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scritto da SNIS il 18 dicembre 2011 alle 18:18
Mezzo passo indietro a livello di prestazione e gioco, ma alla fine sono arrivati ancora una volta i 3 punti. Sofferti, lottati e conquistati sul difficile campo sintetico di Cesena. Continua quindi la scalata alla classifica dell’Inter che, nonostante alcune sbavature, bissa il successo per 1-0 ottenuto martedì. Rispetto a Genova Ranieri fa ancora turnover escludendo Samuel a beneficio del recuperato Ranocchia, mentre Maicon riprende il proprio posto di terzino destro con Zanetti spostato in mediana. Poli stavolta va in tribuna, sostituito da Coutinho.
Nel primo tempo la partenza è buona e nei quindici minuti iniziali Cambiasso e Nagatomo vanno vicino al gol del vantaggio. Antonioli è bravo a deviare in angolo la conclusione del Cuchu, mentre la conclusione al volo di sinistro del giapponese termina di poco alta sulla trasversale della porta cesenate. Inizia poi una fase di gioco molto confusa, caratterizzata da tanti errori da una parte e dall’altra. Le due squadre, forse anche per colpa del campo sintetico, sembrano non riuscire più a trovare la misura dei passaggi, sbagliando una serie infinita di appoggi. Il Cesena comunque non punge mai e, nonostante Ranocchia vada un paio di volte in difficoltà con Eder (velocità diverse, passi diversi), Julio Cesar non viene mai chiamato in causa se non per l’ordinaria amministrazione. Sull’altro fronte invece la palla migliore capita a Pazzini (maltrattato ripetutamente dagli avversari senza che l’arbitro fischi fallo neanche per sbaglio), che però viene anticipato in angolo al momento della conclusione. Un tiro a giro di Milito terminato di poco alto chiude di fatto le azioni degne di nota della prima frazione. Si va al riposo quindi sullo 0-0.
A inizio ripresa Ranieri spedisce in campo Obi al posto di Coutinho. Il canovaccio della partita non cambia e le due squadre proseguono l’incontro continuando a sbagliare molto. Proprio un errore in disimpegno di Ranocchia concede a Guana la possibilità di colpire, ma il centrocampista bianconero temporeggia troppo e viene chiuso da Lucio; la palla resta in area e dopo una serie di rimpalli la conclusione di Eder viene respinta da Obi. Sull’altro fronte Pazzini di testa gira alto un cross di Maicon. Poco dopo Parolo calcia da fuori ma Julio Cesar non si fa sorprendere e devia la conclusione. A questo punto l’Inter accentua la pressione e sugli sviluppi di un calcio d’angolo Nagatomo viene steso da Lauro che viene ammonito. Sulla punizione conseguente Maicon pennella al centro e Ranocchia anticipa tutti mettendo nel sacco il pallone del vantaggio. Il Cesena a questo punto è costretto a scoprirsi, cercando con più convinzione la marcatura. I romagnoli però si rendono pericolosi solo con qualche pallone calciato in area alla ricerca della mischia. Inatno Ranieri manda in campo Forlan al posto di un poco brillante Pazzini. Passano i minuti e quando ne mancano solo 5 allo scadere del tempo regolamentare, sugli sviluppi di un calcio di punizione, Julio Cesar salva il risultato compiendo un mezzo miracolo su una conclusione a botta sicura di Ghezzal. Scampato il pericolo arriva anche l’ultimo cambio: fuori Milito dentro Stankovic. E in pieno recupero, proprio su piedi di Deky capita l’occasione del raddoppio, ma il tiro da fuori viene deviato in angolo da Antonioli. Finisce l’incontro e si può esultare. Altri tre punti pesantissimi entrano in cascina.
scritto da SNIS il 13 dicembre 2011 alle 23:32
L’Inter di Genova vince e convince. I tre punti arrivano infatti dopo una buona prestazione e tante occasioni da gol non concretizzate. Ranieri, davanti a Julio Cesar schiera un monumentale Samuel a fianco di Lucio, con Zanetti e Nagatomo terzini. A centrocampo la coppia centrale è composta da Motta e Cambiasso (ottima la sua prova), mentre gli esterni sono il giovane Faraoni e il rientrante Poli. Davanti le due puente sono Pazzini e Milito.
Nel primo tempo la formazione nerazzurra tiene costantemente in mano il pallino del gioco, creando un paio di situazione pericolose e senza mai rischiare in fase difensiva. Dopo uno schiacciante predominio territoriale la prima occasione arriva però solo alla mezz’ora, quando sugli sviluppi di un calcio d’angolo Samuel incorna di testa chiamando Frey al miracolo. Sulla ribattuta si accende una mischia; la palla giunge a Milito che, da distanza ravvicinata, spara addosso a Frey. Pochi minuti dopo, su lancio dalle retrovie, Pazzini spizza di testa e Milito lanciato verso la porta viene steso da Granqvist, ma incredibilmente per l’arbitro è tutto regolare. L’Inter continua ad attaccare ma non riesce a rendersi pericolosa se non con un colpo di ginocchio abbastanza casuale di Nagatomo terminato fuori di poco. Finisce il primo tempo con il risultato di 0-0.
Nella ripresa Ranieri sostituisce Faraoni con Alvarez . Dopo una manciata di minuti è il Genoa ad andare in gol con Granqvist, ma l’arbitro Banti annulla giustamente per una posizione di fuorigioco del rossoblu che, a onor di cronaca, commette anche fallo su Lucio appoggiandosi al brasiliano nello stacco. Il canovaccio della partita però non cambia ed è sempre l’Inter a menare le danze, con la formazione di Malesani schierata in difesa e pronta a ripartire in contropiede. E finalmente, prova e riprova, al 22’ su splendido cross di Alvarez, Nagatomo trova il guizzo giusto e di testa batte Frey da pochi passi. A questo punto Ranieri, con la squadra in vantaggio per 1-’0, sostituisce anche Poli, stanchissimo, con Obi . Pochi minuti dopo Pazzini ha la palla del raddoppio, ma Frey è bravissimo a disinnescare di piede la rasoiata dell’attaccante interista. Al 33’ Alvares, dopo una bella azione personale, conclude di sinistro da fuori, ma la palla va a sbattere sul palo. Al 37’ altro cambio: Milito esce tra gli applausi degli spettatori del Luigi Ferraris sostituito dal rientrante Forlan. Il Genoa a questo punto tenta il tutto per tutto ma l’occasione più ghiotta capita ancora a Pazzini che però spara addosso a Frey. Nei 5 minuti di recupero, dopo tante occasioni mancate, è Julio Cesar ad evitare la beffa, salvando da campione su una conclusione da fuori area di Jancovic. Tre punti d’oro e, soprattutto, una buona Inter. Finalmente.
scritto da SNIS il 22 novembre 2011 alle 23:46
L’Inter scende in campo in Turchia con già in tasca il biglietto per gli ottavi di finale di Champions League. La vittoria ottenuta dal Lille a Mosca consegna infatti ai nerazzurri la matematica qualificazione e, addirittura, con un pari la possibilità di guadagnare il primo posto nel girone con un turno di anticipo. E pareggio sarà. Missione compiuta quindi per la formazione allenata da Claudio Ranieri che impatta per 1-1 il match disputato contro il Trabzonspor.
Primo tempo gradevole, nonostante una partenza non proprio brillante. Dopo un inizio un po’ difficoltoso infatti l’Inter prende campo e grazie ad uno splendido scambio tra Milito ed Alvarez trova il gol dell’1-0. Il nostro numero 11, imbeccato a meraviglia dal Principe del Bernal, resta freddo e con un preciso piatto sinistro infila il pallone alle spalle di un incolpevole Tolga, mettendo a segno il primo gol in maglia nerazzura. Il vantaggio però dura solo 5 minuti perché il Trabzonspor trova subito il pari grazie ad una gran conclusione da fuori area di Altintop. La palla, deviata da Samuel, va a sbattere sotto la traversa infilandosi in rete, con Julio Cesar messo nettamente fuori causa dal tocco del difensore argentino. Il resto del primo tempo scivola via velocemente, vivacizzato solo da un paio di conclusioni a rete, una per parte, disinnescate dai rispettivi estremi difensori.
La ripresa invece è più frizzante. Continui capovolgimenti di fronte, con entrambe le squadre che provano a conquistare l’intera posta in palio. L’occasione migliore per l’Inter capita sui piedi di Zarate che, dopo aver saltato il portiere, si vede ribattere sulla linea da un difensore il tiro a botta sicura. Dall’altra parte è Mierzejewski ad avere la possibilità di portare in vantaggio i suoi, ma il palo alla sinistra di Julio Cesar nega la gioia del gol alla compagine di casa. Negli ultimi minuti, pur provandoci, le due squadre badano più a mantenere il prezioso punto conquistato che a provare a vincere la partita. Finisce così 1-1, con l’Inter qualificata aritmeticamente come prima del girone, un risultato per il quale avremmo firmato tutti col sangue dopo la sciagurata partita di esordio di San Siro.
Pagelle: Julio Cesar 6; Nagatomo 6; Lucio 5,5; Samuel 7; Chivu 6; Cambiasso 6; Stankovic 6; Zanetti 6; Alvarez 7 (Faraoni S.V.); Zarate 6 (Coutinho 6); Milito 6 (Pazzini S.V).
scritto da SNIS il 10 novembre 2011 alle 8:45
08/11/2011 Processo di Napoli – Nota della società Juventus – “La sentenza odierna afferma la totale estraneità ai fatti contestati di Juventus, che presso il tribunale di Napoli era citata in giudizio come responsabile civile a titolo di responsabilità oggettiva ai sensi dell’articolo 2049 c.c. Tale decisione, assunta all’esito di un dibattimento approfondito e all’analisi di tutte le prove, stride con la realtà di una giustizia sportiva sommaria dalla quale Juventus è stata l’unica società gravemente colpita e l’unica a dover pagare con due titoli sottratti, dopo aver conseguito le vittorie sul campo, con una retrocessione e con relativi ingenti danni. Juventus proseguirà nelle sue battaglie legittime per ripristinare la parità di trattamento”
In base al dispositivo della sentenza di primo grado del processo penale per calciopoli e dopo l’uscita del comunicato di cui sopra, in giro sento gente sbandierare una colossale baggianata: la Juve sarebbe stata assolta nel procedimento di Napoli. Niente di più falso. Il motivo è semplice: la società bianconera non risultava imputata nella lite giuridica. Questo per il principio che delle violazioni penali rispondono personalmente i trasgressori. Persone fisiche, come Luciano Moggi, Andrea Della Valle, Massimo De Santis, Paolo Bergamo, Claudio Lotito e non persone giuridiche, come F.C. Juventus, S.S Lazio o A.C. Fiorentina.
La società bianconera, tra le altre, era stata tirata in causa come eventuale “responsabile civile a titolo di responsabilità oggettiva ai sensi dell’articolo 2049 c.c”. In pratica il club torinese, qualora ne fossero esistiti i presupposti, sarebbe stato chiamato successivamente al risarcimento dei danni causati ad alcuni dei soggetti costituitisi parti civili. La richiesta però è stata rigettata dalla corte e la motivazione verrà resa nota solo con la pubblicazione integrale della sentenza.
Questo fatto può in qualche modo scagionare la Juventus e legittimare le pretese di restituzione degli scudetti avanzate dal giovin signore (cit.)? Assolutamente no. Primo perché la giustizia ordinaria si slega completamente da quello che è l’ordinamento sportivo. Un comportamento che per il Codice di Giustizia Sportiva può rappresentare una grave violazione, non necessariamente costituisce reato in base alle norme contenute nel Codice di Procedura Penale. Faccio un esempio. Pensiamo al divieto assoluto di contattare designatori, arbitri o guardalinee introdotto proprio dopo calciopoli. Se un qualsiasi esponente di una società calcistica violasse tale disposizione, insieme al proprio club incapperebbe in pesanti sanzioni, anche se avesse chiamato il direttore di gara di turno solo per porgere un saluto o gli auguri di buone feste. Di contro, secondo la giustizia ordinaria, per tale comportamento non è possibile avanzare alcuna ipotesi di reato. Le decisioni assunte martedì scorso nella camera di consiglio del capoluogo partenopeo quindi, sono totalmente indipendenti dalle conclusioni alle quali si è giunti nell’estate 2006. Se poi però, guardacaso, le sentenze emesse dagli organi giudicanti di entrambi gli ordinamenti sono più o meno allineate, magari questo vuol significare che in quegli anni qualcosa di strano accadeva sul serio e che le condanne inflitte circa un lustro fa ai responsabili dai giudici sportivi non erano poi così sbagliate.
Luciano Moggi, condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione per associazione a delinquere, era all’epoca dei fatti direttore generale della Juventus, squadra retrocessa in B con 9 punti di penalizzazione dai giudici sportivi dopo ben 3 gradi di giudizio. Claudio Lotito, Andrea Della Valle, Diego Della Valle, Sandro Mencucci, Leonardo Meani e Lillo Foti, tutti condannati con pene che spaziano da un minimo di 1 anno a un massimo di 1 anno e 6 mesi di reclusione, pur evitando la retrocessione, nell’estate 2006 videro penalizzate di diversi punti in classifica le rispettive società di appartenenza. Senza contare le squalifiche comminate direttamente agli stessi personaggi, anch’esse proporzionalmente allineate alle condanne inflitte in sede penale.
Al contrario di quella penale però, per la giustizia sportiva esiste il principio della responsabilità oggettiva a carico delle società. Dell’operato dei propri dirigenti quindi sono responsabili in solido anche i club. Non capisco proprio come certi soggetti possano ostinarsi a negare il fatto che tutti i condannati operassero per conto delle rispettive squadre di appartenenza. A confermarlo indirettamente sono alcune dichiarazioni rilasciate dallo stesso Moggi che, pur ribadendo la propria innocenza, candidamente ammette: “…il discorso che non capisco nel comunicato della Juve è sulla estraneità della società ai fatti. Non ho capito. Ero il d.g. della Juve. Non era ‘Moggi contro l’Udinese’, ma la Juve contro l’Udinese. L’estraneità ai fatti non so cosa significhi…”.
Mettetevi comodi, perché se adesso cominciano a litigare tra di loro ci sarà da divertirsi.
scritto da SNIS il 8 novembre 2011 alle 20:14
Napoli: 16 condanne e 8 assoluzioni. Condannato a 5 anni e 4 mesi Luciano Moggi per associazione a delinquere, all’ex designatore Paolo Bergamo 3 anni e 8 mesi. A Pairetto 1 anno e 11 mesi. Condanne per altri reati anche per Della Valle e Lotito, entrambi a 1 anno e tre mesi. Assolti: Rodomonti, Mazzei, Scardina, Ambrosino, Ceniccola e Gemignani.
Nello specifico, tutte le condanne:
Luciano Moggi (ex dg Juve) – 5 anni e 4 mesi, interdizione in perpetuo dai pubblici uffici. Daspo di 5 anni.
Paolo Bergamo (ex designatore arbitri) – 3 anni e 8 mesi, interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.
Innocenzo Mazzini (ex vice presidente Figc) – 2 anni e 2 mesi.
Pierluigi Pairetto (ex designatore arbitri) – 1 anno e 11 mesi.
Massimo De Santis (ex arbitro) – 1 anno e 11 mesi.
Salvatore Racalbuto (ex arbitro) – 1 anno e 8 mesi.
Lillo Foti (presidente Reggina) – 1 anno e 6 mesi e 20 mila euro di multa.
Paolo Bertini (ex arbitro) – 1 anno e 5 mesi.
Antonio Dattilo (ex arbitro) – 1 anno e 5 mesi.
Claudio Lotito (presidente Lazio) – 1 anno e 3 mesi e 25mila euro di multa.
Sandro Mencucci (a.d. Fiorentina) – 1 anno e 3 mesi e 25mila euro di multa.
Diego Della Valle (proprietario Fiorentina) – 1 anno e 3 mesi e 25mila euro di multa.
Andrea Della Valle (ex presidente Fiorentina) – 1 anno e 3 mesi e 25mila euro di multa.
Claudio Puglisi (ex assistente) – 1 anno e 20mila euro di multa.
Stefano Titomanlio (ex assistente) – 1 anno e 20mila euro di multa
Leonardo Meani (ex addetto agli arbitri Milan) – 1 anno e 20mila euro di multa. (Fonte: Gazzetta.it)
Rileggete i nomi dei condannati e pensate a quelli che, in questi mesi, hanno vomitato di tutto sull’Inter e, soprattutto, sulla figura leggendaria di Giacinto Facchetti. A lui va il mio personalissimo ringraziamento, per non essersi abbassato al livello di certi personaggi. Relativamente agli strani fatti che avvenivano, in un’intervista rilasciata a Massimo Raffaeli pochi mesi prima che scoppiasse lo scandalo di calciopoli, affermasti che “il tempo sarà galantuomo”. Come sempre non ti eri sbagliato. Grazie ancora Giacinto.
P.S.: come ci segnala il nostro amico Ricviareggino, sommando gli anni e i mesi di condanna, si ottengono esattamente 29 anni. Quindi SONOSEMPREVENTINOVE!
scritto da SNIS il 1 novembre 2011 alle 9:05
Ebbene si, stavolta è vero. Dopo anni in cui tv e giornali l’hanno invocata a gran voce, per la loro felicità (e non solo), la crisi pare essere arrivata sul serio. D’altra parte è un po’ come vantarsi di aver previsto la pioggia dopo averne puntualmente annunciato l’arrivo ogni mattina. Giocoforza, prima o poi, si avrà ragione. La partenza stentata e una posizione di classifica inusuale stanno alimentando il pessimismo anche tra le fila dei tifosi interisti. Quali sono le cause che hanno portato a questa situazione? A mio modo di vedere ci sono una serie di fattori che hanno negativamente influito sull’inizio di stagione.

La scelta dell’allenatore – Col senno di poi, l’ingaggio di Gasperini è stato un errore colossale. Il tecnico di Grugliasco, per svariati motivi, non è riuscito a dare un’identità alla squadra e, al di la dei moduli e del sistema di gioco, è stato incapace di risolvere anche i più piccoli problemi di ordinaria gestione. Per lui resta l’attenuante di non aver ottenuto quanto richiesto in sede di mercato, scusante abbastanza debole però per giustificare cinque sconfitte e un pareggio nelle sei partite ufficiali nelle quali ha guidato l’Inter. Con l’arrivo di Ranieri, che non ha la bacchetta magica, le cose sono un po’ migliorate, ma di fatto si sono buttati via i tre mesi di preparazione estiva che dovevano servire a ridisegnare la squadra.
Il mercato – L’errore più grave è stato quello di non intervenire nel reparto che più aveva bisogno: il centrocampo. Servivano almeno un paio di innesti per ridare linfa in questo settore nevralgico, cosa che invece non è stata fatta. Nonostante senta criticare ferocemente, a mio parere e visti i presupposti a livello economico, le operazioni di mercato concluse sono state invece soddisfacenti. La partenza di Eto’o si è resa necessaria per volontà del giocatore che, parole sue, riteneva di non aver più molto da dare alla causa nerazzurra. La partita di supercoppa di Pechino è stata abbastanza emblematica in questo. Si è cercato quindi di ricavare il massimo dalla cessione, evitando di ritrovarsi in casa un giocatore svogliato e svalutato un anno dopo, come successo con Milito nel post-triplete. Idem per la cessione di Santon, ceduto in Inghilterra per una cifra abbastanza importante. Di contro, le operazioni in entrata di Zarate, Forlan, Nagatomo (riscattato dal prestito), sono servite a rimpolpare l’organico, spendendo cifre tutt’altro che folli. C’è poi la pattuglia dei giovani: Castaignos, Alvarez, Jonhatan, Poli. Per svariati motivi non credo si possa dare adesso un giudizio definitivo su nessuno. Bisognerà aspettare prima di sentenziare, nonostante qualcuno di questi elementi sia stato già bollato come scarso.
Infortuni – Le assenza causa infortunio sono state determinanti. Troppe per non incidere sulle prestazioni della squadra. Una rosa al completo avrebbe consentito di far rifiatare i più bisognosi e di avere a disposizione più soluzioni tattiche. Le assenze hanno invece obbligato a mettere in campo più o meno sempre gli stessi giocatori, determinando stanchezza ed aumentando il rischio infortuni per i più fragili. Insomma, il classico cane che si morde la coda. Il risultato è stato, come diceva il buon Sgrigna nel post precedente, di avere attualmente una squadra che può reggere per 45’ – 60’ massimo. Un lusso che non ci possiamo permettere.
Sfortuna ed arbitri – Anche questi due fattori hanno inciso. Un pizzico di buona sorte in più e qualche errore arbitrale in meno avrebbero sicuramente migliorato l’attuale classifica. Certi problemi non sarebbero scomparsi, ma quantomeno la pressione a livello mentale sarebbe stata minore, permettendoci di gestire la situazione più serenamente. Con le dovute proporzioni, il paragone tra campionato e Champions ne è la riprova. Stesse difficoltà, stessi giocatori, ma due posizioni di classifica diametralmente opposte.

La società – Gli errori già citati in precedenza relativamente a mercato e scelta dell’allenatore sono tutti a carico della dirigenza. Starà a loro mettere una pezza, tappando le falle nel mercato di gennaio, come peraltro già successo l’anno precedente, e perché no cominciando anche a gettare le basi per la prossima stagione.
Mescolate gli ingrdienti e la pietanza è servita. La speranza è quella di ritornare al più presto a gustare piatti più prelibati.
scritto da SNIS il 16 ottobre 2011 alle 10:17
Intervallo di Catania-Inter, ai microfoni di Sky si presenta Milito: “Dobbiamo cercare di non perdere palloni a centrocampo, perché è quella la condizione in cui loro possono diventare pericolosi”. Dichiarazione profetica, perché al primo minuto della ripresa, proprio da una palla persa in mediana, parte il contropiede dei siciliani da cui scaturisce lo splendido gol di Almiron. L’Inter accusa il colpo e si disunisce, subendo pochi minuti dopo l’azione da cui nasce il calcio di rigore trasformato poi da Lodi per il vantaggio dei rossoazzurri. Orsato, in occasione del penalty concesso, sbaglia due volte. Il contatto di Castellazzi con Berguessio infatti non c’è, anche se la dinamica dell’azione potrebbe aver ingannato il direttore di gara. E sbaglia anche quando mostra il giallo anziché il rosso all’estremo difensore nerazzurro.
In questi sei minuti c’è la svolta del match, dopo che il primo tempo era terminato sul risultato di 1-0 per l’Inter. Pur non entusiasmando, nella prima frazione di gioco i ragazzi erano riusciti al primo vero affondo a trovare il vantaggio grazie all’asse Maicon-Cambiasso. Come successo anche l’anno scorso, cross del brasiliano per il Cuchu, che al volo di sinistro batteva un incolpevole Andujar. Il primo tempo era poi scivolato via abbastanza liscio, con l’Inter più impegnata a mantenere il vantaggio che non a cercare di far male in contropiede. Squadra compatta, ben messa in campo, che non aveva concesso nulla agli avversari. Al 45’infatti, nonostante una sterile supremazia territoriale e di possesso palla del Catania, Castellazzi era rimasto completamente inoperoso.
Nella ripresa però, quei sei minuti fatali ribaltavano completamente l’incontro. Con la squadra di casa sopra per 2-1, nonostante l’ingresso di Alvarez e Zarate al posto di Stankovic e Milito (apparsi entrambi abbastanza in ombra), l’Inter non è mai riuscita a rendersi pericolosa, eccezion fatta per alcuni spioventi buttati in area da calcio da fermo. L’infortunio di Samuel (sostituito dal rientrante Cordoba) è poi l’ennesima tegola su questo sfortunato ed incredibile inizio di stagione Nei minuti finali, con i nostri tutti sbilanciati in avanti, solo la bravura di Castellazzi è riuscita ad evitare che il passivo diventasse più pesante.
Gli impietosi numeri dicono che in campionato questa è la quarta sconfitta in sei partite. A memoria non ricordo un’altra partenza così disastrosa. La squadra, in affanno e in non perfette condizioni fisiche, sembra aver perso tranquillità e convinzione. Sta a Ranieri adesso lavorare su questi aspetti, cercando di trovare le soluzioni ai problemi, già nel decisivo match di martedì prossimo col Lille. In Francia dovrebbero rientrare, oltre ad Obi, gli ormai ex infortunati Sneijder, Chivu e Julio Cesar. La sperazna è che questo sia sufficiente per ritrovare la retta via.
scritto da SNIS il 12 ottobre 2011 alle 8:59
Dopo diverso tempo, causa vicissitudini varie, torno a proporre la seconda puntata di questa rubrica. Quella di cui vado a parlarvi è una maglia speciale, se vogliamo unica nel suo genere, alla quale sono molto legato. Mi venne regalata nella stagione 97-98, quando l’Inter decise di affiancare alle tradizionali divise (nerazzurra la prima, bianca la seconda) una terza casacca, questa:
Prodotta da Umbro (sarà questo l’ultimo anno dello sponsor tecnico inglese prima di venir sostituito dall’attuale Nike), questa maglia ha la particolarità di presentare strisce orizzontali nero-grige (una novità per l’epoca), stemma stilizzato di F.C. Internazionale disegnato sulla parte bassa, sponsor Pirelli di color giallo in rilievo sul petto con sopra il classico logo dorato con la stella. Il colletto nero con finiture nerazzurre presenti anche sulle maniche richiamano i colori sociali della Beneamata. Questa sarà la divisa ufficiale utilizzata quell’anno dalla squadra esclusivamente in Europa, per le partite di Coppa UEFA. La competizione prevedeva turni ad eliminazione diretta con partite di andata e ritorno. Quella dei nerazzurri fu una cavalcata entusiasmante, iniziata a S.Siro con il Neuchatel Xamax e conclusasi trionfalmente a Parigi contro la Lazio, nel primo anno in cui la finale della competizione tornava ad essere disputata in partita secca. Ma l’impresa fu tutt’altro che facile. Dopo aver eliminato abbastanza agevolmente con un doppio 2-0 gli svizzeri (da ricordare lo splendido gol in rovesciata acrobatica messo a segno da Moriero nella partita di ritorno in terra elvetica), nei sedicesimi di finale tutto sembrava compromesso dopo il match di andata, quando il Lione si impose a S.Siro per 2-1. Al ritorno in terra francese però, grazie alla doppietta del solito Moriero e ad una delle rare realizzazioni di Benoit Cauet, l’Inter si impose per 3-1, conquistando la qualificazione. Negli ottavi altra francese, lo Strasburgo, con altra sconfitta all’andata (2-0) che riduceva al minimo le speranze di andare avanti nella competizione. E invece nel ritorno di S.Siro l’impresa si materializzò di nuovo. Dopo un calcio di rigore fallito da Ronaldo (il Fenomeno, quello vero, al primo anno in casacca nerazzurra nr. 10; l’anno successivo passerà alla 9, attirando su di se una serie infinita di sfortune che lo perseguiteranno puntualmente) fu proprio il brasiliano a realizzare il gol del vantaggio con una rasoiata su punizione. Nella ripresa, dopo una serie infinita di parate del portiere avversario, i gol di Zanetti e Simeone ci regaleranno la qualificazione per i quarti di finale: avversario lo Shalke 04. Anche questa fu una partita piena di significato, visto che proprio i tedeschi, nella doppia finale dell’edizione precedente, a S.Siro avevano conquistato la coppa battendo ai calci di rigore i nerazzurri. Nell’andata al Meazza l’Inter si impose per 1-0 con un gol di prepotenza del Fenomeno. Al ritorno, dopo aver contenuto per 90’ le sfuriate dei tedeschi, in pieno recupero lo Shalke riuscì a realizzare il gol del vantaggio. Come nella finale dell’anno prima, uno speculare 1-0 prolungava di 30 minuti l’incontro, con la prospettiva tutt’altro che allettante di un replay della lotteria dei rigori. Ma un guizzo di Taribo (colpo di testa in mischia su azione d’angolo) riuscì ad evitare l’ennesima appendice, regalando all’Inter la qualificazione alle semifinali. Per raggiungere l’agognata finale l’ultimo ostacolo aveva il nome di Spartak Mosca. Nell’andata di S.Siro i russi si arresero solo al 90’, quando Zè Elias riuscì, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, a battere il portiere avversario per il definitivo 2-1. In precedenza avevano realizzato prima Zamorano e poi Alenitchev per il momentaneo 1-1. Nel ritorno, disputato su un terreno di gioco più simile ad una risaia che ad un campo da calcio, a metà primo tempo i russi trovarono il gol dell’1-0 che sarebbe valso la qualificazione. Ma nonostante le condizioni proibitive del prato, l’imprendibile Ronaldo, con una doppietta (meraviglioso il secondo gol nato da una splendida triangolazione con Ivan Bam Bam Zamorano) ribaltò di nuovo il punteggio, qualificando l’Inter per la finale di Parigi. La leggenda vuole che mister Gigi Simoni, alla fine di quella partita, abbia preteso in dote la maglia del Fenomeno, cimelio che conserverebbe tutt’ora ancora sporco di fango e sudore.
Nell’indimenticabile notte del Parco dei Principi, contro la Lazio l’Inter non fallì. Dopo una manciata di minuti Zamorano portò in vantaggio i nerazzurri, depositando in rete uno splendido lancio di Djorkaeff. Al quindicesimo della ripresa Javier Zanettì firmò il raddoppio con un bellissimo shoot di esterno destro che trafisse Marchegiani insaccandosi sotto l’incrocio dei pali alla sinistra del portiere. Dieci minuti dopò fu Ronaldo a blindare la vittoria con un gol dei suoi. Scattato sul filo del fuorigioco, il Fenomenò si involò velocissimo verso la porta biancoceleste: giunto al limite serie di doppi passi a disorientare Marchegiani, dribbling secco per superare l’estremo difensore e tocco di piatto destro nella porta ormai sguarnita. Quella Coppa UEFA fu il primo trofeo vinto come presidente dell’Inter da Massimo Moratti.
Il doppio passo di Ronaldo è una delle istantanee simbolo di quella vittoria, insieme ad un replay di Gigi Simoni che esulta consapevole del traguardo raggiunto al gol del Fenomeno. Immagine molto diversa da quella vista qualche tempo prima, nella quale, arrabbiatissimo, lo stesso mister nerazzurro entrava sul terreno di gioco del Delle Alpi urlando “Si vergogni” all’arbitro Ceccarini, durante una delle farse più assurde mai andate in scena su un campo di calcio. A seguito di quanto venuto alla luce diversi anni dopo, ora sembra tutto più chiaro, nonostante qualcuno cerchi anche adesso di negarlo.
scritto da SNIS il 8 ottobre 2011 alle 8:49
Su gentile concessione dell’amico Oldman, riporto di seguito quanto da lui pubblicato sul sito internet dell’Inter Club “Belli de’ Roma”. L’ennesima dimostrazione del fatto che non ci si debba mai fidare di quello che ci viene raccontato senza aver fatto prima le dovute verifiche.
Ottobre 2011
Gli avvocati di Moggi chiedono l’acquisizione agli atti delle telefonate tra l’ex designatore arbitrale Bergamo e il direttore di gara Rodomonti prima della partita Inter-Juventus e un colloquio telefonico tra Carraro e Bergamo, nel quale l’ex presidente della Figc metteva in guardia il designatore da eventuali errori a favore della Juventus, in vista delle imminenti elezioni di Lega.
Intercettazioni, scovate dal perito Nicola Penta…
Scovate?!?!?
Intercettazioni nascoste o come dice l’avvocato Prioreschi “…si è scelto di non considerare le tante telefonate occultate, forse perché non confacenti al teorema accusatorio…”
Occultate?!?!?
Beh non sto a copincollare le telefonate riproposte in questi giorni poichè le avrete sicuramente lette e giudicate ma chi come me ha buona memoria deve averle anche già lette da qualche parte…
Ma come? erano state occultate?
allora facciamo un passettino indietro…
Maggio 2006
Inserto dell’espresso “Il libro nero del Calcio” e “Il libro nero del calcio 2” 5,90 euro a copia 426 pagine fitte fitte di telefonate e considerazioni, 243 pagine il secondo

a pagina 17 riporto testuale:
“…Dalla conversazione che segue, emerge, altresì che il favoritismo degli arbitri nei confronti della Juventus è notorio nell’ambiente e soprattutto, fatto questo ancor più grave, è risaputo anche dal presidente federale CARRARO, responsabile della massima istituzione sportiva del gioco calcio, ciò a riprova della solidità del meccanismo creato da MOGGI. Alle ore 18,23 del 26 novembre 2004, dopo che nella mattinata si sono svolti i sorteggi arbitrali, (cds prog.4896 – utenza 335/64… in uso a Paolo BERGAMO) il presidente federale CARRARO chiama BERGAMO per conoscere l’esito del sorteggio arbitrale della partita della Juventus contro l’Inter. Il presidente federale, appena saputo che l’arbitro è RODOMONTI, interrompe BERGAMO, che tenta di spiegargli le modalità con cui si è pervenuto a tale direttore di gara, raccomandandogli che RODOMONTI non favorisca la squadra bianconera “…mi raccomando che non aiuti la Juventus per carità di Dio eh… che è una partita… …delicatissima in un momento delicatissimo della Lega… eccetera…per carità eh!!…” riferendosi al particolare momento storico dell’incontro coincidente con l’ennesimo tentativo di elezione del presidente di Lega avvenuto lo scorso 29 novembre. Franco CARRARO più volte ribadisce a bergamo che l’arbitro non dovrà commettere “errori” a favore della Juventus “…che faccia la partita onesta per carità, ma che non faccia errori a favore della Juventus, per carità eh!?… (…) …fare la partita correttamente, ma che non faccia errori per carità a favore della Juventus…” spiegando l’opportunità di tenere una tale linea “…perché sennò sarebbe un disastro…insomma…(..) tra l’altro tenga che si gioca domenica sera, lunedì c’è l’elezione della Lega eccetera…(…) per cui sarebbe una roba disastrosa… insomma…capito?”
Maggio 2006 pubblicate su L’espresso
Ottobre 2011 scovate dalla difesa di Moggi
Tutti i media le pubblicano come le nuove prove schiaccianti che scagionano Moggi dal processo per cui è imputato… salvo poi qualcuno si accorge che…
Non saprei davvero se ad oggi il sentimento di ogni interista sia ancora quello della rabbia. Credo che dall’alto della nostra onestà, ogni giorno di più conclamata ed evidente, ormai sia rimasta solo pena e vergogna per lo schifo che ci circonda.
scritto da SNIS il 6 ottobre 2011 alle 0:18
“Signor presidente e signori della Federazione italiana giuoco calcio, trovate allegato alla presente una copia della corrispondenza che ci ha spedito il 2 settembre 2011 il presidente della Juventus. Come potete constatare, la Juventus si duole che il titolo di campione d’Italia per la stagione 2005-2006 le sia stato tolto, ritiene che l’Internazionale di Milano abbia commesso dei fatti dello stesso genere durante la stessa stagione, protesta perché quest’ultimo club non è stato sanzionato e domanda all’Uefa
1) di pronunciarsi sulle modalità con cui la Figc ha svolto l’inchiesta sui fatti che riguardano la Juventus e – soprattutto – l’Internazionale di Milano;
2) di sanzionare l’Internazionale Milano dichiarando che il club non ha il diritto di partecipare all’Uefa Champions League 2011.12;
3) di informare la Juventus sulle misure che prenderà contro l’Internazionale Milano e la Figc;
La Juventus domanda in sostanza all’Uefa di verificare che la Figc abbia svolto bene il suo lavoro. A priori, noi non abbiamo alcuna ragione di dubitarlo. Comunque, sarebbe probabilmente utile che voi ci facciate parte della vostra posizione su quanto la Juventus ha dichiarato, in maniera di dissipare tutti gli eventuali malintesi. Avremo bisogno di conoscere la vostra risposta entro il 19 ottobre. Poi vedremo cosa è opportuno fare. Vi ringraziamo in anticipo e restiamo a disposizione per qualsiasi ulteriore ragguaglio.
I nostri migliori saluti sportivi, Pierre Cornu, consigliere capo degli Affari legali.”
Quella che avete appena letto è la traduzione (di cui lascio giudicare la bontà agli esperti del settore) del testo della comunicazione (fonte: Gazzetta.it ) inviata dall’UEFA alla FIGC. Ieri la missiva campeggiava su tutte le home page dei principali quotidiani sportivi nazionali, spesso accostata a titoli roboanti, in alcuni casi trionfali, che dipingevano i possibili sviluppi della vicenda.
Quali sono quindi gli effetti che l’azione dell’UEFA potrebbe avere? Quasi certamente nessuno. Chiariamo subito una cosa: la richiesta di spiegazioni inviata alla FIGC è una sorta di “atto dovuto”, resosi necessario in seguito all’esposto. Questo è dimostrato dal fatto che, nella lettera, il massimo organismo calcistico europeo ribadisca la propria fiducia in merito all’operato della Federazione Italiana.
La palla passa quindi alla FIGC, chiamata a rispondere entro il prossimo 19 ottobre. E la FIGC, relativamente al punto 1) dell’esposto, non potrà far altro che ribadire la bontà delle decisioni assunte nell’estate del 2006. Il motivo? Ve lo spiego subito. Senza entrare nel merito del contendere, è sufficiente notare come al punto 3) dell’esposto venga richiesto all’UEFA “di informare la Juventus sulle misure che prenderà contro l’Internazionale Milano e la Figc”. Se la FIGC sconfessasse le decisioni che all’epoca sanzionarono le squadre coinvolte in calciopoli, ammetterebbe di fatto di aver sbagliato, andando incontro alle possibili sanzioni dell’UEFA e alle azioni di rivalsa delle società condannate. Tra l’altro, leggendo l’esposto, si noti come, al fine di difendere la propria posizione, la società bianconera non si preoccupi minimante di dichiararsi estranea ai fatti, ma bensì tiri in causa la società nerazzurra ritenendo (riporto testualmente) “che l’Internazionale di Milano abbia commesso dei fatti dello stesso genere durante la stessa stagione, protesta perché quest’ultimo club non è stato sanzionato”. Ammesso e non concesso che l’Inter avesse perpetrato irregolarità dello stesso tipo, questo non scagionerebbe in alcun modo la Juventus e le altre squadre coinvolte. Insomma, alla fine della fiera la linea difensiva è sempre la stessa: cercare di far passare la teoria del “tutti colpevoli, nessun colpevole”.
Per quanto riguarda il punto 2) dell’esposto, anche qui ogni pretesa è destinata quasi sicuramente a cadere nel nulla. In primis perché chiedere di estromettere l’Inter dalla Champions League 2011-12 in seguito ad episodi accaduti più di sei anni fa non credo sia strada percorribile. Ma soprattutto perché non esiste alcuna sentenza della giustizia sportiva che certifichi comportamenti poco limpidi da parte della società nerazzurra. Un pronunciamento avverso all’Inter da parte della FIGC in tal senso, oltre ad essere assurdo, mancherebbe del supporto di solide basi giuridiche.
Personalmente sono molto stupito dal comportamento della società bianconera. Indirizzare un esposto all’UEFA per cercare di far condannare l’Inter, piuttosto che nel tentativo di riottenere i titoli revocati, mi fa pensare a quanta rabbia e quanto livore siano stati accumulati nei confronti della Benamata dall’estate del 2006 ad oggi. E questo non è un bel viatico, soprattutto a meno di un mese di distanza dal match di campionato che si disputerà a S.Siro tra nerazzurri e bianconeri.
Non ho avuto modo di leggere il testo originale dell’esposto presentato dalla Juventus, ma da quanto riportato nel comunicato dall’UEFA c’è un passaggio che merita attenzione: “ …(la Juventus) ritiene che l’Internazionale di Milano abbia commesso dei fatti dello stesso genere durante la stessa stagione, protesta perché quest’ultimo club non è stato sanzionato…”. Chissà che questa volta non si decida di muoversi contro chi, con insinuazioni di questo tipo, mette in dubbio la nostra estraneità a quel sistema. Suggerirei al presidente Moratti di presentare un contro-esposto all’UEFA, chiedendo che, alla luce delle accuse mosse contro l’Inter, alla Juventus venga negato il diritto di partecipare alle coppe europee per la stagione in corso. Ah già, dimenticavo, non ce n’è bisogno…
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