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	<title>Bauscia Cafè &#187; Allenatore</title>
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	<description>Contro la prostituzione intellettuale</description>
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		<title>La prima</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 09:04:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nk³</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4123" title="Biraghi gol" src="http://www.bausciacafe.com/wp-content/uploads/2010/08/C_3_Media_1108976_immagine_oleft-300x168.jpg" alt="Biraghi gol" width="300" height="168" />Doveva essere un bagno di sangue quest&#8217;anno la Pirelli Cup per l&#8217;Inter: il Manchester City ha già giocato 4 partite, sono troppo avanti con la preparazione, due settimane in più sulle gambe si sentono in questa fase&#8230;le previsioni per la partita erano tutte di questo tenore. Il giorno dopo, invece, leggiamo di un&#8217;Inter che <a href="http://www.gazzetta.it/Calcio/SerieA/Inter/01-08-2010/inter-se-ride-71637423117.shtml" target="_blank">se la ride</a>, con <a href="http://www.corrieredellosport.it/calcio/serie_a/inter/2010/08/01-122753/L%27Inter+ne+fa+tre+al+City%2C+doppio+Obinna+e+Biraghi" target="_blank">troppa grazia</a>, che <a href="http://www.tuttosport.com/calcio/serie_a/inter/2010/08/01-78646/Doppio+Obinna+e+Biraghi%3A+l%27Inter+abbatte+il+City" target="_blank">abbatte il City</a> e <a href="http://www.corrieredellosport.it/calcio/serie_a/inter/2010/08/02-122861/Inter+stregata+da+Coutinho" target="_blank">stregata da Coutinho</a>, per <a href="http://www.gazzetta.it/Calcio/SerieA/Inter/02-08-2010/moratti-buona-partenza-71652264156.shtml" target="_blank">l&#8217;esaltazione di Benitez e Moratti</a>.</p>
<p>Tutto vero? Possibile che il divario con il Manchester City -al netto delle assenze importanti in entrambi gli schieramenti- sia tanto ampio? Possibile che riesca ad oltrepassare anche gli svantaggi derivanti da due settimane di preparazione in meno? Sì e&#8230;no.</p>
<p>L&#8217;Inter vista domenica notte era una squadra decisamente impressionante per questo inizio di stagione: altissima, con tanto possesso palla e tantissima corsa, pressing costante e portato sin dalla trequarti avversaria. Il City è stato schiacciato nella propria metà campo sia in 10 contro 11 che in parità numerica, lasciando Castellazzi praticamente inoperoso. Impossibile tenere certi ritmi e surclassare in maniera così netta un avversario -che pure l&#8217;aveva messa sin da subito sul piano fisico- in questa fase della stagione, se non svolgendo una preparazione leggera, leggerissima.</p>
<p>E&#8217; per questo che, con parecchia presunzione, cerchiamo di capire la strategia di Benitez per questa stagione: inizio a mille, con l&#8217;obiettivo dichiarato delle due Supercoppe di agosto. Poi un leggero fisiologico calo fra settembre ed ottobre, prima di riprendere a correre e farsi trovare pronti per il Mondiale a dicembre. A gennaio-febbraio -periodo in cui non c&#8217;è neanche la Champions- con ogni probabilità si pagherà tantissimo e si appesantirà la preparazione per poter arrivare pronti a quello che, si spera, dovrà essere lo sprint finale in primavera. Una strategia vincente? Per ottenere risultati subito, al netto dell&#8217;imprevedibilità della partita secca, di sicuro. Nel lungo periodo lascia invece qualche dubbio, ma qui bisogna intendersi su quali sono gli obiettivi che questa squadra deve raggiungere: la priorità va al sogno impossibile di completare l&#8217;anno perfetto, con sei Coppe alzate al cielo, o piuttosto a riconfermarsi per la sesta volta in Campionato arrivando dove mai nessuno è stato prima?</p>
<p>Oltre a questo, la prima amichevole stagionale ha dato anche delle indicazioni tattiche ben precise. Si è vista un&#8217;Inter decisamente diversa da quella che aveva chiuso la stagione scorsa, segno che la squadra sta cercando sin da subito di adattarsi alle richieste del nuovo tecnico. Il solco è il 4231 segnato da Mourinho, ma viene interpretato in maniera diversa: la difesa gioca decisamente più alta grazie a un pressing impostanto sul primo possesso degli avversari (e Benitez lo aveva detto, fra le perplessità di chi ascoltava), gli attaccanti esterni si accentrano spesso lasciando spazio ai terzini per favorire molto più gioco sulle fasce, i due centrocampisti centrali hanno compiti principalmente di rottura e partecipano al gioco offensivo con inserimenti piuttosto che con verticalizzazioni&#8230;e poi c&#8217;è Coutinho, che ha mostrato di intepretare il ruolo in maniera decisamente diversa da Sneijder (molto più in proiezione offensiva e con tantissimo possesso) e lascia ampi margini, di conseguenza, alla convivenza in campo con l&#8217;olandese.</p>
<p>I singoli infine, per quello che può contare (poco), hanno risposto mediamente bene. Sugli scudi Mariga, molto bene Pandev e benissimo praticamente tutti i giovani: Obi sembra poter mettere pressione sulle spalle di Biabiany, Natalino e Alibec hanno mostrato una buona personalità, Biraghi -gol capolavoro a parte- ha fatto capire quanto può essere importante un terzino capace di sovrapposizioni puntuali e cross precisi. L&#8217;attesissimo Coutinho, invece, pur non avendo mostrato le meraviglie che magari qualcuno si aspettava, sembra poter stare al passo dei &#8220;grandi&#8221; sia dal punto di vista mentale che, soprattutto, dal punto di vista tattico: movimenti precisi e priorità al gioco di squadra, nonostante le evidenti caratteristiche da &#8220;solista&#8221;, sembrano basi solide sulle quali costruire una stagione che potrebbe regalargli più spazi del previsto. Da rivedere, o magari da cedere direttamente, Mancini e Obinna. Quest&#8217;ultimo in particolare ha fatto una partita speculare a quella di Coutinho: tantissimo fumo grazie a due bei gol a nascondere il poco arrosto -bruciato- fatto di movimenti senza senso, stop sbagliati e tanta confusione al servizio del nulla.</p>
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		<title>La BenInter che verrà &#8211; Considerazioni generali</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 13:37:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vujen</dc:creator>
				<category><![CDATA[Allenatore]]></category>
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		<description><![CDATA[Ci siamo. Da oggi, Martedì 15 Giugno 2010, ore 12.00, è iniziato ufficialmente il nuovo corso della società nerazzurra. Dal Magnifico e Tripletiano Mourinho, il testimone passerà in mano a Rafa Benitez, ex allenatore del Liverpool e del Valencia, e personaggio molto molto diverso dal vulcanico tecnico lusitano.
Ma come sarà strutturata la nuova Inter? Possiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci siamo. Da oggi, Martedì 15 Giugno 2010, ore 12.00, è iniziato ufficialmente il nuovo corso della società nerazzurra. Dal Magnifico e Tripletiano Mourinho, il testimone passerà in mano a Rafa Benitez, ex allenatore del Liverpool e del Valencia, e personaggio molto molto diverso dal vulcanico tecnico lusitano.</p>
<p>Ma come sarà strutturata la nuova Inter? Possiamo per ora, all’inizio della sessione estiva di calciomercato, fare delle ipotesi più o meno probabilistiche. In ogni caso credo sia intelligente separare l’aspetto più tecnico/tattico dall’aspetto mediatico, nell’analizzare le probabili novità nerazzurre per l’anno 2010/2011.</p>
<p>Per quanto riguarda l’Inter sul campo, iniziamo subito col dire che un allenatore più indicato di Benitez, per proseguire le caratteristiche di gioco che Zanetti e compagni hanno utilizzato nell’ultima parte della scorsa stagione, non si poteva trovare. Il perché è presto detto: il marchio di fabbrica del combattivo L’Pool che eravamo abituati a vedere è proprio quel 4-2-3-1 tanto dolce ai colori nerazzurri. È ovvio quindi che l’input iniziale di Benitez sarà l’input finale di Mourinho, nel segno di quella continuità tattica tanto voluta dai vertici dirigenziali nerazzurri (ed a ragione, credo di poter dire a nome di tutti).</p>
<p>Proprio questo sarà l’aspetto principale che andremo ad analizzare: sebbene il credo tattico rimanga pressappoco immutato, ci sono alcune differenze tra il gioco “mourinhiano” e quello “beniteziano” che vale la pena sottolineare: per prima cosa la principale differenza che salta all’occhio è la mentalità di squadra: l’Inter di Mourinho è stata un gruppo di calciatori che ha avuto, oltre ad un grandissimo sacrificio collettivo, anche l’istruzione precisa di non soffocare la genialità, l’individualità, la fantasia del singolo. Basti pensare alle azioni di Balotelli, ai dribbling di Eto’o ed alle discese di Lucio. Ecco, Benitez in questo è molto “sacchiano”, e molto distante dal portoghese. Lo spagnolo non lascia nulla al caso, e lo scopriremo presto, alle prime partite. Se già siam rimasti sorpresi (in positivo, ovviamente), dalle attenzioni di Josè, rimarremo ancora di più colpiti dalla profondità dei giudizi e degli ordini di Rafa. Proprio a causa di questo “soffocamento tattico” la nuova Inter sarà una squadra se possibile ancora più solida di quella precedente, ma d’altro canto perderemo qualcosa per quanto riguarda l’imprevedibilità in attacco. Diciamo, semplicisticamente, che forse ci annoieremo un po’ di più il prossimo anno, e che presumibilmente le nostre coronarie soffriranno leggermente meno.</p>
<p>Detto questo, voglio sottolineare che non dovremo aspettarci sicuramente un’Inter modalità “soldatini coreani”. Il gioco di Benitez è comunque funzionale ai giocatori in squadra, chiaramente, ed il Liverpool di questi ultimi anni non aveva grandi interpreti per quanto concerne il dribbling e la fantasia. Quindi, proviamo ad immaginare una squadra tatticamente simile ai Reds, ma chiaramente di stampo molto più mediterraneo, com’è normale che sia.</p>
<p>Ad esempio, il ruolo che negli anni è stato di Steven Gerrard, idolo ed icona di Anfield, sarà nella nostra squadra impersonato da Wesley Sneijder. Capite già come i due giocatori, oltre alla zona di campo in cui gravitano di solito, non hanno molto in comune. Roccioso, freddo, trascinatore il primo, sgusciante, fantasioso, imprevedibile il secondo. La funzione di Steven è sempre stata quella (quando è stato impiegato dietro le punte e non da interno di centrocampo) di “elastico” tra il centrocampo e l’attacco. L’inserimento e la facilità di tiro la sua dote principale, lo strapotere fisico una sua caratteristica. Wesley (per quanto abbia un gran bel tiro) ha nell’assist e nella visione di gioco i suoi punti di forza, e conseguentemente in fase di possesso palla il nostro gioco sarà obbligatoriamente diverso da quello visto precedentemente in Inghilterra. Anche in virtù del fatto che ci troveremo di fronte squadre chiusissime per lo più, e non, come nel Regno Unito, sempre disposte a giocarsela. Il Kuyt dell’Inter presumibilmente sarà Pandev (secondo me è un giocatore che farà impazzire di gioia Benitez), sempre ligio agli ordini tattici dettatigli dai propri tecnici. L’altro esterno, presumibilmente uno tra Eto’o e Balotelli, sarà invece più spiccatamente fantasioso ed offensivo. E fin qui nulla di nuovo rispetto all’Inter Mourinhiana. Il problema, se così vogliamo definirlo, è proprio la teorica (perché poi c’è da vedere) riluttanza del camerunense nel passare un altro anno a sbattersi sulla fascia al servizio della squadra. Tutto questo, chiaramente, al netto di eventuali cambiamenti di mercato di cui dovremo discuterne al momento opportuno (penso a Milito, ma anche a Mario ed Eto’o).</p>
<p>A centrocampo ci saranno invece delle piccole differenze rispetto al passato. Se Mou amava una coppia centrale dedita a metà tra l’interdizione e la proposizione, Benitez invece propende nettamente per una coppia di mediani che sia sbilanciata nella prima caratteristica. Due tipici medianacci mordi caviglie, che abbiano però anche medie abilità di palleggio (un po’, per capirci, la coppia Mascherano – Xabi Alonso). Proprio il possibile arrivo del capitano albiceleste servirebbe per formare, insieme a Cambiasso, una coppia centrale di assoluto affidamento. Con Motta e Deki (i cui spazi, in teoria, sarebbero molto ridotti) avremmo un reparto di primo livello, in relazione a quelli che sono i suoi compiti.</p>
<p>In difesa tutto dipenderà dall’eventuale partenza di Maicon. Se il terzino più forte del mondo rimanesse (secondo me, ad ora, c’è massimo un 25-30% di possibilità che ciò avvenga) tutto resterebbe inalterato. Se però il brasiliano partisse, dovremo obbligatoriamente affidarci al mercato per prendere un nuovo terzino di spinta, meglio se di prospettiva. I miei consigli in tal senso sarebbero due, a seconda della fascia in cui decideremo di intervenire: Bale del Tottenham a sinistra, e Van del Wiel (visto positivamente anche nell’ultima partita della nazionale olandese) a destra. Entrambi giovani, e con ottimi margini di miglioramento. Anche qui, comunque, non ci rimarrebbe che confidare nell’ottimo Branca.</p>
<p>Questo per quanto concerne l’aspetto tecnico-tattico. Poi (e con Mourinho abbiamo avuto l’esempio migliore che possa esserci) un tecnico moderno, un tecnico da Inter deve svariare ed essere quadrato anche al di fuori del campo di gioco. E qui a mio avviso il paragone con Mou è un po’ impietoso (ma lo sarebbe stato indipendentemente da Benitez o meno). Ma il problema principale, secondo me, è proprio nella natura dialettica dello spagnolo. Rafa non è molto un tipo da “opposizione”, come invece era (ed è) Josè (ed infatti ho moooolti dubbi sul suo futuro operato madrileno), è più un tipo da “squadra cullata e tranquilla”. Onestamente non ho visto molte conferenze stampa di Rafa in passato, lo ammetto, ma quelle in cui ho avuto la fortuna di imbattermi non mi son rimaste impresse per la profondità delle sue dichiarazioni. Per carità, si può vincere anche senza fare fuoco e fiamme in sala stampa ogni settimana, ma io credo (è la mia personalissima opinione, non di certo una verità assoluta) che nel caso dell’Inter è un pelo più facile vincere avendo l’aiuto verbale di un uomo che tuteli i propri tifosi ed i propri giocatori, oltre che chiaramente il proprio operato.</p>
<p>Dopo aver visto solo la conferenza stampa di presentazione, comunque, ad oggi abbiamo solo una cosa da dire: Benvenuto nella tua nuova casa, Rafa.</p>
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		<title>Hola Rafa!</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 08:05:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nk³</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mancava solo l&#8217;ufficialità, ora si può dire che è arrivata anche quella: Rafael Benitez Maudes è il nuovo allenatore dell&#8217;Inter.
Nato a Madrid nel 1960, inizia a giocare da centrocampista nelle giovanili del Real a soli 12 anni e vi rimane fino a 21, senza riuscire mai ad arrivare in prima squadra. Matura la consapevolezza del fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mancava solo l&#8217;ufficialità, ora si può dire che <a href="http://www.gazzetta.it/Calcio/SerieA/Inter/08-06-2010/benitez-ultime-trattative-7117729878.shtml" target="_blank">è arrivata</a> anche quella: Rafael Benitez Maudes è il nuovo allenatore dell&#8217;Inter.</p>
<p>Nato a Madrid nel 1960, inizia a giocare da centrocampista nelle giovanili del Real a soli 12 anni e vi rimane fino a 21, senza riuscire mai ad arrivare in prima squadra. Matura la consapevolezza del fatto che non è il calcio giocato la sua strada e decide di dedicarsi all&#8217;Università, lasciando però lo spazio per due brevi esperienze a livello locale nel Parla e nel Linares. A 26 anni lascia definitivamente il calcio giocato e inizia la carriera da allenatore, ancora una volta nelle giovanili del Real, ancora una volta dedicandosi alla squadra della sua città per nove anni: nel 1995, poi, il tanto atteso debutto nella Primera Divisiòn. Una salvezza tranquilla conquistata con il Real Valladolid, poi un anno in Segunda Divisiòn alla guida dell&#8217;Osasuna e due anni e una storica promozione conquistata all&#8217;Extremadura. Dopo un anno di pausa un&#8217;altra promozione, stavolta con il Tenerife, lo porta all&#8217;attenzione dell&#8217;ambiente calcistico spagnolo e gli consente l&#8217;accesso alla prima grande chance della sua carriera: il Valencia.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-3801" title="rafa_benitez_394752a" src="http://www.bausciacafe.com/wp-content/uploads/2010/06/rafa_benitez_394752a.jpg" alt="rafa_benitez_394752a" width="280" height="390" />Era difficile per <em>Los Che</em> immaginare risultati migliori di quelli ottenuti sotto la gestione Cùper, con due finali di Champions consecutive. Eppure Rafa Benitez porta tutti a ricredersi: dopo 31 anni la squadra torna a trionfare nella Liga. E per due volte: 2002 e 2004, anno in cui arriva anche il trionfo europeo che fa del Valencia l&#8217;unica squadra ad aver vinto sia la Coppa delle Fiere che la Coppa UEFA. Nell&#8217;albo d&#8217;oro del trofeo Benitez segue Mourinho, in un incrocio a quei tempi irrilevante ma che diventerà fonte di lunghe discussioni negli anni successivi.</p>
<p>Con il trasferimento di Rafa a Liverpool, infatti, gli scontri con il tecnico di Setubal diventano frequenti e ricchi di spunti polemici. Benitez diventa uno dei bersagli preferiti di Mourinho, che probabilmente non digerisce il fatto di trovarsi di fronte all&#8217;unico collega capace di batterlo per ben 5 volte, che su un totale di 57 sconfitte subite dal portoghese in carriera è un numero sufficiente per eleggere Rafa vera bestia nera del Vate di Setubal.</p>
<p>Il passaggio in Inghilterra rappresenta comunque la definitiva consacrazione nella carriera di Benitez. Dopo un inizio stentato che lo porta sull&#8217;orlo dell&#8217;esonero già a gennaio, il suo Liverpool decolla fino a conquistare un discreto quinto posto in Premier e soprattutto la vittoria della Champions League (di nuovo dopo Mourinho), in quello storico 25 maggio 2005 ad Instanbul che i tifosi italiani -chi per un verso chi per l&#8217;altro- non dimenticheranno mai. L&#8217;anno successivo arrivano la Supercoppa Europea e la Coppa d&#8217;Inghilterra, quello seguente c&#8217;è il Community Shield. Ma è dai piazzamenti che si può analizzare l&#8217;esperienza inglese di Benitez, è dai piazzamenti che prendono forza, paradossalmente, tanto i suoi sostenitori quanto i suoi detrattori.</p>
<p>Dopo la vittoria in Champions, infatti, Benitez subisce dapprima una brutta eliminazione agli ottavi ad opera del Benfica, salvo poi iniziare ad inanellare una serie di risultati di tutto rispetto: finale, semifinale e quarti, prima dell&#8217;ingloriosa eliminazione arrivata nell&#8217;ultima stagione addirittura ai gironi. La Premier, dall&#8217;altra parte: detto del quinto posto iniziale, arrivano poi due terzi, un quarto e un secondo posto (prima del settimo dell&#8217;ultimo anno) che portano il Liverpool a essere unanimamente riconosciuta come una delle &#8220;grandi&#8221; della Premier League senza però vederlo mai trionfare. Ed è questo il peccato che Benitez sconta agli occhi della Kop e dei (disastrosi) vertici societari: in una piazza &#8220;abituata&#8221; ai trionfi europei l&#8217;astinenza di una vittoria in patria lunga 20 anni non è ammissibile. Le partenze lente e le esplosioni primaverili tipiche delle squadre di Rafa non saranno mai digerite dai tifosi inglesi, che nell&#8217;estate appena iniziata si sono separati da lui con dolci e bellissimi ricordi e tanta riconoscenza, ma senza troppi rimpianti.</p>
<p>Inizia quindi oggi la stagione di Benitez all&#8217;Inter, il primo tecnico &#8220;normale&#8221; dopo anni di &#8220;speciali&#8221;.</p>
<p>Non c&#8217;è la fiamma della passione che brucia nei cuori nerazzurri e probabilmente neanche in quello del Presidente, ma forse è proprio questo il definitivo salto di qualità mentale fatto dalla squadra: non abbiamo più bisogno del condottiero, non abbiamo più bisogno del paladino. Ora ci basta un allenatore che sappia fare il suo mestiere e che sia cosciente del fatto che sarà lui a diventare grande con noi, che saremo noi a dare quel tocco in più al suo lavoro.</p>
<p>Restare tra le prime in Europa, continuare a vincere in Italia: questi sono gli obiettivi che è chiamato a raggiungere Benitez. Confrontarsi ancora una volta con il fantasma di Mourinho e ancora una volta non farlo rimpiangere.</p>
<p>E magari stavolta, con questa grande squadra ai suoi ordini, riuscire a batterlo definitivamente.</p>
<p>Benvenuto tra noi, Rafa.</p>
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		<title>Non è mica la Playstation</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 21:34:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fonz77</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Storia del Calcio]]></category>
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Questo è un articolo che farà storcere il naso ai puristi e probabilmente anche agli estimatori del Lardo di Colonnata.

Nasce dalla lettura di un altro articolo, trovato sul numero di giugno della rivista Wired Italia. Il genere di lettura adatto praticamente solo a Technofreak e Nerd troppo cresciuti. Si parla tanto di calcio in questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-top: 0cm; margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">Questo è un articolo che farà storcere il naso ai puristi e probabilmente anche agli estimatori del Lardo di Colonnata.</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">Nasce dalla lettura di un altro articolo, trovato sul numero di giugno della rivista Wired Italia. Il genere di lettura adatto praticamente solo a Technofreak e Nerd troppo cresciuti. Si parla tanto di calcio in questo numero di Wired, in primo luogo con un esame/intervista a Samuel Eto&#8217;o che si è prestato ad un&#8217;analisi del suo codice genetico, che si prefiggeva l&#8217;obiettivo di identificare nel DNA le caratteristiche di un Campione.</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">I risultati non sono esaltanti per un freddo scienziato determinista. Per quanto approfondita possa essere l&#8217;analisi risulta ancora evidente quanto sia importante la componente mentale, la professionalità e la forza di volontà dell&#8217;individuo, specialmente nella pratica di uno sport che coinvolge così tanti talenti ed abilità quale è il calcio.</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">L&#8217;articolo successivo parla dell&#8217;evoluzione della medicina e della protesica, che ha subito un tale sviluppo nel corso degli ultimi vent&#8217;anni da permettere a Francesco Totti di recuperare in pochi mesi da un infortunio che quasi tre lustri prima aveva messo fine alla carriera di un campione come Marco Van Basten.</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">Il 19 febbraio del 2006 Totti subisce un grave intervento. Da dietro, cattivo, sulle caviglie. E&#8217; l&#8217;ultimo colpetto che manda in frantumi una caviglia troppo spesso presa di mira.</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">Solo cinque mesi più tardi, Totti è di nuovo sul campo, ad alzare la Coppa del Mondo insieme agli altri Azzurri guidati da Lippi e questo grazie a una placca d&#8217;acciaio del peso di 60 grammi, saldata a tibia e perone per mezzo di 11 viti. Quel pezzo di metallo di 10 centimetri è ancora al suo posto, per volontà dello stesso Totti perché poteva essere rimossa ed è forse una delle ragioni per le quali il Gabidano riesce ancora a giocare nonostante i numerosi infortuni subiti.</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">Disgraziatamente la scienza può curare il fisico, ma deve ancora lavorare molto sul cervello, visto che a quattro anni di distanza saranno praticamente gli stessi a indossare la maglia Azzurra, probabilmente con i risultati che molti di noi si attendono (o sperano).</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">Immagino che sia per amore della scienza che il Pupone ha cercato di riservare lo stesso trattamento da lui subito a Mario Balotelli, nella finale di Coppa Italia. Tanto, avrà pensato Francesco, come hanno sistemato me, potranno fare lo stesso con lui.</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">Fino a qui nulla di particolarmente nuovo, bisogna ammetterlo. Studi, analisi, medicina ricostruttiva, ma alla fine si parla sempre di carne, ossa e sangue. Tenuti insieme per qualche ragione misteriosa. Roba che combinata in modo particolare dà vita ai Campioni che acclamiamo sui campi verdi. Lascio a quelli che hanno più fede di me il compito di trovare una spiegazione compiuta.</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">Ciò di cui voglio invece parlarvi non ha un&#8217;influenza diretta sugli uomini. Piuttosto riguarda il modo di osservarli ed è stata una bella scoperta per Carlo Ancelotti, uno a cui si possono appioppare tutti i difetti che vogliamo trovare, ma non quello dell&#8217;arroganza. Arrivato al Chelsea dopo 18 anni passati in Italia da allenatore ai quali dobbiamo sommarne altri 16 da giocatore.</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">Trentaquattro anni. Un tempo piuttosto lungo, in cui uno potrebbe anche convincersi di saperne abbastanza.</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">Invece Carletto (che sapeva cosa doveva fare, cit.) appena arrivato nel suo nuovo ufficio a Stamford Bridge, si è trovato di fronte a qualcosa che non aveva mai visto.</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">All&#8217;interno del suo computer, di solito usato solo per chiedere a Google di fare le traduzioni dall&#8217;Italiano all&#8217;Inglese, ammicca sul desktop una misteriosa icona con sotto la scritta AMISCO. Incuriosito, Carletto fa partire il programma e gli si apre un mondo. All&#8217;inizio a dire il vero non è che ci capisca molto, ci sono i nomi di tutti i suoi giocatori e le partite giocate dal Chelsea. Il tutto è farcito di grafici e tabelle.</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">Capisce subito che non serve per ordinare i cioccolatini. Per un attimo teme che siano i comandi di Chelsea-Lab e viene colto da una crisi epliettica. Fortunatamente passa da quelle parti il suo “agente di collegamento”; che poi altri non è se non è Salvatore o&#8217; pescatore, cuoco e uomo di bottega dei Blues, emigrante di seconda generazione che segue Carletto e gli fa da traduttore quando il corso “English for dummies” fallisce.</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">Salvatore lo tranquillizza e gli spiega che si tratta di un software speciale, prodotto da un&#8217;azienda di Nizza, nata nel 1995, che permette, per mezzo di speciali sensori e di sistemi di riconoscimento dell&#8217;immagine, di tenere monitorati tutti i giocatori durante l&#8217;allenamento e di raccogliere dati sull&#8217;andamento delle partite. AMISCO non è solo un software, è un vero e proprio sistema integrato che viene raccoglie informazioni sulle partite da tutti i campi in cui è installato. Inoltre, tramite l&#8217;utilizzo di GPS e cardiofrequenzimetri è in grado di collezzionare dati dedicati a ogni singolo giocatore anche durante gli allenamenti. La distanza percorsa, il livello di affaticamento.</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">Carletto è ancora un po&#8217; scettico e non ama usare AMISCO per l&#8217;analisi delle partite. Ancora preferisce rivedersele in televisione e guardare con i suoi occhi i movimenti dei vari giocatori, ma quanto al resto? Beh, sarà grande e grosso, ma non ciula e baloss.</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">Cambia completamente il suo modo di allenare. In Inghilterra si fa pochissimo allenamento in palestra. Quasi tutto il lavoro viene svolto con il pallone, questo perché nessun attrezzo è in grado di replicare gli sforzi improvvisi a cui un calciatore si sottopone durante una partita. Capita di saltare, atterrare e dover subito partire di scatto e in palestra questo non lo puoi fare.</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">E AMISCO cosa fa? Tiene tutto sotto controllo. Ti permette di verificare il carico di lavoro a cui viene sottoposto ciascun giocatore. Puoi sapere se ha lavorato bene e in modo uniforme e puoi subito renderti conto se sia in grado di sostenere l&#8217;intera partita o meno. Se non è riuscito a lavorare 100, ma solo 78, probabilmente non è abbastanza in forma e non potrebbe reggere l&#8217;impegno completo.</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">Grazie a queste informazioni l&#8217;allenatore può avere una chiara idea di chi mandare in campo e chi lasciare in panchina, distribuendo i compiti e i carichi in funzione dello stato di forma.</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">Poi c&#8217;è la parte del programma che Carletto ancora non vuole usare. Puoi visualizzare il tracciato di ogni singolo giocatore durante la partita. Vedere la direzione dei suoi passaggi e la precisione. Puoi isolare ogni azione dal resto del match, riconoscendole e classificandole: contropiede, palla inattiva e via discorrendo. Puoi concatenare ogni azione ad un&#8217;altra calcolandone l&#8217;efficacia sul campo.</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">Fantascienza? Forse. Tant&#8217;è che la gestione tattica Carletto preferisce farsela ancora alla vecchia maniera, ma il sistema gli permette di verificarne i risultati, aiutandolo a identificare i punti sui quali intervenire.</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">Nessuna paura. Il calcio è ancora e sarà sempre fatto da uomini. Sono loro a vincere le partite, con la fantasia, il talento e la forza di volontà.</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">Il calcio è <em>“un mistero senza fine bello”</em> (cit. di lusso).</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">La tecnologia è solo uno strumento di supporto.</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">Postilla:</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">In Europa sono tantissimi ad usare AMISCO. Alcuni nomi? Manchester United, Chelsea, Liverpool, Tottenham, Manchester City, Real Madrid, Villareal, Valencia, Atletico Madri, Amburgo, Wolfsburg, Lione, Marsiglia. Tutte squadre più o meno vincenti, a dimostrazione che comunque la differenza la fa sempre l&#8217;uomo, sfruttando però al meglio gli strumenti a disposizione.</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">Come dite? In Italia?</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">In Italia, solo l&#8217;Inter. Un&#8217;altra delle novità introdotte per volontà di José Mourinho, un&#8217;altra ragione per cui ringraziarlo. Ci ha portati nel futuro.</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;">
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		<title>Completare l&#8217;educazione sentimentale</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 07:13:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Taribo59</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non so quanto sia contento Materazzi, della confidenza fatta trapelare da Mou: gli avrebbe detto che smette, non se la sente di continuare con un altro allenatore. Farebbe la cosa giusta. Ha 37 anni, e il prossimo allenatore potrebbe non fargli nemmeno vedere il campo. Meglio smettere quando si è arrivati così in alto. Ed è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so quanto sia contento Materazzi, della confidenza fatta trapelare da Mou: gli avrebbe detto che smette, non se la sente di continuare con un altro allenatore. Farebbe la cosa giusta. Ha 37 anni, e il prossimo allenatore potrebbe non fargli nemmeno vedere il campo. Meglio smettere quando si è arrivati così in alto. Ed è finito lo spazio per i tatuaggi commemorativi.</p>
<p>Non so quanto sia impreparata la società alla ricerca del nuovo allenatore. Io non sono minimamente preoccupato. Viaggiando nei blog, vedo che i più hanno tirato un sospiro di sollievo, per il mancato arrivo di Capello. Per tanti interisti, coltivare la propria “differenza” sembra ancora più importante delle vittorie.</p>
<p>Ma il tifoso ha la memoria corta. Cortissima. Per esempio, dimentica che prima dei Mondiali di Berlino, Materazzi – proprio lui – aveva già trovato un accordo per andare al Milan, accordo svanito per volontà di Mancini, lo stesso Mancini che ora balbetta al processo di Calciopoli.</p>
<p>Quanto all’altro Mancini, se lo tiene il Milan, dunque l’Inter si è già rafforzata. Fossimo capaci di piazzare Quaresma in un campionato invisibile persino a Sky, e farci pagare Burdisso dalla Roma, saremmo in lizza per il Nobel per l’Economia (vada per Brighi e/o Motta, se hanno finito i soldi con l’ingaggio di Adriano e Simplicio).</p>
<p><strong>L&#8217;allenatore può arrivare anche a metà giugno. Fino ai primi di luglio, solo la Juve è condannata ad avere fretta.</strong> Quanto al mercato, Lucio e non Carvalho, Sneijder e non Deco&#8230; Branca ha dimostrato di poter fare bene anche senza allenatore. Maicon al Real? Non credo Moratti lo ceda alle merengues per meno di 35 milioni (ad altri, anche per 30). E se Mou non può fare a meno di Milito, nessun problema: con 45 milioni si può cedere anche Il Principe (oppure mettano sul piatto Higuain e 15 milioni).</p>
<p>Se davvero rientra Biabiany e Coutinho è quasi pronto, servono solo un paio di innesti: a centrocampo e sulla fascia sinistra. E bisogna scommettere sul riscatto di Santon. Con Balotelli, sarebbero 4 giovani: “sangue fresco”, come diceva Mou. <strong>Il nuovo allenatore avrà ampi margini di rinnovamento.</strong></p>
<p>Chissà quando rivivremo un giugno e un luglio così esaltanti. Sarebbe il momento giusto perché il tifoso riuscisse a completare la sua educazione sentimentale, liberandosi dal disfattismo, dal pessimismo cronico, da un paio di “ideologie” ormai indifendibili.</p>
<p>La prima: pensare che calciatori ed allenatori siano affezionati all’Inter come lo sono Moratti e i tifosi. Siamo già fortunati ad avere Zanetti, Cambiasso e Stankovic. Gli altri &#8211; dai giovani come Balotelli/Raiola ai trentenni come Milito/Hidalgo – ragionano solo come “professionisti”, pensano a massimizzare l&#8217;ingaggio e le vittorie: se l’Inter può garantire loro ricchi ingaggi e potenziali vittorie, bene; altrimenti, si limitano a fare il loro lavoro, in vista di qualcosa di meglio.  In effetti,<strong> Milito è costato meno e guadagna meno di Quaresma</strong>: che meriti molto di più, è evidente. Ma, come scrivo spesso, l’Inter resta, calciatori e allenatori passano.</p>
<p>La seconda: la famiglia Moratti non venderà l’Inter come accadde nel ’68. Non si potrà sempre vincere, Mourinho ha preferito andarsene, ma non c’è motivo per temere un ridimensionamento. Anche perché la società ha mostrato di saper imparare dagli errori del passato, ed è destinata a stare fra le 5-6 entità più forti sul piano europeo. <strong>Per prolungare questo momento magico, sarebbe il caso di superare ogni indugio e costruire un nuovo stadio.</strong></p>
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		<title>Le basi per il futuro</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 11:53:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nk³</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Campionato]]></category>
		<category><![CDATA[Rumore dei Nemici]]></category>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;ufficio dei miei assistenti c&#8217;è una foto della squadra di quando siamo arrivati qui ad Appiano e ieri stavo mettendo una croce su ogni persona che non lavora più con noi: 14 giocatori sono andati via, un preparatore ora è alla Juventus, un altro preparatore porta avanti la sua attività all&#8217;estero, un assistente lavora da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>Nell&#8217;ufficio dei miei assistenti c&#8217;è una foto della squadra di quando siamo arrivati qui ad Appiano e ieri stavo mettendo una croce su ogni persona che non lavora più con noi: 14 giocatori sono andati via, un preparatore ora è alla Juventus, un altro preparatore porta avanti la sua attività all&#8217;estero, un assistente lavora da primo allenatore in Portogallo. La squadra è completamente diversa e noi siamo felici ed orgogliosi del fatto che la squadra stia continuando a vincere e cercando di fare meglio nonostante questi cambiamenti. Abbiamo costruito, costruito tanto.</em></p>
<p><em>Sicuramente avremo un futuro migliore: quando sono arrivato nella squadra c&#8217;erano tanti giocatori che erano alla fine della loro carriera, adesso ci sono tanti giovani sui quali costruire il futuro.</em></p>
<p>(Josè Mourinho, 19 febbraio 2010, conferenza pre-Sampdoria)</p></blockquote>
<p>Già, perché il leitmotiv del momento è &#8220;l&#8217;Inter è una squadra vecchia, ha ormai fatto il suo tempo&#8221;. E i riferimenti si sprecano: Zanetti su tutti, ovviamente, ma anche Samuel, Lucio e Milito: tutti ultratrentenni. E&#8217; un&#8217;analisi corretta, reale, o è solo una mera speranza di chi non sa più a cosa attaccarsi? Vediamo.</p>
<p>Julio Cesar ha 31 anni, è vero, ma è vero anche che è un portiere e quindi ha una carriera potenzialmente molto più lunga degli altri giocatori. Diciamo che, realisticamente, ha almeno altri 3-4 anni ad altissimi livelli davanti.</p>
<p>La difesa presenta effettivamente il problema dell&#8217;età, soprattutto nei centrali: Samuel (32), Lucio (32), Chivu (30), Cordoba (34) e Materazzi (37) non dureranno in eterno, e se per le riserve si sta già lavorando si deve iniziare a pensare a titolari per l&#8217;immediato futuro: non la prossima stagione, ma la successiva sì. Sugli esterni ci sono le incognite Maicon (29 -resta o non resta?) e Santon (19, ma qual è la sua dimensione?), oltre al solito Zanetti che non sarà certamente eterno: qui bisognerebbe intervenire immediatamente.</p>
<p>Capitolo centrocampo: Stankovic 32, Cambiasso 30. Poi Thiago Motta (28), Sneijder (26), Muntari (26) e Mariga (23). Scusate, dov&#8217;è l&#8217;età avanzata?</p>
<p>Infine l&#8217;attacco: Milito 31, vero. Però dietro di lui ci sono Eto&#8217;o (29), Pandev (27) e soprattutto Balotelli (20), oltre alla super-incognita Arnautovic (21). Anche qui problemi di età non se ne vedono.</p>
<p>Soprattutto, quando si muove questa obiezione, si finge di non ricordare che il ciclo vincente di questa squadra è iniziato con Materazzi e Cordoba titolari e Grosso a sinistra. Si finge di non ricordare che questa era la squadra di Vieira e Dacourt, di Figo e Solari, di Crespo e Cruz: una squadra che ha saputo rinnovarsi, salutando con rispetto chi aveva dato tutto e accogliendo con gioia chi l&#8217;ha guidata a nuove vittorie. Una squadra affidata ad uomini di mercato competenti e capaci, sempre in grado di capire dove intervenire e come farlo nel migliore dei modi.</p>
<p>E quindi, alla fine dei conti, abbiamo risposto alla prima domanda: obiezione sensata o unica speranza?</p>
<p>Rassegnatevi, rosiconi.</p>
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		<title>De allenatore</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 12:23:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Taribo59</dc:creator>
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L&#8217;indimenticabile scena in cui Mou apre l&#8217;ombrello prima che venga a piovere mi sembra la quintessenza della sua personalità. Quella che aveva sedotto Moratti già prima che il portoghese scegliesse il Chelsea, e che oggi lo porta a Madrid, ancora più ricco di soldi e di &#8220;stimoli&#8221;, consapevole di correre un gigantesco rischio: abbandonare una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/nNxlWECBTsU&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x2b405b&amp;color2=0x6b8ab6" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/nNxlWECBTsU&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x2b405b&amp;color2=0x6b8ab6" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p>L&#8217;indimenticabile scena in cui Mou <strong>apre l&#8217;ombrello prima che venga a piovere</strong> mi sembra la quintessenza della sua personalità. Quella che aveva sedotto Moratti già prima che il portoghese scegliesse il Chelsea, e che oggi lo porta a Madrid, ancora più ricco di soldi e di &#8220;stimoli&#8221;, consapevole di correre un gigantesco rischio: abbandonare una squadra vincente per una che non ha mai saputo perdere.</p>
<p>Lo scrivo per l&#8217;ultima volta: Mou potrà anche vincere al Real, anzi è obbligato a farlo, ma non può far finta di non sapere che le Merengues sono il Potere, l&#8217;Istituzione, la Prosopopea incaranta dai Florentino Perez, a differenza di Inter, Chelsea e Porto, che dovevano fronteggiare club più potenti. Fatti suoi, comunque. Del resto, ha ammesso di aver cominciato a pensare al Real già 4-5 mesi fa (e prima o poi sapremo quando è avvenuto il primo contatto fra Jorge Mendes e gli emissari madridisti).</p>
<p>Si troverà un accordo, nessuno perderà la faccia, le clausole rescissorie sono fatte apposta per gestire le rotture, ed <strong>evitare che diventi una Guerra dei Roses</strong>. Se, poi, l&#8217;Inter riuscisse a scaricare Quaresma, o a farsi strapagare Maicon (puntando con decisione su Santon), tanto meglio. Il Real era, ai miei occhi, la squadra più antipatica del mondo &#8211; dai tempi della Quinta del Buitre e del <em>miedo escenico</em>, rinnovati dalla fuga notturna di Ronaldo &#8211; non diventerà certo più simpatica ora che ha Cristiano Ronaldo, Kakà e l&#8217;ottimo Mou.</p>
<p>Da tempo, <strong>Moratti è diventato post-ideologico</strong>. Incassata la clausola, finirà per aver pagato Mourinho come un Ranieri qualsiasi&#8230; Non è nemmeno sfiorato dall&#8217;idea dell&#8217;Inter Agli Interisti (sono lontani e spero irripetibili i tempi di Suarez, Corso e Marini sulla panchina nerazzurra). Moratti sa che ripetersi è difficilissimo, e non vuole un clone di Mou. Meno che mai un suo imitatore. Fosse libero, penso punterebbe su Guardiola. Leonardo mi sembra poco più di una suggestione (certo, ora che Berlusconi l&#8217;ha sputtanato con una delle sue uscite farneticanti, potrebbe aver voglia di dimostrare qualcosa). La sensazione è che si stia cercando uno spiraglio per mettere sotto contratto Capello o Hiddink.</p>
<p>Tutti sanno che <strong>Capello doveva arrivare all&#8217;Inter due settimane prima che scoppiasse Calciopoli</strong> (Moratti aveva già perduto fiducia in Mancini). Allora sarebbe stato un errore, domani chissà. Ma non vedo come la federcalcio inglese possa tollerare che il suo allenatore sia distratto durante il Mondiale. Oggi scommetterei su Hiddink.</p>
<p>Sulla figura dell&#8217;allenatore, consentitemi di citarmi (le &#8220;<strong>Confessioni di un interista ottimista</strong>&#8221; sono da tempo introvabili):</p>
<blockquote><p><img class="alignright size-full wp-image-3454" title="24b96762577fd6d49b0c3ad75373cee6_medium" src="http://www.bausciacafe.com/wp-content/uploads/2010/05/24b96762577fd6d49b0c3ad75373cee6_medium.jpg" alt="24b96762577fd6d49b0c3ad75373cee6_medium" width="200" height="300" />Il più vittorioso fra gli allenatori di basket Nba dell’ultimo quarto di secolo, <strong>Phil Jackson</strong>, piaceva riunire i suoi migliori giocatori (fra cui Michael Jordan) in una stanza arredata con oggetti della cultura pellerossa; qui si metteva a leggere ad alta voce brani dal Libro della jungla, e preparava così le partite più importanti.</p>
<p>A certi livelli, il mestiere dell’allenatore diventa una questione psicologica, più che tecnica o tattica. Si tratta di gestire delle risorse umane, come dicono gli aziendalisti. Allenare vuol dire estrarre il meglio da ognuno, proteggere i giocatori dagli attacchi esterni, alimentare le speranze di chi vuole conquistare un posto</p>
<p>La difficoltà sta nel convincere una serie di individualisti a credere nel gioco di squadra, e questo può avvenire solo se vi vedranno la loro convenienza. Un buon allenatore sa che le motivazioni dei suoi uomini sono egoistiche: stare in campo il più possibile, segnare gol, avere più soldi e più successo. Trasformare queste aspirazioni in un impasto collettivo, può riuscire se il singolo acquista la consapevolezza che solo “attraverso i risultati del team può raggiungere i propri obiettivi personali” (sono parole di <strong>Ettore Messina</strong>, grande allenatore di basket). All’allenatore, inoltre, si chiede di fare da parafulmine, “tenere unito il gruppo anche a costo di averlo contro di sé… è importante avere poche regole ma che tutte, dalla prima all’ultima, siano rispettate”: queste, invece, sono parole di<strong> Velasco</strong>, il cui fallito trapianto dalla pallavolo non depone a favore dell’apertura mentale del mondo del calcio&#8230;</p>
<p>All’allenatore si chiede di insegnare tutto ciò che si può provare in allenamento &#8211; per esempio come comportarsi sulle “palle inattive”, da cui nascono almeno la metà dei gol &#8211; ma anche a reagire con prontezza di fronte alle situazioni impreviste. Non deve avere la pretesa di reinventare un gioco che, per sua natura, ha ben riassunto <strong>Cruyff</strong>, “consiste fondamentalmente in due cose. La prima: quando hai la palla, devi essere capace di passarla correttamente. La seconda: quando te la passano, devi saperla controllare&#8221;.</p>
<p>L’allenatore deve gestire i giocatori con equilibrio, senza teorizzare un egualitarismo smentito dalle diversità nel talento e nel carattere; la capacità di assumere responsabilità sotto pressione distingue un fuoriclasse da un calciatore normale.</p></blockquote>
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		<title>Lacrime avare</title>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 08:58:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luis</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mourinho]]></category>

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		<description><![CDATA[La conquista della terza Coppa dei Campioni è stata all&#8217;insegna delle lacrime. Lacrime a dirotto di una ragazza sugli spalti con telefonino e maglia del centenario, idem per un tifoso inquadrato mentre scattava una foto sotto le note di Pazza Inter, lacrime di Zanetti al triplice fischio con un viso scavato dalle rughe, lacrime di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3436" class="wp-caption alignleft" style="width: 219px"><img class="size-medium wp-image-3436  " title="diego-milito" src="http://www.bausciacafe.com/wp-content/uploads/2010/05/diego-milito-261x300.jpg" alt="Esultanza ambigua." width="209" height="240" /><p class="wp-caption-text">Esultanza ambigua.</p></div>
<p>La conquista della terza Coppa dei Campioni è stata all&#8217;insegna delle <strong>lacrime</strong>. Lacrime a dirotto di una ragazza sugli spalti con telefonino e maglia del centenario, idem per un tifoso inquadrato mentre scattava una foto sotto le note di Pazza Inter, lacrime di Zanetti al triplice fischio con un viso scavato dalle rughe, lacrime di Mourinho prima con Moratti, poi con lo staff e infine con Materazzi, lacrime di cinquantenni davanti alla tv che faticavano a trattenere l&#8217;emozione dei ricordi. Insomma, il trionfo dei buoni sentimenti.</p>
<p>Ma (<em>è giusto che ci sia un ma</em>), sarebbe ora di finirla con la retorica dei buoni sentimenti. Anche perché ci hanno pensato subito alcuni protagonisti della finale a portarci con i piedi per terra. Il primo, ovviamente, è Mourinho, il quale merita tutta la nostra stima per come ha sposato il progetto, per il lavoro profuso, per aver adempiuto alla sua obbligazione di mezzi a prescindere dai risultati.</p>
<p>Ma (<em>e qui il ma è davvero irrinunciabile</em>) le lacrime, seppur emozionanti e adamantine, non possono valere 16 mln. Non vuole più allenare l&#8217;Inter per tutti i motivi più o meno condivisibili che ha elencato? Bene, <strong>16 mln</strong> e amici più di prima. Nessuna manfrina, nessun Mendes di mezzo con operazioni ridicole, nessun richiamo ai sentimenti. 16 mln. Sull&#8217;unghia. Anche perché uno dei club più ricchi al mondo, capace di spendere 29 mln per Pepe, non può mostrarsi taccagno quando di mezzo c&#8217;è il miglior allenatore al mondo. Abbiamo una posizione aperta per Sneijder? Ecco, compensazione volontaria ai sensi dell&#8217;art. 1252 cc e ci sarà reciproca soddisfazione.</p>
<p>L&#8217;altro soggetto che ha brillato per tempismo (cit.) è stato il Principe. Nella notte che lo ha promosso Re e lo ha fatto entrare nella storia dell&#8217;Inter (<em>e lì resterà per sempre</em>) è riuscito a parlare di soldi in diretta tv con una lucidità impressionante salvo poi ritrattare come il peggior Roberto Mancini davanti ai pm di Napoli. Diego merita tutti gli elogi del caso, ma se vogliamo parlare di denaro, di investimenti e di strategia societaria deve sapere che ha 31 anni e che per 40 mln è libero di andare dove vuole con la stessa reciproca soddisfazione di cui sopra.</p>
<p>E lo stesso discorso vale per chiunque altro. Per il procuratore di Maicon (il Colosso ha detto che resta al 100%) o per il pizzaiolo del 2015. Perché, citando la frase di presentazione di Mourinho, l&#8217;Internazionale Football Club non è una banda di pirla.</p>
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		<title>Il mondo prima</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 15:06:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Miss Green³</dc:creator>
				<category><![CDATA[Allenatore]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Mourinho]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mondo prima che arrivassi te era nero e azzurro, eravamo Bauscia &#8220;in erba&#8221; e iniziavamo a capire come festeggiare.
Il mondo insieme a te era più nero e più azzurro, siamo diventati più Bauscia e festeggiare era più facile. L&#8217;Inter diventava grande. Un&#8217;altra Grande Inter.
Il mondo dopo di te sarà sempre nerazzurro e questi colori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo prima che arrivassi te era nero e azzurro, eravamo Bauscia &#8220;in erba&#8221; e iniziavamo a capire come festeggiare.</p>
<p>Il mondo insieme a te era più nero e più azzurro, siamo diventati più Bauscia e festeggiare era più facile. L&#8217;Inter diventava grande. Un&#8217;altra Grande Inter.</p>
<p>Il mondo dopo di te sarà sempre nerazzurro e questi colori saranno sempre tatuati nella nostra anima. Ma non sono sicura che lo saprò apprezzare come prima che arrivassi te.</p>
<p>Ci hai guastati, viziati e resi più esigenti. Sarà come dopo il grande amore, continueremo a fare paragoni con te o cercheremo di dimenticarti fingendo di non averti mai amato veramente? Adesso che la storia è finita, ho paura di non riuscire più a vedere il mondo di prima.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/XD_PKV397WQ&amp;hl=en_GB&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/XD_PKV397WQ&amp;hl=en_GB&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Rimane forte e granitica la consapevolezza che l&#8217;Inter ce la portiamo sempre dentro, <em>no matter what. No matter WHO. </em></p>
<p>E scusa se è poco.<em><br />
</em></p>
<h1><em>Obrigada José, </em></h1>
<h1><em>do fundo deste coração </em>neroblu<em>.</em></h1>
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		<title>Grazie Presidente</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 12:11:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fonz77</dc:creator>
				<category><![CDATA[Allenatore]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Storia del Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Moratti]]></category>
		<category><![CDATA[Mourinho]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono passati quasi due anni da quell’inizio di estate del 2008. Il Campionato era finito da poco nella doccia urbiacante di Parma, in cui Ibra aveva messo il sigillo definitivo ad una stagione difficile, combattuta sul filo degli infortuni e di drammatiche dichiarazioni.
Neanche il tempo di festeggiare ed ecco la notizia, che poi troppo notizia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono passati quasi due anni da quell’inizio di estate del 2008. Il Campionato era finito da poco nella doccia urbiacante di Parma, in cui Ibra aveva messo il sigillo definitivo ad una stagione difficile, combattuta sul filo degli infortuni e di drammatiche dichiarazioni.</p>
<p>Neanche il tempo di festeggiare ed ecco la notizia, che poi troppo notizia non era. Il Mancio esonerato. A dire il vero se lo aspettavano più o meno tutti&#8230; almeno all’80% (cit).</p>
<p>Non starò a nascondervi che per me fu un duro colpo, il Mancio per me rappresentava l’allenatore della svolta, quello che aveva riportato la squadra alla vittoria dopo una lunga attesa, quello che aveva un progetto di lungo periodo, tutto quello che ci era sempre mancato.</p>
<p>Chiunque abbia seguito la storia di Bauscia, in tutte le sue molteplici rappresentazioni, ricorderà forse che in quell’occasioni mi espressi in modo molto critico (eufemismo) nei confronti del Presidente Moratti. Quell’esonero troppo mi ricordava quello di Gigi Simoni all’indomani della vittoria contro il Real Madrid in Champions League, fatto scientificamente con lo scopo di portare Lippi sulla panchina della Beneamata la stagione successiva, con le conseguenze che tutti ricordiamo.</p>
<p>In quel momento era ovvio che il successore sarebbe stato José Mourinho, che già tempo prima era stato vicino alla panchina dell’Inter.</p>
<p>Sempre in quel momento, stimolato da errek, promisi di rimangiarmi le aspre parole espresse nei confronti del Presidente Moratti, nel caso in cui José Mourinho fosse riuscito nel compito per il quale, seppur non ufficialmente, il Mancio era stato esonerato in suo favore.</p>
<p>Riportare l’Inter a vincere la Coppa Campioni. Sì, dai quella che da un po’ chiamano Champions League. Questa era la mia condizione, perché posso accettare una debita dose cinismo a patto che seguano degni risultati.</p>
<p>I primi mesi della gestione di Mourinho non furono certo entusiasmanti. Gli acquisti estivi voluti dal tecnico si rivelarono ampiamente al di sotto delle aspettative, la squadra sembrava meno solida di quella guidata dal Mancio. La gestione degli uomini era, dal mio punto di vista, ancora meno soddisfacente. Uomini che negli anni avevano sputato sangue per l’Inter parevano messi da parte e il talentuoso Mario Balotelli era spesso relegato a seconda scelta, dietro all’imbarazzante Adriano, sul quale il tecnico sembrava incaponirsi ostinatamente.Tutto il gioco sembrava passare per i piedi e le magie di Ibrahimovic.</p>
<p>Il tormentone “Mourinho non mangia il panettone” sembrava ogni giorno più realistico. In quei giorni erano in pochi a sostenere, quasi ciecamente il Portoghese. La K Family, e pochi altri.</p>
<p>Ripensandoci ora non saprei dire quale fu precisamente il momento in cui le cose cambiarono come il giorno e la notte. Probabilmente il giorno di quella famosa conferenza stampa seguita a Inter-Roma. In quell’attimo fu chiaro che José aveva capito tutto della Serie A e che avrebbe ribattuto colpo su colpo a tutte le infamie gettate sull’Inter.</p>
<p>Fu un’epifania.</p>
<p>Poco più di una settimana dopo il Manchester ci eliminava dalla Champions League, ancora una volta agli ottavi. José si presenta in conferenza stampa e annuncia che è sicuro di vincere lo Scudo e che da quel momento sapeva cosa serviva per cercare di vincere la Champions.</p>
<p>Non c’è bisogno di ricordare oltre quel che è successo dopo. Lo sappiamo tutti.</p>
<p>Quello che invece è meraviglioso notare è che quelli che ridevano allora oggi sono in silenzio e la morsa al loro stomaco non è diversa dalla tensione che possiamo provare noi per l’attesa. Mi correggo: è diversa. La loro non è tensione, è terrore.</p>
<p>Sono terrorizzati anche solo all’idea che questa Squadra possa compiere un’impresa leggendaria, che possa realizzare un sogno. Che i Ragazzi possano regalarselo e regalarlo a noi tifosi.</p>
<p>Non riescono a crederci e francamente un po’ facciamo fatica anche noi, perché se ce lo avessero detto all’inizio della stagione avremmo fatto fatica a nascondere un sorriso un po’ beffardo ed amaro.</p>
<p>Sembra che sia passato un secolo e non pochi mesi eppure eccoci qui. Ancora in piedi, ancora in corsa con un Titulo, il più piccolino in saccoccia e pronti a lottare per gli altri due, in ordine crescente di importanza. Andiamo a giocarcela, certo presi da una certa emozione, ma senza alcun timore con il sorriso stampato sul volto, consapevoli che, comunque vada, siamo finalmente tornati Grandi.</p>
<p>Oggi, in anticipo, voglio mantenere la promessa fatta ad errek , anche se quel certo evento non si è ancora verificato.</p>
<p>Voglio scriverlo ora, che la nostra Storia deve ancora decidersi e avrei voluto scriverlo anche prima.</p>
<p>Per questa Stagione. Per questa Squadra. Per i nostri Colori.</p>
<p>Grazie Josè.</p>
<p>Per Josè.</p>
<p>Grazie Massimo Moratti, il nostro Presidente.</p>
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