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La prima

agosto 3rd, 2010 | 528 Comments | Posted in Allenatore, Amichevoli | di Nk³

Biraghi golDoveva essere un bagno di sangue quest’anno la Pirelli Cup per l’Inter: il Manchester City ha già giocato 4 partite, sono troppo avanti con la preparazione, due settimane in più sulle gambe si sentono in questa fase…le previsioni per la partita erano tutte di questo tenore. Il giorno dopo, invece, leggiamo di un’Inter che se la ride, con troppa grazia, che abbatte il City e stregata da Coutinho, per l’esaltazione di Benitez e Moratti.

Tutto vero? Possibile che il divario con il Manchester City -al netto delle assenze importanti in entrambi gli schieramenti- sia tanto ampio? Possibile che riesca ad oltrepassare anche gli svantaggi derivanti da due settimane di preparazione in meno? Sì e…no.

L’Inter vista domenica notte era una squadra decisamente impressionante per questo inizio di stagione: altissima, con tanto possesso palla e tantissima corsa, pressing costante e portato sin dalla trequarti avversaria. Il City è stato schiacciato nella propria metà campo sia in 10 contro 11 che in parità numerica, lasciando Castellazzi praticamente inoperoso. Impossibile tenere certi ritmi e surclassare in maniera così netta un avversario -che pure l’aveva messa sin da subito sul piano fisico- in questa fase della stagione, se non svolgendo una preparazione leggera, leggerissima.

E’ per questo che, con parecchia presunzione, cerchiamo di capire la strategia di Benitez per questa stagione: inizio a mille, con l’obiettivo dichiarato delle due Supercoppe di agosto. Poi un leggero fisiologico calo fra settembre ed ottobre, prima di riprendere a correre e farsi trovare pronti per il Mondiale a dicembre. A gennaio-febbraio -periodo in cui non c’è neanche la Champions- con ogni probabilità si pagherà tantissimo e si appesantirà la preparazione per poter arrivare pronti a quello che, si spera, dovrà essere lo sprint finale in primavera. Una strategia vincente? Per ottenere risultati subito, al netto dell’imprevedibilità della partita secca, di sicuro. Nel lungo periodo lascia invece qualche dubbio, ma qui bisogna intendersi su quali sono gli obiettivi che questa squadra deve raggiungere: la priorità va al sogno impossibile di completare l’anno perfetto, con sei Coppe alzate al cielo, o piuttosto a riconfermarsi per la sesta volta in Campionato arrivando dove mai nessuno è stato prima?

Oltre a questo, la prima amichevole stagionale ha dato anche delle indicazioni tattiche ben precise. Si è vista un’Inter decisamente diversa da quella che aveva chiuso la stagione scorsa, segno che la squadra sta cercando sin da subito di adattarsi alle richieste del nuovo tecnico. Il solco è il 4231 segnato da Mourinho, ma viene interpretato in maniera diversa: la difesa gioca decisamente più alta grazie a un pressing impostanto sul primo possesso degli avversari (e Benitez lo aveva detto, fra le perplessità di chi ascoltava), gli attaccanti esterni si accentrano spesso lasciando spazio ai terzini per favorire molto più gioco sulle fasce, i due centrocampisti centrali hanno compiti principalmente di rottura e partecipano al gioco offensivo con inserimenti piuttosto che con verticalizzazioni…e poi c’è Coutinho, che ha mostrato di intepretare il ruolo in maniera decisamente diversa da Sneijder (molto più in proiezione offensiva e con tantissimo possesso) e lascia ampi margini, di conseguenza, alla convivenza in campo con l’olandese.

I singoli infine, per quello che può contare (poco), hanno risposto mediamente bene. Sugli scudi Mariga, molto bene Pandev e benissimo praticamente tutti i giovani: Obi sembra poter mettere pressione sulle spalle di Biabiany, Natalino e Alibec hanno mostrato una buona personalità, Biraghi -gol capolavoro a parte- ha fatto capire quanto può essere importante un terzino capace di sovrapposizioni puntuali e cross precisi. L’attesissimo Coutinho, invece, pur non avendo mostrato le meraviglie che magari qualcuno si aspettava, sembra poter stare al passo dei “grandi” sia dal punto di vista mentale che, soprattutto, dal punto di vista tattico: movimenti precisi e priorità al gioco di squadra, nonostante le evidenti caratteristiche da “solista”, sembrano basi solide sulle quali costruire una stagione che potrebbe regalargli più spazi del previsto. Da rivedere, o magari da cedere direttamente, Mancini e Obinna. Quest’ultimo in particolare ha fatto una partita speculare a quella di Coutinho: tantissimo fumo grazie a due bei gol a nascondere il poco arrosto -bruciato- fatto di movimenti senza senso, stop sbagliati e tanta confusione al servizio del nulla.

Non mi siete affatto mancati

luglio 21st, 2010 | 867 Comments | Posted in Campionato, Rumore dei Nemici | di Nk³

Mi sarebbe piaciuto dedicare qualche minuto del mio tempo allo spettacolino di cabaret gentilmente offerto ieri dal Presidente del Milan, che ha toccato vette di comicità francamente mai raggiunte prima. Credo sarebbe venuto fuori un bel post, divertente, dissacrante (ammesso che ci sia rimasto qualcosa da dissacrare), leggero, goliardico. Ecco, sì: goliardico. Come dovrebbe essere tutto ciò che riguarda il calcio, tutto ciò che riguarda quello che possiamo chiamare in mille modi: sport, spettacolo, show, business…ma che nasce come un gioco, e che merita il peso di un gioco.

Un cretino

Un cretino (cit)

E invece no. Niente Berlusconi, niente “Ronaldinho è il migliore di tutti i tempi”, niente silenzio imbarazzato di Allegri. Niente di tutto questo, perchè nella stessa giornata il solito cretino con lampi di imbecillità (cit) ha nuovamente spalancato le porte degli abissi del calcio italiano, facendoci risalire in un attimo tutto quel disgusto, quel senso di nausea, quel fastidio e quella stanchezza che credevamo accantonati, ma che evidentemente erano solo sopiti da un mesetto di calcio vero.

Francesco Totti, sì, parliamo di lui. Quello che per l’ennesima volta ha tolto ogni dubbio. La conferenza stampa di ieri è una rara accozzaglia di luoghi comuni, falsità, vittimismo, sospetti, cattiveria e malafede. Potremmo discutere parola per parola tutto ciò che ha detto. Potremmo smontare anche le virgole, a cominciare dall’antipatia nei suoi confronti “perchè sono romano” (anche De Rossi lo è. Farsi qualche domanda no?), passando dall’Inter “tutelata” (in che modo? Giocando in 9 per esempio?), per finire ai due scudetti che “ci hanno rubato” (ci sfugge quale sia il secondo: quello in cui sei arrivato a -21 o quello chiuso a -22?). Potremmo facilmente mostrare la falsità di quelle parole e la stupidità di chi le ha pronunciate, ma non è questo il punto.

Il punto è che, francamente, non sentivamo proprio il bisogno di tutto questo. Ci siamo goduti il calcio dei mondiali, eravamo immersi nelle solite vuote chiacchiere di calciomercato, con un pensiero alla panciera di Benitez e un altro alla paperella che ci aspetta in spiaggia, e credevamo onestamente che lo scoramento e l’indignazione provati al termine della stagione scorsa fossero definitivamente scomparsi, per lasciare spazio a un po’ di calcio vero. E invece no. E invece al cretino (sempre cit) di cui sopra è bastato aprire bocca per far riaffiorare tutto in un attimo.

Che senso ha, Francesco? Che senso hanno quelle parole? Che cosa vogliono ottenere, che cosa vogliono denunciare, a cosa vogliono portare? Perchè, maledizione, PERCHE’ prima ancora di giocare mezza amichevole dobbiamo ritrovarci a parlare di scudetti rubati, di arbitraggi di parte, addirittura di paragoni con sistemi para-mafiosi? PERCHE’? Che cosa hai da guadagnarci? Non capisci (no che non capisci, ovvio) che siamo stufi? Che ci siamo stancati? Non ne possiamo più di polemiche prefabbricate, di sospetti, pregiudizi e addirittura -gran passo avanti, il tuo- di pregiudizi sui sospetti. Ci avete stufato. E non parlo di noi tifosi dell’Inter: parlo di tutti. Guardati intorno, o meglio ancora: fai guardare intorno una delle tue “persone importanti” e poi fatti spiegare cosa vede, magari con un mms. Se vuoi te lo anticipo io: vedrà un ignobile carrozzone -il tuo mondo, quello distrutto soprattutto da quelli come te- completamente allo sfascio. Vedrà gente disamorata, senza più passione, senza più la gioia di guardare il calcio, senza più la minima conoscenza tecnico-tattica (e in compenso preparatissima su polemiche, regolamenti, leggi e tribunali). Vedrà gente attaccata allo squallidissimo campionato di Serie A più per abitudine che per altro. Vedrà un malato terminale incapace di vivere sulle proprie gambe e costretto ad appoggiarsi al bastone della rivalità, delle polemiche precostituite, della provocazione gratuita e del sospetto eletto a sistema.

Un lampo di imbecillità

Un lampo di imbecillità

Grazie a te e a quelli come te, Francesco.

Grazie a chi, in un caldo martedì di luglio, non trova niente di meglio da fare che cianciare di furti, aiutini e complotti. Grazie a chi pone le basi per un’altro campionato schifoso, peggio del precedente che a sua volta era stato peggio di quello prima e così via negli anni. Grazie a chi ancora una volta soffia sul fuoco delle polemiche.

Vedrete, ci sarà qualcuno che avrà il coraggio di dire anche a Benitez che “bisogna abbassare i toni”.

Grazie a te e a quelli come te, Francesco, che stanno facendo di tutto per dare il colpo di grazia a quello che una volta era un bel giocattolo. Lo avete usato, lo avete sfruttato e adesso fate di tutto per distruggerlo. Beh, tranquillo, basta solo un altro piccolo sforzo: ci siete quasi riusciti.

Sappiamo che a lavoro ultimato avrete anche la faccia e il coraggio di incolpare altri, e magari ci riuscirete anche. Conta poco comunque, perchè il danno sarà ormai fatto e irreparabile. Ma noi mangeremo anche senza calcio.

Consola in tutto questo, Francesco, venire a conoscenza del fatto che dopo l’ignobile gesto dell’Olimpico (cerca di capire da solo a quale dei tanti mi riferisco) per un attimo hai pensato di ritirarti. Consola sapere che per una voltà c’è stato anche un lampo di intelligenza, in quella tempesta di imbecillità

E’ poco, ma è qualcosa.

Forse.

PS: neanche tre mesi fa, Josè Mourinho veniva deferito ”per aver messo in dubbio la regolarità del campionato”. Sappiamo benissimo che chi parla di campionati “rubati” e squadre “tutelate” fa esattamente la stessa cosa e in maniera decisamente più esplicita di quanto non fece Mourinho. Sappiamo anche che ieri era Josè Mourinho e oggi è Francesco Totti, quindi non ci aspettiamo nessun provvedimento. Non fatelo. Non deferitelo. Non multatelo. Non squalificatelo.
Date un altro colpo alla vostra credibilità.
Fate vedere una volta di più a tutto il mondo quanto siete ridicoli.

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Un brasiliano nella gang argentina

luglio 19th, 2010 | 310 Comments | Posted in Calcio Mercato | di Nk³

Julio Cesar, Maicon, Lucio, Thiago Motta. Due difensori, un centrocampista di costruzione, addirittura un portiere: non proprio il profilo del calciatore brasiliano tipico. E forse è proprio per questo che sono loro i brasiliani dell’Inter, deputati a tenere alta la bandiera verdeoro in mezzo alla storica gang albiceleste.

Cosa ci fa in questo quadro un giovane fantasista gracilino, tutto piedi buoni e fùtbol bailado?

coutinho2Philippe Coutinho Correia nasce a Rio de Janeiro il 12 luglio del 1992. E già questo basterebbe a chiedersi cosa ci faccia in una calda mattinata di luglio ad Appiano Gentile, prima di scendere in ulteriori dettagli.

Cresciuto nelle giovanili del Vasco da Gama, Coutinho viene acquistato all’età di 16 anni dall’Inter costretta a giocare d’anticipo per battere la concorrenza delle principali squadre europee (firmerà prima con l’Inter che con la Nike, caso più unico che raro). I 3,8 milioni di euro pagati per assicurarsi -a distanza di due anni- le prestazioni di un adolescente fanno scalpore, ma chi ha visto giocare il giovane Philippe con i pari età non ha dubbi: il tocco di palla, l’imprevedibilità, la personalità, la capacità di essere decisivo…tutto fa pensare a un futuro luminoso per quel ragazzino.

I regolamenti brasiliani non consentono però il trasferimento all’estero prima di aver compiuto 18 anni, quindi Coutinho deve restare in patria, nel suo Vasco da Gama. Con il club di Rio fa il suo debutto tra i professionisti a 16 anni, nel campionato di Serie B brasiliana: 12 presenze e tante difficoltà, che addirittura fanno storcere la bocca a qualche osservatore (tifoso?) d’oltreoceano. Il Vasco ottiene la promozione, però, e l’anno successivo Coutinho si trova a calcare i campi del Campionato Carioca, della Serie A brasiliana e della Coppa del Brasile: 17 anni, 28 presenze e 5 gol gli aprono le porte della Nazionale U17, con la quale parteciperà al Campionato Sudamericano. La maglia numero 10, le 5 presenze e i 3 gol (oltre a svariati assist) con i quali trascina alla vittoria i verdeoro segnano la consacrazione del giovane Philippe in patria, tanto da spingere il Vasco a chiedere più volte all’Inter la possibilità di tenerlo in prestito almeno un altro anno.

Richiesta respinta e arrivo ad Appiano Gentile, giorni nostri, oggi. Anzi: ieri, l’altro ieri e il giorno prima ancora. Perchè Coutinho ha già fatto un paio di allenamenti con la squadra mettendosi in luce soprattutto nelle partitelle, chiuse anche da migliore in campo.

phillippe_coutinhoCerto ad uno che pronti-via e si prende il lusso di dribblare Zanetti, la personalità non fa difetto. Sarebbe un errore però immaginarsi un ragazzo già pronto per i grandi palcoscenici, un simil-Pato che arriva, si presenta con due gol e non lascia più il campo. Coutinho non avrà una maglia da titolare tra i Campioni d’Europa, e probabilmente non è pronto neanche per il ruolo di vice-Sneijder. Le sue prime apparizioni saranno forse deludenti o forse no, ma sicuramente non troppo indicative sull’effettivo valore del ragazzo. Un ragazzo che ha pagato lo scotto del debutto nella Serie B brasiliana e che con ogni probabilità pagherà anche quello europeo, ben più difficile da sostenere. Coutinho è un ragazzo di 18 anni con doti tecniche fuori dal comune e tanta strada da fare per diventare un giocatore vero e decisivo ai massimi livelli. Dovrà trovare in questa Inter l’ambiente ideale per crescere e portare a termine questo percorso, e avrà bisogno di tutto il tempo e l’appoggio del mondo da parte della società, da parte dei compagni e da parte nostra.

In futuro potrà diventare una bandiera dell’Inter, potrà fallire il grande salto come tanti altri o semplicemente potrà lasciare Appiano dopo 3 anni a 40 milioni. In futuro.

Oggi, Philippe Coutinho è una grande scommessa. Vinciamola insieme.

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Die Meister, die Besten, les Meilleurs Equipes: The Champions

luglio 14th, 2010 | 940 Comments | Posted in Champions League, Storia del Calcio | di Nk³

Sembrava essere un evento da ammirare una volta ogni dieci anni. 1967, 1972, 1988, 1999, 2009. E poi siamo arrivati noi a scompaginare tutto, a scrivere una pagina imprevista e imprevedibile di Storia. Anche qui. Ancora una volta.

Lions1967: i Lisbon Lions - I Leoni di Lisbona: nome curioso per una squadra composta interamente da giocatori nati entro 50km da Glasgow, eppure tributo dovuto a dei ragazzi che proprio a Lisbona mettono il sigillo su quello passato alla storia come Year of Triumph, l’anno del Trionfo. 4 sconfitte in 65 partite, primo club britannico (e unico scozzese) ad alzare al cielo la Coppa dei Campioni, primo club della storia a vincere nello stesso anno Coppa Nazionale, Campionato e Coppa dei Campioni. Conditi dalla Coppa di Lega. Il Celtic Glasgow. Ancora oggi, in ricordo di quella impresa, una gradinata del Celtic Park è dedicata proprio ai Lisbon Lions. L’altra? A Jock Stein, allenatore di quelle annate favolose. Annate che portarono nella bacheca dei Bhoys la bellezza di 9 campionati consecutivi, dal 1966 al 1974, e il ricordo fantastico di quell’annata trionfale e di quella torrida giornata portoghese, quando strapparono la Coppa dalle grinfie della Grande Inter -che due anni prima aveva sfiorato lo stesso trionfo, perdendo solo la finale di Coppa Italia- mettendo la parola fine sul ciclo di Herrera e ufficializzando il passaggio di consegne fra il calcio europeo e quello britannico. Una vittoria ottenuta dopo un dominio assoluto grazie ad oltre 40 occasioni da rete nonostante lo svantaggio iniziale, una vittoria impronosticabile. La vittoria di Jock Stein, dei suoi uomini e del calcio totale “alla scozzese”. Il primo nome scritto nell’Albo d’Oro della Storia.

- Lisbona, 25 maggio 1967 – CELTIC GLASGOW – Simpson, Craig, McNeill, Clark, Gemmel, Murdoch, Auld, Johnstone, Lennox, Wallace, Chalmers. Allenatore: Jock Stein.

Cruijff1972: il Calcio Totale – Rinus Michels ha appena lasciato Amsterdam per andare a Barcellona dopo la doppia accoppiata Campionato-Coppa d’Olanda (nel 1970) e Coppa d’Olanda-Coppa dei Campioni (nel 1971) non immaginando cosa sta per succedere. Al suo posto, sulla panchina dell’Amsterdamsche Football Club arriva Stefan Kovacs. E’ la consacrazione assoluta. Il tecnico rumeno continua a seguire la filosofia del suo predecessore e porta l’Ajax dove non era mai arrivato: Coppa d’Olanda e Campionato come due anni prima. E poi lei, in una finale casalinga troppo ghiotta per non essere sfruttata. A Rotterdam c’è di nuovo l’Inter fra una squadra straniera e la Leggenda. Finale con meno storia di quella del 1967, se possibile: i lancieri guidati dal solito Johann Cruyff fanno un solo boccone della squadra di Invernizzi issandosi lì, quattro stagioni dopo, fianco a fianco con il Celtic. E’ un trionfo totale, il punto più alto di una parabola che comprende anche la Coppa dei Campioni precedente e quella successiva. Tre di fila, per incastonare meglio questo Diamante. E’ la consacrazione finale. La consegna del Calcio Totale alla Storia del football.

- Rotterdam, 31 maggio 1972 – AJAX AMSTERDAM – Stuy, Suurbier, Blankenburg, Hulshoff, Krol, Neeskens, Haan, Muhren, Swart, Cruyff, Keizer. Allenatore: Stefan Kovacs.

Hiddink1988: Doppietta Oranje - E’ il turno del Philips Sport Vereniging di Eindhoven, è il turno di Guus Hiddink in una annata che resterà, va da sè, storica per quella che è sempre stata considerata la seconda squadra d’Olanda. Eppure anche al PSV di Ronald Koeman è concesso di arrivare al Vello d’Oro. Quattro Campionati consecutivi, tre Coppe d’Olanda di fila. In mezzo, l’Olimpo. Conquistato in realtà in maniera particolare: nonostante sia alla terza affermazione consecutiva in patria (raggiunta con sole due sconfitte), il PSV non è certo una delle grandi d’Europa e tenta, anzi, un assalto a una Coppa dei Campioni che sembra tutt’altro che concreto. Rimarrà l’unico successo della squadra olandese nella storia della competizione: un successo…senza vittorie. Dopo aver sconfitto 2-0 il Rapid Vienna negli Ottavi di Finale, infatti, il PSV mette in fila quattro pareggi contro Bordeaux e Real Madrid, superando il turno ogni volta per i gol segnati in trasferta. Sarà pareggio anche contro il Benfica nella finale di Stoccarda: 0-0 nei tempi regolamentari e partita decisa ai rigori grazie a una serie perfetta degli olandesi e all’unico errore di Veloso al sesto tiro. Resta l’ultimo Grande Slam che vede protagonista la Coppa dei Campioni. Resta la pagina più luminosa della storia del club: come per il Celtic, come per l’Ajax, come per i pochi che seguiranno.

- Stoccarda, 25 maggio 1988 – PSV EINDHOVEN – Van Breukelen, Gerets, Koeman, Nielsen, Van Aerle, Heintze, Liskens, Vanenburg, Lerby, Kieft, Gillhaus (Janssen). Allenatore: Guus Hiddink.

United1999: il Treble - Siamo ai giorni nostri, o quasi. La Premier League è nata da poco e a Manchester, sponda United, arrivano scudetti come se piovesse: 1993, 1994, 1996, 1997. L’annata precedente è stata terribile però, conclusa senza vittorie. Ad Alex Ferguson non sta bene: serve un riscatto immediato. Il primo successo in ordine di tempo arriva nella solita Premier League, amica fedele: una battaglia punto a punto con l’Arsenal vede lo United dei Calipso Boys passare in testa solo alla penultima giornata, ora serve una vittoria all’ultima per non vanificare tutto. Il Tottenham però passa in vantaggio. E’ l’ultimo attimo di buio nella stagione dei Red Devils: rimonta imperiosa, 2-1 e quinto Campionato messo in bacheca in 7 anni. Una settimana dopo tocca alla FA Cup, tocca al Newcastle United di Shearer e Gullit. Un altro 2-1, è già storia: lo United diventa la prima squadra inglese a conquistare il double -l’accoppiata scudetto/coppa- per tre volte. Ma non è finita: si vola a Barcellona. Dopo un cammino di difficoltà incredibile, che ha visto l’Old Trafford teatro di sfide con Bayern Monaco, Barcellona, Inter e Juventus, al Camp Nou ad aspettare i freschi Campioni d’Inghilterra c’è di nuovo il Bayern Monaco di Lothar Matthaus, vittima sacrificale della finale più incredibile che si ricordi. La caccia è aperta, ma la partita sembra essere un bagno di sangue per gli inglesi. Il Bayern passa in vantaggio dopo 5 minuti grazie a una punizione di Basler, poi il dominio dello United è totale ma la porta difesa da Kahn sembra essere stregata. Passano i minuti, arriva il turno di Sheringham, 10′ alla fine, tocca anche a Solskjaer, ma l’incredibile assedio sembra ormai destinato a concludersi con un nulla di fatto. Scocca il 90′, la festa bavarese è pronta a partire. Pierluigi Collina, arbitro della finale, concede 3 minuti di recupero. A quel punto gli dèi del football decidono di dare la propria benedizione allo United. Inizia il recupero, calcio d’angolo da destra, lo batte Beckham, anche Peter Schmeichel si butta in avanti all’inseguimento di quei tempi supplementari che renderebbero giustizia all’incontro. La palla è nella mischia, respinta fuori area dalla difesa bavarese. Arriva Giggs con la forza della disperazione, tiro dal limite diretto verso la porta. Dal nulla spunta Teddy Sheringham: 1-1. Giustizia è fatta, lo spettacolo è accontentato: saranno dei supplementari di fuoco. Invece no. I tedeschi sono frastornati, passa un minuto, ancora calcio d’angolo. C’è sempre Becks sulla palla, ma stavolta Schmeichel non si muove dal suo posto. Il piede fatato del numero 7 diventa letale, la palla spiove in area, la difesa del Bayern è in bambola. Arriva Ole Gunnar Solskjaer: 2-1. Come in Premier, come in FA Cup. La disperazione tedesca è inferiore solo al tripudio inglese, lo United è sul tetto d’Europa per la seconda volta nella storia. I tabloid inglesi mettono la ciliegina: passare dal double al treble è un attimo. Qualsiasi tifoso inglese ricorda questa come la più esaltante delle stagioni vissute a Manchester, e questo capolavoro frutterà a Ferguson, il 21 luglio del 1999, il titolo di “Sir” concesso direttamente dalle mani della Regina Elisabetta. La Supercoppa Europea persa contro la Lazio è un male accettabile, la Coppa Intercontinentale alzata a Tokio un grazioso abbellimento: quello che conta veramente è questo tris, il primo nella storia della Champions League, 11 anni dopo il PSV. L’onore britannico non poteva essere lasciato in mano agli scozzesi, ed è proprio uno scozzese -sponda Rangers, ovvio- a portarselo via.

- Barcellona, 26 maggio 1999 – MANCHESTER UNITED – Schmeichel, G.Neville, Stam, Johnsen, Irwin, Giggs, Beckham, Butt, Blomqvist (Sheringham), Cole (Solskjaer), Yorke. Allenatore: Alex Ferguson.

Barca sei2009: la Stagione Perfetta - La Barcellona-mania che aveva invaso l’Europa solo due anni prima, vittima delle magie di Ronaldinho e Deco e di una organizzazione societaria all’apparenza perfetta, sta ormai scemando. Il Barça conclude la stagione precedente senza vittorie e tenta un ultimo colpo di coda per risollevare le cose: rivoluzionare tutto dall’interno, affidando la panchina all’esordiente Pep Guardiola, finora allenatore della cantera. Fuori Ronaldinho e Deco insieme a Zambrotta, Edmilson, Oleguer e Thuram, dentro i semisconosciuti Keità, Piquè, Dani Alves, Cacères e Hleb, largo ai giovani nati e cresciuti con il blaugrana addosso (7 titolari su 11 verranno fuori dalla primavera). La critica inizialmente mostra più di un dubbio, poi si deve piegare davanti alla potenza di un Barcellona leggendario. Nella prima parte della stagione non ci sono trofei da alzare, ma 50 punti su 57 disponibili, record assoluto nella Liga, sono ben più di un semplice campanello d’allarme per gli avversari in Spagna e in Europa. Esplode la stella di Messi, che si prende anche il lusso di segnare il gol numero 5000 nella storia del club (anzi, del Clùb), ma soprattutto esplode la stella del Barça. Quando il Real inizia a farsi sotto in campionato, riducendo a “sole” 7 lunghezze il distacco dagli inarrivabili catalani, si assiste ad uno scontro diretto imbarazzante per la differenza di valori in campo: 6-2 per i blaugrana e centesimo gol segnato nel corso della stagione. Al 2 di maggio. Il resto è la passeggiata di una Liga ingiocabile e della venticinquesima Coppa del Re portata a casa liquidando l’Athletic Bilbao con un 4-1 senza storia, perchè la Storia dev’essere tutta del Barcellona. Il cammino in Champions parte dai preliminari e prosegue spedito eliminando Lione, Bayern Monaco e Chelsea in una partita non senza polemiche, vinta grazie a un tiro disperato di Iniesta in pieno recupero. La finale, in una splendida scenografia romana, mette il Manchester United di fronte a questa superfavorita squadra delle meraviglie. Bastano 10 minuti a Samuel Eto’o per mettere dentro l’1-0, poi ordinaria amministrazione fino a quando Leo Messi decide di mettere al sicuro il risultato. 2-0, e benedizione dello United per l’ingresso nel club del treble. Anzi, del triplete. L’anno solare non è ancora finito però, e alla Stagione Perfetta manca qualche pezzettino. Eccoli messi in fila, da maggio a dicembre: Liga, Coppa del Re, Champions League, Supercoppa di Spagna, Supercoppa Europea, Coppa Intercontinentale. Pallone d’Oro e FIFA World Player per Leo Messi. Serve altro?

- Roma, 27 maggio 2009 – BARCELLONA – Valdès, Puyol, Tourè, Piquè, Sylvinho, Busquets, Xavi, Iniesta (Pedro), Messi, Henry (Keita), Eto’o. Allenatore: Pep Guardiola.

2010: la Nuova Grande Inter - No, questa storia la conoscete voi meglio di chiunque altro. E i vostri ricordi possono raccontarvela meglio di mille parole.

Champions

- Madrid , 22 maggio 2010 – INTER – Julio Cesar, Maicon, Samuel, Lucio, Chivu (Stankovic), Zanetti, Cambiasso, Pandev (Muntari), Sneijder, Eto’o, Milito (Materazzi). Allenatore: Josè Mourinho.

Le ultime otto

luglio 2nd, 2010 | 244 Comments | Posted in Coppa del Mondo | di Nk³

I quarti di finale che sono venuti fuori da questo Mondiale africano sono un mix perfetto di storia, sorprese, classe, tattica, grandi sfide e affascinanti outsider. Forse un mix troppo perfetto, ma tant’è.

Una tra Uruguay e Ghana rappresenterà la sorpresa delle semifinali. Posto garantito tra le prime quattro del mondo per una fra due squadre che non hanno affatto questo “elemento sorpresa” come unico fattore in comune. Da una parte una Celeste che più concreta non potrebbe essere e che sin dalle prime giornate si è proposta come una delle più credibili outsider del mondiale. La solidità difensiva incentrata su un Lugano in splendida forma e l’esperienza ad alti livelli portata dai tanti giocatori che militano in Europa (di cui molti “italiani”) sono le due armi che hanno consentito a una Nazionale storicamente talentuosa ma poco solida di fare un grosso salto di qualità. Il solito talento celeste indossa quest’anno le maglie di Edison Cavani -il cui percorso di maturazione sembra portarlo sempre più in alto- e soprattutto Luis Suarez, scatenato in questo mondiale sia in fase di costruzione del gioco che sotto rete. Chiude il cerchio un Diego Forlan finalmente libero di esprimere tutto il suo potenziale anche in Nazionale. Limiti? Chi può parlare di limiti?
A fare i conti con i sudamericani terribili c’è l’unica africana rimasta in gioco nel Mondiale che doveva portare alla consacrazione del “calcio del(l’eterno) futuro”. Non è solo un caso che il Ghana sia la più “europea” tra le africane: tutta tattica, spirito di squadra e sacrificio, è la classica squadra che può imbrigliare chiunque e che, superato con troppa fatica lo scoglio USA, finirà probabilmente imbrigliata alla prima occasione. Del resto se Muntari si mette a fare la scheggia tutto genio e sregolatezza….

La vincente di questa sfida se la vedrà contro i vincitori del primo grande scontro in programma in Sud Africa: Olanda-Brasile. Gli Oranje, trascinati da Wesley Sneijder e da un attacco stellare e perfettamente calato nell’impianto tattico proposto da Van Marwijk non sono mai stati così concreti e competitivi. Il rientro di Robben non fa altro che innalzare ulteriormente la cifra tecnica e la pericolosità di una squadra che può potenzialmente battere chiunque. La difesa non sembra così sicura, ma più che altro contro questo Brasile potrebbe pagare la mancanza del classico bomber di razza. Di certo la doppia sfida sugli esterni di Robben e Kuyt (o Van der Vaart?) contro Bastos e Maicon promette di regalare scintille, non fosse altro che per la discutibile propensione alla difesa dei brasiliani. Brasiliani che, comunque, grazie alla criticatissima cura-Dunga si presentano quadrati e solidi come non mai. Lucio-Juan sono probabilmente la migliore retroguardia del mondo, e non è un caso se hanno subito un solo gol ciabattando al 90′ di una partita già vinta. Davanti Kakà sembra crescere in maniera preoccupante (per gli avversari) e Robinho e O Fabuoloso sono brutti clienti per chiunque. A maggior ragione per Heitinga e Mathjsen. La voglia di sognare dice Olanda, ma la missione, se non impossibile, è davvero molto difficile. Difficile anche pensare che la vincitrice di questo scontro non arrivi in finale, in realtà.

Dall’altra parte del tabellone quella che è già stata malignamente ribattezzata come “Adidas Cup”, anche per i clamorosi errori arbitrali che hanno avvantaggiato le due squadre negli ottavi. Da questo scontro francamente impronosticabile uscirà forse il nome dell’altra finalista. La Germania sta marchiando a fuoco questo Mondiale come non era riuscita a fare in casa propria 4 anni fa: i 4 gol all’Inghilterra sono un bigliettino da visita inquietante anche se ottenuto forse più per demeriti degli inglesi che per meriti propri. Come l’Uruguay, anche i tedeschi sembrano aver innestato nuove caratteristiche su un impianto storico, sicuramente anche per merito della nuova politica federale: di fianco alla classica solidità teutonica, infatti, troviamo un promettente controno di gioventù e fantasia: Muller-Ozil-Podolski è un trio che, alle spalle di Klose, teme davvero pochi confronti nel presente e nel futuro. Sottostimati come al solito alla vigilia, si trovano davanti a un quarto terribile. Ma l’Argentina non sarà certo contenta. L’Invencible Armada del Diez dalla metà campo in su non teme confronti in questo Mondiale, sia per la qualità degli uomini che per la varietà di soluzioni possibili. Resta qualche dubbio sulla difesa, i cui limiti sono stati portati sotto gli occhi di tutti soprattutto a causa dell’infortunio di Samuel, ma un solo gol subito fino ad oggi sembrerebbe zittire anche questa critica. Leo Messi non è ancora andato a segno in questo Mondiale, ma se qualcuno aspettava il Sudafrica per mettere in discussione un’assegnazione del Pallone d’Oro già scritta, può lasciar perdere sin da ora. Sembra la squadra ideale per mettere in crisi le certezze -soprattutto difensive- dei tedeschi.

Chiude il tabellone l’unico quarto dall’esito apparentemente scontato. Il Paraguay, per la prima volta nella sua storia ai quarti di un Mondiale, arriva a questo punto dopo aver ottenuto una sola vittoria (contro la Slovacchia). Ostinatamente priva di Cardoso ma con il ritrovato (?) gioiello (?) Ortigoza, la squadra di Martino sembra francamente non avere più niente da chiedere al Sud Africa ed è pronta a lasciare la semifinale ai Campioni d’Europa. In realtà la Spagna non sembra quello schiacciasassi ammirato in Austria e Svizzera due anni fa: “vittima” del mito del Barcellona di Guardiola non può fare a meno di affidarsi ad un granitico blocco blaugrana senza però avere Leo Messi. E così David Villa si trova a fare (ottimamente) l’Eto’o, e il ruolo della Pulce viene diviso fra le geometrie di Xavi (con Xabi Alonso in mezzo al campo) e i gol di Fernando Torres. Gol che mancano clamorosamente, insieme all’imprevedibilità dell’argentino. Il risultato è una squadra a cui piace molto specchiarsi e potenzialmente capace di un calcio di altissimo livello, ma poco concreta sottoporta. Un peccato che potrebbe rivelarsi fatale nelle ultime due partite del torneo, ma che comunque non dovrebbe mettere ulteriori ostacoli fra le Furie Rosse e la semifinale.

Il Mondiale dell’Italia

giugno 28th, 2010 | 679 Comments | Posted in Coppa del Mondo | di Nk³

Mentre Wesley Sneijder dichiara “Al Real Madrid non torno, sarei matto” e Diego Milito gli fa eco con “Il futuro? Sono felicissimo di giocare nell’Inter” (dichiarazioni che, ci scommettiamo, non avranno una grossa eco sulla carta stampata) si conclude definitivamente l’agonia sudafricana per tutti gli italiani in trasferta nel continente nero. A differenza di quelle agonie che portano a un lento e inevitabile spegnimento, però, questa si chiude con tre tonfi secchi, fragorosi, ingiustificabili.

Del clamoroso fallimento di Marcello Lippi e della sua personalissima selezione di amici abbiamo già discusso ampiamente. Il capolavoro italiano è stato però completato dagli altri quattro attori rimasti ancora in Sud Africa e slegati dalle sorti degli Azzurri: Fabio Capello, Roberto Rosetti, Stefano Ayroldi e Paolo Calcagno.

Nel pomeriggio di Bloemfontein, l’Inghilterra di “Faboulous” (ancora?) Capello secondo il Guardian gioca 54 secondi su 90 minuti. Il risultato è una disfatta storica contro una Germania apparsa irresistibile forse più per i limiti inglesi che per reali meriti propri. In vantaggio per 2-0 senza la minima resistenza del pacchetto difensivo d’Albione, i tedeschi subiscono la furia inglese che si concretizza nel 2-1 di Upson e in un clamoroso “gol fantasma” negato dalla terna arbitrale con Neuer che recupera la palla dopo che è entrata di quasi un metro. Poi solo un po’ di blando forcing all’inizio del secondo tempo per gli inglesi, che si sciolgono definitivamente su un contropiede nato da una punizione di Lampard. 3-1 e poi anche 4-1, in una partita che segna un pesante fallimento di Mr.Fabio. In difesa, lascia in panchina Carragher per Upson che, gol a parte, non è certo il compagno ideale di Terry. Lo stesso Terry è apparso in grossa difficoltà, e non solo nella partita di ieri. Stessa cosa per Rooney in attacco, inspiegabile fantasma di sè stesso e vittima come tanti compagni di una preparazione -a quanto pare- tutt’altro che leggera. Ai soliti discorsi sulle convocazioni, con Walcott lasciato a casa e Heskey a giocare in fascia (contro la Slovenia) e ad accumulare minuti su minuti ai danni di Crouch, pesano come macigni su Capello una serie di discorsi tattici riguardanti il centrocampo. Se era diventato “Faboulous” per il modo che aveva trovato nelle qualificazioni di far coesistere Lampard e Gerrard, è proprio sui due fuoriclasse della Golden Generation che vede crollare il suo progetto tattico: Lampard poco brillante in mezzo e Gerrard costretto alla fascia, con uno spaesato Barry che nel tentativo impossibile di legare i movimenti dei due finiva col perdere anche le sue buone qualità. Il tonfo di questa Inghilterra ossessionata dalla vittoria, insomma, è stato fragoroso tanto quanto quello delle cugine Francia e Italia e il futuro di Fabio Capello è oggi quantomai incerto. Di certo chi si mangia le mani per non aver portato avanti i discorsi con l’Inter, oggi, è senz’altro lui.

Sono gli ultimi tre italiani rimasti in gioco a quel punto, però, a mettere il definitivo fiocco al disastro nazionale in Sud Africa. Al Soccer Stadium di Johannesburg, la terna designata per Argentina-Messico vede in mezzo al campo Roberto Rosetti e ad assisterlo Stefano Ayroldi e Paolo Calcagno. Al minuto 26 il capolavoro: passaggio filtrante di Messi per Tevez che viene respinto dal portiere messicano, la palla ritorna a Messi che cerca di insaccarla con un meraviglioso tocco sotto. Il tiro è però troppo debole e sarebbe facile preda dei difensori in rimonta, se non fosse che, solo a un metro dalla linea di porta, Carlitos Tevez pensa bene di metterci la testa e ribadire in rete. Il fuorigioco è clamoroso: al momento del tocco di Messi, Tevez non solo è dietro al penultimo difendente ma è addirittura l’uomo in campo più vicino alla porta del Messico.

L’errore di Ayroldi basterebbe da solo a mettere fine all’esperienza sudafricana di tutta la terna, ma Rosetti ci tiene a rubargli la scena e il trofeo per la peggior figura fatta e mette in scena un teatrino mai visto. Succede, probabilmente, che Ayroldi si accorge dell’errore e richiama l’arbitro a colloquio: a quel punto i due si trovano circondati da tutti i giocatori in campo, con Rosetti che non fa nulla per tenerli a distanza e Calcagno che resta dall’altra parte a farsi i fatti suoi. Nel frattempo i megaschermi trasmettono le inequivocabili immagini: tutti in campo le vedono ma, incredibile ma vero, il fischietto torinese preferisce andare contro le indicazioni del suo assistente, convalidare il gol e falsare un Mondiale intero piuttosto che dare l’impressione di essere stato influenzato dai megaschermi. Praticamente un imbarazzante Elizondo al contrario.

Sembra impossibile, a questo punto, vedere ancora Rosetti, Ayroldi e l’incolpevole Calcagno in campo in questi Mondiali. Il tutto a sancire un fallimento totale della rappresentanza italiana: dal punto di vista del calcio giocato, dal punto di vista dei direttori di gara (nessuno in RAI fa battute sul terzo mondo del calcio, oggi?) e dal punto di vista dirigenziale.

Un sistema calcio fallito sotto ogni aspetto che vede nell’Inter, oggi come non mai, l’unica eccellenza dell’intero movimento.

E che anche in una giornata come questa è capace di trovare comunque il lato positivo. Abbiamo avuto, infatti, la prova definitiva che il milanista Ayroldi (Fiorentina-Inter) e l’imbarazzante Rosetti (Bari-Inter, Inter-Napoli) non erano parte di un complotto: erano incapaci.

Pronostici mondiali!

giugno 28th, 2010 | 370 Comments | Posted in Coppa del Mondo | di Nk³

Sì, certo…metà degli ottavi di finale è un momento decisamente stupido per dare il via a un gioco sui Mondiali, ne siamo coscienti. D’altra parte è un gioco in cui non si vince niente e senza niente in palio…quindi che bisogno c’è di fare le cose per bene?

Immagine2Tutto quello che vogliamo fare è mettere alla prova la nostra -e la vostra- capacità di fare pronostici secchi sulle partite del Mondiale.

Il regolamento è semplicissimo: ogni mattina posteremo le partite del giorno accompagnate dalle quote ufficiali SNAI su 1X2 e under/over 2,5. Chi vuole partecipare al gioco non deve fare altro che scegliere UNA scommessa e dichiararlo nei commenti a questo post: in caso di successo nella scommessa guadagnerà un numero di punti in classifica pari alla quota della scommessa effettuata, in caso di errore gli sarà sottratto un punto dalla classifica (come se in una scommessa reale si puntasse 1€ a una quota di 1,70. Vincendo si porta a casa 1,70€, perdendo si lascia al banco 1€).

Esempio: nella giornata di oggi si giocano Olanda-Slovacchia (1: 1,40 – X: 4,00 – 2: 9,00 – under: 1,70 – over: 2,00) e Brasile- Cile (1: 1,50 – X: 3,80 – 2: 7,00 – under: 1,73 – over: 1,95): se voglio partecipare dovrò scegliere una partita e una scommessa e scriverla nei commenti. Sceglierò per esempio l’under in Olanda-Slovacchia. Se vincerò la scommessa avrò +1,70 punti in classifica, se invece sbaglierò avrò -1 punto.

La classifica verrà pubblicata ogni giorno in questa stessa pagina, e per quanto riguarda le quote faranno ovviamente fede solo quelle pubblicate qui sopra. Ricordiamo comunque che non si vince niente e non c’è niente in palio: l’unico scopo del gioco è mettersi alla prova con i Mondiali divertendosi un po’.

Se volete partecipare…siamo pronti per iniziare!

Elenco delle partite:
11/07- Olanda-Spagna (1: 3,50 – x: 3,40 – 2: 2,10 – under 1,5: 2,55 – over 1,5: 1,42 – under 2,5: 1,53 – over 2,5: 2,30) + (Vincente Olanda ai tempi regolamentari: 3,50 – ai supplementari: 14,00 – ai rigori: 11,00 – Vincente Spagna ai tempi regolamentari: 2,10 – ai supplementari: 10,00 – ai rigori: 10,00)
10/07 – Uruguay-Germania (1: 4,00 – x: 3,80 – 2: 1,80 – under 1,5: 4,50 – over 1,5: 1,15 – under 2,5: 1,65 – over 2,5: 2,05 – under 3,5: 1,42 – over 3,5: 2,55)
07/07 - Germania-Spagna (1: 2,75 – x: 3,20 – 2: 2,50 – under 1,5: 3,20 – over 1,5: 1,23 – under 2,5: 1,70 – over 2,5: 2,00 – under 3,5: 1,20 – over 3,5: 3,85)
06/07 - Uruguay-Olanda (1: 5,50 - x: 3,50 - 2: 1,65 – under 1,5: 2,80 – over 1,5: 1,35 – under 2,5: 1,63 - over 2,5: 2,10 – under 3,5: 1,18 – over 3,5: 4,00)
03/07 - Argentina-Germania (1: 2,30 - x: 3,25 - 2: 3,00 – under 2,5: 1,75 - over 2,5: 1,90) Paraguay-Spagna (1: 7,50 - x: 4,00 - 2: 1,45 – under 2,5: 1,60 - over 2,5: 2,15)
02/07 - Olanda-Brasile (1: 4,00 - x: 3,40 - 2: 1,90 – under 2,5: 1,70 - over 2,5: 2,00) Uruguay – Ghana (1: 2,05 - x: 3,15 - 2: 3,70 – under 2,5: 1,55 - over 2,5: 2,25)
29/06 – Paraguay-Giappone (1: 2,20 - x: 3,20 - 2: 3,30 – under 2,5: 1,50 - over 2,5: 2,35) Spagna-Portogallo (1: 2,00 - x: 3,20 - 2: 3,85 – under 2,5: 1,50 - over 2,5: 2,35)
28/06 – Olanda-Slovacchia (1: 1,40 – x: 4,00 – 2: 9,00 - under 2,5: 1,70 – over 2,5: 2,00) Brasile-Cile (1: 1,50 – x: 3,80 – 2: 7,00 - under 2,5: 1,73 – over 2,5: 1,95)

Classifica finale:

UTENTE PUNTI GIOCATE VINCITA
melito 15.05 9 +122.78%
Animamigrante 10.25 9 +58.33%
Duke 9.73 9 +52.56%
dellas73 9.70 8 +58.75%
ZioRinco 9.10 8 +51.25%
Nk 8.13 9 +23.67%
dinokinda 6.15 3 +105.00%
vitarob 4.90 9 +10.00%
MrSarasa 4.50 9 +5.56%
ZMente 4.40 3 +80.00%
SNIS 4.15 6 +19.17%
alesad 4.10 6 +18.33%
forzaneroblu 2.95 7 -0.71%
flowermas 1.65 1 +65.00%
Gigi Di Biagio 1.00 6 -16.67%
marcoottobre 0.40 2 -30.00%
JerryBauscia 0.00 3 -33.33%
whitedrum84 -0.60 3 -53.33%
alebianchi73 -1.00 1 -100.00%
andrea -1,00 1 -100.00%
Antonello -1,00 1 -100.00%
Daniele -1,00 1 -100.00%
DEX -1.95 7 -56.43%
Fonz77 -2.00 2 -100.00%
Grappa e Vinci -2.00 2 -100.00%
UltraNerazzurro -3.00 6 -100.00%
dario -3.00 3 -100.00%
ssi -3.00 3 -100.00%
kund3ra -4.00 4 -100.00%

Grazie, Marcello

giugno 25th, 2010 | 215 Comments | Posted in Coppa del Mondo, Nazionali | di Nk³

Grazie, Marcello.

Quante volte ho detto queste parole per prenderti in giro, per sbeffeggiare te e quelli che ti portano in spalla da quattro anni perdonandoti qualsiasi nefandezza nel nome di una notte magica. Mai avrei pensato che queste parole le avrei dette davvero, col cuore in mano, ringraziandoti sinceramente. E invece eccomi qui:

grazie, Marcello.

lippi

Graziemarcello Lippi, ex ct dell'Italia

Non sai quanto siano stati duri gli ultimi due anni per me, quando si parlava di Nazionale. Quando facevo notare le tue nefandezze, il tuo gioco sporco, le tue convocazioni farlocche, il tuo squallido uso privato della Nazionale italiana, la devastazione morale e tecnica con cui stavi insozzando la gloriosa maglia Azzurra. E mi sentivo rispondere “eh, ma lui ha vinto i Mondiali”. “Eh, ma quattro anni fa festeggiavi”. “Eh, ma dobbiamo fidarci di lui”. Ebbene, oggi ovunque leggo le stesse identiche cose che ripeto da 2 anni a questa parte. Hai dimostrato al mondo che avevo ragione io, che aveva ragione quel piccolo gruppo di incompetenti che da 24 mesi anticipa tutti i commenti di oggi. Nessuno meglio di te poteva darci ragione, e tu lo hai fatto. E’ per questo che ti dico

grazie, Marcello.

Grazie, perchè in questi due anni ti sei assunto tutte le responsabilità delle tue scelte. Hai sempre detto che non dovevi spiegazioni a nessuno, che erano scelte tue ed eri l’unico responsabile, che non dovevi chiarire nè giustificare. Hai detto a chiare lettere che questa era la tua Nazionale -e solo tua- e lo era: lo era come e più del 2006, quando ancora dovevi dimostrare tutto. Adesso non avevi più niente da dimostrare e potevi andare libero per la tua strada, seguendo le tue scelte, il tuo istinto, la tua ragione, le tue capacità. Così hai fatto e l’hai urlato ai quattro venti. E ieri, 24 giugno 2010, hai mostrato a tutti definitivamente quanto incapace tu sia.

Grazie, Marcello.

Perchè non potevi trovare un modo migliore per certificare il tuo fallimento, nonostante tu e i tuoi ciechi devoti aveste già pronte tutte le giustificazioni del caso. “Più avanti di così non poteva andare, è stata colpa dell’arbitro, gli avversari sono stati più forti, questo è ciò che offre il calcio italiano”. No: hai fatto fuori una per una qualsiasi giustificazione, qualsiasi appiglio, qualsiasi considerazione e sei arrivato a una disfatta senza se e senza ma. Fuori al girone, fuori senza vittorie, fuori contro avversari di una pochezza imbarazzante, fuori soprattutto a causa dei tuoi uomini, quelli portati in spalla da te, i più controversi, i più sostituibili. Un fallimento totale e senza appello era il massimo che potessi regalarci, l’unico modo per cancellare definitivamente anche il più piccolo merito su quanto di buono fatto quattro anni fa: era necessario scrivere la pagina più nera della storia della Nazionale, e tu ci sei riuscito.

Grazie, Marcello.

Perchè ora tutti i tuoi adoratori si attaccano a quel pizzico di sfortuna che ci è stata addosso in questo Mondiale, e sono conseguentemente costretti ad ammettere il carico enorme di fortuna che ci aveva assistiti -che ti aveva assistito- quattro anni fa. Perchè hai riabilitato la figura di Roberto Donadoni, massacrata nel tuo nome oltre ogni limite: è un piacere vedere i salti mortali di tutti quelli che due anni fa lo aggredivano per risultati che sono oro colato in confronto alle imbarazzanti figure rimediate in queste due settimane. Appigli, giustificazioni, capriole, tentativi di cambiare discorso prima di ammettere che sì: tutto il male che dicevano di Donadoni andrebbe centuplicato parlando di questa ignominiosa spedizione in Sud Africa.

Grazie, Marcello.

Perchè ci hai mostrato ancora una volta la pochezza dei giornalisti italiani: quella stessa classe che forniva i pomodori da tirare a Valcareggi, quella stessa classe che umiliava Mondino Fabbri, quelle stesse persone che sferzavano attacchi senza freno e senza sosta a Donadoni e che ieri erano tutti lì, a incensarti e glorificarti nonostante tutto, a leccarti le ferite incuranti della loro dignità. A iniziare i loro interventi con “sei il solito signore”, “ti confermi un grande uomo”, addirittura a iniziarli come noi abbiamo iniziato questo post:

“grazie, Marcello”.

Tifo e seguo l’Inter da quasi 20 anni ormai, ho visto derby persi con risultati tennistici, ho visto partite in cui non si superava la metà campo, stagioni nelle quali si cambiavano allenatori a grappoli, eliminazioni europee ad opera di minatori e banchieri. Ho visto persino te seduto sulla nostra gloriosa panchina, e nonostante questo non mi sono mai vergognato per lo spettacolo offerto da una partita di calcio. Erano due concetti che proprio non collegavo, il calcio e la vergogna. Ebbene ieri, a 20′ dalla fine e sullo 0-1, ho imparato anche questo: ho imparato cosa significa vergognarsi per un indecoroso spettacolo offerto agli occhi del mondo. E me l’hai insegnato tu, è tutto merito tuo se ho imparato qualcosa di nuovo. Ed anche per questo ti ringrazio.

Grazie, Marcello.

Perchè mi hai ricordato ancora una volta, in un momento in cui ne avevo realmente bisogno, come il tempo sia galantuomo e quasi mai lasci impunite nefandezze, scorrettezze, affarismi e arroganza. Mi hai ricordato che tutti sono responsabili delle loro azioni e che niente resta impunito, neanche in un ambito sportivo e tutto sommato goliardico come quello del calcio.

Grazie, Marcello.

Perchè mi hai fatto riscoprire sorprendentemente dispiaciuto per l’eliminazione della Nazionale, sorprendentemente tifoso, sorprendentemente affezionato a questi colori. Perchè nel momento in cui è stata chiara la tua morte sportiva, è risorta in tutta la sua potenza la mia voglia di vivere e di gioire per quella maglia. Perchè nel momento in cui sei diventato passato mi sono riappropriato della mia Nazionale. Mia e di tutti gli italiani congiuntamente, non tua e dei tuoi congiunti.

Grazie, Marcello.

Perchè vederti uscire di scena così mestamente e così ignobilmente è stata l’ultima enorme soddisfazione che questa meravigliosa stagione calcistica mi ha regalato.

Grazie, Marcello.

E’ una gioia per me unirmi al coro dei tuoi tristi glorificatori e urlare insieme a loro per una volta: grazie, Marcello.
Grazie, Marcello.
Grazie davvero.

Ora però togliti dai coglioni.

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Il dono della sintesi

giugno 24th, 2010 | 121 Comments | Posted in Coppa del Mondo, Nazionali | di Nk³

 lippi

Che figura di merda.

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Il Football

giugno 12th, 2010 | 160 Comments | Posted in Coppa del Mondo, Nazionali | di Nk³

Spesso si dice che il Mondiale rappresenta la vera essenza del calcio, assegnando a questa manifestazione un valore sportivo e morale forse superiore a quello reale. Eppure, mai come quest’anno, rischio di andare vicino alla comprensione di questa frase.

campo_di_calcio_improvvisato

Premessa fondamentale del discorso: la dichiarazione di tifo. Anzi, di non tifo. Senza ovviamente mettere in discussione il fascino  e l’importanza del Torneo per eccellenza, non posso nascondermi dietro a un dito. L’Italia è l’Italia, e non posso odiarla o addirittura gufarla. Sono cresciuto con un codino di riccoli neri che rimbalzava su quella maglia azzurra, e i ricordi che mi porto dietro sono di una intensità unica. Non riesco ancora a non emozionarmi nel vedere Gattuso (no, Cannavaro no) alzare al cielo di Berlino quella statuetta d’oro. D’altra parte, molto onestamente, gli uomini che oggi portano avanti questa squadra non possono avere il mio appoggio e il mio sostegno. Non tanto i calciatori (si, ok, Cannavaro a parte), quanto quel concentrato di spocchia, arroganza, nefandezze, affari personali e malcelato fastidio nel vedersi considerato semplice essere umano che siede, oggi, sulla panchina degli Azzurri. Ecco, senza andare ad elencare tutti i singoli motivi -dalla A di Andrea (Barzagli) alla Z di Zambrotta-, io ad uno così il mio appoggio non posso darglielo, in nessun caso. Niente gufaggio, dunque, ma soprattutto niente tifo per questa Nazionale.

E niente tifo, inevitabilmente, per nessun’altra squadra, perchè al di là di semplici simpatie (l’Inghilterra, l’Argentina, l’Olanda) la “scintilla” del tifo è qualcosa che si accende o no, che hai o no, e che non puoi decidere di mettere su a piacimento.

Un torneo, 32 squadre e totale assenza di tifo.

La situazione ideale per una introspezione di quelle vere. La situazione ideale per valutare, per capire, per vedere quanto calcio riesci ad assorbire senza essere trascinato dal cuore. Quanto riesci a interessarti, quanto riesci ad appassionarti, quanto riesci a seguire. La situazione ideale per riscoprire quanto ti piace il Football. Per apprezzarlo, per riavvicinarti, per provare a risposarlo dimenticando, per un attimo, le italiche porcherie.

Ecco cosa rappresenterà questo Mondiale per me, ecco cosa potrebbe essere: lo seguirò? Mi ci appassionerò? Sì, ovvio. Il punto è: quanto riuscirò a farlo? Mi fermerò al gossip sportivo, schernendo le improbabili gesta di discutibili attori come Cannavaro, Domenech e Maradona? Ricercherò solo il piacere degli occhi, la bellezza tecnica di Cristiano Ronaldo, la perfezione stilistica di Leo Messi? O magari andrò a un livello più approfondito e mentale, studiando il calcio di Capello e Dunga? O, infine, riuscirò a riconciliarmi con il Football, quello vero, quello di Svizzera-Honduras e Ghana-Australia?

Beh, i primi indizi vanno in una direzione ben precisa. Quell’auricolare nascosto sotto la camicia al lavoro per ascoltare la telecronaca di Sud Africa-Messico e l’ammirazione per le (rarissime) belle azioni viste in Uruguay-Francia sembrano segnali inequivocabili.

Il Football (no, di chiamarlo calcio non mi riesce). Il suo significato, la sua magia. La sua vera essenza, si diceva all’inizio.
Ecco cosa vedrò nel prossimo mese. Ecco cosa cercherò di capire.

Il Football.

Le bassezze del calcio di casa nostra, per una volta, aspetteranno.

Forse.