scritto da il 25 gennaio 2012 alle 10:41

Bisogna essere miliardari, per dire in faccia al Milan come stanno le cose

Il primo fu Roberto Mancini, livido e stizzito davanti a uno dei mille giornalisti a libro-paga (cercate su You Tube Mancini + Ordine).

Poi c’è stata l’apoteosi di Mou, il gesto delle manette che nella mitologia nerazzurra ormai equivale ad Angelo Moratti sollevato nel cielo del Prater; gli attacchi frontali di Mou al Milan e al Sistema (la Juve non esisteva) erano una manifestazione di libertà di pensiero, di assenza di condizionamento, di strafottenza se volete… ma certo Mou non aveva paura di dispiacere al Cav. e al prode Galliani.

Ora, dopo settimane passate a incensare l’acume e la lungimiranza di Galliani – fino a ipotizzare che Tévez sarebbe sceso dalla scaletta con lui, in tempo per vedersi il derby – ecco cosa dice del Milan un terzo miliardario, Khaldoon Al Mubarak, lo sceicco che si è comprato il Manchester City:

Per come stanno adesso le cose, il Milan non è un’opzione seria per Tévez. Galliani e i suoi uomini hanno diffuso un senso di sicurezza assolutamente fuori luogo solo grazie a quelle discussioni fuori luogo con Carlos e il suo entourage. Se vogliono essere una società considerata appetibile per un trasferimento reale devono smetterla di congratularsi l’uno con l’altro e iniziare a capire quali sono le nostre richieste. Paris Saint-Germain e Inter hanno iniziato con noi delle discussioni in buona fede e avere trattative con delle società serie e professionali è sempre un’esperienza positiva. Il futuro di Carlos? Resta un nostro giocatore per le prossime due stagioni e mezzo, se non riceviamo un’offerta appropriata non lo cederemo”.

Traduzione: il Milan ha giocato sporco, ma noi abbiamo i soldi per non farci ricattare, e piuttosto che cederlo al Milan, teniamo Tévez fermo due anni e mezzo. Intanto, la società gli ha comminato una multa che equivale agli stipendi annuali di tutto il Novara.

Per sua fortuna, Galliani è ancora in grado di condizionare i vari preziosi (merkel), i lotito e i lomonaco del tibet (maxi lopez), ma una figuraccia simile, voialtri che ve la prendete sempre con Moratti, l’Inter di Moratti non l’ha mai fatta.

scritto da il 23 gennaio 2012 alle 16:15

Le vittorie immeritate hanno un altissimo peso specifico

Inter-Lazio è il secondo spartiacque della stagione, dopo la vittoria di Mosca (unico segno lasciato da Zarate).

È stata la peggiore Inter dalla trasferta senese: pochissime occasioni create, un numero esorbitante di errori di misura (l’orrido prato ci mette del suo), fin troppo prevedibili carenze dinamiche.

Mancava Thiago Motta, e non si capisce come si possa pensare di sostituirlo sensatamente l’ultima settimana di gennaio.

Alvarez è stato dannoso, ma è pur sempre suo il sinistro che ha chiuso il triangolo con il chirurgico Milito di questo avvio di 2012. Con il rientro a regime di Sneijder, Alvarez tornerà in panchina, a meno che Ranieri non riesca a togliere 10 anni al passaporto dei dioscuri argentini.

Sembrava impossibile prima della sosta, ora il terzo posto è alla portata.

Quello è il limite.

Nonostante abbia fatto di tutto per complicarsi la vita, a partire dalla cessione di Pirlo, il Milan (se non si rompe Ibra) resta di un’altra categoria, 8-10 punti superiore all’Inter.

La sorpresa è bianconera.

Imbattuta, con la miglior difesa, giocando solo una volta a settimana,la Juveè stata risparmiata dagli infortuni, ed è apparsa quasi sempre superiore all’avversario sul piano dinamico e del numero di occasioni create. Ha avuto fortuna, ovvio: poteva perdere a Catania e a Napoli, la sorte l’ha baciata quando Pazzini ha stampato un colpo di testa sulla traversa e sul rovesciamento di fronte Marchisio ha segnato; ma poi la partita l’ha dominata…

I 35 punti dell’Inter a me paiono giusti, sono quelli meritati sul campo.

Non meritava di perdere a Palermo, meritava di batterela Romae la partita col Napoli è stata stravolta da Rocchi; al contrario, l’Inter non meritava di battere Siena e Lazio. Quanto alle decisioni arbitrali, osservando il trattamento riservato a Milan e Juve, mi sembra che l’Inter sia ancora a credito.

80 punti non sono mai bastati negli ultimi 4 campionati (82 il punteggio minimo): non basteranno nemmeno stavolta. Nessuno ha mai vinto lo scudetto facendo solo 35 punti in un girone, ma giusto per inseguire miraggi, se l’Inter fosse capace di ripetere lo sbalorditivo girone di ritorno condotto da Leonardo (47 punti), sarebbe effettivamente in corsa per il massimo obiettivo.

Servono 15 vittorie e 2 pareggi in 19 partite… Piuttosto, per il terzo posto, a quota 73-75, l’Inter dovrà guardarsi dalla Roma.

scritto da il 22 gennaio 2012 alle 19:22

Ho già scritto che Inter-Lazio è più importante del derby. Aggiungo che è più difficile.

Il rendimento esterno della Lazio è il migliore della Serie A: 5 vittorie, 2 pareggi e una sola sconfitta, a Siena (17 punti in 8 partite, Juve e Milan li hanno fatti nelle prime 9).

E poi l’Inter non potrà ripetere con la Lazio il tipo di partita giocata – giustamente – contro il Milan: non potrà lasciare il pallone all’avversario e limitarsi a gestirlo nel 33% del tempo.
Non potrà perché il pubblico di San Siro vuole – anzi, a questo punto pretende – una vittoria e il sorpasso. Ma Reja – tanto simile a Ranieri, eppure sempre sconfitto nei confronti diretti – non regalerà spazi, anzi dirà ai suoi che il pareggio sarebbe grasso che cola.

Terzo motivo: sarà la terza partita in sette giorni per Maicon, Zanetti e Cambiasso, e nessuno può dire quanto abbia recuperato Sneijder, che un pezzo di partita la giocherà.

Infine, l’Inter senza Thiago Motta è condannata all’estemporaneità, al lampo del solista.
Di solisti in grado di rompere gli equilibri, i nerazzurri ne hanno più della Lazio.
Ma non hanno un attaccante con la costanza di Klose, 9 gol su azione in 16 partite, né la cerniera di centrocampo garantita da cursori come Ledesma, Hernanes, Brocchi, Gonzalez, Matuzalem… La Lazio, inoltre, è una delle poche squadre che sanno attaccare su entrambe le fasce, occupando il campo in tutta la sua larghezza, con Konko e Lulic (Radu e Zauri).

A San Siro, alla seconda di andata, la Lazio ha fermato il Milan (2-2), poi ha espugnato Firenze, Bologna e Cagliari (0-3), e l’unico fragoroso fallimento è stato dopo la pausa natalizia, il 4-0 a Siena.
Sullo 0-0 sarà una partita complicata, passasse in vantaggio l’Inter potrebbe anche mettersi in discesa, ma se andassero in gol i biancocelesti, la salita diverrebbe ripidissima.
Poi, c’è Milito…

scritto da il 17 gennaio 2012 alle 12:31

I motivi di una rinascita sorprendente (anche per me)

Dal rientro, pressoché contestuale, di Maicon e Thiago Motta è tutta un’altra Inter. Un conto è giocare con Castellazzi e Jonathan, un conto con Julio Cesar e Maicon; si sono seduti in panchina Zarate, Obi e Ranocchia, e per far rifiatare la squadra, non c’è niente di meglio del palleggio di Motta (quando non perde palloni per pura superbia).

Seconda variabile, la condizione atletica: l’Inter delle prime 9 partite (fino a Catania) aveva dei crolli vertiginosi, si era fatta rimontare e superare in più occasioni (6 gol fatti, 15 subiti nei secondi tempi). Il ripristino della muraglia Lucio-Samuel, e la maggiore tenuta atletica hanno consentito di invertire questa statistica: 14 gol fatti, 5 subiti, le ultime quattro trasferte (Siena, Genoa, Cesena, derby) risolte tutte con il minimo scarto e un gol nel secondo tempo.

Terzo: sistemata la difesa – 18 gol subiti nelle prime nove partite, 9 nelle dieci successive, appena uno (Muriel) nelle ultime sei – Ranieri ha ritrovato Milito. Ciò è avvenuto in non casuale coincidenza con la fine del girone di Champions. Poter giocare una volta a settimana allunga la carriera a campioni come Milito, Cambiasso, Samuel, Lucio, Maicon… quanto a Zanetti, è uno strepitoso diesel mai scalfito da infortuni muscolari, spero venga a sua volta “gestito” fin dall’immediato futuro.

Ora, infatti, si torna a giocare due volte a settimana, e sono leciti i dubbi. Nel derby, erano in campo otto undicesimi della squadra del triplete, più Chivu e Sneijder che sono subentrati: una fortunata coincidenza che potrà ripetersi rare volte (sperabilmente nelle partite più importanti).

Il progressivo rientro di Sneijder e Forlàn sarà utilissimo in fase offensiva (il mio assetto ideale è un 4-2-3-1 con Sneijder, Forlàn e Alvarez alle spalle di Milito), ma la protezione della difesa può soffrirne. L’infortunio di Stankovic rende ancor più urgente l’acquisto di un centrocampista subito pronto (altro che Tevèz).

Bravo Ranieri a riaggiustare un giocattolo prezioso, e a parlare di Zona Uefa da consolidare prima di attaccare la Zona Champions. Per chi subisce 6 sconfitte in poco più di mezzo girone d’andata, lo scudetto è un miraggio impronunciabile, ma “girare” a quota 35 metterebbe a fuoco anche il miraggio. (Sempre che a Thiago Motta smettano di annullare gol validi e che alla Juve ogni 3 falli di mano in area fischino un rigore contro).

PS: su You Tube trovate la radiocronaca di Repice: ascoltate la lunga “ooo” che chiude il nome di Milito al momento del gol, e vedrete se non vi torna in mente la primavera del 2010.

I commenti sono momentaneamente offline a causa di un sovraccarico dei server (che per la cronaca è anche colpa vostra). I nostri schiavi stanno lavorando alacremente per risolvere il problema, solo che tra colazione, sigaretta, pausa pranzo, sigaretta, merenda, sigaretta, cena, sigaretta, birra e calcetto, ci hanno fatto sapere che sono stressati e che in queste condizioni non possono lavorare.

Nel frattempo continueremo a scrivere i nostri post (eh già, brutto colpo eh?).

Per commentare potete trovarci come al solito su facebook.com/BausciaCafe e su twitter.com/BausciaCafe.

scritto da il 10 gennaio 2012 alle 10:54

Tévez non sarà uno scherzo, ma non si capisce se sia un affare, una ripicca o un colpo di testa

Il nostro interesse per Carlos Tévez è reale, non è uno scherzo. Sappiamo che ci sono spazi, pensiamo sia una buona operazione

(Massimo Moratti, ieri pomeriggio).

Non riesco a credere che Berlusconi esponga un suo fedelissimo a una figuraccia planetaria: dunque mi aspetto che il Milan – che ha già l’accordo con il calciatore – presto avanzi un’altra proposta al City e si assicuri le prestazioni di Tévez. Andasse diversamente, sarei stupefatto: Galliani è appena entrato – non senza polemiche – nella Hall of Fame del calcio italiano, unico dirigente in prima battuta. Uno smacco così bruciante gli ingiallirebbe il sorriso, tono su trono con la famosa cravatta.

L’inserimento dell’Inter in questa trattativa sembra sia stato sollecitato da Roberto Mancini, che certo non allenerà mai il Milan e non può apprezzare le assurde condizioni contrattuali che il Milan vorrebbe imporre al City, dopo aver raggiunto un accordo con Tévez che pieno di clausole ad personam (bonus all’arrivo, a lui e la procuratore, premi su premi, pur di far passare l’idea che l’argentino si abbassi l’ingaggio per giocare nel Milan).

Mancini sussurra a Moratti che l’affare è possibile. Che il Milan non ha tutte le carte in mano. Che lo sceicco non è ricattabile… E in quel momento l’Inter è al termine di un periodo grigio, i vuoti a San Siro fanno piangere, il ritardo da Milan e Juve è siderale, e fra Milito, Forlàn, Pazzini e Zarate fanno a gara a far rimpiangere Eto’o… Ed ecco scattare l’umoralità di Moratti, che da un anno e mezzo giustifica mosse assurde con il FPF e la necessità di ridurre le spese, e ora si butta a capofitto in una trattativa che “pesa” non meno di 90 milioni di euro, per cartellino e ingaggio (4 anni e mezzo).

La mia opinione è che l’Apache sia uno sfizio, una pedina a valenza simbolica, forse una ripicca per Ibra e il corteggiamento a Balotelli, non l’architrave di un nuovo progetto, e che se c’è un reparto in cui l’Inter è già al livello delle concorrenti (almeno in Italia: peraltro Tévez in Europa non può giocare) sia proprio l’attacco. Capirei, per intenderci, la stessa spesa per De Rossi. O per riprendere Balotelli. Farei follie per un Boateng, un Vieira o un Gerrard giovani, non per un attaccabrighe che dai tempi del Boca non è mai rimasto più di due anni con la stessa maglia.

Ma se di mezzo c’è l’orgoglio, quello di Moratti non è secondo a nessuno. E se si pensa a come rafforzarsi, devo ammetterlo: fa una bella differenza parlare di Kucka o di Tévez.

scritto da il 9 gennaio 2012 alle 9:21

Chi comincia a chiedere scusa a Milito?

Sono un tifoso e l’irrazionalità dei tifosi arrivo a capirla. Meno, l’irriconoscenza. Ancora meno la greve protervia nell’abbattere e deridere quelli che furono idoli.

Il mio essere interista fa prevalere l’affetto per quasi tutti. Per Ronaldo, certo. Forse fra qualche anno pure per Vieri, perché la distanza dai fatti, nel mio caso, distilla le cose buone e lascia a macerare le cose brutte. Purché di cose buone ce ne siano… Per questo ho sempre trovato insopportabili gli interisti che se la prendevano con Diego Milito.

Ho scritto sul blog che il suo arrivo da Genova mi rendeva felice, perché da quando lo ricordo Milito è un centravanti di immensa intelligenza tattica. Si poteva dubitare della sua personalità, non della sue doti tecniche e tattiche. E quando si è cominciato a vincere le partite storiche, Milito c’era sempre… Spero di vivere abbastanza a lungo per rivedere una coppia d’attacco all’altezza di quella formata da Eto’o e Milito, per me la più forte di sempre nella storia nerazzurra.

Parlavo di gratitudine: l’ho già raccontata (sta nel download testi: “Madrid vista da Berlino“) la certezza del 2-0, l’assoluta certezza nel momento in cui Eto’o passava a Milito, sapevo che finta avrebbe fatto e dove l’avrebbe infilata. Le parole incaute, intempestive, decisamente stupide pronunciate da Milito mentre ancora sollevava la Coppa, non potevano guastare la festa. Segnavano, piuttosto, una debolezza caratteriale, l’impulsiva richiesta di gratificazione di un uomo arrivato a 29 anni prima che qualcuno si accorgesse davvero di lui.

Dai Mondiali 2010 (dove il ct argentino gli preferiva chiunque, con i bei risultati che sappiamo) a tutto il 2011, la parabola di Milito è stata agghiacciante, fra infortuni, gol sbagliati da un metro, promesse di rinascita sempre smentite. Il suo volto affilato è divenuto più rigido, anche nelle rare occasioni in cui ha lasciato il segno, l’esultanza non comunicava felicità, ma solo rabbia. Tuttavia, mai e poi mai sarei arrivato a fischiarlo.

Il Principe di Bernal era e rimane uno dei 4-5 centravanti più forti al mondo quanto a capacità di fare gioco di squadra: può sbagliare il gol o il passaggio, non la scelta che andava fatta… Resta un fuoriclasse da gestire e applaudire per averlo pronto nelle partite decisive. Gli interisti che ti hanno fischiato, caro Milito, non sanno quello che fanno.

scritto da il 4 gennaio 2012 alle 10:45

Apre il mercato, solo voci deprimenti sull’Inter, serve un colpo di coda di Moratti

Sembrano tornati i vecchi tempi: quelli in cui l’Inter inseguiva lungamente i pancev e i centofanti, mentre gli altri si rinforzavano con blitz spettacolari. Solo  il silenzio di Moratti lascia sperare in una bella sorpresa.

Di sorpresa bisogna parlare, perché l’elenco delle “voci” che si rincorrono – e si moltiplicano, il web non fa altro – vede associare il nome di Moratti a quelli di Carlitos Tevez (comprarlo oggi, senza aver venduto Milito, sembra un invito a riaprire i manicomi) e Lucas Moura (ma in Brasile oggi hanno modo di respingere le offerte europee: e i prezzi sono esorbitanti). In entrambi i casi, sembra chiaro che l’arrivo di un altro attaccante sarebbe pagato dalla cessione di Snejider, l’unico centrocampista “integro” (carattere a parte) di una rosa over-30.

Poi ci sono le ipotesi di prestito per Castaignos (da fare, ma solo in Serie A e senza diritto di riscatto) e per Viviano (da fare: deve giocare il più possibile). Prima o poi finiranno i tentativi per liberarsi – anche gratis – di Muntari, che già è partito per la Coppa d’Africa, da dove tornerà infortunato. Prima o poi finiranno anche le chiacchiere in libertà su Zarate, neo-papà che certo non ha voglia di trasferire la famigliola in questo momento, ma sarebbe da restituire alla Lazio oggi stesso (correggere gli errori, è una delle doti più importanti per chi fa mercato).

Quanto al buco nero degli ultimi due anni – il centrocampo – si leggono tanti nomi di brasiliani che non ho mai visto all’opera: Casemiro e Paulinho, Ralf e Romulo, e ne avrò dimenticato qualcuno. Dopo la scommessa abortita di Jonathan e in vista della nuova scommessa con Juan Jesus, davvero non capisco perché Branca voglia cercarsi altre sfighe. Piuttosto, se è vero che il Porto – grottescamente eliminato dalla Champions – è disposto a cedere Guarin e/o Fernando a prezzi decenti, io non me li farei scappare. Non arrivano al livello del mio preferito – Nainggolan – ma può essere un affare.

Ranieri ha fatto una sola richiesta esplicita: un esterno sinistro d’attacco; qualcuno che assomigli all’Eto’o riveduto e corretto da Mou. Bene, si legge di Farfan (che non mi piace), del Vargas viola (che non mi piace), di Malouda (che mi piaceva ma mi sembra cotto), persino di Krasic (che è solo destro) e di Afellay (l’unico che avrebbe senso, ma viene da un grave infortunio e il Barcellona deve già rinunciare a Villa)… Dunque, a meno di colpi di scena quanto mai graditi, Ranieri dovrà riesumare la faccia aziendalista, concludendo “siamo a posto così”. Benitez non l’ha fatto e l’hanno cacciato.

Fra tante voci, una mi disturba particolarmente: quella che descrive Moratti insicuro, in attesa dell’esito del derby per prendere una decisione sul se e sul quanto investire. Fosse così, il giorno dopo il derby ci renderemo ridicoli: persino più di quanto ci siamo resi in estate, con il repentino, funambolico blitz per mettere sotto contratto Zarate.

scritto da il 20 dicembre 2011 alle 9:20

Milito e Pazzini, Forlan e Zarate. Ed Eto’o.

L’Inter meno divertente dell’ultimo decennio (bisogna tornare a Tardelli), è quinta in classifica e per la prima volta quest’anno ha raggiunto la parità nella differenza-reti: 27 fatte, 27 subite.
È un’Inter asfittica, segna un gol ogni 75 minuti.
È un’Inter che Ranieri ha reso più efficiente e meno spettacolare: ha segnato in 18 partite su 22, ha subito gol in 15.

In controtendenza, hanno già segnato 15 calciatori diversi, ma nessuno ha fatto più di 4 gol (Milito e Pazzini).
Calcolando il rapporto gol/minuti giocati, il migliore risulta Castaignos (160’), seguono Milito (283’), Coutinho (315’), Pazzini (316’), Sneijder (360’), Forlan (365’), Motta (450’), poi Cambiasso (3 gol in 3 sconfitte), Alvarez, Maicon, Nagatomo, Lucio, Ranocchia, Zarate e Samuel.
Mancano ancora i gol di Stankovic, Obi, Chivu e Zanetti.
Manca, soprattutto, Samuel Eto’o.

La stagione scorsa Eto’o segnava un gol ogni 123 minuti, e Pazzini faceva altrettanto.
La stagione scorsa l’Inter ha segnato 104 gol in 57 partite (media 1,82, rispetto all’1,22 di questa prima parte della stagione); una proiezione realistica, su 52 partite disputabili, porta a meno di 70 gol segnati.

Sospendo il giudizio su Forlan.
Non lo sospendo su Zarate, che sta tenendo gli stessi ritmi realizzativi di Biabiany e Mariga.
Quanto a Castaignos, ha lasciato il segno a Siena, ma non è una seconda punta e pare destinato altrove.
Con tuta evidenza, il problema sta in Milito e Pazzini.
Il Principe non segna su azione dalla prima di campionato, a Palermo, e a San Siro ha segnato solo al Lille.
Il Pazzo ha giocato 135 minuti in più, con esiti altrettanto deprimenti.
Quando sono stati schierati in coppia hanno giocato peggio che come unica punta, e non si ricorda una sola azione degna di questo nome in cui i due abbiano duettato.
L’accoppiata va abbandonata al più presto.
Forlan diverrà titolare, forse a Ranieri riuscirà l’impresa di giocare con due punte più Sneijder, ma a quel punto uno fra Coutinho e Alvarez diverrà altrettanto inutile di Castaignos.

Conclusione: cedere Eto’o per prendere Forlan e Zarate è un’idiozia che teme pochi paragoni.

scritto da il 15 dicembre 2011 alle 9:20

Tavolo della Pace: molto peggio di un nulla di fatto

Nel giorno in cui il Consiglio di Stato boccia la Tessera del Tifoso, il fallimento del Tavolo della Pace lancia un segnale drammatico sulla capacità e sulla lungimiranza della classe dirigente del calcio e dello sport italiano.
Qualcuno si era illuso. Non io.

Non è un “nulla di fatto”, è molto peggio. Assomiglia piuttosto a un boomerang scagliato da incapaci, quelli che si sciacquano la bocca con frasi come “l’etica non cade in prescrizione”.
Con tutta evidenza, il calcio è stato requisito da persone inadeguate, miopi, ossessionate da interessi particolari, su cui hanno bellamente costruito il loro potere.
In quella triste compagnia, Massimo Moratti ha ribadito le sue ragioni – sancite da tutti i processi, sportivi e penali – e forse concluso che il sistema è irriformabile.

Da giornate come quella di ieri, il calcio italiano esce schiantato.
Viene certificato che un aggressivo azzeccagarbugli vale molto più di un fuoriclasse, che nemmeno il CONI ha alcun margine per ricostruire un ordine condiviso del discorso.
Il declino dell’intero movimento sportivo non potrà che accelerare, dilagherà la guerra di tutti contro tutti, e qualcuno deciderà di rivalersi sulla Juve per il danno causato dai comportamenti della notoria associazione a delinquere.
Non ci sono anticorpi alla prossima, ravvicinata Calciopoli.
E che prospettive può avere uno sport in cui ognuno può attribuirsi il numero di scudetti che vuole?

Qualcuno penserà che esagero: dopotutto, il calcio continua a muovere tante passioni e tanti soldi.
Erano così anche la boxe e il ciclsimo, prima di perdere ogni credibilità.

scritto da il 18 novembre 2011 alle 11:32

Per fare un tavolo ci vuole il legno, per fare il legno ci vuole l’albero (l’abete è un albero che scricchiola)

Non c’è niente di chiaro negli scambi di battute fra Petrucci e Agnelli, con Moratti che può stare a guardare con la massima tranquillità (è più facile che gli revochino lo scudetto vinto contro la Pro Vercelli centouno anni fa che quello del 2006) e Abete che mostra sorrisi catatonici.

Il “tavolo per parlare di futuro”, evocato da Agnelli e subito ripreso da Petrucci, dopo il suo attacco temerario di poche ore prima, sembra avere già le gambe segate.
Ripeto le parole di Petrucci, perché sono pesanti come il piombo:
“Il calcio è malato di doping legale. Manca rispetto, manca etica, il rispetto delle regole. Chi grida di più pensa di vincere, ma non vincerà, non prevarranno i prepotenti e gli arroganti. Vedo cose a cui non ho mai assistito. Il calcio se continua così sarà commissariato dalla pubblica opinione…”.
E ripeto – a chi fa finta di dimenticarlo – che l’Amministratore delegato della Juventus Giraudo (patteggiando) e il Direttore generale della Juventus Moggi (strepitando) sono stati condannati per “associazione a delinquere”.
E vorrei smontare l’ennesima bugia di Agnelli a proposito della famigerata relazione di Palazzi (peraltro durissima verso le colpe della Juve): non è vero che è stata consegnata pochi giorno la prescrizione, è stata avviata quando i fatti erano già prescritti.

La Juve non ha intenzione di ritirare il ricorso al TAR, anzi già pianifica il ricorso al Consiglio di Stato e poi al Consiglio Galattico Interspaziale (presieduto da ex consulenti Goldman Sachs),
Dell’Inter si è detto.
L’anello debole della catena è, con tutta evidenza, il presidente della Federcalcio.
Abete ha galleggiato finché ha potuto, ora continua a ripetere come un disco rotto che “l’ordinamento sportivo è diverso da quello ordinario. La Figc non è un fortino da espugnare”, ma per anni ha consentito alla Juve di inalberare 29 scudetti, ha tollerato l’attacco proditorio di Palazzi a Facchetti, ha pietito un’unilaterale rinuncia alla prescrizione, infine non ha replicato a brutto muso ai moralizzatori che ora gli chiedono di sospendere l’esecutività delle sentenze fino al terzo grado di giudizio.

Forse del “tavolo” non se ne farà niente.
Ma se la trattativa partirà su basi serie – con la rinuncia unilaterale della Juve di andare per tribunali civili -, il primo capro espiatorio ha già un nome: Giancarlo Abete.