asse Xavi-Messi-Ibrahimovic. Semplice, banale: verticalizzazioni immediate per gli scatti di Milito ed Eto’o, che per l’occasione rende visibile al mondo il suo dono dell’ubiquità. Un gioco che solo Sneijder e Motta possono fare, un gioco che solo Milito ed Eto’o possono portare a compimento: eccola qui l’Inter voluta, creata e plasmata da Josè Mourinho. Eccolo qui il suo catenaccio.

Un catenaccio vero però, un catenaccio storico che segue direttamente le orme dei “padri” Rocco ed Herrera, non certo la porcheria vista più o meno di recente.

Nulla è lasciato al caso in questa Inter: tutti sanno cosa fare e tutti sanno come farlo. Difendersi in 4, 5, 6 in un determinato modo. Analizzare, rispettare e annientare le caratteristiche degli avversari. Ripartire rapidamente con verticalizzazioni, fraseggi o palla al piede a seconda di chi ci si trova di fronte. E tutti imparano la lezione in maniera perfetta. Sacrificio, abnegazione, devozione totale al progetto: sono queste le caratteristiche di Zanetti e Lucio, di Motta e Sneijder, di Pandev e Milito, di Samuel Eto’o. Sono queste le caratteristiche sulle quali l’Inter si gioca le sue chance di vittoria e di gloria. Sono queste le caratteristiche che bisogna avere per portare in alto questa squadra.

Sacrificio, abnegazione, devozione totale al progetto.

Tirare al volo da 35 metri e magari metterla anche è spettacolare, meraviglioso, ammirevole. Ma maledettamente inutile, nel lungo periodo. Perchè contro questo Barcellona ci vuole innanzitutto chi riesca a tornare fino alla propria area di rigore per contrastare prima Xavi e poi Abidal e consentire al Capitano di tenere sotto controllo Maxwell. Ci vuole chi, una volta recuperata mirabilmente la palla, la verticalizzi immediatamente per lo scatto di Eto’o e Stankovic: schemi studiati, situazioni provate in allenamento, palloni ad altissimo coefficiente di pericolosità.

Se si prende palla e si controlla con la testa, si porta avanti col tacco e si cerca un triangolo nello stretto con chi si aspetta tutto al di fuori di quella giocata, si è destinati a trovarsi davanti a un muro di difensori impossibile da saltare. Si è destinati a lasciare spiazziati i propri compagni, prima ancora degli avversari. Si opera, di fatto, uno stravolgimento degli schemi impostati in allenamento. Di quegli schemi che ti hanno portato, prima squadra quest’anno, a segnare tre gol al Barcellona. Di quella filosofia di gioco che sta portando la tua squadra, prima nella storia, a battere Guardiola con due gol di scarto. Così rischi di rovinare la partita perfetta, così rischi di compromettere una stagione intera. E per che cosa? Per un tuo gol, per la tua gloria, per dimostrarti importante?

Hai solo sei partite per cambiare idea. Dopodichè i tuoi gol puoi andare a farli altrove.

Ma pensaci bene prima di lasciare questa squadra. Guarda in che razza di situazione si trova il tuo “amico” Ibra e pensaci bene.

Il futuro è qui.

Il futuro è l’Inter.

Tags: , ,

Le sbornie

aprile 21st, 2010 | 130 Comments | Posted in Allenatore, Campionato, Champions League | di Grappa e Vinci

Con quella di ieri sera, sono quattro (quattro!) le nottate post partita in cui per ogni interista è stato impossibile, o quasi, prendere sonno. La quarta volta in questa stagione che viviamo una serata di gioia pura, immensa, prepotente; che finita la partita abbiamo voglia di rivederla, di vedere tutte le sintesi, in arabo, in russo, in cinese, di vedere e rivedere ogni filmato che riguardi la gara; che chi è allo stadio vorrebbe essere seppellito lì, dopo novanta minuti in cui ha visto realizzarsi i propri sogni. Sono quattro, ed è un dato straordinario: non avevamo mai gioito così tanto in una stagione.

La prima l’abbiamo vissuta quando era ancora agosto, dopo quello che credevamo essere il derby perfetto. Credevamo, appunto, perché quattro mesi dopo questa squadra pazzesca ha rivoluzionato il nostro concetto di derby perfetto, regalandoci la seconda nottata di sbornie post-partita. A Stamford abbiamo fatto saltare il tappo cementatosi ormai da quattro anni intorno alla maledizione degli ottavi, facendo finalmente vedere all’Italia gufatrice e, soprattutto, all’Europa, che squadra pazzesca che è la nostra. Sinceramente, non credevo che, almeno per quest’anno, avremmo vissuto un’altra gioia simile. Perché è vero, nessuno è imbattibile, ma pensavo che col Barça potessimo svangarla solo con un culo immenso e con le barricate.

E invece. E invece li abbiamo battuti con una prestazione sublime, l’inno ai concetti di squadra, di equilibrio, di corsa, di sacrificio, di cuore. Li abbiamo battuti con la “partita perfetta” che tutti noi sognavamo, quella che, finora, avevamo visto fare solo agli altri. E ok, ancora la qualificazione non è decisa ed è possibile che la finale, alla fine, la giochino loro, ma l’impresa resta. E va ad aggiungersi a quelle precedenti, in un’escalation che, a questo punto, non sappiamo nemmeno noi a cosa possa portare (sì, dai, lo sappiamo, ma meglio..insomma, ci siamo capiti).

Dopo la prima delle quattro sbornie, tutti noi pensavamo di aver toccato l’apice dello sportivo godimento. E così dopo la seconda, e dopo la terza. Ogni volta, il nostro concetto di “apice” è stato rivoluzionato (così come quello di “derby perfetto”). Tutto questo, tutte queste gioie condensate in pochi mesi, l’eccezionale qualità della nostra squadra, vorranno pur dire qualcosa.

Per me, significano che questa squadra non può terminare la stagione senza vittorie. Perché dopo un’annata del genere, così intrisa di gioie, di soddisfazioni inedite e, forse, irripetibili, non si può non raccogliere niente. Ora, toccatevi pure tutto quello che volete, ma la realtà è questa. Siamo riusciti a battere (e nettamente, anche) le due squadre più forti d’Europa, abbiamo schiantato il Milan in due derby memorabili, abbiamo dimostrato di essere un vero top club.

Manca una settimana alla partita che potrebbe garantirci un posto in finale, un traguardo che a inizio stagione nemmeno il più ottimista e sconsiderato avrebbe immaginato, credo. E siamo a quota quattro apoteosi, una più bella e intensa dell’altra. Che dite, a cinque (o, meglio ancora, a sei) possiamo arrivarci?

E' tua, più di chiunque altro

E' tua, più di chiunque altro

Tags: , , ,

Sapere di non sapere

marzo 28th, 2010 | 144 Comments | Posted in Allenatore, Campionato | di Mr Sarasa

Nel postpartita di Inter-Chelsea, Mou disse “sappiamo come si è arrivati a questa situazione”, riferendosi a come il Milan si era riavvicinato alla vetta.

Molti interisti, me compreso, erano d’accordo con il sottinteso: il Milan era ampiamente più vicino a noi di quanto non avesse meritato sul campo, qualche svista a loro favore e qualche svista a nostro sfavore, uniti a qualche fisiologico punticino perso.

Sono passate alcune settimane, in attesa della partita di stasera che potrebbe vedere anche i rossoneri ad un punto, di oggettivo c’è che intanto ad un punto c’è la Roma, dopo il confronto di ieri.

La domanda che mi sentirei di fare a Mourinho oggi, è semplice: “sappiamo come si è arrivati a questa situazione?”

Perchè non mi è chiarissimo… tenderei ad escludere aiuti dall’alto per chi ci ha (quasi) raggiunti, ma ovviamente potrei sbagliarmi. Tenderei anche ad escludere la semplice “fisiologicità”, perchè la serie è lì, un po’ impietosa.

L’importante non è che lo sappia per filo e per segno io, per carità. L’importante è che lo sappia lui, ed incidentalmente trovi una soluzione.

Tags: , ,

Le vittorie del Generale Mou.

marzo 17th, 2010 | 480 Comments | Posted in Allenatore, Champions League, Società, Video | di Luis
Mou seduto in riva al fiume.

Mou seduto in riva al fiume.

La serata di ieri avrebbe potuto rappresentare l’Apocalisse mediatica e societaria dopo il copione di una vigilia che solo gli sceneggiatori dell’Inter sono in grado di scrivere. Poteva essere la classica Waterloo del classico marzo nerazzurro. Poteva essere la fine di un progetto biennale che invece ha visto una nuova luce.

Il tutto nella “casa” londinese del mister, trappola o tappeto del destino. Abbiamo disputato una grande partita, una partita che deve essere mandata in archivio senza fretta, perché è giusto assaporarla ancora un po’, vista l’attesa. La pausa in Campionato è stata premiata, la speranza è che questa vittoria ci dia nuovi stimoli per portare a casa il quinto scudetto consecutivo, perché questa squadra merita di conquistarlo nonostante tutti.

Nelle due gare abbiamo meritato il passaggio del turno dimostrando che l’anomalia non risiede nelle 7 reti a 2 tra Manchester e Milan, ma nell’unico punto di distacco esistente tra noi e i circensi. Prepariamoci al fatto che questa Champions senza Liverpool, Real, Milan e Fiorentina (sic). verrà presto denigrata con attribuzioni di dubbio valore, ma a noi va bene così. L’importante, per ora,  è aver evitato il caos, la confusione che l’ennesima uscita dagli ottavi avrebbe comportato.

Poteva essere l’amplificatore per il rumore dei nemici, si è trasformata in un plebiscito per José Mourinho che ha vinto diverse partite pur giocandone solo una:

  • Ha vinto contro la sua ex squadra, il suo ex presidente, il suo ex pubblico. Una vittoria contro un passato che entra di diritto nella hall of fame dei ricordi personali e della storia dell’Internazionale.
  • Ha battuto il nemico Ancelotti, non solo uno dei suoi successori, ma il rappresentante del Milan in Europa, mostrandone tutti i limiti ai suoi nuovi tifosi. Tatticamente ridicolizzato.
  • Ha battuto il suo ex ed il suo attuale paese adottivo. Nel primo ha confermato di valere l’autodefinizione di Special One (basta leggere le pagine di elogi dei quotidiani inglesi e non solo), nel secondo erano (sono?) convinti che fosse un bravo comunica(t)tore.
  • Ha impartito una lezione senza precendenti a Balotelli (e Raiola). E’ lui che (tele)comanda la squadra, Se Mario non impara da questo episodio la sua carriera sarà più vicina a quella di un Cassano qualunque che a quella di Ibrahimovic. Tutta l’Inter ci spera.
  • Ha umiliato le puttane pronte a far fuoco con armi di vario calibro e con la bomba Balotelli tra le mani. Ieri, facce da funerale dovunque e inevitabili ammissioni di grandezza a denti strettissimi.
  • Ha rischiato ed ora ha una posizione di tutto rispetto agli occhi di Moratti. Se oggi andasse in sede, il Presidente gli rinnoverebbe il contratto per altri 3 anni promettendogli l’ingaggio di due top player.
  • L’empatia col tifo interista ha raggiunto vette inimmaginabili per i suoi predecessori. Oggi un interista lo riconosci dalla testa alta e dal sorriso Durbans. Senza dimenticare un paio di manette sempre a portata di mano.
  • Siamo una delle poche squadre europee in lotta su 3 fronti, senza avere la lunghissima rosa che ci viene dolosamente attribuita. L’obiettivo intermedio del biennio è stato raggiunto.
  • Ha restituito a Moratti quella vena Bauscia che spesso è mancata. Quel “Noi non so se facciam parte del calcio italiano” sogghignato davanti alle telecamere Mediaset non ha prezzo.
  • Ha dimostrato ai pagliacci (senza faccia) di giallo vestiti che le scuse su fatturati e stadi di proprietà sono patetiche come chi le pronuncia e chi non ne sottolinea l’ilarità.
  • Ha fatto vedere a Ranieri perché passa da Abramovich a Moratti mentre il Settantenne dopo Abramovich, si è consolato con Ghirardi e Rosella Sensi passando per  Cobolli&Gigli (che, da noti interisti, hanno gioito).

La cosa che più mi ha sopreso ieri sera, modulo a parte, è stata una confessione dinanzi ai microfoni: l’amicizia con Pietro Mennea.

Tags: ,

Controllo

marzo 17th, 2010 | 113 Comments | Posted in Allenatore, Champions League | di Miss Green³

La parola chiave qui è controllo.

Lo dice pure Carletto il principe dei mostri “We were never in full control.”

"Ma lui che ci fa qui?"
“Ma lui che ci fa qui?”

Lui invece ha sempre in mano la situazione (beh, quasi sempre) e l’ha fatto capire senza mezzi termini a tutti.

Io mi fido. La squadra anche. Massimo pure. Questo post vuole essere un omaggio.

Grazie José.

joseaico
Alla conferenza stampa pre-gara. Absolutamente immenso.

Avanti per il QUINTO!

Tags: ,

La frenata

marzo 9th, 2010 | 120 Comments | Posted in Allenatore, Campionato, Tattica | di Taribo59

La frenata è evidente, brusca, preoccupante: 4 pareggi nelle ultime 5 partite, di cui tre 0-0, un drastico ridimensionamento delle occasioni da rete, fino alla peggiore Inter casalinga dell’Era Mourinho, quella vista nei primi 70′ domenica sera, senza ritmo, senza cattiveria agonistica, sempre in ritardo sui palloni vaganti. Al netto delle due espulsioni, mi è parso di rivivere la prima mezzora di Inter-Samp, e stavolta è mancata anche la scossa nervosa di quell’altro 0-0.

Sul significato di questa frenata e sulle possibili conseguenze, immagino avremo opinioni diverse. La mia è che Mourinho stia esagerando nel minimizzare l’importanza della manovra di centrocampo, e che questa sua “filosofia” si sommi allo scadente stato di forma dei centrocampisti. Sneijder è rimasto allo shock dell’espulsione nel derby, quello di prima non si è più visto, gli avversari hanno imparato a conoscerlo e vanno a pressarlo in ogni zona del campo. Stankovic – che non avrei mai sostituito, domenica sera – è reduce da uno dei suoi tipici infortuni, dai quali fatica sempre a riemergere. Cambiasso e Thiago Motta – i due centrocampisti più intelligenti – erano assenti. Zanetti ha di nuovo fatto il terzino. Muntari – non solo per colpe sue – ha di nuovo raccolto la sua dose di fischi. Mariga e Khrin sono rimasti in panchina, e la riesumazione di Quaresma è avvenuta ed è stata vissuta come una mossa della disperazione.

Mourinho non rinuncia mai alla difesa a 4, anche quando gli avversari giocano senza attaccanti. Per cui si sono visti Samuel, Lucio e Cordoba senza nessuno da marcare e senza sapere che fare del pallone, visto che non trovavano un compagno (vicino) a cui affidarlo: il numero impressionante di passaggi sbagliati, di errori di misura, mi ha fatto pensare a quanto sia superiore il Milan in questa fase del gioco (Nesta e Thiago Silva non buttano via un pallone).

Inevitabilmente, Inter-Genoa ci riconsegna il dibattito su Balotelli, su quanto sia ondivago se non dannoso, quando la partita prende vesti tattiche che lui, semplicemente, non capisce. Per me, sia il 4-2-3-1 che Balotelli vanno usati con parsimonia, per sparigliare situazioni bloccate: è vero che a Udine, giocando dal primo minuto, Balotelli è stato decisivo, ma se davvero ieri sera ha giocato con la febbre alta, andava sostituito prima. Non mi ha convinto la formazione di partenza, troppo offensiva e senza supporto a centrocampo (il primo tiro in porta, da fuori area, l’ha fatto Stankovic al minuto 39). Non mi ha convinto la scelta di Pandev insieme a Balotelli, in una partita in cui serviva qualcuno capace di colpire sottomisura, in mischia, su palloni sporchi (l’ingresso di Eto’o mi è parso tardivo).

Qualcuno pensava bastasse la maglia del Centenario per vincere le partite? Restare 4 punti avanti dopo cinque partite giocate mediamente male (fa eccezione il primo tempo di Udine) può indurre a pensieri ottimisti, ma è una sensazione destinata a ribaltarsi, se da Catania e Palermo non si farà ritorno con 4 punti. Arrivano tre trasferte consecutive, con il Chelsea di mezzo, dunque non è il caso di farsi illusioni: il campionato resterà in bilico fino alla fine, e forse non basteranno gli 80 punti che credevo sufficienti.

Tags: ,

Un anno di prostituzione intellettuale

marzo 4th, 2010 | 178 Comments | Posted in Allenatore, Campionato, Manipolazione Intellettuale | di Nk³

Dal 3 marzo 2009 ad oggi. Noi non dimentichiamo, ma non possiamo fare a meno di chiederci: cosa è cambiato?

Tags:

L’Inter… vista in tv.

febbraio 25th, 2010 | 312 Comments | Posted in Allenatore, Champions League | di SNIS

Personalmente mi ritengo soddisfatto. Il 2-1 è risultato che rimanda totalmente il discorso qualificazione alla partita di Stamford Bridge, ma l’Inter vista stasera è stata quella che tutti noi ci aspettavamo.  L’approccio al match dei ragazzi è stato quello giusto: grinta, determinazione, cattiveria agonistica, voglia di soffrire.  Il gol di Milito dopo pochi minuti ci  ha sicuramente aiutato, confermando che “El Principe” in area di rigore ha l’istino del killer. Solita finta a sbilanciare l’avversario e solita conclusione perfetta a fulminare il portiere.  Il Chelsea, dopo essere passato in svantaggio, ha provato a venir fuori, riuscendo in alcune circostanze a metterci in difficoltà. La traversa di Drogba e un paio di contatti sospetti nella nostra area di rigore avrebbero legittimato una prima frazione di gioco finita in parità. Paradossalmente però il pareggio è arrivato invece ad inizio ripresa, quando sembravamo amministrare abbastanza agevolmente l’incontro. Purtroppo sul gol incassato pesa un errore abbastanza grave di Julio Cesar, sorpreso dalla conclusione dal limite di Kalou.  In altre circostanze questo episodio avrebbe sicuramente condizionato i restanti minuti dell’incontro, ma fortunatamente questa volta la squadra ha reagito bene, non perdendo la calma e trovando subito, quasi inaspettatamente, il gol del 2-1 con una splendida doppia conclusione dal limite di Cambiasso. E a questo punto, quando le passate esperienze farebbero temere un’Inter rinunciataria, intenta solo a difendere il vantaggio, la svolta: fuori Motta, dentro Balotelli, per un 4-2-3-1 molto offensivo per cercare di chiudere il match. Questo a mio modo di vedere è stato il capolavoro tattico e psicologico di Josè Mourinho.  Una mossa che a fatto capire come sia cambiata la testa di questa squadra. E proprio Mario, schierato in fascia destra a far coppia con Maicon, ha creato i maggiori grattacapi alla difesa dei londinesi.  L’impatto sul match di Balotelli è stato devastante. L’azione in cui con un colpo di tacco salta l’uomo e offre a Cambiasso l’assist per il possibile 3-1 ne è la dimostrazione lampante. Peccato che il tiro del Cuchu a botta sicura sia stato smorzato da un difensore. Nel finale di match il Chelsea ha provato a riaddrizzare il risultato, trovando però sulla sua strada Julio Cesar, pronto a riscattarsi dell’errore commesso in precedenza con un grande intervento su una conclusione di Lampard da pochi passi. Il monumentale Lucio, migliore in campo, ed un reparto difensivo molto attento hanno completano l’opera di chiudere in faccia la porta agli attacchi avversari.

La prima sfida è andata. Tra quindici giorni si andrà a Londra, con la consapevolezza di potercela fare. Sarà dura, ma se la squadra avrà lo stesso atteggiamento di stasera, le possibilità di qualificazione cresceranno esponenzialmente.

Avanti Inter, avanti Mou!

Tags: ,