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scritto da Nk³ il 27 giugno 2011 alle 15:29
Chi è Gian Piero Gasperini?
Sembra una domanda retorica, di quelle che si usano come scusa per introdurre un argomento, ma non lo è. Non lo è affatto, e personalmente trovo la cosa abbastanza inquietante. Trovo inquietante che alcuni tifosi -magari quelli più superficiali e meno appassionati- si siano trovati realmente a chiedersi e a chiedere: chi è Gian Piero Gasperini? Riguardando gli ultimi allenatori dell’Inter, non si può non ammettere che qualsiasi persona vagamente interessata al calcio in Italia sapeva già molto di loro. Qualsiasi lettore delle pagine dello sport conosceva Roberto Mancini, chiunque al mondo sapeva bene chi fosse Josè Mourinho, tutti gli appassionati di calcio conoscevano Rafa Benitez e Leonardo. Gasperini no. Per Gasperini ci tocca sentirci chiedere: ma chi è Gian Piero Gasperini?
“Uno che nasce nello stesso giorno e nello stesso mese di Josè Mourinho”, è una risposta abbastanza frequente (e già questo la dice lunga: avete mai sentito dire di Mourinho che “è nato nello stesso giorno di Gasperini”? No, vero?). Però nasce 5 anni prima e non a Setubal ma a Grugliasco, provincia di Torino, prima teatro di un eccidio da parte delle truppe naziste e poi sede di una forte localizzazione di imprese del settore metalmeccanico: Pininfarina, Bertone, Vignale, Itca…dici Grugliasco e leggi Torino, pensi Grugliasco e scrivi FIAT, unisci Torino e FIAT e arrivi dritto dritto alla Juventus. Nato a Grugliasco e figlio di un operaio dell’indotto FIAT, Gian Piero Gasperini vede la sua storia personale inevitabilmente legata a doppio filo alla Juventus.
Percorre tutta la trafila delle giovanili in bianconero fino ad arrivare in prima squadra insieme a Paolo Rossi e Sergio Brio, prima di iniziare un giro d’Italia nelle serie minori che lo porterà da Reggio Calabria a Pistoia passando soprattutto per Palermo: 5 stagioni, 128 presenze e 11 gol in rosanero, e un paio di marcature ogni anno per un centrocampista forse non talentuoso, ma sicuramente abile nella lettura del gioco. Arriva poi a Pescara, in Serie B, e con i biancoazzurri esordisce in Serie A a ben 29 anni: 5 stagioni, come a Palermo, con 160 partite e 21 gol prima di chiudere la carriera da giocatore con una stagione alla Salernitana e le ultime due a Pesaro, dove a 35 anni giocherà la sua ultima partita.
La carriera di allenatore inizia un anno dopo, lì dov’era iniziata quella da giocatore: dalle giovanili della Juventus. Dall’inizio del Lippi I alla fine del Lippi II Gasperini cura la crescita di giovanissimi, allievi e primavera bianconeri vincendo anche un Torneo di Viareggio prima di iniziare, nel 2003, l’avventura da allenatore della prima squadra a Crotone in Serie C1. Promozione in Serie B il primo anno e due salvezze nelle stagioni seguenti, che gli valgono un ruolo da insegnante alla scuola di allenatori della FIGC prima, e la panchina del Genoa poi. Anche qui inizia col botto, ottenendo la promozione (e la Panchina d’Argento) al primo anno. Poi una serie di tranquille salvezze, con alcuni picchi decisamente importanti: il quarto posto ex-aequo con la Fiorentina nel 2009 (e la qualificazione in Champions che sfugge solo a causa degli scontri diretti con i viola) e il “record” di unico allenatore in grado di vincere tre derby della Lanterna consecutivi (tra cui quello della tripletta di Diego Milito, unico giocatore ad essere riuscito nell’impresa).
In queste ore Gasperini è in Corso Vittorio Emanuele, per la prima riunione ufficiale da allenatore dell’Inter. All’ordine del giorno prima ancora della definizione del mercato e dei dettagli organizzativi, la presentazione dello staff: Beppe Baresi sarà il suo vice e insieme a Bruno Caneo -uomo di fiducia del mister- lavoreranno Daniele Bernazzani e Alessandro Nista, già compagni di squadra di Caneo a Pisa. Il preparatore Luca Trucchi, arrivato con Gasperini, lavorerà insieme al “solito” Stefano Rapetti e insieme al reparto medico guidato dal professor Combi, che quest’anno vedrà aggiungere alle proprie file il nome di Andrea Scanavino, indicato da Combi come nome a cui affidare il recupero degli infortunati e allo stesso tempo uomo di fiducia di Gasperini.
Di ciò che vedremo sul campo è stato scritto tutto e il contrario di tutto, a cominciare dalla presunta “fissazione” di Gasperini per il 343. Presunta, appunto: perchè sicuramente questo e il 433 sono i moduli di riferimento del mister di Grugliasco, ma è altrettanto vero che -ben lontano dall’essere un “integralista”- Gasperini è prima di tutto un profondo conoscitore di calcio e un maestro di tattica in grado di mettere i giocatori a sua disposizione nelle condizioni ideali per rendere al meglio, e non sembra proprio il tipo di allenatore disposto a sacrificare uno Sneijder sull’altare delle proprie convinzioni. Al contrario, se i giocatori lo seguono sarà per molti garanzia di valorizzazione o addirittura di nuova giovinezza.
A monte di tutto questo, ovviamente, ci deve essere l’appoggio convinto e incondizionato della società, vera chiave di volta del successo di questa avventura. Sì, perchè sarà bene che fra società e tifosi si prenda atto della realtà, di una realtà che si chiama Gian Piero Gasperini: inutile sognare i Guardiola e i Mourinho, inutile volare col pensiero a ciò che potrebbe essere e ciò che potrebbe accadere. Quasi 20 giorni fa, in un post che letto oggi sembra abbastanza surreale, scrivevo “Leonardo è l’allenatore dell’Inter: viva Leonardo!“: vale esattamente lo stesso oggi, con Gasperini. Gasperini è l’allenatore dell’Inter: viva Gasperini! Non esiste alternativa, non c’è spazio per i dubbi e le incertezze: c’è solo il posto per sostenere un allenatore al 100%, per permettergli di esprimersi al meglio delle proprie potenzialità e per giocarsi tutte le sue carte contro avversari come Allegri, Conte, Mazzarri e Luis Enrique che, diciamocelo francamente, sono agilmente alla sua portata.
Gian Piero Gasperini è uno dei migliori allenatori sulle panchine della prossima Serie A e l’Inter una delle migliori squadre.
Perchè perdere un’altra occasione?
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scritto da Vujen il 24 giugno 2011 alle 17:09

MILANO - Sarà Gian Piero Gasperini il nuovo allenatore dell’Inter. Il Presidente Massimo Moratti, attualmente fuori Italia, conferma “la piena soddisfazione per la scelta” e, insieme con tutta la Società, augura a Gasperini “i successi che hanno portato l’Inter al titolo di campione del mondo“.
L’annuncio ufficiale arriverà una volta completate le ultime formalità burocratiche e, in quell’occasione, sarà comunicata anche la data della presentazione alla stampa.
Gasperini, 53 anni, firmerà un contratto biennale, lavorerà con lo staff nerazzurro già in organigramma e con due nuovi collaboratori, l’assistente Bruno Caneo e il preparatore atletico Luca Trucchi.
Questa la comunicazione ufficiale dal sito della società nerazzurra.
Aldilà delle polemiche dei giorni precedenti, delle molteplici diatribe sulle possibile scelte per la panchina, ora che la scelta della società è definitiva, le auguriamo buona fortuna, e tanta pazienza per sopportare ed imparare ad amare i sempre esigenti tifosi della squadra più bella del mondo, l’FC Internazionale. In bocca al lupo, Mister!
scritto da Vujen il 24 giugno 2011 alle 11:13
Pian piano la nebbia di questi giorni si sta assottigliando, pian piano la margherita tenuta in mano da Moratti ed i suoi collaboratori sta perdendo petali, e molto verosimilmente oggi siamo arrivati all’ultimo: a meno di (forse qualcuno dirà piacevoli) sorprese, il prossimo allenatore dell’ FC Internazionale sarà Gian Piero Gasperini. Una scelta che a molti farà piacere, mentre ad altri farà storcere il naso, tirare un sospiro amaro, e in qualcuno addirittura venire un po’ di acidità di stomaco. In effetti non è mai facile trovarsi unanimamente d’accordo riguardo i vari allenatori della squadra per cui si tifa, sicuramente, in questo caso specifico, le opinioni discordanti saranno molteplici. Proviamo a spiegare perchè Gasperini è l’allenatore giusto per l’Inter, proviamo a spiegare anche perchè non lo è, avvalendoci di due interlocutori medi, il “mediamente ottimista”, ed il “mediamente pessimista”.
Finalmente un tecnico italiano! Dopo un trittico tecnico straniero, si ritorna con il made in Italy, idea che sta maturando anche dal punto di vista della rosa, visti gli innesti recenti di Pazzini e Ranocchia. Una buona risposta a chi critica la “multinazionale Inter”!
Beh, nell’Inter non conta la nazionalità. Nell’Inter conta la bravura, penso e spero. Mourinho è un gran tecnico, prima di essere portoghese. Mancini è un bravo allenatore, ed è italiano. Benitez e Leonardo hanno deluso, per varie ragioni, e sono stranieri. Non abbiamo mica la pretesa di autoproclamarci “bacino per la nazionale”, quindi non vedo perchè stare a guardare il colore del passaporto di chi ingaggiamo. Se uno è bravo è bravo, sia esso italiano o del Lesotho.
In Italia Gasperini non è secondo a nessuno dal punto di vista tecnico. Le sue squadre, specialmente il Genoa, han sempre giocato bene ed offensivamente parlando, son sempre state spettacolari! Magari ci stupirà in positivo, perchè non dovrebbe? E’ comunque un allenatore molto preparato!
Mah, sicuramente un tecnico deve essere elastico e cercare di far rendere al meglio gli uomini che ha a disposizione, questo è chiaro. Altrimenti di solito, a determinati livelli non ci arrivi. Però è altrettanto vero che ogni tecnico ha il suo modo di giocare preferito, com’è giusto che sia, e siamo sicuri che quello del Gasp sia compatibile con i calciatori che abbiamo a disposizione?!
L’ex allenatore del Genoa conosce benissimo Motta e Milito, due tra gli uomini che hanno brillato di meno nella scorsa stagione. Io sono convinto che il suo insediamento in panchina possa solamente giovare nel prossimo rendimento dei due fuoriclasse. Per di più, avere due big dello spogliatoio dalla propria, sin dall’inizio, è un buon punto di partenza no?
Sicuramente, ma qui il discorso è diverso: Thiago Motta e Milito, sicuramente due straordinari calciatori, quanto futuro (interista ma non per forza) hanno davanti? Stiamo parlando di un centrocampista di 29 anni e di una punta che di primavere ne ha quasi 32. Ben venga la rivalutazione dell’usato, è chiaro, ma secondo me questo deve essere un “di più”, non un aspetto “basilare”. Siamo sicuri che lo sia?
Gasperini è oltretutto molto bravo a far crescere i giovani calciatori. Le sue esperienze nelle giovanili, agli inizi della carriera, ma anche in tempi recenti, al Genoa, ne sono la dimostrazione.
Si, bene, ma… quanti giovani abbiamo attualmente da far crescere?
Messi come siamo, con i (presunti) sogni catalani di Massimo Moratti, è anche intelligente far firmare ad un tecnico un contratto corto, non vincolante. Ciò non toglie che questo contratto possa essere allungato in futuro, no? Sotto questo punto di vista siamo salvaguardati!
Sicuramente dal punto di vista economico è un vantaggio, non c’è dubbio. Il dubbio però é: e se le fantasie di Moratti dovessero rimanere tali? Se imposti un anno di “transizione” è perchè vuoi transitare, lo dice la parola stessa, da una fase A ad una fase B. Ma se la fase B non la concretizzi poi, rimani con un pungo di mosche in mano, e con una rosa più vecchia di un altro anno. Ma sicuramente ciò non è colpa del Gasperson…
…Anzi ti dirò di più: non ho mai visto Massimo Moratti così “distante” e poco preso da situazioni di questo tipo. La mia idea è che il Gasp non sia nemmeno una sua scelta, figurati.
E con ciò? Leonardo è stato presentato addirittura dal presidentissimo in persona. Si è visto come siam messi ora… Moratti è umano, e come tutti gli umani sbaglia. Ma è anche una persona capace di vedere, al netto di risultati speriamo positivi, se cambiare idea o meno.
Sarà, ma Gasperini è comunque un “figlio (calcisticamente parlando) di Moggi”. Quando sento certi nomi non riesce a non venirmi un leggero fastidio alla bocca dello stomaco, che ti devo dire.
Beh, anche Ibrahimovic e Vieira lo erano in qualche modo, anche loro hanno rivendicato quei famosi scudetti, eppure non mi pare che ai gol dello svedesone tu non abbia esultato no? Se un professionista è bravo, si concentra su quello che deve fare e lascia da parte queste questioni. Conta solo il campo.
Eh, il campo, appunto. Vogliamo parlare dei molteplici trofei vinti da Gasperini finora, o della sua grandissima esperienza in campo europeo?
Vabbè, sicuramente certi trofei sinora li ha visti solo dalla tv, ma ciò non vuol dire che non sia preparato. Semplicemente non lo sappiamo! Perchè partire negativi? In fondo Mourinho al primo anno al Porto aveva un’esperienza misera, ma ha vinto la Coppa UEFA, e l’anno dopo la Champions. Seguendo il tuo ragionamento, non avrebbe mai potuto sedersi su quella panchina, e portare al trionfo la squadra portoghese!
Sì ma, oltre a questo fatto, un altro mio dubbio riguarda la capacità di farsi rispettare all’interno dello spogliatoio. Dai, parliamoci chiaro, i nostri giocatori di sicuro non difettano in personalità, lo sai meglio di me.
Beh, anche qui… chi ti dice che non ne sia in grado? Un calciatore è un calciatore, sia che guadagni dieci milioni di euro l’anno, sia che prenda mille euro al mese. Se un giocatore è un professionista, segue le direttive del tecnico. Punto e basta. Semmai è compito dell’allenatore quello di veicolare tutte queste sfaccettature mentali, e coadiuvarle al raggiungimento di un obiettivo di gruppo. Mourinho ce l’ha fatta alla grande, Benitez è franato quasi all’istante. Eppure entrambi avevano vinto trofei importantissimi prima. Anche qui, vedremo. Io ti posso dire che vedendo il Genoa negli ultimi anni, mi sembrava una squadra ben organizzata ed in cui i giocatori giocavano all’unisono, l’uno per l’altro. E questo mi lascia ben sperare.
Sperare, vedere, credere… io voglio certezze. Voglio un allenatore che mi dia sicurezza, nel quale possa credere sino in fondo. Gasperini è una scommessa, lo sappiamo entrambi.
Sai meglio di me che nel calcio non esistono certezze. Che questo sport sia in continuo rinnovamento, sia tecnico, che organizzativo, che, in piccolo, mentalmente. Nuovi allenatori si stanno affacciando in campo europeo, vecchi mostri sacri stanno finendo pian piano nel dimenticatoio. Io cerco soltanto di vedere le cose in maniera positiva!
scritto da Nk³ il 23 giugno 2011 alle 15:52
Come avrete notato, da queste parti non siamo stati ad inseguire i mille nomi che nell’ultima settimana erano dati per certi, stra-certi, certissimi sulla panchina dell’Inter. Una serie infinita di “annunci ufficiali” che presentavano ogni giorno un nome diverso potrete facilmente trovarla su altri blog, siti di informazione e carta stampata: noi, come altri, notizie in esclusiva non ne abbiamo.
La differenza con altri è che non le millantiamo neanche.
Oggi che sembra finalmente tutto finito (per la quinta o sesta volta), vorremo però fare un piccolo recap della faccenda.
Dunque:
Martedì Leonardo lascia l’Inter
Mercoledì l’Inter riparte da Bielsa
Giovedì spunta Gasperini
Venerdì Mihajlovic è in pole
Sabato si tratta ad oltranza per Villas Boas
Domenica Villas Boas è il nuovo tecnico, anzi no, anzi sì per il 2012 ma nel frattempo arriva Mihajlovic
Lunedì Capello è pronto, ma si chiude con Mihajlovic
Martedì Mihajlovic resta solo, ma Hiddink si candida
Mercoledì Hiddink è a un passo, Quique Sanchez Flores è pronto, Gasperini in arrivo
Oggi l’Inter è nelle mani di Gasperini
Ora, gentili professionisti dell’informazione, non abbiatene a male. Non è che non ci fidiamo, ma…preferiremmo aspettare l’ufficialità.
Non sia mai dovesse spuntare un nome nuovo…
scritto da Fonz77 il 20 giugno 2011 alle 0:26
Ci sono volte in cui torni a casa dopo una serata passata a fare il giro di tutti i locali, avvolto nel vestito migliore quando sei uscito, pronto da buttare, quando sei tornato.
Hai fatto un giro, o anche due, in ogni singolo posto, infrangendo tutte le regole senza alcuna considerazione. La gradazione alcoolica ha fatto le montagne russe tutta la notte eppure tu sei ancora in piedi, fottutamente lucido anche se c’è qualcuno che non sarebbe affatto d’accordo con te; magari quel moralista del cazzo a cui hai spaccato la faccia con una pinta perché ti ha dato dell’ubriacone e cinque minuti dopo ha toccato il culo di quella tipa che non conosci nemmeno.
Lei ti ha pure sorriso, dopo, e tu te ne sei andato senza nemmeno chiedere il suo nome. E’ andata così tutta la sera in fondo, cento ragazze che non ti hanno nemmeno guardato, altre cento che ci stavano e hai mollato il colpo e non sai nemmeno tu perché.
Ti ritrovi sul tuo terrazzo e ti godi il silenzio e la luce dell’alba che sale. Ti accendi una paglia, l’ultima ovviamente. Accartocci il pacchetto e lo butti nel cestino della carta, perché sei un tipo educato dopotutto. Una lunga boccata, trattieni per lunghi secondi e butti fuori e proprio non riesci a capire da dove arrivi, dopo che hai bruciato un foglietto di quelli verdi, tutta questa cazzo di lucidità.

Un anno. ‘fanculo, un anno e ti trovi sempre allo stesso punto.
Eppure è andato proprio tutto come doveva andare, ci sei stato con quella di passaggio. L’hai trattata male e non le hai fatto regali che del resto proprio non si meritava, se ne è andata sbattendo la porta che tu le avevi spalancato giusto un attimo prima. Ti ha pure strappato di mano i venti euro per il taxi che le hai sventolato sotto il naso tenendoli piegati tra l’indice e il medio. Che classe, eh?
Ma sì, se ne vada la stronza, non era nemmeno questo gran che sotto le lenzuola. Aveva pure ragione, non mi sono impegnato un gran che con lei, ma diamine avesse fatto qualcosa per meritarselo.
Poi c’è stata quella brava ragazza, quella carina. Di buona famiglia, ha studiato non è mica una stupida, no? E’ pure brava a letto, che cavolo vuoi di più dalla vita? Non era un colpo di fulmine d’accordo, non sei mai stato sicuro che fosse quella giusta per te, pero…
Ci hai provato davvero, hai cercato di rendere le cose sempre nuove e interessanti. Per un po’ ha anche funzionato, ci stavi bene, hai fatto qualche sacrificio per lei. Le hai fatto regali. L’hai portata a cena nei ristoranti migliori. Le hai fatto visitare i tuoi posti preferiti. Hai cercato di farle capire chi eri e di renderla parte della tua vita.
Non ti ha mai capito veramente, diciamolo. Cristo, qualche volta non capiva nemmeno le tue battute, ma te lo sei ripetuto mille volte. Non puoi mica mandare tutto all’aria alla prima incomprensione, giusto? Dalle tempo, è giovane. Si farà.
E invece, guarda un po’, ti molla lei. Proprio non ce la fa, non regge la pressione. Non è fatta per questa vita. Sotto sotto pensi che è meglio così, per tutti e due.
Eppure ti senti tradito. Non è che sei veramente triste o affranto; più che altro sei infastidito. No, siamo onesti, sei incazzato come una jena. Ma come, tu le hai dato tutto quello che potevi, le hai dato l’opportunità della sua vita e lei ti volta le spalle e se ne va? Che cazzo, ma che razza di stupida senza coraggio!
Non è che sia sta gran botta, dai. Tre ore di palle girate e sei di nuovo in sella, il mare è pieno di pesci!
Ti convinci che hai imparato la lezione, sai chi vuoi e ci vai deciso. Lei è proprio perfetta! Giovane, bella, intelligente e non è nemmeno lontanamente stronza come la tua ex… forse. Che cavolo, no pain, no gain. Ci provi.
Con prudenza, perché ci sei già passato; lo sai che se una così ti dice di no… merda, quella sì, sarebbe una brutta legnata.
Pessima idea, cazzone! Lo sai che non puoi sbagliare niente con lei. Devi osare, non puoi mica giocartela come se fosse una ragazzina qualsiasi, questa ne sa quanto te, forse anche di più. Cronaca di un fallimento annunciato. Si vede proprio che non sei ancora pronto. Non avrai seriamente pensato di giocare con il fuoco senza bruciarti!?! 
Ehi, si può sapere che ti prende? Mi vuoi dire che cavolo sei facendo? Non dirmi che non hai davvero imparato niente da tutto questo, perché non ci posso credere.
Lascia perdere quelle che si buttano tra le tue braccia, non andranno mai bene per te e lo sai. Sono solo delle sciacquette attratte dal fascino del denaro e del potere. Ti serve una che ti possa tenere testa, una che non venga da te solo per i tuoi soldi, una che ti sfidi e si diverta pure a farlo perché in questo modo sfiderà anche se stessa.
Vedo però che non sei in condizione di conquistare una donna simile, ti fai ancora troppi scrupoli o peggio, non hai le palle per farcela.
Allora sai che fai? Te la ricordi quella escort di lusso a cui ammiccavi qualche tempo fa, ma che non hai mai avuto il coraggio di farti perché temevi che il suo pappone ti fregasse alla grande? Beh, senti la novità, il tizio è in galera e ci resterà ancora per un pezzo. Cogli l’occasione! Lanciale la molla dei soldi. Falle tutto quello che vuoi, fatti fare tutto quello che vuoi.
Una notte soltanto, non farti incastrare, ci sa fare la stronza. Fallo con rabbia. Fallo con passione. Attaccati alle tette della Troia di Babilonia e succhiale forte. Butta fuori tutta la rabbia. Vantati con gli amici. Fai delle foto e mandale al coglione che sta al gabbio, con i tuoi migliori saluti!

Il giorno dopo vattene via più veloce del vento. Dimentica quella Puttana e trova l’Amore Vero.
Rafa, Leo, André… Fabio??? e poi…
scritto da Nk³ il 17 giugno 2011 alle 14:45
C’è una domanda che mi gira continuamente per la testa da un paio di giorni, da quando è scoppiato il caso-Leonardo. E trovo che Vujen nel post di ieri sia riuscito a descrivere molto bene il contesto che sta dietro a questa domanda:
Un allenatore sceglie una squadra, in via teorica, quando vengono soddisfatte due condizioni sine qua non: la prima è economica, la seconda è di progettazione. Chiaramente a certi livelli il problema economico acquista un sapore, un peso specifico diverso rispetto a quello che possiamo avere noi, con stipendi (per chi li ha) con alcuni milioni di zero in meno. Ecco quindi che la rilevanza principale viene acquisita dall’aspetto gestionale puro, dalla programmazione a breve, medio, e lungo termine.
La domanda, dicevo. Brevemente: perchè un qualsiasi professionista del calcio dovrebbe lasciare la panchina dell’Inter per andare al Paris Saint-Germain? Vogliamo davvero berci le panzane dei centomila euro in più, dell’invivibilità di Milano (?), del fascino parigino? Vogliamo davvero credere che basti questo per lasciare la panchina dei Campioni del Mondo in favore di una scommessa in quella che -volenti o nolenti- è per ora la Serie B d’Europa? Davvero “non si può dire di no a un’occasione del genere”, è davvero irrinunciabile l’ipotesi di diventare il dirigente di Kombuaré?
 Presidente, dove stiamo andando?
Non riesco a crederci, mi dispiace.
Non c’è cifra che tenga, non ci sono condizioni ambientali che tengano per giustificare il passaggio di un professionista dalla panchina di FC Internazionale Milano a un ruolo nella struttura dirigenziale del Paris Saint-Germain.
Quindi delle due l’una: o Leonardo non è un professionista, o non resta che considerare la seconda delle condizioni introdotte da Vujen. La progettazione. La programmazione societaria a breve, medio e lungo termine.
E’ questo l’aspetto che ha attratto Leonardo? E di conseguenza: esiste questa programmazione all’Inter? C’è qualcosa nella testa di Moratti e della dirigenza? C’è una strada da seguire, un progetto da realizzare, degli obiettivi da raggiungere? Esiste davvero, come suggerito da qualcuno, un progetto che non prevede la presenza di Leonardo? O davvero il Paris Saint-Germain ha prospettive migliori di FC Internazionale?
Ci penso da tre giorni, e non riesco a trovare una risposta.
O forse non voglio trovarla.
scritto da Vujen il 16 giugno 2011 alle 15:35
…Altro giro, altra corsa. Perché, anche se non è ancora ufficiale, sappiamo tutti, anzi siamo pressoché certi, che a breve lo sarà.
L’Internazionale Football Club Milano cambierà guida tecnica nei prossimi giorni. Il giorno preciso ancora non è dato saperlo, vista la concomitanza con il periodo vacanziero che spinge tutti a prendersela un po’ più comoda, figurarsi una squadra campione del mondo che a metà giugno ed oltre non ha neanche uno straccio di allenatore nel suo organigramma societario.
In ogni caso, questo qualcuno (si spera) presto o tardi (questo già si spera di meno) arriverà, per forza di cose. Attualmente il problema principale dei tifosi, oltre al fatto di vedere una società sempre più propensa all’improvvisazione pura in ambiti in cui sarebbe cosa buona e giusta affidarsi meno all’istinto e più alla programmazione, è quello di non avere la benché minima idea di chi sarà il proprio nuovo allenatore. Se un prestigioso guru internazionale della panchina, un tecnico di talento europeo, un emergente italiano, questo ancora non ci è dato sapere.
E la cosa non è così “semplice” (sempre se di semplicità vogliamo parlare in questi casi), perché ogni allenatore ha chiaramente le sue idee, e di gioco e soprattutto di rosa e di correlazione tra il suo gioco, e la rosa attuale. Ed ogni allenatore ha le sue pretese, le sue richieste alla società, le sue… ambizioni.
Quali sono le ambizioni della nostra società, invece? Eccolo l’altro bellissimo ed insolvibile quesito odierno. Che poi sia chiaro, è direttamente correlato alla prima questione. Perché noi tifosi buiobrancolanti (un articolo non è un articolo se non ci si mette neanche un neologismo, suvvia!) sappiamo già che molto, se non tutto, si potrà capire da chi sarà la nostra prossima guida tecnica.
E’ chiaro a tutti che la differenza (parliamo per assurdo, sia chiaro) tra l’arrivo di Guardiola e quello di Mondonico non sarà solo la scelta di affidarsi o meno al possesso palla, e di italianizzare la rosa, anche in panchina. Come detto prima, ogni allenatore ha le sue pretese e giustamente le sue ambizioni. Un allenatore sceglie una squadra, in via teorica, quando vengono soddisfatte due condizioni sine qua non: la prima è economica, la seconda è di progettazione. Chiaramente a certi livelli il problema economico acquista un sapore, un peso specifico diverso rispetto a quello che possiamo avere noi, con stipendi (per chi li ha) con alcuni milioni di zero in meno. Ecco quindi che la rilevanza principale viene acquisita dall’aspetto gestionale puro, dalla programmazione a breve, medio, e lungo termine. D’altro canto ecco che una società sceglie un tecnico quando le sue ambizioni si ritrovano in quelle di chi è chiamato ad allenare. In breve: dimmi chi ti allena, e ti dirò chi sei.
E l’unica cosa che possiamo fare, ora come ora, è ragionare e cercare di capire non semplicemente chi sarà a guidarci il prossimo anno, bensì quali sarebbero, in via teorica, gli scenari possibili a seconda di chi verrà scelto per la nostra panchina. Ecco quindi una “vasta” carrellata di possibili scelte, tra le infinite che offre il calcio mondiale. Il tutto in ordine alfabetico:
Carlo Ancelotti (Reggiolo, 10/06/59) – L’ex milanista è attualmente senza panchina, dopo aver trascorso l’ultimo anno alla guida del Chelsea di Abramovic senza vincere nulla, al netto di campagne acquisti da cento e passa milioni di euro da parte del magnate russo. In teoria è un tecnico preparato (può piacere o meno, ma chiaramente qui si entra nella sfera dei gusti personali) con un’idea di impianto di gioco abbastanza compatibile con quella che è la nostra rosa attuale. Difesa a 4, estimatore in tempi recenti del trequartista (non da subito però, come ricorderete fu lui a non volere Zola ai tempi del Parma, poi emigrato e diventato idolo proprio dei blues), adatto a guidare rose non particolarmente giovani. In pratica, i suoi trascorsi nell’altra squadra di Milano, con tanto di due Champions vinte, e la sua convinzione a non accostarsi troppo ai colori nerazzurri (giusto o sbagliato che sia, se non altro è coerenza) lo rendono un obiettivo irrealizzabile ed incompatibile, anche se il suo teorico arrivo consentirebbe alla società di non stravolgere la rosa, ma di puntellarla in maniera non particolarmente esosa. Di certo non sarebbe un allenatore che si potrebbe accontentare di un contratto annuale, o comunque corto.
Marcelo Bielsa (Rosario, 21/07/55) – L’ex allenatore della nazionale argentina e cilena è stato, sino a ieri, il favorito dei media, e probabilmente di alcuni pezzi grossi in società (leggi Branca). Notizia di oggi è un suo presunto rifiuto perché già in parola con l’Athletic Bilbao. Uomo dalle idee difficilmente malleabili, o lo si prende come “santone”, o è destinato a creare più incomprensioni che altro. Idolatrato dai senatori argentini dello spogliatoio nerazzurro, che l’hanno avuto come tecnico in quell’Argentina che poi deluse molto nei mondiali del 2002, il sudamericano non ha praticamente mai allenato nel vecchio continente, ad esclusione di una brevissima parentesi con l’Espanyol, poi interrotta per allenare la nazionale olimpica argentina. La sensazione è che il suo arrivo sarebbe stato un grosso punto di svolta per la nostra rosa attuale, considerando l’età media del nostro centrocampo ed il fatto che le squadre di Bielsa sono state sempre estremamente dinamiche. Il Cile da lui allenato sino a pochi mesi fa si distingueva per una gran corsa, per la presenza di esterni d’attacco pronti a tornare e creare superiorità numerica e pressing alto in fase difensiva, e soprattutto per quella difesa a tre che da tanto tempo non si vede a San Siro. Insomma, prendere Bielsa significa stravolgere la rosa per come noi la conosciamo, possibilmente ringiovanirla, sicuramente scommettere alla grande. Ma resterebbero sempre i dubbi legati ad un uomo che non allena squadre di club dal 1998 e che a quasi sessant’anni non ha mai professato calcio in Europa. In un calcio cioè che ha ritmi ed aspettative diverse (né migliori né peggiori, semplicemente diverse) rispetto a quello sudamericano.
Laurent Blanc (Alés, 19/11/65) – L’ex difensore nerazzurro è attualmente il commissario tecnico della nazionale francese, nell’anno degli Europei. Questo deve essere chiaro, quando pensiamo alle possibilità di vederlo seduto nella panchina del Meazza nella prossima stagione. Le possibilità di ingaggiarlo (ammesso che possa interessare in società) sono ridotte al minimo. In precedenza Blanc ha allenato per tre anni Il Bordeaux, portandola ad ottimi livelli in relazione alla qualità della rosa, che aveva come punti di forza l’ex bidone milanista Gourcuff (lasciato andare troppo presto dai cugini), ora al Lyon, e la punta marocchina Chamack, desaparecido in quel di Londra, sponda Arsenal, in questa stagione. Creatore di un calcio equilibrato e ben organizzato, potrebbe sposarsi bene con la rosa attuale dell’Inter. Ma ripeto, un suo arrivo in tempi brevi è da escludere.
Fabio Capello (San Canzian D’Isonzo, 18/06/46) – Attualmente ct dell’Inghilterra, confermato dopo la delusione dei recenti mondiali, non credo interessi in società, non credo sia interessato ad allenare l’Inter, viste le sue sempre positive dichiarazioni (e puntuali susseguenti sputtanate) in favore della nostra squadra. Tuttavia, in considerazione del ricco palmarès del tecnico, e del fatto che in passato è stato spesso vicino ad allenare la Beneamata, una sua citazione ci sembrava giusta. Sarà, ammesso che qualcuno ne abbia voglia, più facile prenderlo tra un anno, in seguito all’ennesima magra figura della sua nazionale ai prossimi europei. In ogni caso, per completezza d’informazione, l’arrivo di Capello prevederebbe una grossa spesa in fase di campagna acquisti, per permettere al tecnico di avere ciò che da sempre desidera: punte forti fisicamente, centrocampo muscolare, ali tecniche e veloci, assenza (o quantomeno non centralità nello schema tattico) del trequartista.
Luigi Delneri (Aquileia 23/08/60) – L’ex tecnico juventino, cacciato in malo modo dopo le super prestazioni dello scorso anno, è attualmente senza squadra. Convinto e profondo (ai limiti dell’onanismo) amante del 4-4-2 in linea, sarebbe una scelta troppo modesta ed impopolare da prendere in considerazione. Ha sempre fallito gli appuntamenti importanti della sua carriera (c’è da dire che non sempre per causa sua), vedi Porto, Roma e Juventus, si vociferava essere vicino, sino a poco tempo fa, alla panchina dell’Atalanta (una delle squadre in cui ha saputo rendere al meglio, in termini di risultati, come tecnico). Aldilà dei gusti personali, la sua scarsa elasticità mentale in termini tattici, la sua scarsa propensione al turn-over, in una stagione in cui avremo presumibilmente una partita ogni tre giorni, e la sua scarsa resistenza alle pressioni di una grande piazza, lo rendono un candidato da scartare senza se e senza ma. Non solo, ma un suo arrivo lascerebbe chiaramente intendere una campagna acquisti atta a modificare fortemente la rosa. Sarebbe in ogni caso presumibilmente possibile prenderlo con un contratto annuale.
Gian Piero Gasperini (Grugliasco, 26/1/58) – L’ex tecnico del “Genoa delle meraviglie”, che tanto bene fece due-tre anni fa, è a piede libero. Di scuola juventina, il tecnico piemontese è un profondo conoscitore del 3-4-3, modulo che ha attuato con alterne fortune in quel di Genova. La sua carriera “non particolarmente brillante” (in ottica top club, è chiaro), la sua fermezza dal punto di vista tattico, la sua inesperienza ad alti livelli, la scarsissima compatibilità con l’attuale rosa interista, rendono Gasperson più una provocazione che altro. Se davvero (ma siamo sinceri, chi può seriamente prendere in considerazione questa ipotesi?) venisse all’Inter, ciò significherebbe stravolgimento totale della rosa, scarso appeal nei confronti dei top players della stessa, e nei confronti di chi potrebbe venire a vestire i nostri colori, ed in generale un senso di ridimensionamento che sinceramente eviteremmo nella maniera più assoluta.
Guus Hiddink (Varsseveld, 8/11/46) – Uno dei guru del calcio mondiale, attualmente commissario tecnico della Turchia. In procinto di passare al Chelsea di Abramovic, che pure sta incontrando grossissime difficoltà per metterlo sotto contratto, non è un obiettivo realizzabile per la nostra società, al momento. Peccato, perché l’arrivo di Hiddink sarebbe ben visto dalla rosa (soprattutto in attacco), e perché il tecnico olandese è sinonimo di qualità, ottimizzazione delle risorse umane, ed in generale di risultati. Purtroppo però, non è per noi.
Marcello Lippi (Viareggio, 12/4/48) – Sarebbe un incubo, incubo non sarà. Il Marcellone nazionale non è ben visto in zona San Siro (e non solo), è praticamente un ex-allenatore, è attualmente invischiato in situazioni tutte gobbe. E lasciamolo così. Non saprei nemmeno cosa dire riguardo un suo arrivo, dal punto di vista tecnico, perché è da anni che non si capisce nulla in tal senso guardando le sue squadre e le sue scelte tecniche. Se dovesse arrivare, potrebbe chiedere l’acquisto di Birindelli, Di Livio come vice, e la restituzione di otto scudetti e tre coppe Italia, da destinare ad una squadra bianconera, in ascesa negli ultimi anni (dopo lo smacco della B di qualche tempo fa), del nord Italia.
Insomma, ne gioverebbe solo l’Udinese.
Sinisa Mihajlovic (Vukovar, 20/2/69) – L’ex difensore, ex vice di Mancini all’Inter, ha sempre dichiarato di non poter rifiutare un’eventuale chiamata da parte di Massimo Moratti. Attualmente alla Fiorentina, reduce da un’anonima stagione di metà classifica, ha all’attivo solo una positiva esperienza a Catania. Da sempre legatissimo all’ex mister marchigiano, è particolarmente elastico, in teoria, dal punto di vista tattico. Il problema è che non sempre (almeno per quanto visto a Firenze) riesce a tramutare in gioco i suoi dettami. Seppur potenzialmente benvoluto da alcuni bigs della squadra (su tutti Stankovic), l’idea di vedere il mister serbo sulla nostra panchina non lascia spazio a particolari sogni di grandezza nel breve periodo. Per di più, c’è da considerare il fatto che attualmente è sotto contratto con la Fiorentina dei Della Valle, con i quali i rapporti non sono affatto buoni. Insomma, nonostante il suo arrivo permetterebbe alla nostra società di stipulare un contratto né lungo, né oneroso, ci sarebbero forse troppe complicazioni per poterlo ingaggiare. Il gioco vale la candela? A mio avviso ancora no. Sinisa ha bisogno di tempo ancora per poter maturare come coach.
Clade Puel (Castres, 2/9/61) – Attualmente senza squadra, è l’allenatore che ha portato in questi anni il Lyon a ottimi risultati in ambito europeo, ma anche a non vincere più un campionato. La sua carriera si caratterizza da permanenze sempre abbastanza lunghe nelle società che lo hanno scelto (tre anni a Lione, prima sei anni a Lille, prima ancora tre anni nel Principato di Monaco). Allenatore “onesto”, ottiene buoni risultati al netto di buoni investimenti; come ricorderete le campagne acquisti dell’ OL negli ultimi anni non sono state proprio all’insegna del risparmio. La sensazione è che, pur essendo un bravo allenatore, si sia al cospetto del Ranieri di Francia. Non un’opzione, a sentire i quotidiani degli ultimi giorni, ma comunque da menzionare perché tra gli allenatori più “in fase crescente” tra quelli attualmente senza squadra.
Claudio Ranieri (Roma, 20/10/51) – Se abbiamo elencato il Ranieri di Francia, non possiamo far mancare l’originale. Il discorso è semplice: con Ranieri ti piazzi. Al netto del valore della rosa, possiamo dire che il tecnico romano non è uno di quelli che ti delude. D’altro canto, non è neanche un tecnico che ti svolta la stagione in positivo (escludendo la rincorsa scudetto romanista di due anni fa). Insomma, pur con tutti i suoi mille difetti, Claudio Ranieri non ti delude. Piazzato nei primi posti con Juve e Roma, con rose tutto sommato non di primissimo livello, conoscitore di calcio europeo avendo allenato Valencia e Chelsea, non uno squalo per ciò che concerne i trofei ad eliminazione diretta. Se si vuole un calcio sparagnino, una sostituzione all’80esimo di una punta per un terzinaccio in casa contro l’ultima in classifica sull’1 a 0, il pareggio come un qualcosa che smuove la classifica e non è una sconfitta, allora Ranieri è il tecnico che serve. Se si vuole il calcio spettacolo, allora cambiare direzione, ed in fretta. Nonostante i suoi tanti limiti però, di buono ha una visione molto aziendalista del suo mestiere, pretese non troppo esose, buona elasticità per quanto concerne la tattica e l’amalgama con la rosa attuale, e la possibilità di stipulare un contratto corto. In tempi di vacche magre, uno sguardo di sfuggita lo lanci anche alla ragazza che sino a poco tempo fa neanche calcolavi.
Delio Rossi (Rimini, 26/1/60) – Delio Rossi è un buon allenatore, ben voluto dai giocatori, ed una buona persona. Queste sono le cose che sentirete dire chiedendo a chi ha avuto modo di conoscerlo anche solo un po’. Già resistere a (in ordine) Lotito e Zamparini è sinonimo se non altro di pazienza. Dopo una lunga gavetta (iniziata nei primi anni ’90), si affaccia alla massima serie con Salernitana e poi Lecce ed Atalanta. In seguito, come già detto, sarà l’allenatore del vulcanico presidente laziale, e poi del Palermo dei giovani nel campionato appena trascorso. Persona dai modi pacati e dalle parole misurate, non ha particolari pretese, tatticamente parlando, forse perché la sua esperienza, cresciuta trascorrendo molti anni in varie realtà di provincia, lo ha reso più “di bocca buona”. Nell’ultimo campionato tuttavia, la sua squadra scendeva in campo con un 4-3-2-1 molto offensivo. Anche a Palermo ha lasciato ottimi ricordi, il problema per quanto riguarda un suo avvicinamento alla causa nerazzurra consiste nella sua prevedibile inesperienza ad alti livelli, nella sua scarsa attitudine a palcoscenici europei, e inevitabilmente nel suo scarso appeal per i top players. Nonostante ciò, personalmente a me piace, e sarebbe, tra le scommesse a basso costo, una di quelle che io prenderei in maggiore considerazione.
Louis Van Gaal (Amsterdam, 8/8/51) – Van Gaal è o bianco o nero. O vincente, o terribilmente sconfitto. O idolatrato, come dodici mesi fa a Munchen, o cacciato, come ad Aprile, sempre a Munchen. Con Van Gaal non hai scelta. O sei con lui, e lo supporti senza sé e senza ma, o non ha senso anche solo prenderlo in considerazione. I risultati parlano per lui, in un senso o nell’altro. Mirabolanti imprese (Ajax, Barcelona, AZ, Bayern) e frustranti figuracce (Olanda, Barcelona in seguito, Bayern in seguito) si susseguono senza sosta. La mia personalissima idea è quella di un tecnico che, come Mourinho, riesce a dare il massimo nel breve periodo, ma che essendo di personalità così forte, non è in grado di mantenere rapporti professionali a lungo, senza deteriorarli. In ogni caso (premesso: il tecnico olandese ha recentemente dichiarato di volersi prendere un anno sabbatico) il suo ipotetico arrivo dovrà essere coadiuvato da un mercato all’altezza, specialmente sulle fasce, ed è anche per questo che risulta difficile credere a questa possibilità.
Andrè Villas-Boas (Oporto, 17/10/77) – Costa quindici milioni solo per avere le basi contrattuali per permettergli di firmare un contratto, ne costa molti di più per convincerlo a sedersi a San Siro. Solo vittorie per lui nella sua breve carriera, allievo di Mourinho (anche se recentemente i rapporti tra i due non sono più idilliaci), in due anni ha vinto un campionato, una Taça de Portugal, un’Europa League ed ha brillantemente salvato una squadra data per spacciata. Di lui sappiamo già tutto, inutile dilungarsi troppo. Quello che possiamo dire è che, se Massimo Moratti volesse aprire il rubinetto di nuovo, il primo nome sulla sua lista ora come ora sarebbe quello del tecnico lusitano. La domanda è: cosa vuole fare Moratti? L’impressione è che con i giusti segnali da parte della società interista, Villas-Boas possa muoversi. Anche se le percentuali di realizzazione di questo progetto sono molto, molto basse.
Zdenek Zeman (Praga, 12/5/47) – L’idea del tecnico boemo sulla nostra panchina, per quanto divertente ed entusiasmante sotto molti punti di vista (la sua vecchia e sempre dichiarata avversione alla Juve di Moggi, la sua battaglia contro il doping, il suo calcio sempre e comunque stra-offensivo, ed in generale il suo essere un personaggio di rottura nell’ambiente calcio), è impraticabile. Perché? Primo: il tecnico sta meditando il ritiro, dopo l’esperienza a fortuna alterna avuta con il Foggia in Lega Pro (!!!). Secondo: dà l’impressione di non essere a suo agio, dal punto di vista tattico, nel nuovo calcio di questi ultimi anni. Diciamo semplicisticamente che non è in fase calante, ma in un vero e proprio strapiombo. Terzo: ci inimicheremmo tutto il mondo pallonaro italiano (non che ora i rapporti siano buoni ma vabbè…) Quarto: una cosa è far fare certi esercizi a giovani ragazzi di terza serie, un’altra è farli fare a gente come Cambiasso Zanetti ed Eto’o. Quinto: siamo sinceri, i risultati da lui ottenuti sono buoni? Se si vuole scommettere, se si vuole fare una pazzia, che si faccia. Ma che si sappia prima come stanno le cose, e che non si protesti se a fine anno la casella titoli dovesse indicare “zero”.
Walter Zenga (Milano, 28/4/60) – L’Uomo Ragno stravede per l’Inter, l’Inter non stravede per l’Uomo Ragno. Almeno, ora come ora la situazione è questa. Zenga non è mai stato preso in seria considerazione per gli ultimi cambi di panchina, nonostante la sua costante disponibilità. Nerazzurro doc, ha allenato in mezzo mondo (Serbia, Romania, Turchia, Medio Oriente) ottenendo anche buoni risultati. In Italia ha allenato con alterne fortune il Catania (esperienza positiva) ed il Palermo (esperienza negativa). Le sue squadre non hanno mai brillato per costanza tuttavia, com’è normale per un allenatore agli inizi di una carriera a determinati livelli. Sebbene questa scelta (che pure non costerebbe molto in termini economici alla società) sia benvoluta da moltissimi tifosi, l’idea è che Walterone debba ancora dover aspettare per vedere il suo treno passare. Sarebbe forse meglio che si cimentasse, nel frattempo, in campionati più competitivi di quello di Dubai, però.
Chi sarà il nostro prossimo allenatore? E cosa vorrà dire mettere sotto contratto X piuttsoto che Y? Non abbiamo altra scelta che sederci, ed aspettare. Con calma. Ma non troppa…
scritto da Taribo59 il 15 giugno 2011 alle 12:01
Siamo passati in poche ore da Leonardo che corteggia Kakà e vuol convincerlo a vestire di nerazzurro, a Leonardo che non ne può più e vuole andarsene a Parigi.
Siamo passati da uno che dice di sentirsi più che mai allenatore e di aver fatto una scelta di vita, rafforzato in questa decisione dalle sconfitte e dalle critiche incassate nel calcio più stressante del mondo, a uno che torna a fare il dirigente nel campionato meno stressante d’Europa.
Per me Leonardo fa una pessima figura.
Ma di Leonardo mi importa poco. È l’Inter che fa una pessima figura, è per il senso di provvisorietà, di improvvisazione che si respira.
Sarebbe il quarto allenatore in un anno… E tutti dopo aver vinto qualcosa.
Una grande società – anzi, la società campione del mondo – il 15 giugno non ha dubbi su chi sarà il suo allenatore (lo sa persino la disastrata Juve).
L’allenatore non può avere l’ultima parola sugli acquisti (Quaresma e il fantasma di Deco non li abbiamo dimenticati), ma non si può fare una decente campagna acquisti “contro” o senza il parere dell’allenatore.
So bene che molti interisti non amano Leonardo, oppure ne apprezzano l’aspetto umano ma non lo ritengono all’altezza come allenatore.
Anch’io ho manifestato qualche dubbio, soprattutto dopo la finale contro il Palermo, ma sinceramente non vedo chi possa dare più garanzie, oggi.
Bielsa? Non allena una squadra di club da 13 anni.
Capello? Certi autobus passano una volta, al massimo due: oggi sarebbe una scelta assurda, costosa e destinata al fallimento.
Villas Boas? Moratti non pagherà mai quella clausola rescissoria.
Zenga? Certo, è interista nel midollo, ma al Palermo ha fatto peggio di Delio Rossi e al Catania di Simeone.
Rossi o Simeone? Fatta la tara alla simpatia (ho chiamato Cholo il gatto maschio), davvero qualcuno pensa che saranno in grado di reggere alla “centrifuga-Inter” (definizione di Trapattoni), quella che deriva dalla combinazione “carattere di Moratti” + “assenza di una società” + “malevolenza dei media”?
A proposito di media: niente mi toglie dalla testa che la notizia sia filtrata da dentro l’Inter, per costringere Leonardo a dire parole inequivocabili.
Conclusione: per come le cose sono precipitate, se davvero Leonardo è stato dagli sceicchi e ha informato Moratti dell’eventualità di andarsene a Parigi, l’unica cosa certa – già oggi – è che non è più l’allenatore dell’Inter.
Ci divertiremo con il prossimo salto nel buio.
Riprendiamoci Benitez: a parte i modi aveva ragione su tutto.
scritto da Nk³ il 9 giugno 2011 alle 10:55
Le note di Ricky Gianco ci accompagnano durante un momento terribile, rimandato ormai per troppo tempo: il tentativo di tirare le somme della gestione-Leonardo.
DICONO DI LUI – Capitato all’Inter quasi per caso a Natale dello scorso anno, si ritrova tra le mani una fuoriserie ingolfata. La squadra è fresca del titolo di Campione del Mondo per Club, è vero, ma i risultati nelle altre competizioni sfiorano lo psicodramma: secondo posto in un girone più che abbordabile in Champions League e 13 punti di ritardo dalla prima in campionato (saranno 16 al momento del debutto di Leonardo sulla panchina dell’Inter, in posticipo) anche se con due partite da recuperare. Il tutto con un vistoso crollo negli ultimi due mesi, che ha portato l’Inter a mostrare un gioco a tratti imbarazzante e l’assenza della più minima collaborazione in campo, in una palese lotta aperta tra la squadra e Benitez.
Leonardo arriva, a quel punto, col chiaro intento di limitare i danni. Ma fa molto di più. Riporta entusiasmo nell’ambiente e nello spogliatoio, riesce a far scendere di nuovo in campo l’Inter con una cattiveria e una voglia di vincere che non si vedevano ormai dalla stagione precedente. Bayern Monaco, Palermo, Lazio e chissà quante altre: vittorie di cuore e di rabbia che l’Inter di Benitez non aveva mai ottenuto e che -si pensava- l’Inter non fosse più in grado di ottenere. Paga sicuramente una certa inesperienza tattica e nella gestione delle partite, Leonardo, ma alla fine i numeri saranno brutalmente dalla sua parte: con 41 punti la sua Inter conquista un solo punto meno del Milan nel girone di ritorno, e con 2,30 punti a partita lui si prende non solo il “record” di allenatore con la media punti più alta del campionato ma si concede il lusso di mettere in riga tutta la storia nerazzurra recente in quanto a media punti in una singola stagione: più dell’ultimo Mancini, più dei due anni di Mourinho, secondo solo all’inarrivabile stagione dei record manciniana. “Solo merito della determinazione messa in campo dai giocatori”, dirà qualcuno. Sarà: resta il fatto che prima di Leonardo di quella determinazione non s’era vista neanche l’ombra, e resta il fatto che 87 punti virtuali sono uno sproposito da campionato vinto a mani basse. Il tutto condito da una Coppa Italia -primo trofeo della sua brevissima carriera da allenatore- conquistata interamente dalla “sua” Inter sin dalla prima partita.
L’inesperienza del brasiliano resta innegabile, insieme al tripudio di errori tattici, di formazione e di gestione degli incontri visti soprattutto nella prima parte della sua avventura in nerazzurro: altrettanto innegabili, però, restano gli enormi passi avanti mostrati da Leo in soli sei mesi: il ragazzo impara, e impara in fretta. I suoi evidenti miglioramenti hanno accompagnato e alla fine addirittura supportato le continue vittorie della squadra che, tirando le somme, è stata artefice nella seconda parte di stagione di un vero e proprio miracolo.
Un miracolo targato Leonardo. Il secondo, dopo quello dell’anno scorso in cui persino quel Milan riuscì -a tratti- a sembrare una squadra di calcio e in cui fu concesso persino a un Abate e un Antonini di diventare giocatori da alta Serie A. Grazie alla sua intelligenza e alla sua innata capacità di gestire gli uomini, Leonardo è riuscito ad andare oltre le più rosee aspettative per il secondo anno di seguito. La continuità è dalla sua, insieme ai risultati: cos’altro conta?
DICONO CONTRO DI LUI – Non si ricorda una sola partita, in questi mesi, vinta grazie a Leonardo. Non una idea geniale, non una mossa azzeccata. Al contrario, la squadra è crollata nei due momenti decisivi: farsi sbarrare dallo Schalke04 la strada verso le semifinali di Champions League -in quel modo, poi- resta una macchia indelebile nel cammino del tecnico, e altrettanto pesante e senza appello è stata la sconfitta nel derby che avrebbe potuto regalare all’Inter parecchie possibilità in più nella lotta scudetto.
Troppo spesso Leo si è incaponito in alchimie tattiche che finivano con l’incidere negativamente sul rendimento dei giocatori stessi (si pensi a Thiago Motta davanti alla difesa) inseguendo una idea di calcio che ad alti livelli non può funzionare. Il suo 4-2-fantasia altro non è che un velo davanti ad una realtà decisamente meno affascinante: la totale mancanza di un impianto tattico solido, l’affidarsi ciecamente all’estro dei singoli non solo in attacco (dove con giocatori come Sneijder, Eto’o e Maicon o con i colpi di Stankovic, Pazzini e Milito potrebbe anche avere senso) ma anche in difesa, con il risultato di spezzare troppo spesso la squadra in due e lasciare praterie davanti ai due difensori centrali, esponendoli a scontri uno contro uno in campo aperto e portandoli a commettere errori che con un po’ di accortezza in più sarebbero invece evitabilissimi.
Persino i giovani -considerati all’inizio dell’avventura di Leonardo il suo punto di forza- non hanno trovato poi tanto spazio. Alcuni sono completamente o quasi spariti dal campo (Natalino, Obi, Coutinho), Nagatomo è stato lanciato nella mischia in colpevole ritardo, e solo Ranocchia -più per necessità che per altro, viene da pensare- ha potuto giocare con continuità.
Inoltre il tecnico è nato e cresciuto in Italia sotto la scuola-Milan, e se questo può anche non essere un problema per il futuro, risultano invece insopportabili i suoi continui riferimenti alla gioia, al divertimento, all’amore che abbiamo sempre lasciato più che volentieri alla parte ridicola di Milano, quella degli slogan, delle toppe e della Milanello bianca. Insomma: quali sarebbero le certezze fornite da Leonardo in questi mesi? Quali i punti di forza messi in mostra dal tecnico brasiliano, tali da far sperare in un futuro roseo per la prossima stagione?
DICE MORATTI – “Leonardo, per conto mio, ha le qualità per essere un ottimo direttore generale perchè è una persona che sa vedere nell’insieme le cose”. Non troppo confortante, come parere su un allenatore. La Coppa Italia vinta sembra aver definitivamente fatto guadagnare a Leonardo la conferma per la prossima stagione, ma il problema -come al solito- è la convinzione con cui Moratti ha operato questa scelta.
Il contratto con scadenza 2012 rende evidente il fatto che la volontà sia quella di affidare a Leonardo il secondo e ultimo anno di transizione, con lo scopo di completare il risanamento del bilancio e il ringiovanimento della rosa per poi lasciare la squadra ad una guida diversa capace di portarla in un nuovo ciclo. Il che va bene, benissimo: purchè, però, non ci si lasci trascinare dalle emozioni (positive o negative) e non si stravolga il tutto in corso d’opera, come già fatto lo scorso anno con Benitez. L’allenatore avrà avanzato determinate richieste per avere le garanzie che ritiene opportuno, tecniche o gestionali che siano: è fondamentale supportarlo in tutto e per tutto, concedergli la massima fiducia e andare avanti restando sempre schierati dalla sua parte, sia in pubblico che davanti alla squadra. L’alternativa è l’ennesimo allenatore che parte senza l’appoggio della società e che va incontro, inevitabilmente, a un esonero entro la fine dell’anno solare.
Ma può essere questa la fine dell’unico allenatore presentato da Moratti in persona?
TIRIAMO LE SOMME – Leonardo è l’allenatore dell’Inter: viva Leonardo! Non esiste posizione alternativa, per quel che mi riguarda. Pur cosciente di tutti i limiti del caso e pur cosciente -soprattutto- del fatto che non rappresenta il top su piazza, se la società ha deciso di affidare a lui le chiavi della squadra io non posso che schierarmi dalla sua parte. Vedo i suoi limiti e i suoi progressi, vedo le sue incertezze e i suoi errori ma non posso bendarmi gli occhi davanti ai suoi risultati, e non credo che questi siano dovuti solo alla squadra che da sola, autonomamente e senza una guida, abbia deciso di iniziare a giocare. I miei occhi, piuttosto, saranno puntati sulla dirigenza: che ha fatto una scelta chiara e ha l’obbligo, secondo me, di sostenerla e portarla avanti senza mai metterla in discussione indipendentemente da ciò che potrà succedere.
Sarà questo il primo esame di questa nuova Inter, che prima di lanciarsi in un nuovo ciclo all’insegna dei giovani e della stabilità economica dovrà mostrare di essere pronta a rilanciarsi a livello societario, per non ripetere gli errori che nella passata stagione, forse, ci sono costati uno scudetto.
scritto da Fonz77 il 27 aprile 2011 alle 9:40
Ci ho messo un po’ di tempo a decidere cosa pensare della partita di sabato contro la Lazio, a mente fredda intendo, sul momento mi sono limitato a godere come un riccio.
Più tardi mi sono chiesto cosa ci fosse da essere tanto esaltati. In fin dei conti eravamo andati sotto a causa dell’ennesimo buco lasciato a centrocampo, siamo rimasti in 10 per l’espulsione di Julione, che dovrà saltare la prossima partita e possiamo ben dire quanto sia stato decisivo il suo ritorno per poter riguadagnare la posizione che occupiamo in classifica, rispetto al punto in cui eravamo a Gennaio.
Con tutto il rispetto per Castellazzi, che pure è rimasto lievemente infortunato durante la partita e si spera possa recuperare per il Cesena, altrimenti dovremo tirare fuori Orlandoni dalla naftalina (ok non sono così sicuro che sarebbe poi un male). Ennesimo infortunio muscolare per Deki, che era certamente in debito di ossigeno, ma che in questo momento è forse l’unico ad avere i numeri e i polmoni per poter giocare davanti alla difesa.
Che c’è quindi da essere così allegri? Al di là della vittoria ottenuta contro una diretta concorrente per un posto in Champions League senza dover affrontare i preliminari. Al di là di un sorpasso su un Napoli che, con o senza i proclami contro l’Inter del suo ridicolo presidente, si è dimostrato incapace di reggere la pressione della corsa per lo Scudetto.
Nulla di tutto questo. Quello che mi rende allegro è che ho ritrovato quella meravigliosa sensazione che avevo perduto nel derby e nei quarti contro lo Shalke. Un deja vu di quella squadra Immortale, quasi Invincibile che ci siamo goduti lo scorso anno con José al timone, la voglia di lottare per la vittoria in qualsiasi condizione. Finalmente abbiamo visto quella reazione di orgoglio che avremmo voluto vedere contro quelli che stanno sulla sponda del Naviglio che retrocede. Siamo ancora stanchi, con le gambe pesanti e le idee un po’ appannate, ma cavolo, le palle sono state ben lucidate e tirate fuori dalla cassaforte.
Sarà un caso, ma giusto nel week end di Pasqua l’Inter ha deciso di risorgere. La Croce la ha portata un piccolo, grande, indomito e inarrestabile Giapponese che forse, da qualche partita a questa parte, sta ricordando a tutti come e perché si vinceva lo scorso anno. Vincevamo perché tutti si facevano un culo a campanile, perché tutti si sacrificavano per gli altri al fine di ottenere un obiettivo comune. Tutti.
Io non so come José riuscisse a ottenere tutto questo, ma ricordo perfettamente che non si sentiva nessuno lamentarsi perché non voleva giocare in questo o quel ruolo, nessuno si lamentava per un posto in panchina, nessuno si rifiutava di tornare in difesa. In qualche modo tutti erano resi protagonisti di un’impresa epica che si dipanava partita dopo partita.
Avete presente la teoria sull’allenatore che non fa danni tanto cara al Presi? Il nostro, non il Max. Beh io non è che ci abbia mai creduto gran che, sono convinto che un buon allenatore sia fondamentale, non tanto per la tattica, quanto per riuscire a convincere un gruppo di ragazzini strapagati a farsi il culo per ottenere un obiettivo. Questo è quello che Mourinho riesce a fare tanto bene e questo è quello che Benitez, non solo non ha fatto, ma è riuscito a distruggere nei suoi mesi di permanenza all’Inter. Ha spezzato il sogno che Mou aveva costruito e lo ha fatto con la malizia e la cattiveria di un secondo invidioso, consapevole fin dall’inizio che non sarebbe mai riuscito ad avere lo stesso successo del suo predecessore.
Raccontatemi quello che volete su Leo, che non è un allenatore, non è un tecnico, che è milanista o che il suo posto sia dietro una scrivania o su una poltrona si prima classe della TAP a fare avanti e indietro dal Brasile a caccia di giovani talenti. Ci sta tutto, ma dal momento del suo arrivo quella suggestione era tornata, quel senso esaltante di impresa che aveva contagiato tutti, perfino quelli che ora vorrebbero la sua testa su un piatto. Ci siamo trovati neanche un mese fa ad essere si nuovo in lotta per tutti gli obiettivi. Soltanto i pessimisti ad oltranza e i Severgnini di professione potevano profetizzare un black out totale come quello che abbiamo subito.
Ci sono stati anche gli errori tecnici e tattici compiuti da Leo, come tributo alla sua inesperienza, chi lo nega. Un atteggiamento troppo spregiudicato da parte di una squadra che era chiaramente in debito di ossigeno. Era sotto gli occhi di tutti, ma credevamo che nel momento della verità sarebbe bastata la forza della convinzione, la voglia di vincere a sostenerci. Gli altri ne avevano più di noi. In quel momento la nostalgia di José ha raggiunto livelli insostenibili e vedere il Real dei fighetti giocare come avremmo fatto noi lo scorso anno contro il solito arrogante Barca non può far altro che amplificare questo sentimento.
Tutta carne per avvoltoi vestiti da giornalisti. José non tornerà, non prima di aver vinto tutto anche con i Blancos comunque, e anche fosse non so se mi piacerebbe. Non sarebbe mai più magico e meraviglioso come la prima volta. Teniamoci stretto quello che Mou ci ha dato. Ricordiamo le lezioni imparate, ma rialziamoci e camminiamo con le nostre gambe!
Contro la Lazio l’Inter ha dato segni di resurrezione. Leo ha messo bene la squadra e azzeccato i cambi, tolto Milito che sembra non riuscire a recuperare quei movimenti che lo avevano reso letale lo scorso anno, rimane il solo Eto’o come unica punta, Wesley si sposta a sinistra quasi sulla linea degli altri centrocampisti. Un 441 ignorante se volete, ma che ha permesso alla squadra di recuperare le giuste distanze tra i reparti e un ordine in campo che non si vedeva da due mesi. Non sembrava nemmeno di giocare con l’uomo in meno, grazie anche a un Maicon che ha deciso di giocare a calcio, non lo faceva dalla partita di campionato contro la Roma. Si vede che si avvicina il Calciomercato…
Spazio ai giovani poi, complice anche l’infortunio a Deki che lascia spazio a Mariga e una decina di minuti per Obi che rileva un Wesley un po’ acciaccato che raccoglie l’applauso di San Siro per la “sua” punizione del pareggio. Positive le prestazioni di entrambi.
Il futuro non è chiaro davanti a noi, ma non vedo ragioni per disperarci. Ci sono giovani di valore e la Società si sta muovendo molto per proseguire su questa strada. Non è semplice ripartire e rinnovare alla fine di un ciclo, abbiamo forse perso un anno, ma ora siamo tornati a giocare, anche fuori dal campo.
E noi, ce la faremo ad aspettare? Intendo noi tifosi. La possiamo accettare una stagione come questa senza fare tragedie? In lotta su tutti i fronti fino all’inizio di aprile, con ancora un trofeo per cui lottare alla fine dello stesso mese. Voi pensatela come volete, ma a me non sembra niente male, specialmente dopo un’annata come quella passata. Ci siamo seduti un momento sulla riva del fiume, abbiamo visto passare i cadaveri dei nemici e i loro fegati esplosi.
Ora abbiamo riposato abbastanza, possiamo rialzarci e ricominciare a correre. Se questi anni di vittorie ci possono aver insegnato qualcosa, che almeno sia questa.
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